Anno LXVII - N. 3 - 1° MARZO 1943 -XXI
SOMMARIO: Padre degli orfani. - Sotto la cupola dell'Ausiliatrice. - In famiglia: Italia, Francia, Colombia, Centro America, Portogallo, Cina. - Dalle nostre Missioni: Cina, Egitto e Palestina, India, Giappone, Venezuela. In memoria: S. E. Rev.ma Mons. Dante Munerati. - Tesoro spirituale. - Necrologio.
Con questo titolo fu composta la salma- di Don Bosco nella tomba di Valsalice cinquantacinque anni or sono. «Hic compositus est in pace Christi Joannes Bosco Sacerdos, orphanorum Pater » si leggeva sul bassorilievo marmoreo che ne ritraeva le care sembianze.
Il titolo non riassumeva certo tutta la missione dell'apostolo ; ma specificava la categoria prediletta nell'esercizio del suo apostolato: quella dei giovani orfani, poveri ed abbandonati.
Orfani erano infatti per lui non solo i giovani orbati del padre o della madre o d'ambedue i genitori; ma anche quelli che, pur avendo l'una e l'altro, crescevano nell'abbandono, vagabondi per le strade e per le piazze, esposti a tutti i pericoli dell'età, dell'ambiente e dello sfruttamento. Per questo nel suo programma egli usò i termini più estesi: giovani poveri ed abbandonati.
A questi derelitti si sentì portare dal Signore quasi per istinto fin dall'inizio della sua missione; ad essi consacrò quindi le più sollecite cure, prodigando l'ineffabile tenerezza della sua paternità sacerdotale.
E la corona più fulgida della sua gloria sono ancor oggi le schiere degli orfani, dei giovani poveri ed abbandonati che al suo cuore attinsero il palpito della vita, e dalla carità ch'egli andava mendicando per loro trassero le risorse per ascendere i gradini della scala sociale a farsi onorata posizione pel tempo e per l'eternità.
Alla scuola della sventura.
Il cuore del Padre si era formato alla scuola della sventura per la più vasta e più sentita paternità spirituale.
Orfano anch'egli di padre all'età di due anni, non bastò tutto l'affetto di mamma Margherita a fargli obliare quell'11 maggio del 1817 quando Francesco Bosco chiuse gli occhi alla luce del tempo, affidando i figli alla impareggiabile consorte con queste parole: « Ti raccomando i nostri figli, in modo speciale Giovannino ».
« Io non toccava ancora due anni - narrò più tardi il Santo nelle sue Memorie - quando mi morì il padre, e non mi sovvengo più della sua fisionomia. Non so che sia stato di me in quella luttuosa occorrenza; soltanto mi ricordo, ed è il primo fatto della vita di cui tengo memoria, che mia madre mi disse: - Eccoti senza padre! - Tutti uscivano dalla camera del defunto ed io voleva assolutamente rimanere. Mia madre, che aveva tolto un recipiente nel quale stavano delle uova nella crusca: - Vieni, Giovanni, vieni meco - ripeteva dolorosamente. - Se non viene papà, non ci voglio venire neppur io - risposi. - Povero figlio, - ripigliò mia madre - vieni meco: tu non hai più padre! - Ciò detto ruppe in forte pianto, mi prese per mano e mi trasse altrove, mentre io piangeva perchè ella piangeva, giacchè in quell'età non poteva certamente comprendere quanto grande infortunio sia perdere il padre. Però mi ricordai sempre di quelle parole: - Eccoti senza padre!
Ben comprese col crescer degli anni il « grande infortunio », soprattutto quando il fratellastro Antonio nell'osteggiare la sua vocazione al sacerdozio, giunse al punto di costringere mamma Margherita a sacrificare il povero Giovannino ed a mandarlo fuori casa a cercarsi lavoro in qualche cascina come garzone di campagna. L'autorità del babbo quanto avrebbe potuto facilitargli la vita!
Ma egli forse non sarebbe riuscito a farsi un'idea adeguata della grande sventura ed il suo cuore non avrebbe forse saputo aprirsi quant'era necessario al sollievo degli orfani.
Mirabili sempre le vie di Dio, anche quando ci sembrano tanto irte di spine!
Il primo ospizio.
La prima anima infatti che Dio avrebbe profferto al suo apostolato, l'8 dicembre 1841, doveva essere l'anima di un orfano di padre e di madre: l'anima di Bartolomeo Garelli, l'astigiano sedicenne, garzone muratore. E le prime frotte di giovani che gli corsero attorno per le vie e per le piazze, proprio giovani poveri ed abbandonati.
« Appena entrato nel Convitto di S. Francesco - scrisse ancora nelle sue Memorie - subito mi trovai una schiera di giovanetti che mi seguivano per i viali e per le piazze e nella stessa sagrestia della chiesa dell'Istituto. Ma non poteva prendermi diretta cura di loro per mancanza di locale ».
Perchè mai quei giovani seguivano lui a preferenza di tanti altri sacerdoti pii, zelanti e caritatevoli che pure abbondavano in Torino ? Oh, l'intuito dei giovani! Gli leggevano il cuore negli occhi e sentivano ch'era fatto per loro.
L'ebbero ben presto a disposizione e finirono per averne quasi il monopolio. La provvida missione apparve a Don Bosco in tutte le sue esigenze: « Tibi derelictus est, pauper, orphano tu eris adjutor: a te si è abbandonato il misero, dell'orfano tu sarai l'aiuto » (Salmo IX, H, 14).
E, pur non sapendo ancora quale sarebbe stata la sua sistemazione, egli non fece che assecondare la Provvidenza.
I figli della strada, gli orfani, i derelitti gli affluirono a frotte dai quartieri della città di Torino, disputandoselo in una gara di confidenza e di abbandono.
Il Santo si sentì legato alla sorte di quei birichini e vi si consacrò totalmente. Tanti anni dopo, nel 1859, dando la « strenna » per l'anno seguente agli interni raccolti a centinaia nell'Oratorio di S. Francesco di Sales, egli potè dire senza tema di smentita: Miei cari figliuoli, voi sapete quanto io vi ami nel Signore, e come io mi sia tutto consacrato a farvi quel bene maggiore che potrò. Quel poco di scienza, quel poco di esperienza che ho acquistato, quanto sono e quanto posseggo, preghiere, fatiche, sanità, la mia vita stessa, tutto desidero impiegare a vostro servizio. In qualunque giorno e per qualunque cosa fate pur capitale di me, ma specialmente nelle cose dell'anima. Per parte mia, per strenna, vi dò tutto me stesso; sarà cosa meschina, ma quando io vi do tutto, vuol dire che nulla riserbo per me.
Tutto infatti aveva sacrificato per loro.
Basterebbe ricordare il drammatico colloquio colla marchesa Giulietta di Barolo, quando la munifica Dama, preoccupata non meno di assicurare alle sue Istituzioni un prezioso direttore spirituale, quanto di provvedere anche alla sistemazione del Santo, gli pose il dilemma di scegliere tra il suo Oratorio e l'Ospedaletto. Io vi ho già riflettuto da gran tempo - rispose Don Bosco. - La mia vita è consacrata al benessere dei poveri giovanetti e niuno mai mi farà deviare dalla strada che il Signore mi ha tracciata.
La Marchesa gli accordò ancora tre mesi di tempo per pensarci; ma, quando gli mandò Silvio Pellico a far l'ultimo tentativo, ebbe la stessa risposta. La Marchesa non avrebbe stentato a trovarsi un aiuto cappellano pei suoi istituti; ma tanti poveri orfanelli, tanti giovani abbandonati dove sarebbero andati a finire se Don Bosco non si fosse sacrificato per loro ?
La prima àncora di salvezza fu l'opera degli Oratori. Però urgevano ospizi per chi non aveva più nè genitori, nè tetto; ed, appena acquistata Casa Pinardi, il Santo non tardò ad accogliervi i più abbandonati. È vero che più volte la sua carità fu mal ripagata: giovinastri vagabondi tolti proprio dalla strada gli scapparono di notte rubando lenzuola e coperte. Ma non tardò a bussare alla porta un orfano autentico.
Il primo orfanello.
Era una tarda e piovosa sera del maggio 1847. Il Santo aveva da poco cenato quando un giovinetto sui quindici anni, tutto bagnato da capo a piedi, si fece innanzi a chiedere pane e ricovero. Mamma Margherita lo accolse amorevolmente, lo fece avvicinare al fuoco, e dopo averlo riscaldato e fatto asciugare gli porse minestra e pane. Quando lo vide ristorato, Don Bosco lo interrogò donde venisse, se avesse parenti, che mestiere facesse.
- Sono un povero orfano - rispose --giunto poc'anzi dalla Valsesia per cercarmi lavoro, e fo' il muratore. Avevo tre lire, ma le ho già spese, e adesso non ho più niente e non sono più di nessuno.
Sei già promosso alla Comunione? Non ancora.
- E a confessarti ci sei già stato ?
- Sì, qualche volta, quando viveva mia madre.
- E adesso dove vuoi andare?
Non so. Domando, per carità, di poter passare la notte in qualche angolo di questa casa.
Ciò detto, si mise a piangere. A quella vista la buona mamma Margherita, che aveva un cuore tenerissimo, pianse ella pure.
Anche Don Bosco era estremamente commosso, e dopo alcuni istanti, riprese: - Se sapessi che non sei un ladro, cercherei di aggiustarti in questa casa; ma altri mi portarono via una parte delle coperte, e temo che tu mi porti via il resto.
- Oh, no, signore: stia tranquillo; io sono povero, ma non ho mai rubato niente.
- Se vuoi - disse mamma Margherita a Don Bosco -- io lo accomoderò per questa notte; e domani Iddio provvederà.
Dove volete metterlo ?
- Qui, in cucina.
-- E se vi portasse via le pentole?
Procurerò che non succeda.
Fate pure, sono contentissimo.
Madre e figlio uscirono fuori, ed, aiutati dall'orfanello, raccolsero alcune teste di mattoni, fecero con essi quattro pilastrini in mezzo alla cucina, vi appoggiarono sopra alcuni assi, e su questi adagiarono il materasso tolto, per quella sera, dal letto di Don Bosco. Due lenzuola ed una coperta completarono i preparativi. Mamma Margherita fece al garzoncello un sermoncino sulla necessità del lavoro, dell'onestà e della religione e poi lo invitò a recitare le preghiere.
- Non le so più -- rispose quegli arrossendo.
- Le reciterai con noi - disse la mamma. E, postisi in ginocchio, gliele fece ripetere parola per parola.
L'indomani il Santo si dette attorno a cercargli lavoro e, prodigandogli vitto ed alloggio, gli assicurò l'avvenire.
Un mese dopo, al primo si aggiunse un compagno, trovato da Don Bosco sullo stradale di S. Massimo: colla testa appoggiata ad un olmo, piangeva dirottamente.
- Che hai ? - gli chiese premurosamente - perchè piangi ?
- Piango perchè sono abbandonato da tutti -- rispose. - Mio padre morì prima che io potessi conoscerlo; mia madre, che mi voleva tanto bene, è morta ieri e l'hanno portata poc'anzi a seppellire.
E scoppiò di nuovo in pianto dirotto.
Dove hai dormito la notte scorsa?
Ho dormito ancora in casa; ma oggi il padrone, perchè non gli si era pagata la pigione, si prese le poche masserizie che vi erano e, appena rimosso il cadavere di mia madre, chiuse la camera, ed io son rimasto orfano privo di tutto.
- Adesso che vuoi fare e dove vuoi andare ?
- Io non so che fare, nè dove andare...
Il poverino era anche affamato. Don Bosco se lo condusse all'Oratorio e lo affidò a mamma Margherita con queste parole: - Ecco un altro figlio che Dio ci manda: abbiatene cura e preparate un altro letto.
La scena si ripetè nei mesi seguenti, con tal frequenza che la madre un giorno gli disse: -- Ma, se fai sempre così, e tutti i giorni mi conduci in casa dei nuovi giovani, non ti resterà nulla per te, quando sarai vecchio.
- Mi resterà sempre - rispose Don Bosco - un letto all'Ospedale del Cottolengo. Ma se questa è opera di Dio, andrà avanti.
Per quell'anno tuttavia, data la ristrettezza dei locali, dovette limitarsi a sette. Coll'acquisto di tutta la casa Pinardi e colle successive costruzioni potè far posto in pochi anni ad un numero ognor crescente.
Calamità pubbliche e sventure improvvise ispirarono prodigi alla sua carità.
Nell'espansione dell'Opera le sue prime cure furono sempre per gli orfani. Sull'esempio dell'Oratorio di Torino, egli moltiplicò gli Ospizi in Italia ed all'estero, ovunque una pubblica chiesa o la generosità dei Cooperatori gli permise di sperare la sufficiente beneficenza. Basterebbe ricordare, fra le Case aperte durante il corso della sua vita, gli Ospizi di: Genova-Sampierdarena, Roma Sacro Cuore, La Spezia, Faenza, Firenze, Catania, NizzaMare, La Navarre, Marsiglia, Sarrià-Barcellona, Buenos Aires, Viedma di Patagonia...
Il suo programma.
Ma quel che è notevole si è che il Santo non ebbe solo di mira un'ospitalità qualsiasi, bensì una vera, adeguata educazione ed attrezzatura alla vita da supplire completamente alla perdita dei genitori.
Sarebbe molto interessante una statistica degli ex allievi che appartennero a questa categoria di prediletti che alle paterne cure del Santo debbono la loro onorata posizione sociale e, non pochi, la loro fortuna. Ma più che il numero dei beneficati bisognerebbe rilevare la varietà e la qualità delle posizioni raggiunte. Se ne avrebbe la documentazione più eloquente di quella preoccupazione di orientamento professionale che oggi si impone alla scuola come un problema nazionale e che Don Bosco sentì fin da quando, un secolo addietro, cominciavasi appena a far l'Italia, come un problema sociale d'importanza vitale. Raccogliendo sotto il suo tetto, alla sua mensa, giovanetti poveri ed abbandonati, egli assunse tutta la responsabilità del loro avvenire. E, Padre e Maestro dei giovani, come lo chiama la Chiesa, non si limitò ad offrir loro un letto ed a mendicare un pane. Con saggezza e premura veramente paterna, studiandone l'indole, le forze e le inclinazioni, chi ammetteva agli studi, chi alle arti e ai mestieri; chi assecondava nelle sue aspirazioni alla vita sacerdotale e religiosa, chi indirizzava a professioni convenienti, chi ai pubblici impieghi, chi all'industria, chi al commercio.
Il suo senso pratico fu spesso favorito da ispirazioni soprannaturali, soprattutto quando si trattava di vocazioni allo stato ecclesiastico od alla perfezione religiosa.
Se ebbe a piangere qualche spostato fu in coloro che resistettero alla sua voce, che respinsero i suoi consigli, che si opposero al suo indirizzo. Egli a ciascuno dei suoi orfanelli seppe fare e prospettare il giusto posto nel mondo, portandoli a quel grado di cultura ed a quell'abilità tecnica professionale che garantivano le risorse della riuscita. Così volle attrezzati i suoi Ospizi, le sue Scuole Professionali ed Agricole.
« Questi Ospizi - egli dispose nei suoi Regolamenti - abbiano di mira non solo l'istruzione religiosa dei giovani, ma anche di abilitarli a guadagnarsi onestamente il pane; perciò i laboratori non abbiano scopo di lucro, ma siano vere scuole di arti e mestieri ».
Fu quindi Padre degli orfani nel pieno senso della espressione.
L'eredità paterna.
L'eredità paterna fu raccolta con venerazione e con la stessa preoccupazione di responsabilità dai Successori del Santo, che, nel progressivo sviluppo dell'Opera Salesiana, continuarono a dare la loro preferenza ai giovani più poveri ed abbandonati, soprattutto agli orfani. E la carità dei Cooperatori seppe tanto adeguarsi allo zelo dei Rettori Maggiori da permettere un'estensione della beneficenza proporzionata ai bisogni. Grazie al loro concorso, ogni anno, i Successori di D. Bosco hanno potuto inaugurare numerose nuove fondazioni di cui han dato regolarmente l'elenco nelle lettere circolari di Capodanno pubblicate dal Bollettino Salesiano del mese di gennaio. I Cooperatori avranno notato che molte di quelle opere erano destinate in modo particolare ad accogliere la gioventù povera ed abbandonata.
Da quei resoconti annuali risulta infatti che, agli Ospizi e alle varie Case di beneficenza aperte da D. Bosco, il Servo di Dio D. Michele Rua ne aggiunse altre 67; D. Albera, che resse la Società Salesiana nel periodo della prima guerra mondiale, altre 24; Don Filippo Rinaldi, in nove anni di rettorato, altre 73; e l'attuale Rettor Maggiore, Don Pietro Ricaldone, nel primo decennio del suo governo, altre 40.
Queste cifre danno tuttavia soltanto il numero degli Istituti ufficialmente e prevalentemente destinati alla gioventù povera ed abbandonata. Per integrare il quadro della beneficenza bisognerebbe riportare la statistica degli orfani ospitati d'urgenza negli altri collegi, al sopraggiungere di pubbliche calamità: terremoti, inondazioni, carestie, ecc. I nostri Cooperatori ricordano quello che si è fatto, per citare solo l'Italia, in occasione dei terremoti di Messina, di Avezzano, di Liguria, all'infuriare della guerra mondiale, e dall'attuale Rettor Maggiore nella guerra d'Africa e nella guerra attuale, come abbiamo detto nel Bollettino di gennaio. Occorrerebbe pure tener conto delle agevolazioni fatte in tutti i nostri collegi sulla già modica pensione ordinaria agli alunni angustiati da particolari strettezze.
Le statistiche, diligentemente redatte anno per anno, recano delle cifre oltremodo consolanti. Noi, sull'esempio di D. Bosco, non le pubblichiamo nei loro eloquenti particolari; tuttavia ai Cooperatori, che appartengono alla nostra famiglia, non possiamo rifiutarci di riassumere almeno alcuni dati della beneficenza che la loro carità ci mette in condizione di fare ai giovani bisognosi di pane e di educazione.
Dal resoconto del 1940 (l'ultimo completo che potè classificare l'archivio centrale della Congregazione) ricaviamo che in quella sola annata vennero accolti gratuitamente negli Istituti della Società Salesiana 10.739 alunni interni e 12.101 tra semiconvitti ed esterni, con una beneficenza complessiva che superò per quell'anno i 38 milioni. A questi si debbono aggiungere i giovani accolti a pensione ridotta, e cioè 9585 interni e 5425 tra semiconvittori ed esterni, con una beneficenza complessiva che oltrepassò i 12 milioni.
Vi è di più; nei nostri numerosi Oratori Festivi e Doposcuola, si attirano i giovani per mezzo di trattenimenti culturali e ricreativi, associazioni e giochi, allo stono di poter impartir loro l'istruzione religiosa; ora il bilancio delle spese per questa caratteristica attività salesiana aggiunse alla beneficenza suesposta altra beneficenza per un valore complessivo che superò i 17 milioni.
Le cifre sono del 1940. Quelle del corrente anno, anche solo dai dati che abbiamo potuto avere da varie Ispettorie, le superano. Confidiamo pertanto che, anche nelle strettezze dell'ora che volge; i nostri cari Cooperatori e le nostre pie Cooperatrici continueranno ad aiutarci quanto sarà loro possibile, permettendoci di prodigare l'opera nostra a tutti i giovani bisognosi che busseranno alle nostre porte.
Concorreranno così efficacemente anche al secondo dono che ci proponiamo di offrire al Rettor Maggiore per il suo Giubileo Sacerdotale, che è quello di presentargli un'offerta che lo metta in grado di ospitare ed educare gratuitamente nei nostri Istituti un maggior numero di orfani.
Ed egli avrà i mezzi per aumentare la beneficenza che tradizionalmente si fa dai Figli di D. Bosco, i quali anche in questo seguono le direttive caritatevoli di colui che fu giustamente chiamato « Padre degli orfani ».
Il mese di gennaio si chiuse con la festa del nostro santo Fondatore Don Bosco. Si era invitato per la novena l'Ecc.mo Vescovo di Pitigliano Mons. Battistella, e per la festa di S. Francesco il nuovo Vescovo di Pavia, S. E. Mons. Allorio. Ma, sopravvenute le incursioni e sfollati i giovani, si dovette ridurre il programma a più modeste proporzioni. Predicarono quindi la novena i nostri due confratelli Don Garneri e Don Zanantoni. I fedeli e devoti accorsero in numero discreto e certo con notevoli sacrifici fin dal primo giorno, il 22 gennaio. In mattinata passarono a prendere la benedizione della Madonna e ad invocare l'assistenza del nostro Santo gli alunni interni di prima e seconda Media dell'Istituto « Card. Richelmv », che raggiunsero Cumiana per continuare anch'essi i loro studi in quel nostro Istituto.
Il 23 partecipammo fervorosamente al pellegrinaggio di penitenza e di propiziazione indetto dall'Apostolato della Preghiera, dalla Cattedrale al Santuario della Consolata. Col nostro Rettor Maggiore erano i Superiori del Capitolo, Direttori e Confratelli ed i nostri allievi interni rimasti dopo lo sfollamento dei compagni. Il pellegrinaggio raccolse dietro la Croce migliaia di persone che gremirono la basilica, la piazza e le adiacenze, pregando con intensa pietà la Vergine Santa per la pace. Impartì la Benedizione Eucaristica l'Em.mo Card. Arcivescovo, il quale, di ritorno da Roma, ci confortò anche con la benedizione del Santo Padre, dicendoci la partecipazione del Papa alle nostre ansie ed alle nostre pene, e ricordando quanto egli abbia fatto prima per impedir la guerra e poi per mitigarla. Non lo si volle ascoltare, ed ora egli ci invita a rivolgerci insistentemente a Dio per affrettare l'avvento della sospirata pace.
Alla festa di S. Giovanni Bosco celebrò la Messa della Comunione generale il nostro Rettor Maggiore e tenne Pontificale S. E. Mons. Mazzini. La scuola di canto dei nostri confratelli coadiutori dell'Oratorio e dell'Istituto «Conti Rebaudengo » svolse il programma liturgico con ottime esecuzioni.
La festa esterna di S. Francesco di Sales fu trasferita anche quest'anno alla prima domenica di febbraio e riuscì molto devota. Pontificò S. E. Mons. Gionalj e disse il panegirico del Santo il nostro Don Luzi.
L'omaggio dei giornalisti e degli scrittori cattolici a San Francesco di Sales.
Particolarmente gradito il concorso dei giornalisti alla funzione promossa dall'Unione di S. Francesco di Sales, rappresentata dal redattore de l'Italia prof. Arata, cui si associò anche il Comitato della «Messa per l'Artista », rappresentato dal sig. De Silvestri. Col Commendatore Prof. Cima, Segretario regionale del Sindacato Fascista dei giornalisti e Segretario di redazione de La Gazzetta del Popolo, e col Gr. Uff. Prof. Avenati, Presidente dell'Istituto di Cultura Fascista e Cronista Capo de La Stampa, erano numerosi colleghi dei quotidiani torinesi ed il Cav. Luigi Chiesa, corrispondente de L'Osservatore Romano. Celebrò per loro, nella cappella delle Reliquie, alle 11,30, il Direttore del nostro Bollettino, il quale rievocò brevemente la figura e l'apostolato del Santo Patrono traendone fervore di aspirazione all'alta missione del giornalismo nel campo religioso patriottico e sociale.
La domenica seguente, 14 febbraio, Cooperatori e Cooperatrici intervennero alla Conferenza Salesiana tenuta dal nostro Don Fogliasso.
Santu Lussurgiu - Inaugurazione del primo tempio a San Giovanni Bosco in Sardegna.
Presso il nostro Istituto, che sorge a cavaliere dell'amena cittadina di S. Lussurgiu, svetta finalmente lo snello campanile che canta, dall'alto delle colline digradanti verso il Campidano, la gloria di S. Giovanni Bosco alle devote genti di Sardegna.
Il sogno, lungamente vagheggiato, è divenuto luminosa realtà. Un grazioso tempio, snello nello slancio degli archi ogivali, di stile pisano-sardo, accoglie folle di giovani e di devoti imploranti benedizioni sulla patria in armi.
La solennità dell'Immacolata aprì la serie dei festeggiamenti per la dedicazione.
Impartì la benedizione al tempio, il 9 dicembre, il Direttore dell'Istituto, delegato dal Vescovo Diocesano. Presiedette le manifestazioni, quale rappresentante del Rettor Maggiore, l'Ispettore Dott. Ernesto Berta. A sera, S. E. Mons. Nicolò Frazioli, Vescovo di Bosa, espose le reliquie dei SS. Martiri e di S. Giovanni Bosco, da includere nel sepolcreto dell'altare.
Nella mattinata del giorno seguente, lo stesso Ecc.mo Mons. Frazioli consacrò l'artistico altar maggiore, ricco di marmi pregiati, generoso dono del Cav. Giovanni Onali di Cagliari. Alle ore 16, il Rev.mo Can. Dott. Sole, del Pontificio Seminario Sardo, iniziò, con la nota facondia ed efficacia, il triduo di predicazione, seguito attentamente dal pubblico, che gremiva ogni angolo del tempio. Chiuse ogni sera la funzione la solenne benedizione Eucaristica. Nei tre giorni si celebrarono Messe speciali successivamente . per i soldati e per le famiglie dei richiamati, per i bambini delle scuole, e per i Cooperatori, le Cooperatrici, le Dame Patronesse e i Benefattori. Durante tutto il mattino del 13, grande affluenza ai SS. Sacramenti fino all'ora del Pontificale, celebrato da S. E. Mons. Giuseppe Cogoni, Arcivescovo di Oristano, che tenne una smagliante Omelia su S. Giovanni Bosco. La chiesa ere gremita fino all'inverosimile. La Schola Cantorum dell'Istituto cantò la Missa Jubilaris del Vittadini. Fra le personalità intervenute notammo tutte le Autorità di S. Lussurgiu, il Podestà di Abbasanta, il Comandante del Presidio Col. Maran, vari altri ufficiali e un gran numero di amici, di benefattori e di familiari degli allievi.
I festeggiamenti furono chiusi, a sera, col canto del Te Deum e con la solenne benedizione Eucaristica, impartita da S. E. Mons. Cogoni, che, alla fine, volle dire ai Lussurgesi un'ultima parola di compiacimento e di esortazione.
Coronò le celebrazioni, il giorno 14, un solenne funerale in suffragio dei benefattori defunti.
Vigo di Cadore - Il Patriarca di Venezia benedice la nuova Scuola Materna delle Figlie di Maria Ausiliatrice.
L'inaugurazione della nuova Scuola Materna delle Figlie di Maria Ausiliatrice in Vigo di Cadore (Belluno), paese nativo di S. Em. Rev.ma il Card. Adeodato Piazza, Patriarca di Venezia, rivestì una particolare solennità perchè presenziata dallo stesso Eminentissimo Porporato.
Lo attendevano nel cortile della scuola autorità e popolo, associazioni religiose ed organizzazioni patriottiche con labari e bandiere, facendo ala al candido stuolo dei cento bimbi, schierati in bell'ordine sul limitare dell'atrio. Il primo saluto fu riservato all'innocenza: due sole parole dette da una piccolina, anche a nome dei compagni. Poi i giovani di A. C. eseguirono il canto del Benedictus; la nipote del Cardinale lesse con grazia un indirizzo d'omaggio, e il bimbo del Podestà offrì un mazzo di fiori.
Indossati i sacri paramenti, S. Eminenza passò a benedire il locale, quindi affacciandosi alla veranda rivolse la sua commossa parola al popolo. Dopo di aver espresso la propria ammirazione per la bellezza del nuovo ed accogliente edificio, che chiamò una finestra sul mondo, pel magnifico panorama delle montagne del Cadore, dispiegantesi all'intorno, esaltò l'opera delle Figlie di Maria Ausiliatrice, che prendevano in consegna l'educazione dei bimbi di Vigo. Le disse animate dalla stessa fiamma di amore per le anime del Fondatore S. Giovanni Bosco, il Santo educatore più moderno e più italiano; e da ciò ne trasse la miglior garanzia per il paese, nel sapere i propri bambini affidati a mani sicure. Parlò inoltre della provvida opera degli Asili e Giardini d'Infanzia, trasformati nella nuova forma di educazione infantile della Scuola materna, che definì pure come vestibolo della chiesa, dove i bimbi imparano a conoscere e ad amare Dio. Particolarmente sacra poi quella di Vigo perchè eretta in memoria dei valorosi Caduti, il cui eroismo è per sè scuola di grandi e nobili esempi.
Invitate quindi le famiglie a collaborare all'opera delle insegnanti per assicurare alla Scuola i migliori frutti, concluse augurando che la terra di Vigo la quale può gloriarsi d'aver dato i natali a eminenti figure nel campo della religione e in quello della scienza e delle arti, possa continuare le belle tradizioni passate, dando ancora uomini di salda fede, che siano il vanto della Chiesa e della Patria.
Visitò poi minutamente, insieme al Regio Provveditore agli Studi, alla Ispettrice Scolastica, al Direttore Didattico e alle altre personalità, tutto il locale e la relativa attrezzatura. E nel congedarsi si mostrò quanto mai soddisfatto per il promettente inizio dell'Opera, che si estenderà anche alle fanciulle e alle giovani del paese, con l'apertura della Scuola di lavoro e di economia domestica, del dopo-scuola e dell'annesso Oratorio festivo, nonchè coi catechismi e con le altre forme di apostolato parrocchiale.
FRANCIA - Il Giubileo d'Oro di " Villa Pastré ".
L'Ispettoria Francese delle Figlie di Maria Ausiliatrice ha celebrato il cinquantenario del Noviziato e Collegio di Villa Pastrè in S.te Marguerite (Marsiglia): la fondazione che deve considerarsi come il centro di tutte le altre opere dell'Istituto in Francia. Essendosi il Noviziato aperto proprio nella festa dell'Immacolata del 1891, la ricorrenza giubilare coincise, per felice combinazione, con quella centenaria dell'Opera Salesiana; perciò le due date vennero commemorate insieme, con una solenne celebrazione, il 31 maggio u. s.
Il giorno innanzi, dopo la chiusura di un particolare Corso di Esercizi Spirituali, le Direttrici, unite alla rev. Ispettrice, si recarono al «Pensionato M. C. Daghero » per porgere il riconoscente omaggio di tutta l'Ispettoria alla veneranda M. Amalia di Meana, l'iniziaziatrice e l'anima dell'opera delle Figlie di Maria Ausiliatrice in Francia, che pochi mesi dopo volava al Cielo. Nella stessa sera si vollero festeggiare pure le antiche prime sei novizie, tutte presenti a rievocare le memorie del passato, e a celebrare, con animo grato a Dio, i loro cinquant'anni di vita religiosa.
Nel dì seguente, la commemorazione giubilare s'iniziò con la Santa Messa celebrata alle ore 7 dal Vicario Generale della Diocesi, Mons. Borel, già testimone dei lontani principi dell'opera. Alle 10 la santa Messa in canto, eseguita dalle alunne della Casa unite a quelle del « Pensionato Sevigné » e a un gruppo di orfanelle di St. Cyr, fu celebrata dall'Ispettore Salesiano Don Faure, con assistenza pontificale di S. E. Rev.ma Monsignor Delay, Vescovo di Marsiglia. V'intervennero pure i due Vicari Generali Mons. Borel e Mons. Grenouillet, il Parroco di StMarguerite, il Rettore di N. D. de la Garde, molti altri Sacerdoti e diversi Direttori Salesiani. La chiesa era stipata di alunne delle Case di Marsiglia e di St. Cyr, di giovani dell'Oratorio Salesiano « S. Leone», di ex allieve, benefattori e religiose di altri Istituti della città. Al Vangelo, il. celebrante in un bel discorso tessè la storia di Villa Pastré, dopo la prima visione che ne ebbe in sogno S. G. Bosco nel 1880 (1): ricordò i poveri ed eroici inizi dell'opera, il suo sviluppo che diede origine al susseguirsi delle altre fondazioni, le varie vicende tristi e liete; le figure degli Ispettori Salesiani e dei Parroci di S.te Marguerite che la circondarono di cure, fra i quali Don Albera e il futuro Card. Maurin, grande benefattore. Chiuse facendo i migliori voti per l'avvenire e per un crescente aumento di vocazioni: auguri espressi con fervida parola anche da S. E. Mons. Vescovo, fermatosi dopo la Messa per ricevere un breve omaggio della Comunità e delle alunne.
Nel pomeriggio, vespri solenni, discorso del Salesiano Don Dalloz sul centenario degli Oratori festivi, e Benedizione eucaristica. Più tardi una geniale accademia all'aperto, eseguita da diversi gruppi di alunne delle varie Case e rallegrata da scelta musica strumentale della Banda dell'Oratorio Salesiano « S. Leone » chiuse l'indimenticabile giornata, che segnò una bella tappa nella vita dell'opera.
(1) Il fatto è riportato nelle Memorie Biografiche di S. G. Bosco, Vol. XV, pag. 53.
COLOMBIA
Una lettera dell'lspettore Don Bertola, in data 11 agosto u. s., ci diede buone notizie di tutte le case della sua Ispettoria e di quelle dell'Equatore e del Venezuela. A Bogotà fervevano i preparativi per la Consacrazione Episcopale di S. E. Mons. Giulio Caicedo, eletto, come abbiamo a suo tempo annunziato, Vescovo di Barranquilla. La Consacrazione era fissata per il 16 dello stesso mese, nella Primaziale. Il 23, il nuovo Vescovo salesiano tenne le prime Sacre Ordinazioni promovendo al sacerdozio sei nostri confratelli, altri dodici al Suddiaconato, undici agli Ordini Minori e sei alla Tonsura. Prese possesso della sua Diocesi, il 29 seguente, fra accoglienze trionfali. Nativo di Bogotà, laureato a Roma in filosofia e teologia, ornato di belle doti di mente e di cuore e specialmente di grande bontà ed umiltà, ha incontrato la più cordiale adesione fra tutti i diocesani.
CENTRO AMERICA - GranadaPel Centenario Salesiano.
Ci è giunta con molti mesi di ritardo una copia del Mensajerito de Maria Ausiliadora del nostro Collegio di Granada (Centro America) colla relazione delle feste fatte nel gennaio dello scorso anno per commemorare il Centenario dell'Opera Salesiana. La celebrazione cominciò il 18 gennaio con una duplice Gara Catechistica: la prima tra gli alunni del nostro Oratorio festivo e di altre scuole della città di Granada ed i giovani del nostro Oratorio festivo di Masaya; l'altra tra gli alunni dei due nostri collegi di Granada e di Masaya.
Cooperatori ed ex allievi concorsero non solo ad applaudire le balde schiere durante la sfilata per le vie cittadine e durante le gare, ma anche a provvedere a tutti i giovani un'abbondante colazione e ricchi premi ai vincitori. Il 25, fu la volta delle alunne ed ex alunne degli Oratori e Collegi delle Figlie di Maria Ausiliatrice che con funzioni religiose e gare catechistiche diedero a Don Bosco il fervido omaggio della loro pietà e divozione.
Il 29 gennaio, il collegio Don Bosco si gremì di nuovo per una grandiosa accademia in cui oratori scelti tra Salesiani, Cooperatori, Exallievi ed Ex allieve delle Figlie di Maria Ausiliatrice si succedettero, fra inni e declamazioni dei giovani, ad esaltare l'Opera del Padre comune. Si colse pure l'occasione per decorare i più benemeriti della fondazione degli Oratori festivi e dell'insegnamento catechistico in città.
Altri brillanti discorsi celebrativi intercalarono il riuscitissimo concerto tenuto la sera seguente dalla banda del Collegio Don Bosco allietato anche da un canto della Scuola Professionale Maria Ausiliatrice. La vigilia della festa fu poi tutto un fervore di preparazione spirituale che culminò nella funzione più suggestiva della Messa di mezzanotte e della processione di chiusura.
Alla Messa campale di Mezzanotte nel cortile del collegio Don Bosco, con Comunione generale, accorsero non meno di tremila persone. Uno spettacolo commovente! La processione trionfale coronò le celebrazioni con manifestazioni di entusiasmo la cui eco dura tuttora.
PORTOGALLO - Lisbona - La Crociata Catechistica.
Anche gli alunni delle nostre Scuole Professionali di Lisbona hanno accolto con entusiasmo l'invito del Rettor Maggiore per la
Crociata Catechistica ed hanno allestito una mostra catechistica così interessante che, chiusa dopo il periodo fissato, per bisogno dei locali, si dovette nuovamente riordinare per assecondare le insistenti richieste del pubblico.
Il quotidiano A Voz di Lisbona, facendone la descrizione diceva fra l'altro:
« È una esposizione didattico-catechistica veramente modello.
» Sta a dimostrare ciò che può essere una scuola di catechismo: una cosa viva, attraente, fascinante e pratica, capace di formare il carattere e la personalità, di suscitar vocazioni.
» Le nostre catechiste la devono visitare. Oltre che uno stimolo a fare, sarà per loro una feconda e rara lezione. Rara perchè in Portogallo non si fece mai nulla del genere: è la prima volta che si organizza fra noi una mostra didattico-catechistica ».
S. E. Mons. Manuel Trindade Salgueiro, che presiedette la gara intercollegiale di Religione nella nostra casa di Lisbona, visitando, durante un intermezzo, la mostra, disse: « La gara catechistica a cui sto assistendo sarebbe ben poca cosa se consistesse solo in un puro esercizio mnemonico. Questa rappresentazione grafica però delle verità che i vostri ragazzi hanno imparato a memoria valorizza immensamente la gara. Sarebbe una cosa molto buona se conservaste questi lavori ». E lasciò capire il grande desiderio di organizzare qualche cosa di più grandioso per dare sempre maggior incremento alla Crociata Catechistica ed estenderla in tutto il Portogallo.
Dalla CINA
In una lettera giunta da Shanghai in data 7 settembre u. s. la rev. Visitatrice dava buone notizie di quella Casa delle Figlie di Maria Ausiliatrice aiutata giorno per giorno dalla Divina Provvidenza, sempre sollecita nel soccorrere coloro che si affidano a lei. Diceva che nel passato 5 agosto, si ebbero una vestizione e due nuove professioni indigene; e che il lavoro era sempre in aumento presso i poveri del Dispensario, le orfanelle interne e la Scuola, la quale, malgrado le difficoltà dei tempi, prosegue benino.
Da Schiukow non aveva potuto più avere notizie dirette dalla fine di aprile; ma ai primi di luglio era riuscita a sapere che le Suore internate da quattro o cinque mesi avevano riacquistato la libertà e che stavano bene e abbastanza tranquille.
CINA
Una cartolina dell'Ispettore Don Carlo Braga, spedita da Shanghai il 18 novembre scorso, ci recava le seguenti notizie:
Amat.mo Padre,
ci sforziamo di essere degni figli di Don Bosco. Il Signore ci benedice e ci costiene. Tutte le Opere continuano. A Macao si sviluppano grandiosamente. Ho notizie anche da Yunnanfou Shiuchow. Confratelli e Suore internati a Lokchong. Il Vicario Apostolico Mons. Canazei e cinque altri confratelli sono liberi. Ad Hongkong tutti bene, così pure ad Hanoi. Qui ci trattano assai bene. La Mostra catechistica fu un trionfo...
Peccato che non ci sia giunta la relazione corredata da tante belle fotografie. Da altra corrispondenza sappiamo che la Mostra Catechistica, allestita per commemorare il Centenario dell'Opera Salesiana, rimase aperta cinque mesi - da giugno a ottobre - e suscitò uno straordinario interesse. Autorità ecclesiastiche, superiori di Istituti religiosi, alte personalità anche del mondo pagano passarono a visitarla riportandone le migliori impressioni.
L'inaugurazione precedette di pochi giorni le Sacre Ordinazioni di un bel numero di nostri confratelli dell'Ispettoria cinese e dell'Ispettoria Thai, ospiti per lo studio della teologia del nostro studentato di Hongkong. I novelli Sacerdoti celebrarono la loro prima Messa il 4 giugno, festa del Corpus Domini fra il giubilo e le feste degli alunni e dei fedeli. La Mostra si chiuse contemporaneamente al ciclo delle celebrazioni del IV Centanario della Compagnia di Gesù; ed anche la cerimonia di chiusura assurse ad una imponente manifestazione di fede.
EGITTO e PALESTINA
Dal Campo n. 10. L'Ispettore Don G. B. Canale, il 6 novembre u, s., inviava, tra le altre, queste notizie:
Rev.mo ed amat.mo Padre,
si avvicinano le feste di Natale e di Capodanno, ed io sento imperioso il bisogno di inviare a lei ed a tutti i Superiori Maggiori gli auguri più cordiali con s'offerta di fervorose preghiere. I confratelli tutti, che sono con me, le Figlie di Maria Ausiliatrice ed i giovinetti italiani (una ventina) a noi affidati per l'educazione e l'istruzione, si uniscono a me per protestarle tutta la loro venerazione, affetto filiale e profonda gratitudine. La nostra vita si svolge normalmente ed in condizioni favorevoli: dal lato materiale la Provvidenza ci ha sempre assistiti e finora non abbiamo dovuto ridurre il trattamento di anteguerra.
La vita religiosa si svolge con tutta regolarità e nulla manca ai confratelli di tutto ciò che deve concorrere a mantenere alto lo spirito di pietà, di carità, e di sacrifizio. Certo l'impazienza dell'attesa talora si fa sentire... Ma la buona volontà e la fiducia in Dio finisce sempre col trionfare. I nostri chierici, finita la filosofia, sono passati al corso teologico; sicchè quest'anno abbiamo un sol corso di filosofia, il terzo, ed assai ridotto. In teologia invece il numero è discreto e tutti studiano con impegno e serietà. I giovani sacerdoti sono impegnati a far scuola ai venti ragazzi italiani; gli anziani, oltre la scuola ai chierici, esercitano il sacro ministero. I coadiutori sono tutti occupati nei laboratori e nei lavori di casa. Le autorità sono contente del nostro Campo perchè nel lavoro fiorisce l'ordine e l'allegria. Colle solenni funzioni di chiesa, valgono a sostenere il morale, il teatro, la banda, l'orchestra, ecc.
Da altra corrispondenza sappiamo che i nostri Istituti di Alessandria d'Egitto e del Cairo rimasero aperti e furono gremiti di alunni che poterono compiere regolarmente i loro corsi. I confratelli riuscirono a fare i loro Esercizi Spirituali, predicati in diverse case da Don Libero Biondi.
INDIA
Da Shillong S. E. Mons. Ferrando, in data 24 novembre, scrisse:
Amatissimo sig. Rettor Maggiore,
ho ricevuto la vostra lettera dello scorso giugno. Qui nella missione dell'Assam i vostri figli godono perfetta salute; e noi continuiamo il nostro lavoro. Il Governatore delI'Assam ha scritto una bella lettera alle Suore addette agli ospedali, sottolineando che « ...l'inesauribile serenità ed allegria delle Suore durante molti giorni di arduo dovere furono di conforto a tutti ».
Abbiam fatto la processione del Corpus Domini in questo mese di novembre e fu un bel trionfo per Nostro Signore. La maggior parte dei sacerdoti è ora in visita ai vari distretti missionari. Il 24 ottobre abbiamo inaugurato il Noviziato della Congregazione Diocesana della « Suore Missionarie di Maria Ausiliatrice dei Cristiani », benedicendo l'abito religioso ad otto giovinette. La Provvidenza Divina è sempre buona con noi...
L'Ispettore Salesiano Don Mariano Uguet, in data 17 novembre, dal Nord India:
Rev.mo e Car.mo Padre,
la vostra lettera del 24 agosto fu un gran regalo. Tutti abbiamo goduto nel sapere che voi e tutti gli altri Superiori state bene, e tutti preghiamo quotidianamente per voi e per le vostre intenzioni. A voi ed a tutti i Superiori presentiamo i più fervidi auguri pregando il Signore a donarci presto una giusta pace cristiana.
Eccovi intanto alcune notizie. Il nostro studentato teologico di Mawlai venne trasferito altrove: studenti e professori (55 in tutto) stanno bene e proseguono i loro studi in comune. Anche il piccolo seminario, col direttore Don Vincenzo Scuderi, va bene: sono 25 salesiani tra studenti e professori. I Confratelli dell'Ispettoria godono pure tutti buona salute e mantengono il vero spirito di Don Bosco. Nella casa di Sonada la vita procede regolarmente: oltre agli studenti di filosofia abbiamo una ventina di buoni aspiranti. I nostri 4 novizi di quest'anno li abbiamo uniti a quelli del sud. Con Don Cinato ci aiutiamo quanto possiamo. Parecchie delle nostre scuole sono chiuse; ma quelle di Shillong e Krishnagar sono in piena efficienza. Le nostre residenze missionarie continuano a funzionare ; ma potete immaginare fra quante difficoltà! Ci vennero in aiuto i Padri Gesuiti e quelli di S. Croce con alcuni sacerdoti. Io son sempre in moto per visitare le Case a far tutto il possibile per aiutare ed incoraggiare. Finanziariamente non andiamo guarì bene; ma la Divina Provvidenza ci viene in aiuto con intenzioni di Messe, unico nostro introito, dall'Inghilterra e dall'America.
Tutti abbiamo fatto gli Esercizi Spirituali. In tutte le case si compiono regolarmente le nostre pratiche religiose con gran fervore.
Le ultime notizie da D. Alessi e Confratelli erano buone: il personale e i fabbricati di Mandalay sono salvi...
GIAPPONE Laudate Dominum in thympano et choro. - Strumenti musicali giapponesi.
Rev.mo ed Amat.mo sig. Don Ricaldonc,
Nella speranza che presto o tardi le pervenga, butto giù la relazione mensile. Nel mondo intero, suoni di guerra... Nella mia povera relazione, suoni degli strumenti musicali (o meglio di alcuni) del Giappone. Fui richiesto da vari di qualche nozione sulla musica giapponese, e ben volentieri aderisco all'invito. La musica giapponese penso che sia davvero tra le più caratteristiche del mondo e per le sue tonalità e per gli strumenti che l'accompagnano, e più per lo spirito di profonda espressione di cui è piena, come tutta la sua letteratura epica e romanzesca. Non posso trattare a fondo l'argomento (se ne può leggere in opere specializzate); ma dirò qualche cosa che possa interessare i nostri cari amici a conoscere sempre più e meglio questa grande Nazione. È bello anche qui riscontrare lati caratteristici di somiglianza colla nostra musica popolare italiana, specialmente nei canti delle nostre isole... Quanti bei raffronti potrei fare con le nenie caratteristiche degli Abruzzi, di Sicilia, e più della Sardegna... Non meno caratteristiche le intonazioni di netto sapore gregoriano, le tonalità, le cadenze, il recitativo e lo svolgimento neumatico. Ne diedi dei saggi in un'audizione radiofonica all'Italia e al Giappone.
È spontaneo svolgimento di quanto il Creatore ha insito nella natura umana, nella manifestazione dei sentimenti per mezzo della musica ? È derivazione delle antiche melodie ebraiche o delle tonalità greche o di altri paesi? Agli studiosi il risolvere la questione; sta di fatto che per i Giapponesi è facile l'apprendimento delle melodie gregoriane, più che la melodia moderna, anche perchè più consone al ritmo e alla tonalità delle loro originali manifestazioni musicali. Altro punto caratteristico è che la musica in Giappone è sempre accompagnata dal canto e dalla danza, triade inscindibile e che si completa vicendevolmente in una triade armonica che soddisfa l'occhio, l'orecchio e il cuore. Si possono distinguere due grandi divisioni musicali: musica che chiamerò classica, con cui si eseguiscono gli antichi canti nazionali, e che viene eseguita anche ora a Corte nelle cerimonie rituali, con strumenti importati dalla Cina verso il 700. Mi dispenso dal descrivere e strumenti e modalità di esecuzione, difficili del resto a tradursi nel nostro linguaggio musicale moderno. Si entra in un mondo di suoni così caratteristico e lontano dal nostro orecchio moderno, ma nello stesso tempo soffuso di un qualche cosa di originale che non stona, che raccoglie e trasporta nelle regioni del sentimento vuoi religioso, vuoi fantastico, vuoi guerresco, così caro all'anima giapponese. Provare su di un buon organo con registrazione a flauti e bordoni nelle ottave più acute a sbizzarrirsi in un seguito di accordi del più puro cromatismo, in ritmi ascendenti e discendenti, con voci lamentevoli che esplodono di tanto in tanto a ricamare gli accordi... qualche colpo sordo di tamburo in ritmo irregolare... il tutto eseguito lentamente e senza fracasso, ad ondate, cui viene meno la forza... e su questo elevare un canto (alle volte più che neumatico) figurato con danza dagli ampi movimenti, in vistosi paludamenti... e ci si può fare un'idea di un tipo di musica classica per manifestazione religiosa. Non meno caratteristica la musica che possiamo chiamare popolare o volgare, che dal secolo XII al XIV assunse forme diverse per il ceto aristocratico, e nel secolo XV, con l'introduzione di una specie di chitarra a tre corde (samisen), per il popolo. Ho assistito a varie esecuzioni del genere e devo confessare che, nonostante la semplicità dei mezzi musicali, mi sono sentito eccitato fortemente dai sentimenti espressi dal trinomio musica, canto e danza, e in certi momenti trascinato nel vero senso della parola dall'onda ritmica del complesso. Da tali manifestazioni non è escluso nessun sentimento per forte che si voglia immaginare. La musica, sempre accompagnata dal canto e dalla danza, dà naturalmente luogo a molte scuole, che in Giappone fin dall'origine (e anche questo è caratteristico) sono fondate da ciechi, come pure fu un cieco che perfezionò lo strumento (di cui sopra) che viene a riempire le pause del canto o che segue il canto in una forma di accompagnamento indipendente dal canto stesso. Tali canti, a seconda che narrano episodi storici oppure sono espressione di sentimenti momentanei, si dicono lunghi o brevi, e le varie scuole si dividono il compito. La più quotata, la più diffusa e amata dal popolo ora è la scuola di Edo (Tokyo) che svolge argomenti moderni di narrazione lunga. Si hanno in Giappone intere famiglie che si trasmettono tali insegnamenti e fondano scuole. Al momento attuale il Giappone è più che al corrente di tutto lo sviluppo moderno mondiale della musica, e, pur mantenendo le tradizioni antiche, sta dando esempi di buone composizioni moderne; non è lontano il tempo che anche in questo campo mieterà allori non indifferenti.
Oltre la chitarra a tre corde di cui sopra, è utile ricordare, sull'argomento, il liuto giapponese (biwa), anche questo proveniente dalla Cina, e diffuso otto secoli fa in Giappone. Questo strumento, come gli altri, fu perfezionato da maestri ciechi. Si accompagnano con questa specie di chitarra a quattro corde, toccate con plettro larghissimo alla punta, i canti epici od anche canti di grazia ed eleganza. La forma dello strumento è quella della nespola giapponese (biwa), da cui il nome: può avere o no la cassa armonica.
Altro strumento usato è l'arpa giapponese (koto) a tredici corde. È lunga due metri e si suona orizzontalmente, con tre plettri a unghia, che s'infilano nel pollice, indice e medio della destra, mentre colla sinistra si regolano le modulazioni delle corde, sollevate dai rispettivi ponticelli. L'arpa o fa il canto o accompagna il canto con gli altri strumenti: da ciò diverse scuole e modalità.
Sono caratteristici (e del resto vi è il corrispettivo in tutto il mondo) i canti di campagna, tutti soffusi (specie nella parte settentrionale del Giappone) di un sentimento di melanconia profonda. Sono specialmente questi canti che portano l'impronta di somiglianza con molti dei nostri canti popolari isolani o colle modulazioni e inflessioni gregoriane caratteristiche. È bello assistere a feste popolari in Giappone, quando, dopo i pasti o adunanze speciali, si incomincia a cantare. Si può dire che tutti i canti popolari di ogni regione e di ogni condizione sociale sono frutti di improvvisazione: è davvero un fuoco di fila, mantenuto naturalmente da qualche buon eccitante alcoolico; è una gara bellissima cui si accingono moltissimi, con cui sul motivo iniziale si lancia viva, appropriata, briosa la risposta di 26 sillabe in quattro versi nel ritmo 7-7-7-5. Ho assistito con vera soddisfazione a tali gare anche tra i nostri cristiani, e rimasi meravigliato nel constatare la delicatezza del sentimento, la giustezza di osservazioni nelle controrisposte fatte anche da modesti contadini, pescatori ed operai.
Il popolo giapponese ama la sua musica; ama in genere tutta la musica ed ha attitudini magnifiche per riuscirvi. Anche in Giappone le manifestazioni religiose, civili e festive sono sempre rallegrate e vivificate dal canto. Nelle nostre opere ed istituzioni non dimentichiamo certo l'importanza che il nostro Don Bosco dava alla musica come elemento educativo per la gioventù, e i nostri lettori, ne sono informati.
Mi perdonerà, amatissimo Padre, se non ho fatto sfoggio della nomenclatura giapponese in relazione alla musica. Ci aiuti il Signore a sapere anche colla musica armonizzare menti e cuori per elevarli a Lui. Ci benedica tutti e specialmente il suo aff.mo
Mons. VINCENZO CIMATTI
Agosto 1941. Ispettore Salesiano.
VENEZUELA Fra le indiette dell'Alto Orinoco.
Da una lettera alla Superiora Generale spigoliamo:
Verso le piccole indie di queste selve tropicali sono sempre rivolte le nostre più vive aspirazioni: sentiamo d'essere qui sopratutto per loro, e vorremmo poterne accogliere molte in Casa; ma soltanto ora incominciamo a vincere un po' la diffidenza e la ritrosia delle, mamme nel lasciarci le loro figliuole. Nei mesi scorsi ne vennero alcune, accolte festosamente come un vero dono del Cielo. Una giunse al tutto inattesa, e certo per la preghiera della sorellina, la quale dal giorno della sua prima Comunione, per un anno intero, non fece che ripetere quotidianamente: « Signore, fa che venga qui la mia sorella, perchè anch'essa ti conosca e ti ami!... ». E venne alfine, accompagnata dal fratello, che presentandocela disse: « Ecco qui la sorella di Maria! »; e senza aggiungere una sola parola, se ne andò.
Pareva sui quindici anni: timida e quasi spaurita, vestiva la caratteristica nagua, una specie d'ampia sottana ricadente al disotto delle braccia fino a mezza gamba e allacciata alle spalle da una piccola striscia di stoffa, e portava un largo cappello di paglia che le ombreggiava il viso bruno. Non seppe dirci d'avere un nome, nè mostrò di capire cosa alcuna. L'incontrò con la sorellina e un'altra indietta guahivas della stessa tribù non fu certo commovente: gli indi sono poco espansivi, e perciò il saluto si ridusse soltanto a un semplice sorriso vicendevole. Ma, lasciate sole, s'intrattennero a parlare nell'idioma nativo; le altre due fecero bene gli onori di casa con la nuova ospite, le mostrarono immagini e giochi, le misero indosso un bel vestitino azzurro e le fecero perfino infilare un paio di sandali, che essendo certamente i primi della sua vita, le procurarono grande ilarità e gioia. Tuttavia pareva sempre sul punto di ritornarsene alla selva, perchè incapace di farsi intendere; ma con l'aiuto delle due interpreti, superata anche questa difficoltà rimase definitivamente con noi, e nella festa di Cristo Re ricevette il santo battesimo.
Non molto dopo giunsero altre due indiette primizie delle « piaroas » che da tempo desideravamo. Quando una delle «guahivas » le vide comparire corse dall'assistente dicendo: « Son piaroas... via, via... »; giacchè fra le due tribù vi è una profonda inimicizia. «Ma no - le si rispose - sono indie... »; e siccome indie per loro è sinonimo di guahivas, lo sdegno si calmò, e non fu compromessa la pace interna.
Altre ancora giunsero proprio il 24 novembre, come dono di Maria Ausiliatrice, e una alla fine del mese seguente. Fra tutte ora sono 23; le ultime arrivate capiscono ancor poco ; ma la maggior parte delle altre sono già cristiane, rivelano una notevole tendenza alla pietà, imparano il castigliano, e si prestano volentieri a lavorare nel conuco, il vicino terreno che andiamo faticosamente dissodando per trasformarlo in orto e campi.
Più difficile e faticoso però il lavoro di dissodamento e di penetrazione nel campo delle anime, specie degli adulti; ma anche in questo ci sono d'aiuto le nostre care indiette, insegnandoci parola per parola la loro difficile lingua che, senza sussidio di libri o di regole grammaticali, dobbiamo apprendere a viva voce, badando bene alla pronuncia dei suoni, dai quali può variare tutto il significato. Siamo riuscite così a metter insieme qualche rispostina di catechismo: prime scintille di luce da offrire nel nostri brevi, ma non infrequenti contatti con le donne indie.
Atures-Puerto Ayacucho (Venezuela).
Sr. JOLANDA PAZZETTA, F. M. A.
S. E. REV.MA MONSIGNOR DANTE MUNERATI
Vescovo di Volterra, Principe del Sacro Romano Impero, Conte Palatino,
Gr. Uff. della Corona d'Italia, Cav. dei SS. Maurizio e Lazzaro.
Abbiam dato notizia nel Bollettino di gennaio della morte di S. E. Mons. Munerati, avvenuta proprio mentre il periodico stava per andare in macchina, per affrettargli copiosi suffragi. Ne rievochiamo ora brevemente la cara e venerata figura che ha lasciato di sè tanto ricordo e tanto rimpianto.
Nato da umile famiglia in Bagnolo San Vito (Mantova) il 12 ottobre 1869, S. E. Mons,. Munerati trascorse l'infanzia a Mozzecane (Verona) ove i genitori si erano trasferiti pochi mesi dopo la sua nascita. Alle scuole elementari si distinse ben presto per prontezza d'ingegno, schiettezza di carattere e nobiltà di aspirazioni che lo fecero raccomandare all'Istituto aperto in Verona da Don Nicola Mazza per « studenti poveri e bravi ». Percorse quindi brillantemente il ginnasio ed il liceo, frequentando le scuole del Seminario vescovile, e conseguì anche il diploma di maestro elementare. Ma, sentendo forte vocazione alla vita religiosa e missionaria, chiese di essere accolto tra i figli di Don Bosco. Ammesso come aspirante al nostro collegio di Valsalice, il 9 novembre del 1889, vi ricevette l'abito chiericale dalle mani del Servo di Dio Don Michele Rua, l'8 dicembre del 1890, e si consacrò per sempre al Signore coi voti perpetui il 12 agosto 1891. Nel triennio seguente compì gli studi teologici e, laureatosi in Teologia, Diritto Canonico e Civile, ricevette l'Ordinazione sacerdotale a Borgo S. Donnino da S. E. Mons. Tescari, il 17 febbraio 1894. Celebrò la sua prima Messa nel nostro Collegio di Parma ov'era insegnante e fino al 1907 continuò a prestarvi la sua attività salesiana come Consigliere scolastico e Catechista.
Sotto la direzione dell'indimenticabile Don Baratta, e nella più cordiale amicizia con Stanislao Solari, protese il suo apostolato a quel cenacolo di studi sociali che temprò alla vita cristiana generazioni di valenti professionisti, di padri di famiglia e di cittadini esemplari di cui Parma va ancora orgogliosa, dedicando in pari tempo la sua competenza a pregiate pubblicazioni di carattere storico, sociale e di diritto Canonico. Sognava tuttavia le Missioni; ma i Superiori, valutando le sue particolari doti, gli affidarono invece il delicato incarico di Procuratore Generale della Società Salesiana in Roma, alla promozione di Mons. Marenco alla sede vescovile di MassaCarrara. Tenne l'alto ufficio fino al 1924, caro ai Sommi Pontefici Pio X, Benedetto XV e Pio XI, apprezzatissimo dalla Santa Sede e dal Governo italiano. Consultore di varie Sacre Congregazioni e Commissioni Pontificie ed esaminatore di Curia, mise a servizio della Santa Chiesa i suoi talenti e la sua perizia giuridica. Ma la missione che lo rese più popolare, e che egli ebbe carissima, fu quella di Assistente Ecclesiastico dell'incipiente Associazione Romana degli Studenti Universitari di Azione Cattolica. Degno figlio di Don Bosco egli prodigò ai giovani il fervore del suo apostolato, la saggezza della sua direzione, i tesori della sua cultura e della sua esperienza con quella amabile giovialità che gli guadagnava la confidenza di tutti.
Pio XI volle premiare il suo zelo elevandolo all'Episcopato e destinandolo, con Bolle del 20 dicembre 1923, alla sede di Volterra, già cattedra di S. Lino, il primo successore di S. Pietro. Per indulto del Santo Padre venne consacrato nella nostra Basilica del Sacro Cuore in Roma, proprio il giorno della festa di S. Francesco di Sales, 29 gennaio 1924, dall'Em.mo Cardinal Cagliero, assistito da S. E. Mons. Carlo Rossi, oggi Cardinale Prefetto della Sacra Congregazione Concistoriale, e dal suo grande amico S. E. Mons. Giov. Battista Rosa, morto Arcivescovo di Perugia. Fece il solenne ingresso in Diocesi il 12 luglio seguente, e vi rimase fino alla morte, esercitando il ministero pastorale con larga comprensione, saggia solerzia, pratico senso organizzativo, illuminata prudenza e inesauribile bontà. Cuore generoso, animato dallo spirito di S. Giovanni Bosco, si diede tutto alla sua diletta diocesi. In diciotto anni, percorse quattro volte in visita pastorale le 113 parrocchie, disseminate in cinque provincie diverse. Celebrò il Sinodo diocesano ed il Primo Congresso Eucaristico che riuscì un vero trionfo di Gesù Sacramentato. Ma le cure più paterne le riservò al Seminario, ed alla gioventù di Azione Cattolica. Del Seminario non solo ampliò i locali, ma portò gli studi al prestigio richiesto dalle esigenze dei tempi e dalle disposizioni della Santa Sede. Salesiano, non badò a sacrifici per aprire un Oratorio anche ai fanciulli della città episcopale fra i quali trovava, come sempre fra i piccoli e fra gli umili, le sue delizie. L'Azione Cattolica ebbe proprio in lui il Vescovo che ci voleva per la sua fioritura e la sua organizzazione. Ma un posto speciale occupavano ancora nel suo gran cuore i poveri, gli operai ed i carcerati. Quelli soccorreva con tutti i mezzi. Per gli operai aveva una comprensione specializzata dalla sua passione per la questione sociale. I carcerati li visitava almeno due volte all'anno celebrando loro la S. Messa, distribuendo la S. Comunione e lasciando sempre una generosa offerta per allietare la loro misera mensa.
Non è quindi a dire quanto Clero e popolo gli fossero affezionati! E quanta stima raccogliesse nei suoi rapporti colle autorità, cogli uomini di studio e cogli esperti di problemi sociali. Quanta venerazione nelle Curie e nei Seminari presso cui la Santa Sede l'incaricò sovente di particolari missioni. Tutti ammiravano in lui la forte intelligenza, la vasta cultura, il carattere schietto, la soda pietà: ma soprattutto la grande bontà del cuore che si apriva a tutti colla semplicità dei grandi e l'umiltà dei santi. Le virtù caratteristiche della scuola di Don Bosco formarono le gemme più preziose della sua corona pastorale.
I Cooperatori che, confessati e comunicati, visitano una chiesa o pubblica cappella (i Religiosi e le Religiose, la loro cappella privata) e quivi pregano secondo l'intenzione del Sommo Pontefice possono acquistare:
L'INDULGENZA PLENARIA
1) Nel giorno in cui dànno il nome alla Pia Unione dei Cooperatori.
2) Nel giorno in cui per la prima volta si consacrano al Sacro Cuore di Gesù.
3) Tutte le volte che per otto giorni continui attendono agli Esercizi spirituali.
4) In punto di morte se, confessati e comunicati, o almeno contriti, invocheranno divotamente il Santissimo Nome di Gesù, colla bocca, se potranno, od almeno col cuore.
OGNI MESE:
1) In un giorno del mese a loro scelta.
2) Il giorno in cui fanno l'Esercizio della Buona morte. 3) Il giorno in cui partecipano alla Conferenza mensile salesiana.
NEL MESE DI MARZO ANCHE:
Il giorno 25 - Annunciazione di Maria SS.
Sac. ALESSANDRO ANGHILERI, da Mandello Lario (Como), † a Foglizzo (Torino) il 30XII-1942 a 65 anni.
Passò 25 anni nelle nostre Case di Argentina, prodigando il suo apostolato alle Missioni con uno zelo ed uno spirito di sacrificio che toccò più volte l'eroismo nei lunghi viaggi a cavallo, fra privazioni e disagi d'ogni genere. Chiuse la sua vita fra i nostri chierici, modello, fino all'ultimo, di umiltà, di povertà, di abnegazione, di fervida pietà e di amore al lavoro.
Coad. LORENZO BOURGES, da S. Sebastiano Curone (Alessandria), † a Bagnolo (Cuneo) l'8-XII-1942 a 71 anni.
Accolto da Don Bosco stesso nel nostro Ospizio di Sampierdarena, divenne un ottimo maestro calzolaio e compì una vera missione nei laboratori delle nostre principali scuole professionali, avvalorando la sua perizia tecnica col fulgido esempio delle più sode virtù religiose.
Coad. ARAGNO GIOVANNI, da Fossano (Cuneo), † a Santiago (Cile) il 30-XI-1942 a 71 anni.
Lavorò per 47 anni da buon salesiano nelle nostre Case del Cile impreziosendo il suo lavoro con un fervido spirito di pietà, con grande amore a Don Bosco ed al bene dei giovani.
Coad. GIUSEPPE BARCA, da Oca (Spagna), † a Mohernando (Spagna) il 1-XII-1942 a 28 anni.
Ch. GUERRINO BIDOLI, da Campone (Udine), † a Arco (Trento) il 19-XI-1942 a 24 anni.
Avv. Cav. di Gr. Croce PAOLO PERICOLI, † a Roma, il 19-1 u. s. ad 84 anni.
Credente esemplare, integro cittadino, professionista ineccepibile, egli ha legato il suo nome specialmente all'Azione Cattolica con una vita di apostolato che è tutto un poema di fede e di amore, prodigando in modo particolare il suo zelo all'organizzazione, alla direzione, alla formazione ed alla guida di quelle falangi di giovani che dovevano costituire l'avanguardia nella collaborazione dei laici all'apostolato gerarchico. Devotissimo di Don Bosco, sentì il fascino provvidenziale del Santo ed attinse largamente al suo spirito nel compimento della nobile missione cui il Signore lo ha chiamato. Strinse quindi intimi rapporti colla Famiglia Salesiana in cui trovava elementi ben preparati per l'attuazione delle direttive pontificie e la realizzazione delle più fervide iniziative. Ed a noi dava il suo cordiale prezioso concorso in tutte le nostre più solenni manifestazioni.
Comm. ROCCO ALOI, † a Torino, il 23-1 u. s. a 57 anni.
L'abilità tecnica, la rettitudine dell'animo e la generosa dedizione al vero amor di Patria, gli cattivarono ben meritata stima nel campo professionale ed unanime fiducia nelle importanti cariche cui fu chiamato.
Portava speciale competenza nel Sindacato dell'abbigliamento di cui era Presidente e nel Consiglio provinciale delle Corporazioni. Affezionatissimo all'Opera salesiana, apprezzava specialmente le nostre Scuole professioneli alle quali prestava di gran cuore il suo concorso, desideratissimo agli esami annuali dai maestri e dagli allievi.
VERTHUI ALESSIO, † a Chambave (Aosta) il 25-XI-1942.
Ammiratore delle Opere salesiane e fervente Cooperatore, divotissimo di S. Giovanni Bosco, volle lasciare ogni suo avere alle nostre Missioni, seguendo l'esempio del fratello Luciano, morto qualche anno prima.
HAUSER EMILIA ved. BREVIARIO, † a Bergamo, il 30-X-1942.
Sempre grata all'Opera salesiana per gli aiuti ricevuti in America. ed attribuendo alla protezione di Don Bosco la modesta fortuna fatta dal marito, volle erede delle sue sostanze l'Istituto salesiano per le Missioni, coronando con questo gesto generoso la sua vita esemplarmente cristiana.
FAVRE PAOLINA, † a Torino, il 28-XI-1942.
Chiamata improvvisamente all'eternità dalle incursioni aeree, aveva l'anima preparata da una vita di pietà e di carità generosa, spesa nel beneficare il prossimo. Ammiratrice delle Opere Salesiane, volle legare i suoi averi alle nostre Missioni.
Altri Cooperatori defunti:
Angelini Angelica, Roma - Angoletta Giuseppe, Rizamonte (Belluno) - Angelotti Teresina, Cavallirio (Novara) - Anrico Maria None (Torino) - Arietti Balbrina, Livorno Ferraris (Vercelli) - Armandini Matilde, Milano - Atzeni Carlo, Samatzai (Cagliari) - Bernabò Francesco, Lozzo Cadore (Belluno) - Bernardi D. Emilio, Festa (Modena) - Biasotti Carlo, Bavari (Genova) - Blasi Arnaldo, Roma - Bocchino Felicita, Livorno Ferraris (Vercelli) - Bozzola Angela, Valverde (Pavia) - Caliori Irene, Romeno (Trento) - Casanova Giovanni, Costalta (Belluno) - Castellano Vincenzina, Montesilvano Spiaggia (Pescara) - Ceravolo Peppino, Chiaravalle Centrale (Catanzaro) - Cervi Teresa, Struppa (Genova) - Cocci Domenica, Terrinca (Lucca) - Crosina Fiore, Tiarno di Sopra (Trento) - Del Lupo Amelia, Livorno - De Martino Avv. Mario, Napoli - Denci Francesco, Montecoronaro (Forlì) - Donini Marco Giannina, Nerviano (Milano) - Dottorelli Ottavia, Bolsena (Viterbo) - Filipassi Giuseppina, Rescaldina (Varese) - Filippa Blò Margherita, Castagnole (Torino) - Fochi Severina, Corniglio (Parma) - Gamba Francesco, Castel'Alfero (Asti) - Gnosa Agostino, Gerre Verzasca (Svizz. Tic.) - Grossi Leopoldo, Bollano (Spezia) - Loria Grazia, Francoforte (Siracusa) - Lucchese Feletti Maria, Colle Umberto (Treviso) - Marengo Anna, Ovada (Aless). - Marengo Lorenzo, Carmagnola (Torino) - Martinello Cav. D. Giuseppe, Vignola (Modena) - Marzaloni Elisa, Rimini (Forlì) - Mele Teresa, Dipignano (Cosenza) - Miloni Pasquale, Eugi (Svizz. Tic.) - Minnucci Giuseppe, Penna S. Giovanni (Macerata.) - Monti Carlo, Asnago (Como) - Morra Francesca, Roccaverano (Asti) - Morten Sante, Pavullo (Modena) - Pacchierini Suor Giuseppina, Massa e Cozzile (Pistoia) - Papale Dott. Costantino, Taormina (Messina) - Pellegrini Lea, Coreglia Antelminelli (Lucca) - Perego Rosa, Casatenovo (Co- Piffaretti Santino, Scavia (Como) - Pilati Clementina, Bologna - Pistocchini Bernardo, Cambiasca (Novara) - Prando Davide, Costantana (Vercelli) - Principe Giuseppina, Roma - Ramondo Dr. Enrico, Torino - Salvadori Pietro, Firenze - Sarzano Giuseppe, Casale Monf. (Aless.) - Scarrone Cavallero Antonia, Quaranti (Asti) - Serafini Francesco, Ortona a Mare (Chieti) - Sergio Giovannina, Martina Franca (Tranto) - Sommariva Virgilio, Moena di Fiemme (Trento) - Suppi Marangoni Francesca, Schio (Vicenza) - Tamion Battista, Vigo di Fassa (Trento) - Tannuzzi Eugenio, Zungoli (Avellino) - Varbord Michele, Sala-Dora (Aosta) - Varese Vittoria, Torino - Zamboy Prof. Domenico, Galatina (Lecce) - Zago Cecilia, S. Vendemiano (Treviso) - Zenaroli Teresina, Gorizia - Zenone Stefano, Mezzomerico (Novara) - Zignago Giovanni, Rapallo (Genova).
Ricordiamo che per essere Cooperatori Salesiani non basta beneficare in qualunque modo le Opere o le Missioni Salesiane; ma occorre essere ufficialmente iscritti alla Pia Unione dei Cooperatori. Solo così si possono godere i favori spirituali concessi dalla Chiesa alla Famiglia Salesiana.
LE CONDIZIONI SONO:
1. Età non minore di 16 anni.
2. Godere buona riputazione religiosa e civile.
3. Essere in grado di promuovere, o per sè o per mezzo di altri, con preghiere, offerte o lavori, le Opere o le Missioni della Società Salesiana.
L'Unione non lega alcuno in coscienza, e non impone nessuna quota d'iscrizione, nè contributi periodici; perciò vi possono partecipare le famiglie secolari e le comunità religiose, istituti ed associazioni, per mezzo dei rispettivi genitori o superiori.
All'atto dell'iscrizione, la Società Salesiana invia il Diploma-regolamento.
Chi pertanto desidera iscriversi tra i Cooperatori Salesiani - ricevere il Bollettino Salesiano - avere chiarimenti circa le Opere di Don Bosco - inviare offerte in loro favore - si rivolga al
RETTOR MAGGIORE DELLA SOCIETÀ SALESIANA - VIA COTTOLENGO, N. 32 TORINO (109), specificando bene nome e indirizzo.