Anno LXVI - N. 6 - 1° GIUGNO 1942 - XX
SOMMARIO: La commemorazione del centenario della nascita del Ven. Domenico Savio. - In famiglia. - Dalle nostre Missioni: Cina, Assam, Congo Belga, India. - Tesoro spirituale. - Lettera di Don Giulivo ai giovani. Necrologio. - Crociata missionaria.
L'annunciata commemorazione del centenario della nascita del Venerabile Domenico Savio, il 16 aprile u. S., è assurta ad una solenne esaltazione delle virtù dell'angelico giovinetto e dell'ascetica del suo impareggiabile Maestro S. Giovanni Bosco.
All'ora fissata, l'ampio salone-teatro dell'Oratorio era gremito di una folla di personalità del clero e del laicato cui facevano corona i giovani artigiani e studenti della Casamadre e le rappresentanze del nostro Ateneo Pontificio, degli Istituti Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice, delle Associazioni di A. C. e di altre istituzioni religiose cittadine. Col Presidente Internazionale dei Cooperatori Salesiani, Conte Sen. Eugenio Rebaudengo erano: il Sen. Rubino, Presidente dell'Accademia Albertina, i Consoli di Spagna e di Argentina, il Can. Cappella, Mons. Barale, Mons. De Secondi, vari Superiori di Ordini e Congregazioni religiose, il rev. Parroco di Riva di Chieri, paese natale del Venerabile, il pittore prof. Mario Caffaro Rore, ed altri. Con la Presidente Marchesa Carmen Compans di Brichanteau, molte Dame-Patronesse del Comitato Centrale. lco figurava il ritratto di Domenico Savio, restituito secondo il disegno originale del 1858, che incontrò la generale soddisfazione.
La banda salutò l'ingresso dell'Em.mo Cardinale Arcivescovo Maurilio Fossati, seguito dalle LL EE. Rev.me Mons. Umberto Rossi, Vescovo di Asti, Mons. Perrachon delle Missioni della Consolata, Mons. Gionalj, Mons. Coppo, accompagnati dal Rettor Maggiore e da tutti i Superiori del Capitolo.
Il programma si iniziò coll'esecuzione dell'Inno a Domenico Savio, composto dal M° Don Lasagna, cui seguì l'indirizzo di unIl programma si iniziò coll'esecuzione dell'Inno a Domenico Savio, composto dal M° Don Lasagna, cui seguì l'indirizzo di un alunno che diede il benvenuto a Sua Eminenza, agli Ecc.mi Vescovi, ai Superiori ed a tutti gli intervenuti, protestando la fedeltà dei giovani alla consegna di mantenere il fervore della spirituale eredità del loro antico Compagno.
Salì quindi sul palco l'oratore ufficiale, il nostro Dott. Don Alberto Caviglia, della Deputazione di Storia Patria, che, premesso un ringraziamento al Rettor Maggiore per avergli offerto l'onore di quella commemorazione nell'anno della sua Messa d'Oro, avvinse il pubblico, con genio storico e fine senso ascetico, in un'analisi acuta e profonda della santità dell'angelico giovinetto, che trasportò gli uditori alle vette della mistica fra impensate rivelazioni e genialissimi rilievi accreditati da rigorose documentazioni e smaglianti illustrazioni.
Il discorso di D. Caviglia.
L'oratore, movendo da quel di Dante nella Vita Nuova: « E par che sia una cosa venuta di cielo in terra a miracol mostrare », e dalla definizione di PP. Pio XI: « Un piccolo, anzi grande gigante dello spirito », adunò i due concetti nella figura del piccolo Santo, in cui grazia e bellezza di santità si fonde in un'altezza di spirito che trascende le umane parvenze. Opera d'arte divina, vera poesia che trasumana la realtà della vita. Il significato della celebrazione è nel fatto - egli disse - che la nascita d'un semplice fanciullo, morto Santo a men di quindici anni, si esalta come la data storica dal sorgere di una nuova gloria della Chiesa e di una nuova figura spirituale, mentre in Casa di Don Bosco è la riaffermazione dell'originaria concezione spirituale del Santo Educatore, ch'egli esemplò in se stesso, rispecchiando il suo Maestro. La Vita impareggiabile, scritta da Don Bosco col candore e la poesia della verità, è, più che biografia, un'agiografia, pervasa di stupore e di tenerezza. La meraviglia e la simpatia che si genera in chiunque contempli la figura del piccolo Santo, sono espresse nelle nobili definizioni di Don Bosco e del Papa Pio XI. Il piccolo Santo, che a sette anni scrive la sua formola: <,La morte ma non peccati», e che piccolo e fanciullo è rimasto sempre nella sorridente parvenza, non è fanciullo nella santità, ed è il piccolo, anzi grande gigante dello spirito. Unica finora, e perciò nuova, questa figura di santo fanciullo sta a documento della fecondità e molteplicità dello Spirito della Chiesa: così come l'essere apparsa nel giardino di Don Bosco ne fa una riprova e un documento del supremo valore della missione e del verbo educativo del Santo Patriarca dell'educazione. E poichè rispecchia autenticamente il tipo di santità e la concezione spirituale di Don Bosco, così impersona il tipo e lo stile della santità Salesiana; egli è uno di noi.
In tali fatti sta la ragione del celebrarne la nascita, e la storia di lui, storia di santo, è il più luminoso documento dei lavori della grazia e dell'opera del suo Maestro, in farne il piccolo, anzi grande gigante dello spirito ».
Lo straordinario, ossia il soprannaturale, si rivela già nell'infanzia e nella prima fanciullezza del piccolo santo, nato d'umile condizione, ma fin dalla nascita oggetto delle attenzioni di Dio, come dell'Angelo suo, che lo accompagna visibilmente. S'adattano alla sua prima età le parole dette dal Segneri per S. Luigi, e si accordano con le parole di Don Bosco, e corrono paralleli i primi eroismi e le prime luci dell'anima. In entrambi i sette anni segnano la data della nascita spirituale; ma nel Savio c'è di più: è l'ora della prima - Comunione, dove l'anima, penetrata di luce e d'amore oltre la misura dell'età, gli detta la parola antonomastica «La morte ma non peccati » che rimane a contrassegno della sua santità. Dai sette ai dodici anni la crescenza spirituale è visibile, e appare dalle parole dei genitori, dei compagni, dei maestri, e si rivela negli eroismi della piccola vita - fino al più forte e superiore ai suoi dodici anni, di sopportare la calunnia per amor di Gesù.
A quell'età, come a S. Luigi, Iddio fa trovare la guida. Come nel Gonzaga San Carlo, così nel Savio Don Bosco intuisce i lavori della grazia divina. Il piccolo santo diviene la stoffa nelle mani del sarto: la collaborazione dell'alunno e del Maestro si avvera nella Casa di Don Bosco, il luogo proprio dove la pianticella vive la sua vita nuova, la vera vita. La mirabile definizione di Don Bosco, del crescere meraviglioso e armonicamente simultaneo delle virtù nel giovanetto santo, viene spiegata coll'altra del tenor di vita oltre cui non si può andare. E tutto procede dall'interno che, nella storia di quell'anima, in tre momenti o ascensioni, perviene all'apice della perfezione e alla quiescenza totale nella visione e nell'amore. Il primo momento, la consacrazione all'Immacolata, l'8 dicembre 1854, stabilisce in lui la perfezione nel dovere, che Don Bosco descrive nella vita del santo scolaro. Al secondo momento, del marzo 1855, una predica di Don Bosco sul farsi santi, diviene « la scintilla che gl'infiamma il cuore dell'amor di Gesù » e gli rivela la sua vocazione alla santità, e dichiara al suo Maestro e Padre: « Io voglio assolutamente ed ho assolutamente bisogno di farmi santo, e se non mi fo santo, io fo niente. Iddio mi vuole santo, e sarò infelice se non sarò santo ». E tiene « una vita veramente da santo ». E il Santo Maestro gliene insegna la via, col rivelargli la sua vocazione: la conquista delle anime: che è quella medesima di lui, Don Bosco, della santità salesiana. Savio diviene « il piccolo, anzi grande apostolo » che ripresenta Don Bosco, e lo spirito missionario in lui culmina colla creazione della Compagnia dell'Immacolata, e nel sublime eroismo della rissa pericolosa acquetata con esporsi al martirio.
In tale temperie si svolgono e manifestano le virtù personali del piccolo santo, che riflettono per affinità quelle di Don Bosco: virtù straordinarie vissute nell'umile vita ordinaria, dove non c'è un difetto da correggere nè una virtù da aggiungere, e, come in Don Bosco, tutte involte e dissimulate nel tono caratteristico dell'allegria, principio sostanziale della pedagogia di Don Bosco e della vita del Savio. Quelle virtù, mirabili ed eroiche una per una, mettono capo a due fonti: la bontà, il buon cuore, coi suoi eroismi e le sue conquiste di apostolato, e la forza del carattere, per cui Don Bosco vede lo sforzo umano di lui nel condurre «un tenor di vita meraviglioso ». Al che si collega lo studio della mortificazione, contenuto dal Santo Maestro secondo il suo principio della vita mortificata, ma tuttavia aloisianamente ingegnosa e, per Don Bosco, industriosa nella pratica « d'ogni giorno e d'ogni momento ». E tutto è involto nel nimbo celestiale d'una purezza angelica, quasi privilegiata, e serbata con la gelosa circospezione aloisiana, per la quale il Savio è « non inferiore a San Luigi» ed è il giglio salesiano, rimasto a tipo della forma castitatis dalla tradizione salesiana.
Nel mondo dello spirito, dove il fanciullo santo è il piccolo, anzi grande gigante, è il dominio dell'amor di Dio e dell'unione con Dio fino alle trasumananti unioni mistiche, raggiunta non per gradi, ma cogli slanci del volo, pareggiando il cammino delle santità maturate. La santità vissuta, estasi della vita, genera la vita dell'estasi. Lo stato soprannaturale della preghiera è lo stato permanente di quell'anima. Forse vedeva realmente e parlava con Gesù e Maria. Non viveva, dice il Cagliero, che di Dio, per Dio, e con Dio. La direzione di Don Bosco non può conoscersi: solo sappiamo che il Savio è un capolavoro della Confessione, e le vie di Don Bosco seguono la formola: Tenersi alle cose facili, ma farle con perseveranza. Invero la vita della divozione e la pratica religiosa del fanciullo non differiscono da quella che Don Bosco insegnava a tutti, e gli orientamenti della divozione erano già in lui e qui presero forma, volti cioè verso i due poli della pietà indicata dal Santo Maestro. Ed egli è anima squisitamente mariana e sovranamente eucaristica. Per Maria Immacolata, a cui si consacra, egli crea la Compagnia per la conquista delle anime. Nella vita eucaristica il Savio è il tipo più rappresentativo dell'ideale di Don Bosco, e nessuno giunge al grado del piccolo santo. Il Capo XIV della Vita esprime l'ammirazione di Don Bosco per quello stato d'animo, che il Maestro regola con prudenza, lasciandolo poi spaziare tra i prodigi di Dio. Forse il giovane angelico vedeva Gesù sensibilmente, e le estasi e visioni di lui sono un fatto dell'unione eucaristica. Don Bosco lo sentì dialogare ad alta voce, e una volta lo trovò già da sei ore in estasi presso l'altare, rapito nelle « cose tanto belle » ch'egli vedeva. A questi momenti appartiene la visione della conversione dell'Inghilterra, compendio dell'amore attivo dell'anima che vive degli interessi di Gesù. con l'apporle un abitino. Segreti di Dio.
In tale atmosfera del soprannaturale si avvera il terzo momento della sua storia, quando si sublima nell'eroismo delle virtù, con un crescendo accentuato (la parola è di Don Rua) dopo la fondazione della Compagnia: fatto culminante della sua vita di santo e attuazione della sua vocazione di apostolo. È infatti una lega di amicizie per farsi santi e per esercitar l'apostolato tra i compagni, preparandosi a cose più vaste. Il fatto ha pure un'importanza storica, dacchè di là provengono i primi che iniziano il 18 dicembre 1859 la Congregazione Salesiana, e il Savio è l'anima di quella preparazione. Don Bosco, educando il Santo, educava il Salesiano.
L'ascesa del terzo momento condusse allo stato eroico della carità, dov'egli accelera i tempi della santità, mentre la compagnia del più caro amico, il Massaglia, gli vien tolta, ed egli nella sicura previsione della fine non lontana vive di solo fervore, e nella nostalgia del Paradiso si consuma. I nove ultimi mesi passati presso Don Bosco sono visibilmente un salir verso l'alto e un consumarsi della vita. E solo per comando di medici deve lasciare l'Oratorio e Don Bosco. Il distacco è per lui uno strappo del cuore. Ma l'accetL'ascesa del terzo momento condusse allo stato eroico della carità, dov'egli accelera i tempi della santità, mentre la compagnia del più caro amico, il Massaglia, gli vien tolta, ed egli nella sicura previsione della fine non lontana vive di solo fervore, e nella nostalgia del Paradiso si consuma. I nove ultimi mesi passati presso Don Bosco sono visibilmente un salir verso l'alto e un consumarsi della vita. E solo per comando di medici deve lasciare l'Oratorio e Don Bosco. Il distacco è per lui uno strappo del cuore. Ma l'accetta in virtù della conformità alla volontà di Dio.
Gli ultimi otto giorni (dal primo al 9 marzo 1857) passati in famiglia rivelano l'interezza della sua personalità: egli è lieto e giocondo, sentendosi sulla soglia del Paradiso. Opera d'arte divina è quella morte, che «vedendo le cose belle » lo riposa nella gioia.
Tutti dicono esser morto un Santo, e vita di Santo è quella scrittane da Don Bosco, che tale lo credette e lo disse, incoraggiando ad invocarne l'intercessione. Così il modello da lui proposto alle miriadi di anime fanciulle che vi si specchieranno, acquista un valore più che terreno, e la sorridente figura dell'angelico alunno rimane « ad esempio e gloria della gioventù cristiana moderna ».
E come ogni santo è una parola di Dio, il Savio è insieme una parola di Don Bosco, la prima e più genuina parola che irradia nel mondo la luce nuova dello spirito Salesiano, che lo viene permeando. La nascita del Savio è come l'apparizione di una nuova gloria e d'una nuova parola, ed è giusto celebrarla. La Vita scritta da Don Bosco l'ha rivelata alla Chiesa, e la Chiesa vi si fonda per sanzionarla, coronando del nimbo dei Beati e poi dell'aureola dei Santi, il « piccolo, anzi grande gigante dello spirito » e collocandolo sugli altari accanto al suo Maestro, San Giovanni Bosco... della sua fisionomia spirituale, si augurò di poter presto assistere alla beatificazione dell'esemplare alunno di Don Bosco; e, rilevando la sua corrispondenza alla direzione spirituale del santo Educatore, si compiacque coi giovani della dichiarata volontà di imitarne le virtù preclare e li esortò a mantenere sopra tutto lo stesso proposito del loro angelico modello: « La morte, ma non peccati ».
La ripetizione dell'Inno fuse di nuovo tutte le voci degli artigiani e degli studenti, e la banda concluse la cerimonia con una marcia trionfale.
IN FAMIGLIA
Torino - Il Centenario della morte
di San Giuseppe Benedetto Cottolengo.
Ricorrendo, il 30 aprile u. s., il centenario della morte di S. Giuseppe Benedetto Cottolengo, la città di Torino diede al « Santo della Provvidenza » una plebiscitaria dimostrazione di devozione e di gratitudine accorrendo in folla alla sacra predicazione ed alle solenni funzioni tenute nella « Piccola Casa » e nella Basilica La ripetizione dell'Inno fuse di nuovo tutte le voci degli artigiani e degli studenti, e la banda concluse la cerimonia con una marcia trionfale.
Torino - Il Centenario della morte di San Giuseppe Benedetto Cottolengo.
Ricorrendo, il 30 aprile u. s., il centenario della morte di S. Giuseppe Benedetto Cottolengo, la città di Torino diede al « Santo della Provvidenza » una plebiscitaria dimostrazione di devozione e di gratitudine accorrendo in folla alla sacra predicazione ed alle solenni funzioni tenute nella « Piccola Casa » e nella Basilica del Corpus Domini. La domenica, poi, 3 maggio - anniversario della traslazione della salma del Santo da Chieri, ov'era spirato, alla Casa di Torino - un imponente corteo raccolse decine di migliaia di rappresentanze di tutte le classi sociali colle organizzazioni religiose e di Azione Cattolica attorno alle autorità ed all'Em.mo Cardinale Arcivescovo, che, sfilando dalla Cattedrale alla Basilica del Corpus Domini ed a quella della Consolata, scesero alla « Città del miracolo » ove oltre diecimila infermi trovano quotidiano conforto ed assistenza dalla carità dell'opera che il Can. Cottolengo ha fondato con strepitosa fiducia della Divina Provvidenza. Alla destra dell'Em.mo Cardinale Arcivescovo incedeva il nostro Rettor Maggiore ; fra il Clero, i Superiori del Capitolo, Ispettori e Direttori delle nostre Case di Torino. Una bella colonna formavano i nostri 600 giovani dell'Oratorio con le rappresentanze degli Oratori festivi, del Collegio S. Giovanni Evangelista, il baldo stuolo dei nostri Liceisti di Valsalice, l'Istituto « Conti Rebaudengo » ed i chierici studenti del nostro Ateneo Pontificio. Nella sezione femminile, le Figlie di Maria Ausiliatrice accompagnavano centinaia di alunne dei loro Istituti ed Oratori cittadini. Delle tre bande due erano del nostro Oratorio di Monterosa e dell'Istituto Rebaudengo. Abbiamo avuto cosi occasione di testimoniare ancora una volta l'affetto che lega l'Opera salesiana all'Opera del Cottolengo che la Divina Provvidenza ha voluto allineare a breve distanza a protestare al mondo i prodigi della carità cristiana.
Il Santo che confermò ed incoraggiò il nostro Padre Don Bosco fin dagli inizi del suo apostolato, continui a benedirci perchè anche l'Opera nostra possa perseverare colla sua in quello spirito provvidenziale che è un'apologia vivente del Cristianesimo. lante di lAcerra - La Pasqua nell'Ospedale Militare Territoriale.
Le Figlie di Maria Ausiliatrice che, in numero di dodici, prestano la loro opera nell'Ospedale territoriale di Acerra ci hanno trasmesso la relazione della soddisfazione del Precetto Pasquale, stesa da un bravo sergente. La riproduciamo ben volentieri anche perchè rivela ancora una volta l'animo e la tempra dei nostri cari soldati.
19 marzo 1942-XX.
Preparati dalla dotta parola del Rev. Padre Bonaventura Cesareo dei Domenicani e dall'opera umile e paziente delle Suore e del Cappellano militare, i soldati dell'ospedale e del presidio hanno soddisfatto, nella solennità di S. Giuseppe, il Precetto Pasquale. dente (servo) sarà guarito » ravvivò in noi la fede e l'umiltà.
Dopo la S. Comunione, un inno di gratitudine eruppe da ogni cuore e si protrasse fino al termine della S. Messa, cui seguì la benedizione Eucaristica. Mentre S. E. Mons. Vescovo esponeva l'Ostia immacolata dai nostri cuori di giovani baldi e fieri sgorgò maestoso e devoto l'inno « Ti adoriamo, Ostia Divina ». Recitammo quindi col Cappellano la consacrazione del soldato al Sacro Cuore, e, dopo il canto del Tantum Ergo, Gesù, innalzato dalle mani del venerando Pastore, ci benedisse.
Sul volto di ognuno era una gioia indescrivibile, profonda e sincera che manifestammo al Vescovo al momento in cui lasciava l'ospedale.
Come in questo mattino, rimanga a lungo in tutti la grazia e la pace di N. S. Gesù Cristo con i propositi, i frutti e le grazie.
Solo così ognuno di noi potrà compiere con abnegazione il proprio dovere e tornare in un non lontano domani tra le braccia della propria mamma con la palma della vittoria in mano ed il sole nell'anima!...
Sergente GIOVANNI GRECHI.
Bevadoro (Padova) - Inaugurazione di una statua a San Giov. Bosco.
L'associazione giovanile cattolica S. Giov. Bosco di Bevadoro ha messo sotto la speciale protezione del Santo tutti i militari del paese e questi, entusiasti della proposta fatta da uno dei più zelanti tra i soci, hanno concorso alla collocazione di una bella statua nella chiesa Parrocchiale, col proposito di una festa solenne al termine della guerra.
La statua venne benedetta ed inaugurata il 12 aprile u. s. approfittando della presenza del sig. Don Ziggiotti, nativo del paese.
Il discorso d'occasione illustrò bellamente il significato del gruppo, scolpito in legno dalla ditta Comaschi di Schio, che rappresenta il Santo paterno e sorridente a un fanciullo che gli porge fiori e a un soldato che lo prega con fede.
Erano presenti i combattenti in licenza o in congedo provvisorio, a testimoniare la devozione di oltre un centinaio di commilitoni, finora tutti salvi dai pericoli della guerra e fiduciosi nel visibile patrocinio del Santo.
Faenza - Feste giubilari.
Coincidendo col centenario dell'inizio dell'Opera Salesiana anche il 60° dell'apertura del nostro Istituto in Faenza, i faentini vollero testimoniare la loro divozione e gratitudine a Don Bosco ed a Maria Ausiliatrice con solenni funzioni e l'inaugurazione del nuovo altar maggiore offerto dai Cooperatori, ex allievi ed allievi con vera gara d'affetto.
In stile neoclassico con tendenza allo stile baroccheggiante di tutta la chiesa, l'altare - su progetto dell'arch. prof. Ettore Bordoni di Bologna - è addossato ad un ampio postergale ai lati del quale si aprono due grandiosi portali, che separano il coro dal presbiterio e si eleva sopra ad un basamento di marmo port'oro e rosso levante con gradini di bardiglio fiorito.
L'ossatura e tutta la parte ornamentale sono in marmo bianco di Carrara, di struttura massiccia e scevra da qualsiasi visibile giuntura.
Le cornici, le fascie, i pannelli risaltano da tutto il resto perchè di marmi colorati a tinte
forti come il fior di pesco, la porta santa, il brocatello di Siena, il verde Alpi, il giallo torri e l'onice del Marocco. La vivacità di colore di queste brecce rendono più evideute la bellezza della parte decorativa, nonchè la eleganza delle linee architettoniche di tutto l'insieme dell'altare. Ornamenti in mosaico a colori vivaci brillano nelle scaffe, nella facciata del ciborio e specialmente nel palio centrale dell'altare e si fondono con ricche sculture eseguite da valenti artisti. Ai lati sullo sfondo di mosaico fanno bella mostra due stemmi: uno del compianto N. U. Cav. Giuseppe Masolini e l'altro del conte Antonio Margotti.
Il piancito del presbiterio fu eseguito con pregevoli marmi e riquadrature intarsiate nel cui centro risalta a colori vivaci una grandiosa rL'ossatura e tutta la parte ornamentale sono in marmo bianco di Carrara, di struttura massiccia e scevra da qualsiasi visibile giuntura.
Le cornici, le fascie, i pannelli risaltano da tutto il resto perchè di marmi colorati a tinte forti come il fior di pesco, la porta santa, il brocatello di Siena, il verde Alpi, il giallo torri e l'onice del Marocco. La vivacità di colore di queste brecce rendono più evideute la bellezza della parte decorativa, nonchè la eleganza delle linee architettoniche di tutto l'insieme dell'altare. Ornamenti in mosaico a colori vivaci brillano nelle scaffe, nella facciata del ciborio e specialmente nel palio centrale dell'altare e si fondono con ricche sculture eseguite da valenti artisti. Ai lati sullo sfondo di mosaico fanno bella mostra due stemmi: uno del compianto N. U. Cav. Giuseppe Masolini e l'altro del conte Antonio Margotti.
Il piancito del presbiterio fu eseguito con pregevoli marmi e riquadrature intarsiate nel cui centro risalta a colori vivaci una grandiosa raggiera in marmi di Trani, nero del Belgio, porta santa, verde Polcevere, e rosso santamiata. Perimetralmente ricorre un rifascio di rosso levante, con riquadrature a cassettoni di breccia rossa e nero Italia. La balaustrata che racchiude il presbiterio è costituita anch'essa da ricchi marmi massicci di pavonazzo di Crestola, cipollino con intarsio di macchiavecchia; il tutto appoggiato sopra a nuovi gradini di bardiglia fiorito. Al centro un cancelletto abbellito da ornamento di bronzo e alpacca.
Le feste si iniziarono il 28 gennaio colla consacrazione del nuovo altare ed ebbero il più lusinghiero epilogo il 12 febbraio. competenza dagli alunni del Ven. Seminario, mentre il servizio all'altare era prestato dalla compagnia del Piccolo clero dell'Istituto.
Il giorno anniversario del transito di S. Giovanni Bosco le Associazioni di A. C. dell'Oratorio e dell'Istituto eseguirono, nell'intimità familiare, coTanto alla Messa prelatizia per gli interni quanto a quella per gli Oratoriani e alle solenni funzioni del pomeriggio la chiesa fu sempre gremita di popolo. S. E. Mons. Coppo, che aveva predicato il triduo, nella prima funzione del pomeriggio parlò con semplicità missionaria ai giovani dell'Oratorio e loro parenti della vita del Santo. S. E. Mons. Rolla, nella seconda funzione, tenne, alla presenza dei due Ecc.mi Vescovi, e del Capitolo della Cattedrale, una smagliante orazione, in cui, con mirabile sintesi, presentò in San Giovanni Bosco il Santo sociale, moderno, geniale e poeta, creatore di un'epopea d'amore per le anime, di cui ogni sua casa è una strofa, ogni suo membro un verso.
L'Ecc. Mons. Scarante impartì, dopo il canto del Te Deum, la trina benedizione. I canti furono eseguiti con molta competenza dagli alunni del Ven. Seminario, mentre il servizio all'altare era prestato dalla compagnia del Piccolo clero dell'Istituto.
Il giorno anniversario del transito di S. Giovanni Bosco le Associazioni di A. C. dell'Oratorio e dell'Istituto eseguirono, nell'intimità familiare, come omaggio alla venuta di D. Bosco a Faenza, un bellissimo Coro parlato del noto poeta faentino Dott. Mario Collina. Il trattenimento accuratamente preparato e brillantemente eseguito fu definito: « Un rapido sguardo al passato, una confortante constatazione del presente, una consolante visione dell'avvenire dell'Opera Salesiana in Faenza ».
Lunedì 2 febbraio l'Ecc. Mons. Coppo celebrò per tutti i benefattori dell'Altare i cui nomi sono scolpiti nel marmo a perenne riconoscenza. ibranti acclamazioni S. E. prese posto sul palco d'onore ed ascoltò l'indirizzo del Direttore e di un alunno che si rese in-
terprete dei sentimenti di tutti i compagni. Quindi procedette all'inauguraNella prima fece largo posto ai lavori degli allievi: disegni, componimenti, saggi di illustrazione delle verità delle Fede proposte dal programma annuale di Religione che documentavano l'ottima organizzazione catechistica di classe, riassunta in una geniale rappresentazione grafica. Nella seconda, riprodotta al naturale la facciata della casetta natia di Don Bosco, con fotomontaggi, plastici e diorami offerse ai visitatori un quadro eloquente dello sviluppo e dell'incremento dell'Opera salesiana nel primo secolo della sua storia.
Inaugurò solennemente ambo le Mostre l'Ecc.mo Vescovo di Treviso Mons. Mantiero, che, il 15 aprile u. s., si portò appositamente all'Istituto col Rettore del Seminario Mons. D'Alessi, il rev.mo Arciprete di Mogliano, l'Arciprete del Duomo di Mestre Mons. Manzoni ed il rev. Don Tonolo dell'Ufficio Catechistico Diocesano. Erano a riceverlo il Direttore dell'Istituto prof. Don Gerli con tutti i Superiori e gli alunni, numerosi ex allievi col loro Presidente, Dame-Patronesse e Cooperatori. Fra vibranti acclamazioni S. E. prese posto sul palco d'onore ed ascoltò l'indirizzo del Direttore e di un alunno che si rese interprete dei sentimenti di tutti i compagni. Quindi procedette all'inaugurazione ed alla visita delle nostre, mentre la scuola di canto eseguiva un inno missionario. Dopo il Vescovo si affollarono gli intervenuti, ammirando il criterio di organizzazione e soprattutto i saggi di applicazione degli alunni. Prima di chiudere la cerimonia colla benedizione Eucaristica nella Cappella del Collegio, Mons. Vescovo volle congratularsi coi giovani ed incoraggiare il loro amore allo studio ed alla pratica della Religione, commentando le parole lette nel quaderno di un alunno: « La conoscenza del Catechismo ci avvicina di più a Dio e ci fa più buoni ».
Le Mostre rimasero aperte fino al 27 aprile ed attrassero visitatori anche da Venezia e da Treviso. Particolarmente gradita la visita dei Seminaristi della Diocesi.
Roma - Il decennale della parrocchia di Maria Ausiliatrice. ata direttamente dall'Ufficio parrocchiale.
» Quale e quanta benedizione spargano intorno queste iniziative materiate di soccorso e illuminate di consiglio e di conforto, lo sanno tante madri desolate, tanti infermi bisognosi, tanti giovani momentaneamente sprovvisti di tutto, tanti ragazzi derelitti che le circostanze più forti della volontà degli uomini sbattono dall'una e dall'altra parte come foglie staccate dal ramo.
» Come particolare indice di vita spirituale, ricorderemo che si fanno una media di 130 mila Comunioni annue: e che la chiesa, officiata con amoroso zelo, ogni giorno raccoglie fedeli per le pie pratiche quotidiane non solo del mattino ma anche della sera; mentre è sempre più notevole il numero dei fedeli che accorrono ad ascoltare la parola di Dio. Indice consolantissimo. Da un centinaio di battesimi dei primi anni, ora siamo a 500; e circa 300 ogni anno le Cresime e le Prime Comunioni e circa 200 i matrimoni.
» Abbiamo riservato per ultima una parola su l'Oratorio festivo: l'opera caratteristica dell'apostolato salesiano, la pupilla degli occhi al cuore di Don Bosco. L'opera che provvede alla gioventù che pullula per le strade in ogni ora del giorno perchè la casa - quando c'è - è per essa una prigione ed i genitori sono per molte ore, quando non per l'intera giornata, lontani dal tetto.
» Due cifre: 600 ragazzi e 400 bambine! Purtroppo mancano i locali adeguati per quell'assistenza completa che ad essi vorrebbero dare i Salesiani, che pure fanno miracoli per assisterli, coadiuvati ora dalle Suore di Maria Ausiliatrice. Ma la fiducia nella Provvidenza - che è la fiducia di Don Bosco - fa più che sperare, credere, in un prossimo domani, all'erezione di quei locali essenziali a tale opera - teatro compreso - pei quali l'appello ai Cooperatori non è mai stato lanciato invano.
» Una settimana di cerimonie a carattere strettamente religioso, ha commemorato dal
12 al 19 corr. questo decimo annuale: una settimana di vita spirituale, veramente, caratterizzata da quelle manifestazioni che costituiscono l'aspetto più caratteristico della vita
di una parrocchia. Iniziatasi con la sempre
dolce, e particolarmente cara al cuore delle
famiglie cristiane, cerimonia delle prime comunioni e cresime celebrando il venerando
Arcivescovo salesiano Mons. Felice A. Guerra,
è seguitata con tre giorni consecutivi di Messe
per la comunione pasquale degli alunni delle
grandi scuole " Card. Cagliero " e " C. Moneta " al mattino: una folla di piccoli assistiti
dai grandi si è accostata a Gesù con edificante
pietà; mentre la sera dopo la predica di S. E. Mons. Rotolo, che è stato il primo parroco e che ha voluto passare tutta la settimana fra quelli che furono i suoi figli spirit» Due cifre: 600 ragazzi e 400 bambine! Purtroppo mancano i locali adeguati per quell'assistenza completa che ad essi vorrebbero dare i Salesiani, che pure fanno miracoli per assisterli, coadiuvati ora dalle Suore di Maria Ausiliatrice. Ma la fiducia nella Provvidenza - che è la fiducia di Don Bosco - fa più che sperare, credere, in un prossimo domani, all'erezione di quei locali essenziali a tale opera - teatro compreso - pei quali l'appello ai Cooperatori non è mai stato lanciato invano.
» Una settimana di cerimonie a carattere strettamente religioso, ha commemorato dal 12 al 19 corr. questo decimo annuale: una settimana di vita spirituale, veramente, caratterizzata da quelle manifestazioni che costituiscono l'aspetto più caratteristico della vita di una parrocchia. Iniziatasi con la sempre dolce, e particolarmente cara al cuore delle famiglie cristiane, cerimonia delle prime comunioni e cresime celebrando il venerando Arcivescovo salesiano Mons. Felice A. Guerra, è seguitata con tre giorni consecutivi di Messe per la comunione pasquale degli alunni delle grandi scuole " Card. Cagliero " e " C. Moneta " al mattino: una folla di piccoli assistiti dai grandi si è accostata a Gesù con edificante pietà; mentre la sera dopo la predica di S. E. Mons. Rotolo, che è stato il primo parroco e che ha voluto passare tutta la settimana fra quelli che furono i suoi figli spirituali tanto diletti, e la benedizione, sono seguite le conferenze per i giovani e per gli uomini d'Azione Cattolica, tenute queste ultime dal Dott. Mario Cingolani, dal prof. Salvatori, dall'avv. Corsanego. Giovedì venerdì e sabato poi sono stati dedicati all'adorazione Eucaristica delle Quaranta Ore predicate anche queste da S. E. Mons. Rotolo che domenica mattina, giorno di chiusura, ha celebrato la Messa della Comunione Generale alla quale ha preso parte una folla enorme specialmente di giovani. L'attuale parroco, don Giuseppe Muzio, ha celebrato la Messa dell'Oratorio alle ore 9, e S. E. Mons. Traglia, Vicegerente di Roma, ha solennemente pontificato alle dieci.
» La sera, dopo il Rosario ed il discorso di S. E. Mons. Rotolo che, rievocate le prime origini della famiglia consacrata a Maria Ausiliatrice nel popoloso rione tuscolano, si è compiaciuto del grande progresso fatto e ben visibile non solo nelle manifestazioni di pietà alle quali aveva avuto la sorte di assistere, ma anche nella floridezza delle opere parrocchiali e nell'abbellimento continuo della chiesa, S. Em. il Cardinale La Puma, protettore della Pia Società Salesiana, ha impartito la Benedizione eucaristica.
» S. E. Mons. Rotolo aveva dato lettura dall'altare della consolante benedizione del Santo Padre che il parroco don Muzio aveva chiesto col seguente telegramma: - Salesiani dell'Istituto " Pio XI ", le associazioni, i fedeli della parrocchia di Maria SS. Ausiliatrice, uniti al primo parroco S. E. Mons. Rotolo nella religiosa celebrazione decennale della Parrocchia, rinnovano alla Santità Vostra la protesta della filiale devozione nel proposito di vita cristiana e chiedono l'Apostolica Benedizione. e ed il successivo glorioso cammino di Don Bosco, dando relazione dello sviluppo delle Opere salesiane in Friuli e dell'attività svolta dagli ex allievi. Ricordò l'opera di don Biasutti, che aperse le porte del suo Rifugio « Bearzi » ai Salesiani, parlò diffusamente della vita del grande istituto di carità per i ragazzi abbandonatiUdine - Convegno salesiano.
Il 14 aprile u. s. una cinquantina di sacerdoti, Decurioni ed amici dell'Opera Salesiana, nonostante gli impegni del tempo Pasquale, si raccolsero a Convegno nella sala di Via Treppo per commemorare il nostro Centenario ed infervorarsi sempre più nello spirito di Don Bosco. Presiedette il convegno S. E. rev.ma l'Arcivescovo Mons. Nogara. -Gli facevano corona: l'Ispettore delle Case Salesiane del Veneto, Don Antonioli, il prof. don Ugo Masotti direttore dell'Unione Cooperatori ed ex allievi di Don Bosco, rappresentati dal sig. Ottavio Battaglia e dal Maggiore Benuzzi, ed i rev.mi Monsignori Dell'Oste, Bosco, Buiatti ed Alessio. Erano presenti anche i Direttori delle Case salesiane di Tolmezzo, Gorizia, Trieste e Belluno col Direttore del Rifugio « Bearzi », D. Zampese.
Prese subito la parola l'Ispettore per ringraziare Mons. Arcivescovo e tutti gli intervenuti della loro cordiale adesione e per pregarli a continuare il prezioso appoggio per le Opere salesiane ed in modo particolare per il Rifugio « Bearzi » che accoglie quasi un centinaio di orfanelli e vive solo di provvidenza. Seguì don Masotti, che illustrò gli scopi dell'adunanza intesa a celebrare le due ricorrenze centenarie della prima Messa di Don Bosco e della fondazione del suo primo Oratorio. Rievocò quindi con commossa parola le due date ed il successivo glorioso cammino di Don Bosco, dando relazione dello sviluppo delle Opere salesiane in Friuli e dell'attività svolta dagli ex allievi. Ricordò l'opera di don Biasutti, che aperse le porte del suo Rifugio « Bearzi » ai Salesiani, parlò diffusamente della vita del grande istituto di carità per i ragazzi abbandonati, fece il bilancio morale dell'attività salesiana e rivolse infine un pensiero a don Biasutti, decorato, combattente in Russia, ed un'elevata preghiera a Don Bosco perchè voglia intercedere presso Dio per affrettare con la vittoria la pace.
A don Masotti tenne dietro don Urtovich che, rilevando il mirabile, provvidenziale influsso di Don Bosco nella formazione delle coscienze dei Sacerdoti e dei laici del nostro tempo, diede un'interessantissimo ragguaglio della diffusione del culto di Don Bosco nell'Archidiocesi e dei prodigi di benedizione che suscita dovunque. La divozione a Don Bosco nel Friuli è ormai una delle divozioni più popolari.
Calorose ovazioni coronarono le due relazioni. Prese quindi la parola il Direttore del Bollettino Salesiano che recò il saluto e il plauso del Rettor Maggiore al Clero, agli ex allievi e Cooperatori per lo zelo organizzato con cui sostengono l'Opera Salesiana nella Diocesi che vuol tanto bene a Don Bosco, poi si diffuse nella illustrazione dello spirito di Don Bosco in cui risiede il segreto della sua santità e del successo delle sue opere. Egli presentò « Don Bosco come il tipo della santità apostolica contemporanea »: pei suo spirito di orazione, di unione con Dio; pel dinamismo del suo zelo illuminato e prudente; pel suo amore alla gioventù.
Chiuse il convegno S. E. Mons. Arcivescovo, che, dopo una preghiera di suffragio pei Cooperatori defunti, affermò di ascrivere a particolare grazia di Dio l'avere in Diocesi due Case salesiane: la Casa di Tolmezzo, che prepara i giovani alla vita, ed il Rifugio « Bearzi », pei giovani più bisognosi prediletti da Don Bosco. Ringraziò don Biasutti per aver dato la casa ai Salesiani e i Salesiani che l'hanno accettata. « La missione specifica di Don Bosco - proseguì l'Arcivescovo - è l'educazione della gioventù, educazione di suprema importanza cristiana nella quale Don Bosco è riuscito magnificamente come attestano i frutti. Il segreto della riuscita risiede, come ha affermato il direttore del Bollettino Salesiano, nella vita interiore, linfa vitale di ogni opera. Anche noi quindi - conchiuse - se vogliamo che la nostra opera sia fruttuosa, dobbiamo coltivare in noi questa vita intima con Dio». Ringraziati infine l'Ispettore don Antonioli e don Masotti augurò con particolare effusione di cuore il maggior successo al movimento ed alle Opere salesiane in Friuli.
La simpatica manifestazione fu completata nel pomeriggio con la visita al Rifugio « Bearzi ». I ragazzi ospitati accolsero con manifestazioni di riconoscenza e di gioia i loro benefattori ed amici di S. Giovanni Bosco al quale sono affidate le belle opere per cui è presente nel Friuli e che con la sua visibile protezione le fa fiorire con grandi promesse per l'avvenire.
Cirenaica - Alto riconoscimento del valore e della dedizione dei Figli di Don Bosco.
Abbiamo segnalato a suo tempo le distinzioni con cui l'Augusto Sovrano e le Autorità competenti hanno reso omaggio al coraggio ed all'abnegazione del Vicario Apostolico di Derna e dei Salesiani addetti al Vicariato nelle vicende della guerra in corso. Ultimamente ci è giunta relazione di un particolare riconoscimento dell'azione e dell'apostolato svolto dal nostro avv. Don Andrea Cocco, parroco di Apollonia. Con decreto del 18 luglio 1941, il Generale Comandante Superiore delle Forze Armate dell'A. S., valendosi delle facoltà conferitegli dal Capo del Governo, lo ha decorato sul campo della Croce di Guerra al V. M. pel valore dimostrato durante le incursioni e per l'assistenza prestata nel periodo di occupazione britannica.
Quindi la Maestà del Re Imperatore gli ha conferito l'onorificenza di Cavaliere della Stella Coloniale, colla notificazione che riproduciamo:
Il Generale Comandante Missioni e ci affrettiamo a comunicarla ai nostri Cooperatori raccomandando in modo speciale alle loro preghiere i cari Missionari
e le Figlie di Maria Ausiliatrice che si trovano in tanti frangenti.
CINA Rev.mo sig. D. Ricaldone,
Mons. Giuseppe Kerec fu tanto buono da venire a predicarci gli Esercizi Spirituali e compiere la visita canonica della casa. Siamo
stati tanto contenti, perchè egli portò tra noi il vero spirito del nostro Santo Fondatore.
Accludo la fotografia presa in occasione della sua visita. Ora egli va in aereo a Mandalay a visitare quei cari confratelli ed a predicare anche a loro gli Esercizi Spirituali.
Noi stiamo tutti bene e speriamo di poter continuare nel nostro lavoro in mezzo a questo popolo.
Fin d'ora vi auguriamo una buona festa di San Pietro, assicurandovi delle nostre più fervide preghiere. Vogliate anche voi pregare per noi e benedirci.
Yunnanfu, 24 febbraio 1942.
Vostro aff.mo in G. C.
Sac. ANDREA MAICEN, Direttore.
ASSAM Rev.mo ed Amat.mo Padre,
vi siamo gratissimi per il vostro continuo
e affettuoso interessamento. Mi affrettai a comunicare le vostre parole di incoraggiamento
e di consiglio a tutti i confratelli.
Godo di potervi dire che le nostre Opere e Missioni possono continuare nel loro programma essenziale. Sebbene in questi giorni vadano in vigore molte restrizioni, non si è chiusa ancora nessuna casa.
Nel nostro studentato di Mawlai i chierici
continuano i loro studi regolari; e noi consideriamo questo una vera benedizione e una risposta del Cielo alle preghiere degli amici e benefattori.
Qui in questa lontana India avete figli che ricordano con sinceri sentimenti di gratitudine la vostra bontà ed interesse paterno. Continuate a pregare per noi, e noi siamo sicuri che tutto andrà bene anche per l'avvenire.
Mandateci la vostra paterna benedizione e cDalle nostre Missioni
In stile telegrafico abbiamo ricevuto ancora qualche notizia dalle nostre Missioni e ci affrettiamo a comunicarla ai nostri Cooperatori raccomandando in modo speciale alle loro preghiere i cari Missionari e le Figlie di Maria Ausiliatrice che si trovano in tanti frangenti.
CINA Rev.mo sig. D. Ricaldone,
Mons. Giuseppe Kerec fu tanto buono da venire a predicarci gli Esercizi Spirituali e compiere la visita canonica della casa. Siamo stati tanto contenti, perchè egli portò tra noi il vero spirito del nostro Santo Fondatore.
Accludo la fotografia presa in occasione della sua visita. Ora egli va in aereo a Mandalay a visitare quei cari confratelli ed a predicare anche a loro gli Esercizi Spirituali.
Noi stiamo tutti bene e speriamo di poter continuare nel nostro lavoro in mezzo a questo popolo. la invece, senza alcunchè di superfluo, risponde a tutte le attuali esigenze.
Per l'inaugurazione abbiamo fatto delle feste solennissime. Più di 1500 persone vennero e condividere la nostra gioia. S. E. l'Arcivescovo di Bombay ed il nostro Ecc.mo Arcivescovo di Madras Mons.ASSAM Rev.mo ed Amat.mo Padre,
vi siamo gratissimi per il vostro continuo e affettuoso interessamento. Mi affrettai a comunicare le vostre parole di incoraggiamento e di consiglio a tutti i confratelli.
Godo di potervi dire che le nostre Opere e Missioni possono continuare nel loro programma essenziale. Sebbene in questi giorni vadano in vigore molte restrizioni, non si è chiusa ancora nessuna casa.
Nel nostro studentato di Mawlai i chierici continuano i loro studi regolari; e noi consideriamo questo una vera benedizione e una risposta del Cielo alle preghiere degli amici e benefattori.
Qui in questa lontana India avete figli che ricordano con sinceri sentimenti di gratitudine la vostra bontà ed interesse paterno. Continuate a pregare per noi, e noi siamo sicuri che tutto andrà bene anche per l'avvenire.
Mandateci la vostra paterna benedizione e credetemi sempre aff.mo in G. C. ivi pregano secondo l'intenzione del Somma Pontefice possono acquistare:
L'INDULGENZA PLENARIA
1) Nel giorno in cui dànno il nome alla Pia Unione dei Cooperatori.
2) Nel giorno in cui per la prima volta si consacrano al Sacro Cuore di Gesù.
3) Tutte le volte che per otto giorni continui attendono agli Esercizi spirituali.
vi mando con molto piacere la fotografia della nostra nuova Scuola Don Bosco, eretta come per miracolo nel breve spazio di otto mesi e benedetta solennemente il 31 gennaio u. s. come ricordo del Centenario dell'Opera di Don Bosco. Il nostro buon Padre dal Cielo avrà gioito con noi anche di questo suo successo.
Da tanti anni si viveva in casa non nostra, esposti a gravissimi inconvenienti, anche perchè il fabbricato non era adatto. Questa nuova Scuola invece, senza alcunchè di superfluo, risponde a tutte le attuali esigenze.
Per l'inaugurazione abbiamo fatto delle feste solennissime. Più di 1500 persone vennero e condividere la nostra gioia. S. E. l'Arcivescovo di Bombay ed il nostro Ecc.mo Arcivescovo di Madras Mons. Mathias diedero lustro alle celebrazioni colla loro presenza. Il Santo Padre ci mandò una speciale Benedizione Apostolica. rato alla prima Comunione.
« Era un angiolo di fervore e capiva così bene la grande azione alla quale si disponeva, che alla vigilia mi disse ancora:
» - Che cosa farò, Padre, per ringraziare Gesù del favore che sta per concedermi?
» Gli risposi: - I. Vivrai della SS. Eucarestia e perciò riceverai ogni giorno Gesù nella Comunione; se ciò ti costerà, tanto meglio! 2. Darai la SS. Eucarestia, darai Gesù agli altri come un novello Tarcisio.
» - Oh! sì, Padre; ma ella conosce i miei genitori!...
» Li conoscevo sì, e purtroppo il Sac. AURELIO MASCHIO, Direttore. Bombay, 24 febbraio 1942.
I Cooperatori che, confessati e comunicati visitano una chiesa o pubblica cappella (i Religiosi e le Religiose, la loro cappella privata) e quivi pregano secondo l'intenzione del Somma Pontefice possono acquistare:
L'INDULGENZA PLENARIA do mai. Sono pentito di averti messo in quell'Istituto; pertanto stasera saluterai i tuoi professori perchè non vi tornerai più.
» Il bimbo rimase afflittissimo ed io gli dissi:
» - Mio caro, bisogna che tu ti stringa anche meglio al tuo Gesù: nel Collegio che dovrai frequentare ti considererai come il missionarietto del Sacro Cuore, come un piccolo sacerdote, incaricato di ricondurgli le anime dei tuoi compagni.
» Messo in1) In un giorno del mese a loro scelta.
2) Il giorno in cui fanno l'Esercizio della Buona morte.
3) Il giorno in cui partecipano alla Conferenza mensile salesiana.
NEL MESE DI GIUGNO ANCHE: quattro per volta, ed io li trovava sempre perfettamente preparati: il piccolo apostolo aveva insegnato loro il catechismo, le preghiereIl giorno 30 - Commemorazione di S. Paolo.
Carissimi,
per questo bel mese del Sacro Cuore vi trascrivo una pagina del P. Matteo Crawley, il grande propagatore della divozione dell'intronizzazione del Sacro Cuore di Gesù nelle famiglie, il quale ci presenta un emulo del Ven. Domenico Savio: un caro fanciulletto di dieci anni, da lui preparato alla prima Comunione. ingraziamento e, giunto a scuola, siccome aveva già, durante la notte, studiata in parte la lezione, passava un quarto d'ora dello studio a trattenersi ancora intimamente col suo Gesù con la testolina fra le mani, come se studiasse. Alle 10 finalmente faceva un po' d'asciolvere.
» Ah! questo bimbo non conquistava senza fatica le anime dei suoi compagni, anzi praticava molte e gravi penitenze... Ogni giovedì sera egli faceva l'Ora santa, in ginocchio, davanti all'Immagine del S. Cuore.
» - Che cosa gli dici allora.? - gli domandai un giorno.
» - Che l'amo tanto e che voglio vederlo amato.
» - E poi?
» - Gli ripeto che l'amo... non altro.
» Suo padre cadde gravemente ammalato e il bimbo trepidava per quell'anima cara.
» - Hai amato Gesù, l'hai fatto conoscere ed amare, gli dissi, dunque confidenza! domani andrò da tuo padre in nome del Signore; annunziagli la mia visita.
» Il piccolo apostolo passò la notte in preghiera e, al domani, quando mi presentai all'ammalato:
» - Venga, Padre - mi disse questi - bisogna che il Signore sia infinitamente buono, per darmi il suo perdono!... voglio che la mia confessione sia completa.
» E si confessò con umiltà indicibile, chiese la S. Comunione, consacrò egli stesso la famiglia al S. Cuore e, dopo dieci giorni di grandi sofferenze, morì come un santo. Tutta quella famiglia si è convertita. Poco dopo io era al letto di morte di quel piccolo predestinato. Lo si sarebbe detto in un'estasi continua: era calmo, bello, sorridente a Gesù, che già vedeva senza velo, per una grazia particolarissima, anche prima di chiudere gli occhi alla luce di questo mondo ».
Miei cari: amate anche voi Gesù con tutto il cuore e non vi mancheranno occasioni di far dell'apostolato per la salvezza delle anime.
Vostro aff.mo DON GIULIVO.
PER LE NOSTRE BIBLIOTECHE
I nostri studenti delle Case di Formazione saran molto grati a tutti coloro che vorranno arricchire di libri utili le loro biblioteche ed assicurano le più fervide preghiere secondo l'intenzione degli offerenti. Li riceve ben volentieri lo stesso RETTOR MAGGIORE, Via Cottolengo 32, Torino (109) - che ne curerà la distribuzione.
NECROLOGIO
Salesiani defunti:
Sac. D. PIETRO GIORDANO, da Vesime (Alessandria), † ad Alassio, il 14-II u. s. ad 87 anni.
Ratto e sereno, come si portava al lavoro nel corso della sua vita, volò al Cielo questo venerando Confratello, sempre alacre nel fervore della sua pietà e nello zelo per la gloria di Dio e la salvezza delle anime. Volò al cielo dalla casa di Alassio ove per oltre cinquant'anni aveva profuso nell'insegnamento e nel sacro ministero, il suo spirito squisitamente salesiano, assimilato direttamente da Don Bosco, che nel 1870 l'aveva accolto all'Oratorio di Torino per plasmarlo personalmente alla vita religiosa, accordandogli la paterna fiducia fino ad affidargli per due anni anche la cura del suo ufficio e della sua camera. Formato così alla scuola del Santo nei tempi eroici della Casa-madre, fu esempio mirabile di virtù salesiana nelle varie mansioni che coperse, e soprattutto nella direzione delle nostre Case di Loreto e di Alvito (Caserta), rifulgendo, non solo per le belle doti di mente e di cuore, ma specialmente per la fedeltà al sistema educativo di Don Bosco che gli cattivò falangi di allievi. Il Signore gli concesse di celebrare la Messa d'Oro e di Diamante e di serbare fino all'ultimo quella serenità di spirito che rivelava il candore di una vita illibata, tutta consacrata all'amor di Dio ed al bene delle anime, tutta protesa alla divozione di Don Bosco che si concretava nello sviluppare e coltivare negli altri i germi delle virtù a lui più care.
Sac. D. NOTARIO ANTONIO, da S. Benigno Canavese (Torino), † a Torino (S. Giov. Evangelista) il 4-V-1942, a 87 anni.
Allievo dei Collegio di Lanzo, fece gli studi chiericali nel Seminario d'Ivrea, finiti i quali, tornò da Don Bosco che l'attendeva. Ordinato sacerdote nel 1878 e laureatosi in Teologia, fu sin d'allora destinato a professore di Scienze sacre ai chieI nostri studenti delle Case di Formazione saran molto grati a tutti coloro che vorranno arricchire di libri utili le loro biblioteche ed assicurano le più fervide preghiere secondo l'intenzione degli offerenti. Li riceve ben volentieri lo stesso RETTOR MAGGIORE, Via Cottolengo 32, Torino (109) - che ne curerà la distribuzione.
Sac. D. PIETRO GIORDANO, da Vesime (Alessandria), † ad Alassio, il 14-II u. s. ad 87 anni.
Ratto e sereno, come si portava al lavoro nel corso della sua vita, volò al Cielo questo venerando Confratello, sempre alacre nel fervore della sua pietà e nello zelo per la gloria di Dio e la salvezza delle anime. Volò al cielo dalla casa di Alassio ove per oltre cinquant'anni aveva profuso nell'insegnamento e nel sacro ministero, il suo spirito squisitamente salesiano, assimilato direttamente da Don Bosco, che nel 1870 l'aveva accolto all'Oratorio di Torino per plasmarlo personalmente alla vita religiosa, accordandogli la paterna fiducia fino ad affidargli per due anni anche la cura del suo ufficio e della sua camera. Formato così alla scuola del Santo nei tempi eroici della Casa-madre, fu esempio mirabile di virtù salesiana nelle varie mansioni che coperse, e soprattutto nella direzione delle nostre Case di Loreto e di Alvito (Caserta), rifulgendo, non solo per le belle doti di mente e di cuore, ma specialmente per la fedeltà al sistema educativo di Don Bosco che gli cattivò falangi di allievi. Il Signore gli concesse di celebrare la Messa d'Oro e di Diamante e di serbare fino all'ultimo quella serenità di spirito che rivelava il candore di una vita illibata, tutta consacrata all'amor di Dio ed al bene delle anime, tutta protesa alla divozione di Don Bosco che si concretava nello sviluppare e coltivare negli altri i germi delle virtù a lui più care. Tempra adSac. D. NOTARIO ANTONIO, da S. Benigno Canavese (Torino), † a Torino (S. Giov. Evangelista) il 4-V-1942, a 87 anni.
Allievo dei Collegio di Lanzo, fece gli studi chiericali nel Seminario d'Ivrea, finiti i quali, tornò da Don Bosco che l'attendeva. Ordinato sacerdote nel 1878 e laureatosi in Teologia, fu sin d'allora destinato a professore di Scienze sacre ai chierici salesiani. Fornito, com'era, di forte ingegno, si arricchì di un sapere vastissimo e profondo, che fece di lui un Maestro nel più alto senso della parola. Don Bosco lo ebbe caro e lo stimò come uno dei più valorosi tra i suoi figli, e non è raro trovare il suo nome nelle lettere del Santo. Tutte le mansioni, a cui può dedicarsi un sacerdote completamente attrezzato, furono da lui esercitate, e spesso contemporaneamente. A Roma, agl'inizi della Basilica del S. Cuore, a Torino per lunghi anni, a Chieri, dove l'Istituto delle Figlie di M. Ausiliatrice lo ebbe successore di Don Bonetti in momenti difficili, e all'estero, tra gli operai italiani di Zurigo, Baden, Parigi, Liegi, egli spese la sua attività di apostolo e di Salesiano. Da 32 anni si trovava a Torino, a S. Giovanni Evangelista, dove il dono della sapienza e del consiglio gli strinse attorno una moltitudine di insigni persone e famiglie cospicue della società e del patriziato, così come attrasse a lui molti ecclesiastici che venivano a consultarlo come un Maestro. E di codesta sua favorita posizione si valse per soccorrere a -tante nascoste necessità. Aveva celebrato nel 1938 la sua Messa di diamante, ma si conservò vegeto e desto fin quasi agli ultimi mesi. La sua figura forte e volitiva, dai modi caratteristicamente e perfino umoristicamente incisivi e schietti e dal cuore pieno di bontà, rimarrà indimenticata in quanti lo conobbero, e come quella di un antico, rimane acquisita alla storia Salesiana.
Sac. D. ANGELO SPERONI, da Busto Arsizio (Milano), † a Lanzo Torinese, il 22-IV u. s. a 74 anni.
A vent'anni potè seguire la sua vocazione entrando nel nostro Istituto S. Giovanni Evangelista di Torino nel 1888. Ricevuto l'abito ecclesiastico dal Servo di Dio Don Michele Rua, con tenacia di studio si abilitò ben presto all'insegnamento che lasciò a malincuore solo nell'ora del tramonto quando proprio le forze non gli reggevano più. Tempra adamantina, cuore generoso, spese le sue migliori energie negli Oratori festivi.
Fu direttore a Desenzano ed a Fossano; ma la tappa più lunga la fece al Collegio di Lanzo ove si prodigò nell'insegnamento con ammirevole dedizione, confortando le fatiche della scuola coll'esercizio del sacro ministero che svolgeva con gran frutto nelle parrocchie vicine. Il senso della disciplina, la fedeltà al dovere ed allo spirito di Don Bosco, la passione del lavoro ed un ingenuo candore di pietà vigile e fervida resero prezioso ed altamente educativo il suo indefesso apostolato.
Mons. Can. Dott. EMILIO dei MARCHESI PALLA VICINO, Prelato Domestico di S. Santità, † a Parma il 17-IV u. s. 58 anni.
Sacerdote di specchiata virtù e di vita esemplare, aveva bene assimilato lo spirito di Don Bosco. Portò quindi nell'esercizio del sacro ministero lo zelo e la mitezza del Santo. Direttore diocesano dei Cooperatori per circa 12 anni, ebbe particolare cura del Gruppo delle Dame Patronesse dell'Oratorio festivo, alle quali teneva ogni primo lunedì del mese una conferenza religiosa, sempre attesa con vivo desiderio ed ascoltata con grande profitto.
Sac. ANTONIO MACCAGNO, † a Cavagnolo, il 22-III u. S.
Sacerdote di intensa pietà e zelantissimo pastore di anime, si consacrò tutto alla cura dei suoi parrocchiani, diffondendo con particolare fervore anche la divozione a Maria Ausiliatrice, a S. Giovanni Bosco ed alla Beata Mazzarello. Cordialmente affezionato all'Opera salesiana, ne sostenne e promosse l'incremento nella locale istituzione delle Figlie di Maria Ausiliatrice, beneficando generosamente anche le nostre Missioni.
Can. Don SALVATORE AMATO, † a Chiaravalle Centrale, il 14-XII-1941 a 76 anni.
Pur tra gli incurabili mali che lo afflissero per 25 anni, seppe dedicare tutta la sua vita con zelo esemplare alla gloria di Dio ed al bene delle anime. Decurione dei Cooperatori promosse con fervore la pia Unione e la divozione a Maria Ausiliatrice ed a S. G, Bosco.
Mons. Can. Teol. ANTONIO DELBOSCO, † a Giaveno, il 7-XI-1941 a 72 anni.
Prevosto dell'insigne Collegiata di Giaveno, colla mitezza e l'umiltà del vero Pastore, seppe prodigare i suoi tesori di mente e di cuore per 44 anni alla popolazione con speciale predilezione per la gioventù e pei poveri. Affezionatissimo all'Opera salesiana favorì cordialmente tutte le iniziative promosse per il culto di Maria Ausiliatrice e di S. G. Bosco, beneficando generosamente anche le nostre Missioni. di pietà profonda, seppe educare cristianamente la numerosa famiglia, benedetto dal Signore colla vocazione di un figlio alla Società Salesiana
Altri Cooperatori defunti:
Almini Giuseppe, Abbiategrasso (Milano) - Amadori Egidio, Serbadone (Forlì) - Antivari Lucina, Udine - Baggio Angela. Mussolente (Vicenza - Barbagallo Rosaria, Fieri (Catania) - Barbero Agostino, Monticello (Cuneo) - Bucci Leopoldo, Falcino (Forlì) - Calcagno D. Nazzario, Roncaglia (Alessandria) - Cantono Antonietta, Andorno Micca (Vercelli) - Caratelli D. Gaetano, Napoli - Carrazza Luigi, Capranica (Viterbo) - Chalier Domenico, Beaulard (Torino) - Cherubini Emilia, Cori (Littoria) - Concaro Cli. Giovanni, Tortona (Alessandria) - Coppa Francesco, Casale Monferrato (Alessandria) = Costa Francesca, Rosarno (Reggio Cal.) - De Iuliis Dr. Raffaele, Frascati (Roma) - Di Prima Rosa, Satera (Caltanissetta) - Dominici Prof. D. Giacomo, Genova - Ferrando Dr. Cav. Luigi, Chatillon (Aosta) - Ferrero Emma, Torino - Fioramonti Giovanni Fontaneto d'Agogna (Novara) - Gagliardi Clementina, Faenza (Ravenna) - Ghio Maria, Sampierdarena (Genova) - Giorgi D. Michele, Apiro (Macerata) - Gottardi Fiorentina, Salorno (Trento) - Guanella Lorenzo, Campodolcino (Sondrio) - Ischia Carlotta, Arco (Trento) - Laguzzí Guido, Monte di Valenza (Alessandria) - Macagno D. Antonio, Casagnolo (Torino) - Maggiora Giustina, Castagnole Monterrato (Asti) - Margoni Elvira, Trento - Morelli Barbara, Momo (Novara) - Nava D. Giuseppe, Lurago d'Erba (Como) - Ollari Domenico, Calestano (Parma) - Parato Vittoria, Pollenzo (Cuneo) - Petrangeli Zelinda, Orvieto (Terni) - Pilotti Giuseppe, Felizzano (Alessandria) - Pradotto Guglielmo, Rivarossa (Torino) - Radici Angelina, Ospitaletto (Brescia) - Raschiotti Carolina, Cuorgnè (Aosta) - Rosace Felicia, Sbarre Superiore (Reggio Cal.) - Roveri D. Giuseppe, Bologna - Rozzoni Lina, Voghera (Pavia) - Sanna Brau Beatrice, Iglesias (Cagliari) - Scaglia Luigia, Portula (Vercelli) - Scapino Giuseppa, Caluso (Aosta) - Tiso Virginia, Genova - Tosato Ing. Mario, Germagnano (Torino) - Venturelli Dr. Giovanni Battista, Conegliano (Treviso).