Anno LXVIII - n. 6 GIUGNO 1944- XXII
SOMMARIO: Don Bosco e la devozione al Sacro Cuore di Gesù - Sotto la cupola dell'Ausiliatrice - In famiglia - Dalle nostre Missioni: Cina - Il Conte Dott. Eugenio Rebaudengo - Necrologio - Tesoro spirituale - Crociata.
«Il trionfale e meraviglioso sviluppo della divozione al Sacro Cuore di Gesù è una delle prove più splendide di quei torrenti di dottrina e di pietà, con cui nella Chiesa del Signore ci vengono svelati sempre più luminosamente i disegni della Sapienza Divina ».
E questa la solenne intonazione delle lezioni liturgiche che lei Chiesa fu leggere ai sacerdoti di tutto il mondo nella festa del Sacro Cuore.
Il voto espresso dall'immortale Leone XIII, cioè « che la divozione al Sacro Cuore si propaghi in tutta la terra » è oggi un fatto compiuto. Tutti i ferventi cristiani conoscono e praticano questa divozione, perchè essa è l'espressione più genuina della divina santità della religione di Gesù Cristo. Un dotto e piissimo Cardinale ha potuto affermare che «il Cristianesimo non si potrebbe meglio identificare con nessun'altra divozione come con quella del Cuore di Gesù» (1). E la ragione è manifesta.
«Iddio è amore ed il suo Cuore eterno ha sempre amato. Cercare il perchè di tutta la successione dei misteri rivelati, in questo amore di Dio, costituisce la Teologia del Sacro Cuore. Come la persona di Gesù è Persona Divina, il suo Cuore creato sintetizza tutti gli amori del Cuore increato di Dio e ne riassume tutte le manifestazioni; esso è l'espressione viva e palpitante di tutti i misteri cattolici»! (2).
Da queste parole si rileva che la divozione al Sacro Cuore non è altro che la divozione alla carità divina di Gesù Cristo.
Come ne parlava S. Giovanni Bosco.
È propriamente questo il concetto sul quale Don Bosco insisteva sempre, parlando della Divozione al Sacro Cuore. Ecco come egli si esprimeva: « L'oggetto della divozione al Sacro Cuore di Gesù ci viene esposto da Gesù Cristo medesimo, il quale facendosi vedere più volte alla Beata Margherita Alacoque, ed ordinandole di propagare questa divozione, le fece intendere che era suo desiderio che si onorasse la sua ardente carità verso gli uomini, che lo spinse a tutto patire, persino la morte per la loro salvezza; che gli si offrisse il maggior possibile risarcimento per gli innumerevoli insulti che ha ricevuto e riceve; e si studiassero, imitassero e venerassero tutte le virtù di cui la sua anima è adorna » (1).
Queste parole, che Don Bosco rivolgeva ai fedeli in genere, contengono tutta la sostanza dottrinale della divozione al Sacro Cuore. Ma, parlando ai suoi giovani, Don Bosco spiegava il suo pensiero con semplicità anche maggiore: « Vi dirò che festeggiare il Sacro Cuore non è altro che onorare con speciale rimembranza, l'amore che Gesù portò agli uomini. Oh, l'amore grandissimo che Gesù ci portò nella sula Incarnazione e nascita, nella sua vita e predicazione e particolarmente nella sua Passione e Morte! » (2). Ci torna particolarmente caro accostare a queste parole di Don Bosco quelle del Papa di Don Bosco, Pio XI di venerata memoria, il quale, nella Enciclica Miserentissimus Deus, scriveva: « Fra tutti gli altri documenti della infinita bontà del nostro Redentore, questo risplende specialmente che, raffreddandosi l'amore dei fedeli, la stessa DIVINA CARITÀ propose SE STESSA ad essere onorata con speciale culto e il preziosissimo tesoro della Chiesa fu aperto generosamente con quella forma di venerazione, con cui onoriamo il Sacratissimo Cuore di Gesù nel quale sono nascosti tutti i tesori della Sapienza e della Scienza. (Coloss., II, 3) »
Don Bosco adunque era penetrato perfettamente nel pensiero e nelle intenzioni di Gesù e della Chiesa, fin dagli anni in cui la devozione era meno estesa che ai nostri giorni, e per di più, molto osteggiata anche dai cattolici infetti di Giansenismo. Ed è cosa notevole che il linguaggio adoperato da Don Bosco nei suoi scritti apparisca perfettamente identico a quanto scrissero i più insigni autori che trattano di tale devozione, compresi quelli che vissero prima di santa Margherita. Don Bosco infatti cita non soltanto il padre La Colombière, Direttore spirituale della Santa, ma anche il celebre padre Eudes, che più tardi sarebbe stato elevato all'onore degli altari e proclamato apostolo e teologo della divozione al Sacro Cuore. Ecco come si esprimeva questo santo parecchi anni prima delle apparizioni di Paray: « Il Cuore di Gesù è la sorgente della sua Incarnazione, della sua Natività, di tutti i misteri e stati della sua vita, di tutto ciò che ha fatto e sofferto in terra per la nostra salute. Poichè è proprio il suo Cuore, acceso d'amore per noi, che lo indusse a fare tutto questo per noi » (1).
Non si potrebbe pensare ad una più perfetta identità di pensiero tra i due grandi Santi. Tutti e due ripongono l'essenza della grande devozione nella infinita carità divina.
La singolare eccelsa prerogativa della divozione al Sacro Cuore è propriamente questa. « Fra tutte le divozioni approvate dalla Chiesa, come osserva un insigne teologo, nessuna onora direttamente ed esplicitamente l'amore di Gesù in se stesso. Ciascuna ha per oggetto un mistero d'amore, mentre il solo culto del Sacro Cuore tende a celebrare direttamente e per se stesso il mistero del suo amore» (2).
Si comprende così conte tale divozione, la più eccellente fra tutte, nella forma presente non sia stata proposta od escogitata da qualche Santo; sia invece venuta direttamente dal Cielo.
Lo ha proclamato Sua Santità Pio XII, nel suo primo anno di Pontificato, il giorno 14 giugno 1939, in una solenne udienza: « La divozione al Sacratissimo Cuore di Gesù, che in questi tempi si è così mirabilmente diffusa in tutta la Chiesa nelle sue più alte e svariate manifestazioni, è stata stabilita dal medesimo Salvatore Divino ».
Don Bosco e la divozione nella forma recente.
Ci affrettiamo però a dire che se Don Bosco riponeva tutta l'eccellenza della divozione del S. Cuore nell'origine divina e nella nobiltà dello scopo, conosceva pure pienamente e perfettamente la divozione anche nella forma rivelata a santa Margherita. Nella istruzione che abbiamo citata, dopo d'aver detto che la divozione al S.. Cuore sostanzialmente è antica come il Cristianesimo, egli ne determina chiaramente la natura, ne fissa l'oggetto materiale, l'oggetto formale, ne mette in luce l'eccellenza, i vantaggi e propone il modo migliore per la praticò, vale a dire l'amore all'Eucaristia, soprattutto alla santa Comunione, secondo i voleri di Gesù medesimo, ed infine l'imitazione delle virtù proprie del S. Cuore.
Don Lemoyne, il biografo di Don Bosco, scrive che fin dai primi tempi dell'Opera Salesiana « nell'animo di Don Bosco ardeva la divozione al Sacro Cuore di Gesù », che egli la propagava non solo tra i giovani ma anche tra i suoi amici e benefattori. Nel 1860 una nobile signora ringraziando Don Bosco dell'interesse che aveva dimostrato per la sua conversione dallo scisma, fra le altre cose scriveva: « Confido assai nella misericordia e nell'amore del Cuore di Gesù, mia prediletta divozione, ispiratami da Lei, anche prima che fossi cattolica» (1).
Un'altra signora, la Contessa Cambray Digny, moglie del Ministro delle Finanze, scriveva allo stesso Don Bosco: « La ringrazio dell'istruzione sugli Abissi del Sacro Cuore di Gesù, che Ella si compiacque di inviarmi e che io procurerò di considerare giornalmente... » (2).
Dal che appare che della grande divozione Don Bosco conosceva, diremmo, anche le sfumature e le pratiche specialissime proprie dei più ferventi.
Quando poi dal Sommo Pontefice Leone XIII gli venne affidata l'erezione della chiesa del Sacro Cuore in Roma, egli, al dire di Don Rinaldi « divenne l'apostolo infaticato del Sacro Cuore, diffondendone la divozione nelle sue Case e fuori; facendo scrivere articoli popolari sul Bollettino Salesiano dagli indimenticabili Don Bonetti e Don Cerruti..., rendendo familiari tra i suoi giovani le pratiche dei Nove Uffici e della Guardia d'Onore» (3).
E poichè ci accade di nominare Don Giovanni Bonetti diremo che egli fu uno di quei molti figli di Don Bosco che da lui attinsero un'ardente, soda divozione al Sacro Cuore. Era un sacerdote di eminenti virtù, di profonda pietà, di non comune cultura filosofica e letteraria; scrisse, tra gli altri, quel gioiello di libro che ha per titolo, Il Giardino degli eletti, operetta che da persone competenti fu giudicata uno dei migliori libri intorno alla divozione al Sacro Cuore (4).
(Continua).
(1) Card. PIE, Lettera al suo clero.
(2) BAUNARD, Un siècle de l'Eglise de France.
(1) Il cattolico provveduto, pag. 242-43(2) Memorie biografiche, vol. XI, 249.
(1) Coeur admirable, 1a medit.
(2) TERRIEN, La dévotion au Sacré Coeur de Jesus.
(1) Memorie biografiche, VI, 104-6. (2) Memorie biografiche, VIII, 995.(3) Memorie biografiche, vol. III, 243.
(4) L'operetta vide la luce nel 1875 in occasione del Centenario delle apparizioni del S. Cuore.
La Pasqua, colla celebrazione della risurrezione del Signore, ci ha portato un po' di conforto spirituale fra tante angoscie morali e tante sofferenze materiali. Ci siamo preparati colle commoventi funzioni della Settimana Santa, celebrate dal Rettor Maggiore. Nella meditazione dei misteri della Passione del Signore abbiamo trovato la forza di soffrire anche noi le tragiche ore della nostra passione, colla certezza della nostra risurrezione. Il martedì santo, abbiamo accolto con venerazione gli Ecc.mi Arcivescovi e Vescovi del Piemonte che, sotto la presidenza dell'Em.mo Card. Arcivescovo di Torino, tennero la conferenza episcopale all'ombra di Maria SS. Ausiliatrice, essendo tutta sinistrata la sede abituale nel Convitto della Consolata. Abbiamo letto loro negli occhi le ansie, le preoccupazioni e lo strazio per le sofferenze delle loro diocesi funestate dai bombardamenti e dai fratricidi, ed abbiamo pregato perchè le cure del loro ministero pastorale possano asciugare tante lagrime, lenire tante pene, impedire tanto spargimento di sangue innocente.
Nel giorno di Pasqua e nei seguenti abbiamo visto affluire tante anime alla Basilica di Maria Ausiliatrice per compiere il precetto pasquale: studenti delle pubbliche scuole, operai di varie industrie, parrocchiani e fedeli anche di fuori Torino. E questo ritorno alla grazia di Dio ci ha dato maggior fiducia nella misericordia della sua provvidenza.
Numerosi nostri sacerdoti si portarono anche nelle fabbriche della città a predicare ed a confessare. Altri si sparsero per l'Archidiocesi ed in Diocesi vicine a prestar l'opera loro a favore dei lavoratori. E fu uno spettacolo commovente il veder tante officine trasformarsi per qualche ora in chiese, e Gesù discendere fra operai e maestranze «sotto i veli dei Pani mutati - Ostia viva di pace e di amor » (MANZONI). Lo stesso Em.mo Cardinale Arcivescovo di Torino, S. E. Mons. Coppo ed altri Vescovi si recarono in vari reparti per la S. Messa e la distribuzione della S. Comunione. Il nostro Rettor Maggiore diede pure la Pasqua ad imponenti masse operaie dall'altare di Maria Ausiliatrice, rivolgendo a tutti la sua paterna parola. I nostri alunni vennero preparati da appositi corsi di Esercizi, ridotti alle esigenze dell'orario di sfollamento. L'Oratorio festivo celebrò la sua Pasqua con grande concorso di giovani e padri di famiglia. Gli ex allievi convennero in numero di circa duecento, la domenica 16 aprile.
La morte del Conte Rebaudengo.
La sera del 14 aprile, il sig. Don Ricaldone ci diede la dolorosa notizia della morte dell'insigne nostro benefattore, Conte Dott. Eugenio Rebaudengo, Presidente Generale della Pia Unione dei Cooperatori e delle Cooperatrici Salesiane, spirato serenamente nella sua villa di Guarene (Cuneo). Per quanto preparati dalle alternative della malattia che l'aveva sorpreso nel corso dell'inverno, ne provammo vivissimo cordoglio perchè egli era ormai di famiglia, non solo per la carica che copriva e pel bene che ci faceva, ma per l'affetto con cui condivideva la nostra vita, edificandoci coll'esempio della sua fede, della sua rettitudine di spirito, della sua austerità francescana, della sua nobiltà e generosità di cuore. Il Rettor Maggiore mise in evidenza i sacrifizi che egli si imponeva nel lavoro e nell'economia per risparmiare a vantaggio dei poveri e degli umili, e procurarsi la gioia di far del bene, con una modestia schiva di ringraziamenti, geloso che la mano sinistra non sapesse quanto donava la destra, come vuole il Vangelo. L'indomani si cantò subito la Messa solenne di suffragio. Poi i Superiori partirono tutti per Guarene per partecipare ai funerali.
Il giorno 20, per iniziativa della Società di Acque Potabili, convennero in Basilica le rappresentanze delle società industriali e bancarie di cui il Conte era attivissimo presidente o collaboratore ed assistettero alla Messa funebre celebrata dall'Economo Generale Don Giraudi. Poi ascoltarono le parole del Rettor Maggiore che rievocò l'esempio della sua vita sinceramente e profondamente cristiana.
Di questo insigne Benefattore dell'Opera Salesiana diciamo più ampiamente nelle pagine seguenti.
Il mese dell'Ausiliatrice.
Lo stesso giorno i nostri studenti profughi dalla Casa di Cumiana che continuano a frequentare le scuole di Valsalice, iniziarono i loro Esercizi Spirituali che conchiusero con una fervorosa Comunione.
II 22 a sera, vigilia dell'inizio del Mese di Maria Ausiliatrice, il Rettor Maggiore, seguendo l'esempio di Don Bosco e dei suoi successori, ci diede la «Buona notte » incitandoci a celebrare con la massima devozione il mese della Madonna ed invitandoci con purezza di vita e con fervore di pietà a pregare per il ritorno a Dio delle anime, specialmente degli operai e dirigenti. Il mese cominciò regolarmente con la triplice tradizionale predicazione.
Molta folla specialmente alla funzione serale:
tutta gente costretta a rimanere in città, confidando nella protezione del Signore e nella materna assistenza di Maria Ausiliatrice. Una prova della misericordia divina ci venne subito, il 25, quando, poco dopo mezzogiorno, si scatenò proprio presso la nostra zona un nuovo violentissimo bombardamento. Fu grazia di Dio se, fra tante rovine e tanti lutti, noi siamo stati risparmiati.
Speciali funzioni si svolsero in parrocchia per la Prima Comunione e per la S. Cresima impartita dall'Em.mo Cardinale Arcivescovo.
Pavia - Giornata memoranda.
Il 16 aprile u. s. il bel santuario della Madonna delle Grazie, a noi affidato da quasi mezzo secolo e recentemente eretto in parrocchia, ha vissuto una giornata d'intensa fede attorno alla taumaturga imagine della Beata Vergine che con un cumulo di prodigi ha suscitato tanta divozione in tutta la città. Preparata da un apposito triduo di predicazione, la popolazione accorse in massa alle sacre funzioni, decorate da scelta musica della corale parrocchiale. Lo stesso Ecc.mo Vescovo Monsignor Carlo Allorio celebrò la Messa pei giovani, distribuendo la prima Comunione ad un bel numero di bambini che infervorò al grande atto con una paterna allocuzione. E, nel pomeriggio, alla presenza di una folla accorsa anche dalla città, con tutta la solennità del sacro rito, impose sulla fronte del Divino Infante e su quella della Madre Divina le preziose corone composte dalla pietà e dalla gratitudine dei fedeli. Prese quindi la parola per illustrare al popolo il significato della cerimonia e per spronare tutti a riporre ancora una volta la loro fiducia nella materna intercessione della Vergine Santa per la liberazione da tante angustie e calamità, per la protezione della città, della diocesi e della Patria. Impartita infine pontificalmente l'Eucaristica benedizione, raggiunse l'aula magna dell'Istituto Magistrale
« Maddalena da Canossa », gentilmente concesso dalle ottime Suore Canossiane, per assistere alla conferenza salesiana, che chiuse con affettuose parole di augurio e di benedizione. A sera, la filodrammatica dell'Oratorio attirò ancora una folla di gente con la rappresentazione di una geniale operetta che coronò di sana allegria la memoranda giornata.
CINA
Amatissimo Padre,
dopo l'ultima sua lettera del 22 novembre 1939 non ebbi più notizie di Torino. Le comunicazioni furono talmente bloccate che è quasi impossibile la corrispondenza. Durante questi quattro anni ho continuato il mio ministero come Ordinario in questa Prefettura Apostolica confidando nella protezione di Maria Ausiliatrice e del nostro caro Padre S. Giovanni Bosco. Il 28 ottobre prossimo si compiranno cinque anni dalla mia partenza dal nostro Collegio di Kunming (Yunnanfu). Il mio lavoro è stato diviso fra il clero indigeno qui e là. Devo rendere speciali grazie a Dio che mi ha protetto in tutte le difficoltà ed aiutato a portare questa Prefettura ad un buon grado di prosperità soprattutto nelle opere di beneficenza e per le vocazioni ecclesiastiche. Nel 1941 si è potuto completare il Seminario per le vocazioni indigene ed è pieno di giovani di buona volontà, desiderosi di divenire sacerdoti in questa diocesi. Nel 1942 ho potuto condurre a termine la costruzione di un ampio Ospedale cattolico. L'ho inaugurato il 1 gennaio 1943. L'Ospedale è molto ben accudito da Suore specializzate venute dalla Jugoslavia ed ebbe grandi aiuti dalle Autorità. In tutti i cinque anni trascorsi ho potuto visitare annualmente il nostro collegio di Kunming, predicandovi gli Esercizi Spirituali ai Confratelli e supplendo l'Ispettore Don Braga per la visita canonica. Il collegio è diretto dal nostro Don Majcen, al quale potei dare anche qualche indispensabile aiuto materiale. È ben organizzato e promette un grande apostolato. La costruzione è stata ampliata. Don Majcen è solo a portare il peso del lavoro perchè Don Seng fu vittima di un incidente che gli ha rotto le gambe ed è tuttora ricoverato all'Ospedale, premurosamente e gratuitamente curato da bravi dottori. Ci vorrebbero almeno altri due sacerdoti.
Queste sono le notizie principali, che spero porteranno un po' di conforto al suo cuore paterno.
Tanti ossequi a lei ed a tutti i Superìori. Preghi pel suo
Chaotung (Yunnan), 14-VIII-1943 umil.mo ed aff.mo in G. C.
Mons. GIUSEPPE KEREC,
Amministratore Apostolico.
Cav. di Gran Croce dell'Ordine Piano Presidente Generale della Pia Unione dei Cooperatori Salesiani.
Il 14 aprile u. s. il Signore chiamava al Cielo l'anima eletta del Presidente Generale della Pia Unione dei nostri Cooperatori, Conte Dott. Eugenio Rebaudengo, spirato fra le braccia del sig. Don Fedele Giraudi col conforto di tutti i carismi di nostra santa religione, di una speciale benedizione del Santo Padre e dell'affettuosa assistenza dei suoi cari.
Aveva superato nel corso dell'inverno ripetuti attacchi di bronco-polmonite, riprendendo ogni volta prontamente la sua abituale attività. Ma la robusta fibra, strapazzata in questi ultimi tempi dai disagi richiesti dal cumulo dei suoi impegni e dal suo vivo senso di responsabilità, vi aveva esaurito le sue risorse. Il Rettor Maggiore l'aveva visitato a più riprese nella sua villa di Guarene d'Alba, seguendo giorno per giorno le alterne vicende del male ed indicendo preghiere nelle nostre Case ed in quelle dell'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice. E da ogni visita aveva riportato impressioni di grande edificazione per la cristiana conformità del suo spirito alla volontà di Dio. Il compianto Conte aveva infatti della morte un concetto eminentemente evangelico: del passaggio alla pienezza della vita nella beatitudine eterna dell'unione con Dio. Ricordiamo ancora una sua spontanea protesta alle nozze del Duca di Genova. Il Cardinale Arcivescovo di Torino aveva conchiuso il sacro rito coll'augurio che tutti i presenti potessero ritrovarsi riuniti un giorno in Paradiso. Ed un signore, commentando, all'uscita, le parole del Cardinale, aveva soggiunto: « Il più tardi possibile! ». Il Conte non potè celare la sua sorpresa: «Ma come? - disse - Se siamo cristiani, dobbiamo desiderare di andare quanto prima in Cielo! ». Ben lungi quindi dal sentire terrore della morte, vi si era andato disponendo con quella serena fortezza cristiana che lo aveva sostenuto in tutte le prove della vita e soprattutto nella dolorosa separazione dalla sua diletta consorte, la Contessa Teresa Ceriana Mayneri, che l'aveva preceduto nella Patria celeste il 12 luglio 1919.
Conservò la sua lucidità di mente fino all'altimo e rispose alla chiamata del Signore con sensi di viva fede e di ferma speranza, avvalorata dalla coscienza di una vita nobilmente spesa a gloria di Dio, a servizio della Patria ed a vantaggio della società. Stava per toccare gli 82 anni, essendo nato in Torino, il 29 giugno del 1862. Serbava particolare gratitudine ai suoi genitori, il Conte Giovanni Cesare, Ministro onorario di Casa Reale ai tempi di Vittorio Emanuele II, e la Contessa Cristina Sismonda, per averlo educato fin da piccolo ad un tenor di vita quasi spartana, all'economia ed al risparmio. Trascorse la sua fanciullezza, parte a Torino, parte a Guarene d'Alba.
E compì i suoi studi all'Ateneo torinese, coronandoli con la laurea in Giurisprudenza a pieni voti assoluti, nel 1883.
Dotato di spiccato senso pratico, di rettitudine di spirito e di chiara coscienza della responsabilità, preferì il campo amministrativo, ove si acquistò tal credito, che ben presto il suo nome, e, più ancora, la sua competenza divenne ricercatissima da società bancarie ed industriali cui dava il più alto affidamento con la fama della sua perizia e della sua sagacia. Nel 1894 sposò la Contessina Teresa Ceriana Mayneri, che fu il vero angelo della sua vita per le sublimi virtù che l'ornavano e pel purissimo affetto che a lui portava. Il risorgimento della Patria attrasse ben presto la sua attività anche nel campo politico. Fece parte dell'amministrazione provinciale di Cuneo per molti anni; per 16 anni appartenne pure alla Commissione comunale delle imposte in Torino, di cui fu pur Presidente. Eletto deputato dal Collegio di Bra l'8 marzo 1903, fu nel Parlamento per tre Legislature. Nel luglio 1913 gli fu conferito il Laticlavio; e come Senatore partecipò anche più direttamente alla tutela degli interessi della Patria. Carattere positivo, sentiva tutto il dovere della sua carica e si sobbarcava anche a gravi sacrifici per compierlo fedelmente. Non possiamo indugiarci ad illustrare le sue benemerenze; ma la storia gli farà la giusta parte.
Noi lo sentiamo soprattutto come Cooperatore, anzi come Presidente modello dei Cooperatori Salesiani. Ed è in questa luce che desideriamo rievocarne la nobile figura ai nostri Cooperatori ed alle nostre Cooperatrici.
Fu la sua Signora ad interessarlo delle Opere di Don Bosco. La pia Contessa, anima sensibilissima a tutte le voci dell'indigenza e della sofferenza, mente aperta ai più assillanti problemi della vita sociale, cuore fatto per gli umili, pei poveri, affezionatissima alla classe operaia, aveva appreso in famiglia la devozione a Don Bosco e l'ammirazione per le sue istituzioni. Poichè il Santo aveva trovato in casa Ceriana pronta comprensione e larga beneficenza; si era quindi legato ai suoi genitori e parenti di tanta gratitudine da creare stretti vincoli anche pei suoi successori. Presidente del Comitato Torinese dell'Unione Donne Cattoliche, aveva pure accettato dal compianto Don Rinaldi, allora Prefetto Generale della Società Salesiana, la direzione del « Comitato per le Amiche delle Lavoratrici» presso l'Oratorio femminile « Maria Ausiliatrice » e vi aveva prodigato tanto del suo zelo. Angustiata poi dall'abbandono della gioventù cittadina nelle zone della periferia, aveva sollecitato l'apertura dell'Oratorio di Borgo S. Paolo, offrendo ella stessa la prima somma per l'acquisto del terreno. Ed, appena inaugurato, si era perfino impegnata con altre illustri dame dell'aristocrazia torinese a fare i Catechismi ai figli del popolo di quel remoto rione per la preparazione dei piccoli alla prima Comunione.
Il fervore della sua carità e del suo apostolato non poteva lasciare indifferente l'animo del diletto Consorte che, pur essendo tanto preso dagli oneri amministrativi e dall'attività parlamentare, si sentì potentemente attratto verso la Famiglia Salesiana. Uomo capace di valutare le pubbliche istituzioni, non tardò a passare dalla simpatia per la genialità delle Opere di Don Bosco, alla fattiva cooperazione. A giorno con le esperienze e con le esigenze della vita sociale, sentì soprattutto la provvidenza dell'opera degli Oratori e delle Scuole Professionali per l'educazione e l'elevazione dei figli del popolo e della classe operaia. Non pago quindi di favorire le benefiche iniziative della sua pia Signora, prese ben tosto a prestare il suo appoggio diretto, la sua personale influenza ed il suo aiuto alle nostre istituzioni. Ed i rapporti coi successori di Don Bosco si strinsero tanto, da consentire nel 1919 a Don Albera di offrire al Conte la Presidenza della Pia Unione dei Cooperatori e delle Cooperatrici Salesiane, affidandogli in pari tempo la Presidenza del Comitato Esecutivo per l'erezione del monumento a Don Bosco sulla piazza Maria Ausiliatrice. Con quale proposito il Conte abbia assunto l'ufficio stanno cinque lustri di cooperazione salesiana a documentarlo. E quale cooperazione! Cooperazione di esempio, di parola, di attività, di beneficenza. La Divina Provvidenza, che gli aveva concesso cinque lustri di gioie domestiche a fianco della sua incomparabile Consorte condividendone lo zelo nelle opere di carità, lo legò per altri venticinque anni alla nostra Famiglia a continuare l'altissima missione. E fu tutto della nostra Famiglia e per la nostra Famiglia! Il suo giubileo d'argento come Presidente dei Cooperatori Salesiani coincise col giubileo d'oro sacerdotale del nostro venerato Rettor Maggiore. E noi l'avremmo celebrato con qualche dimostrazione particolare se la sua modestia non se ne fosse schermita e l'incubo della guerra non ci avesse travolto in tante preoccupazioni. Ma gli Annali della Società Salesiana segneranno a caratteri indelebili la sua cooperazione. Cooperazione, anzitutto, di esempio. Poichè il Conte prese alla lettera il Regolamento dato da Don Bosco ai soci della Pia Unione. Ed informò tutta la sua vita privata e pubblica all'ideale cristiano che il Santo aveva vagheggiato nel fondarla. Noi fummo testimoni della sua fede, della sua pietà, della sua rettitudine, del suo distacco dai beni della terra, del suo spirito evangelico nell'esercizio della carità, del suo zelo per la gloria di Dio e la salvezza delle anime. Educato al senso più alto del dovere, portava nella pratica della religione un criterio di coerenza e di intransigenza che uniformava tutta la sua condotta alla legge del Vangelo. Avidissimo della parola di Dio, non perdeva sillaba delle predicazioni durante le sacre funzioni. Edificantissimo il suo raccoglimento nell'assistenza alla santa Messa e nell'accostarsi ai santi Sacramenti.
Della sua divozione alla Madonna ricordiamo l'ammirazione di un alto personaggio, il quale, viaggiando nello stesso scompartimento, vide il Conte recitare parecchi Rosari tra Torino e Roma. La giaculatoria che gli era più cara e che ripeteva più frequentemente sul letto di storte era: « Cara Madre Vergine Maria, fate che io salvi l'anima mia! ».
La perfetta coerenza allo spirito di fede traspariva da tutte le sue parole, che gli uscivano dal labbro, affabili sempre, ma calibrate, quasi ne dovesse render conto immediatamente a Dio. Si animavano poi di un calore di sincero fervore quando pubblicamente si levava a rappresentare la Pia Unione di cui era Presidente, sia nelle familiari dimostrazioni di affettuosa solidarietà che gli offrivano i nostri convegni, sia quando porgeva omaggio ai successori di Don Bosco, sia ancor più quando perorava qualche nostra iniziativa od esaltava qualche benemerenza dell'Opera salesiana.
Fu indubbiamente il nostro più grande benefattore e cooperatore. Monumento della stia munificenza resta l'Istituto ch'egli lasciò dedicare al nome dei « Conti Rebaudengo e per ricordare con la sua degnissima Consorte anche i suoi Genitori. Ma Dio solo può misurare il bene ch'egli ha compiuto. Perchè la sua modestia non voleva che neppure la mano sinistra sapesse quello che donava la destra. Come insegna il Vangelo. Alieno da qualsiasi pubblicità, egli si schermiva abilmente anche dalle doverose attestazioni di riconoscenza. Il giorno dell'inaugurazione dell'Istituto Professionale Missionario, non ci fu verso di indurlo a presenziare la solerne cerimonia, che voleva essere un pubblico tributo di gratitudine di autorità e beneficati alla sua munificenza. Ma l'Istituto continuerà a proclamare attraverso i secoli la sua fede e la sua carità con l'offrire educazione e lavoro a migliaia di giovinetti e col lanciare annualmente schiere di apostoli e di evangelizzatori nelle lontane terre di missione, portando nel nome di Don Bosco la civiltà cristiana ai popoli selvaggi. Ed innumerevoli altre anime serberanno nel cuore il ricordo della sua bontà: umili lavoratori della terra, operai di tante industrie, poveri e bisognosi, soprattutto giovani orfani od abbandonati, che ebbero da lui pane e lavoro, l'aiuto necessario a formarsi una posizione sociale, conforto e soccorso nelle angustie e nelle sventure della vita.
L'apostolato della carità divenne infatti la sua missione specifica in questi ultimi anni. E per compierlo in più larga misura, volle vivere povero fra le ricchezze, povero di una povertà francescana, tenacemente fedele alla più austera sobrietà, alla più rigida economia, risparmiando perfino il centesimo per prodigar tutto in beneficenza. La sua meritoria vivrà pertanto in benedizione. E le opere ch'egli lascia, in potenza di ulteriore definitivo sviluppo, ricorderanno ai posteri non solo la grande generosità del suo cuore magnanimo, ma soprattutto la cristiana concezione ch'egli ebbe dei doni di Dio, della vita e dei beni della terra: di un capitale, cioè, di cui Dio è padrone, e gli uomini semplici usufruttuari, impegnati a render conto al Signore della loro amministrazione e della loro obbedienza alla legge della carità che impone di dare il superfluo ai poveri: Quod superest date eleemosynam. (Luc., XI, 41).
Il buon Conte non diede soltanto il superfluo. Diede tutto quanto aveva. Or, se Don Bosco ha detto che « In fin di vita si raccoglie il frutto delle opere buone », noi, strumenti della sua beneficenza, pensiamo al premio che il Signore gli avrà preparato in Paradiso. E, mentre continuiamo a pregare e ad invocar suffragi per l'anima sua, ne serbiamo perenne la memoria con gratitudine infinita e la tramandiano ai posteri, fulgido esempio di virtù religiose, civili e sociali, modello ai Cooperatori ed alle Cooperatrici Salesiane secondo lo spirito del Santo fondatore.
La sua salma riposa per ora nella tomba di famiglia in Guarene d'Alba presso quella della sua degnissima Consorte.
Sac. SEMPLICI ANGELO, da Bubbiano (Milano), † a Lisbona il 25-III u. s. a 65 anni.
Passò quasi tutta la sua vita salesiana nel Portogallo ove tenne per 4 anni anche la direzione del nostro Istituto di Lisbona, molto apprezzato per le sue belle doti di mente e di cuore.
Ch. RE CAMILLO, da Grazzano (Asti), † a Piossasco (Torino) il 21-II-1944 a 2o anni.
Coad. Prearo Antonio, da Badia Polesine (Padova), † a Varazze (Savona) il 2-III-1944 a 76 anni.
Coad. ROMANIN OSVALDO, da Villa d'Arco di Cordenons (Udine), † a Belluno il 15-II-1944 a 75 anni.
S. E. Rev.ma Mons. GIUSEPPE PERRACHON, delle Missioni della Consolata, † a Bra (Torino), il 14-IV u. s. a 58 anni.
Cominciò i suoi studi nel nostro Collegio S. Giovanni Evangelista di Torino e li proseguì nei Seminari diocesani fino al Sacerdozio. Infervorato quindi di zelo missionario, entrò nell'Istituto della Consolata per le Missioni Estere e nel 1911 partì per l'Africa prestando il suo ministero nel Vicariato di Nyeri (Kenya), ove rivelò subito la sua tempra di autentico apostolo, d'instancabile lavoratore, di maestro e padre. Ufficiale medico e Cappellano durante l'altra guerra mondiale, diresse per 34 mesi l'Ospedale di Mombasa. Poi passò alla direzione del Seminario indigeno del Kenya finchè successe a Mons. Perlo come Amministratore Apostolico del Kenya. Promosso Vicario Ap. di Nyeri e consacrato Vescovo nel 1926, estese il suo pastorale ministero a tutto il Vicariato, mettendo a frutto la sua esperienza missionaria anche con pubblicazioni linguistiche molto apprezzate. Tornato in Italia continuò ad edificare confratelli e fedeli con le sue virtù, serbando anche per l'Opera nostra cordiale affezione che manifestava ad ogni invito per le sacre funzioni.
Dott. Comm. LUIGI GAMBARA, † a Felino (Parma), il 20-IV u. s. ad 86 anni.
Medico del nostro Istituto S. Benedetto fin dalla fondazione, continuò la sua preziosa prestazione gratuita, con assiduità ed affetto paterno, per oltre 50 anni, legato da vivissimo affetto a tutti i salesiani e specialmente al primo successore di S. Giovanni Bosco, il Servo di Dio Don Michele Rua. Cattolico esemplare, animo mite, carattere affabile e nobilissimo, tenne, anche pubbliche cariche, senza mai nascondere i suoi sentimenti di fede intensamente vissuta ed apertamente professata. Oltre la rara competenza nella scienza clinica, aveva raggiunto considerevole fama con la pubblicazione di apprezzati studi storici locali e con l'applicazione alla pittura in cui rivelava una finezza non comune. La sua carità, soprattutto, ne conserva la memoria in benedizione.
CIRESA ANGELINA ved. SELVA, † a Cortenova (Como), il 9-X-1943
Donna di fede e di pietà profonda, crebbe la sua famiglia a tal fervore di vita cristiana che le meritò dal Signore la vocazione di un figlio alla vita missionaria salesiana ed alla dignità episcopale, e di una figlia all'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Il figlio S. E. Mons. Giuseppe Selva, Vescovo titolare di Metre e Prelato di Registro di Araguaya (Brasile), non potè esserle accanto nel corso della dolorosa malattia che la condusse alla tomba; ma le sue fatiche apostoliche ottennero alla mamma il conforto della rassegnazione cristiana e di una morte edificante.
MARIA BIANCO, † a Caluso, il 22-IV u. s.
Anima eletta, tutta di Dio, viveva in costante aspirazione di preghiera e di apostolato, prodigando il suo zelo ad ogni opera buona, ma specialmente alla cura dei piccoli ed alla cristiana educazione della gioventù. Devotissima di Maria Ausiliatrice e di S. Giovanni Bosco, trovava il più grande conforto nel pellegrinare al santuario di Torino e non risparmiava sacrifizi per favorire l'Opera salesiana specialmente nella sua diocesi. Cooperatrice esemplare, si prestava generosamente per l'istruzione religiosa e per l'A. C. nella sua parrocchia, anelando di portare anime a Dio.
CATERINA ARBRUN ved. PEYNETTI, † ad Orbassano (Torino) l'11-IV u. s. ad 82 anni.
Visse la sua lunga giornata in costante fervore di pietà e di carità cristiana, alimentato quasi quotidianamente della santa Comunione e dalla divozione alla Madonna. Sempre rassegnata alla volontà di Dio, seppe sostenere cristianamente le prove e le sofferenze, anelando a riunirsi in Cielo col compianto suo consorte, il Dott. Pier Luigi Peynetti, che le era stato di tanta edificazione e di tanto conforto in terra.
Dott. SEBASTIANO SBERNA, † a Firenze, il 3-IV u. s.
Affezionatissimo ex-allievo, oltre alla cordiale collaborazione alla vita dell'Unione, prestava al nostro Istituto tutte le cure della sua professione gratuitamente con paterna sollecitudine, animata dalla più viva devozione a Maria Ausiliatrice ed a S. Giovanni Bosco ai cui insegnamenti ispirava costantemente la sua cristiana esemplare condotta.
ARZONE SABINA ved. RICALDONE, † a Mirabello Monferrato (Alessandria), il 6-III-1944 a 79 anni.
Donna di stampo antico, informò tutta la sua vita agli insegnamenti del S. Vangelo.
Madre di dodici figli, fu felice di poterne consacrare tre al Signore nella Congregazione Salesiana e l'unica figlia nell'istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice. La sua vita trascorse tutta nella preghiera, nel lavoro e nel sacrifizio. La morte non la colse impreparata, poichè da più di trent'anni soleva fare tutte le mattine la S. Comunione.
Maria Ausiliatrice e D. Bosco, di cui era divotissima, le avranno affrettato il premio nella Patria celeste.
OLIMPIA MADERNI Ved. fu Prof. G. GALLI, † a Besazio (Ct. Ticino - Svizzera), il 5-III u. s.
Benemerita Cooperatrice zelò la devozione di Maria SS. Ausiliatrice e S. G. Bosco con gran fervore in mezzo alla popolazione e sostenne generosamente le Opere di S. G. Bosco specialmente le Missioni Salesiane con molti battesimi di bambini.
Lascia esempi luminosi di virtù religiose e domestiche, amata da tutti pel suo gran cuore e per la sua bontà a sollievo dei poveri.
BACCHIO GIUDITTA n. MASSARA, † ad Ozegna Canavese il 17-IV u. s. a 77 anni.
Donna di gran fede e di pietà sentita, viveva in fervida unione con Dio, accanto al figlio parroco, esempio alla popolazione di bontà e di spirito di sacrificio. Tutti i risparmi che poteva fare con le sue mortificazioni li elargiva in carità specialmente a favore delle Opere Salesiane cui era legata dalla divozione a Maria Ausiliatrice ed a S. Giovanni Bosco.
MONTA' GIUSEPPE, † a Bandito di Bra, il 28-IV u. s. a 74 anni.
Fervente cooperatore, seppe informare allo spirito cristiano la sua famiglia e fu benedetto da Dio con la vocazione di una figlia all'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice.
Altri Cooperatori defunti:
Albertini Genesia, Granerolo (Novara) - Albertini Isaia, Crusinallo (Novara) - Baretta Luigia, Camnago Lentate (Milano) - N. D. Costanza Bonelli, S. Marino - Borra Francesca, Pian Camuno (Brescia) - Borroni Luigi, Barlassina (Milano) - Cora D. Giov. Battista, Riva di Chieri (Torino) - Cretier Alessandro, Mongiove (Aosta) - Cretier Francesco, Mongiove (Aosta) - De Luigi Maria, Cadiroggio (Reggio E.) - Dolci Francesco, Chiavenna (Sondrio) - Ferraris Giuseppe, Viarigi (Asti) - Critti Pietro, Calcinate (Bergamo) - Guerinoni Emanuele, Gorno (Bergamo) - Lovera Cont. Lidia Ved. Gazelli, Torino - Lucchesini Avv. Cav. Silvio, Fosdinovo (Apuania) - Magri Pia, Ferrara - Marengo Maria, Racconigi (Cuneo) - Morlotti Giovanni, Almenno S. Salvatore (Bergamo) - Muratore Anna, Savonera (Torino) - Oreglia Maddalena, Savigliano (Cuneo) - Pesenti Serafina, Gorlago (Bergamo) - Portigliotti Ezia, Fara Novarese (Novara) - Quaglia Luigi, Sutrio (Udine) - Rivera Annetta, Diano Marina (Imperia) - Scaletta Maria, Cairo Montenotte (Savona) - Spagliardi Angela ved. Reposo, Novara - Vaula Antonio, Caselle Torinese (Torino) - Zambon Nicola, Colfosco (Treviso) - Zilli Angelina, Madrisio (Udine) - Zuech Angela, Revò (Trento).
I Cooperatori che, confessati e comunicati, visitano una chiesa o pubblica cappella (i Religiosi e le Religiose, la loro cappella privata) e quivi pregano secondo l'intenzione del Sommo Pontefice possono acquistare:
L'INDULGENZA PLENARIA
1) Nel giorno in cui dànno il nome alla Pia Unione dei Cooperatori.
2) Nel giorno in cui per la prima volta si consacrano al Sacro Cuore di Gesù.
3) Tutte le volte che per otto giorni continui attendono agli Esercizi spirituali.
4) In punto di morte se, confessati e comunicati, o almeno contriti, invocheranno divotamente il Santissimo Nome di Gesù, colla bocca, se potranno, od almeno col cuore. OGNI MESE:
1) In un giorno del mese a loro scelta.
2) Il giorno in cui fanno l'Esercizio della Buona morte. 3) II giorno in cui partecipano alla Conferenza mensile salesiana.
NEL MESE DI GIUGNO ANCHE:
Il giorno 4 - SS. Trinità. Il giorno 8 - Corpus Domini.
Il giorno 17 - Sacro Cuore di Maria. Il giorno 24 S. Giovanni Battista.
Il giorno 30 - Commemorazione di S. Paolo.
Ci sono pervenuti altri sei libriccini della Collana LUX che raccomandiamo ben volentieri per la più ampia propaganda:
D BERTETTO - Pane. (Il pane che scarseggia di più).
A BARBERIS - Intervista col diavolo. (Pregiudizi e malafede).
M. SONAGLIA - Mamma. (Per signorine). BOTTILIONI - Conigli. (Rispetto umano). A. M. ALESSI - Lo schiavo sul trono. (Storia di Giuseppe in rapporto con la Divina Provvidenza).
TONI DI Rosà - Acquarelli. (Scene dal vero sull'ignoranza religiosa e morale).
Prezzo di ogni fascicolo L. 1,50
Collana LABOR:
Dr. ALESSANDRO CANTONO - Catechismo sociale. Manuale pratico che tratta popolarmente dei problemi sociali in cinque capitoli: La persona umana e i suoi diritti - La società, la famiglia, il Comune - Lavoro, salario, sindacato, sindacalismo - Il diritto di proprietà - Lo Stato - La comunità delle nazioni L. 8.
Per ordinazioni rivolgersi alla:
- LIBRERIA DELLA DOTTRINA CRISTIANA - Colle D. Bosco - CASTELNUOVO D. BOSCO (Asti).
Borse complete.
Borsa LOVATO LUIGI, come da disposizione testamentaria.
Borsa CIMATTI MONS. VINCENZO (4a), pro Giappone, a cura di T. O.
Borsa TRIONE DON STEFANO - Somma prec. 19.707,05 - Sgellino Eligio 25; Chiappetti Donienica 5; Coniugi Marchetti 20; C. M. 20; Zelatrici Cuorgnè 100; Mussatti 20; Parroco Cuorgnè 50; N. N. Soo - Tot. 20.447.05.
Borsa S. MICHELE, a cura della Casa Salesiana di Foglizzo e come omaggio al Rettor Maggiore dei Salesiani nella fausta ricorrenza della Messa d'Oro - Somma prec. 16.5oo - A compimento 4000 - Tot. 20.500.
Borsa RINALDI DON FILIPPO (8a), a cura di N. N., Vercelli.
Borsa S. GIOVANNI BOSCO (11a), a cura di Andritto Giovanna V. P.
Borsa CARLEVARIS RAG. CARLO ed ESTER coi figli grati pel continuo patrocinio di Maria SS. Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco.
Borse da completare.
Borsa ANIME DEL PURGATORIO (12a) - Somma prec. 1646,35 - Vichi E. 10; Tallandini Don Aldo 50; Vinchio R. e C. 5o; Tartuffo E. 50 Tot. 1806,3 5.
Borsa ASTORI SAC. PROF. MARIO - Somma préc. 16.558,30 - Cirincione Cesira 10 - Tot. 16.568,30.
Borsa BINELLI DON FRANCESCO E DON GIUSEPPE - Somma prec. 12.700 - Conti Guglielmo 300; Luigi Binelli 50 - Tot. 13.050.
Borsa BARBIERI TERESA RANGONE a cura dei suoi cari, nel 25° Anniversario delle nozze Livia Barbieri - Col. Mario Massobrio - Somma prec. 2975 - Nuovo versamento 5000 - Tot. 7975.
Borsa BLANDINO GIOVANNI - Somma prec. 7770 - N. N. 80; N. N. 50 - Tot. 7900.
Borsa BRIOSCHI ANGELO Salesiano, in memoria del compianto e fedele servo della possente Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco - Somma prec. 200 - Cappello 102; Stefanina Giuseppina Pianazza 150 - Tot. 452.
Borsa BETTINI DON ATTILIO, a cura di Angela Poli Marchese - Somma prec. 2000 - Cesira Cirincione 10 - Tot. 2010.
Borsa BALDI DON LUIGI - Somma prec. 5245 - N. N. 171 - Tot. 5416.
Borsa COLOMBO DON SISTO - Somma prec. 2455 - Pozzi Francesco So - Tot. 2505.
Borsa CALVI SAC. PROF. G. B., a cura di una pia benefattrice - Somma prec. 2242,50 - Guazzotti Anna 100 - Tot. 2342,50.
Borsa CENCI CAV. PIETRO Salesiano - Somma prec. 150 - Pozzi ed ex allievi sarti 100 - Tot. 250.
Borsa DON BOSCO PROTEGGI GLI ALPINI D'ITALIA - Somma prec. 155o - Osella Lorenzo 5o - Tot. 16oo.
Borsa D. BOSCO PROTETTORE DEI GIOVANI - Somma prec. 9142,75 - Cavalli Costanza 100 - Vichi E. 10 - Tot. 9252,75.
Borsa DOGLIANI CAV. GIUSEPPE - Somma prec. 9545,50 - Pozzi Francesco 50; Erminia Clerici e Pozzi 100 - Tot. 9695,50.
Borsa D. BOSCO SALVATE I NOSTRI FIGLI (2a) - Somma prec. 12.954,50 - Doriguzzi Luigi 300; Sofia Zucchi 50 - Tot. 13.304.50.
Borsa DIVINA PROVVIDENZA (4a), a cura di Baglioni Francesco - Somma prec. 110 - Boine Fiorenza 30 - Tot. 140.
Borsa DAL NEGRO MONS. GIOVANNI, a cura della Pia Unione per l'adorazione del SS. Sacramento, chiesa S. Spirito (Udine) - Somma prec. 7278 - Sorelle Dal Negro 10; offerte varie 75; Socie S. Spirito 25 - Tot. 7388.
Borsa DON BOSCO DATE FEDE ARDENTE A MIO FIGLIO, a cura di N. N. - Somma prec. 300 - T. G. 100 - Tot. 400. .
Borsa EUCARISTICA DEL PICCOLO SERAFINO G. BRUNI (10a), a cura del Sac.Antonio Bruni - Somma prec. 14.517,80 - Ferraro Carlotta 13; Mercedes S. 100; Queirazza Bice e Luisita 140 - Tot. 14.770,80.
Borsa FASANO MARGHERITA, in memoria della mamma - 1° Versamento 4000; Rigoletti Rina 15 - Tot. 4015.
Borsa FERRANDO DON G. B., a cura degli ex allievi e Cooperatori salesiani di Novara - Somma prec. 16,325 - Viglieno rag. Mario 10 - Tot. 16.335.
Borsa FARINA DON LIVIO, Missionario nel Chaco Paraguayo, a cura di T. Musso - Somma prec. 3383 - Nuovo versamento 50 - Tot. 3433.
Borsa GLI EDUCATORI AL LORO SANTO, a cura dell'ing. Comm. Bianchi A., Presidente Unione D. Bosco fra insegnanti - Somma prec. 10.343,55 - N. N. 275; Parodi Luigi 225; Cav. Dutto insegnante 20; Dutto Walter 20 - Tot. 10.883,55.
Borsa GESÙ GIUSEPPE MARIA SIATE LA MIA PROVVIDENZA - Somma prec. 527,50 - N. N. 12,50; Della Frattina Maria 25; Mazzarelli Dolores 30 - Tot. 595.
Borsa GESÙ REDENTORE, a cura di L. P. - Sornma prec. 14.000 - Nuovo versamento 2000 - Tot. 16. ooo.
Borsa GESÙ GIUSEPPE E MARIA SPIRI IN PACE CON VOI L'ANIMA MIA, in memoria del Sac. Prof. G. B. Calvi - Somma prec. 7786 - Prof. Scotta Carolina 75 - Tot. 7861.
Borsa « IGNEM ACCENDE », in memoria di Don Abbondio Anzini, a cura di amici suoi riconoscenti - Somma prec. 2200 - Un'ex allieva di Chieri 703; Ignis ardens 200; Ida Turco 1000; Lorenzati Caterina 50; ex allieve Chieresi 1000; Moriano F. Maria 50; Lepora Benedetto 100; Paniale Anna 20; Bongionino Domenica 20; piccole offerte 120 - Tot. 5460. (Segue).