ANNO LXX NUMERO 1 - 1° FEBBRAIO 1946
Ricostruire - Sotto la cupola dell'Ausiliatrice - Fervore di apostolato ed eroismi di carità sotto la bufera - In famiglia: Polonia, Portogallo, Stati Uniti - Dalle nostre Missioni: Manciuria - Il Senatore Giovanni Agnelli - Necrologio - Crociata missionaria - Culto e grazie di Maria Ausiliatrice - Novena.
È il gran verbo da coniugare in qualunque tempo ed in qualunque modo, dopo tante distruzioni! Più che una parola d'ordine, è una necessità impellente per quanti hanno sofferto dell'immane catastrofe della guerra. Noi siamo indubbiamente fra i più colpiti. I semplici dati numerici esposti dal Rettor Maggiore nella circolare di Capodanno, ancor lungi dall'essere completi per difetto di comunicazioni, bastano ad indicare la mole delle nostre rovine. Settantanove istituti completamente distrutti o talmente danneggiati da doverli ricostruire dalle fondamenta. Altri 115 bisognosi di urgenti riparazioni per ospitare la massa di giovani di cui fiorivano prima della guerra. E, col crollo di tante case di educazione, alcune di proporzioni veramente imponenti, la perdita di mobili, di suppellettili, di materiale scolastico, di macchine, di utensili, di indumenti, di impianti tecnici e domestici che elevano i nostri danni a cifre astronomiche. Il Rettor Maggiore, conoscendo anche quelli di tanti Cooperatori e ,di tante Cooperatrici, di cui non pochi han proprio perso tutto, non ha nemmanco osato chiedere direttamente aiuto per le opere di ricostruzione. Si è limitato a raccomandare la cura degli orfani e giovani derelitti, ammassati nelle case superstiti, la cura delle vocazioni e delle missioni. Il problema più urgente è infatti quello di assicurare vitto, vestito, libri, assistenza scolastica e professionale ai giovani più sventurati. E, per provvedere a tutte le esigenze dell'apostolato educativo e pastorale, coltivare, come si deve, le vocazioni che il Signore ci manda.
Preoccupazioni edilizie.
Ma, è evidente che un. lavoro così complesso importa anche preoccupazioni edilizie adeguate. Bussano inoltre alle nostre porte migliaia di giovani studenti ed artigiani per formarsi alla scuola di D. Bosco, e fa pena non poterli accettare per assoluta mancanza di posto. La sola Casa-madre, l'Oratorio per eccellenza, ha potuto soddisfare, per l'anno scolastico-professionale in corso, appena un terzo delle più di duemila domande ricevute; ed accogliendone una gran parte semplicemente come esterni. C'è poi infine tutta una gioventù randagia, vittima, più che della guerra, di traviamenti e di sconcerti familiari che l'abbandonano al vagabondaggio quando non l'addestrano al vizio ed al furto. E questa bisogna raccoglierla dalle strade e dalle piazze in ambienti adatti, se la si vuol sottrarre alla delinquenza, educare e condurre ad una vita onesta. È proprio la categoria per cui la Divina Provvidenza ha suscitato Don Bosco. Basta ricordare il sogno fatidico del 1845, in citi sembrò al Santo di trovarsi in una gran pianura piena di una sterminata quantità di giovani: « Alcuni rissavano - lasciò scritto nelle sue Memorie - altri bestemmiavano. Qui si rubava, là si offendevano i buoni costumi. Un nugolo di sassi si vedeva per l'aria, lanciati da coloro che facevano battaglia. Erano giovani abbandonati dai parenti e corrotti. Io stava per allontanarmi di là, quando mi vidi accanto una Signora che mi disse: " Avanzati tra quei giovani e lavora " ».
Oggi, il numero di questi derelitti è cresciuto a tal segno da far coniare un nuovo qualificativo: i ragazzi della strada. Come vedremo dalle relazioni che speriamo di poter cominciare a pubblicare nel mese venturo, sono riusciti a formare, nelle città principali, delle organizzazioni minacciose che hanno destato l'allarme anche fra le autorità. I Salesiani e le Figlie di Maria Ausiliatrice, invitati dal Santo Padre, si son messi a disposizione di questi poveri figlioli per far loro un po' di bene. Ma si son subito trovati, e molti si trovano tuttora, nell'imbarazzo di Don Bosco, il quale continua nelle sue Memorie: «lo mi avanzai, rea che fare? Non vi era locale da ritirarne nessuno; voleva far loro del bene: mi rivolgeva a persone le quali in lontananza stavano osservando e che avrebbero potuto essermi di valido sostegno; ma nessuno mi dava retta e nessuno mi aiutava. Mi volsi allora a quella Signora, la quale mi disse: " Ecco del locale ". E mi fece vedere un prato. " Ma qui non c'è che un prato " diss'io. Ella rispose: " Mio figlio e gli apostoli non avevano un palmo di terra ove posare il capo ".
» Incominciai a lavorare in quel prato, ammonendo, predicando, confessando; ma vedeva che per la maggior parte inutile riusciva ognì sforzo, se non si trovava un recinto con qualche fabbricato ove raccoglierli e ritirarne alcuni affatto derelitti dai genitori e respinti e disprezzati dagli altri cittadini ».
Il seguito del sogno è noto ai nostri Cooperatori: la Signora lo condusse un po' più in là, a settentrione e gli indicò dapprima « una chiesa piccola e bassa con un po' di cortile»; poi « un'altra chiesa assai più grande con una casa vicina »; infine un tratto di terreno, quasi innanzi alla facciata della seconda chiesa, dove i Martiri di Torino Avventore ed Ottavio avevano sofferto il loro martirio, ed «una grandissima chiesa, con molti edifizi tutto all'intorno ed un bel monumento in mezzo «. Furono le tappe successive della sistemazione e dello sviluppo dell'Oratorio: il prato Filippi, la tettoia Pinardi, la chiesa di S. Francesco di Sales, la basilica di Maria Ausiliatrice.
Strumenti della Divina Provvidenza.
Come la Divina Provvidenza, coll'intervento di Maria SS. Ausiliatrice, diede modo, or fa un secolo, a Don Bosco di fissar le sue tende dal prato Filippi alla tettoia Pinardi, e di far sorgere dal nulla tutto il complesso edilizio della Casa-madre per crescervi migliaia di giovani e trarne preziose vocazioni per diffondere in tutto il mondo la sua opera provvidenziale, così noi non dubitiamo che voglia aiutarci a ricostruire quanto fu distrutto ed a realizzare anche altre fondazioni necessarie alla cura di tanti giovani, ancor oggi derelitti ed abbandonati. Ne prospettiamo tuttavia l'urgenza ai nostri Cooperatori e alle nostre Cooperatrici che sono in condizione di poterci sostenere anche in questa titanica impresa di rifare tante case, tante chiese, oratori, scuole e laboratori, indispensabili per provvedere alla salvezza ed alla buona educazione di tanta povera gioventù.
Poichè senza locali proporzionati ci è impossibile accogliere tutta la gioventù che ci viene raccomandata. E senza un'attrezzatura aggiornata non si può presumere di formarla, didatticamente, pedagogicamente e tecnicamente, alle esigenze della vita. La nostra missione non è di dare un'istruzione od un'abilitazione qualsiasi; ma di mettere i nostri alunni in grado di aprirsi la loro strada e di portarsi ad una posizione che garantisca loro l'avvenire. Dopo tanto travaglio e tante sofferenze, in paesi depredati e rovinati dalla guerra fino alla miseria, sarebbe delitto prender le cose alla leggera e licenziare da istituti di educazione cristiana giovani impreparati alla loro missione, inetti od incapaci di farsi un posto decoroso nella società. Di spostati ce ne son sempre troppi a questo mondo. Ogni sacrificio per sistemare onoratamente la povera gioventù tarata dalla guerra, sarà una grande benedizione anche per la nostra patria.
Contiamo quindi sulla bontà e generosità dei nostri Cooperatori e di tutti gli amici di Don Bosco - strumenti della Provvidenza di Dio - che si preoccupano di una società migliore e sanno apprezzare l'efficacia del suo sistema educativo, per rimetterci presto in grado di soddisfare alle aspettative di tante famiglie ed alle speranze di tanti orfani e derelitti.
Il fervore della vita spirituale dell'Oratorio e del Santuario è segnato nella cronaca del mese di dicembre dalla festa dell'Immacolata, preparata da un triduo di predicazione del nostro Don Sinistrero, e dalla solennita del Santo Natale. Il 6 dicembre, XV anniversario della morte del compianto Don Filippo Rinaldi, devota funzione di suffragio per l'anima del terzo successore di S. G. Bosco. Il 10, funzione di ringraziamento per gli scampati pericoli, promossa dall' Unitalsi. Celebrò l'Em.mo Cardinale Arcivescovo. Il 14, dopo tre anni di sospensione causata dalla guerra, Convegno delle Dame Patronesse del Comitato Centrale, colla presidente Marchesa Carmen Compans di Brichanteau. Ascoltarono dapprima la Messa in suffragio delle Dame defunte. Quindi passarono nel salone delle adunanze, dove la segretaria, Contessa Maria Teresa Camerana, lesse un devoto indirizzo di omaggio al Rettor Maggiore, commemorò le Patronesse defunte e prospettò il programma pel prossimo anno.
Il sig Don Ricaldone rinnovò a tutto il Comitato le più vive condoglianze per le dolorose perdite subite, ringraziò dell'apostolato svolto fra mille angustie nel periodo più cruciale delle vicende belliche, e, fatto il bilancio delle condizioni della Società Salesiana al termine del conflitto, le incoraggiò a perseverare con fiducia nei loro fervidi propositi. Chiuse l'adunanza invocando su tutte la benedizione di Maria Ausiliatrice e ricambiando i migliori auguri di buon Natale e Capodanno. Erano presenti anche una decina di nuove Dame.
Discreto concorso alla novena del Santo Natale, con duplice funzione quotidiana in basilica, una pei parrocchiani nella succursale, ed una nella chiesa di S. Francesco di Sales per gli oratoriani. Coi predicatori salesiani, tenne il pulpito il Can. Barberis.
Folla di fedeli alla Mesa di mezzanotte, ai Ss. Sacramenti ed alle altre funzioni natalizie. L'anno si concluse col Te Deum e la «strenna» del Rettor Maggiore.
(Dalle cronache degli anni di guerra).
La normalizzazione delle comunicazioni ha fatto affluire alla redazione anche la corrispondenza delle Case salesiane sorprese dalla bufera della guerra. E dagli appunti di cronaca, fra tante notizie dolorose, affiorano ardimenti di apostolato ed eroismi di carità che ci par peccato passar sotto silenzio. Dopo tanti fattacci, derivati dal pervertimento del cuore umano, sentiamo il bisogno di confortarci con esempi di bontà, di abnegazione, di generosità che rieduchino, con l'eloquenza dei fatti, la nostra disgraziata generazione a sensi di umanità e di civiltà. Crediamo quindi di concorrere a questa bonifica spirituale, facendo conoscere ai nostri Cooperatori ed alle nostre Cooperatrici, insieme coi danni subiti e le vittime avute nelle varie Case, qualcosa di quello che han fatto Salesiani e Figlie di Maria Ausiliatrice nei frangenti più tragici del periodo di guerra, e continuano a fare tuttora, a vantaggio di coloro che furono più duramente colpiti.
Per ovvie ragioni, come tacciamo il nome dei beneficati, così non facciamo neppure il nome dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice che si sono personalmente distinti nel provvido apostolato.
Dalla zona adriatica.
La prima che ci ha dato una schematica relazione è stata l'Ispettoria Adriatica, che ha la sua sede centrale a Macerata e consta di 18 Case. Quattro furono completamente o quasi completamente distrutte: quelle di Ancona, Forlì, Ravenna e Terni. Il nostro Ospizio S. Luigi di Ancona aveva annessa anche la parrocchia con fiorente Oratorio ed opere parrocchiali. Tutto è andato in rovina, tranne la residenza parrocchiale, la cappella interna ed il teatrino. A Forlì, della storica chiesa parrocchiale e dei locali annessi non è rimasto che un cumulo di macerie. Vi lasciò la vita anche un nostro Confratello. I Salesiani hanno trovato ospitalità provvisoria nella sede che fu già della Gil e vi hanno adattato anche una cappella per le sacre funzioni. L'Istituto di Ravenna fu completamente distrutto. Si è salvato però quasi tutto il materiale delle Scuole Professionali, con ben quattordici trasferimenti di fortuna. Fra le macerie continuò l'assistenza dei giovani dell'Oratorio, a prezzo di tanti sacrifici dei confratelli, ospitati ultimamente in un pubblico teatro. A Terni la bella chiesa ed il Convitto annesso hanno subito gravissimi danni che hanno stroncato la vita anche ad un giovinetto. I confratelli hanno tuttavia continuato la cura quotidiana dell'Oratorio per la salvezza della gioventù. L'Istituto di Faenza accolse nell'orto una quarantina di bombe, ma resistette. Leggermente danneggiata la cappella. Appena cessate le operazioni, una parte venne adibita ad ospedale per soldati Polacchi; il resto ospitò subito un'ottantina di alunni interni e continuò l'Oratorio festivo offrendo, ogni domenica, ai trecento e più giovani anche la colazione con pane e companatico. Gravissimi i danni della parrocchia e della casa di Rimini, donde i Salesiani dovettero sfollare prima a Monte Tauro, poi a San Marino. Nella distruzione del santuario della Consolazione in San Marino, si è salvato solo il miracoloso quadro della Madonna. Poco o nulla han sofferto le altre Case, che hanno prestato la loro opera di soccorso a sfollati, sinistrati e perseguitati, continuando nei limiti del possibile il loro funzionamento normale. L'Istituto di Lugo accolse una dozzina di orfani e 14 famiglie sinistrate; quello di Portorecanati, risparmiato dalla guerra, aiutò l'orfanotrofio di Amelia, mise la scuola a disposizione del Municipio, organizzò aiuti ai Reduci e l'assistenza invernale ai poveri.
I Salesiani di Umbertide, supplendo anche il parroco di San Giovanni ferito nel bombardamento del 25 aprile 1944, si misero a disposizione della popolazione pei soccorsi spirituali e materiali aprendo anche la loro casa ai sinistrati. La Casa di Perugia, fra tanta ristrettezza di spazio e di locali, fece posto addirittura ad una cinquantina di orfani dei Sanitari ed accolse anche gli orfani dell'Orfanotrofio di Sant'Anna. Altri 89 orfani ospitò il nostro istituto di Aquila il quale diede ricovero nel periodo di emergenza ad un centinaio di sfollati e sinistrati. L'Orfanotrofio « S. Giovanni » di Amelia nel periodo repubblicano diede ospitalità ad un prigioniero inglese, e ad altri ricercati, pur avendo vari locali requisiti; supplì colle sue scuole alla chiusura di quelle pubbliche, e tenne in casa, fin dal 1944, 38 orfani che ora vanno aumentando.
L'esempio di Forlì.
Ma la Casa che ha assommato tutte le forme di quello che possiamo chiamare « l'apostolato del tempo di guerra » è certo la nostra casa di Forlì. Il Direttore-parroco ha messo sè e i confratelli, la chiesa, la casa parrocchiale e l'oratorio a disposizione del Vescovo per l'apostolato della carità. Il 29 giugno 1944, trentatrè famiglie - più di 100 persone - si rifugiavano nella nostra parrocchia di San Biagio, che divenne come una piccola roccaforte dove giovani e uomini trovavano protezione dai rastrellamenti, le donne un po' di pace alle faccende quotidiane, i bimbi asilo e cure proporzionate all'età. Il rifugio venne organizzato in modo che non mancasse nulla: assistenza medica gratuita, macellazione e distribuzione di carne a tutti i ricoverati, latte, pane e farina ai bisognosi... Ogni famiglia aveva il suo fornello, il suo tavolino di fortuna, un cassetto, un pagliericcio. Pei giovani, perfino il cantiere di lavoro, in cui allestirono addirittura una « Mostra Catechistica di guerra ». Un sacerdote liberato dal carcere ed ospitato dai Salesiani per parecchi giorni, ha lasciato questa descrizione della vita quotidiana nel rifugio: « La chiesa parrocchiale di S. Biagio, quand'io vi posi piede, era trasformata in ospizio pubblico per sfollati, per sinistrati, per scoraggiati. Il coro, la sagrestia, i corridoi, i loggiati, le camere terrene erano invase da donne, vecchie e bambini. Di notte era un dormitorio collettivo, o meglio un accampamento di scampati... Dalle rimboccature delle coperte, sparse per terra, affioravano volti sorridenti di bimbi, rughe di vecchi abbronzati, mani o piedi fasciati di feriti; i lievi tormenti dei sofferenti si confondevano colle preghiere delle madri angosciate... Poche luci schermate... Ogni stallo era una nicchia di dormienti... Di giorno lo spettacolo era diverso, ma non meno interessante. Qui, una famiglia, raccolta sopra una panchina dell'atrio, consumava il pasto ricevuto per carità. Là in giardino eran giuochi di fanciulli assistiti dai Salesiani; in un cantuccio un gruppo di fanciulle si esercitava sottovoce al canto sacro; in un altro, spose e mamme intente a rammendare biancheria, a tessere maglie, ad aggiustare indumenti, mentre uno sciame di bimbi salterellava intorno. Era tutto un fervore di opere santificate dalla rassegnazione, un aiutarsi scambievole, un confortarsi a vicenda. L'inverno si affacciava minaccioso... Quando il fischio delle sirene annunziava l'arrivo dei bombardieri, era un correre al campanile che si teneva pel luogo più sicuro; ma tutti eran convinti che il luogo migliore era il Tabernacolo in chiesa o presso il quadro dell'Ausiliatrice, dove, se non col corpo, certo con l'anima tutti si rifugiavano... Quando cessava il pericolo, ossia l'allarme, ognuno tornava alle sue occupazioni senz'odio nel cuore, senza imprecazioni sulla lingua, come se un'ineluttabile necessità li avesse condannati da tempo a quella dura vita di angoscia... ».
Ma il quadro dell'apostolato dei Salesiani non è completo. Nella stessa parrocchia essi avevano costituito un segretariato per facilitare le domande di sussidi e di soccorsi ai profughi; un centro di soccorso in viveri per le famiglie bisognose e pei ricoverati; l'associazione Dame di carità per portare aiuto ai poveri in città, ecc.
L'assistenza religiosa era così bene organizzata che, nei sei mesi di fronte aereo e terrestre, oltre alle Messe del mattino ed a tante pratiche di pietà individuali e collettive, vi si tenevano ogni giorno tre funzioni pomeridiane per gli sfollati dei rifugi, pei parrocchiani, e per gli sfollati rifugiati in casa.
Un'assistenza tutta speciale fu prestata a 150 uomini catturati barbaramente come si trovavano, sul lavoro, per istrada, in ufficio, in costume da bagno, nel mese di agosto e concentrati nel campo di sfollamento. Quando il parroco, la prima sera, dopo il rosario, tentò di confortarli con qualche parola, fu uno scoppio di pianto generale. Molti vennero sottratti alla deportazione delle brigate nere.
Non mancarono momenti anche più tragici. Una sera, quattro nazisti, in cerca di spie, misero tutto a soqquadro, mentre tenevano il parroco al muro colle braccia distese, ed uno di essi si divertiva a soffiargli il fumo delle sigarette in faccia. Dopo mezz'ora, non avendo trovato le spie ricercate, presero due fior di galantuomini fra i rifugiati e se li portarono via. Uno di questi riuscì a fuggire quasi subito, l'altro venne poi rilasciato per le suppliche del parroco tradotte da un buon interprete.
Giovò assai ai rifugiati l'esser stato il parroco aggregato anche ad un Comitato per la distribuzione del grano ai poveri, che ne distribuì più di 800 quintali.
Abbiamo già parlato dell'Ospedale Don Bosco pei profughi, di cui gli fu affidata la direzione e l'amministrazione. Medici e Suore, profughi, prestarono coi Salesiani la loro opera con assoluta abnegazione, gratuitamente. Ai profughi si successero sfollati e sinistrati. Negli ultimi giorni di guerra, quando le granate scoppiavano a centinaia, quante volte si dovettero caricare i malati sulle spalle per portarli nel sotterraneo che serviva da rifugio! Nel mese dei morti, il parroco riuscì pure a recarsi ogni giorno fra mille pericoli a dir Messa al rifugio della Prefettura. Con abile destrezza salvò intere mandre di bestiame delle vicine fattorie da ripetute razzie, assicurando così la carne ai cittadini.
DOPO LA LIBERAZIONE la presenza di un salesiano che conosceva bene la lingua inglese, servì a farsi intendere dagli alleati i quali gli affidarono un ufficio speciale per la cura dei profughi in partenza, per l'assistenza a tutti i rifugi, per il rilascio di permessi di trasporto, di viaggi, per informazioni, per soccorsi straordinari, ecc. Ma purtroppo, il 10 dicembre, una bomba infernale nazista riduceva ad un cumulo di rovine la chiesa, la casa parrocchiale, il campanile, seppellendovi 19 vittime, tra cui il nostro confratello più anziano, Don Agostino Desirello. Fu uno schianto! Quasi non bastasse, ladri d'ogni colore accorsero a far sparire quel che ancora rimaneva di intatto. Di fronte a quella scena, il parroco mandò a chiamare i poveri perchè approfittassero di quanto poteva ancora servire. I Salesiani superstiti, allogati in sedi di fortuna, continuarono a svolgere la loro missione di carità, soprattutto nella Pontificia Commissione di Assistenza, coll'Ufficio ricerche, con l'Infermeria Don Bosco, con la Casa del Reduce. Nei soli due primi giorni confortarono oltre 10.000 reduci, ottenendo, coll'aiuto delle organizzazioni della Democrazia Cristiana, soccorsi anche dalle campagne. I cinque istituti esistenti nella parrocchia, preparavano ogni giorno ad ore fissate 200 minestre. Vennero assistiti in totale oltre 30.000 reduci. Nè mancarono le cure agli internati politici per chiarire situazioni e favorirne il pacifico ritorno in famiglia. Con automezzi della Va Armata riuscirono pure ad incontrare a Bolzano circa settemila Forlivesi reduci dalla prigionia ed a riportarli a casa. Tacciamo dell'opera svolta a favore dei « ragazzi della strada » di cui parleremo nell'apposita rubrica. (Continua).
Polonia.
Una lettera da Lodz del 10 settembre u. s. ci dice che le Figlie di Maria Ausiliatrice, dopo cinque anni, sono ritornate nella loro Casa, restaurata alla meglio dai notevoli danni subiti nelle passate vicende. Vi hanno riaperto l'asilo, la scuola triennale di cucito e il corso annuale di taglio, confidando nell'aiuto della Provvidenza per sopperire alle spese e alle difficoltà presenti, nella grande penuria di ogni cosa. Vi attendevano ancora la Visitatrice e tutte le Suore di Lauroza e di Wilno, costrette ad un nuovo esodo, dopo tutte le tribolazioni sofferte in questi lunghi anni di guerra.
Intanto, però, altri nuovi campi si schiusero al loro apostolato: a Lutomirsk a 18 km. da Lodz, con asilo e laboratorio, e a Twarda Gora nel Festemberg con eguali opere.
A Krakow, Przemysl e Rozanistok il loro lavoro continua come prima; a Sokolow hanno riaperto l'asilo e il laboratorio; a Myslovice la Casa, ormai sgombra dalla requisizione militare, aspetta la ripresa delle opere interrotte.
Le Suore imprigionate a Wilno nel 1941, e dopo due mesi di carcere deportate ai lavori forzati nell'Austria, dove trascorsero quattro duri anni, separate l'una dall'altra, si ritrovarono in Italia, condottevi nell'estate scorsa, insieme a molti altri loro connazionali. Passate in vari accampamenti, e quindi alcune nel Veneto e altre al campo di concentramento di Reggio Emilia, poterono poi unirsi alle Sorelle delle Case di Padova e di Reggio, riprendendovi con la commozione più viva l'abito religioso e la vita comune.
Due, insieme ad una terza già in Italia, prestarono in seguito la loro opera di assistenza, con piena soddisfazione dei parenti e del Comando, a 260 bambini polacchi raccolti nel Campo di Reggio. Ultimamente, chiuso il Campo per il rimpatrio di quanti vi si trovavano, ebbero il conforto di venire a Torino a sciogliere nella Basilica di Maria Ausiliatrice, e presso l'altare dei nostri Santi, l'inno del più fervido ringraziamento.
Portogallo - Giubileo dell'Opera Salesiana.
L'anno scorso le nostre Case del Portogallo hanno celebrato il cinquantenario dell'inizio dell'Opera salesiana in quella nazione.
I primi salesiani, guidati da Don Pietro Cogliolo, giunsero infatti a Braga nell'ottobre del 1894 per assumere la direzione del fiorente Collegio tenuto dal piissimo Don Francesco da Cruz ed il loro apostolato incontrò tanto favore che furono ben presto chiamati ad altre fondazioni; sicchè, nonostante la bufera della rivoluzione del 1911, l'Opera potè estendersi fino agli attuali sviluppi.
A Lisbona i festeggiamenti giubilari furono concentrati nella solennità liturgica di San Giovanni Bosco. Per una settimana i giornali parlarono di Don Bosco e delle sue istituzioni.
I due quotidiani cattolici, il 31 gennaio, vi dedicarono un'intera pagina. Alle funzioni religiose parteciparono l'Ecc.mo Arcivescovo di Evora ed altri Ecc.mi Vescovi.
Presiedette l'accademia lo stesso Em.mo Cardinal Patriarca Emanuele Ceréjeira, circondato dall'Arcivescovo di Evora, da un Vescovo missionario e da cospicue autorità civili ed acclesiastiche. Voleva intervenire anche il Presidente della Repubblica, ma ne fu impedito da un improvviso malore. L'accademia si svolse nel salone della Società Geografica, rigurgitante di oltre tremila persone.
I nostri cantori della «« Oficina S. José » e della Casa di Estoril, che già avevano prestato servizio alle funzioni del triduo celebrato nella chiesa parrocchiale dell'Incarnazione in cui è parroco un carissimo ex allievo, strapparono entusiastici applausi con un programma corale eseguito alla perfezione.
Tenne il pontificale uno dei Vescovi Ausiliari del Cardinal Patriarca, mentre l'altro, Ausiliare fece un magnifico panegirico del nostro Santo.
Il Ministro dell'Eucazione Nazionale aveva predisposto che in preparazione si tenesse una conferenza su Don Bosco e l'Opera Salesiana in tutte le scuole medie, ginnasi e licei della Repubblica, ed in alcune città assunse proprio forma solenne. Un deputato cattolico ne parlò alla Camera e riscosse calorosi applausi da tutti i deputati.
Imponente il concorso ed il contributo dei Cooperatori e degli ex allievi.
Stati Uniti - Il centenario della prima Messa di Don Bosco.
Pur attenendosi alle disposizioni del Rettor Maggiore che limitavano la celebrazione del centenario della prima Messa di Don Bosco e dell'inizio dell'Opera Salesiana all'austerità richiesta in Europa dallo stato di guerra, la nostra Ispettoria degli Stati Uniti volle dedicare l'8 giugno 1941 ad una commemorazione, che non possiamo trascurare, per quanto ritardata.
Cominciò con l'omaggio della prima Messa del nostro Don Byrne, ordinato il giorno innanzi. Intervennero alla celebrazione i giovani dei nostri collegi di Goshen, New York, Newton e Ramsey. Assistette pontificalmente S. E. Mons. Donahue, Vescovo ausiliare di New York. I giovani del collegio cantarono la messa Regina Pacis del M.o Yon.
Nel pomeriggio centinaia di macchine private portarono all'istituto una folla di personalità e di invitati. Le bande dei vari collegi si alternarono nel salutare S. E. Mons. Spellman, Arcivescovo di New York, ora Cardinale di Santa Romana Chiesa, quattro altri Vescovi delle diocesi vicine; Mr. Reid, editore del The Catholic News; l'On. Walsh, segretario di Stato di New York; Mons. Casey, segretario dell'Arcivescovo, ed altre personalità.
Giunti nell'aula magna, l'Ispettore aprì il programma con parole d'occasione facendo notare che la celebrazione aveva luogo nella domenica della SS. Trinità, proprio cent'anni dalla Festa omonima del 1841 in cui D. Bosco aveva celebrato la sua prima Messa. Diede quindi un succinto ragguaglio dello sviluppo dell'Opera Salesiana nei cento anni decorsi.
All'Ispettore si susseguirono vari oratori i quali diedero risalto successivamente alle caratteristiche dell'attività di Don Bosco. Mr. Reid presentò Don Bosco come l'esponente più effettivo dell'Azione Cattolica sotto l'impulso dell'amore divino per le anime. La signorina Anna Kuhl, autrice di una biografia di S. G. Bosco, parlò di Mamma Margherita educatrice del grande Santo, della necessità dell'educazione cattolica fra le giovanette e dell'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice che affianca la Società Salesiana.
L'On. Michele Walsh, Segretario di Stato di New York, presentò Don Bosco come sociologo, sempre all'avanguardia del progresso.
Mons. Mc Donnel, Direttore Nazionale dell'Associazione per la Propagazione della Fede, tessè le più ampie lodi dello spirito di Don Bosco e del suo sistema preventivo, votando come l'educazione della gioventù deve avere Dio per principio e fine, se non vuoi diventare un pericolo per le anime e per la società. Terminò accennando allo sviluppo dell'Opera di Don Bosco e ai mezzi più validi per aiutarla.
Chiuse la celebrazione l'Arcivescovo di New. York, ora Em.mo Card. Francesco Spellman. Egli ricordò che, in un'udienza, il Santo Padre Pio XI gli aveva parlato personalmente della vita di Don Bosco, compiacendosi altamente di quel privilegio. Espose poi i tre principali obbiettivi dell'Opera di Don Bosco: Educazione cristiana della gioventù, - Vocazioni sacerdotali - Missioni. I discorsi si alternarono a cori dei giovani e dei chierici eseguiti con molto buon gusto. Dopo il canto dell'inno di Don Bosco God of Children, tutti passarono in chiesa per la Benedizione Eucaristica impartita da S. E. Mons. Monaghan, Vescovo di Ogdensburg.
Adesioni. - Cospicue personalità che non poterono intervenire personalmente inviarono per lettera le loro più calde adesioni. Con profonda venerazione e vivissima gratitudine venne accolto il telegramma dell'Em.mo Card. Maglione che comunicava le «cordiali felicitazioni e l'apostolica benedizione » del Santo Padre Pio XII.
Dopo il messaggio del nostro Rettor Maggiore, seguì la lettera dell'allora Presidente degli Stati Uniti, indirizzata all'Ispettore:
Washington, 1° aprile 1941. Caro Don Rossi,
« C'era davvero qualcosa di profetico nell'opera iniziata da San Giovanni Bosco, della cui ordinazione i Salesiani che portano il suo onorato nome stanno per celebrare il centesimo anniversario.
» La visione di Don Bosco fu così chiara che egli sin dall'inizio del suo ministero vide il bisogno dell'educazione del popolo, della quale divenne un ardente propugnatore. Giova riconoscere che egli come educatore fu esperto maestro nel dirigere ognuno secondo la propria vocazione, ed un pioniere delle scuole professionali ed agricole, delle scuole serali.
» C'è bisogno al giorno d'oggi nel mondo delle opere ideate da questo Santo che mirava lontano; ed io confido che tutti coloro che continuano col suo spirito e colle sue tradizioni, riceveranno nuovo slancio a coronamento della commemorazione del prossimo centenario.
Con tutta sincerità
Vostro
FRANKLIN D. ROOSEVELT ».
Il Delegato Apostolico S. E. Mons. Cicognani espresse la sua cordiale adesione «con gioia e spirito di preghiera». Vivissima deferenza dimostrarono anche gli arcivescovi di Boston e di Filadelfia, vescovi, autorità e personaggi eminenti del clero e del laicato.
Lo stesso giorno, 8 giugno, e la domenica seguente, fu radiodiffusa in tutti gli Stati Uniti una relazione sull'Opera Salesiana e sulla ricorrenza centenaria.
Per la circostanza venne stampato un elegente volume di 196 pagine che illustrava brevemente l'Opera Salesiana dai suoi inizi con referenza speciale agli Stati Uniti.
Togliamo i dati seguenti:
L'opera di Don Bosco negli Stati Uniti.
a) I SALESIANI. Lo stesso San G. Bosco fu richiesto più volte dai Vescovi degli Stati Uniti di inviare i suoi Salesiani in America, ma non potè accettare l'offerta per mancanza di personale. Fu il suo successore, il Servo di Dio Don Michele Rua, che, verso la fine del secolo scorso, potè inviarvi il primo drappello guidato dall'attuale Ecc.mo Mons. Ernesto Coppo. La prima opera iniziata fu una scuola per giovanetti a Troy-New York, la quale otto anni dopo venne trasferita nella città di Hawthorne ove nel 1917 fu distrutta da un incendio. Poco dopo si apersero due scuole, una in New Rochelle (N. Y.) e l'altra in Ramsey (N. Y.) mentre altri Salesiani prendevano a reggere parrocchie in N. Y. City Paterson, Port Chester, San Francisco. Altre parrocchie vennero affidate ai Salesiani dopo il 1920 in California e questo consigliò la erezione di una Ispettoria speciale per gli Stati Uniti. Nel 1928 fu eretto il primo Noviziato a Newton (N. Y.). Due anni dopo, il modesto fabbricato si estese fino ad ospitare duecento candidati al Sacerdozio.
Quasi contemporaneamente si aprirono scuole in Goshen (N. Y.), in Tampa (Florida), in Hope Haven (Louisiana), in Richmond e in Los Angeles di California: scuole inferiori e superiori e scuole professionali.
Con la canonizzazione di Don Bosco il nome del Santo si sparse rapidamente per tutti gli Stati Uniti, assieme alla fama delle sue opere. La città di San Francisco lo proclamò patrono della gioventù per l'Archidiocesi; S. E. Mons. Beckman, Vescovo di Dubuque lo scelse come protettore di «tutti gli scouts ». La Diocesi di New Rochester fondò « L'Ordine Fraterno di San G. Bosco ». In Minnesota sette organizzazioni giovanili lo vollero pure patrono. Altre associazioni giovanili sorsero col suo nome in Ohio, Pensylvania, Kentucky, Missoury, Texas, Cincinnati, Chicago e Fort Wayner.
Vari parroci nei diversi stati innalzarono chiese dedicate al Santo. Ricordiamo quelle di Chicago, di Hammond, di Malone, di West Lake e di Battle-Mountain.
Ma Don Bosco ha profetato che i Salesiani sarebbero andati anche a Boston. Ed oggi l'opera nostra si sta felicemente affermando in questa grande città.
b) LE FIGLIE DI MARIA AUSILIATRICE in numero di quattro, misero piede negli Stati Uniti il 16 luglio 1908, giorno dedicato alla Madonna. Erano invitate da Mons. Cianci, parroco della chiesa di San Michele in Paterson, che, avendo conosciuto personalmente Don Bosco, altamente ammirato del suo sistema di educazione, affidò loro l'istruzione delle giovanette della sua parrocchia e la cura degli emigranti.
Una casetta, fin troppo modesta, vide l'inizio del loro apostolato. Non era che il piccolissimo grano di senape. Nella festa dell'Immacolata del 1912, dodici suore inaugurarono la nuova residenza in Paterson, che poi divenne la loro Casa-madre negli Stati Uniti. Di là sciamarono per altre attività nei luoghi più distanti. La loro attività oggi comprende:
La Scuola « San Michele» e Centro Sociale in Paterson; la Scuola « San Michele » nell'Atlantic City; l'Orfanotrofio « San Michele » con Pensionato in Nord Haledon; la Scuola « Sant'Antonio » e Centro Sociale in Paterson; l'Istituto « Maria Ausiliatrice » in Watsonville (California); la Scuola della Trasfigurazione e Centro Sociale, in Chinatown; il Noviziato « Sacro Cuore » in Nord Haledon; la Scuola « Maria Ausiliatrice » in New York; la Scuola «San Giuseppe » e Centro Sociale in West Tamp; il Campo « Maria Mazzarello »; la Scuola del Santo Nome e Centro Sociale in Ybor City; l'Istituto « Madonna Villa Neve » in Tampa (Florida); la Villa « Don Bosco » e la Scuola di Maria Ausiliatrice con Istituto Superiore, in Haledon.
Fiorenti pure gli Istituti di Roseto, di Ellwood, di Laredo, S. Antonio, e di Rymondville.
La benedizione del Signore è stata copiosa e noi confidiamo che l'avvenire anche per le Figlie di Maria Ausiliatrice si prospetti sempre più florido e ricco di frutti.
Manciuria.
Da una lettera del nostro D. Liviabella, in data 12 settembre 1945, togliamo queste notizie:
Oggi è arrivata in porto per la prima volta una nave americana e il cappellano militare ben volentieri si presta a spedire la posta.
Dal 12 maggio 1943 mi trovo qui in Dairen, come parroco dei cattolici giapponesi. Prima reggeva la parrocchia un sacerdote americano delle Missioni di Maryknoll. Ma fu costretto dalle vicende della guerra a rimpatriare. I cristiani chiesero subito un missionario, e le pratiche, condotte per vari mesi, finirono per decidere la mia destinazione. Cristiani buoni, fervorosi, chiesa e parrocchia vasta e bella mi hanno consolato del sacrificio di allontanarmi dai cari confratelli del Giappone. Dopo un mese Mons. Cimatti mi mandò in aiuto il Coad. Macario Cesare, e, dopo un anno, ìl Sac. D. Martelli Archimede. Siamo quindi in tre, lontani dai superiori; ma cerchiamo di vivere fraternamente praticando il meglio possibile le nostre sante Regole.
Due anni fa, alla resa dell'Italia, tutti i confratelli del Giappone e noi pure fummo sottoposti a vigilanza speciale per quasi due mesi. Alcuni vennero anche impediti di esercitare il ministero apostolico. Ma alla fine di ottobre tutti i confratelli riebbero la loro libertà tranne D. Margiaria che rimase internato e, per due anni, poveretto, non potè più compiere quel bene che prodigava con tanto zelo (1).
Di Mons. Cimatti e confratelli non ho più notizie da due mesi. Fino al 12 luglio tutti stavano bene e le nostre case erano ancora risparmiate. Saprà già che il nostro caro confratello Don Arri, della casa di Beppu, è morto due anni fa alla fine di ottobre.
Le Figlie di Maria Ausiliatrice di Tokio, purtroppo, ebbero la casa distrutta da un bombardamento.
L'altro ieri a mezzodì due militari russi, di cui uno tenente, vennero alla missione e con la pistola in pugno mi volevano estorcere del danaro che non avevo. Si fermarono due ore rovistando tutto, e poi l'ufficiale fu presso in flagrante dalla polizia russa, la Ghepeu, che stese il processo regolare e lo deferì al tribunale militare di Mosca. Io sono salvo per miracolo. E pensare che credevo che con la metà del mese scorso ogni pericolo di morte violenta fosse scomparso. Ma l'Ausiliatrice protegge sempre i suoi figli.
Qui, bombardamenti non se ne sono avuti. Ora la città è occupata militarmente dai russi, ma si dice che passerà in mano dei cinesi. Don Martelli e Macario sono in ottime condizioni di salute e con me la ossequiano affettuosamente.
Caro Padre, non oso domandarle notizie dell'Italia e della Congregazione. Dio è nostro buon Padre e ci aiuterà sempre con la Divina Provvidenza. Ossequi a tutti i nostri superiori. Preghi per noi Maria Ausiliatrice.
Dairen, 12-IX-1945 Aff.mo in G. C. Sac. LEONE LIVIABELLA.
(1) Mons. Cimatti ci ha annunziato che D. Margiaria è stato liberato, alla resa del Giappone, ed è ritornato in casa fra i Confratelli.
Munito dei conforti religiosi e con sensi di vera pietà cristiana, rese la sua anima a Dio, la domenica mattina 16 dicembre u. s. quasi ottuagenario.
Era infatti nato a Villar Perosa nel 1866 Il suo nome è legato alla più potente industria d'Italia, ch'egli con quarantasei anni di indefesso, geniale e tenace lavoro, portò ad un'affermazione mondiale di prim'ordine: la F.I.A.T.
Egli però non limitò il suo genio e le sue cure allo sviluppo delle applicazioni tecniche di quel grande organismo, ma al bene degli oltre suoi settantamila impiegati e operai, creando per essi le più svariate opere assistenziali, che, mentre tendono all'elevazione della classe lavoratrice, assicurano alla F. I. A. T. un primato di modernità sociale rispondente ai più pratici e confortanti progressi. La guerra purtroppo, colle sue sorprese e colle sue distruzioni, ne ha compromesso il programma, amareggiandogli gli ultimi anni della sua vita laboriosa, già tanto rattristata da intime angoscie e lutti di famiglia. Ma la sua fama e le sue benemerenze rimangono accreditate alla storia dell'industria ed alla gratitudine nazionale. Noi, che vedemmo sorgere con il contributo della sua attività benefica il modernissimo Oratorio Festivo, votato alla memoria del compianto suo figlio l'Avv. Edoardo, serbiamo di Lui vivissimo ricordo, pensando con ferma speranza che Iddio avrà dato ampia mercede a chi seppe compiere tante opere di carità a vantaggio dei suoi simili.
Perciò, mentre ne raccomandiamo l'anima eletta alle preghiere dei Cooperatori e delle Cooperatrici salesiane, confidiamo sia di gran conforto alla Famiglia il pensiero che l'Istituto Internazionale « Edoardo Agnelli » continuerà a benedire il nome del Fondatore e della nobile sua Famiglia, educando alla vita professionale e cristiana falangi di giovani che onoreranno la Chiesa e la Patria.
Il nostro venerato Rettor Maggiore ebbe la gioia di poterlo preparare alla morte con i conforti della Fede.
Tutta la Famiglia Salesiana ed in particolare l'Oratorio « E. Agnelli », con gratitudine perenne, lo segna nell'albo d'oro dei più insigni benefattori.
Sac. JIMENEZ ANDRADE ROBERTO, da Catacaos (Perù), † a Cuzco (Perù), l'11-III-1943, a 44 anni.
Sac. MAUGERI GIOVANNI, da Randazzo (Catania), † a Catania S. C. il 12-XI-1944 a 50 anni.
Ch. GHERARDI RICCARDO, da Parma, † a Forlì il 21-II-1945 a 23 anni.
Ch. CIPRIANI REMO, da Voghera (Pavia), † a Piossasco (Torino) il 5-VIII-1945 a 19 anni.
Ch. NEUHOLD GIUSEPPE, da Detschkreutz (Austria), † in guerra (Russia) il 6-II-1942 a 24 anni.
Ch. BODENSTEINER CRISTIANO, da Fuchsberg (Germania), † in guerra (Russia) il 25-X-1943 a 30 anni.
Coad. STOCKENHUBER ENGELBERTO, da Unterleiten (Austria), † a Charkow (Russia) I'11-XI-1942 a 35 anni.
Sac. DRZISGA LEONE, da Oppeln (Prussia), † in guerra (Sicilia) il 10-VIII-1943 a 37 anni.
Coad. KREINER VALENTINO, da Untermembach (Baviera), † a Vienna (Austria) il 1°-IX-1943 a 35 anni.
Ch. KRENN CARLO, da Scheibbsbach (Austria), † in guerra (Russia) il 5-XI-1943 a 26 anni.
Sac. PICHA AUGUSTO, da Wichstadl (Boemia), † a Klagenfurt (Carinzia) il 27-1-1943 a 62 anni.
Coad. RUDER GIUSEPPE, da Fuhrn (Baviera), † a Kalinin presso Rostov (Russia) il 2-II-1943 a 42 anni.
Coad. ESSLETZBICHLER LUIGI, da Safen (Austria), † in guerra a Tirana (Albania) il 27-X-1944 a 30 anni.
Ch. KINDSLEHNER GIOVANNI, da Konradsheim (Austria), † in guerra a Vire (Normandia) l'8-VIII-1944 a 24 anni.
Coad. PURAINER GIOVANNI, nato a Altenmarkt (Germania), † in guerra a Gudeikial-Molcdai (Lituania) il 11-VII-1944 a 46 anni.
Ch. SCHMELMER GIUSEPPE, da Rettenhach (Germania), † in guerra a Locavizza (Gorizia) il 17-1-1944 a 3o anni.
Solo ora possiamo completare l'elenco delle Dame Patronesse del Comitato Centrale defunte in questi anni trascorsi e le raccomandiamo vivamente ai suffragi di tutta la Pia Unione:
Contessa MARGHERITA BELLI di CARPENEA. Signora CHIARA CERIANA TOSO.
Contesa ERNESTINA di CORNEGLIANO - GAZELLI. Signorina ROSINA CAMPANA. Contessa ELEONORA GOVONE. Donna AMALIA LEUMANN CERRUTI. Contessa MARIA di COLLOBIANO-DALLAVALLE. Marchesa TERESA di RORA-PALLAVICINO. Signora MARIA DE FORNARI-SOLA. Contessa MARIA DI ROBILANT-IMPERIALI. Contessa MARIA DE VIRY-CALLORI. Marchesa MARIA FRACASSI-CRESPI. Baronessa M. TERESA GEISSER-CELESIA. Signora ANGIOLA MARCHESI-GIORDANO. Marchesa TINA MORELLI DI POPOLO- GONELLA. Signora PAOLETTI-NERVO. Baronessa CHIARINA PEYROLERI. Contessa RINA PRUNAS-TOLA MONTU' Signorina ANNETTA MASSA. Signora NOEMI PICCIO-DURIO.
ANGIOLINA CAMPANA GOLA, † aTorino, il 2-V-1945.
Fervente cooperatrice e zelante Patronessa, aveva una predilezione per le nostre Missioni che aiutava e sosteneva generosamente.
ZANINO GIUSEPPINA ved. CALVI, † a Milano, il 30-XI-1945 ad 87 anni.
Madre esemplare di 12 figli, fu ben lieta di offrirne due alla Società Salesiana, assecondando quella divozione a Maria Ausiliatrice ed a S. Giovanni Bosco, che è una delle più care tradizioni della sua fervente famiglia.
GIOVANNINI DEFENDENTE fu STEFANO, † a Casabianca di Verolengo (Torino) il 13-X1-1945 a 68 anni.
Tempra di vero cattolico praticante, seppe educare cristianamente la sua famiglia, meritandosi dal Signore la vocazione di due figli sacerdoti alla Società Salesiana.
QUINZ GIACOMO, † il 15-XI-1945
Ottimo padre di famiglia e indefesso lavoratore, diede ai suoi figli un'educazione profondamente cristiana, che maturò in uno di essi la vocazione alla Società Salesiana.
MANELLO ANTONIO, † a Moriondo Torinese, il 17-X u. s. a 79 anni.
Uomo di fede e di profondi sentimenti cristiani, offerse al Signore due figlie missionarie nell'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice,
Altri Cooperatori defunti:
Aiello Prof. Ignazio, Mazara del Vallo (Trapani) - Arduino Giovanni, Chivasso (Torino) - Bagini Luigi, Carona (Bergamo) - Baisotto Giacomina, Borno (Brescia) - Baldi Carlo, Costigliole (Asti) - Barberis Giuseppe, Poirino (Torino) - Bertolu Giuseppina, Almese (Torino) - Biestro Elisa, Monesiglio (Cuneo) - Bini Giovanni, Alessandria - Bona Lucia, Sordevolo (Vercelli)
Bonello Giovanni, Niella Belbo (Cuneo) - Caiena Emilia, Molino dei Torti (Aless.) - Calry Pietro, Polinago (Modena) - Cantù D. Carlo Ballabio Inferiore (Como)- Caprioglio Giovanni, Vignale Monf. (Aless.) - Cirio Turco Natalina, Cessole (Asti) - Conti Luigi, Lambruco (Como) - Conti Margherita, Maggiora (Novara) - Corti Francesca, Gazzaniga (Bergamo) - Dal Bo Mario, Conegliano (Treviso) - De Ambrosis Francesco, Mirabello (Aless.) - De Giovanni Giacomo, Rossana (Cuneo) - Dho Margherita, Fontanetto D'Agogna (Novara) - Donato Vittoria, Cornegliano d'Alba (Cuneo) - Farò Teresa, Vinoro (Torino) - Fedeli Poliani Giulia, Monza (Milano) - Ferrarotti Giacomo, Robella (Vercelli) - Gallea Manasserol Caterina, Torino - Gambirasio Palmira, Calolziocorte (Bergamo) - Ganora Umberto, S. Germano (Aless.) - Garlatti Santina, S. Vito al Tagliamento (Udine) - Gatta Dott. D. Enrico, Sasso (Brescia) - Guazzoni Gaspare, Borgo Ticino (Novara) - Cullino Bianca, l'orino - Junod Ottavio, Anse (Aosta) - Leali Giuseppe, Castelnuovo D'Asola (Mantova) - Leali Pompeo, Vicenza - Mandalari Angelica, Condofuri (Reggio) - Maschiocchi Vittore, Cocquio Trevisago (Como) - Massolino Camilla, Serralunga d'Alba (Cuneo) - Mattioli Giovanni, Coggiola (Vercelli) - Mazzia Giuseppe, Occhieppo Inf. (Vercelli) - Moia Giacomo, Merntrago (Novara) - Norgia D. Pietro. Quinto Vercellese (Vercellii - Nosari Pietro, Gazzaniga (Bergamo) - Pallavicini Carlotta, Genova - Papini Profeti Luisa, Samprugnano (Grosseto) - Parizia Giuseppe, Scarnafigi (Cuneo) - Patrucco Paolo, Candia Lomellina (Pavia) - Pera Letizia, Soprana (Vercelli) - Piubeflo Callisto, S. Michele Estro (Verona) - Pontaeolone Maddalena, Castellalfero (Asti) - Postiglione Camilla, Milano - Priuli N. H. Conte Federico Marco, Varallo Pombia (Novara) - Racagni Sofia, Torino - Ripamonti Virginio, Costa Masnaga (Como) - Roatta Bongiovanni Felicita, Ceva (Cuneo) - Roncaroli Pensa Giuseppina, Alitano - Rossi Albina, Premosello (Novara) - Rossi Anna, Mondovi-Piazza (Cuneo) - Rossi Timossi Elisa Campoligure (Genova) - Sabbia Maria, Iseo (Brescia) - Scamperle Domenica, Fumane (Verona) - Scamperle Luigia, Fumano (Verona) - Sigolini D. Umberto, Travagliato (Brescia) - Silvestri Giuseppe, Livigno (Sondrio) - Tartaglino Francesca, Cuorgné (Aosta) - Thomatis Lodovica, Morozzo (Cuneo) - Trivi Giulio, Galliate (Novara) - Uberti Angiolina, Stre.,a Bnrronteo (Novara) - Uscelli Graziosa, Costamasnaga (Como) - Vallory Giulio, Millaures (Torino) - Volpini Tommaso Capriolo (Brescia) - Zanon Antonio, Mussolente (Vicenza) - Zucco Giobatta, Maestro, Udine.
L'universale ed efficace mediazione di Maria SS.
Mediazione universale.
Maria SS. è la nostra Mediatrice, colei per le cui mani Dio ha determinato di dare quello che concede al genere umano. vero che, in senso assoluto, Gesù Cristo è il solo Mediatore presso Dio, perciò bisogna notare che vi sono due sorta di mediazione: quella che tratta della nostra salute per via di giustizia, di merito e di redenzione, e quella che ne tratta per via di umilissime preghiere, di suppliche e d'intercessione. Gesù Cristo è nostro mediatore nel primo senso; tutti i santi e la SS. Vergine sono invece mediatori nel secondo senso. Ma il ministero di mediazione di Maria è sovranamente distinto da quello degli altri santi. Infatti la mediazione dei santi in cielo è ristretta, come la loro carità, a certe grazie, a certi paesi, a certe persone. Ora Maria, la cui virtù si estende su tutti i luoghi, su tutti i tempi, su tutti i beni, su tutti i mali, è la Patrona universale del genere umano, la Madre degli uomini tutti; a Lei Dio ha formato un cuore adattato a questo ministero, versandovi tale e tanta carità che comprende nella sua sollecitudine e tenerezza tutti i suoi figliuoli. La mediazione di Maria è perciò universale.
Mediazione efficace.
Ma è anche quanto mai efficace. I santi non sono sempre esauditi, sia perchè Dio non fa sempre conoscere loro qual è il maggior bene di colui in pro del quale essi pregano, sia perchè i peccati di costui sono talora troppo grandi, e il rapporto meritorio dei santi con Gesù Cristo ristretto a certe grazie, sia pure perchè il loro credito è particolarmente racchiuso nell'ordine e nel corso della Provvidenza ordinaria. Alla carità materna di Maria Vergine è stato dato invece di conoscere i segreti di Dio e di vedere ogni cosa nello specchio della verità, che è suo Figlio, e di potere ogni cosa su questo suo Figlio, sino a far mutare in certo qual modo i decreti della Provvidenza, come sin dalla sua vita mortale ce lo fece vedere l'anticipazione del miracolo di Cana. Piena di grazie, non ve n'è alcuna ch'Ella non ci possa ottenere, essendo Ella in rapporto immediato colla sorgente, e che non possa volgere su di noi. « Quest'abbondanza di grazie è tale - dice san Tommaso - che non solamente Essa ne è ripiena, ma ne ha da potere spandere sopra tutti gli uomini ». È molto che ogni santo abbia avuto tante grazie quante ne abbisognano per salvare diverse persone; ma, se ciascuno ne avesse quante son necessarie per la salute di tutti gli uomini, sarebbe la massima pienezza; e questa è la pienezza che si trova in Gesù Cristo e nella beata Vergine (in G. C. come sorgente, nella santa Vergine come serbatoio). Perciò in ogni pericolo - conclude l'Angelico Dottore, e facciamo nostra la sua conclusione - noi possiamo trovare per Lei la salute; in ogni combattimento, l'assistenza. Quindi disse già Ella stessa: « In me è tutta la speranza della vita e della virtù » (S. TOMM., Opusc. 8°).
NOVENA
consigliata da S. Giovanni Bosco per ottenere grazie e favori da Maria Ausiliatrice.
1° Recitare per nove giorni: tre Pater, Ave, Gloria al SS. Sacramento con la giaculatoria Sia lodato e ringraziato ogni momento il Santissimo e Divinissimo Sacramento, tre Salve Regina a Maria SS. Ausiliatrice con la giaculatoria Maria Auxilium Christianorum, ora pro nobis.
2° Accostarsi ai SS. Sacramenti.
3° Fare un'offerta secondo le proprie forze per le Opere Salesiane.
4° Aver molta fede in Gesù Sacramentato e in Maria SS. Ausiliatrice.
ORAZIONE DI S. BERNARDO
Ricordati, o piissima Vergine Maria, non essersi mai udito che sia stato abbandonato chi ha ricorso a Te, implorato il tuo aiuto, chiesto il tuo soccorso. Io, animato da tale confidenza, o Madre, Vergine delle Vergini, a Te ricorro, a Te vengo, peccatore contrito, dinanzi a Te mi prostro. Deh, o Madre del Verbo, non sdegnare le mie preghiere, ma ascoltale propizia, ed esaudiscimi. Così sia.
(Indulgenza di tre anni ogni volta che si recita; Plenaria una volta al mese se si recita tutti i giorni e si compiono le altre pratiche prescritte per le indulgenze plenarie).
LA LITURGIA E LA DEVOZIONE A MARIA SANTISSIMA
(Continuazione - Vedi Numero precedente).
E il cuore?
Non è a dire con questo, che il sentimento non debba avere parte alcuna nella devozione a Colei, che è pur la nostra Mamma; questo però va sostenuto e guidato dal pensiero. Ciò insegna la Liturgia mariana, dove tutto freme di un caldo, ma equilibrato, sentimento. Lo troviamo espresso soprattutto nelle parti psalmodiche, nelle lezioni (come in quelle di San Bernardo esuberanti di entusiasmo), nelle epistole, tratte in generale dalla Sapienza o dal Cantico dei Cantici. Ricordiamo, per esemplificare, quel passo in cui è rappresentato lo Spirito Santo, che invita la sua Sposa, di primavera, per la campagna fiorita, la Chiesa con la fioritura dei suoi Santi: « Sorgi - Egli dice - amica mia, colomba mia: l'inverno è ormai trascorso ; la pioggia è cessata ; i fiori sono tornati nelle nostre campagne; s'ode la voce della tortorella e le viti in fiore mandano il loro profumo ». (Epistola della festa della Visitazione - 2 luglio).
Altrove poi la Vergine Madre viene paragonata a ciò che di più bello e di più fecondo vi è nella natura: alle rose di Gerico, all'olivo dei campi, alla palma, al balsamo profumato... E, dinanzi a tanta grandezza e bontà, spontaneo nasce il sentimento di una gioia equilibrata, serena. Quanti sono gli inviti ad essa! Così è
nell'Introito che dice: «Esultiamo tutti nel Signore!... » (Assunta); oppure: « Godrò nella pienezza della mia gioia » (Immacolata), perchè Tu, o Maria, « sei la GIOIA e la forza del nostro popolo » e « sotto la tua difesa non vi è da temere », perchè « sei terribile come esercito schierato a battaglia » (Antifone varie).
Alla pratica.
Posti così i capisaldi della devozione mariana su verità dogmatiche, e soddisfatto il cuore nelle sue giuste pretese, la Liturgia pensa anche a migliorare la vita pratica. Quando un'anima vive veramente della vita della Chiesa con la Meditazione e la Preghiera, essa si assicura la verità e la pace soprannaturale della grazia, che certamente faranno sentire la loro forza anche tra le miserie quotidiane. La luce dell'invisibile - ma non per questo meno reale - circonderà il nostro lavoro, e la devozione alla Mamma nostra diverrà quindi vita d'unione: solo così potremo giungere a formare per mezzo di Lei il « Christus totus »; difatti se non stiamo in comunicazione con il Canale della grazia, come potremo pretendere di riceverla?
(Continua), M. B. IL CULTO DI S. GIOVANNI BOSCO A CASALECCHIO SUL RENO (Bologna)
Anni sono, un chierico del Seminario di Bologna andava ogni domenica a fare il catechismo ai ragazzi dell'Oratorio festivo nell'Istituto Salesiano di quella città. Per tal modo egli concepì un grande amore a Don Bosco. Il chierico diventò sacerdote e poi fu mandato come parroco a Casalecchio sul Reno, sobborgo di Bologna. Il novello parroco, il cui nome è D. Carlo Mazzocchi, restaurò e decorò la chiesa parrocchiale, e, per diffondere la divozione a S. Giovanni Bosco, vi aggiunse ex novo un'ampia e bella e ricca cappella dedicata al Santo della gioventù.
Nell'aprile u. s., in causa delle azioni dì guerra, rimasero distrutti dalle bombe e dai cannoni tre quarti del paese ed anche la chiesa parrocchìale. Ma - fatto che ha del prodigioso -- la cappella di Don Bosco rimase salva ed incolume, così che essa funge ora da chiesa parrocchiale.
La divozione al gran Santo si va facendo, anche per ciò, più profonda e più viva.
Origine della Benedizione di Maria Ausiliatrice.
Dalla vita di San Giovanni Bosco non risulta quando egli abbia composto la formola di questa benedizione e quando abbia cominciato ad usarla per ottenere le grazie. Tuttavia, poichè tutta la vita di Don Bosco appare una continua benedizione, si può ben concludere che egli - devotissimo com'era della Madonna nella sua prerogativa di Aiuto dei Cristiani e giusto estimatore dei Sacramentali della Chiesa (dei quali la benedizione è uno dei più importanti) --- abbia pensato di far annoverare nel numero delle benedizioni rituali anche quella che egli dava come sacerdote nel nome della sua potente Ausiliatrice. A lui infatti, versato com'era nella scienza liturgica, non doveva passare inosservato che, tra la moltitudine di benedizioni pontificali, episcopali e sacerdotali registrate nel Rituale Romano, non ve n'era alcuna che fosse totalmente ad onore di Maria SS. Compose perciò una formola di benedizione in onore e con l'invocazione della Beata Vergine, Aiuto dei Cristiani, ed il 10 marzo del 1878, trovandosi in Roma per l'incoronazione del nuovo Papa Leone XIII, ne impetrava direttamente l'approvazione.
Nella lettera di petizione - dopo aver rilevato come « nella tristezza dei tempi in cui viviamo, pare che Dio voglia in varie meravigliose maniere glorificare l'Augusta sua Genitrice invocata sotto il titolo di MARIA AUXILIUM CHRISTIANORUM » ; e Come «fra i diversi argomenti vi è quello della efficacia delle benedizioni coll'invocazione di questo titolo, che sogliono impartirsi in parecchi luoghi, segnatamente nel Santuario a Lei dedicato in Torino» -- supplicava il nuovo Pontefice ad approvare una «formola descrittiva a parte e composta di una raccolta di giaculatorie già usate ed approvate dalla liturgia della Chiesa » e lì riunite a maggior gloria di Dio e della B. Vergine.
La supplica conseguì il suo scopo e la formula venne approvata con decreto della Sacra Congregazione dei Riti il 18 maggio di quell'anno.
UN FIORETTO A MARIA
Facciamo con diligenza l'esame di coscienza, e se; per nostra sventura, vi troviamo spento il lume della grazia, promettiamo a Maria di subito purificarci nel sacramentale lavacro della Penitenza.
Raccomandiamo vivamente ai graziati, nei casi di guarigione, di specificare sempre bene la malattia e le circostanze più importanti, e di segnare chiaramente la propria firma. Sarà bene, potendolo, aggiungere un certificato medico.
Non si pubblicano integralmente le relazioni di grazie anonime o firmate colle semplici iniziali.
Presa come ostaggio.
Sono lieta di poter manifestare come la Madonna sia stata ausiliatrice sempre a me e alla mia famiglia.
Nei venti mesi di lotta partigiana siamo stati molto tormentati, molto abbiamo sofferto. Ma quando tutto pareva congiurare contro di noi, mi attaccavo alla Madonna, come bimbo in pericolo alla mamma, e non temevo.
Nel marzo del '44 con mia madre fui presa come ostaggio dai tedeschi, per un parente partigiano. Dopo cinque giorni la mamma fu rilasciata; io dovevo essere condotta a Torino. Al momento della partenza mi si dice: - Tu, casa? - In giugno sono di nuovo presa dai fascisti per informazioni (dicevano) e nell'interrogatorio notturno sono derisa, insultata, minacciata, ma non toccata. La Madonna mi era vicina. Poi vengo condotta alla Caserma di Via Asti e in seguito alle Nuove. Devo essere processata, poi - se andrà bene - perderò il posto da insegnante, altrimenti sarò mandata in Germania, in campo di concentramento.
Soffro, perchè penso alla mamma indisposta e sola, chè il babbo già dall'aprile è nelle mani dei tedeschi e tutti i parenti più cari sono dispersi. Incomincio con fiducia la novena consigliata da Don Bosco a Gesù Sacramentato e all'Ausiliatrice. La novena finirà il 13 luglio, giorno in cui secondo le voci che corrono - dovrebbe riapparire la Madonna di Bonate. E il mattino del 13 luglio, contro ogni previsione, esco dalle Nuove, senza processo, libera anche di riprendere il mio servizio.
E oggi, dopo venti mesi di lotta, la nostra casa è salva, quasi intatta, nonostante le minacce e le vandaliche rappresaglie, e i membri della famiglia si ritrovano dopo mesi di esilio, di nascondimento. Solo il babbo manca ancora, e da più di dieci mesi non abbiamo di lui notizie: ma voglio sperare che la Madonna ce lo ricondurrà, e fra breve.
Chiedo per questo tante preghiere e riconoscente invio una piccola offerta per le Opere Salesiane.
Lanzo T., 15-V-1945. INES POGGETTO.
Un bidone incendiario.
Io, direttore della Scuola De Amicis, avevo, dopo l'incendio delle due palestre avvenuto in seguito all'incursione del 13 luglio 1943, rivolto spesso un pensiero d'invocazione a San Giovanni Bosco affinchè proteggesse la Scuola da ulteriori danni
San Giovanni Bosco ha accolto la invocazione che mi veniva dal cuore e ha provveduto affinchè un bidone incendiario che era caduto sul tetto presso la sirena e che aveva forato il tetto, sbriciolato un grosso trave, danneggiato l'arco di una volta, nonostante che si fosse completamente aperto e avesse sparso sul sottotetto il liquido incendiario non comunicasse la fiamma ai legnami delle capriate, salvando così la Scuola da un immane disastro.
È da notare che la lastra del bidone fu trovata sventrata e aperta. Ne rendo grazie di cuore.
Torino, 19-XI- 1945. Prof. ENRICO BIONDA.
Ed ora, S. Giovanni Bosco, pensaci tu!
Già da quasi due mesi ero in convalescenza, dalla grave malattia di tifo, quando ricaddi con ben gravi conseguenze. Febbre altissima di nuovo, e dolori quasi continui di stomaco. Diagnosi medica con consulto: trattasi d'un ascesso interno tra fegato e reni. Mi pregano ad aderire alla radioscopia all'ospedale. Le mie forze non reggono a simile strapazzo. Prego i sigg. medici di lasciarmi stare a casa, ma essi insistono dicendo che il caso è grave, e perciò urgente. Mi faccio concedere qualche giorno per riflettere. Un'altra grave colica mi colpisce. Come disperato di tanto dolore, prendo una immagine del caro Santo, e portandola sul male lo imploro così: « Ed ora, S. Giovanni Bosco, pensaci tu a guarirmi! All'ospedale non mi sento d'andarci n. Intanto mi dispongo a fare una novena. Verso al termine della novena, un'altra più grave colica mi sorprende, lasciandomi quasi morto. Ma la fede mia non viene meno. Ed ecco, dopo tanto male, il sonno ristoratore. Dopo quasi una giornata di sonno morboso, mi sveglio e mi sento libero e sollevato. La grazia era venuta da S. Giovanni Bosco! L'acuto dolore era quasi scomparso, e l'ospedale scongiurato. Lentamente migliorai, ed ora, dopo 18 mesi, sono in piena salute. Ringraziando, adempio il mio voto, pregando la pubblicazione della grazia, affinchè il mio Santo Protettore vegli su di me e sulla mia famiglia.
Torino, luglio 1941. GIORDANO G.
Salvato da un mitragliamento e da un grave male.
Il giorno 24 febbraio 1945 spedii la promessa offerta alle Opere di Don Bosco per aver ricevuto due grazie a sua intercessione.
Il 15 dicembre 1944 egli, fervidamente invocato, fece la grazia a mio padre di salvarsi con altre sei persone per miracolo durante un mitragliamento al suo autocarro, che rimase incendiato dopo esser stato colpito da una ventina di colpi.
Tre mesi dopo ricevetti quest'altra. Da cinque anni mio padre era affetto da un grave male. Consultai inutilmente vari dottori, mi rivolsi a Maria Ausiliatrice e iniziai una novena. Alla fine di questa il suo male era sparito ed ora sta proprio bene.
Robbio, 5-III-1943. GARDUOLI PIETRO.
BAGNOLO PIEMONTE - ALMENO UN OCCHIO! Alla notizia improvvisa e straziante del disastro dell'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice di Alessandria del giorno 5 aprile 1945, ove mia nipote novizia, rimasta sotto le macerie e colpita agli occhi era in pericolo di perdere la vista, con animo addoloratissimo, ma piena di fede, mi rivolsi a Maria Ausiliatrice e a S. Giovanni Bosco, supplicandoli di salvare alla mia cara Suor Luigina, almeno un occhio. Trasportata all'ospedale e curata con ogni premura, per bontà dei nostri celesti Protettori, fu scongiurato il pericolo della cecità e si potè salvare l'occhio destro. Ora Sr. Luigina è guarita bene e può raggiungere, felice, il suo ideale che credeva stroncato, professando la Regola delle Figlie di Maria Ausiliatrice.
Anche di questo grande favore mi sento debitrice alla Madonna ed al suo fervente Apostolo per cui, immensamente grata, faccio pubblicare la grazia.
Sr. CALCIA MARIA, Figlia di Maria Ausiliatrice.
TORINO - LA SUA PROTEZIONE FU VISIBILE. Come da promessa fatta, desideriamo venga pubblicata la grazia ricevuta dalla nostra dolcissima Ausiliatrice, nella cui Parrocchia abbiamo la fortuna di dimorare.
Fin dall'inizio dei grandi bombardamenti sulla nostra città, riponemmo tutta la nostra fiducia in Lei, iniziando una serie di novene che non abbiamo mai interrotta fino ad oggi, in cui sciogliamo il nostro ringraziamento.
E veramente la sua protezione fu materna e visibile, perchè non soltanto protesse le nostre vite, la casa e la roba, ma ci donò ancora una serie di grazie spirituali e materiali, ripensando alle quali sentiamo aumentare la gratitudine e la fiducia nel suo potente aiuto. Uniamo l'offerta promessa, mentre facciamo celebrare le Ss. Messe stabilite ed invitiamo tutti a ricorrere all'intercessione di così potente e buona Madre che non lascia mai inesaudite le preghiere dei suoi figli.
Assunta 1945. Famiglia GATTA.
CUORGNÈ SIAMO STATI RISPARMIATI. L'unico nostro figlio, durante l'anno, era stato preso dai tedeschi. Rilasciato, passò ai partigiani, ma noi fummo rinchiusi in caserma per lunghi e penosi giorni. La nostra casa venne continuamente perquisita ed esposta a ripetute e tremende sparatorie sotto la minaccia di essere incendiata e distrutta.
A scanso di ulteriori guai e pericoli la dovemmo abbandonare. In tante dolorose vicende ci raccomandammo e ci mettemmo sotto la protezione della buona Mamma Ausiliatrice e promettemmo una offerta se ci avesse liberati da tante sofferenze e scampati da tanti guai. Fummo esauditi. Il nostro figlio è tornato sano e salvo, e noi e la nostra casa siamo stati risparmiati. Riconoscenti alla Vergine Santa inviamo l'offerta promessa.
Luglio 1945. E. P. S.
CANTAVENNA (Aless.) - LA CASA NON FU DISTRUTTA. Durante lo scorso novembre, il nostro paese fu più volte meta di rastrellamenti e vittima dell'ira tedesca: giovani cercati dovunque, case distrutte dal fuoco, persone trucidate...
Fu appunto in uno di quei tristi giorni che io e la mamma, nascoste fuori di casa, ricorremmo con infinita fiducia alla protezione di Maria Ausiliatrice e di Don Bosco.
Tornate a sera trovammo le nostre case miracolosamente salve in mezzo a tanta rovina. Con la più viva gioia e riconoscenza adempiamo ora alla promessa di rendere palese la grazia ricevuta.
18-VIII-45. CORNAGLIA GIUSEPPINA e BELLATORRE MARIA.
CORBANESE DI TARZO (Treviso) - FU PRESO E CONDOTTO IN PRIGIONE. Nel paese tranquillo il nemico si fece vedere alle prime ore del mattino destando nei grandi e nei piccoli sgomento e terrore. Incendiata una casa - fatte due vittime, che per maggior oltraggio vennero appese ai due alberi nella piazzetta, crudele spettacolo - venne la volta del sacerdote, che preso e condotto in prigione, con la prospettiva di più strazianti cose! La desolazione crebbe a mille doppi ! chiesa chiusa, campane in silenzio, e le vittime in piazza! Le Figlie di Maria Ausiliatrice, sfollate in paese, ricorsero con filiale fiducia alla loro celeste Patrona perchè il sacerdote fosse risparmiato da ogni barbarie e ritornasse alla cura del suo popolo. Dopo aver recitato la novena a Maria Ausiliatrice, consigliata da Don Bosco nove volte in tre giorni distinti, il sacerdote venne assolto entro gli otto giorni e ritornò al suo popolo. Nel paese non si ebbero a deplorare altre crudeltà.
26-VII-1944. Alcune Figlie di Maria Ausiliatrice del Collegio « Immacolata » di Conegliano.
SONDRIO -- LA CELESTE PROTETTRICE.
Sin da quando mio figlio Nino, partì militare lo misi sotto la protezione di Maria Ausiliatrice e da allora ho sempre pregato la SS. Madre che ha davvero protetto il mio figliolo e mi ha concesso la grazia di riabbracciarlo sano e salvo (dopo tante peripezie passate) in questi giorni. Essa infatti lo salvò dai pericoli della navigazione e dai bombardamenti; tre volte dalla fucilazione dei tedeschi e inoltre da una grave malattia che l'aveva condotto sull'orlo della tomba e lontano da me, in prigionia. Avevo promesso un'offerta per le Opere salesiane al suo ritorno e assai lieta la invio ringraziando la celeste Protettrice.
23-VI-1945. ENRICHETTA GIANNINI.
DISTICO MARIANO
Un tempestoso pelago è la vita; Maria, stella del mar, ci porti aita.
Il sig. Bretti Silvio (Caluso) ringrazia la Madonna e S. Giovanni Bosco per varie grazie ottenute durante il periodo della guerra.
Il sig. Durando Angelo (Montiglio) ringrazia Maria Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco per aver ottenuto la grazia della guarigione.
Il sig. Gatti Luigi ringrazia infinitamente Maria SS. Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco per visibile protezione in momenti assai critici ed invia offerta.
Teresa Giovanetti in Scovero (Bagnasco d'Asti). - Con questa offerta come da promessa fatta, ringrazio S. Giovanni Bosco per avermi fatta molto migliorare della mia malattia, implorando di completare la grazia facendomi guarire senza l'intervento chirurgico.
F. G. - Mando questa offerta per grazia ricevuta ad intercessione di Maria SS. Ausiliatrice e di Don Bosco Santo da parte di una famiglia di Ottobiano, in cui il padre fu detenuto per motivi politici quattro mesi in carcere. Fu poi rilasciato libero senza processo per esser stata riconosciuta dalle attuali autorità la sua innocenza.
Giuliano Francesca (Ciglione d'Acqui). - Osvalda Martino ammalata di tifo con complicazione di altre malattie che la portarono in fin di vita il giorno 15 settembre, si raccomandò a S. G. Bosco, e per lei fu incominciata una novena. Quasi alla fine della medesima si notò un miglioramento, che continuò fino a completa guarigione. Le amiche e i parenti mandano un'offerta.
Il sig. Tamburelli Raffaele (Castagnola-Tortona), ringrazia D. Bosco Santo per il favore ottenuto.
Famiglia Ghidetti Angelo (Passirono - Brescia). - Facciamo piccola offerta per promessa fatta alla B. Vergine e S. G. Bosco per grazia ricevuta, cioè pel ritorno del figlio internato in Germania.
La famiglia Chiarlone Gramaglia (S. Vittoria - Cuneo), ringrazia S. Giovanni Bosco per insigni grazie e favori ottenuti.
Margherita Bricarello (Chieri). - Afflitta per la partenza in Germania dell'unico nipote, con tutto lo slancio di cui è capace un cuore angustiato lo misi sotto la potente protezione di Maria Ausiliatrice con la promessa di fare pubblica la grazia se lo ridonava alla famiglia sano come era partito. Oh, potenza di tanta buona Madre! Dopo un cumulo di peripezie, scampato più volte da morte, ritornò ai suoi cari salvo e sano come era partito e come appunto lo avevo chiesto nelle mie preghiere a Maria Ausiliatrice.
Virginia Gamalero (Strevi - Aless.). - Ringrazio di cuore S. Giovanni Bosco e Maria Ausiliatrice per avere salvato mio fratello Renzo in questi cinque lunghi anni di guerra. Adempio la promessa e sarò sempre riconoscente.
Maria Sollo Bonotto (Serravalle). - A D. Bosco Santo in riconoscenza per segnalatissima grazia ricevuta, invia offerta implorando ancora altre grazie per sè e per i suoi cari.
Ringraziano ancora della loro intercessione Maria SS. Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco:
Brando Enrichetta (Torino) per la protezione accordata in varie circostanze al nipote Rinaldo.
Spirita Silvestro (Novalesa) per la miracolosa guarigione del piccolo Stefanino colpito da difterite in un centro privo di dottore!
Bigatti Nazareno (Torino) per il prodigioso aiuto avuto in un esame scolastico.
Schiapparelli per la segnalatissima grazia ricevuta invocando continua protezione.
Costa Teresa (Torino) promette immensa gratitudine a San Giov. Bosco per una giovane vita salvata!
Ferro Emilia (Diano d'Alba) per aver potuto togliere il suo bambino dalla strada e collocarlo al sicuro in collegio salesiano.
Molinatti Anedina (Ivrea) per la continua protezione concessa ai suoi figli nel lungo e doloroso periodo di servizio militare colla speranza che tutti ritorneranno in seno alla famiglia.
Bertinetti Angela (Rivarolo Can.) per le grazie ricevute e implora per se e per tutti i suoi cari continua e amorevole protezione.
S. M. per la segnalatissima grazia ricevuta e in attesa di altra tanto sospirata.
Lucca Pasquina per il miglioramento in salute ottenuto da un caro nipote.
Mulazzani Lorenzo e consorte (Rimini) per essere stati preservati da certa morte uscendo incolumi da una immane fornace.
Grantaglia Sorelle (Torino) per la protezione concessa ai cari nipoti.
Arance Teresa (Riva di Pinerolo) per le segnalatissime grazie ricevute.
Re Angiolina (Druento) con immensa gioia e riconoscenza ringrazia per la speciale protezione accordata alla sua casa e a tutta la famiglia.
Detti Maria (Viù) pel felice e miracoloso ritorno del marito! N. N. per la guarigione del fratello.
Giordana Angela (Torino) per l'ottenuta liberazione del figlio Giovanni dopo lunga prigionia.
Sina Sorelle (Torino-Lingotto) per essere incolumi dopo
tanti bombardamenti.
Maina Mario per la grazia ricevuta.
Bogliacino Giovanna (Biestro) pei conforti ricevuti sperando continua protezione.
Davier Pegoraro Michelina (Perosa Argentina) per la visibile protezione di Maria Ausiliatrice nell'occasione dello scoppio della vicina polveriera provocato dal nemico in fuga.
Bagnaste Ida (Rubiana) perchè il figlio Cesare ricevendo nel suo corpo ben cinque proiettili di arma da fuoco scampò a certa morte!
Foffano Gigi e Silvia (Torino) per la speciale protezione accordata loro in tanti dolorosissimi frangenti e invocano nuove benedizioni e grazie.
N. N. per una segnalatissima grazia ricevuta da parenti lontani.
Borreani Cecilia (Villa Botteri) per l'ottenuto miglioramento in salute della mamma.
P. P. (Chieri) per l'assistenza e i conforti ricevuti in penose circostanze della vita.
Gallo Maria (Saluzzo) per la miracolosa guarigione della figlia ottenuta prima ancora del termine di una fervorosa novena alla potente Ausiliatrice.
Garelli Sebastiano (Roccaforte) per aver ricevuto conforto cd aiuto immediato durante coliche dolorose.
Sala Cesarina (Moncestino) per le segnalatissime grazie ricevute in penose circostanze causate dalla guerra.
Una madre (Moncalieri) per essere stata protetta in modo tutto materno dalla Madonna di Don Bosco Santo durante un terribile bombardamento.
Boero Eugenia (Giaveno) per una grazia ricevuta per intercessione di Maria SS. Ausiliatrice e anche del proprio figlio Gioachino ch. salesiano morto nel 1941 quasi alla vigilia della sua professione religiosa
ROVIGO- - TUTTI E TUTTO FU SALVATO!
Riconosco, con tutti di mia famiglia di aver ottenuto dal Venerabile Domenico Savio la grazia di restare tutti immuni dal flagello della guerra e dalle incursioni aeree. Essi, che con me qui si sottoscrivono, avendo messo sotto la protezione dell'angelico giovane la loro vita, i loro averi e le loro case, possono dichiarare che ognuno ed ogni cosa è stata miracolosamente salvata.
Uniamo l'offerta collettiva per la Causa di Beatificazione del santo giovanetto.
30-V- 1945
GIUSEPPINA RAIMONDI GIOVANELLI, AIDA AGULINI MALVEZZI, LuisA PERUTI FANTONI, ALICE TREBBI MALVEZZI, DOLLY MORELI.I, GINA AVEZZU RAIMONDI, MIRTA TESINI, ZOPPELLI Rag. MARIO, ANGIOLA ALTAFINI, RIZZIERI RINA, D. GIUSEPPE ANNIBALE, AURELIA CaMPLOJ ENRICHETTA BONFANTI.
TORINO -- GUARITA DA TIFO). Ai primi di luglio un improvviso telegramma mi comunicava: « Mamma grave ». Seppi poi che era stata colpita da tifo.
La raccomandai subito all'intercessione del Venerabile Domenico Savio, invitando altri a pregare. E la mamma, con grande meraviglia del medico curante e del parroco che già aveva pensato ai funerali, superò in breve tempo il male, nonostante la sua avanzata età di 75 anni; ed ora gode buona salute.
Rendo pubbliche grazie al Ven. Domenico Savio, la cui valida intercessione ebbi occasione di esperimentare altre volte.
Sac. ANTONIO FORALOSSO.
Coniugi Scaparro-Dal Prato (Monteggio). - Mentre tenevo tra le braccia il mio piccolo Antonio di giorni 35, colpito da fortissima tosse bronchiale, mi rivolsi con fede alla tua intercessione, o caro Venerabile Domenico Savio, e tu subito facesti in modo che la tosse scomparve improvvisamente e in pochi giorni il bambino fu salvo.