Anno LXVII -N. 8 - 1° Agosto 1943
SOMMARIO: Il cuore del Papa. - La morte di Madre Luisa Vaschetti. - In famiglia: Italia, Cile, Egitto, Portogallo. - Pel Giubileo del Rettor Maggiore. - Dalle nostre Missioni: Thailandia, India, Equatore. - In memoria di S. E. Mons. Luigi Maria Olivares. = Tesoro spirituale. - Necrologio. - Crociata missionaria.
Sul mondo sconvolto che la famiglia d'Adamo, fatta immensa di . numero, va contendendosi, si direbbe che sia spento il focolare sacro accesovi da Dio fin dalla primissima ora. Senonchè anche in questa ora tremenda veglia su l'immane contesa dei figli un cuore di padre, del Padre dei padri anzi, cuore capace di tutto l'amore, perchè esemplare del Cuore di Gesù, vogliamo dire il cuore del Papa. Un cuore che sa tenersi in alto, librato su tutti i contendenti e tutte le contese, che sa essere fuori per vederci meglio dentro e per non fare mai l'assente; con volo d'aquila che punta verso i Cieli, mentre alita su la terra come lo Spirito di Dio sul caos del mondo primitivo: Spiritus Dei ferebatur super aquas (Gen., I, 2) per portare il soffio calorifico della vita che l'egoismo minaccia di spegnere. Forse mai come in questa solennissima ora di Dio si sta sperimentando come l'unità della fede sia il massimo coefficente all'unità della famiglia umana, il segreto della sua grandezza, il vincolo della sua pace operosa. C'è da nobilitare l'amore depravato fino all'esasperazione, da ricondurlo alla sua prima purissima Fonte, al suo naturale primo focolare; ora la via regia, la più sicura, diciamo senz'altro l'esclusiva, è quella che attraverso il cuore del suo Vicario, va direttamente al Centro dei cuori e dell'amore, a Dio.
Questo ritorno universale degli uomini alla loro naturale nobiltà primitiva può effettuarlo un uomo e farlo senza essere mai travolto nella mischia furibonda. È naturale e, spiegabile quindi che tutti si levino incontro al Padre, figli devoti e figli prodighi, per tirarlo ognuno dalla sua, sentirselo accanto nella mischia, invocarlo giudice inappellabile nella contesa. È il cuore del padre che, se conosce un debole, è sempre pei figli più provati.
La paternità delegata derivatagli non solo da quella pienezza di poteri trasferitagli dal Capo Divino della Chiesa, ma da quella personificazione di sé, che Gesù ama vedere nel proprio Vicario in terra e da quel Cuore che ama tanto gli uomini, ci può spiegare come un uomo possa abbracciare e racchiudere nel raggio del suo amore tutti gli uomini per amarli in maniera non più umana, ma divina. Ma di questo altissimo amore quanti sanno capacitarsi?
Noi ce lo figuriamo dinanzi alla memoria così come l'hanno veduto e lo vedono le genti di ogni terra e di ogni lingua attraverso le sale del Vaticano durante le lunghe e faticate ore delle udienze, quando il cuore del padre universale prende immediato contatto con quello dei figli, per sentirne le ansie segrete, condividerne le pene, lenirne i dolori, imbalsamare ferite profonde aperte e sanguinanti, confortare con la benedizione e la carezza della speranza, che non muore neppure quando è spento il focolare.
In quella piccola e tanto grande Città di Dio, in quella capitale del suo Regno, in quella cen trale della carità di Gesù Cristo, vera immagine della «Città Superna», dove non esistono barriere di nazioni o di schiatte, l'umana famiglia ritrova veramente il vincolo che l'unisce, la ricompone nella sua unità, la cementa nell'amore; poichè anche i figli che, pur essendosi spinti là nella casa paterna, se ne stanno fuori con l'animo, scoprono con indicibile meraviglia e gaudio che in quell'immenso paterno autore c'è un posto onorifico anche per loro come c'è per i figli di casa; donde traggono l'esperienza che la Chiesa, una e santa per mille titoli, è veramente cattolica, capace cioè di tutti e stabilita per ricondurre tutte le menti e i cuori a Dio.
Quando infatti l'alta, ieratica e soavissima persona di Pio XII si china come per prodigarsi tutta alle folle dei pellegrini che le si serrano attorno e ognuno l'ha tanto vicina da poterle dire il proprio anelito, allora si sente felice e pago d'aver goduto tutto e solo per sè quel cuore, che può essere tutto per ognuno, appunto perchè è fatto per tutti ed è sopra tutti.
Contro questo universalismo della carità sperimentato in se stessi cadono e dileguano lutti i personalismi angusti, limitati e gretti che penserebbero di chiudere in un'angusta camera opaca la luce del sole e la sua potenza calorica fatta per riscaldare il mondo.
Tutore e vindice dei diritti di Dio e di quegli altri che Dio ha conferiti all'uomo, molti lo chiamano con tono monitore a maledirne gli usurpatori. Non è la Chiesa che invoca da Dio lo sterminio dei suoi nemici? Exurgat Deus et dissipentur inimici eius (Ps. 67-2). A questa speciosa querela di figli impazienti ha risposto per tutti i tempi e tutti gli uomini Gesù, allorché gli Apostoli, offesi per la mala accoglienza fattagli dai Samaritani, gli volevano strappar di mano qualche fulmine, che li incenerisse: Nescitis cuius spiritus estis (Luc., IX, 5). « Voi non sapete di quale spirito siate». Oh, il Papa sa bene che nessuno è più geloso dell'amor del prossimo di N. S. Gesù Cristo il quale ha detto chiaramente che tutto ciò che sarà fatto al più piccolo dei suoi fratelli lo riterrà come fatto a se stesso (MATT., XXV, 40). Il Papa sa che Gesù prenderà le parti delle vittime innocenti e rivendicherà tutti i loro diritti. Per questo la voce del Vicario di Gesù Cristo si è levata solenne e monitrice a difesa della giustizia e della verità, mettendo allo scoperto l'errore, velando e ricoprendo della carità gli erranti, poichè egli sa che la Chiesa è baluardo inespugnato contro l'errore per diventare arca di salvezza per tutti i naufraghi della verità e dell'amore. Il Papa di oggi, quello di ieri, come quello di domani, si comporta nei confronti degli avvenimenti umani come il suo augusto divin capo Gesù Cristo. Egli non ha preso partito contro gli uomini, ma contro il male e il suo autore, chinandosi su le sue vittime per lenirne i colpi. Nel Cristianesimo di marca genuina il male non ha che un rimedio: il bene, solo il bene, tutto il bene. Il primo messaggio, recato quale insegna dell'avvento del Figlio di Dio tra noi, non è che il più solenne appello al nostro buon volere. Un'altissima prerogativa concessa all'uomo e non riai revocata, per la quale Iddio non dubitò di sacrificare il proprio Figlio. È per mantener fede a questo insigne e terribile dono che il Papa e con lui la Chiesa accettano la passione continuata nel lento e quotidiano sacrificio.
« Clama ne cesses »: Non cessare dal levar la voce, è il comando di Dio, il quale non vuole la morte di nessuno, ma che tutti si convertano alla verità e camminino nella via della giustizia e della carità. E questa voce sa levarsi nel frastuono universale e caotico di questa conflagrazione, per giungere a tutti gli orecchi. Serena e pacificatrice, parte dal cuore più sensibile e dal più alto osservatorio sul mondo per ribadire la legge paterna che è fatta d'una sola parola: amore. Chi l'ascolta? Tutti. Chi la mette in pratica ? Noi non ci schieriamo con i pessimisti che lenti sempre a muoversi vorrebbero vedere scattare tutto il mondo. Il buon seme cade sur un terreno vulcanico è vero, ma le terre vulcaniche col tempo diventano le più fertili. Il tempo è fedele ministro della Provvidenza.
L'ultimo messaggio, il grande per eccellenza, il più solenne anche se caduto tra le vampate della guerra, è giunto alle coscienze di tutti o lotta alla porta per potervi entrare. E sarà gran fermento nella gran massa degli uomini, punto fisso per il loro prossimo orientamento verso mete nuove e radiose che la divina Provvidenza lascia già intravvedere. Documento insigne per dimostrare anche ai ciechi che il Papa non è un illustre assente nell'ora del gran conflitto della famiglia umana, cui presiede per divina elezione; esso non è soltanto un conforto e una speranza per gli umili che vi leggono ben chiara la propria riabilitazione proclamata solennemente, ma sta come la gran carta dell'avvenire prossimo su le cattedre e sulle scrivanie dei maestri e dei reggitori a chiarire gli orizzonti, ad illuminare, ad ammonire.
Nessuno s'è levato a contraddire - e questo è gran segno dei tempi - nessuno a erigere teorie nuove contro quelle sempre nuovissime perchè non soggette al tempo, perchè eterne. La
« Buona Novella » la vince ancora una volta su tutte le idee e i teorismi che giorno per giorno l'immane flagello va infrangendo come gli idoli scaduti e non più adorati di un paganesimo che non ha la virtù di risorgere.
Arterie e vene del cuore magnanimo del Santo Padre sono le molteplici trovate dell'amore sensibilissimo, per irradiare ovunque la carità di Cristo nelle anime. La Radio Vaticana messa in attività incessante dall'Ufficio Informazioni avvolge tutta la terra in questa immensa rete d'amore, gettata e tesa alla comune salvezza. La debole voce del pianto d'una madre invocante il proprio figlio attraverso il gran cuore del Padre di tutti acquista un potenziale sì alto da farsi udire ovunque.
Dal Vaticano, per le nunziature, le delegazioni, i vicariati, le prefetture apostoliche, le più remote residenze missionarie, essa giunge a tutti; e tutti, tocchi dalla stessa carità divina che è disinteressata e pura, si mettono all'opera di ricerca sollecita per raccogliere quella risposta tanto attesa che ridarà il conforto o la speranza.
Lo sperimentiamo ogni giorno, poichè ogni giorno mandiamo messaggi e suppliche all'Ufficio Informazioni, che sollecito accusa ricevuta e a suo tempo risponde esatto e puntuale.
Ma la carità del Papa non è fatta di sole parole, anche se così calde d'amore e d'interesse; le opere parlano ancora più eloquentemente. A dire di tutte occorrono volumi; a dire quello che è, bisognerebbe svelare la modestia. Eppure quanti anche dei cristiani parlano, criticano senza sapere!
Chi però ha coscienza e buon senso non può a meno di riconoscere la magnanimità del Santo Padre, alta e sublime sopra ogni contesa, che ha saputo mobilitare tutte le sue immense forze in un supremo tentativo di paralizzare al massimo. possibile le deleterie conseguenze del conflitto. La splendida rivista Ecclesia edita dalla Poliglotta Vaticana mensilmente documenta le grandi linee di questa storia contemporanea del Papato; diciamo le grandi linee, poichè non è facile nè possibile sempre giungere a quelle irradiazioni capillari, che risentono delle sfumature più delicate della carità del Papa.
Prigionieri e profughi, popolazioni desolate dai mali conseguenti della guerra sono come in primo piano nell'affetto paterno del Papa. Dove non è giunta per farsi effettivamente sentire dolce e benefica la sua mano? Che cosa non hanno detto di questa paternità irradiante i nostri fratelli ricondotti in patria dall'Abissinia e da altri luoghi di prigionia ? In quale campo di prigionieri non è giunto un suo rappresentante, per portare con la nota dell'affetto anche il dono gradito, il soccorso sospirato? Le nunziature e le delegazioni di tutto il mondo sono da tempo divenute centri attivi di informazioni e di ricerche, magazzini di viveri, depositi d'indumenti e di medicinali con quanto può giovare al conforto degli esuli e degli afflitti. Mirabile sopra tutti quel complesso di opere di soccorso creato in territorio di Grecia per sfamare tanti poveri, e quanto mai saggio il modo di giungere a tutti, sorpassando ogni confessione con l'alta quota della carità di Cristo, che prescinde da tutto.
Chi di noi ignora quello che fa il Papa anche solo nella nostra Italia per soccorrere le vittime delle incursioni da Torino a Genova, a Grosseto, alla Calabria, alla Sicilia, alla Sardegna? Quando fu colpita Roma non corse subito il buon Padre fra le vittime e le macerie di San Lorenzo? Non mise subito a disposizione degli infortunati offerte e soccorsi senza misura? Non rinnovò alta la sua protesta al cospetto di tutto il mondo?
Ma che dire di quanto spende giorno per giorno per sfamare e sollevare dalla miseria le migliaia di poveri, di infermi, di derelitti, che attraverso al Vicariato di Roma ed alle varie istituzioni diocesane fanno a lui ricorso? Ecco dove vanno a finire le offerte dei fedeli, i doni dei piccoli e dei grandi: dal cuore del Padre al cuore dei figli più sventurati.
Noi abbiamo ammirata non senza commozione la grandiosa mostra dei doni offerti dall'Azione Cattolica Italiana al Santo Padre nella ricorrenza del suo giubileo episcopale; sappiamo con quanto entusiasmo tutti i suoi figli abbiano generosamente donato pur nelle strettezze dell'ora e come non sia rimasta indietro nella stupenda prova d'amor filiale la grande famiglia di S. Giovanni Bosco. Come noi tanto vicini e perciò stesso tanto più sensibili alle strettezze del nostro Santo Padre, così tutto il mondo -- e non solo quello cattolico - sente che la carità non è mai così bella, così pura, così familiare e nostra come quando passa pel cuore e per la mano del Papa per irradiare ovunque.
Mostruosa calunnia. - Abbiamo quindi provato un'indicibile pena quando abbiamo visto il Santo Padre costretto a levare Egli stesso la sua augusta voce, nell'udienza concessa ai 30.000 operai convenuti da ogni parte d'Italia nella Casa del Padre, il 13 giugno u. s., per sfatare la mostruosa calunnia che una nefasta propaganda ha diffuso con tanta malizia anche nei nostri paesi.
« Noi non ignoriamo - egli ha detto - e voi stessi avete potuto farne l'esperienza, come in questi tempi gravosi e difficili al vivere familiare e civile le passioni umane prendano occasione per rialzare la testa e suscitare sospetti e travisamenti di parole e di fatti. È così che una propaganda di spirito antireligioso va spargendo in mezzo al ropolo, soprattutto nel ceto operaio, che il Papa ha voluto la guerra, che il Papa mantiene la guerra e fornisce il denaro per continuarla, che il Papa non fa nulla per la pace. Mai forse non fu lanciata una calunnia più mostruosa e assurda di questa! Chi non sa, chi non vede, chi non può accertarsi che nessuno più di Noi si è insistentemente opposto, in tutti i modi consentitiCi, allo scatenarsi e poi al proseguire e al dilagare della guerra; che nessuno più di Noi ha continuamente invocato e ammonito: pace, pace, pace!; che nessuno più di Noi ha cercato di mitigarne gli orrori? Le somme di denaro, che la carità dei fedeli mette a Nostra disposizione, non sono destinate nè vanno ad alimentare la guerra, ma ad asciugare le lagrime delle vedove e degli orfani, a consolare le famiglie in angosciosa ansietà per i loro cari lontani o dispersi, a sovvenire i sofferenti, i poveri e i bisognosi. Testimoni di tutto ciò sono il Nostro cuore e il Nostro labbro, che non si contraddicono fra loro, perchè Noi non neghiamo coi fatti quello che diciamo, e abbiamo la coscienza della falsità di quanto i nemici di Dio vanno insidiosamente spacciando per turbare gli operai e il popolo, e dalle pene della vita che essi soffrono trarre argomento contro la fede e contro la religione, la quale pure è l'unico conforto e l'unica speranza che sostiene nel dolore e nella sventura l'uomo sulla terra. No; i Nostri discorsi e i Nostri messaggi nessuno li potrà cancellare o travolgere nel loro intento e nella loro sostanza. Tutti hanno potuto ascoltarli come parola di verità e di pace, come impeti del Nostro animo per la tranquillità del mondo e per illuminare i potenti. Sono testimoni irrefutabili dei desideri che immensi erompono dal Nostro cuore, perchè in questa terra, data all'uomo come dimora per un passaggio a vita migliore e imperitura, domini l'ordinata concordia di tutto il genere umano. La Chiesa non teme la luce della verità, nè per il passato, ne per il presente, nè per il futuro. Quando le circostanze dei tempi e le passioni umane permetteranno o richiederanno la pubblicazione di Documenti, non ancora resi di pubblica ragione, concernenti la costante azione pacificatrice della S. Sede, non timida dei rifiuti e delle resistenze, durante questa immane guerra, apparirà in luce più che meridiana la stoltezza di tali accuse, procedenti, più che dall'ignoranza, da quell'irreligione e da quel disprezzo della Chiesa, che alligna solo in alcuni cuori umani, pur troppo più inclinati e pronti -a pervertire le rette e benigne intenzioni, onde è animata la Sposa di Cristo, che non a favorire il popolo, a calmare e mitigare le difficoltà del vivere, a sostenere gli spiriti in mezzo alle gravi condizioni dell'ora presente. Dite ai diffamatori della Chiesa che la verità brillerà, come oggi pur brilla nei vostri cuori, in tutti coloro, che rendono ragionevole ossequio a quanto comprendono di bene, e che non credono alla menzogna e alla calunnia. Dall'aperta realtà dei fatti e dell'opera Nostra ne andranno confusi quanti con l'ingannevole loro parola si studiano di rigettare sul Papato la responsabilità di tutto il sangue delle battaglie terrestri e delle rovine delle città, dei conflitti aerei e degli abissi dei mari».
Per l'ordine nuovo. - Tuttavia le risorse di un cuore che risente tutta la carità di Cristo non si esauriscono qui. Siamo quindi fondatamente certi che al Papa spetti l'ultima parola che dovrà essere il più sublime palpito d'un cuore nel quale tutti finiranno per ritrovarsi facilmente, dopo un sì lungo e doloroso smarrimento, tutti fratelli.
Intanto egli lavora intorno al basamento granitico del nuovo ordine del quale tutti presentiamo le linee e l'imponenza.
Nelle belle udienze agli sposi cristiani che vanno a chiedere al Papa la benedizione di quella sua paternità universale delegatagli da Dio, egli, il Santo Padre vede e contempla l'immensa distesa d'un'oasi in fiore fra il deserto del inondo e su di essa alita lo spirito nuovo, che attraverso le nuove fonti della vita riaccenderà i focolari dell'amore cristiano e ci darà domani l'auspicato avvento del regno di G. Cristo nelle anime. Questa che è l'ansia dell'ora presente. di tutti i buoni sia per i benemeriti Cooperatori e le zelanti Cooperatrici salesiane il più salutare impulso a gettare su questa via tutte le loro molteplici risorse di bene nella certezza assoluta d'essere col Papa e per lui con Cristo nella pietosa opera di ricostruzione sociale e di redenzione delle anime.
Che posto terrebbe D. Bosco in quest'ora suprema? In prima linea non v'ha dubbio, col Papa e cioè per il Papa, pregando il Signore perchè la sua voce venga presto e da tutti ascoltata a riparazione di tante ingiustizie, a sollievo di tante sventure. E facendo da parte nostra tutto il possibile perchè l'opera del Papa sia conosciuta, sia apprezzata e favorita da quanti desiderano la salvezza nella vittoria di una pace giusta e duratura.
Terza Superiora Generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice. ,
Si è spenta santamente in Nizza Monferrato il 28 giugno u. s. poco prima delle ore 13, lasciando nel dolore e nel lutto, con le 10.000 figlie che l'avevano e la sentivano «Madre », tutta la Famiglia Salesiana.
Nata in Agliè Canavese (Aosta) il 9 luglio 1858, nel 1883 entrava postulante in Nizza Monferrato, e nel medesimo anno, ancor novizia, benedetta da San Giov. Bosco, partiva per l'Argentina, dove, nella Casa di Buenos Aires-Almagro fece la professione religiosa e trovò il primo campo del suo fecondissimo apostolato. Alcuni anni dopo, nominata direttrice, passava nella Casa di Moròn e quindi nuovamente in quella di Buenos Aires-Almagro, dove nel 1893 le veniva affidata l'intera Ispettoria.
Non è facile esporre in breve tutto il bene da lei compiuto nell'Argentina, soprattutto come Ispettrice, con quel suo tatto di governo fermo e materno ad un tempo, squisitamente comprensivo, suscitatore di energie e guidato d1 fervido spirito missionario. Può forse dirne qualche cosa la compattezza e l'impronta di salesianità lasciata all'Ispettoria, nonchè la ricca fioritura di Case e di Opere rigurgitanti di gioventù, e tutto l'affetto, la venerazione e la stima che raccolse non solo da Suore ed alunne, ma da quanti la conobbero, altamente apprezzata da autorità ecclesiastiche e civili e soprattutto da Mons. Costamagna e dal Cardinal Cagliero.
La fama, varcato l'oceano, ne preparò il ritorno in Italia ed ispirò nel 1903 la nomina al Consiglio Generalizio. Nella nuova carica trascorse un altro fecondo ventennio, svolgendo in quella « silenziosa operosità », che costituì una delle doti più salienti della sua figura, un vasto ed importantissimo lavoro di pensiero e di corrispondenza, a fianco della compianta Madre Daghero, di cui rimase, sempre nell'ombra, intelligente e attiva collaboratrice. Ma da quell'ombra, umilmente amata, il Signore la trasse nel 1924, quando, chiamata a sè l'indimenticabile Madre Daghero, le affidò il supremo governo dell' Istituto, assegnatole subito per decreto pontificio, e confermatole poi nei due Capitoli Generali successivi del 1928 e del 1934 dal voto unanime delle Figlie.
Le belle doti di mente e di cuore, di cui aveva dato così mirabili prove nell'Argentina, rifulsero di più chiara luce nei quasi vent'anni di Superiora Generale, e ne fecero veramente una di quelle «grandi Madri» che la bontà del Signore largì come pegno di benedizione all'ancor giovane Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Spiccò in lei soprattutto la limpida rettitudine di giudizio e di azione, non mai smentita, l'ardore per il bene, che la rendeva intraprendente ed entusiasta per ogni forma di apostolato giovanile, e l'inesauribile carità, che arrivava pronta e benefica a tutto.
Caratteristica singolare e inconfondibile fu poi quella d'esser stata tenacemente salesiana come la Beata Confondatrice. Pareva insaziabile nella ricerca dello spirito di Don Bosco e degli insegnamenti del Santo Fondatore, e nella cura di seguire e far seguire fedelmente ogni direttiva, ogni norma, ogni semplice tradizione di vita salesiana. I suoi scritti, le sue belle ed efficaci circolari mensili alle Suore, come pure le sue parole, le sue esortazioni, i suoi materni consigli s'appoggiavano sempre al pensiero di Don Bosco, al ricordo e agli esempi della Beata M. Mazzarello, che nella pratica degli insegnamenti del Santo Fondatore, trovò il segreto della propria santificazione.
Da questo suo amore singolarissimo a Don Bosco, il sentimento di devota e filiale venera zione per i Successori del Santo esteso con deferente gratitudine agli altri Superiori ed a tutti i Salesiani, e inculcato con l'esempio e la parola nell'animo delle Figlie, quale imprescindibile dovere, sorgente di forza vitale per l'Istituto.
Di Don Bosco trovò pure eco profonda nella sua anima nobilissima, la nota di riconoscenza - in lei veramente spiccata - per i benefattori e Cooperatori, per le Cooperatrici. Impossibile dire quali e quante attenzioni riserbasse per coloro che, in qualunque modo o misura, favorissero o avessero favorito le Opere salesiane, e quanto fervida e continua fosse la sua preghiera per tutti.
Schiettamente salesiana altresì l'impronta di serenità del suo spirito, la visione larga e ottimista di avvenimenti e cose, abbracciata nella luce dell'incrollabile fede in Dio, nel pensiero dell'amoroso abbandono nella Provvidenza, da cui trasse la forza del perenne sorriso. Un sorriso, che, appunto perchè scaturito da fonte soprannaturale, le brillò sul volto anche nell'ora del dolore, e si mantenne immutabile negli ultimi, penosi anni di vita, quando alle altre sofferenze fisiche s'aggiunse la pesante croce della completa cecità, accolta con la semplice ed eroica frase: « Il Signore mi ha chiesto gli occhi, si vede che ne ha bisogno in Cielo: sia fatto come a Lui piace!... ».
Fra le tenebre esteriori conservò fino all'estremo, limpido e vivido il lume della mente e fulgido di superna chiarezza la luce dello spirito; continuando a donare all'Istituto, con l'ininterrotta offerta della propria immolazione, tesori di consiglio e di bontà; e rimanendo ancora sempre e per tutte « la Madre », sebbene, dietro sua domanda, la diretta responsabilità del governo fosse allora passata alla rev.ma Madre Linda Lucotti.
I gravi pericoli delle incursioni aeree la costrinsero in questi ultimi mesi a lasciare Torino e a far ritorno all'antica sede del Consiglio Generalizio in Nizza Monferrato, dove serenamente ma intensamente s'andò preparando all'estrema partenza, che presentiva non lontana. La sera stessa di S. Luigi, ringraziando le Suore della familiare festicciuola offertale per il suo onomastico, aveva ricordato l'estote parati; e facendo suo, con l'originalità d'espressione che le era propria, quanto aveva letto molti anni innanzi d'un santo vescovo, aveva concluso: « Io vorrei, quando il Signore mi chiama, trovarmi con la valigia in mano e già a mezza scala..: ». Lo era ormai: chè appena otto giorni dopo le giunse la chiamata divina, preannunciata da breve, penosissimo malore, a schiuderle con tutti i conforti religiosi il possesso della celeste Patria, sospiro e anelito della sua piissima anima.
Gl'imponenti funerali, che si svolsero il 30 giugno u. s., furono onorati dalla presenza del nostro venerato Rettor Maggiore che intervenne col Prefetto Generale sig. Don Berruti, i Consiglieri Don Ziggiotti e Don Serié, il sig. Don Segala e parecchi direttori e sacerdoti salesiani; del rev.mo Can. Galliano, Delegato della Curia Vescovile di Acqui; di tutte le Autorità cittadine, ecclesiastiche, civili e militari; del Consiglio Generalizio delle Figlie di Maria Ausiliatrice al completo con larga rappresentanza di Ispettrici, Direttrici, Suore, alunne ed ex-alunne, cooperatori, cooperatrici e spontanea imponente affluenza di gente d'ogni condizione. Lo stesso sig. Don Ricaldone celebrò la messa solenne di requiem.
Soldati in grigio verde trasportarono a spalle la Salma nei cortili interni dell'Istituto, e le fecero scorta d'onore alle esequie; quasi a protestare la riconoscenza di tanti umili ed eroici combattenti assistiti pietosamente nei molti ospedali militari affidati in questa ora alle Figlie di Maria Ausiliatrice, e pei quali si estendeva larga e benefica la quotidiana preghiera e la premurosa bontà della Madre.
Verso sera, proprio al momento del trasporto funebre, l'imperversare della pioggia - benchè invocata e provvida per le riarse campagne - parve dovesse impedire lo snodarsi del corteo; ma non fece che dar risalto alla commovente dimostrazione d'amore dei moltissimi accorsi, che s'incamminarono egualmente dietro il carro funebre, e, cessata la violenza dell'acqua, lo seguirono in preghiera fino al Cimitero, tra l'affettuoso rimpianto del popolo, sfilato lungo le vie della cittadina in lutto, in pio atteggiamento di riverente saluto.
Al commosso rimpianto sopravvive ora la venerata memoria in benedizione mentre le nuove fondazioni compiute durante il suo governo ne perpetuano lo zelo ed il fervore dell'apostolato.
Nel 1924, alla morte della Rev. Madre Daghero l'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice contava 6000 Suore e 500 Case; Madre Vaschetti lo lascia con 10.000 Suore e 886 Case, dopo aver esteso l'opera: nel 1926 nel Congo Belga; nel 1927 nel Venezuela; nel 1929 in Giappone ed in Bolivia; nel 1931 nel Siam; nel 1935 in Haiti; nel 1936 in Iugoslavia; nel 1937 in Ungheria ed in Santo Domingo; nel 1939 nelle Isole Canarie; nel 1940 in Slovacchia, Dalmazia e Portogallo.
Nuovo Vescovo Salesiano.
Nel mese di maggio u. s. la Santità di Nostro Signore Pio Papa XII si è benignamente degnata di promuovere alla Chiesa Vescovile titolare di Carre il Direttore del nostro Collegio di Costa Rica (Centro America) D. Giuseppe Turcios, deputandolo in pari tempo Ausiliare di S. E. Rev.ma Monsignor Angelo Navarro, Vescovo di Santa Rosa de Copàn (Honduras).
S. E. Mons. Giuseppe Turcios nacque a Pespire (Honduras), il 1° settembre 1884 da Francesco e da Petrona Barahona. Fece gli studi ginnasiali nel nostro Collegio di Santa Tecla e li proseguì fino al Sacerdozio in quelli di Sant'Anna e di Ayagualo, ricevendo gli Ordini Minori da S. E. Mons. Cagliero. Ordinato Sacerdote il 1° gennaio 1920, esercitò dapprima il sacro ministero e l'insegnamento in varie nostre Case della Repubblica, finchè, nove anni fa, fu nominate Direttore del nostro Collegio di Costa Rica.
La sua elezione ad Ausiliare dell'Ecc.mo Vescovo di Santa Rosa de Copan ha suscitato vivissima gioia in tutta la Diocesi, che apprezza altamente la sua pietà, il suo zelo, la sua rara prudenza e la sua bontà. Gli auguriamo di gran cuore un lungo fecondo apostolato nel nuovo campo che la Provvidenza gli affida.
Il nobile gesto di S. E. Mons. Rotolo.
Dando, a suo tempo, l'elenco dei vincitori del XIII Concorso nazionale per la « Battaglia del grano », i giornali hanno segnalato il nobile gesto di vescovi e sacerdoti che hanno devoluto il loro premio ad opere di carità e di beneficenza. E misero in giusto rilievo anche la delicatezza del nostro Ecc.mo Mons. Rotolo, Ausiliare dell'Em.mo Card. Gasparri per la diocesi di Velletri, il quale, sempre affezionato alla Casa-madre di Torino che l'ebbe amatissimo direttore per un triennio, offerse il suo premio di cinquemila lire al Rettor Maggiore per la riparazione dei danni causati dalle recenti incursioni.
Noi sentiamo il bisogno di ringraziare Sua Eccellenza anche da queste colonne perchè sappiamo misurare la cordialità del nobilissimo gesto. Il Signore lo rimeriti coll'abbondanza delle sue benedizioni.
Corigliano d'Otranto - La Medaglia d'Oro " al merito della Scuola " ad un nostro insigne Cooperatore.
Il Ministero dell'Educazione Nazionale ha conferito la Medaglia d'Oro al merito della Scuola al nostro insigne Cooperatore e benefattore Barone Angelo Comi di Corigliano d'Otranto in considerazione delle benemerenze da lui acquisite nel campo educativo e dell'istruzione.
L'alta onorificenza, pervenuta a mezzo del Regio Provveditore agli Studi di Lecce, fu consegnata dal R. Ispettore Scolastico Cav. Giulio Di Giuseppe durante una cerimonia di carattere intimo, il 18 marzo u. s., nei locali dell'Asilo Mario Comi diretto dalle Figlie di Maria Ausiliatrice, alla presenza delle Autorità e personalità locali e dei rappresentanti degli istituti beneficati ed assistiti dalla nobile famiglia Comi, deì Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice di Corigliano, delle Figlie della Carità e dei Padri Cistercensi di Martano. Era pur giunto per l'occasione l'Ispettore salesiano Don Giuseppe Festini.
Il barone Angelo Comi insieme alla sorella Donna Consiglia è l'indefesso continuatore del suo avo Nicola, fondatore della Scuola agraria salesiana per orfani di guerra di Corigliano, e del Padre Mario, fondatore dell'Asilo delle Figlie di Maria Ausiliatrice, istituzioni altamente apprezzate dalle Autorità e dalle popolazioni salentine.
Gli rinnoviamo anche da queste colonne vivissime congratulazioni.
Forlì - Fervore di attività salesiana.
Continuano a giungerci notizie sullo sviluppo della nostra Opera che incontra le più cordiali simpatie e trova generosa cooperazione in tutti i ceti. Ricordiamo alcuni degli avvenimenti più importanti.
A conclusione della riuscitissima missione predicata dal 16 al 24 novembre, il Parroco Don Garbin ha tenuto, il 25 dello stesso mese, nella chiesa di S. Biagio a noi affidata dallo zelo dell'Ecc.mo Vescovo Diocesano, anche la Conferenza Salesiana ai Cooperatori ed alle Cooperatrici della locale Unìone. V'intervennero distinte personalità del Clero e del laicato e la presiedette lo stesso Ecc.mo Vescovo Mons. Rolla, il quale, prima della Benedizione Eucaristica, rivolgendosi al popolo, espresse la sua gioia per l'opera iniziata dai nostri Confratelli, con queste parole:
« Quando a Torino, il sig. D. Pietro Ricaldone Rettor Maggiore dei Salesiani, mi diede assicurazione che avrebbe mandato i Salesiani nella mia diocesi, non potei trattenere le lacrime, e scrissi quella data fra le più memorande negli annali della storia diocesana. Essi sono venuti sotto i migliori auspici, nella festa del Rosario apportatore di tutte le vittorie, in un rione popolare, campo da loro preferito, per portare un soffio dello spirito di don Bosco. L'opera loro non si arresterà nei limiti della parrocchia e della città ma, con l'Istituto per le Scuole medie e superiori che sarà eretto non appena i tempi lo permetteranno, essa arriverà a tutta la nostra diletta diocesi e a quelle vicine ».
Chiuse la cara giornata la filodrammatica del nostro Oratorio di Faenza con una rappresentazione molto applaudita e coronata dalla parola dell'Ispettore Don Luigi Colombo.
Vero successo ebbe pure la celebrazione della festa di S. Francesco di Sales.
Dal 13 al 15 marzo la commemorazione del ven. Domenico Savio attrasse folle di giovani e di popolo in chiesa ed in teatro. V'intervenne S. E. Mons. Vescovo. Simpaticissima la commemorazione fatta pei bambini della Dottrina Cristiana: circa 700.
La settimana del soldato diede più di 2000 Comunioni. Alla funzione di suffragio intervennero tutte le autorità militari, con le bandiere di tutte le istituzioni.
Riuscitissime pure le settimane: «Per l'adolescente », con la partecipazione di 120 giovani; « Per le giovani» e « Per le mamme» frequentate, si può dire, dalla massa delle parrocchiane; ed anche la « tre giorni » per gli uomini sul Sacerdozio. La domenica delle Palme gli Oratoriani interpretarono assai bene La trilogia del Calvario, successivamente per la popolazione, pei soldati, e pei giovani della Dottrina Cristiana. Teatro, sempre gremito ad ogni rappresentazione. Il venerdì santo, una vera moltitudine accorse alla Via Crucis predicata da 14 giovani dell'Oratorio che suscitarono vivissima commozione. Preparata da tante iniziative, la Pasqua fu feconda di frutti spirituali. Il 9 maggio, si celebrò la festa di S. Giovanni Bosco. I parrocchiani affollarono la chiesa fin dalla prima sera del triduo, attratti dall'amabile figura del Santo, che trionfava, dalla storica tela della Canonizzazione inviata da Torino, in uno sfarzo di luci, di addobbi e di fiori, al quale avevano generosamente concorso tante anime divote. Il giorno della festa fu allietato dal battesimo di due giovani adulti impartito solennemente dal Parroco. Celebrò la Messa per la Comunione generale Mons. Abate di S. Mercuriale. Alle 11, tenne Pontificale l'Ecc.mo Vescovo Diocesano Mons. Rolla, il quale, nel pomeriggio, tessè un meraviglioso panegirico del Santo, esordendo dai ricordi della sua infanzia, quando la pia mamma, nelle gioconde serate di famiglia, gli parlava di Don Bosco e lo infervorava di ammirazione per l'apostolo della gioventù. Circondavano Mons. Vescovo l'antico Parroco di S. Biagio, venerandi Canonici del Capitolo della Cattedrale ed il Seminario che prestò il servizio liturgico. La scuola di canto parrocchiale eseguì un scelto programma musicale. Chiuse la funzione la benedizione Eucaristica impartita dal Vescovo ed il bacio della reliquia del Santo.
La filodrammatica dell'Oratorio coronò la giornata colla rappresentazione del dramma di Ambrosi Il gran silenzio, intonato alla celebrazione del Sacerdozio cattolico.
Genova - Ad onore di San Giovanni Bosco.
Il 23 maggio 1943, stata benedetta ed ufficialmente aperta al pubblico da S. E. Mons F. Canessa, Vicario Arcivescovile di Genova, una nuova cappella dedicata a S. Giov. Bosco nel popolare rione della rimessa (parrocchia di Cesino) alla periferia della grande Genova.
L'avvenimento assunse carattere di grande solennità, premiando la buona popolazione che in breve tempo aveva preparato a proprie spese la cappella arredandola di tutta la suppellettile liturgica perchè ogni domenica vi si possa celebrare la S. Messa, a comodità degli abitanti della zona, per la maggior parte operai, e si possa impartire regolarmente ai fanciulli l'istruzione religiosa.
Così S. Giovanni Bosco, la cui effige sovrasta l'altare, ha un nuovo centro di culto e di benedizioni.
Vibo Valentia - Attività catechistica.
Anche il nostro Oratorio, nonostante le calamità dei tempi, ha potuto allestire una interessante mostra catechistica, inaugurata il 31 gennaio sc. dall'Ecc.mo Vescovo Diocesano Mons. Paolo Albéra. Rimase aperta un mese intiero e fu visitata, specie nei giorni festivi, da moltissime e distinte persone.
Tutti gl'istituti della città, dal Liceo alle scuole elementari, e tutte le scuole parrocchiali di catechismo non solo di Vibò ma anche dei paesi vicini, passarono attraverso le sale dell'Oratorio, ov'erano artisticamente disposti disegni, componimenti, grafici, pagine attive e cartellonì che illustravano specialmente il tema della Grazia e dei Sacramenti.
Essa interessò soprattutto i maestri della zona che dal 1 al 6 febbraio convennero all'Oratorio per una settimana - di cultura religiosa.
Anima e parte attiva della realizzazione furono le varie Sezioni di A. C. della nostra parrocchia e dell'Oratorio che, nell'allestimento ebbero a constatare, con grande loro soddisfazione, di aver completato con la pratica il loro corredo di cognizioni religiose apprese nelle lezioni a scuola e nell'associazione.
Nella circostanza venne istituita nella nostra parrocchia anche la Congregazione della Dottrina Cristiana, la quale tiene quindicinalmente le sue conferenze di formazione pedagogica e didattica.
CILE - Il centenario dell'Opera Salesiana.
Una lettera da Santiago, benchè scritta il 29 aprile dello scorso anno, dava queste notizie sulla celebrazione del Centenario dell'Opera Salesiana negli Istituti delle Figlie di Maria Ausiliatrice. S'iniziarono colla posa della prima pietra della Cappella della Casa di Talca e l'inaugurazione dell'annessa Scuola Popolare «Ninfa Rojas », ormai in piena benefica efficienza, con vivo compiacìmento dell'Ecc.mo Vescovo. Seguì pure la benedizione della nuova Cappella dedicata a S. Giovanni Bosco nella Casa di Molina, oltre a quella del Noviziato e dell'unita fiorente Scuola gratuita in Santiago-Cisterna.
Altre più solenni erano ancora in programma, quando per espresso invito dell'Ecc.mo Arcivescovo di Santiago, ogni attività venne assorbita dal Grande Congresso Eucaristico Nazionale, che doveva tenersi proprio negli stessi mesi e che doveva avere anche un provvido carattere catechistico. In tutti i Collegi quindi della Capitale e della Repubblica si prepararono e si tennero ben riuscite gare particolari e finali di catechismo, concluse colla partecipazione alla grande Gara inter-collegiale archidiocesana, in cui il Liceo « Maria Auxiliadora » di Santiago riportò il trofeo di 2° Corso di « Umanità». Anche gli altri loro Collegi si segnalarono con parecchi premi individuali, distribuiti poi solennemente nel grande teatro municipale della città.
EGITTO La festa di Don Bosco nel Campo di Internamento di Ghizeh (Cairo).
Una lettera del direttore della nostra Casa di Ismailia, Don Trancassini, ci ha descritto lo svolgimento della festa di S. Giovanni Bosco nel Campo di Internamento che accoglieva fino a cinque mesi fa parecchi Salesiani. La festa venne preparata da una novena con benedizione solenne ogni sera. Il mattino della festa, alla Messa letta seguì una Messa cantata celebrata dal nostro Don Luigi Santoro, assistito da Don Cotto e da Don Arena. La scuola di canto, formata di Salesiani, Francescani, Comboniani e Fratelli Maristi, sotto la guida del M° Villani, Comboniano, eseguì la «Messa facile » a tre voci del Bossi. Il quadro del Santo dominava dall'altare infondendo fiducia e speranza. Nel pomeriggio, Vespri solenni e Benedizione Eucaristica, chiusa dall'inno a Don Bosco del M° Caudana.
Così i nostri internati si poterono unire spiritualmente ai confratelli rimasti nelle Case di Alessandria e del Cairo che diedero alla festa la massima solennità. Il direttore della Casa del Cairo Don Pietro Pivano provvide a rallegrare la loro fraterna mensa facendo dimenticare per quel giorno la rete di filo spinato.
PORTOGALLO - Lisbona - Inaugurazione dell'ampliamento delle nostre Scuole Professionali.
Il giorno della festa titolare di S. Giuseppe, il nostro Istituto di Lisbona inaugurò solennemente i nuovi locali ottenuti coll'ampliamento dell'edificio delle nostre Scuole Professionali e destinati alla sede della locale sezione ex allievi, a scuola di banda, ed a laboratorio di legatoria.
Presiedette la cerimonia il Sottosegretario di Stato per l'Assistenza Sociale al cui interessamento si deve in gran parte la costruzione, colla signora Duchessa di Palmela, numerosi Cooperatori, Cooperatrici ed amici dell'Opera salesiana. Dopo brevi parole di omaggio del Presidente degli ex allievi, la Duchessa tagliò il nastro simbolico. Quindi tutti passarono nel salone teatro per una ben riuscìta rappresentazione drammatica, durante la quale l'Ispettore Don Carrà ringraziò il Sottosegretario ed i benefattori del loro concorso. Sua Eccellenza rispose assicurando che lo Stato desidera dare il massimo sviluppo alle Case di beneficenza che, come la nostra, si prodigano a vantaggio della gioventù.
Pel Giubileo del Rettor Maggiore.
In occasione del Giubileo Sacerdotale del Rettor Maggiore sono giunti parecchi telegrammi e dispacci anche dalle Ispettorie dell'Estero e dalle Missioni. E siccome dànno qualche notizia li riportiamo secondo l'ordine di arrivo.
Per mezzo della Segreteria di Stato di Sua Santità e della Croce Rossa:
INDIA. -- Il Delegato Apostolico dell'India prega comunicare al Rettor Maggiore: « S. E. Rev.ma Mons. Arcivescovo di Madras con i Vescovi e altri Superiori unitamente ai Religiosi e Suore Figlie di Maria Ausiliatrice inviano auguri per il Giubileo del Superiore generale ».
S. E. Mons. MATHIAS, con telegramma del 22 aprile: « Prego assicurare Superiore che i Salesiani sono tutti uniti cordialmente feste giubilari ».
EGITTO e PALESTINA. - « Delegazione Apostolica Egitto comunica: Padri, Suore, studenti Palestina Egitto, uniti in spirito Casamadre offrono preghiere, affetto, occasione Giubileo Nozze d'Oro ». Card. MAGLIONE.
La Delegazione Apostolica a Gerusalemme prega trasmettere al Superiore generale dei Salesiani seguente messaggio: « Salesiani, Figlie di Maria Ausiliatrice Ispettoria Orientale in occasione della Messa Giubilare formulano voti, presentano auguri, implorano divine benedizioni, offrono preghiere e sacrifici ». Sac. G. B. CANALE.
PERSIA. - Per mezzo della Delegazione Apostolica della Persia: « I confratelli assicurano di star bene; inviano a voi ed ai Superiori tutti i più fervidi auguri ». Don DEL MISTRO.
TURCHIA - ISTANBUL. - « Salesiani, alunni Ispettoria Orientale presentano preghiere, voti, auguri, venerato Superiore ». Don LALETA.
GIAPPONE. - « Salesiani, Suore, Cooperatori Giappone, uniti cuore offrono preghiere, sacrifici, sette novizi, quattro novizie, mille lire, sei convegni catechistici ». Mons. CIMATTI.
INDIA. - BOMBAY - « Salesiani, studenti, benefattori di Bombay, assicurano preghiere, mandano auguri e ossequi pel Giubileo Sacerdotale, protestano affetto, implorano benedizione. Tutto procede bene. Confratelli godono buona salute. Abbiamo oltre 400 alunni » Don MASCHIO.
NORD DEL BRASILE. - « Ispettore Don Borra, Salesiani, Figlie di Maria Ausiliatrice, Cooperatori, Cooperatrici, ex allievi, ex allieve inviano fervidi auguri».
THAILANDIA. - « Festanti Giubileo Padre amatissimo che li condusse in questa cara terra, Salesiani, Suore, prostrati spirito tempio Ausiliatrice, offrono preghiere, sacrifici, domandando paterna benedizione « Mons. PASOTTI, Don CASETTA.
ARGENTINA. - « Salesiani, Allievi, ex allievi, Cooperatori esultanti ringraziano Iddio Giubileo paterno, offrono preghiere, sacrifizi, obolo, promettono di lavorare fervorosamente opera catechistica, vocazioni ». Don REYNERI, RASPANTI.
UNGHERIA. - « Dolenti non poter partecipare personalmente Messa d'Oro, innalziamo preghiere fervorose, uniti spiritualmente amato Padre » ANTAL, Ispettore.
EQUATORE. - La Segreteria di Stato di S. Santità ci ha trasmesso la seguente comunicazione del Nunzio Apostolico: « L'Ispettore dei Salesiani dell'Equatore, a nome dell'Ispettoria, prega la Paternità vostra Rev.ma di volersi degnare di trasmettere al Rettor Maggiore filiali omaggi, orazioni e voti pel suo Giubileo sacerdotale ». G. B. MONTINI.
BRASILE. -- « Salesianos Brazil homenagean filialmente glorioso Jubileu ». P. ORLANDO CHAVES, Ispettore.
COLOMBIA. - « I Salesiani e gli Ex-allievi Colombiani presentano cordiali felicitazioni, offrono preghiere.
Filialmente unite, le Figlie di Maria Ausiliatrice ».
INGHILTERRA. - MORDENSURREY -
« Sentitissime congratulazioni coi migliori auguri da tutti i Salesiani dell'Ispettoria Inglese. In tutte le Case Salesiane i figli devoti offrono colla massima gioia Messe, Sante Comunioni, Rosari, preghiere pel Giubileo d'Oro del Padre amato » Don COUCHE, Ispettore.
CONGO BELGA. -- Per mezzo della Segreteria di Stato di Sua Santità: « Salesiani e Figlie di Maria Ausiliatrice del Congo hanno ricevuto con gran gioia il messaggio dei sig. Don Berruti, ed offrono all'amatissimo venerato Rettor Maggiore Superiore Generale vive felicitazioni, voti e preghiere protestando filiale attaccamento nello spirito di S. Giovanni Bosco » Mons. SAK.
Con alcuni giorni di ritardo giunsero personalmente anche l'Ispettore di Parigi, D. Moitel il quale potè portare l'adesione affettuosa di tutta l'Ispettoria del Nord della Francia; e l'Ispettore di Bratislava, D. Bokor, il quale portò quella dell'Ispettoria Slovacca.
THAILANDIA Amatissimo Padre,
se questa mia giungerà nelle vostre mani, vi porti l'omaggio e l'augurio filiale e l'assicurazione del nostro perenne ricordo.
Vista la buona riuscita che hanno fatto alcune lettere inviate via Svizzera, voglio sperare che anche la mia abbia la stessa fortuna. Il sig. Ispettore è da oltre tre settimane in visita ai fratelli dell'Est; appena ritorni, gli consiglierò di tentare questa stessa via. Noi qui godiamo tutti buona salute, ad eccezione del caro D. Terpin che dimagrisce e s'indebolisce. Il lavoro procede bene, nonostante triboli e spine che, come nel pergolato di rose, s'infittiscono sempre più... Purtroppo non si scorge ancora il prato verde tempestato di fiori! Qui nella capitale, l'anno scorso, pochi giorni prima dello scoppio della guerra, abbiamo terminato la costruzione di una casa di legno a due piani che ci permette maggior comodità nell'accogliere gli ospiti e nel fare un po' di bene. Non è però ancora iniziato il lavoro che sogniamo, per l'impossibilità di trovare un terreno adatto. Qui siamo in tre: Don Busti, il sig. Mainero, ed io. Il sig. D. Ruzzeddu col sig. Anan sono ad Haad Yai, ove siamo quasi certi di poter aprire una scuola col nuovo anno.
D. Forlazzini, D. Marchesi, D. Crespi e D. Vitrano si fanno onore all'Est: sono in prima linea. A Bampong ci sono quasi 70 interni, ed oltre 200 esterni. Dobbiamo veramente ringraziare la nostra Ausiliatrice ed il nostro buon Padre che finora non ci hanno lasciato mancar il necessario e ci favoriscono nella salute. In tutto quest'anno solo quattro sono stati all'ospedale: uno per una piccola operazione, gli altri per malattie ancora meno preoccupanti. Come forse già saprete, il collegio-opera Lafon continua bene; non ha subito quasi danni. Vi son però rimasti solo quattro confratelli. I tre mandati da D. Tozzi sono tuttora qui a Bangkok; possiamo andarli a trovare due volte per settimana e mandar loro tutto quanto abbisognano. Le notizie che ci pervengono di costì ci fanno stare in pensiero...
Noi preghiamo costantemente che il Signore vi difenda e vi protegga. Qui, tutto è calmo e speriamo che possa continuare così.
Come godremmo se potessimo ancora ricevere i vostri messaggi!...
Ossequi da noi tutti. Con affetto filiale
Bangkok, 7-XII-1942. Sac. P. CARRETTO.
INDIA
Amatissimo Padre,
come vedete, questa volta scrivo da Madras. Ho appena lasciato la cara e vecchia Tirupattur e son venuto in città, giacchè dalla prima settimana dell'anno ho preso il posto di Don Eligio Cinato.
I dolori non vengono mai soli. Già saprete della morte del buon confratello Santana. Morì a Bombay il 1° gennaio, pochi giorni dopo un intervento chirurgico. Fece una morte serena ed edificante. Aveva 71 anni ed era stato un modello di Coadiutore salesiano: sempre umile, sempre attivo, pio ed allegro.
Dopo la partenza di Don Cinato e di altri confratelli, la Casa di Tirupattur rimaneva alquanto scossa, e perciò chiedemmo a Don Gutierrez di scendere ad aiutarci. Ora egli è Direttore a Tirupattur ed insegna qualche materia. Quest'anno avremo una ventina di studenti di teologia e solo un corso di filosofia; nessun novizio. È vero che avremo sei sacerdoti novelli; ma presto sentiremo la più grande scarsità di vocazioni, se non lavoriamo molto per averne delle altre. Cosicchè, carissimo Padre, pel vostro Giubileo Sacerdotale noi c'impegneremo a riempire di vocazioni la casa di Tirupattur: faremo, ogni sforzo per ottenerle.. Come nel 1942 celebrammo il centenario degli Oratori Festivi col fondare un orfanotrofio a Tirupattur, così quest'anno del vostro Giubileo daremo tutto l'incremento possibile alle vocazioni. Tornerò a scrivervi in proposito.
Il nostro Arcivescovo Mons. Mathias ci ha dato una prova molto incoraggiante della sua fiducia eleggendo il Superiore Salesiano di queste Case come suo Vicario Generale. Questo favorirà la miglior cooperazione tra l'Archidiocesi e la Congregazione, e porrà anche maggiormente a nostra disposizione la saggezza di Sua Eccellenza e il suo affetto per Don Bosco.
Tutte le nostre Case lavorano normalmente. Quella di Bombay-Matunga è degna di Don Bosco. Per Vellore è stato recentemente acquistato un nuovo appezzamento di terreno, e la sua scuola sta per diventare quest'anno Scuola Superiore. Tirupattur non sarebbe più riconosciuta dai Rev.mi Visitatori Straordinari Don Berruti e Don Candela. Peccato che ora sia un po' vuota: ma la riempiremo presto di vocazioni!
Restammo profondamente commossi dalla vostra paterna sollecitudine verso di noi. Vi ringraziamo teneramente pel vostro aiuto. Più che mai noi tocchiamo con mano la Provvidenza e sentiamo crescere sempre più il nostro amore per S. Giovanni Bosco. Oh, come il nostro cuore va sovente alla culla della nostra Congregazione in questi giorni! Speriamo che la Madonna stenda il suo manto sopra di essa e sui nostri Superiori. Noi accogliemmo con tanta gioia la vostra Strenna pel 1943 sulla Speranza. Mai lo spirito di carità Salesiana e la prontezza al sacrificio hanno raggiunto un fervore così alto, come nei momenti presenti. Tutte le prove hanno avuto un effetto santificante per i nostri confratelli.
Beneditemi, carissimo Padre, e benedite noi tutti, perchè possiamo essere fedeli agl'insegnamenti di San Giovanni Bosco.
Madras, 13-1-1943.
Vostro aff.mo figlio in C. J. Sac. GIUSEPPE CARRENO.
Poscritto di S. L. Mons. Luigi Mathias, Arcivescovo di Madras:
Rev.mo e caro Padre,
sono molto contento di aggiungere alcune parole a quelle di Mons. Carreno. Benchè i confratelli siano ridotti di numero, tutte le nostre opere proseguono al solito. Faremo del nostro meglio per rispondere all'appello del caro Don Berruti ed offrirvi il miglior mazzolino pel vostro Giubileo. Noi preghiamo Dio Onnipotente a darvi forza e salute. Benediteci tutti e credeteci sempre affettuosi figli in Don Bosco,
LUIGI, Arcivescovo.
EQUATORE
Dalla relazione del Vicario Apostolico S. E. Mons. Comin abbiamo potuto apprendere che, grazie ai soccorsi della Santa Sede, attraverso alle Pontificie Opere Missionarie, al concorso del Governo Equatoriano ed alla carità di insigni benefattori colombiani e nostri Cooperatori, il Vicariato ha potuto mantenere anche in questi difficili tempi tutte le Opere, senza sacrificarne alcuna. Il resoconto ufficiale del 1941 precisa che nell'anno venne finalmente aperto il nuovo centro missionario delle Suore nella Missione di Sucùa; venne ultimata la Chiesa in onore cíi S. Venceslao in Mendez; sistemata e quasi rinnovellata la chiesetta della Missione di Gualaquiza e costruita quella di Aguacate; costruite due belle capaci cappelle nelle vicinanze di Mendez, dove fioriscono due colonie di civilizzati, ed iniziata l'opera per la residenza missionaria nel primo villaggio di Kivari cristiani in Sevilla D. Bosco (Macas). I missionari non hanno risparmiato sacrifici e si sono imposti eroiche rinunzie anche per aumentare il numero dei kivaretti interni nei vari istituti e per proseguire l'apostolato di perseveranza fra i cristiani con un'intensa campagna di istruzione religiosa e di ritiri spirituali.
In programma il Vicario Apostolico prospetta specialmente l'organizzazione del centro Missionario di Sevilla D. Bosco, e, pel 1943, la sistemazione della residenza missionaria di Gualaquiza che entra nel suo cinquantesimo di fondazione. Numerosi centri civilizzati ili formazione, richiedono pure scuole e cappelle; i progetti del Governo prevedono altre fondazioni; la propaganda protestante poi impone molta abnegazione e molto zelo ai nostri missionari.
Dalla statistica ricaviamo i seguenti dati: Sacerdoti addetti al Vicariato, 20; Confratelli, chierici e coadiutori, 27; Suore 20, aumentate di 3 nel 1942; studenti di filosofia e teologia, nel 1942, 35; novizi, 6; alunni del Seminario maggiore, 15; Seminario minore, 45 catechisti, 12; catechistesse, 14; maestri, 17; maestre, 12; battezzatori, 10; battezzatrici, 15; infermieri, 6.
Popolazione: cattolici: indigeni 2100, stranieri 6, ex-stirpe m. 10.431; catecumeni 2000; protestanti 14; pagani circa 12.000.
Quasi parrocchie, 2; residenze missionarie, 7; stazioni secondarie, 20; chiese grandi, 6; cappelle, 5; ospedali, 4 con 24 letti; dispensari medici, 6; consulte mediche, 15.000; scuole elementari, 15 con 386 alunni e 273 alunne; orfanotrofi, 5 con 163 bambini e 129 bambine; 1 scuola agricola per formazione del personale missionario, 4 scuole professionali con 62 alunni e 89 alunne; 23 scuole di preghiera con 529 alunni e 560 alunne; 1 tipografia che stampa il periodico El Mensajero de Maria Auxiliadora in 2500 Copie.
Il battesimo di 16 adulti, di 226 bambini, di 71 immigrati, tenendo conto di 145 morti e di 10 emigrati, ha portato il numero dei Cattolici a 12.557. Battezzati in articulo mortis 18; Comunioni pasquali, 7300; di divozione, 150.000; Matrimoni, 61; Esercizi spirituali predicati, 48.
Il Vicariato conta 7 Arciconfraternite di Maria Ausiliatrice e 7 Pie Unioni del Sacro Cuore di Gesù; 7 Compagnie religiose maschili e 5 femminili; l'Unione S. Josè per Uomini di A. C. ed il Circolo Giovanile Cattolico D. Bosco in Macas.
VESCOVO DI SUTRI E NEPI
Si era recato a Pordenone per dettare gli Esercizi Spirituali agli studenti del nostro Liceo e conferire l'Ordinazione sacerdotale ad un confratello. Un male insidioso si aggravò improvvisamente e,' nonostante le sollecitudini dei confratelli e le affettuose cure dei medici, in pochi giorni lo portò alla tomba. Gli aveva lasciato fare la predica sulla morte: predica che aveva chiuso invitando i giovani a recitare un Pater per colui che sarebbe stato il primo a morire, colla convinzione che dovesse proprio giovare all'anima sua. Non potè più continuare. Trasportato d'urgenza all'Ospedale, venne operato nello stesso giorno. L'operazione parve dargli un senso di sollievo; ma ben presto le forze stremate dal lavoro dimostrarono la loro insufficienza. La breve degenza, confortata dalla benedizione del Santo Padre, dalle visite degli Arcivescovi e Vescovi più vicini, dall'interessamento di autorità e personalità di ogni ceto e dalle preghiere di tanti cuori, fece rifulgere in piena luce la bellezza della sua grande anima, tutta di Dio.
Al medico che ebbe a visitarlo per primo disse con infantile candore: « Sono nelle mani di Dio; ora nelle vostre che lo rappresentate: fate quello che credete opportuno ».
Ricevette con edificante pietà e serena letizia gli ultimi conforti religiosi. A chi gli chiedeva, il giorno avanti la morte, come mai egli dicesse sempre che andava tutto bene, anche allorchè soffriva, rispose: « Il nostro occhio è piccino, siamo come i bambini che capiscono poco. Quel che Dio vuole va sempre bene. Egli è buono e bravo e sa ciò che fa per noi ». Poi fu udito recitare devotamente le litanie della Madonna e alcune altre preghiere. Ad un tratto fu visto sorridere, e, guardando la finestra, fu udito dire a voce chiara: « In Paradiso si vede Dio ed in Lui tutte le cose... ». Due ore dopo, continuando nella preghiera, fu udito ripetere, tutto raggiante, a voce alta: « Offro tutto al Signore, e Lui è contento! ». Non uscì mai dalle sue labbra un lamento; ma solo preghiere, giaculatorie, accenti di sentita riconoscenza per tutti coloro che gli prestavano qualche servizio.
Il suo transito lasciò l'impressione della morte di un santo. E Pordenone gli diede, ai funerali, una dimostrazione che parve un'apoteosi. Con S. A. il Principe Arcivescovo di Gorizia, Mons. Margotti, S. E. Mons. Nogara, Arcivescovo di Udine e compagno di Seminario dell'estinto, e S. E. Mons. Cattarossi, Vescovo di Feltre e Belluno, erano tutte le autorità. I giovani del nostro Istituto, che dovevano partire per le vacanze, ritardarono spontaneamente la partenza, dicendo: « Egli è venuto per noi, e noi non partiremo prima di lui ». Tutta la popolazione partecipò al funebre corteo o s'assiepò al passaggio della salma in riverente commosso omaggio. Un folto stuolo di Avieri volle testimoniargli la gratitudine dell'arma azzurra cui aveva prodigato tante cure nella sua diocesi. Nell'universale rimpianto s'udiva un unico elogio: « È morto un santo ».
Era nato a Corbetta (Milano), il 18 ottobre 1873 da Alberto e da Regina Giuditta. Nel Seminario archidiocesano aveva compito gli studi ecclesiastici formandosi alla scuola di quell'impareggiabile direttore spirituale che fu Mons. Pasquale Morganti. E da lui apprese anche quell'ammirazione e venerazione per Don Bosco che non tardò a maturare la sua vocazione alla Società Salesiana. Ordinato sacerdote dall'indimenticabile Card. Ferrari nel 1896, vide subito. appagato il suo ardente desiderio di apostolato giovanile colla nomina a vicerettore del Collegio Arcivescovile di Saronno. Ma, attratto dal fascino irresistibile del Santo, nel 1904, rotti tutti gli indugi e fatta quasi violenza anche all'Arcivescovo che l'aveva carissimo, volò alle nostre Case di formazione, ove, dopo il noviziato, emessi i santi voti, venne avviato alla laurea in Teologia per affidargli una cattedra nel nostro Studentato Teologico di Foglizzo Canavese.
A Foglizzo, professori e studenti ammirarono subito in lui la soda, sicura dottrina e competenza pastorale; ma soprattutto la gelosa cura dello sparito di Don Bosco che assimilava con avidità e trasfondeva collo zelo di un apostolo.
La sua umiltà non fece che accrescere il suo prestigio, sicchè quando nel 1910 fu preposto alla parrocchia del Testaccio, in Roma, trasformata dal titolo di S. Maria della Provvidenza in quello di Santa Maria Liberatrice ed affidata ai Salesiani, fu unanime il consenso e la soddisfazione. Era il campo di un apostolo e di un santo. E Don Olivares dava pieno affidamento. Seppe infatti essere all'altezza della situazione, veramente eccezionale. Per formarsi un'idea delle difficoltà che egli, armato di fortezza e di soavità, dovette superare, basti dire che un giorno si vide assestare, in pubblica strada, un solenne ceffone. Il santo Parroco, senza minimamente scomporsi, seguendo alla lettera il consiglio di Cristo, presentò al sacrilego l'altra guancia, dicendo: «Grazie! ». Più volte poi, sia il Parroco che gli altri nostri Confratelli, si videro fatti bersaglio dei sassi. Don Olivares senza punto smarrirsi, guadagnò i genitori pel tramite dei loro figlioli. Si diede quindi ad accogliere con affetto paterno i giovanetti del quartiere, ad istruirli, ad educarli, a migliorarli. L'amore per i figli vinse i genitori. Il deserto morale del Testaccio si avviò così a divenire un'oasi di vita cristiana. Anche perchè nell'organizzazione dell'attività parrocchiale, oltre quello eminentemente salesiano della cristiana educazione della gioventù, egli predilesse il campo della carità. Gli sfrattati dai quartieri demoliti, i colpiti dal terremoto, i figli dei richiamati, gli orfanelli, i poveri, i malati, i sofferenti per qualsiasi ragione, i bisognosi trovarono nel suo gran cuore risorse inesauste per le loro sventure, pei loro dolori. La vita di fede trasse potente impulso dallo spettacolo di tanta abnegazione e generosità ed il progresso delle anime segnò tale ascesa che Benedetto XV vide in lui il Pastore ideale per le Diocesi di Nepi e Sutri. Lo consacrò l'Em.mo Card. Cagliero, nella stessa sua chiesa parrocchiale, il 29 ottobre del 1916, assistito dalle LL. EE. Rev.me il suo antico direttore spirituale Arcivescovo di Ravenna, Mons. Morganti, ed il Vescovo di Massa Carrara Mons. Giovanni Marenco, Salesiano. Ventisei anni resse la diocesi di S. Romano e S. Pio V.
E l'impronta del suo ministero veramente pastorale perdura nel fervore di pietà, di apostolato, di Azione Cattolica, di assistenze caritative che la sua parola e più il suo esempio hanno saputo accendere ed alimentare con costante edificazione. Poichè, se cara tornava sempre la sua parola, piana, fervida, cordiale, illuminante e incoraggiante, egli era in ogni ora, in ogni circostanza Evangelium loquens: il Vangelo parlante e vivente.
I fedeli della due antichissime e gloriose Diocesi - ha scritto L'Osservatore Romano del 16 giugno - videro rivivere in Mons. Olivares la tipica figura del Pastore di anime tracciata con linee inconfondibili dalla penna ispirata dell'Apostolo Paolo. Lo videro irreprensibile, mite, piissimo, paziente, umile, rigido e austero con sè, soave e benigno con gli altri, pienamente padrone di se stesso anche nelle più ardue circostanze, perennemente intento a farsi tutto a tutti, in tutti i modi, per guadagnare tutti a Cristo, palpito del suo cuore e centro della sua vita. Il motto salesiano Da mihi animas divenne l'aspirazione di tutti gli istanti, il nobile tormento di tutta la vita. Non si concedeva quasi un istante di tregua. I suoi giorni erano un intreccio continuo di preghiera e di azione. L'una alimentava l'altra. Di tutto egli si servì per fare rifiorire dovunque la vita cristiana: Messe, Comunioni generali, funzioni, pellegrinaggi, confessioni, ore di adorazione, Missioni, catechismi, scuole di religione specialmente ai giovani, esercizi al clero, ai religiosi d'ambo i sessi ed al popolo. Per ben cinque volte visitò le sue Diocesi. Non mancò chi lo definì « il moto perpetuo ». In questi ultimi anni iniziò e condusse felicemente a termine due processi ordinari per la beatificazione di due grandi Serve di Dio morte nella sua Diocesi: Suor Maria Francesca, fondatrice delle Suore dell'Addolorata, e Cecilia Eusepi del Terz'Ordine dei Servi di Maria. Un giorno in cui Mons. Roschini ebbe l'audacia di esortarlo a prendersi un po' di riposo, l'intese rispondere: « Ci riposeremo in Paradiso! Non ci basta un'eternità ? ». E tenne sempre fede al suo intenso programma di azione, fino all'ultimo. Poichè cadde - come ebbe a dichiarare il Professore che lo operò a Pordenone - logoro dalla fatica e dalle privazioni. La sua parola viva, come quella scritta nelle ventisei Lettere pastorali, era una parola tipicamente apostolica: chiara, soda, franca, pratica, singolarmente efficace. È difficile numerate i sacrifici sia personali che pecuniari ch'egli s'impose per vedere rifiorire dovunque le Associazioni di Azione cattolica sia maschili che femminili. Il suo spirito di povertà, come risulta da vari episodi, ebbe dell'incredibile. inesausta ed inesauribile la sua carità verso i poveri. Nessuno fece a lui ricorso senza averne ricevuto aiuto. « I poveri - era solito dire - sono i tesorieri del Signore: essi ricevono ma poi ci ottengono ». Oltre che degli umili, fu anche amico dei grandi, sempre solo con l'intento di guadagnare tutti a Cristo. Principi e personalità si contendevano il sant'uomo; ed egli per tutti era il Pastore vigile, il Padre affettuoso.
Anche la Patria ebbe in lui un degno figlio. I numerosi profughi che durante l'invasione nemica furono ospiti sia a Nepi che a Sutri ebbero da parte del Vescovo larghissima assistenza e paterne attenzioni. La sua politica, come quella del suo grande padre Don Bosco, era la politica del Pater noster. Uomini politici, e alte personalità militari nutrirono per lui la più viva ammirazione. L'areoporto di Vigna di Valle, sul lago di Bracciano, lo volle suo Cappellano, e spesso egli fu visto in mezzo ai nostri Avieri, entusiasti della sua opera e della sua parola. I più grandi assi dell'aviazione Italiana, quali un Maddalena, un Ferrarin, un Bempo, ecc. lo chiamavano affettuosamente « padre » e a lui, come ad un padre, confidavano i più intimi segreti del cuore.
Ma bisognava vederlo, tutte le domeniche in cui non aveva impegni pastorali altrove, correre a Nepi, nelle prime ore del pomeriggio, per fare il Catechismo ai fedeli ed ai fanciulli! Educato allo zelo catechistico di S. Carlo Borromeo, si faceva uno scrupolo di impartire l'istruzione catechistica, anche con grave disagio e immensi sacrifici.
E parve tributo di particolare riconoscenza al Vescovo catechista il gesto di un bimbo di tre anni che chiuse proprio in Nepi la sfilata del popolo piangente deponendo sulla sua bara l'ultimo bacio.
Dire il cordoglio delle diocesi dilette non è facile cosa.
I funerali, svoltisi nella cattedrale di Nepi, riuscirono un vero trionfo. All'ufficio dei defunti, cantato dal clero e dai religiosi Servi di Maria, fece seguito la solenne messa Pontificale celebrata da S. E. Monsignor Santino Margaria, Vescovo di Civita Castellana, Orte e Gallese. Vi assistevano S. E. Mons. Albanesi, Vescovo di Viterbo, Mons. Domenico Cordeschi, dell'Ordinariato Militare, Mons. Alberto Fioravanti, Vicerettore del Seminario Regionale di Viterbo, Padre Munstermann, in rappresentanza dell'E.mo Card. Fumasoni Biondi, il rappresentante dell'Ecc.mo Abate di S. Paolo fuori le Mura, cospicue rappresentanze dei Canonici, dei Parroci, delle comunità religiose, delle Associazioni cattoliche e civili delle due Diocesi.
Dopo le rituali assoluzioni, la salma venne, portata al cimitero e deposta provvisoriamente nella cappella dei Canonici in attesa di essere tumulata nella chiesa Cattedrale. Ma la sua dolce figura, rievocata con commossi accenti nell'elogio funebre, continua a brillare nella memoria dei suoi diocesani e di quanti lo conobbero. Aveva celebrato il suo Giubileo Episcopale l'anno scorso e la sua alacrità di spirito faceva sperare ancora lunghi anni di fecondo ministero pastorale. Invece la sua corona era compiuta. E noi pensiamo che non tarderanno a rifulgere di ben altra luce le gemme preziose delle sue eccelse virtù.
I Cooperatori che, confessati e comunicati, visitano una chiesa o pubblica cappella (i Religiosi e le Religiose, la loro cappella privata) e quivi pregano secondo l'intenzione del Sommo Pontefice possono acquistare:
L'INDULGENZA PLENARIA
1) Nel giorno in cui dànno il nome alla Pia Unione dei Cooperatori.
2) Nel giorno in cui per la prima volta si consacrano al Sacro Cuore di Gesù.
3) Tutte le volte che per otto giorni continui attendono agli Esercizi spirituali.
4) In punto di morte se, confessati e comunicati, o almeno contriti, invocheranno divotamente il Santissimo Nome di Gesù, colla bocca, se potranno, od almeno col cuore.
OGNI MESE:
1) In un giorno del mese a loro scelta.
2) Il giorno in cui fanno l'Esercizio della Buona morte. 3) Il giorno in cui partecipano alla Conferenza mensile salesiana.
NEL MESE DI AGOSTO ANCHE:
Il giorno 6 - Trasfigurazione di N. S. Gesù Cristo. Il giorno 15 - Assunzione di Maria SS. al Cielo. Il giorno 16 - S. Rocco.
Coad. CHARAMEL MARIO, da Grenoble (Francia), † a Lugo di Romagna, l'11-IV u. S. a 62 anni.
Espulso dalla sua Patria, negli anni del settarismo, perchè religioso, trascorse ben 25 anni nel nostro Istituto di Genova-Sampierdarena, come insegnante di francese e maestro di musica. Le sue pubblicazioni scolastiche e musicali tanto apprezzate documentano tuttora la sua competenza. Ma tra noi rimane vivo soprattutto il ricordo della sua virtù, del suo spirito salesiano, della sua passione al lavoro, della bontà d'animo e della generosità di cuore, che seppe sopportare nobilmente anche le ultime grandi prove.
Coad. GIOIGGI GIOV. BATTISTA, da Sacconago (Varese), † a Maroggia (Svizzera) il 1-III1943 a 83 anni.
Accolto nella Società Salesiana dallo stesso santo Fondatore, trascorse 38 anni nella nostra casa di Maroggia, edificando tutti colla sua pietà, coll'esemplarità dell'osservanza religiosa e con un grande amore al lavoro che sembrava moltiplicargli le scarse forze per prestarsi ad ogni servizio.
Coad. CABALLERO GIUSEPPE, da Valverde del Camino, (Spagna), † a Siviglia (Spagna) il 15-II-1943 a 70 anni.
Dotato di eletto ingegno e di non comune cultura, rifulgeva per un candore di semplicità e per uno spirito di obbedienza che avevano le loro radici in una solida pietà illuminata di viva fede. Divotissimo di Gesù Sacramentato e di Maria SS. soleva guidare i più piccoli alla visita quotidiana con edificante costanza e fervore.
Coad GALLES SISTO, da Firenze, † a Roma (S. Tarcisio) il 9-III-1943 a 68 anni.
Passò i primi 14 anni di vita religiosa nelle Azzorre e nel Portogallo; poi continuò a prestare la sua abilità di sarto in varie Case d'Italia finchè le forze glielo consentirono, caro a tutti per la sua bonarietà e soda pietà.
Sac. BECHIS MATTEO, da Dusino (Alessandria), † a Piossasco (Torino), il 25-II-1943 a 35 anni.
Sac. DUBOCQUET ELISEO, da Lilla (Francia), † a Melles-Lez Tournai (Belgio) il 22-IV-1943 a 66 anni.
Coad. BERTRAND MARTINO, da Marsiglia (Francia), † a La Navarre (Francia) il 13-III-1943 a 71 anno.
Mons. RICCARDO ORSENIGO † a Vercelli il 18-V u. s. a 68 anni.
Sacerdote di profonda pietà e di zelo instancabile, era una delle figure più eminenti del Clero e del Capitolo Eusebiano. Mons. Valfrè di Bonzo lo portò a Vercelli dalla natia Como, come suo segretario, e la fiducia dei successori lo chiamò a delicate mansioni di Curia fino alla carica di Vicario Generale. Lo spirito sacerdotale gli faceva trovar tempo pel sacro ministero e la generosità del suo cuore lo portava a trasporti di carità a favore dei poveri e dei bisognosi. Amava sinceramente l'Opera salesiana e si prodigava volentieri per favorirla e per sostenerla.
Mons. LORENZO ALBONI, † a Faenza il 28-XII-1942.
Vicario generale della Diocesi e Parroco zelantissimo, era uno dei più affezionati Cooperatori faentini. Direttore Diocesano per parecchi anni, offriva con gioia la sua chiesa per le nostre celebrazioni. Vi diffuse il culto alla Vergine Ausiliatrice. A Don Bosco dedicò un altare, e dalla canonizzazione non lasciò mai di celebrarne la festa colla massima solennità.
SANTINI ASSUNTA ved. MONTI, † a Rimini (Forlì), il 18-II u. s. a 70 anni.
Donna e madre esemplare, rimasta vedova in giovane età, pose ogni cura nell'educare cristianamente i quattro figli. Fervente cooperatrice, fu divotissima di Maria SS. Ausiliatrice e di San Giovanni Bosco ed aiutò sempre generosamente le Opere Salesiane.
CLEMENTINA INVERNIZZI ved. CARNEVALE-MAFFEI, † a Sairano (Pavia), il 20-VI u. S. Donna di fede e di pietà profonda, coronava la sua vita eucaristica nella festa della Consolata, perpetuando la sua cooperazione salesiana con una «Borsa missionaria », confortata dall'affettuosa assistenza dei figli sacerdoti Don Ettore, salesiano, e Don Carlo.
Altri Cooperatori defunti:
Angius Luigi, Iglesias (Cagliari) - Bagnasco Domenico, Torino - Bernardini Teresa, Trevi (Perugia) - Bertotti D. Emilio, Vigevano (Pavia) - Boccanera Dr. Tobia, Roma - Bormida Giovanna, Valle Talloria (Cuneo) - Bosso Vincenzo, Roddi (Cuneo) - Botto Domenico, Moneglia (Genova) - Brio Maria, Torino - Camadini Caterina, Cedegolo (Brescia) - Cardinali Valmore, Osimo (Ancona) - Cardini Prof. Margherita, Milano - Cavaliere Filippo, Torino - Chiattone Agnese, None (Torino) - Ceci Bassanelli Augusta, Manziana (Roma) - Colla Adalgisa, S. Stefano Belbo (Cuneo) - Colleoni Ida, Treviglio (Bergamo) - Concole Alessandro, Garbagna Novarese (Novara) - Corona Andrea, Salgareda (Treviso) - Costa Prof. Eleonora, Ancona - Costantini Giovanni, Murano (Venezia) - Crameri Marchiali Maria, Le Prese (Svizzera-Grig.) - Dall'Albero Valerio, Quinto (Treviso) - Dilibio Rosa, Enna - Domenichini Erminia, Lavaga (Genova) - Donatini Maria, Fontana Maneta (Ravenna) - Fael Emma, Cordignano (Treviso) - Ferrari Irma, Acqui (Aless.) - Ferrari Sofia, Isola Rizza (Verona) - Fossati Carlo, Occimiano Monf. (Aless.) - Gallino Teresa, Torino - Giuggia Bongiovanni Anna, Torino.- Janni Eligio, Forano (Rieti) - Kunovic Argia, Rovigo - Lanfredi Emma, Moglio (Savona) - Letti Armida, Roma - Lusenti Cav. Fermo, S. Felice del Benaco (Brescia) - Manzetti D. Giuseppe, Germagno (Novara) - Marcenaro Rosa ved. Barabino, Pegli (Genova) - --Mosconi Angela, Desio (Milano) - Noncari Peloso Eufemia, Genova - Obert Giustina, Ayas (Aosta) - Odosio Michele, Borgo S. Martino (Aless.) - Oioli Giovanni, Invorio (Novara) - Pagan D. Enrico, Chioggia (Venezia) - Panciera Innocente, Fusine (Belluno) - Pela Martino, Villata (Vercelli) - Pinzi Veneranda, S. Quirico (Grosseto) - Pivin Carmelina, Boccon (Padova) - Pontiggia Carlo, Uggiate (Como) - Quaglia Fiorenza, Baldissero (Torino) - Ramondo Elisabetta, Pornassio (Imperia) - Ramusani Dott. Francesco, Regio Emilia - Rellini Paolo, Nutri (Nuoro) - Rosmino Carolina, Castelletto Merli (Aless.) - Ruggin Filomena, Bonorva (Sassari),- Sandrini Maria, Sesto al Reghena (Udine) - Savini Luigi, Roncofredo (Forlì) - Sironi Giuseppina, Monza (Milano) - Sponziello Concetta, Carmiano (Lecce) - Testa Vittorio, Savigliano (Cuneo) - Tomass Maria, Imer (Trento) - Valla Mirani Santina, Zavattarello (Pavia) : Vitali Sacchi Ernesta, Sommo (Pavia) - Zoppi Mario, Terlizzi (Bari) - Zurro Francesco, Sanluri (Cagliari).
Borse complete.
Borsa BONIFORTI RINALDO E SUA FIGLIA PIA IN MEMORIA E SUFFRAGIO, a cura del Rag. Guido Boniforti.
Borse da completare.
Borsa GESÙ, MARIA AUSILIATRICE, D. BOSCO (4a) - Somma prec. 2089 - Sartori Quirina zo - Sabatini Alvaro 5o - Carramusa Maria 200 - Martini C. Isabella 100 - Tot. 2459.
Borsa GESÙ, GIUSEPPE, S. ANNA, MARIA, a cura di N. N. Napoli - Somma prec. 1250 - Mazzini Pietina 10 - Tot. 1260.
Borsa GUSMANO D. CALOGERO - Somma prec. 8285 - Can. Alfio Reitano 15o - Tot. 8435.
Borsa GEDDA SUOR TERESA - Somma prec. 260 - Morganti Maria 20 - Tot. 280.
Borsa LAJOLO DON AGOSTINO - Somma prec. 8380 Lerineto Ernesta 30 - Tot. 8410.
Borsa MADONNA DI LOURDES - Somma prec. 3491,15 - Abbattangelo Raffaele 150 - Tot. 3641,55.
Borsa MESSA D'ORO DEL RETTOR M. DEI SALESIANI DON PIETRO RICALDONE, in memoria del suo Ninetto, la Mamma 5000 - G. A. 5000 - Tot. 10.000.
Borsa MESSA D'ORO DEL RETTOR M. DEI SALESIANI DON PIETRO RICALDONE, a cura dell'Unione ex allievi salesiani di D. Bosco di Alessandria. Primo versamento 11.000.
(Continua a pag. 3 della copertina).