Anno LXVI - N. 4 - 1° APRILE 1942 - XX
SOMMARIO: Il Centenario della nascita del Ven. Domenico Savio. - In famiglia. - Qualche norma di S. Giovanni Bosco per l'insegnamento del Catechismo. - Lettera di D. Giulivo ai giovani. - Da alcune Missioni Amazoniche. - Necrologio. - Crociata missionaria. - Tesoro spirituale.
Ricorre, il 2 di questo mese, il centenario della nascita dell'angelico giovinetto venerabile Domenico Savio, avvenuta appunto il 2 aprile 1842 in Riva di Chieri.
L'Oratorio, che lo ebbe alunno, si prepara a celebrarlo il 16 corr. con una solenne commemorazione, ritardata per riguardo alla Settimana Santa.
Illustrerà la figura di Colui che Pio XI ha definito « il frutto più bello dell'opera educativa di Don Bosco » il nostro Dott. Don Alberto Caviglia, della R. Deputazione di Storia Patria, con quella competenza e con quella genialità che gli hanno meritato la missione di curare l'edizione critica degli scritti di Don Bosco.
A disporre i nostri Cooperatori alla commemorazione centenaria, riproduciamo qui le pagine che egli ha steso apposta pel nostro Bollettino, ancora sotto il fascino dello studio della biografia scritta dal Santo Educatore che egli ha analizzato con fine senso storico, pedagogico ed ascetico, e che speriamo di vedere quanto prima stampato.
Piccolo, anzi grande gigante dello spirito: a 15 anni! ".
(Pio XI).
Un alito di poesia, un'onda di simpatia, avvolge il comparire dell'angelico sorridente fanciullo santo, e lo segue bambino e fanciulletto tra i poggi nativi, e novello adolescente in casa di Don Bosco, nell'alone di santità che irradia attorno al gran Padre della gioventù. Le grazie del fanciullo abbelliscono ogni atto, ogni ora di quella storia, nella quale l'Educatore dei santi ha veduto « i lavori della grazia divina », e la letizia di quell'anima, che non ebbe neppure per un istante offuscata la visione che gl'innocenti hanno di Dio, accompagna e pervade tutta una vita, che vede sopra di sè dischiuse le bellezze del Paradiso.
Ogni Santo ed ogni santità è un'opera d'arte divina, e in questo piccolo adolescente, in questo piccolo santo, quell'arte ci si palesa nelle sue linee più belle e nei modi più delicati e attraenti. E noi sorridiamo al pensiero che in quel giorno, ora a noi rievocato dopo cent'anni, appare quel fanciullo come «una cosa venuta di cielo in terra a miracol mostrare ».
Ma non è solo poesia o tenerezza di sentimenti: vi è in questo piccolo santo una realtà, vi è una storia, che, a comprenderla nel pieno suo essere, si rivela grande, possente, mirabile, superiore alle parvenze umane. Chiamarlo piccolo santo non dice di santità piccole], o di santità-limitata (relativa, dicono), e perciò incompleta. La Chiesa, che già lo ha dichiarato Venerabile per l'eroismo delle virtù, con intenzione di collocarlo sugli altari, la Chiesa non sancisce santità incompiute, nè alcuna santità è piccola, ma in ognuna è grandezza. Piccolo santo lo diciamo (e dovremmo dire col Cardinal Cagliero: piccolo, ma santo) per esprimere la meraviglia che erompe dal vedere così grande quel piccolo essere che piccolo rimase sempre, e a quindici anni pareva ancora un fanciullo, ed anche fanciullo era santo. Nella realtà egli raggiunge ed uguaglia le maturate perfezioni ed altezze dei santi adulti e provetti. L'amor di Dio ha colto quest'anima fin dai primi vagiti dell'infanzia, e l'ha accompagnata per i quindici anni dell'esistenza terrena fino ad accoglierla nel suo seno per sempre. La vita di questo fanciullo, al quale sembra destinato il sorriso d'un fiore che. spunta e ride al sole e col sole scompare, non è quella d'un fiore se non per la bellezza e le grazie della sua età, mentre nei suoi brevi anni è una vita di meraviglie e di grandezza.
Nessuno ha potuto, nel contemplarla, sottrarsi alla simpatia, e più, alla meraviglia. Don Bosco disse d'un « tenor di vita notoriamente meraviglioso »; il Papa di Don Bosco, Pio XI, si sentì chiamato a dirlo « il piccolo grande Servo di Dio » e poi « il piccolo ma grande apostolo » e, in una parola, « il piccolo anzi grande gigante dello spirito », e ammirò in lui con tenerezza «il frutto tra i primi il più bello, il più squisito dell'opera di Don Bosco », e con profonda intuizione vedeva nel piccolo anzi grande alunno « ritornarsi dinanzi e ripresentare Don Bosco stesso nei caratteri più cospicui della sua esistenza ».
E come per il Supremo Maestro della Chiesa, così è per tutti una figura che, in contrasto. con le giovanili apparenze e l'umiltà del suo comparire, grandeggia nella statura spirituale e s'innalza sublime per l'eroismo delle virtù e del sacrificio e per l'indisturbata purezza, per le altezze della vita mistica e la luminosità della vita estatica e pei carismi superiori, per i pensamenti e desiderii della carità delle anime e l'ampiezza dello spirito missionario in un colla genialità delle conquiste e delle creazioni dell'apostolato.
Un'anima, che a sett'anni scrive la formola della sua vita spirituale: La morte, ma non peccati, non è quella d'un qualsiasi fanciullino buono e divoto che dà speranza di sè: è un'anima precocemente illuminata e vivente d'una vita soprannaturale, che della vita quotidiana si fa come la parola che la esprime. È l'anima del giovanetto tredicenne che dice a Don Bosco: « Io domando che mi faccia santo. Io mi sento un bisogno di farmi santo, e se non mi fo santo, io fo niente. Iddio mi vuole santo ed io debbo farmi tale, e sarò infelice finchè non sarò santo». E «teneva una vita veramente da santo».
La Vita che Don Bosco ne scrisse, e che rimarrà, tra tutta la letteratura di questo carissimo tema, insuperabile per il candore e la tenerezza che spirano da ogni pagina, e unico irrefragabile documento di verità storica, quale i Processi hanno dimostrato, e di profonda intuizione spirituale, quella Vita è tutta pervaso da cotesto senso di stupore per le meraviglie di quella santità straordinaria, e si risolve, quasi senz'apparire, in un'agiografia. Perchè Don Bosco ha inteso di scrivere una vita di santo, così come per santo riconobbe il suo alunno, e promosse la fiducia nell'intercessione di lui.
Sì: il Santo Patriarca dell'educazione cristiana (la parola è dell'Orestano) sembra aver e voluto nulla più che l'edificazione dell'esemplarità per i suoi giovanetti e per tutta la gioventù: ma quell'esempio assorge ad un valore tanto più alto e persuasivo, perchè è un esempio umanamente e spiritualmente eroico, e la storia del giovanetto che, vivendo la vita di tutti, riesce ad essere più che fanciullo e più che naturalmente virtuoso e santo, esercita nell'anima giovanile il fascino degli eroismi che la trasporta ed innalza.
L'eroismo delle virtù è voluto dalla Chiesa come prima e inderogabile condizione del riconoscimento d'una santità vissuta. Ma in Savio Domenico l'eroismo, salvo che in qualche fatto specialissimo, non appare a prima vista, perchè la sua vita fu appunto lo straordinario nella vita ordinaria, e sotto quell'apparenza benignamente d'umiltà vestuta si celava l'anima di un forte (tale lo disse un documento coevo), del quale Don Bosco poteva scrivere che quella naturalezza e spontaneità ingenua, che appariva, delle sue virtù, «era in gran parte sforzo umano coadiuvato dalla grazia ». Quello è lo stile di Don Bosco, com'era, ed è, nella sua tradizione, la serenità e l'allegria. Come Don Bosco, anche Savio Domenico è un santo lieto e sorridente, la cui giovialità incatena gli animi e diviene lo stile dell'apostolato.
La Vita è dettata pur essa col medesimo tono della vita reale: un tono di semplicità e di spontaneità, che fascia l'anima di simpatia, e mostra imitabile quella virtù, che certi episodi e certe sintesi possenti dello scrittore innalzano alla sfera del meraviglioso. E, naturalmente, poichè il piccolo santo somiglia a Don Bosco, le sue sono le virtù che Don Bosco vorrebbe in tutti, e che danno i lineamenti, il programma, si direbbe, della vita santa com'egli l'ha pensata.
Non ci è dato, in questo momento, di tracciare neppur-l'indice di tante singole bellezze morali, che sono insieme altezze spirituali: ma, vedute in sintesi, danno pure un profilo pieno di carattere. Un lineamento primo e dominante, il buon cuore, la bontà, con tutte le sue fioriture più attraenti, fino all'eroica generosità dei più ardui perdoni: fino al gran gesto d'offrirsi ad un martirio per pacificare e guadagnare le anime di due forsennati compagni. Da questo all'ardore dell'apostolato non c'è quasi distanza, ed egli è, nel pensiero di PP. Pio XI, il piccolo ma grande apostolo, che ha per massima il precetto datogli da Don Bosco per farsi santo, e coltiva nel cuore un desiderio da santi: « Se io potessi guadagnare a Dio tutti i miei compagni, quanto sarei felice! ». Con la bontà, il carattere, la forza morale, con tutte le attuazioni delle virtù che dipendono dalla volontà: una nobile precisione nel dovere « oltre cui, dice Don Bosco, non si può andare »: uno spirito, che dobbiam dire aloisiano nella ricerca delle mortificazione, ingegnosa, come direbbe il Segneri, industriosa, come dice il santo scrittore.
E, come un nimbo che avvolge questa figura angelica, quella che apparve quasi un privilegio della grazia di Dio; quell'innocenza nativa, ma cosciente e serbata con la « gelosa circospezione » aloisiana, quella purezza celestiale, che fa del piccolo santo un « angelo in carne », « il fiore bellissimo tra i belli », un santo, pensava Don Bosco, non inferiore a san Luigi: il giglio salesiano, nel quale si personifica ed esempla per sempre la forma castitatis della tradizione salesiana.
E il Santo, non so se dir biografo o agiografo, non si limita a codesti aspetti che sono umani e visibili, ma che nella loro perfezione significano un lavoro di mano divina che muove quell'anima di santo: la Vita adduce pure i fatti spirituali, e adombra la storia interiore del e piccolo anzi grande gigante dello spirito », che, dice appunto, «sembrava un angelo vestito di umane spoglie ». Non è un'altra storia: è l'altro aspetto della storia medesima, che dà a quello primo il suo significato più vero e più alto. Sono aspetti o linee forti e potenti, che non corrono sempre parallele, ma s'intrecciano o, meglio, si fondono nell'unità della persona e della, vita. Mettiamo insieme la vicenda intima della santità nei primi anni, e poi, dopo che la stoffa è passata nelle mani del sarto per farne «l'abito da regalare al Signore », quando cioè la pianticella è messa nel terreno suo proprio della Casa di Don Bosco, la santità consapevolmente voluta, e manifesta nel cammino trionfale segnato dal Grande Maestro e trasvolato sulle ali dei carismi di Dio; quel cammino che si rivela nei suoi momenti di progresso e di ascesa fino alla vita mistica; mettiamo la permeazione di codesta vita dello spirito nelle parvenze untili e pur radiose della vita vissuta dal modesto scolaro, e poi la sublimazione dell'anima tutta rapita nell'estasi della vita eucaristica; mettiamo, la vita estatica nell'estasi della vita, che sono la vita dei Santi: e di qui la pietà teneramente filiale per Maria e per Gesù, che porta al capolavoro, tutto suo, della Compagnia dell'Immacolata; e la visione continua del Paradiso, che genera quella nostalgia del Paradiso, in cui la vita esile e delicata si consuma e finisce: tutte codeste meraviglie insieme sono nella Vita di quel gigante dello spirito, di quel semplice fanciullo che sorride come la santa di Lisieux, e Don Bosco le narra a volta a volta, con l'affetto del Padre e la sapienza del Maestro Santo, che comprende le cose di Dio, e le addita come il vertice al quale adduce la vita ch'egli propone, dice PP. Pio XI, « ad esempio e gloria della gioventù cristiana moderna ».
C'è un di più, che dà ragione e rende quasi doverosa la celebrazione del Centenario della nascita del meraviglioso piccolo e grande santo. Quella nascita è un fatto non secondario, come apparizione, ch'essa è, d'una nuova gloria per la Chiesa e d'una nuova parola della santità cristiana, e come l'impersonazione del verbo educativo e spirituale di don Bosco, ossia della più vera salesianità, che si viene diffondendo nella società moderna.
Unica finora è nella storia dei Santi codesta figura di santo ancor fanciullo, unica e perciò nuova. E si annunzia colla sua nascita il sorgere di un tipo di santità formale adempiuta nella fanciullezza e nella prima adolescenza, a documento della capacità che la Chiesa possiede di formare santi in ogni tempo e ad ogni età, anche nell'età prima, e ne dà esempio, pensava Pio XI, questo venerabile quasi fanciullo, che nello stato laico e nella vita ordinaria e più comune raggiunge altezze e grandezze non pensabili, da santi provetti: santa novità dell'inesausta genitura della Madre Chiesa e dell'industria dello spirito che la vivifica. Non solo perchè santo, ma perchè santo fanciullo lo si esalterà come una nuova gloria e figura nuova della storia spirituale cristiana.
E che codesto nuovo fiore sia germogliato nel giardino di Don Bosco, è da ringraziare la Provvidenza. Perchè esso comprova il supremo, valore della missione e dell'apostolato del Santo Educatore. E non questo soltanto. La forma spirituale della santità di Savio Domenico è quella ch'egli ha appresa da Don Bosco, non solo quale Maestro, ma benanco quale esemplare, e in quella medesima forma vive l'una e l'altra santità, come una figura medesima riflessa in due specchi. Ora la santità di Don Bosco è pure il tipo di quella alla quale debbono formarsi i suoi figli nello spirito: sicchè il tipo del Savio è il tipo salesiano, col valore che gli dà il vederlo formarsi nelle mani stesse del Fondatore alle origini prime della salesianità. Don Bosco, educando nel Savio il santo, educava il Salesiano.
I Santi, ha scritto il Crispolti, sono una parola di Dio. Parola di Dio è Savio Domenico, ed insieme parola di Don Bosco. Di Dio, per la santità: di Don Bosco, per la tradizione spirituale ch'egli impersona, e di cui dà il primo e più squisito documento ed esempio.
La celebrazione centenaria getta una luce più viva, che ad un tempo rischiara il valore storico del piccolo, anzi grande, Servo di Dio e apostolo e gigante dello spirito, e si diffonde nel tempo ad illuminare lo spirito salesiano. Quando, e speriamo non lontano il giorno, il Magistero della Chiesa avrà detta la parola che tutti attendiamo, quella luce dall'alto degli altari penetrerà le anime dei giovani, e illuminerà a loro il cammino della vita cristiana nei nuovi tempi.
Nella luce del Centenario.
Uniformandosi alle disposizioni date dal nostro venerato Rettor Maggiore, Salesiani e Figlie di Maria Ausiliatrice hanno contenuto il loro fervore in celebrazioni strettamente religiose, che però hanno assunto dovunque per la plebiscitaria partecipazione dei Cooperatori e degli Ex-allievi e per la maestà delle sacre funzioni, la massima solennità. Ci è impossibile riportar la cronaca anche solo di quelle di cui ci venne inviata relazione. Ci limitiamo quindi a qualche rilievo.
A Roma, nella Basilica del Sacro Cuore per la festa di Don Bosco, celebrò la Messa della Comunione generale l'Em.mo Sig. Cardinale Vincenzo La Puma, nostro Protettore. Pontificò S. E. Mons. Pieri, che tessè pure il panegirico del Santo ; e chiuse la giornata colla Benedizione Eucaristica l'Em.mo Sig. Cardinal Giuseppe Pizzardo, Prefetto della S. C. dei Seminari e delle Università degli Studi. Per la festa di S. Francesco di Sales, pontificò S. E. Mons. Luigi Traglia, Vicegerente di Roma; e, dopo la Conferenza salesiana tenuta dall'Ispettore, impartì la Benedizione Eucaristica l'Em.mo Sig. Card. Enrico Sibilia, Vescovo di Sabina e Poggio Mirteto.
A Maria Ausiliatrice, predicò il triduo S. E. Mons. Budelacci, Ausiliare di Frascati, che tenne pure Pontificale e si alternò cogli Ecc.mi Mons. Baratti e Mons. Tonna per la Benedizione Eucaristica. Celebrò la Messa della Comunione generale l'Em.mo Sig. Cardinale Ermenegildo Pellegrinetti e chiuse la festa colla Benedizione Eucaristica l'Em.mo Sig. Cardinale Eugenio Tisserant. Devotissimo l'omaggio degli alunni della Scuola « Card. Cagliero » che ascoltarono la Messa celebrata dal Parroco.
A S. Maria Liberatrice, al Testaccio, predicò il triduo il Rev.mo P. Tucci, S. J. Rettore del Gesù. Celebrò la Messa della Comunione generale l'Em.mo Sig. Cardinale Camillo Caccia Dominioni ed impartì la Benedizione Eucaristica l'Em.mo nostro Protettore Cardinal La Puma, Prefetto della S. C. dei Religiosi.
A Bologna, nella nostra chiesa del Sacro Cuore - ove i parrocchiani avevano dedicato in dicembre alla commemorazione della storica data un'intera settimana di conferenze sulla «Messa», con oratori, quali il Comm. Mario Cingolani, il Dott. Raimondo Manzini, il Prof. Guglielmo Torretti ed il Comm. Dottor Luigi Gedda - rese più cara la festa del 31 gennaio l'Em.mo Cardinale Arcivescovo G. B. Nasalli Rocca che celebrò la Messa della Comunione generale ed intervenne anche alla solennità esterna trasferita al giorno seguente, impartendo la Benedizione Eucaristica, dopo il panegirico detto dal predicatore del triduo l'Ecc.mo Vescovo di Casale Monferrato Monsignor Angrisani.
A Milano, alla Messa della Comunione generale celebrata dal Cardinale Arcivescovo Em.mo Schuster, seguì il solenne Pontificale di S. E. Mons. Perini, Arcivescovo di Fermo, ex allievo dell'Istituto.
Anche a Napoli, alla nostra Parrocchia del Vomero, intervenne l'Em.mo Cardinale Arcivescovo Alessio Ascalesi, che per la prima volta si vide circondato da un bel numero di giornalisti sui quali invocò l'assistenza del celeste Patrono S. Francesco di Sales. Si succedettero, per le altre funzioni le LL. EE. Rev.me: Mons. Alfonso Ferrandina, Ausiliare dell'Em.mo Arcivescovo; Mons. Giuseppe De Nicola, Vicario generale, e Mons. Federico Emanuel, Vescovo di Castellammare di Stabia; nonchè il Rev.mo Mons. Giovanni Buonomo, Rettore di « S. Giacomo degli Spagnoli». Molto numerosi i pellegrinaggi della gioventù maschile e femminile.
A Fiume intervenne l'Ecc.mo Mons. Vescovo Ugo Camozzo, il quale inaugurò la pala dell'altare di D. Bosco, tenne Pontificale e nell'Omelia tessè gli elogi del Santo.
A Terni i Salesiani inaugurarono, coll'ingresso del Parroco Don Pavoni, il 31 gennaio, il loro apostolato nella parrocchia di S. Nicolò in San Francesco, affidata loro dall'Ecc.mo Vescovo Diocesano Mons. Bonomini.
Ad Apuania Massa per la prima volta i Cooperatori e le Cooperatrici riuscirono ad organizzare quest'anno la festa di S. Giovanni Bosco nell'Oratorio di S. Sebastiano. Predicò il triduo il rev. Coadiutore e tessè il penegirico del Santo il nostro Parroco della Madonna della Neve a La Spezia.
Legnago, infervorata dal triduo predicato dal Prof. Cav. Ugo Masotti, inaugurò, colla benedizione di Mons. Arciprete, un grazioso monumento al Santo.
Novi Ligure segnò nella sua cronaca la prima Conferenza salesiana ai Cooperatori, tenuta dal Direttore del locale Istituto Missionario che incominciò ad organizzare la Pia Unione.
A Parma, la commemorazione culminò colla conferenza di Raimondo Manzini, nella Sala dei Cavalieri della R. Università, alla presenza dell'Ecc.mo Vescovo Diocesano Mons. Evasio Colli, di numerose autorità e personalità, e di elettissimo pubblico.
A Savona predicò il triduo il rev.mo Canonico Adolfo Braccini di Pisa e decorò le sacre funzioni, con paterna bontà, l'Ecc.mo Vescovo Diocesano Mons. Righetti.
A Varese, il Prevosto Mons. Proserpio inaugurò, colla benedizione di rito, il trittico dipinto per la cappella del nostro Istituto dai pittore Cocquio e donato dagli ex allievi.
Verona, ricordando anche il 50° dell'inizio dell'Opera Salesiana, invitò l'Ecc.mo Vescovo di Brescia Mons. Giacinto Tredici, che tenne Pontificale nella nostra chiesa di S. Giovanni Bosco e tessè uno splendido panegirico.
Non ci son pervenute altre relazioni; ma i giornali locali hanno sottolineato l'intervento degli Ecc.mi Vescovi Diocesani in quasi tutte le sedi Episcopali e gran concorso di Cooperatori e di fedeli.
In molte città si tennero conferenze speciali agli insegnanti delle Scuole Medie e Primarie. Il nostro Direttore dell'Opera Menichini in Napoli, Don Musto, parlò a più centinaia nel R. Istituto Commerciale, nel Liceo Santa Giovanna D'arco, nell'Oratorio di Via Nuova al Campo. Infine tenne una conferenza ai malati del Sanatorio di Camaldoli.
Cagliari - Congresso Catechistico ed Oratoriano.
A commemorare il duplice Centenario dell'Ordinazione Sacerdotale di D. Bosco e dell'inizio dell'Opera Salesiana, Cagliari ha tenuto, dal 28 dicembre u. s. al 4 gennaio, en riuscitissimo Congresso Catechistico ed Oratoriano, promosso ed organizzato dallo zelantissimo Arcivescovo S. E. Mons. Ernesto Maria Piovella, che per D. Bosco nutre un affetto particolare. Costituito un Comitato straordinario ed elaborato in varie adunanze il vasto programma, l'Ecc.mo Pastore ne diede l'annunzio con Lettera Pastorale firmata anche dagli Ecc.mi Vescovi suffraganei.
Fu l'omaggio più grandioso e più caro a S. Giovanni Bosco.
Aperto in Cattedrale, il 28 dicembre, con un fervido discorso di S. E. che parlò di Don Bosco e dell'importanza del Catechismo e degli Oratori, si svolse in affollate adunanze di Sezione, alcune delle quali (sacerdoti, suore, giovani) durarono per l'intera settimana. I vari temi, trattati con maestria e competenza da sacerdoti della Diocesi e da laici appositamente delegati, versarono tutti sui vantaggi morali e sociali del Catechismo e dell'Oratorio, sul modo di fare il Catechismo, di organizzare un Oratorio, ecc. Anche i Salesiani portarono il loro contributo essendo relatori in varie sezioni, i Direttori delle nostre Case di Cagliari, Lanusei, Santulussurgiu e Mussolinia.
Contemporaneamente al Congresso, si tennero pure due riuscitissime Mostre: una, Catechistica, nel Salone del Seminario Diocesano, per le Associazioni cittadine; l'altra, Catechistico-Oratoriana, presso l'Istituto Salesiano, per gli Oratori Salesiani delle quattro Case di Sardegna e per quelli delle Figlie di Maria Ausiliatrice di Monserrato e Sanluri, nonchè per gli Oratori Diocesani di Cagliari e di Quarto S. Elena. Furono assai ammirati in quest'ultima Mostra i quattro importanti Padiglioni dell'Oratorio Salesiano di Cagliari, dove, con grande originalità, erano ritratti i momenti più salienti della vita del fiorente Oratorio.
Il Congresso assurse a vera apoteosi, negli ultimi tre giorni, alle adunanze plenarie serali tenute nella vastissima Parrocchiale di S. Anna, retta dal « Papà » dei Salesiani, Mons. Can. Mario Piu. Diamo una rapida sintesi.
La prima adunanza. - 2 gennaio - fu presieduta dagli Ecc.mi Arcivescovi di Cagliari e Oristano, e dagli Ecc.mi Vescovi di Ales, Ozieri, Nuoro e Iglesias. Aperse la seduta S. E. Mons. Piovella che -diede lettura di una veneratissima Lettera con cui l'Em.mo Cardinal Segretario di Stato comunicava l'augusto compiacimento ed i voti del Santo Padre. Seguì il Direttore dei Salesiani di Cagliari che lesse un nobilissimo telegramma del nostro Rettor Maggiore. Fra l'esecuzione di canti appropriati, tennero le due prime relazioni S. E. Mons. Felice Beccaro, Vescovo di Nuoro ed ex allievo salesiano, e il Direttore del nostro Istituto di Cagliari. L'Ecc.mo Presule svolse, con parola ammagliante il tema: « D. Bosco e la sua Prima Messa », addentrandosi con cuore di ex alunno salesiano e con trascinante eloquenza, che commosse l'uditorio raccogliendo i consensi più fervidi e suscitando alla fine dell'acuta e geniale trattazione un'ovazione interminabile.
D. Reali svolse il tema: « Don Bosco e gli Oratori». Chiuse l'adunanza la benedizione di S. E. Mons. Vescovo di Ales.
Alla seconda adunanza - 3 gennaio - era presente tutto l'Episcopato Sardo, con gli Ecc.mi Arcivescovi di Cagliari, e Oristano, e con gli Ecc.mi Vescovi di Nuoro, Lanusei, Ozieri, Ales, Tempio, Bosa, Iglesias, Alghero. Tra le premiazioni di gare catechistiche e i canti corali, parlarono: S. E. Rev.ma Mons. Lorenzo Basoli, Vescovo di Lanusei, e la Profess.sa Sulis che trattarono del Catechismo nelle Diocesi e nella vita di famiglia. Impartì la Benedizione conclusiva, l'Ecc.mo Arcivescovo di Oristano.
La terza adunanza - 4 gennaio -- fu una apoteosi. Cagliari non poteva tributare omaggio più solenne a S. Giovanni Bosco e all'opera del Catechismo e degli Oratori. In tutte le parrocchie cittadine celebrarono gli Ecc.mi Vescovi. Nell'Oratorio Salesiano di Cagliari celebrò pei giovani l'ex allievo Ecc.mo Monsig. Beccaro, che ancora una volta parlò con affetto de' suoi anni di collegio e di D. Bosco.
Alle 10, nella Primaziale, con l'assistenza di tutto l'Episcopato Sardo, pontificò S. E. Monsignor Giuseppe Cogoni, Arcivescovo di Oristano, che in quel giorno celebrava il secondo lustro della sua Consacrazione Episcopale. Al Vangelo il medesimo Ecc.mo celebrante tenne una commossa e dotta omelia su S. Giovanni Bosco, rilevando i punti più salienti del suo sacerdozio apostolico e santo.
A sera, in S. Anna, la giornata di chiusura vide l'ampia chiesa gremitissima di congressisti, stretti attorno ai loro pastori. Mons. Vescovo di Iglesias portò il saluto al Congresso e parlò dell'opera santa del Catechismo e in particolar modo degli Oratori. « Mi faccio interprete, egli disse rivolto a D. Reali, di tutto l'Episcopato di Sardegna qui presente perchè a vostra volta diciate al vostro Superiore Don Ricaldone, che in tutte le Diocesi e in tutti i principali centri di Sardegna, noi vogliamo un Oratorio Salesiano ». Il Dott. Salvatore Cara parlò del Catechismo come mezzo di educazione individuale e sociale.
Mons. Arcivescovo di Cagliari chiuse con vibranti e paterne parole, congratulandosi della riuscita veramente lusinghiera del Congresso, sia nelle sue Sezioni, come nelle Adunanze plenarie e nelle Mostre, ed augurando frutto copioso per i singoli e per tutte le Diocesi.
Terminata l'assemblea di chiusura, gli Ecc.mi Vescovi onorarono di loro presenza la Mostra degli Oratori nell'Istituto Salesiano, visitandola minuziosamente é rallegrandosi coi dirigenti.
A corona delle manifestazioni, il 31 gennaio, S. E. Mons. Arcivescovo celebrò la S. Messa di ringraziamento a S. Giovanni Bosco, nella cappella dell'Oratorio Salesiano.
Littoria - Azione Salesiana.
L'11 febbraio u. s. Littoria ha vissuto una giornata interamente salesiana, ricordando nella luce dell'Immacolata, il centenario dell'inizio dell'Opera di Don Bosco e l'anniversario della Conciliazione. S. E. Mons. Salvatore Rotolo, Ausiliare di Velletri, benedisse un artistico monumento alla Vergine Purissima dello scultore romano Silvio Silva, eretto col contributo di tutta la popolazione sul piazzale interno dell'Oratorio. Quindi il Gr. Uff. Dott. Camillo Corsanego, avvocato Concistoriale, nel salone-teatro gremitissimo di scelto pubblico, tenne la commemorazione ufficiale del Santo, con un vibrante discorso spesso interrotto da fervidi consensi e calorosi applausi.
I giovani dell'Oratorio maschile e le alunne dell'Oratorio femminile, tenuto dalle Suore della Carità, intrecciarono un interessante programma musico-letterario, reso più suggestivo da riuscitissimi quadri plastici. Nello stesso giorno venne costituito il Comitato Dame-Patronesse, al quale aderirono le più distinte signore della città. Presiedette la prima riunione lo stesso nostro Ecc.mo Mons. Rotolo, che, nella mattinata, aveva pure presieduto il Convegno dei Decurioni dei Cooperatori Salesiani. Parlò dell'Opera di Don Bosco l'Ispettore salesiano Dott. D. Evaristo Marcoaldi.
Torino - In suffragio del Duca d'Aosta.
Il 12 marzo u. s. la Famiglia Salesiana si è raccolta nella Basilica di Maria Ausiliatrice - sorta sulla pietra angolare posta dall'Augusto Nonno Principe Amedeo nel 1865 - per un solenne tributo di suffragio all'anima dell'eroico compianto Vicerè di Etiopia, l'A. R. Amedeo di Savoia, Duca di Aosta.
Cantò la Messa il Direttore Generale delle Scuole Salesiane Dott. D. Renato Ziggiotti. Col Rettor Maggiore erano S. E. Mons. Coppo, i Superiori del Capitolo, Ispettori e Direttori delle Case Salesiane di Torino, il Consiglio Generalizio delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Rappresentava la R. Casa il Gentiluomo di Corte Marchese Giandomenico Spinola colle Dame di Corte Contessa Della Croce di Doiola e Contessa Ricardi di Vetro. Presente pure l'Infanta di Spagna Contessa Marone, l'Ecc.ma Marchesa di Suni, signora del Prefetto e la Signora del Federale, Contessa Ferretti. Al completo il Comitato Centrale delle Dame-Patronesse colla Presidente Marchesa Carmen Compans di Brichanteau. Foltissima la rappresentanza dei Cooperatori col Presidente Conte Sen. Eugenio Rebaudengo. Cogli alunni della Casamadre e le rappresentanze degli Istituti Salesiani, dell' Istituto Magistrale e delle altre Case delle Figlie di Maria Ausiliatrice della città, erano anche tre classi delle Scuole Elementari E. De Amicis.
La scuola di canto della Facoltà Filosofica del Pontificio Ateneo Salesiano alternò colla scuola dell'Oratorio l'esecuzione delle parti corali. Al terrine della sacra funzione venne inviato alla Duchessa d'Aosta Madre il se guente telegramma:
Altezza Duchessa d'Aosta - Napoli.
Celebrate solenni onoranze funebri Basilica Maria Ausiliatrice suffragio eroico compianto Duca d'Aosta Patronesse e Salesiani rinnovano vivissime condoglianze implorando dal Cielo conforto Vostra Altezza, Vostri cari.
Marchesa Carmen Compans di Brichanteau. Don Pietro Ricaldone.
L'Altezza Reale, che già aveva fatto inviare al Rettor Maggiore particolari ringraziamenti per le condoglianze espresse appena giunta la dolorosa notizia, così faceva rispondere telegraficamente al devoto omaggio:
MARCHESA COMPANS BRICHANTEAU - TORINO.
ALLA S. V. AL REV. DON PIETRO RICALDONE ALLE PATRONESSE AI SALESIANI ALTEZZA REALE PROFONDAMENTE GRATA E COMMOSSA INVIA SUOI SINCERI RINGRAZIAMENTI PER CERIMONIA SACRA IN SUFFRAGIO SUO AUGUSTO FIGLIO.
DAMA CORTE CAFFARELLI CARREGA.
PORTOGALLO - Lisbona - Il Ministro d'Italia all'Istituto Salesiano.
Il 3 febbraio u. s. l'Istituto salesiano di Lisbona ebbe l'onore di una visita del Ministro d'Italia Ecc. Franzoni, accompagnato dal Console Generale Conte Carlo Nigra. I 36o alunni ne salutarono l'arrivo con calorosi applausi e uno di essi si rese interprete dei compagni nell'indirizzargli fervide parole di benvenuto. Dopo il suono dell'Inno nazionale Portoghese, della Marcia Reale e di Giovinezza eseguiti dalla banda dell'Istituto, il Ministro passò per le varie sezioni delle scuole professionali a rendersi conto dell'attrezzatura tecnica e dell'applicazione dei giovani allievi. Rispondendo infine alle parole di ossequio dell'ispettore Salesiano D. Ermenegildo Carrà, e manifestò tutta la sua soddisfazione nel poter ammirare anche in Portogallo, come. aveva già avuto occasione di fare in altre nazioni d'Europa e d'America, gli splendidi risultati dell'Opera di Don Bosco. Grazie a Dio, essa è infatti in pieno sviluppo, non solo nella Capitale ma anche nelle altre Case salesiane cui si è aggiunta l'anno scorso la prima Casa delle Figlie di Maria Ausiliatrice.
Il Governo ha riconosciuto la Società Salesiana come Corporazione Missionaria a tutti gli effetti civili. Nella città di Evora si è inaugurato un nuovo Istituto Professionale con 120 interni ed una Scuola Agricola per esterni.
SPAGNA - Barcellona - Il Centenario Salesiano al Tempio del Sacro Cuore al Tibidabo.
Il Centenario dell'Opera salesiana ha segnato un fervido incremento di pietà e di lavoro nel tempio monumentale del Sacro Cuore di Gesù in costruzione sulla vetta del Tibidabo.
Per l'anniversario dell'Ordinazione sacerdotale di S. Giovanni Bosco si unirono ai giovani aspiranti, che crescono all'ombra del santuario, anche i nostri novizi e studenti di filosofia e gli aspiranti di S. Vicente dels Horts. Il 6 giugno fu quindi una festa intima di famiglia. All'altar maggiore, terminato nella parte marmorea, dopo l'Ispettore, salì a cantare la sua prima Messa un confratello ordinato il giorno precedente. Nel pomeriggio, molti fedeli accorsero all'Ora Santa predicata ed alla Benedizione. Novizi e studenti rallegrarono, a tarda sera, coi loro canti tutto il vicinato.
Il 7 fu riservato alle Figlie di Maria Ausiliatrice, che condussero le loro alunne alle funzioni del mattino e del pomeriggio svoltesi coll'orario del giorno precedente. L'indomani, autorità e folla numerosa accorsero al tradizionale pittoresco pellegrinaggio della « Romeria del Ram ». I pellegrini, che avevano ascoltato la Messa e fatta la Comunione in una chiesa della Città, fecero a piedi gli otto chilometri di salita recitando il Santo Rosario e cantando lodi sacre. Clero ed aspiranti mossero loro incontro e li accompagnarono al tempio dove vennero accolti dal Comitato e dalle autorità convenute. Dopo la Messa cantata, l'Ispettore benedisse la nuova bandiera dell'Associazione. Altri fedeli raggiunsero in gran numero la vetta, nel pomeriggio, per partecipare alla processione Eucaristica ed alla solenne funzione di chiusura.
Per tacere di altre manifestazioni, ricorderemo l'inaugurazione della facciata della cripta che ormai si presenta finita con tutte le statue ristaurate dalle deturpazioni della rivoluzione. Vi assistettero le autorità. Dopo la Messa cantata all'aperto per la gran folla, il celebrante benedisse le statue. Fungeva da padrino l'architetto della Chiesa. Dopo la funzione, tra l'esecuzione di graziose « sardane » venne radiodiffuso un fervido discorso di professione di fede cattolica. Nel pomeriggio, funzione eucaristica; poi ripresa di canti e « sardane », fino all'ora dell ultima funzione religiosa.
Per aver un'idea della folla intervenuta basti accennare che la Compagnia del Tibidabo incassò 22.000 pesetas nel servizio di trasporto, funicolare ecc.
L'incremento della divozione al Sacro Cuore di Gesù e dell'amore al tempio votivo è documentato anche dài lavori che continuano, per quanto lentamente data la difficoltà dell'ora ed il costo della mano d'opera e del materiale, ma incessantemente. Un amico ha prestato il denaro per acquistare il terreno necessario alla sistemazione della scalinata ed al sostegno delle fondamenta dalla parte in cui si erigerà la Cappella di S. Giovanni Bosco che sarà un vero gioiello. Il vescovo di Tubuna S. E. Mons. Costa ha consacrato, il 15 dicembre u. s., gli altari laterali, tutti in marmo. Bellissimi, quello della Vergine di Monserrato e quello di Sant'Antonio. Alla fine di gennaio era fissata l'inaugurazione di quello di Maria Ausiliatrice e per questo mese di marzo, quella dell'altare di S. Giuseppe. Per giugno dovrebbe essere ultimato anche l'altar maggiore cui mancano solo i pezzi in metallo.
Per la festa di Cristo Re si inaugurò una ricca balaustra di marmo e bronzo che costò più di 17.000 pesetas, nonchè il pavimento del presbitero in mosaico a colori, che pare un tappeto.
Lo zelo del nostro Don Miglietti cui è affidata la cura dei lavori e la corrispondenza dei Cooperatori e dei divoti di Spagna e di tanti altri Paesi ci fanno sperare che, terminata la . guerra, si possa completare rapidamente la construzione ed offrire al Sacro Cuore di Gesù un vero monumento che attesti anche la gratitudine delle anime scampate dall'immane flagello.
Avvertenza! Chi non ricevesse regolarmente il "Bollettino Salesiano" è pregato di darcene sollecito avviso. Chi cambia residenza s'affretti ad avvertircene, inviando la fascetta colle nuove indicazioni. Noi non ne sospendiamo mai l'invio ai Cooperatori ed alle Cooperatrici se non in caso di decesso o dietro loro richiesta. Ogni irregolarità va quindi attribuita a disguido o, più sovente, a variazione d'indirizzo non notificata.
Catechèsi nel suo numero di dicembre ha pubblicato alcune norme date da S. Giovanni Bosco per l'insegnamento del Catechismo e coordinate da D. Ceria in un breve articolo, che riportiamo perchè tutti i nostri Cooperatori possano apprezzarle e praticarle in questo santo apostolato.
Che l'opera di S. Giovanni Bosco sia stata un'opera eminentemente catechistica e che soprattutto catechistico sia stato il suo apostolato, è cosa tanto nota che volerla dimostrare sarebbe proprio un voler portare vasi a Samo, come dicevano i Greci antichi. Piuttosto non tornerà inutile richiamare qualche norma pratica data da lui per fare con frutto i Catechismi domenicali; vi ci invita il centenario della sua prima lezione di catechismo, fatta presso la chiesa di S. Francesco d'Assisi in Torino l'8 dicembre 1841.
Il Santo, negli anni in cui non solo dirigeva l'Oratorio festivo, ma vi faceva egli stesso il Catechismo, era solito radunare di quando in quando i suoi catechisti per istruirli sul modo d'insegnare bene la dottrina cristiana. Vari di loro pigliavano appunti, da conservare e consultare, come sappiamo da suoi contemporanei. Uno di questi documenti, custodito nei nostri archivi, contiene certe direttive, che, oltre al valore intrinseco, hanno il pregio di venire da chi era maestro sovrano nella difficile arte di ammaestrare i giovani intorno alle verità della nostra santa Fede.
Lo preoccupava anzitutto la brevità del tempo destinato a fare il Catechismo; non bisognava dunque perderne un briciolo. Perciò esortava a impiegarlo tutto nello « spiegare parola per parola le risposte » che dovevano fornire la materia di una data lezione. Quindi «non perdersi in dissertazioni o esempi ». Non fare nemmeno dell'oratoria: « il muovere gli affetti tocca al predicatore ». Qui « si tratta d'istruire i giovani nella scienza della salute ». Anche la vanità potrebbe tentare il catechista a uscire dal seminato, con battere l'aria e carezzare gli orecchi, dicendo cose più speciose che utili. Onde il Santo ammoniva: «Non lasciamoci prendere dalla piccola vanità di farci lodare, perchè diciamo belle cose». A premunire i suoi aiutanti contro questa tentazione svegliava in essi la coscienza della grave responsabilità che si erano assunta di fronte ai loro catechizzandi, ricordando a sè e a tutti che « il Signore ci domanderà conto se abbiamo istruito i giovani e non se li abbiamo dilettati ».
A conseguire il bramato intento egli poneva come principio basilare lo « spiegare fedelmente il Catechismo alla lettera » e non « distaccarsene per pompa di scienza teologica ». La velleità di sfoggiare può far capolino specialmente quando s insegna religione dalle cattedre delle scuole medie, più che non dinanzi alle classi degli oratorii; ma sta bene per tutti gl'insegnanti della Dottrina cristiana quello che egli soggiungeva a sostegno della sua tesi: « I giovani non capiscono certe ragioni e quindi o cadono nell'errore o si scandalizzano ».
Un altro pericolo deriverebbe dall'impartire l'insegnamento catechistico quasi si trattasse di una dottrina puramente teorica, speculativa, scientifica. È ben vero che il Catechismo rappresenta per i giovani il «compendio della scienza sacra adattato alla loro età »; ma non si dimentichi mai che il Catechismo dev'essere appreso per essere vissuto, perchè « non è solo simbolo di fede, ma anche regola di operate ». L'ideale infine sarebbe che « per i giovani il Catechismo venisse a essere quello che è la Bibbia o S. Tommaso per i teologi ».
Queste sono le frasi più salienti conservateci nella vecchia memoria.
Il Catechismo dover essere per i giovani come la Bibbia o San Tommaso per i teologi! Certo, se si parla oggettivamente, lo è; ma soggettivamente è un altro par di maniche. Per questo bisognerebbe riuscire a far amare il caro libriccino come lo amava Don Bosco fanciullo. Ebbe modo di sperimentarlo il suo fratellastro Antonio, allorché, abusando della sua forza, glielo strappò di mano e lo scagliò in terra. Che fece il buon Giovannino? Mite e addolorato, lo raccolse religiosamente dal suolo, v'impresse un fervido bacio e se lo strinse al seno come la cosa più diletta che avesse al mondo.
E qui perchè non aprire una parentesi? Hanno ormai inondato l'Italia cinque volumetti catechistici per gli alunni delle scuole elementari. Edizione artistica ed elegantissima; bellissime illustrazioni a sei colori; esposizione limpida e adatta alla capacità di piccoli lettori. Mai finora la tecnica tipografica era stata messa tanto abilmente a servizio di una causa così santa. Lo volle la genialità e lo zelo del quarto Successore di Don Bosco per commemorare il centenario dell'accennata prima lezione. Don Bosco, che nel campo del lavoro tipografico per la buona stampa (lo disse egli stesso al futuro Pio XI nel 1883) ci teneva ad essere sempre all'avanguardia, se tornasse fra noi e vedesse il formato ed esaminasse il contenuto della graziosa pubblicazione, non potrebbe non rallegrarsi di cuore e non esclamare: - Ecco un nuovo modo, impossibile ai tempi miei con i miei mezzi d'allora, per far amare ai ragazzi il Catechismo! - E le incoraggianti esperienze fatte fino ad oggi gli darebbero pienamente ragione. La sostanza in tutti i catechismi è quel che è, e sta bene; ma la forma, in tempi nei quali il Pinocchio va a ruba nel mondo piccino non solo per, le attrattive del racconto, ma forse più per gli allettamenti tipografici, non si doveva tardare a creare un tipo di testo catechistico che rubasse gli occhi e i cuori della nostra gioventù. Si dirà: - Sì, ma costa, e non è per tutte le borse! - D'accordo; ma intanto il Re dei libri è già entrato simpaticamente in molte e molte famiglie, dove altrimenti non avrebbe avuto sì facile adito. Chi lo dà come testo, chi in regalo o in premio,. e le manine dei figli e delle figlie lo trattano con garbo, lo sfogliano con amore, lo ripongono con ogni miglior riguardo, e torneranno sempre ad aprirlo con gioia.
Per conoscere più a fondo il pensiero di S. Giovanni Bosco intorno all'insegnamento catechistico gioverà leggere il Regolamento dell'Oratorio festivo, compilato da lui nel 1847 e dato alle stampe solamente nel 1887. Si può trovare riprodotto nel volume terzo delle Memorie biografiche. Divisate ivi le cariche degli addetti a un Oratorio e indicati gli uffici dei singoli che hanno parte nel suo funzionamento, il Santo bandisce una massima che vale non poco a illuminare e a incoraggiare quanti dedicano il loro zelo a un'opera sì meritoria. «È una grande ventura, scrive, l'insegnare qualche verità della fede ad un ignorante e l'impedire anche un sol peccato ». Ecco lo spirito che, secondo il Santo, ha da animare chiunque faccia il Catechismo domenicale o la scuola di religione.
Noi non abbiamo davvero la pretensione di erigerci a maestri in Israele. Appunto per questo ci siamo messi cautamente sotto l'egida di un gran Santo.
Carissimi,
avrete già appreso dai giornali e periodici cattolici che, a distanza di un secolo dal primo Catechismo fatto da Don Bosco al giovane Bartolomeo Garelli, il fervore impresso dal Santo per lo studio della Dottrina Cristiana ha avuto un bel successo colla vittoria riportata dagli alunni del nostro Oratorio della Parrocchia del Sacro Cuore nella Gara Diocesana di Catechismo fra le parrocchie ed associazioni parrocchiali di Azione Cattolica di Roma. Il giovane Giuseppe Farina venne proclamato dallo stesso Sommo Pontefice Imperatore della Dottrina Cristiana, ed altri tre suoi compagni hanno raggiunto il grado di Primo e secondo Principe e di Primo Capitano. Io vi avrei voluto presenti all'udienza Pontificia dell' 11 gennaio u. s. in cui lo stesso Vicario di N. S. Gesù Cristo, il Santo Padre Pio XII, conferì loro il più ambito premio. Che santa invidia avreste provato e quale stimolo a studiare con amore il piccolo grande Libro! Vi riproduco la fotografia dell'Imperatore coi suoi compagni, e, mentre vi invito ad applaudire al loro trionfo, mi faccio eco delle esortazioni rivolte loro dal Santo Padre: studiate, studiate con amore; ma, soprattutto, procurate di vivere il vostro Catechismo. Procurate, cioè, di ordinare la vostra condotta secondo gl'insegnamenti del santo Catechismo. Avete davanti a voi il venerabile Domenico Savio, di cui, proprio il 2 aprile, ricorre il centenario della nascita. Se egli è riuscito in così breve tempo a raggiungere tanta gloria, si è perchè fu fedele sempre nella sua giovinezza agli insegnamenti della Dottrina Cristiana. Voi sapete come egli la studiava con amore, come si industriava per insegnarla agli altri, come edificava tutti colla sua condotta ispirata al santo Catechismo!
Pregatelo che vi aiuti ad imitarlo fervorosamente qui in terra, per fargli poi corona, un bel giorno, tutti insieme in Paradiso.
Vostro aff mo DON GIULIVO.
Una lettera da S. Gabriel (Rio Negro-Amazonas), scritta nel maggio ma giunta nell'ottobre u. s., dà alcune notizie di quella lontana Missione in cui lavorano fervidamente le Figlie di Maria Ausiliatrice.
Quest'anno il flagello delle febbri malariche ha risparmiato alquanto le povere Suore. E fortunatamente, perché il lavoro soprattutto dell'annesso Ambulatorio e Ospedaletto fu maggiore del solito, per il considerevole passaggio di ammalati, spesso assai gravi. L'assistenza fu talora difficile e penosa, giacché vi convengono infermi e feriti d'ogni genere; trattandosi poi di missione, gli aiuti sono molto scarsi, tanto che le Suore si trovano costrette non di rado a fare anche da medici e chirurghi in casi pietosissimi. Per un mese, fra l'altro, dovettero vegliare giorno e notte un bimbo di cinque anni, in preda a febbre alta e convulsioni per ulceri cancrenose, che in breve ne deturparono orribilmente il viso, e, dopo aver fatto scempio della bocca e della lingua, ridussero il poverino a morir di sete, nell'impossibilità d'inghiottire una sola goccia d'acqua.
Un'altUn'altra volta si trovarono di fronte a un giovane bruciacchiato in modo orrendo dallo scoppio di un mezzo chilogrammo circa di polvere pirica, su cui aveva lasciato cadere imprudentemente una scintilla del sigaro acceso. Assistito con ogni cura, dopo dieci giorni di spasimi continui, sempre tra la vita e la morte, cominciò a migliorare, e, certo per una particolare grazia dell'Ausiliatrice, la quale spesso prodigiosamente conforta e sostiene l'opera delle sue figlie, riuscì a guarire.
Fra i sacrifici della grave e diuturna dedizione, confortante il pensiero che tutti i degenti curati nell'Ospedaletto ne ritrassero, insieme alla caritatevole assistenza, un vero vantaggio spirituale; e che quanti vi chiusero la loro vita, lo fecero non solo preparati dai santi sacramenti, bensì con particolari disposizioni di fede e di pietà. Uno di essi diceva: « Se il Signore vuole che viva, bene; se invece vuol chiamarmi all'eternità, sono disposto». Un altro indicando il suo Crocifisso, che baciava con amore: « Voglio che questo lo mettano con me nella bara... ». Un terzo spirò poco dopo la sua prima Comunione ricevuta per Viatico, mentre a voce alta andava facendo con grande fervore il ringraziamento. Taluni parlavano del Cielo con tale sicurezza e serenità come se lo intravvedessero, e si facevano ripetere più volte le commissioni di cui venivano incaricati per la Madonna, temendo di dimenticarsene...
Nel parlare del bene che si va compiendo in questo Ospedaletto, ricordiamo come nei mesi scorsi se ne sia aperto un altro a Humaità sul fiume Madeira, presso una nuova Casa-Missione, con la quale si va allargando la nostra opera missionaria del Territorio del Rio Negro.
Pure nel Brasile, quantunque assai distante da questa, perchè situata nel Matto Grosso, poco lontano da Cuyabà, la Figlie di Maria Ausiliatrice hanno aperto ultimamente un'altra Casa-Missione a Poxoreo, un centro importante dei cosidetti garimpeiros o cercatori di diamanti. Questa povera popolazione, tutta presa dal miraggio delle gemme scintillanti, racchiuse nel fondo del Garza e dell'Araguaya, dopo aver abbandonato i propri paesi, si ammassa lungo le sponde dei fiumi, non trovando molto spesso che miseria e abbandono. In mezzo a tanti poveri bimbi e a tante fanciulle cresciute nell'ignoranza e nell'incuria, vanno ora prodigandosi, nella Scuola e nel provvido Oratorio festivo, le Missionarie, attratte nella misteriosa zona diamantifera per la ricerca di altre gemme preziose: le anime degli stessi garimpeiros, alle quali vogliono dischiudere i tesori delle ricchezze immortali!
Sac. PRANDO ANTONIO, da Costanzana (Vercelli), † a Torino il 18-II-1942 a 58 anni.
Nel nostro collegio di Borgo S. Martino sentì la vocazione alla vita salesiana e la seguì con fervore costante e con generosa dedizione. Animo mite, coscienza delicata, sempre' unito con Dio in uno spirito di pietà serena, sempre affabile col prossimo con tratti di squisita bontà, fu prescelto dal compianto Don Giulio Barberis a suo segretario particolare e continuò a prestare lo stesso prezioso ufficio all'attuale Catechista generale con diligenza e fedeltà esemplare. Dopo la morte del venerando Don Trione, curava anche con amore particolare, come Vicepostulatore, le cause dei Servi di Dio della famiglia salesiana. Intelligente cultore di musica sacra, era molto apprezzato alla. Scuola Ceciliana, al Seminario Metropolitano ed al nostro Ateneo Pontificio. Il fine gusto liturgico elevava le sue lezioni a funzione di apostolato coll'educazione al sentimento religioso ed alla vera divozione.
Ma dove prodigava con ammirabile carità e discrezione il suo zelo sacerdotale era nella cura delle anime dei nostri giovani, specialmente nei periodi di degenza nell'infermeria, e nella direzione spirituale di comunità ed istituti religiosi in cui svolgeva una preziosa opera di formazione.
Sac. GIOV. BATTISTA CALVI, da Palestro, † a Torino, il 6-III u. s. a 58 anni.
All'Oratorio crebbe, giovinetto, in un fervore di pietà che maturò la sua vocazione alla Società Salesiana. Ricevette l'abito dalle mani dei Servo di Dio D. Michele Rua e, terminati gli studi liceali a Valsalice, si laureò in Lettere e Filosofia presso la R. Università di Torino e raggiunse il sacerdozio. La fiducia dei Superiori lo chiamò all'ufficio di segretario particolare, successivamente, di Don Cerruti, D. Conelli e D. Piscetta, di venerata memoria. Contemporaneamente, egli attendeva alla missione dell'insegnamento per qualche anno anche nel nostro Liceo di Valsalice, nel R. Liceo d'Azeglio ed in altre scuole cittadine, mentre si prodigava nel sacro ministero col confessionale ordinario in Basilica e colla direzione spirituale delle Figlie di Maria Ausiliatrice e dei loro Oratori di Valdocco e di Borgo S. Paolo. Ultimamente era pure segretario dell'Unione Insegnanti Don Bosco. Zelantissimo della gloria di Dio e del bene delle anime, curava in modo speciale le vocazioni religiose, l'Azione Cattolica Femminile e la diffusione delle divozioni al Sacro Cuore di Gesù, a Maria Ausiliatrice ed a S. Giovanni Bosco. Preziosa collaborazione diede pure all'apostolato della buona stampa, con pregiate pubblicazioni ascetiche ed agiografiche.
Sac. ANTONIO BONAUDO, da Poirino (Torino), † a Cuneo, il 28-I u. s. a 72 anni.
Dedicò tutta la sua vita all'insegnamento, e gli ultimi tredici anni, in modo particolare, al sacro ministero nella nostra chiesa di S. Chiara, ove attendeva con zelo e con pietà esemplare alla cura del culto divino ed alla direzione delle anime.
Sac. BANISZ STANISLAO, da Hopinitz (Polonia), † a Rodeio (Brasile) il 20-IV-1940 a 73 anni.
Sac. LARUMBE STEFANO, da Atondo (Spagna), † a Mohernando (Spagna), l'11-XII-1941 a 69 anni.
Coad. BENSO GIOVANNI, da Costanzana (Vercelli), † a Piossasco (Torino) l'11-X-1942 a 85 anni.
Sac. RAVIZZA GIOVANNI, da Milano, † a Campinas (Brasile) il 4-II-1941 a 55 anni..
Sac PERRINOT ENRICO, da Gothieres (Francia), † a Lione (Francia) il 23-IX-1941 a 52 anni.
Sac. OLLINGER STEFANO, da Sutto(Ungheria), † a Borsodnadasd (Ungheria) il 27-VIII-1941 a 38 anni.
Sac. VINCENT EMILIO, da Ogy Puche (Francia), † in guerra a Xoumpt (Francia) il 21-VI-1940 a 33 anni.
Sac. LAZARO MARTINO, da Alacon (Spagna), † a Barcellona Sarrià (Spagna) il 15-1-1941 a 35 anni.
Sac. LATAKAS GIOVANNI, da Zardelin K. (Lituania), † a Estoril (Portogallo) il 28-VIII-1941 a 29 anni.
Coad. RIGAZIO EMILIANO, da Cigliano (Vercelli), † a Rawson (Argentina) il 5-XII-1940 a 79 anni.
Coad. BYWALEC VALENTINO, da Wilshelminebutte (Polonia), † a Jaboatao (Brasile) il 31-III-1941 a 66 anni.
Coad. MELLONI CARLO, da Bologna, † Campinas (Brasile) il 20-VII-1940 a 61 anno.
Coad. BORGHESIO GIACOMO, da Bivarossa (Torino), † ad Alessandria di Egitto il 9-XI-1941 a 59 anni.
Coad. PAWLIK GIOVANNI, da Mrzyotod (Polonia), † a Oswiecim (Polonia) il 23-VII-1941 a 35 anni.
Coad. PRANTL FRANCESCO, da Ursbach (Germania), † a Sollum (Egitto) il 15-VI-1941 a 31 anni.
Ch. DURAND LUIGI, da Bully (Francia), † a Lilla (Francia) il 27-V-1940 a 28 anni di età.
Ch. RAUSCH GIROLAMO, da Puan (Repub. Argentina), † a Bernal (Repub. Argentina) il 24-II-1941 a 23 anni.
Coad. FLEISCHMANN GIUSEPPE, da Klardorf Burglengefeld (Germania), † in guerra il 19-IX-1939 a 22 anni.
Coad. FRITSCH FRANCESCO, da Floss (Germania), † in guerra il 28-X-1939 a 23 anni.
Ch. KETTNER RICCARDO, da Kobbenrode (Germania), † in guerra il 12-XI-1939 a 24 anni.
Coad. FELDMAIER RICCARDO, da Postmunter (Germania), † in guerra il 6-VI-1940 a 24 anni.
Coad. Coad. REISINGER FRANCESCO ZAVERIO, da Haslach-Mittelberg (Germania), † in guerra il 12-VI-1940 a 30 anni.
Coad. HIRSCH ADOLFO, da Amberg (Germania), † in guerra l'11-VI-1940 a 26 anni.
Coad. PRANTL FRANC. ZAVERIO, da Ursbach-Sallniberg (Germania), † in guerra il 15-VI1941 a 31 anni.
Coad. MEIER GIOVANNI, da Aifendorf (Germania), † in guerra nel 1941 a 28 anni.
Sac. DIETRICH LUIGI, da Reithelshofen (Germania), † in guerra il 7-VII-1941 a 30 anni.
Ch. REBHOLZ GOFFREDO, da Mainz (Germania), † in guerra nel 1941 a 33 anni.
Coad. PANZER GIOVANNI, da Hirschaid (Germania), † in guerra il 3-VIII-1941 a 30 anni.
Sac. SOLLNER GIOV. BATTISTA, da Hiltersried (Germania), † in guerra il 10-VIII-1941 a 27 anni.
Sac. GEIGER ALBERTO, da WachseneggMoosbada (Germania), † in guerra il 16-VIII-1941 a 32 anni.
Ch. EMERICH LODOVICO da Jagstefeld (Germania), † in guerra il 10-VIII-1941 a 21 anni.
Ch. SALBREITER WALTER, da Bischmann (Germania), † in guerra il 3-IX-1941 a 26 anni.
Sac. JORRES GUGLIELMO, da Schlich (Germania), † in guerra il 6-VIII-1941 a 28 anni.
Ch. BRAMBRINK FRANCESCO, da Dúlmen (Germania), † in guerra il 13-VIII-1941 a 21 anni.
Ch. KONIG WENDELINO, da Marburg (Germania), † in guerra nel 1941 a 21 anni.
Coad. SCHUMACHER ANGELO CLEMENTE, da Bunne (Germania), † in guerra nel IX-1941 a 23 anni.
Coad. JENNEWEIN BENEDETTO, da Lanchndorf (Germania), † in guerra il 23-IX-1941 a 26 anni.
Ch. FINKE ENRICO, da Essen Borbeck (Germania), † in guerra il 18-X-1941 a 22 anni.
Sac. WSac. WITT LUIGI, da Floss C. Weiden (Germania), † in guerra il 13-X-1941 a 3o anni.
Ch. KNUPFER PAOLO, da Talhein Lauterach (Germania), † in guerra il 25-IX-1941 a 26 anni.
Coad. REBELE CARLO, da Wolfedstadt (Germania), † in guerra il 10-XI-1941 a 31 anni.
Ch. BERGER GIULIO, da Neckarsulm (Germania), † in guerra nel 1941 a 23 anni.
Ch. SANDER HEINZ.
Ch. BOCHTLER GIOVANNI, da Eggau der Gunz (Germania), † in guerra nel 1941 a 21 anni.
Ch. LUNZ GIOVANNI, da Grenth Zentbechhofen (Germania), † in guerra nel 1941 a 3o anni.
Ch. GEBHARDT GIUSEPPE, da Wurzburg (Germania), † in guerra nel 1941 a 23 anni.
Ch. SCHOLTYSIK ISIDORO, da Blaschowitz (Germania), † in guerra il 18-XI-1941 a 26 anni. Sac. KOBL GIUSEPPE, da Oening (Germania), † in guerra nel 1941 a 27 anni.
Mons. PIETRO BORGIA, † a Torino il 7-II u. s. a 74 anni.
Maestro di Camera dell'Em.mo Segretario di Stato Card. Luigi Maglione, Mons. Borgia era tra i più cari ed affezionati nostri Cooperatori.
Chiamato dal Signore in giovane età al Sacerdozio, si era legato alla Famiglia Salesiana soprattutto nel periodo che trascorse a Torino come segretario particolare dell'Em.mo Arcivescovo Cardinal Richelmy. Ebbe poi modo di conoscere l'espansione dell'Opera nostra accompagnando l'Ecc. Mons. Scapardini nelle Nunziature del Perù e del Brasile. Tornato a Roma nel 1919 ed assunto come archivista nella Segreteria di Stato, prestava la sua direzione spirituale ai nostri confratelli e studenti di Teologia presso le Università Pontificie, recandosi ogni settimana appositamente all'Istituto Sacro Cuore, e continuò a prodigare questo sacro ministero anche dopo la sua nomina a Maestro di Camera dell'Em.mo Card. Segretario di Stato. Col vivo e largo rimpianto, Mons. Borgia lascia l'esempio di una grande pietà e zelo illuminato nella guida delle anime, di fedeltà esemplare, di filiale attaccamento alla santa Chiesa e di profonda devozione al. Vicario di Cristo.
ELVIRA BANDINELLI ved. DALLI, † a Genova-Sampierdarena il 18-II u. s.
Generosa sostenitrice di tante opere pie, aveva una predilezione per le Opere e Missioni salesiane. Zelatrice del culto a Gesù Sacramentato, alla Madonna ed a S. Giuseppe, legava, ancor vivente, la propria abitazione alla nostra chiesa di S. Gaetano. Devotissima delle anime del Purgatorio promosse con ardore la fondazione di Messe quotidiane perpetue nelle nostre chiese dell'Ispettoria Ligure-Toscana.
IDA LEONI, † a Cremona, il 1-II u. s.
Anima Anima eletta, consacrò tutta la sua vita a Dio, pur restando in famiglia, con un anelito di perfezione che, attraverso all'amore purificato dalla penitenza, la elevò a grandi rapide ascensioni. Divenne quindi fonte di luce, di consiglio, di conforto cristiano a tante anime che continuano ad ispirarsi all'esempio delle sue singolari virtù. Devotissima di S. Giovanni Bosco, dopo aver offerto tesori di carità in vita, legò in morte alle Opere salesiane anche i suoi modesti averi.
Marchesa ANGIOLA MALASPINA, † a Villafranca Lunigiana (Apuania) il 20-XI-1941- Di indole mite, caritatevole, tutta dedita ad opere di pietà, visse nel dolore, cogli occhi sempre fissi al Cielo. La sua fine, compendio d'una vita bene spesa, parve avverasse il desiderio più volte espresso: di fare il suo purgatorio sulla terra. Di fatti non un lamento uscì dalle sue labbra, che suonasse ribellione al lungo male che la tormentava; bensì parole di edificazione e di conforto agli altri. Devotissima di Maria Ausiliatrice e di S. Giovanni Bosco, sosteneva con zelo le Opere salesiane.
Avv. Cav. Uff. G. B. VENTURELLI, † a Conegliano Veneto, nel febbraio u. s.
Figura esemplare di cittadino e di magistrato integerrimo, era uscito dalla scuola di Don Bosco con una coscienza profondamente cristiana che resse tutta la stia vita nella fede e nella dedizione al proprio dovere.
ANDREOLETTI DOMENICO, † a Limone (Cuneo) il 7-II u. s. a 48 anni.
Uomo di grande rettitudine e di fede robusta, si consacrò fino all'ultimo con spirito veramente cristiano al bene della famiglia. Affezionatissimo a Don Bosco, era felice di aver dato un figlio a Dio nella Società Salesiana.
MONTANARO GIUSEPPE, † in Novello d'Alba il 1-XII-1941, a 79-anni.
La FedLa Fede Cristiana guidò ogni sua azione, e lo consacrò tutto al bene della famiglia.
Devotissimo di S. Giovanni Bosco, si stimava felice di aver dato una figliola all'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice.
GIOCO MARIA ved. VIGNATO, † a Cologna Veneta il 19-I u. s. a 71 anni.
Visse per la famiglia, collo sguardo a Dio, santificando l'amore, il lavoro ed il dolore. Fervente cooperatrice, fu benedetta dal Signore colla vocazione di un figlio alla Società Salesiana.
Altri Altri Cooperatori defunti.
Agnese Teresa, Gazzelli (Imperia) - Alessio -Candida, Luserna S. Giovanni (Tosino) - Algise Rita, Treviso - Battistella Isaia, Portici (Napoli) - Benetti Giuseppe, Aosta - Bergoglio Marco, Sarezzano (Alessandria) - Bianchetti Sironi Elisa, Gallarate (Varese) - Bolis Oliva, Locate Bergamasco (Bergamo) - Botti Caterina, Coccaglio (Brescia) - Botto Marietta, Pomaro Monferrato (Alessandria) - Bretto Clemente, Rodallo (Aosta) - Brusati D. Alfonso, Bellinzago (Novara) - Buccellati Leopolda, Milano - Cannata Federico, Modica (Ragusa) - Canonica Anita, Torino - Capra Virginia, Bubbio (Asti) - Carbarino Angela, Pegli (Genova) - Catalano D. Francesco, S. Elisabetta (Agrigento) - Cavagliano Alessio, Collobiano (Vercelli) - Cavallaro cav. Andrea, Lettere (Napoli) - Cominazzi Palmira, Fiorano al Serio (Bergamo) - Cornaglia Suor Geltrude, Torino - Corradini Giuseppe Epifanio, Porto Civitanova (Macerata) - Corsini Eteocle, Arcidosso (Grosseto) - Cristan Dionigio, Sporminore (Trento) - Cristina Oreste, Pallanza (Novara) - Demedici Carolina, Casale Monferrato (Alessandria) - De Nardo Pietro, Motta di Livenza (Treviso) - Dezi Antonio, Ronciglione (Viterbo) - Donato Marietta, Marcellinara (Catanzaro) - Donatoni Fortunato, Bussolengo (Verona) - Dondeynaz Luigi, S. Vincenzo della Fonte (Aosta) - Donelli Giovanni, Legnano (Milano) - Fassio Giuseppe, Agliano (Asti) - Feriari Francesco, Costanzana (Vercelli) - Fiori Comaschi Carmela, Bergamo - Forni Ernésta, Bellinzona (Svizzera-Tic.) - Franchini Anita, Massa (Apuania) - Galignani Enrico, Palazzolo sull'Oglio (Brescia) - Gambaruto Giovanna, Montaldo Scarampi (Asti) - Gazzotti Stella, Varzi (Pavia) - Giudici Antonietta, Clusone (Bergamo) - Griscri D. Antonio, Mondavi (Cuneo) - Guaita Luciano, Ronzano Lombardo (Berguno) - Gusmini Margherita, Vertova (Bergamo) - Heffler Luigi, Villadossola (Novara) - Iacono Rizza, Vittoria (Ragusa) - Ialuna Renda Crocifissa, Mineo (Catania) - Juglair Caterina, Donas (Aosta) - Ivaldi Pietro, Ponzone (Alessandria) - Lo Spoto N., Corato (Bari) - Marini Antonietta, Como - Masperone Angelo, Villanova d'Asti (Asti) - Massa Ilario, Bogliasco (Genova) - Meneghello Giuseppe, Granze di Camin (Padova) - Miazzo Vincenzo, S. Croce (Padova) - Monge D. Federico, Manta (Cuneo) - Montanara D. Orlando, Montagnana (Padova) - Moroni Ida, Prè (Trento) - Noi Fovino Lucia, Gantbohì (Pavia) - Panarone Teresa, Bobbio (Piacenza) - Pasturino Giuseppe, Fezzano (Spezia) - Pellegrino Luigi, Boves (Cuneo) - Pennisi Giovanni, Riposto (Catania) - Pepato Adalgisa Masiero, Crenta (Cremona) Perano Antonio, Dronero (Cuneo) - Perazzini Ida, Verona - Pezzoli Sara, Rosetta (Bergamo) - Piantoni Margherita, Fiorano al Serio (Bergamo) - Pomati Maria, Zumaglia (Vercelli) - Pozza Malvina, Recoaro (Vicenza) - Rapetti Giacomo, Orsara Bormida (Alessandria) - Raselli Pietro, Villanova monf. (Alessandria) - Salvadori Lucia, Lavenone (Brescia) - Sasco Maria, Pila (Novara) - Schioppa D. Giovanni, Forio d'Ischia (Napoli) - Starace Antonio, Vico Equense (Napoli) - Todesco Orsola, Monselice (Padova) - Turco Giovanna, Mondovi Piazza (Cuneo) - Varisco Nina, Busto Arsizio (Varese) - Verzara Vittorio, Caldogno (Vicenza) - Zanello Maria, Pontestura (Alessandria) - Zani D. Damiano, Bienno (Brescia) - Zini D. Alessandro, Brescia - Zublena Fede, Cavallermaggiore (Cuneo).
La Pia Opera del Sacro Cuore di Gesù per le sei Messe quotidiane perpetue ed il vantaggio spirituale di molte altre opere.
1. Nella nostra Basilica del Sacro Cuore al Castro Pretorio, in Roma, è eretta la Pia Opera del Sacro Cuore di Gesù per la celebrazione in perpetuo di sei Messe quotidiane, secondo le intenzioni di chi offre UNA LIRA PER UNA SOLA VOLTA.
2. Queste Sante Messe sono celebrate, due all'altare del Sacro Cuore di Gesù, due a quello di Maria SS. Ausiliatrice, e due a quello di S. Giuseppe. (A questi due ultimi altari è specialmente legata la memoria di S. Giovanni Bosco, che vi celebrò durante la sua ultima dimora in Roma).
3. Gli iscritti, vivi o defunti, oltre al vantaggio di sei Messe, partecipano in perpetuo al frutto spirituale:
a) della recita del Santo Rosario e della benedizione col SS. Sacramento, che si imparte ogni giorno nella stessa Chiesa;
b) delle funzioni, che si celebrano quotidianamente nella Cappella dei giovanetti dell'annesso Ospizio,
c) della Messa che viene ascoltata ogni giorno dagli stessi giovanetti;
d) di tutte le altre funzioni, novene, feste e solennità che si celebrano nelle suddette Chiesa e Cappella:
e) di tutte le orazioni e buone opere, che vengono fatte dai Salesiani e dai loro giovanetti in tutte le Case, Collegi, Ospizi, Oratori festivi, Missioni, ecc., ove sono stabiliti o si stabiliranno.
4. Tutti gli inscritti partecipano a tutti i suesposti favori dal giorno della loro inscrizione.
5. Col versare una sola volta l'elemosina di mm . lira l'offerente ha diritto di formare l'intenzione per tutte le sei messe, e per tutte le altre pie opere così a proprio, come a vantaggio dei suoi cari, vivi e defunti, e di cambiar intenzione in ogni circostanza secondo i particolari bisogni e desideri.
6. Ciascuno può con egual limosina inscrivere i bambini, gli assenti, i defunti e qualsiasi persona, anche a sua insaputa.
I Collettori e le Collettrici godono del frutto delle sei Messe ogni dodici inscritti, aumentato tante volte quante sono le dozzine d'anserini.
7. Le offerte vengono erogate per la manutenzione della Chiesa, dell'Ospizio e per il mantenimento dei giovanetti dell'Ospizio stesso, rimanendo a carico dei Salesiani l'obbligo di fare adempiere tutti i pesi della Pia Opera.
8. I nomi degl'inscritti vengono raccolti in tanti volumi e conservati nel tempio del Sacro Cuore di Gesù a perpetua memoria.
9. La Pia Opera ha due centri, uno a Roma, l'altro a Torino. - A Roma: l'indirizzo è: RETTORE DELLA
BASILICA E DELL'OSPIZIO SACRO CUORE - VIA MARSALA, 42 - ROMA 121. - A Torino: REV.MO RETTOR MAGGIORE DEI SALESIANI - VIA COTTOLENGO, 32 - TORINO 109.