Anno LXVII - N. 2 - 1° FEBBRAIO 1943 - XXI
SOMMARIO: Vocazioni. - Sotto la cupola dell'Ausiliatrice. - L'Indulgenza Plenaria durante gli allarmi aerei. - In famiglia. - Tesoro spirituale. - La Strenna della Speranza. - Dalle nostre Missioni: Giappone, India, Thailandia. - Lettera di D. Giulivo ai giovani. - Necrologio. - Crociata missionaria.
Non recherà sorpresa ai nostri Cooperatori se, quest'anno del Giubileo sacerdotale del nostro venerato Rettor Maggiore, noi ritorniamo su di un argomento, sul quale il nostro Bollettino si è ripetutamente soffermato. Ci pare anzi che questa sia già di per se stessa una forma di partecipazione alla comune esultanza, anzi un omaggio che riuscirà particolarmente caro a lui, che, sull'esempio di Don Bosco e dei suoi primi Successori, non desiste dal raccomandare la cura delle vocazioni Religiose e Sacerdotali.
Intendiamo di illustrare, in armonia con quanto abbiamo scritto nel dicembre scorso circa i doni da offrire al quarto Successore di S. Giovanni Bosco, la sovrana bellezza e l'eccellenza dello zelo per le vocazioni. Tutti siamo persuasi che non si insisterà mai abbastanza sulla necessità di lavorare perchè gli Operai Evangelici si abbiano a moltiplicare; perchè la vigna del Signore possa essere ben lavorata; perchè la messe, che si presenta sempre più abbondante, possa essere felicemente mietuta.
Il grido di allarme.
In proposito abbiamo sott'occhio un documento, il quale, benchè non riguardi direttamente la Patria nostra, pure ci invita a serie riflessioni. È la Pastorale di S. Eccellenza Mons. Marcellino Olaechea, Salesiano, Vescovo di Pamplona, in Ispagna.
Scrivendo al Clero della sua Diocesi egli così si esprimeva: « Il lamento Divino La Messe è molta e gli operai sono pochi si ripete da alcuni anni in tutta la Chiesa da tutti i Pastori ; ma in nessun paese essa ha una più tragica giustificazione che nella Spagna, dopo gli spaventosi eventi cagionati dalla feroce persecuzione comunista, che immolò a migliaia i sacerdoti e religiosi: una strage che ha dell'incredibile, non solo per l'atrocità con la quale è stata compiuta, ma anche per la moltitudine dei sacrificati.
» Sebbene tutti i sacerdoti ritornati dalla guerra abbiano ripreso il loro posto e debbano compiere la missione che prima occupava quattro o cinque preti, la diocesi tuttavia sente che l'avvenire sarebbe ancor peggiore, se al più presto le file del Clero non venissero rafforzate da nuove e giovani reclute. Si pensi che in alcune diocesi un solo sacerdote deve curare dieci parrocchie.
» In una diocesi che era tra le più fiorenti, si sono contate fino a ottanta parrocchie senza sacerdoti... ».
Fatte tali amare constatazioni, lo zelante Prelato riferiva le scene di pianto di cristiani ferventi e le commoventi espressioni con le quali essi chiedevano sacerdoti che si occupassero delle loro anime:
«Monsignore, noi amiamo piuttosto fare a meno del pane che restare senza sacerdoti ».
Così nella Spagna tormentata. Ma non molto dissimili sono le condizioni in cui vengono a trovarsi, da alcuni anni, tante altre diocesi e parrocchie di nazioni cattoliche; e il grido angoscioso « Dateci dei Sacerdoti » si sente ripetere un po' dappertutto.
Per quanto riguarda la nostra Patria abbiamo un accenno molto eloquente, ne L'Italia del 4 novembre u. s.
Un professore del Seminario di Venegono, in base a calcoli precisi fatti l'anno scorso, afferma che nella diocesi di Milano il numero dei sacerdoti è ridotto del 75 per cento in confronto di un secolo fa. Allora con meno di un milione di anime vi erano 2500 sacerdoti: ora i sacerdoti sono soltanto 1900 con più di tre milioni di anime. Tutti poi sappiamo che, presentemente, il lavoro dei sacerdoti è di molto accresciuto. È poi superfluo notare che la diocesi di Milano è ancora una delle più fiorenti.
E non vogliamo ora pensare alle tristi condizioni in cui al termine del conflitto mondiale verranno a trovarsi tante parrocchie.
Lo sconvolgimento a cui il mondo è in preda ha strappato dalle parrocchie e dalle case religiose migliaia di sacerdoti, ha svuotati molti seminari, privato di assistenza un immenso numero di anime.
E noi sappiamo che nelle parrocchie prive di sacerdoti l'indifferenza e l'empietà prendono ben presto il sopravvento e vi fanno rapidi e spaventosi progressi. Non dappertutto lo spirito cristiano è così vivo e fervente da far preferire la pietà e la Religione al pane, che, per altra parte, la Divina Provvidenza non lascia mai mancare.
« Lasciate vent'anni una parrocchia senza sacerdoti - esclamava il santo Curato d'Ars, -- e voi vedrete che vi si adoreranno le bestie ».
La guerra alle vocazioni.
È ben vero che la Divina bontà continuerà a suscitare alla sua Chiesa i ministri che le sono necessari, poichè il Signore non tralascia di invitare e chiamare anime generose al suo servizio; ma tante volte i suoi appelli non sono ascoltati. Molti giovani ascoltano, ma non rispondono; altri, dopo d'aver accolto l'invito, si arrestano a mezzo cammino.
Recentemente un Bollettino religioso così dava ragione alla scarsezza delle vocazioni: « L'ambiente familiare, l'ambiente sociale non sono accordati colle voci del Cielo. Come potrebbero le voci celesti, modulate con soavità e discrezione, essere udite in mezzo all'assordante traffico mondano, tra il turbinìo di interessi materiali, che ovunque si intrecciano, si scavalcano nel vortice di una corsa agitata, fremente, insensata, ai piaceri ed alle gioie di questa misera terra
» Dappertutto domina l'agitazione, la trepidazione. Il termometro segna ovunque una febbre altissima.
» E si deve anche aggiungere che non di rado le stesse famiglie cristiane creano attorno ai proprii figli un'atmosfera di idee, di preoccupazioni, di interessi che, volutamente od inconsciamente, finiscono di cospirare contro l'ideale del Sacerdozio».
In modo analogo si esprimono tutti coloro che si occupano e si preoccupano della desolante penuria di vocazioni. Mentre poi i buoni si rattristano dal più profondo del cuore, i malvagi, e specialmente coloro che sistematicamente combattono la Chiesa, se ne rallegrano fino a manifestare apertamente su libri e periodici la loro perfida compiacenza per la graduale diminuzione del Clero.
Un poeta (Giacomo Debout) descrive a vivi colori la rabbiosa gelosia dell'eterno ribelle, Satana, contro l'aspirante al Sacerdozio, contro colui che la bontà divina presceglie all'onore del Sacerdozio.
Egli mette in bocca a Satana queste parole: «Una Messa di meno significa un gran numero di dannati...
» Noi adunque ti ruberemo un sacerdote, rendendo vana la scelta che tu hai fatto di lui. Rubarti un prete è lo stesso che rubarti una coppa ripiena del Tuo Sangue...
» Se io potessi, vorrei ridere pazzamente, vedendo che, nei giorni di domenica e di altre gioconde feste, gli uomini si rendono un po' più simili alle loro bestie...
» Mi vorrei rallegrare nel constatare che gli uomini si avviano alla tomba senza fremiti, nel pensiero che non hanno più anima e che si adageranno in un placido eterno sonno ». Parole, come si vede, degne di Satana e dei suoi satelliti; ma che segnalano ben chiaramente i danni incalcolabili di una vocazione non corrisposta o perduta.
A rendere vani gli infernali intenti di Satana noi dobbiamo pregare e pregare molto per le vocazioni al Sacerdozio ed alla vita religiosa; dobbiamo pregare perchè i giovani chiamati rispondano generosamente al divino appello e perchè i leviti, incamminati per la via del Santuario, si mantengano saldi negli assalti ordinari e, molto più, in quelli più terribili della caserma, del campo di battaglia, delle compagnie perverse e delle seduzioni del mondo corrotto.
Una parola ai genitori.
Ai genitori cristiani vogliamo pertanto richiamare le gravi e sante parole che il grande Pontefice Pio XI di v. m. loro rivolgeva nell'enciclica sul Sacerdozio Cattolico: « Il primo e più naturale giardino, dove devono quasi spontaneamente germinare e sbocciare i fiori del Santuario, è sempre la famiglia veramente e profondamente cristiana.
» La maggior parte dei santi vescovi e sacerdoti, le cui lodi celebra la Chiesa, devono l'inizio della loro vocazione e della loro santità agli esempi ed insegnamenti di un padre di fede e di maschia virtù, di una madre casta e pia, di una famiglia in cui regnavano sovrani, con la purezza dei costumi, l'amore di Dio e del prossimo.
» Le eccezioni a questa regola di ordinaria provvidenza sono rare e non fanno che confermare la regola stessa ».
Il Pontefice continua proclamando fortunati quei genitori che, nella eventuale chiamata di qualche loro figliuolo, sanno scorgere una grazia di predilezione e di elezione del Signore per la loro famiglia. Ed a ragione; perchè, riguardando le cose al lume della Fede, essi non potrebbero desiderare dignità più alta, nè ministero più nobile; giacchè « lo stato sacerdotale è degno della venerazione degli uomini e degli Angeli».
E Sua Santità Pio XII, il giorno 25 marzo dell'anno scorso, facendo eco al suo glorioso Predecessore, esprimeva gli stessi concetti nel memorabile discorso, del quale abbiamo riportato larga parte nel nostro numero del passato agosto.
Facciamo caldi voti che nessuno dei nostri Cooperatori ed ex-allievi siano di quelli che negano a Dio quella che l'Augusto Pontefice ha definito la Parte di Dio, cioè l'offerta dei figli che egli chiama al sacro ministero.
Che nessuna mamma abbia a meritare il rimprovero che il Cardinale Mermillod rivolgeva un giorno alle madri cristiane in genere: «Donne cristiane, i vostri cuori non sono abbastanza accesi di amor divino, perchè i loro palpiti producano un cuore di sacerdote.
» Chiedete a Dio che le vostre famiglie diano figli alla Chiesa, chiedete a lui che vi dia il coraggio del sacrificio, e che da voi abbia a nascere un apostolo ».
Un grande appello.
E siccome il problema del reclutamento sacerdotale, nel sentimento dei Pastori della Chiesa, impegna la responsabilità di tutto il popolo cristiano, così per quest'opera è necessaria la collaborazione di ognuno senza eccezione. Le parole che abbiamo sottolineate sono dell'Eminentissimo Cardinale Gerlier ed hanno carattere universale.
Per questa ragione noi vogliamo rendere noto ai nostri Cooperatori un geniale appello che il nostro Prefetto Generale Don Pietro Berruti ha rivolto a tutte le Case Salesiane. Egli ha invitato tutti i Direttori degli Istituti Salesiani, in occasione del Giubileo Sacerdotale del Rev.mo signor Don Ricaldone, ad adoperarsi per offrire almeno una vocazione religiosa sacerdotale al Signore: questo deve essere il principale e certamente il più gradito omaggio al nostro Superiore. Riferendoci a quanto abbiamo già scritto nel dicembre scorso noi ci domandiamo: perchè non potranno partecipare a questa nobile gara o iniziativa anche i nostri Rev.mi Direttori diocesani e Decurioni, i Presidenti delle Sezioni ex-allievi, le Dame Patronesse degli Oratori Festivi ?
Allo zelo dei nostri Benefattori e Cooperatori non mancherà certo il modo di ricercare, tra i giovani di loro conoscenza, qualche buon aspirante e favorirne l'ingresso in qualcuna delle nostre Case di formazione.
A facilitare questo nobile compito, le eventuali proposte, con relative informazioni, possono essere rivolte direttamente allo stesso Rettor Maggiore, il quale procurerà che vengano inoltrate ad uno dei nostri Aspirantati, a seconda delle condizioni, attitudini e propensioni del candidato.
Vocazioni per tutta la Chiesa.
Nei nostri Aspirantati trovano propizio orientamento tutte le forme di vocazione ecclesiastica e religiosa, come lo prova l'esperienza ed il successo di tanti anni. Poichè, mentre noi curiamo adeguatamente le vocazioni salesiane per condurle in porto, ci proponiamo nello stesso tempo di provvedere efficacemente all'incremento del clero nelle varie diocesi. Abbiamo statistiche eloquenti a documentazione. Molti anni fa, nel 1878, in seguito ad alcuni articoli pubblicati sul nostro Bollettino dal titolo « La Congregazione Salesiana e le vocazioni ecclesiastiche », venne mossa qualche osservazione o benigna rimostranza, quasi che le Congregazioni religiose e missionarie favorissero lo spopolamento del clero diocesano nei nostri paesi.
La risposta, per quello che riguardava la nostra Società, serena ed esauriente, recava prove convincenti basate su date e numeri. Riportiamo qualche periodo: «Da un diligente esame fatto sui nostri registri e sui calendari di varie diocesi risulta che dall'anno 1857 sino al presente ben oltre a 600 giovani, ora zelanti sacerdoti, e molti pur anco parroci e canonici, furono raccolti, mantenuti, educati nelle nostre Case; e i più di essi lavorano presentemente fuori della Congregazione in vari luoghi d'Italia, soprattutto del Piemonte.
» E per tacere di altre parti e di altri tempi, dall'anno 1871 in qua, sopra cento sacerdoti ordinati a pro dell'Archidiocesi torinese, più della metà erano stati allievi dell'Oratorio. L'anno scorso di venti, undici erano usciti dalle nostre scuole; e l'anno precedente, tredici sopra diciassette. Riguardo poi ai chierici, con vera soddisfazione possiamo dire che sommano a 400, i quali presentemente sono sparsi nelle varie diocesi, tra cui una cinquantina nei Seminari di Torino ».
Fin qui il nostro Bollettino, dieci anni prima della morte di Don Bosco. Oggi è cosa ben consolante pensare al gran numero di vocazioni che d'allora, nello spazio cioè di 66 anni, la Congregazione ha fornito alle diocesi d'Italia e del mondo.
Nello scorso anno 1942, dal solo nostro Oratorio di Torino una diecina di giovani, terminati i loro studi di ginnasio, sono passati ai rispettivi Seminari per essere incorporati nelle file del Clero secolare.
Sia benedetto il Signore!
Ma, come potremmo noi continuare questa opera di rifornimento dei Seminari, se non avessimo noi stessi il personale occorrente per lavorare alacremente attorno ai giovani che la Divina Provvidenza ci affida ?
Procurando vocazioni alla nostra Congregazione si viene quindi nello stesso tempo in aiuto positivo anche al Clero diocesano.
Signore, dateci dei sacerdoti!
Adoperiamoci, pertanto, quanto possiamo, a favorire e ad aiutare in tutti i modi i giovani che dànno segno di vocazione ecclesiastica o religiosa: manteniamo e sviluppiamo nelle nostre famiglie il vero senso cristiano della vita; educhiamo, anche nelle scuole, la gioventù all'amore della purezza ed ai più nobili ideali; e tra le file dell'Azione Cattolica sappiamo assecondare l'opera della Grazia che va scegliendo e preparando i fiori più belli pel Santuario di Dio. Concludiamo queste nostre riflessioni e raccomandazioni colle parole colle quali un dotto prelato (1) riassumeva, in forma di preghiera, le ragioni del reclutamento delle vocazioni:
« Perchè la gioventù cresca virtuosa: perchè i focolari gettino la loro base sul rispetto della Vostra santa Legge: perchè i peccatori si convertano: perchè gli afflitti siano consolati: perchè i morenti si incamminino verso di Voi nella pace e nella speranza: perchè le nostre chiese non rimangano più vuote e desolate.
«Dateci, o Signore, dei Sacerdoti, dei santi Sacerdoti! ».
(1) Mons. EUGENIO CURIEN, Pastorale.
Abbiamo cominciato il nuovo anno ai piedi di Gesù Sacramentato, esposto solennemente all'altar maggiore della Basilica di Maria Ausiliatrice per tutta la giornata, affidando al Cuore dolcissimo del Divin Salvatore tutte le nostre speranze. Nel pomeriggio, dopo la rinnovazione dei voti battesimali, abbiamo compiuto con fervore anche la nostra consacrazione al Sacro Cuore di Maria, raccomandata dal Santo Padre, e ritardata dall'Em.mo Cardinale Arcivescovo di Torino a Capodanno perchè la festa dell'Immacolata era stata funestata dalle violente incursioni già accennate.
L'indomani, rivedemmo i nostri alunni studenti di terza e quarta ginnasiale, i quali, appena saputo della profferta ospitalità a Cumiana, passarono all'Oratorio a salutare la Madonna e poi, accompagnati dai loro superiori, si diressero all'accogliente Istituto Agrario Salesiano ov'ebbero la cara sorpresa di trovarvi lo stesso Rettor Maggiore che li aveva preceduti per dar loro il benvenuto col suo gran cuore di padre. Colla benedizione del IV Successore di Don Bosco, essi ripresero subito il corso dei loro studi. Il 4 gennaio, il Comandante la Difesa Territoriale di Torino, Gen. Grattarola, incominciò a mandarci una buona squadra di soldati per continuare la rimozione delle macerie dalla zona sinistrata e procedere alla demolizione dei tratti ancora pericolanti. Ci preparammo alla festa dell'Epifania coll'Esercizio della buona morte predicato dal Rettor Maggiore nella cappella di S. Pietro. La festa riuscì molto devota anche per la pietà dei fedeli accorsi alle solenni funzioni in numero ancor molto consolante. Uscendo dalla benedizione Eucaristica trovammo in casa l'Em.mo Cardinale Arcivescovo di Parigi Celestino Suhard, il quale, di passaggio per Roma, approfittò della sosta del treno per fare una visita al sig. Don Ricaldone ed alla Casa-madre. Sua Eminenza era accompagnato da Mons. Chappoulie, Direttore Generale dell'Unione Missionaria del Clero in Francia e da Mons. Courbe, Direttore delle Opere Cattoliche dell'Archídiocesi di Parigi. Noi, che ricordavamo ancora con molta riconoscenza il suo intervento alle feste della Canonizzazione di Don Bosco e sapevamo del suo grande affetto per l'Opera Salesiana, ci affollammo a baciargli l'anello ed a ricevere la sua pastorale benedizione.
Il 9 gennaio, ci sembrò che l'Oratorio riprendesse la sua vita normale. Ma erano i cento e più alunni di prima e seconda media che, accompagnati dai loro parenti, passavano, come gli altri compagni che li avevano preceduti, a chiedere la benedizione della Madonna, per raggiungere subito anch'essi la Casa di Cumiana a proseguirvi i loro studi. Anche per la loro accoglienza al nuovo Istituto volle trovarsi il Rettor Maggiore. Il IV Successore di Don Bosco diede ai parenti la miglior garanzia delle cure,, che avrebbero avuto i loro figlioli colla provvida sistemazione.
11 Gennaio: festa intima e cordialissima. Il sig. Don Ricaldone compiva in quel giorno gli anni, i mesi e i giorni precisi raggiunti da Don Bosco nel corso della sua vita mortale. Gli si volle dare una dimostrazione di amor filiale, assistendo tutti alla sua Messa, celebrata nella cappella di S. Pietro e presentando per lui al Signore i più fervidi voti nella S. Comunione. Egli rispose con un affettuoso sermoncino e a sera ci impartì pure in Basilica la Benedizione Eucaristica. Il Signore allietò la giornata colla più attesa consolazione: il ritorno di un bel numero di artigiani che proprio l'11 gennaio ripresero i loro corsi con orario di tempo di guerra: dalle 8,3o del mattino alle 17.
Ci commossero veramente quei 180 giovani che cominciarono a sobbarcarsi al disagio di lasciare alle prime ore del mattino, alcuni alle 4,30, le case dei parenti in cui sono sfollati, per raggiungere Torino ed affrontare un programma quotidiano di tre ore di scuola e quasi altrettante di laboratorio, consumandosi il pranzo al sacco, per riprendere poi ogni sera lo stesso cammino, al freddo, colla neve, colla pioggia, onde tornarsene a dormire fuori città coi loro parenti o conoscenti!
Ora ci siamo abituati; ma lo spettacolo nulla perde del suo eroismo, che s'impèrla anzi di un altissimo valore spirituale, quando i giovani si prostrano nei banchi della Basilica, al loro antico posto, per iniziare la giornata coll'assistenza alla Santa Messa, colle preghiere del buon cristiano, e, non pochi, anche colla Santa Comunione.
L'orario continuerà così finchè non saremo sicuri dalle incursioni. Il che speriamo avvenga presto anche per la pietà ed il sacrificio dei cari figlioli.
L'INDULGENZA PLENARIA DURANTE GLI ALLARMI AEREI
Il 23 dicembre u. s. la Sacra Penitenzieria Apostolica ha pubblicato il seguente decreto:
Il Santissimo Signor Nostro per Divina Provvidenza Papa Pio XII, sempre intento con carità paterna alla salvezza del gregge a Lui affidato, accogliendo di buon grado la preghiera di alcuni fedeli, i quali in questi tempi si trovano in pericolo di vita per le incursioni aeree, nell'udienza concessa al sottoscritto Cardinale Penitenziere Maggiore il 15 del mese corrente, si è benignamente degnato di concedere che possano lucrare l'Indulgenza Plenaria tutti i fedeli ogni volta che città e altri luoghi sono assaliti da incursioni aeree (bombardamenti), purchè contriti con vero Atto di amore per Dio e di dolore per i loro peccati, abbiano devotamente recitato, in una qualsiasi lingua, « Jesu, miserere mei »: Gesù mio, misericordia.
Il presente decreto vale soltanto per la durata della guerra attuale.
Dato a Roma dalla Sacra Penitenzieria Apostolica il 23 dicembre 1942
N. Cardinale CANALI, Penitenziere Maggiore.
È da notare che l'indulgenza si può acquistare soltanto durante i bombardamenti aerei; non basta quindi il semplice allarme o un semplice passaggio di aerei nemici.
Non è indispensabile all'acquisto di detta indulgenza la consueta condizione dei Santi Sacramenti, ma è necessaria e sufficiente la perfetta contrizione del cuore per i peccati commessi, ossia il dolore che ha per motivo l'amore di Dio.
Il Santo Padre all'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice.
In risposta all'omaggio offerto dall'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice in occasione del Giubileo Episcopale del Santo Padre, Sua Santità volle far seguire a un primo biglietto di ringraziamento e di benedizione, questa magnifica lettera, inviata pure a mezzo dell'Em.mo Card. Segretario di Stato alla ven.ma Madre Generale:
« Reverenda Madre,
» Il Giubileo Episcopale di Sua Santità ha offerto alle benemerite Figlie di Maria Ausiliatrice una nuova e quanto mai propizia occasione di manifestare al Padre Comune l'affetto operoso col quale esse, devote alla Sua Persona, lavorano in ogni campo seminando l'amore alla Chiesa e al suo Capo visibile.
» Sua Santità è veramente lieta di questa nuova constatazione. E come ringrazia le Figlie di S. Giovanni Bosco di tanto bella testimonianza, così desidera che per loro mezzo giunga alle loro alunne, ai loro soldati infermi, a quanti hanno contribuito alla generosa e caritatevole offerta, l'espressione del Suo alto gradimento e della Sua commossa compiacenza.
» Non dubita la Santità Sua che alla unanime prova di amore e di zelo data al suo Vicario in terra, corrisponderà da parte del Signore una nuova effusione di grazie per il benemerito Istituto, così caro al nuovo apostolo della gioventù.
» E mentre a questo fine Egli innalza il cuore a Dio perchè continui a fecondare largamente con la sua grazia la somma di bene di cui le Religiose di Maria Ausiliatrice arricchiscono la Chiesa, invia di cuore ad esse, alle loro novizie, alle loro alunne, a quanti hanno partecipato al devoto omaggio il conforto dell'Apostolica Benedizione.
» Con sensi di devoto ossequio mi professo di Lei dev.mo nel Signore
firmato: L. Card. MAGLIONE ».
Il Presidente della Confederazione Svizzera al Rettor Maggiore.
Il 5 gennaio u. s. S. E. il dott. Enrico Celio, ex-allievo del nostro Collegio di Balerna, inviava al nostro venerato Rettor Maggiore la seguente lettera autografa per ringraziarlo degli auguri ch'egli gli aveva indirizzato a nome di tutta la Famiglia Salesiana in occasione della sua elezione a Presidente della Confederazione.
Berna, 5 gennaio 1943.
Illustre e Reverendissimo Sac. Pietro Ricaldone - Torino
È con commozione che ho letto la vostra lettera d'augurio in occasione della mia nomina a Presidente della Confederazione svizzera. Il richiamo al venerando Don Mellano, circonfuso dall'aureola di santità; il ricordo del mio primo direttore D. Garassino; la visione non mai cancellata di D. Rua; la mia prima visita alla tomba di S. Giovanni Bosco non ancora beatificato e la mia presenza in S. Pietro il giorno della sua canonizzazione: tutto mi sembra un segno di predestinazione e si snoda dentro la mia anima il cantico della riconoscenza verso i miei primi educatori.
Vogliate, Reverendissimo Padre, e vogliano i Vostri confratelli ricordarsi di me nelle preghiere: le sole che rendono all'uomo di Stato più leggero il peso delle sue responsabilità e più ispirate le sue decisioni.
Sono il vostro umilissimo e fedelissimo
CELIO
Presidente Confederazione Svizzera.
Il Signore benedica il degnissimo Presidente che dalla scuola di Don Bosco trae sì nobile ispirazione alla sua altissima, ed, oggi più che mai, delicata missione; e gli conceda la grazia di rispondere appieno alla fiducia ed alle speranze non solo della Svizzera, ma del mondo intero. È questa la preghiera che deponiamo per lui all'altare di Maria Ausiliatrice e di S. Giovanni Bosco.
Frascati - Il Cardinale Pizzardo e il Ministro Bottai a Villa Sora.
Il nostro Liceo-Ginnasio di Villa Sora, al quale è pure annessa una fiorente scuola media, ha celebrato l'annuale festa dei premi con eccezionale solennità, grazie all'intervento dell'Em.mo Cardinale Pizzardo, Prefetto della Sacra Congregazione dei Seminari e degli Studi, e del Ministro dell'Educazione Nazionale Ecc. Giuseppe Bottai, che gli fecero l'ambito onore di presiederla. Facevano corona a Sua Eminenza ed al Ministro: le LL. EE. Mons. Budelacci e Mons. Cesarano, alte Autorità civili tra le quali il Podestà, il cons. naz. Ceci, Commissario dell'Enims, il gene rale Barbacini, il cav. di gr. cr. Bagli, Monsignor Cameli ed altri. Dopo l'omaggio del Direttore prof. Don Gentilucci, che diede a tutti il benvenuto, il canto dell'Inno a Roma, ed il saluto di un alunno di terza Liceo, il Preside prof. Don Mariano Chiari fece la proclamazione dei premiati per lo studio della Religione, per il profitto e la condotta scolastica. Applausi e canti accompagnarono l'avvicendarsi, sul palco delle Autorità, degli alunni premiati. Si alzò quindi a parlare l'Em.mo Card. Pizzardo il quale lasciò ai giovani con paterne esortazioni il più nobile programma di vita: amore e timor di Dio concretato nello studio assiduo della Religione; attaccamento profondo alla famiglia, nido e culla di ogni sentimento umano; fattivo amor di Patria. « I cittadini più timorati di Dio, - concluse S. Eminenza - più amanti della famiglia, sono i più veri fattivi amanti della Patria ».
Chiuse la memoranda festa, dopo il canto dell'Inno a Don Bosco, l'Ecc.mo Ministro dell'Educazione Nazionale con espressioni di viva compiacenza e di autorevole plauso.
«Vi basterebbero - egli disse - le parole dell'Eminentissimo così semplici ma così dirette al vostro cuore: invero sarebbe a me più gradito rivolgermi a voi non come l'Autorità, ma come il Padre, che, alla sera, nell'intimità familiare, s'interessa dei propri figli. Ma il Ministro della Scuola bisogna pure che dica la sua parola, che vuol essere anzitutto di lode a voi, miei giovani camerati, e particolare ai vostri dirigenti e professori, i quali vi educano quotidianamente, assiduamente, senza toni cattedratici, ma con tanta profondità pedagogica, nella quale sappiamo essere maestri i Salesiani di Don Bosco, di questo Grande che ammiriamo e veneriamo come Santo, ma che ancora non è sufficientemente conosciuto ed ammirato nelle sue benemerenze nel campo scolastico ». Riferendosi poscia alla Carta della Scuola alla cui base stanno « i valori religiosi e umani » il Ministro concluse affermando che essa si deve attuare colla massima serietà, specie in tempi come questi, così essenziali per la Patria, al bene e alla vittoria della quale i ragazzi cooperano solo studiando e studiando sodo, ed ha aggiunto che quando la scuola è seria, quando la scuola è scuola, non ci sono più distinzioni tra scuola pubblica e privata, fra scuola Regia e non Regia... « la scuola è solamente scuola colla sua eterna missione educatrice ».
I giovani in significativo gesto di amor di Patria vollero rinunziare alle medaglie ed offrire il relativo importo, aumentato da spontanee oblazioni di tutti i convittori ed esterni, per le famiglie bisognose dei richiamati. La somma rimessa raggiunse le L. 3200. Il nobile gesto suggellò il saggio dell'ottima educazione delle scuole di Don Bosco.
Celebrazioni Giubilari.
Nel decorso anno, centenario dell'Opera Salesiana, altre care celebrazioni, contenute per l'austerità dell'ora nella intimità della famiglia, hanno allietato varie nostre Case e richiamato, attorno a benemeriti Figli di Don Bosco, ex-allievi e Cooperatori.
Abbiamo già ricordato i Giubilei Sacerdotali ed Episcopali delle LL. EE. Rev.me Mons. Guerra, Mons. Olivares e Mons. Coppo. Venerandi sacerdoti - tra cui il nostro Procuratore Generale a Roma dottor Don Francesco Tomasetti; il dott. Don Alberto Caviglia, l'illustre ed apprezzato storico che sta curando con intelletto d'amore anche l'edizione critica degli scritti di Don Bosco; e Don Angelo Amadei, che per oltre 25 anni diresse il nostro Bollettino - salirono l'altare per la loro Messa d'Oro. Il nostro Procuratore Generale non potè ancora venire a Torino a celebrare nella Basilica di Maria Ausiliatrice. Ma, a Roma, dove le sue doti eminenti, la sua illuminata prudenza, il suo tatto, la sua perizia e la sua solerte attività gli hanno cattivato la più alta stima e la più cordiale affezione, si vide circondato da una folla di autorità e personalità che formularono per lui i più fervidi voti.
Il Santo Padre Pio XII, gli inviò una particolare Apostolica Benedizione e lo felicitò personalmente in una speciale affabilissima udienza.
Un veterano delle nostre Missioni, Don Alessandro Stefenelli, cui il Governo riconobbe recentemente, colla Commenda della Corona d'Italia, le grandi benemerenze acquisite anche nel campo scientifico in Patagonia, specialmente colle scuole di agraria e l'allestimento di Osservatori meteorologici, celebrò invece a Trento il 60° di professione religiosa.
Altri poi, il cui elenco richiederebbe troppo spazio, celebrarono invece il Giubileo d'Oro della loro professione religiosa, avendo emesso i santi voti nelle mani del Servo di Dio Don Michele Rua, il 2 ottobre 1892.
Lo rileviamo non solo per la coincidenza col Centenario, ma perchè il numero dei superstiti è veramente cospicuo. Si tratta di trentanove sacerdoti tuttora viventi, con a capo S. E. Mons. Comin, Vicario Apostolico di Mendez e Gualaquiza nell'Equatore. Non è tanto frequente un'annata di vocazioni così fedeli e così floride da poter offrire dopo un cinquantennio una schiera così numerosa di veterani dell'apostolato educativo e del ministero sacerdotale. E la coincidenza ci pare auspicio di quella divina benedizione su cui contiamo di poter riprendere e sviluppare tante Opere provvidenziali travolte dal turbine della guerra, che attendono soltanto anime generose disposte a votarsi totalmente alla gloria di Dio ed al bene delle anime.
Mentre, pertanto, rinnoviamo ai venerandi Confratelli felicitazioni ed auguri, invitiamo tanti cari giovani ad assecondare la voce del Signore ed a seguire con tutto il loro fervore la divina vocazione.
Don Bosco ha promesso più volte ai suoi salesiani: pane, lavoro e Paradiso. Questa sua promessa, avvalorata dall'intercessione di cui gode ora presso Dio, conserva tutta la sua efficacia anche per l'avvenire.
CROAZIA - Zagabria - Benedizione della pietra angolare del tempio di Maria Ausiliatrice.
L'11 ottobre u. s. S. E. l'Arcivescovo di Zagabria Mons. Stepinac, che vuol tanto bene ai Salesiani, ha benedetto con tutta la solennità del sacro rito la pietra angolare e le fondamenta del nuovo tempio che s'innalzerà presso il nostro Istituto ad onore di Maria Ausiliatrice. La funzione riuscì quanto mai suggestiva perchè fu seguita dalla Messa Pontificale celebrata nel cortile davanti alla statua della Madonna e coronata colla consacrazione della capitale e di tutta l'archidiocesi alla Vergine Ausiliatrice, che avrebbe dovuto svolgersi in Cattedrale. Vi partecipò anche il Delegato Apostolico S. S. Mons. Marcone, e vi assistettero i rappresentanti dei vari Ministeri, il vice sindaco di Zagabria, tanti nostri insigni Cooperatori ed amici e rappresentanze di tutte le organizzazioni cattoliche delle undici parrocchie della capitale.
I lavori furono proseguiti finché il freddo non costrinse a sospenderli, il 21 novembre. S. E. Mons. Arcivescovo regalò tutti i mattoni necessari e, in occasione della benedizione della pietra angolare, aggiunse l'offerta di 300.000 Cune. Tutto il materiale, alla data della benedizione, era già acquistato e pagato; mancava solo il cemento ed il legno per il tetto.
L'Istituto era zeppo di giovani e la Provvidenza Divina, per l'intercessione di Maria SS., nonostante le strettezze economiche, non aveva mai lasciato mancare il necessario.
Speriamo e preghiamo perchè gli avvenimenti non abbiano ad interrompere la costruzione, e l'Opera Salesiana possa anche in Zagabria raggiungere quello sviluppo che le consenta di fare il maggior bene possibile.
I Cooperatori che, confessati e comunicati, visitano una chiesa o pubblica cappella (i Religiosi e le Religiose, la loro cappella privata) e quivi pregano secondo l'intenzione del Sommo Pontefice possono acquistare:
L'INDULGENZA PLENARIA
1) Nel giorno in cui dànno il nome alla Pia Unione dei Cooperatori,
2) Nel giorno in cui per la prima volta si consacrano al Sacro Cuore di Gesù.
3) Tutte le volte che per otto giorni continui attendono agli Esercizi spirituali.
4) In punto di morte se, confessati e comunicati, o almeno contriti, invocheranno divotamente il Santissimo Nome di Gesù, colla bocca, se potranno, od almeno col cuore.
OGNI MESE:
1) In un giorno del mese a loro scelta.
2) Il giorno in cui fanno l'Esercizio della Buona morte. 3) Il giorno in cui partecipano alla Conferenza mensile salesiana.
NEL MESE DI FEBBRAIO ANCHE:
Il giorno 2 - Purificazione di Maria SS.
Il giorno 22 - Cattedra di S. Pietra in Antiochia.
Da qualche anno il nostro venerato Rettor Maggiore ha voluto estendere anche ai Cooperatori ed alle Cooperatrici la Strenna che egli manda per Capodanno, secondo la tradizione di Don Bosco, a tutte le Case salesiane ed agli Istituti delle Figlie di Maria Ausiliatrice, al fine di orientare il fervore dei loro propositi per l'anno nuovo con una parola di programma di attualità. È una Strenna tutta spirituale, che vuol servire di stimolo all'incremento della pietà e della vita cristiana. Don Bosco cominciò a darla fin dagli inizi dell'Oratorio, conferendo al sermoncino della buona notte dell'ultima sera dell'anno morente una caratteristica di patriarcale solennità che elevava alla più alta funzione pedagogica il tono della intimità familiare, cui egli aveva improntato l'Opera sua. Per molto tempo, oltre ad una di carattere generale che servisse di norma a tutto l'Istituto, continuò a dare anche una strenna particolare ad ognuno dei Salesiani e dei giovani adeguata ai bisogni delle singole anime. Cresciuto il numero degli uni e degli altri, dovette limitarsi alla strenna generale. Ma la saggia tradizione la lasciò in eredità a tutti i suoi successori che non la interruppero più.
La Strenna di quest'anno è ispirata ad elevare i cuori a quella fiducia che solo la Provvidenza di Dio può legittimare. Tornerà quindi assai gradita anche ai nostri Cooperatori.
Apriamo il nostro cuore alla virtù della speranza.
La virtù della Speranza, infatti, che è sempre il conforto di ogni anima cristiana, è oggi veramente la virtù del giorno, capace di confortare le pene d'ognuno e di trattenere da eccessi pericolosi coloro che al dolore non sanno opporre ragioni superiori e soprannaturali.
Le speranze umane sono labili e vuote di conforto nelle ore più tragiche della vita, e dimostrano la loro insufficienza pel cuore dell'uomo, troppo vasto ed esigente per restarne pago.
È dunque alla speranza che addita il Cielo e che si appoggia su ragioni nettamente spirituali, ultraterrene, che il Rettor Maggiore ci invita ad elevarci, specialmente in questo tempo di prova.
1) Iddio è nostro Padre.
Ecco la prima ragione della nostra Speranza: la Paternità divina. Ce lo ripetono a chiare note i nostri fanciulli, in una delle prime domande del Catechismo; è una di quelle verità consolanti, che la sapienza umana mai avrebbe potuto scoprire, mentre da sola apre sul nostro capo orizzonti luminosi e d'infinita vastità:
Dio ha cura e provvidenza delle cose create, e le conserva e dirige tutte al proprio fine, con sapienza, bontà e giustizia infinita.
Tra le cose create in questa « aiuola che ci fa tanto feroci», primo per importanza è certamente l'uomo, che riflette nella sua anima intelligente e libera un raggio della divina sostanza. E a tanta dignità Dio ha dato in corteggio tutte le altre creature animali e vegetali, ha messo a disposizione cielo e terra, tempo e spazio, forze e ricchezze, affinchè le usasse a suo talento, per i suoi bisogni, secondo le sue capacità.
Ora se tutte le cose Iddio conserva e dirige a questo fine, se non cade foglia che Dio non voglia e se gli astri non deviano un istante dalla orbita loro fissata, potrà Egli abbandonare un solo istante a se stesso o al cieco caso colui che è l'oggetto primo delle sue cure, il capolavoro della creazione?
E se, nel permettere all'uomo l'uso della sua libertà, questi ne usa malamente e soffre e fa soffrire, noi dobbiamo inchinarci rispettosi dinanzi a zitto dei tanti misteri che nascondono ai nostri occhi e la natura di Dio e il suo sistema di governo e il modo con il quale convergono alla sua gloria e al nostro bene le misteriose vie della sua Provvidenza.
Egli è sapiente e conosce le vie della resipiscenza e del ravvedimento dei singoli e dell'intera umanità; Egli è buono e vuole unicamente il Bene d'ognuno; Egli è giusto e sa con arte misteriosa bilanciare premi e pene nel groviglio delle umane vicende.
In Lui adunque tutta la nostra fiducia: in Lui che ha guidato le sorti dell'umanità avviandola di secolo in secolo verso un costante progresso; in Lui che ha donato un giorno il Figlio suo per salvarla e ammaestrarla nelle vie della vera vita; in Lui che dalla suprema ingiustizia commessa a danno del Figlio suo ha saputo trarre il più grande bene per l'universo intiero: la Chiesa del Dio vivente, arca di salvezza, fonte di verità, maestra del vivere secondo Dio.
Il santo Vangelo è il poema della speranza cristiana e del dolore risanato da pensieri di cielo. Gesù apre la bocca additando ai poveri il cielo, la chiude spalancando il Paradiso al buon ladrone. Risana i corpi e libera dal peccato le anime, mentre il suo sguardo si solleva incessantemente al divin Padre, del quale manifesta a tutti la presenza e la bontà. Muore trafitto dai suoi nemici sulla Croce, ma risorge trionfante e sale al Cielo per congiungere nei secoli Cielo e terra e confondere ogni perversità umana in un incessante rifluire di effusioni di grazia.
2) Maria Ausiliatrice è nostra Madre.
Speranza nostra, salve! - preghiamo ogni giorno la Vergine Santa. « Madre della speranza e del perdono » è detta in un'Antifona che ricorre pure frequente sulla bocca dei fedeli.
Per i figli e i Cooperatori di Don Bosco il pensiero della protezione di Maria Ausiliatrice, la sicurezza del suo aiuto nei momenti di maggiori necessità, sono talmente radicati che ben si può dire formino come un'eredità e un patrimonio familiare. Quello che Maria SS. Ausiliatrice fu per S. Giov. Bosco, noi nutriamo la più ferma fiducia che sia per ciascuno dei sui figli e devoti. Le manifestazioni di benevolenza, che tante volte confortarono il buon Padre nelle ore più tremende, si ebbero quasi sempre per mano della Madonna.
Nel Santuario di Maria Ausiliatrice vi è un quadro recente, ispirato, che rappresenta la Madonna scesa sui prati di Valdocco a mostrare nel sogno a Don Bosco dove avrebbe dovuto sorgere il Santuario. Quel quadro sta a decorare la cappella dell'Apparizione, proprio dove i martiri Solutore, Avventore ed Ottavio hanno bagnato col loro sangue le zolle benedette, su cui molti secoli più tardi doveva spuntare il fiore prodigioso dell'Opera Salesiana.
Maria SS.ma è quasi a tu per tu col Santo; e rappresenta la materna assistenza di cui circondò ogni momento della sua vita.
Ecco il concetto della Maternità di Maria nella pratica della vita del Santo; ecco l'attuazione della confidente preghiera di San Bernardo:
Ricordatevi, o piissima Vergine Maria, che non si è mai udito che da voi sia abbandonato chi implora i vostri favori.
Il nostro Bollettino del Santuario che ogni mese intesse una corona di grazie svariatissime, omaggio a Maria della riconoscenza dei devoti, è il più eloquente argomento della speranza che dobbiamo riporre in Lei.
3) Dal Cielo veglia su noi, Padre, Maestro, Guida, S. Giovanni Bosco.
A complemento dei motivi della nostra speranza è ben giusto per noi, figli devoti e cooperatori di Don Bosco, appoggiarci sulla sua paternità, lasciarci guidare da Lui, che segue dal Cielo e protegge ognuno personalmente, come le Famiglie e le Comunità sparse per ogni dove.
Contra spem in spem credidit si potè dire giustamente di lui come del patriarca Abramo: sperò anche contro ogni speranza; e questa fu la ragione per cui Dio lo fece padre di innumerevoli figli, maestro ascoltatissimo, guida sicura.
Quale difficoltà potè arrestarne il cammino? dall'infanzia fino alla sua beatificazione ben possiamo dire che la Provvidenza dispose di fargli percorrere una via irta di ostacoli, ma insieme gli infuse una forza sovrumana per vincerli ad uno ad uno con serenità e calma ammirabili. L'occhio fisso in Dio, il cuore rassicurato da divine promesse, la certezza di lavorare per la causa più santa gli davano ali per ogni ardimento e lo sostenevano anche contro le umane previsioni.
Ora dal Cielo Egli continua l'opera sua per i figli e per i devoti infondendo coraggio e facilitando le sante iniziative. Padre dei giovani ed educatore sapiente, veglia sugli Istituti d'educazione che ne invocano la protezione e ne attuano il programma. Come un giorno sulla strada di Valdocco, dovunque si aprono oratori e ritrovi giovanili egli è presente ed aiuta a difendere la gioventù dalle insidie del mondo; accoglie con tenerezza orfanelli e derelitti, memore della sua giovinezza orfana e dolorosa ;a genitori preoccupati della sorte dei propri figli dà ispirazioni buone e conforto; nelle parrocchie ove scarsa è la fede e rara la frequenza dei Sacramenti, la sua devozione suscita nuove fiamme di fervore, tocca i cuori, avvicina gli indifferenti al sacerdote, per mezzo dei giovani conquista gli anziani; tra gli operai, nelle trincee ove si combatte, negli ospedali, nei tuguri desolati dalla miseria e dalla fame il sorriso del sacerdote santo snebbia il cielo delle anime ed eccita speranze nuove di comprensione, di lavoro, di guarigione, di pace duratura, di tempi migliori; nelle Missioni lontane specialmente, segregate ora più che mai dal mondo civile, quale visione consolatrice è mai l'immagine di S. G. Bosco per il Missionario e per i neofiti, e quale aiuto la sua intercessione al trono di Dio nelle ore d'abbandono, di solitudine, di sconforto!
Accettino dunque i nostri Cooperatori l'invito del IV Successore di D. Bosco alla speranza; ciascuno di essi affretti l'ora solenne e auspicatissima della giustizia e della pace moltiplicando le opere di carità a vantaggio di tanti sofferenti. Nessun mezzo infatti è più efficace per coltivare in noi la speranza e il sano cristiano ottimismo che quello di infondere nel prossimo con la parola, col soccorso materiale e soprattutto con la preghiera, il sentimento vivo della paternità di Dio, dell'assistenza materna di Maria SS.ma e della efficace protezione dei Santi.
La Fede e la Speranza àncorano le nostre anime in Dio e nelle divine certezze; ma la carità è pur sempre la regina delle virtù, che fonde in un solo amore i nostri amori di Dio e del prossimo, rendendo visibile Dio nel prossimo ed elevando il prossimo a divine altezze, secondo la parola di Gesù: Ciò che avrete fatto ad uno di questi piccoli per amor mio l'avrete fatto a me stesso.
GIAPPONE
Mons. Cimatti è riuscito a farci pervenire, grazie all'affettuosa cortesia del Comandante di una nostra nave, le relazioni missionarie del 1941. Cominciando a pubblicarle, siamo lieti di poter assicurare i nostri Cooperatori che Missionari e Missionarie godono buona salute e continuano a. compiere generosamente il loro santo apostolato.
Resoconto annuale 1940 - giugno - 1941. Rev.mo ed amat.mo sig. Don Ricaldone, se e quando arriverà questa relazione il Signore solo lo sa! Ma col mese di giugno si chiude il nostro anno missionario, e non voglio lasciar passare l'occasione per informarla del nostro modesto lavoro, che, colla grazia di Dio, nonostante le critiche circostanze, anche in quest'anno si è potuto compiere. È il solito annuale tributo, che sogliamo presentarle in occasione del suo onomastico, ed anche segno della viva riconoscenza verso quanti in forme diversissime ci sono venuti in aiuto.
Come è noto ai nostri Cooperatori, l'avvenimento centrale dell'annata fu il passaggio del potere ecclesiastico delle singole circoscrizioni al clero indigeno, e specialmente il riconoscimento della Religione Cattolica, riconoscimento giuridico di fronte allo Stato, alla pari delle altre religioni, in conformità delle recenti leggi sulle religioni, nonchè l'approvazione del regolamento interno della Religione Cattolica in conformità delle leggi. Svolta davvero storica, i cui risultati dipenderanno da tante circostanze, che sono ben difficili a prevedersi al momento attuale. Come già dissi in altra relazione, dipenderà molto dall'attività esplicata nel vero senso dall'azione cattolica, dalla partecipazione attiva dei cristiani, dall'unione intima di tutte le forze, convergenti allo stesso nobile scopo: la gloria di Dio e la salute delle anime in Giappone.
Le notizie più importanti furono a Lei mensilmente comunicate. Accennerò schematicamente ad alcune che riassumono il lavoro di quest'anno, accumulando insieme il lavoro missionario e delle opere annesse nella Prefettura Apostolica, e quello dei Salesiani nelle opere di Tokio.
In missione si è potuto finalmente dare alla casa della Missione in Nobeoka, divenuto ormai il centro più popoloso della provincia di Miyazaki, una sede fissa su terreno proprio.
A Takanabe pure, la residenza, danneggiata dal terremoto, fu riattata secondo un nuovo progetto, che ha permesso una migliore utilizzazione del vecchio locale. La minuscola colonia agricola incipiente a Miyazaki vede pure riattata la casa che il tifone aveva in gran parte abbattuto. La nostra scuola professionale D. Bosco a Tokio ha iniziato il laboratorio dei falegnami, assestando per ora in una tettoia le macchine indispensabili ed adibendo a laboratorio alcuni locali, in attesa dell'erigendo laboratorio cui fra breve si darà mano.
Le opere annesse alla missione anche in quest'anno si sono sviluppate. Le suore della carità Giapponesi nell'ospizio di Miyazaki videro aumentata la loro famiglia a oltre 150 persone: tre nuove suore si consacrarono al Signore, nuove novizie hanno incominciato il noviziato, e tutte lavorano in ogni forma per essere sante religiose e anche per raggiungere la piena autonomia economica. Una nuova manifestazione è un modesto laboratorio di lavori in bambu, mentre altre si abilitano alle varie mansioni del loro istituto, frequentando scuole speciali. Le Figlie di Maria Ausiliatrice a Beppu manifestarono pure una speciale attività e nello sviluppo delle vocazioni e specialmente nell'inaugurazione di un nuovo braccio dell'istituto, che darà modo di ampliare la loro sfera d'azione nel campo dell'assistenza sociale e della beneficenza. A Tokyo poi hanno aperto in prossimità della nostra parrocchia la nuova opera Seibi con asilo popolare, doposcuola e scuola di cucito, ecc.
Avvenimenti speciali notevoli furono: l'intronizzazione del nuovo Amministratore Apostolico, l'inizio in missione dell'opera di San Pietro Apostolo per il Clero Indigeno, il riconoscimento legale del nostro piccolo Seminario per entrare nel Gran Seminario di Tokyo in conformità della nuova legge sulle religioni.
Nel campo della propaganda stampa (Tokyo e Beppu per ora sono i nostri più importanti centri), oltre il Bollettino e le Letture Cattoliche, si è dato mano ad altre pubblicazioni nuove e ristampe. Notevole l'inizio di una pubblicazione di musica liturgica per canto e armonium e di studio (piano e armonium) ispirata a modulazioni e temi giapponesi, tentativo iniziale di orientamento al campo liturgico di buon materiale locale. Vari missionari poi, e quanti possono anche dei nostri chierici, con traduzioni o studi speciali cercano in tutte le forme di valorizzare la nostra Santa Religione anche di fronte al mondo degli studiosi. Ricordo soltanto: Buddismo - Antiche cristianità (da parte del nostro Don Marega, che ottenne uno splendido diploma di benemerenza dalla città di Oita). - Le raccolte entomologiche e petrografiche di Don Cimatti - Gli studi su Padre Sidotti del nostro Don Tassinari e di Don Barbaro sul sistema educativo di Don Bosco e di Don Erdò su Don Bosco e sulla cultura giapponese ecc. Continua pure lo sviluppo della Crociata Catechistica indetta da lei, amatissimo Padre, come preparazione alla data centenaria. Di gran frutto riuscirono le manifestazioni in occasione della data centenaria della 1a Messa del nostro Santo Don Bosco, di cui ebbi già il piacere di inviare relazione. Ma quello che certo consolerà di più il suo cuore sarà il sapere che anche quest'anno i suoi figli furono benedetti dal Signore nel loro apostolato, e fra la Missione e Tokyo si sono amministrati 231 battesimi, 79 cresime, 19 matrimoni, 1395 confessioni e comunioni pasquali e oltre 1.000.000 di comunioni di devozione. In missione abbiamo raggiunto la cifra di 1636 cristiani: modesto aumento (da 1564) invero ; ma bisogna tener conto del fatto che da vari anni a questa parte abbiamo una forte migrazione (Brasile, Manciuria, Cina, ecc.), che per la nostra Missione si può valutare ad una media di oltre 15o all'anno, compensata solo da lievi immigrazioni locali. Sono disposizioni certo della Provvidenza: il buon seme si sparge in tanti centri e così si viene allargando la sfera d'azione o si viene iniziando in nuove località l'opera dell'apostolato missionario. Il Signore benedice pure sempre più quanto si fa per le vocazioni e per l'educazione della gioventù. Il Seminario, il collegetto di Nakatsu, la scuola professionale, le adunanze dei giovani (oratori), le opere di assistenza sociale e di beneficenza tanto dei Salesiani che delle Congregazioni religiose femminili, il segretariato degli ammalati (tenuto dal nostro Don Arri) ecc., non hanno per nulla cessato dalle loro attività, e buoni elementi vengono a rafforzare le file della nostra Congregazione o del Gran Seminario o delle rispettive Congregazioni femminili. Oh! davvero il Signore non lascia mancare ai suoi figli anche queste consolazioni spirituali e morali, che compensano ad usura i sacrifici di ogni specie cui siamo sottoposti in questi momenti. Ci aiuti anche lei, amato Padre, a ringraziare il Signore ed anche quanti fra i nostri fratelli, allievi ed ex allievi, Cooperatori e Cooperatrici e amici ci hanno aiutato in quest'anno a compiere il nostro dovere. Un grazie a lei e a tutti gli amatissimi Superiori per l'amore e le cure con cui sempre circondano i figli più lontani. Preghi e
faccia pregare per noi. Noi tutti non desideriamo che una cosa sola: fare fino alla fine il nostro dovere verso il gran Paese che ci ospita, come cittadini, verso la Chiesa, come Missionari, e verso la nostra amata Congregazione, come figli. Che in ognuno di noi e nelle nostre opere si compia in tutto e per tutto la santa volontà di Dio. Non avendo ricevuto i ricordi per gli esercizi, ho creduto opportuno in preparazione spirituale alla nostra data centenaria di dare i seguenti, che penso saranno conformi al suo cuore: «Niente ci turbi - Fedeltà a Don Bosco Santo - Santità è purezza ». Le offriamo questo programma di lavoro e questa promessa. Ci benedica tutti e specialmente il suo aff.mo
Miyazaki, luglio 1941
Mons. VINCENZO CIMATTI,
Ispettore Salesiano.
INDIA - Bombay.
Rev.mo sig. Rettor Maggiore,
vi ringrazio tanto del prezioso bigliettino che mi avete mandato verso la metà di novembre e della benedizione speciale che avete dato alla nostra nuova opera. Ne abbiamo sentito l'efficacia nella pioggia di grazie che abbiamo visto scendere sulla nostra costruzione.
Vi annunziai che si benedisse la prima pietra il 19 marzo 1941 per poter mettere tutto sotto la protezione di S. Giuseppe; però il lavoro non si incominciò che dopo la metà di aprile quando si firmò il contratto. Fatta la firma, procedette molto alacremente perchè l'impresario, uomo di parola, poteva disporre di grandi capitali per provvedere in anticipo tutto il materiale.
Dapprima si alzò l'ala di destra; poi, vedendo che non sarebbe bastata, ai primi di agosto ci decidemmo ad innalzare anche la seconda. Il progresso fu così consolante che il 31 ottobre si potè fare il trasloco. La vecchia scuola distava circa 12 chilometri da questa nuova, ma in una giornata si riuscì a fare tutto comodamente.
Per la festa di Don Bosco si potè fissare la solenne benedizione. Intervennero tanti amici e benefattori, e tra essi anche l'Arcivescovo di Bombay ed il nostro di Madras. Gli altri due nostri Vescovi di Shillong e Krishnagar non poterono lasciare la propria diocesi per la situazione. Tutto riuscì molto bene e con generale soddisfazione. In quei giorni si pregò proprio con grande affetto e gratitudine.
Ora nella scuola siamo cinque sacerdoti: Don Dehlert Agostino, Don Boira Giuseppe,
Don Mariotta Alfredo, Don Ugo Tuena ed il sottoscritto. Abbiamo quattro chierici del tirocinio: Murphy, Mc Guire, Martin e Duarte; e tre coadiutori: Laureano Santano, il veterano, Viegas e D'Souza. Siamo pochi per i bisogni attuali; ma tutti facciamo del nostro meglio e così si procede benino. Più tardi, ritornando tempi migliori, potremo avere più sacerdoti, perchè l'opera è destinata a grande sviluppo.
Il signor Ispettore e quasi tutti i sacerdoti del Sud sono a Tirupattur, non potendo più attendere al loro lavoro missionario. Poveretti! soffrono perchè il loro cuore è sempre tra i loro cristiani. Anche Mons. Ferrando ha sofferto moltissimo ed è ridotto con pochi; ma anche là tutti fanno del loro meglio e cercano di imitare lo zelo del nostro Don Bosco.
Tutti desiderano essere ricordati all'altare di Maria Ausiliatrice. Tutti implorano la Vostra benedizione paterna.
Vogliate anche porgere i miei auguri a tutti i nostri cari e dir loro che li ricordiamo al Signore e preghiamo sempre per loro.
Aff.mo figlio in Don Bosco
Sac. AURELIO MASCHIO,
Bombay, 22 luglio 1942. Direttore, THAILANDIA
Per Capodanno è giunto da Bangkok (Thailandia) il seguente radiotelegramma del Vicario Apostolico S. E. Mons. Pasotti al nostro Rettor Maggiore:
Filialmente grato paterno messaggio, ringrazio anche Superiori famiglia salesiana. Missionari, Suore, bene. Avverta famiglie insistendo inviarci notizie mezzo Radio Vaticana. Raccomando Vicariato alle preghiere ed alla carità dei benefattori e delle benefattrici. PASOTTI.
Come è facile rilevare, il radiotelegramma, dopo aver espresso il ringraziamento dei Missionari e delle Suore pel messaggio natalizio che il Rettor Maggiore ha potuto far giungere grazie alla provvidenza della Radio Vaticana, vuol tranquillizzar sulla salute e sulle condizioni generali tanto dei Salesiani quanto delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Ma esprime anche l'ansia in cui vivono pensando a noi ed il desiderio di aver notizie di tutti i loro cari.
Ora, poichè la Radio Vaticana si presta generosamente a trasmettere informazioni, raccomandiamo ai genitori ed ai parenti più prossimi di valersi di questa provvida istituzione Pontificia per mandare il più sovente possibile loro notizie tanto ai missionari quanto alle suore.
Carissimi,
questa volta, se siete contenti, andiamo a scuola dai bimbi dell'asilo. Ho qui sul tavolo il periodico Mamma Margherita dell'Istituto Magistrale delle Figlie di Maria Ausiliatrice in Milano, e vi colgo degli episodi, dei fioretti e delle preghiere in cui l'innocenza raggiunge il sublime. Ecco un episodio:
« Un caro piccino cammina un po' a stento. La Maestra, che se ne accorge, lo ferma, lo interroga, vuol vedere la scarpetta da vicino. Due piccoli chiodi sporgono così in fuori da bucare il povero piedino. «Bisogna battere questi chiodi» dice. «È niente, signora Maestra! - risponde con un sorriso il bimbo. - Mettetemele pure ancora. Voglio soffrire un po' per i nostri soldati e per avere la pace. Così tutta la gente non piange più... ». Ed ecco due fioretti:
« Volevo mangiare una caramella, e invece l'ho data alla Maestra per i soldati ».
« Una signora mi voleva condurre al cinema, e io non sono andato, perchè si vedono le figure brutte che macchiano l'anima ».
Eccovi infine spontanee preghiere colte dal labbro degli innocenti in tutto il fervore della loro semplicità: «... Gesù, manda un po' di caldo ai soldati che hanno freddo ».
«Gesù, fa tornare a noi la vittoria e così mio babbo venga a casa da soldato ».
«Gesù, fa diventare tutti gli uomini bravi come te!»...
Miei cari: sappiate emulare questi piccini nell'imporvi qualche sacrificio per risparmiare pene ai vostri genitori parenti e superiori, e per ottenere le benedizioni di Dio sui nostri soldati. Ma, soprattutto, ripetete sovente l'ultima preghiera succitata in cui è l'unica garanzia di una vera e santa pace. Perchè, come la nequizia degli uomini scatena le guerre, così la bontà genera e mantiene la giusta pace.
È quello che espresse così bene un Crociatino nell'udienza concessa dal Santo Padre Pio XII agli iscritti all'Apostolato della Preghiera, il 27 gennaio u. s., quando appressandosi al Vicario di Cristo a rappresentare la campana della pace, disse: « Padre Santo, questa è la campana della pace. Vi appartiene in modo particolare. La sua voce è l'eco della voce di Gesù e della Vostra voce. Ma non si può fondere finchè il mondo non le abbia portato due metalli più preziosi di ogni oro: l'umiltà e l'amore. E noi, benchè piccoli e indegni, offriamo tutto per acquistarli ». Fate anche voi tutto quello che potete.
Vostro aff.mo DON GIULIVO.
Sac. MELLANO GIOVANNI, da Bra (Cuneo), † a Vibo Valentia (Catanzaro), il 26-X-1942 a 82 anni.
Don Bosco decise la sua vocazione alla Società Salesiana, e da studente nel Collegio di Lanzo lo guidò fino al sacerdozio, largo di paterna bontà e di sagge direttive che lo formarono al vero spirito di apostolato. Fecondo quindi il suo ministero in vari collegi d'Italia, in delicate missioni nella Svizzera e soprattutto fra i suoi parrocchiani di Vibo che lo circondavano di affettuosa venerazione. Si è che egli sapeva donarsi alle loro anime con uno zelo pari alla generosità del suo gran cuore; e con la sapienza, prudenza ed esperienza non comune svolgeva una direzione spirituale e diffondeva un fervore di pietà e di Azione Cattolica veramente provvidenziali.
Sac. FERRO GREGORIO, da Pegas de Coedo (Spagna), † a Moròn de la Frontiera (Spagna) il 6-IX-1942 a 71 anni.
Per 25 anni diresse vari nostri Collegi di Spagna svolgendo un fecondo apostolato soprattutto nel campo dell'educazione della gioventù, nella cura delle vocazioni, e nella diffusione della divozione a Maria Ausiliatrice. Modello di virtù religiose e di zelo sacerdotale, lasciò ai confratelli, agli alunni, ai Cooperatori l'esempio di una santa vita tutta consacrata alla gloria di Dio ed al bene delle anime.
Sac. ZANOTELLI CARLO, da Cembra (Trento), † a Campos (Brasile) il 7-XII-1942 a 68 anni.
Spese i suoi 50 anni di vita salesiana soprattutto nelle nostre Case e Missioni del Brasile prodigandosi con zelo illuminato e generoso nella cura delle anime.
Sac. CANTONI LUIGI, da Medole (Mantova), † a Maderno sul Garda (Brescia) il 1-XII-1942 a 71 anni.
Animo mite, pio, cuore generoso, ebbe la gioia di svolgere un fervido apostolato negli Oratori festivi ove si consacrò al bene dei giovani col vero spirito di Don Bosco.
Sac. CARIOLA GIUSEPPE, da Bronte (Catania), † a S. Gregorio di Catania il 31-X-1942 a 63 anni.
Pietà soda, amore al lavoro e saggia discrezione nella direzione spirituale resero particolarmente prezioso il suo ministero sacerdotale a vantaggio delle anime ch'egli sapeva formare a gran fervore di vita cristiana, come sapeva dirigere le varie case cui venne preposto secondo il vero spirito di Don Bosco.
Sac. BANKEMPER GIUSEPPE, da Darup (Germania), † a Talca (Cile) il 15-XI-1941 a 63 anni.
Dopo il servizio militare venne in Italia per seguire la sua vocazione e svolse il suo apostolato salesiano con fervido zelo in varie nostre Case del Cile, apprezzato e benvoluto da tutti. Nell'incendio che distrusse il Collegio di Valdivia, nel 1914, espose la propria vita per salvare gli alunni, e nel terremoto di Talca nel 1928 la Madonna salvò lui prodigiosamente conservandolo incolume in un angolo della sua cameretta mentre tutte le pareti si rovesciavaro al suolo. Sacerdote secondo il cuore di Dio, irradiava nell'attività prodigiosa l'esempio fulgido di non comuni virtù.
Sac. BRANCA ATTILIO, da Milano, † a Borgo S. Martino, il 19-IX-1942 a 62 anni.
Spese quasi tutta la sua vita salesiana negli Oratori festivi cattivandosi ovunque, colla sua pietà, col suo zelo e colla sua generosità di cuore, la stima e l'affetto dei giovani e dei Cooperatori.
Coad. BONDIONI GIOVANNI, da Niardo (Brescia), † a S. José dos Campos (Brasile) il 2-II-1941 a 36 anni.
S. E. Mons. FERDINANDO RODOLFI, Vescovo di Vicenza, † il 12-I-u. s. a 77 anni.
Reggeva da 32 anni la diocesi con un ardore di pietà ed uno zelo pastorale superiore ad ogni elogio.
Animo intrepido, tempra adamantina, mente pronta, coscienza delicatissima, cuore aperto all'amore di Dio e delle anime, mise a servigio del sacro ministero una rettitudine di spirito, un senso pratico ed organizzativo, una passione di apostolato, che portarono la Diocesi all'avanguardia nel fervore della vita cristiana. Pastore vigilante, sostenne il suo programma anche nelle ore più difficili e lo seppe aggiornare con tempestiva preveggenza ed illuminata prudenza ad ogni nuova esigenza spirituale. La soda formazione del Clero, l'istruzione catechistica, l'educazione della gioventù, la pietà liturgica, l'apostolato della buona stampa, la cura dell'Azione Cattolica e tutte le opere di cultura, di carità e di assistenza sociale trovarono nel suo cuore il centro propulsore, nella sua mente il genio organizzatore. Non fiaccarono l'alacrità del suo spirito nè le aberrazioni dei tempi, nè le prove delle grandi guerre, nè la lenta inesorabile malattia che lo sublimò all'olocausto. Tenne il timone fino all'ultimo con paterna saggezza, lasciando al clero ed al popolo l'esempio di una fedeltà al dovere, di una fortezza di carattere, di una abnegazione nel sacrificio e di una rassegnazione alla santa volontà di Dio, che eterneranno la sua memoria in venerazione.
Noi ricordiamo anche la sua particolare divozione a S. Giovanni Bosco e la sua fervida affettuosa ammirazione per l'Opera salesiana.
Mons. Dott. ANTONIO GAZZALE † a Genova a 64 anni.
Attivo Direttore dei Cooperatori Salesiani dell'Archidiocesi di Genova, rifulse per bontà e rettitudine di animo. Mente eletta e dotata di vasta cultura, instancabile nel lavoro, con grande spirito di sacrificio e alto senso del dovere consacrò tutta la sua vita alla gloria di Dio e al bene del prossimo, prodigando il suo zelo all'incremento dell'Opera Salesiana ed alla diffusione della divozione a S. Giovanni Bosco.
Sen. PIETRO FEDELE, Ministro di Stato, † a Roma il 9-1-u. s. a 70 anni.
I Santi Sacramenti ed una speciale Benedizione del Santo Padre confortarono il cristiano transito dell'insigne storico e dell'integerrimo uomo di Stato, suggellando col bacio del Signore una vita nobilmente spesa nel servigio della Verità. Al culto della Verità egli seppe infatti orientare non solo lo studio e l'insegnamento, ma tutta l'attività svolta nella sua radiosa carriera. E questo culto lo mantenne sempre coerente a se stesso, in tutta la dignità di quello spirito di Fede che lo abilitò e lo accreditò all'alta missione scientifica ed alla responsabilità di Ministro della Pubblica Istruzione nel fausto triennio 1925-1928.
Fede profondamente sentita e vissuta in costante fedeltà al Vangelo, in fervore di pietà e di bontà operosa. Bastava vederlo assistere alla Messa festiva in Santa Maria Maggiore, colla corona del Rosario in mano, l'anima tesa al divino Sacrificio!
Ma bisognerebbe elencare tutte le benefiche istituzioni che egli fondò o promosse - scuole, asili, ospedali - per misurare la magnanimità del suo cuore. Noi ricordiamo, con commossa gratitudine, quanto egli favorì le pratiche fatte per affidarci il Convento francescano di Gaeta col tempio monumentale di S. Francesco dove venne poi allestito L'Istituto Missionario.
A lui deve l'Italia - oltre la rivendicazione del criterio unitario e sintetico di valutazione delle direttrici della vita e della civiltà sua attraverso alla ricostruzione dell'autentico medioevo - anche il felice esperimento di ripristino dell'insegnamento religioso nelle scuole e nelle istituzioni educative, con l'autorizzazione a quelle lezioni di religione nelle scuole medie che anticiparono e favorirono le successive disposizioni concordatarie. Fedele a Dio ed alla Santa Chiesa, egli seppe essere fedele alla famiglia, alla scuola ed alla Patria. Donde il credito alle cospicue mansioni cui venne chiamato. Professore ordinario presso la R. Università di Roma, il Ministro Fedele fu infatti anche Presidente del R. Istituto storico per il medioevo e della R. Deputazione romana di storia patria; Commissario di Sua Maestà presso la Consulta araldica e Presidente del Senato storico dell'Ordine del Santo Sepolcro; Primo Presidente dell'Istituto di studi romani e Presidente del Poligrafico dello Stato; Ministro e Senatore del Regno.
Affezionatissimo a Don Bosco ed all'Opera sua prestò alle nostre scuole la più cordiale assistenza, ed esaltò la missione educatrice del nostro Fondatore in memorande circostanze di cui la più solenne fu indubbiamente la commemorazione civile del Santo nel ciclo delle celebrazioni torinesi in occasione della Canonizzazione, all'inaugurazione ufficiale dell'Istituto Conti Rebaudengo.
Cav. Dott. FRANCESCO DANOVARO.
Per oltre trent'anni più che medico fu padre per i Figli di D. Bosco e per gli allievi del nostro Istituto di Genova-Sanpierdarena.
Non solo prestò gratuitamente il suo servizio, ma non mancò mai, nelle ore di particolari necessità, di beneficare l'Opera nostra con generose offerte. Fulgido esempio di vera fede, aveva una tenera devozione a Maria Ausiliatrice, al cui altare quotidianamente passava prima di iniziare le sue visite.
Quando veniva ringraziato della sua opera disinteressata, si schermiva dicendo che era ben poco in confronto del bene che facevano i Salesiani, e ringraziava lui, perchè - diceva - gli si dava occasione di fare un po' di bene.
L'ultima sua invocazione fu « Don Bosco! ».
Il nostro buon Padre sarà corso incontro all'anima eletta, vera figura dell'uomo giusto, caritatevole e timorato di Dio, per accompagnarlo al premio. Noi tuttavia lo raccomandiamo di cuore ai suffragi dei nostri Cooperatori.
FILIPPELLO MARIA, † a Narzole, il 5-XII-1942.
Le incursioni su Torino costrinsero questa zelante Cooperatrice a morire lungi dalla città prediletta e dal primo Oratorio festivo di Valdocco cui prestava le sue cure con cuore di madre, spronando col suo esempio il Comitato Dame-Patronesse che aveva organizzato, e prodigando la sua carità specialmente ai giovani più poveri e bisognosi, che volle ricordare nelle sue ultime disposizioni.
ZARANTONELLO - BONATO IRENE, † a S. Giorgio di Perlena (Vicenza) il 15-X-1942 ad 84 anni.
Donna di fede e di pietà profonda, trascorse la sua vita nel lavoro e nella cura della famiglia che educò a schietto sentimento cristiano, grata a Dio della vocazione concessa a due dei suoi figli alla Società Salesiana.
Donna MARIA PIA REMONDINI, † a Genova, l'8-III-1942.
Fondatrice dell'Istituto Piccolo Cenacolo, consacrò tutta la sua vita alla gloria di Dio ed al bene delle anime, suscitando nuovo fervore di spiritualità e di carità cristiana. Aveva una speciale predilezione per le Opere Salesiane ed una grande divozione a S. Giovanni Bosco.
FILIPPA MARGHERITA BLO, † a Castagnole Piemonte ad 84 anni.
Fervente zelatrice delle Opere Salesiane, ispirava il suo apostolato alla più viva fed, ed alla più generosa carità.
Altri Cooperatori defunti:
Aprile Pietro, Torino - Bazzana Santina, Trigolo (Cremona) - Brunel Angela (Chambons (Torino) - Caretti Mario, Faenza (Ravenna) - Chiodi Daniele, Grancona (Vicenza) - Giacometto Giuseppe, Locara (Verona) - Giacomini Luigi, Cimadolmo (Treviso) - Lovarini Maria, Lozzo Cadore (Belluno) - Masotti Maria Pesade, Casamassima (Bari) - Messina Can. Prof. D. Carmelo, Butera (Napoli) - Mazzieri Giuseppe, Nettunia (Roma) - Pistamiglio Maria, Torino - Pistocchini Maria, Varallo Pombia (Novara) - Pontara Stefano Celledizzo (Trento) - Sacchi Carlo, Roma - Sanchioni Lazzaro, Gioiella (Perugia) - Sinibaldi D. Carlo, Salviano (Livorno) - Turchelli Francesco, Vercelli - Veniali Giuseppe, Mezzana Bigli , (Pavia).