Anno LXVII - n. 11 - NOVEMBRE DICEMBRE 1943
SOMMARIO: Buon Natale e buon Anno. - Educhiamo la gioventù. - Sotto la cupola dell'Ausiliatrice. - In famiglia. - Tesoro spirituale - La morte del nostro Em. Card. Protettore. - Dalle nostre Missioni. - Necrologio. - Crociata Miss.
Arriverà purtroppo molto in ritardo il nostro augurio ai cari Cooperatori ed alle benemerite Cooperatrici, perchè dal mese di luglio siamo rimasti senza carta e non ci è stato possibile riprendere la pubblicazione del Bollettino che verso la fine di dicembre. Ma non è certo meno fervido e cordiale, animato anzi dai sentimenti della più viva gratitudine per la carità che essi ci continuano anche con evidenti sacrifici, e dalla più trepida partecipazione alle loro ansietà ed ai loro dolori.
Condividiamo infatti anche noi - con un vero cumulo di rovine - l'angoscia e lo strazio delle conseguenze di questa guerra che non risparmia nè inermi, nè innocenti. I nostri principali Istituti, colpiti dalle incursioni, le opere nostre, stroncate o paralizzate, documentano il largo tributo pagato dalla Società Salesiana e dall'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice alla tremenda prova. Sicchè, mentre moltiplichiamo le preghiere e cerchiamo di santificare le sofferenze per la risurrezione della Patria diletta, affrettiamo anche coi voti più ardenti l'ora di Dio per tutti i nostri cari. La liturgia dell'Avvento e del santo Natale ci ha fatto più che mai sentire l'urgenza dell'intervento del Divin Salvatore, in questi momenti decisivi, perchè solo il suo spirito di redenzione potrà garantire una vera, giusta e duratura pacificazione. L'esperienza dei secoli ci insegna infatti che tanto fra gli individui, come nelle famiglie, nelle società e fra i popoli, è ben vana, mendace ed effimera ogni pace che non poggi sulla onestà dei contraenti. E la onestà si fonda su virtù ben sode e definite che costituiscono i cardini della civiltà; la quale non è data soltanto dal progresso della cultura e della tecnica, nè dalla prosperità dell'industria e del commercio; ma sopratutto dalla educazione ed elevazione morale delle popolazioni. Ora, la vera elevazione morale matura soltanto attraverso alla grazia della redenzione cristiana che può portare la natura umana fino alla massima sua perfezione. Ringraziamo pertanto il Signore di averci riscattati, con la sua Incarnazione, Passione Morte e Risurrezione, dalla schiavitù del regno delle tenebre e nobilitati alla dignità di figli adottivi di Dio.
E, per parte nostra, studiamoci di corrispondere all'azione della grazia che tende a farci vivere rettamente.
L'apostolo S. Paolo, nella sua lettera a S. Tito, ha tracciato in poche scultorie parole la sintesi del cristianesimo:
«La Grazia di Dio nostro Salvatore - ha scritto - si è rivelata a tutti gli uomini, insegnandoci a rinnegare l'empietà e le brame mondane, ed a vivere con temperanza, secondo giustizia e con spirito di pietà in questo secolo, in attesa della beata speranza e dell'avvento della gloria del gran Dio - e Salvator nostro Gesù Cristo, il quale ha sacrificato se stesso per noi, affine di redimerci da ogni iniquità e di purificarsi un popolo eletto e zelante delle opere buone » (l. II, 11-14)
Ecco il programma della vita cristiana, ecco il segreto di ogni pacifica convivenza, ecco il lievito della vera civiltà. Tre virtù bastano ad assicurare l'armonia dei diritti e dei doveri di tutti, senza far torto ad alcuno: la temperanza, la giustizia e la pietà. La temperanza perfeziona l'individuo moderando l'appetito dei piaceri sensibili di fronte alle attrattive contrarie alla ragione. La giustizia regola i suoi rapporti col prossimo educandolo a dare a ciascuno il suo. La pietà infervora specialmente i suoi rapporti con Dio, ordinando . tutta la sua condotta ai più nobili e generosi sentimenti.
Se la pratica di queste virtù qualche volta ci costa, pensiamo al loro inestimabile valore, alla loro funzione di incivilimento e di elevazione; al premio che un giorno le coronerà. Redenti dal-l'iniquità, conserviamo il nostro posto quaggiù fra il popolo eletto che Gesù- ha purificato e fatto suo impegnandolo nella più sublime missione di bontà e di carità cristiana; e la beata speranza in cui ora viviamo diverrà di certo eterna realtà.
TEORIA E PRATICA
In un'ora come poche altre decisiva delle sorti dei popoli specialmente in questa nostra Europa, genitori ed educatori devono sentire più al vivo la grandezza della loro missione e il dovere di curare con intelletto d'amore la cristiana educazione della gioventù di oggi che farà la società del domani. Crediamo quindi utile richiamare qualcuno dei preziosi insegnamenti del nostro santo fondatore e padre Don Bosco. Fu scritto erroneamente ch'egli ha lasciato poco o nulla oltre i pensieri programmatici sul sistema preventivo, per orientare teoricamente gli educatori. Ma chi scorra i diciannove volumi delle Memorie Biografiche vi trova tal copia di norme, di suggerimenti, di indicazioni e di esempi, da farne assai più che un manuale di interpretazione e di applicazione del metodo educativo da lui preferito.
Una delle espressioni più incisive del suo pensiero l'abbiamo nella biografia del giovinetto Luigi Colle, morto a Tolone il 3 aprile 1881. La riportiamo fedelmente dal capo II della prima edizione apparsa l'anno seguente 1882.
TEORIA
Errori fatali.
Il privilegio più grande di tutti i fanciulli, di cui gli adulti nota disdegnano d'occuparsi, abbassandosi al loro livello per addestrarli all'esercizio delle funzioni della vita spirituale, è lo sviluppo precoce dell'intelligenza. Ma, troppo spesso, mancano di prudenza cotesti educatori, perchè non conoscono la natura umana e la reciproca dipendenza delle nostre facoltà, o troppo facilmente la perdono di vista. Rivolgono ogni sforzo a sviluppare la facoltà di conoscere e quella di sentire, che, per triste errore, ma dolorosamente troppo comune, confondono con la facoltà di amare. E, viceversa, trascurano completamente la facoltà sovrana, la volontà, unica sorgente del vero e puro amore, di cui la sensibilità non è che una falsa immagine.
Se si occupano, talora, di cotesta povera volontà, non è tanto per regolarla e fortificarla col ripetuto esercizio di piccoli atti di virtù chiesti all'affezione del fanciullo ed ottenuti facilmente dalle buone disposizioni del cuore, ma col pretesto di dover domare una natura ribelle, si ostinano a piegare la volontà con mezzi violenti, e, così, invece di raddrizzarla, la distruggono.
Per cotesto errore fatale, turbano l'armonia che deve presiedere allo sviluppo parallelo delle facoltà dell'anima e guastano i troppi delicati congegni, affidati alle loro mani inesperte.
L'intelligenza e la sensibilità, sovreccitate da una coltura intensa, attraggono tutte le forze dell'anima, ne assorbono tutta la vita, ed acquistano ben presto una vivacità estrema, unita alla più squisita delicatezza. Il fanciullo concepisce prontamente; l'immaginazione sua è ardente e mobile; la memoria fedele, rintraccia, senza sforzo e con scrupolosa esattezza i più piccoli dettagli; la sensibilità incanta quanti la avvicinano.
Ma tutte coteste brillanti qualità nascondono, a stento, l'insufficienza più vergognosa, la debolezza più fatale. Il fanciullo - se più tardi, purtroppo, il giovane - trascinato dalla prontezza delle concezioni, non sa pensare nè agire con criterio; manca affatto di buon senso, di tatto, di misura, insomma di « spirito pratico». In lui non cercate nè ordine, né metodo. Imbroglia tutto, confonde tutto, tanto nei discorsi quanto nelle azioni; e vi sconcerta con mosse brusche ed impetuose e con strane incoerenze. Ieri vi affermava con entusiasmo una pretesa verità; domani, con eguale incrollabile convinzione, vi sosterrà precisamente il contrario. La ragione, offuscata dalla debolezza della volontà, non gli permette di pensare seriamente da sè, e riceve tutti i giudizi degli altri, e li fa suoi, unicamente per il motivo che seducono la sua immaginazione o ne lusingano la sensibilità, e con la stessa leggerezza li abbandona, perchè non gli piacciono più, o perchè altre teorie più seducenti hanno affascinato la sua volubile intelligenza.
Troppo agitato per leggere chiaramente in fondo all'anima, non ne conosce che la superficie, cioè le commozioni passeggere, e, pronto a coglierne i minimi moti, crede di aver deciso con fermezza tutto ciò che gli sembra di volere, e, incapace d'imporsi a se stesso, si affretta a metterlo in pratica.
Triste e ridicolo zimbello dello spirito maligno, che non cessa d'ingannarlo destandogli nell'interno delle impressioni, che egli, povero cieco, crede propositi ben saldi e lungamente meditati! Nè più nè meno, come il suo pensiero ha la rapidità del lampo, così egli si piega ad ogni movimento, talora di mal animo, perchè in fondo al cuore ha ancor un resto di rettitudine, ma in fine si piega.
Far diversamente, gli sembrerebbe mancanza di sincerità; vuol essere al di fuori, qual è al di dentro; gli parrebbe un'ipocrisia frenare le proprie passioni.
E come crede di volere ciò che in realtà non vuole, così crede di non volere ciò che effettivamente vuole.
La virtù lo seduce, ma poichè ripugna alla debolezza della sua natura, interpreta questa interna ripugnanza come una volontà contraria.
Ingannato dalla propria stoltezza, l'infelice si dispera di non poter credere o volere, ciò che in fondo, crede invece, e vuole.
Inutilmente le grazie più preziose cadono su quest'anima, perché non può raccoglierle. La sua coscienza è un mare in burrasca, sconvolto, a vicenda, dalle correnti più contrarie.
Schiavo del proprio timore, il disgraziato vede ogni cosa attraverso la passione che lo domina in quell'istante. Si tratta di decidere se deve fare o no un'azione importante? invece di considerare l'azione in se stessa, e di esaminarne i motivi, le circostanze, il fine, interroga l'oracolo: la sua sciocca sensibilità.
In balìa alle proprie impressioni, chiede a se stesso: « Che me ne pare ? »; e, secondo l'attrattiva o la ripugnanza che sente nell'anima, opera o meno. E, cotesto, per lui è riflettere!
E se si sbaglia, guardatevi dal rinfacciarglielo: non riconoscerà mai di aver sbagliato; e dirà sempre di aver agito come doveva agire: « Ho dovuto fare ciò che nei diceva la coscienza: ero in buona fede! ».
Più tardi, se, in circostanze difficili, dovrà dar saggio di carattere ben temprato, non aspettatevi nulla da lui. Capace degli slanci più generosi, è, invece, soggetto alle più strane debolezze. La violenza e l'ostinazione saranno le uniche manifestazioni di una volontà debole; e, per giunta, le vedrete, sempre, praticate a rovescio.
Ma almeno le qualità del cuore compenseranno tanti difetti! e la sensibilità, tanto coltivata nei primi anni, l'avrà reso il più tenero ed autorevole dei cuori!
Ahimè! anche qui troviamo lo stesso vuoto che abbian riscontrato nelle altre facoltà. Si affeziona facilmente, ma con la stessa facilità dimentica. Il suo amore non ha stabilità. Senza essere realmente cattivo, non conosce altra legge che il capriccio. Non ha mai saputo conservarsi degli amici, perchè non è stato stai capace di imporsi qualche riguardo verso di loro, ma li ha sempre feriti, o con un'allusione crudele, o con una trascuratezza sprezzante, o con una punta amara, o con una frecciata insolente, o con un sospetto, infondato e ingiurioso. E con tutto ciò egli si stupisce che l'amicizia, misconosciuta e ferita in quello che ha di più delicato, si ritiri da lui!... Povero essere incompleto, si lagna d'essere sempre incompreso!
«Precipitazione ed incostanza » ecco le linee più marcate di questo carattere. Se ne voleva fare un uomo, e non si è riusciti che a farne un essere intelligente ed amante, ma debole e irragionevole: in breve, una specie di animale perfezionato.
Non si dica che cotesto ritratto è esagerato! Guardiamoci attorno, e, purtroppo, vedremo che ve ne sono tanti! Quante ne abbiamo incontrate anche noi di coteste nature attraenti, ma incomplete, che la nostra pittura ritrae perfettamente!
Andiamo al fondo delle cose e riconosceremo che cotesto vuoto lacrimevole è frutto della prima educazione.
Il disprezzo dei principi più elementari di educazione cristiana.
Dappertutto si deplora l'indebolimento dei caratteri, ma la causa della decandenza, almeno in gran parte, non sarebbe da ricercarsi nella dimenticanza, anzi nel disprezzo dei principii più elementari di educazione cristiana?
E donde cotesto disprezzo? donde cotesta educazione falsa e monca? Senza dubbio dall'ignoranza; ma anche, e soprattutto, dall'egoismo e da una tenerezza male intesa.
Si cerca di godere il fanciullo, invece di sacrificarsi per lui. Ciò che un'affezione sincera, se si vuole, ma limitata, e imprevidente nel suo incosciente egoismo, domanda ad un bimbo così teneramente ma ciecamente amato, è innanzi tutto un trionfo dell'amor proprio, una soddisfazione della propria sensibilità.
Si gode di fare sfoggio, dappertutto, delle qualita precoci del fanciullo « prodigio! ». Si bevono avidamente gli elogi che gli son fatti; lo si loda persino quando è presente, senza punto accorgersi dei rapidi progressi della sua vanità nascente, che diviene ben presto presunzione, vanagloria ed orgoglio insopportabili!
Comunemente si trova diletto e ci si culla nelle dimostrazioni affettuose, proprie dell'indole del fanciullo. Si è rapiti nell'ammirare le sue grazie native. Si ricevono e si provocano i suoi vezzi, come si farebbe delle carezze di un cagnolino; lo si adula precisamente come si fa con questo animale, e lo si castiga, per malumore o per collera, quando annoia o si rifiuta di obbedire o di star quieto. Lo si vuole assai carezzevole, bene educato, istruito... e basta.
PRATICA
La via giusta.
Grazie allo spirito di Gesù Cristo ed alla pratica della sua morale divina, i genitori di Luigi, lungi dal dargli quest'educazione animalesca, l'incamminarono subito e l'aiutarono a dare i primi passi per la via della santità, i cui estremi sono: « rinunzia » e « generosità ».
Per comunicargli cotesto spirito di sacrificio, rivolsero le loro cure soprattutto a coltivarne la ragione e la volontà, senza trascurare alcuna delle altre facoltà, nè alcuna delle risorse della sua ricca natura e della facile e fiorente disposizione alle conquiste spirituali.
Fortificarne la volontà, e nello stesso tempo renderla arrendevole e disposta al bene, mercè una saggia disciplina; formarne la coscienza con lezioni semplici ed esempi attraenti; sviluppare in lui la passione del bene, l'odio al male e fargli comprendere l'uno e l'altro come effetto della corrispondenza o della mancanza di conformità alla volontà di Dio, di modo che il bene vuol dire « obbedire a Dio » e il male « disubbidire a Lui »; riassumere così, in pratica, ogni direzione dell'unico principio di un Dio da amarsi sopra tutte le cose, e in tutte le cose, secondo il quale, nel quale e pel quale ogni cosa deve essere amata: cotesto fu il còmpito, cui quei genitori cristiani dedicarono tutti gli istanti e consacrarono tutta la loro saggezza e virtù. La pia madre, specialmente, non trascurò nulla per coltivare ed avvivare in quel cuore generoso la viva fiamma della Divina Carità.
Il giusto timor di Dio.
Troppo spesso l'educazione cristiana non risponde al suo scopo, perchè ispira ai fanciulli un timore «esagerato» della presenza di Dio. Questo Dio di bontà vien dipinto come uno spauracchio, atto ad intimorirli, mentre il cuore dei fanciulli si allontana facilmente da ciò che li mette in soggezione; e per tal modo l'amor di Dio diminuisce e la soggezione e la diffidenza verso di Lui prendono il posto dell'espansione fiduciosa e dell'abbandono giocondo e filiale.
Ben diversa era l'idea che la mamma di Luigi studiavasi di formare nella tenera anima intorno i nostri rapporti con Dio.
« Iddio, gli diceva, è per noi il Padre più buono e più generoso. Noi dobbiamo al suo amore ogni cosa: l' «esistenza, i genitori, tutto ciò che amiamo. Egli solo ci conserva tutti questi beni, e la sua bontà lo sospinge a darci sempre di più. E, in compenso, altro non chiede da noi che l'amore e le prove della nostra riconoscenza.
» Per questo noi dobbiamo obbedire a quelli che Egli ci ha messi d'accanto per comandarci in suo nome, e ringraziarlo con tutto il cuore e parlargli con confidenza di quanto ci preoccupa, e chiedergli quanto desideriamo, senza timore di ricevere un rifiuto. Egli può fare tutto quello che vuole. Gli basta volere; ed ha promesso di esaudirci. E se, per caso, noi gli chiediamo una cosa che possa farci del male, Egli stesso ha cura di cambiarcela con un'altra che ci sia vantaggiosa.
» Nella sua grandezza infinita Egli non aveva alcun bisogno di noi, era perfettamente felice, prima che noi fossimo; eppure ha voluto creare: per avere il piacere di amarci e di essere amato da noi. Non abborre che una cosa: la disubbidienza. Questa sola gl'impedirebbe di amarci e l'obbligherebbe a punirci per il nostro bene. Di più è tanto buono, che se talora manchiamo, si affretta a perdonarci quando confessiamo la nostra colpa, e gli mostriamo sincero pentimento e dolore d'averlo disgustato.
» E nessuna delle nostre azioni può sfuggire a Lui perché Egli è dappertutto e vede tutto, anche i pensieri più segreti. Ha sempre gli occhi fissi sopra di noi; non per coglierci in fallo e punirci, il che fa sempre a malincuore, ma per amarci ed incoraggiarci con la sua presenza a fare il possibile per essergli più graditi, e per soccorrerci quando occorre.
» Vuol anche aiutarci internamente a fare tutto il nostro dovere, traendoci quasi per mano. Per questo ha voluto fissare la sua dimora nel centro dell'anima nostra, per rallegrarci, consolarci, darci forza e luce a ben comportarci, e calore per amare tutto ciò che dobbiamo amare.
» Per dimorar con noi, che l'avevamo offeso, questo Dio d'amore volle farsi uomo come noi e morire per noi tra i più crudeli tormenti. In questo modo Egli stesso ha soddisfatto per noi, e ci ha meritato di andare, un giorno, accanto a Lui in Paradiso, dove lo vedremo e lo conosceremo perfettamente senza timore di perderlo mai più. Là c'intratterremo familiarmente con Lui; e tutta la nostra felicità sarà nell'amarlo e nel comprendere quanto sia degno di essere amato e quanto Egli ci ami ».
Codesti insegnamenti, semplici e familiari, erano impartiti a Luigi, man mano che si andava sviluppando la sua tenera intelligenza.
L'ottima sua mamma glieli traduceva in quel linguaggio del cuore, che sanno parlare soltanto le mamme, e che è compreso da tutti i fanciulli. In tal modo, dolcemente, sollevava all'ordine soprannaturale il cuore e la mente del figlio, e lo disponeva alla conoscenza dei misteri della Fede...
(D. G. Bosco, Vita di L. Colle, capo II).
La ridda degli avvenimenti ci ha tenuti incerti tutto il mese di settembre sulla possibilità di riprendere almeno i corsi professionali per gli esterni nella Casa-madre. Ma appena si delineò la speranza della normalizzazione sufficiente allo svolgimento dei programmi, il Direttore cominciò a darne annuncio alle famiglie. E fu subito un afflusso di domande da far presagire una fervida ripresa. Purtroppo questa venne ancora ritardata dalle nuove ondate di bombardamenti che accrebbero il numero delle vittime e, devastando altri quartieri, gettarono sul lastrico tante altre povere famiglie. Alle ansie quotidiane pei ripetuti allarmi si aggiunsero trepidazioni speciali per la salute del nostro Cardinale Protettore e per la temporanea occupazione di vari collegi ov'erano sfollati gli alunni dei nostri Istituti cittadini. La necessità di ulteriori spostamenti consigliò di richiamare a Torino un bel numero di nostri studenti di Teologia ad affrontare con noi i pericoli della situazione per far posto in Case di campagna ad altri alunni delle nostre scuole medie. Si sostenne il morale colle celebrazioni liturgiche del mese del Rosario, coronate dalla Giornata missionaria e dalla festa della Regalità di Nostro Signore Gesù Cristo. Proprio in questo giorno il Provveditore agli Studi autorizzò la riapertura delle Scuole Professionali per i nostri alunni artigiani.
La dolorosa notizia del sacrilego bombardamento della Città del Vaticano, accese nei nostri cuori più fervide preghiere per la incolumità del S. Padre, l'angelico Pastore apostolo e vittima della pacificazione universale.
Il mese di novembre.
La festa dei Santi e la commemorazione dei fedeli defunti inaugurarono il mese di novembre. Devote e fervide le sacre funzioni decorate dai servizio dei nostri studenti di Teologia e dalle esecuzioni della scuola di canto dei confratelli che continuano a supplire alla mancanza dei giovani interni. Il 7 a sera il Rettor Maggiore ci diede la triste notizia della morte dell'Em.mo nostro Cardinal Protettore Vincenzo La Puma, esortandoci a copiosi suffragi. Si cominciarono subito ad applicare numerose Sante Messe e lo stesso sig. Don Ricaldone cantò poi la Messa solenne di Requiem « in die septimo ». Giunsero a tempo pei funerali a Roma i Rev.mi Don Berruti, Don Tirone e Don Candela del Capitolo superiore. L'8 novembre 150 alunni esterni ripresero a frequentare i corsi professionali. Ma una violenta incursione mise subito alla prova la loro buona volontà. Nella zona colpita perdeva la vita uno degli alunni studenti della seconda Media. Il numero degli artigiani scemò alquanto. Gli altri alunni studenti della Casa-madre, dopo lo sconcerto di due occupazioni, poterono proseguire i loro studi nella Casa di Cumiana. A loro si associarono gli alunni del nostro collegio di S. Giovanni Evangelista sfollati a Pinerolo e sloggiati da Monteoliveto per l'occupazione della Casa.
Vittima di nuove incursioni è stato anche il nostro fiorente Oratorio «Edoardo Agnelli »: l'Oratorio modello inaugurato in occasione del Centenario dell'Opera Salesiana. Due bombe hanno rovinato la chiesa ed altre hanno devastato i diversi locali. Fu grazia di Dio che la massa di gente ricoverata nel rifugio sia rimasta illesa.
Il 21, festa della Presentazione di Maria SS, al tempio, il Signore chiamava al Premio il sesto Successore di S. Giuseppe Benedetto Cottolengo, Rev.mo Can. Giuseppe Talenti. L'aveva visitato, il giorno innanzi, anche il nostro Rettor Maggiore che gli aveva espresso l'affettuosa partecipazione di noi tutti alle preghiere dei ricoverati della « Piccola Casa » per la sua conservazione. Dividemmo quindi fraternamente il lutto della «Piccola Casa » e, memori della costante carità usata ai nostri infermi nei periodi di degenza, partecipammo con profonda gratitudine al tributo di suffragi ed ai solenni funerali svoltisi tra le devastazioni della prodigiosa Opera, colpita a più riprese dai bombardamenti.
Il mese dei morti ci fu funestato da altre angosciose notizie di varie Case d'Italia. -Seguendo la ripetute esortazioni del nostro venerato Rettor Maggiore, cercammo conforto nello spirito di Fede, abbandonandoci filialmente alla paterna misericordia di Dio ed all'amorevole assistenza di Maria Ausiliatrice. Mettemmo quindi il massimo impegno per trascorrere santamente il periodo dell'Avvento e prepararci bene alla festa dell'Immacolata e del Santo Natale. Il 1° dicembre ci stringemmo tutti in affettuosa comunione di preghiere e, di auguri attorno al nostro Don Ceria che, circondato dai Superiori Maggiori e dai confratelli, salì l'altare dell'Ausiliatrice per celebrare la sua Messa d'Oro.
Funzioni di suffragio.
Il 4 dicembre innalzammo al Signore nuovi suffragi per l'anima benedetta dell'Em.mo nostro compianto Cardinal Protettore Vincenzo La Puma. Cantò la Messa solenne di trigesima il Rettor Maggiore il quale impartì pure l'assoluzione al tumulo.
Vi assistettero, coi Superiori e Confratelli della Casa-Madre, Salesiani e Figlie di Maria Ausiliatrice delle altre Case cittadine, Ex allievi e Cooperatori, Ex allieve e Cooperatrici, rappresentanze di altre Congregazioni religiose femminili che hanno per Sua Eminenza speciali doveri di gratitudine e di venerazione.
Il 6 dicembre ricordammo l'anniversario della morte del terzo successore di Don Bosco, Rev.mo Don Filippo Rinaldi, seguendo la Messa, cantata dal sig. Don Ziggiotti, con copiosi suffragi.
La festa dell'Immacolata.
La festa dell'Immacolata ci fece sentire tutta la nostalgia delle care tradizioni dell'Oratorio quando oltre settecento giovani allietavano la Basilica, gremita di fedeli, col fervore delle loro preghiere e dei loro canti. Offrimmo al Signore per le mani della Vergine Santa le nostre sofferenze implorando benedizioni di salvezza per la Patria diletta.
Ci preparammo, secondo la tradizione, con un triduo di predicazione. La basilica si affollò fin dal mattino di fedeli che si accostarono in numero consolante ai Santi Sacramenti. Non mancò neppure un'eletta rappresentanza dei nostri giovani artigiani che prestarono servizio nel Piccolo Clero. Celebrò la Messa della Comunione generale il Rettor Maggiore. Subito dopo entrarono in Basilica i giovani del primo Oratorio festivo a rappresentare anche tutti i loro fratelli dispersi ed ascoltarono la Messa celebrata dal sig. Don Puddu accostandosi in massa alla Santa Comunione, infervorati dalle sue paterne parole. Cantò la Messa solenne il sig. D. Ziggiotti. La scuola di canto dei nostri confratelli e studenti di Teologia eseguì la Messa del Vittadini.
Nel pomeriggio, dopo i Vespri ed il panegirico, il Rettor Maggiore chiuse le sacre funzioni colla Benedizione Eucaristica, preceduta dalla Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria dettata dal Santo Padre Pio XII. Non mancò neppure una modesta accademia di omaggio alla Vergine Santa nella cripta di S. Pietro.
Roma - Solenne funerale di trigesima per l'Em.mo Card. La Puma.
Anche a Roma nella nostra basilica parrocchiale del Sacro Cuore si è celebrato un solenne funerale di trigesima, il 3 dicembre u. s.
Cantò la Messa di Requiem il sig. Don Berruti Prefetto generale assistito da numeroso clero. Oltre ai Salesiani ed alle Figlie di Maria Ausiliatrice erano presenti alcuni familiari di Sua Eminenza, numerosi allievi, ex allievi, Cooperatori e Cooperatrici. Con le LL. LE. Mons. Guerra e Mons. Rotolo erano i Superiori del Capitolo Don Tirone e Don Candela, il Procuratore generale Don Francesco Tomasetti e l'ispettore Don Berta, i Direttori delle Case di Roma e dei Castelli ed i Parroci salesiani. Notati ancora l'Abate Noots, il Superiore dei Giuseppini, il P. Eoyeneche dei Claretiani, Fratel Emerich dei Maristi, il Prof. D. Ziliani. Rappresentavano gli ex allievi il Presidente Internazionale Comm. A. Poesio, il Presidente dell'Unione di Roma Cav. Manzini, il prof. Padellaro, l'ing. Lombardi, il comm. Gessi, Longo, Santoro, il gr. uff. Angella, l'ing. Spazzacampagna, il cav. Salvatucci, il cav. Magri. Fra gli amici e Cooperatori, il prof. Giglioli, il prof. Mario Cingolati, il gr. uff. Montemurri, il dott. Forte, l'avv. Garofani, il cav. Martinengo. Con gli alunni dell'Ospizio Sacro Cuore erano pure tutti i novizi di San Callisto. Le Madri del Consiglio Generalizio delle Figlie di Maria Ausiliatrice erano accompagnate dall'Ispettrice e dalle Direttrici delle Case di Roma e del Noviziato di Castelgandolfo, con numerose alunne dell'istituto Magistrale ed ex allieve. Rappresentate anche le Suore del Preziosissimo Sangue e della Visitazione. La corale del nostro Studentato Teologico, diretta da Don Antolisei, eseguì la Messa a tre voci del Perosi. Lo stesso celebrante impartì l'assoluzione al tumulo.
Notizie telegrafiche.
Dal CILE il 9 dicembre è giunto un messaggio del Direttore della Casa di Formazione di Macul, D. Luigi Negri, il quale, in data 7 luglio 1943, scrivendo al Prefetto generale lo pregava di presentare i saluti di tutti i Salesiani al Rettor Maggiore ed aggiungeva: « I collegi, pieni; vanno bene. Progresso materiale e spirituale considerevole. Le vocazioni aumentano. Buona salute in generale. La Congregazione sempre più stimata. Disgrazie, grazie a Dio, nessuna. Finora nessuna molestia da parte di nessuno. Noi lavoriamo ».
Dalla CIRENAICA il Vicario Apostolico S. E. Mons. Lucato con messaggio della Croce Rossa Italiana datato dal 18 maggio e pervenuto il 30 novembre scriveva: « Godiamo tutti buona salute, benessere, benevolenza. Nostro pensiero, nostra preghiera sono per loro. Assicuri parenti. Preghiamo per loro. Ci benedica. Benedico. + GIOVANNI ».
Torino - Minestre agli operai.
Ben meritato plauso e profonda riconoscenza da parte degli operai e delle operaie continua a riscuotere il servizio che da parecchi mesi le Figlie di Maria Ausiliatrice della Casa « Madre Mazzarello » prestano con relìgiosa abnegazione alle mense aziendali di ben dieci diversi stabilimenti di Borgo S. Paolo. Sacrificando anche le ore del già tanto scarso riposo spesso turbato dagli allarmi ed angustiato dai bombardamenti, le brave Suore moltiplicano le loro industrie per confezionare i generi offerti dalle Ditte ed offrire alla massa degli operai e delle operaie delle minestre sane e sostanziose che valgano a rifare le forze stremate dal lavoro e dagli innumerevoli disagi della vita di guerra.
Ne servono ogni giorno oltre 600 agli operai delle dieci Ditte summentovate, più altre 240 minestre giornaliere agli spazzini municipali della città. Le ottime Suore mettono in questo servizio non solo tutta l'abilità, ma anche tutto il loro cuore per l'affetto che portano alla classe operaia a cui hanno votato il loro apostolato e per lo spirito religioso appreso alla scuola di D. Bosco. E la soddisfazione degli operai e delle operaie è così viva che l'Em.mo Cardinale Arcivescovo di Torino ha voluto raccogliere nella Casa Mazzarello anche le altre Suore di diverse Congregazioni addette all'Opera Nazionale di Assistenza Religiosa e Morale agli operai (O.N.A.R.M.O) per una giornata di ritiro intesa a dare al loro servizio la più nobile ispirazione e la migliore efficacia.
Sua Eminenza ha scelto la domenica 3 ottobre u. s. Vi convennero Suore di 8 Congregazioni religiose tutte impegnate in questa materna assistenza alla classe operaia. Durante la celebrazione della Santa Messa, lo zelante Pastore commentò il Vangelo del giorno, osservando che se le Suore non hanno oggi la fortuna ch'ebbe un giorno Marta di servire Gesù in persona, hanno tuttavia la gioia di servire lo stesso Divin Salvatore nella persona di tanti operai e di tante operaie di cui egli ha voluto dividere l'umile condizione per ben trent'anni della sua vita terrena nella modesta falegnameria di Nazaret.
Il Maestro Divino si è anzi identificato con essi quando ha dichiarato che tutto quello che noi faremo ad ognuno di loro lo riterrà come fatto a se stesso: «Tutto quello che voi farete al più piccolo dei miei, l'avrò come fatto a me stesso».
L'Em.mo esortò quindi le Suore a mettere nel loro servizio tutta la delicatezza della cristiana carità perchè operai ed operaie abbiano a riconoscere che lo fanno per amore del Signore e collo spirito del Cuore dolcissimo di Gesù. Infine le confortò a non temere le umiliazioni, anzi ad umiliarsi con gioia nel caritatevole servigio per trarne profitto di spirituale perfezione.
Augurandosi di poter moltiplicare la provvida iniziativa anche a favore di tanti altri operai così duramente provati dalla guerra, il Cardinale le corroborò colla Santa Comunione e colla sua pastorale Benedizione. Dopo la colazione le Figlie di Maria Ausiliatrice regalarono a tutte le intervenute la serie completa degli opuscoletti della nostra collana « Lux ». Quindi le Suore tornarono in cappella per una fervorosa meditazione dettata dal Teol. Peyron sulle particolari condizioni dell'ora attuale che per noi cristiani dev'essere proprio l'ora della carità portata fino all'eroismo. Alla meditazione seguì un'adunanza di carattere pratico durante la quale la Direttrice della Casa venne invitata a tenere una conversazione sul tema: « Le minestre come strumento di apostolato ». Alla interessantissima conversazione seguì una pratica discussione che portò a questi tre principali propositi: 1) mettere la massima cura perchè la confezione delle minestre riesca a soddisfazione di tutti; 2) ottenere, dovunque sia possibile, il permesso di farle servire alle mense aziendali dalle stesse Suore, perchè abbiano il conforto di prendere diretto contatto cogli operai e colle operaie; 3) provvedere le risorse sufficienti per poter continuare la benefica assistenza anche nelle ore più critiche e possibilmente estendere il numero delle mense aziendali.
Presiedevano l'adunanza il Rev.mo P. Aramu S. J. incaricato dal Delegato Arcivescovile Rev.mo Don Pollarolo per quest'opera di apostolato; il Rev.mo P. Massimo O. F. M. pure dell'O.N.A.R.M.O, ed il sig. Don Seriè del
Capitolo Superiore della nostra Società, il quale chiuse il ritìro colla sua parola di incoraggiamento, ringraziando l'O.N.A.R.M.O di aver affidato alle Suore una missione così confortante, e raccomandando alle Suore la diffusione dei foglietti e libretti della collana «Lux» per nutrire anche le anime mentre provvedono a nutrire i corpi. La Benedizione Eucaristica suggellò i buoni propositi infervorando tutte le Suore al caritatevole apostolato.
Auguriamo di gran cuore che la benefica iniziativa susciti larga imitazione anche in tutti gli altri centri operai.
Dagli Istituti delle Figlie di Maria Ausiliatrice.
Concorso catechistico « S. Giov. Bosco ».
Indetto tra gli Oratori festivi d'Italia quale omaggio al sig. Don Ricaldone nella ricorrenza del suo Giubileo Sacerdotale, si chiuse il maggio scorso con queste belle e confortanti cifre riassuntive: 17.857 concorrenti, suddivise in 777 classi, appartenenti a 210 Oratori di 12 diverse Ispettorie. Cifre che sarebbero state certamente assai superiori se le dolorose vicende del momento attuale non avessero in parecchi centri troncate e disperse le più belle attività.
Molti dei maggiori Oratori, purtroppo, dopo aver risposto con fervido entusiasmo al bando del Concorso, resi quasi deserti dal generale sfollamento, non poterono più continuarlo; quantunque non abbiano lasciato di svolgere un vero e intenso apostolato catechistico in tutte le forme consentite, cogliendo dai fiori del sacrificio non pochi frutti di conforto, attestati da qualche espressivo spunto di relazione.
Inoltre un'intera Ispettoria non potè parteciparvi: la nostra cara Sicilia, dove il progressivo aggravarsi delle tragiche condizioni andò paralizzandone via via tutte le opere d'apostolato giovanile, già così numerose e fiorenti.
Al chiudersi del Concorso, il lavoro di scrutinio delle giurie ispettoriali e centrale, non piccolo nè facile, portò alla premiazione di 8301 concorrenti, e alla proclamazione dei singoli Oratori vittoriosi di ogni rispettiva Ispettoria, e di quello, fra tutti gli altri, meritevole del Premio Giubilare. Riuscì vincitore l'Oratorio di Cassolnovo (Casa S. G. Bosco) dell'Ispettoria Novarese, il quale presentò 144 concorrenti, tutte, senza eccezione, sempre fedeli alla presenza e allo studio settimanale di catechismo, nonchè allo svolgimento dei temi scritti mensili.
Dell'attività catechistica svolta in base al Concorso, le Figlie di Maria Ausìliatrice raccolsero un ricco materiale di compiti, registri, quadri di classe e d'Oratori, decorati di bollini, stelline e raggi; tutta un'interessante documentazione che, opportunamente disposta e corredata da carte geografiche illustrative di ogni Ispettoria e regione, e da simbolici disegni grafici riassuntivi, permise di allestire in Torino, nella Casa « Maria Ausiliatrice » un'apposita e bella Mostra da presentare al Rettor Maggiore nella solennità di S. Pietro, in occasione del suo onomastico.
Settimana di studio per le lavoratrici.
Quale fervida adesione all'invito del Rettor Maggiore in favore della classe operaia, le Figlie di Maria Ausiliatrice promossero a Torino una settimana di studio per le lavoratrici di Borgo S. Paolo, tenuta dal 5 all'11 luglio u. c., nella Casa « M. Mazzarello », dove già da alcuni mesi avevano assunto la benefica opera delle mense aziendali, per vari stabilimenti del borgo.
A facilitare l'intesa coi dirigenti delle diverse fabbriche, provvide il Gr. Uff. Alfredo Laezza, Presidente del Consorzio Provinciale Obbligatorio per l'istruzione tecnica di Torino, il quale con apposita circolare raccomandava vivamente la bella iniziativa, per assicurare la massima frequenza alle lezioni.
Queste, inaugurate dal Parroco di « Gesù Adolescente » alla presenza del sig. Don Seriè del Capitolo Superiore e del Gr. Uff. Laezza, ebbero luogo ogni giorno dopo l'orario del lavoro, alle 17,30, tenute da illustri oratori, che svolsero i seguenti temi: La famiglia; mali che minacciano: ricostruzione in Cristo -- La lavaratrice e la sua missione L'uomo è nato al lavoro come l'uccello al volo - Il lavoro delle donne e dei fanciulli - Riposo festivo - Le istituzioni italiane di previdenza e di assistenza - Nella luce di S. Giov. Bosco. Rivolse la sua parola d'incoraggiamento e d'augurio alle operaie anche il Presidente Internazionale dei Cooperatori Salesiani, Conte Sen. E. Rebaudengo che, accompagnato dal sig. Don Seriè, intervenne alla conferenza dell' Ing. F. Guala dell'O.N.A.R.M.O (Opera Nazionale Assistenza Religiosa Morale Operai), sul lavoro delle donne e dei fanciulli.
Il corso si chiuse solennemente la domenica 11 luglio, con la santa Messa celebrata da
S. Em. Reverendissima il Cardinal Arcivescovo, il quale, sempre particolarmente lieto di trovarsi fra le masse operaie, prima di distribuire la santa Comunione, rivolse alle circa 400 lavoratrici intervenute la sua parola di Pastore e di Padre. Commentando il Vangelo del giorno sulla pesca miracolosa, le esortò alla fiducia nel Signore, certe del suo immancabile aiuto, se docili agli insegnamenti ricevuti, rimarranno fedeli alla sua parola d'amore e obbedienti alle leggi della Chiesa, soprattutto alle vive e ripetute ammonizioni per la modestia nel vestire. Poche di numero di fronte alle molte compagne, non conformi purtroppo agli insegnamenti del Vangelo, le invitò ad essere pescatrici di anime, gettando nel nome di Gesù le sante reti dell'apostolato cristiano nell'ambiente del loro lavoro; concludendo con le parole che volle stampare sull'imagine-ricordo distribuita a tutte: «Lavoratrici, abbiate sempre con voi nel cuore Gesù, se volete che le vostre fatiche siano benedette ».
Terminata la funzione, gl'intervenuti passarono nel salone-teatro, dove vennero distribuiti 105 premi in denaro, offerti dal Gr. Uff. Laezza alle lavoratrici più meritevoli. S. Eminenza se ne compiacque vivamente, e, aggiunte alcune parole di plauso e d'incoraggiamento, suggellò i voti, espressigli da una delle operaie, con l'invocata sua benedizione pastorale.
Nuova fondazione nel Portogallo.
Un'opera di grande importanza venne affidata alle Figlie di Maria Ausiliatrice a Lisbona, con la direzione di una grande Casa Pia, od Orfanotrofio, capace di 800 interne, con annessa estesissima Colonia Agricola. Le Suore vi fecero la loro entrata in un sabato sacro a Maria SS., il 17 maggio u. s. accompagnate dall'Ispettrice dell'Ispettoria Spagnuola « Santa Teresa » da cui dipendono le Case del Portogallo. Vennero presentate alle 376 orfane, allora presenti, riunite nel grande salone insieme a tutto il personale insegnante e di servizio, dal Provveditore della Casa, sig. Pietro de Campos Tavares.
Ricordando il fine dell'Opera di preparare alla famiglia e alla società, coll'adeguato e progressivo insegnamento domestico, poggiato su una solida base di vita cristiana, donne veramente degne dei futuri festini della patria, egli disse che tale programma di formazione morale e professionale non avrebbe potuto certo esser meglio attuato che dalle Figlie spirituali di S. G. Bosco: il Santo Educatore per eccellenza, che la Chiesa saluta come Padre e Maestro della gioventù. Rispose l'Ispettore Salesiano del Portogallo, Don Ermenegildo Carrà, ringraziando altresì, insieme al degno Provveditore della Casa Pia, S. E. il Sotto-segretario dell'Assistenza Sociale, per la prova di fiducia data dal Governo alle Figlie di Maria Ausiliatrice, col chiamarle alla direzione di un'Opera di tanta importanza e responsabilità, e che esse - disse - assumevano confidando pienamente nella celeste protezione della Vergine Ausiliatrice e del Santo Fondatore Don Bosco.
Chiuso il semplice saluto augurale, le Suore s'intrattennero in Cappella, per chiedere al Signore aiuto e benedizione sul nuovo vasto lavoro; passarono quindi all'assistenza della bella schiera di fanciulle e giovanette, liete a festanti d'averle tra loro.
Dall'Albania.
Il 14 gìugno u. s. le Figlie di Maria Ausiliatrice di Vajguras, addette all'Ospedaletto dell'A.I.P. A., le quali pur tra i gravi pericoli del momento non vollero allontanarsi dal proprio posto, per continuare la loro missione di carità, ebbero il conforto di ricevere da S. E. il Delegato Apostolico d'Albania la bella lettera che riportìamo integralmente.
Scutari, 14 giugno 1943. Reverendissima Superiora a Suore, con vivo piacere vi faccio noto, che avendo informato il Santo Padre circa la vostra situazione di disagio e la vostra volontà decisa di affrontare serenamente tutto con spirito missionario nella certezza di un fecondo domani, ebbi da S. En. Rev.ma il sig. Card. Segretario di Stato la seguente comunicazione: « È stato motivo di paterna soddisfazione per l'Augusto Pontefice il sapere che codeste Suore, pur fra le molteplici e gravi difficoltà del momento, continuano e si propongono di continuare a svolgere il loro apostolato con generosità e spirito di sacrificio. S. Santità incarica l'Ecc. Vostra di portare la Sua Paterna Benedizione, perchè le conforti nelle prove che attraversano ».
Dal canto suo l'Eminentissimo sig. Cardinale Tisserant m'incarica di esprimervi il suo plauso ed il suo incoraggiamento, mentre vi benedice.
Così alti riconoscimenti dei vostri sacrifici e così alte benedizioni vi siano di sprone a mantenervi serene ed a guardare all'avvenire con serena fiducia: disagi, delusioni, amarezze sono il fermento della Provvidenza per le Sue Opere.
Nella generosità, nella sofferenza serena, nella speranza, lo Spirito Santo vi conforti, vi illumini, vi dia tempra di apostole: con questi voti benedicendovi mi professo
In C. J.
+ LEONE G. B. NIGRIS
Arc. Delegato Apostolico.
Spigolature di corrispondenza.
L'Ispettrice delle Figlie di Maria Ausiliatrice del Perù, in due lettere del 22 giugno e 12 luglio u. S., scriveva della grande affluenza di alunne ai diversi Collegi dell'Ispettoria, incapaci di accogliere tutte le domande d'iscrizione. Notava pure il particolare incremento che ebbe in quest'anno l'Ospedale di La Merced, dove fanno un gran bene ai poveretti che vi giungono infermi di corpo e di anima, avvicinati tutti a Dio, salvo rarissime eccezioni. Comunicava che il 5 maggio scorso venne inaugurato nella Casa di Callao, in gran parte distrutta dal terremoto di tre anni fa, un nuovo braccio dell'edificio, fatto ricostruire dal Governo per decreto del Presidente della Repubblica, il quale si degnò d'intervenire personalmente alla cerimonia della benedizione.
Aggiungeva che va pure proseguendo la fabbrica del nuovo locale per la Colonia Agricola indigena di Puno, situata di fronte al lago Titicaca a 4012 m. sul livello del mare, e capace d'accogliere 200 interne. Una prima parte verrà inaugurata già col prossimo anno scolastico, permettendo così di estendere subito quest'opera tanto provvidenziale per le care indiette del Cuzco.
L'ispettrice delle Terre Magellaniche con lettera del 22 maggio u. s. informava che nel ritornare dalla visita alla Casa di Puerto Montt, essendosi fermato due giorni in un canale dell'arcipelago il piroscafo su cui viaggiava, ebbe modo d'avvicinare non pochi indii Alacalufes che, col permesso delle autorità, poterono salire a bordo. Da poco era passato di là il Missionario Salesiano, e tutti portavano al collo la medaglia di Maria Ausiliatrice: solo un ragazzo n'era sprovvisto, avendola lasciata nella « ruca « (capanna). Approfittò del breve incontro per far loro recitare le preghiere, cantare qualche lode alla Madonna e intrattenerli con pensieri di vita cristiana. Gli indii in quella località sono circa 140 di cui appena una trentina di donne e fanciulle le quali, perduta per il frequente contatto coi civilizzati la naturale ritrosìa, van diventando assai disinvolte.
Nella stessa lettera dava pure notizie del fiorente Orfanotrofio « Sacra Famiglia» di Puntarenas, dove la munifica Signora Maria Menèndez de Campos fece costruire una bella chiesina in stile coloniale, che sarà inaugurata presto, in occasione delle prossime feste centenarie dello Stretto di Magellano.
Recenti comunicazioni pervenute in questi giorni da altri centri, rassicurano inoltre circa le condizioni delle Suore dell'Algeria e Tunisia, nonchè delle connazionali del Nord America e delle Missionarie della Cina e del Giappone, tutte impegnate nel consueto quotidiano lavoro, e sempre spiritualmente congiunte nella comunione di apostolato e di preghiera.
I Cooperatori che, confessati e comunicati, visitano una chiesa o pubblica cappella (i Religiosi e le Religiose, la loro cappella privata) e quivi pregano secondo l'intenzione del Sommo Pontefice possono acquistare:
L'INDULGENZA PLENARIA
1) Nel giorno in cui dànno il nome alla Pia Unione dei Cooperatori.
2) Nel giorno in cui per la prima volta si consacrano al Sacro Cuore di Gesù.
3) Tutte le volte che per otto giorni continui attendono agli Esercizi spirituali.
4) In punto di morte se, confessati e comunicati, o almeno contriti, invocheranno divotamente il Santissimo Nome di Gesù, colla bocca, se potranno, od almeno col cuore.
OGNI MESE:
1) In un giorno del mese a loro scelta.
2) Il giorno in cui fanno l'Esercizio della Buona morte.
3) Il giorno in cui partecipano alla Conferenza mensile.
NEL MESE DI NOVEMBRE ANCHE:
Il giorno 21 - Presentazione di Maria SS. al Tempio. Il giorno 22 - S. Cecilia.
NEL MESE DI DICEMBRE ANCHE:
Il giorno 8 - Immacolata Concezione di Maria SS. Il giorno 25 - Natale di N. S. Gesù Cristo.
La mattina del . novembre u. s., dopo lunga e penosa malattia sopportata con esemplare fortezza, munito dei SS. Sacramenti e confortato a più riprese dalla Benedizione del Santo Padre, spirava serenamente in Roma Sua Eminenza Rev.ma il Sig. Cardinale Vincenzo La Puma, nostro veneratissimo Protettore.
La notizia, giuntaci con notevole ritardo nel dissesto delle comunicazioni, ci ha colpiti profondamente. Fin dal primo annuncio della malattia avevamo innalzato fervide suppliche all'Ausiliatrice ed a S. Giovanni Mosco per impetrargli da Dio una rapida guarigione. Ed il miglioramento seguito ci aveva aperto il cuore alla speranza. Sicchè stentammo a credere alle prime incerte voci della sua dipartita.
Ma, purtroppo, venne la conferma ufficiale e noi sentimmo allora tutta la perdita. L'Eminentissimo Cardinal La Puma era infatti per noi e per l'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice assai più che un Protettore. Era un vero Padre. Divotissimo di Don Bosco ed affezionatissimo all'Opera sua, appena ebbe dal Santo Padre l'incarico di succedergli nella protettoria delle nostre Congregazioni, si prese talmente a cuore i nostri interessi spirituali, che più non avrebbe proprio potuto fare. In ogni occorrenza noi potevamo contare sulla sua paterna assistenza che ci prodigava la più cordiale benevolenza. Accondiscese perfino al desiderio che avevamo di vederlo a Torino e per ben due volte si sottopose ai disagi del lungo viaggio per decorare indimenticabili celebrazioni.
Alle sue sollecitudini dobbiamo tanti segnalati favori spirituali che non gli saremo mai abbastanza grati. La nostra riconoscenza non si limiterà quindi ai copiosi suffragi che il Rettor Maggiore ha subito indetto in tutte le Case, cominciando dalla Basilica di Maria Ausiliatrice ove lo stesso sig. Don Ricaldone celebrò il funerale in die septimo e quello più solenne di trigesima. La Provvidenza dispose che tre dei Superiori Maggiori si trovassero a Roma il giorno delle onoranze funebri e potessero così partecipare alla Cappella Cardinalizia tenutasi il 6 novembre nella Basilica Costantiniana dei Ss. XII Apostoli. Superiori, confratelli e Figlie di Maria Ausiliatrice della Capitale rinnovarono il pio tributo di suffragio a nome di tutta la Famiglia Salesiana anche al solenne funerale di trigesima celebrato nella Basilica del Sacro Cuore. Cooperatori e Cooperatrici, ex allievi ed ex allieve si unirono a noi ed ai nostri alunni con spontaneo senso di gratitudine e di venerazione.
La morte dell'Em.mo Cardinal La Puma fu un gran lutto anche pel Sacro Collegio perchè reggeva una delle più importanti Congregazioni come Prefetto della Sacra Congregazione dei Religiosi.
Era nato a Palermo il 22 gennaio 1874. Compiuti gli studi ginnasiali e liceali nel Seminario arcivescovile della sua città, nel 1894 raggiunse Roma e vi frequentò i corsi dell'Ateneo dell'Apollinare conseguendo le lauree di filosofia, teologia, diritto canonico e civile. Ottenuta quindi nella stessa università la cattedra di Istituzione di diritto canonico, vi introdusse e incoraggiò sempre lo studio più accurato e scientifico delle fonti del diritto medesimo, facendo intimamente conoscere l'evoluzione storica e scientifica di quell'alta disciplina, soprattutto dalla metà del secolo passato.
Chiamato, dopo parecchi anni, alla carica di Uditore della Sacra Congregazione dei Vescovi e Regolari, vi presiedette la Commissione per gli istituti religiosi, all'applicazione della Costituzione « Con ditae a Cristo » di Leone XIII e delle « Normae » del medesimo Sacro Dicastero.
In seguito al riordinamento delle Sacre Congregazioni compiuto nel 19o8, fu assunto nella nuova Congregazione dei Religiosi, dove, per molti anni, ricoprì l'ufficio di Sottosegretario e dal 1925 quello di Segretario, fino al dicembre del 1935.
Quale e quanto benemerita sia stata l'opera di Mons. La Puma lo dimostrò l'efficace assistenza data al continuo sviluppo e fiorire delle famiglie religiose nel mondo, lo attestò l'omaggio speciale a lui presentato dai Procuratori Generali di tutti gli Ordini religiosi, lo ripeterono le alte Personalità della Gerarchia, che nel dotto Prelato ebbero un validissimo e solerte collaboratore.
Quando il Sommo Pontefice Pio XI di v. m. decise di fondare un ufficio speciale per le suore infermiere, ne affidò la presidenza a Mons. La Puma. E Monsignore seppe organizzare la provvida attività secondo le regole assegnate dalla S. Congregazione dei Religiosi, tanto da portare al massimo fervore la preziosa carità delle suore nell'assistenza ai malati.
Fra tante svariate ed assillanti preoccupazioni, il defunto Porporato curò sempre gli amati studi e di essi diede nuovo luminoso saggio, per ricordare un solo esempio, al congresso giuridico internazionale del 1934, colla dotta relazione su « la storia del diritto dei religiosi » che rivelò la sua specializzata competenza e meritò tanto interesse.
Per dare a tanta preziosa attività più vasto campo di espansione e di frutti lo stesso Santo Padre Pio XI, nel Concistoro del 16 dicembre 1935, decorava della Sacra Porpora Monsignor La Puma, conferendogli, nel successivo Concistoro del 19 dello stesso mese, la Diaconia dei Ss. Cosma e Damiano.
Più tardi il neo Principe della Chiesa venne chiamato alla Prefettura della stessa Congregazione dei Religiosi, nella quale in tante maniere si erano affermate le sue preclare qualità di solerte zelo, di prudente ed apprezzato consiglio, e, soprattutto, di fervido amore per le anime.
Protettore, tra le varie famiglie religiose, anche dell'insigne Ordine dei Minori Conventuali, fu nel 1940 ad Assisi, a celebrarvi, con rinnovata solennità, il Serafico Padre nominato poc'anzi Patrono Principale d'Italia.
Sua Eminenza apparteneva anche alla Sacra Congregazione per la Chiesa Orientale, alla Sacra Congregazione dei Seminari e delle Università degli Studi, nonchè al Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica.
Il Signore, che corona con munificenza divina l'attività e lo zelo pastorale dei suoi Apostoli, accolga anche le nostre umili ma fervide preci per l'anima eletta e la compensi di gloria in Paradiso.
Ispettoria Orientale. Rev.mo ed amat.mo Padre,
per benigna concessione delle autorità mi trovo qui in visita delle Case dopo tre anni di assenza. Per grazia di Dio e protezione di Don Bosco il morale dei confratelli è alto e consolante. Anche i pochi confratelli internati conservano inalterato lo spirito religioso e salesiano, ed i sacerdoti compiono un'opera di apostolato ammirata e lodata da tutti.
Le autorità religiose ne sono entusiaste. Numerosissimi gli allievi che affollano i nostri Istituti di Alessandria e del Cairo; in efficienza anche la scuola di Porto Said. Si compie del gran bene morale, intellettuale e materiale. Finora la Provvidenza ci ha sempre assistiti. In Palestina, ove ritornerò nel mese venturo, siamo pienamente liberi; ma ci è concesso di lavorare solamente nelle nostre campagne. Tuttavia anche là vi è da ringraziare il Signore per l'andamento religioso e materiale.
Ci benedica, amato Padre, e preghi per noi.
aff.mo in G. C.
Sac. G. B. CANALE , Ispettore
Alessandria d'Egitto, 24-IX-1943.
Caratteristiche dell'8 dicembre in Giappone. Rev.mo ed Amatissimo Padre,
ci siamo svegliati quella mattina col grido « Viva Maria » ripensando al cuore di Don Bosco in quell'8 dicembre 1841, dopo Messa, nella quiete del coretto di S. Francesco d'Assisi a Torino, di fronte al suo primo figliuolo oratoriano... Cento anni dopo, come si trovano tutti i suoi figli, sparsi in tutto il mondo, di fronte ai loro numerosi figli spirituali, che nell'ardore dell'animo pieno di gratitudine e di amore a Maria, effondono nel giorno sacro i loro sentimenti, le loro preghiere più belle, i loro propositi più forti, e nel nome e col cuore di Don Bosco li presentano alla Madre loro tenerissima? E nel nostro Giappone? Ho nella precedente relazione indicato in linee schematiche, richieste dal doveroso rispetto alle disposizioni per le comunicazioni del momento, quanto abbiamo fatto. Voglio indicarle ora alcune caratteristiche della celebrazione del nostro modesto centenario.
1) Anime che si consacrano a Dio. Pensare alle condizioni mondiali del momento, e vedere anime giovanili, che con slancio si consacrano a Dio con i santi voti, anime conscie dei sacrifici cui vanno incontro colla vita missionaria, specie in questo paese, riempie davvero il cuore di ammirazione e di caldo e sentito ringraziamento a Dio, che dona ai suoi missionari tali consolazioni. Un buon numero di Salesiani e Figlie di Maria Ausiliatrice fra cui anche giapponesi, nella data così cara al nostro cuore, fecero l'immolazione totale dì sè stessi al Signore. Oh, come deve aver gioito la Famiglia Salesiana del Paradiso!...
2) In tutte le case e residenze: giornata catechistica, nelle forme possibili ad ognuna, per ricordare il primo catechismo di Don Bosco. Sarei troppo lungo se volessi narrare le sante industrie per dare alla manifestazione, starei per dire, il colorito locale del primo catechismo di Don Bosco... Oh, benedica il Signore gli sforzi dei suoi poveri salesianetti del Giappone!... benedica il Signore gli -umili inizi, il primo avvicinamento suo a qualche anima, come avvenne in quel giorno, in luoghi e condizioni assai più umili di quelli del Padre nostro!... La società editrice Don Bosco a Tokyo ha iniziato per l'occasione una interessantissima collezione a colori di quadri caratteristici giapponesi. È il primo tentativo; le lezioni catechistiche ne verranno certamente a guadagnare assai con questo utìle ed interessantissimo sussidio didattico.
3) Si sperava poter lanciare al gran pubblico in quella data la vita del nostro Padre, traduzione dell'Auffray; ma un complesso di circostanze non rese possibile la stampa, che solo ora può iniziarsi e che desideriamo sia pronta almeno per la fine dell'anno. È anche questo parte del nostro omaggio centenario a Don Bosco, che sarà presentato al pubblico giapponese. La traduzione magnifica è stata fatta da un'anima che anche attraverso la lettura e traduzione della vita di Don Bosco ha avuto la grazia della fede... Ricompensa per noi più ambita di qualsiasi altra! - La collana drammatica in occasione della festa centenaria ha preparato una serie di pubblicazioni (tre) che nel loro complesso presentano i momenti più salienti della vita e del divenire dell'opera di Don Bosco. È, sotto altra forma, (può anche essere semplice proficua lettura) una vita sui generis del nostro Don Bosco. I lavori furono rappresentati in quell'occasione; e si fecero un grande onore, come abili interpreti, i nostri cari confratelli giapponesi. Nota simpatica richiamante i primi tempi dell'Oratorio, la riaudizione delle più belle romanze del Cagliero... di cui si sta preparando una edizione in giapponese.
4) La divulgazione della propaganda salesiana colla Pia Unione dei Cooperatori, l'Associazione dei divoti di Maria Ausiliatrice, e l'opera del S. Cuore di Roma. Parve anche questa manifestazione degna del nostro centenario. Si vanno allargando le fila, e sulla base delle vocazioni indigene e della cooperazione salesiana in queste varie forme, si può essere sicuri della stabilità avvenire dell'Opera salesiana in Giappone. Non desisteremo da questo importante lavoro; e ci aiuti Don Bosco a realizzarlo in pieno.
5) Ma la caratteristica, che certo fu più gradita al Signore, si fu la rinnovata volontà di tutti di essere buoni salesiani secondo lo spirito del nostro fondatore e Padre. E mi pare che tutti vi si siano accinti di cuore, salesiani, Figlie di Maria Ausiliatrice ed allievi. Vogliamo che il centenario segni un vero perfezionamento attivo di salesianità fra noi.
Il nuovo anno che si avvicina ci trova separati da tutti perchè le piccole riserve vanno esaurendosi. Entra così in campo più forte la Fede nella Provvidenza. La necessità di quante cose è maestra ! Tornano in mente i tempi di D. Bosco... le sue difficoltà materiali; le sue geniali iniziative; ma più che tutto la santità della sua vita e la sua confidenza assoluta e incrollabile nella Provvidenza, anche quando (come noi proprio ora) trovava molte, troppe porte ermeticamente chiuse. Ma, avanti sempre nel nome di Dio e nel lavoro per la sua gloria e la salvezza delle anime. Ci benedica tutti e specialmente il suo
aff.mo nel Signore
Mons. VINCENZO CIMATTI.
Ispettore Salesiano. Tokyo, dicembre 1941.
Sac. CAVIGLIA ALBERTO, da Torino, † a Bagnolo Piemonte (Cuneo) il 3-XII-1943 a 75 anni.
Nella sede di sfollamento del nostro Ateneo Pontificio, ove si era recato per predicare il triduo di introduzione al nuovo anno scolastico e per un breve corso di Archeologia sacra, fu sorpreso da un attacco di paralisi cerebrale che lo portò rapidamente alla tomba togliendogli l'uso della parola, ma lasciandogli fino all'ultimo la lucidità della sua bella acuta intelligenza. Con lui è scomparsa una delle più care e caratteristiche figure della famiglia Salesiana. Torinese di nascita e di tempra, era stato accolto fanciullo da D. Bosco nell'Oratorio di Valdocco. Ed il Santo stesso, avviandolo agli studi, gli aveva predetto i futuri successi con queste parole: « Caviglia, Caviglia, farà meraviglia ». Li proseguì infatti brillantemente fino alla laurea in Lettere. Fu quindi apprezzatissimo professore nei Collegi Salesiani di Torino-Oratorio, Lanzo Torinese, Este, Parma, Borgo S. Martino, Bronte, fino al 19o6 quando tornò a Torino e concluse il suo insegnamento nel ginnasio di S. Giovanni Evangelista, assumendo più tardi anche lezioni di Arte Sacra nella Scuola di Architettura, di Religione nel Liceo Artistico, di Arte Sacra e di Archeologia nel Seminario Arcivescovile e nel nostro Ateneo. Ingegno versatile e vivacissimo, lasciò un'impronta affatto originale, in ogni sua applicazione, soprattutto nel campo storico, artistico e letterario. Ma l'opera che lo immortalò nella storia della Società Salesiana è senza dubbio la cura dell'edizione critica degli scritti di Don-Bosco editi ed inediti, che commentò e pubblicò distinti in cinque serie: Scritti storici, Scritti religiosi, Scritti pedagogici, Scritti morali ed ameni, Istituzione dell'Opera salesiana. In questa nobile fatica, che sostenne con affetto di figlio, profuse la sua vasta erudizione, il suo senso critico e storico, l'acume del suo ingegno e l'arte del suo stile. Sicchè i poderosi volumi rimangono il vero monumento della sua attività storica e letteraria. Come scriveva, così parlava. La sua oratoria incisiva, geniale ed arguta, oltre la eccezionale competenza, lo faceva ricercare da associazioni ed accademie ecclesiastiche e civili per illustrare i temi più svariati; ma raggiungeva la massima efficacia sacerdotale nella sacra predicazione. Memorandi i suoi Corsi di Esercizi: apprezzatissima la sua saggia direzione spirituale specialmente nel confessionale della chiesa di San Giovanni Evangelista.
Celebrò l'anno scorso la sua Messa d'Oro, in un'atmosfera di familiare intimità pervasa dalla dolce emozione dei ricordi del santo Padre e Maestro Don Bosco. Morì sulla breccia, da buon Salesiano, lavoratore intelligente e indefesso, lasciando in tutti il più affettuoso rimpianto.
Sac. FRACCHIA PIETRO, da Rivarone (Alessandria), † a Trino (Vercelli) il 21-X-1943 a 8o anni.
Giovinetto studente nell'Oratorio di Torino, godette le predilezioni di D. Bosco che compiacevasi del candore dell'anima sua ripetendogli nei frequenti incontri: « Fracchia, Fracchia, senza macchia ».
Salesiano e superiore conservò sempre quella delicatezza di coscienza che distinse tutta la sua vita di apostolato. Musico valente, diresse per parecchi anni la Cappella della nostra Basilica del Sacro Cuore in Roma, apprezzatissimo. Fu quindi direttore delle nostre Case di Chieri e di Perosa Argentina. Ma la sua virtù rifulse soprattutto nei cinque lustri di malattia che sopportò con edificantc spirito religioso ed umiltà esemplare.
Sac. ORTEGA GIULIANO, da Buenos Ayres (Repubblica Argentina), † a Piossasco (Torino) il 6-IX-1943 a 26 anni.
Coad. POLPAVETTO SAVINO, da Romano Canavese (Aosta), † a Firenze il 2-VIII-1943 a 27 anni.
S. E. Mons. EUGENIO BECCEGATO, Vescovo di Vittorio Veneto, † il 17-XI u. s. ad 81 anni.
Pastore solerte e zelante della gloria di Dio e del bene delle anime, in oltre cinque lustri di-episcopato profuse in Diocesi tutto il suo fervore apostolico per l'elevazione spirituale del clero e del popolo, dando mirabile incremento alla vita ed alle istituzioni religiose che maturarono tante preziose vocazioni. Cordialmente affezionato all'Opera Salesiana, la promosse è la sostenne sempre paternamente favorendo soprattutto la diffusione dello spirito di Don Bosco nella educazione e nella cura della gioventù.
Can. Don GIUSEPPE TALENTI, Superiore della « Piccola Casa della Divina Provvidenza », † a Torino il 21-XI u. s. a 79 anni.
Sesto successore di S. Giuseppe Benedetto Cottolengo in quel prodigio di carità che è la «Piccola Casa della Divina Provvidenza», portò l'opera del santo fondatore ad un mirabile incremento non solo coll'infervorare lo spirito tradizionale di assistenza a tutte le forme di sofferenza, ma coll'erezione di nuovi moderni padiglioni che gli permisero di aumentare il numero dei ricoverati e di prestar loro le migliori cure suggerite dal progresso della scienza. A noi continuò le amorevoli predilezioni dei suoi predecessori prodigando soccorsi e cure ai nostri infermi in ogni necessità. Gli siamo quindi particolarmente grati ed invochiamo di gran cuore per l'anima sua i più copiosi suffragi dei nostri Cooperatori.
VALSECCHI LUIGI, † a Calolziocorte (Bergamo) il 2-5-u. s. ad 80 anni.
Pio, fervente cooperatore, fu ben lieto di vedere un figliuolo chiamato alla Società Salesiana.
Altri Cooperatori defunti:
Andriolo Giovanni Battista, Borgo Sabotino (Littoria) - Bongianino Domenico, Borgo d'Ale (Vercelli) - Bruno Biagio, Strevi (Alessandria) - Buzzolini Irma, Artegna (Udine) - Caroli Domenica, Faenza (Ravenna) - Faggi Giovanni, Perledo (Como) - Farina Paolo, Sartirana (Pavia) - Flecchia D. Federico, Biella (Vercelli) - Frangi Antonia, Porto Ceresio (Varese) - Gay Dott. Giuseppe, Cuorgnè (Aosta) - Gianettoni Guglielmo, Cannobio (Novara) - Giudici Margherita, Clusone (Bergamo) - Goglio Maria, Campo Canavese (Aosta) - Marchesa Maria, Aosta - Martina Felicita, Cornegliano d'Alba (Cuneo) - Mellerio Giorgis Martina, S. Maria Maggiore (Novara) - Morbioli Annunziata, Verona - Morelli Eugenia, Torino - Palazzolo Franco, Cerro Tanaro (Asti) - Perosino Molin Gioachina, Alassio (Savona) - Rapetti Ameglio Giuseppina, Nizza (Asti) - Ronco Giacomo, Pessione (Torino) - Scalarone Mastro Pietro, Issiglio (Aosta) - Suino Giovanni, Corio (Torino) - Tasso Margherita, Montanaro (Torino) - Tomaini Luigia, Polesella (Rovigo) - Varzi Cac. Ercole, Galliate (Novara) - Viretto Maraina Maria, Ivrea (Aosta) - Zorgnotti D. Giorgio, Moncalieri (Torino).
Ricordiamo che per essere Cooperatori Salesiani non basta beneficare in qualunque modo le Opere o le Missioni Salesiane; ma occorre essere ufficialmente iscritti nell'Unione dei Cooperatori. Solo così si possono godere i favori spirituali concessi dalla Chiesa alla Famiglia Salesiana.
LE CONDIZIONI SONO:
1) Età non minore di 16 anni.
2) Goder buona riputazione religiosa e civile.
3) Essere in grado di promuovere, per sè o per mezzo di altri, con preghiere, offerte, prestazioni di lavoro, aiuto morale o materiale, ecc., qualcuna delle Opere o Missioni Salesiane.
L'Unione non lega alcuno in coscienza, e non impone alcuna quota d'iscrizione, nè contributi periodici; perciò vi possono partecipare intere famiglie e le comunità religiose, istituti ed associazioni, per mezzo dei rispettivi genitori o superiori.
All'atto dell'iscrizione la Società Salesiana invia il Diploma col Regolamento.
Chi pertanto desidera iscriversi tra i Cooperatori Salesiani - ricevere il Bollettino Salesiano - avere chiarimenti circa le Opere di Don Bosco - inviare offerte in loro favore - si rivolga al
Rettor Maggiore della Società Salesiana, Via Cottolengo, 32 - Torino, 109, indicando bene: cognome, nome ed indirizzo. NB. - Il BOLLETTINO SALESIANO si invia gratuitamente ai Cooperatori ed alle Cooperatrici. Non è un periodico ad abbonamento, ma l'organo ufficiale della Pia Unione. Ben volentieri si manda anche in omaggio a chi si interessa delle Opere e delle Missioni di S. Giov. Bosco, senza esigere alcuna quota. Basta richiederlo alla Direzione Generale.
IN FAMIGLIA
PAG.
Il IV Successore di S. G. Bosco ai Cooperatori Salesiani 1 La « Stella al merito » al M.° Mattey . . . 11
Forlì - Il ritorno dei Salesiani 12
Vocazioni 17 Il Santo Padre all'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice 22 Il Presidente della Confederazione Svizzera al Rettor Maggiore 22
Celebrazioni Giubilari 23 Zagabria - Benedizione della pietra angolare del Tempio di Maria Ausiliatrice . . . . 25 La Strenna della Speranza 26
Padre degli orfani 33 L'omaggio dei giornalisti e scrittori cattolici a San Francesco di Sales 38 Francia - Il Giubileo d'oro di « Villa Pastré » 39 Consacrazione Episcopale di E. S. Mons. Giulio Caicedo 40 Granada - Pel Centenario Salesiano . . . 41
Il Giubileo Sacerdotale del Rettor Maggiore 65 8;, 107 e 130
Cirenaica 84 e 175 La vita cristiana nelle vacanze secondo il pensiero di D. Bosco 105 Il Rettor Maggiore Grande Uffiziale dell'Ordine dei Ss. Maurizio e Lazzaro . . . . 110 Roma - L'Em.mo Card. Salotti commemora il Card. Cagliero 111
Il cuore del Papa 121 Nuovo Vescovo Salesiano: S. E. Mons. Giuseppe Turcios 127 Il nobile gesto di S. E. Mons. Rotolo . . . 127 Cile - Il Centenario dell'Opera Salesiana . . 129 Equatore - Relazione del Vicario Apostolico S. E. Mons. Comin 132
Un miracolo che continua 137 Il 1° premio di prosa latina ad una Figlia di Maria Ausiliatrice 142
Da oltre oceano 147 Giappone - Il primo decennio delle « Letture Cattoliche,> 150 Il Servo di Dio Zeffirino Namuncurà . . . 153 La nuova Superiora Generale dell'Istituto di Maria Ausiliatrice 156 Dalla Costarica e dal Guatemala . . . 158
Buon Natale e buon Anno 169 Educhiamo la gioventù 170
Funzioni di suffragio 174
Notizie telegrafiche dal Cile 174
Torino - Minestre agli operai 125 Dall'Albania 177
Spigolature di corrispondenza 178 La morte del nostro Em. Card. Protettore . 179
DALLE NOSTRE CASE
Asuncion, 114 - Beckford, 144 - Cesuna, 157 - Concepción, 114 - Corigliano d'Otranto, 127 - Forlì, 127 - Frascati 22 - Juan Lacazé, 56 - Larrañaga, 56 - Lisbona, 529, 158 e 177 - Madrid, 140 - Manga, 114 - Novara, 158 - Piossasco, 103 - Pisa, 1 r3 - Roma (S. C.), 54 - Santa Cruz de Tenerife, 146 - Siviglia, 143 - 'l'orino-Valdocco, 5, 20, 37, 53, 54, 110, 140, 556, 1i3 - Torino (Casa M. Mazzarello), 176 - Udine, 142 - Verona, 513 - Vigo di Cadore, 39.
FIGURE DEGNE DI MEMORIA
Padre Wladimiro Ledóchowski S. J 14
Mons. Dante Munerati 46
Madre Amelia Di Meana 6z
Madre Luisa Vaschetti 125
Mons. Luigi Maria Olivares 133
S. Em. il Card. La Puma
DALLE NOSTRE MISSIONI
Alto Orinoco: 45.
Assam: 14, 151, 163. Cina: 42, 84, 151. Congo Belga: 57.
Egitto e Palestina: 42, 83, 115, 146 e 185. Giappone: 28, 43, 59, 155, 163, 585.
India: 29, 42, 58, 84, 156, 135, 148, 155, 159Matto Grosso: 59.
Thailandia: 30, 131, 164.
LETTERE DI DON GIULIVO AI GIOVANI 13, 30, 62.
SOTTOSCRIZIONI PER LA DECORAZIONE DELLA BASILICA DI MARIA AUSILIATRICE Vedi 2a pagina della copertina di tutti i mesi.
CROCIATA MISSIONARIA
Vedi pagina 3a della copertina di tutti i mesi.
AD ONORE DI SAN GIOVANNI BOSCO Ghizek, 129 - Genova, 128 - Gorizia, 55 - Madrid, 56 Milano, 55 - Roma (S. C.), 54 - Santu Lussurgiu, 38 - Savona, 55.
CROCIATA CATECHISTICA L'attività Catechistica salesiana ed i Coopera- PAG• La Collana «Lux» 142
Concorso catechistico « S. Giov. Bosco» . . 176
Casanova di Carmagnola, 11 - Lisbona, 41 - Vibò Valentia, 128.
SALESIANI E COOPERATORI DEFUNTI 15, 31, 47, 63, 117, 135, 152, 165 e 182.