BOLLETTINO SALESIANO

Anno LXVII - n. 10 - 1° Ottobre 1943

SOMMARIO: Il Servo di Dio Zeffirino Namuncurà. - In famiglia: Italia Costarica, Guatemala, Portogallo. - Dalle nostre Missioni: India, Assam, Giappone, Thailandia. - Necrologio. - Tesoro spirituale. - Crociata Missionaria.

Il Servo di Dio Zeffirino Namuncurà

È un candido fiore sbocciato nell'immensità delle pampas argentine, primo campo dell'azione missionaria salesiana.

Rimasto lungamente nell'ombra, sebbene avesse lasciato in quanti lo conobbero una profonda impressione di non comune virtù, a un quarantennio circa dalla morte, per l'agile penna del nostro don Castano, Zeffirino Namuncurà torna a spandere fra noi il profumo della sua pietà e della sua purezza, e a comunicare alle anime, specie dei giovani, l'ansia bruciante dell'apostolato, per cui gli fu cara la vita, e che ne sublima la dolce figura di indigeno protesa verso l'ideale del sacerdozio, intravisto solo da lontano (1).

Attingendo alle più sicure fonti ed inquadrandola magistralmente nella storia della sua razza e delle Missioni Patagoniche, l'Autore ha tracciato una biografia che ha la sodezza dei libri di studio, il fascino delle narrazioni missionarie e l'attrattiva incoercibile della santità.

Accanto al Ven. Domenico Savio, «il figlio del cacico », « il principino delle Ande », è una nuova fulgidissima gemma che impreziosisce il sistema pedagogico salesiano, e Dio voglia accresca l'albo dei Santi.

Frattanto mentre si avvia il processo di Beatificazione e Canonizzazione al Vicariato di Roma, ne diamo ai nostri Cooperatori un rapido profilo.

Gli Araucani dell'Est.

Zeffirino viene dalle bellicose tribù araucane che vissero nelle sterminate pianure centroargentine, ostili a ogni forma di civiltà e di servilismo; ed è figlio del gran cacico Manuèl Namuncurà, « ultimo re del deserto».

Ma quando egli nacque nel 1886, la sua gente, sperduta nella steppa o rintanata negli anfratti delle Ande, non era che un misero popolo di vinti.

Le ultime disastrose campagne con le truppe di Buenos Aires avevano scoronato gli Araucani del secolare dominio sulle pampas, respingendoli come un branco di fiere verso le montagne, dalle quali un giorno i loro maggiori erano balzati alla conquista delle immense pianure dell'Est, dove l'infecondità sabbiosa del suolo si alternava con basse e rachitiche vegetazioni e coi pascoli erbosi sparsi sulle rive di ampi fiumi scendenti al mare.

Il gran cacico Manuèl, che incarnava l'indomito orgoglio della razza arauco-pampasica, si arrese al vincitore solo cinque anni dopo la sconfitta.

Ribelle per natura e per dispetto, l'uomo che in tempi migliori si era pomposamente chiamato generale in capo delle tribù della pampa, datosi alla guerriglia, aveva tentato invano di rinfocolare le ultime disperse braci di un incendio che fatalmente si spegneva. Sicchè, sbattuto dalla miseria e dalla fame, e svanita per sempre ogni speranza di riconquista, il vecchio cacico, stanco e disilluso, il 5 maggio 1883, si presentava al forte Roca e consegnava la sua lancia ai soldati della Repubblica.

A riuscire nell'intento e onde stornare il pericolo della taglia che gli gravava sul capo, era ricorso alla mediazione del salesiano Don Milanesio, giunto fra gli Araucani come angelo di pace con Dio e con gli uomini proprio negli anni della loro decadenza militare e politica.

Non fu senza un disegno della Provvidenza che, nell'ora dello sfacelo, alle tribù araucoargentine arrivassero per mezzo dei figli di Don Bosco, i quali realizzavano in Patagonia la loro prima felicissima esperienza nel campo evangelico, i supremi conforti della fede. Soltanto le divine certezze del Cristianesimo, e la sua dottrina di sottomissione e di fratellanza universale, potevano mansuefare i gagliardi istinti dei vecchi guerrieri dell'Est. Divenendo figli della Chiesa essi divennero più facilmente anche figli della patria terrena; la quale, se non li favorì sempre con la prodigalità che meritavano gli aborigeni del suolo nazionale, neppure li trattò da schiavi.

Infatti, dopo la resa a discrezione, il gran cacico Manuèl ebbe il titolo onorifico e le insegne di colonnello dell'esercito argentino, e una distesa di campi a Chimpay, sul Rio Negro, scambiatigli più tardi con otto leghe quadrate di terra ai margini dell'alto Aluminè, tra i picchi nevosi delle Ande.

Zeffirino.

Nacque a Chimpay il 26 agosto 1886 e fu battezzato il 24 dicembre dell'88 a ChoèleChoèl da Don Milanesio, durante una sua escursione apostolica.

L'infanzia e la prima giovinezza le trascorse a Chimpay e sull'Aluminè.

L'incanto delle Cordigliere ammantate di verde, la limpidezza dei laghi andini, la trasparenza degli orizzonti dominati dall'alto, fuse alla tranquillità della vita domestica trascorsa in umile capanna, stamparono nel carattere del giovane un'orma di placida e serena mitezza, che irraggiò dalla sua persona come l'olezzo di una viola nascosta fra i cespi. Le imprese guerresche, invece, che suo padre narrava nelle lunghe e silenziose notti invernali, e le gloriose memorie della sua razza tante volte trionfante dei conquistatori spagnuoli e dei primi governi argentini, gli accesero in petto una fiamma inconsumabile di amore per la sua gente.

Anch'egli vorrà essere un guerriero; non però come suo padre e i suoi nonni. Lo soggiogherà di più la vita santamente audace di Don Milanesio, l'apostolo degli Araucani; e l'evangelizzazione della sua razza, tocca dalla sventura e morente fra i dirupi delle Ande, gli apparirà come il compito nuovo di un cacico arauco-pampasico.

Al collegio Pio IX di Buenos Aires.

Condotto a Buenos Aires e messo alla scuola governativa di El Tigre, dove si educavano gli aspiranti alla vita militare, Zeffirino, che pur aveva nelle vene sangue di guerrieri, si sentì morire come un pesce fuor d'acqua. E bisognò levarlo subito da quella per lui come prigione.

Era il contatto con la civiltà che l'opprimeva o non piuttosto il sistema educativo di un istituto laico, dove tutto era disciplina senza che un alito di affetto rendesse meno dissimile il collegio dalla famiglia?

Certo si è che introdotto, di lì a qualche giorno, nel collegio Pio IX, che da un ventennio i Salesiani avevano aperto nella metropoli argentina, l'indietto respirò a suo agio, e vi si affezionò con una di quelle vampate che si accendono improvvise nel cuore e dànno la vaga sensazione di un bene sicuramente raggiunto.

Il passaggio dalla capanna alla città, dalla vita libera della casa paterna a quella regolare e disciplinata, se pure amorevole, del collegio salesiano, non gli costò pochi sacrifici. Dovette superare se stesso, vincendo le tendenze ataviche dalle quali era spinto all'insubordinazione e alla prepotenza.

Ma la saggezza del sistema preventivo fatto di carità e di comprensione, e l'intimo lavorio della grazia, potenziando un naturale ricco di risorse, operarono in Zeffirino il prodigio di una trasformazione ammirevole e di una virtù che esce dal comune.

Il Domenico Savio di colore.

Fu subito preso dalla mistica poesia della chiesa e delle preghiere; sentì una predilezione per la lampada eucaristica, sempre vigile, come scolta d'onore, accanto al tabernacolo; e, portato da un divino istinto, provò l'ansia consumatrice della Comunione.

Trascorse alcune settimane di vita collegiale, lo si vedeva pio, ubbidiente, studioso, gaio, disinvolto, e si facevano i migliori pronostici sul suo avvenire. Quell'indigeno che « si sforzava di correggere i suoi difetti - lo attesta un superiore - e di riportare i massimi voti in condotta e applicazione, avrebbe avvantag giato in virtù e sapere molti compagni di origine più elevata della sua».

Non pareva un selvaggio, quando pregava, quel giovane basso e tarchiatello, dal volto olivastro, dagli occhi vivaci e profondi, dai capelli neri come l'ebano. « La pietà di Zeffirino - afferma un compagno - si manifestava nei più insignificanti particolari della vita di collegio: nelle parole, negli atti, nel modo con cui si faceva il segno della croce, nel genuflettere, nel prendere l'acqua santa, e nel recitare le brevi preghiere e giaculatorie che infioravano le giornate dell'alunno salesiano ».

Fin d'allora e più particolarmente in seguito, sia a Viedma, dove si era trasferito per motivi di salute, che in Italia, fu detto un piccolo San Luigi, il Domenico Savio di colore. Don Giuseppe Garofoli potè scrivere: « Durante i sei mesi in cui gli fui compagno nel collegio di Viedma, la vita di Zeffirino mi faceva ricordare quanto poco prima avevo letto nella vita di Domenico Savio scritta da Don Bosco ».

Ideale e sogno d'apostolato.

L'intensa pietà del giovane araucano preparò la sua anima alla grazia della vocazione sacerdotale e salesiana.

Un giorno Luigi Pedemonte vide Zeffirino appoggiato a un grosso eucaliptus del collegio Pio IX, tutt'intento a ripassare il catechismo, mentre i compagni allegramente si divertivano.

- Perchè - gli domandò - studi tanto, Zeffirino ?

- Voglio essere il primo in religione - rispose animandosi l'indio - giacchè la debbo più tardi insegnare ai membri della mia tribù, i quali, poverini, non sanno nulla di tutte queste cose.

Per farsi apostolo al figlio del cacico Namuncurà bastava mettere a confronto la sua educazione cristiana con le stato miserando in cui giacevano gli uomini rimasti fedeli a suo padre. La loro feroce brutalità, appena temperata dai primi contatti con la vita civile, le loro superstizioni ed ubriachezze, le abitudini semibarbare cui si abbandonavano ancora, e specialmente l'ignoranza religiosa che li teneva lontani dalle bellezze della fede: tutto gli straziava l'anima e gli faceva concepire propositi magnanimi di bene a favore della sua gente e della sua terra.

E sognò di essere sacerdote.

Ne parlò ai superiori, che andarono felici ed orgogliosi; soprattutto Mons. Giovanni Cagliero, l'intrepido Vicario Apostolico della Patagonia, che dovette vagheggiare come il più bel giorno del suo episcopato missionario quello in cui avrebbe imposto le mani al figlio dell'ultimo gran cacico delle pampas. Anche per ciò volle Zeffirino a Viedma, nella sede del Vicariato, sotto i suoi occhi, onde avviarlo allo studio del latino.

Qui la vocazione dell'araucano diede sprazzi abbaglianti.

Una volta che i giovani del collegio San Francesco di Sales erano in gita alla vicina colonia agricola Sant'Isidoro, Zeffirino saltò, con l'abilità della sua gente, in groppa a un puledro, e si divertiva a caracollare senza briglia nè sella.

Francesco De Salvo, vedendoselo passare accanto nella foga del galoppo, e intuendo la sodisfazione dell'indigeno al cavalcare, gli gettò, come un laccio, la domanda:

- Zeffirino, che ti piace dì più ?

La risposta non poteva che riguardare l'equitazione, che aveva dato agli Araucani la sovranità del deserto.

Ma il giovane indio voltandosi rapidamente verso il compagno:

- Essere sacerdote! - rispose, e proseguì nella corsa.

La bocca parla dell'abbondanza del cuore. E Zeffirino anche nello svago eccitante che più lo avvicinava alle abitudini della sua razza, viveva l'ansia dell'ideale missionario.

L'ideale val più della vita.

Se non che per lui, come per altre anime di eccezione, era scritto nei divini decreti che l'ideale valesse più della vita.

Condotto da Mons. Cagliero in Italia, nella speranza che il mite clima della penisola gli consentisse di proseguire gli studi ecclesiastici, la vita di Zeffirino, insidiata da implacabile morbo, andò sempre più declinando verso la fine.

A Torino, a Roma e a Frascati, le ultime tappe del suo pellegrinaggio, il giovane indio diede prove di una virtù matura per il cielo, e rifulse agli occhi di tutti come «un piccolo santo », specie nelle ore più amare dell'infermità. La regina Margherita di Savoia alla quale era stato presentato, come il fiore più bello delle Missioni Salesiane d'America, ebbe a dire di lui: «Non gli manca nulla per essere un gentiluomo ».

Forse non gli mancava nulla anche per essere un candidato all'onore degli altari.

Si spegneva diciannovenne, l'11 maggio 1905.

Egli che aveva sognato di essere missionario della sua gente, araldo di verità nella sua terra,

continuatore dell'apostolato salesiano fra le sparse tribù della sua razza, al sentire che scendeva la sera sul cammino della sua esistenza, non ebbe rimpianti per la vita e per la patria lontana. Partì con gioia. La sua missione a favore degli Araucani l'avrebbe compiuta dal cielo.

Le sue ossa, trasportate in Argentina, riposano a Fortín Mercedes, accanto al noviziato salesiano della Patagonia. Qui, dove un tempo tuonò il cannone contro le orde scalpitanti dei suoi antenati, e dove oggi tutto è incanto di pietà e luce di progresso, il « giglio delle pampas », attende, silenzioso e modesto come in vita, che suoni anche per lui l'ora della gloria.

La mancanza di carta e le difficoltà di trasporto ci hanno fatto ritardare la pubblicazione di questo numero. Non sappiamo se e quando ci sarà possibile stampare e spedire i numeri successivi. Preghiamo quindi i nostri Cooperatori ad aver pazienza ed a continuarci tuttavia la loro benevolenza e carità.

(1) L. CASTANO, Agonia e sublimazione di una razza: Zeffirino Namuncurà, il giglio delle pampas, - Torino, S.E.I., 1942, Pag. 222, L. 15.

IN FAMIGLIA

La nuova Superiora Generale dell'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice.

Abbiamo appreso con gioia che la Santa Sede, con decreto del 7 agosto u. s., data l'impossibilità della convocazione del Capitolo Generale per la regolare elezione, ha confermato alla Rev.ma Madre Ermelinda Lucotti, che dall'11 ottobre 1938 già sostituiva la compianta Madre Luisa Vaschetti, tutti i poteri della Superiora Generale concedendole pure il titolo corrispondente, fino a che non sarà possibilc convocare il Capitolo Generale.

La notizia comunicata alle Figlie di Maria, Ausiliatrice dal nostro Rettor Maggiore, Delegato Apostolico per l'Istituto, ha confortato tutte le Suore della grande perdita della compianta Madre Vaschetti, colmandole di esultanza filiale.

Madre Ermelinda Lucotti conta 64 anni, essendo nata a Mede Lomellina il 30 ottobre 1879. Entrata postulante a Nizza Monferrato nel 1902, emise la professione perpetua nel 1911 a Roma, dove l'anno seguente venne nominata Direttrice dell'Istituto di via Marghera. Da Roma passò in Sicilia, Direttrice della Casa di Alì Marina dal 1919 al 1922, poscia Ispettrice dell'Ispettoria Sicula. Nel 1928 fu assunta al Consiglio Generalizio col particolare incarico della direzione generale delle Scuole del fiorente Istituto.

Le sue belle doti di mente e di cuore e soprattutto il fervore del suo spirito religioso le hanno cattivato la confidenza e l'affetto di tutte le Figlie di Maria Ausiliatrice già nel quinquennio di governo che prestò all'Istituto in qualità di sostituta della Madre Generale; legittimano quindi le più lusinghiere speranze per l'avvenire.

Mentre pertanto noi le presentiamo anche da queste colonne gli auguri di tutta la Famiglia Salesiana, le assicuriamo le nostre fervide preghiere e la cordiale assistenza dei nostri buoni Cooperatori e delle nostre zelanti Cooperatrici che l'aiuteranno a compiere felicemente la sua missione a gloria di Dio ed a bene delle anime.

Sotto la cupola dell'Ausiliatrice.

Le violentissime incursioni di ferragosto che hanno moltiplicato le distruzioni anche nella nostra città di Torino, colpendo nuovamente il Cottolengo e rovinando pure in parte il caro tempio della Consolata, hanno recato alla Basilica di Maria Ausiliatrice ed alla Casamadre, per grazia di Dio, danni limitati dal pronto intervento dei nostri Confratelli. Ma qual non fu la nostra angoscia nell'apprendere, oltre alle notizie delle rovine di altrì nostri Istituti cittadini, specialmente dell'Oratorio S. Luigi, lo scempio della città di Milano, ove il nostro Istituto e la chiesa prepositurale di Sant'Agostino e tutte le case delle Figlie di Maria Ausiliatrice furono oggetto di bombardamento o di spezzonamento! E di quanto s'accrebbe, al pensiero delle sofferenze dei nostri cari nell'Italia meridìonale e soprattutto in Sicilia! Non ci è assolutamente possibile precisare nè danni nè vittime, per la laconicità delle scarse informazioni. Ma già sappiamo di interi Collegi distrutti a Catania, a Messina, a Randazzo. Completamente danneggiato ed in parte distrutto fu anche il nostro Istituto di La Spezia, quello di Bologna colla artistica chiesa del Sacro Cuore e quello di Frascati; assai danneggiati quelli di Terni, di Caserta, di Livorno e del Mandrione a Roma. Fra tante angustie e tante trepidazioni è facile immaginare di qual fervore si sia improntata la nostra vita religiosa. La festa dell'Assunzione di Maria Vergine al Cielo, animati dalla parola del Santo Padre Pio XII, abbiamo dedicato tutta la giornata alla preghiera ed all'espiazione per ottenere dalla misericordia di Dio l'abbreviamento di così dura prova ed il trionfo della giusta pace. Abbiamo poi dato tutta la solennità possibile anche al e feste mariane di settembre che ci hanno preparato al mese del Santo Rosario.

All'aggravarsi della situazione il Rettor Maggiore dispose un turno ininterrotto di adorazione e di preghiera dalle 9 alle 12 e dalle i4 alle 17. Il Signore ascoltì presto le nostre suppliche avvalorate dalla materna intercessione di Maria Santissima.

Cesuna (Padova) - "Villa Tabor ".

Allo scopo di favorire la formazione spirituale di tante anime assetate di perfezione, le Figlie di Maria Ausiliatrice hanno recentemente adattato una spaziosa villa acquistata a Cesuna (Altipiano dei Sette Comuni) a Casa per Esercizi Spirituali. L'ha benedetta solennemente il Vescovo di Padova, S. E. Monsignor Agostini, il quale, ringraziando i benefattori ed in particolare il segretario diocesano per le Missioni, Don G. Strazzacappa, espresse la sua gioia e la sua riconoscenza alle Figlie di Maria Ausiliatrice che avevano provveduto con tanta generosità a quel nuovo Cenacolo, auspicando copiosi frutti spirituali a vantaggio di tante anime.

Novara - Commovente omaggio ad una benemerita Figlia di Maria Ausiliatrice.

Nel mese di giugno u. s. la città di Novara fu commossa del tributo di gratitudine e di venerazione che ufficiali e soldati hanno dato alla salma di Suor Idelmina Bertozzi, delle Figlie di Maria Ausiliatrice, direttrice dell'Ospedale militare di Baveno. Un violento attacco di emorragia cerebrale l'aveva strappata in pochi giorni alla sua prediletta missione. Gli stessi fanti la portavano sulle loro spalle, mentre un plotone faceva scorta d'onore, ed ufficiali e crocerossine seguivano la bara colla comunità delle nostre Suore. Dalle labbra di quanti erano stati testimoni dell'opera sua all'Ospedale di Baveno, affioravano preziose testimonianze della sua abnegazione, del suo spirito di sacrificio, del suo tratto squisito e della sua inesauribile carità. Era veramente l'anima di quella casa di cura dei nostri valorosi combattenti feriti o ammalati. Aveva il suo ufficio in una stanza umida e fredda, aperta a tutti. Là riceveva nelle lunghe ore di permanenza, di là dirigeva la complessa amministrazione, là si attardava anche nelle ore della notte a lavorare, di là arrivava a tutto ed a tutti con quella sollecitudine che rivelava la sua totale consecrazione al sollievo dei sofferenti. Medici, ufficiali e soldati, commossi di tanta dedizione, ne traevano conforto al compimento del loro dovere.

Fedele al suo motto « soffrire e tacere », seppe immolarsi fino all'ultimo pel bene dei soldati ai quali non mancava mai di donare ogni sera, prima del riposo, secondo lo spirito salesiano, nel sermoncino della « Buona notte », materne esortazioni al compimento del dovere, alla vita di fede, di amore, di bontà. « Mai vidi - attestava un medico - espressione più alta del Cristianesimo attuata in creatura umana ». La sua scomparsa lasciò un gran vuoto ; ma la sua memoria vive in benedizione, fulgido esempio dell'attuazione di un programma di perfezione che essa sintetizzava nel suo proposito: « Sempre la prima nel sacrificio, l'ultima nella gioia».

Da COSTARICA e GUATEMALA l'Ispettore Don Enea Tozzi, in data 25 giugno u. s. inviò le seguenti notizie al Rettor Maggiore:

Il nostro carissimo Don José Turcios, Direttore del Collegio di S. José di Costarica, partendo alcune settimane fa per Honduras dove fu eletto vescovo Ausiliare del suo paese nativo, lasciò l'Istituto in piena fioritura: chiesa pubblica, oratorio festivo con 600 e più ragazzi, una scuola elementare per giovani esterni con circa 500 alunni ed un laboratorio di ebanisteria per ragazzi oratoriani. A suo tempo avremo una Casa con Scuole Professionali per giovani interni. Don Turcios godeva di molta popolarità. Al di là della strada nello stesso « Rione D. Bosco » vi è la Casa per aspiranti. Sono una cinquantina e vi si fermano per due anni; poi proseguono gli studi ad Ayagualo (Rep. EI Salvador).

Nel Guatemala il nostro lavoro è prevalentemente missionario, ed io ammirai i nostri cari Salesiani. Nella capitale il Collegio S. Cecilia ha scuole elementari, e, da un anno, anche le secondarie. L'Oratorio Festivo e la Parrocchia di 25.000 anime sono molto fiorenti: è una vera rinascita della Religione. A S. Pedro di Carchà ci è stato affidato il distretto. A San Cristóbal di Totonicopan il nostro Don José Da Ros, vera anima apostolica, è tutto solo e deve accudire a 35.000 anime: il distretto è spiritualmente risorto, soprattutto per la frequenza ai Sacramenti. Anche Don Francisco Villalobos nella Parrocchia di Flores a Petén e Don Filadelfo Sandino a San Nicolàs de Quezaltenango lavorano con zelo sull'esempio di S. Giovanni Bosco. S. E. Mons. Beltrami, Delegato Apostolico, apprezza assai il loro lavoro, li conforta e li incoraggia paternamente.

PORTOGALLO - Lisbona.

Dal Portogallo ci son giunte due buone notizie. Alla festa della distribuzione dei premi, celebrata nel nostro Istituto di Lisbona il 24 luglio u. s. con l'intervento delle autorità, il « Gremio » degli Industriali Grafici ha cominciato a dar valore ufficiale agli esami ed ai diplomi rilasciati dalla Sezione Arti Grafiche delle nostre Scuole Professionali, impegnandosi ad impiegare i nostri alunni all'uscita dal collegio.

In tutti gli Istituti governativi della Capitale, alla sesta classe di ginnasio, negli esami di luglio, venne assegnato quest'anno il seguente tema: « Don Bosco e la sua influenza educativa nel secolo XIX ».

Segni consolanti del credito crescente che assume l'Opera salesiana ed il sistema educativo del nostro santo Fondatore nella Repubblica prediletta dalla Madonna di Fàtima.

Dalle nostre Missioni

INDIA

Amatissimo Padre,

ignoro se vi sia giunta la mia del 15 luglio; ripeterò quindi in questa quasi le stesse cose anche perchè da allora ad oggi non ho nulla di nuovo.

Nelle missioni dì Krishnagar si è dovuto chiudere la casa di Jessore e quella di Shimulia. Quest'ultima però fu subito riaperta sotto la direzione di un Padre Gesuita di Calcutta. I confratelli delle due case si trovano ora a Krishnagar e a Bhoborpara, dove anche per essi non manca lavoro. Le altre case funzionano regolarmente e tutti i confratelli godono di buona salute.

La casa di Lillooah è chiusa, per mancanza di personale e di alunni, dal mese di maggio scorso. Vi è rimasto però D. Buri in qualità di parroco.

Nell'Assam tutte le residenze sono aperte, ma incontrano gravissime difficoltà. Si sono dovute invece chiudere varie scuole, ed un buon gruppo di confratelli si trova attualmente con D. Scuderi.

A Dibrugarh, Gauhati e Tezpur i nostri sacerdoti e le suore esercitano la carità coll'assistenza ai degenti negli ospedali. Il loro lavoro è molto apprezzato da tutti.

Mons. Ferrando sta bene e risiede quasi sempre a Shillong.

Io faccìo tutto il possibile per visitare frequentemente tutte le residenze, per incoraggiare ed aiutare i nostri buoni missionari.

Giungo ora da Tirupattur dove ho trovato i confratelli e i quattro novizi che appartengono a questa ispettoria. Vidi anche D. Cinato e tanti altri.

In questi giorni partirò per Saharampur; farò una visita anche a D. Scuderi e agli altri che si trovano là vicino.

Tutti i confratelli dell'ispettoria stanno bene.

Molto frequentemente pensiamo a voi ed alle grandi preoccupazioni che dovete avere. In tutte le nostre case si prega tanto per i nostri amati Superiori.

La Provvidenza è molto buona con noi; la casa di Sonada con tutti i suoi studenti di filosofia va avanti regolarmente. Abbiamo anche venti buoni aspiranti.

Benedite il vostro aff.mo figlio in Gesù Cristo

Calcutta, 18-IX-1942.

Don MARIANO UGGET.

Amatissimo sig. Rettor Maggiore,

spero abbia ricevuta l'ultima mia lettera di qualche mese fa. In essa le diceva che io ero stato destinato a questa Missione per il cambio di personale a motivo della guerra.

Oggi le comunico che in questi giorni anche nell'Ispettoria del Sud vi furono vari cambiamenti e che perciò io andrò a Tirupattur, ove con Don Carreño e un sacerdote novello dovremo aver cura dei novizi, di alcuni nostri teologi e dei seminaristi della Diocesi, essi pure inviati temporaneamente a Tirupattur.

In questa Missione ho passato dieci mesi di lavoro sereno. Potei visitare un centinaio di cristianità, amministrare circa 400 battesimi e 5000 confessioni e comunioni.

Ho avuto varie difficoltà, specialmente per la lingua. Ora, che già incominciavo ad esprimermi bene, devo lasciarla. Pazienza!

Ho avuto anche molte consolazioni. I cristiani in generale si conservano bene uniti, grazie alla locale organizzazione dei catechisti. Accorrono con fervore a ricevere i SS. Sacramenti quando passa il Missionario; e quando possono vengono in chiesa al centro e parlano con lui, specialmente in occasione del primo venerdì del mese.

Non manca il movimento di conversioni. In tutti i viaggi ho dato il Battesimo a vari adulti. Ora alcune popolazioni pagane chiedono d'istruirsi nella nostra Religione. In verità questo bene potrebbe aumentare di molto, se il Missionario potesse andare con frequenza a visitarli. Ma in questi dieci mesi non potei finire di visitare tutti i paesi, e solamente due ne potei visitare due volte in tutto questo tempo! Però quanto si è fatto è già qualche cosa, e speriamo possa essere continuato fino alla venuta di tempi migliori.

Don Giuseppe Dal Broi continua bene e lavora in casa. Il suo apostolato è fecondo, perchè, per mezzo dei Catechisti ispettori, che si riuniscono ogni mese presso di lui, può dirigere la missione, e aiutare tutti i cristiani. Verrà a sostituirmi Don Tommaso López, che certamente farà molto. Credo che questo cambiamento sarà per il maggior bene della Missione, perchè Don López è più pratico di me nella lingua e nel lavoro missionario.

Speriamo che lei e tutti i Superiori stiano bene, come chiediamo ogni giorno al Signore.

Ieri abbiamo ricevuto alcuni numeri degli Atti del Capitolo Superiore. Quantunque giungano un po' in ritardo, sono sempre tanto graditi, poichè possiamo sentire la voce autorevole dei nostri cari Superiori, della quale, ora particolarmente, abbiamo tanta sete. Grazie per i suoi savi insegnamenti, che procureremo di mettere in pratica.

Desiderandole ogni sorta di benedizioni e grazie celesti, anche a nome di Don Dal Broi, le chiedo la benedizione e mi professo

Tezpur, 5-XII-1942.

Suo aff.mo figlio in C. J.

Sac. EDOARDO GUTIERREZ, Missionario salesiano.

Amatissimo Padre,

spero che questa mia le perverrà prima del Santo Natale per portare a lei ed agli altri amati Superiori i più sinceri ed affettuosi auguri. In questo eremo di Deoli, nelle trecento e più Messe che si celebreranno in quel giorno lei avrà certo una parte notevole. La preghiera adesso è per noi l'unica nostra arma di apostolato. Cerchiamo perciò di tenerla sempre in mano. È stata già istituita la pia pratica dell'adorazione perpetua. Siamo sicuri che nel mondo salesiano si prega anche pei prigionieri di Deoli. Qui si continua a stare in pace e in allegria. Conferenze, accademie, teatri, feste celebrate in tutto lo splendore possibile, variano la monotonia dell'ambiente. Ieri sono arrivati altri 20 da Dinajpur del Pontificio Istituto Missioni Estere di Milano e ci hanno recato la dolorosa notizia della morte di D. Gerardo Buisman che era priore di Bandel.

Gli altri in Assam stanno bene in generale. Non si preoccupi per la casa di Gauhati. I confratelli non vi vivevano più dentro. Dicono che verranno qui anche quelli di Sonada, Krishnagar e Tirupattur; ma non sappiamo niente di preciso. Gli studenti han terminato con lode l'anno scolastico. Credo che uno dei due Vescovi-che son qui con noi terrà le Sacre Ordinazioni dopo gli Esercizi spirituali (10-20 dicembre).

Ci mandi il Bollettino, la Rivista dei Giovani ed altri libri e riviste. Forse se comunica ufficialmente il nostro indirizzo alla Croce Rossa ed al Governo ci manderanno medicine (chinino per esempio), libri, ecc.

Ho riempito le mie 24 righe e devo far punto. Mi benedica e mi creda sempre suo

aff.mo in G. C.

Deoli, 29-XI-1942.   Don A. BUCCERI. Amatissimo Padre,

benchè le presenti circostanze abbiano obbligato le autorità ad internare tutti coloro che non risiedono abitualmente in India dal 1925, ho tuttavia il piacere di dirvi che, a testimonianza dello stesso governo dell'Assam, ogni missionario ha lasciato una reputazione immacolata. Ora preghiamo ed offriamo i sacrifici inerenti alla vita del Campo per una pace cristiana, per tutti i nostri cari, e per quei pochi che abbiamo lasciato sul campo del lavoro. Anche qui, dato che fummo preceduti da S. E. Mons. Poli, da S. E. Mons. Cialeo e da molti altri Padri di varie Congregazioni, abbiamo trovato l'ampia baracca di ricreazione trasformata in chiesetta e possiamo compiere tutte le nostre pratiche di pietà. Noi studenti, compiuti i nostri doveri di internati, ci sforziamo di continuare i nostri studi. Tempo fa abbiamo avuto tra noi per alcune ore il Delegato Apostolico, il quale era molto spiacente di non poter far nulla per noi. La salute di tutti è ottima. Cerchiamo di mantenerci salesianamente allegri anche qui. Grazie tante delle preghiere che fate e fate fare per noi...

Vostro aff.mo figlio in Don Bosco

ch. ARMANDO PIRAS.

Internement Camp Deoli, 30-XI-1942. Amatmo Padre,

...come saprà, finito l'ultimo esame di filosofia, fummo portati a Deoli, « Nuovo Seminario» dove giungemmo la vigilia dell'Immacolata. Il viaggio fu ottimo. Io sto benissimo di anima e di corpo. Benchè tra fili spinati, riguardo allo spirituale non si può sperare di meglio. Si ha comodità di pregare molto, far spesso visita al SS. Sacramento, assistere e servire da tre a quattro Messe al giorno. Si fanno splendide e care funzioni religiose, Pontificali, ore di adorazione, ecc. Si sta pure molto allegri con teatri ed accademie. Insomma, quasi direi che la mia dimora è cambiata pel meglio, tanto più quando si pensa che tutto questo è permesso dal buon Dio. Quante cose avrei ancora e vorrei dirvi! Tre giorni fa arrivarono quei del Sud, e ieri il sig. Ispettore Don Cinato ci tenne una bella conferenza erigendo ad Ispettoria Castrense la nuova casa di Deoli. In vista delle feste del nostro santo Padre Don Bosco e delle nuove Ordinazioni, le scuole s'incomincieranno il 2 febbraio. Spero finalmente di cominciar Teologia...

Amato Padre, mi benedica e mi creda sempre

aff.mo in Don Bosco

Deoli, 11-1-1943.   ch. FELICE MATTA.

Amatissimo Padre,

la prima lettera di questo nuovo anno è per voi e per gli amati superiori del Capitolo che con voi dividono la responsabilità dei tempi difficili che tutta la Congregazione attraversa. Sono, e con me gli altri confratelli, sotto la dolce impressione del vostro paterno messaggio del 19 dicembre scorso trasmessoci dal Delegato Apostolico. Il vostro affettuoso interessamento per questo gruppo di figli, e per me in particolare, ci ha commosso profondamente e ci ha legati con più stretti vincoli all'amata nostra Congregazione. Grazie, amato l'adire! Siamo e vogliamo essere sempre vostri figli obbedienti e fedeli a Don Bosco. Finora tutto va bene e vi posso assicurare che in tutti c'è buono spirito e desiderio di farsi buoni. La vostra « strenna » ci apre il cuore alla speranza che non sia lontano il giorno in cui riprenderemo il nostro lavoro se, dove e quando Dio vorrà.

Dateci frequentemente notizie vostre e della vostra salute. Benediteci.

Vostro aff.mo figlio

Sac. VINCENZO SCUDERI.

Central Internement Camp Dehra Dun (India), 4 gennaio 1943.

Amatissimo Padre,

nella speranza che le giunga questa mia, sia pure in ritardo, la prego gradire i migliori auguri per la fausta ricorrenza del suo giubileo sacerdotale. Gran parte dei suoi figli dell'India siamo qui in questo campo di internamento sotto la guida del sig. Don Cinato che fa temporaneamente da Ispettore del Sud e del Nord. Grazie a Dio, ci troviamo tutti bene di salute e di spirito salesiano. I chierici continuano i loro studi di teologia e molti di noi insegniamo, mentre gli altri attendono ad altri studi di formazione religiosa e scientifica che servirà domani nel futuro campo di apostolato. Tutti però non vediamo l'ora che cessi l'immane conflitto che ci ha strappati dal nostro campo di missione per ritornare a lavorare per il bene di tante anime che ci aspettano e che ci videro partire con sommo dolore.

Per parte nostra quindi, pur nelle presenti circostanze, l'assicuriamo di un fervido ricordo nella Santa Messa e nelle nostre quotidiane preghiere. Voglia la nostra buona Mamma assisterlo dal Cielo ed aiutarla a portare la croce che ora si è fatta più pesante. Ci benedica tutti e preghi per noi specialmente in questi difficili momenti.

Suo aff.mo in G. C. Sac. ELIA TOMÈ

Missionario salesiano.

Dera Dun, 3-V-1943

Dallo stesso campo di internamento, il Coadiutore salesiano Antonio Baron, mandando al Rettor Maggiore la notiza della sua professione religiosa e gli auguri per il giubileo, conferma la situazione suddescritta e conchiude:

Il Signore protegga e benedica lei, amatissimo Padre, e gli altri superiori tutti che in questi momenti così duri devono guidare la Famiglia Salesiana. I nostri piccoli sacrifici del campo di internamento siano per questo scopo fino al giorno della risurrezione.

Dera Dun, 2-V-1943. ASSAM Rev.mo ed amat.mo Padre,

con grande piacere ricevetti la sua lettera del 16 marzo e comunicai il contenuto a tutti i confratelli. La ringrazio sentitamente per l'interesse che si prende di tutti noi.

Noi siamo tutti filialmente uniti a lei; ed in tutta l'Ispettoria si innalzano speciali preghiere secondo le sue intenzioni. Stiamo tutti bene. Ma non mancano le tribolazioni.

A ricordo del suo Giubileo Sacerdotale abbiamo intensificato la campagna per le vocazioni: contiamo già 30 giovani aspiranti,. sotto la guida del bravo Don Marengo. Nella impossibilità di avere un confessore dei nostri, i Rev. Padri Lazzaristi ci hanno profferto un ottimo sacerdote che temporaneamente risiede nella nostra casa di aspirantato.

Nel prossimo anno avremo un Noviziato comune per le due Ispettorie, nel Sud. Questa Ispettoria manderà 7 Novizi: 4 chierici e 3 coadiutori

Nella Missione di Mons. Laravoire Morrow tutto procede regolarmente: ogni missionario è al suo posto. Ella godrà nel sapere che in questi due anni, malgrado tutte le difficoltà, ho potuto dare a quella missione sei sacerdoti in più.

Nella missione di Mons. Ferrando ci sono delle difficoltà dovute alla presente situazione. Ad ogni modo tutte le opere continuano e progrediscono, nonostante la riduzione del personale. Si tengono tutte le posizioni.

Al presente l'Ispettoria numera 98 confratelli: altri 90 si trovano con l'Ispettore del Sud Don Cinato.

Il nostro pensiero vola molto sovente a lei, amatissimo Padre, specialmente in questi giorni. Pensiamo quanto debba soffrire il suo cuore di Padre nel vedere tante stragi. Il buon Dio abbia pietà del mondo intero. Lo preghiamo che conceda a lei e a tutti i nostri cari Superiori la forza per superare questa durissima prova. Ci sentiamo e staremo sempre uniti a lei, Padre ansato, e a tutti i Superiori e Confratelli.

Voglia benedire questa Ispettoria e specialmente il suo

aff.mo figlio in Don Bosco

Sac. MARIANO UGUET, Missionario salesiano. Schillong, 27-VII-1943.

GIAPPONE

Il nostro Centenario.

Rev.mo ed Amatissimo sig. Don Ricaldone,

le mando in forma più che telegrafica quanto sentirei bisogno di esprimere in forma più dettagliata e degna della circostanza. Deo Gratias! Anche i suoi lontani figli si sono adoperati a che la commemorazione centenaria riuscisse degna di Don Bosco e fruttuosa per le anime.

Il 29 novembre, grandiosa commemorazione civile nella sala di cultura italiana, sotto l'alto patronato di S. E. l'Ambasciatore d'Italia, con discorso del celebre prof. Tanaka dell'Università imperiale. Vi era rappresentato il fior fiore dei nostri Cooperatori, le personalità civili e religiose, e gran numero di amici e ammiratori simpatizzanti dell'opera salesiana. I figli suoi in unione delle Figlie di Maria Ausiliatrice e dei Cooperatori si prodigarono del loro meglio, con una ben riuscita accademia alla salesiana, per onorare e far conoscere sempre più il nostro Santo Don Bosco. Nel giorno centenario poi, noi suoi figli uniti in un cuor solo ed un'anima sola coi Superiori, Salesiani, Figlie di Maria Ausiliatrice e Cooperatori di tutto il mondo, col cuore e collo spirito di Don Bosco abbiamo pregato, ringraziato il Signore e la buona nostra Mamma, e fatto propositi sempre più forti di fervida vita salesiana che risponde al nostro programma: lavoro e preghiera - lavoro e temperanza - l'Eucaristia, l'Ausiliatrice, il Papa. Parteciparono alla nostra festa le massime autorità religiose: S. E. il Delegato Apostolico il nostro gran benefattore S. E. Mons. Chambon S. E. Mons. Ross S. J., i rappresentanti delle Comunità e Ordini religiosi di Tokyo, dei nostri Cooperatori... Funzioni solenni, pontificali, discorsi, scelta musica, declamazioni, serie di rappresentazioni teatrali, che lumeggiavano l'opera di Don Bosco, furon le massime manifestazioni, illustrate poi, in un riuscitissimo numero unico, da penne elette e amanti di Don Bosco e dell'opera sua. Buon bilancio dunque sotto tutti gli aspetti, e fecondo di ottimi frutti spirituali in tutti. Penso che la nostra modesta manifestazione sarà stata gradita al Signore. In quel giorno sette dei nostri confratelli rinnovarono i loro Santi Voti, due in perpetuo; e le tre prime vocazioni giapponesi alle Figlie di Maria Ausiliatrice si consacrarono a Dio in perpetuo.

Il primo centenario è finito, e se ne inizia un secondo. Faccia il Signore che l'opera nostra in Giappone risponda pienamente all'ideale di Don Bosco, a gloria di Dio ed a salute delle anime. Scusi la brevità e ci benedica tutti, specie chi si professa come figlio

Aff.mo nel Signore

Mons. VINCENZO CIMATTI, Novembre 1941.   Ispettore Salesiano.

Dal GIAPPONE, la Direttrice delle Figlie di Maria Ausiliatrice di Beppu in data 12 Ottobre 1942 assicurava che nella Casa tutte godevano buona salute, malgrado il caldo eccessivo dell'estate scorsa; e che la vita vi procedeva nel suo ritmo normale. Il 5 agosto p. p. altre quattro postulanti, di cui due coreane, vestirono l'abito religioso, ingrossando così le file di quelle promettenti vocazioni indigene. Comunicava pure che la loro fiorente opera del « Sayuri », sempre tanto ben vista da tutti e appoggiata dalle autorità della provincia e della capitale, ebbe l'alto onore di ricevere il 17 novembre 1941 la visita di S. A. I. il Principe Takamatsu, fratello dell'Imperatore. Fu un avvenimento straordinario, ricordato da tutti i giornali del Giappone, e particolarmente degno di nota, essendo quella la prima volta che un Principe della Casa Imperiale si recava a visitare un'opera cattolica.

THAILANDIA Amatissimo Padre,

... Qui tutto bene. Moltissimo lavoro. Abbiamo aumentato il numero delle Case. Quella di Bankok non la si riconosce più ora che è ampliata. Finalmente D. Mario ha avuto il permesso di aprire la scuola.

La tipografia di D. Ulliana lavora instancabilmente e con grande risultato.

I confratelli Pinaffo. Vitrano, Crespi, Marchesi, Forlazzini lavorano nel Vicariato dell'Est; Frigerio, Ottolina, Ghirlanda in quello di Bankok. Fanno molto bene. Vanzo è stato ordinato Sacerdote.

D. Terpin è a Thava; ma la sua salute non migliora. Tuttavia lavora come Economo Ispettoriale; ha impiantato un osservatorio e fa osservazioni di valore.

Monsignor Pasotti è amministratore anche del Vicariato dell'Est. Sono tornato il 28 dicembre da una visita ai confratelli che vi lavorano.

Maria Ausiliatrice ci ha protetti in modo visibile e con abbondanza di grazie.

Bankok, 24-1-1943.

Don CASETTA, Ispettore.

NECROLOGIO

Salesiani defunti:

Sac. LUNATI UGO, da Alessandria, † a Granada (Nicaragua), nel febbraio u. s. a 63 anni.

Accolto nell'Oratorio di Torino e poi nella Società Salesiana dal Servo di Dio Don Michele Rua, partì ancor chierico per le nostre Case del Centro America e ricevette l'Ordinazione sacerdotale da Mons. Costamagna nel 1904. Tornato in Italia per un po' di riposo, fu per parecchi anni addetto al Bollettino ed al Circolo Don Bosco; poi incaricato della fondazione e direzione dell'Oratorio di TorinoMonterosa e in seguito del primo Oratorio festivo di Valdocco. Aperto di carattere, e di gran cuore, si cattivava giovani e Cooperatori ed esercitava una efficace influenza sugli ex allievi. Aveva attitudini particolari per l'arte scenica e musicale e concorse validamente al prestigio del teatro salesiano specialmente nella Casa-madre.

Conoscendo il bisogno di personale delle nostre Case del Centro America, vi ritornò a trascorrere anche gli ultimi vent'anni in qualità di direttore prima, poi di prefetto.

Sac. MARTINA GIOVANNI, da Cavour (Torino), † a Castellaneta (Taranto) il 21-VII-1943 a 70 anni.

Specializzato nelle scienze agrarie, fu uno dei più esperti direttori delle nostre scuole di agricoltura, in cui, oltre la straordinaria competenza tecnica, prodigò puro la più salesiana attività pedagogica, educando soprattutto coll'esempio delle sue virtù. Umile fino all'eroismo, si sacrificava nel lavoro come un contadino. Pio, d'una pietà semplice e fervorosa, confortava le sue fatiche quotidiane colla preghiera. Perfetto religioso, amava la povertà fino ad imporsi le più generose mortificazioni. Nelle Case era una vera benedizione.

Sac. GASTALDI AGOSTINO, da Casorzo (Asti), † a Cavaglià (Vercelli) il 29-VI-1943 a 69 anni.

Tempra di lavoratore e di educatore, lascia particolare ricordo di sè nei nostri Istituti di Novara, di Trino e di Cavaglià, ove prodigò per maggior spazio di tempo la sua attività sacerdotale e pedagogica con una diligenza, un fervore ed uno spirito soprannaturale veramente ammirabili.

Sac. SACCANI GENNARO, da Pomponesco (Mantova), † a Meruri (Brasile) nel 1943 a 79 anni.

Ha consumato tutta la sua vita tra i Bororos, prestando loro, con ammirabile abnegazione, spirito di povertà e di sacrificio, non solo il suo ministero sacerdotale, ma anche l'arte sua di falegname in cui era maestro.

Sac. MARTINEZ GIULIO, da Nules (Spagna), † a Ibaguè (Colombia) nel 1943 a 65 anni.

Anima generosa, si dedicò con grande amore e spirito di sacrificio alla cura dei lebbrosi nel nostro lazzaretto di Agua de Dios fino a che le forze glielo permisero. Chiuse quindi i suoi giorni nel Collegio di Ibaguè confortato dalla amorevole assistenza dei confratelli.

Sac. COSTA MARCELLO, da Torriglia (Genova), † a Santulussurgiu (Cagliari) il 20-VII-1943 a 63 anni.

Specializzatosi nella cura dei sordomuti, svolse un apostolato di predilezione nella direzione dell'Opera cittadina dei Sordomuti.

Sac. CASTELLI CARMELO, da S. Ramon (Uruguay), † a Annapolis (Brasile) nel 1943 a 53 anni.

Sac. GUAZZONE ANGELO, da Montevideo (Uruguav), † a Sondrio, il 26-VI u. s. a 70 anni.

Nella scuola e nel sacro ministero prestò con costante alacrità e zelo il suo apostolato, confortando in questi ultimi anni specialmente gli ammalati dell'Ospedale di Sondrio.

Sac. BACCOLO BRUNO, da Lazise (Verona), † a Belluno il 7-IX u. s. a 44 anni.

Sac. THIELLA GIACOMO, da Thiene (Vicenza), † a Saluzzo l'8-VII u. s. a 50 anni.

Sac. FIANDRA FEDELE, da Lanuvio (Roma), † a Rimini (Forlì) il 3-II u. s. a 31 anni.

Coad. VISETTI CARLO, da Caluso. (Aosta), † a Cuiabà (Brasile) nel 1943 a 79 anni.

Ottimo coadiutore, rese preziosi servizi nelle nostre Missioni del Mattogrosso.

Coad. PASI RINALDO, da Erbezzo (Verona), † a Venezia il 30-VII-1943 a 21 anni.

Cooperatori defunti:

S. E. Mons. GIUSEPPE CASTELLI, Vescovo di Novara, † il 14-IX u. s. a 72 anni.

Era parroco a Cuorgnè Canavese, quando nel 1911 fu consacrato Vescovo di Susa. Aveva per l'Opera salesiana e particolarmente pel nostro Istituto « Morgando » cordiale affezione. Da Susa venne traslato nel 1920 alla diocesi di Cuneo, donde nel 1925 successe a S. E. Mons. Gamba sulla Cattedra di S. Gaudenzio a Novara.

Vescovo zelantissimo, prodigò alle varie Diocesi le più sollecite cure pastorali, dissimulando fino all'ultimo il male che minava da tempo la sua salute, esempio al clero ed ai fedeli di una forza di volontà, di uno spirito di sacrificio e di un fervore di apostolato veramente ammirabili.

Mons. Cav. Uff. GIUSEPPE CORONA, † a Fosdinovo (Apuania) il 29-V u. s. a 71 anni.

Zelantissimo della gloria di Dio e del bene delle anime, consacrò tutta la sua vita con intenso fervore al sacro ministero, prodigandovi tutte le sue belle doti di mente e di cuore, la sua vasta cultura e la sua pietà sacerdotale specialmente attraverso al gran dono della parola che lo distinse fra i migliori oratori del nostro tempo. Affezionatissimo ex allievo, amò la Società Salesiana con tenerezza filiale. Promosse il culto di Maria Ausiliatrice dedicandole un artistico altare nella sua insigne basilica, e la divozione a S. Giovanni Bosco ed alla Beata Mazzarello. Partecipava alla nostra vita e concorreva al progresso delle nostre opere coli sincera cordialità e vibrante entusiasmo.

Desiderò ed ottenne di essere assistito nella sua ultima malattia da un sacerdote salesiano; ed, avendo saputo che la nostra Casa di La Spezia aveva perduto nei bombardamenti aerei coi due terzi del fabbricato anche la biblioteca, le legò per testamento la sua assai ben fornita.

Mons. VINCENZO GALLENI, † a Carrara Apuania il 17-VIII u. s. a 75 anni.

Resse la parrocchia di Carrara Apuania per ben cinquant'anni, prima come Curato, poi come Parroco e Vicario Urbano, esplicandovi uno zelo esemplare in costante fervore. Fra le opere a lui più care ricordiamo l'Istituto Sacro Cuore che volle affidare alle Figlie di Maria Ausiliatrice. Divotissimo di Don Bosco, amò e sostenne le nostre Opere e le nostre Missioni ed informò allo spirito del Santo la sua attività sacerdotale con piena adeguazione ai bisogni dei tempi.

Sac. LUIGI PELLAS, † il 2-VII u. s. ad 82 anni.

Dagli studi giuridici passò agli studi teologici consacrando tutta la sua vita al sacro ministero con edificante zelo sacerdotale. Iscritto alla Pia Unione da Don Bosco, fu fervente Cooperatore e si sobbarcò anche a non lievi sacrifizi per soccorrere le Opere salesiane.

Cav. DEMETRIO ALATI, † a Vedano Olona l'8-X u. s.

Tornato a Dio attraverso al tormento delle esperienze sociali, si diede tutto all'apostolato della redenzione specialmente della classe operaia, attingendo con fervore allo spirito di S. Giovanni Bosco, di cui era devotissimo. Ricordiamo i due volumi: « Il mondo in tempesta » e « Cristo nella vita sociale » editi dalla S. E. I.

MATILDE TURRI ved. FABRIS, † a Gazzada (Milano) il 5-IX u. s.

Fu tra le prime Cooperatrici salesiane e insigne benefattrice del nostro Istituto di Milano.

Devotissima di Maria Ausiliatrice e di S. Giovanni Bosco, ogni 24 del mese si recava all'Istituto, come diceva, « a trovare la Madonna e il nostro caro Santo », implorandone benedizioni per sè e la sua famiglia e lasciava sempre la sua generosa offerta.

Amava e prediligeva i nostri giovani. Per molti anni ne mantenne uno tra i più bisognosi, a scelta del Direttore, e, qual buona mamma, lo andava a trovare e lo seguiva informandosi della sua condotta e del suo profitto.

Nelle feste più solenni soleva inviare un bel cesto di frutta, accompagnato da un biglietto « per i nostri cari orfanelli e perchè preghino per me ».

MELI MARIANNA, † ad Alba il 29-IX-1942 a 95 anni.

Nella sua giovinezza ebbe la fortuna di avvicinare Don Bosco che orientò l'anima sua all'amore della cristiana perfezione ed all'esercizio della carità. Sposa e madre, menò quindi vita esemplare, dedicando le sue cure alla numerosa famiglia ed al sollievo del prossimo.

RAZZANO MAGGIORINO, † a Casaletto di Alfiano Natta, il 12-VII u. S.

Tempra profondamente cristiana, lasciò alla famiglia l'esempio di una vita virtuosa e di una particolare predilezione per le Missioni salesiane alle quali legò anche una borsa di studio.

BECCARIO FRANCESCO, † a Cavatore (Alessandria), il 9-1 u. s. a 76 anni.

Integerrimo funzionario statale, ispirò tutta la sua vita ai principi cristiani. Affezionato Cooperatore, volle ricordare le Opere salesiane anche in punto di morte incaricando la sorella Luigia di una generosa elargizione.

GIOVANDO GIUSEPPE, † a Foglizzo Canavese, il 5-VI u. s. ad 80 anni.

Cattolico d'antico stampo, consacrò tutta la sua vita al servizio di Dio ed alla cristiana educazione della sua famiglia, che lo vide fino agli ultimi tempi servire ancora Messa in parrocchia con edificante pietà e fervore. Sensibilissimo all'offesa del santo nome di Dio, svolse un vero apostolato per impedire o riparare le bestemmie. Devotissimo di S. Giovanni Bosco, fu ben lieto di vedere, oltre il fratello, anche un figlio, legarsi alla Società salesiana.

CORRADO GINA, † a Torino il 21-VII u. s. a 55 anni.

Straziata dallo scempio delle incursioni aeree, seppe offrire al Signore anche le atroci sofferenze di un male insidioso che da mesi ne minava la fibra ed accettare con edificante rassegnazione la morte, confortata dalla corona di una famiglia cresciuta ai puri sensi della vita cristiana, e benedetta da Dio colla vocazione di due figli alla Società salesiana.

FERRARO ALBINA MONZEGLIO, † ad Asti il 27-VI u. s. a s8 anni.

Anima profondamente cristiana, seppe soffrire nel silenzio inenarrabili pene, educando i suoi cari alla fortezza ed alla pietà cristiana che guadagnò uno dei suoi figli alla Società salesiana.

GORIA ARCANGELA ROSSO, † a Cortandone d'Asti il 14-VIII u. s. a 68 anni.

Modello di sposa e di madre cristiana, trascorse la sua vita nel lavoro e nella cura della numerosa famiglia, cui seppe impartire una soda educazione, benedetta da Dio colla vocazione di un figlio alla Società salesiana.

Comm. LORENZO ALPINO, † a Torino il 28-VIII u. s. a 68 anni.

Affezionatissimo ex allievo, prestò l'opera sua alla organizzazione della nostra Federazione ed all'incremento delle varie unioni con costante desiderio del bene spirituale dei soci. Cattolico di azione militò nel giornalismo per la santa causa degli ideali cristiani, apprezzato anche e ricercato dai quotidiani e dalle riviste non strettamente cattoliche. Devotissimo di D. Bosco ne promosse spirito ed opere con la parola e con la penna.

GIAMPAOLI SEBASTIANO, † a Torino il 17-VII u. s. ad 8o anni.

Ottimo padre di famiglia, devotissimo di S. Giovanni Bosco, fu ben lieto di offrire uno dei suoi figlioli alla Società salesiana.

MICCONO CATERINA ved. PERONINO, † a San Sebastiano Po, il 31-VIII u. s. ad 82 anni.

Anima eletta, tutta di Dio, aveva saputo educare la famiglia ai più nobili ideali della vita coll'esempio di un amore ispirato alla più fervida pietà cristiana. Zelante Cooperatrice prodigava la sua carità specialmente alle nostre Missioni, lieta di aver dato alla Società Salesiana il figlio Don Mario.

Altri Cooperatori defunti

Baglietto Paolo, Varazze (Savona) - Barbero Rosa, Villata (Vercelli) - Baruzzi Giuseppina, Molina di Ledro (Trento) - Berlingeri Guglielmo, Roma - Bertoletti Bassano, Pandino (Cremona) - Bosio Cav. Augusto, Roma - Calone Vittorio, Varallo Pombia (Novara) - Carnaghi Margherita, Cameri (Novara) - Corra Maria, Villareggia (Aosta) - Chasseur Martina, Champoluc (Aosta) - Chiarani Emanuele, S. Martino (Trento) - Corrado G. Battista, Vicenza - Corti Antonio, Levate (Bergamo) - Costa Rosa, Stiava (Lucca) - Faccacreta Mariannina, San Severo (Foggia) - Fezzoli Giacomo, Serina (Bergamo) - Grancelli Teresa, Verona - Marcenaro Rosa ved. Barabino, Pegli (Genova) - Mosconi D. Davide, Borzonasca (Genova) - Panciera Innocente, Zoldo Alto (Belluno) - Pellizzaroli Giuseppe, S. Stefano di Cadore (Belluno) - Peroni Giacomo, Marone (Brescia) - Rampon Lino, Arsiero (Vicenza) - Rigotti Giammaria, Pressano (Trento) - Richetti Francesca, Brescia - Somano Giovanni, Magliano Alfieri (Cuneo) - Valsecchi D. Marco, Cocquio (Varese) - Vanni Elena, Bagnaia (Viterbo).

Actis Perino Savina, Rodolfo (Aosta) - Agnesone Carlo, -Bottigliera d'Asti (Asti) - Albera Harè Teresa, None (Torino) - Broetto Luigi, Montemerlo (Padova) - Caprini Mariani Maddalena, Alpicella D'Aveto (Genova) - Carenini Giuseppa, Torre de' Busi (Bergamo) - Carubelli Teresina, Ca' de' Stefani (Cremona) - Ceccarelli Cav. Ermanno, Roma - Ceronato Angelo, Chiavazza (Vercelli) - Cometti Maria, Torre S. Maria (Sondrio) - Dolci Benedetta, Mazzoleni (Bergamo) - Dorin D. Firmino, Megliadino S. Fidenzio (Padova) - Fabris Matilde, Milano - Ferrari Serafino, Traffiume (Novara) - Fogliato Marianna, Pralorno (Torino) - Francesio Stefano, S. Germano Verc. (Vercelli) - Galinotti Marco, Ticineto (Alessandria) - Gallone Tommaso, Ceglie Messapico (Brindisi) - Lotznicker Riccardo, Fiume - Marinelli Giuseppe, Certosa (Genova) - Milanese Modesta, Torino - Mirenghi Maria, Foligno (Perugia) - Persoglio D. Giuseppe, Alessandria - Provini Nelly Melchiorre, Grignasco (Novara) - Redi Domenico, Ronciglione (Viterbo) - Ribelli Assunta, Ronciglione (Viterbo) - Rimbotti Enrichetta, Torino - Santarelli Matilde, S. Pellegrino Norcia (Perugia) - Spinelli Assunta, Inverigo (Como) - Stefani Giobatta, Monte di Malo (Vicenza) - Tamietto Rosa in Rasiola, S. Michele d'Asti, (Asti) - Ubaldi D. Domenico, Città di Pieve (Perugia) - Uccelli D. Antonio, Poviglio (Reggio E.) - Viretto Maria ved. Martina, Ivrea (Aosta).

TESORO SPIRITUALE

I Cooperatori che, confessati e comunicati, visitano una chiesa o pubblica cappella (i Religiosi e le Religiose, la loro cappella privata) e quivi pregano secondo l'intenzione del Sommo Pontefice possono acquistare:

L'INDULGENZA PLENARIA

1) Nel giorno in cui dànno il nome alla Pia Unione dei Cooperatori.

2) Nel giorno in cui per la prima volta si consacrano al Sacro Cuore di Gesù.

3) Tutte le volte che per otto giorni continui attendono agli Esercizi spirituali.

4) In punto di storte se, confessati e comunicati, o almeno contriti, invocheranno divotamente il Santissimo Nome di Gesù, colla bocca, se potranno, od almeno col cuore.

OGNI MESE:

1) In un giorno del mese a loro scelta.

2) Il giorno in cui fanno l'Esercizio della Buona morte. 3) Il giorno in cui partecipano alla Conferenza mensile salesiana.

NEI. MESE DI OTTOBRE ANCHE:

Il giorno 7 - Ss. Rosario.

Il giorno 11 - Maternità di Maria SS.