BOLLETTINO SALESIANO

Anno LXVIII - n. 4 APRILE 1944 - XXII

SOMMARIO: Pasqua - Sotto la cupola dell'Ausiliatrice - In famiglia - Tesoro spirituale - Dalle nostre Missioni: Equatore - Necrologio - Crociata missionaria.

Pasqua

Pasqua è la festa della Risurrezione. La Chiesa celebra, colla massima solennità liturgica, la Risurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo, prodigio unico nella storia universale, documento irrefutabile dell'onnipotenza del Salvatore, prova apodittica della sua divinità, fondamento granitico della nostra Fede. Ma la sua celebrazione non si riduce a cerimonie commemorative. Si concreta piuttosto in un fervido apostolato di risurrezione che intensifica fin dall'inizio della Quaresima per portare le anime ad una sincera, decisa ed efficace risurrezione dai peccati, dall'accidia e dalla tiepidezza, nella pienezza del rinnovamento della vita della Grazia. Liturgia, catechési e predicazione mobilitano sacerdoti e fedeli a quella spirituale risurrezione che deve consentire al Signore la restaurazione ed il trionfo del suo regno divino nelle anime e nei cuori, negli individui, nelle famiglie e nella società. È questa generale risurrezione che diffonde per l'aria la gioia caratteristica della letizia pasquale, la quale trae, è vero, la sua ispirazione dal ricordo della Risurrezione di Nostro Signor Gesù Cristo, ma forma l'atmosfera del mondo cristiano perchè si traduce in una reale risurrezione dei figli di Dio dalle infedeltà e dalle cadute della loro vita ordinaria.

La guerra ha mortificato di molto l'esterna manifestazione della letizia pasquale, col silenzio delle campane, colla distruzione o devastazione di tante chiese, colla dispersione di sacerdoti e di fedeli, coll'incubo delle sue stragi, delle sue rovine, dei suoi orrori.

Epperò più viva che mai urge l'ansia di una generale risurrezione che permetta ai popoli di sopravvivere a tanto scempio, di rifarsi di tante sventure, di riprendere con fiducia il nuovo cammino. Ond'è che quanti amano la propria Patria pregano, soffrono, combattono anelando al momento in cui cessino le distruzioni e si iniziino le opere di ricostruzione sui solchi fecondati dal sangue di tante vittime e di tanti eroi. Ma l'esperienza dei secoli ormai ci ammaestra che vano riesce ogni sforzo di materiale ricostruzione e di umano progresso se il genio non è potenziato dalla virtù e dalla Grazia di Dio. La Sacra Scrittura ci dice chiaramente che: Nisi Dominus aedificaverit domum, in vanum laboraverunt qui aedificant eam: se il Signore non presta il suo aiuto, faticano invano quei che lavorano a costruire (Salmo 126, 1).

Occorre pertanto rifarsi ai valori ed alle risorse spirituali: risorgere coraggiosamente dallo stato di peccato, rimettersi in grazia di Dio e riprendere tutta quella intimità di rapporti con Nostro Signore che è indispensabile per far davvero qualcosa di buono. Gesù ha detto esplicitamente agli stessi Apostoli: Senza di me voi non potete far nulla (Giov., XV, 5): non poco, ma nulla di buono! E la storia lo conferma ancora al giorno d'oggi. Ieri, come oggi, come sempre, pei secoli, Gesù rimane l'unico Salvatore; pietra fondamentale di ogni solida e duratura costruzione. Egli solo, la Luce del mondo (Giov., VIII, 12); egli solo, la Via, la Verità e la Vita (GIOV., XIV, 6); egli solo, la risurrezione e la vita (GIOV., XI, 25).

Torniamo dunque a lui con sincerità di cuore, ascoltando l'invito della Chiesa che in preparazione alla Santa Pasqua si fa più pressante ed insistente: riconosciamo i nostri traviamenti, detestiamo i nostri peccati, imploriamo la sua santa Grazia. E perchè l'effetto abbia a protendersi per l'avvenire non riduciamo la nostra Pasqua ad una Confessione e ad una Comunione. Impegniamoci con proposito fermo ed efficace a vivere lealmente la vita cristiana, osservando fedelmente i Comandamenti della legge di Dio. Il Santo Padre ne ha fatto tema dell'esortazione che tenne il 22 febbraio u. s. ai parroci e quaresimalisti di Roma ai quali venne assegnato proprio il Decalogo come argomento di predicazione. Molti Vescovi ne hanno trattato nelle loro Lettere Pastorali, richiamando i fedeli al giusto apprezzamento dela Legge divina. È un fatto che nel mondo si riflette troppo poco alla sapienza, alla discrezione ed alla perfezione del Decalogo. Donde l'illusione, mille volte smentita e mille volte risorgente, di poter fare i propri interessi emancipandosi dalla Legge del Signore, seguendo criteri di immediata utilità materiale che si vorrebbero far assurgere a codice morale. Così si raggiunge l'organizzazione dell'ingiustizia che violando, a seconda delle occasioni, i diritti di tutti, non fa realmente gli interessi di alcuno. Nel Decalogo c'è quanto basta per reggere il mondo, in tutti i tempi, in tutti i luoghi, curando saggiamente il benessere di tutti, senza far torto a nessuno. Il Decalogo è la «gran Carta » dei diritti di Dio e dei diritti dell'uomo, la « gran Carta » della convivenza civile e sociale, insuperata, insuperabile ed insurrogabile. E le leggi umane in tanto traggono prestigio ed hanno efficacia di benessere, in quanto si fondano o s'ispirano al Decalogo.

La sapienza di Dio, che non ha bisogno di volumi, vi ha compendiato in dieci righe i diritti e i doveri di tutti e di ciascuno. Nei primi tre ha rivendicato i propri diritti: diritto di adorazione che è dovuta a Dio solo: Io sono il Signore Iddio tuo: non avrai altro Dio fuori di me; diritto al rispetto del suo SS. Nome: Non nominare il nome di Dio invano; diritto di almeno un giorno di culto ufficiale alla settimana: Ricordati di santificare la festa. Dire che Iddio richieda troppo per sè in questi tre Comandamenti, sarebbe semplicemente irragionevole. Che cosa dovrebbe costare, con un po' di buona volontà, dare a Dio questo minimo di culto, rispettare il suo Santo Nome, conservare alla festa il carattere di giorno del Signore non solo con un'assistenza affrettata e distratta alla Santa Messa, ma con un po' di istruzione religiosa e qualche pratica di pietà ? Ma badiamo piuttosto come fin dal terzo Comandamento Iddio comincia a dividere i suoi coi nostri interessi, dando la prevalenza ai nostri. Ci impone infatti il riposo festivo, che è tutto a nostro vantaggio, per impedire lo sfruttamento esagerato delle nostre forze fisiche, per darci agio di godere le gioie di famiglia e di sentirci figli di Dio: non bestie da soma, o macchine d'officina.

Col quarto Comandamento -- Onora il padre e la madre -- tutela i diritti dei genitori e delle legittime autorità, garantendo l'armonia della vita familiare e sociale. Col quinto - Non ammazzare - tutela la nostra vita fisica. Col sesto - Non commettere atti impuri -- e col nono Non desiderare la donna d'altri -tutela perfino le sorgenti della vita, l'onestà dei costumi, la fedeltà coniugale. Col settimo - Non rubare - e col decimo - Non desiderare la roba d'altri -- tutela ogni nostra legittima proprietà privata e comune: il frutto delle nostre fatiche, dei nostri sudori e del nostro lavoro. Coll'ottavo - Non dir falsa testimonianza - tutela la nostra fama ed il nostro onore.

Mettiamo ora a confronto anche tutto il diluvio delle leggi umane: ce n'è una che superi in perfezione quelle del Decalogo? ce n'è una che, se è giusta, non vi sta già implicitamente compresa? Quante tristi esperienze, quanti delitti e quanti dolori il mondo avrebbe potuto evitare osservando e pretendendo da tutti l'osservanza di questi semplici dieci Comandamenti, cui basta il buon senso più elementare per dare il credito che si meritano! Certo essi esigono un freno alle nostre malvagie passioni. Ma quando mai le passioni malvagie hanno fatto il bene e la felicità dell'uomo?

Oh, preghiamo il Signore che ritorni il buon senso nel mondo ed apra gli occhi a tutti! Che tutti capiscano che solo l'osservanza di questi divini Comandamenti potrà ristabilire l'equilibrio in questo povero mondo sconvolto: garantire a tutti il proprio posto ed il trionfo di quella pace tanto sospirata che è frutto soltanto della vera giustizia: Opus justitiae pax.

Davide, il re profeta, ha detto nei suoi Salmi: « Pax multa diligentibus legem tuam, Domine: Abbondanza di pace, o Signore, a coloro che amano la tua santa Legge » (Salmo 118, 165). Questa Pasqua ci disponga a tal rettitudine di vita, colla fedele osservanza dei Comandamenti di Dio, da affrettare ed assicurare anche alle future generazioni la gioia della vera pace.

SOTTO LA CUPOLA DELL'AUSILIATRICE

La festa di S. Francesco di Sales venne anche quest'anno ritardata alla prima domenica di febbraio. Celebrò la Messa della Comunione generale il Rettor Maggiore e pontificò S. E. Mons. Coppo. La seconda domenica, Don Cojazzi tenne l'annuale Conferenza salesiana ai Cooperatori ed alle Cooperatrici che accorsero in bel numero, nonostante i disagi dell'ora. Il 17, cominciammo le pratiche tradizionali del mese di preparazione alla festa di S. Giuseppe. L'ultimo giorno di carnevale fu tutto consacrato alla preghiera, coll'Esposizione del SS. Sacramento e turni di adorazione in espiazione dei peccati che purtroppo non mancarono neppure fra gli spasimi e gli orrori della guerra a rendere più sacrilega la condotta degli empi. L'imposizione delle sacre Ceneri ci compenetrò dello spirito della liturgia quaresimale e ci dispose a trar profitto dalla più larga dispensazione della parola di Dio per la salvezza delle anime. Il 27 febbraio, convennero all'Oratorio i soci di 12 Conferenze aziendali che si prodigano ad aiutare spiritualmente e caritatevolmente operai ammalati e bisognosi. Il sig. D Ricaldone, durante la S. Messa celebrata nella Cappella delle Reliquie, mise in rilievo che quel luogo santificato dall'amore di oltre settemila Santi e Martiri era certamente il più adatto ad accogliere i soci delle Conferenze, veri Angeli di carità. E, dopo averli esortati a continuare nella loro missione di bene, distribuì loro la S. Comunione. Finita la suggestiva cerimonia, passarono a trattare, in una appropriata conferenza, dei modi più pratici per rendere sempre più proficuo l'apostolato in mezzo ai cari operai. Il convegno lasciò in tutti un soavissimo ricordo.

Tra le dolorose notizie di altri bombardamenti, abbiamo avuto comunicazione della distruzione di vari collegi del Lazio e delle nostre chiese parrocchiali di Ferrara, di Sampierdarena, di Capocroce.

IN FAMIGLIA

Roma - L'Em.mo Cardinal Salotti nei nostri Istituti.

Mentre la Casa-madre di Torino attende il termine della guerra per festeggiare a Torino il nostro nuovo Em.mo Cardinal Protettore colla celebrazione della solenne presa di possesso della Protettoria della Famiglia Salesiana, i nostri Istituti di Roma han fatto a gara per esprimere a Sua Eminenza la gioia e la gratitudine di tutti. In occasione della festa di Don Bosco S. Em. rev.ma il Card. Carlo Salotti, Vescovo di Palestrina e Prefetto della S. C. dei Riti, venne invitato anzitutto all'Istituto Sacro Cuore ed al Testaccio. All'Istituto Sacro Cuore erano a rendergli omaggio: il Prefetto generale Don Berruti, coi rev.mi Don Tirone e Don Candela del Capitolo Superiore; due Madri del Consiglio Generalizio delle Figlie di Maria Ausiliatrice con l'Ispettrice e Direttrici delle Case di Roma; l'Ispettore, il Direttore, Salesiani, alunni della Scuola media e dell'Oratorio festivo; rappresentanze di Ex allievi e Cooperatori. Sua Eminenza celebrò la Messa della Comunione generale ed, al vangelo, rivolse al popolo che gremiva la Basilica la sua fervida paterna parola. Passò quindi nel salone ove il Vicario del Rettor Maggiore gli espresse tutta la devozione della famiglia Salesiana, grata a Dio ed al Santo Padre di un Protettore tanto « salesiano », legato a Don Bosco da «lungo studio e grande amore» e pieno di bontà per l'Opera sua.

Al Prefetto generale seguì il Gr. Uff. Arturo Poesio, Presidente dell'Unione Internazionale dei nostri Ex allievi, il quale, esprimendo l'esultanza particolare degli allievi ed ex allievi, rievocò la giovinezza di Sua Eminenza ed il fervore di quell'apostolato religioso-sociale che dai primi anni di sacerdozio lo mantenne all'avanguardia colla sua travolgente eloquenza nella restaurazione del regno di Cristo nella Patria nostra.

Sua Eminenza ringraziò commosso, protestando ancora una volta quell'affetto e quella venerazione pel nostro caro Padre Don Bosco che crebbe nel suo cuore soprattutto durante la cura della Causa di Beatificazione e Canonizzazione, e che lo rende così benevolo verso i suoi figli.

Anche a Santa Maria Liberatrice, al Testaccio, Sua Eminenza celebrò la Santa Messa e rivolse la sua parola ai Salesiani, ai Parrocchiani ed ai giovani, ricordando con particolare emozione quel campo del suo apostolato ove egli, giovane sacerdote, aveva conquistato tante anime a Dio ed alla Chiesa. Il buon popolo, sempre memore del bene ricevuto, dopo la funzione, tributò al Cardinale una calorosa dimostrazione di gratitudine e di affetto di cui si resero interpreti i rappresentanti delle fiorenti associazioni.

Fasti giubilari.

Gli annali della Società salesiana registrano quest'anno il giubileo d'oro delle nostre Missioni nell'Equatore e di vari nostri Istituti, tra cui ricordiamo quelli di Milano e di Novara. Le circostanze attuali non consentono certo una adeguata celebrazione. Tuttavia, nell'attesa di solenni manifestazioni che varranno a documentare l'attività svolta nei cinquant'anni decorsi, sentiamo pure il bisogno di renderne fin d'ora fervide grazie a Dio ed ai nostri cari Cooperatori che hanno messo la loro carità nelle mani dei figli di Don Bosco per compiere tanto bene. Il Signore benedica e ricompensi tutti.

Delle nostre Missioni nell'Equatore non abbiamo notizie recenti. Ma da quelle pervenute mesi addietro abbiamo motivo di sperare che l'apostolato dei missionari e delle missionarie non abbia subito soste; proceda anzi, tra i sacrifici inerenti alla scarsità di personale, con eroico fervore.

L'istituto di Sant' Ambrogio di Milano colla prepositurale di Sant'Agostino è stato gravemente e più volte danneggiato dai bombardamenti; sicchè ha dovuto sfollare a Vendrogno colla sezione dei giovani studenti interni, e ridurre a condizioni di fortuna le lezioni per gli esterni ed i corsi delle scuole professionali. La prepositurale ha avuto il tetto squarciato ed abbruciato, distrutta completamente la cappella di S. Giovanni Bosco ed il battistero e sconquassate le altre cappelle. L'Istituto di Novara, finora incolume, dopo alcuni mesi di sfollamento della sezione studenti a Re, ha ripreso in città il pieno funzionamento e rigurgita di alunni.

Speriamo che possa continuare regolarmente anche per l'avvenire.

Le Figlie di Maria Ausiliatrice per la classe operaia.

Ai cenni dati nel Bollettino di novembre-dicembre sull'opera svolta dalle Figlie di Maria Ausiliatrice nelle mense aziendali della città di Torino, aggiungiamo ora qualche dato del lavoro che svolgono altrove. Senza contare le molte altre mense già da tempo loro affidate nei Convitti Operai del Bresciano, del Veneto, della Lombardia, ecc., ora però notevolmente aumentate - come a Cesano Maderno, dove ogni giorno si distribuisce la refezione calda a 2000 tra operai e operaie presenti a turni di squadre dalle 5,3o alle 23 - altre ne hanno avuto a Vercelli per 600, a Intra, a Novara, a Cassolnovo per una media giornaliera superiore ai 400, a Omegna, Battaglia-Terme, Rivarolo, Collegno, Borgosesia ed in varie altre parti per cifre più o meno considerevoli.

Accanto a queste si dovrebbero ricordare altresì le analoghe opere assistenziali svolte in molte loro Case, a beneficio di profughi, di sinistrati e sfollati, intensificando lavoro e prestazioni di quotidiana carità per rispondere, a seconda dei casi, alle particolari esigenze del momento.

E dovunque, con l'aiuto materiale non mancò l'avvicinamento spirituale, specie per mezzo dell'istruzione catechistica, impartita a fanciulli e adulti, e perfino a 200 prigionieri di guerra africani, addetti ad uno stabilimento industriale.

Nè mai mancarono pure i frutti di grazia, talora veramente singolari, a confermare con l'esprienza quotidiana, come la carità sia forse in quest'ora la predicazione più impellente ed efficace.

Firenze - Il Cardinale Arcivescovo tra le Figlie di Maria Ausiliatrice.

La Casa di Villa delle Palme in Firenze ebbe l'alto onore di accogliere per la prima volta il 15 luglio u. s. Sua Eminenza Rev.ma il Cardinale Arcivescovo Elia Dalla Costa, in visita pastorale alla parrocchia di S. Gervasio.

Ossequiato al suo giungere dalla Comunità e acclamato dai bimbi dell'Asilo, dalle alunne delle scuole elementari, dalle pensionanti e dalle giovani di A. C., si diresse subito in Cappella, dove, indossati i sacri paramenti, impartì la Benedizione eucaristica.

Quindi, ricevute con accogliente bontà le espressioni d'omaggio rivoltegli in varie forme dalle giovani e dai piccoli, passò a visitare tutta la Casa, interessandosi del magnifico incremento delle diverse Opere, e compiacendosi nel rilevare tra le bellezze della Villa la semplicità dei locali riservati alle Suore.

Indirizzando poi la sua parola alla Comunità, dopo averne elogiato il fiorente lavoro, lasciò come ricordo il pensiero di far tesoro della Meditazione, che chiamò perno della vita religiosa, chiave di tutte le nostre imprese, e che « mettendoci in comunicazione con Dio - disse - fa respirare l'aria delle cose celesti e dona le soavi dolcezze della vita vissuta per Lui, nostra mèta, termine di tutte le nostre aspirazioni, centro vitale del nostro apostolato ».

Rallegrandosi inoltre nel vedere così in fiore nella Casa lo spirito di S. Giovanni Bosco, le esortò a voler donare sempre la più intensa attività all'Oratorio festivo, opera delle Opere salesiane; e fece voti altresì per un possibile sollecito ampliamento della Cappella e della Casa, in modo da potervi ospitare il maggior numero di giovani universitarie. Si allontanò quindi vivamente soddisfatto, dopo aver impartita con larga effusione la sua benedizione pastorale.

Nello stesso giorno, il rev. Parroco di S. Gervasio Dott. Don Carlo Pio Poggi s'affrettava a comunicare alla Direttrice l'alto compiacimento espressogli da S. E. il Card. Arcivescovo a voce e per iscritto nella relazione ufficiale della visita, per « la grande opera di bene svolta in parrocchia dalle Figlie di Maria Ausiliatrice », lieto di unirvi l'espressione della propria gratitudine e di quella di tutto il popolo di S. Gervasio.

Spigolature di corrispondenza.

Dalla corrispondenza pervenuta alla Direzione Generale dell'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice possiamo dar cenno di alcuni messaggi, rassicuranti nella loro laconicità, e giunti in dicembre: da S. Tecla (S. Salvador) del 29 aprile; da Ban Pong (Thailandia) del 5 maggio dove si annunciava pure la prossima vestizione religiosa di tre postulanti; dalla Comunità di Bone (Algeria) miracolosamente incolume e ospite, allora (28 giugno) delle Piccole Suore di Ippona; da Heliopolis (Egitto) del luglio, in cui si dava altresì speranza per la riapertura delle Scuole in ottobre; e da Betlemme (Palestina) pure del luglio, con notizie complessive di tutte le Suore date dalla Visitatrice.

Del luglio scorso è anche l'ultima lettera pervenuta da Jette-Bruxelles (Belgio) a portare un'eco della continuata opera di apostolato, svolta soprattutto tra i fanciulli dell'annessa Scuola Italiana, e fra quelli di altra nazionalità, estesa non di rado, a traverso ai piccoli, anche agli adulti. Bella prova, il battesimo di una nonna ortodossa, che trovò la via della vera fede per mezzo della nipotina, assidua al catechismo in preparazione alla prima Comunione. Venne battezzata solennemente nella Cappella della Casa, proprio alla vigilia della prima Comunione dei fanciulli; e all'indomani nonna e nipotina si accostarono insieme al Banchetto Eucaristico.

In giugno si ebbe anche lo scorso anno la bella funzione della santa Cresima degli alunni italiani, con l'intervento del console d'Italia, il quale fece da padrino ai fanciulli, mentre madrina delle fanciulle fu un'ottima signorina belga, molto benemerita specialmente vesso le famiglie italiane. Si giunse così alla fine dell'anno scolastico, chiuso col pensiero ai vicini Esercizi spirituali, che si sarebbero tenuti nella stessa Casa di Jette dal 16 al 24 luglio.

Più recentemente si sono avute notizie anche dalla Visitatrice M. Alba Deambrosis, la quale in data del 21 novembre scorso comunicava che in uno degli ultimi bombardamenti aerei la Casa Centrale era rimasta molto danneggiata, lasciando però incolume la Comunità. Aggiungeva inoltre che, malgrado le non facili condizioni presenti, le Suore della Visitatoria sono sempre al loro posto, sorrette, tra pericoli e avversità, dal fiducioso abbandono al volere di Dio.

TESORO SPIRITUALE

I Cooperatori che, confessati e comunicati, visitano una chiesa o pubblica cappella (i Religiosi e le Religiose, la loro cappella privata) e quivi pregano secondo l'intenzione del Sommo Pontefice possono acquistare:

L'INDULGENZA PLENARIA

1) Nel giorno in cui dànno il nome alla Pia Unione dei Cooperatori.

2) Nel giorno in cui per la prima volta si consacrano al Sacro Cuore di Gesù.

3) Tutte le volte che per otto giorni continui attendono agli Esercizi spirituali.

4) In punto di morte se, confessati e comunicati, o almeno contriti, invocheranno divotamente il Santissimo Nome di Gesù, colla bocca, se potranno, od almeno col cuore.

OGNI MESE:

1) In un giorno del mese a loro scelta.

2) Il giorno in cui fanno l'Esercizio della Buona morte.

3) Il giorno in cui partecipano alla Conferenza mensile salesiana.

NEL MESE DI APRILE ANCHE:

Il giorno 2 - Domenica delle Palme. Il giorno 9 - Pasqua di Risurrezione.

DALLE NOSTRE MISSIONI

EQUATORE Il Giubileo delle nostre Missioni.

Dal 2° volume degli Annali della Società Salesiana continuiamo a stralciare le pagine più eroiche della storia della Missione iniziata 50 anni or sono

I Salesiani esiliati dall'Equatore (1).

Le cose nostre andavano troppo bene nell'Equatore, perchè il genio del male non volesse contrastarne il cammino. Non è già da credere che non si fosse navigato talora in cattive acque; ma la valentia del capitano aveva saputo sempre superare i marosi: l'ultima burrasca invece fu così terribile, che cagionò il naufragio. Premetteremo una notizia sull'andamento della Scuola professionale di Quito prima che scoppiasse la tempesta.

Nel 1894, anno in cui venne creata l'Ispettoria equatoriana, la Casa di Quito faceva veramente mirabilia. Quattordici laboratorii in piena attività; la tipografia con tre grandi ed eccellenti macchine e due piccole; motori elettrici, cosa nuova colà; il livello della cultura negli artigiani molto elevato; una sezione di studenti; circa 350 convittori. Riguardo all'insegnamento professionale, si deve tener conto che a Quito e in altre città i Municipi vietavano agli operai di aprire pubbliche botteghe, se non possedessero la patente di maestri nell'arte, il qual titolo si conseguiva mediante un esame teorico e pratico sostenutodinanzi a una Commissione ufficiale. Pochissimi riuscivano a conquistare quel diploma. Don Calcagno organizzò le scuole degli artigiani in modo da portare gli alunni all'ambito riconoscimento. Il programma comprendeva scienze con applicazione alle varie arti, storia generale e storia delle singole industrie, geografia con rìferimento particolare ai luoghi donde venivano materie prime. E poi Riviste artistiche e industriali in più lingue per i maestri, e obbligo per questi di mettere in iscritto le loro lezioni. Il Direttore inoltre compilò un " Programma d'insegnamento teorico-pratico " che suscitò molto interesse dentro e fuori della Repubblica.

Nelle Esposizioni Nazionali il Protectorado, come chiamavasi il Collegio, figurava con onore. In verità si poteva dire che i laboratori presentassero un'esposizione permanente, la quale attirava la curiosità di chiunque li visitasse.

Pezzi grossi dello Stato e della borghesia mandavano per qualche settimana i loro rampolli, anche studenti universitari, a indossare la blusa nei laboratorii del Protectorado catolico, affinchè imparassero come si debbono trattare gli operai. Famiglie ragguardevoli non giudicavano umiliante mettere figli o parenti a studiare, dove tanti poveretti godevano sovvenzioni governative.

I due Presidenti della Repubblica Flores e Cordero amavano visitare spesso il Collegio, trattando familiarmente con i Superiori e con gli alunni; così pure altri personaggi autorevoli nello Stato.

Ma Don Calcagno, pieno dello spirito di Don Bosco, non si contentava del profitto scientifico de' suoi giovani; si adoperava con non minor zelo a crescerli morigerati e pii. La prova che le sue sollecitudini non rimanevano sterili, si aveva nelle vocazioni salesiane, che sbocciavano ogni anno fra gli studenti e gli artigiani, sicchè si rese necessario creare un Noviziato. Lo aperse a Sangolquì, villaggetto distante 15 chilometri dalla Capitale. Un Cooperatore donò il terreno con un villino: fu il primo lembo di suolo libero e indipendente che i Salesiani ebbero all'Equatore. Altri Cooperatori somministrarono i mezzi per cominciare. Da prima non era gran cosa; ma le continuate oblazioni permisero di tirar su una fabbrica abbastanza capace. Stavano racchiuse in quel vivaio le più care speranze.

Mentre a Quito, a Cuenca, a Riobamba si lavorava con buona volontà, i numerosi Cooperatori e amici appresero con viva gioia che la Santa Sede, d'accordo col Governo, aveva istituito il Vicariato Apostolico di Mendez e Gualaquiza, affidando quelle Missioni ai Sa lesiani; plaudirono pure alla scelta di Don Costamagna come Vicario Apostolico, essendo egli là favorevolmente noto fin dal 1890, quando aveva visitato le Case salesiane dell'Equatore e di. altre Repubbliche sul versante del Pacifico.

I progressi dell'Opera salesiana nell'Equatore indussero Don Rua a costituirvi un'Ispettoria a sè, mettendovi a capo Don Calcagno, che godeva grande autorità presso i Confratelli e grande stima in ogni ceto di persone.

Da Torino gli fu data comunicazione della nomina il 20 marzo 1894. Gli giunsero felicitazioni da tutte le parti, e tutti i Salesiani residenti nell'Equatore si affrettarono ad attestargli ossequio, obbedienza ed affetto. A Quito gli si fecero dimostrazioni solenni nel giorno di S. Luigi, suo onomastico. All'accademia assistettero con i Cooperatori cospicue rappresentanze delle Autorità ecclesiastiche e civili; anzi il Presidente Cordero si compiacque di partecipare al banchetto d'onore.

Durante il trattenimento accademico vi fu una singolare sorpresa. I laboratorii, i benefattori e gli ex-allievi avevano presentato all'Ispettore i loro doni, quando si fece avanti il Direttore dell'oratorio festivo, tenendo per mano un fanciullo umilmente vestito e disse: - L'oratorio festivo non ha ricchi presenti da offrire; offre questo fanciullo che è senza nessuno al mondo e chiede per mio mezzo che l'Ispettore sia il suo angelo tutelare. Ha buona volontà e tiene esemplare condotta. - Don Calcagno, chiamato a sè il piccolo e rivoltegli alcune domande, gli disse: - Da quanto odo, tu hai le qualità per essere accolto in una casa di Don Bosco; da quest'oggi farai parte della nostra famiglia e i Salesiani faranno le parti de' tuoi cari che non hai più. - Indi lo consegnò al nuovo direttore Don Santinelli, e questi al Catechista, che lo menò a sedere fra gli alunni, in mezzo a calorosi applausi dell'assemblea. Il poeta Reña, commosso, proruppe in un impeto di eloquenza, che sublimò ancor più la bella scena.

Vorremmo davvero ché nulla fosse mai venuto a turbare tanta pace di operosità benefica: ma non fu così. Gli ex-allievi avevano fondato un Circolo Cattolico degli Operai con scuole serali su cose di arti e mestieri; i soci partecipavano in corpo a funzioni religiose; conferenze d'argomento religioso si tenevano nella loro sede. Per istigazione di gente turbolenta venne costituito un altro Circolo Operaio in antagonismo coi primo; ma la lotta si estendeva anche contro i Salesiani, spacciati come profittatori, come intenti ad arricchire e a fare gli interessi di stranieri, come autori di accanita concorrenza alla mano d'opera cittadina.

A che dunque continuar loro gli assegni governativi ? La stampa settaria propalava ai quattro venti le male voci. La cosa preoccupava il Governo. Sorta la minaccia di guerra col Perù e quindi la necessità di economie per fare preparativi, i sussidi alle opere di beneficenza furono radiati dal bilancio. Allora le case salesiane, e più di tutte la casa di Quito, vennero a trovarsi in gravi strettezze. L'Ispettore per l'esame della situazione convocò il primo Capitolo ispettoriale, che deliberò quattro cose: licenziare durante le vacanze gli alunni mantenuti dal Governo, tranne gli abbandonati ; ricorrere ai benefattori per i bisogni più urgenti; proporzionare tutte le attività ai mezzi disponibili ; concorrere con qualsiasi sacrificio al mantenimento delle Missioni di Mendez e Gualaquiza, che erano da considerarsi come l'opera più importante dell'lspettoria.

Così passò il 1894, ma il 1895 fu un anno burrascoso. Il radicalismo massonico, l'eterno nemico delle tradizioni di Garcia Moreno, rialzava la testa, smanioso di prendere la rivincita contro il partito dell'ordine; le logge si movevano e si moltiplicavano; la stampa anticlericale soffiava nel fuoco. Si aspettava solo un'occasione. Questa fu offerta dal pericolo di guerra. Si misero in giro contro il Governo due accuse: malversazione dei fondi di guerra e offesa all'onore nazionale nelle trattative col Cile per l'acquisto di un incrociatore. Gli animi si accendevano.

Intanto un uomo battagliero stava in agguato: il Generale Eloy Alfaro, capo del partito radicale, da molti anni in esilio. Riuscitogli un colpo di mano contro la piazzaforte di Esmeraldas, chiamò alle armi tutti i suoi partigiani contro coloro che, seguendo la politica di Garcia Moreno, avevano convertito l'Equatore in un convento di frati e di monache. Da ogni punto della Repubblica si rispose all'appello. sicchè l'Alfaro potè occupare Portoviejo, prendere Quayaquil e prepararsi così a piombare sulla Capitale. Qui, la stampa radicale lanciava fuoco e fiamme, e il Circolo liberale le teneva bordone, puntando contro i Salesiani. Don Calcagno credette venuto il momento di rompere il silenzio osservato fino allora. Nel mese di agosto, alla solenne distribuzione dei premi, presenti l'Arcivescovo di Quito, il Vescovo scampato da Portoviejo e parecchi Ministri pronunciò un eloquente discorso veramente pro domo sua, dandolo poi alle stampe, affinchè fosse diffuso.

Si avanzava furiosa la bufera. Il General Alfaro, fiaccate le forze costituzionali nella battaglia di Gatazo, si avvicinava a Quito, dove regnava grande confusione. Il pio e pacifico Cordero, abbandonato anche da una parte di politicanti cattolici, si dimise dalla presidenza. Si videro allora eroismi che hanno dell'incredibile nella difesa della buona causa. Battaglioni di giovanetti fin quattordicenni marciarono contro i nemici di Dio e della Chiesa; le madri stesse incoraggiavano questi loro figli alla santa crociata. L'Alfaro, travolte le ultime resistenze, penetrò in città da conquistatore. Religiosi e pubblicisti cattolici subirono onte ignominiose e morti crudeli. Don Calcagno, risoluto di non abbandonare nessuna delle Case salesiane se non cedendo alla violenza, faceva di tutto perché i suoi non si mescolassero di politica; a tal fine temperava gli aspri giudizi che udisse proferire sul conto del Dittatore.

I nemici dei Salesiani non si lasciarono sfuggire il momento buono. Appena l'Alfaro afferrò le redini del potere, si diedero attorno per indurlo a far piazza pulita. Non soddisfatti subito, come essi bramavano, misero in giro la voce che nel Protectorado si tramasse contro il regime. Il Dittatore però anche dopo tali accuse si guardò dall'essere corrivo, anzi visitò personalmente l'Istituto, esprimendo da ultimo la propria soddisfazione. Fosse astuzia ovvero prudenza, la sua moderazione smorzò lì per lì le bramose voglie degli avversari.

Succedette nella casa un periodo di quiete, sicchè si potè riaprire il Collegio dopo le vacanze. Vedeva bene Don Calcagno che, appartenendo gli edifici al Governo, si doveva temere da un giorno all'altro un ordine di sfratto perciò, senza perdersi in tanti progetti, il 19 marzo 1896 comprò un terreno con casina nelle vicinanze di Quito, in una località detta La Tola, a fine di costruirvi una Scuola professionale e un Istituto tecnico di proprietà della Congregazione. La compra fu intestata a Don Luigi Calcagno, a Don Ciriaco Santinelli e al signor Giacinto Pancheri coadiutore, in società. Da tempo si mirava a questo senza poter mai venirne a capo; onde il buon esito dell'affare fu attribuito a una grazia di S. Giuseppe nel dì della sua festa. Il giorno dopo Don Calcagno con Don Santinelli e Pancheri ne presero possesso, mandando alcuni mobili e il quadro di Don Bosco, al quale s'intendeva intitolare la fondazione. Il 23 principiarono i lavori di costruzione sotto la direzione di Pancheri.   (Continua).

(1) Fonti: 1° Relazioni e cronache manoscritte conservate ne; nostri archivi. 2° Giornali del tempo. 3° Una Vita inedita di Don Calcagno, quad. 6° e 6° bis (manca un 5° bis). Anonima 4° FRANCESIA, I nostri Missionari di Quito Quattro fascicoli delle Letture Cattoliche, 1899. Il Bollettino per misura prudenziale non fiatò. Solo Don Rua fece udire un lamento nella lettera del 1897 ai Cooperatori: « Mi strapparono le lacrime le sofferenze ed i pericoli dei Salesiani delle Case dell'Equatore nei torbidi della rivoluzione

NECROLOGIO

Salesiani defunti:

Sac. COSTA LODOVICO, da Alpignano (Torino), † a Bollengo (Aosta) il 2-II-1944 a 73 anni.

Compagno e confidente del Servo di Dio D. Andrea Beltrami, ricevette l'abito ancora dalle mani di D. Bosco e si informò allo spirito del Santo con una decisione di volontà e generosità di cuore da conservarne il fervore in tutto il corso della sua vita, modello fino all'eroismo soprattutto nell'osservanza religiosa e nella pratica dell'obbedienza. Resse per ben 12 anni il nostro Istituto di Frascati e per un, sessennio l'Ispettoria Tosco-Ligure-Emiliana. Le sue ultime cure le prodigò ai nostri liceisti di Valsalice, ai nostri Aspiranti di Cumiana ed ai nostri studenti di Teologia, lasciando mirabili esempi di umiltà, pietà, spirito di sacrificio e di una assillante passione per la salvezza delle anime.

Sac. TETTAMANZI PRIMO, da Renate (Milano), † a Macerata il 16-XII-1943 a 76 anni.

Sac. BAROLIN PAOLO, da Marsiglia (Francia), † ivi il 31-X-1943 a 72 anni.

Sac. DUMAS EUGENIO, da Pleguer (Francia), † a Nizza Marittima (Francia) il 24-XII-1943 a 57 anni.

Sac. DAL SANTO ERMENEGILDO, da Caltrano (Vicenza), † a Padova il 19-X-1943 a 37 anni.

Sac. GALTIERI GIUSEPPE, da Agira, (Enna), † in Sicilia in aprile 1943 a 32 anni.

Ch. BODESTEINER CRISTIANO, da Fudrsburberg (Germania), † nel 1943 a 30 anni.

Ch. t. KRENN CARLO, da Scheilbsbach (Austria), † nel 1943 a 26 anni.

Coad. GALEASSO FILIPPO, da Pancalieri (Torino), † a Chieri (Torino) il 12-1-1944 a 73 anni.

Coad. BRONZINO GUIDO, da S. Ambrogio (Torino), † a Cuorgnè Canav. l'8-II u. s. a 69 anni.

Coad. t. SCHALL LEOPOLDO, da Puch (Austria), † nel 1943 a 31 anni.

Cooperatori defunti:

Sac. PIETRO RICALDONE, † a Monte Valenza (Alessandria), il 31-1 u. S. a 79 anni.

Ex allievo del nostro Istituto di Sampierdarena, ai tempi di D. Bosco, animò di spirito salesiano i suoi 53 anni di sacerdozio, consacrando la più tenera devozione al Santo e la più cordiale affezione all'Opera nostra. Legò anche la sua biblioteca ad una nostra Casa e spirò, come aveva presentito e predetto, nell'anniversario della morte di Don Bosco, il 31 gennaio, alle 3 del mattino.

PORTA GIUSEPPE, † a Montemagno, il 27-XII-1943 ad 85 anni.

Ebbe la gioia di servir varie volte la Messa a Don Bosco e ne trasse quel fervore di vita cristiana che lo distinse fino al termine della vita come uomo di preghiera e di carità. Affezionato Cooperatore, largheggiava coi poveri e coi bisognosi, e beneficava generosamente le Opere Salesiane.

ANGELINA GIORDANO ved. MARCHESI, † a Cuneo il 4-II u. s.

Dama-Patronessa delle Opere Salesiane, tutta infervorata dalla divozione di Maria Ausiliatrice e di S. Giovanni Bosco, beneficava largamente soprattutto il primo Oratorio festivo di Valdocco e le nostre Missioni.

VEDANI GIUSEPPE, † a Varese, il 4-X-1943 a 65 anni.

Ex allievo dell'Oratorio di Torino, crebbe fedele agli insegnamenti della scuola di D. Bosco e vi volle educati anche i suoi tre figliuoli lieto di vederne uno chiamato-al sacerdozio nella Società Salesiana.

BORIO MADDALENA ved. MIROGLIO, † a Nole Canavese, il 16-II u. s. a 77 anni.

Esemplare madre di famiglia, fu benedetta dal Signore colla vocazione di un figlio, sacerdote, alla Società Salesiana.

Altri Cooperatori defunti:

Andreussi D. Natale, Pesariis (Udine) - Baccone Francesca, Casale Monf. (Aless.) - Barzaghi Carlo, Bernareggio (Milano) - Beneventi D. Domenico, Monfestino (Modena) - Bezzi Cesare, Quattro Castella (Reggio E.) - Biarese Sebastiano, S. Bartolomeo (Cuneo) - Bongiovanni Caterina, Gavonata (Aless.) - Brosadola avv. Giuseppe, Cividale del Friuli (Udine) - Camadini Caterina ved. Massari, Cedegolo (Brescia) - Campagnoli Piero, Verreto (Pavia) - Campora Domenica, Bremes (Pavia) - Camurati Marcellina, S. Salvatore Monf. (Aless.) - Cappa Maria ved. Raimoldi, Gropello Cairoli (Pavia) Lorenzati Adele, Castana (Vicenza) - Carle Giuseppe, Chiusa Pesio (Cuneo) - Caroli Agostino, Zogno (Bergamo) - Cattanco Orsola, -Milano - Lavina Teodora ved. Farolfi, Fognano (Ravenna) - Cazzaniga Antonia, Vittorio Veneto (Treviso) - Cerato Adele, Breganze (Vicenza) - Ceresoli Antonio, Nave-Sacca (Brescia) - Chiri Delfina, Macello (Torino) - Ciancia Carlet Faustina, Caprile (Vercelli) - Colombo Assunta, Como - Colussi Regina, Clauiano (Udine) - Costa Prof. Giovanni, Thiene (Vicenza) - Ferrari Bellucci Albina, Sassatella (Modena) - Fiora Marianna, Isola d'Asti (Asti) - Fontana Caterina, Barcarola (Vicenza) - Gaiotti Luigi, Merate (Como) - Gallina Maria, Ponzano 111onf. (Aless.) - Gervasoni Giovanni, Sedrina (Bergamo) - Ghio Andrea, Pozzolo Formigaro (Aless.) - Gianasso Lorenzo, Mombello (Torino) - Guido Eligio, Alerana (Aless.) - Lazzarini Gardelli Marianna, Gandellino (Bergamo) - Maini Pietro, Traghetto (Ferrara) - Menegotto Luigi, Conegliano (Treviso) - Mion Carisio, Valnogaredo (Padova) - Mussolin Domenico, S. Margherita d'Adige (Padova) - Nardi Rosa, Lonigo (Vicenza) - Peano Antonia ved. Rosso Margarita (Cuneo) - Peire Amalia ved. Sartoris, Bairo (Aosta) - Percna Rosa ved. Oneto, Biella (Vercelli) - Piombo Caterina, Campo Ligure (Genova) - Pisano Francesca, Milano - Pistone Angioletta, Bubbio (Asti) - Pizzi Giuseppina Rimondi, Castelfranco Emilia (Modena) - Porta Giuseppe, Montemagno (Asti) - Ragazzo Giuseppe, Orsara Bormida (Aless.) - Rivalta Giulia, Verrua Savoia (Torino) - Rizzardi D. Giuseppe, Egna (Trento)' - Rossi Carlo, S. Martino Rocc. (Aless.) - Sabaini Bonati Luigia, Bardolino (Verona) - Togna Francesca, Pianceri (Vercelli) - Tronconi Ernesta, Rovescala (Pavia) - Turco Luigi, Como (Cuneo) - Valenti Prudenza, Rocca del Colle (Bergamo) - Valloira Caterina, Susa (Torino) - Vanetti Dott. Sesto, Milano - Vaniglia Angelo, Cortemilia (Cuneo),_ - Vezzoli Antonietta, Brescia - Visconti Pierina, Revislate (Novara) - Vissardi Ermenegilda, Capriolo (Brescia) - Voena Giuseppe, Vicoforte (Cuneo).

Crociata missionaria

Borse complete.

Borsa BOURLOT DON STEFANO, a cura della Casa salesiani di Buenos Aires (Boca) - Somma prec. 12.000 - De Bertolis Anna come da disposizione testamentaria 8000 - Tot. 20.000.

Borsa MARIA AUSILIATRICE (37a), a cura del Comitato Missionario di Trapani - Somma prcc. 10.750 - A compimento Elisa R. 10.000 -Tot. 20.750.

Borse da completare.

Borsa MARIA AUSILIATRICE E S. GIOVANNI BOSCO (12a) - Somma prec. 1538,80 - Busso Maria 55; Burdex B. Maria 50; Coniugi Brunetti 50; Tino Lodovico Saletta 25; Ds. P. L. lo; De Marchi Teresa 20; Guido Kermaier 25; Casè Virginia 2850 - Tot. 4593,80.

Borsa MARIA AUSILIATRICE IN MANILA - Somma prec. 11.570 - Felisio Annibale 100; Bauducco Maddalena 10; Lastei Antonio 100; M. di Benevello 5 ; Bina Concetta 30; Ds. P. L. 10; JIorej Angela 10; N. N. 25; Due Cooperatrici 100; Drago Gallo M. 20; Grassano Teresio 25; Politano Francesco 50 - Tot, 12.045.

Borsa MARIA AUSILIATRICE E S. GIOVANNI BOSCO, a cura di Adele Forgiarini - Primo versamento 3500.

Borsa MADONNA DI LORETO - Somma prcc. 1991,05 - Ds. P. L. 10 - Tot. 2001,o5.

Borsa MADONNA DEL CARMINE - Somma prec. 477,50 - Ds. P. L. 1o - Tot. 487,50.

Borsa MESSA D'ORO DEL RETTOR MAGGIORE DEI SALESIANI D. P. RICALDONE (2a) - Somma prec. 14.185 - Ds. P. L. 10; Gerbino Maria io; Contessa Luisa Salvi Del Pero per il matrimonio del figlio Ernesto 525 - Tot. 14.730.

Borsa MADONNA DELLE GRAZIE DI AGLIÈ Somma prec. 26o - Ds. P. L. 10 - Tot. 270.

Borsa MARIA AUSILIATRICE, a cura di Giuditta Menicatti per la sanità del Babbo - Primo versamento 2000.

Borsa MAMMA MARGHERITA (3a) - Somma prec. 2695,75 - Ds. P. L. 10 - M. Drago Gallo 10 - N. N. 100 - Tot. 2815,75.

Borsa MADONNA DI CASTELMONTE (UDINE), a cura degli ex allievi Salesiani - Somma prec. -11.042 Ds. P. L. 10 - Varutti Virginia 50; Floreani Amalia 10; N. N. 10; N. N. 20; Berlasso Luigia 25; N. N. 20; N. N. 10; Rina Collo 15; Molinis Amalia 20; Anna Maria Benuzzi 50; Mossuti Ferrino 50; Di Santolo Rosa 60; Enea Contardo 10; N. N. 40; Cav. Guido Maddalena 20; Ottavio Battaglia 10; Ferruglìo Margherita 20; N. N. 40; Rigo Alda 50; N. N. So; Molinis Amalia 10; Olivo Emilio 5o - Tot. 11.692.

Borsa MARIA AUSILIATRICE E S. G. BOSCO, a cura di C. D. Torino - Somma prec. 10.800 - Nuovo versamento 2700 - Tot. 13.500.