BOLLETTINO SALESIANO

Anno LXVI - N. 9 - 1° SETTEMBRE 1942 - XX

SOMMARIO. L'Educatore dell'Ottocento. - In famiglia. - Dal "Notiziario" delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Dalle nostre Missioni: Isole Filippine, Shillong, Dehra Dun (India). - Lettera di D. Giulivo ai giovani. Madre Enrichetta Sorbone. - Necrologio. - Tesoro spirituale. - Crociata missionaria.

L' Educatore dell' Ottocento.

Con questo titolo il terzo volume di Magistero (1) presenta Don Bosco agli alunni dell'Istituto Magistrale. E traccia un profilo assai fedele del Santo Educatore, precisando la sua missione specifica nel campo dell'educazione e le caratteristiche del suo sistema. Lieti di veder ben inquadrata la figura del nostro Padre in tipi testo che tende alla formazione dei futuri educatori, rileviamo con piacere le pagine che hanno interesse generale.

Il dramma delle Scuole dell'Ottocento.

Le testimonianze autobiografiche di molti scrittori del tempo, dall'Alfieri al Cavour, dal Parini al Manzoni, dal D'Azeglio al Giusti, concordano nel ricordo di precettori troppo austeri e di sistemi scolastici deprimenti. Talora anche nei collegi tenuti da religiosi, con la migliore delle intenzioni, si cercava di persuadere ai giovani i grandi ideali con un'energia ed un'austerità che finivano col renderli inamabili.

Non era matura ancora una coscienza del metodo e del suo rapporto con le esigenze della psicologia infantile. Si poneva al servizio dell'educazione cristiana una tradizione disciplinare ed una didattica che contrastavano in pieno con lo spirito di apostolato dal quale erano animati i maestri.

L'amore si celava spesso dietro un volto severo. Lo scoprì, meravigliato, anche il Giusti quando si distaccò dal suo primo precettore. «Nel dividersi da me, pianse. Se volessi dire lo stupore che mi prese a quel pianto non avrei parole che mi valessero. Uno che mi aveva bastonato, contrariato, martirizzato sempre, piangere nel punto di lasciarmi? ».

Nel pianto di quel buon sacerdote e nella meraviglia del non facile discepolo si rivela il dramma che spesso si consumò nelle scuole dell'Ottocento, dove maestri, peraltro benemeriti, non avevano inteso dall'esperienza questa lezione: che i ragazzi non si trascinano con la forza al bene; e che per promuovere in loro, con loro, la volontà di servire lietamente il dovere, bisogna conquistare la loro confidenza.

C'era bisogno che qualcuno riaffermasse questa verità vertice della pedagogia, che dalla teoria la facesse calare nella pratica e ne rivelasse la fecondità.

Per questo il secolo aspettava l'Educatore. L'Educatore fu Don Bosco.

L'arco della sua vita - 1815-1888 - sottende, con quasi tutto l'Ottocento, il periodo più intenso e drammatico della nostra storia nazionale.

(1) MARCo AGOSTI-VITTORIO CHIZZOLINI: Magistero. Compendio storico e letture di Filosofia e Pedagogia. Tre volumi. Editrice « La Scuola » - Brescia. Vol. III: pag. 515 - 526.

La missione.

Nel 1836, Giovanni Bosco studente riceveva da un amico queste confidenze:

« Sono, lascianti dir così, fra i martiri ed i fulmini, vale a dire che i professori nostri di continuo ci perseguitano. Quello di logica ha sempre in bocca i suoi castighi e ha già castigato alcuni; l'altro di geometria vuole continuamente scagliare fulmini. Tutti e due poi ci contano due o trecento volte al giorno che non pochi di noi alla fine dell'anno saranno rimandati: di modo che tutti i giorni siamo sempre sgridati or dall'uno, or dall'altro: e ci dicono che non hanno mai avuto da insegnare a tavole tanto rase quanto siamo noi, soggiungendo non sapere essi se sian caduti dalla luna o soltanto venuti l'altro giorno al mondo » (1).

La lettera dovette fare molta impressione sul giovane vivace, dalle spalle quadre e dalle mani solcate dalla fatica, che aveva trascorso tutta l'adolescenza tra i campi e i vigneti, e di tutto avea goduto: della gioia e della natura, della libertà e del lavoro, e che per realizzare il suo ideale era entrato a vent'anni in seminario, dopo aver fondato tra i primi compagni di studio una « Società dell'allegria ».

Il giovane chierico, che serbò con cura questa lettera per tutta la vita, faceva così conoscenza con quel metodo repressivo che aduggiava la scuola del tempo. Egli non sapeva di pedagogia libresca, ma aveva già un'esperienza educativa. Da essa aveva appreso che i fanciulli si conquistano coi doni cari alla fanciullezza, soprattutto col gioco e con la gioia. (Egli era stato un maestro della ricreazione: giocoliere, attore, poeta e musico).

La sua formazione educativa risaliva all'infanzia e muoveva dal cuore della sua prima maestra, la madre; poi si era venuta via via approfondendo nella scuola interiore che il ricco spirito del giovinetto aveva promosso con lo sforzo autodidattico; e aveva ricevuto messaggi e richiami fin dalla fanciullezza nei sogni in cui era il presagio della sua futura missione e del suo metodo pedagogico.

" Li amava anche in ciò che essi amavano ".

Bastò l'incontro col monello in fuga sotto la collera del custode della Chiesa di S. Francesco d'Assisi perchè Don Bosco, appena consacrato sacerdote, si orientasse decisamente e per sempre all'azione educativa. Egli aveva conquistato il cuore dell'adolescente, orfano, analfabeta e vagabondo, fin dalla prima parola che gli aveva rivolta: « Mio buon amico..., sai zufolare ? ». Il segreto, la grandezza della sua pedagogia aveva già lì dentro, nella parola venuta dal cuore, la sua nota rivelatrice. Il velo delle allegorie intraviste da fanciullo si squarciava: il pastore avrebbe condotto ai buoni pascoli il lupo destinato a trasformarsi, con la dolcezza, in agnello.

Amico! Con questo invito i giovani accorsero con slancio, anzi Don Bosco andò loro incontro sui campi da gioco, e, giocando, fece sentire che li amava anche in ciò che essi amavano.

« Che i giovani non solo siano amati, ma che essi stessi conoscano di essere amati. Ma non hanno gli occhi in fronte ? Non hanno il lume dell'intelligenza ? Non vedono che quanto si fa per essi è tutto per loro amore ? - No: lo ripeto, ciò non basta. - Che cosa ci vuole adunque? Che essendo amati in quelle cose che a loro piacciono, col partecipare alle loro inclinazioni infantili, imparino a vedere l'amore in quelle cose che naturalmente loro piacciono poco; quali sono la disciplina, lo studio, la mortificazione di se stessi, e queste cose imparino a fare con amore ».

Il genio di Don Bosco intuì il valore educativo del gioco e volle la scuola del gioco, l'oratorio, serena e mobile scuola all'aperto, dove i ragazzi si scambiano i doni della gioia e l'amicizia fraterna; dove, mentre pulsa il massimo della spontaneità, il ragazzo si rivela com'è, e l'educatore opera, anche senza parlare, con una parola, buttata lì, passando.

Quando l'anima è lieta, è propizia l'ora di invitarla a farsi migliore.

Per far questo non occorre uscir fuori dal mondo in cui essa volentieri respira, nè usare un linguaggio che non sia gradito ai fanciulli, vivido di immagini e drammatico. Don Bosco preferisce far scuola all'aria libera - sotto gli alberi tremolanti di luce, seduti in crocchio, sulla verde erba, i ragazzi - narrando racconti o episodi di vita vissuta e sogni.

« Una volta volevo far restare ben impresso nella mente dei miei uditori quale follìa fosse l'insuperbire, l'invanire. Come fare? Avessi recato tutti i testi della Sacra Scrittura e dei santi Padri a questo proposito, i giovanetti ne avrebbero fatto ben poco caso; si sarebbero annoiati e avrebbero dimenticato presto la lezione. Raccontai adunque loro molto particolarmente con nuove circostanze da me inventate, la favola di Esopo, dove dice che una rana voleva farsi grossa come un bue; ma tanto gonfiò che infine crepò. Figurai questo fatto avvenuto vicino al Valentino, con mille svariate ridicole circostanze, e feci far un dialogo tra queste ed altre rane, per far risaltare alcuni punti morali. L'effetto mi parve straordinario».

Intanto il suo sguardo penetrante cercava gli occhi dei ragazzi e vi leggeva dentro e lontano il loro avvenire.

Anche la favola buffa era un reattivo che gli serviva a entrare nel loro più intimo. Accanto alle anime che rilucevano del riso più limpido, c'era chi aveva già un'ombra di tristezza sul volto, perchè con l'innocenza la gioia si era ritirata dal suo cuore.

Don Bosco, che seguiva ad uno ad uno i suoi monelli anche quando eran diventati centinaia, e ne tracciava con segni decifrabili solo da lui i connotati spirituali su un grande registro, teneva al centro della sua attenzione i più bisognosi di essere ricondotti al bene. Ad essi faceva molto credito, infondendo fiducia, additando le sorgenti della forza soprannaturale.

L'azione educativa di Don Bosco si muove sul cardine di questa verità: non c'è vera educazione senza la presenza di Dio nel fanciullo. Per questo la confessione e la comunione sono i suoi sovrani mezzi pedagogici.

Alle anime che vivono soprannaturalmente una vita divina, Don Bosco può rivolgere questo arditissimo invito: «Piena libertà di fare quello che maggiormente aggrada! ». La sua libertà è quella di chi è libero in Cristo e contiene già in sè l'autorità, anzi l'ama come dall'autorità è amato. È la traduzione in termini pedagogici dell'agostiniano «Ama et fac quod vis ».

Libertà e amore.

Là dove l'amore supera la legge non esiste il problema della disciplina: c'è la famiglia.

« I giovani convinti di essere amati, arrendevansi a' suoi dolci inviti e si riguardavano come fratelli, sicchè nei primi tre lustri prevalse fra loro l'usanza di chiamarsi a vicenda figli, e accennando ai loro compagni ripetere e scrivere: il figlio tale, il figlio tal altro. Erano infatti i figli dell'Oratorio, i figli di D. Bosco, ma per divenire ed essere figlioli di Dio ».

Nella comunità fraterna il Padre vuole che ciascuno sia maestro all'altro e i maggiori abbiano cura dei minori. Concede la massima libertà perchè i ragazzi imparino ad autogovernarsi. Saranno necessarie allora le sanzioni? Questo incantatore di monelli dichiarava alla fine della vita: « In 46 anni non ho mai inflitto neppure un castigo ».

I richiami trovavano vie silenziosamente efficaci. Uno sguardo esprimeva la tristezza della sua paternità dinanzi alla colpa, ma insieme era dolce d'attesa. Quando (qualche volta si doveva lamentare) accadeva un disordine collettivo, il silenzio del Padre era più eloquente di un discorso, dopo queste parole pronunciate con dolente fermezza: «Non sono contento di voi ! Questa sera non vi posso dir altro».

Ma più spesso i ragazzi ricevevano il frutto dolce del premio: una carezza sul capo, un sorriso o quel quasi nulla (due nocciole, un confetto, un libretto), caro più delle grandi cose perchè offerto dal cuore del Padre. Il premio maggiore era sedere a mensa vicino a lui, che spezzava il pane con tenerezza materna. Talvolta egli voleva che i doni fossero assegnati ai meritevoli dai loro stessi compagni, per designazione spontanea.

Intanto l'Oratorio, come un germe pieno di potenza vitale, è cresciuto e dilatato in un'opera ricca di energie e di avvenire per servire in tutte le direzioni l'ideale dell'educazione. Accanto al campo da gioco sono sorti ospizi, scuole, laboratori, dove Don Bosco è padre degli orfani, insegnante degli scolari, maestro d'arte agli artigiani, tutti indirizzando con la mano sicura di chi sa scoprire le attitudini congeniali dei giovani. Come ?

«Il punto sta nello scoprire in essi i germi delle loro buone disposizioni e procurare di svilupparli. E poichè ognuno fa con piacere soltanto quello che sa di poter fare, io mi regolo con questo principio, e i miei allievi lavorano tutti con molta attività ma con amore ».

Didattica attiva.

La didattica di questo Educatore non ha che un fine: accendere le volontà, suscitare la collaborazione e l'attività personale, ma tutto questo in un'atmosfera serena, in cui filtrano i raggi della gioia.

Anche insegnando l'alfabeto si può divertire.

«Egli aveva un suo metodo particolare e curioso per insegnare l'alfabeto: accompagnandolo con motti arguti, paragoni ameni che rallegravano gli scolari, e fissavano loro in mente le lettere da lui scritte sulla lavagna. Disegnava per es. un O poi lo tagliava in mezzo con una linea perpendicolare: la parte a sinistra era un C quella a destra un D. E così procedeva segnando linee rette e curve, cancellando, aggiungendo, ma tenendo un ordine logico d'idee, per non generare confusioni nelle menti dei bambini. Compiuto l'intiero alfabeto con simili industrie, raggruppava le lettere in sillabe e formava le parole ».

Don Bosco usò molto il teatro dei burattini nella scuola dei piccoli. Per far apprendere il sistema decimale appena allora introdotto, scrisse una vivace commedia popolaresca dove, sullo sfondo di un mercato, agiscono personaggi che comperano e misurano, non senza battute comiche che fecero dire all'Aporti, il quale si compiaceva di assistere a queste ingegnose drammatizzazioni: «Don Bosco non poteva immaginare un mezzo più efficace per rendere popolare il sistema metrico decimale: qui lo si impara ridendo ».

Per stimolare lo spirito di ricerca, proponeva curiosi problemi, talvolta esercizi-gioco, tal'altra temi di studio e incarichi di lavoro individuale.

Anche le passeggiate, che Don Bosco faceva compiere in liete brigate ai suoi ragazzi, offrivano panorami e cose vive da osservare e da scoprire: qui un formicaio, là il fiume da esplorare, laggiù i ricordi di un campo di battaglia. La geografia, le scienze naturali, la storia s'incontrano anche per le strade di campagna!

Le composizioni linguistiche voleva ispirate all'esperienza ed agli interessi del fanciullo. Molta importanza educativa attribuiva alla lettura ed egli stesso compose, nelle veglie notturne, una serie prodigiosa di libri che stampò nella sua tipografia e diffuse tra la gioventù e il popolo italiano, ch'ebbe sempre idealmente presente nella sua azione di apostolato.

Condivise la convinzione del Rosmini nel valore formativo della storia se, sulle orme di S. Agostino e di Bossuet, ci guida a vedere nei fatti storici il tessuto del disegno divino. Con questo spirito, scrisse molti volumi di storia; come attese, con audacia pari alla tenacia, a quella collezione di testi, nella quale praticamente risolveva il problema dello studio dei classici nella scuola, dove venivano offerti alla gioventù con opportune riduzioni.

« Con la collezione dei classici italiani e latini emendati e colla Storia d'Italia e con altri libri storici e letterari volli assidermi a fianco dei giovanetti a scuola e preservarli da tanti errori e da tante passioni che loro riuscirebbero fatali per il tempo e per l'eternità ».

C'è in queste parole « assidermi a fianco», insieme a una tenerezza infinita, la trepidazione di chi sa che l'opera della scuola assume la responsabilità di una seconda generazione.

La scuola del lavoro.

Don Bosco, che attese a rendere più formativa la scuola umanistica, ebbe una chiara coscienza dell'importanza della scuola del lavoro.

Il problema sociale si imponeva. Marx aveva già lanciato il suo manifesto ai proletari. La scuola liberale si attardava in vane polemiche. Urgeva andare incontro ai lavoratori in un'ora in cui l'industria si sviluppava con ritmo crescente. Don Bosco aprì per i figli del popolo le sue Scuole professionali, dove essi furono educati insieme ad apprendere il mestiere e ad amarlo, avendo di mira la perfezione dell'opera e l'attuazione della volontà di Dio, che non può essere se non la perfezione anche dell'abilità tecnica che impegna le energie morali, plasmando il carattere.

Il problema dell'orientamento e dell'educazione al lavoro fu dall'Educatore sentito in funzione della questione sociale, che l'industrialismo aveva aggravata e dinanzi alla quale il liberalismo economico ed il socialismo marxista si levavano in battaglia, incapaci di dare una soluzione vitale.

Nell'opera di Don Bosco è evidente fin dall'inizio una presa di coscienza del sociale con le sue realtà e le sue esigenze. L'istituto educativo ch'egli attua, in cui la macchina entra accanto al libro, la tecnica insieme alla cultura umanistica, è esempio di una comunità fraterna, dove, fin dalla radice, il distacco fra le classi sociali è superato dal vincolo della carità.

La totale donazione.

Alla fine della giornata, studenti e artigiani si trovano riuniti ad ascoltare la « buona notte» del Padre, nella pace della sera.

I giovanetti che han solcata la fronte dal pensiero e gli artigiani con le mani arruvidite ascoltano gli stessi paterni richiami. In questo momento si celebra insieme l'unità dei cuori e il primato di quelle divine certezze che stanno in vetta al cammino della vita e la illuminano.

«Nelle sere d'estate, essendo più lunghe le ricreazioni nei giorni festivi, quando per la stanchezza languivano i divertimenti, D. Bosco andava a sedersi per terra nel cortile presso un muro della fabbrica. Gli alunni correvano tosto e sedendosi ugualmente, formavano intorno a lui sette od otto larghi giri di volti allegri e tutti a lui intenti.

Per queste sedute all'aria aperta D. Bosco riserbava i suoi discorsi più ameni. Ora narrava a modo suo il dialogo scritto dal conte Gaspare Gozzi tra il calamaio e la lucerna. Ora ne inventava un altro tra la sua penna e il suo calamaio: tra un ciabattino ed uno stivale rotto, che non voleva essere rattoppato in domenica sibbene in lunedì; ovvero una questione che erasi accesa tra lui e la sua lucerna che non voleva far lume, e parteggiava per i protestanti. Talora recitava un sonetto bernesco, e fra questi uno da lui scritto, essendo ancora chierico, sulla lama del suo temperino e che ritenne sempre a memoria.

La vivacità delle descrizioni e i frequenti dialoghi animavano le varie scene di tali favole, rese più amene dalle interrogazioni curiose dei giovani che vi prendevano parte.

Ma non sempre in quell'ora le sue narrazioni erano favolose. Tutt'altro! Egli era solito, per entusiasmare i giovani all'apostolato evangelico, parlare delle missioni cattoliche nei paesi degli infedeli, in Asia, Africa e America ».

Questi brevi pensieri serali, in cui si puntualizza la vita interiore quotidiana, segnano il ritmo dei giorni, come i discorsi-strenna di capodanno lanciano la parola d'ordine alle anime giovanili per la durata di un intero giro del sole. Il maturarsi dell'esperienza educativa, ossia la dinamica della pedagogia di Don Bosco ha, la sua cadenza in questi colloqui di fine giornata e di fine d'anno in cui gli stessi principi assumono forma intuitiva sempre varia secondo la perenne novità della vita.

Una volta il Padre parlò così:

« Miei cari figlioli, voi sapete quanto io vi amo nel Signore, e come io mi sia tutto consacrato a farvi quel bene maggiore che potrò. Quel poco di scienza, quel poco di esperienza che ho acquistato, quanto sono e quanto posseggo, preghiere, fatiche, sanità, la mia vita stessa, tutto desidero impiegare a vostro servizio. In qualunque giorno e per qualunque cosa fate pure capitale di me, ma specialmente nelle cose dell'anima. Per parte mia, per strenna vi do tutto me stesso; sarà cosa meschina, ma quando io vi do tutto, vuol dire che nulla riserbo per me ».

Si cercherebbero invano parole come queste nelle opere dei pedagogisti di tutti i tempi. In esse è la trasparenza del Divino Amore. La grandezza dell'opera educativa di colui che si sentiva mandato per i giovani rivela qui il suo segreto: prima di essere scienza ed arte, l'educazione è una donazione.

Il metodo preventivo.

Don Bosco non attuò un metodo nuovo. Ci teneva a dichiararlo. « Si vuole che io esponga il mio metodo; ma se nemmeno io lo so! Sono sempre andato avanti come il Signore mi ispirava e le circostanze esigevano ».

I contemporanei che avevano scritto molti libri sull'educazione invitavano ad andare a vedere la pedagogia in atto nell'Oratorio. Il Rayneri concludeva spesso le sue lezioni ai futuri maestri con un: « Se volete vedere messa mirabilmente in pratica la pedagogia, andate nell'Oratorio di San Francesco di Sales e osservate ciò che fa Don Bosco ».

Soltanto dietro molte insistenze egli si indusse a stendere molto tardi alcuni appunti: dodici pagine, il più breve e il più celebre scritto che conti la storia della pedagogia!

«Due sono i sistemi in ogni tempo usati nella educazione della gioventù: preventivo e repressivo. Il sistema repressivo consiste nel far conoscere la legge ai sudditi; poscia sorvegliare per conoscerne i trasgressori ed infliggere, ove sia d'uopo, il meritato castigo. In questo sistema le parole e l'aspetto del superiore debbono sempre essere severe e piuttosto minaccevoli, ed egli stesso deve evitare ogni familiarità.

Diverso, e direi, opposto è il sistema preventivo. Esso consiste nel far conoscere le prescrizioni e i regolamenti di un Istituto e poi sorvegliare in guisa che gli allievi abbiano sempre sopra di loro l'occhio vigile del direttore o degli assistenti, che, come padri amorosi, parlino, servano di guida ad ogni evento, diano consigli ed amorevolmente correggano, che è quanto dire: mettere gli allievi nell'impossibilità di commettere mancanze.

Onesto sistema si appoggia tutto sopra la ragione, la religione, e sopra l'amorevolezza... ».

Quel « in ogni tempo » premesso alla discriminazione dei due metodi è una netta rinuncia ad ogni diritto di paternità. Altri hanno avuto la presunzione di rivelare un nuovo verbo pedagogistico e, con piglio iconoclasta, si sono opposti al passato. Don Bosco non innova, ma continua la tradizione, sempre presente nell'ideale anche se non sempre vissuta nella pratica. L'Educatore del secolo XIX non pretende dare una nuova luce ma di rendere testimonianza alla Luce. Questa Luce è il Divino Maestro, che nel Vangelo ha lasciato le linee di una pedagogia perenne che trascende le pedagogie umane come sull'orlo delle cose s'alza infinito il cielo.

La tradizione del metodo che Don Bosco riprende ed afferma mirabilmente attinge dal Vangelo dove vediamo Dio mettere le sue tende in mezzo agli uomini o, come dice San Paolo, abbassarsi per elevare la creatura a sè. Farsi piccolo coi piccoli, amandoli anche nelle cose che sono di loro gusto, per elevarli alla Verità ed alla Bontà, non con l'autorità di chi impone la Legge ma di chi, insieme all'educando, alla stessa Legge ubbidisce. Don Bosco faceva così, ed a chi gli domandava norme rispondeva con l'azione: « Avete visto come si fa? ». E dopo aver mostrato la sua come un'imperfetta esemplificazione, rimandava al divino esempio.

Una volta, interrogato ancora con insistenza sul segreto della sua opera educativa, quasi fosse una tecnica da potersi rivelare, trovò il compendio definitivo della sua pedagogia, della pedagogia che è divina ed umana, di ieri e di domani, anzi soprastorica, rispondendo semplicemente così: «Il mio metodo: la carità! ».

IN FAMIGLIA

Nuovo Vescovo Salesiano.

Il Santo Padre Pio XII ha nominato Vescovo di Barranquilla in Columbia il rev.mo Don Giulio Caicedo, Direttore del nostro Istituto Teologico di Mosquera.

S. E. Mons. Caicedo conta 58 anni, essendo nato a Bogotà il 16 aprile dei 1884. Fece gli studi ginnasiali nel nostro Collegio della Capitale ed, affezionatosi alla Società Salesiana, ne ricevette l'abito nel 1900 dalle mani dell'indimenticabile Don Evasio Rabagliati. Sei anni dopo venne in Italia per compiervi gli studi filosofici e teologici e, laureatosi in Filosofia alla Pontificia Università Gregoriana, ricevette l'Ordinazione sacerdotale in Roma nel 1907.

In patria consegui pure la laurea in Scienze Fisiche e Matematiche e completò la sua cultura collo studio delle lingue tedesca e inglese. Ricercatissimo per la sua competenza nelle scuole superiori, in questi ultimi tredici anni diresse oltre al Collegio di Mosquera anche il gran Collegio Leone XIII di Bogotà che portò alla fama dei migliori della Repubblica. La sua pietà, il suo zelo e le altre belle doti di mente e di cuore, rese più care da una modestia pari al sapere, renderanno indubbiamente fecondo anche il sacro ministero pastorale che nella pienezza del Sacerdozio egli prodigherà sulla cattedra episcopale di Barranquilla.

Noi lo seguiamo coi più fervidi voti.

Ordinazioni sacerdotali.

Il 5 luglio u. s. nella Basilica di Maria Ausiliatrice si rinnovava la solenne funzione annuale delle sacre Ordinazioni. L'Em.mo Card. Arcivescovo Maurilio Fossati elevava al Sacerdozio 52 Diaconi salesiani e promoveva al Suddiaconato una quarantina di Minoristi. Nei giorni precedenti lo stesso Em.mo conferiva il Diaconato e gli Ordini minori ad altri candidati nella cappella del nostro Ateneo Pontificio e S. E. Mons. Guerra in quella del nostro studentato teologico di Chieri. A Bollengo, ancora il 5 luglio, teneva la stessa funzione S. E. Mons. Paolo Rostagno, Vescovo di Ivrea, ordinando una ventina di Sacerdoti e conferendo gli altri Ordini a quei nostri studenti di teologia.

Quasi nello stesso tempo, altri figli di Don Bosco raggiungevano la meta sacerdotale in Roma e negli altri studentati teologici della Congregazione. La cifra complessiva non la possiamo precisare per mancanza di corrispondenza da tanti centri. Dalla Francia abbiamo saputo che a Lione-Fontanière il 28 febbraio, S. E. Mons. Terrier ha ordinato sette nuovi Sacerdoti e ad altri sette ha conferito gli Ordini minori, a due la Tonsura. Queste sacre Ordinazioni ci consolano alquanto delle perdite subite.

Coi neo-ordinati la Società Salesiana potrà colmare alcuni dei tanti vuoti prodotti dalla guerra e dalle persecuzioni e continuare la sua missione provvidenziale nel mondo.

Crociata Catechistica.

Trento. - La Mostra Catechistica, inaugurata il 24 aprile da S. A. Rev.ma il Principe Arcivescovo Mons. Deferrari e chiusa il 29 giugno, festa di S. Pietro, è stata visitata anche dal Vescovo Ausiliare S. E. Mons. Rauzi, da S. E. Mons. Bartolomasi, Arcivescovo Castrense, da S. E. il Prefetto della Città, Ufficiali Superiori, Autorità civili politiche e militari, che passarono ammirando illustrazioni, lavori e sussidi didattici. Particolare interesse vi trovarono i chierici del Seminario Maggiore ed i catechisti delle Scuole. Attrasse tutti gli Istituti maschili e femminili, le scolaresche ed una folla di oltre 10.000 persone, che acquistarono testi scolastici catechistici per circa quattromila lire. La Mostra illustrava l'attività catechistica svolta nell'anno, in Chiesa, nella Scuola e nelle Compagnie. Le illustrazioni, opera dei giovani guidati dall'insegnante di disegno, incorniciavano i lavori individuali degli alunni esposti nei quaderni di « Vita », nei compiti di scuola, nei disegni spontanei. Frutto duraturo della Mostra fu l'allestimento di un'aula modello per l'insegnamento del Catechismo in forma di vera scuola, corredata del materiale didattico proposto dal nostro Ufficio Catechistico Centrale. S. A. Rev.ma Mons. Arcivescovo ne fu tanto soddisfatto, che impegnò superiori ed alunni a prepararne un'altra pel 1945, in occasione delle feste centenarie del Concilio.

A proposito del IV Centenario del Concilio di Trento, il Comitato ci prega di trasmettere il seguente appello anche ai nostri Cooperatori e noi lo facciamo di buon grado invitando quanti possono favorire la provvida iniziativa a dar tutto il loro concorso.

APPELLO DEL COMITATO PER IL IV CENTENARIO DEL CONCILIO TRIDENTINO.

Nell'ormai prossimo 1945 ricorre il IV Centenario del Concilio di Trento, che ha lasciato in tutta la Chiesa una così vasta, così profonda e così duratura orma di bene.

Il Centenario sarà celebrato non soltanto con solenni manifestazioni, ma anche con opere durature, fra le quali primissima il progettato Museo del Concilio, che dovrebbe raccogliere l'iconografia (i ritratti dei Papi, dei Legati, dei Padri, dei Teologi e Oratori, degli Ambasciatori e degli altri personaggi del Concilio ecc.), la Biblioteca, i manoscritti e ogni altro cimelio del Concilio.

Il lavoro di ricerca e di raccolta durerà anni e decenni. Per ora si tratta di incominciare e il Comitato si è già messo all'opera e lavora alacremente.

Sentendosi però impari a tanta impresa il Comitato chiede la cooperazione di quanti sono nella possibilità di aiutare la sua azione e in particolare rivolge a quanti sono in possesso o a conoscenza di libri, manoscritti, quadri, fotografie e cimeli di qualsiasi genere riguardanti il Concilio, il più vivo appello affinchè vogliano generosamente mettere tale materiale - eventualmente verso congruo compenso - a disposizione del futuro Museo del Concilio, inviandolo o segnalandolo al COMITATO PER IL IV CENTENARIO DEL CONCILIO TRIDENTINO. - Curia Pr. Arcivescovile - TRENTO.

Il Comitato esprime fin d'ora la sua più viva gratitudine a tutti i generosi che risponderanno al suo invito, contribuendo a un'opera di evidente importanza e di universale interesse.

Acqui. - A chiusura delle feste patronali di S. Guido, S. E. Mons. Lorenzo Delponte, Vescovo diocesano, promosse un Convegno Catechistico del Clero invitando a trattare dei metodi e sussidi moderni d'insegnamento il Direttore del nostro Istituto « Rebaudengo » D. Colombara, e D. Bottini del nostro Ufficio Catechistico Centrale.

Amelia - L'Em.mo Card. Pellegrinetti alle feste salesiane.

La cittadina di Amelia ha vissuto giorni indimenticabili nella solenne celebrazione delle feste centenarie dell'Opera Salesiana.

Predicò il triduo di preparazione l'Ispettore Salesiano, Don Evaristo Marcoaldi, nella chiesa di S. Francesco completamente restaurata grazie alla generosità dei Cooperatori Amelini.

Tutti ammirarono il magnifico altare in marmi policromi e pregiati, il quadro del Cuore SS. di Gesù, opera del pittore Ferranti, le vetrate istoriate raffiguranti San Giovanni Bosco, S. Francesco d'Assisi, Maria Ausiliatrice, il pavimento marmoreo e l'armonica decorazione delle pareti.

Ma lo splendore più ambito lo portò l'Em.mo Cardinale Ermenegildo Pellegrinetti, giunto la sera della vigilia della cerimonia celebrativa, ed accolto con fervide dimostrazioni di omaggio e di gratitudine dalle autorità religiose e civili e dall'entusiasta folla del popolo, ed ospitato a Palazzo Colonna. S. E. Mons. Lojali, Vescovo diocesano, rivolse all'illustre Porporato un vibrante saluto augurale, a cui l'Eminentissimo Principe rispose ringraziando e benedicendo. Giovani cantori dei due Istituti Salesiani eseguirono Le Acclamationes. Terminato il ricevimento, dalla Chiesa di S. Francesco mosse la processione per portare nella Basilica Cattedrale il bel simulacro dell'Ausiliatrice.

La giornata di domenica 24 maggio vide un'interminabile folla di fedeli accorrere alla Sacra Mensa, specie nella S. Messa della Comunione generale celebrata da Monsignor Vescovo. Ma la massima solennità l'assunse il pontificale dell'Eminentissimo Cardinale Pellegrinetti, che al Vangelo tenne un'ispirata omelia esaltando le glorie di Maria SS. Ausiliatrice ed invocandone il potente patrocinio.

Le funzioni si coronarono colla processione, che, movendo dalla Cattedrale, attraverso le principali vie della città raggiunse la chiesa di S. Francesco. Apriva il corteo l'Oratorio Festivo seguito da uno stuolo interminabile di uomini e di giovani; poi i giovani dei Collegi Salesiani Boccarini e S. Giovanni, ed un gruppo di paggetti, nelle loro sfarzose divise. Precedeva la statua dell'Ausiliatrice Sua Eminenza Rev.ma col Vescovo e col Clero. Seguivano tutte le autorità civili col gonfalone del municipio, ed una marea di popolo devoto.

Magnifico spettacolo di fede offerse la Piazza A. Vera, letteralmente gremita, quando Sua Eminenza impartì su tutti la Trina Benedizione Eucaristica.

Fino a tarda notte la folla volle sfilare ai piedi dell'Ausiliatrice che, in un trionfo di luci e di fiori, sorrideva benedicendo.

Nel pomeriggio le Autorità avevano voluto offrire un solenne ricevimento, in Municipio in onore dell'Eminentissimo Cardinale Pellegrinetti. Da Terni era giunto appositamente S. E. il Prefetto accompagnato dal R. Questore. Sua Eminenza fu ricevuto dal Podestà Cav. Uff. Conte Morelli e dal Segretario Politico Cav. Castellani. Quindi si recò a visitare l'Ospedale Civile portando ai malati conforto e benedizione.

Contemporaneamente l'Ecc. il Prefetto, colse l'occasione per visitare i due Istituti Salesiani. A San Giovanni si compiacque dei grandiosi lavori per la fondazione dell'orfanotrofio maschile, congratulandosi vivamente con il Direttore e coi Coperatori.

Chieri - L'Oratorio S. Luigi dopo cinquant'anni.

Colla benedizione del Santo Padre, dell'Em.mo Card. Arcivescovo e del Rettor Maggiore, il nostro Oratorio S. Luigi ha celebrato, con programma ridotto all'austerità dell'ora, il suo Giubileo d'Oro fin dall'Immacolata dello scorso anno. Ed ha pubblicato un numero-ricordo che ci è giunto un po' troppo tardi, ma che documenta, attraverso alla cronaca ed alle fotoincisioni, un crescendo di fervore e di attività veramente consolante. La statistica giubilare dà una media di 350 allievi; e nel quadro delle associazioni figurano: gli Ex-allievi, le Dame-Patronesse, l'Unione Anziani, l'Unione Uomini di A. C., l'Unione S. G. Bosco, gli Effettivi e gli Aspiranti di A. C., la Compagnia S. Luigi, la Compagnia del SS. Sacramento, il Piccolo Clero, i Fanciulli di A. C., la Conferenza di S. Vincenzo de' Paoli, il Gruppo Catechisti, la Banda « Leo », la Cantoria e la Filodrammatica. Aperto nella casa dei Conti Balbiano di Aramengo, il 9 novembre del 1891, dal Servo di Dio Don Michele Rua, che vi mandò i primi Salesiani, si è visto affiancare ripetutamente un Convitto per studenti di Liceo, Scuole Elementari, e finalmente lo Studentato Teologico. Ma, superando difficoltà di tempi e di personale, è riuscito a mantenersi costantemente in fiore ed a dare frutti preziosi alla Chiesa ed alla società con la cristiana educazione di tante generazioni giovanili.

Nel 1935 la Provvidenza gli permise di acquistare una sede propria, separata dall'Istituto, ampia e rispondente alle esigenze della vita oratoriana, ove le singole sezioni e soprattutto l'insegnamento catechistico trovarono la loro adeguata sistemazione. Dal mese di maggio di quest'anno dispone poi anche della pubblica, vetusta ed artistica chiesa di Santa Margherita che risuona delle preghiere e dei canti dei giovani, mentre si va ripulendo, riattando, e rinnovando dal secolare deterioramento.

La cittadinanza lo segue con simpatia; Cooperatori e Patronesse lo soccorrono generosamente. Ma, più che tutto, l'Oratorio gode dello zelo e dell'affetto del Clero locale, dall'Arciprete ai Canonici e Professori di Seminario ai Religiosi dei diversi Ordini che si prestano di cuore pel sacro ministero, e che nei momenti più critici supplirono persino con gravi sacrifici alla scarsezza del nostro personale. Iniziò la cara tradizione l'Ecc.mo Mons. Angelo Bartolomasi, ora Arcivescovo Castrense, agli albori della sua giovinezza sacerdotale, quando, professore nel Seminario Arcivescovile, cominciò a consacrare quasi tutte le ore libere all'apostolato fra i giovani dell'Oratorio, lasciando tracce incancellabili nel campo formativo e ricreativo, e suscitando, fra l'altro quella Filodrammatica che trovò poi un degno continuatore in quell'anima di artista che è l'infaticabile Canonico Teologo Giovanni Tosco.

Lo spazio non ci consente di diffonderci in altri particolari, nè di menzionare tutti i benemeriti i cui nomi sono scolpiti a caratteri d'oro nella storia dell'Oratorio; ma, mentre ci rallegriamo del bene compiuto, auguriamo di gran cuore un sempre più fecondo e glorioso avvenire a quell'opera prediletta che Don Bosco avviò in Chieri, giovinetto, con la «Società dell'Allegria» e continuò come potè anche negli anni di Seminario, maturando i germi che avrebbe sparso più tardi nel mondo.

Palermo - Pel Santo Padre Pio XII.

Con grande ritardo ci è giunta la cronaca della commemorazione del XXV anniversario della Consacrazione Episcopale del S. Padre Pio XII nelle principali Case della Sicilia. Non possiamo tuttavia passar sotto silenzio la grandiosità raggiunta al nostro Istituto Don Bosco di Palermo, ove assurse ad omaggio cittadino. Vi intervennero oltre 1500 persone e fu presieduta dall'Em.mo Card. Arcivescovo Luigi Lavitrano, al quale facevano corona S. E. Mons. Perniciaro, S. E. il Primo Presidente di Corte d'Appello, il Podestà Ecc. Sofia, il R. Provveditore agli Studi, il Comandante la XVII Legione CC. NN. il Gen. De Marinis ed altre illustri personalità. Esaltò l'attività pastorale del Vicario di Cristo il Direttore dell'Istituto. Ma il centro della celebrazione è stato una rievocazione storica dei fasti del Pontificato Romano in una atmosfera quasi di sogno, realizzata con modernità di vedute dal Catechista Don Gino Corallo.

Ogni quadro plastico era preceduto da appropriata recitazione e da brevi didascalie che lo incorniciavano storicamente, e commentato da sceltissimi brani musicali come: la Cena del Signore, di L. Perosi; Tu es Petrus, di Bottazzo; l'Ave Maris Stella e il Coro dei Martiri, di Rito Selvaggi, regalati dall'insigne Autore, Direttore del R. Conservatorio Musicale di Palermo, per l'occasione.

I giovanissimi attori, alunni degli Istituti Salesiani cittadini, hanno disimpegnato perfettamente il loro non facile compito.

Superba, la visione finale dell'incantevole «Viale delle Rose » che fece colle sue due ali in fiore, quasi da argine alla grande fiumana di persone che tornavano soddisfatte dalla simpatica e riuscita manifestazione.

Velletri - Il LX anniversario di una visita di S. Giovanni Bosco.

Il 5 luglio u. s. in occasione della festa del SS. Crocifisso, S. E. Mons. Rotolo, Vescovo Ausiliare, dopo aver guidato il pellegrinaggio delle parrocchie dalla Cattedrale alla chiesa rurale fuori Porta Napoli, rivolgendo la sua parola all'immensa folla che gremiva anche la piazza, ricordò la visita fatta sessant'anni or sono, nel 1882, da S. Giovanni Bosco, recatosi a Velletri pel secondo Centenario dell'Incoronazione della B. Vergine delle Grazie.

Rilevato con quale affettuosa premura e profonda convinzione il Santo esortava a recarsi in quella chiesa, ai piedi della venerata effigie del SS.mo Crocifisso per ottenere grazie e favori, l'Ecc.mo Pastore opportunamente ha rammentato che quella stessa persona che fu guida a Don Bosco nella visita suaccennata potè sperimentare la efficacia delle preghiere rivolte alla S. Immagine, perchè ricordando quanto aveva detto D. Bosco, nella grande guerra, prima della partenza per il fronte dei suoi figli si recò a Velletri a pregare il SS.mo Crocifisso affinché li salvasse da ogni periglio; ed ottenne infattti la loro incolumità. Lo stesso devoto, due anni or sono, avendo un nipote gravemente malato ed in pericolo di vita, da Palermo partì per Roma per urgenti affari e ne approfittò per tornare a Velletri a visitare il SS.mo Crocifisso e a pregarlo per la guarigione del caro infermo. Con suo grande stupore, tornato a Palermo, trovò il nipote, già spacciato dai medici e da specialisti, in via di completa guarigione.

Dopo il discorso, tenuto sul piazzale prospiciente la chiesa, S. E. impartì a tutti la benedizione eucaristica.

Alessandria d'Egitto.

Un bigliettino dei Direttore Don Biondi ha accompagnato copia del programma dell'omaggio reso dal nostro Istituto di Alessandria d'Egitto, il 30 maggio u. s., contemporaneamente, al Giubileo Episcopale dei Santo Padre Pio XII, ed al Centenario della nascita del Ven. Domenico Savio. Dopo il discorso ufficiale tenuto da Don Regis, i nostri alunni hanno eseguito con fervido entusiasmo declamazioni e canti ad onore del Vicario di Cristo, raccogliendo meritati applausi dall'eletto pubblico, cui tornò molto gradita anche la geniale rievocazione della vita dell'angelico giovinetto Domenico Savio attraverso ad interessanti scene biografiche distribuite in tre atti.

L'Istituto fu affollato tutto l'anno da artigiani e studenti che poterono seguire i corsi regolarmente.

FRANCIA - Marsiglia - Ampliamento delle Scuole Professionali.

II 14 febbraio u. s. S. E. Mons. Delay, Vescovo diocesano, alla presenza dei delegati ufficiali della Municipalità, della Camera di Commercio, del Segretariato della Gioventù e dei Soccorso Nazionale, nonchè di numerosi Cooperatori, ex-allievi e Cooperatrici, ha benedetto solennemente i nuovi padiglioni eretti all'Oratorio S. Leone per soddisfare alle domande di accettazione di allievi meccanici che gli antichi locali non potevano affatto ospitare. La costruzione, in tempi così difficili, parve un nuovo miracolo della Vergine Ausiliatrice, che avviò l'Opera salesiana in Marsiglia col celebre miracolo ottenuto alla benedizione di Don Bosco. Vi vennero subito sistemati aggiustatori, fresatori, motoristi, elettromeccanici e automobilisti; l'antico laboratorio rimase a disposizione dei tornitori.

Il programma di ampliamento ha in vista altre costruzioni, e lo sforzo compiuto in questi mesi fa bene sperare della completa attuazione: Intanto la fama dell'insegnamento professionale e dell'attrezzatura tecnica ha attirato l'attenzione e la simpatia del campo industriale, tanto che la società cinematografica « FranceActualités » ha voluto girare un interessante documentario della vita e delle meravigliose attività dell'Oratorio S. Leone.

Il Segretariato per la Gioventù vi ha installato anche un suo centro regionale di assistenza ai giovani operai che in buon gruppo vi trovano giornalmente delle ottime refezioni.

La cerimonia della benedizione venne seguita, l'indomani, domenica, da una funzione quanto mai suggestiva: l'esaltazione del lavoro nello spirito cristiano, durante la celebrazione della Messa nello stesso padiglione della scuola di meccanica, ad un altare improvvisato ed adorno di simboli del lavoro. Al Vangelo prese la parola l'Ispettore Don Faure che illustrò la bellezza del valore professionale nobilitato dallo spirito di nostro Signore Gesù Cristo. All'offertorio, i rappresentanti delle varie sezioni sfilarono ai piedi dell'altare ad offrire al celebrante un «capolavoro » dei singoli mestieri consacrando così al Signore il lavoro compiuto con genio cristiano.

Dalla POLONIA

Tra la corrispondenza giunta al Rettor Maggiore, pel suo onomastico, c'era anche una cara lettera di due Diaconi polacchi nella quale gli presentavano i più fervidi auguri e nello stesso tempo lo assicuravano che, per quanto mutate le condizioni, il loro cuore è sempre strettamente legato, come quello degli altri Salesiani, al cuore di Don Bosco e la loro volontà ferma a seguire fedelmente la santa vocazione religiosa.

Dal NOTIZIARIO delle Figlie di Maria Ausiliatrice.

Notizie rassicuranti.

Le feste di Pasqua hanno portato il conforto di alcune desiderate notizie, quasi tutte rassicuranti, provenienti da varie Case delle Figlie di Maria Ausiliatrice dell'estero.

Da Betlemme una lettera del 12 febbraio confermò le buone notizie di tutte le Suore della Palestina colà radunate e delle poche rimaste nella Casa di Gerusalemme.

Dall'Equatore, l'Ispettrice, reduce da un faticoso viaggio alle missioni di Mendez e Macas, scrisse l'8 novembre u. s. manifestando la vivissima soddisfazione provata nella sua visita, in cui ebbe modo di constatare i consolanti risultati ottenuti dall'apostolato di quelle buone missionarie, che vi lavorano con ammirabile spirito di sacrificio. Una ventina di nuove famiglie kivare cristiane, sorte tutte da giovani elementi cresciuti alla Missione, vanno formando un villaggio a sè, dove le belle casette di bambù, anche a due piani, s'allineano lungo la via principale fiancheggiata da palme, presso la graziosa chiesetta, divenuta ormai troppo angusta per il numero dei fedeli. È un piccolo ma promettente centro di fervida vita cristiana, che si svolge semplice e docile, seguendo le direttive del Missionario e gl'insegnamenti e i consigli delle Suore.

Da Cuba, l'Ispettrice mandò pure buone notizie delle diverse Case dell'isola, sempre affollate di gioventù e fervide d'intensa operosità.

Consolanti notizie giunsero anche dal Messico. Dopo anni di sofferenza e di eroismi, le Suore, non mai del tutto inattive neppure fra il turbine della tempesta, si slanciano al lavoro, moltiplicandosi ora nelle -numerose catechesi disseminate nei centri più popolosi dei sobborghi cittadini e nei non lontani paesi, mentre cercano di rialzare, anche materialmente, le varie Case, ridotte a troppo poveri e angusti locali.

Dal R° Console Generale d'Italia in Shanghai (Cina) è giunto il seguente telegramma comunicato dall'ill.mo Podestà di Torino, proprio come dono pasquale, all'indomani stesso della festa:

Telegramma n. 655 del 5 aprile 1942.

Pregasi comunicare Superiora Istituto Figlie Maria Ausiliatrice - Piazza Maria Ausiliatrice - che Suore in Shanghai godono ottima salute. Suddetta è pregata far conoscere quanto precede alle Famiglie delle interessate.

Console Generale d'Italia in Shanghai DI MELITO.

Le rassicuranti notizie non si limitano al solo personale della Casa di Shanghai, perchè nel suo contesto il telegramma si estende anche a tutte le Suore delle altre Case della Cina e del Giappone, appartenenti alla stessa Visitatoria, che ha il suo centro in Shanghai.

Nuovi ospedali militari.

Le necessità dell'ora hanno richiesto alle Figlie di Maria Ausiliatrice l'assistenza in altri cinque Ospedali Militari, aperti dal principio dell'anno ad oggi: due a Chiavari (Genova), inauguratisi proprio il 24 gennaio con l'arrivo dei primi trecento feriti; un terzo, non molto dopo, a Finale Ligure (Savona); un quarto in marzo ad Abbazia di Fiume, e un quinto ultimamente a Cavi di Lavagna (Genova).

Dovunque è un vivo compiacimento per l'opera prestata con fervido slancio di generosa carità, e confortata dalla generale grata corrispondenza dei soldati, che ai magnifici esempi di eroismo e di serenità nel dolore associano quelli non meno fulgidi della fede e della pietà. Tutte le grandi feste cristiane, precedute da novene o tridui predicati, sono state celebrate nei vari ospedali con solenni e devote funzioni e con spontanea e larghissima affluenza ai santi sacramenti. Anche la festa di S. Giovanni Bosco offerse luminosi spettacoli di devozione da parte dei nostri buoni soldati, che dappertutto andarono a gara nell'onorare il Santo dei giovani e il Padre e Fondatore delle loro sollecite infermiere. Nè mancarono in tale occasione, come nelle altre, alcune iniziative delle Suore per dare alla festa, con piccoli doni o sorprese, un giocondo carattere di salesianità, e portarvi quello spirito di famiglia, già sentito e gustato a traverso la bella consuetudine della « buona notte », inaugurata qua e là in non pochi reparti. È una bellissima scena vedere ufficiali e soldati, prima del riposo, ascoltare con affettuosa gratitudine dalle labbra della Suora brevi parole di fede e-di cristiana elevazione, come è tradizione in tutte le nostre Case. Commoventissime e quanto mai solenni le sante Comunioni Pasquali dei soldati degenti e di truppa, uniti ai loro ufficiali.

BELGIO - Santa iniziativa.

Le Figlie di Maria Ausiliatrice di JetteBruxelles hanno potuto ottenere la celebrazione mensile della santa Messa alla Scuola Italiana, dove sono incaricate del Catechismo. A tutta prima non sembrerebbe gran cosa, in confronto delle numerose loro scuole, in cui da anni ormai si ha la santa Messa quotidiana; ma se si considerano le difficoltà delle condizioni create dalla guerra, e più ancora se si pensa che non si tratta di un'opera in casa loro, ma in un ambiente estraneo, non si può a meno di non salutare nel risultato ottenuto una bella grazia.

La pia iniziativa venne inaugurata nel gennaio u. s. con la festa di S. Giovanni Bosco, presenti il R. Console Italiano, il Direttore e gli insegnanti della scuola, e non pochi parenti degli alunni. Modesta la improvvisata Cappella, senza ricchezza di addobbi e col puro necessario alla celebrazione del sacro rito, ma dotata anche di due confessionali, acquistati con l'aiuto di benemerite persone, per offrire subito ai fanciulli la comodità di accostarsi ai santi Sacramenti. Ne approfittarono infatti con spontanea affluenza, assicurando una Comunione veramente generale, malgrado il freddo intenso della rigida mattinata.

Le autorità presenti se ne mostrarono soddisfattissime, promettendo il loro cordiale appoggio per rinnovarla ogni mese.

DALLE NOSTRE MISSIONI

ISOLE FILIPPINE - Manila. - Notizie del Delegato Apostolico.

Come i giornali hanno pubblicato, il Delegato Apostolico delle Isole Filippine, S. E. Rev.ma il nostro amatissimo Mons. Guglielmo Piani, é al suo posto col segretario Don Paolo Zolin ed il personale della Delegazione, in buone condizioni di salute ed in piena attività pastorale. La deferenza delle autorità giapponesi gli ha consentito di prendere subito contatto e di superare le difficoltà del momento per regolare i rapporti del clero e dei fedeli in modo che la religione non avesse a soffrire della nuova situazione politica. Il Governo Giapponese anzi riconobbe ufficialmente le benemerenze della Chiesa e diede ampie garanzie per la libertà di culto. Mons. Delegato Apostolico può così continuare in cordiale armonia quella preziosa attività che egli iniziò vent'anni or sono, appena ricevuta la Consecrazione Episcopale, e che fruttò un mirabile incremento di fede e lo sviluppo delle circoscrizioni ecclesiastiche colla erezione di nuove diocesi, e l'organizzazione dell'insegnamento religioso, dell'apostolato missionario e dell'Azione Cattolica in tutto il territorio della Delegazione.

Noi lo accompagniamo coi più fervidi voti e colle nostre preghiere.

In occasione della festa onomastica del Rettor Maggiore è giunta qualche corrispondenza anche dalle lontane Missioni che ci ha consolati con varie notizie.

Da SHILLONG

Rev.mo sig. Don Ricaldone,

appena poche righe per farvi sapere che sto benissimo insieme ai 26 sacerdoti, 24 chierici e 7 coadiutori.

Oggi cominciamo gli Esercizi spirituali che termineranno il 24 corr. coll'ordinazione sacerdotale di 6 diaconi.

Godo di potervi assicurare che viviamo tranquilli e sereni nelle amabili mani di Dio e che la nostra vita di famiglia si svolge regolare come al solito. Anche l'apostolato missionario e l'attività degli orfanotrofi e delle scuole procedono bene..

Abbiate la bontà di pregar sempre per noi e mandateci la vostra paterna benedizione.

Per voi e per tutti i nostri carissimi confratelli il nostro affetto e le nostre preghiere.

Aff.mo in G. C. Shillong, 16-V-1942.

Sac. COSTANTINO VENDRAME, Missionario Salesiano.

Dal Campo Centrale di Internamento di Dehra Dun (India).

Amatissimo sig. Don Ricaldone,

con affetto di figlio approfitto di questa occasione per scriverle di nuovo. Spero che almeno questa lettera per via aerea le porti nostre notizie. Le sue le ricevemmo da S. E. Mons. Mathias, che si prende tanta cura di noi internati. Tutti i giorni preghiamo perché il Signore la conservi a lungo per il bene nostro e quello dell'amata Congregazione. Gradisca questi auguri dai figli che da due anni non hanno più la gioia di vivere nella dolce intimità della casa religiosa. Nel suo giorno onomastico, come fra breve nel giorno dell'Ausiliatrice, pregheremo per lei e per tutti i Superiori. Qui siamo in venti confratelli, mentre la maggioranza degli altri sono confinati in case speciali o in casa propria. Fra noi regna buono spirito ed i sette chierici continuano a studiar teologia. La prego di rassicurare i nostri parenti che tutti stiamo bene (D. Bacchiarello, D. Ferrario, D. Ravalico, D. Devalle, D. Balocco, D. Zannini, D. Barattoni, Conti, Capretti, ch. Bili, Priolo, Fracasso, ch. Bertolino, ch. Giacomini, ch. Zola, ch. Marchesi, ch. Gobetti, ch. Rosati, Bongiorno).

Ci benedica e mi creda per tutti

aff.mo in G. C.

22 maggio 1942.

Sac. VINCENZO SCUDERI, Missionario Salesiano.

Lettera di Don Giulivo ai giovani.

Carissimi,

la Scuola Materma diretta dalle Figlie di Maria Ausiliatrice a Colleferro (Roma) ha preso un'iniziativa che vorrei proporre alla vostra imitazione. Ha affidato ad ogni bambino uno o più soldati combattenti - con nome, arma e zona di combattimento ben specificato - impegnando i piccoli a pregare ogni giorno per la loro incolumità e pel loro vittorioso ritorno. Un apposito quadro presso la porta della cappella ricorda continuamente agli innocenti patroni i loro valorosi protetti. E, finora, dei 150 combattenti del paese affidati alla tutela dei piccoli nessuno è caduto. Le famiglie dei soldati si fanno premura di tenere al corrente i bambini delle notizie dei loro cari. I piccoli poi, oltre alle preghiere individuali ed a spontanei fioretti, consacrano in modo speciale tre momenti della giornata al ricordo dei loro soldati: il primo, alle 10, al suono della sirena; il secondo, poco prima dell'uscita; il terzo, la sera prima di mettersi a riposo. Alle 10 e prima dell'uscita, scattano in piedi tutti insieme ed allargano le loro manine in un fervoroso gesto di supplica, mentre le labbra scandono la preghiera; la sera, ciascuno per conto proprio, assistiti dalla mamma o dai parenti, implorano ancora una benedizione del Signore sui loro protetti.

Non potreste fare qualcosa di simile anche voi tutti? Forse avrete qualche parente al fronte; e, se non avete parenti, non vi sarà difficile trovare una mamma che vi affidi qualche suo figliolo combattente. Prendetevelo a cuore, ed impegnatevi a pregare ogni giorno per lui, specialmente quando fischia la sirena che ci ricorda tutto quel che soffrono. Offrite anche qualche Comunione, voi che siete già ammessi, per la loro salvezza; e procurate di tenere una condotta tale da meritarvi questa bella grazia dal Signore. Che gioia per voi, e quale fierezza se riuscirete a proteggere così i cari soldati combattenti per la vittoria! Il Signore vi benedica e vi conceda questa grande consolazione.

Vostro aff.mo DON GIULIVO,

Attenzione: Continua a circolare una poesia in piemontese su avvenimenti politici e religiosi mondiali che molti ritengono come una profezia di Don Bosco. Ricordiamo, una volta per sempre, che non è di Don Bosco. Il Santo l'ha tolta da un opuscoletto intitolato: L'oracolo, ossia nuova raccolta di vaticinii e predizioni. E l'ha pubblicata nel Galantuomo per l'anno 1858, pag 95. citandone la fonte a pie' di pagina.

Madre ENRICHETTA SORBONE

L'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice ha perduto la sua Vicaria Generale: Madre Enrichetta Sorbone, spirata piamente il 14 luglio u. s. in Nizza Monferrato.

Bella ed espressiva figura salesiana della prima ora, legata fin dalle origini alla vita dell'Istituto, ne impersonò lo spirito, direttamente attinto alle sue prime sorgenti.

Nata in Rosignano Monferrato (Alessandria) il 24 novembre 1854, a dodici anni sostituì nella famiglia l'amatissima madre defunta: donna di singolare pietà, che aveva offerto al Signore la propria vita, per ottenere alle sue cinque figliuole la grazia d'essere tutte Religiose.

Diciottenne, già prescelta dalla divina chiamata, s'incontrò per la prima volta con San Giovanni Bosco, che con sicura chiaroveggenza la indirizzò a Mornese dove la seconda Famiglia Religiosa da lui fondata, era ancora nel suo primo anno di vita. In quel cenacolo di straordinario fervore, sotto la materna guida della Beata Madre Mazzarello, dividendo con lei il lavoro e i sacrifici di quegli eroici primordi, si formò alla vita salesiana. In Mornese, presente il Santo Fondatore, fece la vestizione religiosa il 5 agosto 1873; l'anno dopo, i Santi Voti, e nel 1875, insieme alla Beata, la Professione Perpetua, anche questa, come la prima, nelle mani di San Giovanni Bosco.

In Mornese pure iniziò il suo apostolato educativo come assistente delle educande, e, benchè giovanissima, nel 1877, venne eletta a far parte del Consiglio Generalizio.

Passata nella nuova Casa aperta da San Giov. Bosco nell'ex-Convento di N. S. delle Grazie in Nizza Monferrato, vi raccolse nel 1881 l'estrema parola di ricordo della Beata M. Mazzarello morente che, comprendendone la virtù non comune, nutriva per quella sua docilissima figlia il più vivo affetto materno. Unanime quindi con l'elezione della nuova Superiora Generale, anche la sua rielezione a Vicaria dell'Istituto; carica che le venne sempre confermata nei successivi Capitoli. Fu anche per nove anni Maestra delle Novizie e, come tale, formò non poche eccellenti figure di Religiose e di Superiore, che vissero appieno e trasfusero in altre la ricchezza dello spirito salesiano da lei ricevuto. La sua memoria però è soprattutto legata all'alto ufficio così a lungo e degnamente sostenuto, e nel quale rifulse, con l'ardore dell'eccelsa pietà e l'indefesso zelo per la salvezza delle anime, l'umile, fedelissimo attaccamento alla « Madre », alla Superiora Generale, la costante sollecitudine d'accentrare in lei tutti gli animi, pronta a sacrificare generosamente allo scopo vedute e riguardi personali.

Una documentazione della sua fervida attività ce la presentano anche i molti e lunghi viaggi in Italia e all'Estero, fra i quali il più importante quello alle Case d'America, durato per quasi cinque anni consecutivi, dal 1908 al 1913; tanto fecondo di bene quanto fu pieno di fatiche, di sacrifici e di disagi d'ogni genere.

Sempre eguale nel volgere degli anni, riflettendo nell'aspetto quasi giovanile della svelta e sorridente figura la semplicità e il candore dell'animo, continuò generosamente a donarsi con la bontà del cuore, l'efficacia dell'esempio e la parola schietta e persuasiva.

Ebbe conforti e gioie singolari nel vedere il rapido e mirabile sviluppo dell'Istituto, nell'assistere alla Canonizzazione di Don Bosco e alla Beatificazione di M. Mazzarello, e nel pregustare nuove ore di gloria, per altre care figure salesiane, avviate verso gli altari... Ne trasse motivo per ripetere incessantemente il suo inno di gratitudine a Dio, a Maria Ausiliatrice e a S. Giovanni Bosco che l'aveva voluta nella sua grande Famiglia; e per riaccendersi sempre più nel suo vivissimo e costante amore al Papa.

Così fino a questi ultimi anni, in cui, minata dall'arteriosclerosi, incominciò a declinare lentamente, trovando nell'amata Casa di Nizza Monferrato un sereno e gradito riposo; preludio dell'altro, che incontrò dopo non lunga ma dolorosa lotta col male, sorretta da tutti i conforti religiosi e da una particolare benedizione del Santo Padre.

Scomparsa dalla terra, la sua mite, radiosa figura emergerà sempre nella storia dell'Istituto, non solo pei rapporti personali col Santo Fondatore e colla Beata Confondatrice, ma soprattutto come una delle più fedeli e genuine espressioni della perfezione femminile salesiana, elaborata nel costante orientamento alla santità, alla maniera di Don Bosco e di Madre Mazzarello. Madre Sorbone fu istintivamente salesiana tanto nella forma nativa della sua virtù, quanto nella vocazione di dedicarsi alla carità operativa in favore della gioventù femminile povera e abbandonata. Sintesi della sua vita fu l'orrore al peccato, l'amore alla SS. Eucaristia, a Maria Ausiliatrice, la devozione all'Angelo Custode, il culto dell'innocenza, la docilità alla direzione spirituale, l'alacrità infaticabile nel lavoro, lo spirito di fede viva, l'amore al nascondimento, la carità materna. Dotata di quel criterio sano, positivo, realistico, che sa valersi dell'esperienze e della pene-trazione degli spiriti, alimentato da soda pietà, ella seppe raggiungere quella forma spirituale, fatta di umiltà, di pazienza, e di carità che è il fondamento della pedagogia salesiana, e rendere preziosa la sua opera educativa e la sua diretta collaborazione al governo dell'Istituto.

Ricordandola da queste colonne, ora che è volata alla gloria del Paradiso, raccomandiamo di gran cuore l'anima eletta ai suffragi di tutti i Cooperatori.

NECROLOGIO

Salesiani defunti:

Sac. FESTOU LUIGI, da Guingamv (Cótes du Nord-Francia), † a Parigi il 25-XII-1941 a 62 anni.

Fatti gli studi ginnasiali nel nostro collegio di Dinant, ricevette l'abito chiericale dal Servo di Dio Don Michele Rua nel noviziato di S. Pierre de Canon e, compiti gli studi parte in Italia e parte in patria, raggiunse il sacerdozio a Coutances nel 1905. Ingegno eletto, soda formazione ed eccellente spirito salesiano gli accreditarono la fiducia dei superiori che per quindici anni gli affidarono la direzione di vari nostri Istituti e per un sessennio anche il governo dell'Ispettoria della Francia del Nord.

Negli ultimi giorni della sua malattia fu confortato anche dalla visita dell'Em.mo Card. Suhard, Arcivescovo di Parigi, che l'aveva ben conosciuto e lo apprezzava tanto. Ai funerali parteciparono Mons. Touzé, in rappresentanza del Cardinale, S. E. il Vescovo di Orléans e numerose rappresentanze del Clero secolare e regolare parigino, e di tutte le Case salesiane della sua Ispettoria.

Sac. RUSCONI CARLO, da Villò di Vigolzone (Piacenza), † a Barce (Cirenaica), il 22-VI u. s. a 57 anni.

Alunno del nostro collegio di Alassio, proseguì gli studi in Seminario, raggiunse il sacerdozio e fu prescelto dal Vescovo come Segretario. Ma la nostalgia della vita salesiana lo attrasse, nel 1912, al nostro noviziato, donde passò successivamente alle nostre Case di Treviglio, Valsalice e Trieste suscitando tanto fervore ed entusiasmo da meritargli la direzione, prima, dell'Oratorio di Fiume, poi dell'Istituto di Belluno. Destinato, nel 1939, al Vicariato Apostolico di Derna, fu preposto alla Parrocchia di Beda Littoria, e là rifulse tutto lo zelo apostolico della sua anima generosa. Il valore del suo spirito nelle vicende della guerra e della ripetuta, occupazione gli meritò la Croce di guerra « sul Campo » e l'onorificenza di Cavaliere della Stella Coloniale. Un male insidioso stroncò rapidamente la sua preziosa esistenza quando risorgevano tante speranze.

Cooperatori defunti:

RUBINO MICHELE † a Triggiano (Bari), il 20-VI u. s.

Tempra forte di lavoratore e di cristiano integerrimo, divotissimo di S. G. Bosco, seppe educare saggiamente la sua famiglia e fu benedetto dal Signore colla vocazione di un figlio alla Società Salesiana.

BORGHINO ORSOLA, † a Vigone il 21-VI u. s. ad 84 anni.

Nella preghiera, nel lavoro e nell'esercizio della carità verso i poveri spese la sua lunga vita, confortata dall'apostolato del fratello missionario. Fervente Cooperatrice sosteneva con affetto le Opere Salesiane.

Altri Cooperatori defunti:

Allora D. Pietro, Rivara (Torino) - Brera Paino, Costa Nobili (Pavia) - Bevere Roberto, Napoli - Cantù Giovanni, Vimercate (Milano) - Castellani Marchesa Annina, Osimo (Ancona) - Cattaneo Maria, Lugano (Svizzera Tic.) - Cerra Carlo, Pavia - Cioni Maddalena, Sicelle (Siena) - Franzo Carlo, Palestro (Pavia) - Grossi Clementina ved. Segagni, Cava Manera (Pavia) - Guzzi Cozzi Rachele, Legnano (Milano) - Ivaldi Lucia, Torino - Luchetta Margherita, Brusino (Trento) - Magliola Maria, Andorno Caggiorna (Vercelli) - Maisetti Antonia, Mazzuno (Brescia) - Marchesi Palma, Torre de' Roveri (Bergamo) - Alari Ersilia, Monterubiaglio (Terni) - Munaro Giuseppe, Trissino (Vicenza\ - Panelli Teresa, S. Salvatore Monf. (Alessandria) - Roena Luigi, Muzzolone di Cornedo (Vicenza) - Sciglio Siragò Rosina, Taormina (Messina) - Spiga Luigino, Sestu (Cagliari) - Tamburini Guglielmo, Milano - Tramonti Giuseppe, Ranchio (Forlì) - Uslenghi Ubaldo, Gallarate (Varese) - Vacca Marianna, Montanaro (Torino) - Valle Silvia, Sarego (Vicenza - Zentillini Giuseppina, Novara,

TESORO SPIRITUALE

I Cooperatori che, confessati e comunicati, visitano una chiesa o pubblica cappella (i Religiosi e le Religiose, la loro cappella privata) e quivi pregano secondo l'intenzione del Sommo Pontefice possono acquistare:

L'INDULGENZA PLENARIA

1) Nel giorno in cui dànno il nome alla Pia Unione dei Cooperatori.

2) Nel giorno in cui per la prima volta si consacrano al Sacro Cuore di Gesù.

3) Tutte le volte che per otto giorni continui attendono agli Esercizi spirituali.

4) In punto di morte se, confessati e comunicati, o almeno contriti, invocheranno divotamente il Santissimo Nome di Gesù, colla bocca, se potranno, od almeno col cuore.

OGNI MESE:

1) In un giorno del mese a loro scelta.

2) Il giorno in cui fanno l'Esercizio della Buona morte. 3) Il giorno in cui partecipano alla Conferenza mensile salesiana.

NEL MESE DI SETTEMBRE ANCHE:

Il giorno 8 - Natività di Maria SS.

Il giorno 12 - SS. Nome di Maria

Il giorno 14 - Esaltazione della Santa Croce. Il giorno 15 - I Sette Dolori di Maria SS.

Il giorno 29 - Dedicazione di S. Michele Arcangelo.