Anno LXVI - N. 11 - 1° NOVEMBRE 1942- XXI
SOMMARIO: Gli Oratori Salesiani. - In famiglia. - Dalle nostre Missioni: Assam, Cina, India, Lituania, Thailandia. Lettera di D. Giulivo. - Necrologio. - Tesoro spirituale. - Crociata missionaria.
Sta omai per chiudersi l'Anno Centenario dell'inizio dell'Opera degli Oratori Salesiani (1841 - 8 dicembre - 1941). E poichè abbiamo dovuto sacrificarne la celebrazione ufficiale - rimandata a tempi migliori - pensiamo di far cosa gradita ai nostri Cooperatori rilevando le caratteristiche di questa provvida istituzione, che dallo spirito e dallo zelo di S. Giovanni Bosco trasse la forma ed il segreto di apostolato universalmente riconosciuto.
Anche perchè si è acuito in questi tempi l'interesse del mondo cattolico; e la stessa Azione Cattolica ne trae motivi di ispirazione e di applicazione. D'altra parte, la simpatia del mondo non cattolico è pure un'eloquente dimostrazione della attualità del problema e del valore delle risorse che accreditano l'Oratorio Salesiano ben definito dal Card. Salotti il «capolavoro di Don Bosco ».
È noto che il Santo fu del tutto originale nell'ideazione e nella organizzazione di quest'opera sua. La iniziò per moto spontaneo del suo zelo sacerdotale, ispirato da Dio, e la portò all'affermazione ed alla fioritura, assai prima che egli venisse a conoscenza delle istituzioni similari esistenti in Lombardia ed in altre parti d'Italia e dell'estero. Il Signore poi ne benedisse così evidentemente l'attuazione, che ancor oggi essa presenta gli elementi più geniali e più pratici per la cura della cristiana educazione della gioventù fuori della scuola. Ed i frutti raccolti in un secolo nelle più svariate nazioni, fra temperamenti ed ambienti disparatissimi, costituiscono un titolo di credito dell'opera e del sistema che tutti sono in grado di apprezzare. L'analisi oggettiva e spassionata ne coglie subito i tratti provvidenziali, mentre Don Bosco balza come antesignano soprattutto in questo campo. Il Signore, ne ha fatto -- come fu ben detto - il «tipo-della santità apostolica contemporanea». Chi pertanto voglia realmente concorrere alla cristiana educazione della gioventù, e integrare o supplire l'opera della scuola coll'opera degli Oratori, che attinge alle fonti del ministero pastorale della cura d'anime, troverà nell'esperienza del Santo l'orientamento di quell'apostolato che ha bisogno di raggiungere la massima efficacia per rispondere alle esigenze dei tempi.
Ogni secolo ha i suoi santi. Ed ogni missione della Chiesa ha di tempo in tempo da Dio i suoi aggiornatori, dotati delle risorse necessarie e provvidenziali. Don Bosco continua dal cielo ad ispirare tutti coloro che con rettitudine di intenzione, con amore delle anime e preoccupazione del bene della società, si sacrificano generosamente per la saggia educazione della gioventù.
Vediamo quindi quali siano le caratteristiche degli Oratori Salesiani e l'impronta speciale che S. Giovanni Bosco diede a questa salutare istituzione.
Ci viene a proposito il primo volume degli Annali della Società Salesiana (1), edito per la fausta ricorrenza, il quale ha un capitolo esauriente sull'argomento.
(1) Sac. EUGENIO CERIA: Annali della Società Salesiana, Volume I. - S. E. I. - L. 8o.
Idea e scopo.
Come Don Bosco non introdusse nella Chiesa la divozione di Maria Ausiliatrice, ma ve la trovò già esistente e la rese sotto nuove forme assai popolare, così non inventò l'Oratorio festivo, ma lo prese com'era prima di lui e ne operò una vera trasformazione. Oratori si dicevano anticamente scuole domenicali di dottrina cristiana istituite per i giovanetti in alcune città d'Italia. Piacque a Don Bosco la denominazione, perchè rispondeva al suo ideale. Oratorio significa luogo di orazione, ed egli intendeva appunto di dare all'opera l'impronta della preghiera, termine sintetico che riassume tutto quello che nella Chiesa serve a portare le anime a Dio. In tal senso partecipano della preghiera anche i divertimenti, in quanto sono mezzi per affezionare i cuori giovanili agli esercizi di pietà e di religione.
Il Santo dunque studiò tutti i regolamenti di Oratori che potè avere tra mano, ma vi applicò di suo due modificazioni. Gli Oratori esistenti riunivano la gioventù soltanto in una data ora della domenica, dove al mattino e dove nel pomeriggio; gli Oratori di Don Bosco invece dovevano intrattenerli dalle prime alle ultime ore di tutti i giorni festivi, tolto appena l'intervallo del mezzodì per il pranzo. Ecco perchè al nome puro e semplice egli aggiunse l'epiteto di festivi. Inoltre quelli antichi erano esclusivamente parrocchiali, i suoi al contrario dovevano accogliere ragazzi di qualunque parrocchia. Entrambe le innovazioni andavano incontro a bisogni nuovi, portati dal cambiare dei tempi. Nei secoli anteriori le famiglie cristiane curavano direttamente l'educazione religiosa della prole sia con l'esempio domestico che con l'avviarla alla chiesa; ma il nembo della rivoluzione francese, ripercotendosi anche sulle nostre terre, se non aveva rotto nei paesi di campagna le buone tradizioni, aveva però nei grandi centri modificato profondamente il vivere, massime con riforme sociali che, spezzando vecchie consuetudini, turbarono l'armonia regnata fino allora nel dominio della fede, sicchè ne vennero sbandamenti molteplici in fatto di idee religiose e di pratiche del culto. A poco a poco tanta gioventù si avvezzò a non onorare più il sacerdote come ministro di Dio, ma a riguardarlo come uomo per lo meno importuno, disertando le funzioni sacre e i catechismi. Orbene i rinnovellati Oratori reagivano contro simili tendenze, attirando i giovani con svariati allettamenti per avvicinarli al prete, anima di tali adunanze, e in tal modo condurli alla Messa, alla predica, alla dottrina, ai sacramenti. Quel santificare così l'intero giorno del Signore diventava il vero toccasana contro il gran male dell'indifferenza religiosa e l'oblio dei doveri cristiani.
Primo cómpito.
Il primo teatro dell'operosità oratoriana di Don Bosco fu, com'è noto, la città di Torino. Nella metropoli piemontese cresceva sempre più numerosa una gioventù che non conosceva la sua parrocchia, spesso anzi ignorava perfino d'averne una e perciò sfuggiva alle cure dei pastori d'anime. Queste pecorelle randagie Don Bosco chiamava a raccolta, come in lieti e ben guardati ovili, ne' suoi Oratori durante tutto il giorno più sacro e più pericoloso della settimana. Pericoli dell'ozio, pericoli delle cattive compagnie, pericoli di non onesti ritrovi. Nell'Oratorio egli li divertiva, li istruiva nelle verità della fede, li faceva pregare e li vedeva deporre a poco a poco la nativa selvatichezza, prendere amore al lavoro e risvegliare non di rado in seno alle loro famiglie operaie il sentimento religioso da lungo tempo assopito. Erano le trasformazioni di fiere in agnelli, mostrategli nei Sogni.
Tre classi di soggetti popolarono da principio l'Oratorio festivo di Valdocco e poi anche gli altri tre di Porta Nuova, di Vanchiglia e di Borgo S. Salvario. Ragazzi abbandonati a se stessi e scorrazzanti per le vie e per le piazze, senza scuola, senza occupazione, senza volontà d'imparare e di lavorare; giovani che, assaggiato già il carcere, sarebbero andati di male in peggio, se avessero continuato a non trovare chi si desse pensiero della loro condotta morale; garzoncelli muratori ed artieri, venuti dal di fuori e sperduti nella capitale, che in quel periodo d'ingrandimenti offriva abbondante mano d'opera e dove quei lavoratori in erba erano esposti, specialmente nei dì festivi, a gravi pericoli e a dimenticare in breve i più elementari obblighi del cristiano, praticati già in famiglia. Data la qualità di questi frequentatori, Don Bosco chiamava a ragione l'Oratorio festivo la parrocchia dei fanciulli. abbandonati.
Successo.
Non è qui il luogo di cercare com'egli riuscisse ad amalgamare senza inconvenienti categorie d'individui così disparate: qualche cenno lo faremo più avanti. Piuttosto è bello rileggere a tanta distanza di tempo un documento del 1849, che consacra alla storia una testimonianza insospettabile sia per l'autorità di chi la rende, sia per la tacita conferma del gran pubblico, dinanzi a cui la rende. Scriveva quell'anno nel numero 40 dell'Armonia il March. Gustavo di Cavour, fratello dell'insigne statista Camillo: « Nel più povero dei sobborghi di questa metropoli sorge da qualche anno una di quelle opere, di cui lo spirito cattolico è sorgente inesausta. Un zelante Sacerdote ansioso del bene delle anime si è consacrato intieramente al pietoso ufficio di strappare al vizio, all'ozio e all'ignoranza il gran numero di fanciulli, i quali abitanti in quei dintorni, per le strettezze o l'incuria dei genitori, crescevano purtroppo sprovvisti di religiosa e civile coltura. Questo ecclesiastico, che ha nome Don Bosco, prese a pigione alcune casucce ed un piccolo recinto, si è recato ad abitare in quel sito e vi ha aperto un piccolo Oratorio sotto l'invocazione del gran Vescovo di Ginevra, S. Francesco di Sales (1). Egli ha cercato di attirarvi quei poveri giovani, che dapprima trovavansi negletti e derelitti; nel semplice e modesto Oratorio egli distribuisce loro quella istruzione, che sopra tutte le altre discipline è sola necessaria, l'istruzione religiosa; egli li accostuma a praticare i loro doveri, ad esercitare il vero culto di Dio, a convivere amichevolmente e socievolmente l'uno coll'altro. Accanto all'Oratorio si trovano scuole, in cui s'insegnano a quella gioventù i primi elementi delle lettere e del calcolo; vi è pure l'accennato recinto, in cui i giovanetti nei giorni festivi e nelle ore di ricreazione si sollevano con giuochi innocui e con innocenti trastulli, passando quel tempo nell'onesta allegria, che tanto giova alla sanità del corpo e della mente, e specialmente in quella tenera età. In mezzo ad essi trovasi ognora Don Bosco, il quale è costantemente ad essi maestro, compagno, esemplare ed amico. Tutti quei ragazzi, i più dei quali sarebbero cresciuti nell'ignavia e nel vizio s'incamminano alla virtù ed al lavoro. Infatti il loro zelante precettore ed amico cerca per essi con tutto impegno qualche onesto artiere che consenta di accettarli presso di sè a tirocinio dell'arte sua; e l'essere un ragazzo proposto da Don Bosco, come un suo alunno, presenta ai padroni di bottega una guarentigia di moralità, che li rende facili ad accoglierlo presso di loro, onde avviarlo nell'esercizio della propria professione. Così da quel semenzaio di onesti operai escono ogni anno in buon numero adolescenti, che sono in caso di provvedere ai proprii bisogni, e che conserveranno, giova sperarlo, nel lungo decorso della loro vita l'abito di quella moralità, a cui i loro teneri anni sono informati ». Questi benefici sociali dell'Oratorio festivo di Don Bosco s'imposero talmente all'attenzione e all'ammirazione della cittadinanza, che nel 1862 un altro Marchese, il Di Rorà, Sindaco di Torino, in una sua visita a Valdocco, parlando a quei giovani, terminò con dire: - Giovani, volete un giorno essere buoni cittadini? Obbedite a Don Bosco !
(1) L'ava paterna dei due Cavour era pronipote di S. Francesco di Sales.
Propositi.
Il Santo, mentre vedeva la copia dei frutti che nell'Oratorio festivo poteva cogliere lo zelo sacerdotale, toccava pure con mano la necessità impellente di estendere tale istruzione. In Piemonte e altrove le cose non sarebbero più tornate indietro dalla piega che andavano prendendo. Abbiamo nei nostri archivi una vecchia carta, nella quale egli, rimembrando i primordi del suo apostolato, ci rivela quale fosse la ragione che aveva mosso lui e che doveva muovere altri a concentrare i propri sforzi nell'opera degli Oratori festivi. Parlando della gioventù de' suoi giorni, scriveva: « Questa porzione la più delicata e la più preziosa dell'umana società, su cui si fondano le speranze di un felice avvenire, non è per se stessa di indole perversa. Tolta la trascuratezza dei genitori, l'ozio, l'incontro dei cattivi compagni, cui vanno specialmente soggetti nei giorni festivi, riesce facilissima cosa insinuare nei teneri cuori i principii di ordine, di buon costume, di rispetto, di religione; perchè se accade talvolta che già siano guasti in quella età, lo sono piuttosto per inconsideratezza che per malizia consumata. Questi giovani hanno veramente bisogno di una mano benefica che prenda cura di loro, li coltivi quindi alla virtù, li allontani dal vizio. La difficoltà consiste nel trovar modo di radunarli, loro poter parlare, moralizzarli. Fra i mezzi atti a diffondere lo spirito di religione nei cuori incolti ed abbandonati, si reputano gli Oratori. Quando mi sono dato a questa parte del sacro ministero, intesi di consacrare ogni mia fatica alla maggior gloria di Dio ed a vantaggio delle anime, intesi di adoperarmi per fare buoni cittadini in questa terra, perchè fossero poi un giorno degni abitatori del cielo. Dio mi aiuti a potere così continuare fino all'ultimo respiro di mia vita ».
E continuò realmente così fino al termine de' suoi giorni, se non facendo, stimolando a fare. Era sua volontà esplicita che, dovunque fossero collegi salesiani, si aprissero Oratori festivi, ritenendo che solo con questo mezzo si potesse fare un bene radicale alla popolazione di un paese (1). Li considerava inoltre come semenzai di vocazioni ecclesiastiche (2), e amava ricordare il caso di Faenza. Quel seminario languiva nel 1881, quando giunsero nella città i Salesiani; quattro anni dopo i chierici, da men che trenta, erano saliti a più di centocinquanta, frutto diretto e indiretto dell'Oratorio festivo. Dico anche indiretto, perchè vari parroci della diocesi, animati dall'esempio dell'Oratorio cittadino, ne avevano aperti nei loro paesi, con pronti e copiosi risultati (3). Asseriva poi avergli l'esperienza insegnato che a fare opere durature bisognava principiare di lì (4). Ribadì nel 1885: « Veggo sempre più quale glorioso avvenire è preparato alla nostra Congregazione. Ma si tenga per base che il nostro scopo principale sono gli Oratori festivi ». A ben conseguire tale scopo, egli voleva che vi si mettessero Direttori, i quali non fossero distratti da occupazioni nei collegi (5).
A prima vista qualcuno potrebbe domandare: Un Direttore d'Oratorio festivo per lavorare un giorno della settimana dovrà dunque stare sei giorni inoperoso ? Non si dimentichi che l'Oratorio festivo di Don Bosco non si riduce a una pura, per quanto laboriosa attività festiva. No, ma esso irradia il suo benefico influsso anche fuori del proprio recinto e tanto prima che dopo la domenica o la festa. Il Direttore infatti segue i suoi giovani e ora li raccomanda per lavoro, ora li visita infermi, e li soccorre indigenti, ora li ricerca sviati; poi è sempre pronto a riceverli nel suo ufficio, ogni volta che a lui si rivolgano per qualsivoglia motivo. Oltre a ciò, trascorsa la giornata campale, egli riordina i locali e riassetta gli attrezzi usati; rivede il registro delle frequenze, rintraccia gli assenti, segna gl'indirizzi e i dati nuovi. Alla medesima giornata poi manda innanzi tutta una serie di preparativi per catechismi e predicazioni, non che per giuochi, cinematografie, teatrini, accademie. Deve pure conferire con i catechisti e con altri suoi aiutanti, ingegnarsi a trovare aiuti finanziari, cercare doni per premiazioni e tombole, assistere il suo comitato di dame patronesse, occuparsi delle associazioni in adunanze serali, tenere anche opportuni corsi di coltura religiosa o di istruzione scolastica. Le maggiori feste liturgiche e la grande festa del patrono richiedono preparazione di tridui e novene; preparazione adeguata vogliono, le Cresime e le prime Comunioni. Infine il Direttore non può dispensarsi dall'avvicinare autorità, insegnanti, datori di lavoro, benefattori e benefattrici. Ho menzionato soltanto le cose di ordinaria amministrazione; ma chiunque viva il suo Oratorio, sa quanti e quali possano essere nel corso della settimana gl'incerti del mestiere. Bisognerà dunque che un Direttore abbia tutta la possibilità di disporre liberamente del suo tempo.
Così condotto, un Oratorio festivo rinnoverà i prodigi operati da quelli che a Torino erano sotto la direzione immediata o mediata di Don Bosco. E così appunto abbiamo veduto dopo di lui quartieri interi cambiar faccia...
(Continua).
(1) Mem. Biogr., vol. XI, pag. 350-1. (2) Ibid., vol. XII, pag. 374. (3) Ibid., vol. XVII, pag. 598-9(4) Ibid., vol. XIV, pag. 342-3. (5) Ibid., vol. XVII, pag. 364.
Torino - Alla Casa Generalizia delle Figlie di Maria Ausiliatrice.
Con semplice, ma suggestiva cerimonia, l'8 settembre u. s. festa della Natività di Maria SS.ma, S. E. Mons. Guerra impartì la benedizione di rito ad un'artistica statua di Maria Ausiliatrice da lui donata alla Casa Generalizia dell'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Facevano corona a S. E. vari Superiori del Capitolo. Attorno alla veneranda Madre Generale ed alle Superiore del Consiglio Generalizio si erano raccolte, oltre le Suore della Casa Generalizia e dell'annessa Scuola Magistrale, anche quelle della Casa « Beata Maria Mazzarello » e rappresentanze delle altre Case della città. La corale delle Figlie di Maria Ausiliatrice eseguì un scelto programma musicale di cui piacque soprattutto la « Cantata alla Madonna» del sempre alacre nostro M° Don G. B. Grosso, che ne diresse personalmente l'acclamata ripetizione.
All'indirizzo di ringraziamento, S. E. rispose esortando alla preghiera ed alla confidenza nella Vergine Ausiliatrice.
Torino-Borgo S. Paolo - Settimana Catechistica.
La nostra Parrocchia « Gesù Adolescente » ha dedicato un'intera settimana alla Crociata Catechistica indetta dal Rettor Maggiore e gliene ha fatto omaggio per la sua festa onomastica. Dal 21 al 28 giugno u. s. ogni sera, Don Luigi Ricaldone dal pulpito e l'avv. Colombo nel salone-teatro svolsero una serie di temi che interessarono tutta la popolazione ad una adeguata cultura religiosa. Pratico commento fu la Mostra Catechistica cui concorsero tutte le sezioni. Si distinsero l'Unione Uomini di A. C. e specialmente le sezioni femminili dirette dalle Figlie di Maria Ausiliatrice.
Parlò in particolare ai catechisti ed alle catechiste il rev. dott. can. Cesario Borla; alle mamme, Suor Emma Acchiappati, delle Figlie di Maria Ausiliatrice; agli Uomini di Azione Cattolica anche S. E. Mons. Coppo, che presiedette diverse adunanze, e fondò un nuovo nucleo della « Lega antiblasfema » ch'egli va diffondendo in Italia.
Riuscitissima la serata degli Istituti femminili, in cui le Figlie di Maria Ausiliatrice diedero uno splendido saggio della loro attrezzatura ed organizzazione catechistica.
Presiedette l'adunanza del Clero lo stesso Em.mo Card. Arcivescovo Maurilio Fossati, circondato dal nostro Rettor Maggiore e da S. E. Mons. Pinardi. Alla relazione ufficiale del can. Pittarelli, seguì un'animata discussione cui portarono prezioso contributo, oltre il nostro Direttore-Parroco, S. E. Mons. Pinardi e venerandi Parroci della città.
Apprezzatissima la parola del nostro Rettor Maggiore e la chiusa dell'Em.mo Card. Arcivescovo.
Nel pomeriggio del sabato parlò ai giovani degli Istituti ed Oratori maschili il rev. can. Bosso. Ogni sera, la Filodrammatica allietò gli intervenuti con brillanti rappresentazioni. La vigilia di S. Pietro, poi, tutti si strinsero attorno al rev.mo sig. Don Ricaldone, al quale, dopo la Messa e la Comunione generale, offersero i loro propositi di incremento e di infervoramento dell'apostolato catechistico, nel corso di una accademia che tornò assai gradita al IV Successore di S. Giovanni Bosco. Egli si compiacque, in modo speciale di poter premiare, tra i vincitori delle gare catechistiche, anche un bel numero di padri di famiglia, che diedero così ai giovani il più efficace stimolo all'apprendimento della Scienza delle scienze: la scienza della Religione.
Torino - Il ventennio del laboratorio missionario del Comitato Centrale Dame-Patronesse.
Nel 1921 il Comitato Centrale delle DamePatronesse perdeva nella Contessina Mazé de la Roche, chiamata dal Signore al premio eterno, non solo una delle più affezionate Cooperatrici, legata fin dai tempi di Don Bosco all'Opera salesiana, ma l'unica che vi concorresse anche colla confezione di arredi sacri per le Missioni.
Conscie della provvidenza di questa forma di apostolato, altre Dame pensarono di raccogliere l'eredità della piissima Contessina e di dar vita ad un laboratorio missionario che provvedesse arredi e paramenti sacri ai figli di Don Bosco sparsi nelle varie missioni. A questo scopo le vice presidenti signora Maria MussoCroce e la contessa Elena d'Agliano si presentarono all'allora Rettor Maggiore Don Rinaldi per averne l'approvazione e ne ottennero anche la paterna benedizione e la presenza dello stesso successore di Don Bosco al primo raduno, il 18 marzo 1922, nella sede che ancor oggi ospita il Laboratorio, presso le Figlie di Maria Ausiliatrice nella casa del Patronato, sotto lo sguardo della Consolata.
Tra le prime collaboratrici che continuano con abnegazione a dedicarvi ore preziose di lavoro, ricordiamo: la signora Maria Prato Ambrosione, tuttora direttrice, intelligente ed attiva, la contessa Maria Della Chiesa Bosco, la contessa Balbiano, Donna Paola Bruno Pallavicino, la Damigella Avenati, la contessa Maria Teresa Camerana, cui man mano si aggiunsero altre patronesse abili e volonterose.
Son già volate al Cielo, la contessa Luisa Camerana di Breyl e la contessa Virginia di Cigliè di Cassine. , Tutte le altre Patronesse concorsero a favorire le indefesse lavoratrici, e vi concorrono tuttora coll'impulso della Presidente del Comitato, marchesa Carmen Compans di Brichanteau Challant Marsaglia.
Sin dall'inizio il laboratorio curò la confezione di arredi sacri: pianete, paramentali, piviali, ecc. procurati con offerte delle Patronesse e con tessuti di seta donati da loro con gioia pensando al sacro uso cui vengono destinati. Subentrò però presto la preoccupazione di aiutare il più possibile le Missioni e quindi di adattarsi alle esigenze dei missionari, con paramenti leggeri e forti nello stesso tempo. Dai paramenti estese la cura agli altari portatili, altarini portatili ed a tutti gli accessori utili al sacro ministero. Don Rinaldi suggerì pure gli altari-cappella dotati anche del tabernacolo e del necessario per la benedizione col SS.mo Sacramento.
I missionari non tardarono ad esporre altre necessità, soprattutto per l'assistenza e la cura dei malati, ed allora ecco il programma estendersi al materiale farmaceutico e chirurgico, a piccoli ambulatori, armadietti e cassette di pronto soccorso, ecc. Negli ultimi anni si aggiunsero larghe offerte di pissidi, ostensori, turiboli, messali e servizi completi di candellieri e di suppellettile per altare.
Il Comitato Centrale prospetta anno per anno alle singole Patronesse con apposita circolare l'elenco per la scelta, e si impegna a segnare il nome dei benefattori o delle persone loro care con apposita targhetta su ogni altarino. Specificare con dati il contributo dato dal Laboratorio nei vent'anni trascorsi vorrebbe dire citare delle cifre imponenti. Ci limiteremo a ricordare che a complemento di tanto lavoro, le Dame-Patronesse si fecero promotrici di tre borse di studio, completate colle loro offerte, ed in occasione dell'ampliamento della Basilica di Maria Ausiliatrice provvidero il tabernacolo dell'altare di S. Giovanni Bosco ed una lesena di marmo.
Un'iniziativa di gran spesa fu pure l'allestimento di due autocappelle fatte costrurre appositamente ed arredare di tutto punto nel 1926, in occasione del cinquantenario delle Missioni salesiane.
Lo zelo del passato è garanzia dell'avvenire. E noi, ringranziando ancora a nome dei missionari anche da queste colonne, auguriamo di cuore costante incremento.
Agrigento - Benedizione della statua di S. Giovanni Bosco.
Il 14, 15 e 16 agosto, Agrigento visse giornate di fervido entusiasmo salesiano, dimostrando così, in modo tangibile, l'attaccamento ai figli di D. Bosco che da quattro anni svolgono la loro attività in mezzo alla gioventù ed al popolo.
Mons. Gaglio, decano dei Cooperatori Salesiani, iniziò il triduo nella Cattedrale riccamente addobbata, con la benedizione della nuova statua del Santo, modellata dallo scultore Moroder.
Dopo la Messa solenne cantata da un novello sacerdote salesiano, seguì all'Oratorio l'apertura al pubblico della «Fiera del libro».
Anche il giorno della festa dell'Assunta cantò Messa un altro sacerdote novello; e la Corale dell'Oratorio eseguì la Missa Te Deum del Perosi. Nelle due sere, i giovani filodrammatici offersero al pubblico una graziosa rappresentazione.
La Domenica, celebrò il Superiore dei PP. Liguorini; e S. E. Mons. G. B. Peruzzo, Vescovo diocesano, alle 11 iniziò il solenne Pontificale, durante il quale tenne una vibrante omelia d'occasione. Gli alunni del Seminario Vescovile svolsero magistralmente il programma liturgico musicale.
Nel pomeriggio la magnifica statua di Don Bosco fu portata in processione per le vie della città da un gruppo di soldati conterranei del Santo che si alternarono coi giovani della Associazione di A. C. V'intervenne il Capitolo della Cattedrale, il Seminario e tutte le Associazioni di A. C. e caritative. Reggeva la reliquia del Santo il Vicario Generale, scortato dai nostri cinquecento giovani. La massa del popolo fondeva coi giovani migliaia di voci osannanti, alternandosi colla banda militare del 29° Reggimento dell'« Assietta » ospite da qualche mese dell'Oratorio, ove condivide l'allegria dei nostri giovani.
Nell'ampio cortile gremito di gente Mons. Sutera impartì dapprima la benedizione col SS.mo Sacramento, poi anche colla Reliquia di D. Bosco, suscitando nel cuore di tutti fervore di fede e di migliori speranze.
Campertogno - La devozione a S. Giovanni Bosco nell'Alta Valsesia.
L'ex-allievo Gioachino Negra, riconoscente a Don Bosco per l'educazione e le grazie ricevute si accordò collo zelante Arciprete Don Cortellini, per ricordare perpetuamente la santità dì Don Bosco nella nuova decorazione della sua parrocchia di Campertogno. Regalò quindi alla chiesa una bella vetrata in cui la Ditta Janni di Torino riprodusse il noto quadro del Crida.
Per la benedizione ed inaugurazione l'Arciprete fissò la festa patronale, 26 luglio, e preparò personalmente la popolazione con un triduo di predicazione in cui infervorò i parrocchiani alla devozione al Santo.
Il giorno della festa fu allietato da numerose SS. Comunioni e fervide preghiere.
Chiuse le solenni funzioni il bacio della Reliquia del Santo.
Roma-Mandrione - Inaugurazione di una statua di San Giovanni Bosco.
Il 16 agosto u. s. - anniversario della nascita di Don Bosco - il nostro Istituto del Mandrione si è adornato di una bella statua, in marmo di Carrara, raffigurante il Santo fondatore, che corona i lavori fatti per la sistemazione della casa e del cortile. La benedisse solennemente il Gr. Uff. Mons. Michelangelo Rubino, alla presenza dei Direttori di varie Case salesiane viciniori, dei professi, ascritti ed oratoriani, degli alunni dello studentato filosofico di S. Callisto, di rappresentanze degli altri nostri Istituti S. Tarcisio e Pio XI, e di una eletta di Cooperatori ed Ex allievi, tra cui la scultrice prof.ssa Papini.
Dopo il discorso ufficiale tenuto da Monsignore, dissero ancora appropriate parole di circostanza l'Ispettore salesiano ed il Direttore del nostro Istituto Sacro Cuore in Roma.
Salerno - Primo convegno dei Cooperatori Salesiani.
Il 15 agosto u. s. si tenne in Salerno il primo Convegno dei Cooperatori salesiani, nella cripta del Sacro Cuore, gentilmente concessa dal Parroco e graziosamente adornata per la circostanza. La partecipazione non poteva essere più consolante. Presiedette Mons. Porcelli, in rappresentanza di S. E. Mons. Arcivescovo.
Prese per primo la parola il Delegato dott. Arturo Rinaldi, il quale dichiarò di avere organizzato la riunione per commemorare il primo centenario della fondazione degli Oratori festivi salesiani e per fare una relazione di tutta la attività svolta a pro della erigenda Opera Salesiana in Salerno.
Rifacendosi a pochi anni addietro, in cui sorse l'idea della costruzione di un Istituto Salesiano, egli fece rilevare come l'idea risponda ad una necessità sempre più urgente per il bene della gioventù studiosa che Salerno, quale centro di studi, accoglie, e per i numerosissimi figli del popolo che affollano le strade senza una guida spirituale.
Dopo d'aver ricordato i solenni festeggiamenti in onore di San Giovanni Bosco, che si tennero nella monumentale cattedrale, rievocò tutto quanto fu già fatto per la compera del suolo che ora attende solamente i Salesiani.
Terminò esortando tutti i presenti a continuare nella loro opera e a non scoraggiarsi se nelle attuali contingenze non è possibile soddisfare i loro desideri perchè non è possibile fabbricare.
Prese quindi la parola, a nome dell'Ispettore, Don Pepe, il quale rievocò la figura di S. Giovanni Bosco ed illustrò l'Opera degli Oratori, assicurando che, appena terminata la guerra vittoriosamente, la prima casa da aprirsi, nel desiderio dei Superiori, sarà appunto quella di Salerno.
Subito dopo la Filodrammatica Diocesana della Gioventù Maschile di A. C. per commemorare il centenario della fondazione dell'Oratorio offerse un riuscitissimo trattenimento.
PERÙ e BOLIVIA
Una lettera dell'Ispettore Don Coggiola, datata da Lima, il 3 maggio 1942, ci ha recato le seguenti notizie:
La salute dei Salesiani, in generale, è ottima. Nel 1941 e in questi primi mesi del 1942 non hanno avuto che un caso di malattia grave in un nostro sacerdote boliviano; ma nessun caso di morte tra i Confratelli.
Lavorano molto, forse troppo; ma in tanto lavoro hanno la gioia di vedere che il Signore li benedice in modo consolante.
Da un periodico argentino seppero della trasmissione radiofonica fatta dal Rettor Maggiore ai Salesiani sparsi ovunque per il giubileo episcopale del Santo Padre, e vi presero parte attiva con tutti i giovani studenti, artigiani ed oratoriani, i quali vollero pure offrire la Comunione per il Sommo Pontefice, mentre i Sacerdoti pel giorno giubilare si impegnarono a celebrare la S. Messa secondo l'intenzione del Santo Padre.
L'Ispettoria, tra studenti, artigiani ed oratoriani, educa circa 7000 giovani. Tutti si infervorarono a concorrere con il loro obolo alla costruzione della chiesa di Sant'Eugenio, papa e martire, in Roma.
Non si è ancora spenta la eco delle feste cinquantenarie dell'andata dei Salesiani nel Perù. Fotografie e grafici ci verranno trasmessi in tempi migliori.
Il 28 giugno era fissata la data di apertura del nuovo collegio di Chulumani, nella Bolivia.
Gli altri collegi, sono strapieni di alunni. Il collegio di Lima, da solo, dovette rifiutare 600 domande di ammissione. Anche per questo, venne iniziata la costruzione di un nuovo braccio a due piani ed uno sotterraneo. La costruzione ha rallegrato tutta la città che vi concorre generosamente.
Le autorità sono molto deferenti; sicchè si spera che l'Opera nostra accentui anche più il suo sviluppo.
TASSATIVE DISPOSIZIONI PER LA CORRISPONDENZA POSTALE
Allo scopo di evitare che taluno incorra in infrazioni alle norme stabilite dal Decreto, che, oltre al mancato recapito della corrispondenza, potrebbero comportare sanzioni penali, riteniamo opportuno richiamare le principali prescrizioni del Decreto stesso:
Per le corrispondenze postali dirette in località del Regno, dell'Africa Italiana e Possedimenti, è vietato:
1) far uso di scritture effettuate con inchiostri simpatici o scritture invisibili;
2) far uso di carta quadrettata o commerciale o di buste con fodera interna;
3) includere nelle corrispondenze francobolli, marche o contrassegni analoghi, di qualsiasi genere, isolati o in collezione, nuovi o usati;
4) inviare corrispondenza, anche se diretta fermo posta, senza l'indicazione nominativa del destinatario, ad eccezione di quella diretta presso casellari tenuti da persone autorizzate con provvedimento del Ministro dell'Interno;
5) inviare corrispondenza senza l'indicazione del mittente e del suo recapito. Tali dati devono essere scritti sul retro della busta per le lettere, o sulla metà di sinistra della parte riservata all'indirizzo per le cartoline, nonchè su tutte le stampe, giornali, periodici, ecc.
ASSAM Amatissimo Sig. Rettor Maggiore,
noi godiamo buona salute e siamo tutti contenti. Ma siccome la guerra omai non è più tanto lontana dalle frontiere dell'Assam, i nostri Confratelli studenti di Teologia da Mawlai devono portarsi in un altro posto a Ramgarh nella diocesi di Ranchi.
È certo un colpo terribile per la nostra missione. Noi faremo però del nostro meglio perchè non abbia a soffrirne la loro formazione. Anche in questo la Provvidenza ci ha dimostrato la sua protezione materna.
Alcuni giorni fa abbiamo avuto l'ordinazione di sei diaconi.
La scuola industriale Don Bosco a Shillong grazie a Dio è ancora in piena efficienza, gremita di giovani; ed il lavoro è molto in ogni laboratorio.
Nelle singole missioni ora abbiamo il personale puramente indispensabile: quanto basta per continuare il nostro apostolato almeno nelle linee essenziali.
Sacerdoti e Suore hanno avuto occasione di prodigare la carità di Cristo negli ospedali e di alleviare così le sofferenze di tanti profughi. Sempre fedeli agli insegnamenti di Don Bosco, noi cerchiamo di far del bene a tutti.
Sentiamo però tutta la gravità del colpo per la partenza di tanti Confratelli: abbiamo proprio bisogno delle vostre preghiere.
Chiedendo la vostra paterna benedizione, vi prego credermi sempre aff.mo in C. J.
+ STEFANO FERRANDO
Shillong, 6-VI-1942. Vescovo di Shillong.
CINA
Il viaggio di una lettera: tre anni!
Nell'agosto u. s. abbiamo ricevuto una lettera spedita dal Vicario Apostolico di Shiuchow, in data 10 giugno 1939! Sebbene alcune notizie ci siano pervenute in altre corrispondenze, la riproduciamo tal quale.
Rev.mo sig. Rettor Maggiore,
i due ultimi bombardamenti di questa città furono di nuovo fatali anche per noi. Il 25 maggio 1939, una bomba cadde davanti alla nostra residenza centrale ed un'altra distrusse una parte della casa delle Religiose indigene, il cui noviziato fu dovuto per la terza volta trasportare altrove. Il 29 dello stesso mese, ben sei bombe caddero sulla nostra Missione. La chiesa del Sacro Cuore (pro-cattedrale) e quella della S. Infanzia furono colpite direttamente; l'asilo dei vecchi, varie case secondarie e i due collegi ne soffersero di nuovo grandemente. Siamo così anche senza chiesa! Grazie a Dio, però, Salesiani e Suore godiamo ancor tutti salute sufficiente e speriamo di poter resistere anche ai torridi calori estivi. Vogliate, rev.mo Rettor Maggiore, pregare e far pregar molto per noi, che dalla lontana grande ed amata Cina vi salutiamo di gran cuore.
Aff.mo in G. C.
+ IGNAZIO CANAZEI 10 giugno 1939. Vicario Ap. di Shiuchow.
INDIA - Madras.
Da una lettera dell'Arcivescovo di Madras S. E. Mons. Mathias ai Superori in data 23 aprile u. s. stralciamo le seguenti notizie:
A quell'epoca la capitale aveva avuto un unico allarme aereo durato circa mezz'ora, che suscitò un po' di panico; poi tutto era tornato in stato normale. Per ogni eventualità però l'Arcivescovo rinunziò a prendersi un po' di sollievo durante la stagione più torrida in clima più mite, e rimase in Madras, mandando in campagna orfani e Suore.
Le scuolLe scuole vennero momentaneamente chiuse, per misura di prudenza.
Essendo il Seminario richiesto dalle autorità militari, i seminaristi furono trasferiti in una villa di Yercaud. Anche il Collegio. San Gabriele raccolse gli alunni in Vellore. L'Ispettore con tutti i confratelli italiani presero stanza nella missione di Tirupattur. Don Maschio invece, rimase alla direzione del Collegio di Bombay. Il nostro Istituto di Mandalay, in Birmania, fu risparmiato dalla guerra e le persone tutte salve (1). Il suburbio però andò tutto in rovina. La cattedrale, l'episcopio e vari altri Istituti furori preda delle fiamme. Un nostro chierico francese, Valette, proveniente dalla Cina, morì di colera, con quattro ragazzi. Da Shillong i salesiani italiani si radunarono a Mawlai sotto la direzione di Don Vendrame. Diciotto di loro ebbero dalle autorità il permesso di continuare l'apostolato missionario sulle colline. Nella città di Madras i 27 sacerdoti diocesani e i confratelli salesiani poterono continuare il loro lavoro come al solito. I novizi dell'Ispettoria del Nord-India si unirono agli studenti di teologia del Sud a Tirupattur. In tutti, ottimo spirito e fervore di pietà e di zelo per la salvezza delle anime. Preghiamo perché gli avvenimenti incalzantisi non abbiano a scemare l'apostolato della cristiana redenzione per cui si son fatti e si continuano a sostenere tanti sacrifizi.
(1) A conferma di questa notizia la Sacra Congregazione di " Propaganda Fide " in data 17 settembre ci ha trasmesso la seguente comunicazione: « La Regia Legazione di Bangkok ha riferito in data 24 agosto u. s. quanto segue: Prefetto Apostolico conferma che gli incendi hanno interamente distrutto l'opera missionaria di King-tung, mentre gli unici edifici risparmiati sono proprio quelli della missione salesiana ».
LITUANIA - Buone notizie.
Finalmente abbiamo potuto ricevere una lettera dalla Lituania. ane, Don Skeltys, in data 27 luglio u. s. così scrisse al Rettor Maggiore:
Rev.mo Padre,
dopo sì lungo tempo e dopo tante vicende, sento un vero bisogno di scrivervi qualche riga per dirvi come ci troviamo. Attualmente, per quanto la nostra condizione sia molto incerta e precaria, ringraziando il Signore, tiriamo avanti ancora discretamente. Le parrocchie amministrate dai nostri vanno benino. Anche a Vytenai ci prepariamo pel nuovo anno scolastico. Dopo due anni di peripezie, abbiamo potuto fare due corsi di Esercizi spirituali che hanno recato a tutti grande conforto.
Vi accludo le fotografie dei partecipanti. Finora la nostra mamma celeste Maria Ausiliatrice ed il nostro padre S. Giovanni Bosco ci hanno aiutato prodigiosamente. Speriamo che non ci abbandoneranno neppure in avvenire.
Ci raccomandiamo caldamente alle vostre preghiere ed imploriamo la vostra paterna benedizione.
Aff.mo in G. C.
Sac. ANTONIO SKELTYS.
THAILANDIA
Un telegramma da Bangkok, in data 26 maggio u. s. firmato dal Vicario Apostolico e dall'Ispettore ci portò queste notizie:
« Salesiani e Suore di salute bene. Confratelli Vicariato Rajaburi e quelli sparsi nei vicariati di Bangkok e di Ubon vanno compiendo arduo dovere. Filiali auguri. Mons. PASOTTI
Don CASETTA ».
Don CASETTA ».Carissimi,
tra i mezzi di cui si servono i nemici delle anime per inquinare la vostra bella giovinezza e scoronarla del suo più fulgido diadema , lo splendore della purezza, uno dei più seducenti e più potenti è quello del cinematografo. le misure prese dai governi più assennati non bastano ad impedire che si offrano sovente alla gioventù spettacoli indecenti. L'ignoranza o la falsa coscienza dei genitori concorrono spesso a favorire i pubblici appaltatori di corruzione che non sanno usare neppure dei migliori progressi della scienza se non per rovinare le anime, dimenticando il monito degli stessi pagani che dicevano: « Maxima debetur puero reverentia: bisogna usare al fanciullo il massimo rispetto ».
È quindi necessario che vi facciate furbi voi stessi e che non vi prestiate a questi sfruttatori delle passioni umane: rinunziate volontariamente al cinematografo quando non siete proprio sicuri che non abbia a farvi delle cattive impressioni. E se genitori o parenti incautamente si offrono a condurvi od a pagarvi l'ingresso, dite che imparino a spender meglio i loro denari ed a farvi regali più utili e non pericolosi. Per questo io vi propongo di fare anche voi almeno una volta all'anno la promessa che l'A. C. va proponendo a tutti i buoni anche in Italia e che è formulata nella seguente preghiera:
«In nome del Padre, del Figliuolo, dello Spirito Santo. Così sia.
» Consapevole della mia nobiltà e dei miei doveri di cristiano, io riprovo le pellicole che rappresentano scene o affermano principii contrari alla morale purissima del Vangelo, e perciò costituiscono un pericolo per la virtù e per la vita cristiana.
» Prometto di non assistere, e di procurare che anche altri, specie se miei dipendenti, non assistano a spettacoli dove tali pellicole siano proiettate, e comunque di non frequentare sale cinematografiche dove si diano spettacoli di varietà.
» Contribuirò inoltre, con la preghiera e con l'opera, a formare nel pubblico la coscienza del pericolo morale e sociale che gli spettacoli suddetti rappresentano, allo scopo di ottenere che essi non siano promossi, o non siano frequentati, per il rispetto di Dio e la tutela delle anime ricomperate dal Sangue di Cristo, e per la sanità materiale e spirituale del popolo italiano.
»Mi aiutino Iddio e la Santa Vergine a mantenere questa mia promessa».
Rinnovatela mentalmente ogni volta che vi accostate alla Santa Comunione e siate fedeli. Custodirete così la perla più preziosa della vostra cara giovinezza e vi temprerete a quella fortezza di carattere che farà di voi i migliori esponenti della società del domani.
Vostro aff.mo DON GIULIVO.
NECROLOGIO Vostro aff.mo DON GIULIVO.
Salesiani defunti:
Sac. CARLANDO ORAZIO, da Castelletto Monf. (Asti), † a Modena il 3-VIII-1942 a 81 anni. rino nel 1875 e plasmato dal Santo fino al sacerdozio nello spirito genuino dalla Società Salesiana, trascorse la sua lunga giornata nell'insegnamento e nella direzione spirituale dei giovani in vari nostri Collegi, lasciando ovunque l'impronta di una pietà e di uno zelo, di una fedeltà al dovere e di una rettitudine di spirito, di una abnegazione e di una dedizione alla sua missione di educatore che rivelavano la tempra della scuola del santo Fondatore. L'abilità didattica e pedagogica gli cattivarono la stima e l'affetto di numerosissimi allievi; l'esemplare osservanza religiosa, l'ammirazione dei confratelli e dei cooperatori.
Sac. PARISI PIETRO, da S. Nicolò a Trebbia (Piacenza), † a Shangai il 28-VIII u. s. a 47 anni.
Compiuti i suoi studi nel Seminario di Piacenza e ordinatovi Sacerdote, sentì forte la vocazione salesiana e missionaria. Partì per la Cina nel 1923 e fu subito destinato come parroco del distretto di Yong Shon nel Vicariato di Shiu Chow. Era il distretto più disagiato del Vicariato, con cristiani poveri e sparsi in immense regioni. Ma col suo zelo, con sacrifizi senza numero e con carità veramente apostolica, vi fece fiorire la vita cristiana, aumentò il numero dei fedeli, organizzò diverse associazioni di mutuo soccorso e di Azione Cattolica, costruì ed abbellì varie chiesette. Ultimamente, era economo nel nostro studentato di Hong Kong. Sorpreso dall'ordine di sfratto degli Italiani, con una settantina di studenti di teologia e filosofia dovette riparare a Shangai e cercare alloggio e vitto per tante bocche. In tanto disagio e fra tanti strapazzi lo colse il tifo che lo portò alla morte.
Coad. PROVERA FRANCESCO, da Mirabello (Alessandria), † ivi l'1-VIII-1942 a 84 anni.
La pietà e la laboriosità della sua viLa pietà e la laboriosità della sua vita esemplare lo fecero accogliere, già vedovo ed avanzato negli anni, nella Società Salesiana, ove l'umiltà e l'amore al Signore accentuarono i meravigliosi progressi dell'anima sua nella via della perfezione religiosa diffondendo l'edificazione di un santo.
Coad. PEROTTO FELICE, da Villar Dora (Torino), † a Bogotà (Colombia) il 23-V-1942 a 64 anni. Pio e laborioso Confratello, formato al vero spirito di Don Bosco, fu una benedizione per le nostre Case della Colombia in cui spese le migliori energie della sua vita salesiana.
Coad. ZANIN LINO, da Camino di Codroipo (Udine), † a Piossasco (Torino) il 9-IX-1942 a 33 anni.
Ch. IANOWSKI IGNAZIO, da Hulin (Moravia), † a Piossasco (Torino) il 30-VIII-1942 a 27 anni. 224; (VercCoad. BONZANINO PANCRAZIO, da Santhià (Vercelli), † a Piossasco (Torino) il 23-II-1942 a 33 anni.
Colonn. Avv. Cav. PROSPERO BATTÙ, † a Torino il 7-IX u. s.
Ex-allievo del Collegio di Lanzo, crebbe con un affetto ai suoi educatori ed una venerazione per S. Giovanni Bosco che lo legarono tutta la vita alla Famiglia Salesiana. Segretario alla Provincia per 30 anni, rifulse per rettitudine di spirito e fedeltà al dovere che gli meritarono vari incarichi di fiducia. Zelante Cooperatore prestava la sua collaborazione alle nostre iniziative, specialmente nella organizzazione degli ex-allievi, con fervida cordialità. o il 12-VIII U. S.
Sacerdote pio e parroco zelante prodigò le sue belle doti di mente e di cuore nella cura delle anime.
Direttore diocesano dei Cooperatori, organizzò e diffuse la Pia Unione infervorandola colla devozione a Maria Ausiliatrice ed a S. Giovanni Bosco.
VINCENZA BARBARELLO, nata DATTILO-DE VISALLES, † Bova, il 31-VIII u. S.
Prima fra le Cooperatrici salesiane di Bova, che ospita da quarantaquattro anni i Figli di Don Bosco, ebbe per loro le cure di una mamma. Attiva sempre e industriosa, senza trascurare i doveri di famiglia, della quale fu esemplare educatrice, seppe prodigare la sua carità ai poveri con spirito evangelico. Amava donarsi e far del bene colla cordialità caratteristica dell'anima calabrese. Il Signore la benedisse colla vocazione di una delle sue figlie all'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice.
MUZIO FRANCESCO, † a Frassineto Po il 24-VIII u. s. a 78 anni.
Uomo di singolare rettitudine forte tempra di lavoratore cristiano, padre esemplare, visse e morì serenamente, lieto di aver dato a Don Bosco il suo primogenito Don Giuseppe.
DOLCE ANNA, † a Fiume, il 5-VII u. s.
Donna di gran fede e di carità generosa, passò la sua vita beneficando i poveri e i bisognosi. Patronessa dell'Oratorio, vi prodigava tutte le sue cure con affetto materno. Ebbe da Dio la grazia di sopportare con eroica rassegnazione e pazienza edificante le lunghe sofferenze che la prepararono al gran premio del Cielo. La devozione a Maria Ausiliatrice ed a S. Giovanni Bosco infervorarono la sua pietà ed il suo zelo veramente ammirabili.
AZZOLINI COSTANTE, † a Roana (Vicenza), il 21-VI u. s. a 73 anni.
Fervente cristiano e zelantissimo membro delle Associazioni di A. C. fu benedetto dal Signore colla vocazione di un figlio alla Società Salesiana.
MARIA BRIZGIENÈ, † a Kaunas (Lituania) il 2-VIII u. s. a 66 anni.
Anima eletta, passò tutta la sua vita nella preghiera e nel lavoro, felice di offrire un figlio alla Società Salesiana.
Altri Cooperatori defunti:
Allais Pietro, Casteldelfino (Cuneo) - Allegra DAllais Pietro, Casteldelfino (Cuneo) - Allegra D. Giacinto, Gattico (Novara) - Bello Domenica, Scorrano (Lecce) - Biagioni Annibale, Castelnuovo d. Sabbioni (Arezzo) - Costantini D. Ermenegildo, Collalto (Udine) - Cugnod Giov. Battista. Brusson (Aosta) - De Bettin Valentino, S. Stefano di Cadore (Belluno) - Dolce Anna, Fiume - Duchini Maria, Castellanza (Varese) - Frattin Prof. Giuseppe, Modena - Gamba Emilia in Fabuno, Viarigi (Asti) - Gandolfo Corradi Caterina, S. Lazzaro Reale (Imperia) - Locastro Russo Nurgia, Bronte (Catania) - Mistrorigo Angelo, Almisano (Vicenza) - Motta Luigia, Brivio (Como) - Nicolodi Benvenuta, Schio (Vicenza) - Obert D. Domenico, Forno Canavese (Torino) - Pacchioni D. Francesco, Serena Lodigiana (Milano) - Pinnia Maria, Villacidro (Cagliari) - Porrini Giuseppe, Casorate Sempione (Varese) - Revetria Amelia, Calizzano (Savona) - Rossi Anna, Roana - Spada Teresa, Vignale M. (Aless.) - Tomasin Antonio, S. Giovanni di Casarsa (Udine).
I Cooperatori che, confessati e comunicati, visitano una chiesa o pubblica cappella (i Religiosi e le Religiose, la loro cappella privata) e quivi pregano secondo l'intenzione del Sommo Pontefice possono acquistare:
L'INDULGENZA PLENARIA e alla Pia Unione dei Cooperatori.
2) Nel giorno in cui per la prima volta si consacrano al Sacro Cuore di Gesù.
3) Tutte le volte che per otto giorni continui attendono agli Esercizi spirituali.
4) In punto di morte se, confessati e comunicati, o almeno contriti, invocheranno divotamente il Santissimo Nome di Gesù, colla bocca, se potranno, od almeno col cuore.
OGNI MESE:
1) In un giorno del mese a loro scelta.
2) Il giorno in cui fanno l'Esercizio della Buona morte. 3) IL giorno in cui partecipano alla Conferenza mensile salesiana.
NEL MESE DI NOVEMBRE ANCHE:
Il giorno 21 - Presentazione di Maria SS. Il giorno 22 - S. Cecilia.