Anno LXVII - N. 9 - 1° Settembre 1943
SOMMARIO: Un miracolo che continua. - Sotto la cupola dell'Ausiliatrice. - In famiglia: Italia, Spagna. - Corrispondenze: da Beckford, Egitto, Palestina, Canarie, da oltre Oceano. - Dalle nostre Missioni: India, Giappone. Notizie brevi. . Tesoro spirituale. - Necrologio. - Crociata missionaria
In occasione dell'inaugurazione delle nuove Scuole Salesiane di Madrid (v. Bollettino di aprile, pag. 56), il Ministro dell'Educazione Nazionale di Spagna, Ecc, Dott. Ibanez Martin, tenne nel «Teatro Español » un discorso magistrale esaltando il prodigio pedagogico di D. Bosco. Crediamo di far cosa grata ai nostri Cooperatori riportandolo quasi integralmente pcrchè è pure un documento eloquente del sincero spirito cristiano che anima la Spagna risorta.
Un fatto prodigioso della vita dell'insigne Fondatore delle Scuole Salesiane ha, per noi che viviamo sotto la nobile inquietudine dei problemi dell'educazione, un valore simbolico fondamentale. .
Quando un giorno il pane con cui quel degno Sacerdote esercitava la sua generosa carità tra l'infanzia povera ed abbandonata di Torino, fu insufficiente a saziare la fame ed il bisogno di quella turba lacera e misera, la misericordia del Signore fece sì che i pani si moltiplicassero miracolosamente nelle mani di quell'uomo eccezionale.
Tutto il resto, nella vita di San Giovanni Bosco, non è che una ripetizione di questo prodigio, convertito ormai in fenomeno normale della vita quotidiana. Poichè la storia di questo virtuoso pedagogo italiano ebbe la qualità fondamentale di fare sì che attraverso a lui si moltiplicasse - come si sdoppierebbe nella varia gamma dell'iride un raggio di sole che filtrasse attraverso un prisma - la virtù suprema della carità che, come un vivo raggio di luce, aveva investito per volontà di Dio il cuore puro di chi doveva essere in seguito figlio prediletto della Chiesa.
Dalla carità nacque precisamente in San Giovanni Bosco il più forte, durevole ed eterno dei dogmi pedagogici. Perchè tutto ciò che non sia lo sdoppiamento dell'uomo nella funzione educatrice, tutto ciò che non significhi trasmettere a chi si educa più di quanto si ha ricevuto da chi ci ha educati, non potrà mai considerarsi come vera opera educativa. Come nella parabola dei talenti del Vangelo, più fu richiesto da chi più aveva ricevuto, il pedagogo che ha ricevuto più talenti sarà giudicato con maggior rigore. Poichè l'educazione - il gravissimo cómpito di forgiare lo spirito della gioventù, di svegliare in essa alla luce della Fede quelle ansie vive di immortalità che avvicinano l'uomo al suo Creatore, di illuminare lo spirito dell'uomo per redimerlo dalla sua ignoranza e portarlo sulla strada della verità - si può dir che rinnova, attraverso la figura del pedagogo, dell'educatore, il miracolo della moltiplicazione dei pani....
Ma la lezione principale che ci offre il miracolo che commentiamo è che nulla si può ottenere, che è infecondo ogni lavoro ed è inutile ogni sforzo nell'insegnamento, quando non sia contrassegnato collo stampo indelebile della carità. Per carità verso i nostri simili, per carità verso i figli senza casa, verso le anime senza direzione, verso i teneri pellegrini dello spirito, abbiamo il dovere di mostrare ai nostri fratelli quale sia la Via, quale sia la Verità e quale sia la Vita. Ciò equivale a dire che la legge principale dell'educazione - e questo ce lo insegnò a costo del suo sacrificio la santità di Giovanni Bosco - deve essere, prima di tutto e sopra tutto, la legge dell'amore.
Poichè educare non è solo dimostrare che noi amiamo quelli a cui prodighiamo le nostre cure, ma addestrarli in guisa che anch'essi imparino e si studino poi, a loro volta, di amare. Quando la società e i popoli minacciano di scardinarsi sotto il formidabile turbine dell'odio, del rancore e del risentimento, portare alle nuove generazioni, all'infanzia e alla gioventù uno spirito profondo di amore e di carità cristiana è, non solo compiere un inderogabile imperativo evangelico, ma da un punto di vista strettamente umano, contribuire a preservare dalla rovina totale l'edificio di una civiltà secolare.
San Giovanni Bosco lo comprese molto bene. Per questo lavorò senza riposo, col suo cuore pieno di speranza, la sua volontà di acciaio, e la sua ferma tenacia di santo, posti al servizio di un grande ideale di amore. E se nel compimento della sua missione egli dovette incontrare le più amare persecuzioni e la più implacabile ostilità, l'insigne Fondatore dei Salesiani si servì di esse per lasciarci, sotto la sua protezione, un esempio ed una lezione di più; la lezione e l'esempio ammirevoli che, quando l'avversità combatte gli uomini, vi è un solo sentimento che dà forza all'anima per non venir meno: la cieca, assoluta e sottomessa confidenza in Dio.
Non importa che nell'opera intrapresa con volontà retta, con vocazione ferma, con profondo spirito di apostolato, l'avversità ci faccia vacillare nel cammino. C'era forte tormenta sul lago di Genezaret e i discepoli atterriti svegliarono il Maestro dicendo: « Signore, salvaci, che periamo ». No, non dorme mai a nostro riguardo la paterna, divina Provvidenza. Ma noi dobbiamo volgere lo sguardo verso Dio pregandolo bramosamente, con insistenza, con fede ed ardire, come se in realtà i nostri errori e le nostre imperfezioni lo facessero addormentare...
Tutta la vita di San Giovanni Bosco è effettivamente un simbolo per noi che ci sentiamo sospinti dall'ideale dell'educazione e accesi dal fervore dei problemi dell'insegnamento. E un altro dei fatti più significativi che per noi deve avere l'efficacia dell'esempio, è quello della follìa incompresa del Santo. Si, anche Don Bosco ebbe la sua follia di santità. Come tutte le figure pioniere della storia del mondo, Don Bosco fu tutto, meno che un uomo volgare o insignificante. Ma il mondo non perdona nè ai santi, nè ai geni, mentre gli son contemporanei. La genialità e la santità escono dall'ambito della mediocrità; e con ragione si è detto che le emersioni dalla mediocrità si pagano sempre care. Giovanni Bosco pagò a prezzo della propria fama la sua vita di generoso sacrificio. Giovanni Bosco effettivamente non possedeva la prudenza mondana dell'egoismo, saggezza volgare anche in tanti nomi, i del suo tempo; ma aveva la sua follìa che era la sublime follìa della Croce.
Sventurato quel popolo che non vive sotto lo stimolo di questa demenza di ideali, di queste ambizioni irrealizzabili nella vita terrena, che solo possono raggiungersi quando, oltrepassato il limite del tempo, si entra nell'eternità. Sventurato quell'uomo che vive solo attaccato alle cose della terra e che non sa elevare il suo sguardo in alto, e sonore sveglio in una impresa ultrasensibile di amore e di fede.
Un altro esempio dà il Sacerdote di Torino ai maestri spagnuoli. I maestri per vocazione ricordino bene queste parole: « A nulla vale la Pedagogia, nè i metodi pedagogici, dove il maestro che insegna non è, come era San Giovanni Bosco, un illuminato uomo di Dio ». Solo in grazia del suo vivo spirito di apostolato potè il Fondatore dei Salesiani tradurre in realtà la vastissima opera da lui sognata nell'ambito educativo. Gli Oratori Festivi, le Scuole Professionali e il così detto Sistema preventivo, più che tre modalità dell'attività educativa del Santo, rappresentano l'unità di un profondo pensiero spirituale, al quale contribuiscono con altrettante funzioni, quelle cioè di avvicinare la gioventù a Dio attraverso la preghiera, il lavoro e l'educazione.
Effettivamente, se gli Oratori Festivi avevano come scopo l'istruzione religiosa della gioventù vittima del vizio e della miseria nelle città, se le Scuole Professionali aspiravano a procurare all'umile apprendista la dignità corporativa di cui prima era privo. nobilitando così lo spirito delle classi lavoratrici che, mentre ricevevano un addestramento tecnico, raggiungevano un livello di vita che solo avrebbero potuto ottenere attraverso il duro ed aspro sentiero di lunghi anni di tirocinio e di umiliazioni, il Sistema Preventivo nell'educazione, come fu concepito da Don Bosco, si propone di creare nel giovane una coscienza nuova, non basata sul contorno confuso ed im preciso della vecchia vita di peccato, ma capace di innalzare dalle fondamenta l'edifizio di un'anima, inondata di purezza e di virtù, capace di resistere con fortezza ai più duri assalti del male.
Ma nella sua opera così complessa di cristiana rigenerazione Don Bosco ebbe un motto che deve essere insegnamento e norma per tutti coloro che intendono onorare la propria vita seguendone i luminosi esempi: « Mi atterrei al consiglio di coloro che mi esortano a non intraprendere opere nuove - diceva quell'illustre Sacerdote - se anche il demonio e i suoi seguaci sospendessero i loro lavori di iniquità. Ma poichè questi fanno il contrario, neppure a me è lecito fermarmi; vado quindi avanti con l'unico stimolo della Provvidenza e della Carità ».
Lavorare senza riposo era, come vedete, il motto del Fondatore delle Scuole Salesiane. Lo scoraggiamento o la stanchezza attecchiscono soltanto negli spiriti rimpiccioliti dall'ozio o dalla vanità.
E non fu vano il sacrificio che il santo Pedagogo realizzò, nè vane le sue dottrine, nè vana la sua sollecitudine evangelica per salvare dall'abbandono l'infanzia povera ed abbandonata. Un profondo contenuto umano e un alto significato religioso limitavano, come poli estremi, il diametro sovrumano con cui si misurano gli affanni spirituali di quel temperamento eccezionale
Qui è il segreto del trionfo dell'opera intrapresa quel mattino dell'8 dicembre - festa dell'Immacolata Concezione di Maria - dell'anno 1841, nella chiesa di San Francesco di Assisi di Torino, e coronata, canonicamente, 33 anni dopo, con l'approvazione pontificia delle Regole, che assicurò il primo baluardo di un'impresa destinata a consolidarsi e ad allargarsi, quando al suo fianco si alzarono le altre due torri fiancheggianti, dell'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice e di quello che doveva essere come il terz'ordine, la Pia Unione dei Cooperatori Salesiani
Con questa vittoria spirituale raggiunta in un mondo ostile allo sviluppo del Cristianesimo, come era l'Italia liberale del secolo XIX, San Giovanni Bosco toccò la meta del suo sublime ideale, della sua santa ambizione: quella, cioè, di incanalare in un grandioso fiume dove affluiscono innumerevoli ruscelli di inesauribile fecondità spirituale, schiere senza numero di anime riconquistate a Cristo...
Con ragione potè dire Leone XIII che « l'Opera di Don Bosco è senza dubbio straordinaria, eccede le forze umane; poichè non si concepisce che un uomo solo, sprovvisto di mezzi naturali, un povero ed umile sacerdote, abbia potuto realizzare in così breve tempo le meraviglie che, attonite, contemplano l'Europa e l'America ». Il dito dell'Altissimo si scopre potentemente nell'Opera Salesiana, giacchè il suo fine è Cristo, la sua regola è Cristo, e Cristo è l'unica arma con cui lotta; perchè va seminando dovunque abnegazione, sacrifizio ed amore; perchè lavora perla causa di Dio e non per interessi terreni ed umani.
E accanto alla gigantesca opera rinnovatrice realizzata dal Fondatore dei Salesiani tanto dal lato religioso quanto dal lato educativo possiamo anche rilevare l'importanza che assume nella sua vita, nel suo esempio e nelle sue opere, il « senso della famiglia ». Non a caso la sua consacrazione alla causa della gioventù ebbe come corollario quell'altra sublime dedizione, rappresentata, nella vita di San Giovanni Bosco, dal sacrificio che, accanto a lui compì, con eroica abnegazione, la sua incomparabile Mamma Margherita. Vi invito a ricordare la scena. Si era agli inizi dell'Opera, il 3 novembre 1846. Un umile, giovane sacerdote, sul cui volto si notano le impronte di una recente malattia, e una donna dei campi, nobilitata dalla corona degli anni, fanno, a piedi, i 30 km. che separano la loro borgata natale da Torino. Non vanno a cercare, nella gaia città del Po, comodità di vita, nè piacevoli divertimenti; vanno a strappare dal dominio della corruzione e del peccato le anime dei giovani per restituirle a Dio. Vanno a raccogliere attraverso i quartieri più abbandonati della città, nelle strade senza nome, vicino alle case senza luce e senza pane, quel tesoro unico, che è come un'arca segreta di illusioni, nella quale si contengono tutte le promesse di un più prospero e sorridente avvenire; quel tesoro pieno di vita, vittima dell'abbandono e dell'ignoranza, che l'umanità corrotta definisce con indifferenza e molte volte con disprezzo, coll'espressione vaga ed anonima di « ragazzi poveri ed abbandonati ».
Così quando la famiglia si sfascia e i figli sonno strappati alla pace del focolare domestico, l'Opera Salesiana li raccoglie e fa ritrovar loro una seconda famiglia, avendo per base il sistema educativo dei Salesiani, lo spirito di famiglia che Don Bosco e sua madre gli infusero fin dal principio.
Per me, e come sintesi della mia impressione sul merito dell'Opera Salesiana, quello che ha trascendentale importanza e spiega la sua inesauribile operosità è lo spirito che l'anima: spirito di servizio, di generoso e fecondo servizio spirituale. La dedizione totale dell'uomo a quest'impresa, la volontà instancabile dei suoi membri che non venga mai meno questo impegno di servizio.
Il mese di giugno, dedicato al Sacro Cuore di Gesù, fu confortato dalle celebrazioni liturgiche delle feste dell'Ascensione, di Pentecoste, della SS. Trinità, del Corpus Domini, di S. Luigi, S. Giovanni Battista e Ss. Pietro e Paolo, con solenni funzioni in Basilica e fervorose Comunioni generali.
Sostenuti da tante risorse spirituali, i nostri giovani sentirono meno la anticipata chiusura dell'anno scolastico-professionale ed affrontarono esami e scrutinai con serena coscienza di aver bene occupato il tempo trascorso nella Casa di Don Bosco.
Prima di lasciare l'Oratorio essi videro accorrere trecentocinquanta ex-allievi da varie parti d'Italia al convegno annuale che, con delicato pensiero vollero dedicare ad una filiale dimostrazione di omaggio al Rettor Maggiore pel suo Giubileo Sacerdotale. Tutti assistettero Alla santa Messa da lui celebrata nella basilica di Maria Ausiliatrice e molti si accostarono anche alla Santa Comunione. Poi si raccolsero attorno al IV Successore di Don Bosco per presentargli i loro auguri, il loro obolo per gli orfanelli, il loro programma di apostolato, e protestargli costante attaccamento alla Famiglia Salesiana e fedeltà all'educazione ricevuta. Il sig. Don Ricaldone, ringraziandoli paternamente, li invitò a collaborare all'estensione della Crociata Catechistica ch'egli va organizzando a vantaggio del popolo e delle masse operaie colla pubblicazione della collana Lux affidata alla nostra Libreria della Dottrina Cristiana al Colle San Giovanni Bosco. Il gruppo fotografico li ritrasse sulle rovine dell'edificio abbattuto dalle bombe nemiche.
Tutto l'Oratorio partecipò, il giorno 20, alla festa della Consolata, coronata da una devotissima processione.
Il giorno di S. Luigi fu turbato dall'allarme che, per grazia di Dio, durò poco e non lasciò conseguenze. Salesiani ed alunni festeggiarono l'onomastico dell'Ispettore della Ispettoria Subalpina. A mezzogiorno si diffuse la notizia della nomina del Rettor Maggiore a Grande Ufficiale dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, suscitando nuove entusiastiche manifestazioni.
La notte del Corpus Domini, due buone ore di allarme. Superiori ed alunni parteciparono alla Processione Eucaristica che dalla Cattedrale portò Gesù Sacramentato lungo il percorso tradizionale. Il 26 si fece la chiusura ufficiale dell'anno per gli alunni delle nostre Scuole Professionali. Dopo le funzioni in basilica, i giovani passarono nel salone-teatro per la proclamazione dei promossi e la premiazione. La presiedette il Direttore generale delle Scuole salesiane Dott. D. Renato Ziggiotti, il quale distribuì pure agli alunni dell'ultimo corso il diploma di Cooperatori e la tessera di Ex-allievi, e chiuse l'accademia con nobili parole di plauso e di incoraggiamento.
Nel pomeriggio convennero ancor tutti in basilica per ricevere i ricordi dal loro Direttore Don Toigo, e per ringraziare il Signore col canto del Te Deum. La benedizione Eucaristica li accompagnò alle loro famiglie.
Il 27, l'Oratorio festivo celebrò la solennità esterna di S. Luigi con l'intervento del Rettor Maggiore il quale gradì l'omaggio degli Oratoriani che vollero offrirgli preghiere e Comunioni come il miglior dono pel suo Giubileo.
Il 28 a sera, il sig. Don Ricaldone volle tenerci egli stesso il sermoncino della «buona notte» per annunciarci che la Curia Arcivescovile di Torino aveva iniziato il Processo Apostolico per la Causa di Beatificazione del Principe Don Augusto Czartoryski. Invitatici a pregare per il buon successo, passò a darci la dolorosa notizia della morte della Superiora Generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice, Madre Luisa Vaschetti, spirata santamente nella Casa di Nizza Monferrato.
Ricordata la veneranda figura, le virtù e lo zelo della veneranda Madre, la raccomandò ai nostri suffragi offrendo in anticipo per l'anima sua anche tutte le preghiere che si sarebbero fatte per lui, il giorno seguente, sua festa onomastica. Festa tutta intima fu infatti il giorno di S. Pietro e Paolo, anche per l'assenza dei nostri cari giovani. I confratelli si strinsero però ancor più affettuosamente attorno al Rettor Maggiore per implorargli copia di grazie e di benedizioni durante la Messa di comunità e col concorso dei nostro Istituto « Conti Rebaudengo » riuscirono a dare a tutte le altre funzioni devota solennità. Tenne il panegirico il nostro D. Pugliese, Decano della Facoltà Giuridica del Pontificio Ateneo Salesiano. Tornò per la circostanza fra noi anche S. E. Mons. Guerra, mentre S. E. Mons. Rotolo, proprio lo stesso giorno, era andato a Bagnolo Piemonte, ov'è sfollato il nostro Ateneo Pontificio, per le sacre Ordinazioni che ci allietarono di trentaquattro sacerdoti novelli. Questi, insieme ai Confratelli ordinati a Bollengo, vennero poi a Torino a celebrare le loro prime Messe nella Basilica di Maria Ausiliatrice nei giorni seguenti, mentre i Superiori Maggiori coi confratelli della Casa Madre e della Casa-Capitolare si raccoglievano nei Santi Spirituali Esercizi.
Le difficoltà annonarie hanno consigliato anche quest'anno di farli all'Oratorio, e la cappella di S. Francesco di Sales risonò dei cori oranti e salmodianti per tutta la settimana. Li predicarono i nostri professori D. Guido Bosio e D. Nicola Castellano.
Purtroppo non mancarono altre dolorose notizie delle nostre Case sorprese dai bombardamenti; ed altre vittime innocenti si aggiunsero all'albo dei Salesiani, delle Figlie di Maria Ausiliatrice, dei giovani, degli Ex-allievi e Cooperatori caduti sotto le raffiche delle barbarie aeree. Li raccomandiamo ai cristiani suffragi riservandoci di darne l'elenco quanto prima.
Spiritualmente riconfortati, si riprendeva il ritmo normale della nostra vita quando, la notte del 13 luglio, Torino veniva sottoposta ad un nuovo e più violento bombardamento. E tra le zone più colpite fu ancora la nostra. Notte veramente infernale. L'arma aerea fece strage anche nella santa casa della carità, al Cottolengo, accumulando rovine e seppellendovi quasi duecento morti. Sui nostri edifici caddero undici bombe incendiarie, oltre a vari spezzoni, che distrussero il deposito del laboratorio di falegnameria, parte dei laboratorio di elettromeccanica, il gran salone delle adunanze per gli alunni interni, ed altri locali dell'Oratorio festivo. Una delle bombe incendiarie sfondò anche il tetto della Basilica sulla tribuna prospiciente l'orchestra e cominciò ad appiccare il fuoco ai banchi. Fu a questa notizia che il nostro capo sagrestano Coad. Angelo Brioschi stramazzò a terra fulminato da sincope cardiaca.
Era la nostra prima vittima!
La mancanza di acqua impedì ai coraggiosi nostri confratelli di contrastare la violenza delle fiamme aumentata dal vento. Sacerdoti, Coadiutori e Chierici si sparsero subito anche nei dintorni prestandosi fino alla tarda mattina al salvataggio delle vittime con generosa abnegazione che riscosse l'ammirazione e la gratitudine di tante famiglie.
La Collana « Lux ».
A complemento del programma della Crociata Catechistica, che da alcuni anni si svolge con intenso fervore nella Famiglia Salesiana, il nostro Rettor Maggiore ha affidato recentemente alla Libreria della Dottrina Cristiana fondata presso il nostro Istituto « Bernardi Semeria » sul Colle S. Giovanni Bosco, a Castelnuovo Don Bosco (Asti), anche una nuova collana di pubblicazioni pel popolo e per gli operai che ha felicemente intitolato Lux.
Si tratta di foglietti volanti, libretti di trentadue pagine, e volumi più ampi, destinati alla diffusione della Verità e della Morale Cattolica nelle masse che abitualmente, o per negligenza o per ragioni di lavoro, non frequentano la chiesa e sono quindi più esposte alla propaganda degli errori e delle teorie che pervertono le anime, corrompono i costumi ed avviliscono la dignità e la libertà della persona umana. Ne sono già usciti un bel numero. Settimana per settimana, ne escono altri, in veste tipografica attraente ed a prezzi assai modici. Si offre così ai nostri Cooperatori un mezzo efficacissimo per quell'apostolato della buona stampa che, iniziato da Don Bosco colle Letture Cattoliche, continua il suo sviluppo secondo le esigenze dei tempi. Comperarne e diffonderli gratuitamente nelle masse che si perdono nella materializzazione generata dalla ignoranza religiosa è certo una delle missioni più urgenti e più rispondenti allo spirito di Don Bosco.
Raccomandiamo quindi la provvida iniziativa a tutti i nostri buoni Cooperatori ed a tutte le nostre zelanti Cooperatrici, specialmente a chi più sente e più comprende l'urgenza della redenzione della classe operaia dall'analfabetismo religioso e dalla corruzione morale.
Per ordinazioni, schiarimenti e programmi, basta rivolgersi alla: Libreria della Dottrina Cristiana, Colle Don Bosco, CASTELNUOVO DON Bosco (Asti).
Roma - Il primo premio di prosa latina ad una Figlia di Maria Ausiliatrice.
I giornali hanno pubblicato la notizia che una Figlia di Maria Ausiliatrice, Sr. Severa Donati, dell'Ispettoria Romana, iscritta all'Istituto Universitario Pareggiato di Magistero « Maria Assunta » di Roma, ha vinto il primo premio al Concorso nazionale di prosa latina, bandito dal Reale Istituto di Studi Romani, a cui presero parte 51 concorrenti di sette diverse università.
Il Presidente del Reale Istituto di Studi Romani, dandone la comunicazione alla vincitrice, le espresse il suo plauso ed i suoi auguri. E noi ben lieti che l'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice si affermi con tante nuove prove nella sua alta missione, segnaliamo il successo anche ai nostri Cooperatori che dividono con noi tutte le gioie di famiglia.
Udine - Commovente rito al rifugio Salesiano Giacomo Bearzi ".
Il Rifugio « Bearzi » è una delle Case veramente predilette dal cuore di Don Bosco, perchè ospita ed educa cristianamente oltre un centinaio di orfanelli e vive esclusivamente della carità dei buoni Cooperatori e delle pie nostre Cooperatrici. Vi si respira una serena vita, di famiglia improntata alla più fervida pietà ed alla più affettuosa carità.
Nell'anno scolastico testè conchiuso ha accolto con particolari dimostrazioni di affetto due piccole vittime innocenti della immane guerra: un giovinetto russo cd un ucraino che, perduti tutti i loro cari sotto il fuoco, si sono affidati ai nostri incomparabili Alpini, i quali hanno trovato loro un dolce nido nel nostro Istituto.
Convenientemente preparati, prima dagli stessi Alpini e poi dai Superiori dell'Istituto, essi vennero ammessi al Santo Battesimo dallo stesso Ecc.mo Arcivescovo Mons. Nogara, il quale, il giorno di Pentecoste, si recò al « Rifugio » ed, accolto a festa da tutti gli alunni, ricevette il benvenuto in perfetta lingua italiana dagli stessi battezzandi. Entrato quindi nella cappella al canto dell'Ecce Sacerdos e rivestiti i paramenti, procedette al sacro rito fra l'intensa commozione di tutti gli astanti. L'ucraino, Italo Valfella aveva a padrino il R. Provveditore agli Studi Comm. Ciro Bortolotti, ed a madrina la signora Bearzi; il russo Ivan Petrovich aveva a padrino il prof. Don Biasutti, a madrina la prof.ssa Steccati.
L'Arcivescovo commentò il sacro rito con paterne parole beneaugurando ai due fortunati neobattezzati.
Dopo il Battesimo, salì l'altare per la Santa Messa l'Ispettore delle nostre Case del Veneto prof. Don Tittarelli. Ma la prima Comunione ai piccoli la volle distribuire ancora Mons. Arcivescovo, il quale dopo aver comunicato anche gli altri conchiuse la funzione coll'im partire la Santa Cresima ai neobattezzati e ad una ventina di alunni. Per la Cresima, il Valfella aveva a padrino il caporalmaggiore Patrizio Spilimbergo del 1° Alpini che l'aveva raccolto al fronte e che continua a fargli da padre; il Petrovich aveva a padrino il Cav. Dorio, Consultore municipale.
Dopo la funzione, il Presidente degli Ex allievi, signor Battaglia, e l'Ispettore ringraziarono Mons. Arcivescovo ed i Padrini.
Sua Eccellenza lasciò l'Istituto confortando tutti colla sua benedizione.
SPAGNA - Siviglia - Pel Giubileo del Rettor Maggiore.
Se in tutte le nostre Case la celebrazione del Giubileo Sacerdotale del Rettor Maggiore raggiunse la massima solennità consentita dalle circostanze, nell'Ispettoria Betica e specialmente nella Casa di Siviglia, che lo ebbe amatissimo Superiore, s'infervorò di particolare e ben comprensibile entusiasmo. Ogni Istituto dell'Ispettoria comprese nei programma, oltre a devote funzioni religiose, anche riuscitissime accademie intonate all'apostolato delle vocazioni.
Siviglia poi promosse una dimostrazione veramente grandiosa. Il 20 maggio, duemila fra alunni dei salesiani ed alunne delle Figlie di Maria Ausiliatrice della Capitale convennero nell'ampio anfiteatro del cortile del nostro collegio di Triana per la Messa e la Comunione generale offerta secondo le intenzioni del sig. Don Ricaldone. Poi in un grazioso intreccio di canti e declamazioni ricordarono il bene da lui fatto a tanti giovani, alla fondazione dell'Opera Salesiana, illustrata in un brillante discorso dal Catechista del nostro collegio di Utrera.
Presiedettero il convegno i Conti di Bustillo, insigni Cooperatori, gli Ispettori di Siviglia e di Lisbona e l'Ispettrice delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Oltre all'offerta materiale, i giovani raccolsero anche in un elegante album l'offerta spirituale di Messe, preghiere, comunioni ed opere buone e le affidarono all'Ispettore perchè le portasse a Torino al Rettor Maggiore.
La domenica 23 maggio, fu la volta del collegio della SS. Trinità, dove il sig. Don Ricaldone iniziò il suo apostolato sacerdotale. Oltre duecento Ex-allievi convennero da diverse parti della Spagna e, dopo aver assistito alla Messa ed essersi accostati alla Santa Comunione, offersero al Direttore un magnifico ritratto del Rettor Maggiore, pregevole mosaico in ceramica, specialità locale, che fu subito collocato sotto il porticato del cortile principale di fronte al monumento di Domenico Savio ed inaugurato alla presenza del Sindaco . della città, sig. Michele Ibarra, del Presidente della Deputazione Provinciale sig. Enrico Balbontin e di altre illustri personalità. Lo presentò il Presidente degli Ex-allievi avv. Ramos Hernandez, e lo prese in consegna l'Ispettore rinnovando a nome dei Salesiani il ringraziamento pórto graziosamente da un allievo.
Nel pomeriggio l'ampio cortile si affollò di Cooperatori e di Cooperatrici. Colle autorità e rappresentanze del clero e del laicato, accolte dal Presidente dei Cooperatori, intervenne anche il R. Console d'Italia a Siviglia e numerosi Superiori di Ordini e Congregazioni religiose. Tenne il discorso ufficiale l'avv. Giuseppe Monge y Bernal, il quale, avendo seguito nella sua giovinezza l'attività del sig. Don Ri caldone, intessè il suo dire di tanti cari ricordi personali che suscitarono le più vive emozioni.
Verso il termine dell'accademia, l'avv. Rios Sarmiento presentò l'omaggio dei Cooperatori in un'artistica pergamena che accompagnava l'offerta di una Borsa di studio per una vocazione sacerdotale, al nome di Don Pietro Ricaldone. Ringraziò pel Rettor Maggiore l'Ispettore Don Fiorenzo Sanchez.
Il 27 maggio, cinquantesimo anniversario dell'Ordinazione sacerdotale del Rettor Maggiore, programma esclusivamente religioso. Cantò la Messa solenne nella chiesa della SS. Trinità il rev.mo dott. Don Antonio Loràn, già viceparroco della chiesa di Sant'Andrea quando il sig. Don Ricaldone vi celebrò la sua prima Messa ed ora Canonico della Cattedrale di Siviglia. Esaltò dal pergamo il Sacerdozio cattolico, l'attuale parroco di Sant'Andrea, rev.mo Don Francesco Carrion Mejias. La funzione si chiuse col solenne Te Deum.
Pochi giorni dopo l'Ispettore Don Sanchez potè raggiungere l'Italia e portare al Rettor Maggiore offerte e voti di quel lembo di Spagna che il Signore riservò alle sue primizie sacerdotali.
CORRISPONDENZE Da BECKFORD (Gloucestershire). Amatissimo Padre,
abbiamo or ora sentito della gravissima disgrazia toccata alla culla della nostra Congregazione. Seguimmo gli eventi con trepidazione e costante preghiera... Avevamo osato sperare... Sia fatta la volontà di Dio!
Voglia egli sostenere il suo coraggio e quello degli altri venerati Superiori, dei confratelli, allievi e famiglie. Penso anche ai miei e rac comando essi pure ogni dì, e spesso durante il giorno.
Dal canto nostro, non ci manca nulla; nessun danno di sorta. I nostri dieci novizi fanno bene. Abbiamo anche venti ragazzi che, in via ordinaria, sarebbero a Shrigley, e stanno bene e fanno bene.
Ora più che mai pregheremo per lei e per la grande nostra Famiglia. Il suo cuore sanguinante voglia mandare anche a noi la sua paterna benedizione, affinchè noi pure stiamo preparati alla prova, se dovrà venire. Umili ed affettuosi rispetti anche agli altri venerati
Superiori. Aff.mo figlio in G. C.
Sac. GIACOMO SIMONETTI.
Beckford (Gloucestershire), 17-II-1943
EGITTO
DAL CAMPO DI INTERNAMENTO DI FAYED.
Rev.mo sig. Don Ricaldone,
con vivissimo piacere ricevo oggi il vostro paterno messaggio pel tramite della Radio Vaticana del 24 novembre u. s., con gli auguri natalizi e la «strenna» pel 1943. Vi ringrazio anche a nome degli altri confratelli per la vostra paterna bontà. Il messaggio era diretto al Campo di Internamento di Ghizeh, mentre in realtà io mi trovo qui da trenta mesi. Sono con me D. Bailone e D. Faoro, ed i coadiutori Farello, Tondolo e Cavaglieri. Come sacerdoti siamo cinque: tre salesiani e due francescani. Ci siamo divisi la cura religiosa dei 5000 internati ed il lavoro non manca davvero. Abbiamo un numero stragrande di ex-allievi e l'anno scorso abbiamo celebrato solennemente il Centenario salesiano. Altri confratelli sono internati al Cairo: a Bulacco, ad Embabah e a Ghizeh.
A Rod el Farag è passato Don Pivano, che dirige la scuola con quasi ottocento allievi, fra elementari, medie e professionali. Don Biondi fa altrettanto ad Alessandria. Anche qui nel Campo si lavora e stiamo appunto aprendo in questi giorni una scuola ad orario ridotto per liceisti e futuri ragionieri col concorso, naturalmente, di professionisti di buona volontà. Si trascorre così il tempo cercando di fare un po' di bene. Le giornate passano velocemente senza che ce ne avvediamo. La salute è buona. Il Signore ci ha protetti visibilmente in circostanze difficili e continua a farci sentire i benefici della sua Provvidenza. La vita di Campo, data la buona volontà di adattamento, non presenta difficoltà speciali: ci è divenuta connaturale. Siamo allenati ai caldi, alle piogge, agli scherzi del vento. La tenda ci ripara benevolmente da tutte le intemperie. In ogni Campo abbiamo organizzato una cappella sotto grossi tendoni e gli internati le hanno arredate con molto buon gusto servendosi dei mezzi più semplici. I confratelli del Cairo e di Alessandria sono in continua corrispondenza con noi e non mancano di premure mandandoci quanto ci può occorrere. Ecco in breve, rev.mo Padre, qualche notizia mia e degli altri confratelli. Vogliate ricordarci presso l'urna di S. Giov. Bosco perchè egli ci dia la forza di praticare sempre i nostri ideali religiosi anche in mezzo ad un ambiente così diverso dalle nostre belle Case. Coi più filiali ossequi
aff.mo in G. C.
Fayed, 3-III-1943. Sac. LUIGI ODELLO.
PALESTINA
DAL CAMPO DI INTERNAMENTO DI BETLEMME.
Da una lettera di Don Federico Banchero in data 29-XII-1942:
La situazione finanziaria ci ha spinto a domandare il soccorso delle preghiere degli amici, che ci hanno risposto con commovente spirito di carità. Anche noi da qualche tempo facciamo preghiere speciali perchè Don Bosco protegga i nostri cari residenti sotto il cielo di Valdocco. Ci confortano le buone notizie dell'aspirantato, dal quale aspettiamo il rifornimento del nostro studentato filosofico che alla fine del corrente anno non avrà più allievi.
I nostri 20 alunni italiani son proprio buoni e disimpegnano da soli tutto il movimento di una casa salesiana, nella chiesa, nello studio e nel teatro. Per l'Immacolata rappresentarono il Quadro della Madonna di D. Uguccioni, con immensa consolazione dei loro genitori che dai rispettivi Campi ebbero il permesso di venire al nostro. Il 19 corr. si tennero le Sacre Ordinazioni e noi abbiamo avuto 3 Diaconi ed un Suddiacono. Le feste del Santo Natale sono trascorse felicemente, ma abbiamo potuto venerare solo col cuore il non lontano Presepio. Ci prepariamo a ricordare solennemente la Messa d'Oro del nostro ven.mo Rettor Maggiore...
Dalle CANARIE - Un secondo campo di lavoro delle Figlie di Maria Ausiliatrice.
L'Ispettoria Spagnuola del Sud conta una nuova importante fondazione delle Figlie di Maria Ausiliatrice nelle Canarie a Santa Cruz de Tenerife, dove venne loro affidata la benefica opera pro orfane del « Hogar-Escuela Maria Auxiliadora », istituita dalla Cassa Generale di Risparmio di Tenerife. Le Suore vi andarono fin dal settembre u. s., mentre l'ampio e magnifico edificio era ancora in costruzione, e si allogarono perciò alla meglio nei pochi locali già abitabili, occupandosi alacremente nel preparare la biancheria e tutto il necessario, per accogliere le prime orfane nel mese seguente.
L'inaugurazione ufficiale, però, che si era voluta riserbare per la festa di S. Giovanni Bosco, dovette essere ritardata ancora di una ventina di giorni, perchè fosse finita anche la bella chiesina annessa, dedicata pure a Maria Ausiliatrice. Nel frattempo poterono iniziarsi in modo sicuro e promettente tutte le opere, compreso l'Oratorio, che si formò, per così dire, da sè, fin dai primi giorni, per l'accorrere spontaneo delle fanciulle del borgo, sempre più numerose, tanto da superare in breve il centinaio, e da offrire, dopo poche settimane appena, i primi frutti con l'avviata preparazione di moltissime prime Comunioni ed anche di alcuni Battesimi.
Le feste quanto mai solenni per l'intervento di gran numero d'autorità ecclesiastiche, civili e militari della città e dell'arcipelago, si iniziarono il 18 febbraio u. s. dall'Eccellentissimo Vescovo della Diocesi Mons. Fr. Albino Gonzales y Menéndez-Reigada, il quale alle ore 16, dopo la lettura e firma del verbale per la posa dell'ultima pietra dell'edificio, passò a benedirne tutti i locali e a scoprire la lapide-ricordo dell'inaugurazione, al suono dell'inno nazionale, eseguito dalla banda del nostro Collegio di Las Palmas.
Benedetta quindi l'ampia chiesa semi-pubblica e le rispettive immagini di Maria Ausiliatrice, di S. Giovanni Bosco e della B. Madre Mazzarello, vi trasportò processionalmente il SS. Sacramento dalla provvisoria Cappella Interna; e impartita la Benedizione Eucaristica, rivolse alla folla dei presenti la sua vibrante parola di compiacimento per la bellissima Opera, congratulandosi coi Consiglieri della Cassa Generale di Risparmio, che ne furono i promotori, e facendo voti di vederne presto sorgere un'altra parallela maschile, diretta dai Salesiani.
Nello stesso pomeriggio, s'incominciò poi il triduo in onore di S. Giovanni Bosco, predicato dal nostro Don Martinez de Haro. La domenica 21, celebrò la Messa della Comunione Generale l'Ecc.mo Vescovo; cantò la Messa solenne, eseguita dall'« Orfeon La Paz », il Can. decano della Cattedrale Don Francesco Herraiz Malo.
La giornata si chiuse, dopo il canto del Te Deum e la solenne Benedizione Eucaristica, con una accademia di omaggio, presenziata da S. E. Rev.ma e aperta dalla parola dell'Ill. sig. F. Caballero López, Presidente del Consiglio Provinciale per l'Istruzione Primaria. I diversi punti dell'interessante e vario programma furono interpretati dalle orfanelle, che già durante il triduo avevano fatto sentire le loro voci in chiesa, col canto di lodi e di sacri mottetti; nè vi mancò il saluto delle oratoriane, con espressive e tipiche note di vita regionale.
Il Direttore del Collegio Salesiano di Las Palmas ringraziò infine i convenuti, esaltando il nobile gesto di carità della Cassa Generale di Risparmio nel provvedere in modo così degno alla formazione morale, religiosa e sociale delle fanciulle orfane, sì da fare della splendida Casa, completata dall'annessa Scuola Professionale, un'istituzione modello per la città e per l'intero arcipelago, tale da rispondere efficacemente alle esigenze della grandiosa rinascita della Spagna.
Da OLTRE OCEANO
Verso la fine di maggio sono giunte lettere anche da tutte le Ispettorie delle Figlie di Maria Ausiliatrice dell'America del Sud, del Centro America e del Messico con date relativamente recenti, tra il febbraio e l'aprile scorso. Tutte portano l'eco del ricordo più trepido e della più affettuosa unione di preghiere, e riflettono il conforto per gli scritti e per alcune Circolari mensili, ricevute da provvidenziali vie, come un tesoro. Assicurano delle buone notizie delle Suore e delle Case, dove le Opere proseguono con piena attività e con incalzante lavoro, da far sentire, ora più che mai, specie in alcuni centri missionari, la penosa insufficienza di personale, e da invocare coi più fervidi voti, una non lontana possibilità di rinforzo dall'Italia.
A queste notizie complessive dobbiamo aggiungerne qualche altra particolare inviataci dall'Uruguay per ricordare l'interessante lavoro compiuto dall'Opera del Regno Sociale del S. Cuore nelle Famiglie. Iniziata nel 1937 presso la Scuola Popolare « Maria Ausiliatrice » di Montevideo, si è andata sempre più sviluppando e completando con mirabili risultati, diffondendosi altresì in quasi tutte le altre Case dell'Ispettoria. Per darne un'idea adeguata, bisognerebbe riportare l'intero specchietto riassuntivo dove sono segnati cronologicamente i progressivi sviluppi dell'Opera, e le relative confortanti statistiche dei frutti raccolti. Ma dobbiamo limitarci a spigolare solo i punti più importanti. Nel 1937 - come si è accennato sopra - si ebbe l'inizio dell'Opera; nell'anno seguente, la fondazione di un Segretariato Ausiliare, con Commissione propria dipendente dal Segretariato Nazionale, e la bella cifra di altre 189 famiglie consacrate al S. Cuore, di 35 prime Comunioni d'adulti e di 22 matrimoni regolarizzati dinanzi alla Chiesa. Nel 1939 l'Opera si rivolse più direttamente alle madri di famiglia, aggiungendo all'insegnamento catechistico lezioni settimanali di taglio e cucito, mentre si continuò pure il catechismo quotidiano in preparazione ai Ss. Sacramenti anche per i padri di famiglia. Nel 1940 si intensificò la diffusione di fogli e pagelline sulla devozione al S. Cuore e di libretti catechistici; inoltre si aggiunse la visita domiciliare alle famiglie più povere, e agli infermi bisognosi di particolare assistenza spirituale. Nel 1941 si inaugurò la biblioteca « S. Cuore », allo scopo di far circolare buoni libri nelle famiglie. Nello stesso anno una settantina di madri di famiglia sostennero per la prima volta il proprio esame di catechismo, rivelando una vera e accurata preparazione. Nel 1942, a tutte le iniziative esistenti, si aggiunse il Refettorio scolastìco per venir sempre più in aiuto alle famiglie povere del vicinato e soprattutto alle alunne della nostra Scuola popolare.
Queste brevi e schematiche note sono corredate dall'eloquenza delle cifre: solo nel centro di Montevideo dal 1937 al 1942 si ebbero complessivamente 1288 prime Comunioni di adulti; 563 S. Comunioni ricevute dopo molti anni di trascuranza religiosa; 194 battesimi e 327 famiglie regolarizzate col Sacramento del Matrimonio.
Il direttore della casa di BOMBAY, Don Aurelio Maschio, facendo pervenire al Rettor Maggiore alcune fotografie della nuova Scuola, allegava una lettera in data 20 novembre 1942, in cui fra l'altro scriveva: « Dopo un mese di vacanza abbiamo riaperto la scuola e le cose procedono tutte bene. Non abbiamo la minima difficoltà; ed anche per il cibo il Signore non ci lascia proprio mancar niente. Noi cerchiamo di praticare sempre meglio i nostri doveri religiosi. Dal cielo il nostro caro Padre S. Giovanni Bosco non mancherà di benedirci. Noi vogliamo una cosa sola: far molto bene alla gioventù povera e poi salvare l'anima nostra ».
DAI. CAMPO DI INTERNAMENTO DI DEOLI.
Amat.mo Padre,
sono appena giunto qui a Deoli con altri 35 confratelli da Tirupattur, ed il mio pensiero corre subito a lei, nostro amatissimo Padre, con cui spero d'ora in poi di poter corrispondere un po' più regolarmente. Abbiamo ricevuto la sua « strenna » ed alcuni dei suoi paterni messaggi. Grazie di tutto. Stia certo che cercheremo di farne tesoro per il bene delle anime nostre e pel buono spirito della comunità. Spero che ella pure abbia ricevuto almeno qualcuna delle mie. Tra le due Ispettorie siamo ora qui adunati cento e undici salesiani, che formiamo come una Ispettoria castrense, modellandoci sull'esempio della Sacra Famiglia di cui oggi facciamo la festa, per formare una vera, grande famiglia di padri, figli, fratelli che si amano in Gesù Cristo collo spirito del nostro Padre e Fondatore S. Gio vanni Bosco. Le posso assicurare che tutti godono buona salute. Regna la carità ed il buono spirito e tutti tendono col desiderio e con lo sforzo al miglioramento individuale ed alla edificazione collettiva.
Il suo ricordo è sempre vivo fra noi e ci serve di stimolo per corrispondere alla sua aspettazione e darle le migliori consolazioni. Ora prepariamo intensamente la festa di S. Giovanni Bosco che sarà allietata da un bel numero di Ordinazioni sacerdotali. Non potendo scrivere di più, rimando altre notizie più dettagliate. Favorisca informare i nostri cari delle nostre condizioni di salute. Ci benedica e mi creda per tutti
aff.mo in G. C.
Sac. ELIGIO CINATO, Ispettore. Deoli, 10-I-1943.
Rev.mo signor Don Ricaldone,
tra le lettere che ella riceve dai suoi figli, in qualche modo turbati nel loro lavoro missionario da questa guerra furiosa, possa giungerle anche questa dal campo di internamentoo dei suoi missionari di Assam. Il Signore, che ci manda questa prova, ci darà anche la forza per trarne maggior profitto per le anime nostre e per le nostre Missioni. Non credo che questa lettera le giunga a tempo per portarle gli auguri di un santo Natale; ma noi la ricorderemo di gran cuore a Gesù Bambino e con lei ricorderemo tutti i superiori e la nostra amata Congregazione che sappiamo tanto provata in parecchie parti del mondo. Voglia il nostro santo Padre Don Bosco proteggerla e confortarla in questa dolorosa prova. Sono stato ordinato sacerdote nel giorno centenario dell'Ordinazione di S. Giovanni Bosco e son rimasto per alcuni mesi nella Missione delle Garo Hills, ove appena ho potuto vedere la gran messe che noi Salesiani dobbiamo offrire al Signore. È la prima volta anche che le scrivo dacchè son sacerdote. Imploro perciò la sua benedizione perchè Don Bosco mi faccia zelante e sempre fedele al suo spirito di santità. Voglia gradire il ricordo che ogni mattina faccio per lei nella Messa. Mi ricordi al trono dell'Ausiliatrice
Dev.mo in G. C. 15-XI-1942. Sac. UMBERTO COLZANI. Rev.mo signor Don Ricaldone,
finalmente mi si offre l'occasione d'inviarle alcune notizie. Fino a pochi mesi fa ci trovavamo nel cuore della nostra amata Missione, accanto all'Ecc.mo Mons. Ferrando. Ora invece quanto lontani da quel nostro indimenticabile Pastore che fece di tutto per ottenere dalle autorità locali che ci lasciassero nella nostra missione! Se è doloroso lasciare la patria ed i parenti, non lo fu meno per me e per gli altri confratelli l'essere strappati dal campo dei nostri bei sogni, dalla nostra amata e duramente provata Missione. Lei, amatissimo Padre, che ebbe la fortuna di conoscere il cuore dei nostri cari Knasi può ben immaginare quale sia stato il dolore tanto dei missionari, come di quel caro popolo nel doverci separare così repentinamente.
Non possiamo fare a meno di chinare il capo e pronunciare il fiat, sempre fidenti che Colui che ci chiamò a questa missione non mancherà di aiutarci anche in questi frangenti. Qui, pur essendo internati, continuiamo lo studio della teologia. Il tradizionale spirito di allegria salesiana aleggia sempre tra noi. Amato Padre, mi benedica e preghi perchè possa essere sempre ed in tutto quale Don Bosco mi vuole. Tanti saluti ed auguri di buon Natale e di buon-anno.
Suo dev.mo in D. Bosco
15-XI-1942. ch. SILVIO TRONCONI.
PS. Qui tutti bene. Ci benedica. D. VENDRAME. Amatissimo Padre,
all'avvicinarsi delle sante feste natalizie. sento il bisogno di presentare a lei ed a tutti i superiori i miei filiali auguri di santo Natale, buon fine e miglior 1943. Assicuro lei, amato Padre, e tutti gli altri superiori e confratelli del mio costante ricordo nelle preghiere. Amato Padre, vorrei chiederle una preghiera speciale ai piedi dell'Ausiliatrice e del nostro santo Padre Don Bosco per i suoi figli dell'Assam che si trovano lontani dalla loro cara Missione, affinchè ci ottengano la grazia di farvi ritorno ed al più presto. Qui nel Campo ci troviamo tutti bene e siamo anche trattati benino. I nostri studi continuano regolarmente e proprio in questi giorni termineremo gli esami finali. Abbiamo la fortuna di trovarci da soli: intendo tutti i religiosi e sacerdoti secolari, e quindi col più grande agio per le nostre pratiche di pietà e per lo spirito religioso.
Ossequi filiali ed auguri a lei crei a tutti gli altri amati superiori. Mi benedica,
suo aff.mo figlio in S. G. Bosco 18-XI-1942 ch. MARIO MIANCHI
Rev.mo ed amat.mo Padre,
ieri sera ricevemmo una lettera del nostro ven.mo Mons. Ferrando in cui ci comunicava la sua paterna benedizione nonchè utilissime raccomandazioni.
Il sapere che i superiori ci ricordano, anche per mezzo di lettere, ci infonde sempre nuovo coraggio e ci sprona a maggior confidenza nel buon Dio che regge le nostre sorti e che certo dispone tutto per il nostro comune vantaggio. Fra le nostre prove il sentire che si prega per noi e che siamo seguiti anche nel tempo della. nostra prova ci porta sempre gran gioia, e non possiamo fare a meno di esprimerle la nostra più viva riconoscenza, amatissimo Padre.
Qui, in salesiana letizia, cerchiamo di dimenticare, almeno per il presente, la nostalgia delle nostre care Missioni; ma non sempre riusciamo nel nostro intento. Son certo che sarà stata informata appieno del come si tengono i posti finora conquistati. Il ridottissimo numero di operai nella vigna del Signore fa sì che i confratelli siano carichi di lavoro; ma tutti sono allegri e sperano nel Signore. Sono ormai tre anni che non ho più alcuna nuova dei miei: papà, mamma, fratelli. Son certo però che il Signore li avrà protetti. Mi raccomando alle sue preghiere all'altare di Maria Ausiliatrice affinché questa prova un po' prematura non abbia a lasciare nessun effetto sulla mia formazione salesiana. Voglia accettare, amatissimo Padre, i miei più sentiti auguri per il Santo Natale e Capodanno. Mi creda sempre
aff.mo e dev.mo figlio
16-XI-1942. Coad. FAUSTO M. PONCOLINI.
Il primo decennio delle " Letture Cattoliche " in Giappone (1931-1941).
Rev.mo ed Amatissimo Padre,
fin dall'inizio del loro lavoro di apostolato in Giappone i suoi figliuoli avendo preso come divisa di azione di lavorare come avrebbe fatto D. Bosco, iniziarono appena fu loro possibile, la pubblicazione delle Letture Cattoliche cogli stessi intendentimenti e sviluppo programmatico del nostro Santo Fondatore. Piccolo seme certo nella mastodontica produzione libraria giapponese: piccola voce nel concerto istruttivo-educativo della stampa in Giappone; ma, penso, come seme che produrrà i suoi frutti in patientia: piccola voce che ha avuto ed ha i suoi ascoltatori, e che quindi produsse, produce e produrrà i suoi frutti. 1931-1941: decennio iniziato da Don Margiaria a Oita e che si attiva a Tokyo nella scuola professionale D. Bosco. Aprì la serie il trattatello apologetico di Don Bosco « Fondamenti della religione », tradotto dal nostro Don Liviabella. L'ultimo fascicolo del decennio: « Le parabole della natura » deliziosissima trattazione compilata dal nostro Don Barbaro. Sono oltre un centinaio di volumetti in cui trova posto: l'insegnamento religioso con la spiegazione o apologia della religione; la parte agiografica con la vita di santi e di sante, che possono interessare il mondo giapponese; la parte scientifica, istruttiva, anedottica, storica. Non vi manca la parte educativo-pedagogica, di schietto spirito salesiano, colle biografie degli allievi di Don Bosco, la vita di mamma Margherita, il Sistema educativo di Don Bosco, « D. Bosco diceva così » ecc. ; fascicoletti d'occasione intonati a celebrazioni centenarie o date importanti storiche; e non mancò neppure il tentativo del Galantuomo o analoghi doni per capo d'anno agli associati. Se le condizioni del momento non esigessero un conveniente freno alla penna, sarebbe interessantissimo anche solo la pubblicazione del catalogo di tali letture, che seguono lo sviluppo dell'apostolato dei Salesiani in Giappone. Da due anni la modesta collezione ha migliorato formato e stampa, e prosegue il suo compito di lavoro, di penetrazione e di bene presso quanti può avvicinare. Alcuni dei volumetti sono andati a ruba, e si dovette ristamparli: segno che a qualche cosa di buono servirono.
L'amore alla lettura e all'istruzione, così forti in questo Paese, e che viene stimolato e soddisfatto con una marea di scritti di ogni genere (sotto il controllo speciale del ministro dell'educazione), invogli anche tante anime ad avvicinarsi a questo piccolo rivo di acqua sana e refrigerante! È l'augurio che possiamo fare a quanti prestano la loro preziosa opera di collaborazione per la buona causa della stampa cattolica in questo gran Paese. Ricordo che agli inizi della nostra attività di stampa in Giappone, mi rivolgevo a quanti amano concorrere alla gloria di Dio e alla salvezza delle anime con questo mezzo. E anime buone risposero allora all'appello. Potemmo così gettare le basi della scuola tipografica Don Bosco a Oita, nota in Giappone col nome Don Bosco Sha (Soc. Editrice Don Bosco). Quanto pur modestamente si sia potuto realizzare di bene con questo mezzo, lo sa il Signore. I nostri buoni benefattori di quell'ora possono godere del bene compiuto, ed aiutarci ad ampliarlo in qualità e quantità. Di quanti meriti arricchiranno la bella corona, che si vanno intessendo per il Paradiso.
Amato Padre, benedica in modo speciale le Letture Cattoliche del Giappone, e quanti lavorano per la loro compilazione, stampa e divulgazione.
Suo aff.mo nel Signore.
Mons. VINCENZO CIMATTI Tokyo, ottobre 1941. Ispettore Salesiano.
Notizie brevi delle Case delle Figlie di Maria Ausiliatrice.
Dall'INDIA giunse particolarmente gradita, a rompere il prolungato silenzio, una lettera della rev. Visitatrice Madre Avio scritta il 1° settembre u. s. da Madras, dove potè far ritorno, insieme alla comunità, per la riapertura della scuola e la ripresa del consueto lavoro, dopo esser state costrette a ritirarsi per due mesi a Polur.
Nelle Case del NORD ARCOT la vita si svolse e continua a svolgersi in modo regolare: due Suore italiane, per invito dell'Ecc.mo Delegato Apostolico, e ospitate dalle rev.de Suore Carmelitane, si trasferirono a Bangalore, dove, negli stessi uffici della Delegazione Apostolica, si prestano per la trasmissione dei messaggi della Radio Vaticana a favore dei soldati e civili, prigionieri e internati.
Nell'ASSAM si fecero sentire maggiormente gli effetti della guerra; la Casa di Gauhati dovette chiudere la scuola, e trasferire le orfanelle nel più sicuro villaggio di Barpeta; alcune Suore, prima di ritirarsi, nell'urgenza del momento, presero cura con cristiana carità dei soldati feriti.
Pur non potendosi riunire per le difficoltà dei viaggi, ebbero ugualmente il beneficio degli Esercizi Spirituali, tenuti in ognuna delle singole Case.
Dalla CINA. La rev. Visitatrice Madre Bottini, in data 30 novembre u. S., inviava notizie da Shanghai, dove, per le presenti-condizioni, le Suore vivono poveramente ma assistite sempre in modo sensibile, e spesso commovente, dalla Provvidenza. In Casa hanno 15 orfanelle; nella scuola elementare 120 alunne esterne. Hanno pure aperta una scuola serale per giovanette operaie, affidata dal Municipio, con un centinaio circa di alunne.
Da Shiuchow, il Vicario Apostolico S. E. Mons. Canazei, comunicò che le cinque Suore della Casa « Immacolata » di Ho-sai, per ordine militare dovettero lasciare tutto, e unirsi alla comunità di Lokchong, a dividerne i disagi della ristrettezza dei locali e della troppo scarsa possibilità di lavoro. Invece le tre Suore europee e le due cinesi dell'altra Casa « Maria Ausiliatrice » di Shiuchow, poterono rimanere a continuare le loro opere, col solo controllo delle sentinelle alla porta.
Il vivissimo desiderio e i ripetuti tentativi della Visitatrice di recarsi a portare il conforto della sua presenza alle une e alle altre, rimasero sempre senza effetto, come è pure impossibile ad esse di raggiungere la lontana Casa Visitatoriale.
Dal GIAPPONE, un telegramma della Direttrice di Tokio giunto il 1° marzo u. S. confermava le buone notizie ricevute nei mesi scorsi.
I Cooperatori che, confessati e comunicati, visitano una chiesa o pubblica cappella (i Religiosi e le Religiose, la loro cappella privata) e quivi pregano secondo l'intenzione del Sommo Pontefice possono acquistare:
L'INDULGENZA PLENARIA
1) Nel giorno in cui dànno il nome alla Pia Unione dei Cooperatori.
2) Nel giorno in cui per la prima volta si consacrano al Sacro Cuore di Gesù.
3) Tutte le volte che per otto giorni continui attendono agli Esercizi spirituali.
4) In punto di morte se, confessati e comunicati, o almeno contriti, invocheranno divotamente il Santissimo Nome di Gesù, colla bocca, se potranno od almeno col cuore.
OGNI MESE:
1) In un giorno del mese a loro scelta.
2) Il giorno in cui fanno l'Esercizio della Buona morte. 3) Il giorno in cui partecipano alla Conferenza mensile salesiana.
NEL MESI: DI SETTEMBRE ANCHE:
Il giorno 8 - Natività di Maria SS.
Il giorno 12 - SS. Nome di Maria.
Il giorno 14 - Esaltazione della Santa Croce.
Il giorno 29 - Dedicazione di S. Michele Arcang.
Sac. DA POZZO DAVIDE, da Marinasco (La Spezia), † a Parma il 27-v-1943 a 74 anni.
Alunno del nostro Istituto di Sampierdarena, conobbe D. Bosco nelle frequenti visite che il santo vi faceva e sentì il fascino della vocazione alla vita salesiana. Rivelò fin da chierico una delicata coscienza del dovere ed uno spirito di abnegazione che lo fece poi capace del quotidiano sacrificio di una vita tutta intessuta di pietà e di lavoro, di dedizione generosa al bene delle anime ed agli interessi delle case in cui l'obbedienza gli affidò per tanti anni, oltre l'insegnamento, gli oneri più gravosi dell'amministrazione. Rigido con se nelle esigenze della povertà religiosa, era largo cogli altri della più squisita carità.
Coad. BRIOSCHI ANGELO, da Usmate (Milano), † a Torino, il 13-VII u. s. a 71 anni.
Aveva prestato le sue migliori energie con grande spirito di sacrificio e fervore di apostolato nelle nostre Missioni dell'Equatore. Ed i Superiori l'avevano premiato chiamandolo a passare gli ultimi suoi anni come capo sagrestano al Santuario di Maria Ausiliatrice in Torino. Viveva quindi tutto per la chiesa, attendendo al suo ufficio con affettuosa abnegazione. Ma lo scoppio della guerra e le immediate incursioni su Torino convertirono quella che era la sua più grande gioia in un tormento di ansie e di trepidazioni, che crebbero man mano ch'ei vide la Casa-madre diventare bersaglio delle raffiche nemiche. Il suo cuore ne riportò scosse fatali, sicchè quando la notte del 12 luglio si scatenò più violenta che mai l'incursione che colpì prevalentemente le nostre zone e mietè centinaia di vittime persino nella santa casa della carità, al Cottolengo, non resse più.
Fra i crolli e gli incendi della Casa-madre, una bomba incendiaria cadde anche sulla Basilica, ed a quella temuta constatazione, il buon Angelo stramazzò al suolo fulminato da sincope cardiaca. Era la prima vittima dell'Oratorio. Dio voglia che il suo sacrificio ne risparmi altre.
Sac. DISTEFANO LUIGI, da Catania, † a Catania (S. Francesco) il 28-v-1943 a 68 anni.
Sac. PALMAR STEFANO, da Nyégersniphn (Ungheria), † a Gyula (Ungh.) il 27-v-1943 a 36 anni
Ch. VARDANEGO QUINTO, da Possagno (Treviso), † a S. Giuseppe del Campo (Brasile) il 26-IX-1942 a 28 anni.
Dott. PAOLO TIESI, † a Buenos Aires (Argentina) l'8-XII-1942.
Un malore improvviso stroncò repentinamente la preziosa esistenza di questo illustre ex-allievo che alla valentia della sua professione univa l'abnegazione e la generosità di un apostolo. È impossibile dire in poche righe la carità che ha prodigato ai nostri missionari, agli ex-allievi, ai membri della Famiglia Salesiana e dell'Azione Cattolica, ai poveri, agli umili.
Profondamente religioso, edificava tutti colla sua fede e la sua pietà.
Sac. D. CARLO STANGA, † a Cavatore d'Acqui, il 12-1 u. S.
Arciprete, prestò per oltre cinquant'anni il sacro ministero tra i suoi parrocchiani con profondo spirito sacerdotale e zelo esemplare, animato dalla devozione a S. Giovanni Bosco cui si era legato nella sua giovinezza con cordiale amicizia.
ROSA MARCENARO ved. BARABINO, † a Genova Sampierdarena, il 31-III u. s. ad 81 anni.
Devotissima di Maria Ausiliatrice e di S. Giovanni Bosco, da quarant'anni non mancava mai di venire a Torino per la festa del 24 maggio, infervorandosi a quella generosa carità che esercitò con predilezione verso le Opere salesiane.
RITA SEGALA, † a Cittadella (Padova) il 23 VI-1943 ad 8o anni.
Dedicò gli anni migliori di sua vita alla cura dei giovanetti, trasformando la sua casa in un Oratorio festivo con lo sguardo proteso a D. Bosco ed a Mamma Margherita.
Avviò non poche vocazioni alla Congregazione Salesiana e nell'ultima grande guerra fu prodiga di incoraggiamento e di ospitalità ai Salesiani militari.
Prima di morire ricordava ancora modestamente le nostre missioni.
Altri Cooperatori defunti
Anglese Battista, S. Giorgio Lomell. (Pavia) - Baldi Gaglierdi Maria, Fusignano (Ravenna) - Barnini Renato, Terni - Berrone Manacorda Teresa, Sanico (Alessandria) - Bianchini Vittorina, Rimini (Forlì) - Calcagno Cristina, Pianfei (Cuneo) - Cardini Margherita, Arezzo - Carpaneda Luigi, Toscanella (Bologna) - Castelani Adele, Campagnola (Reggio Em.) - Cattanco Cav. Pietro, Samarate (Varese) - Cazier Leontina, Lilliana (Aosta) - Chiarcosso Antonio, Pros esano (Udine) - Cori Adele, Roma - Corona D. Giuseppe, Fosdinovo (Apuania) - Costa Rosa, Sliava (Lucca) - De Girolamo Lucia, S. Severio (Foggia) - Dini Faustina, Soci (Arezzo) - Di Rovasenda Conte Alessandro, Torino - Gambi Ida, Ravenna - Ghisani Irene, Cremona - Giraudo Chiaffredo, Bibiana (Cuneo) - Lombardi D. Giacomo, S. Remo (Imperia) - Manzetti Giuseppe, Germagno (Novara) - Mattaliana Rosalia, Altopascio (Siena) Menghini Lina. Genova - Merlo Fassi Maria, Busta (Cuneo) - Morano Angela Borgarino, Cuneo - Pasquini Lorenzo, Sanico (Alessandria) -- Plichero Teresa, Torri di Quarteseolo (Vincenzo) - Purich Antonio, Cherso (Pola) - Risso D. Arcangelo, Mondovì Piazza (Cuneo) - Rofignoli Angelo, Sestri Levante (Genova) - Rosso Cap. Adolfo, Borgomaro (Imperia) - Scuri Cav. Giovanni, Casarsa (Udine) - Segala Margherita, Cittadella (Padova) - Sr. Maria Rosa del Prezioso Sangue Cappucina, Cesena (Forlì) - Taccone Rosa, Candia Lomell. (Pavia) - Tassaria Enrichetta, Lesa (Novara) - Taverna Emma, Preganziol (Treviso).