BOLLETTINO SALESIANO

Anno LXVII - N. 6 - 1° GIUGNO 1943-XXI

Il Giubileo Sacerdotale del IV Successore di S. Giovanni Bosco.

Pur nell'intimità imposta dalle circostanze, la celebrazione del Giubileo Sacerdotale del nostro Rettor Maggiore ha suscitato un vero plebiscito di affettuosa venerazione che ha forzato perfino le barriere del conflitto internazionale. Il telegrafo e la radio hanno bruciato le distanze e congiunto al cuore del Padre i cuori di tanti figli lontani; e la tregua delle incursioni sul nord della penisola ha permesso l'afflusso a Torino di elette rappresentanze della triplice Famiglia salesiana. Degli Ispettori d'Italia mancava solo quello della Sicilia trattenuto nell'isola dalle circostanze dell'ora. La condiscendenza delle Autorità ha concesso agli Ispettori di Barcellona, di Madrid, di Siviglia, di Lisbona, di Lione, di Lubiana e di Ungheria di rappresentare anche le altre nazioni in cui fiorisce l'Opera di Don Bosco. L'adesione degli Augusti Principi, di Em.mi Cardinali, Nunzi e Delegati Apostolici, di numerosi Arcivescovi e Vescovi d'Italia e dell'Estero, di Autorità civili, politiche e militari, di Accademici, Senatori, Consiglieri Nazionali, Ambasciatori e Consoli, dignità ecclesiastiche e personalità di ogni classe sociale, Superiori di Ordini e Congregazioni religiose, Associazioni ed Enti, Istituti ed organizzazioni, Ex-allievi, Cooperatori e DamePatronesse, ha documentato la cordialità della stima che circonda il IV Successore di San Giovanni Bosco, e l'apprezzamento dell'opera che egli persegue con tanto zelo.

L'assistenza dell'Em.mo Cardinale Arcivescovo di Torino e dei Vescovi salesiani residenti in Italia ha dato alla celebrazione giubilare maestoso splendore.

Ma il carattere più solenne l'ha conferito il Sommo Pontefice, il Santo Padre Pio XII, il quale si è degnato di inviare al festeggiato il magnifico « Autografo » che riportiamo nel testo latino colla nostra traduzione italiana.

L'«Autografo » del Santo Padre PIO XII

DILECTO FILIO PETRO RICALDONE SACERDOTI SOCIETATIS SANCTI FRANCISCI SALESII RECTORI MAXIMO

PIUS PP. XII

Dilecte Fili, salutem et Apostolicam Benedictionem.

Decem ab inito sacerdotio lustra, quae exeunte hoc mense fauste tibi condentur, praeclaram Nobis praebent opportunitatem existimationis ac benevolentiae erga te Nostrae testimonium palam tibi libenterque tribuendi. Quod praesentibus hisce litteris facere suave Nobis contingit, quum plane noverimus sollicitudines et curas, quas ipse in Ecclesiae utilitatem inque Societatis Salesianae incrementum iugiter impendisti. Illud sane in primis tibi cordi fuit, ut in Sodalitate, cui moderaris, atque in Filiarum Mariae Auxiliatricis Instituto Sancti Conditoris Joannis Bosco spiritus fideliter servaretur efficaciterque aleretur. Peculiari itaque sollertia ecclesiastica studia promovisti, quorum conditum Pontificium Athenaeum Salesianum, Facultatibus philosophiae, sacrae theologiae iurisque canonici praeditum, atque perutiliter edita Graecorum Latinorumque Patrum Corona clarissima exstant documenta. Singulari quoque alacritate sacrarum Missionum apostolatum perfovisti, remota praeciquaque ipsarum Missionum loca praesentia tua invisendo, nova instituta ad Missionarios rite apparandos excitando ingentemque Missionariorum copiam multiformi industria suppeditando. Te pariter auspice fautoreque, Oratoria Festiva et catechetica adulescentium populique institutio cum nova quoque Doctrinae Christianac taberna libraria provecta sunt, orphanotrophia e solo excitata, professionales agricolaeque scholae et numero et utilitate perauctae, sollemnia sacra in honorem Joannis Bosco magnificenter acta, quorum Augustae Taurinorum insigne est monumentum Mariae Auxiliatricis templum splendide amplificatum. Neque silentio praetereunda est observantia ac devotio, qua Societas ista Apostolicae huic Sedi Nobisque arctissime adhaeret, eiusdem Nostrisque votis optatisque studiose obsecundando. Merito igitur iureque optimo tibi, sacerdotalc iubilaeum proxime celebraturo, cuncti filii sodalesque tui iucundo animo gratulantur et Nosmet Ipsi, communem tuorum laetitiam cumulare exoptantes, tibi, Dilecte Filii, licet in tanto rerum discrimine inque tam acri temporum asperitate, omnia a Deo prospera ac salutaria adprecamur. Dum autem vegetam ac frugiferam senectam tibi ominamur, in auspicium caelestium donorum inque singularis Nostrae dilectionis pignus, Apostolicam benedictionem tibi, Dilecte Fili, cunctisque Societatis Sancti Francisci Salesii sodalibus, adiutoribus et discipulis, itemque Maria Auxiliatricis Instituti filiabus atque alumnis peramanter in Domino impertimus.

Datum Romae apud Sanctum Petrum, die XVI mensis Maii, anno MDCCCCXXXXIII, Pontificatus Nostri quinto.

AL DILETTO FIGLIO, SACERDOTE PIETRO RICALDONE, RETTORE MAGGIORE DELLA SOCIETÀ DI SAN FRANCESCO DI SALES,

PIO PAPA XII

Diletto Figlio, salute e apostolica benedizione.

Il compiersi felicemente, al termine di questo mese, dei tuoi cinquant'anni di sacerdozio Ci porge ottima occasione per renderti una pubblica e gradita testimonianza della stima e benevolenza Nostra verso la tua persona. E Ci è dolce farlo colla presente lettera, conoscendo Noi assai bene la premurosa sollecitudine che hai speso ognora a vantaggio della Chiesa e a incremento della Società Salesiana.

Sempre invero ti stette sommamente a cuore che nella Società da te governata e nell'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice fedelmente si conservasse e efficacemente si coltivasse lo spirito del santo fondatore Giovanni Bosco. Perciò con particolare solerzia hai curato il progresso degli studi ecclesiastici, del che sono prove luminose la fondazione del Pontificio Ateneo Salesiano con la facoltà filosofica, teologica e giuridica, e l'utilissima edizione della Corona dei Padri Greci e Latini.

Così pure con singolare zelo hai dato largo impulso all'apostolato missionario, visitando personalmente i luoghi principali delle più remote missioni e fondando nuovi istituti di preparazione missionaria e adoprandoti con ogni mezzo per allestire numerose spedizioni di Missionari. Parimenti sotto i tuoi auspici e mercè il tuo favore furono promossi gli Oratorii festivi e l'insegnamento del Catechismo alla gioventù e al popolo colla aggiunta anche di una nuova Libreria ecclesiastica; inoltre vennero fondati orfanotrofi, accresciute in numero e rendimento le scuole professionali e agricole, celebrate con magnificenza le feste di San Giovanni Bosco delle quali è a Torino monumento insigne lo splendido ampliamento della Chiesa di Maria Ausiliatrice.

Nè si deve passare sotto silenzio il devoto ossequio che tiene strettissimamente unita codesta Società alla Sede Apostolica e a Noi, secondandosi in essa scrupolosamente le raccomandazioni e i desideri di quella e Nostri. Ben a ragione, dunque, e a buon diritto tutti i tuoi figli e confratelli salutano con gioia il tuo Giubileo sacerdotale; e Noi stessi, desiderando coronare la generale allegrezza dei tuoi, a Te, diletto Figlio, nonostante le critiche condizioni attuali e le dure tristezze dei tempi, preghiamo da Dio ogni prosperità e salute.

E mentre ti auguriamo vigorosa e feconda vecchiaia, con vivo affetto nel Signore, quale auspicio dei celesti doni e quale pegno della Nostra particolare benevolenza, impartiamo a Te, diletto Figlio, e a tutti i soci salesiani, ai loro cooperatori e allievi, non meno che alle Figlie di Maria Ausiliatrice e alle loro alunne, l'Apostolica Benedizione.

Dato a Roma presso S. Pietro, 16 maggio 1943, anno V del Nostro Pontificato,

PIO PP. XII.

LA MESSA GIUBILARE

L'alba del 27 maggio non poteva essere più serena. Cielo azzurro terso, sfavillante, di gioia ai raggi del sole. Pareva quasi dissipata d'incanto la bufera della guerra.

La basilica di Maria Ausiliatrice s'affollò fin dalle prime ore, specialmente alle Messe dei Prelati salesiani, di tante anime pie che vollero offrire al Rettor Maggiore anche la loro devota Comunione. Celebrò per gli alunni della Casa-madre e pei giovani dell'Oratorio festivo S. E. Mons. Emanuel. Verso le nove, piazza e cortili brulicavano delle rappresentanze degli Istituti ed Oratori Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice, di Cooperatori, Ex-allievi, amici e benefattori.

Salutati con particolare trasporto i giovani studenti sfollati a Cumiana, ed i loro compagni artigiani giunti in massa dai vari paesi, che ridonarono all'Oratorio la gaiezza delle feste dei tempi normali.

Poco prima delle 10, il Rettor Maggiore, dalla cappellina privata ove si era raccolto in preghiera, scese ad assumere i sacri paramenti nella sala appositamente preparata. L'amitto era dono del Vicario Generale dell'Archidiocesi di Napoli S. E. Mons. De Nicola; il camice, dono di insigni Cooperatrici di Spagna; il calice, dono dell'Em.mo Card. Enrico Gasparri, Vescovo di Velletri. Fungeva da Prete assistente l'Ispettore salesiano dell'Ispettoria Napoletana, Don Festini; da Diacono, l'Ispettore della Subalpina, Don Ricceri; da Suddiacono, l'Ispettore di Madrid, Don Bellido. Lo circondavano, in mantelletta, le LL. EE.

Rev.me Mons. Felice Ambrogio Guerra, Arcivescovo tit. di Verissa; Mons. Federico Emanuel, Vescovo di Castellammare di Stabia ; Mons. Ernesto Coppo, Vescovo tit. di Paleopoli e Mons. Salvatore Rotolo, Ausiliare della Diocesi di Velletri. Rappresentavano il Collegio dei Parroci, il Teol. Pompeo Borghezio, Curato di S. Massimo, ed il Can. Giovanni Frola, Curato della parrocchia del SS. Nome di Gesù. Presenti pure il Console generale Grand. Uff. Mons. Michelangelo Rubino, gli ill.mi e rev.mi Monsignori: Barale, Segretario di S. Em. il Card. Arcivescovo; Gallo, di Sorrento ; Sassi, Direttore diocesano dei Cooperatori di Alessandria.

Vivissimi applausi annunciarono l'arrivo dell'Em.mo Cardinale Arcivescovo Maurilio Fossati il quale, benedetta la folla assiepata in cortile, raggiunse la sala e, rinnovati i suoi auguri al Rettor Maggiore, si dispose al solenne ingresso in basilica. La graziosa banda dell'Oratorio « Edoardo Agnelli » salutò l'apparire del corteo nel cortile centrale. Preceduto dal Piccolo Clero, dai Vescovi, dai Ministri e dal Celebrante, l'Eminentissimo, nello splendore della Porpora romana, fu accolto nel tempio dal canto del Sacerdos et Pontifex del Caudana. Il santuario era tutto uno sfavillio di luci. Trofei di piante ornamentali, di palme e di lauro, inviate dal Municipio, davano al presbiterio suggestiva sontuosità. Spiccavano, nel profluvio di verde e di fiori, il gran mazzo offerto dal Podestà di Torino coi colori della Città e quello del Sen. Giovanni Agnelli.

Fatta la Confessione all'altare col Celebrante, il Cardinale salì al trono, ed il sig. Don Ricaldone ascese l'altare per continuare il Santo Sacrificio. I Vescovi seguivano dai seggi loro preparati. La scuola di canto eseguì la MissaIV in honorem S. Petri composta appositamente per la fausta occasione dal nostro M° Don Alessandro De Bonis, del R. Conservatorio di Napoli. Sedeva all'organo il M° Scarzanella. Dirigeva il M° Don Lasagna.

Nei banchi della navata centrale avevano preso posto i Superiori del Capitolo, col nostro Procuratore Generale, Ispettori e Direttori Salesiani; il Consiglio Generalizio delle Figlie di Maria Ausiliatrice con Ispettrici e Direttrici d'Italia e dell'Estero; personalità e rappresentanze. Data l'austerità del momento non si erano fatti inviti ufficiali alle autorità. Cominciando però dall'Eccellenza il Prefetto, dal Segretario Federale, e dal Podestà di Torino, al Vice-Preside della Provincia, al R. Provveditore agli Studi, al Gen. Grattarola, al Prof. Azzo Azzi, Rettor Magnifico della R. Università, ai Sen. Burgo, Frassati e Rubino, che personalmente si degnarono di presentare i loro auguri al Rettor Maggiore, tutte le autorità civili, politiche, militari, scolastiche ed amministrative, vollero partecipare all'omaggio della Famiglia Salesiana; e parecchie ne abbiamo viste al posto d'onore anche durante il sacro rito.

In numero cospicuo erano i Cooperatori col Presidente Internazionale Conte Sen. Eugenio Rebaudengo; gli Ex-allievi, col Presidente Internazionale Grand'Uff. Arturo Poesio; le Exallieve colla Presidente Internazionale Prof. Stoppino. Le Dame Patronesse erano raccolte attorno alla Presidente del Comitato Centrale Marchesa Carmen Compans di Brichanteau.

Pel discorso di circostanza doveva giungere dalla Spagna il Vescovo di Pamplona Ecc. Mons. Marcellino Olachea, salesiano. Ma, non avendo potuto all'ultimo momento lasciare la Diocesi, al Vangelo salì al pergamo Don Favini il quale interpretò i sentimenti unanimi dei presenti e degli assenti.

Dalla Spagna risorta alla sua plurisecolare nobiltà cristiana, - egli disse - e propriamente dall'eroica terra di Navarra, doveva giungere la voce più ambita e più intonata a cantare, dal pergamo di questa basilica, le glorie e i fasti di un cinquantennio di ministero sacerdotale, inaugurato tra i monelli della Porta del Sole, nella sgargiante Capitale andalusa, ed assurto, per mirabile disegno della Divina Provvidenza, alla direzione generale dell'Opera di Don Bosco, al governo della triplice Famiglia Salesiana.

L'Ecc.mo Vescovo di Pamplona, Mons. Marcellino

Olaechea avrebbe fatto vibrare tutte le corde del suo cuore per infervorare la celebrazione dell'aureo Giubileo, e col profumo dei Crisma che lo ha elevato alla pienezza del Sacerdozio ci avrebbe subito rapiti alla contemplazione di quel mistero di

Grazia che cinquant'anni or sono ha sublimato l'attuale Successore di S. Giovanni Bosco alla dignità sacerdotale.

Possa la mia povera voce farsene almeno eco e strappare da tutti i cuori quel fervore di gratitudine a Dio, di devozione e di propiziazione, che la bontà materna dell'Ausiliatrice non mancherà di avvalorare colla sua potente intercessione.

Anche perchè il nostro omaggio, qui ai piedi dell'altare, trascende, come voi bramate, amato Padre, la vostra persona e la vostra attività personale, per perdersi nell'adorazione dell'ineffabile economia della Redenzione.

Noi vi vediamo rivestito dei paramenti sacerdotali, onusto di mezzo secolo di apostolato nel sacro ministero! E questa Messa d'Oro che voi celebrate, oltre la realtà del Sacrificio che rinnova, riafferma il carattere ed il fine di tutto il vostro zelo, ne rivela l'anima.

Direttore dell'Oratorio e dell'istituto di Siviglia, Ispettore, Visitatore straordinario delle Case e Missioni salesiane d'occidente e di oriente, Direttore delle nostre Scuole Professionali ed agricole, Prefetto generale della Società Salesiana, Rettor Maggiore, voi foste in ogni campo, anzitutto, sempre e soprattutto, il Sacerdote dell'Altissimo: Sacerdos Dei Altissimi; il Ministro di Cristo ed il Dispensatore dei Divini Misteri, secondo la classica scultoria definizione di S. Paolo.

Nello spirito di Don Bosco e della vostra peculiare vocazione, voi avete proteso il vostro ministero alla missione specifica assegnata da Dio alla Società Salesiana. Ma, sia nella cura della cristiana educazione della gioventù, sia nella organizzazione tecnica delle nostre Scuole, sia nel potenziamento dell'apostolato missionario e di quello della buona stampa, sia nelle altre opere intraprese per la gloria di Dio ed il bene delle anime, voi vi siete impegnato in funzione eminentemente sacerdotale, col sublime programma di redenzione, di elevazione e di santificazione che è proprio del sacerdozio cattolico.

E l'eccellenza delle vostre doti, l'ardore del vostro zelo, l'inesauribile fecondità delle vostre iniziative non han fatto che accrescere il prestigio della dignità, le benemerenze della missione sacerdotale.

Il Sacerdote, infatti, elevato ad una dignità che « supera - come scrisse Sant'Efrem - ogni immaginazione » e costituisce « un miracolo stupendo », non fa che trasformare e sublimare tutte le risorse della terra, della natura, dell'arte e della scienza, alla nobilitazione della vita umana nella Grazia di Dio col fascino della perfezione dell'ordine soprannaturale.

Ed il potere, che gli è dato da Dio, tocca, specialmente all'altare, secondo S. Bernardo, quasi il potere delle tre Divine Persone: Quasi potestas Divinarum Personarum, perchè si estende dal Corpo mistico di Cristo, che è la Santa Chiesa, allo stesso Corpo reale del Salvatore nel SS. Sacramento.

« Qualcosa di divino - esclama S. Dionigi - che colloca il sacerdote al disopra dei re e degli imperatori, al disopra degli Angioli stessi! ». «Grande mysterium et magna dignitas sacerdotum quibus datum est quod Angelis non est concessum. Gran mistero e Grande dignità quella dei Sacerdoti ai quali fu dato ciò che non fu concesso agli Angeli », leggiamo ne "L'Imitazione di Cristo " .

Dignità che non fu conferita neppure alla Vergine Santa; poichè - come nota Papa Innocenzo III - « pur essendo la Vergine più grande degli Apostoli, Gesù affidò agli Apostoli e non a Maria SS. le chiavi del Regno de' cieli ». Dignità che fa degli uomini veri ministri di Cristo e li investe talmente della sua missione, che S. Giovanni Grisostomo non ha esitato a proclamare: « Chi onora il sacerdote, onora Cristo; chi oltraggia il sacerdote, oltraggia Cristo ». Traduzione della dichiarazione dello stesso Divino Maestro, il quale, dopo aver detto agli Apostoli: « A me è stato dato ogni potere in cielo ed in terra... Come il Padre mandò me, così io mando voi... Andate pel mondo universo, predicate il Vangelo a tutte le creature: chi crederà e sarà battezzato sarà salvo; chi poi non crederà sarà condannato », li ha accreditati nella forma più esplicita con queste parole: « Chi ascolta voi, ascolta me; chi disprezza voi, disprezza me... Tutto ciò che legherete sulla terra sarà legato anche nei cieli; tutto ciò che scioglierete sulla terra sarà sciolto anche nei cieli...».

Epperò, con quale emozione, amato Padre, voi dovete riandare in quest'ora le vie mirabili della

Provvidenza che dal natio paese vi ha condotto all'eccelsa meta! E i primi palpiti della sublime vocazione; e l'incontro con Don Bosco; e le preghiere e i voti della mamma santa; e la saggia disciplina paterna; ed il concorso della parrocchia, della scuola, dei nostri collegi, del seminario, delle nostre case di formazione; e, soprattutto, il fascino del Santo che vi ha conquistato; l'affettuosa predilezione di Don Rua, di Don Albera, di Don Rinaldi !...

O forse più vi canta nell'anima la gioia, la festa dei bimbi di Siviglia, dei vostri birichini, il giorno della prima Messa, della prima Comunione distribuita colle vostre mani?...

Ma, sentivano quei frugoli, che si disputavano la vostra destra per ricevere le vostre prime benedizioni, per deporvi i loro primi baci: sentivano la vostra grandezza ? Capivano che avevano in voi, sacerdote, l'araldo della Verità, il dispensatore della Grazia, il tutore della Giustizia, l'apostolo della Carità, il pioniere della vera Civiltà ?

Forse essi capivano una cosa sola: che tutta la vostra dignità, che tutta la vostra potenza sacerdotale, che tutto il vostro ministero, che tutto il vostro cuore, inondato dalla grazia di Cristo, era per loro... Egoismo ?... Oh, piuttosto istintiva coscienza della gran legge del Cristianesimo: chè non si dà dignità, non si dà prestigio, non si dà autorità, che a servizio; sull'esempio e secondo il monito del Maestro Divino, il quale, pur essendo Maestro e Signore, scese dal cielo in terra per servire, non per farsi servire!

« Il sacerdote, scelto fra gli uomini, è costituito - come rileva S. Paolo - a vantaggio degli uomini per curare tutti i loro rapporti con Dio ».

I monelli di Siviglia sapevano che l'obbedienza vi aveva messo a loro servizio...

Noi oggi sappiamo qualche cosa di più. Quello che seppero presto, coi giovani, Salesiani, Cooperatori, Exallievi e Figlie di Maria Ausiliatrice di Spagna dapprima, poi di tutto il mondo: che, in cinquant'anni, per progressive disposizioni della Provvidenza, voi avete messo il vostro ministero sacerdotale a servigio di tutte le classi sociali, specialmente nel campo salesiano, da un estremo all'altro del globo.

Servigio fedele e generoso, che allieta la vostra Messa d'Oro di una visione di messi biondeggianti, anche sotto l'uragano, col segreto di vita del chicco di grano che cade nei solchi e muore per germogliare altre spighe d'oro.

Araldo della Verità, voi avete prestato la parola e la penna alla diffusione di quella Dottrina cui è legata la sorte dell'intelligenza umana. Vigile e sensibile alle correnti del tempo ed alle vicende delle umane aberrazioni, avete adeguato l'apostolato della cultura religiosa alle esigenze moderne, e, banditore della Crociata Catechistica, avete portato gli alunni del santuario alla specializzazione di un Ateneo che la Santa Sede non ha esitato a decorare del titolo di Pontificio, mentre avete voluto che alla loro cultura ecclesiastica un'apposita « Corona Patrum » assicurasse la fonte del pensiero e della dottrina dei Padri; avete creato l'Editrice della Dottrina Cristiana ed avete aggiornato l'insegnamento della scienza della Religione in tutti gli Oratori ed Istituti della Famiglia salesiana; avete lanciato i vostri figli alla più fervida cooperazione delle iniziative catechistiche parrocchiali e diocesane.

Dispensatore della Grazia, avete dato meraviglioso incremento alla pietà Eucaristica; avete moltiplicato chiese e cappelle; avete ampliato ed abbellito questo magnifico tempio che Don Bosco ha innalzato non solo come monumento di gratitudine all'Ausiliatrice, ma soprattutto come cenacolo della sua spiritualità sacramentale e mariana.

Tutore della Giustizia, che ha un'unica fonte di ispirazione nella Legge divina, voi avete dato un impulso tempestivo e provvidenziale alla missione pedagogica della Società salesiana, per la soda formazione delle coscienze giovanili alla dignità ed alle responsabilità della vita, concorrendo efficacemente ad arginare il traviamento del senso morale acuito dalle perverse proteiformi associazioni di corruzione che infestano e degradano il nostro secolo, risospingendo i popoli alla barbarie. E per serbare i vostri figli all'altezza del compito assunto ed al fervore del programma abbracciato colla loro professione, ne avete disciplinata la vita fino ai minimi particolari con direttive categoriche, convogliando lo spirito di Don Bosco alle più pratiche applicazioni.

Non avete infine esitato ad affrontare i più ardui problemi della questione sociale, della questione operaia e della stessa lotta di classe, per prodigarvi quel saggio orientamento che sfolgora dal Vangelo, e solo nel Vangelo ha la chiave delle soluzioni.

A me piace, per un istante, rivedervi sacerdote nei campi e nelle officine, a redimere la terra colla vostra passione Solariana, a redimere le macchine; ma soprattutto a redimere i contadini avviliti e sfiduciati, a redimere le masse operaie materializzate e abbrutite alla schiavitù della meccanizzazione del lavoro, e riportare le une e gli altri, col palpito di Cristo, alla discrezione ed alla nobiltà della loro funzione sociale.

Apostolo della Carità, non avete badato a spese e sacrifici per potenziare e moltiplicare le mirabili istituzioni che avete ereditato dai vostri predecessori per soccorrere le mille indigenze della povera umanità. Ma in modo particolare avete rivolto le vostre cure alla gioventù povera ed abbandonata che ha maggior urgenza di Oratori e di Ospizi, alle migliaia di orfani che la guerra dissemina, spietata, in tante nazioni. Non pago di aver messo a disposizione di questi sventurati tutti i posti possibili nelle Case che sfuggono alla tormenta delle incursioni, avete invitato gli Ispettori ad erigere nuovi orfanotrofi ovunque lo consentano le condizioni, ben sapendo che solo la Chiesa ha risorse morali per assicurar loro la più completa e perfetta educazione, e che la scuola di Don Bosco ha ormai il collaudo di un secolo nel portare i giovani alla giusta posizione sociale ed all'eterna salvezza.

Pioniere di civiltà, voi avete dato all'apostolato missionario un incremento che passerà alla storia. Voi avete visto sul campo, dalla Terra del Fuoco all'Estremo Oriente, gli evangelizzatori. Ne avete ammirato le audacie, misurati gli eroismi e i sacrifici. Avete constatato, facendo il giro del globo, che la vera civiltà ha un sol nome, il nome di Cristo; perchè solo la civiltà cristiana eleva e perfeziona tutto l'uomo, e lo abilita e lo accredita alla più alta valutazione della vita.

E, tornato dalle vostre visite, avete promosso anche la Crociata Missionaria che tanto concorse alla dilatazione del regno di Dio. Voi, personalmente, avete documentato in questa Casa-madre, con una Esposizione missionaria memoranda, l'opera di civilizzazione che la Chiesa cattolica, e, per parte sua, la Società Salesiana svolge nel mondo; voi avete suscitato un fervore di cooperazione che ha permesso, al terzo successore di Don Bosco ed a voi stesso, di plasmare e lanciare oltre i monti ed oltre i mari, da questo santuario, numerose falangi di intrepidi valorosi missionari.

Oggi, li sentite, questi vostri figli lontani, dalle loro residenze - ove pochi sostengono le fatiche ed il lavoro dei fratelli strappati alle loro sedi - dai campi di internamento - ove molti si struggono nell'ansia del ritorno al gregge prediletto - li sentite tutti stretti attorno a, questo altare, spiritualmente uniti in un palpito solo, con un solo anelito, un proposito solo: continuare a sacrificarsi fino all'olocausto per la evangelizzazione e la civilizzazione degli infedeli. Perchè essi sanno, e l'hanno appreso anche da voi, che il Sacerdote è qualche altra cosa.

Luce del mondo e sale della terra, dispensatore dei tesori della Grazia, custode della Rivelazione, giudice di pace e ministro di perdono, padre e pastore delle anime, egli è pure Ostia con Cristo, il Buon Pastore che ha dato la vita per le sue pecorelle.

Il martirologio della Chiesa continua a scrivere pagine di sangue; ed il sangue più sacro è quello dei suoi sacerdoti che cadono giorno per giorno sulla breccia, vittime della loro carità, del loro zelo pastorale, quando le persecuzioni non li mietono a migliaia, rinnovando gli orrori e gli spasimi della passione del Signore. Anche questo calice doveva passare per le vostre mani. E voi, memore delle parole di mamma Margherita a D. Bosco neosacerdote: a Ricordati che cominciare a dir Messa vuoi dire cominciare a soffrire », non lo avete ricusato. Non lo avete ricusato quando il vostro apostolato personale conobbe le sue lotte e volle i suoi sacrifici; lo avete accettato con magnanima fede anche quando parve traboccare del sangue dei vostri figli massacrati dalle rivoluzioni, decimati dalle guerre e dalle persecuzioni...

Sacerdos et hostia, Sacerdote e vittima, voi risalite l'altare dopo cinquant'anni per la vostra Messa d'Oro, mentre l'albo dei martiri s'imporpora di nuovo sangue. Vi scorrerà nel calice, fra pochi istanti, per fondersi col sangue di Cristo! Il sangue dei vostri figli impegnati sui diversi fronti, cappellani e soldati; il sangue dei missionari che feconda i solchi dell'apostolato; il sangue delle vittime delle incursioni, dei campi di concentramento, di deportazione...

Ma, sulla patena, col pane che verrà transustanziato, avrete i loro cuori, avrete i nostri cuori: i cuori dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice con quelli della gioventù alle loro cure affidata; i cuori degli Exallievi e dei Cooperatori, delle Exallieve e delle Cooperatrici, delle Dame-Patronesse, di innumeri ammiratori ed amici che in quest'ora con voi ringraziano Iddio di questa festa giubilare, e per voi depongono sull'altare i più fervidi voti; i cuori dei Sovrani e dei Principi, delle autorità e dei popoli, i cuori degli uomini di buona volontà...

Al centro, il cuore del Papa, del Vicario di Cristo, il gran cuore dell'angelico Pastore, cuore gonfio delle angosce della Chiesa, delle tribolazioni del mondo, che si strugge in un'ansia paterna di pace e d'amore...

Sacerdos Dei Altissimi! Sacerdote dell'Altissimo, risalite l'altare per la Messa d'Oro. Vi assiste il nostro venerato Cardinale Arcivescovo; l'eletta rappresentanza dell'Episcopato salesiano... Vi circonda una folla di rappresentanze della Famiglia di Don Bosco... Al fianco, è Lui, il Santo, che vi infervora... Dall'alto, la Vergine vi benedice... Ad multos annos!...

Al termine del discorso, Sua Eminenza largì ai presenti l'Indulgenza di duecento giorni ed impartì a tutti la sua benedizione.

All'Offertorio, si diffuse dall'orchestra l'Exultate Deo del nostro M° Don Pagella, che rapì i cuori in un trasporto possente di lode e gratitudine, alla paterna bontà di Dio.

Il Rettor Maggiore continuò il santo Sacrificio con crescente emozione, comunicandola alle anime con intensità di fervore specialmente all'Elevazione ed alla Comunione, sotto il fascino delle celesti armonie del Sanctus, del Benedictus e dell' Agnus Dei rese con squisito senso d'arte e finezza di interpretazione dall'organo e dalle vellutate voci dei nostri cantori. La rinnovata Benedizione del Cardinale coronò l'indimenticabile funzione che si svolse con tutta la maestà liturgica sotto la direzione generale del nostro Don Vismara.

Quando Don Ricaldone raggiunse la sagrestia, fu una gara a baciargli la mano, come il giorno della prima Messa, cominciando dai Vescovi, alla folla dei giovani e del popolo.

All'uscita dal tempio vennero distribuite delle finissime cartoline a colori del ritratto del Rettor Maggiore dipinto e regalato dal pittore Dalle Ceste, e riprodotto dalla nostra Scuola di Arti Grafiche del Colle S. Giovanni Bosco di Castelnuovo. Colle cartoline vennero pure distribuite delle imaginette di Don Bosco con riproduzione di un autografo di ringraziamento del sig. D. Ricaldone e di un breve autografo del Santo atto ad eccitare la massima confidenza in Dio: « Gettiamo ogni nostra sollecitudine tra le mani del Signore: egli avrà cura di noi. - Sac. Gio. Bosco ».

L'impressione della mirabile composizione di D. De Bonis la possiamo sintetizzare: nel giudizio dei competenti: « una Messa quale raramente è dato di udire: costante aderenza della musica al testo, ispirazione calda e sempre appropriata, modernità di successioni armoniche e indipendenza di voci ».

L'ACCADEMIA DI OMAGGIO

Nel pomeriggio, Superiori ed alunni della Casa-madre, colle numerose rappresentanze della Famiglia salesiana, si raccolsero nel salone-teatro, splendidamente addobbato ed adorno anch'esso di piante ornamentali inviate dal Municipio, per presentare al Rettor Maggiore felicitazioni ed auguri con una riuscitissima accademia musico-letteraria.

L'Em.mo Cardinale Arcivescovo volle essere a fianco del IV Successore di Don Bosco anche in questa familiare dimostrazione di affetto, insieme coll'Arcivescovo e coi Vescovi Salesiani. La banda dell'Istituto «Conti Rebaudengo » ne salutò l'ingresso con una marcia trionfale, mentre dalla platea e dalle tribune gremite fino all'impossibile gli applausi si fondevano in una poderosa manifestazione.

Sul palco d'onore presero posto i Superiori del Capitolo col Procuratore Generale, Dottor Don Tomasetti, gli Ispettori e i Direttori Salesiani; i Senatori Burgo, Rebaudengo; gli Ill.mi e Rev.mi Monsignori Gallo, Rubino, Sassi; il Dott. Casto Martinez Garcia, il Comm. Sciolla, il Conte Arborio Mella, il Gr. Uff. Arturo Poesio, il Dott. Rocca, il Prof. Biancalana, il Dott. Boggetti, il Ten. Colonn. Comm. Massobrio, il Cav. Geom. Barbero, P. Pechenino, Superiore Generale degli Oblati di Maria Vergine; il Superiore generale dell'Istituto Missioni della Consolata Mons. Barlassina; i Rev.mi Provinciali e rappresentanti della Compagnia di Gesù, dei Frati Minori, dei Cappuccini, dei Carmelitani, dei Domenicani, dei Servi di Maria, dei Barnabiti, dei Fratelli delle Scuole Cristiane, dei Signori della Missione, della Piccola Casa del Cottolengo, il Rettore del Seminario Arcivescovile e Delegato per l'Azione Cattolica Can. Rossi, il Can. Bues con altri rappresentanti del ven. Capitolo Metropolitano, il Curato del Duomo Can. Garneri, il prof. Arata de « L'Italia»...

In posti distinti era il Consiglio Generalizio delle Figlie di Maria Ausiliatrice con Ispettrici e Direttrici, e le rappresentanze ufficiali del Clero cittadino, dei Cooperatori, delle Cooperatrici, degli Ex-allievi e delle Ex-allieve. Presenti pure un bel numero dei nostri Cappellani Militari.

Il programma s'iniziò coll'esecuzione dell'« Inno al Sacerdote » composto per la circostanza dal M° Don Lasagna.

L'omaggio della Società Salesiana e dell'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice.

S'avanzò poscia il Prefetto generale, rev.mo si g. Don Pietro Berruti, per presentare gli omaggi dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice.

Egli esordì dicendo con quanto affetto si fosse desiderato e con quanto fervore di preghiere si fosse affrettato il giorno della filiale manifestazione. Purtroppo le circostanze avevano costretto a contenerla nella cornice di una festa di famiglia: solennità esterne, partecipazione di autorità, raduni e presentazione di attività svolte, con imponenti coreografie di rappresentanze di tutte le Opere salesiane, e quanto sarebbe stato più adeguato al proposito di onorare il carattere e l'opera sacerdotale del 4° Successore di Don Bosco era stato sacrificato nel programma che volle deliberatamente fare della ricorrenza una giornata di ringraziamento a Dio e una intima manifestazione di carattere familiare

Ma la rinuncia a tante solennità esterne, non aveva fatto che provocare più vive e più sentite le manifestazioni della riconoscenza, dell'ammirazione e dell'affetto. In tutti gli istituti e Oratori Festivi, nei campi di battaglia e nei campi di concentramento, nelle missioni e nelle case sfollate, dovunque c'era un figlio di Don Bosco, un alunno, un ex-allievo o un Cooperatore, i cuori si erano infatti protesi a Torino in un palpito solo. In quel momento egli poteva assicurare il Rettor Maggiore di essere attorniato da tutti i suoi figli, da tutti i benefattori e ammiratori delle Opere di Don Bosco. Dietro alla nobile accolta di persone che lo circondavano nel salone-teatro si estendeva a vista d'occhio la moltitudine sterminata di giovani, di figli e di amici, che da ogni parte del mondo pensavano ed applaudivano a lui.

Prova tangibile era la generosa adesione all'invito lanciato per l'offerta del triplice dono che gli avrebbero presentato gli stessi giovani alunni. Assolvendo pertanto il suo compito che era quello dì rendersi interprete dell'omaggio della Società Salesiana e dell'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice di cui il Rettor Maggiore è Delegato Apostolico, il Prefetto Generale gli presentò anzitutto quello delle Case di Spagna:

Quando 50 anni or sono - egli disse -il Vescovo con l'imposizione delle mani vi ha ordinato sacerdote, il potere di Dio divenne vostro, le vostre parole acquistarono l'onnipotenza del Verbo divino, la vostra attività fu tutta permeata della formidabile attività del Creatore, e voi vi siete trovato d'un tratto assiso nel venerando senato di coloro che S. Clemente osa chiamare Dii terreni, « Dei della terra ».

Che cosa sia successo nella vostra anima in quell'ora solenne non apparve ai presenti, nonostante lo splendore abbagliante di divinità che la pervase; voi stesso, pur sapendo che Dio aveva operato grandi cose nella vostra anima, non avete potuto comprenderne tutta la grandezza e la portata.

A 50 anni dall'Ordinazione noi possiamo conoscere meglio quelle meravigliose operazioni di Dio gettando uno sguardo sui frutti del vostro sacerdozio, che andarono maturando nel corso di questo mezzo secolo. Avete seminato e avete coltivato senza interruzione; oggi lo spettacolo delle messi dorate forma la più bella apologia di questo vostro sacerdozio; e il discorso che lo canta più eloquentemente è la magnifica visione dei suoi risultati, i quali al tempo stesso formano l'omaggio delle due famiglie di Don Bosco, anzi il loro principale omaggio e il più caro al vostro cuore perchè in ultima analisi consta degli stessi vostri figli che oggi si presentano a voi quali ve li eravate ideati, come li avete ardentemente chiesti al Signore, e vi siete sforzato di ottenere con 5o anni di lavoro indefesso, sacrificato, geniale.

Le primizie del vostro lavoro furono per la Spagna, che è stata tutta pervasa, direttamente o indirettamente, dalle vostre attività sacerdotali.

Essa oggi presenta una visione che non ha l'uguale: 110 Martiri irradiano dal Cielo una luce sfavillante sullo splendido panorama di quelle nostre Opere. Tre fiorenti Ispettorie Salesiane e altre tre delle Figlie di Maria Ausiliatrice fervono di vita rigogliosa; i collegi e gli oratori rigurgitano di giovani; il loro candore, lo slancio della pietà, l'amore allo studio e al lavoro sono ammirabili; le vocazioni fioriscono e, sebbene la guerra civile sia terminata da soli 4 anni, raggiungono già il numero di 700 aspiranti alla vita salesiana; le chiese e le cappelle devastate o distrutte furono ricostruite e -riabbellite, e le statue tornano a troneggiare dagli altari dorati, tra lo splendore del culto che l'anima spagnola, naturalmente fastosa, rende tipicamente grandioso e smagliante.

In mezzo al formicolio di giovani si confondono con gli altri Salesiani, senza accorgersene e senza farsene accorgere, centinaia di confessori della fede che dànno a questa visione colorito e luci del tutto nuove negli annali della Congregazione. Sono confratelli che furono aggrediti e malmenati, ai quali fu fatta cinicamente assaporare la tortura dell'agonia; alcuni trascorsero mesi interminabili nei fienili e nei sottotetti ove soffocavano per il caldo e la mancanza d'aria; altri gemettero nelle carceri per anni, atterriti sovente dalla lettura delle liste dei nomi di coloro che dovevano scomparire; molti furono allineati alla parete con le mani in alto, sotto i fucili spianati, e poi venivano nuovamente cacciati in prigione alla rinfusa; qualcuno anzi è redivivo perchè fucilato e abbandonato per morto. Li ho visti quei poveri figliuoli: portano ancora le cicatrici delle ferite e le lividure delle bastonate che li facevano stramazzare svenuti; vecchi a 30 anni, pallidi e scarni, alternano il letto a cui li obbligano i precoci acciacchi, con l'assistenza, la scuola, il ministero. Chi non può camminare, si trascina; ma nessuno sta inoperoso, anzi su ciascuno di essi grava un lavoro opprimente. È davvero uno spettacolo unico nella storia della Congregazione per i caratteri nuovi, per le proporzioni e per la bellezza di eroismi che non hanno pari.

Ecco quale si presenta oggi la vostra Spagna, quella Spagna che avete fecondato con i primi sudori del vostro sacerdozio, che Don Bosco ha edificato in gran parte col vostro lavoro sacerdotale, limitato inizialmente alla Ispettoria Sivigliana, ma esteso a poco a poco alle altre per quella legge di osmosi a cui obbediscono le attività soprannaturali come le naturali e perchè il bene, come la luce, irradia e si diffonde all'intorno.

L'Oratore passò quìndi a parlare del secondo periodo di attività di Don Ricaldone e ricordò che nel 1911 fu chiamato dal venerato Don Albera a fare parte del Capitolo Superiore della Società Salesiana. Da allora l'ammirabile progresso della Congregazione andò legandosi sempre più alla sua persona e al suo lavoro, prima parzialmente perchè in sottordine, e poi dal 1932 in forma totalitaria, essendone stato costituito capo e centro.

Da quella data - continuò D. Berruti - sono trascorsi 32 anni: il numero dei Salesiani e delle case, la vastità e complessità delle opere che in esse si svolgono, le infinite schiere di giovani che popo lano gli istituti e gli oratori, il grande stuolo dei Cooperatori, l'esercito degli ex allievi che le si stringono attorno danno alla Congregazione Salesiana delle proporzioni così vaste e aureolate di tali splendori da farci esclamare: Manus Domini erat cum illa (Lc. I, 66).

Fu questa mano onnipotente di Dio, che già aveva guidato e sorretto Don Bosco e i suoi successori nel plasmare e sviluppare la Congregazione, quella che vi ha diretto nel consolidare l'opera dei vostri predecessori, nell'organizzarne le attività, nel creare nuovi organismi, nel dilatare il già vasto campo di lavoro.

E così oggi la Congregazione si presenta disciplinata da un corpo organico di circolari che costituiscono il commentario classico della Regola, impegnata in una grande crociata missionaria e nella non meno grande crociata catechistica, dotata di fiorenti e numerosi studentati filosofici e teologici per i chierici e di grandi istituti di perfezionamento tecnico per i coadiutori, decorata di un Pontificio Ateneo, illustrata da pubblicazioni che vanno gradatamente svolgendo la dottrina cristiana dal Re dei Libri alla Corona Patrum Salesiana, dotata di ben 18 Istituti Missionari. E dal cuore della Congregazione, il Santuario eretto da Don Bosco a Maria Ausiliatrice, reso più grandioso, più splendido, più devoto, irradia un culto che ormai estende i prodigi di Maria al mondo intero.

In questo magnifico quadro non mancano dei particolari dai colori più smaglianti. Don Bosco nel sogno fatto a Barcellona nel 1886 vide venti centri di missioni che col tempo sarebbero sorti tra Valparaiso e Pekino: oggi il numero non solo fu raggiunto, ma sorpassato. In quei centri vivono dei Missionari e delle Missionarie che si direbbero persone di altri tempi; dotati di una psicologia che fa pensare a quella dei Santi, sono talmente assorbiti dalle aspirazioni del loro cuore apostolico da non vedere che anime e divenire insensibili a tutto il resto: salute, cibo, riposo, svago, tutto passa in sottordine, quando non è dimenticato. Pochi per l'immensa bisogna, hanno trovato il modo di aumentare le ore lavorative con la soppressione parziale o totale del riposo notturno, e moltiplicano se stessi spremendo dalle proprie energie il massimo rendimento sino a restarne estenuati. E la teoria dei Santi che ottiene all'apostolato risultati prodigiosi, ma che si risolve in un lento e penoso martirio.

Accanto a questa schiera di uomini eccezionali una falange più numerosa di anime belle compiono nella inconsapevolezza di una vita che per essi è diventata ordinaria, eroismi ugualmente ammirevoli, anche se meno impressionanti: sono le migliaia di chierici e di giovani coadiutori della Congregazione Salesiana e di Suore dell'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice che dedicano le energie, gli entusiasmi, le giornate e le ore tutte della loro fervida gioventù ad un lavoro che non è per essi, nè è sempre compreso, e non apporta al loro legittimo amor proprio altra soddisfazione che la gioia di fare del bene ad altri. È una filantropia sconosciuta nel mondo ed è una forma sublime di carità, a cui le poche soddisfazioni provate non sottraggono la natura martoriante dell'olocausto.

Su tutta questa visione poi si diffonde una luce di incantevole bellezza: lo spirito di famiglia, infusole da Don Bosco e conservato dai suoi Successori. Quando ci avete mandati a visitare la Congregazione non abbiamo trovato dei religiosi, ma dei fratelli, e invece di giovani, abbiamo visto dei figliuoli.

Sconosciuti e stranieri, siamo stati accolti a festa, col sorriso sulle labbra e la gioia nel cuore, espressa, più che a parole, con gli occhi, che non sanno mentire; e alla nostra partenza ne abbiamo visti a piangere. Cosa davvero insolita tra uomini, e uomini che per temperamento, per educazione e per virtù sono alieni da ogni formi di manifestazioni sentimentali; e più insolita nei ragazzi che, appunto perchè dominati dal sentimento, sono naturalmente apatici verso le persone sconosciute.

Ed è ancor più commovente ciò che in questi giorni riempie di gioia il vostro cuore. Mentre l'odio imperversa e le nazioni si distruggono a vicenda, i vostri figli di tutto il mondo, senza distinzione di patria e di razza, vi inviano espressioni così affettuose e di tanta tenerezza da far pensare all'affetto dei primi Salesiani per il loro incomparabile Padre Don Bosco. È la soave vita di famiglia che egli lasciò in appannaggio ai figli e che i suoi Successori e voi vi siete impegnati a m tnteuere, nonostante l'ingigantire della Congregazione che dovrebbe trarre seco, con il decrescere delle conoscenze personali, l'affievolirsi dei vincoli di affetto.

A corona di questa stupenda visione di bene e di opere abbondano i segni dell'approvazione di Dio sulle due Congregazioni: un Santo canonizzato con un plebiscito di onoranze che non ha l'uguale negli annali della Chiesa; una Beata glorificata anch'essa in forma eccezionale il dì della sua Beatificazione; dieci Cause di Servi e Serve di Dio in corso; una pleiade di confratelli e di Suore che perpetuano le virtù di D. Bosco e di Maria Mazzarello; numerose anime privilegiate che rinnovano sotto i nostri occhi gli eroismi e i prodigi dei Santi, anche quelli che si direbbero leggendari, e che li rende oggetto di ammirazione persino a noi che pure, siamo avvezzi a trattare con il Signore e con i suoi Santi.

Ecco quali si presentano oggi la Congregazione Salesiana e l'istituto delle F. di M. A. che voi, dopo aver collaborato per un ventennio con gli altri Successori di D. Bosco, avete guidato per oltre un decennio a mete non mai raggiunte per l'addietro.

Amatissimo Padre, - conchiuse - ricordate l'Oratorio di Siviglia 50 anni or sono? Sacerdote novello, eravate attorniato da monelli indomabili, distruttori di alberi e di selciati, sempre armati di fionde e di coltelli, disposti solo a schiamazzare e a fare prepotenze; e al vostro attivo non avevate che la potenza recondita del sacerdozio associata ai doni di natura a voi largiti dal Signore: volontà ferrea, vivacità d'ingegno che gareggiava vittoriosamente con quella dei vivacissimi Andalusi, un cuore che amava e che sapeva farsi amare, e un incontenibile slancio giovanile accoppiato ad una visione ottimistica anche delle realtà più scabrose.

Oggi vi trovate in un altro Oratorio, culla e centro della Famiglia di D. Bosco, che vedete resa grande, organica e bella agli occhi di Dio e degli uomini, mediante il vostro lavoro sacerdotale di cinquant'anni e soprattutto con le molteplici vostre attività di questi ultimi undici: circolari, conferenze, riunioni plenarie di direttori e di ispettori, visite straordinarie in tutta la Congregazione, iniziative, direttive e la corrispondenza, peso schiacciante per voi e sollievo e conforto per gli altri, che ha portato dovunque la vostra parola luminosa, forte, paterna. ,

Da questi frutti ammirabili si può desumere l'incomparabile grandezza del vostro sacerdozio perchè sta scritto: ex fructibus eorum cognoscetis eos, dai frutti si conosce l'albero.

Voi direte che l'albero è D. Bosco e che tutti questi frutti sono inalienabilmente suoi; e io ne convengo, mi soggiungo che voi siete successore di Don Bosco, vale a dire il prolungamento della sua persona e della sua missione; e che perciò Dio vi ha fatto partecipe in non piccola misura della straordinaria fecondità concessa al Fondatore, sublimandovi alla categoria degli esseri privilegiati che suole associare alle sue mirabili creazioni nel decorso dei secoli.

È assioma teologico che si richiede tanta potenza per conservare l'esistenza quanta se ne esige per crearla, perchè l'essere è monopolio del Creatore. Difatti se l'onnipotenza di Dio intervenne palesemente nella vita e nelle opere di Don Bosco, non risplendette di meno nei periodi dei suoi Successori e durante il vostro in particolare. Le 235 case dei Salesiani e le 239 delle Figlie di Maria Ausiliatrice aperte durante gli 11 anni del vostro rettorato, i 165o operai evangelici che avete inviati nelle Missioni, i 1000 e più novizi annuali dei Salesiani e le 800 e più novizie pure annuali delle F. di M. A. stanno a testimoniare quale larga partecipazione dà fecondità l'onnipotenza di Dio abbia comunicato al vostro governo della Congregazione Salesiana e alla vostra direzione delegata dell'Istituto delle Suore di D. Bosco, e in che vaste proporzioni voi abbiate partecipato del sacerdozio eterno di N. S. Gesù Cristo.

Eminenza, Signori, non mi sono attenuto al suggerimento della S. Scrittura: Sacramentum regis abscondere bonum est, e invece ho seguito l'invito del Vangelo: Videant opera vestra bona et glorifìcent Patrem vestrum, anche perchè la quasi totalità di questa assemblea è formata di affezionati Cooperatori, ex ellievi e allievi, tutti membri della grande famiglia di Don Bosco, che perciò stesso hanno diritto di conoscere i tesori della loro famiglia. Del resto non ho fatto altro che svolgere, sia pure poveramente, la splendida lettera paterna che il S. Padre Pio XII si è degnato di inviare con firma autografa al rev.mo D. Ricaldone in questa occasione, e che è il suggello d'oro con cui mi onoro di chiudere queste mie parole.

Tutti scattarono in piedi per ascoltare l'augusto messaggio Pontificio che suscitò una vibrante dimostrazione di gratitudine, di amore e di venerazione verso il Vicario di Cristo.

Ne abbiamo dato il testo e la traduzione nella seconda pagina del Bollettino.

Le Adesioni.

Calorosi applausi salutarono pure la lettura del telegramma dell'A. R. il Principe di Piemonte con cui Don Favini iniziò subito la proclamazione delle principali adesioni fino allora pervenute:

Nella ricorrenza del vostro 50° anno di Sacerdozio desidero farvi pervenire le più sentite felicitazioni insieme con i migliori auguri ed il mio cordiale saluto.

Aff.mo UMBERTO DI SAVOIA.

Gli applausi si rinnovarono alla proclamazione delle altre adesioni degli Em.mi Principi di Santa Chiesa, degli Ecc.mi Nunzi Apostolici, Arcivescovi e Vescovi, di Autorità ecclesiastiche, civili, politiche e militari, di Superiori di Ordini e Congregazioni religiose, di Personalità del clero e del laicato.

Vorremmo poterle pubblicare tutte quante. Ma la ristrettezza dello spazio non ce lo consente. Ne daremo l'elenco nel prossimo numero anche perché continuano a giungerne tuttora. Qui ci limitiamo a riportare le seguenti:

L'Em.mo Cardinal Segretario di Stato: Fausta occasione Nozze d'Oro Sacerdotali vostra Paternità sia premio sue insigni benemerenze nuova serie divine grazie a spirituale prosperità sua degna persona e intera famiglia salesiana.

Cardinal MAGLIONE.

L'Em.mo Cardinale Protettore:

Carissimo Don Ricaldone, in un giorno così spiritualmente caro a Lei che tutta la sua vita ha dedicato alla suprema benemerita missione dell'educazione cristiana civile e religiosa della gioventù, Le sia di premio e di conforto il vivissimo compiacimento che Le esprimo quale Prefetto della Sacra Congregazione dei Religiosi.

Il Prefetto, il Protettore, tutta la Società Salesiana coi suoi vari componenti ammirano l'opera svolta dal Rettor Maggiore per mantenere lo spirito del Fondatore e l'osservanza delle regole nella Società Salesiana e nell'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice. La formazione delle anime in cui si sforza di innestare e alimentare l'amore alle pia elette virtù, alla scienza, al lavoro: ecco il campo di attività che è stato e resterà « ad multos annos » assegnato alla mente e al cuore di D. Ricaldone, che con tutti i suoi buoni Figliuoli benedico con affetto.

VINCENZO Card. LA PUMA, Protettore.

Il nostro Em.mo Cardinal Primate Augusto Hlond:

Fra le contingenze della mia attuale situazione, come mi sentirei salesianamente felice e fiero se avessi la fortuna di trovarmi personalmente al suo lato, nella solenne ricorrenza della sua Messa d'oro e vivere da vicino sia la sua giubilare gioia sacerdotale, sia i festeggiamenti della Famiglia Salesiana, tradizionalmente così devota al suo Rettor Maggiore e sì ossequente alla sua paterna autorità!...

Aderisco, pertanto, e con effusione di cuore. Prego di considerarmi coree ufficialmente presente a tratti gli atti, tanto liturgici, quanto intimi, del grande plebiscito di affetto e venerazione. Unendomi quindi alle preghiere dei confratelli, cooperatori, exallievi e giovani di tutto l'orbe, farò qui, il 27 maggio, durante la sua solenne Mesca giubilare, un'ora di adorazione, e, nella mia pochezza, raccomanderò al Signore tutte le intenzioni che lei porterà nel suo cuore all'altare delI'Immacolata Ausiliatrice. Associandomi poi alla distinta assemblea ponieridiana, la prego di accogliere anche il mio devoto omaggio di venerazione filiale, affetto e riconoscenza, come pure i miei voti più cordiali per la sua venerata persona, per il suo paterno governo e per tutta l'Opera salesiana, la quale, nella crisi sì dura, si edifica e conforta coll'imperturbato contegno del suo Rettor Maggiore, che con mente serena e mano ferma la conduce attraverso gli anni della terribile espiazione universale verso il gran giorno in cui l'Ausiliatrice ridonerà all'umanità ed alla Chiesa la pace di Cristo. In quel mondo di domani, evangelicamente rigenerato e riconciliato nella cristiana

fraternità dei popoli, le sue gravi pene paterne di oggi, nonchè le immolazioni dei confratelli, diventeranno fonte di nuove benedizioni per la incomparabile Famiglia di Don Bosco Santo e le sue instancabili iniziative di carità e di bene.

Desidero tanto che questa festiva celebrazione giubilare, la quale, malgrado la triste ora, sarà per noi tutti una giornata di grande e solidale gioia salesiana, apporti al suo paterno cuore, oltre a tante grazie celesti, i più dolci conforti e le più legittime consolazioni, quali possono provenire solamente da cuori sì filialmente affezionati e fedeli come lo sono e lo saranno sempre i nostri.

Con affettuosa venerazione e gratitudine profonda

suo dev.mo in charitate Christi

+ AUGUSTO CARD. HLOND.

Dalla SPAGNA l'adesione non poteva essere più cordiale e più totalitaria.

Il Ministro dell'Educazione Nazionale:

Al celebrar Bodas de oro de su consagraciòn sacerdotal reciba homenaje fervoroso por grandes servicios prestados a la Iglesia y a la Enseñanza. Saludale cordialmente.   JOSÈ MARIA IBANEZ MARTíN,

Il Ministro del Lavoro:

Quiero hacerle presente con motivo de un aniversario tan señalado en su vida sacerdotal, la expresión de mi admiración y mi respcto. Para quienes como falangistas servimos en nuestra patria la concepción cristiana de la justicia entendida como mandamiento divino la magnifica obra social llevada a cabo por la Orden Salesiana fuerza nuestra simpatia y nuestra comprensiòn. Como rector de esta directriz le transmito mi adhesión sincera y ofrezco la continuacióan de mi colaboración en el esfuerzo llevado a cabo en este sentido par sus comunidades españolas. Que Dios y mi patria se lo paguen. Reiterandole mi admiraciòn cordial brazo en alto le saluda su afectisimo seguro servidor que besa su mano.

Ministro Trabajo: Don JOSÈ GIRÒN.

Il Ministro dell'Agricoltura:

EI Ministro de Agricoltura saluda brazo en alto al Ilmo. Sr. Rector de los Salesianos de Turín, Reverendo Padre D. Pedro Ricaldone, gran amigo de España, y le felicita muy sinceramente con motivo de cumplir el proximo dia 27 sus Bodas de Oro Sacerdotales.   MIGUEL PRIMO DE RIVERA.

Il Nunzio Apostolico S. E. Mons Cicognani ha telegrafato:

Associandomi giubilo Famiglia Salesiana, presento felicitazioni vivissime e voti cordiali da questa Nazione dove Vostra Reverenza offrì Prima Messa e svolse fecondi anni di apostolato.   CICOGNANI.

L'Ambasciatore d'Italia a Madrid:

Della ricorrenza cinquantesimo anniversario vostra feconda missione sacerdotale desidero farvi giungere, assieme ai miei più fervidi auguri, sensi sincera ammirazione per meravigliose realizzazioni Opera Salesiana in Ispagna, delle quali siete stato fautore e animatore instancabile.

GIACOMO PAULUCCI DE' CALBOLI.

Da MIRABELLO, paese natio del sig. Don Ricaldone, il Prevosto:

Clero, associazioni cattoliche, parrocchiani tutti, rasiti spiritualmente, offrono Comunioni, preghiere, vostra Messa d'Oro rinnovando sensi decozione, riconoscenza.   Don De ANDREA.

Il Podestà:

Mentre salite l'altare santissimo per celebrare vostra Messa d'oro, cuore mirabellese vi accompagna implorando, dal Signore copiose grazie e prosperità.

Podestà MASSOBBIO.

Chiuse la serie dei Cooperatori, Ex-allievi, Salesiani e Figlie di Maria Ausiliatrice delle varie parti del mondo dond'era potuta giungere la corrispondenza, l'adesione dei Missionari di Oriente e di Estremo Oriente, dei Cappellani militari, degli Internati e dei Prigionieri.

Giocondo intermezzo, la barcarola di Don Antolisei « Sulla laguna », graziosamente interpretata dai nostri cantori.

L'omaggio dei Cooperatori e delle Cooperatrici.

Poi si alzò il Presidente Internazionale Conte Gr. Cr. Sen. Eugenio Rebaudengo, per presentare gli auguri dei Cooperatori e delle Cooperatrici Salesiane. Salutato da fervidi applausi, egli esordì esprimendo la grande consolazione che provava nel compiere il gradito mandato, e ringraziando il Signore per aver benignamente associato in graziosa coincidenza l'onomastico del sig. D. Ricaldone col suo genetliaco, ed il giubileo d'oro sacerdotale del Rettor Maggiore col suo d'argento di Presidente Internazionale dei Cooperatori Salesiani.

Certo l'esultanza, che riempie oggi i nostri cuori, non si manifesta egli aggiunse - giusta i nostri desideri e i nostri voleri; ma quanto si perde in esteriorità si guadagna in intensità. Trattasi al postutto di festa di cuori, che intendono esprimerci la dolcezza e il fervore dei loro intimi sentimenti a vostro riguardo, e ciò all'ombra della magnifica Basilica, che sotto il vostro Rettorato ebbe consolidate le proprie fondamenta e fu con arte e regale munificenza rifatta nuova, resa assai più ampia e splendente d'oro, di colori di marmi preziosi, dove ogni cosa parla alla mente e al cuore, come si conviene alla casa di Dio, mi sia lecito dirvi, come si conviene al Cielo di Dio in terra.

Ho così di passata fatto cenno ad una delle tante vostre feconde iniziative, ad una delle tante vostre opere insigni compiute per il perfezionamento delle anime, pel progresso della civiltà, in onore della Chiesa e a gloria di Dio, durante un cinquantennio di apostoliche fatiche. Su di esse non mi soffermerò neppure per enumerarle. Non già che mi trattenga il timore di offendere la vostra singolare modestia, dote che in voi si accompagna all'ingegno fertile e all'infinita bontà. La giornata d'oggi è per voi di grande gaudio spirituale, misto per altra a sacrificio: Voi, che attendete solo da Dio il premio alle vostre fatiche, dovete soffrire che vi si ringrazi e vi si lodi, pubblicamente enunciando le vostre benemerenze molteplici. Ciò, mentre rappresenta un bisogno, una necessità per la lunga numerosa teoria dei vostri beneficati, giova per l'efficacia stimolatrice insita nell'esempio: così il concederlo, o meglio il patirlo, costituisce per voi un nuovo anello aggiunto alla smisurata corona dei vostri meriti, che vi assicurano il Paradiso. Mi trattiene invece il riguardo, che debbo a Voi e a questa solenne riunione , di evitare ogni ripetizione, essendo il gran bene da voi compiuto stato esaurientemente e autorevolmente esposto ed illustrato dal migliore, dal più indicato dei. commentatori, dal più eminente cioè dei vostri collaboratori, il Prefetto generale. Mi restringerò così - debba pur ciò dolermi - allo stretto compito, che mi incombe, di rendermi interprete dei Cooperatori salesiani, di questo poderoso esercito, diretta. creazione geniale di Don Bosco Santo, che sotto il vostro Rettorato, nonostante i tempi duri e cruenti, sfatando logiche previsioni, aumentò di numero e soprattutto di generosità. Si è invero grazie ai larghi incessanti aiuti concessivi con piena assoluta fiducia dai Cooperatori, che vi resero ministro commutatore della loro carità, che Voi avete potuto imprimere alla vostra Congregazione quel meraviglioso sviluppo, che ci è ben conosciuto per essersi svolto sotto i nostri occhi e per essercene stata fatta relazione sul nostro organo, il « Bollettino Salesiano ». Ebbene a me spetta e preme dichiarare che, dopo la protezione di Maria Ausiliatrice e di Don Bosco Santo, è soprattutto merito vostro se questa fonte di mezzi in questi ultimi anni di somme, universali difficoltà, lungi dall'esaurirsi, non solo non si è affievolita, ma si è incrementata. Sta di fatto che si è perchè in questi undici anni di vostro Rettorato, anni carichi di eventi nella storia mondiale e per Voi di attività instancabile, animata da ampiezza di vedute e accompagnata purtroppo da preoccupazioni, da ansie, da triboli di ogni natura, scritti dagli Angeli dei Signore nel libro di vostra vita a caratteri di diamante, che il tempo, il gran distruttore, non riuscirà a cancellare, i Cooperatori vi hanno visto rimanere con costante imperturbabilità all'altezza della vostra posizione, consapevole dei doveri e della responsabilità da essa impostivi e tenere voi, sacerdote di somma pietà, le redini della Congregazione con mano, adusata sì a sgranare il rosario, ma sempre vigorosamente ferma, che conduce sicura alla meta, mantenendo la disciplina con vigore addolcito da paterna soavità; si è perchè essi vi hanno visto confermare nel più conveniente dei modi che per il succedersi dei Rettori Maggiori si aumenta il numero dei protettori in Cielo dell'Opera salesiana, ma questa per mutazione di persone nel suo governo, non muta se non nell'avanzarsi sempre di più; gli è perchè essi vi hanno visto e udito sia nel tempio, sia nella scuola, sia alla soglia dell'officina, sia nel cortile risuonante di grida e di canti, tanto fra genterella quanto fra le persone colte ed i potenti della terra, sempre semplice una dignitoso e infervorato di fede, pronunciare la parola divina dell'amore; si è per tutto questo, che garantisce, conforta ed esalta, che i Cooperatori non vi hanno lesinato la volonterosa loro collaborazione onde la vostra Congregazione, così consona alle esigenze dei tempi moderni, sempre più e meglio risponde alla provvidenziale missione statale affidata da Dio, al cui compimento il santo Fondatore diede gagliardo principio, determinandone le indefettibili regole state religiosamente osservate dai degni Successori. E in questo giorno di giubilo a me spetta e preme di soggiungere che i Cooperatori attratti da voi, sintesi mirabile di virtù operative e contemplative, capo e guida esemplare, che la preghiera rendete soccorritrice dell'azione, come vi hanno seguito e appoggiato fin qui, così faranno in avvenire, per le vie che voi ispirato da Don Bosco Santo indicherete. Rivolgetevi pure loro a cuore aperto ed essi entusiasticamente risponderanno al vostro appello.

Stiamo attraversando un periodo storico tragico: gravi e complessi sono i problemi posti dalla guerra, di cui per accanimento, per vastità, per mezzi di distruzione la storia non conosce l'uguale. A mio modesto modo di vedere, che ritengo condiviso dai miei colleghi Cooperatori, uno sconfinato campa di azione, ove mietere larga messe di meriti agli occhi di Dio e degli uomini, si apre, in questi tempi tetri, alla Congregazione salesiana, cui D. Bosco, questo gigante propugnatore dell'educazione cristiana, se pose come fine immediato l'educazione morale e professionale della gioventù e l'evangelizzazione dei selvaggi chiusi alla luce delle leggi divine, diede come scopo immanente la diffusione dell'istruzione religiosa dichiarando base della loro azione il precetto Da mihi animas. Orbene, quanta ignoranza in materia religiosa non è nell'ora che volge da lamentarsi, senza differenza di sesso, in ogni classe sociale e in ogni età! Per limitarmi a poche constatazioni, non s'intende forse qua e là con raccapriccio l'orribile bestemmia di far risalire la responsabilità dei dolori inenarrabili, da cui oggi l'umanità è colpita, a Dio, e, se non si osa tanto, di attribuirla al suo augusto bianco Vicario in terra? E quanti cristiani, tali di puro nome, sono sordi alle sapienti direttive della Chiesa predicanti la giustizia e la solidarietà sociale ed hanno perduto il senso preciso di ciò che . sia bene o male morale; e quanti che hanno ricevuto il battesimo, se ne ricordano solo, se pur se ne rammentano, in punto di morte! Che se è in armonia coi voleri di Dio e quindi giusto che i lavoratori ricevano un equo compenso atto a procurare a loro ed ai propri familiari un tenore di vita civile in questa terra d'esilio, ciò non basta: occorre anche dar loro insegnamenti, infondere nei loro cuori sentimenti per cui si rendano al di là meritevoli di una vita beata. Non esito a dichiarare che uno dei mali maggiori, che in questo periodo calamitoso sono da deplorarsi, tanto più insidiati come siamo dall'ateismo materialista, è l'infiacchimento della fede, ossia la dimenticanza del Cielo e l'affermazione della terra, cui occorre opporre una riforma cristiana delle coscienze, stabilendo il primato dello spirito sulle aspirazioni e sulle passioni materiali e ricordando all'uomo la propria genealogia divina. Non sta ai Cooperatori dire in che modo e in quale misura la Società Salesiana, che vive intensamente la vita del suo tempo, ed in un'insuperabile scuola di caratteri, possa contribuire al raggiungimento di un siffatto provvido scopo dal contenuto religioso e sociale, che s'impone: di questo posso assicurarvi che noi Cooperatori, figli vostri devoti, memori della norme stabilite nel regolamento datoci da Don Bosco e lieti della Crociata Catechistica da voi bandita, siamo ai vostri ordini pronti a collaborare in questo campo in conformità degli intendimenti del nostro Santo Fondatore, di cui voi ricopiate a perfezione il modello, e in corrispondenza dei bisogni più urgenti posti dall'epoca nostra per davvero d'eccezione.

Venerato ed amato Rettor Maggiore, colla convinzione profonda che bene augurando a voi, oculato custode delle sante tradizioni di Don Bosco, si formulano voti per la prosperità della Società Salesiana, per la diffusione e il perfezionamento della civiltà, noi Cooperatori e Cooperatrici d'ogni paesi e di ogni condizione sociale, stretti nella bellezza di quest'ora indimenticabile in un solo sentimento al di sopra degli armati conflitti, dopo avere umilmente ringraziato Iddio di avervi suscitato, sostenuto, avvalorato, fervidamente lo preghiamo, interponendo la valida intercessione di Maria SS. Ausiliatrice e dello zelante suo servo Don Bosco, di accordarvi molti altri anni di vita feconda, in cui lievi vi paiano le cure, che vi gravano sugli omeri, e voi possiate spendere in servizio di Lui e dell'incrollabile sua Chiesa e a vantaggio dell'umanità, come in passato, tanti tesori di energia, tanta dovizia di esperienza, tanta luce di dottrina, tanto fuoco di cristiana carità.

La chiusa del discorso strappò nuovi calorosi applausi.

La presentazione dei doni.

La presentazione dei doni venne affidata ai giovani che in un vivace dialogo ci diedero anche più viva l'impressione del fervore che ha preparato l'offerta. Oratori ed Istituti gareggiarono nel promuovere le vocazioni che raggiungono il bel numero di oltre duemila fra le varie Ispettorie. Commovente il concorso dei bimbi, fanciulli e giovinetti per l'obolo a favore degli orfani, che il Rettor Maggiore continua ad accogliere nelle Case salesiane e negli Istituti delle Figlie di Maria Ausiliatrice. L'amor di Patria ed il senso di fraterna carità cristiana ha spronato i piccoli ad una generosità degna del più alto encomio. Non possiamo dare le cifre totali perchè la difficoltà di comunicazioni non ci ha ancor permesso di avere tutti i dati. Ma da quelli indicati abbiamo potuto rilevare somme davvero cospicue e tanto più preziose perchè frutto di volontarie privazioni e sacrifizi. Un vero successo è stato la Crociata Catechistica. Tutti gli Oratori ed Istituti hanno partecipato ai Concorsi nazionali e lasciano bene sperare del Concorso Internazionale che verrà promosso appena le condizioni lo permetteranno. Ai doni dei giovani dovremmo aggiungere, quelli dei Cooperatori e Cooperatrici, ex allievi ed ex allieve. Ricorderemo quelli oltremodo preziosi della Compagnia di Gesù e dei PP. Giuseppini del Murialdo: il Rev.mo P. Magni, Vicario Generale, annunciò la celebrazione di duecento Messe, ed il Provinciale di Torino, P. Menocchio, di altre cinquantasette della Provincia Torinese secondo l'intenzione del Rettor Maggiore. Il Rev.mo P. Casaril, Superiore Generale dei Giuseppini, la celebrazione di cinquanta Messe.

Particolarmente gradite due pubblicazioni vivamente attese: il secondo volume degli Annali della Società Salesiana, di D. Ceria; ed il IV volume delle Opere e scritti di D. Bosco, che è una poderosa illustrazione critica della biografia del ven. Domenico Savio composta dal Santo, a cura del nostro D. Caviglia.

L'omaggio degli ex allievi.

Dopo un intermezzo sinfonico per banda del Quatrano, il Grand'Uff. Arturo Poesio, Presidente Internazionale, con calda, cordiale eloquenza, presentò l'omaggio degli Ex-allievi. Partendo dal concetto informativo delle direttive date dallo stesso Rettor Maggiore all'Associazione, che « ogni ex allievo ovunque si trovi, nella famiglia, nel negozio, nell'officina o sulla cattedra, deve considerarsi come il Direttore di una piccola Casa salesiana, figlio e prolungamento di Don Bosco, conservatore e diffusore del suo spirito e delle sue opere », egli proseguì:

Ebbene, amatissimo Padre, come i Direttori dei mille Istituti Salesiani organicamente qualificati e catalogati sono qui intorno e voi nella persona dei loro degnissimi Ispettori, così anche tutti gli oscuri Direttori di queste innumerevoli piccole case di Don Bosco, non denominate e non elencate, ma pulsanti di vita salesiana, sono qui alla vostra presenza nella persona del loro rappresentante, da voi designato, per rendervi il loro omaggio, per esprimervi i loro voti, soprattutto per attestarvi la loro fedeltà, per offrirvene direi, le prove con il quadro delle attività delle 319 Unioni che costituiscono la loro mondiale organizzazione.

Purtroppo, della vita fervida ed operosa delle 174 Unioni costituite all'estero, non mi è concesso darvi concrete notizie recenti.

Ma ho avuto stamane la fortuna di presentarvi a nome delle 15 Unioni italiane, i volumi delle loro « Cronistorie », che vogliono essere una specie particolare di quel «rendiconto» che nella vita salesiana ha un'importanza caratteristicamente essenziale.

Nell'impossibiltà di segnalare e illustrare neppure fugacemente, le svariatissime specie di attività riferite nelle « cronistorie », non posso tuttavia fare a meno di accennare - dico accennare - almeno quelle forme attuali che hanno speciale connessione con la odierna celebrazione.

In tutti i Convegni dell'anno 1942 e dell'anno in corso, le Unioni hanno imperniato il loro programma su questi argomenti:

1) Ritiri spirituali, mensili ed annuali.

2) Lavoro per la « Crociata catechistica ».

3) Collaborazione alla raccolta dei mezzi destinati alla estensione della beneficenza salesiana a favore dei fanciulli orfani od abbandonati a causa della guerra

4) Omaggio al Ven.mo Rettor Maggiore nella fausta ricorrenza del suo Giubileo d'Oro.

Questi comuni obiettivi, unanimemente fissati e discussi dalle Unioni ex allievi per la loro vita pratica attuale, hanno un valore ed un significato che non occorre illustrare. Essi dicono:

Primo: che gli ex allievi sono intimamente persuasi - e lo proclamano altamente - che il loro primo dovere e la più certa garanzia dell'adempimento della missione, che loro deriva dal fatto di essere figli di Don Bosco, è la cura del loro personale perfezionamento spirituale. Essi riconoscono che l'ex allievo degno di questo titolo è principalmente quello che vive da cristiano modello, in grazia di Dio, lavorando a servizio della Chiesa, secondo gli insegnamenti di D. Bosco.

Il secondo punto programmatico dimostra che gli ex allievi, si sforzano di prendere parte attiva, e non secondaria, alla sempre più rigogliosa fioritura di quel diffuso profondo fermento di rinnovamento catechistico in mezzo al popolo cristiano, che costituisce una delle vostre benemerenze più alte, o Veneratissimo Padre. In due Congressi Catechistici presieduti da insigni Pastori della Chiesa, a cui ho assistito a Catania e a Firenze, ho sentito lamentare l'assenza degli uomini dalle opere e manifestazioni catechistiche... Le Unioni ex allievi debbono proporsi e si propongono di colmare questo deplorevole vuoto, nel desiderio di dare così il più efficace impulso al raggiungimento delle mète da voi fissate.

Il terzo argomento che forma l'oggetto del lavoro delle nostre Unioni, sta a comprovare che gli ex allievi sono profondamente compresi della necessità urgente della estensione sempre più vasta e della intensificazione sempre più efficace della assistenza e del soccorso alle giovinezze innumerevoli che, della bufera imperversante, sono e saranno le vittime innocenti.

Ricordano gli ex allievi quello che Don Bosco ha fatto per gli orfani ed i fanciulli abbandonati in occasione di pubbliche calamità; sanno gli ex allievi che questo caritatevole obiettivo sta più di ogni altro a cuore a voi, o Veneratissimo Padre, in questo momento e sono fieri di dirvi che i vostri palpiti paterni sono da essi condivisi e che essi fanno il possibile per potervi offrire il loro obolo ad incremento della raccolta dei mezzi necessari a fronteggiare le necessità del provvidenziale cómpito che la Provvidenza affida in questo campo alla Famiglia Salesiana.

L'importo dei nostri contributi è già cospicuo. Ma prima che il periodo dei Convegni si chiuda, noi speriamo di potervi attingere più alte vette.

Gli ex alunni, che sanno di potersi considerare come vostri figli, hanno inteso ed intendono onorarvi non soltanto coi loro sentimenti, ma con le loro opere per dimostrare con esse la loro appartenenza alla Famiglia Salesiana che ha per motto « preghiera e lavoro ». Avranno così il più giusto titolo per stringersi a Voi in questa circostanza, in quella perfetta e cordiale fusione di volontà e di opere che .della famiglia salesiana è stato sempre il tesoro ed il distintivo, fedelmente conservati negli anni, e luminosamente espressi nell'armonia dell'amore-filiale per Don Bosco e per i suoi successori, ed oggi per voi, che degnamente di lui perpetuate la paternità, le virtù e la saggezza del governo...

Fervidi applausi sottolinearono le dichiarazioni più salienti di un programma così nobile e così intenso, che mira a lievitare la società di generoso spirito cristiano.

L'omaggio del Pontificio Ateneo Salesiano.

Chiuse la serie degli omaggi il Rettor Magnifico del Pontificio Ateneo Salesiano, Dott. Don Andrea Gennaro, il quale, ringraziato il sig. Don Ricaldone dell'impulso dato agli studi ecclesiastici della Congregazione e del credito acquisito ai nostri studentati, riaffermò il proposito dei professori e degli alunni di corrispondere col massimo impegno e col più alto senso di responsabilità alla fiducia della Santa Sede, seguendo con fedeltà le sagge direttive da lui impartite fin dalla prima organizzazione.

L'Exultate Deo del Pagella, esaurì il programma musico-letterario.

La parola dell'Em.mo Cardinale Arcivescovo.

Ma l'Em.mo Cardinale Arcivescovo si degnò di darci un'altra prova del suo affetto. Vibranti acclamazioni gli dissero la gioia e la gratitudine nostra appena accennò a parlare.

Egli esordì rilevando che tutto quello che si poteva dire era veramente già stato detto. Ogni campo era stato egregiamente toccato ed illustrato: tanto quello dei benemeriti Cooperatori come quello degli ex allievi. Erano echeggiate nella sala nobilissime parole che onoravano innumerevoli falangi di anime generose, le quali cooperano all'incremento dell'Opera salesiana e che con commossa riconoscenza ricordano e benedicono la formazione ricevuta negli Istituti di Don Bosco. Gli pareva quindi preferibile rivolgere una parola ai cari giovani che avevano cantato così bene ed avevano espresso tanti delicati sentimenti di filiale affetto al loro Padre, il IV Successore di Don Bosco. Ed ai giovani egli volle subito precisare che il Giubileo - di cui tanto si era parlato - non è una invenzione moderna, ma antichissima istituzione che risale per lo meno a duemila anni avanti Cristo. Rifacendosi quindi alla Sacra Scrittura, richiamò brevemente le disposizioni del Levitico in cui si fissava che ogni 50 anni si dovesse celebrare l'Anno giubilare, con spirito di propiziazione e di espiazione. Se ne doveva dar l'annuncio sette mesi prima col suono delle trombe affinchè tutti si preparassero a santificarlo, e l'annuncio doveva diffondersi « in universa terra ». Veramente - rilevava il Cardinale - i commentatori in quel termine « universa » non comprendono tutto il mondo, ma solo tutta la terra d'Israele. Però - soggiungeva - nella ricorrenza odierna, per quest'anno giubilare, l'annuncio delle trombe era stato realmente rivolto a tutta la terra. Le trombe avevano infatti squillato in tutte le Case salesiane del mondo. Lo avevano detto anche i cari giovani dalle tribune, presentando, coll'arguto dialogo, i doni pervenuti od ancora in viaggio eia ogni plaga dell'universo; lo avevano proclamato le innumerevoli adesioni tutte riboccanti di. filiali sensi di devozione e di riconoscenza verso il sig. Don Ricaldone.

Ma, se era anno di letizia, pel IV Successore di Don Bosco, l'anno giubilare si presentava pure come tempo di espiazione, di penitenza, di sacrificio. Non erano infatti al suo fianco tutti i figli che avrebbe desiderato; neppur tutte le rappresentanze avevano potuto varcare le frontiere per stringersi attorno a lui, pur essendo tutti i membri della Famiglia salesiana spiritualmente presenti.

Nel Giubileo antico, avvicinandosi il tempo stabilito, non si poteva più nè seminare, nè mietere. Forse fin d'allora c'erano i profittatori; perciò il Signore aveva fatto divieto di accantonare anche ciò che spontaneamente nasceva e maturava. Tutti dovevano vivere della Provvidenza, accontentarsi del puro necessario e lasciare il resto ai poveri ed ai pellegrini. Ma perchè nessuno dovesse sentirsi angustiare dal timore di non aver da vivere, il Signore aveva assicurato negli anni precedenti al Giubileo tale abbondanza che il vecchio raccolto non si sarebbe consumato prima della maturazione del nuovo. Anche il Rettor Maggiore in questi anni precedenti aveva goduto di una grande abbondanza di benedizioni: una fioritura di opere che gli permetteva di guardar sereno all'avvenire, mentre il cuore gli si stringeva e quasi gli si spezzava nella forzata paralizzazione di tanta preziosa attività. « Passeranno questi anni dolorosi - disse rivolto al sig. Don Ricaldone - durante i quali dovete accontentarvi del minimo indispensabile perchè le opere reggano e resistano all'urto formidabilc della bufera. - Il Signore vi benedirà poi con tanta magnificenza che - come hanno assicurato le voci dei vostri figli - da ogni terra sorgeranno numerose schiere di volonterosi, pronti ai vostri cenni per marciare al ristabilimento delle posizioni danneggiate ed a nuove conquiste. È questo -- conchiuse - il mio augurio; ma non è solamente il mio. Hanno parlato i Cooperatori salesianì, hanno parlato gli ex allievi, hanno parlato i giovani di tutto il mondo. E sta bene! Ma, se in questo giorno hanno parlato anche i Vescovi della grande Congregazione, se la stessa voce del Vicario di Cristo è risuonata soave, confortatrice come armonia di cielo, in questa Accademia, è pure necessario che l'Episcopato di tutto il mondo ringrazi oggi il Rettor Maggiore del bene immenso che la Pia Società, da lui saggiamente governata, in tutto il mondo sta svolgendo. Ebbene, a nome di tutti i Vescovi della terra io vi ringrazio dal più profondo dell'anima: vi ringrazio in nome di tante famiglie delle quali educate i figli, in nome dei numerosi orfani che già avete accolto e che accoglierete nei vostri istituti; ed auguro che ancora per molti anni possiate continuare in questa vostra mirabile attività, a gloria di Dio ed a beneficio delle anime ».

Applausi prolungati ripeterono a Sua Eminenza la riconoscenza unanime.

Il ringraziamento del Rettor Maggiore.

Ripresero quindi vivissimi quando s'accostò al microfono il Rettor Maggiore.

Visibilmente commosso, il sig. Don Ricaldone cominciò ad esprimere i suoi ringraziamenti dicendo: « Stamane, mentre mi preparavo alla celebrazione della Santa Messa, la Provvidenza mi suggerì un pensiero che mi ha grandemente consolato. Nelle ore di preghiera e di riflessione che ho avuto a mia disposizione mi colpì fortemente un brano di S. Giovanni Grisostomo. Egli dice che quando un Sacerdote sta per iniziare la celebrazione della Santa Messa, gli Angeli Custodi delle anime, e specialmente delle più bisognose, accorrono a schiere da tutte le parti con un calice in mano; e dopo la consacrazione tendono il braccio perchè il Sacerdote versi nel loro calice parte del sangue di Gesù. Quindi giubilanti volano rapidamente verso le anime loro affidate per comunicar loro il frutto del Sacrificio e della Redenzione.

» Pensiero consolante per un Sacerdote, pensiero consolante per me - soggiunse - che appunto questa mattina ho molto pregato ed ho molto osato. Mi pare di poter dire che non mi sono sbagliato. Quando ascoltavo la lettura di tante e così care adesioni, dei numerosi telegrammi di partecipazione; quando negli scorsi giorni dovetti occuparmi della posta, scorrendo le lettere che da ogni parte mi recavano le espressioni di anime così buone e generose, avevo già detto fra me: bisognerà che io rivolga l'invito a tutti gli Angeli Custodi della terra e dica loro: - Venite tutti, senza eccezione, ad assistere alla mia Messa Giubilare, ed io verserò nei vostri calici il Sangue di Gesù perchè lo portiate a tutte le anime che vi sono affidate e tutte partecipino largamente del frutto del Santo Sacrificio.

» Così mi parve di poter pagare il debito che ho verso tutti coloro che in questa ricorrenza mi hanno ricordato in tanti modi, ma soprattutto colle preghiere innalzate al Signore per la povera mia persona. Ora non faccio che rinnovare il ringraziamento che, questa mattina, di gran cuore, ho elevato al Signore durante la Santa Messa».

E prese anzitutto a ringraziare il Signore, che era stato così buono con lui, che in cinquanta anni di sacerdozio gli aveva elargito tante e tante grazie, che l'aveva ricolmo di speciali benefizi. Poi rivolse subito il suo ringraziamento al Santo Padre Pio XII che, nella sua sovrana bontà, si era degnato di inviargli il preziosissimo « Autografo ». La sera innanzi, aperto il caro messaggio, l'aveva baciato affettuosamente, ed, in ginocchio, l'aveva letto colla più profonda commozione. Poi si era raccolto a pregare per il Santo Padre perchè in quest'ora tragica che apporta al suo gran cuore pene inenarrabili, egli possa continuare a prodigare a tutti gli uomini il conforto della sua paterna assistenza, della sua inesauribile carità.

All'Eminentissimo Cardinale Arcivescovo il sig. Don Ricaldone sentì il bisogno di dire tutta la sua confusione, nell'impossibilità di ringraziarlo adeguatamente della partecipazione così piena, così cordiale, così paterna alla celebrazione del suo Giubileo.

Ma, poichè l'Em.mo si era reso interprete dei sentimenti di tutto l'Episcopato, egli colse l'occasione per ringraziare in lui tutti i venerati Pastori della Chiesa. « Baciando la vostra Porpora, Eminenza - egli disse - io intendo baciare la Porpora di tutti gli Em.mi Cardinali di Santa Chiesa; baciando il vostro Anello, la vostra Croce, io desidero baciare l'Anello, la Croce di tutti gli Ecc.mi Arcivescovi e Vescovi del mondo ». Protestò quindi a lui ed a tutto l'Episcopato quei sensi di rispetto, di amore e di venerazione che Don Bosco, ancora in punto di morte, raccomandò a tutti i suoi figli, assicurando che, come sempre, la Società Salesiana resta a loro disposizione per tutto quello che possa concorrere alla gloria di Dio ed al bene delle anime.

Un pubblico ringraziamento rinnovò all'Altezza Reale il Principe di Piemonte, sempre così affezionato all'Opera salesiana, sempre così sensibile alle nostre gioie ed alle nostre pene, sempre così premuroso di aiuto, di conforto, di incoraggiamento. Nella persona dell'Augusto Principe egli estese il suo ringraziamento alle Maestà dei nostri Sovrani, a tutta Casa Savoia, a tutte le Autorità che avevano preso così viva parte alla cara festa.

Si rivolse poscia al Conte Sen. Eugenio Rebaudengo, per ringraziare in lui tutti i Cooperatori e tutte le Cooperatrici, che sostengono con tanto zelo l'Opera di Don Bosco, e per dire a lui in particolare, così legato alla Famiglia Salesiana per la sua cordiale munificenza e per l'esempio e per lo zelo con cui da venticinque anni presiede alla Pia Unione, tutta la gratitudine dell'animo suo.

Al Grand'Uff. Arturo Poesio espresse, oltrechè il suo affetto e la sua riconoscenza, l'ammirazione pei propositi di vita cristiana e di apostolato catechistico che gli ex allievi da lui diretti gli hanno assicurato: perchè è proprio nella diffusione dell'istruzione religiosa e dello spirito cristiano che sta il segreto della salvezza della società.

Ai giovani, specialmente a quelli della Casamadre, che rappresentavano tutti gli altri, egli disse la gioia provata nel riudire le loro voci, le loro preghiere e i loro canti; ma soprattutto nell'accogliere le nobili disposizioni dei loro cuori protesi a quella soda formazione cristiana che li farà degni del domani.

Il suo pensiero corse poi ai suoi cari di famiglia, ai suoi genitori che seppero educarlo cristianamente alla vita e meritargli dal Signore la vocazione allo stato sacerdotale.

Dall'Italia passò alla Spagna. E, nel cumulo delle memorie, ricordò specialmente il buon Parroco di S. Andrea di Siviglia, D. José Camacho, che gli mise la sua chiesa a disposizione per la sua prima Messa e gli fece il discorso in quel giorno memorando elevando un inno di gloria alla SS. Trinità:. « Gloria al Padre in Maria Ausiliatrìce e nel Sacerdote ; gloria al Figlio in- Maria Ausiliatrice e nel Sacerdote; - gloria allo Spirito Santo in Maria Ausiliatrice e nel Sacerdote ». Ricordò il Padrino, avvocato D. Juan Romero, e la madrina Doña Isabella Villalon, nonchè la buona signora Doña Nieve Salazar che offerse il famoso vassoio di dolci, finito come fu descritto nel Bollettino precedente.

L'ultimo ringraziamento lo riserbò ai Superiori del Capitolo ed in particolare al Prefetto generale, organizzatore dei festeggiamenti; poi alle Superiore del Consiglio Generalizio delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Per mezzo loro intendeva ringraziare tutti i Salesiani e tutte le Figlie di Maria Ausiliatrice. Chiuse invocando l'aiuto di tutti per ottenere dal Signore perdono delle proprie manchevolezze, e per poter corrispondere sempre più adeguatamente alla tremenda responsabilità della sua missione. E pregò il Cardinale Arcivescovo a coronare la manifestazione colla sua benedizione.

L'Em.mo l'impartì di gran cuore. Poi, mentre la banda riprendeva le sue note trionfali, e dalla platea e dai palchi si rinnovavano le più fervide acclamazioni, col Rettor Maggiore e coi Vescovi, lasciò la sala per accomiatarsi.

Il canto del " Te Deum ".

Dal teatro, la folla si riversò in Basilica, dove il sig. Don Ricaldone, assunti i sacri paramenti, assistito dagli Ispettori dell'Ispettoria Tarragonese, Adriatica e Veneta, procedette all'altare pel canto del Te Deum. Esposto il SS. Sacramento, intonò l'Inno Ambrosiano che i cantori proseguirono alternandolo colla massa delle rappresentanze. La scuola eseguì poscia il Tantum ergo del Cicognàni, ed il Rettor Maggiore, elevato l'Ostensorio, impartì a tutti l'Eucaristica Benedizione. La funzione si chiuse col Laudate Dominum omnes gentes.

Il trattenimento serale.

A sera, i giovani dell'Oratorio festivo e gli alunni del nostro Istituto « Savio Domenico » di Sassi vollero offrire al sig. Don Ricaldone ancora un grazioso trattenimento, interpretando, tra canti e declamazioni, due bozzetti di Don Rufillo Uguccioni: « Le mani che han toccato il Signore » e «Il riposo di un Santo ». Negli intervalli il nostro Don Secondo Rastello gli fece omaggio di un'alata poesia di occasione, ed un giovane declamò un'altra poesia in dialetto piemontese: 'L Preive, di Nino Costa.

Il signor Don Ricaldone rinnovò specialmente ai giovani i suoi rallegramenti ed i suoi ringraziamenti; e, lasciando loro paterni ricordi, suggellò la festa col salesiano augurio della « buona notte ».

Tra i nostri ammalati di Piossasco.

L'indomani, il Rettor Maggiore, con delicatissimo pensiero, si recò a Piossasco a celebrare l'anniversario della sua Prima Messa tra i nostri cari confratelli ammalati, i quali gli offersero, oltre le preghiere e le Comunioni,, anche l'inestimabile dono delle loro sofferenze.

Nei giorni seguenti se lo disputarono le nostre Case di formazione più vicine.

Lo spazio ci impedisce di dar la cronaca di tutte le manifestazioni organizzate anche nelle altre Case Salesiane e negli Istituti delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Ovunque l'adesione dei Cooperatori e degli ex allievi fu così imponente, cordiale e generosa da confermare il carattere plebiscitario da noi rilevato fin dall'inizio di questa affrettata relazione.

NB. - Rinviamo - come abbiamo detto - al prossimo numero l'elenco delle ADESIONI, anche perchè, date le difficoltà di comunicazioni, continuano a giungercene ogni giorno.