BOLLETTINO SALESIANO

Anno LXIX - n. 4 APRILE MAGGIO GIUGNO 1945

Campane sonate!

Tra le emozioni provate negli epici giorni della liberazione, la più viva per noi, a Torino, fu indubbiamente quella del suono delle campane. Tacevano da più di cinque anni. Ed il loro silenzio dava all'incubo della guerra l'angoscia della desolazione: sembrava che il mondo non avesse più anima. Gran parte del mondo pareva un cimitero, e lo strido lacerante delle sirene scandiva la marcia della morte nello strazio immane. Ma, quando le campane ripresero a suonare, fu tutto uni brivido di risurrezione. Come al sabato santo, la gente, in casa e per le strade, si faceva il segno di croce e si abbracciava, in un delirio di gioia. L'insurrezione trionfava. L'anima del mondo, traviata da false ideologie, trovava nella Fede il palpito della seconda vita.

Era, a Torino, il mezzogiorno del 27 aprile!

Da allora le campane continuarono a suonare. Ed il suono richiamò folle di fedeli alla triplice quotidiana funzione del mese di Maria Ausiliatrice, e diede a tutta la vita cittadina, ancora una volta, il suo senso cristiano.

Ma le note più gioconde le riserbarono pel 13 maggio, pel ritorno dei Corpi Santi, pel ritorno di Don Bosco e della Beata Mazzarello.

Da 28 mesi la salma gloriosa del Santo e le reliquie della Beata erano sfollate al Colle Don Bosco. E noi, veramente, si pensava di attendere il ripristino di tutti i mezzi di comunicazione per riportarle trionfalmente ai loro altari. Ma il Cardinale Arcivescovo di Torino volle affrettare il tributo di ringraziamento per la protezione ottenuta nel periodo bellico e soprattutto nelle sanguinose giornate della riscossa. Vi si associarono anche le Reliquie dei Santi Protomartiri torinesi, Solutore, Avventore ed Ottavio, sfollate a Chieri, e quelle del Beato Cafasso, ospite nostro al Colle. Lo stesso Presule ne diede l'annuncio in Duomo, otto giorni prima, durante la funzione ufficiale pel canto del Te Deum. I giornali, pur non disponendo di molto spazio, concorsero alla riuscita pubblicando inviti e programmi. L'EIAR, con squisita cortesia, radiodiffuse, a più riprese, la cara notizia, e, la vigilia, trasmise anche un'appropriata allocuzione per infervorare gli animi dei cittadini. Noi, pur avendo solo una settimana a disposizione, mobilitammo allievi ed ex allievi, cooperatori e cooperatrici.

Sicché il trionfo dei Corpi Santi riuscì un'imponente manifestazione della fede del nostro popolo e dell'amore che lega Torino ai suoi Santi prediletti. Il corteo sfilò per oltre due ore, partendo dalla piazza Vittorio Veneto, per via Po, piazza Castello, via Garibaldi, via Consolata, corso Regina Margherita. La folla, che si assiepava lungo il percorso venne calcolata a più di duecentocinquantamila persone. Circa cinquantamila partecipavano alla traslazione. Le campane di tutte le chiese torinesi si fusero in un sol coro con quelle della basilica di Maria Ausiliatrice, della Consolata e dei Santi Martiri. Ed il loro suono diede in quel tripudio di fede la vera sensazione della pace.

SOTTO LA CUPOLA DELL'AUSILIATRICE

Cronaca del primo trimestre.

Il nuovo anno, sorto fra crescenti angustie e sempre più atroci sofferenze per tanta parte del mondo, ci ha stretti con maggior fervore attorno a Gesù Sacramentato, esposto solennemente nella Basilica di Maria Ausiliatrice, per tutto il primo giorno, all'adorazione dei fedeli. Nella cappella delle Reliquie l'Em.mo Cardinale Arcivescovo conferì l'ordine dei Diaconato a dieci nostri Suddiaconi e gli Ordini Minori ad altri candidati. Numerosa affluenza alle funzioni solenni. Discorso tenuto dal nostro D. Savaré. Anche per la festa dell'Epifania abbiamo avuto un notevole concorso di popolo. Poi tornarono dalle vacanze natalizie i nostri alunni artigiani e studenti, e l'orario quotidiano riprese il suo ritmo regolare di preghiera, di studio, di scuola e di lavoro. L'11 gennaio, con una devota intima funzione, venne eretta la Via Crucis nella cappella delle Reliquie, che durante l'inverno funse da chiesa succursale pei parrocchiani. Il 18, ad iniziativa delle ex allieve della Scuola Ceciliana « Maria Ausiliatrice », si celebrò in Basilica una solenne funzione in suffragio dell'anima del compianto nostro M° Don Giov. Battista Grosso. Fra le numerose rappresentanze v'erano pure le convittrici del Rifugio e le Suore dell'Opera Pia Barolo col cappellano D. Elia Baldassarre, il Teol. Gaydo, Curato di S. Agostino, e Fratel Albertino delle Scuole Cristiane. Il 22 cominciò la novena in onore di S. Giovanni Bosco, con duplice funzione giornaliera predicata dai nostri Don Fantozzi e Don Zerbino. La vigilia della festa del nostro santo Fondatore, la basilica si affollò delle alunne dell'Istituto magistrale delle Figlie di Maria Ausiliatrice per un fervido omaggio di divozione. Fin dai primi vespri pontificò S. E. Mons. Coppo, che rimase con noi tutto il giorno seguente. Il Rettor Maggiore celebrò la Messa della Comunione generale. Consolante il concorso dei Cooperatori e degli ex allievi che, nonostante gli enormi disagi dei viaggi, avevano raggiunto Torino. La festa di S. Francesco di Sales fu rinviata alla domenica 4 febbraio e riuscì assai solenne, con Pontificali dello stesso Vescovo salesiano. L'Oratorio festivo portò alla sua festa titolare particolare fervore di pietà e di buoni propositi di vita cristiana. Tenne il panegirico del santo Patrono il nostro Don Pellegrini. Il ciclo delle care feste di famiglia si chiuse l' 11 febbraio colla conferenza salesiana.

Il 13 febbraio, i Cappellani del lavoro, benedetti dal Cardinale Arcivescovo, concertarono il programma di preparazione delle Pasque fra ii operai. Gli alunni artigiani iniziarono la Quaresima con un corso di Esercizi spirituali che li infervorò anche alla celebrazione del mese di S. Giuseppe. Ogni venerdì, doppio turno di Pio Crucis per comodità dei giovani e dei fedeli. Il 5 marzo convennero all'Oratorio un centinaio di sacerdoti della città per una giornata di ritiro sacerdotale conchiusa dalla parola e dilla benedizione dell'Em.mo Cardinale Arcivescovo. Dal 6 al 10 marzo anche gli studenti ebbero il loro corso di Esercizi spirituali. L'anniversario della morte del ven. Domenico Savio fu degnamente commemorato con una graziosa accademia. Solenne la festa di S. Giuseppe, preceduta pure da accademia musico-letteraria. Il servizio liturgico e corale alle sacre funzioni, celebrate dai Superiori Maggiori, fu tutto assunto dagli artigiani. Tenne il panegirico il nostro D. Fogliasso. Il rombo sinistro degli apparecchi turbò per qualche istante la processione. Ma, passato il pericolo, si potè conchiudere tutto il programma religioso. La settimana santa raccolse tutti i cuori al gran mistero della Redenzione, che Don Fasulo cominciò ad illustrare con una conferenza a proiezioni luminose, la sera della Domenica delle Palme. Parrocchiani e fedeli si unirono ai nostri giovani per assistere alle funzioni liturgiche celebrate con la consueta solennità e con crescente fervore. Il giovedì ed il venerdì santo le compì lo stesso Rettor Maggiore.

Pasqua.

La santa Pasqua vide anche quest'anno rinnovarsi lo spettacolo di Comunioni collettive organizzate soprattutto fra le masse operaie con appositi corsi di predicazione. Ben 53 tridui impegnarono i nostri sacerdoti solo pei dipendenti «Fiat ». La basilica di Maria Ausiliatrice si gremì a più riprese di folle di lavoratori, che, fra gli stenti e le fatiche quotidiane, ebbero un po' di conforto spirituale nella Casa di Dio. Celebrarono per loro l'Em.mo Cardinale Arcivescovo, S. E. Mons. Coppo, il Rettor Maggiore e gli altri Superiori, dispensando a tutti la SS. Eucaristia. Uguali funzionì si tennero, a giorni determinati, per i poveri assistiti dalle Conferenze di S. Vincenzo e dai Comitati parrocchiali, pei mobilitati del servizio militare e del lavoro. Vari nostri sacerdoti si prestarono pure per lo stesso conforto nelle carceri, nei campi di concentramento e di rastrellamento.

Il giorno di Pasqua, la basilica si affollò di buon mattino e si continuò a distribuire la santa Comunione fin oltre mezzogiorno. Ottime esecuzioni alle funzioni solenni e vivissima partecipazione del popolo.

Tutta l'ottava di Pasqua, continuarono ad affluire alla basilica, insieme con la folla dei fedeli, masse operaie, scolaresche, associazioni, pel precetto pasquale. Consolantissima la Pasqua degli ex allievì della Casa-madre, molto numerosi.

Lacrime e sangue.

Il 5 aprile, la più tragica sciagura di tutto il quinquennio di guerra in Italia, si abbatteva sulla nostra Famiglia. Alle ore 15, un improvviso e furioso bombardamento aereo sulla città di Alessandria, vi distruggeva quasi interamente la Sede Ispettoriale dell'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, facendo una trentina di vittime: la Maestra delle novizie, con altre tre suore, tre novizie, tre pensionanti, due educande ed una ventina di fanciulli. Altre suore ed altri fanciulli, più o meno gravemente feriti. Tutta la cittadinanza condivise il dolore delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Autorità ecclesiastiche e civili e benemeriti privati andarono a gara nel soccorrere le superstiti. Le novizie e parte delle stesse suore vennero fraternamente ospitate dalle religiose dell'Istituto Madre Michel.

Altre dolorose notizie sopravvennero nei giorni seguenti per l'intensificarsi dell'azione decisiva. Ma, i danni, per quanto abbiamo potuto finora sapere, si limitarono ai fabbricati, risparmiando le vite umane.

Il Giubileo della Casa-madre.

Col 12 aprile l'Oratorio di S. Francesco di Sales, Casa-madre delle Opere e Missioni Salesiane, entrava nel suo anno giubilare. Fissato stabilmente da Don Bosco, dopo quasi un lustro di fortunose peregrinazioni, nella sua sede provvidenziale sotto la tettoia della primitiva casa Pinardi il 12 aprile 1846, esso compirà infatti l'anno prossimo i suoi cent'anni. Un secolo di vita e di propulsione di apostolato fino agli estremi confini della terra merita bene una celebrazione. E l'avevamo in progetto, solenne e grandiosa, colla rinnovazione della facciata della Basilica di Maria Ausiliatrice, cuore di tutta la Società Salesiana, e colla definitiva ultimazione del piano regolatore dell'intero istituto. Ma la guerra, lungi dal permetterci altre costruzioni, ci ha demolito o sinistrato anche parecchie di quelle che già esistevano. Non sapendo quindi quanto materialmente si potrà fare per la fausta ricorrenza, il nostro Rettor Maggiore ha incominciato ad orientare il nostro programma a manifestazioni di carattere spirituale. E, la sera dell'11 aprile u. s., raccolti salesiani ed alunni ai piedi della Madonna per le orazioni, nel sermoncino tradizionale della buona notte, ci invitò a dare il massimo fervore alla nostra vita cristiana e religiosa per rivivere, nella preghiera, nello studio, nel lavoro e nell'apostolato, tutto lo spirito del Santo fondatore. L'indomani mattina poi celebrò egli stesso la Messa della Comunione generale all'altar maggiore della basilica, circondato dai Confratelli, dalle Figlie dì Maria Ausiliatrice, dagli alunni interni ed esterni, artigiani e studenti, da rappresentanze dell'Oratorio festivo, degli Ex allievi, dei Cooperatori e delle Cooperatrici, dei parrocchiani e dei devoti che frequentano il santuario. Fu tutta una funzione di propiziazione per quell'èra di pace e di ricostruzione che era l'anelito del mondo intero, così orribilmente sconvolto e crudelmente straziato dalla tragica bufera. La sera impartì pontificalmente la Benedizione . eucaristica S. E. Mons. Coppo, chiudendo l'aurora del centenario colla speranza di poter presto veder rifiorire in pieno la benefica missione educatrice e redentrice di quella che fu anche felicemente appellata la « Cittadella dell'Ausiliatrice ». La materna intercessione di Maria Santissima ne ha affrettato l'ora.

Il primo anniversario della morte del Conte Rebaudengo.

Il 14 aprile, primo anniversario della morte del nostro insigne benefattore Conte Sen. Eugenio Rebaudengo, tutta la Famiglia salesiana, con folte rappresentanze di giovani, di ex-allievi e cooperatori, attorno al Rettor Maggiore ed ai Superiori, alle Superiore delle Figlie di Maria Ausiliatrice ed ai congiunti, assistette alla solenne Messa funebre cantata dall'Economo generale dott. Don Fedele Giraudi, pregando fervidamente per l'anima benedetta cui tanto deve la Società Salesiana.

Pie funzioni si fecero pure in altre Case, specialmente all'Istituto che porta il suo nome, ed a Guarene.

Il mese della Madonna.

Il 22 aprile, ci diede ancora la « Buona notte » il sig. Don Ricaldone per esortarci a far bene il mese di Maria Ausiliatrice, che, cominciò, secondo la tradizione, l'indomani con triplice predicazione quotidiana dei nostri oratori: Don Guido Setti, Don Francesco Vitale, Curato della parrocchia di Gesù Adolescente, e Gr. Uff. Don Antonio Fasulo.

Nel pomeriggio del 23, sua Eminenza il Cardinale Arcivescovo impartì la Cresima in parrocchia.

Il 24, vedemmo accorrere una bella folla di fedeli alle funzioni mariane. E noi, andando, la sera, a riposo, aprivamo il cuore alla speranza che tante preghiere avessero finalmente a trionfare dell'accanimento bellico ottenendoci il sospirato dono della pace. Ma, verso le ore 23, uno strepito di armati ci destò di soprassalto. Una squadra di SS nazifascisti, comandati da un capitano tedesco e guidati da un repubblicano, mentre il nostro portiere, stordito, stentava a capacitarsi, si arrampicava sul terrazzo e invadeva la casa capitolare, precipitandosi spavaldamente nelle camere dei Superiori e costringendo anche il Rettor Maggiore ad alzarsi: il repubblicano ci aveva accusati di ospitare dei militari lituani fuggiaschi. Fino alle due del giorno seguente, ci misero a soqquadro la casa, malmenando anche due nostri sacerdoti. Finalmente, si convinsero che in casa non c'erano estranei, ed il capitano, facendo le scuse al Rettor Maggiore, si congedò garbatamente. Era la terza, e per fortuna, ultima perquisizione che subiva la Casa-madre. Mai più essi si aspettavano che, mentre perquisivano la nostra Casa, i Patrioti giungevano alle porte di Torino, decisi a liberare la città. Fu la grande sorpresa del 25, che preparò le epiche giornate dell'insurrezione. Il 26, gran parte di Torino era liberata. Le fanatiche resistenze dei repubblicani andarono scemando in due o tre giorni, fino a ridursi a sporadici eccessi di cecchinaggio. Due colpi di cannone, invece di far bersaglio, colpirono l'edificio del Capitolo superiore, sfondando un muro, squassando parte del tetto e ferendo il nostro Don Alessi. Ma, a mezzogiorno del 27, il suono delle campane, mute da cinque anni, assicurava la cittadinanza del trionfo finale. Il Cardinale Arcivescovo, coadiuvato dal Can. Garneri, Curato del Duomo e da altri zelanti sacerdoti, aveva fatto appello al buon senso dei germanici ancora potentemente attrezzati nelle vicinanze della città, ed era riuscito a scongiurare un'inutile strage che avrebbe esasperato anche più la rappresaglia. I giorni seguenti furono ancora funestati da pazze sparatorie di cecchini e da qualche atto di sabotaggio; ma la vittoria del popolo, che fu subito tutto coi Patrioti, rutilò decisa all'orizzonte. La gioia comune fu solo turbata dalle notizie di stragi perpetrate da truppe naziste nei paesi vicini. Il giorno 30, cadde vittima della loro ferocia anche un nostro giovane confratello sacerdote Don Mario Caustico, massacrato con sessantacinque tra patrioti e giovani dell'Azione Cattolica da una colonna transitante pel paese di Grugliasco. Alla popolazione terrorizzata che si disfaceva in lagrime portò ìl cristiano conforto il Cardinale, il quale ritornò l'indomani pei solenni funerali. La salma di Don Caustico venne poi portata a Torino, all'Oratorio « Michele Rua » dove egli svolgeva il suo apostolato salesiano, e tutta la popolazione della borgata « Monterosa » gli diede un commosso imponente tributo di cordoglio e di preghiera.

Il 1° maggio, tutta la città imbandierata celebrava, in un'atmosfera di concordia, la festa della libertà e del lavoro. La nostra basilica si gremiva di fedeli fino all'ultima Messa. Ad un tratto, uno scroscio d'applausi salutò l'arrivo di un'auto di Patrioti che, guidati dal nostro Don Molas, l'apostolo ed il liberatore di tanti paesi e di tanti ostaggi, riportavano dal Colle Don Bosco la grandiosa tela del quadro taumaturgo di Maria Ausiliatrice, che venne tosto ricollocato sull'altare maggiore. L'indomani, a sera, un'auto delle Nazioni Unite raggiungeva la basilica, e militari brasiliani, ex allievi del nostro Collegio di Nichteroj, scendevano a venerare la Madonna ed a portare ai Superiori i primi saluti e le prime notizie d'oltre mare.

Il 3 maggio conveniva all'Oratorio la colonia Polacca, guidata da un valoroso ufficiale che aveva combattuto cogli alleati su diversi fronti, e celebrava nella nostra basilica l'anniversario della Costituzione Nazionale, assistendo alla santa Messa. Un confratello diede loro il benvenuto, a nome dei Superiori, auspicando il trionfo dell'eroica nazione e rilevando i cordiali rapporti che la legano alla Società Salesiana. Chiuse la commovente funzione il loro cappellano impartendo la benedizione eucaristica.

La sera del giorno seguente, il Rettor Maggiore raccolse tutta la comunità nella chiesa di S. Francesco di Sales per annunciare il ritorno della Salma gloriosa di Don Bosco e delle reliquie della Beata Mazzarello. Era suo desiderio di attendere la completa normalizzazione dei servizi di comunicazione per dare comodità a tanti devoti di intervenìre anche da paesi lontani. Ma, avendo il Cardinale Arcìvescovo prospettato l'opportunità di riportarle subito, ci invitò a mobilitare tutte le nostre organizzazioni per la giornata trionfale, fissata al 13 maggio. Non c'era che una settimana di tempo per la preparazione. Ma il Rettor Maggiore seppe coordinare la propaganda in modo che il programma ebbe il suo pieno sviluppo.

Il gìorno 9, come già la domenica 6 pel canto del Te Deum, numerose rappresentanze della Casa-madre ritornarono in Duomo per il Pontificale di suffragio alle anime dei Caduti. Il 10, festa dell'Ascensione, l'Unione Insegnanti « Don Bosco » convenne alla cappella Pinardi ad assistere alla messa celebrata dal sig. Don Ziggiotti ed infervorarsi a svolgere il nuovo programma di apostolato nella scuola. La basilica prese proprio l'aspetto dei tempi di pace, con un'affluenza di fedeli che si accentuò alla seconda funzione pomeridiana. Attorno all'altare di Don Bosco stavano disposte, in attesa della benedizione, undici delle dodici statue destinate a decorare la cornice marmorea del quadro dell'Ausiliatrice, modellate dal prof. cav. Erminio Vignali.

Compì il sacro rito il Rettor Maggiore dopo il canto dei vespri ed il discorso illustrativo tenuto da Don Fasulo. Intonato quindi il Te Deum, egli stesso chiuse la funzione colla benedizione eucaristìca. Nei due giorni seguenti le statue vennero collocate nelle rispettive nicchie. In alto, dal lato del Vangelo a quello dell'Epistola: le statue di Santa Rosa da Lima, Santa Caterina da Siena, Beata Maria Mazzarello e Santa Bernardetta Soubirous. Al centro, lasciata libera la nicchia per S. Bonaventura, la cui statua non era ancora ultimata: Sant'Efrem, San Giovanni Bosco e San Bernardo. In basso: San Domenico, San Giovanni Damasceno, San Cirillo Alessandrino e Santo Stefano, re di Ungheria, tutti emimenti devoti della Beata Vergine.

Il sabato 12, una rappresentanza dell'Oratorio partecipò alla funzione compiuta dal Cardinale nella basilica della Consolata per il ricollocamento dello storico quadro taumaturgo sull'altar maggiore. Alle 19, l'EIAR trasmise un'apposita allocuzione di Don Favini per infervorare i devoti dei nostri Santi all'attesa traslazione delle Reliquie.

Seguiamo per la cronaca della storica giornata l'ampia relazione fatta dal giornale della Democrazia Cristiana Il Popolo Nuovo. Ne parlarono anche L'Opinione ed Il Corriere del Piemonte.

DON BOSCO RITORNA

Al Colle Don Bosco.

Il trionfo di Don Bosco - il terzo trionfo dopo quelli della Beatificazione e della Canonizzazione - si può dire che incominciò al Colle Don Bosco, ove la Salma gloriosa era sfollata. Gli abitanti dei dintorni, avuta notizia del suo prossimo ritorno a Torino, vollero dargli una dimostrazione particolare della loro divozione. Ed, approfittando della festa annuale, che là si svolge sempre alla prima domenica di maggio, portarono in processione la pesante cassa che custodiva il suo sacro Corpo, per tutto il colle, fino all'ampio cortile dell'Istituto Bernardi-Semeria, ove Don Molas cantò, in un bel panegirico, le glorie del Padre, ed il Direttore impartì la benedizione eucaristica. Tutta la settimana, poi, fu un accorrere di pellegrini. Castelnuovo si preparò con un triduo predicato dal nostro Don Carnevale. Altrettanto fecero parecchi paesi limitrofi. La vigilia, di buon mattino, tutte le scolaresche di Castelnuovo ed altre dei dintorni raggiunsero il Colle per fare omaggio al santo e vi trovarono anche Don Cojazzi che parlò loro del grande Educatore.

Le reliquie vennero collocate su un grande autocarro ceduto dai tedeschi all'Arcivescovo di Torino, nei giorni precedenti la liberazione: uno degli autocarri che avevano ricondotto a Milano i carcerati politici milanesi detenuti a Torino e salvati dal Cardinale all'ultimo momento. L'autocarro portava i colori pontifici e la targa della Città del Vaticano. Colla cassa contenente il Corpo di Don Bosco, vennero collocate anche le casse coi resti del Beato Cafasso e della Beata Mazzarello. Nella notte i castelnovesi riuscirono a rimettere sul campanile il loro campanone, nascosto per sottrarlo alla deportazione decisa dai comandi militari. Terminarono l'operazione alle due di notte e non seppero tenersi dallo scampanare, destando anzitempo la popolazione alla grande giornata.

L'alba del 13 maggio, tutta radiosa di sole, in un sereno proprio di pace, profuse la sua luce, col profumo dei fiori e dei campi, sulle urne dei Corpi santi, allineate sull'autocarro arcivescovile, in attesa della partenza. Una folla di pellegrini dai paesi viciniori alternava preghiere e canti coi giovani alunni del nostro Istituto Bernardi-Semeria. Clamorosi applausi salutarono l'arrivo dell'Em.mo Cardinale Arcivescovo Maurilio Fossati e del nostro Rettor maggiore, che, poco prima delle otto, giunsero al Colle per accompagnare le reliquie a Torino.

Formatosi subito il corteo di macchine, preceduto dalla banda dell'Istituto, i Corpi santi lasciarono la sede di sfollamento ed in lenta teoria, sotto agresti archi di trionfo, fra quasi ininterrotte acclamazioni degli abitanti dei colli circostanti, Morialdo, Capriglio, Montafia, Buttigliera, schierati lungo la provinciale, scesero a Castelnuovo Don Bosco. Tutto il paese con la totalità, si può dire, di Mondonio, era ad attendere. Il parroco, Teol. Nizia, a nome delle autorità e della popolazione, diede il commosso saluto ai gloriosi concittadini, Beato Cafasso e S. Giovanni Bosco. Il Cardinale rispose con una vibrante allocuzione, benedicendo. Uguale omaggio accolse i Corpi santi a Moriondo, ad Arignano e ad Andezeno, dove i rispettivi parroci si resero interpreti della devozione dei parrocchiani e di quelli di Moncucco e di Mombello associatisi alla affettuosa dimostrazione. Ad Arignano presero il sopravvento le Figlie di Maria Ausiliatrice colle loro alunne ad aspiranti. Avvicinandosi ai singoli paesi, il Cardinale ed il Rettor Maggiore seguivano a piedi l'autocarro per dare ai fedeli tutto l'agio di godersi la gioia del transito dei Corpi santi. A Chieri, erano accorsi anche gli abitanti di Riva e di altri paesi all'intorno. Perché nessuno perdesse Messa, un sacerdote celebrò ad un altare improvvisato. La piazza San Bernardino era una testa sola. L'Arciprete del Duomo, colle Autorità, coi Canonici della Collegiata, il Clero, gli Ordini religiosi e il Seminario, ricevette ufficialmente il Cardinale e l'accompagnò alla chiesa di Sant'Antonio ove i Rev.mi Padri Gesuiti avevano preparato l'urna colle ossa e le ceneri dei Santi Protomartiri Solutore, Avventore ed Ottavio. Lo stesso Don Ricaldone diresse il collocamento sull'autocarro che, dopo la consegna fatta dal Superiore e la benedizione dell'Arcivescovo, riprese la via del Pino per Torino, scortato dai ciclisti del nostro Oratorio S. Luigi, i quali in una settimana avevano trovato anche la graziosa divisa per fare onore ai Santi. Lungo il percorso, altra folla di gente dai paesi circostanti ad acclamare ed a gettar fiori. A Pino, ricevimento solenne. Il sole dardeggiava. Verso mezziogiorno, la macchine giunsero a Valsalice.

Da Valsalice a Valdocco.

A Valsalice le urne vennero disposte su quattro autocarri sontuosamente addobbati con velluto rosso e drappi dorati, intrecci di lauro e cofani di fiori. Alle quindici precise, sotto la direzione del sig. Don Giraudi, mossero verso il tempio della Gran Madre di Dio.

Quivi attendeva già il clero secolare e regolare colle rappresentanze degli Ordini e delle Congregazioni religiose maschili e femminili e le Compagnie del Piccolo Clero. Non si erano invitate le Autorità perchè si sapevano troppo occupate in quei giorni di prima sistemazione della vita cittadina. Tuttavia, S. E. il Prefetto mandò un suo rappresentante ufficiale nella persona del viceprefetto dott. Canova. Eletta, la rappresentanza del Comitato di Liberazione Nazionale coll'avv. Libois, degli Ordini di Malta, del Santo Sepolcro, di S. Gregorio Magno e di altri Ordini cavallereschi. Folto il gruppo dei Vigili del fuoco e compito il servizio della Polizia del Popolo. Applauditissimi gli ex carcerati politici, vittime della repubblica fascista, tra cui emergevano vari sacerdoti con Mons. Barale, Segretario dell'Em.mo Cardinale Arcivescovo, l'intrepido Don Marabotto, il nostro Ispettore Don Ricceri, Don Pollarolo; e gli abitanti della martoriata Grugliasco intervenuti in gran numero col parroco.

La vastissima piazza Vittorio Veneto era tutta un brulichio di organizzazioni e di associazioni. La massa dei partecipanti al corteo trionfale, incolonnata dagli ordinatori, sotto la direzione del sig. Don Ziggiotti, si mosse puntualissima verso via Po fra due fitte ali di popolo acclamante dalla strada e dai balconi pavesati a festa. Aprivano il corteo i Vigili Urbani, seguiti immediatamente dai nostri ciclisti di Chieri.

Una schiera di bimbe in costumi quattrocenteschi precedeva lo stuolo degli Oratori delle Figlie di Maria Ausiliatrice e di altri Oratori femminili parrocchiali. Venivano quindi i bimbi dell'Istituto « Domenico Savio » di Sassi, allietati dalla banda del nostro Istituto Bernardi-Semeria. Poi vari Istituti femminili della città, diretti dalle Figlie di Maria Ausiliatrice e da altre Congregazioni religiose. Tra la banda del nostro Istituto Sacro Cuore (Villa Moglia) e quella del nostro Istituto Agrario di Cumiana, erano ordinate le associazioni femminili parrocchiali delle varie parrocchie cittadine, le Patronesse dei notri Oratori e le associate all'Apostolato della Preghiera. La banda del nostro Oratorio « E. Agnelli » divideva un altro folto gruppo di associazioni parrocchiali e confraternite femminili dal gaio stuolo dei giovani dei nostri Oratori maschili e di quelli delle parrocchie cittadine. La banda del nostro Oratorio di Foglizzo accompagnava i canti del gruppo dei Collegi ed Istituti Salesiani, chiuso dalla banda dell'Istituto « Conti Rebaudengo ». Tra le file degli alunni della Casa-madre si dispiegavano i vessilli delle cinquanta e più nazioni in cui la congregazione salesiana ha esteso le sue fondazioni. Seguiva la folta rappresentanza degli alunni dei Fratelli delle Scuole Cristiane e la banda del nostro Istituto di San Benigno, fiera di avere tra i suonatori il veterano confratello Damasio Giuseppe, che ebbe la rara sorte di prestar servizio ai funerali di Don Bosco, alla Beatificazione ed alla Canonizzazione. Ma, ecco un rutilar di tricolori: è la Gioventù femminile di Azione Cattolica con oltre settanta vessilli. La banda del nostro Oratorio «Michele Rua » la divide dalla Gioventù maschile di Azione Cattolica con sessantacinque vessilli, mentre la banda « Leo » del nostro Oratorio di Chieri precedeva gli Uomini di Azione Cattolica con una quarantina di tricolori. Alla banda dell'Oratorio di Borgo S. Paolo segue il nostro Liceo di Valsalice, in parte sfollato e Chieri, la Giunta Diocesana dell'Azione Cattolica colle varie Presidenze, i Vigili del Fuoco, i Crociatini, le Figlie di Maria nei bianchi veli e le Suore delle varie Congregazioni femminili, da quelle del Cottolengo alle Figlie di Maria Ausiliatrice.

I giovani delle Compagnie del piccolo clero aprivano il gruppo del clero e dei relìgìosi, formato dai Fratelli delle Scuole Cristiane, dai chierici salesiani, dai sacerdoti e dai rappresentanti degli Ordini e delle Congregazioni religiose, dal Seminario Metropolitano. La banda della Casa-madre precedeva immediatamente il venerando Collegio dei Parroci ed i Canonici, fra cui spiccavano S. E. Mons. Gaudenzio Binaschi, Vescovo di Pinerolo e S. E. Mons. Coppo, Salesiano. Tanti altri Vescovi avevano desiderato di intervenire; ma la scarsità dei mezzi di trasporto non lo permise. Nella maestà della sacra Porpora incedeva benedicendo S. Eminenza il Cardinale Arcivescovo, assistito dal Can. Baravalle e dal Can. Garneri, accompagnato dal gentiluomo avv. Peyron. La folla lo salutava con particolare senso di gratitudine perchè sapeva quanto Torino dovesse al suo Arcivescovo per la liberazione. In più punti del corteo infatti risuonò il grido: « Viva l'Arcivescovo, salvatore di Torino ». Il Viceprefetto era circondato dal C. L. N. e dagli Ordini cavallereschi. Le sacre urne, erano salutate dai fedeli, assiepanti il percorso, con salve di applausi e vibranti invocazioni. Il primo posto era riservato all'Urna dei Santi Protomartiri, scortata dai Padri della Compagnia di Gesù, con a capo il rev.mo Padre Provinciale che, trascorsa via Po e piazza Castello, sotto le balconate della Prefettura donde assistevano le autorità alleate e vari membri del Municipio e della Provincia, sostò in via Garibaldi alla chiesa dei Santi Martiri ove i Padri Gesuiti la ricollocarono al suo altare. Prese quindi il posto d'onore la cassa contenente i resti mortali del Beato Cafasso, scortato dai Missionari della Consolata col Superiore Generale Mons. Barlassina e dagli ex carcerati politici, che protestavano così la loro gratitudine al patrono dei carcerati e a quanti, animati del suo spirito, avevano recato loro conforto nelle tristi ore della detenzione. Giunta alla basilica della Consolata, la cassa venne accolta dal Rettore Can. Cappella e dai sacerdoti del Convitto e portata nel tempio al suo altare.

A Maria Ausiliatrice.

Per l'ultimo tratto restavano i due carri trionfali colle reliquie della Beata Mazzarello e col corpo di S. Giovanni Bosco, scortati dalla polícroma teoria dei paggetti delle Figlie di Maria Ausiliatrice e del primo Oratorio festivo. Dietro l'urna della Beata, era la Superiora generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice Madre Linda Lucottì, con altre Superiore del Consiglio generalizio, Ispettrici, direttrici e la Presidenza dell'Unione ex allieve. Dietro l' urna di S. Giovanni Bosco, era il Rettor Maggiore coi Superiori del Capitolo, sig. Don Giraudi, Don Serié, Don Puddu, Ispettori e Direttori, seguiti dal folto gruppo degli ex allievi col presidente avv. Perlo, dei Cooperatori e dell'Unione Insegnanti Don Bosco. Veniva quindi Don Cojazzi cogli Universitari della FUCI e poi una fiumana di popolo, che si era andata ingrossando per via coll'afflusso degli spettatori schierati lungo i marciapiedi. Il corteo procedette ordinato, senza soste, fra canti e preghiere, dominate dal nostalgico Giù dai colli, coll'appassionato ritornello Don Bosco ritorna - fra i giovani ancor. La Croce Rossa aveva gentilmente predisposto un accurato servizio di pronto soccorso con autoambulanze dislocate nei punti principali e coll'assistenza di valenti medici. Ma, tolto qualche svenimento o leggero malessere provocato dal gran caldo, non ci fu bisogno di altro.

Il tragitto dalla Consolata alla basilica di Maria Ausiliatrice fu un'apoteosi tutta salesiana. Il tratto di Corso Regina Margherita non aveva un palmo libero. Persino le macerie delle case abbattute dai bombardamenti al Rondò d'la furca erano stati assaliti da una folla spettacolosa che, da ogni rudere, salutava il passaggio delle sacre urne. I vari gruppi del corteo sfociarono sull'ampio piazzale Maria Ausiliatrice, e si disposero nei settori assegnati, gremendolo in breve fino agli imbocchi della via Cottolengo. Vari istituti ed associazioni vennero convogliati nei cortili dell'Oratorio. In chiesa poterono entrare solo le Compagnie e Congregazioni religiose, le rappresentanze, il Clero e gli ex allievi. Gli ex carcerati presero posto presso il pulpito, a conchiudere nella preghiera la predica eloquente che avevano fatto durante il percorso colle stigmate delle sofferenze patite con spirito cristiano per la Patria sanguinante. In presbitero, i due Vescovi, il nostro Rettor Maggiore, il Superiore generale delle Missioni della Consolata, il Vice-prefetto, i Canonici e i Parroci. Sua Eminenza, al trono.

All'ingresso delle urne la scuola di canto intonò l'Iste confessor. Quindi il Cardinale Arcivescovo si portò all'altare per rivolgere a tutti la sua paterna parola. Parola di vero compiacimento per lo spettacolo di fede che Torino aveva dato, superando le migliori aspettative. Parola di speranza e di affidamento per la ricostruzione morale ed economica del nostro Paese che, sull'esempio dei Santi, infranti gli idoli, troverà il suo successo nel culto del vero Dio ed in un intenso fervore di vita cristiana orientata al triplice programma: Dio, famiglia e patria. Gli altoparlanti predisposti dalla nostra scuola di elettromeccanica diffusero la voce del Pastore dell'Archidiocesi per un vasto raggio attorno alla basilica. Terminato il discorso ed esposto il SS. Sacramento, i cantori intonarono il Te Deum cui seguì il Tantum ergo a voce di popolo. Infine il Cardinale chiuse la memoranda giornata con la benedizione eucaristica dall'altare e dal portone della basilica. Momenti di ineffabile emozione! Cui successero le pie invocazioni del Dio sia benedetto ed il coro finale inneggiante ai Santi. Davvero si sentiva - come aveva detto l'Arcivescovo - che gli idoli erano caduti, e rimaneva Dio solo: l'unico vero Dio, Creatore, Padre, Salvatore. Maria Ausiliatrice sorrideva dalla sua tela con materna predilezione.

Novena e festa dell'Ausiliatrice.

Lo stesso giorno della traslazione si anticipò la solennità esterna della Beata Mazzarello, con Pontificale di S. E. Mons. Coppo. Le Figlie di Maria Ausiliatrice, le loro allieve ed ex allieve convennero in Basilica anche per la Messa di comunità, ricevendo la Comunione dalle mani del sig. Don Ziggiotti. L'indomani, festa liturgica della Beata, si godettero le sue reliquie nella cappella della Casa generalizia, mentre in basilica sì iniziavano i lavori per il ricollocamento della Salma di S. Giovanni Bosco nella apposita urna sul suo altare. Il giorno 16, Suore ed alunne riportarono processionalmente le Reliquie della Beata nel santuario di Maria Ausiliatrice, ove vennero subito ricollocate anch'esse al proprio altare. Il 17, quarantaduesimo anniversario della incoronazione della taumaturga immagine dell'Ausiliatrice, e decimoterzo della elezione del rev.mo sig. Don Ricaldone a Rettor Maggiore della Società Salesiana, il quarto Successore di Don Bosco indisse una funzione speciale di ringraziamento per la straordinaria protezione ottenuta da Dio negli anni di guerra. Vi assistettero tutti i Salesiani della Casamadre cogli alunni interni ed esterni, la Superiora generale e le Figlie di Maria Ausiliatrice colle loro alunne, rappresentanze di ex allievi e di Cooperatori. Celebrata la santa Messa, il sig. Don Ricaldone spiegò i motivi della funzione: la preservazione della basilica dalla distruzione, l'incolumità di tutte le persone, il ritorno del quadro della Madonna e delle reliquie dei nostri Santi intatte, e le grazie personali da lui ricevute negli scorsi tredici anni di rettorato. Cantato il Te Deum, egli stesso impartì la benedizione eucaristica.

Alle ore 9, Messa in canto, per commemorare l'anniversario dell'incoronazione. Tutte le domeniche del mese, ottime esecuzioni di musica sacra delle scuole della Casa-madre, dell'Oratorio S. Paolo e dell'Oratorio « Michele Rua ».

Il 17, pellegrinaggio delle Patronesse e Donne di A. C. dell'Oratorio di S. Paolo.

Nei giorni seguenti le Patronesse degli altri nostri Oratori festivi.

Il 20, festa solenne di Pentecoste. Omaggio della parrocchia di Maria Ausiliatrice e pellegrinaggio della parrocchia delle Stimmate.

Per tutta la novena si succedettero ad impartire la benedizione eucaristica, alle varie funzioni, Parroci e Canonici della città col Successore del Cottolengo rev.mo Can. Chiesa.

Durante il triduo, l'affluenza dei fedeli e dei pellegrini andò aumentando fino a gremire la chiesa più volte al giorno. La vigilia poi il movimento nella piazza e nei cortili raggiunse quasi le proporzioni degli anni dell'anteguerra.

Pontificò i primi Vespri S. E. Mons. Coppo. Verso sera cominciarono ad affollarsi non solo i confessionali della basilica, ma anche quelli disposti nella chiesa di S. Francesco di Sales. Il santuario rimase aperto per la Veglia santa. Alle 22, Ora di adorazione predicata, seguita da preghiere e canti diretti dal Parroco. Alle 0,30 si celebrò la prima Messa, seguita da numerose altre, ai diversi altari, fino a mezzogiorno. Tutta la notte e tutta la mattina continuò la distribuzione della santa Comunione che, in certe ore, si dovette distribuire anche all'altare di S. Giovanni Bosco, della Beata Mazzarello e nella chiesa di San Francesco di Sales. Il Rettor Maggiore celebrò la Messa per gli alunni interni. S. E. Mons. Coppo per gli esterni. Tenue il Pontificale Sua Eminenza il Cardinale Arcivescovo, il quale commentò in una ispirata omelia l'oremus della Messa di Maria Ausiliatrice. Era assistito dai Canonici Baravalle, Passera e Rossi.

La nostra scuola di canto eseguì la Messa Lauretana del Gollar a 4 voci dispari.

Nel pomeriggio si fece, come al solito, una funzione speciale per i pellegrini che non potevano fermarsi fino alla sera. Impartì la benedizione eucaristica S. E. Mons. Coppo che pontificò pure i secondi Vespri. Solennissima riuscì la processione che seguì il tradizionale percorso e vi convogliò una massa di oltre diecimila persone.

Al termine della processione l'Em.mo Cardinale Arcivescovo impartì la benedizione eucaristica dall'altare e dal portone della basilica.

La predicazione serale continuò fino al 27. S. E. Mons. Coppo assistette pontificalmente alla Messa solenne e Don Fasulo colla sua smagliante eloquenza tenne la Conferenza salesiana ai Cooperatori.

Il teatrino dell'Oratorio festivo si gremi di una folta rappresentanza della Gioventù di Azione Cattolica dell' Archidiocesi per il Convegno annuale cui lo stesso Em.mo Cardinale Arcivescovo portò la sua paterna parola di incoraggiamento e di benedizione.

Il 30 maggio l'Azione Cattolica Femminile pellegrinò in massa alla basilica protestando così la sua particolare gratitudine alla Vergine Ausiliatrice.

IN FAMIGLIA

Da un radiomessaggio da Roma del 17 dicembre 1944 stralciamo le seguenti notizie: « Don Candela ha presieduto gli Esercizi spirituali nell'Ispettoria napoletana ed ha aiutato l'Ispettore D. Festini a sistemare varie cose. S. E. Mons. Mathias, Arcivescovo di Madras, invia ottime notizie: tutti bene; le opere prosperano meravigliosamente; varie nuove fondazioni ultimate, altre in corso. Don Igino Ricaldone dirige l'Orfanotrofio Don Bosco a Shillong, che S. E. Mons. Ferrando ricostruì ex novo. Don Bertola (Ispettore delle nostre case della Colombia), Don Santolini (Ispettore di quelle del Venezuela), Don Tantardini (Ispettore di quelle del Centro America), scrivono che stanno tutti bene e le loro opere segnano un consolante progresso. All'Istituto Sacro Cuore in Roma il nostro studentato teologico raccoglie chierici delle Ispettorie: Romana, Napoletana, Adriatica e Toscana. Beneficenza in larga scala in tutte le Ispettorie. Orfani in gran numero. In qualche casa si è aperta una sezione speciale per loro. Fiorenti gli Oratori festivi. Le Figlie di Maria Ausiliatrice lavorano con grande attività: i loro Istituti sono gremiti di fanciulle e giovinette. Madre Elvira visita le case della Sicilia. Le Suore di Forlì prestano servizio in un ospedale improvvisato. D. Berruti ».

Messaggio da Roma del 21 marzo 1945: « Si sono aperti vari nuovi Orfanotrofi. Sono morti: S. E. Mons. Vincenzo Priante, Vescovo di Corumbà (Brasile); Don Giuliano Massana, Ispettore della Ispettoria Tarragonese (Spagna); Don Domenico Soldati, Direttore della nostra casa di Panamà; Don Giovanni Voghera, della casa di New Rochelle (S. U.). Mons. Giacomini, Amministratore Apostolico di Magellano, sta bene ed invia buone notizie dei Salesiani e delle nostre opere dell'Ispettoria di Rio Gallegos. Don Berruti ».

Messaggio da Roma in data 3 aprile 1945: « S. E. Mons. Piani, Delegato Apostolico alle Filippine, fa sapere che sta bene di salute e continua a svolgere la missione affidatagli dalla Santa Sede. S. E. Mons. Lucato, vicario Apostolico di Derna, e Don Giov. Battista Canale, Ispettore delle nostre case di Egitto e Palestina, stanno bene ed inviano buone notizie. Don Eligio Cinato, Ispettore delle nostre case del Sud-India, con una cinquantina di confratelli, stanno per ritornare alle loro sedi; inviano affettuosi saluti ed assicurano preghiere. S. E. Mons. Laravoire, Vescovo di Krishnagar, e tutti i suoi confratelli stanno bene ed inviano filiali ossequi. Don Berruti ».

NECROLOGIO

Salesiani defunti:

Coad. CEVASCO GIULIO, da Bargagli (Genova), † a S. Remo (Imperia), il 4-II-1945 a 74 anni.

Coad. GIUCCIOLI DOMENICO, da Verucchio (Rimini), † a Torino (Osp. Molinette), il 23-III-1945 a 67 anni.

Sac. COMINI ELIA, da Vergato (Bologna), ucciso barbaramente ivi il 24-IX-1944 a 34 anni.

Coad. FONTANA MICHELE, da Calcio (Cremona), † a Romano di Lombardia, il 19-II-1945 a 31 anni.

Sac. PIZZOCARO FAUSTO, da Brescia, † a Treviglio (Bergamo), il 26-XII-1944 a 30 anni.

Ch. SLAVIK OLDERICO, da Novy Jicin (Moravia). † il 28-VIII-1944 a 21 anni.

Ch. DE BLASIO LUIGI, da Guardia Sanframondi (Benevento), † a Foglizzo (Torino), il 4-1-1945 a 17 anni.

Cooperatori defunti:

BOCCHIOTTI LUIGI, † a Torino, il 26-XII-1944 a 47 anni.

Ex allievo dell'Oratorio e da 25 anni segretario dell'Unione della Casa-madre, viveva lo spirito di Don Bosco in un mirabile fervore di pietà eucaristica, di dedizione alla famiglia ed al lavoro, di spirituale elevazione e di apostolato. Caporeparto della tipografia della S. E. I., curava le nostre pubblicazioni con vero intelletto d'amore, mettendo a servizio la sua specializzata competenza tecnica colla più affettuosa applicazione.

MARCHESI LUIGI, † a Villa di Serio (Bergamo), il 1-III u. s. ad 87 anni.

Sposo e padre esemplare, seppe educare la famiglia nel più fervido spirito cristiano e fu benedetto da Dio colla vocazione del figlio Don Giovanni alle nostre Missioni del Rio Negro (Brasile).

Dott. CANEPA BIAGIO, Notaio, † a Carpeneto (Genova) l'8-III u. s.

Insigne benefattore del nostro Istituto di GenovaSampierdarena, rifulse per rettitudine di spirito e grande generosità di cuore, lasciando ai suoi cari il conforto di una vita intemerata.

ANSELMI ANTONIETTA, † a Pontecurone, il 26-I u. s. a 72 anni.

Piissima Cooperatrice, dopo una vita tutta intessuta di preghiera e di opere buone, volle ancora beneficare le nostre Missioni in punto di morte con una generosa elargizione.

SERRA OLIMPIA ved. VENTURELLI, † a Torino, il 9-XI-1944.

Madre veramente cristiana, trascorse la sua vita nella pietà e nel lavoro, lieta di offrire l'unico figlio Don Angelo alle nostre Missioni del Rio Negro (Brasile).

FAVINI BARTOLOMEO, † a Varese, il 27-III u. s. a 73 anni.

Padre del redattore del nostro Bollettino, visse modestamente del suo lavoro, apprezzato anche nelle pubbliche amministrazioni per onestà e rettitudine di cuore.

Altri Cooperatori defunti:

Badone Eugenia ved. Zanetti, Biella (Vercelli) - Bastari Agata, Borgomanero (Novara) - Bergante cav. Francesco, Montechiaro d'Asti (Asti) - Caramasci Romilda, Pietole (Mantova) - Carrara Giovanna, Balzola (Alessandria) - Carrozzini suor Gaetana, Torino - Casagrande Enrico, Mornago (Varese) - Cassani D. Carlo, Malesco (Novara) - Castella Boffa Margherita, Diano d'Alba (Cuneo) - Consonno Emilia Caffi, Bergamo - Cornalba Isidoro, Milano - Cottino Camilla, S. Stefano Belbo (Cuneo) - Favini Bernardo, Corallo Pombia (Novara) - Ferrari Enrico, Carro (Spezia) - Forni Giacomo, Creso (Novara) - Gallarmi Maria, Mandello Nov. (Novara) - Gamba Carolina, S. Paolo Solbrito (Asti) - Maulini Rosa ved. Fornara, Vergano (Novara) - _Mazzini Giuseppina ved. Manazza, Cassolnovo (Pavia) - Morando Lorenzo, Tigliole (Asti) - Musso Maddalena, Coassolo (Torino) - Origlia Camilla, Montechiaro d'Asti (Asti) - Raviol Narcisa, Pinerolo (Torino) - Righini bar. Ferdinando, Fossano (Cuneo) - Rizzo Dorina, Cremolino (Aless.) - Ruffino Michele, Giaveno (Torino) - Savigliano Farinetti Maria, Diano d'Alba (Cuneo) - Valvassori Ada, Milano.