BOLLETTINO SALESIANO

ANNO LXX NUMERO 3 - 1° MARZO 1946

Per la gioventù povera e abbandonata - Sotto la cupola dell'Ausiliatrice - In famiglia: Svizzera, Svezia - Fervore di apostolato ed eroismi di carità sotto la bufera - Per gli «sciuscià» - Dalle nostre Missioni: Cina, Siam - Culto e grazie di Maria Ausiliatrice - Necrologio - Crociata missionaria.

Per la gioventù povera e abbandonata

Nella festa dell'Epifania, 6 gennaio u. s., il Santo Padre Pio XII ha indirizzato a tutto il mondo cattolico una Lettera Enciclica per sollecitare assistenza e soccorsi a centinaia di migliaia di poveri fanciulli sofferenti ed abbandonati.

Noi abbiamo messo varie nostre case a disposizione degli infelici. E pensiamo che nulla meglio dell'augusta parola del Papa possa eccitare i nostri Cooperatori e le nostre Cooperatrici a prodigarci la loro carità per quest'opera di apostolato che è certo fra le più urgenti e pietose.

L'ANGOSCIATO APPELLO DEL PAPA

Conte durante l'imperversare del conflitto - esordisce il Vicario di Cristo - rivolgemmo, nella misura delle Nostre possibilità, ammonimenti e preghiere, affinchè l'incendio della guerra, che già da troppo tempo durava, quanto prima si estinguesse, e tutto si ricomponesse nel retto ordine, secondo le norme del diritto e dell'equità, così presentemente, cessato il conflitto stesso, ma non ancora ricostituita la pace, mossi dal Nostro apostolico ministero, niente abbiamo tralasciato che mirasse a recare opportuno sollievo a tanti dolori e ad alleviare, in ogni miglior modo, il cumulo di miserie, da cui molte genti sono afflitte e oppresse. Ma fra le sciagure senza numero prodotte dall'orribile conflagrazione, nessuna al Nostro cuore paterno reca una ferita più dolorosa di quella che si abbatte sii una moltitudine di innocenti fanciulli, che a milioni, come Ci è riferito, privi delle cose necessarie alla vita, in molte nazioni cadono vittime del freddo, della inedia e delle malattie; e che spesso, abbandonati da tutti, non solo mancano di pane, di vesti, di tetto, ma anche di quell'affetto, di citi la tenera età sente così vivo il bisogno.

Ricorda quindi quanto egli ha già fatto per soccorrerli e ringrazia quanti lo hanno aiutato.

Ma - soggiunge - poichè tali provvidenze e cure sono ben lontane dall'essere adeguate alla immensità di tali sventure, stimiamo cosa conforme al Nostro ministero rivolgervi un paterno invito, per scongiurarvi di voler prendere a cuore in modo particolare quanto riguarda questi fanciulli bisognosi, e di adoperarvi a mitigare e migliorare le loro penose condizioni.

Ed, indetta una giornata in ogni Diocesì, per informarne il popolo ed esortarlo a sostenere con la preghiera, con la collaborazione e con le offerte, le provvide attività, sorte allo scopo di assistere moralmente e materialmente la fanciullezza indigente e abbandonata giustifica il suo accorato appello:

Si tratta, conte è palese, di cose, che, se spettano a tutte le categorie di cittadini di qualunque opinione essi siano, purchè dotati di sentimenti di umanità e di pietà, appartengono tuttavia, per ragioni più alte, a quanti professano la religione cristiana, i quali devono vedere in questi loro piccoli fratelli, provati dall'abbandono e dalla miseria, l'immagine viva del divino Infante, e sono obbligati a ricordare l'autorevole monito: e In verità vi dico, ogni volta che avete fatto qualche cosa per uno dei più piccoli di questi miei fratelli, lo avete fatto a me stesso » (MATT., XXV, 40).

Il fulcro dell'avvenire.

Riflettano tutti attentamente che questi fanciulli sono il fulcro dell'avvenire e che quindi è assolutamente necessario che essi crescano sani di niente e di corpo, perchè non si abbia un giorno una generazione che porti in sè i germi di malattie e l'impronta del vizio. Nessuno adunque si rifiuti di dedicare energie, attività e mezzi pecuniari a scopo tanto opportuno e necessario. Coloro che sono di scarse possibilità economiche diano di gran cuore tutto quello che possono; coloro poi che vivono nella abbondanza e nel lusso, si ricordino bene che lo stato di miseria, di inedia e di nudità di tanti poveri bambini costituisce una severa e tremenda accusa presso il Dio delle misericordie qualora dimostrino animo insensibile e fredda indifferenza, nè prestino il loro generoso soccorso. Tutti infine siano profondamente convinti che l'aver usato liberalità non sarà per loro di discapito, ma di guadagno; poichè a diritto si può affermare che colui il quale aiuta l'indigente coi suoi averi o con la propria attività, in certo qual modo fa prestito a Dio, che lo ricambierà un giorno con munifica ricompensa. Nutriamo quindi speranza che, come nell'epoca apostolica, quando la comunità cristiana di Gerusalemme si dibatteva fra le persecuzioni e le strettezze economiche, gli altri fedeli dappertutto innalzavano per essa a Dio fervorose preghiere e largheggiavano di soccorsi (cfr. I Cor., XVI, 1), così anche al presente tutti, infiammati dalla medesima carità, vengano in aiuto, secondo le loro capacità, alla fanciullezza languente nella miseria. E compiano questo dovere, come si è detto, innanzi tutto con l'innalzare suppliche al misericordioso Redentore: poichè, come è noto, dalla preghiera si sprigiona una forza misteriosa che penetra il Cielo e ottiene dall'alto luce soprannaturale e impulsi divini, che illuminano la mente e piegano al bene la volontà, stimolandola a sante e caritatevoli imprese.

Le cure della Chiesa.

Crediamo opportuno, a questo punto, ricordare che la Chiesa, in ogni tempo, rivolse le sue solerti cure materne alla tenera età, e che a ragione ritenne questa missione parte precipua del suo ministero di carità. E questa sua costante linea di condotta senza dubbio è conforme agli esempi e agli ammaestramenti del suo divino Fondatore; il quale nell'accogliere con soave amorevolezza i fanciulletti rivolgeva agli Apostoli, severi verso le madri, queste parole: «Lasciate che i bambini vengano a me, e non li respingete, perchè di questi tali è il regno di Dio » (MARC., X, 14). Gesù Cristo infatti - come con tanta eloquenza asseriva il Nostro Predecessore di immortale memoria Leone Magno -« ama la fanciullezza, che egli sin dall'inizio ha assunto nell'animo e nel corpo. Cristo ama l'infanzia, maestra di umiltà, norma di innocenza, modello di mansuetudine. Cristo ama l'infanzia, sulla quale vuole modellati i costumi dei grandi e alla quale vuole ricondotta l'età senile; e piega a seguire l'umile suo esempio coloro che poi innalza al regno eterno (Serm. XXXVII, c. 3, ML 54, 258, C).

Appare evidente, o Venerabili Fratelli, da questi luminosi insegnamenti, con quale diligente e accurato amore la Chiesa, sulle orme del suo Fondatore, debba interessarsi della infanzia e della puerizia. Essa, cioè, mentre niente tralascia di quello che è in sua facoltà, per provvedere al loro corpo cibo, tetto e vesti, non ignora però nè trascura le loro piccole anime, che, create dal soffio di Dio, sembrano riflettere un raggio delle bellezze celesti. Anzitutto quindi essa si dà pensiero e premura che non sia contaminata la loro innocenza e si provveda alla loro eterna salute. Per questa ragione sono sorte innumerevoli istituzioni, che hanno lo scopo di educare rettamente la fanciullezza, di farla crescere in integra bellezza morale e di elevarla, in quanto è possibile, ad una condizione di vita, rispondente alle accresciute necessità spirituali e materiali. In questo provvidenziale campo di attività, come sapete, sono impegnate con mirabile solerzia non poche comunità religiose maschili e femminili: e la loro opera intensa, saggia e vigile contribuisce efficacemente al bene della Chiesa e della umana società. Il che non soltanto si attua con abbondanti e salutari risultati fra le nazioni civili, ma anche fra i popoli infedeli, non ancora illuminati dalla luce del Cristianesimo, presso i quali gli araldi della verità evangelica - e in modo speciale la Pontificia Opera della Santa Infanzia - ridonano a tanti fanciulli la libertà dei figli di Dio, sottraendoli al giogo del demonio e ai ceppi della schiavitù mentre li richiama a una forma di superiore civiltà.

Visione straziante.

Tuttavia in questa paurosa svolta della storia, mentre si accumulano immense rovine spirituali e materiali, queste provvide iniziative di carità, che forse potevano sembrare sufficienti ai comuni bisogni di altri tempi, sono divenute purtroppo inadeguate. Al Nostro sguardo si presentano, o Venerabili Fratelli, interminabili moltitudini di fanciulli, che, gementi e quasi esausti per la fame, con le loro manine chiedono pane « e non v'è alcuno che loro lo spezzi » (cfr. Thre, IV, 4); che privi di casa e di indumenti, intirizziti dal freddo invernale, stanno per morire, nè hanno mamma o babbo, che li copra e li riscaldi; che infine, ammalati e talora anche consunti dalla tubercolosi, mancano delle opportune medicine e delle necessarie cure. E sono moltitudini, che con animo addolorato Noi vediamo o vagare per le vie clamorose delle città, sospinti all'ozio e alla corruzione, o vagabondare incerti per paesi, villaggi e campi, mentre nessuno, purtroppo, concede loro un riparo sicuro contro la miseria, i vizi e i delitti.

Il Papa chiude l'Enciclica facendo appello a quanti sono animati da nobili sentimenti di misericordia e di pietà, affinché ogni possibile sforzo e ogni pia industria della cristiana carità siano dedicati con generosi intendimenti e propositi a sollievo e a conforto di tanto compassionevole sorte. Nulla si trascuri di quanto i nostri tempi suggeriscono; e si escogitino anche nuovi sistemi e metodi, onde si possa, col concorso di tutti i buoni, portare opportuni rimedi ai mali presenti e ovviare alle future deleterie conseguenze. E voglia Iddio, con l'aiuto della sua -grazia, che quanto prima agli allettamenti dei vizi, che travolgono tanti fanciulli abbandonati, si sostituiscano i soavi inviti alla virtù, di modo che il vano ozio e la triste inerzia diano luogo all'onorato e gioioso lavoro, e che la inedia e nudità di molti ottengano il necessario soccorso dalla divina carità di Cristo, che specialmente ai nostri tempi deve rivivere, crescere e fiammeggiare nei suoi seguaci. Tutto ciò non solo è di grande vantaggio per la religione cattolica, ma anche per il civile consorzio; giacchè, come tutti sanno, le carceri e i reclusorii non sarebbero così affollati di colpevoli e di criminali, se i metodi e gli accorgimenti preventivi fossero applicati opportunamente e su più larga scala nei riguardi della gioventù; e, se la fanciullezza crescesse dappertutto sana, integra e operosa, più facilmente si avrebbero cittadini forniti delle migliori qualità morali e fisiche: in una parola, di probità e di fortezza.

SOTTO LA CUPOLA DELL'AUSILIATRICE

Abbiamo cominciato l'anno nuovo e celebrato anche la festa dell'Epifania senza alunni, ancora in vacanza. I fedeli però hanno gremito anche i loro banchi durante le funzioni più solenni. Il 13 gennaio, il Rettor Maggiore volle attorno a sè un bel gruppo di Cappellani reduci dal servizio militare, dai campi di concentramento e di prigionia, dall'assistenza spirituale alle formazioni partigiane. I cari confratelli avevano conchiuso un corso di Esercizi spirituali a Valsalice e si disponevano a riprendere l'insegnamento nei vari collegi. Portavano ancor viva l'impronta di indicibili sofferenze e di eroici sacrifizi.

Il 22, cominciò la novena in onore di San Giovanni Bosco con duplice funzione in basilica. Predicatori: Don Roberti ed il direttore del nostro Liceo Valsalice Don E. Marcoaldi, che tenne pure la Conferenza salesiana.

Il 25, fra l'esultanza di tutto l'Oratorio, il rev.mo Don Domenico Molfino, che da tanti anni spende la sua vita specialmente a vantaggio delle nostre Scuole Professionali ed Agricole, celebrò la sua Messa d'Oro.

Il 27, convennero alla Casa-madre gli ex allievi dell'Oratorio S. Paolo per una mezza giornata di ritiro, conclusa dalla parola e dalla benedizione del sig. Don Ziggiotti.

Per la festa del nostro Santo fondatore venne a pontificare S. E. Mons. Gaudenzio Binaschi, Vescovo di Pinerolo. Impartì la benedizione eucaristica l'Em.mo Cardinale Arcivescovo Maurilio Fossati. Per S. Francesco di Sales, la domenica 3 febbraio, tenne pontificale S. E. Mons. Egidio Lanzo, Vescovo di Saluzzo, Cappuccino.

Concorso imponente di fedeli. Commovente, come sempre, la benedizione dei bambini.

Brevi, ma graditissime le visite di S. E. Monsignor Angelo Ielmini, Vescovo di Lugano, e di S. E. Mons. Centoz, Nunzio Apostolico.

IN FAMIGLIA

Svizzera.

I nostri collegi della Svizzera, grazie a Dio, hanno potuto sfuggire alle sofferenze della guerra, che il buon senso del Governo seppe tener lontano dalla benefica nazione con una saggia politica di pace. Si prodigarono quindi in opere di assistenza e di soccorso accogliendo giovani profughi e sfollati, concorrendo alla raccolta nazionale del « Dono Svizzero » ed alla beneficenza dell'associazione cattolica Charitas, organizzando l'invio di pacchi ai prigionieri ed agli ex allievi internati. Vari sacerdoti prestarono il sacro ministero, specialmente a Natale e Pasqua, nei campi di concentramento. Un sacerdote si mise totalmente a servizio dei Partigiani, varcando più volte la frontiera per portare il suo ministero ai gruppi più dislocati.

Molto da fare ebbero i confratelli di Zurigo per gli italiani colà emigrati. Il collegio di Morges, rigurgitante di alunni, si prese cura speciale dei salesiani prigionieri.

L'Istituto e l'Oratorio di Lugano si distinsero nella raccolta dei doni. Gli alunni di Maroggia nella confezione dei « pacchi D. Bosco » per gli ex allievi. Per la festa dell'Immacolata 1945 il Vescovo di Lugano S. E. Mons. Angelo Jelmini tenne le sacre Ordinazioni nella cappella dell'Istituto, promovendo due confratelli al sacerdozio fra l'esultanza delle rappresentanze intervenute anche dalle altre Case.

Svezia.

Il direttore del nostro Oratorio di Stoccolma scriveva al Rettor Maggiore in data 11-XII-1945:

« Da Stoccolma i nostri devotissimi saluti. Stiamo tutti bene. Il nostro pensiero è pei cari confratelli della Germania. Non sappiamo ancor nulla di loro. Ma ci teniamo uniti nella preghiera. Da sei anni non abbiamo più visite dal nostro Ispettore. Ci sentiamo un po' abbandonati. Ma, non ci lamentiamo, pensando ai confratelli travolti dalla guerra. Noi ogni giorno ringraziamo il Signore che ci ha risparmiato questa tragica prova. Lei preghi per noi». Suo obbl.mo in G. C. Sac. ERMANNO BURCZYK.

Apostolato ed eroismi di carità sotto la bufera

(Continuazione: 1° febbraio, pag. 5).

L'odissea di un Vescovo.

L'Episcopato italiano, sull'esempio del Papa, ha scritto pagìne eroiche di apostolato e di carità nel corso della guerra. E noi abbiamo rilevato con piacere la relazione di quanto ha fatto il nostro Ecc.mo Mons. Salvatore Rotolo, vescovo ausiliare di Velletri per la città e la diocesi veliterna. La città vescovile subì la prima grande incursione l'8 settembre 1943. Sua Eccellenza era a Norma per la festa della Madonna del Rifugio. Servendosi del carrello ferroviario pedalato, accorse subito fra la popolazione esterrefatta a confortare i feriti, ch'eran più di duecento, a soccorrere i sinistrati, a benedire le salme delle vittime. Perduta la sua stanza, chiese ospitalità ai Padri di Don Orione e, fino a gennaio, continuò a vivere in mezzo alla popolazione rimasta, organizzando assistenza e soccorsi, e rifugiandosi di giorno nell'atrio della cattedrale di S. Clemente, di notte nella cripta dove qualche volta prendeva riposo su un povero giaciglio. L'incursione che seguì allo sbarco degli alleati finì per distruggere quasi tutta la città. Incurante delle bombe e dei tiri dell'artiglieria, egli era il primo al soccorso fra le macerie fumanti. Il 27 un altro massiccio bombardamento abbattè tutte le case circostanti la cattedrale e fece strage alla stazione ferroviaria. Mentre il Vescovo accorreva con altri coraggiosi sacerdoti a portare aiuto, venne sorpreso da una seconda ondata e si salvò per miracolo. Divenuto impossibile la vita a Velletri, gli abitanti cercarono rifugio nelle fosse, in montagna, nelle grotte, nei tinelli e nelle vigne in campagna. Mons. Rotolo allora pensò di trasferirsi a Norma colla maggior parte dei profughi. Accompagnato da Mons. Guarnacci e da un bravo nostro confratello, a piedi, zaino in ispalla, veste succinta, con un bastone in mano, sessantenne, dopo aver sostato a Giulianello a rincuorare i rifugiati nelle grotte, giunse a tarda ora a Cori ove venne ospitato dai Padri Francescani confinati in cucina perchè il convento era stato requisito dai nazisti. Il 28, attraverso i monti Lepini, proseguì per Norma. Una folla di gente, inseguita dalla guerra, si aggirava come impazzita in cerca di scampo. Quando videro il Vescovo fu una scena indescrivibile! Egli si sforzò di infondere coraggio e si trascinò dietro il grosso dei fuggiaschi. Venne accolto dall'Arciprete che lo tenne ospite in parrocchia e potè così continuare ad assistere tanta povera gente. Il 13 marzo, ritornò a piedi a Velletri, prendendo stanza al ricovero Berardi. La città era in uno stato desolante. Il seminario, sinistrato, era stato completamente depredato dalle truppe e dai cittadini. Sicchè anch'egli perdette tutto; non gli rimase che quanto aveva indosso. Il giorno 15, all'1,3o di notte celebrò la Messa in una grotta, e poi riprese la strada per Norma, donde riorganizzò la cura religiosa in tutta la diocesi, pel periodo pasquale. Mentre inviava sacerdoti a celebrare pei gruppi più considerevoli, correva egli stesso pei monti e nelle capanne improvvisate a portare il suo ministero, amministrando molte Cresime. Sui colli di Lariano arrivò proprio mentre i nazisti compivano un feroce rastrellamento di uomini e riuscì a farne rilasciare un gran numero. Dopo Pasqua tornò a Velletri e il 6 maggio, con pochi sacerdoti, che supplivano le migliaia di fedeli, fece il percorso della processione tradizionale della Madonna delle Grazie, interrotto due volte dai mitragliamenti, fra le macerie delle case. Sempre a piedi si spinse quindi a Carpineto ed a Roma a cercar viveri per la popolazione. Ebbe il conforto di un'affettuosa udienza dal Santo Padre che diede subito disposizioni per l'invio di vettovaglie. Calde lagrime irrigavano il volto del Papa, all'udire lo scempio della povera città e diocesi. L'avanzata fulminea degli alleati tagliò a Mons. Rotolo la strada del ritorno ed egli ne approfittò per intrattenersi coi suoi diocesani sfollati nella capitale. Il 7 giugno, potè rientrare in Velletri, dove vide la rovina anche di quel poco che era stato fino alla sua partenza risparmiato. La città ebbe il 70% di case distrutte ; Cisterna, il 93% ; Cori, il 25%. Vittime a migliaia. Quello che ha sofferto la popolazione specialmente per le alterne vicende dell'azione di Nettuno è cosa indescrivibile. Il Vescovo, che divise le angosce e le pene del periodo di guerra, continua ora la sua missione di carità prodigandosi giornalmente per la ricostruzione.

Le Case della Polonia.

La Polonia è una delle più grandi vittime della guerra. Le nostre Case e i nostri confratelli, come pure le Figlie di Maria Ausiliatrice, vi hanno sofferto assai. Le prime notizie inviate dai due Ispettori da Lodz e da Cracovia nel settembre dell'anno scorso ci dànno un quadro doloroso che in questi mesi può aver subito già notevoli variazioni. Noi avevamo in complesso una quarantina di case fiorentissime. Ecco le condizioni dell'Ispettoria di San Giacinto alla data della corrispondenza:

Le case di Cracovia hanno subìto solo danni leggeri; tanto la parrocchia come l'oratorio hanno potuto sempre funzionare e continuano a far del bene.

A Losiówka abbiamo una ventina di studenti di teologia e ventisei novizi. Le operazioni belliche non han rotto che qualche vetro; ma un colpo di cannone ha ucciso un giovane sacerdote e ferito un altro. Scarsissimo il nutrimento. Tuttavia le scuole non hanno subito interruzioni e l'Oratorio ha passato, nel periodo di guerra, anche la merenda ai poveri.

L'istituto " Lubomirskich " fu occupato per tutto il tempo della guerra prima dai tedeschi, poi dai russi. Un sacerdote ebbe il permesso di abitare in un edificio dipendente dal collegio; gli altri confratelli sono stati dispersi. Non si sa se e quando si potrà riavere. L'edificio ha sofferto assai.

La nostra chiesa di Poznan durante la guerra fu ridotta a magazzino e la casa, nel 1941, chiusa. Guasti mediocri, tetto rovinato. Ora la chiesa è riaperta; ma c'è poca gente perchè la città in quella parte è quasi tutta distrutta.

La casa di Prusy venne aperta in piena guerra come orfanotrofio e scuola di agricoltura. Ma nel 1942 i nazisti hanno tolto ai salesiani la direzione, lasciando loro solo la cura spirituale dei giovani. Ora la posizione non è ancora definita; tuttavia i nostri confratelli possono dirigere l'internato che conta una cinquantina di orfani. Danni lievi.

La parrocchia di Skawa non ha subìto turbamenti dalle operazioni di guerra.

Il grandioso istituto di Oswiecim è uno di quelli che ha sofferto di più. Occupato subito da truppe germaniche, fu poi trasformato in ospedale: i confratelli, confinati in cinque camere accanto alla chiesa fra disagi così duri che un po' per volta dovettero abbandonare anche la ristretta dimora, lasciando alla cura della chiesa un solo sacerdote. Nel settembre del 1944 venne colpito da un violento bombardamento che lo distrusse per due terzi. Si è salvata con molti danni la chiesa e la costruzione più recente. Una bomba scoppiata nel refettorio lo ridusse in frantumi ma rispettò la chiesa attigua e, nonostante che l'altare maggiore - grandiosa costruzione di legno in stile gotico - sia stato spostato di oltre mezzo metro, la statua taumaturga della Vergine Ausiliatrice rimase sull'altare intatta. Ora il collegio ha ripreso a funzionare con 50 interni e 150 esterni, distribuiti nel ginnasio e nelle scuole dei fabbri e dei falegnami. L'Oratorio conta abitualmente un 500 oratoriani. Nella festa di S. Giacinto una cinquantina di confratelli, insieme ai direttori delle case vicine, si sono radunati per una funzione di ringraziamento e per i santi esercizi.

Molto ha sofferto la casa di Pogrzebien, chiusa tutto il tempo della guerra. Due sacerdoti cercano ora di far qualcosa per le anime.

La nostra parrocchia di Kielce ha continuato la cura pastorale della popolazione per tutto il tempo della guerra. Ma l'annesso collegio non potè ospitare che una ventina di alunni Nel 1944 subì un forte bombardamento che distrusse l'edificio principale, il refettorio ed il laboratorio dei falegnami. Si è salvato l'edificio degli studi accanto al quale si è iniziata una nuova costruzione che permette già di accogliere un po' di studenti ed artigiani.

In Czestochowa abbiamo tre residenze. Una è la nuova parrocchia del Sacro Cuore che dispone soltanto di una baracca e di un tratto di terreno su cui si vorrebbe far sorgere un grande orfanotrofio. I tre sacerdoti addetti alla chiesa abitano in una casetta di affitto. Le altre due contengono 150 orfanelli sotto un'unica direzione. La guerra vi ha fatto pochi danni ; ma lo scoppio di una mina in un campo di lavoro ha ucciso quattro ragazzi con un nostro confratello coadiutore.

La succursale di Kopiec non ha che un prete che accudisce la parrocchia vicina.

La casa di Marszalki fu occupata durante la guerra da Hitler'jugend e depredata. Ora ospita i nostri aspiranti.

Quella di Ostrzeszów venne requisita per concentramento di prigionieri polacchi e soldati norvegesi. Le operazioni belliche hanno incendiato e distrutto il grande internato. Il piccolo internato ospita ora una trentina di ragazzi; il ginnasio è aperto. Il governo ci ha affidato un'altra casa a Twarda Góra nella Silesia inferiore, non molto lontana da un istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Probabilmente vi si aprirà un ginnasio. Guasti mediocri ha avuto la casa di Lublin, requisita durante la guerra per le truppe germaniche. Ora ha un piccolo orfanotrofio e chiesa pubblica.

La casa di Przemysl-Zasanie ha dovuto chiudere durante la guerra la sua nota scuola per organisti; ma vi ha sostituito un orfanotrofio. Lievi guasti. La vita parrocchiale continua. Nel mese di maggio vennero uccisi un nostro sacerdote ed un coadiutore. L'altra casa di Przemyl/ul. Czarnieckiego è tuttora chiusa.

Chiusa è pure la casa di Daszawa, che, durante la guerra funzionò come parrocchia, nonchè le case di Leopoli-Abrahamowiczów e di Drohowyze. La basilica di Maria Ostrobramska a Leopoli per ora ha solo due nostri sacerdoti per la cura delle anime.

La vita religiosa nell'ispettoria continua con molto fervore, nonostante le grandi difficoltà dei viveri, la scarsezza di denaro e di personale.

Vittima del sigillo sacramentale. - Rinunziamo a descrivere il calvario per cui quasi tutti son passati. Vera vittima della confessione fu il nostro Don Golda della casa di Oswiecim, catturato il 31 dicembre 1942 e ucciso il 15 maggio 1943, perchè aveva ascoltato le confessioni di alcuni soldati tedeschi in occasione delle feste natalizie e si rifiutò di fare rivelazioni.

Anche l'istituto fu preso particolarmente di mira dalla Gestapo e soprattutto dal sindaco della città, il quale, alla dichiarazione della guerra totale, costrinse ai lavori forzati anche i sacerdoti. I nostri vennero esonerati dopo quattro giorni, tranne un coadiutore che la dovette durare fino alla fuga dei nazisti. Ma furono sottoposti ad una serie di perquisizioni, di depredazioni e di sfratti progressivi che finirono con l'espulsione di quasi tutti i confratelli. L'unico sacerdote, rimasto per il servizio religioso della parrocchia, fu due volte tradotto in carcere e gravemente multato per l'esercizio del suo ministero. Fra tante vessazioni, essi prestarono un'opera provvidenziale, soprattutto per le pasque, agli stranieri deportati in Polonia al lavoro, compresi tanti italiani.

L'Ispettoria di S. Stanislao Kostka aveva sei case nella zona passata alla Russia. Di quella di Wilno-Dobra Rada, requisita quattro anni fa, resta a disposizione solo la chiesetta. Quella di Wilno-S. Stefano è andata quasi completamente distrutta; la chiesa è mezzo rovinata.

Bruciata e devastata quella di Dworzec; terterreno espropriato. Requisite quelle di Kamienny-Most e di Kurhan. Nessuna notizia di quella di Reginow. I confratelli si sono rifugiati in altre case. Alcuni sono tuttora dispersi.

La casa di Alexsandrow, depredata dalle truppe naziste, ha riaperto il ginnasio ed il liceo, ed avviato un internato con oratorio.

Quella di Czerwinsk ha perso solo il mobiglio del noviziato; ha ospitato l'orfanotrofio sfollato da Varsavia-Lipowa, ed ha inaugurato il nuovo anno di noviziato con 15 novizi. La residenza provvisoria di Danzica ha avviato un Oratorio festivo. L'istituto di Jaciazek, completamente depredato, riprende l'orfanotrofio e l'opera dei « Figli di Maria ». La casa di Kutno ha salvato i muri dell'edificio principale; tutto il resto, bruciato o distrutto dai bombardamenti. Depredazione completa. Vi si inizia un orfanotrofio. A Lad funziona solo la parrocchia, perchè la casa è molto danneggiata e depredata; la parte usufruibile è occupata dalle scuole elementari del paese. In quella di Lutomiersk si tenta di aprire un orfanotrofio; ma è stata spogliata di tutto. A LódzS. Teresa, depredata dal mobilio, funziona la parrocchia e si inizia l'oratorio. La sede ispettoriale di Lódz-S. Barbara ha subìto danni solo nella cappella e nel teatro ; continua quindi regolarmente i corsi scolastici e professionali con grande affluenza di giovani anche all'Oratorio festivo. A Plock ci si deve limitare alla cura parrocchiale, perchè la casa, depredata prima dai nazisti, è ora occupata dalle truppe sovietiche. La casa di Rozanystok è andata quasi tutta distrutta da incendi e devastazioni. A Rnmia-Zagorze i Salesiani hanno assunto la cura parrocchiale ed un fiorente oratorio, riparando i danni della casa. L'istituto di Sokolow-Podlask è andato completamente distrutto, incendiato dai nazisti. È rimasta intatta la chiesa di Don Bosco. I confratelli vissero durante la guerra nei locali della lavanderia ed ora hanno riorganizzato le scuole nella sede dell'istituto femminile. Anche la casa e la chiesa di Suprasl vennero incendiate dai nazisti; ma, coll'aiuto del governo, si stanno riparando i locali e si continua ad ospitare una ottantina di orfani. A WarszawaBasilica il santuario del Sacro Cuore fu colpito da 20 granate ed ha subìto gravi danni. Il ministero parrocchiale però non subì interruzioni, ed ora riprende tutta l'opera coll'aiuto del municipio che ripara i danni. Il nostro istituto Sacra Famiglia in Warszawa-Lipowa, caduto in parte nel 1939, fu poi interamente incendiato e distrutto con ogni cosa dai nazisti durante la rivoluzione dell'agosto-settembre 1944. I confratelli si salvarono solo con quanto avevano indosso. L'ispettore fu costretto, con un gruppo di Suore Elisabetane, a far da scudo davanti ai Tigre contro i tiri dei difensori dell'impianto turbo-elettrico. Si salvò per miracolo. L'orfanotrofio di Warszawa-Litowska fu fatto evacuare nell'ottobre 1943 e venne poi incendiato nei giorni della rivoluzione dai nazisti che lo avevano occupato. È tuttora a disposizione delle autorità militari. Una trentina di giovanetti sono ospitati nella casa di Zielone, unico rifugio per tanti confratelli dal settembre 1944 al gennaio 1946.

La statistica delle vittime è impressionante: morti, 84, di cui una ventina in campi di concentramento, altri in carcere o fucilati; dispersi, 58; ancora in campi di concentramento, 20.

Per gli "sciuscià"

Nel dare ai nostri Cooperatori ed alle nostre Cooperatrici il testo della Enciclica del Santo Padre Pio XII a favore dei fanciulli sofferenti ed abbandonati, abbiamo affermato che varie nostre case sono state messe a disposizione degli orfani e derelitti. Siamo lieti di poter ora documentare quanto si è fatto a Roma ed in altre città d'Italia per curare una categoria di questi poveri figlioli che hanno destato e continuano a destare le più vive preoccupazioni. Vogliamo dire gli sciuscià. Il nome; affatto esotico, fu coniato dalle labbra inesperte dei medesimi ragazzi, che hanno italianizzato a modo loro il termine inglese « shoe shine »: lustrascarpe. Ed indica propriamente i vispi monelli che, al sopraggiungere degli Alleati, si misero a quel servizio per un pezzo di pane. Ma le laute mancie e la prospettiva di maggiori guadagni han tratto al rischio ed all'avventura migliaia di ragazzi orfani od in miseria, derelitti o alla mercè di parenti, di tutori disonesti, spesso anche di autentici speculatori. Ed ecco i «picciotti » di Sicilia, gli « scugnizzi » di Napoli, i « macchiaioli » di Firenze, i « rigazzini » di Roma, e compagni d'altro nome e d'altri paesi, trasformati rapidamenti in agenti della borsa nera, ladri, borsaioli, biscazzieri, barattieri...

Losche organizzazioni.

Fu una vera epidemia, diffusa dai pacchi di biglietti di banca che gonfiavano le tasche dei monelli. Chi li avrebbe dovuto moderare, abbagliato dai guadagni, o stretto dalla miseria e dalla fame, finì per incorraggiarli. Sicchè ne venne un complesso di organizzazioni, una più losca dell'altra. Delinquenti di professione, incettatori e manutengoli ne presero il monopolio. Giovinastri capaci non solo di menar le mani e di bestemmiare, ma anche di maneggiar le armi, muniti di rivoltelle e di bombe a mano, avute chissà come, s'imposero ai più piccoli: li inquadrarono e disciplinarono ad un'obbedienza cieca, lanciandoli in zone prestabilite, ai colpi più audaci. Non mancarono arruolamenti di ragazze e di donne ambigue. Le prime imprese furono un successo. L'allarme generale! Furti, rapine, svaligiamenti elastici si moltiplicarono alle stazioni, nei porti, alle fermate dei tram e degli autobus, nelle piazze principali, nei piazzali dei grandi alberghi, e un po' per tutto. Nel gennaio del 1945, le gesta prendevano proporzioni minacciose. La cittadina di Fondi diventava teatro di una vera guerra fra i ragazzi e i carabinieri. Questi ultimi venivano disarmati, in un formidabile assalto, ed i ragazzi rimanevano arbitri della situazione. A Napoli, dalle fognature sbucavano, di notte, nel porto, turbe di ragazzi e di ragazze che, come un esercito di topi, si buttavano sui depositi scaricati dalle navi provenienti dall'America, e, con una abilità meticolosa, facevano rapidamente scomparire merci, viveri, armi, munizioni...

I rapporti ufficiali davano tremila operanti, appoggiati da un servizio logistico ed ausiliare che contava circa diecimila piccoli banditi. La periferia di Roma divenne uno sterpaio di delinquenza giovanile. Il Testaccio, sempre famoso per le sue bande di ragazzi organizzati con primitiva e rozza disciplina, nel caos degli avvenimenti politici aveva battuto un primato nel saccheggio di case, cantine, mercati generali, forni e negozi. Nei bombardamenti dell'Ostiense i ragazzi erano stati in prima linea allo sgombero dei residui trasportabili, compresa la merce più pericolosa: armi, bombe, nitroglicerina... All'arrivo degli Alleati avevano contribuito efficacemente all'alleggerimento dei loro automezzi. Formavano quindi squadre formidabili di sciuscià. I treni che sostavano alla stazione Casilina, presso il nostro istituto del Mandrione, non riuscivano più a salvarsi. Bande di ragazzi, specializzate nello svaligiamento dei vagoni, vennero attaccate dalla polizia alleata ed un giovinetto di dodici anni, spinto al furto dai genitori, vi lasciò la vita. Una ventina d'altri finirono in prigione.

L'intervento del Papa.

Di fronte a questa situazione, le autorità militari alleate proposero alla polizia italiana un rastrellamento in grande stile per stroncare di colpo tanta delinquenza. La decisione venne a conoscenza del Papa, che pregò gli uni e gli altri di soprassedere a misure così repressive. - « Cerchiamo piuttosto di rieducare quei poveretti! - disse. - Per questo bisogna ricorrere a Don Bosco. Dite ai Salesiani che desideriamo che si prendano cura di questi ragazzi abbandonati o traviati, e che facciano quanto Don Bosco ispirerà loro ».

Anche la stampa caldeggiava un'umana soluzione. I giornali più equilibrati, eco delle persone benpensanti, cominciarono a prendere le difese di quei poveretti, più disgraziati che colpevoli, e ad invocare provvedimenti adeguati. «Poveri fanciulli - scriveva il Cosmopolita nel mese di febbraio 1945 - hanno sonno, hanno freddo, hanno fame: e non sanno dove dormire, come coprirsi, come sfamarsi. Tutti i lavori sono buoni per questi ragazzi, anche quelli che la morale definisce " cattivi ' . Di buon mattino son già per le strade, aggrappati ad una circolare, a un carro, a un camion, con le dita vetrificate dal freddo. Brigano, corrono, trafficano tutto il giorno e la scelta del mestiere non è sempre rigorosa. Li trovi impegnati in ogni imbroglio, inseriti in ogni sudicieria. Piccoli e sguscianti come sono, rappresentano gli ausiliari ideali della delinquenza. In una società ben regolata andrebbero a scuola; invece rubano, " commerciano ", truffano, rapinano. Andranno, domani, ad infoltire le schiere dei criminali; saranno, domani, i cosiddetti rifiuti della società. I cittadini dovrebbero rabbrividire di paura vedendo questi ragazzi che si aggirano famelici come lupi, che incollano il naso sui vetri delle rosticcerie di lusso, che procedono scalzi sull'asfalto gelato. Nei loro occhi infossati, nelle loro livide gote incavate, sulle loro labbra spente c'è la rivoluzione, c'è la sommossa che domani, forse, insanguinerà ancora una volta le nostre contrade... Ci vorrebbe Don Bosco - soggiungeva - egli non promuoverebbe comitati, non stamperebbe manifesti, non terrebbe conferenze. Andrebbe per le strade di Roma e accoglierebbe due bambini, dieci bambini, cento bambini e li porterebbe a casa, in una casa. I conti li farebbe dopo: c'è sempre tempo a fare i conti. E non gli importerebbe nulla di non avere soldi abbastanza, perchè i soldi, quando occorrono veramente per un'opera buona, piovono dal cielo. E non educherebbe i suoi " bambini " con dei segnali di tromba, non li avvilirebbe nelle divise dei soldatini di piombo. Insegnerebbe loro un mestiere e la bontà: le sole cose indispensabìli per vivere in questo mondo, aspettando il meglio... ».

Ci vorrebbe Don Bosco.

Veramente i superiori, che avevano aperto le porte dei collegi fin dall'inizio della guerra a quanti orfani potevano contenere, si preoccupavano da tempo, soprattutto nella capitale, del nuovo dolorosissimo fenomeno. Ne avevano sott'occhio lo spettacolo da mane a sera, alla stazione Termini, davanti all'Ospizio del Sacro Cuore. I nostri chierici poi, studenti presso l'Università Gregoriana, andando e tornando dalle lezioni, incontravano frotte di sciuscià in tutti i punti strategici. E sentivano profonda pena per la loro sorte. Più d'una volta avevano anche tentato di avvicinarli. Ma i primi approcci eran stati desolanti. I ragazzi guardavan biechi e sprezzanti, diffidando anche delle parole più amorevoli, forse sospettandoli poliziotti travestiti.

Ma, appena conosciuto il desiderio del Santo Padre, il Prefetto generale che a Roma faceva le veci del Rettor Maggiore per le case separate da Torino dall'andamento della guerra, rispose colle parole di Don Bosco: «Ogni desiderio del Papa è pei Salesiani un comando ». Ed immediatamente infervorò i confratelli della capitale e delle altre città, in cui il fenomeno si presentava più pericoloso, a studiare la pacifica conquista dei poveri figlioli. Con successive circolari orientò quindi l'opera alla forma più pratica coll'adattamento degli Oratori alla santa missione. I successi non tardarono a coronare gli sforzi, le umiliazioni, i sacrifici e le mille industrie escogitate dai giovani confratelli, sacerdoti, chierici, coadiutori, per portare alla vita civile i derelitti della strada. Dobbiamo riconoscere subito che il nuovo genere di apostolato, tanto simile a quello primitivo del Santo, rivelò nei figli la continuità dello spirito del Padre.

Le maglie della rete.

Avvicinando i più assidui agli angoli delle strade, alle porte dei teatri, dei cinema, delle chiese, nei giardini, i nostri ebbero modo di distinguere ben presto diverse categorie: venditori di sigarette, dipendenti da capigruppo, mobilitati a loro volta da pochi grossisti del mercato nero, sciuscià indipendenti, ma associati in piccoli gruppi, coi loro particolari fornitori di lucido e di spazzole, pure grossisti del mercato nero: piccoli mendicanti, sfruttati spesso dagli stessi genitori ed addestrati anche a rubare; raccoglitori di « cicche » pel babbo o per altri commercianti al minuto; avventizi in cerca di lavoro o di avventura; indigenti di famiglie numerose o sinistrate, poveri fanciulli disorientati e facili vittime di speculatori... I segni della corruzione non erano poi così frequenti come si sarebbe potuto pensare. Molti, sotto i poveri cenci e il volto sfigurato, nascondevano ancora un'innocenza che urgeva salvare a qualunque costo. I nostri cominciarono da questi.

(Continua).

DALLE NOSTRE MISSIONI

È giunta, via Lisbona, una lettera del nostro Vicario ispettoriale di Macao portata a mano dal figlio del Governatore al nostro Ispettore delle case del Portogallo. Ecco le notizie principali:

« Le case di Hong Hong continuano bene; speriamo anzi meglio, adesso che la guerra è finita. I confratelli però sono pochi ed attendono personale da Shangai, donde da quattro anni non venne più nessuno. In Missione, purtroppo, molte disgrazie. Don Lareno fu ucciso dalla guerriglia, la vigilia di Pentecoste, a Pahkeung; Don Munda, poco dopo, nei pressi di Lau-ha. Attualmente non abbiamo notizie di D. Selig e di D. Betzenhofer. Don Matkovic fu decapitato a Choheng. A Shiuchow son pur morte Suor Russo e Suor Giovanna Rossi. Il Vescovo, Mons. Canazei, fu fatto prigioniero e spogliato di tutto; ma poi fu rilasciato ed ora è tornato a Shiuchow con D. Rassiga, D. Calvi, D. Battezzati, ecc. A Linchow c'è D. Geder, D. Rizzato e D. T'ong. Il collegio conta 600 alunni. Anche qui a Macao le opere segnarono un progresso prodigioso, grazie alla protezione di Don Bosco, all'aiuto dei nostri benefattori e specialmente di S. E. il Governatore e del sig. Pietro Lobo. L'orfanotrofio conta 500 alunni, ed è giunto ad ospitarne fino ad 800 nel periodo di maggior affluenza dei profughi. Il Collegio Don Bosco pei Portoghesi ha un'ottantina di allievi. Il « Liceu Cinese Yut Va » con una filiale raggiunge anch'esso i 500 allievi. È scuola pareggiata dal Governo Cinese e dà adito all'Università: comprende tutti i corsi, dall'asilo all'ultima classe liceale. Abbiamo anche un Oratorio festivo annesso alla parrocchia cinese. Abbiamo aperto una scuola agricola a Coloane, e da circa un anno abbiamo assunto anche la cura spirituale delle isole Taipa e Coloane. Alla capitale cinese ci hanno già preparato una scuola. Attendono solo che vi mandiamo il personale. L'aspirantato ha quaranta allievi; il noviziato, undici novizi col maestro D. Bardelli. Lo studentato teologico è annesso all'istituto Yut Va ed ha già quattro suddiaconi, di cui due cinesi. S. E. il Governatore prevede molto lavoro per noi a Timor: desidera che prepariamo il personale. È un degno emulo di Salazar. Solo chi ha visto può farsi un'idea del bene che ha fatto e del prestigio che ha guadagnato non solo pel Portogallo, ma anche per la Chiesa cattolica di cui egli è membro esemplare e praticante.

» Col nostro Ispettore, abbiamo solo qualche comunicazione telegrafica. Dal Giappone nessuna notizia; così dalle Filippine e dall'Indocina.

» La buona stampa, soprattutto cinese, è in grande sviluppo. Abbiamo già pubblicato 18 volumi di Letture Cattoliche, 8 di Letture Amene, la vita di Domenico Savio, Magone Michele, ecc., i classici cinesi purgati... In portoghese, 6 volumi di Letture Cattoliche ed altre pubblicazioni varie ».

aff.mo in C. I. Sac. MARIO ACQUISTAPACE.

Macao, 7-X-1945.

Amatissimo Padre,

« è la prima volta che i figli di questa casa di Suchow, fondata da due anni, hanno la gioia di esprimerle il loro filiale attaccamento ed affetto.

» Suchow, città di circa 200.000 abitanti è a metà strada sul tratto di ferrovia, che va da Shanghai a Pechino. Il Vicario Apostolico S. E. Mons. Filippo Contè S. J. (Canadese) ci ha dato un vasto terreno in un sobborgo della città allo scopo di organizzare una scuola di arti e mestieri, iniziare una parrocchia perchè in tutta la città c'è una sola chiesa, l'oratorio festivo, le scuole esterne. Abbiamo cominciato alla salesiana, cioè in grande povertà: due casette a solo pianterreno! Gli stessi ambienti servono a scuola, studio, refettorio, dormitorio, laboratorio. Abbiamo aperti tre laboratori per sarti, falegnami, calzolai. I giovani sono quelli che D. Bosco vuole: poveri ed abbandonati. Abbiamo avuto la consolazione di vedere rinnovate le scene della vita del Santo: di trovare cioè poveri ragazzi nelle vie della città seminudi, coperti solo di una piccola stuoia, senza genitori, senza tetto; e li abbiamo raccolti, salvandoli dalla miseria e dalla malavita. L'opera naturalmente attira le simpatie di tutti: cristiani e pagani; e, coll'aiuto della Provvidenza, ne possiamo già mantenere ed educare una sessantina.

» Si lavora per poter al più presto costruire l'Istituto che conterrà circa 200 giovani interni; poi sarà la volta della chiesa parrocchiale. Intanto diamo il massimo sviluppo all'oratorio festivo: l'unico mezzo per una più facile penetrazione cristiana nelle famiglie pagane del rione.

» Siamo alla penultima tappa verso Pechino: città dei sogni del nostro Santo fondatore. Il Nord della Cina è terreno molto fecondo di conversioni e di vocazioni. Lavoriamo percìò con molto entusiasmo, benchè in grande povertà e spirito di sacrificio, per vedere presto sistemata l'opera nostra in questa città.

» Quanti giovani erranti in questa immensa Cina senza la luce della fede!

» Amatissimo Padre, ci benedica, ci aiuti colla sua paterna parola e saremo felici di spendere la nostra vita in queste lontane regioni.

» Le baciamo con filiale alletto la mano: rispettosi e filiali ossequi. Per tutti i suoi figli di Suchow »

aff.mo in C. J. Don L. FERRARI.

Suchow (Cina), 30-IX-1945

Da una lettera del Direttore di Yunnanfu stralciamo le seguenti notizie:

« Ricorda la catapecchia di fango che costituiva la nostra casa all'inizio di questa missione? Fummo costretti a demolirla e ad edificarne un'altra, con mattoni perchè cadeva da ogni parte. Incominciai l'opera senza quatrini come usava Don Bosco, fermamente confidando nella Divina Provvidenza. Non può quindi credere quanto ci riesca gradito ed opportuno il suo regalo ! Ha contribuito allo sviluppo di questa casa, così piena di belle speranze, su cui gravita l'enorme peso di non pochi debiti coi relativi interessi.

» Questa terribile guerra si è fatta ben sentire! Quanti orfani, che perdettero il padre sui campi di battaglia, quanti profughi domandano pane, vestito e ricovero! S'immagini che qui nel nostro istituto non c'è una stanza vuota: tutto gremito di giovani. Abbiamo circa 600 allievi, di cui 160 interni con soli due preti e un assistente. Da tre anni non abbiamo nemmeno uno scritto del nostro Ispettore!

» Dal nostro Vicariato del Kuantung, ci è giunta un'altra notizia dolorosa: altri due salesiani, Don Munda e Don Lareno sono caduti.

» Colgo l'occasione di spedirle la presente per mano di un bravo soldato che spesse volte viene qui nel nostro Istituto a passare qualche ora. Egli sa parlare anche l'italiano, essendo i suoi parenti nativi della Lucania.

» La ringrazio fervidamente. I nostri bravi giovani pregheranno tanto per lei.

» Suo obbl. in S. G. Bosco »

Sac. ANDREA MAJCEN.

Kunming (Yunnanfu), 24-IX-1945. SIAM

In data 1-XI-1945 un soldato alleato scriveva da Bampong, al Rettor Maggiore:

Rev.mo Superiore,

« Sono altamente onorato di avere l'occasione di scriverle. Mi trovo di stanza a Bampong ed ho visitato parecchie volte la chiesa di S. Giuseppe. L'Ispettore D. Giovanni Casetta invitò noi soldati a visitare la Scuola, ed il Direttore gentilmente ci accompagnò.

» La domenica 28 u. s., festa di Cristo Re, ascoltammo la Messa solenne cantata dall'Ispettore. La funzione liturgica fu letta in siamese per i fedeli ed anche in inglese per i soldati. La chiesa era gremita fino al suo limite estremo. In questa santa e felice occasione noi soldati ricevemmo la S. Comunione per la prima volta dopo molte settimane.

» Nel pomeriggio giocammo una partita di calcio: gli allievi anziani, l'incaricato dei giochi ed un salesiano contro una squadra della 347° batteria da campo della R. Artiglieria. Al termine il Direttore prese due gruppi fotografici: uno dei soli giocatori e l'altro con tutti i ragazzetti attorno a loro. Gli altri giuocatori, tutti inglesi e scozzesi protestanti furono molto bene impressionati ed ora guardano con più simpatia la nostra Santa Chiesa.

L'Ispettore mi pregò di farle sapere che egli ricevette il suo telegramma: egli è molto contento di sapere che lei sta bene, e tutti sono ansiosi di ricevere sue lettere. Chiede una speciale benedizione per tutti.

» Possa Nostro Signore Gesù Cristo e la sua santa Madre Immacolata vegliare sopra di lei e guidarla... ».

DONALDO O' SULLIVAN, Sergente Maggiore R. A C.

Raccomandiamo ai giovani la nostra rivista missionaria mensile che desta tanto interesse:

GIOVENTÙ MISSIONARIA

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CULTO E GRAZIE DI MARIA AUSILIATRICE

Grandezza di Maria SS. nella sua Annunciazione.

Nel mistero dell'Incarnazione Maria SS. ci si presenta come Colei che deve dare per la natura umana, per tutta quanta la creazione, pel finito, il gran consenso di unione colla natura divina, col Creatore, coll'Infinito. Questo è un fatto storico che la campana cattolica ci chiana a ricordare tre volte al giorno con le parole evangeliche dell'Annunciazione. Sul quale fatto san Tommaso osserva che «fu così, per mostrare che è un matrimonio spirituale quello che il Figliuol di Dio ha voluto contrarre con l'umanità, e che a tale effetto, coll'Annunciazione è stato sollecitato il consenso della Vergine, in vece e luogo di tutta la natura umana ».

Ora, a meno di rigettare tutto il cristianesimo, e insieme con esso ogni soluzione del destino umano, bisogna inchinarsi coll'angelo dinanzi a Colei, alla quale andiamo debitori di questa soluzione, e bisogna ripetere a Lei col cielo e colla terra, di cui Essa è la regina: « Io ti saluto, o Maria, piena di grazia; tu sei benedetta fra tutte le donne; il Signore è con te, e per te Egli e con noi! ».

Maria SS. associata all'opera di Dio. - Meraviglioso ministero di Maria, la cui semplicità non deve occultarcene la maestà. Quando Dio fece tutte le parti dell'universo che precedettero la creazione dell'uomo, Egli procedette per via di decreto: « Che la luce sia! - Che le acque si dividano! Che la terra apparisca! ». Ma venuto all'uomo, muta stile; egli stesso vuol mettere la mano a questo capolavoro, e convoca a tale effetto la Trinità: faciamus hominem ad imaginem nostram. Questa creazione del primo uomo è stata oggetto di tale compiacenza, perchè essa era fatta ad immagine del Figliuol di Dio. Ma nella formazione del Cristo, nuovo uomo, l'opera è molto più sublime, poiché non è più l'immagine, ma la reale persona del Figliuol di Dio che quest'uomo deve essere. Anche qui Dio dice un faciamus. Ma, onore prodigioso! in questo celeste consiglio, in questa divina operazione che non ammetteva da principio che le tre persone divine, è ammessa un'altra persona, la quarta, ed è l'umile Maria. Dio tratta con Lei, l'associa all'opera delle sue opere, vuole avere il suo consenso, e le dice: Faciamus hominem. Facciamo questo nuovo uomo, alla cui immagine tutto è stato formato e dev'essere riformato ».

Prima di Maria, Dio non aveva operato, in ogni antenato del Cristo, che per decreto, il decreto naturale della propagazione umana; e se ne aveva diretto il corso con vocazioni od esclusioni, l'aveva sempre fatto per via di decreto e di comando. In Maria, Dio poteva operare allo stesso modo; Egli poteva influire sopra il suo consenso, facendogliene una legge; poteva anche occultarle interamente l'operazione del mistero, ond'Ella sarebbe stata lo strumento passivo, e fare il secondo Adamo dalla donna, come aveva fatto la donna dal primo Adamo.

Ma no: in Maria ed in Lei sola Dio assoggettò la sua sovranità: Egli propone, risponde alle difficoltà della sua creatura, e aspetta il suo consenso. Si deve notare altresì che in questo misterioso consiglio, a cui Maria è ammessa colle tre Persone divine, queste non hanno che una sola volontà, che una voce, per così dire, perchè esse non fanno che un solo Dio; di modo che la volontà, la voce della sola Maria è di fronte alla Trinità e tiene in sospeso il cielo e la terra.

Ci chiedano ora gl'increduli perchè noi onoriamo tanto questa Donna; ci chiedano conte mai Essa superi tutti gli antenati del Figliuolo di Dio!

La rappresentante di tutto il mondo. - Il modo poi con cui Dio procedette colla santissima Vergine si riannoda a una legge generale e ne è la prima applicazione.

In Maria comincia l'ordine della grazia, e il procedere di Dio verso Maria è il procedere della sua grazia verso ciascuno di noi. La grazia, infatti, fa per ciascuno di noi ciò che Dio ha fatto per Maria: essa fa istanza e aspetta: ed è pel concorso della sua operazione spirituale e del fiat della nostra libertà che il Cristo viene concepito nell'anima nostra. Ora, se Gesù Cristo non è concepito in noi, noi soli ne portiamo la conseguenza, e non influiamo che sul nostro proprio destino. Invece in Maria, siccome si trattava della grazia nel sito autore e nella sua sorgente, ossia della concezione del Cristo, non solamente quindi per Lei, ma per tutti, e per Dio medesimo, si agitava il destino totale della creazione e la sorte del disegno divino. Maria insomma era la rappresentante di tutto il mondo, e trattava con Dio della comunione tra Lui e il mondo.

In conseguenza e in vista quindi di questo ministero la personalità creata è stata sollevata in Maria al più alto grado di grandezza per lei possibile.

Grazie attribuite al l'intercessione di MARIA AUSILIATRICE e di S. GIOV. BOSCO

Raccomandiamo vivamente ai graziati, nei casi di guarigione, di specificare sempre bene la malattia e le circostanze più importanti, e di segnare chiaramente la propria firma. Sarei bene, potendolo, aggiungere un certificato medico.

Non si pubblicano integralmente le relazioni di grazie anonime o firmate colle semplici iniziali.

Quattro ore di bombardamento.

Il giorno 12 agosto 1944, partii da Genova per Alassio: era di sabato e la Direttrice mi disse: « Vada, in compagnia della Madonna ». Avevo con me l'uomo di fatica dell'Istituto.

Partii fiduciosa in Maria SS. Ausiliatrice: in cuore però avevo un triste presentimento: forse per l'impressione dell'allarme dato dalla sirena mentre il treno si muoveva. Verso Albissola, mentre la macchina stava per uscire dalla galleria, alcuni lavoratori gridarono: « Fermo! fermo! » più volte: il macchinista frenò di botto il convoglio. E fu la salvezza di molti, compresa la povera sottoscritta: altri, purtroppo, in numero di 150 circa trovarono morte tragica e istantanea: una bomba nemica cadendo sull'incorniciatura la fece franare seppellendo due vagoni pieni di persone. Altre due bombe in coda seguirono la prima.

Chi può descrivere il terribile momento ? Terrorizzata dallo spavento, dal buio, dall'incerto, dal mortale pericolo, lo spirito si strinse spontaneo e sicuro nel soccorso di Maria SS. Ausiliatrice, e qual figlia la invocavo teneramente intrecciando il caro Nome a quello di Gesù misericordioso e di Don Bosco. E il miracolo venne doppiamente palese: tutti gli scompartimenti, per il fortissimo spostamento di aria, ebbero tutti i vetri frantumati; solo nel mio non vi fu neppure una minima scheggia. La gente si rifugiava dove ero io dicendo: « Andiamo dove c'è la Suora di D. Bosco». Per quattro ore si rimase là sotto e le feci passare facendo pregare abbastanza e offrendo la vita a Dio, doppiamente sua pel miracolo; sarebbe bastato un istante per rimanere tutti schiacciati o mitragliati.

O Maria SS. Ausiliatrice, grazie infinite! Rendo pubblica la grazia segnalatissima perchè tutti t'invochino con infinito amore in vita e specie in morte.

Alassio, 20-IX-1945.

Sr. GALLINA ERNESTINA, F. M. A.

Gli spianarono i mitra, e...

Il 28 aprile scorso, un colpo di fucile, non si sa da dove partito, ferì due partigiani di guardia al crocicchio attiguo alla nostra abitazione. Nel trambusto, si credette che il feritore fosse appostato dietro ad una finestra dell'ultimo piano della nostra casa e si aprì un nutrito fuoco dei mitragliatori partigiani contro quella finestra.

Mio figlio credendo che le raffiche dei proiettili fossero dovute a un combattimento coi tedeschi (la radio aveva infatti trasmesso che una colonna di tedeschi era diretta a Novara) prende il moschetto e scende precipitosamente le scale per portare aiuto ai suoi compagni. Io lo seguo gridando e cercando di trattenerlo, ma egli era già fuori sotto il portico.

Due partigiani vistolo avanzarsi, circospetto, col fucile, (era in borghese), lo ritennero l'autore dell'attentato in cerca di scampo e gli spianarono contro i mitragliatori. Un attimo, ed era morto.

Ma uno dei presenti che assistevano terrorizzati alla scena, riconosciuto il mio ragazzo, svelto come un fulmine, balza sui partigiani, li afferra per la giubba e grida: « Fermi! Fermi! È uno dei vostri! ».

Si deve all'intervento del signor Cuneo, di certo ispirato da San Giovanni Bosco, di cui mio figlio è devoto e sotto la protezione del quale da tempo l'ho messo, se venne subito spiegato l'equivoco evitando una tragica conclusione.

Già a San Giovanni Bosco e al Servo di Dio il Principe Czartoriski, di cui pure siamo devoti, dobbiamo la grazia grandissima di aver risparmiato al ragazzo tutti i pericoli e gli orrori della guerra.

Novara, 15-V-1945.

GIUSEPPINA TOSI-BALLARIO.

48 membri di famiglia: tutti salvi!

Desideriamo rendere pubbliche grazie a Maria Santissima Ausiliatrice e a S. Giovanni Bosco per la continua e visibile protezione avuta sulla nostra famiglia durante questi cinque anni di guerra. Figli e parenti stretti, sparsi in vari fronti di guerra e in tutta Italia, nei momenti di maggior pericolo tutti invocammo con gran fiducia i nostri Santi Protettori e tutti possiamo affermare che sia nei campi di battaglia e sia durante le spietate incursioni aeree ci sembrò che una mano invisibile allontanasse da noi una certa morte. Di quarant'otto componenti la nostra famiglia, tra genitori, figli, nipoti e cognati, tutti sono tornati sani alle loro case. Eppure qualcuno fu sotto le macerie di Civitavecchia e di Parma, qualche altro circondato da bombe a Roma (Quartiere Prenestino e Centocelle) e a Padova. Chi stette qua subì tutti i bombardamenti di Verona. Due fratelli nel Padovano si videro la morte a un palmo di distanza. Uno dei cognati, in Sardegna, l'8 settembre, fu messo al muro dai tedeschi, dopo esser stato ferito tempo prima in una incursione in Libia. Un altro fu deportato in Germania. Dei tre fratelli sotto le armi uno evitò la campagna Russa e gli altri furono salvi in diversi pericoli.

Le nostre suppliche, preghiere e fiducia grande, dopo Dio, furono sempre in Maria Ausiliatrice e in Don Bosco Santo.

In segno di riconoscenza, dopo aver fatta la nostra offerta alle Opere salesiane, permettiamo a due, dei quattro figli salesiani, di partire per le Missioni.

Ronza, festa di Maria SS. Assunta in Cielo. Coniugi SQUIZZATO PRIMO, PIERETTO DORALICE e figli.

MURISENGO MONF. - DON BOSCO MI SALVA. Colpito da grave polmonite con complicazioni intervenute in seguito a intossicazione del sangue i dottori non vedevano più alcuna possibilità di salvarmi.

Messi in allarme dal pericolo, anche i parenti più lontani erano accorsi accanto al mio capezzale e il parroco alla sera mi aveva portato il santo Viatico lo però nutrivo in cuore una grande fiducia dell'intercessione di Don Bosco, il quale proprio il giorno innanzi aveva ricevuto i più grandi onori ritornando trionfalmente dal Colle natio al sue altare taumaturgo di Torino.

Mio fratello, chierico salesiano, sopraggiunto, mi mise sul petto la reliquia del Santo e poi invitò tutti a pregarlo con fiducia, promettendo di far pubblicare la grazia e di erigergli un monumentino a perpetuo ricordo.

Con noi pregavano i giovani e i Salesiani di Colle Don Bosco.

Ora Don Bosco ha esaudito la nostra preghiera. Infatti il male è diminuito, ed oggi, festa dell'Ausiliatrice, mi sono alzato la prima volta, certo di poter riprendere presto il mio lavoro a sostegno dei miei bambini e del mio caro babbo.

Invio tenue offerta e prego di voler rendere pubblica la grazia, perchè tanti nel dolore e nelle difficoltà della vita si rivolgano a Don Bosco sicuri di essere esauditi.

24-V-1945.   LUIGI CERRANO.

ROMA - LO CHIAMANO « IL MIRACOLATO »! Il i9 dicembre 1943 mio marito, che da qualche tempo accusava un malessere generale con acuti dolori di testa, si mise in letto per un indebolimento agli arti della parte destra. Venne chiamato il dottore, il quale, dopo un accurato esame, dichiarò trattarsi di paresi procurata da intossicazione saturnina (il malato faceva il tipografo), e consigliò tre giorni di letto e in seguito assoluto riposo. Però il paziente, dopo i tre giorni, peggiorò tanto che le facoltà mentali cominciarono ad annebbiarsi e la parte destra fu del tutto paralizzata; di più sopravvenne la complicazione di una grave polmonite che lo ridusse agli estremi. Il medico curante dichiarò il caso gravissimo trattandosi ora di arteriosclerosi cerebrale e che ormai l'ammalato era nelle mani di Dio.

Il parroco, che continuamente veniva a visitarlo, inviò il vice parroco, il quale impartì all'infermo la Benedizione Papale in articulo mortis e gli somministrò l'Estrema unzione.

I miei figli ed io, costernati per tanta sciagura, devoti di S. Giovanni Bosco, facemmo una prima novena e poi una seconda al nostro caro Santo perchè ci ottenesse la grazia, anche non completa, del nostro caro congiunto; ma nulla si manifestò in suo favore.

Intanto l'ammalato, guarito dalla polmonite, cadde in tino stato di assoluta incoscienza e a ciò si aggiunsero altre complicazioni di forma gravissima. Fu tenuto un consulto e venne dichiarato che se anche l'ammalato avesse migliorato nelle parti paralizzate, le facoltà mentali non le avrebbe più riacquistate. Il mio dolore cresceva maggiormente, ma la fiducia in D. Bosco non venne mai meno; raddoppiai le mie preghiere e finalmente, dopo due mesi d'immobilità assoluta, vidi il malato fare un lieve movimento con la mano perduta e guardare le persone che gli stavano intorno dando indizio che cominciava a comprendere; i giorni seguenti balbettò qualche parola, poi i movimenti delle parti malate furono meno stentati fino a divenire sciolti e naturali. Il suo miglioramento continuò progressivo, e dopo sei mesi della sua grave malattia non rimasero che lievi tracce. Tutte le persone che lo hanno assistito lo chiamano il miracolato, ed io sono certa che la grazia ci sia stata concessa per intercessione di Maria SS.ma Ausiliatrice e di S. Giovanni Bosco. Dopo un anno mantengo la promessa di pubblicare la grazia e mando l'offerta promessa.

IORI EMILIA.

COLLE DON BOSCO -- IL PERICOLO SI RINNOVAVA. Il 27 aprile u. s. dopo alcuni giorni di acuti dolori intestinali fui portato all'Ospedale Maggiore di Chieri ove, appena giunto, venivo operato d'urgenza minacciandosi la peritonite nel volger di poche ore. Mediante la perforazione dell'intestino si potè evitare la peritonite. Col trascorrere dei giorni però, per varie cause, il pericolo si rinnovava. Passò un mese di incertezze e di trepidazione durante il quale molte preghiere si alzarono a Dio e a Maria SS. Ausiliatrice per me dai confratelli e dai giovani del nostro Istituto. Finalmente si potè constatare che col rimarginarsi dell'intestino questo riprendeva la sua normale funzione.

Infatti, poco dopo, io potei riprendere il mio consueto lavoro.

Con la più sentita riconoscenza alla Vergine SS. per così segnalato favore le rendo pubbliche grazie. Istituto Salesiano « Bernardi Semeria », 29-VIII-1945.

Ch. LUIGI SANTA.

STIAVA (Lucca) - UNA BUONA ISPIRAZIONE. Da una caduta che ebbi da piccola rimasi incomodata a una gamba, in modo che non riuscivo che a fare pochissimo cammino e con tanta sofferenza. Dopo diciotto anni di cure, senza mai poter ottenere miglioramento, mi decisi di fare con tanta fiducia una novena a Gesù Sacramentato e a Maria Ausiliatrice sotto la protezione di Don Bosco, ed ebbi l'ispirazione di farmi fare l'operazione alla gamba. L'operazione riuscì bene, ed ora mi trovo completamente guarita.

28-IX-1945.   ILVA FRANCESCONI.

DISTICO MARIANO

Iddio, dall'alto, Gabriele invia a salutar la Vergine Maria.

TORINO - I MEDICI LO DISSERO UN MIRACOLO. Nel giorno 18 aprile u. s. mio figlio, ferito gravemente agli intestini, venne ricoverato con urgenza all'ospedale ed immediatamente operato.

I professori che lo curavano mi davano poche speranze di guarigione, ed allora mi rivolsi a Maria Ausiliatrice ed a S. Giovanni Bosco, invocando disperatamente la grazia della guarigione del mio caro figliolo.

Dopo circa un mese di alternative dolorose, finalmente egli si è ristabilito a poco a poco, ed ora è tornato sano e robusto come prima. Anche i medici mi dissero poi essere stato proprio-un miracolo che il ragazzo sia guarito.

Ringrazio inoltre la cara Madonna e S. Giovanni Bosco per avermi pure assistita e protetta durante una grave operazione che poco tempo dopo dovetti subire pure io.

Riconoscente e commossa dell'aiuto concessomi, mando l'obolo promesso e prego di voler pubblicare la grazia, come da mia promessa.

9-VII-1945.   MARIA BRUNO.

CROSA - RITORNO IMPROVVISAMENTE.

Da più di nove mesi non avevamo notizie di mio fratello Franco che si trovava in zona di guerra sul fronte italiano, e noi tutti eravamo tanto scoraggiati e non osavamo quasi più sperare nel suo ritorno. Allora con tutta fiducia mi rivolsi a Maria Ausiliatrice e a San Giovanni Bosco e feci la novena promettendo un'offerta per le Opere salesiane.

Ed ecco che, dopo pochi giorni. Franco ritorna improvvisamente e in salute ottima, riempiendo così di gioia noi tutti, e quasi ringiovanendo nostro padre ch'era già tanto abbattuto per la perdita di un altro figlio.

Per sempre riconoscente alla cara Madonna e a Don Bosco e invocando ognora la loro protezione, mi firmo

18-V-5945.   ANGELICA FAUSTINI.

CHIVASSO - INVESTITO DA UN TRENO. Il 23 luglio 1945, mentre mio figlio, in compagnia della sorella, attraversava un passaggio a livello, sulla linea di Casale, sopra un carro agricolo, veniva improvvisamente investito da un treno in arrivo.

Data la scarsa visibilità causa i campi di granoturco, e il mancato fischio di avviso, causato da una dimenticanza, credo, del macchinista, non fu possibile evitare il disastro. Fermatosi subito il treno, il bambino Lavesero Silvio, veniva raccolto da un operaio e consegnato al fratello, che era di servizio sul treno. Trasportato d'urgenza all'ospedale Civico di Chivasso, veniva riscontrata la frattura della base cranica, e gamba sinistra, con commozione cerebrale. Gli restavano poche ore di vita.

Subito lo affidammo a Maria SS. Ausiliatrice invocando di cuore il suo potente aiuto; ed ella non tardò a concedercelo.

Infatti, mio figlio, in dieci giorni che rimase ricoverato, non ebbe mai la febbre oltre i 38 gradi, e il secondo giorno d'ospedale, già chiedeva del cibo.

Ora è ritornato a casa, e, salvo la gamba, che ancora tiene immobilizzata, tutto il resto è perfettamente a posto. Commossi per un tale immediato intervento di Maria, rendo pubblica la grazia ottenuta e invio la piccola offerta, come ho promesso.

Unisco pure la dichiarazione avuta dall'ospedale.

5-VIII-1945.   LAVESERO FRANCESCO.

DICHIARAZIONE MEDICA. - Si dichiara che il bambino Lavesero Silvio Mario di anni 2 e mezzo, ricoverato in questo Ospedale il 23-7-45 per frattura base cranica e gamba sinistra, lascia l'Ospedale in data odierna.

Ospedale Civico - Chivasso, 2-VIII-1945.

Dr. MARTINI.

VALENZA - MI SOTTOPOSI ALL'OPERAZIONE. Essendo venuto a conoscenza che il 13 maggio si faceva gran festa pel ritorno, a Torino, delle Reliquie di S. G. Bosco, mandai a mezzo di una mia conoscente, una piccola offerta pregando D. Bosco di raccomandarmi alla sua cara Maria Ausiliatrice, per grazia urgentissima. Mi venne portata una cara immagine del Santo. Al contemplarla, mi venne l'ispirazione e sentii in me grande fiducia di volermi sottoporre ad una operazione chirurgica per un mio male che portavo da alcuni ventenni, essendo io dell'età di anni 79. Infatti l'operazione - riuscì ottimamente, con meraviglia del chirurgo che mi disse essermi comportato come un giovinotto.

Ringrazio perciò di cuore il gran Santo.

18-X-1945.   CELLERINO GIACOMO.

MUSSOTTO D'ALBA - MI LASCIAI CADERE NEL VUOTO. Il 10 aprile 1942 ero salita sopra la cella di un « silo ». Mentre lassù facevo qualche passo, una pietra di oltre un quintale si ruppe sotto i miei piedi; aprendosi il vuoto sotto di me. Allora mi aggrappai a un'altra pietra e stetti appesa per qualche minuto. Invocata quindi Maria Ausiliatrice affinchè mi salvasse, mi lasciai cadere nel vuoto dall'altezza di 5 metri cadendo fra pietre e cemento. Dopo poco tempo accorse il dottore, da noi chiamato, il quale constatò la frattura di tutte due le mie gambe, senza tuttavia lesioni interne. Pregai fervidamente Maria SS. e San Giovanni Bosco per la mia guarigione, chiedendo di non perdere l'uso delle gambe, e dopo due mesi potevo di nuovo camminare. Ora le mie gambe sono del tutto guarite.

Essendo stata pienamente esaudita adempio la promessa fatta per la pubblicazione della grazia, ed invio un'offerta per le Opere salesiane.

15-II-1945.   LUIGINA MOLINO.

TORINO - ALLA VIGILIA DEL RIMPATRIO. Trovandomi in Germania alla fine di ottobre, alla vigilia del rimpatrio, venni colpito da una grave malattia. Invocai l'aiuto dell'Ausiliatrice e di San G. Bosco, e, poco dopo, venni liberato dalla febbre e potei pure dopo poco rivalicare il Brennero.

Allego, ringraziando, una mia piccola offerta.

27-XI-1945.   GINO ROCCA.

Ringraziano ancora della loro intercessione Maria SS. Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco:

Foco Maria (Solero) per la miracolosa guarigione del figlio Mario.

Ramponi Sac. Carlo (Novara) per varie segnalatissime grazie ricevute assicurando eterna riconoscenza.

Famiglia Fontaneto Giuseppe (Fontaneto d'Agogna) per la guarigione del caro Gaudenzio che era stato gravemente ferito durante una operazione di rastrellamento.

Cheula Barera Antonia per ottenuto impedimento di danni materiali già iniziali.

Sbernini Claudio (Sabbioneta) per la particolare protezione durante il servizio militare fuori d'Italia e per aver scongiurato il pericolo di una grave malattia.

Alberti Vittorio (Monza) per la guarigione della figlia Maria colpita da grave infezione.

Bosrg Pietro (Challant St-Anselme) per la riconquistata salute invocando continua protezione.

Marinaio Luigi (Milano) per le molte e segnalatissime grazie ricevute.

Liprandi Giovanna (S. Albano Stura) per l'ottenuta guarigione della carissima mamma.

Matta Rina (Manzolino di Castelfranco Emilia) per la speciale protezione ottenuta in eventi di guerra.

Ropolo Emma (Cortemilia) ringrazia commossa San Giovanni Bosco per la protezione accordata ai militari fratelli Luigi e Giuseppe Cauda tornati sani e salvi dopo quattro anni di guerra evitando anche di essere fucilati in Germania.

Therisod Natalina (Calamandrana) per la miracolosa guarigione del figlio Pietro che era stato ridotto in condizioni pietose causa lo scoppio d'una bomba trovata in un prato.

Rolfo Miranda (Morsasco) per la guarigione della mamma che, già sfinita e debolissima, era stata colpita da tifo.

Castelli Giovanni (Alessandria) per la guarigione del babbo che era già alle porte dell'eternità.

M. per essere stato liberato da gravi angustie.

N. N. per segnalatissima grazia ricevuta e in attesa di altra.

V. M. (Oglianico) per essere stata liberata da grave infezione ad una gamba, per essere mamma felicissima della piccola Rita Ausilia e per la guarigione del nipotino di sedici mesi.

tennero Giovanna (Cavallermaggiore) per la segnalatissima grazia ricevuta in merito ad una sistemazione professionale.

Berruti Festa Giuseppina (Scandeluzza d'Asti) per le molte grazie ricevute e specialmente pel felice esito di grave operazione chirurgica: invoca continua protezione.

C. Anna (S. Carlo Canavese) per la grazia ricevuta.

Gallo Teresa con infinita riconoscenza ringrazia per aver avuto il marito e il nipote salvi dagli orrori della guerra.

Girardi Maria (Niquidetto di Viù) per la particolare protezione ottenuta per se e pei figli durante tutta la guerra.

Paudice Adelina (Mestre) per le grazie concesse al figlio e per la guarigione del marito.

Scacchi Cattaneo Bice (Monticello d'Alba) per la riconquistata salute invocando continua protezione.

Antoniolo Giuseppe (Borgone di Susa) per la continua protezione su di se e sulla famiglia tutta.

A. C. Mariangela (Murnengo) per le buone ispirazioni ottenute in penose circostanze della vita.

Fani.a Standola (Torino) per la visibile protezione avuta durante tatti i bombardamenti e per altre segnala tissime grazie.

D. R. per la miracolosa conversione dei marito.

Alliani Pelleri Domenica (Torino) per la particolare assistenza ricevuta il 23 C 24 maggio 1945.

Ghisolfi Rina (Pinerolo) ringrazia per essere sempre stata

protetta con tutta la famiglia e specialmente durante la guerra. Guglielmino Maria Cristina (Giaveno) pel felice esito di operazione chirurgica.

A. T. (Campodolcino) per la miracolosa guarigione di una nipote malata di cancro.

N. P. (Chieri) per la particolare assistenza e conforti ricevuti in penose circostanze della vita.

Rosso Giuseppina (Pertengo) per aver superato brillantemente difficili esami.

Una F. di M. SS. Ausil. (Chieri) perchè il nipote che era in Germania dopo mille pericoli di morte riuscì a tornare a casa sano e salvo!

Fam.a Viberti Giuseppe (S. Maria di La Morra) per il felice rimpatrio del figlio dalla Germania.

Zerbino Giuseppina (Carpeneto) per la segnalatissima grazia ricevuta.

Lini Giuseppe (Macerata Feltria) per la riconquistata salute e l'assistenza ricevuta in circostanze penose della vita.

PER INTERCESSIONE DELLA BEATA MAZZARELLO

COLLI (Frosinone) - LO RACCOMANDAI ALLA BEATA. Un mio nipotino di un anno e quattro mesi si trovava gravemente malato di enterite: la sua salvezza doveva dipendere unicamente dalla resistenza ad una dieta assoluta. Nel vederlo languire e nell'eventualità di perderlo da un momento all'altro, straziato da tale pensiero, essendomi capitata tra le mani l'immagine della Beata Mazzarello, volli subito raccomandare a lei il bambino. Da quel giorno si iniziò lentamente la guarigione, della quale si disperava.

Invio pertanto un'offerta per le Opere salesiane, con preghiera di pubblicare la grazia.

30-VI-1940.

Dott. GIUSEPPE PERSICHETTI ANTONINI.

SARONNO - UNA BRONCOPOLMONITE.

Ammalatasi seriamente una mia bambina, di una forma ostinata di bronco-polmonite, la malattia, anzichè risolversi nel più breve tempo desiderato, si protrasse a lungo con la minaccia di un intervento chirurgico. Fu allora che iniziammo in famiglia una fervida novena alla Beata Mazzarello, che volle esaudire le nostre suppliche allontanando il pericolo che minacciava la nostra piccola e avviandola velocemente alla più completa guarigione.

Coi miei cari ringrazio quindi con riconoscenza.

6-II-1945.   FULVIA TROTTI.

Corino Amalia e Chiabotto Corino Nina. - Spediamo una piccola offerta per la Beata Maria Mazzarello in ringraziamento della guarigione senza operazione, ottenuta per sua intercessione, della nostra cara figlia e sorella Lina.

V. G. (Diano d'Alba). - Col cuore infinitamente riconoscente alla Beata Mazzarello per la sua potente intercessione presso la Vergine Ausiliatrice e al S. Cuore di Gesù, invio un'offerta, come aveva promesso, per varie grazie ricevute.

Ringraziano il Servo di Dio D. Michele Rua:

Cesari G., Dal Mas M., Frivizzoli L., Gilberti A., Larcher L., Lazzarin R., Rassiga L., Salasco, Volante A.

UN FIORETTO A MARIA

Recitare il Magnificat meditando i gloriosi privilegi di Maria Santissima.

NECROLOGIO

Salesiani defunti:

Sac. ZANOLO GIOACHINO, † ad Amelia (Terni) il 15-x1945 a 70 anni.

Sac. MINOGGIO MATTEO, † a Milano il 29-IX-1945 a 70 anni.

Sac. SONDA ANTONIO, † a Belluno il 10-VI-1945 a 63 anni.

Sac. MALGAROLI PAOLO, † a Borgomanero (Novara) il 15-XI-1945 a 66 anni.

Sac. FLORIANI VITTORIO, † in campo di concentramento a Berlino (Germania) il 3-VIII-1944 a 32 anni.

Sac. CANTONI ERCOLE, † ad Alessandria d'Egitto il 28-II-1942.

Sac. FORASTELLI ORESTE, † a Betlemme il 2-VIII-1945. Sac. ALMAGIAN GIOVANNI, † a Istanbul il 1-VI-1945. Sac. BIANCO FELICE, † a Betlemme il 28-III-1945. Sac. GOSSLAR CARLO, † a Betlemme il 13-X-1944. Sac. LOPEZ RAFFAELE, † a Betlemme il 8-X-1943.

Ch. CANDOTTI TARCISIO, † a Betlemme il 23-x-1941. Cli. CASNEDA LUIGI, † a Betlemme il 16-IX-1942.

Coad. ARROBIO FRANCESCO, † a Betlemme il 21-IV-1941.

Coad. BORGHESIO GIACOMO, † ad Alessandria d'Egitto il 9-XI-1941.

Coad. PAPARELLA RAIMONDO, † a Betlemme il 11-x-1944.

Coad. SRUGI SIMONE, † a Beitegemal il 27-XI-1943

Salesiani polacchi periti in campi di concentramento:

Sar. Antonowicz Ignazio - Sac. Dobiasz Ignazio - Sac. Gromko Boleslao - Sac. Harazim Francesco - Sac. Niemir Ladislao - Sac. Swierc Giovanni - Sac. Wojciechowski Casimiro - Sac. Wybraniec Giuseppe - Coad. Czaderna Giuseppe - Sac Golda Carla - Sac. Kowalski Giuseppe - Far. Michatowicz Adalberto - Sac. Mroezek Lodarico -Sac. Podkal Giovanni - Sac. Szembek Vladimiro - Ch. Hoi-Holecki Giuseppe - Sac. Lobacz Giuseppe -

... morti durante la guerra:

Ch. Fabjanski Stefano - Ch. Kapuscinski Nicolao - Ch. Smetek Stefano - Sac. Scheitza Andrea - Ch. Kurck Francesco - Ch. Zimmermann Giuseppe - .Sac. Bujar Giovanni - Sac. Wypler Antonio - Coad. Chotkowski Ladislao - Sac. Mazerski Giovanni - Ch. Goj Stefano - Coad. Glodzinski Stanislao - Sac Dolata Giovanni - Sac. Liszka Giuseppe - Sac. Sikora Pietro - Coad. Cienciata Lodovico - Coad. Pilak Antonio - Coad. Sosinski Michele.

Cooperatori defunti:

Conrm. Dott. PIO BENASSI, † a Roma, il 16-XII-1945 a 76 anni.

Alla scuola di Don Carlo M. Baratta si orientò alla propaganda della « Nuova agricoltura nazionale » di cui divenne uno dei più benemeriti assertori e volgarizzatori. Fu tra i fondatori della nostra « Rivista di agricoltura » di cui tenne la direzione dal 1922 al 1936. Padre di nove figli, esemplare nell'Azione Cattolica, lascia cara memoria di fedeltà e di lavoro, di costante generosa dedizione al servizio della Chiesa.

Sac. DOMENICO MENCARONI, † a Capolona (Arezzo), il 17-VII-1944.

Ex allievo e zelante Cooperatore, aperse la sua casa a tutti i bisognosi, soccorrendo fuggiaschi, sbandati, patrioti. Catturato dai nazirepubblicani, fra insulti e torture, spogliato della sua veste, venne fucilato in aperta campagna.

Can. FRANCESCO SAVERIO FUCHS, † a Lucerna (Svizzera), il 17-III-1945.

Pio e zelante sacerdote, seguiva con affetto speciale le nostre missioni del Mattogrosso, dove il fratello Don Giovanni venne barbaramente ucciso dai Chavantes nel 1934, promovendo, colle sorelle, raccolte di offerte e di aiuti.

OLIVINI PROTASIO, † a Fontanella, il 29-XI-1945.

Costante esempio di fede, di onestà, di purezza e di pietà singolare alla numerosa famiglia, fu benedetto da Dio colla vocazione di un figlio alla Società Salesiana e confortato da S. Giovanni Bosco negli ultimi istanti della sua esistenza.

Altri Cooperatori defunti:

Allegretti Enrichetta, Modena - Baccarani Alessandra, Modena - Bentivoglio Pistzory Contessa Giannina, Modena - Bertoni Antonia, Varese - Bocchiardi Felicita, Riva di Pinerolo (Torino) - Brusasco Pietro, Carrara (Alessandria) - Calderotti prof. Francesco, Arco (Trento) - Cantatore Gaudio Teresa, Pianezza (Torino) - Canarini Benvenuti Alessandrina, Modena - Cavalli Dirce, Cremona - Cavallo Maria, Torino - Corti Giovanna, Levate (Bergamo) - Cosimi Rosina, Nepi (Viterbo) - De' Buoi M.sa Gabriella, Modena - De La Pierrc Giacomo, Gressoney la Tri vite - De Martin Matteo, Padola (Belluno) - Dcstefanis Gabriella, Ciuzano (Torino) - Di Conia Angelina, Ravascletto (Udine) - Dompè Caterina, Benevagienna (Cuneo) - Faedo Onorato, Vestenanuova (Verona) - Foglia Angela, Grazzano (Asti) - Foglia Maria, Grazzano (Asti) - Forghieri Ernestina, Modena - Fornero Giovanni, Ivrea (Torino) - Gamberoni Virginia, Bobbiate (Varese) - Gentilini Giulia, Moncalieri (Torino) - Ghiddi Lorenzo, Costrignano (Modena) - Giacchino Maria, La Morra (Cuneo) - Mamberto Suor M. Giovanna, Savona - Manessi Orsola, Monticelli Brusati (Brescia) - Michelotti Clotilde, Lucca - Noè Alessandro, Alagna (Pavia) - Patrucco Giovanni, S. Maria del Tempio (Aless.) - Rivera Luigia, Masio (Aless.) - Rocchi Ancilia, Calolziocorte (Bergamo) - Rollone Pia, Vercelli - Rossi Veratti Carolina, Modena - Rossi Maddalena, Bellinzago (Novara) - Rota Lina, Genova - Rovere Maria Ved. Bianco, Villanova (Asti) - Sereno Giuseppina, Mondovi (Cuneo) - Techel Capitanio Gina, Gandino (Bergamo) - Teruggi Agnese, Fontaneto D'Agogna (Novara) - Thomatis D. Andrea, Gazzelli (Imperia) - Tramarollo Adriano, Valdobbiadene (Treviso) - Turinetto Ottavia, Cumiana (Torino) - Valentini Maria, Modena - Vandini Mercedes, Modena - Vismara Pietro, Milano.

TESORO SPIRITUALE

I Cooperatori che, confessati e comunicati, visitano una chiesa o pubblica cappella (i Religiosi e le Religiose, la loro cappella privata) e quivi pregano secondo l'intenzione del Sommo Pontefice possono acquistare:

L'INDULGENZA PLENARIA

1) Nel giorno in cui dànno il nome alla Pia Unione dei Cooperatori.

2) Nel giorno in cui per la prima volta si consacrano al Sacro Cuore di Gesù.

3) Tutte le volte che per otto giorni continui attendono agli Esercizi spirituali.

4) In punto di morte se, confessati e comunicati, o almeno contriti, invocheranno divotamente il Santissimo Nome di Gesù, colla bocca, se potranno, od almeno col cuore.

OGNI MESE:

1) In un giorno del mese a loro scelta.

2) Il giorno in cui fanno l'Esercizio della Buona morte.

3) Il giorno in cui partecipano alla Conferenza mensile salesiana.

NEL MESE DI APRILE ANCHE:

Il giorno 12 - Sette dolori di Maria SS. Il giorno 14 - Domenica delle palme. Il giorno 21 - Pasqua.