Anno LXVIII - n. 5 MAGGIO 1944- XXII
SOMMARIO: La Carità - Sotto la cupola dell'Ausiliatrice - In famiglia: Italia, Spagna - Dalle nostre Missioni: Equatore - Necrologio - Crociata Missionaria - Tesoro spirituale.
Il mese passato, abbiamo raccolto l'invito pasquale ad una decisa risurrezione spirituale. E ci siamo impegnati in fervidi propositi di vita cristiana con la fedele osservanza dei Comandamenti della legge di Dio. Ma Gesù ci ha detto che egli è venuto a perfezionare la legge antica. Ed ha dichiarato che se la nostra giustizia, cioè la nostra virtù, la nostra santità, non sarà più perfetta di quella degli scribi e dei farisei, non entreremo nel Regno dei Cieli. (MATT., V, 20). Con questo egli ha precisato che lo spirito che deve animarci nell'osservanza dei divini Comandamenti non dev'essere solo quello del timore, ma quello soprattutto dell'amor di Dio e dell'amor del prossimo. Ha detto quindi l'ultima parola, ha segnato l'unico cammino della salvezza e della perfezione, levandosi, secondo la profezia di Simeone, a rovina ed a risurrezione di molti in Israele e quale segno di contraddizione (LUCA, II, 34). L'esperienza di quasi due millenni conferma questa netta posizione di Nostro Signore, il quale rimane sempre l'unico Salvatore del mondo, l'unico vero Maestro e continua la grande discriminazione del genere umano. Si schierano alla sua destra quelli che a lui si affidano e da lui attingono ispirazione e grazia di vita; si dannano alla sua sinistra quanti rifiutano la sua redenzione. Una virtù distingue gli uni dagli altri; i buoni dai cattivi, i giusti dagli empi: la virtù della Carità. L'ha detto lui: «Da questo tutti riconosceranno che siete miei discepoli se vi amerete gli uni gli altri ». (Giov., XIII, 35). La carità è la virtù caratteristica del cristiano. Non può dirsi vero cristiano chi rinunzia alla carità. La carità - scrisse Sant'Agostino - distingue i figli di Dio dai figli di satana. E non fece che ripetere quello che già aveva detto l'Apostolo della carità, S. Giovanni Evangelista, il quale nel capo III e IV della sua prima lettera ne ha fatto una vera trattazione. Ecco i versetti principali:
« In questo si distinguono i figli di Dio ed i figli del diavolo. Non è da Dio chi non pratica la giustizia e non ama il proprio fratello: poichè questo è il messaggio che udiste da principio, che vi amiate l'un l'altro. Non come Caino che era dal maligno ed uccise il proprio fratello. E perchè lo uccise? Perchè le opere sue erano cattive, mentre quelle di suo fratello erano giuste. Non vi stupite fratelli, se il mondo vi odia. Noi sappiamo che siamo stati trasferiti dalla morte alla vita, perchè amiamo i fratelli. Chi non ama rimane nella morte (ossia: in peccato). E chiunque odia il proprio fratello è omicida. E voi sa- . pete che qualunque omicida non ha la vita eterna abitante in se stesso (ossia: non ha la vita della grazia che è semenza della vita eterna). Da questo abbiamo conosciuto la carità di Dio: che egli ha dato la sua vita per noi; ed anche noi dobbiamo dare la vita pei nostri fratelli. Chi ha dei beni di questo mondo e vede il suo fratello nella necessità e gli chiude le sue viscere: come può avere la carità di Dio in se ? Cari figlioli mici, non amiamo a parole e colla lingua, ma colle opere e con verità» (ossia: praticamente e sinceramente). (1 Giov., III, 10-18).
Per questo, il venerando vecchio, anche negli ultimi anni, quando più che centenario veniva portato alla chiesa, non faceva che raccomandare ai fedeli l'amor fraterno. E se gli osservavano che ripeteva sempre la stessa raccomandazione, cogli occhi gonfi di lagrime, esclamava:
« È il precetto del Signore! E se si pratica questo, basta! ».
Poichè, realmente, l'amor del prossimo che è frutto di vera carità cristiana non è che un riflesso dell'amor di Dio. È la prova, la dimostrazione, pratica del vero amore che, elevandosi a Dio, si prodiga, per cristiano impulso, a tutti i nostri fratelli in Gesù Cristo. L'Apostolo ha sviluppato ampiamente questo concetto nel capo IV della sua prima lettera con queste parole:
Carissimi, non vogliate credere ad ogni spirito, ma provate gli spiriti se sono da Dio: poichè molti falsi profeti sono usciti per il mondo. Da questo si conosce lo spirito di Dio: ogni spirito che confessa che Gesù Cristo è venuto nella carne, è da Dio; ma ogni spirito che divide Gesù non è da Dio: anzi questi è un anticristo, il quale avete udito che viene, e già fin d'adesso è nel mondo. Voi, cari fìgliuoli, siete da Dio e avete vinto l'anticristo, perchè Quegli che è in voi è più potente di colui che sta nel mondo. Essi sono del mondo: per questo dicono cose del mondo ed il mondo li ascolta. Noi siàmo da Dio. Chi conosce Dio ci ascolta; chi non è da Dio non ci ascolta. Con questo criterio noi distinguiamo lo spirito di verità dallo spirito d'errore. Carissimi, amiamoci l'un l'altro: perchè la carità è da Dio. E chi ama è nato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non è giunto alla conoscenza dì Dio, perchè Dio è carità. In questo si è manifestata la carità di Dio verso di noi, che Dio mandò il suo Unigenito nel mondo, affinchè per lui abbiamo la vita. Ecco dove rifulge la carità: non (si tratta di una semplice corrispondenza da parte sua) come se noi avessimo amato Dio; ma si è che egli ci ha amati pel primo ed ha mandato il suo Figliuolo a propiziazione pei nostri peccati. Carissimi, se Dio ci ha amati in tal guisa, noi pure dobbiamo amarci l'un l'altro. Nessuno ha mai veduto Dio. Se ci amiamo l'un l'altro, Dio abita in noi e la carità di lui è in noi perfetta. Da questo conosciamo che siamo in lui e che egli è in noi: perchè egli ci ha dato del suo spirito. E noi abbiamo veduto e attestiamo che il Padre ha mandato il suo Figliuolo Salvatore del mondo. Chiunque confesserà che Gesù è il Figliuolo di Dio, Dio abita in lui e lui in Dio. E noi abbiamo conosciuto e creduto alla carità: e chi sta nella carità sta in Dio e Dio in lui. In questo è perfetta la carità di Dio in noi, se abbiamo fiducia pel dì del giudizio: perchè quale egli è, tali siamo pure noi in questo mondo. Il timore non istà colla carità; ma la carità perfetta manda via il timore, perchè il timore ha tormento, e chi teme non è perfetto nella carità. Noi adunque amiamo Dio perchè egli pel primo ci ha amati. Se uno dirà « Io amo Dio », e odierà il suo fratello, è mentitore. Infatti chi non ama il suo fratello, che vede, come pub amar Dio che egli non vede? Or Dio ci ha proprio comandato questo: che chi ama Dio, ami anche il proprio fratello. (I Giov., c. IV).
È il precetto del Signore! La Legge antica aveva proclamato: Amerai il Signore Dio tutto con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il massimo e il primo Comandamento. Il secondo poi è simile al primo: amerai il tuo prossimo come te stesso. (MATT., XXII, 38). Ma questo secondo precetto Gesù l'ha esteso e perfezionato fino a farne il distintivo rigoroso ed eroico dei credenti: « Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate a vicenda come io ho amato voi» (Giov., XIII, 34); « Il mio precetto è questo: che vi amiate a vicenda come io ho amato voi » (Giov., XV, 12);
Io vi comando questo: di amarvi a vicenda» (Giov., XV, 17). Non poteva essere più esplicito, nè più categorico. Egli ha voluto prevenire ogni pericolo di illusione: chi rinunzia alla carità fraterna non è più cristiano. Lo spettacolo che convertiva i pagani alla vista dei primi cristiani era proprio questo dell'amor fraterno. Con fusi in un sol palpito di fede e di carità, ricchi e poveri, patrizi e plebei, padroni e schiavi, da Gerusalemme a Roma, facevano un cuor solo ed un'anima sola, strappando ai profani un grido unanime di ammirazione: « Guardate come si amano! ».
Bisogna leggere l'ultima pagina del capo II degli Atti degli Apostoli per comprendere il fervore di carità che animava quelle comunità nascenti. Dopo aver descritto il Battesimo dei tremila convertiti dalla predicazione di S. Pietro, il sacro testo soggiunge: Ed erano assidui alle istruzioni degli Apostoli, ed alla comune frazione del pane e all'orazione. E tutta la gente era in ansioso rispetto: poiché gli Apostoli facevano molti prodigi e miracoli in Gerusalemme. E tutti i credenti erano uniti ed avevano tutto in comune. E vendevano le possessioni e i beni e distribuivano il prezzo a tutti secondo i bisogni. Ed ogni giorno trattenendosi lungamente tutti d'accordo nel tempio, e spezzando il pane per le case, prendevano cibo con gaudio e semplicità di cuore, lodando Dio e suscitando simpatie in tutto il popolo. Il Signore poi ogni giorno aggiungeva alla stessa società gente che si salvasse.
L'amor proprio e l'interesse, quando nota pure le più abbiette passioni, hanno fatto purtroppo assai presto scemare in molti quel primitivo fervore. Ma se c'è un'ora in cui dovrebbe riprendere tutta la sua generosità ed abnegazione è indubbiamente questa in cui i bisogni aumentano a dismisura. Quanta gente senza tetto e senza letto, senza vesti e senza pane, senza lavoro e senza risorse!... quanti bimbi derelitti, affamati, orfani, abbandonati!... È proprio il momento di ricordare che a nulla giova la nostra fede se, potendoli soccorrere, ci rifiutiamo. Dice bene l'apostolo S. Giacomo: Se il fratello o la sorella non hanno da vestirsi e mancano del vitto quotidiano, e uno di voi dice loro: - Andate in pace, scaldatevi e saziatevi -- senza dare loro il necessario: che cosa gli serve la fede? (GIAC., II, 15-16). Bisogna leggere il capo V della stessa lettera dov'egli richiama al dovere coloro che stan bene ed hanno mezzi e defraudano perfino la giusta mercede agli operai, mentre consiglia ai poveri la pazienza e la fiducia in Dio.
Ma più che le minacce, valgano ad infervorare la nostra carità le calde esortazioni di Nostro Signore Gesù Cristo il quale ci garantisce che neppure un bicchier d'acqua fresca dato per suo amore resterà senza mercede. «Tutto quello che voi farete al più piccolo fra i miei fratelli - egli ha detto - lo riterrò come fatto a me » (MATT., X, 42: XXV, 40).
C'è infine un'altra pagina che non dobbiamo mai dimenticare. Ed è quella in cui Gesù descrive il giudizio finale. Com'egli prenderà allora le parti delle vittime, dei sofferenti e dei bisognosi! Egli dirà -- riporta S. Matteo - a quelli che saranno alla sua destra: « Venite, o benedetti del Padre mio, a prendere possesso del regno che vi è stato preparato fin dalla creazione del mondo, perchè io ebbi fame e mi deste da mangiare; ebbi sete e mi deste da bere; fui senza tetto e mi ospitaste; non avevo vesti e mi rivestiste; fui ammalato e mi visitaste; ero in prigione e veniste a confortarmi». Allora i giusti gli risponderanno: « Signore, quando mai ti vedemmo aver fame e ti demmo da mangiare, o aver sete e ti demmo da bere ?
Quando ti vedemmo senza tetto e ti accogliemmo, o senza vesti e ti rivestimmo ? Quando ti vedemmo ammalato o in carcere e ci recammo da te? ». Ed il Re risponderà: « In verità vi dico, ciò che avete fatto ad uno dei miei fratelli, sia pure al più piccolo, l'avete fatto a me ». Poi dirà a quelli di sinistra: « Andate via da me maledetti, al fuoco eterno che è stato preparato pel diavolo e pei suoi ministri. Perchè io ebbi fame e non mi deste da mangiare, ebbi sete e non mi deste da bere; fui senza tetto e non mi accoglieste; non avevo vesti e non mi rivestiste, fui ammalato ed in prigione e non mi visitaste ». Allora rìsponderanno essi pure: « Signore, quando mai ti vedemmo affamato ed assetato, senza tetto o senza vesti, malato od in prigione e non ti rendemmo questo servizio? ». Ed egli risponderà: « In verità vi dico: ciò che avete rifiutato ad un solo di questi piccoli, l'avete rifiutato a me ». E andranno costoro al supplizio eterno; i giusti, invece, alla vita eterna. (MATT., XXV, 31-46).
Ecco quale importanza dà il Signore all'esercizio della carità fraterna, fino alle opere di misericordia. Si può dire che imposta il giudizio del genere umano quasi esclusivamente su questo suo precetto. Qual conto pertanto avranno a rendere a Dio tutti gli operatori di iniquità che approfittano dei torbidi per grassare, per depredare, per violentare!... Ma qual conto avran pure a rendere coloro che, potendo, ricusano di soccorrere quelli che soffrono!
Un Vescovo ha detto giustamente che « questa è l'ora delle miserie degli uomini e della misericordia di Dio ».
Le miserie morali forse superano ancora quelle materiali! Ma ci consoli il pensare che se vi furono e vi sono di quelli che dimenticano il grande precetto della carità, si va rinnovando in tutte le classi sociali una promettente fioritura di eroismo e di martirio che rivelano il lievito del Cristianesimo, la sacra fiamma dell'amor fraterno. Sappiamoli cogliere a nostro conforto, ed a speranza di risurrezione. E per parte nostra schieriamoci generosamente a strumenti della misericordia di Dio nell'esercizio della carità.
Don Bosco, che è vissuto di carità, che non ha esitato a mendicare per far la carità, che ha prodigato tutto quello che i buoni gli han dato per soccorrere i bisognosi, ci infonda tutto il suo spirito e ci sproni all'eroismo, se occorre, per alleviare tante sventure e soccorrere tante miserie. Ricordiamoci delle sue memorande parole: « In fin di vita si raccoglie il frutto delle opere buone ».
Il mese di marzo è trascorso senza notevoli avvenimenti nella Casa-madre, angustiato però giorno per giorno dall'inasprirsi delle azioni di guerra che hanno stroncato l'opera nostra in altri centri, accumulando rovine su rovine, senza permetterci di aver notizie sicure dei Salesiani, delle Figlie di Maria Ausiliatrice e degli alunni di varie Case della stessa nostra Italia. Gli Esercizi spirituali, il pio esercizio della Via Crucis e la festa di San Giuseppe, celebrata con speciale fervore dai nostri alunni artigiani, hanno dominato il programma religioso.
Il 12 marzo abbiamo ascoltato l'accorata parola del Papa che, dopo aver soccorso di volta in volta le nostre città colpite dai bombardamenti, con lettere riboccanti di angoscia e di amore paterno ai singoli Vescovi e con l'elargizione di migliaia e migliaia di lire a favore dei sinistrati, ha sentito il bisogno di ricorrere all'aiuto dei buoni di tutto il mondo per aver i mezzi necessari a continuare la sua opera caritatevole ed a soccorrere anche l'indescrivibile angustia della città di Roma e delle popolazioni affluite alla Capitale dalle zone di operazione.
L'Oratorio Festivo ha dedicato la festa di S. Giuseppe ad invocare speciali benedizioni sulle famiglie operaie. Ha fatto anche la tradizionale processione colla statua del Santo cd ha coronato le funzioni ascoltando la paterna parola del Rettor Maggiore il quale ha pure impartito la Benedizione Eucaristica.
Essendo stata per la terza volta requisita la nostra Scuola Agraria di Cumiana, i nostri alunni colà sfollati si dovettero disperdere: molti ritornando alle loro famiglie, altri trovando ospitalità ad Ivrea, altri adattandosi ai disagi dei viaggi per frequentare le scuole del nostro Istituto di Valsalice, altri ancora riducendosi qui con noi ad affrontare i pericoli delle incursioni, confidando in Dio e nella materna assistenza di Maria Ausiliatrice.
Nella settimana di Passione e nella Settimana Santa il Santuario ha accolto numerose schiere di operai e di operaie per la preparazione alla Santa Pasqua, mentre altri predicatori Salesiani si recavano nelle fabbriche e nei paesi vicini a portare la parola di Dio a tante anime.
A compenso delle angosce si è così avuto il conforto di una generosa ripresa di vita cristiana in molte famiglie corroborate dalla grazia di Dio ed infervorate dallo spirito di carità di Nostro Signore.
La Domenica di Passione e quella delle Palme, ci parve di rivivere, per qualche ora, le belle giornate dei tempi normali quando la nostra Basilica rigurgitava di fedeli e di pellegrini. Da ogni parte della città e fin dai paesi vicini convennero infatti al santuario numerose famiglie operaie assistite dai Soci delle Conferenze Aziendali per la Santa Pasqua, alla quale erano state in precedenza preparate con appositi tridui di predicazione.
Celebrò il Rettor Maggiore il quale, al Vangelo, rivolse loro la sua paterna parola, intrattenendoli familiarmente sulla santità della vita cristiana, ispirata alla legge di Dio ed animata dall'amore di Nostro Signore. In Basilica trovarono copia di confessori, sicchè poterono accostarsi alla santa Comunione colle migliori disposizioni. Assistevano alla funzione anche gli zelantissimi soci delle Conferenze, che si dedicano al provvido apostolato con uno zelo degno del più alto encomio. Al termine della funzione venne distribuita ad ogni capo-famiglia una copia del Santo Vangelo affinchè possano leggerne spesso le sacre pagine ai loro cari e trarne ispirazioni di vita cristiana, di conforto e di elevazione.
Gravellona Lomellina - Inaugurazione di una statua di San Giovanni Bosco.
Il 30 gennaio u. s. anche Gravellona Lomellina ha visto appagato uno dei suoi ardenti desideri colla benedizione ed inaugurazione di una statua di S. Giovanni Bosco, al quale tutta la popolazione porta tanta devozione. La benedisse il rev. Parroco Don Fonio. Fece il panegirico del Santo il rev. Parroco di Albonese Don Masperi. La festa si iniziò con una Comunione veramente generale. Chiuse le solenni funzioni la Benedizione Eucaristica.
Dalla SPAGNA
Abbiamo ricevuto i primi due numeri del Bollettino che si è incominciato a stampare a Madrid e spigoliamo alcune notizie che faranno certamente piacere ai nostri Cooperatori. In tutta la Spagna è una fervida ripresa di attività -salesiana. Cooperatori ed Ex-allievi vanno a gara ad aiutare i nostri Confratelli e le Figlie di Maria Ausiliatrice a rifarsi dei danni dei rivolgimenti trascorsi ed a sviluppare Oratori ed Istituti per accogliere ed educare cristianamente tanta gioventù.
Centrale Catechistica.
Colla benedizione del Signore e confidando nell'aiuto dei Cooperatori e degli Ex-allievi, si è inaugurata a Madrid una Centrale Catechistica sullo stampo di quella istituita dal nostro Rettor Maggiore qui in Torino, collo scopo di favorìre l'insegnamento della Religione nelle scuole parrocchiali, negli Oratori festivi, nei centri di cultura, nelle scuole pubbliche, nei collegi, nelle associazioni e nelle famiglie cristiane. La Centrale ha lanciato subito una bella serie di pubblicazioni, traducendo anche il volume del nostro Rettor Maggiore sull'Ora torio festivo, Catechismo e formazione religiosa. Ha iniziato una biblioteca scenica catechistica ed ha preparato pure una serie di filmine catechistiche che illustrano il Catechismo e la Storia Sacra. La Centrale ha incontrato le più lusinghiere accoglienze nelle diocesi e nelle parrocchie e fa bene sperare del successo del suo provvido apostolato.
Quinta Assemblea Nazionale degli Ex-allievi Salesiani.
Riuscitissima la Quinta Assemblea Nazionale dei nostri Ex-allievi tenutasi lo scorso anno nei nostri Collegi di Siviglia e di Utrera anche per commemorare il Giubileo Sacerdotale del nostro Rettor Maggiore.
Preparata da una ben organizzata propaganda di stampa e radio, attrasse parecchie centinaia di Ex-allievi, attorno ai tre Ispettori Salesiani, ai membri del Consiglio Nazionale, ai Presidenti e Consiglieri Regionali, ed ai tre ex Ispettori tanto cari e benemeriti, Don Manfredini; Don Viñas e Don Pastor. Sua Eminenza il Cardinal Arcivescovo mandò la sua paterna benedizione e le Autorità, impegnate in quei giorni a Compostella, cordiali adesioni. Celebrò la Messa della -Comunione generale l'Ispettore della Ispettoria Tarragonese Don Alberto, implorando col canto del Veni Creator l'assistenza dello Spirito Santo. Quindi, sotto la presidenza onoraria dei Superiori e del Presidente Nazionale, l'Ispettore della Betica, Don Fiorenzo Sanchez, dichiarò aperta l'Assemblea in nome del Rettor Maggiore, leggendo un'affettuosa lettera del quarto Successore di Don Bosco. Diede il benvenuto il Direttore del Collegio SS. Trinità, mettendo la Casa a disposizione degli Ex-allievi. Quindi, sotto l'abile direzione del Regolatore, si iniziarono le relazioni e le discussioni. L'avv. Morales, Presidente dell'Unione di Utrera, trattò dell'orientamento del Circolo Domenico Savio, come Aspirantato degli Ex-allievi, col proposito di formare adeguatamente i futuri elementi delle classi dirigenti.
Il Presidente della Tarragonese, sig. Manent, illustrò la funzione dell'Ex-allievo come Cooperatore Salesiano, insistendoo sul concetto che i nostri Ex-allievi devono pur essere i nostri migliori Cooperatori.
Il Presidente dell'Ispettoria Celtica trattò dei mezzi di formazione delle Unioni Ex-allievi: pratiche di pietà, esercizi spirituali, ritiri mensili, circoli di studio e « salesianizzazione » delle case degli Ex-allievi coi quadri di Maria Ausiliatrice e di Don Bosco. Il veterano sig. Cervera, paladino delle assemblee anteriori, diede lettura della relazione del Notaio di Madrid sig. Gonzalvez, il quale all'ultimo momento era stato impedito d'intervenire da doveri d'ufficio. La relazione volse sulla posizione dell'Unione Ex-allievi rispetto all'Azione Cattolica, come Assocìazione Ausiliaria.
Particolare interessamento suscitarono le nuove proposte di organizzazione della Federazione Nazionale e di quelle Regionali e locali, con un organo nazionale di affiatamento e di ispirazione. Trattò in particolare della rivista il Regolatore sig. Torrente, proponendo per titolo Don Bosco in Ispagna. A sera l'Unione locale offerse ai convenuti una splendida accademia di omaggio durante la quale l'insigne Cooperatore sig. José Monge Bernal cantò le glorie di Siviglia con la sua fascinante eloquenza. Chiuse la giornata l'Ispettore della Betica colla tradizionale « Buona notte ». L'indomani, dopo la Messa, l'Ispettore dell'Ispettoria Celtica, Don Bellido, benedisse il vessillo dell'Unione di Siviglia, essendo madrina Donna Irene Nalda de Terrari. Quindi tutti presero il treno per Utrera dove si tenne l'assemblea conclusiva. Lette le adesioni del Capo dello Stato, del Nunzio Apostolico, del Primate di Spagna, di vari Vescovi, Autorità e personalità, i convenuti ricevettero il saluto di un ex-allievo e di un alunno. Quindi prese la parola il Presidente Nazionale sig. Angelo Garcia de Vinuesa per ringraziare i -Superiori e presentare il nostro Don Rosès, già redattore dell'edizione spagnuola del Bollettino Salesiano qui in Torino e maestro di tanti ex-allievi, il quale, essendo giunto allora dall'Italia, descrisse le condizioni della Casa-madre dopo i bombardamenti e le angustie del Rettor Maggiore fra la rovina di tante Case nelle diverse nazioni in guerra. Chiuse il convegno l'Ispettore della Betica, impegnando gli Ex-allievi all'attuazione del programma approvato, col proposito di esser sempre « gloria e corona » del nostro Rettor Maggiore.
SARAGOZZA. - Il 2 dicembre u. s. S. E. l'Arcivescovo Mons. Domenech ha benedetto solennemente la nuova cappella di S. Giovanni Bosco che oltre ai giovani dell'Oratorio accoglierà ben presto centinaia di alunni delle nostre Scuole Professionali in costruzione. Accolto festosamente dagli Oratoriani e da una folla di personalità, di Ex-allievi e Cooperatori, Mons. Arcivescovo impartì la benedizione rituale ed iniziò subito la celebrazione della Santa Messa, distribuendo numerose Comunioni. Passò quindi nel salone dove ricevette l'omaggio di una graziosa accademia allietata dalla banda del Corpo di Polizia Armata che aveva già prestato servizio d'onore al ricevimento e durante la funzione. Domina l'altare della nuova cappella una bellissima statua di Don Bosco uscita dalle nostre Scuole Professionali di Barcellona. .
MATARó. - Nel nostro Collegio S. Antonio da Padova si è costituito un ferventissimo « Circolo Missionario » formato dai soci delle Compagnie religiose e dedicato alla memoria di uno dei notri più illustri martiri dell'ultima persecuzione, il venerato Ispettore D. Giuseppe Calasanz. I soci della Compagnia del SS. Sacramento, che ogni giorno fanno speciali preghiere secondo l'intenzione missionaria del S. Padre, hanno inaugurato anche un «-Centro di Studi Missionari » per approfondire la conoscenza delle Missioni e dell'apostolato missionario.
MADRID. - Il nostro Collegio S. Michele Arcangelo di Madrid è uno di quelli che ha sofferto maggiormente dei rivolgimenti trascorsi, perchè si trovava proprio nella zona del fuoco. Riparato ormai nelle sue linee generali, ospita da un anno duecento alunni delle quattro classi elementari, ed estende ormai l'opera sua con l'inaugurazione di un Oratorio festivo e l'aggiunta di due classi. Anche gli Ex-allievi ed il Circolo «Domenico Savio » han ripreso in pieno la loro attività.
CADICE. - L'ispettoria Betica ha aperto in Cadice un Apirantato per Salesiani Coadiutori. Ne conta già 38. Auguriamo di cuore che si moltiplichino e riescano a fornire così ottimo personale alle nostre Scuole Professionali.
HUESCA. - Le nostre Scuole di Huesca, il 5 dicembre u. s., han dedicato tutta la giornata alla memoria degli eroi della « Crociata per Dio e per la Spagna », inaugurando la nuova sede della sezione Ex-allievi ed una lapide commemorativa dei Caduti. Presiedette la cerimonia S. E. il Vescovo diocesano coi Governatori Civile e Militare, numerose personalità e rappresentanze di Ex-allievi dalla Capitale e dai dintorni.
SANTA CRUZ DE TENERIFE. -Tutta la stampa locale ha tributato ampi elogi al lavoro delle Figlie di Maria Ausiliatrice che già accolgono più di un centinaio di orfanelle nel loro Istituto e ne vanno aumentando il numero man mano che riescono ad aver personale.
EQUATORE Dagli «Annali della Società Salesiana ».
L'esilio dei Salesiani.
(Continuazione vedi n. precedente)
L'Ispettore si recò in seguito ad assicurare le cose a Riobamba e a Cuenca. Nelle memorie del tempo sono lodate la serenità e la calma, che non lo abbandonavano mai in sì delicati frangenti. La sua parola incorava i timidi e conteneva le impulsività sia nei confratelli che nei giovani più grandi. Lontano com'era dai Superiori, li informava di tutto; se mai le loro risposte tardassero a giungere, pregava e poi agiva con risolutezza e prudenza.
Nonostante la bonaccia che dicevamo, c'era nell'aria odor di polvere. L'Intendente di Polizia compariva ogni tanto in casa a perquisire e a inquisire, sempre sospettando che si nascondessero armi e si tenesse mano a ordire una cospirazione. In città, assembramenti di gentaglia raccozzata ad arte sbraitavano contro i religiosi. Perchè i poteri pubblici potessero agire, bisognava bene che si facesse udire la voce del popolo ! Una sera i Salesiani furono avvertiti che vi sarebbe stato un assalto al Collegio. Non ci fu verso di mandare a letto i giovani, che, dato di piglio ai bastoni della ginnastica, si appostarono in attesa degli assalitori. Questi sulla mezzanotte, trovato molto popolo quasi a guardia della casa e visti accesi nell'interno i lumi, non si arrischiarono a fare atti di violenza, ma, urlando parolacce da trivio, presero il largo. L'indomani Don Calcagno si recò dal Generale per sapere se sarebbe tutelata la sicurezza de' suoi giovani. Il Generale gli rispose constargli che si ordiva una cospirazione contro il Governo. Don Calcagno gli domandò se credesse che fra i cospiratori vi fossero anche i Salesiani. - Non so, rispose. Ammiro i vostri sacrifici e non mi mostrerò insensibile. - Così dicendo, lo licenziò. Si poteva dunque arguire che, se intorno a lui vi era chi vedeva di malocchio i Salesiani, egli non pareva dello stesso sentimento.
Pochi giorni dopo una persona privata avvertì al Protectorado che si stesse all'erta, perchè la Polizia aveva ordine di catturare tutti i Salesiani di notte e condurli in esilio. Don Calcagno mandò subito dal Console germanico, amico della Casa, pregandolo che difendesse i Salesiani da siffatte persecuzioni. Il Console andò tosto in persona da Alfaro per appurare la cosa. - Io non ho nulla contro i Salesiani, rispose, e desidero che si sappia. - Avendo poi soggiunto il Console che si buccinava dover essi venir esiliati di notte come i Cappuccini, replicò: - Se fossero colpevoli, non di notte, ma in pieno giorno il farei uscire dalla Repubblica. - Belle parole, ma la voce correva insistente e prendevano corpo i timori.
Un fatto accrebbe le apprensioni. Una mattina irruppero nel cortile del Collegio molti sbirri, comandati da un ufficiale famoso per atti sanguinari. Costui esigeva la consegna delle armi. Si aveva un bel dire che armi là dentro non v'erano! Egli strepitava e chiese di vedere certe casse piene di cartucce. Gli mostrarono alcuni cassoni accatastati presso un muro. I suoi uomini si buttarono sopra e li scassinarono. Li trovaron piene di mattonelle refrattarie, con le quali si dovevano fare riparazioni al forno. Si sarebbe potuto ridere dello smacco ; ma simili sospetti facevano pronosticare poco di buono.
Tanto tuonò che piovve, anzi fece gran tempesta. La notte sul 24 agosto avvenne simultaneamente una triplice irruzione della Polizia: al Protectorado, a La Tola e al Noviziato.
Al Protectorado l'ufficiale, che comandava la pattuglia, fatti radunare i Salesiani, intimò loro che s'incamminassero verso il Palazzo di Polizia, accordando pochi minuti per fornirsi di abiti. Don Calcagno tentò di opporsi; ma poichè vide inutile, anzi pericolosa ogni resistenza, desistette, e tutti scortati a guisa di malfattori, uscirono. I giovani, una cinquantina che non erano andati in vacanza, precipitati giù dalle camerate, strillavano, piangevano, pregavano la Madonna. Le loro grida, echeggiando nel silenzio notturno, si ripercuotevano dolorosamente nel cuore dei Superiori, mentre si allontanavano in mezzo a 60 soldati. Nel Palazzo di Polizia, nessuna formalita d'interrogatorio, gli stranieri furono rinchiusi in una angusta cella, dove stentavano a respirare; gli Equatoriani invece vennero obbligati con la forza a ritornare. Alcuni protestarono energicamente di voler seguire i loro Superiori. Sopraggiunto il comandante e saputo che il più accanito a resistere era il chierico Vittorio Emanuele Egas, lo prese con sè e ricondusse alla Polizia, ordinando ai soldati di far fuoco, non appena qualcuno tentasse ancora di opporre resistenza. Giunti in Collegio, li cacciarono nel parlatorio con guardie alla porta. Che fare ? Gli uni, avendo breviari, recitarono i sette salmi penitenziali, gli altri il rosario. Dovettero stare là fino alla mattina. Erano due coadiutori e dieci chierici. Egas, il primo Salesiano dell'Equatore, trasportato dall'esuberanza del suo temperamento e sfidando le minacce, non volle assolutamente staccarsi dai propri Superiori; fu quindi trascinato nella sorte comune. Alle quattro, fatti montare a cavallo, attraversarono la città, ancora sepolta nel sonno. Precedeva un picchetto di artiglieri; li stringeva ai fianchi e serrava alle spalle una squadra di gendarmi. Un ufficiale della scorta, quando si passava dinanzi al palazzo di Alfaro, si accostò al portone e attraverso lo sportello apertosi scambiò alcune parole con chi stava in attesa. Fuori di città, in luogo deserto, venne ordinato l'alt, il cui prolungarsi metteva angosciosi dubbi nell'animo degli arrestati.
Cominciava a quell'ora l'ansioso travaglio del coadiutore Pancheri. Egli, solito a passare la notte presso il cantiere di La Tola, crasi sentito bruscamente svegliare da concitati colpi alla porta. Disceso in gran fretta, si trovò di fronte a otto armati, che si precipitarono dentro, intimandogli di precederli, perchè dovevano perquisire l'abitazione e cercare le armi. Dopo l'inutile fatica se n'andarono. Quando poi egli prima del consueto si recò al Protectorado per fare con gli altri le sue pratiche di pietà, trovò la casa in subbuglio e molte guardie poste là a impedire che nessuno uscisse o entrasse. Con la forza si spinse oltre. Chierici e giovani lo attorniarono, gridandogli confusamente le vicende di quella notte. Corse al Palazzo di Polizia, ove domandò dei Salesiani. Gli fu risposto con mal garbo che erano partiti. Allora il suo amore ferito esplose in parole di fuoco senza risparmiare nessuno dei responsabili. All'improvviso quattro mani lo afferrarono e lo spinsero a viva forza dentro un vano stretto come un armadio; emparedar dicevano il rinserrare a quel modo un cristiano fra quattro anguste pareti. Nel buio di quella segreta, riflettendo che Don Bosco non avrebbe agito così, ne provò rìmorso e prese a dire il rosario. Verso le nove, tratto di là e padroneggiando i suoi nervi, subì un lungo e insultante interrogatorio, finito il quale fu scortato al Collegio, dove sotto i suoi occhi si apposero su tutto i suggelli, con l'ordine a lui di presentarsi all'Intendente di Polizia dopo pranzo. Provvisto alla refezione dei giovani, tornò alla Polizia; ma con sua sorpresa fu dichiarato libero. Il Ministero si affrettò a mandare nel Collegio un Direttore laico. Volevano fare lo stesso a La Tola; ma le proteste di Pancheri contro la violazione della proprietà privata valsero a far desistere: gli venne però imposto di custodìre sotto la sua responsabilità e a disposizione del Governo quanto ivi si trovava. Da quel giorno al buon Coadiutore toccò la sorte di difendere da solo l'onore e gli interessi della Congregazione.
Mentre Don Calcagno e i suoi aspettavano quale decisione si prendesse sul conto loro, ecco arrivare dal Noviziato in mezzo a un plotone di gendarmi il Direttore Don Guido Rocca e il Catechista Don Felice Tallachini. Li avevano strappati brutalmente ai loro ventiquattro novizi, che indarno supplicavano di poterli accompagnare. Pancheri portò anche a Sangolquì la sua provvida assistenza.
Questo bravo Salesiano si diede con tutta attività e zelo a invocare protezione dai Consoli tedesco, francese, peruano in favore dei deportati e dei chierici rimasti; il Console italiano era assente. Correva poi da una all'altra delle tre Case, cercava mezzi di sussistenza, nel Protectorado parlava financo dopo le orazioni della sera. Scrive un testimonio: « L'udire quelle sue parole, quel vedere un secolare d'alta statura, con tanto di barba, tutto commosso, produceva in tutti noi una grandissima impressione. Esortava alla perseveranza nella vocazione; il che la prima sera ci commosse fino alle lacrime e si sarebbe sacrificata la vita per trionfare in mezzo a tante difficoltà ». Questo trionfare si riferiva alla vittoria contro le male arti usate dai persecutori per indurre i chierici equatoriani a deporre l'abito e abbandonare la vocazione. Persone pie largheggiavano in soccorsi, primo fra tutti l'Arcivescovo Pietro Raffaele Gonzales-Callisto. (Continua).
Sac. PRADELLA FRANCESCO, da Brymeck (Prussia), † a Czerwisisk (Polonia), il 3-1-1944 a 73 anni.
Sac. MALDOTTI ANGELO, da Martignana di Po (Cremona), † a Santiago (Cuba) il 4-X-1943 a 66 anni.
Coad. ROMANIN OSVALDO, da Cordenons (Udine), † a Belluno il 25-II-1944 a 75 anni.
Coad. FRANCHI LUIGI, da Rimini (Forlì), † a Camaguey (Cuba) il 7-XI-1943 a 72 anni.
Coad. BORYCZKA COSTANTINO, da Bookenncitowice (Polonia), † Varsaviq (Polonia) il 6-XII-1944 a 44 anni.
Coad. WOJTKOWIAK GIUSEPPE, da Schwerte (Germania), † sul fronte di guerra russo il 1-1-1944 a 37 anni.
Ch. tr. LUTHE FRANCESCO, da Meckinghoven (Germania), † in guerra il 20-1-1944 a 28 anni.
Ch. tr. WALBERS GIOVANNI, da Essen Borbeck (Germania), † in guerra nel 1943 a 30 anni.
Ch. tr. CAVASINI GIUSEPPE, da Castellavazzo (Belluno), † a Piossasco (Torino), l'8-II-1944 a 20 anni.
S. E. REV.MA MONS. GIOSUÈ CATTAROSSI, Vescovo di Feltre e Belluno, † il 3-III u. s. ad 81 anni.
Resse per oltre trent'anni la diocesi bellunese, modello al Clero ed al popolo di eccelse virtù pastorali. Mite ed umile di cuore, impersonava infatti la figura del buon Pastore e si prodigava al bene delle anime con una pietà ed uno zelo fatto di amore e di abnegazione. Divise coi suoi fedeli le sofferenze e gli orrori di questa e dell'altra guerra, sostenendone la Fede avita fra gli eventi più turbinosi. Curò con particolare affetto la formazione del giovane clero e l'apostolato dell'A. C. Aveva per Don Bosco una grande devozione e per l'Opera nostra le più cordiali, paterne sollecitudini.
STUARDI MARIA Ved. VACCA, † a Poirino l'8-III u. s. ad 85 anni.
Visse la sua lunga giornata nella preghiera e nel lavoro, modello ai suoi cari di fervida vita cristiana.
Si spense serenamente, confortata dalla gioia di aver dato il figlio Don Giacomo alla Società Salesiana ed una figlia all'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice.
Altri Cooperatori defunti:
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Borse complete.
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Borsa SOSSELLA DON AUGUSTO, a cura degli ex allievi di Legnago, omaggio a D. Ricaldone nel Giubileo Sacerdotale - Somma prec. 10.000 - Nuovo versamento 1500 - Tot. 11.500.
Borsa UBALDI PROF. DON PAOLO (2a), a cura del Conte ing. Leone Roero di Monticello - Primo versamento 500.
Borsa VARIANI DON GIOVANNI, a cura di V. L. (Milano) - Primo versamento 3000.
Borsa VERSIGLIA MONS. LUIGI E CARAVARIO DON CALLISTO - Somma prec. 13.053,50 - Sorelle Provasi 100 - Tot. 13.153,50.
Borsa VOSTI DON SAMUELE - Somma prec. 8588 - Maria Bianchi 2o; Monasterolo Giovanni 25; Sac. Anfelo Rizzati 500; Pozzi Francesco 100 - Scovazzi Marietta Quaranti 25 - Zarzi Parolina 50; Bettini Paolo 100; Mons. Alberto Comoglio 500; Mario Nave 200 - Tot. 10.108.
(Segue).
I Cooperatori che, confessati e comunicati, visitano una chiesa o pubblica cappella (i Religiosi e le Religiose, la loro cappella privata) e quivi pregano secondo l'intenzione del Sommo Pontefice possono acquistare:
L'INDULGENZA PLENARIA
1) Nel giorno in cui dànno il nome alla Pia Unione dei Cooperatori.
2) Nel giorno in cui per la prima volta si consacrano al Sacro Cuore di Gesù.
3) Tutte le volte che per otto giorni continui attendono agli Esercizi spirituali.
4) In punto di morte se, confessati e comunicati, o almeno contriti, invocheranno divotamente il Santissimo Nome di Gesù, colla bocca, se potranno, od almeno col cuore.
OGNI MESE:
1) In un giorno del mese a loro scelta.
2) Il giorno in cui fanno l'Esercizio della Buona morte. 3) Il giorno in cui partecipano alla Conferenza mensile salesiana.
NEL MESE DI MAGGIO ANCHE:
Il giorno 3 - Invenzione della Santa Croce.
Il giorno 8 - Apparizione di S. Michele Arcangelo. Il giorno 18 - Ascensione di N. S. Gesù C. al Cielo. Il giorno 24 - Festa di Maria Ausiliatrice. Il giorno 28 - Pentecoste.