ANNO LXX NUMERO 5 - 1° APRILE 1946
12 aprile 1846 - Fervore di apostolato ed eroismi di carità sotto la bufera - In famiglia: Ungheria - Per gli «sciuscià» - Dalle nostre Missioni: Rio Negro, India-Assam - Culto e grazie di Maria Ausiliatrice - Necrologio - Crociata missionaria.
Era il giorno di Pasqua! E Don Bosco fissava finalmente le tende del suo Oratorio in Valdocco, sotto la modesta tettoia di casa Pinardi, prima cellula della Casa-madre delle Opere e Missioni salesiane. I «sogni » del Santo cominciavano ad avverarsi. I giovani che quel giorno fecero Pasqua con lui, in quella cappella improvvisata in una settimana, ebbero la sensazione della stabilità della provvidenziale istituzione cui era legata la loro vita. E noi pensiamo alla loro gioia, all'incremento della loro fede, al fervore della loro riconoscenza a Dio che votava anche pel 1847 un pellegrinaggio di ringraziamento al santuario della Consolata nel mese di maggio. Eppure tutto il divenire era nelle mani di Dio. Ma, quando un'impresa è nei disegni di Dio, è in buone mani. Lo vediamo noi, a distanza di un secolo, mentre contempliamo lo sviluppo della Casa-madre e tentiamo di abbracciare collo sguardo tutto il panorama del mondo salesiano. Dall'estremo Occidente all'estremo Oriente, per quanto mutilate dalla guerra, sono quasi duemila case, che, nel nome del Santo, protendono la loro missione a milioni di anime. Più d'una è ancora allo stato della tettoia Pinardi, collo squallore della sua povertà! Eppure è già centro di educazione per tanti giovani, perchè un apostolo animato dello spirito del Santo basta a dar loro quel che egli dava, quando non aveva ancor nulla: tutto se stesso.
È questo il pensiero che domina la rievocazione della data centenaria, mentre attendiamo tempi migliori per celebrare i fasti giubilari della «Cittadella dell'Ausiliatrice ».
L'Oratorio Festivo e chi lo fa.
Dice un aforisma: «Chi fa l'Oratorio festivo è il Direttore ». Qui fare l'Oratorio non significa istituirlo o crearlo, ma tenerlo in vita e renderlo efficiente. E gli aiutanti del Direttore non contano? Contano sì; ma a bove maiori discit arare minor. Iniziative, attività, indirizzi, tutto dipende da chi sta alla testa. Se il motore si ferma o rallenta il moto o non funziona a dovere, la macchina si arresta o lavora meno o produce a stento e male. È un argomento, sul quale in questo centenario del primo Oratorio festivo di Don Bosco (12 aprile 1846) vogliamo dire una parola ai Cooperatori che dirigono Oratori festivi o vi dedicano le proprie cure.
La sovraccennata sentenza ha di mira specialmente coloro, i quali credono che per fare l'oratorio sia indispensabile avere una bella chiesa, belle aule, bel cortile, bei divertimenti, ogni cosa insomma che sembri necessaria od utile, mentre l'esperienza insegna che anche con mezzi mediocri, mediocrissimi, se il Direttore sa fare, l'Oratorio va d'incanto. Quale sia la parte di chi dirige un Oratorio si vede in atto negli inizi dell'Opera di Colui, che gli Oratori festivi aggiornò e moltiplicò, rendendoli sì popolari, che oggi quasi non ci si pensa più, ma si guarda a quelli come si guarda alle quattro stagioni, che sono andate, vanno e andran sempre a un modo, nè si potrebbe concepire che andassero mai diversamente.
Vedranno fra non molto la luce in accurata edizione le Memorie dell'Oratorio di S. Francesco di Sales, scritte da Don Bosco e finora saccheggiate più o meno abilmente, ma non ancora pubblicate nella loro integrità, quali ce le ha conservate il prezioso autografo del santo autore. Sarà una ghiotta lettura, che giungerà opportuna per commemorare il centenario suddetto della venuta di Don Bosco nel luogo di Valdocco; dove, secondo i disegni della Provvidenza, avrebbe stabilito la culla delle sue istituzioni, primissima fra queste l'opera degli Oratori festivi. L'annunciata pubblicazione offrirà un documento provante la verità di quanto abbiamo affermato nelle prime righe.
Don Bosco incominciò il re de' suoi Oratori con nulla. E l'origine consueta delle opere di Dio. Non aveva denaro; eppure non solo della guerra è nerbo il denaro. Non aveva mai un angolo, dove radunare tranquillamente i suoi birichini, ma si accampava or qua or là in luoghi di fortuna, restandovi finchè non ne fosse discacciato, il che capitavagli sempre e a brevi intervalli. Non godeva guari il favore di coloro che avevano in mano il potere di comandargli: dico non solo le autorità civili, ma anche le ecclesiastiche. Sarà interessante leggere nelle Memorie le fiere minacce del Cavour padre, intestato a voler farla finita con quel branco di mascalzoni, com'egli li chiamava. Nè interesseranno meno le preoccupazioni (spiegabili del resto) dei buoni parroci urbani, impensieriti che tanta gioventù corresse dietro a chi non era canonicamente autorizzato a occuparsene, con pericolo che dimenticasse un po' alla volta la strada della chiesa parrocchiale. Il povero Don Bosco non aveva nemmeno la sicurezza della sua incolumità personale e della vita stessa. Le aggressioni a mano armata erano all'ordine del giorno e della notte. Al qual proposito sarà piacevole il racconto che egli fa di un cane misterioso, il quale comparve più volte d'improvviso e in gravi frangenti, da chi sa che mondo venuto. Che dico? Non poteva neanche fidarsi di certi amici; giacchè un bel giorno essi mal comprendendo e peggio interpretando il fervore della sua operosità, concertarono di farlo rinchiudere nello spedale dei pazzi. La semplicità con cui narra l'episodio, parrebbe dover muovere a riso; cagiona invece un senso di pena, di viva pena. Com'era possibile tirare avanti con un succedersi di tanti casi avversi e compiere le meraviglie tramandateci dalla storia e da lui stesso accennate ? Mancava di mezzi materiali, opposizioni dall'alto e congiure dal basso, momenti critici ad ogni passo! Si dice che le circostanze fanno gli uomini; ma viceversa è anche vero che a volte gli uomini disfanno le circostanze. Avviene questo, per esempio, quando un Direttore di Oratorio festivo, dibattendosi in scabrose situazioni, riesce nondimeno ad attuare i suoi piani, a dispetto di tutti gli ostacoli che ne attraversano il cammino. Il caso di Don Bosco insegna. Il segreto del successo va ricercato in lui, in lui solo.
Dirò meglio: nella sua fede. Il Signore ci assicura che la fede trasporta le montagne. Non certo una fede qualunque, appena sufficiente a salvare l'anima propria, ma una fede così forte e così operante che porti a salvezza di molti. Senza questa perenne e intima fonte di energia soprannaturale l'animo nelle difficoltà si smarrisce o se per qualche tempo si regge, non ha la virtù della costanza. La fede metteva nelle mani di Don Bosco l'arma della preghiera, donde attingeva conforto, ispirazione e lena. Un altro al suo posto, se avesse voluto agire all'umana, avrebbe, per dirla anche in linguaggio umano, cambiato senz'altro mestiere. Nelle sue Memorie si legge tra le righe che solo nella fede e nella preghiera ritemprava lo spirito, rendendolo tetragono a tutte le forze avverse.
Questa fede alimentava in Don Bosco lo zelo, uno zelo illuminato, fatto di rette intenzioni, di ardimenti superiori e di continuo sacrificio. Lo spirito di sacrificio fu per molti anni, diremo così, il suo pane quotidiano nella direzione dell'Oratorio. Comunque andassero le cose, era sempre sulle breccia. La salute ? Non la disprezzava, no, anzi la riteneva un dono di Dio; ma diceva di non essersi fatto prete per curare la salute. Il riposo ? Era suo motto che il prete riposerà in paradiso. Le umiliazioni ? Se per salvare un'anima era disposto a levarsi il cappello anche dinanzi al diavolo. che cosa potevano su di lui abbassamenti, mortificazioni, indegnità, pur di procurare gloria a Diu e vantaggio spirituale al prossimo ? Rozzezza, caparbietà, ribellioni da parte dei giovani ? Perché sperimentò pure le ribellioni negli anni delle frenesie politiche. D'altra parte ci fa sapere nelle Memorie che aveva da fare con una moltitudine, la quale era sicut equus et mulus, quibus non est intellectus. Ma la fede gli faceva trovare nella carità paziente e benigna le industrie con cui trasformare i lupi in agnelli. Tutto questo e altro ancora si vede o s'intravede nelle pagine delle sue Memorie, quelle Memorie gettate là alla buona, non per ostentare le sue prodezze, ma costretto dall'obbedienza e con lo scopo di recar giovamento a' suoi figli.
Leggendo dunque si ammira; ma l'ammirazione è fuoco di paglia. Frutti ben più sodi se ne colgano, nè il men pregiato sarà un magnifico sursum corda che allargherà il cuore a certi Direttori d'Oratori festivi: Direttori smarriti per difetto di risorse materiali, Direttori tentati d'incostanza quando le cose vanno di traverso, Direttori bisognosi di toccar con mano in che modo con piccoli mezzi sia possibile conseguire grandi effetti, Direttori insomma curiosi di constatare se e come sia vero che chi fa l'Oratorio è colui che ne ha la direzione.
Missione stupenda, missione divina la direzione di un Oratorio. Quarantatre anni fa, tenendosi a Torino, e proprio a Valdocco, il terzo Congresso internazionale dei Cooperatori Salesiani, uno strenuo campione dell'Azione Cattolica, l'avvocato Lorenzo Ricci, riscosse i più calorosi applausi nello svolgere questi tre concetti: che il primo e precipuo mezzo di educazione fu per Don Bosco l'Oratorio, il modesto Oratorio; che senza quel primo Oratorio non vi sarebbe nulla di quanto oggi si ammira a Torino e nel mondo; che nei tempi moderni l'Oratorio è la culla della fede. All'affermazione di queste tre realtà esplodeva spontaneo ed entusiastico il consenso del numeroso e scelto uditorio. Se noi fossimo stati là, non avremmo di gran cuore unito l'assenso nostro plaudente?
(Continuazione! 1° marzo, pag. 26).
Le Case di Roma.
Pur avendo tutto preveduto per un eventuale sfollamento, le nostre case di Roma hanno potuto trattenere il personale in sede e continuare quasi ininterrottamente le varie opere anche durante i più violenti bombardamenti.
L'Ospizio Sacro Cuore vide solo diminuire un po' gli alunni interni al crescere delle difficoltà di comunicazione. In compenso potè prestarsi ad ospitare ed occultare un buon numero di persone in pericolo per la lotta razziale o per la caccia ai patrioti, aiutandole sia pel vitto che pel vestito, grazie al concorso delle Dame di S. Vincenzo che spesero in beneficenza oltre cinque milioni nella sola nostra parrocchia. Fece pure posto ad una trentina di giovani aspiranti salesiani impossibilitati a raggiungere la sede normale, ed il 10 febbraio 1944 anche al nostro studentato filosofico di Lanuvio, già sfollato a Castelgandolfo, e rifugiatosi a Roma. Lo studentato teologico inaugurò un corso interno pei chierici della Ispettoria Romana ed Adriatica, che non potevano raggiungere la propria sede. L'Oratorio mantenne agli studi una diecina di ragazzi poveri, di cui sei sono oggi chierici salesiani. Intensificò l'assistenza ai bisognosi invocando soccorsi di viveri, di indumenti e di cancelleria, organizzando lotterie e premiazioni, recite e gite ricreative, ecc.
Particolare cura si prese dei militari, allestendo un confortevole ritrovo e seguendo nei dislocamenti i 150 oratoriani chiamati alle armi, con fraterna corrispondenza, invio di pacchi e di denaro. Le salette delle associazioni ospitarono sfollati da Lanuvio e dal quartiere Tiburtino. Giovani volenterosi prestarono servizio ad una cucina economica costituita dal Circolo S. Pietro, per la distribuzione di viveri e di indumenti nel quartiere di S. Lorenzo e per altre opere di carità. All'imperversare dei noti rastrellamenti, l'Oratorio mise tutti i rifugi a protezione dei giovani in pericolo, intervenendo efficacemente anche presso i rastrellatori per salvare dall'arbitrio quelli che non riuscivano a sfuggire. Contemporaneamente giovani coraggiosi si adoperarono ad organizzare Pasque operaie nelle officine, compiendovi un provvido apostolato. Il 17 ottobre 1944, il Circolo Sacro Cuore costituì una Conferenza di S. Vincenzo che portò un largo contributo di beneficenza ed assistenza annonaria, igienica e morale a numerose famiglie della parrocchia. L'Associazione giovanile di Azione Cattolica dell'Oratorio promosse la « Messa della carità » e la «Messa del povero » per confortare anche spiritualmente i più bisognosi. Colla prima domenica di luglio, in basilica si fissò la Messa festiva con spiegazione di Vangelo pei soldati angloamericani. Un'assistenza speciale pei figli dei ferrovieri sinistrati si iniziò infine nel febbraio del 1945 con doposcuola quotidiano e ricreazione. Il numero dei « ragazzi della strada » assistiti nell'Ospizio - di cui parleremo ampiamente in una rubrica apposita - è di circa 800. Colla liberazione, vennero riorganizzati gli Esploratori Cattolici, la Filodrammatica del Circolo Sacro Cuore e Corsi di conferenze religiose-sociali a cura degli ex allievi.
L'Istituto Pio XI cominciò a tribolare fin dall'anno scolastico 1942-43 pei frequenti allarmi, mancanza di luce e, parecchi mesi, anche mancanza di acqua. Continuò tuttavia il suo programma fra i giovani interni ed esterni, artigiani e studenti, l'oratorio quotidiano, la parrocchia ecc. Fu un vero miracolo lo scampo dai furiosi bombardamenti del 19 luglio e 13 agosto 1943, che colpirono in pieno il quartiere tusculano con ingenti danni e migliaia di vittime. Alcune bombe caddero addirittura nel cortile, abbattendo un muro di cinta, e presso il santuario di Maria Ausiliatrice; ma non fecero alcuna vittima in casa. L'anno scolastico seguente cominciò con minor numero di allievi interni, a causa dei bombardamenti e delle difficoltà di comunicazioni. Così anche l'Istituto Pio XI potè far posto: a rifugiati e ricercati; a 94 fanciulli israeliti, adulti in pericolo, giovani minacciati, i quali vi rimasero fino alla liberazione; nonchè ad un buon centinaio di orfani, sfollati e sinistrati. L'Oratorio festivo salvò alcune centinaia di giovani dalle frequenti retate e con la parrocchia estese il suo raggio di azione attirando tanti ragazzi abbandonati e prodigando soccorsi con e minestre ai poveri, raccolte di indumenti, aiuti d'ogni genere ai bisognosi. Ospitò per un anno intero una sezione della Croce Rossa dell'Ordine di Malta. Un Ufficio della Pontificia Commissione di Assistenza dispensa tuttora la carità del Papa a tanta povera gente. L'Istituto conta ora più di 300 alunni nelle scuole professionali e medie e tiene sempre le porte aperte agli orfani e derelitti, esperimentando l'aiuto della Provvidenza che consente di dare a tutti vitto, vestito, istruzione ed educazione. Sacerdoti e coadiutori si portano ogni domenica a Cinecittà ad assistere oltre tremila profughi, ed al « Travertino » tra i fanciulli più abbandonati.
La nostra casa di noviziato al Mandrione, all'incursione del 19 luglio 1943, mandati a Lanuvio i novizi, aperse le grotte sotto il fabbricato alla gente dei dintorni che vi si precipitava terrorizzata. Interrotta poi la ferrovia per la stazione Termini, ed improvvisata la Casilina, proprio quasi dinnanzi alla casa, cominciò ad accogliere anche folle di passeggeri che vi affluivano giorno e notte chiedendo asilo, soccorsi, medicamenti. Nel bombardamento del 13 agosto gran parte delle casette circostanti vennero polverizzate e parecchie famiglie si rifugiarono nella nostra scuola agricola.
L'armistizio vi riversò numerosi sbandati che chiedevano ristoro, rifugio, lavoro. L'Istituto estese anche a loro la più ampia assistenza. Nel mese di ottobre una cinquantina di militari germanici occupò un intero camerone ed altri locali a pian terreno. Intensificandosi i bombardamenti, molte famiglie si installarono nei nostri ricoveri facendone la loro casa giorno e notte. Fra tanta ressa e tante esigenze, i confratelli fecero prodigi di abnegazione. Nostri sacerdoti stranieri prestarono il sacro ministero anche in campi di concentramento fra prigionieri di varie nazionalità. Israeliti e ricercati, con due confratelli polacchi che parlavano bene la lingua tedesca, riuscirono a convivere sotto lo stesso tetto, senza destar sospetti.
Collo sbarco degli alleati ad Anzio, nel dicembre del 1943, l'afflusso degli sfollati da Genzano, da Ariccia, da Albano, Campoleone ecc. crebbe a tal segno da dover mettere a loro disposizione anche i locali dell'Oratorio e parte del rustico. Nel maggio 1944 si riversarono in casa persino numerosi coloni della campagna romana che cercavano scampo coi loro armenti dall'avanzar degli eserciti. Tutti trovarono ospitalità ed assistenza fino all'arrivo degli alleati.
Dopo la liberazione, passarono al Mandrione gli studenti di filosofia ospitati all'Ospizio Sacro Cuore e ne guadagnò l'Oratorio che riprese a fiorire rapidamente.
La nostra Parrocchia del Testaccio ebbe il suo da fare per soccorrere le famiglie più povere del quartiere che si rifugiavano nelle scuole, negli scantinati, e fin nelle tane del monte Testaccio. L'Oratorio invece intensificò la cura dei giovani, prodigandosi in modo speciale pei «ragazzi della strada».
La nostra casa di San Callisto, che ha la custodia delle Catacombe ed è sede dello Studentato di Filosofia pei chierici dell'Ispettoria Centrale destinati alle Missioni, nel luglio 1943 cessò di accogliere chierici e si prestò invece per le opere più urgenti del periodo di emergenza. Cominciò ad accogliere profughi e ricercati, perseguitati dalla lotta razziale, ecc. Nel mese di settembre fece posto ai novizi del Mandrione ed agli studenti di filosofia, sfollati da Lanuvio, che non potevano sistemarsi all'Ospizio Sacro Cuore; in ottobre aperse le porte anche agli aspiranti della IV e V ginnasiale. Nei periodi più pericolosi estese il rifugio a intere famiglie sfollate, nonchè ad una ventina di bovine che furono una vera provvidenza fra tanta penuria di viveri. Le catacombe accoglievano altre centinaia di rifugiati che vi passavano intere giornate. I confratelli più giovani si presero cura dei « ragazzi della strada » anche alla Garbatella e a Tormarancio, completando l'opera del nostro Oratorio di S. Tarcisio.
Nei dintorni di Roma, uno degli Istituti che ha più sofferto dei bombardamenti fu quello di Frascati, che ebbe interamente distrutti i locali dell'Oratorio e ciononostante mantenne la sua posizione e svolse un'opera di assistenza veramente eroica. Basta ricordare che, dopo il bombardamento dell'8 settembre 1943, per un mese i confratelli ebbero da fare ad estrarre morti e feriti dalle macerie, a prodigare soccorsi spirituali e materiali ai senza tetto. Tutti i locali rimasti vennero messi a disposizione dei sinistrati: 228 persone vi trovarono alloggio e vitto, grazie agli aiuti offerti dal Municipio e da privati. I sacerdoti si portarono anche nelle vigne ad officiare otto cappellanie. In novembre, riaperse le scuole per studenti di ginnasio e di liceo, con una settantina di allievi. Ma le dovette richiudere allo sbarco di Anzio, per l'inasprirsi dei bombardamenti. Vi si rifugiarono allora oltre 300 persone. L'infermeria diventò posto di pronto soccorso, poi supplì addirittura l'ospedale cittadino. Continuando i bombardamenti, vi affluirono profughi anche dai paesi vicini; vi si insediarono l'Ufficio Postale e quello Annonario. Parte dei professori si trasferirono a Roma presso il Pontificio Seminario Francese. La cappella dell'Istituto « Villa Sora » funzionò quasi parrocchia anche nel periodo pasquale con esercizi spirituali, preparazione alle prime Comunioni ed alle Cresime. Fervorosissimo il mese di maggio con predicazione quotidiana. Per sette mesi vennero ospitati rifugiati italiani e prigionieri russi. L'anno scolastico 1944-45 cominciò regolarmente con 62 interni e 169 esterni. L'Oratorio continua usufruendo di alcuni locali dell'Istituto ed anche della chiesa dei Minori Francescani. Ha riorganizzato l'Azione Cattolica ed il Reparto Esploratori.
La nostra casa di Castelgandolfo, che ha la parrocchia e l'oratorio quotidiano, ha vissuto giorni terribili dal 22 gennaio 1943 al 4 giugno 1944. La popolazione si è rifugiata nel Palazzo Pontificio cd ha visto affluire ben quindicimila profughi che dà paesi vicini si distribuirono nelle ville pontificie, ospitati e soccorsi dalla carità del Papa. I nostri sei confratelli, ridotti a tre dopo il bombardamento del palazzo di Propaganda Fide che consigliò agli altri lo sfollamento a Roma, si prodigarono giorno e notte nel sacro ministero e nell'assistenza morale e religiosa, celebrando nelle grotte e nei rifugi e preparando vari turni di Prime Comunioni e Cresime. Devotissima la festa di S. Giovanni Bosco del 1944, con pontificale di S. E. Mons. Guerra e processione, nonostante la minaccia di bombardamenti. Due prigionieri americani, sfuggiti al campo di concentramento insieme ad un commilitone cattolico, ospitati in casa, si convertirono dal protestantesimo e ricevettero il Battesimo e la prima Comunione, il 2 giugno, onomastico di Sua Santità. La Colonia permanente, aiutata dalla Commissione Pontificia di Assistenza, giunse ad accogliere fino a 120 bambini che vennero poi sistemati in vari istituti.
I nostri confratelli addetti alla parrocchia di Littoria rimasero sul posto, fra i bombardamenti ed i combattimenti, ad assistere e soccorrere la popolazione, finchè non vennero costretti dall'autorità militare ad allontanarsi. Appena avvenuta la liberazione, ritornarono in sede e trovarono, fra tante rovine, anche la loro casa squarciata, il salone distrutto, la chiesa assai sinistrata. Ottennero di servirsi della palestra della ex-Gil, e ripresero in pieno la loro missione di aiuto e di conforto fra i poveri coloni, smarriti di fronte alle case distrutte o semidistrutte, spogliati quasi completamente di tutto, senza neppur più un capo di bestiame. L'oratorio funziona nuovamente in pieno.
La casa di Lanuvio fu in parte requisita da truppe germaniche nel mese di ottobre del 1943. Il 26 gennaio 1944, superiori e chierici sfollarono alla Villa di Propaganda Fide a Castelgandolfo, donde, salvi per miracolo nel tremendo bombardamento del 10 febbraio, passarono all'Ospizio Sacro Cuore in Roma, poi al Mandrione ed infine a San Callisto. A Lanuvio rimasero quattro confratelli i quali si restrinsero in due o tre locali per far posto a parecchie famiglie senza casa, al Parroco, al Municipio, ai Carabinieri ed alla Posta. Nel periodo più cruciale, al passaggio degli eserciti, ripararono nella canonica. Rovinata anche questa, tornarono in collegio collo stesso Arciprete, continuando a coadiuvarlo nell'assistenza alla popolazione, fino al 24 maggio 1944, quando tutti dovettero sfollare. Giunti gli alleati in Roma, i tre confratelli tornarono al collegio a riprendere la loro missione di carità anche con la distribuzione giornaliera di quattrocento minestre offerte dalla Pontificia Commissione di Assistenza ai bisognosi.
(Continua).
UNGHERIA - Qualche notizia delle Figlie di Maria Ausiliatrice.
Per una grazia, che si ritiene del tutto straordinaria, le due comunità delle Figlie di Maria Ausiliatrice di Mandok e di Tenyo non ebbero a soffrire danni alle persone, e la seconda ben poco anche dal lato materiale. Le Suore di Mandok, costrette a lasciare la Casa, che venne spogliata di tutto, compreso il materiale edilizio per l'avviata costruzione delle annesse Scuole, adoperato dagli eserciti di passaggio a fabbricare ponti, si ritirarono per alcuni mesi a Strigonia, dove incontrarono non poche sofferenze, specie nell'ultimo lungo assedio della città. Ma, appena fu loro possibile vi ritornarono, accolte con grande dimostrazione di giubilo dalla popolazione; e, nell'estrema povertà, ripresero attivamente il lavoro, confortate da un bel gruppo di aspiranti, liete di condividerne privazioni e fatiche, pur di abbracciarne altresì gli stessi ideali di vita religiosa salesiana.
Continuazione 1° marzo, pagina 28,
L'esperienza di Napoli.
A Napoli, l'iniziativa partì spontanea da una nostra casa di formazione.
Un gruppo di chierici, preparati nella preghiera e nel sacrificio all'inizio della nuova missione, andarono il 29 gennaio 1945 in giro d'ispezione per le vie della città, per osservare e riferire sulle seguenti cose:
dove si trovassero più forti conglomerati di giovani per le strade;
che cosa facessero;
quale fosse il loro umore di fronte al prete.
Le difficoltà previste furono molte fra cui alcune insormontabili. Localizzarono: la stazione centrale, il porto, il centro cittadino intorno alla nostra parrocchia. Due giorni dopo, ritornarono alla centrale e sulla piazza della stazione iniziarono qualche gioco. Prima un po' di scetticismo; poi, vinta la naturale diffidenza per ogni cosa nuova, curiosità e soddisfazione. Vedere dei preti giocare in mezzo alla strada con ragazzi stracciati, sudici, impertinenti, provocò qualche sorriso e più di un sarcasmo. Ma i nostri eran preparati anche a questo. Gli spettatori non tardarono a passare quindi all'ammirazione.
Il primo gruppo di giovani fu di una quindicina.
Finita la partita e detta una buona parola, i chierici li lasciarono, dando loro l'appuntamento per il prossimo giovedì allo stesso luogo. È facile immaginare l'ansia dei chierici per vedere l'esito. Il Signore ci aveva messo la sua mano: i giovani comparvero tutti meno uno o due, compensati da una diecina di nuovi!
I pochi, ma animosi apostoli si buttarono al lavoro. E bravamente affrontarono e superarono le prime difficoltà. S'impose tosto una divisione dei piccoli dai grandi. I piccoli vennero interessati in giuochi di movimento: barra rotta, bandiera lunga; i grandi, affascinati da un pallone. Un chierico, buon calciatore, affermò subito il suo prestigio su quei ragazzi già proclivi a riconoscere un capoccia. Ed egli si valse assai bene della sua autorità per regolarne il gioco, impedirne gli abusi, le prepotenze... le bestemmie. Ah! le bestemmie! Come sfrecciavano dalle labbra di quei poveri ragazzi! Ebbene: si notò subito lo sforzo, nei piccoli e nei grandi, di correggersi. Il furto invece presentò maggior resistenza. I ladruncoli di carbone erano i più recidivi. Ma, poveri figliuoli, lo dicevano chiaramente: « Sono busse, alla sera, se torniamo a casa senza il solito bottino ».
Il catechismo incontrò sulle prime non poche difficoltà nella inquietezza di quelle testoline, abituate a ben altri pensieri e occupazioni. Pure la pazienza e la costanza guadagnò ogni volta un po' di terreno. I piccoli sono generalmente i più docili; fra i mezzanelli, molti cercavano di scantonare; fra i grandi prevaleva l'indifferenza, e, purtroppo, la parola maliziosa e pestifera. Urgeva impedire il contagio. Ed ecco i nostri ad un lavoro personale, individuale, orientato verso i più potenti mezzi di redenzione: i Sacramenti. I risultati incoraggiarono a sperare.
Certo: se ci fosse stato là un Oratorio, con locali, scuole, chiesa, col suo raggio benefico di azione per aiutare quei poveri ragazzi a trovarsi del lavoro onesto, sarebbe stata la soluzione radicale. Ma bisognò contentarsi di quello che c'era: il piazzale della stazione!
Il 15 febbraio iniziarono il lavoro nella seconda zona: il porto. Ammaestrati dalle esperienze precedenti, fecero rapidi progressi: settanta scugnizzi! più omogenei nell'età e nella... educazione, e quindi più disposti alle esortazioni e ai consigli. Ma anche più volubili, data la facile esca, costituita dalla spiaggia e dalle risorse del porto. L'elemento si rinnovava quasi completamente giorno per giorno, pur restando un piccolo gruppo di fedelissimi. Il 5 aprile, portarono l'apostolato presso un edificio scolastico rimasto a metà costruzione in località detta del tennis. Anche là una settantina, subito. La loro indole, favorita dalla tranquillità del luogo, faceva sperare ottimi frutti. Si sentì presto però odor di polvere: parenti e fratelli dei ragazzi, irretiti dall'ateismo, tentarono di mettere i bastoni fra le ruote. Ma i nostri non si persero di coraggio. Numerosi i ragazzi che chiesero di essere preparati alla prima Comunione... Il 12 aprile, puntarono alla cosidetta Fornaria, rione nei pressi dell'entrata allo spolettificio. I locali della fabbrica d'armi erano occupati dagli Inglesi; ma i dintorni, molto popolati, brulicavano di ragazzi di ogni età. Rombavano continuamente i camion militari; sfrecciavano macchine e la gente circolava chiassosa. Come radunarvi il rudimentale oratorio ? Pure vi riuscirono, dopo aver organizzato il gioco in un angolo meno disturbato. Anche là, curiosità della gente, e accorrere di ragazzi. Ma, non avendo spazio per separare dai piccini i grandi, questi si allontavano. Qualche chierico animoso li seguì.
Rotto il ghiaccio, l'amicizia sbocciò e diede frutti stabili e meravigliosi. Basti dire che il capoccia, organizzatore di molti scugnizzi, se li portò tutti ad ascoltare la parola dei «pretini » e fu il primo nucleo di una fiorente opera di bene. -
Il 26 aprile andarono alla... suburra di Torre Annunziata: al Carminiello. Ambiente quanto mai difficile! Eppure... nei locali di una scuola elementare, giunsero presto a 140 ragazzi. Ma là almeno vi erano cortili! Poterono quindi senz'altro organizzare un oratorio trisettimanale, con l'appoggio e l'aiuto del Parroco. Essendo vicino il mese di maggio, i giovani apostoli si misero intensamente a preparare la prima Comunione.
Uno spettacolo così nuovo e così pubblico non potè sfuggire al cronista della pubblica stampa. I giornali descrivevano le scene, riferivano i commenti dei passanti: - Toh! anche i preti sono diventati scugnizzi! Si deve vedere anche questa?
E difatti i Salesiani finivan tutti sporchi, con la veste a brandelli proprio come la giacchetta e i pantaloncini degli scugnizzi.
Ma che razza di scugnizzi! A poco a poco nessuno bestemmiava più: più nessuna parolaccia! Ai primi chierichetti se ne aggiunsero altri ed altri ancora, e, nelle brevi pause del gioco, i fanciulli si raccoglievano attorno ai religiosi per ascoltare qualche bel racconto, imparare facili preghiere e canti sacri. I piccoli amici vennero poi invitati a frequentare il più vicino degli Oratori salesiani sparsi per la città. La Provvidenza mandò a tempo soccorsi materiali che permisero di allestire cucine economiche e provvedere ogni giorno anche la refezione calda per gli ospiti più bisognosi.
Roma.
A Roma, fin dall'autunno del 1942, l'Oratorio Sacro Cuore aveva individuato un'ottantina di poveri figlioli, che, col pretesto del facchinaggio, si avventuravano allo svaligiamento dei viaggiatori alla stazione Termini. La vigilia di Natale, il direttore aiutato da un ottimo giovane poi deportato e perito in Germania, ne invitò alcuni alla Messa natalizia delle 16,30. Li trattò così bene, che questi ne attrassero altri ad un corso di religione che preparò le prime Comunioni e le prime Cresime per la festa di Don Bosco nel 1943. I superiori si presero quindi a cuore anche la sorte dei loro compagni, intervenendo pure presso la polizia che con frequenti retate cercava di stroncare il disordine. Il 14 luglio, 45 vennero portati di peso ad un ben noto correzionale. I Salesiani si proffersero a rieducarli in ambiente più adatto ; e già il direttore delle carceri dei minorenni aveva dato il suo consenso, quando, nel bombardamento del 19, il correzionale fu centrato in pieno e tre soli del gruppo, scampati miracolosamente, corsero all'Oratorio a narrar l'accaduto.
Il precipitare degli eventi impegnò i nostri confratelli in altre opere di salvataggio soprattutto per sottrarre i giovani ai rastrellamenti ed alle deportazioni. Ma, appena avvenuta la liberazione della capitale, ripresero ad occuparsi anche dei « ragazzi della strada » il cui numero era cresciuto a dismisura. Nel marzo 1945 l'apostolato raggiunse l'organizzazione ufficiale. A leggere la pagina del giornale che riferisce lo storico avvenimento, par di respirare aria di... fioretti salesiani, e di rileggere le gesta primitive delle conquiste di Don Bosco.
Quel giorno il pattuglione volante della Questura, lanciata la rete agli Sciuscià nei pressi di Termini, vi pescò anche un prete.
- Che fa qui lei
- Certo non vendo sigarette.
- Le compra.
- Nemmeno.
- E allora ?
- Cerco di comprare qualcosa di meglio: le anime di questi poveri ragazzi.
Il Commissario guarda, pensa e poi capisce. Da quel giorno il prete ha trovato in lui un amico. Il giovane sacerdote ha infatti deciso di attuare un progetto lungamente meditato.
Anche i preti hanno la loro tessera dei tabacchi, e possono perciò provvedersi di sigari e sigarette.
Non per fumarsele, chè i Salesiani non fumano ; ma per comperare anime. Egli infatti quel giorno con le tasche ben fornite di sigari e sigarette acquistate con la tessera sua e dei confratelli, si portò alla stazione Termini, deciso di darsi alla borsa nera.
Si infilò nel formicaio dei mariuoli, li esaminò uno per uno, ne apprese il nome, fissò la sua attenzione sui più svelti e sui più depravati.
I ragazzi lo sbirciavano diffidenti. Ma egli, impavido, continuò a sfidare tutti quegli occhi inquieti. Quando gli parve il momento buono, afferrò dolcemente un ragazzo per il braccio, lo trasse in disparte, cavò dalle tasche della sottana mazzi di sigari e pacchetti di sigarette, glieli mise in mano, e lo pregò di venderli.
Il ragazzo rimase senza fiato, sgranando gli occhi; ma, fiutato il buon affare, non esitò ad accettare.
«Va bene - gli disse il prete. - Ma tu devi venderli alla metà del prezzo lecito: quello delle tabaccherie. Quando avrai venduto tutto, vieni all'Istituto qui vicino del Sacro Cuore. Chiedi di Don ... Ti farò trovare una buona minestra calda, e, se non hai da dormire, il letto te lo procurerò io. Il guadagno dei sigari lo terrai per te, e lo darai ai tuoi genitori. Vieni a trovarmi con i tuoi amici. Faremo affari d'oro ». E se ne andò. Un minuto dopo, tutto il formicaio dei piccoli venditori era a rumore dallo straordinario avvenimento. Vivacissima discussione: pareri contrari, parole di diffidenza. Ma, nonostante le voci di opposizione, il piccolo commerciante rispettò la promessa data, vendette le sigarette a metà del prezzo lecito, e, quel giorno stesso, nel pomeriggio, comparve al « Sacro Cuore ». Non solo però. Era scortato da una ventina di compagni che trovarono, come lui, la minestra promessa, un'accoglienza da grandi amici, e la esortazione a tornare il giorno dopo e sempre a piacimento.
(Continua).
RIO NEGRO (BRASILE) Rev.mo Sig. D. Ricaldone,
spero avrà ricevuto l'ultima mia lettera della metà di agosto. Ora le scrivo appena ritornato dalle missioni del Rio Negro, dove ho passato 50 giorni in una visita relativamente rapida. Partito da Manaus il 14 agosto, in una lancia particolare, in tre giorni giunsi a Barcellos, atteso da Don Acchiardo e dagli altri confratelli, 4 sacerdoti e 4 coadiutori. Don Acchiardo è l'itinerante che visita varie volte all'anno le popolazioni disperse dalla bocca del Rio Branco fino all'altra missione di S. Isabel. Trovai tutti bene e in buone condizioni di salute; gli alunni interni sono solo 8o, perchè quest'anno dovettero lottare con la scarsità di farina. Il collegio delle Suore conta 115 interne. Il 26 agosto continuai il viaggio a S. Isabel, che è quasi alla stessa distanza tra Barcellos e Manaus. È una missione di grande avvenire; le cinque case attuali sono provvisorie, ma è già pronta la pianta per una costruzione definitiva. L'internato conta 50 alunni; l'esternato 20. Con altri tre giorni di viaggio giunsi, il tre settembre, a S. Gabriel, centro della Prelazia, situato in uno splendido panorama, il migliore del Rio Negro. La missione s'impone per la grandiosità dei suoi edifici, della sua chiesa, del suo ospedale. I due collegi vanno bene; il campo sperimentale abbraccia più di un chilometro di coltivazione. Il 5 settembre, partii per Taracuà, che dista solo 40 ore di lancia, ed è già nel Rio Uapes, zona di Indi. Gli alunni erano in vacanza, perchè le febbri obbligano l'anno scolastico ad un ciclo speciale. È la più provata delle nostre missioni: la popolazione è quasi scomparsa a causa delle febbri; d'altra parte la nuova missione di Pari sul Rio Tiquiè ha assorbito gli Indi che prima affluivano a Taracuà. Il panorama andrebbe bene per un scenario di teatro; ma la roccia su cui posa dà un riflesso molto incomodo e non lascia libero un palmo di terra per la vegetazione.
La mattina del 10, accompagnato da Don Marchesi, che mi aveva atteso a Taracuà, partii per il Rio Tiquiè, che sbocca nell'Uapes un 20 minuti sotto la nostra missione. È un no tortuosissimo e relativamente molto stretto; in tre giorni giunsi a Pari-Cachoeira. La missione conta quasi sei anni di esistenza: il nostro internato va bene per 100 alunni; è quasi tutto pronto. Il 14, festa dell'Esaltazione di S. Croce, abbiamo benedetto la nuova chiesa. Per l'anno prossimo sarà pronto l'edificio per le Suore, che potranno così cominciare l'internato delle alunne. Per ora abbiamo là tre sacerdoti con due coadiutori.
Fu necessario affrettarsi a scender a Taracuà, di dove partimmo, nel pomeriggio della domenica 16, dopo la benedizione. Con un bel chiaro di luna, attraversammo di notte la foresta fra Ipanore e Urubucuara; la sera del giorno dopo giungemmo a Jauaretè, che è sempre la maggiore e la più frequentata di alunni di tutte le nostre missioni: vasta chiesa, vasti edifici e vasti cortili. Il ritorno di Don Marchesi, dopo un'assenza di tre anni, fu una vera benedizione che rianimò tutti gli Indi di questa vasta zona situata a N. W. di San Gabriel.
La salute di Don Marchesi va bene: usandosi certi riguardi, il medico gli disse che potrà morire di qualunque malattia, tranne di quella che ebbe negli anni passati. Nessuno dei missionari penetrò la psicologia e la lingua degli Indi come lui. Conoscendosi il suo sacrificio e la sua carità nessuno ha tanta autorità morale come lui sopra quegli Indi che conosce uno per uno di villaggio in villaggio. Se il Brasile conoscesse l'opera missionaria salesiana del Rio Negro eleverebbe dei monumenti ai nostri missionari. Il giorno 19, festa in Jauaretè: grande numero di ex alunni e folla di popolo; Messa solenne; nel pomeriggio processione, e, la sera, teatro. Dopo il teatro... fu necessario partire. Alle sei del mattino eravamo ad Urubucuara, dove celebrai la S. Messa, assistita devotamente da tutta la popolazione. Pranzammo in Taracuà e il giorno seguente, 21, toccammo l'isola dei fiori allo sbocco del Uapès nel Rio Negro. Dopo la S. Messa, in due ore giungemmo a S. Gabriele. Il 22, a mezzogiorno, partimmo per S. Isabel ove giunsi per la S. Messa del 24 e mi fermai una settimana, aspettando il vaporino per Manaus. Finalmente il 1° ottobre partimmo per Barcellos. Ad un'ora di distanza da Barcellos, dove il vapore avrebbe dovuto sostare a caricare mercanzie tutta la notte, venne a prelevarmi per tempo la lancia di Don Acchiardo che mi portò alla nostra missione: così passai ancora un giorno fra i nostri. Il 5, pomeriggio, giungevo a Manaus. Per ora la visita al Rio Negro, coi mezzi di cui si dispone, non può durare meno di 50 giorni, sostando non più di due o tre giorni nelle missioni oltre S. Gabriel. Pel Rio Branco c'è già l'aviolinea; pel Rio Negro non vi è ancora speranza: partito in aereo da Recife a metà luglio, mi trovo ancora, e sono ormai tre mesi, nell'Amazonia Da Recife a Torino il viaggio è tre volte più rapido che da Recife al Rio Negro. Partirò di qui il 18 c. m. per Recife, rimandando ad altro tempo la visita alle case del Cearà. Il 2-XII spero recarmi a Rio per assistere all'inaugurazione del nuovo Noviziato di Pindamonhan-gaba e per incontrarmi col rev.mo Don Reyneri e cogli altri Ispettori. Spero pure di accompagnare Don Reyneri al Nord dov'è vivamente atteso. Poi terminerò la visita.
Dall'Italia molte notizie mi sono già giunte per lettera o a voce. Ringrazio il Signore che certi danni furono minori di quello che si temeva. Ripeto quello che già scrissi: tutti i mezzi e le possibilità dell'Ispettoria sono a disposizione dei Superiori e di chi ha meno di noi.
Voglia estendere a tutti i Superiori del Capitolo gli ossequii e saluti cordiali dei confratelli; benedica l'Ispettoria e chi si professa
suo aff.mo in C. J. Manaus, 11-x-1945.
D. GUIDO BORRA, Ispettore.
INDIA-ASSAM
Amatissimo Padre, dopo cinque anni di silenzio, con l'animo pieno di gioia, ricomincio a invirle l'annuale relazione.
Ecco la statistica del bene compiuto nell'anno 1944-1945 con le cifre dell'anno precedente.
Anno 1945 1944
Cattolici 70.325 70.363
Battesimi (totale) 5102 4425
» (Adulti) 1367 932
» (in ar. mor.) 814 875 Matrimoni 574 565 Sacerdoti 33 33 Chierici 7 7 Coadiutori 10 10 Scuole Elementari 100 97
» Secondarie 53 53
» Superiori .. 7 6 Collegi 3 3 Catechisti 607 597 Comunioni 289.892 233.748
La Missione soffrì molto durante questi cinque anni di guerra, perchè la maggior parte dei Missionari fu internata. L'Assam diventò zona di guerra con tutti quei disagi inevitabili di restrizioni, d'intoppi, di dislocazione di popolazione, da aspettarsi in simili circostanze. Furono cinque anni di stasi e, dobbiamo confessare, di regresso, perchè la bufera infuriò su quello che era il giardino promettente dell'Assam e distrusse i fiori promettenti d'un ubertoso raccolto. È inutile pensare al passato: con rinnovato ardore e sano ottimismo si deve piuttosto mirare al lavoro di ricostruzione.
Decennio episcopale.
Nel novembre 1944 celebrammo in Shillong il decimo anniversario della consacrazione dell'Arcivescovo di Madras e del Vescovo di Shillong, con l'intervento dei tre Vescovi Salesiani dell'India. I festeggiamenti furono caratterizzati da un'esposizione d'arti e mestieri delle nostre scuole industriali, e da una solenne processione Eucaristìca.
L'Esposizione fu solennemente aperta dal Governatore dell'Assam e visitata dalle principali autorità e da una gran folla di popolo. Nel risveglio industriale dell'Assam le Autorità guardano con simpatia alle nostre scuole industriali, che segnano un primato invidiabile nella regione.
La processione Eucaristica vide soldati di tutte le partì del mondo onorare l'Eucaristico Re dei secoli e fu una splendida manifestazione di fede che ricordò le giornate trionfali di io anni prima. Altre grandi processioni con solenni adunanze si susseguirono poi nei più grandi centri missionari, come a Tezpur, a Dibrugarh e a Jowai, onorate tutte da centinaia di soldati cattolici, specialmente americani, che abbero agio di vedere così la vita missionaria in pratica.
Fu questo, fra tanti mali, un vantaggio della guerra: l'averci messo a contatto con tanti soldati americani e inglesi, che, pieni di ammirazione per la vita sacrificata, povera e sublime insieme dei nostri Missionari e Suore, ci furono larghi di aiuto. Noi li ricambiammo prodigandoci senza riserva per il loro vantaggio spirituale. Ci furono anche conversioni ed io amministrai la Cresima a soldati venuti da tutti i punti del globo: America, Africa, India, Europa, d'ogni colore e stirpe: tutti affratellati e uniti in Cristo. Questa scoperta, direi così, delle Missioni, conosciute prima soltanto attraverso le riviste e le prediche, non mancherà di far sentire i benefici influssi nel futuro.
Fervore di apostolato.
Ho accennato alla vita di sacrificio dei Missionari: il nostro ringraziamento va a loro, senza riserva, perchè hanno continuato a mantenere le posizioni e a moltiplicare i loro sforzi per riempire tanti vuoti ed affrontare tante situazioni non sempre facili a superarsi.
Grazie a Dio, si ebbe sempre cibo in abbondanza ; solo le stazioni missionarie lontane dalle vie di comunicazione ebbero a sostenere vere privazioni.
Molti catechisti allettati da alte paghe, e, a dir vero, per poter vivere, dato l'enorme rincaro dei generi alimentari, abbandonarono il loro posto fra noi. I nostri mezzi di sussistenza rimasero stazionari e non poterono adeguarsi ai nuovi prezzi. Tuttavia, con l'aiuto della Divina Provvidenza, si potè costruire un bel laboratorio di cucito e tessitura nella Casa delle Figlie di Maria Ausiliatrice in Mawlai (Shillong); l'Orfanotrofio Don Bosco-Shillong si arricchì anche di un bel nuovo fabbricato per raccogliere, oltre ai giovani Khasi, anche i giovani Nagas e Birmani.
Si continuarono, benchè con pochi operai, i lavori dell'erigenda Cattedrale di Shillong. Si comperò un'estesa proprietà con casa per la nuova stazione missionaria di Golaghat.
I migliori edifici della nostra missione sono ancora requisiti; ma speriamo di riaverli presto per riprendere tutto il nostro apostolato.
Questa tremenda guerra ci ha mostrato una volta di più la necessità del clero indigeno, e a questo saranno dirette tutte le nostre sollecitudini. Lo stato di guerra, la mancanza di mezzi e la molteplicità delle lingue hanno arrestato questo lavoro, benchè i novizi salesiani provenienti dall'India siano più di quindici.
L'apostolato delle nostre Suore che curano gli ammalati negli ospedali è molto apprezzato. Cerchiamo ora di aprire una scuola per formare infermiere.
La Congregazione Diocesana delle Suore Indigene, cominciata tre anni or sono, continua: avemmo le prime professioni, e già alcune di esse insegnano nelle scuole della missione.
Col ritorno dei nostri Missionari apriremo subito nuove stazioni missionarie. Ci chiamano, e l'occasione sarebbe favorevole, anche nelle parti dell'Assam che fino a ieri erano considerate terre proibite. Questo mi causa molta ansieta, perchè, perduta una volta l'occasione favorevole, è ben difficile afferrarla nuovamente... Si tratta di andare fra i Nagas e i Manipuresi, tribù che darebbe tante consolazioni alla Chiesa Cattolica.
Mi voglia benedire e con me benedica tutti i miei missionari e tutte le nostre opere e il nostro lavoro.
Godo con tutta la stima e l'affetto professarmi sempre nei SS. Cuori di Gesù e di Maria
aff.mo suo
+ STEFANO FERRANDO, Vescovo di Shillong.
TORREGLIA (Padova) - Inaugurazione di un'artistica Cappella a Maria Santissima Ausiliatrice.
Il 21 ottobre 1945 a Torreglia, per interessamento dello zelante parroco attuale rev. Don Luigi Bressanin, è stata inaugurata la decorazione di una bella e devota cappella a Maria SS. Ausiliatrice, a Lei dedicata già nel 1910 dall'Arciprete di allora Don Arcangelo Simonato, ex allievo della Casa Madre di Torino, che amava ricordare di aver conosciuto personalmente Don Bosco.
La Cappella costituisce l'abside sinistra del transetto della chiesa parrocchiale, dedicata al Sacro Cuore, recentemente decorata, nella sua piacevole linea architettonica, con arte originale e con criteri di sapiente sobrietà e di profonda ispirazione liturgica.
Nella decorazione della Cappella i professori Galliano e Migliolaro, aiuti dell'illustre pittore Casanova, si sono proposti di commentare ed illustrare in una serie di riquadri il detto di San Giovanni Bosco: «Confidate in Maria e vedrete che cosa sono i miracoli». Ciò essi hanno realmente ottenuto con mezzi espressivi semplici, chiari, veramente efficaci.
Sulla parete di fondo è illustrata l'opera di Don Bosco, intesa, secondo il pensiero dei pittori, come glorificazione dell'Ausiliatrice, materna e costante ispiratrice dell'opera salesiana.
Tale concetto è sviluppato nei riquadri laterali della volta, i quali rappresentano il sogno di Giovannino Bosco all'età di nove anni e la mirabile visione missionaria di Don Bosco Sacerdote.
Di più vasto significato illustrativo sono gli altri due riquadri,: l'uno rappresentante il Papa S. Pio V nell'atto di inserire nelle litanie l'invocazione: Maria Auxilium Christianoruin; l'altro raffigurante il Papa Pio VII che proclama la festa di Maria Ausiliatrice.
Lo scultore, prof. Rebesco di San Zenone degli Ezzelini, ha completato lo svolgimento del tema con due altorilievi sul dossale dell'altare con episodi biblici ricostruiti con fedeltà storica nel loro vero significato religioso: Ester che implora la salvezza del popolo ebreo presso Assuero e Giuditta che taglia il capo ad Oloferne. Un terzo rilievo sul frontale dell'altare rappresentante il sogno delle « Due Colonne » di Don Bosco completa il ciclo illustrativo della Cappella, la quale appare così, oltre che un profondo simbolo di fede, un gioiello di arte sacra.
La popolazione della parrocchia, che ha seguito con crescente interessamento i lavori, è stata preparata al giorno dell'inaugurazione con una settimana di predicazione, tenuta da due professori del nostro vicino Studentato Teologico di Monteortone.
Il giorno della festa il Padre Gerardo Fornaroli, abate dei Benedettini di Praglia, celebrò pontificalmente la S. Messa e i Vespri, seguiti da una processione indimenticabile per la fede e l'entusiasmo del popolo e per l'attiva partecipazione dei nostri studenti di Teologia con il Direttore, il quale illustrò, con appropriate parole, il significato della consacrazione di tutta la popolazione all'Ausiliatrice.
DISTICO MARIANO
Maria, del mondo sei la primavera cui non offusca l'infernal bufera.
Raccomandiamo vivamente ai graziati, nei casi di guarigione, di .specificare sempre bene la malattia e le circostanze più importanti, e di segnare chiaramente la propria firma. Sarà bene, potendolo, aggiungere un certificato medito.
Non si pubblicano integralmente le relazioni di grazie anonime o firmate colle semplici iniziali.
Una catena di grazie.
Sento il dovere di ringraziare pubblicamente la Vergine Ausiliatrice e San Giovanni Bosco per la continua loro protezione su me e la mia famiglia, protezione ben palese in molte circostanze.
Il 5 giugno 1943 mi ammalo e la lontananza del figlio Domenico (classe 1923) e il timore che parta da un momento all'altro pel fronte, aggrava il mio male, costringendomi a letto per oltre un mese e mezzo e con ben poca speranza di potermi completamente ristabilire. La Madonna Ausiliatrice mi ottiene invece il ristabilimento completo e la forza per sopportare le prove riserbatemi dalla guerra.
L'8 settembre 1943, mio figlio Domenico è fatto prigioniero dai tedeschi e per parecchio tempo non ci giungono sue notizie. È facile immaginare lo strazio di una mamma senza notizie del figlio. Ma l'ho affidato alla Madonna e la Madonna me lo riporta. Per tre volte è sulla tradotta in procinto di partire per la Germania e per tre volte, all'ultimo momento, è fatto discendere. E dopo due mesi riesce ad evadere dal campo di concentramento di Savona e a tornare inaspettatamente a noi.
Il 19 maggio 1944, lo stesso figlio e il secondo Antonio (classe 1926) per sfuggire ad un rastrellamento dei fascisti, rastrellamento che costa la vita ad un giovane compaesano, lasciano la casa per rifugiarsi nei campi. Scoperti, sono rincorsi e fatti segno a parecchi colpi di fucile. Le pallottole li sfiorano entrambi lasciandoli incolumi, e subito riescono a far perdere le loro tracce.
Il 28 luglio 1944, Antonio, chiamato alle armi dall'ex-repubblica, parte invece per raggiungere una formazione partigiana. Ancora rimango senza notizie di un figlio, e so soltanto che il suo gruppo deve sostenere parecchie battaglie. Anche questo figlio è affidato alla Madonna e sempre prego, in continua ansia per la sua anima e il suo corpo.
Tre mesi dopo, saputo che il suo gruppo è disperso da superiori forze nazi-fasciste, e sapendo approssimativamente il luogo della battaglia, parto alla ricerca del figlio, ed ho la grande gioia di ritrovarlo sano e salvo e di portarmelo a casa, pur passando in mezzo a tanti pericoli. Molte le peripezie durante i vari rastrellamenti, e sempre la protezione di Maria Ausiliatrice.
Il 15 maggio 1945, ancora Domenico, durante un rastrellamento, è catturato dalla brigata nera e deve partire per destinazione ignota. Non so darmi pace nel vederlo sul camion in mezzo a quei soldati nell'atto di portarmelo via per riserbargli chissà quale terribile sorte. Invoco con maggior fervore l'Ausiliatrice ed ecco: vien fatto discendere e mi viene ridonato.
Pochi giorni dopo, truppe tedesche in ritirata, passano e sostano nel nostro paese. Anche nella mia casa è un continuo andirivieni di soldati e temo molto per l'incolumità nostra e in special modo dei due figli maggiori. Ma anche questa volta la Madonna ha pietà di noi e non abbiamo a soffrire male alcuno.
Siano rese grazie alla Madonna e a S. Giovanni Bosco! La guerra è passata portandoci tante preoccupazioni, tante ansie, ma ci siamo ritrovati tutti riuniti ed incolumi.
Voglia la Madonna prendere la mia famiglia sotto il suo materno manto, e Don Bosco, che tanto ha amato i giovani, voglia guidare i miei tre figli sulla strada del bene.
Ringraziando anche a nome di mio marito e dei figli, invio offerta per le Opere salesiane.
Foglizzo, 8-1-1946.
SIMONDI GIUSEPPINA in BERTOLINO.
Quindici minuti sott'acqua in un pozzo.
Nel 1941 fui colpito da un forte esaurimento nervoso. Visitato da vari dottori, il male si mostrò ribelle ad ogni cura. Anzi progredì tanto da togliermi ogni forza, rendermi impossibile il ritenere il cibo e da farmi cadere in una debolezza tale di mente da non permettermi più in nessun modo di occuparmi degli affari della mia famiglia. Il mio caso, a detta di tutti, sembrava disperato. La fiducia di tutti la famiglia allora si pose come sempre in Maria Ausiliatrice e in Don Bosco, ai quali si rivolsero le nostre più fervorose preghiere e dai quali fummo sempre aiutati nelle nostre necessità. Nel 1942 a tutto questo si aggiunse un'altra disgrazia che poteva essermi fatale. Per la mia grande debolezza caddi incidentalmente in un profondo pozzo. Per fortuna, dopo qualche minuto, mia moglie, notando la mia assenza, ebbe l'intuizione dell'accaduto, invocò con tutto il cuore Maria Ausiliatrice e Don Bosco e chiamò disperatamente aiuto. Accorsa gente, mi estrassero dal pozzo credendomi ormai morto, avendomi trovato completamente sott'acqua, dove stavo sommerso da almeno quindici minuti. Invece; mentre attorno pregavano, rinvenni in me, e nonostante l'alta caduta non si riscontrò sul mio corpo la minima ammaccatura. Il dottore però rimase più che in dubbio sulle mie condizioni e sulle conseguenze della caduta sopraggiunta alla precedente debolezza ed agli altri mali da cui ero travagliato. E invece le nostre preghiere furono ampiamente esaudite. Dopo pochi giorni incominciò un notevole miglioramento che andò sempre aumentando: incominciai a ritenere cibo, ritornarono le forze e ora mi trovo completamente guarito e abbastanza in forze data la mia già avanzata età.
Rendendo grazie a Maria Ausiliatrice e a D. Bosco invio l'offerta promessa e prego di pubblicare la grazia.
Casabianca, I-IX-1945.
GIOVANNINI DEFENDENTE.
GRAVELLONA TOCE - DISPERAVAMO DI SALVARLO. Per una iniezione supporata mio marito si ridusse in fin di vita e, sopraggiunta anche la meningite, disperavamo di salvarlo. Incominciammo subito una novena a Don Bosco Santo, protettore della mia famiglia. Terminata la novena, il malato peggiorò con paralisi alla parte destra ; s'incominciò di nuovo la seconda novena con promessa d'offerta e di pubblicazione della grazia. Terminata questa, mio marito tornava dall'ospedale in via di guarigione, con meraviglia dei medici curanti. In ringraziamento mando offerta per le Opere Salesiane.
17-XI-1945. SAVOINI COSTANTE.
ROVIGNO D'ISTRIA - LE BOMBE CI HANNO RISPARMIATO. Devoto a Maria Ausiliatrice e a D. Bosco, dai quali ho ricevuto infinite grazie e continua protezione, chiesi anche il loro aiuto acciocchè salvassero la mia abitazione e la mia famiglia dai bombardamenti aerei, promettendo di recitare ogni giorno la novena a Maria Ausiliatrice e d'inviare un'offerta per ogni bombardamento che ci lasciasse illesi.
Abbiamo avuto in questi ultimi mesi otto bombardamenti sopra la città, e le bombe, pur cadendoci vicine, ci hanno sempre risparmiato.
Mentre ringrazio devotamente i miei grandi santi protettori, unisco la quota dell'ultima incursione.
12-V-1945. BROZZETTI GEMINE.
PINO TORINESE - PROPRIO IN QUEL GIORNO... Da 21 mesi non avevo notizie di mio marito, che, all'8 settembre del 1943, si trovava militare in Montenegro. Feci una novena più fervorosa delle altre a Maria Ausiliatrice e la finii il 24 maggio. Proprio in quel giorno ricevetti una cartolina da mio marito dove diceva che godeva ottima salute e che si trovava in Italia. Commossa e riconoscente ringrazio Maria Ausiliatrice e San Giovanni Bosco, ed invio una tenue offerta affinchè la Madonna protegga sempre il nostro caro e lo ridoni al più presto all'affetto della famiglia.
8-IV-1945. BAJ RINA.
VIGNALE MONF. - I DOLORI SONO SCOMPARSI. Da un mese io soffrivo forti dolori reumatici ad una gamba, che mi tormentavano giorno e notte non lasciandomi mai riposare.
Mandai dal farmacista a prendere il rimedio per tali dolori, ma egli disse che questi rimedi che vengono dall'estero ora non ci sono più. Allora io pensai di rivolgermi a San Giovanni Bosco che, senza rimedi, può guarire.
Incominciai subito la novena promettendo che, se mi guariva avrei pubblicato la grazia inviando un'offerta per le Opere Salesiane.
Nel secondo giorno della novena i dolori incominciarono a diminuire, ed oggi, ultimo giorno, sono scomparsi del tutto. E dire che quasi tutti i giorni della novena faceva cattivissimo tempo, con forte vento e temporali e pioggia e tanta umidità da favorire i dolori reumatici.
1-XI-1945. MONZEGLIO CARLO.
PEROSA ARGENTINA - NEL GIORNO DELLA MADONNA... Non trovo parole bastanti per ringraziare, come vorrei, la potenza e la bontà di Maria Ausiliatrice per la grande grazia che ci ha concesso.
Una grave sventura stava per abbattersi sulla nostra famiglia, e la Madonna ci ha salvati. Il mio Mario, di anni sei, fu colpito da meningite, che in pochi giorni lo avrebbe portato agli estremi. Nella grande desolazione, temendosi da un momento all'altro la catastrofe, lo raccomandai vivissimamente a Maria Ausiliatrice ed iniziai la novena. Trasportato d'urgenza all'ospedale malattie infettive, la sera stessa gli fu somministrato l'Olio Santo. Ma la Madonna operava il miracolo, e proprio il giorno 24, a Lei dedicato, cioè due giorni dopo, il mio bambino cominciò a migliorare, e dopo poche settimane usciva dall'ospedale, dichiarato guarito, con grande meraviglia di tutti.
Per adempiere la promessa fatta, rendo pubblica la grazia e faccio l'offerta promessa, pregando la Madonna a proteggere sempre la mia famiglia.
5-I-1946. A. L. R.
ROMA - AFFIDAI LA COSA ALLA MADONNA. Durante il mese di novembre del 1941 mio fratello veniva colpito da un malessere che a dire dei medici era leggero, tuttavia la crisi continuava tutto l'estate e si accentuava in autunno; di modo che ai primi di novembre dovemmo trasportarlo d'urgenza alla clinica. Intanto la malattia continuava il suo corso, ed i sanitari esitavano a pronunziarsi. Finalmente il professore mi incoraggiò a confidare nella Madonna, dicendomi che Essa avendo già fatti altri miracoli più grossi poteva fare anche quello. Già da prima avevo affidata la cosa alla Madonna, e compresi che era necessario aumentare la fiducia. Con me e con la mamma mia pregava pure l'intera comunità dell'Istituto salesiano Conti Rebaudengo di Torino, alla quale appartenevo. Intanto continuavo le mie solite visite all'ammalato, e fu appunto in una di queste che approfittai di un momento di calma dell'ammalato per consegnargli un'immagine di Maria Ausiliatrice pregandolo di baciarla e di pregarla per la propria guarigione. Egli mi fece cenno di aver capito e di obbedire. In breve la febbre cessò e gli fu permesso di lasciare il letto e l'ospedale. La guarigione fu rapida e completa. Dopo breve tempo di convalescenza il fratello potè applicarsi ai lavori dei campi, e ciò fece nel decorso di questi quattro anni senza sentire alcun disturbo, e godendo sempre buona salute.
Catacombe di S. Callisto, 19-II-1946.
BARBERO SIMONE.
Maria Auschena - Ringrazio S. Giovanni Bosco per la protezione avuta in tempo di guerra, e di avermi fatta tornare sana e salva in Patria e nella mia famiglia. Mando umile offerta per le Missioni.
Il signor Massano Francesco (Alfiano-Aless.), manda offerta per grazia ricevuta.
La signora Peruviani Tullia (Vinchio d'Asti), manda offerta in ringraziamento di grazia ottenuta da Maria Ausiliatrice e Don Bosco, per il ritorno del figlio dalla Germania.
Sig. Cavalli Mario (Torino) - Con umile devozione vengo a soddisfare il mio voto fatto all'inizio della mia lunga marcia quando, fiducioso nell'aiuto divino ed in particolar modo a Maria Ausiliatrice ed a S. Giovanni Bosco, fuggii dai tedeschi nella ritirata di Nettuno dopo Roma, impiegando 70 giorni di marcia per arrivar fino ad Alessandria presso i primi parenti. Ringrazio pure del particolare aiuto avuto durante i quattro rastrellamenti subiti dalle S. S. nei paesi di Monalio, Maragnano e pressi, e per non aver avuto alcun male fisico.
Offro il mio stipendio.
La signora Pia Ernestina (Chieri), riconoscente a Maria Ausiliatrice e a S. Giovanni Bosco per la protezione avuta sui figli compie la promessa fatta e invoca ancora altre grazie sulla famiglia.
G. R. (Torino) - Ringrazio S. Giovanni Bosco per grazia ricevuta secondo sua intercessione; mantengo promessa di mandare piccola offerta per gli orfanelli cinesi di Macao.
S. R. (Benevagienna) - Ringraziando di cuore Maria SS. Ausiliatrice per grazia ricevuta, mando una offerta mentre imploro dalla Celeste Madre altre grazie importanti per me e per tutti i miei cari.
Lina Arrigoni (Salice d'Ulzio) - Con gratitudine filiale per grazia ricevuta. Continua, o cara Madonna Ausiliatrice, a proteggerci tutti. Il tuo sguardo materno vegli continuamente sulla mia piccola Carla.
E. B. (Borgo S. Dalmazzo) - In riconoscenza a S. Giov. Bosco per essere stata ripetutamente salvata da gravissimi pericoli, e implorando altra grazia importantissima.
G. Toscani (Cameri) - Dopo continue preghiere ottenni, per intercessione di Maria Ausiliatrice, da Gesù Sacramentato, di potermi ristabilire da un male che da tempo mi affliggeva. Adempio alla promessa fatta, inviando la modesta offerta con la mia perenne riconoscenza a Gesù e Maria.
Ringraziano ancora della loro intercessione Maria SS. Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco:
Ferretti Maria (Torino) per il ritorno del figlio internato in Germania.
N. N. ex allievo (Pordenone) per l'ottenuta guarigione di paralisi acuta pur essendo stato spedito dai dottori curanti.
Piglione Clementina (Trino Vercellese) perchè colta da improvviso malore ricevette pronto soccorso e perché chiesta la guarigione di una nipote ammalata fu esaudita pienamente.
Gavioli Don Marino (Buscoldo) per la guarigione della mamma.
Istituto Don Bosco (S. Donà di Piave) per la miracolosa guarigione di un allievo ammalatosi di peritonite.
Malpeli Carmela ved. Abbondi (Ravarano) perchè la figlia riconquistò perfetta salute.
Cattaneo Angelina (Asnago) per la guarigione della sorella da sei anni affetta di fistola.
Gorla Stefano (Mezzana di Somma Lombardo) pei felicissimo ritorno dalla Russia del carissimo Giovanni.
Ponsotti Letizia per la grazia ricevuta dal marito nel settembre 1945.
Castellano Lucia perchè ridotta in condizioni di salute assai critiche potè ottenere un notevole miglioramento.
Bonetto Michele e consorte (Casalborgone) per la miracolosa guarigione di un figlio di 7 anni.
Zamboni Lina (Udine) per la speciale protezione ricevuta durante i molti bombardamenti!...
Gilardi Colombo Teresa (Airuno) per la miracolosa guarigione del figlio invocando continua protezione su tutta la famiglia.
Gemelli Clotilde in Gidino perchè senza intervento medico ottenne la guarigione della spalla dolorante per slogatura e strappo applicandovi con fede la reliquia del nostro Santo!
De Giuli Maria (Pallanza) profondamente riconoscente a Maria Ausiliatrice e a San Giovanni Bosco per averle concessa la grazia richiesta invia l'offerta promessa:
Famiglia Turina (Cavour) desidera esternare vivissima riconoscenza a San Giovanni Bosco che durante tutto il periodo bellico e specialmente nell'ultimo biennio ha risposto alle loro invocazioni con la più larga ed eccezionale assistenza.
Bragadina Lucia (Vestone) per la guarigione del nipote che fu tre mesi malato di setticemia e dichiarato inguaribile dai medici.
Aimone Rosa per la straordinaria protezione concessa alla famiglia.
Bonomi M. Pia (Vercelli) per la guarigione della mamma. che era già ridotta agli estremi e per la guarigione del babbo evitando operazione chirurgica.
Rossetti Angelo (Casto) perchè ridotto in condizioni pietose di salute con poche speranze di guarigione riacquistò la primiera salute solo per intercessione di San Giovanni Boscol
Pia Giuseppina (Santo Stefano Belbo) perchè caduta da un salice dall'altezza di 10 metri e ridotta in condizioni disperate ottenne conforto ed aiuto da Maria SS. Ausiliatrice e fu salva senza conseguenze, premio di aver portato su di sè da anni l'immagine della Madonna di Don Bosco Santo!
Gaido Giuseppina - Novizia F. M. Ausil. - (Pessione) per l'ottenuta guarigione della nonna da polmonite doppia e pel felice ritorno in famiglia di due zii militari dispersi, uno dei quali attende ancora la completa guarigione.
Borbotto Giuseppina (Mondovi) perché affetta da immobilità assoluta e da deperimento organico ottenne istantanea guarigione.
Coniugi Chiarlo (Acqui) è riconoscentissima all'Ausiliatrice per la miracolosa guarigione della bimba Gianna di pochi mesi.
De Stefanis Osenga Maria per la grazia ricevuta invocando continua protezione.
Falco Giuseppe (Torino) ringrazia pel felice esito di esami di maturità scientifica.
Famiglia Malgora (Torino) per la miracolosa protezione ottenuta durante l'incursione aerea del 13 luglio 1943.
Arborio Mella Maria Pia (Torino) colpita da grave malanno e dichiarata malata cronica pose ogni sua speranza nella Madonna di Don Bosco Santo e dopo una fervorosa novena si trovò perfettamente guarita non ostante i suoi 8o anni!...
Carando Ferraris Maria (Tronzano) pel felice rimpatrio dalla Germania del figlio Carlo.
M. B. (Castiglione) per la miracolosa guarigione della mamma: pel buon esito di un lavoro importante; per l'ottenuta guarigione da tifo e in attesa di altre grazie importanti.
De Davide Ida (Padova) per le segnalatissime grazie ricevute.
Massa Maria ringrazia il nostro Santo che colla sua potente intercessione ha scongiurato un doloroso intervento chirurgico.
Franca T. per segnalatissima grazia ricevuta in attesa di altre.
Piccione Mariuccia e Poggio Lucia riconoscenti offrono la loro offerta a Don Bosco Santo invocando ancora e sempre la sua protezione.
Borri A. per aver ottenuto giustizia e riassunzione in servizio.
Berrini Sciamengo Natalina promette eterna riconoscenza alla sua Madre Celeste per averla guidata, assistita nella cura di una grave malattia che riteneva incurabile!
Era trascorso appena un minuto.
Nel luglio del 1944 mia sorella Maria Teresa era degente per poliartrite, aggravata da gran debolezza cardiaca. In uno degli accessi più dolorosi, nel timore anche che la paziente non potesse più sopportare, le si applicò sul cuore l'immagine con reliquia del Servo di Dio don Rua, pregandolo insieme con Maria SS. Ausiliatrice, e promettendo con un'offerta la pubblicazione della grazia. Era trascorso appena un minuto, e il dolore scomparve quasi completamente. Pochi e sempre più leggeri accessi si ripeterono ancora, e poi fu la guarigione, in circa una settimana. Riconoscenti, adempiamo la promessa.
Cavallerleone, 28-V-1945
D. BENEDETTO AYMAR.
TORINO - GUARITA DA UN'ULCERA ALLO STOMACO. Guarita perfettamente da una grave ulcera allo stomaco, sento il dovere di adempiere alla promessa fatta di farne pubblicare la conoscenza a gloria di Dio e a maggior incremento alla devozione al Servo di Dio Don Michele Rua.
Mi trovavo nel Convitto di Torre Pellice così sofferente per forti dolori allo stomaco che ormai rifiutavo ogni sorta di cibo; fui condotta a Torino per un'accurata visita, e sottoposta anche ai raggi.
In preda a grande trepidazione ne attendevo il risultato, sebbene disposta ad accettare ogni cosa come espressione della volontà di Dio. Il responso non poteva essere più desolante: era stata riscontrata un'ulcera allo stomaco, ed il Professore disse che la mia vita non avrebbe una durata più lunga di tre anni.
Espressi tale dichiarazione alla Rev.da Ispettrice, la quale mi esortò a rivolgermi con fiducia al Signore, interponendo l'intercessione del Servo di Dio Don Michele Rua. Accettato con riconoscenza tale consiglio, mi rivolsi fiduciosa fino da quel tempo, marzo 1928, al secondo Successore di D. Bosco, e, con mia grande sorpresa incominciai subito un sensibile miglioramento che andò man mano accentuandosi fino a restituirmi completa guarigione. Ora l'ulcera non si manifesta più; nemmeno nei suoi infimi effetti: io mi sento bene e posso nutrirmi con qualunque cibo.
Sia gloria al Signore, sempre mirabile nella sua onnipotenza e nella sua bontà, ed onore al grande Servo di Dio, al quale esorto di ricorrere nelle afflizioni e nei bisogni della vita!
12-IX-1945. Sr. REGINA DE POLLO, F. M. A.
PISA - APPENA TERMINATA LA NOVENA. Nell'anno 1943 alla fine del mese di marzo iniziai una novena al Servo di Dio D. Rua affinchè mi facesse ottenere un impiego per il mio marito quasi allora settantenne. Appena terminata la novena si presentò alla casa un signore domandando di mio marito e se voleva assumere l'incarico di Accertamenti Agricoli. Non si può immaginare la mia gioia.
Riconoscente prego di pubblicare la grazia.
6-VI-1945. ANITA VALVASSAI.
TORINO - ERA ANGINA PECTORIS?
Tempo fa ricevetti dalla sorella la notizia che mio cognato, guarito da pleurite, sentiva disturbi al cuore così forti che certe volte temeva di rimaner soffocato. Il medico accennava essere angina pectoris.
Invitai allora la sorella a pregare Don Rua cori una novena per la guarigione del cognato. Io pure iniziavo contemporaneamente la novena facendola inginocchiato dinanzi alla tomba di Don Rua. L'ultimo giorno della novena, ricevevo la notizia che il cognato, fatta la radiografia, anzichè avere l'angina pectoris, aveva un lieve deposito causato dalla pleurite. Ora ogni disturbo è cessato e gode ottima salute.
Riconoscente adempio la promessa di far pubblicare la grazia, affinchè venga maggiormente conosciuto ed invocato il Servo di Dio Don Michele Rua.
12-1-1944. GIOVANNI ORIZIO.
NOVENA
consigliata da S. Giovanni Bosco per ottenere grazie e favori da Maria SS. Ausiliatrice.
1° Recitare per nove giorni: tre Pater, Ave, Gloria al SS. Sacramento con la giaculatoria Sia lodato e ringraziato ogni momento il Santissimo e Divinissimo Sacramento, tre Salve Regina a Maria SS. Ausiliatrice con la giaculatoria Maria Auxilinrn Christianorum, ora pro nobis.
2° Accostarsi ai SS. Sacramenti.
3° Fare un'offerta secondo le proprie forze per le Opere Salesiane.
4° Aver molta fede in Gesù Sacramentato e in Maria SS. Ausiliatrice.
ORAZIONE DI S. BERNARDO
Ricordati, o piissima Vergine Maria, non essersi mai udito che sia stato abbandonato chi ha ricorso a Te, implorato il tuo aiuto, chiesto il tuo soccorso. Io, animato da tale confidenza, o Madre, Vergine delle Vergini, a Te ricorro, a Te vengo, peccatore contrito, dinanzi a Te mi prostro. Deh, o Madre del Verbo, non sdegnare le mie preghiere, ma ascoltale propizia, ed esaudiscimi. Così sia.
FIORETTO A MARIA
Visitare una persona inferma, esortandola a sentimenti di fiducia in Maria Santissima.
S. Em. Rev.ma il sig. CARD. PIETRO BOETTO, Arcivescovo di Genova, † il 31 gennaio u. s.
Proprio nel giorno della festa di Don Bosco è volata al cielo l'anima dell'eletto figlio di Sant'Ignazio, che contava gli anni della sua preziosa vita religiosa dalla morte del nostro Santo, ed il 31 gennaio 1931 veniva chiamato dalla Santa Sede a collaborare più direttamente con la suprema autorità ecclesiastica come Consultore della Sacra Congregazione dei Religiosi. La Sacra Porpora fece rifulgere in tutta la Chiesa, con successive mansioni nella Curia Romana e nel ministero pastorale, le virtù che lo avevano accreditato fino all'alto ufficio di Assistente generale per l'Italia nella Compagnia di Gesù. Genova esaurì il suo gran cuore di Pastore e di Padre nelle vicende tragiche della guerra ed ebbe in lui il suo salvatore: poichè a lui si arresero, alla vigilia della liberazione, le potentissime truppe germaniche, rinunziando ai disegni di distruzione che avrebbero potuto fare in brev'ora di tutta la città un cimitero. Noi gli siamo particolarmente grati per la paterna benevolenza usata alla Famiglia Salesiana e ne serbiamo la memoria in venerazione.
Sac. CRISTOFORI MARTINO, da Grauno (Trento), † a Berlino il 1-VII-1945 a 68 anni.
Anima nobile e generosa, aveva accettato, più che sessantenne, l'assistenza degli italiani dislocati nella capitale germanica. E là è rimasto tutto il tempo della guerra a confortare i nostri connazionali col suo sacro ministero. Nelle ultime ore della resistenza di Berlino fu costretto anch'egli, col piccone alla mano, a sgombrare macerie e cadaveri dalla Cancelleria. Ferito al petto, il 28 aprile, soccombette per infezione. Il Nunzio Apostolico scrisse: « È spirato vittima del suo zelo: ferito, continuò imperterrito il suo lavoro pastorale e quando, sfinito, si confidò ai medici, era troppo tardi. Egli era rimasto, con vero eroismo, al suo posto, molto apprezzato ed amato da un gruppo di altri sacerdoti italiani, eroi come lui: magnifico esempio di santa solidarietà nel bene ».
Sac. GAZZETTI PIETRO, da Marsaglia (Modena), † a Fossano (Cuneo) il 25-XII-1945 a 74 anni.
Sac. NARDELLA ENRICO, da S. Marco in Lamis (Foggia), † a Cisternino (Brindisi) il 20-X-1943 a 69 anni.
Sac. PARISI PIETRO, da S. Nicolò di Trebbia (Piacenza), † a Shanghai (Cina) il 26-VIII-1942 a 47 anni.
Sac. SISTI UMBERTO, da Ossona (Milano), † a Piossasco (Torino) il 16-x11-1945 a 3o anni.
Sac. SACCHETTI ALFREDO, da Firenze, † a Corigliano d'Otranto (Lecce) il 21-XI-1945 a 74 anni.
Ch. PENENGO ARMANDO, da Vinchio (Asti), † a Shanghai (Cina) il 10-1-1945 a 21 anni.
Coad. VERITÀ GIUSEPPE, da Peschiera (Verona), † a Mogliano Veneto (Treviso) il 16-XII-1945 a 82 anni.
Coad. NASSETTA VINCENZO, da Sortino (Siracusa), † a Palermo il 20-XI-1945 a 75 anni.
Coad. MIGLIETTA PAOLO, da Occimiano (Alessandria), † a Novara il 7-I-1946 a 6o anni.
Coad. REPETTO BENEDETTO, da Nostra Signora del Pilar (Argentina), † a S. Pier d'Arena il 13-x-1945 a 71 anno.
Colonnello N. U. GUIDO CALVI di Rosignano Monferrato, † ad u. s. a 77 anni.
Intelligenza aperta, cuore sensibile e generoso, beneficò di preferenza l'infanzia povera e sofferente. Ammiratore dell'Opera di S. Giova Bosco donò in vita una Casa di riposo a San Remo per i Missionari Salesiani e volle beneficare le nostre Missioni anche in punto di morte. Il Signore lo rimuneri colla gloria del Cielo.
ZAVATTARO-TORELLI MARIA, † a Borgo S. Martino il 4-VI-1945 a 76 anni.
Colla preghiera e col lavoro santificò la sua vita, benedetta da Dio colla vocazione sacerdotale di uno dei suoi cinque figli alla Società Salesiana.
Altri Cooperatori defunti:
Albera Rosina, Vigone (Torino) - Aleotti Ester, Argenta (Ferrara) - Andreoni Giuseppe, Parma - Antolini Giuseppina, Tione (Trento) - Arella Elisa, Vigevano (Pavia) - Aruga Umberto, Riva di Chieri (Torino) - Aschieris Virginia ved. Caffo, Susa ('Torino) - Avondo Quinta, Lozzolo (Vercelli) - Babini Anna, Faenza (Ravenna) - D. Baldini D. Policarpo, Montegabbione (Terni) - Balestra Giovanna, Milano - Banchero Suor Claretta, Sampierdarena (Genova) - Banchero Santo, Savignone (Genova) - Bassanelli Antonio, Premolo (Bergamo) - Battaglia Guido, Chiesa (Sondrio) - Benvegnù Ambrogio, Martellago (Venezia) - Bercini Eufrasia, Parma - Bernuzzi D. Pietro, Stagno Lombardo (Cremona) - Bighelli Toscana. Zevio (Verona) - Boella Corsetti Daria, Torino - Boerio Maria, Montalenghe (Torino) - Boggio Domenica, Mezzomerico (Novara) - Borsano Giacomo, Fresonara (Aless.) - Braga D. Giovanni, Trezzolano (Verona) - Briccoli Marianna, Germignaga (Varese) - Bruzzone Ivaldi Angela, Acqui (Aless.) - Bussi Francesco, Rirarolo (Torino) - Cabodi Giuseppe, Lanzo (Torino) - Calilli D. Corrado, Torino - Cambiano Mons. Carlo, .Dono (Varese) - Cantore Domenica, Chiusa S. Michele (Torino) - Cappellini Carolina, Carugo (Conto) - Capra Luigi, Pomaro (Aless.) - Carena Mauriziana, Tortona (Aless.) - Carpenè Giuseppina, Scomigo (Treviso) - Catotti Domenico, Capo di Ponte (Brescia) - Cattoretti Clementina, Casorate Sempione (Varese) - Cena Margherita, Montalenghe (Torino) - Chiappino Carolina, Casalborgone ('Torino) - Chizzola Domenica, Mori ('Trento) - Cipolleschi D. Antonio, Mercatale di Cortona (Arezzo) - Coggiola Giuseppe, Lu Monf. (Aless.) - Colombo Claudina, Arosio (Como) - Colombo Margherita, Maggianico (Como) - Como Lorenzo, Confienza (Pavia) - Conte Suor Maria, Sampierdarena (Genova) - Conterno Caterina, Farigliano (Cuneo) - Corbellini Adele, Melegnano (Milano) - Corrado Elvira, S. Margherita Ligure (Genova) - Cossano Ugliano Giovanna, Vestignè ('Torino) - Crazzolara Giuseppe, S. Cassiano (Bolzano) - Demaria Stefano, Canelli (Asti) - Ducale Angelo, Valtorttenza (Aosta) - Fabris Baldissera Caterina, Gemona (Udine) - Fabris Francesco, Terzo di Aquileia (Udine) - Fabris Baldissera Irene, Gemona (Udine) - Facinelli Virginia, Revò ('Trento) - Fassi Teresa, Cherasco (Cuneo) - Fassina Maria, Mirano (Venezia) - Ferranti Elisabetta ved. Colombo, Malgrate (Como) - Ferraro Ferdinando, Montemagno (Asti) - Ferraro D. Pietro, Montemagno (Asti) - Frittoli Angelo, Cremona - Fumi D. Vincenzo, Orvieto (Terni) - Gariboldi Giuseppina, Lacchiarella (Milano) - Gatti Serafina ved.- Vimercati, Sairano (Pavia) - Gennero Caterina, Fatele (Cuneo) - Genoni Giovanni, Castano Primo (Milano) - Ghilardi Maddalena, Marane (Brescia) - Gianasso Carlotta, Mombello (Torino) - Giorla Giuseppe, Saronno (Varese) - Goria Edoardo, Tigliole (Asti) - Inglese Maria, Semiana (Pavia) - Lunaro Romilda, Finale Ligure (Savona) - Malfettani Maria, Bosco Marengo (Aless.) - Marchetti Enrichetta, Bolzano - Mari D. Arnaldo. Torre S.- Severo (Terni) - Marone Maria, Mosso S. Maria (Vercelli) - Martini Maria ved. Scalerandi, Cavour (Torino) - Mina Ambrogio, Aranco (Vercelli) - Molaro D. Angelo, Gradisca (Gorizia) - Motetti Teol. Giuseppe, Mombello (Torino) - Mottura Giuseppe, Cardè (Cuneo) - Nebuloni Teodolinda, Parabiago (Milano) - Panichella Antonio, Montefano (Macerata) - Parodi Angela e Santina, .Sampierdarena (Genova) - Pastorelli Antonio, Carpasio (Imperia) - Patrucco Paolo, Candia Lom. (Pavia) - Pavesi Innocente, Castiglione d'Adda (Milano) - Piacentino Maria Piola, Roccltetta Tanaro (Asti) - Pignone Caterina ved. Sibilla, Pieve di Teco (Imperia) - Pipparelli D. Domenico, Ficulle (Terni) - Trina Luigi, Candia Lom. (Pavia) - Quaroni Ettore, Barasso (Varese) - Ravazzoni Agnese, Capo di Ponte (Brescia) - Ribaldone Domenica, Lu Monf. (Aless.) - Rovigatti geom. Natale, Ficarolo (Rovigo) - Salice Paolo, Musso (Como) - Scarante Mons. Antonio, vescovo di Faenza (Ravenna) - Segna Mario, Rosasco (Pavia) - Sola Lorenzo, Cartuagnola (Torino) - Spriano Albina, Cantavenna (Aless.) - Stefani Maria, Condino (Trento) - Tabanelli Giuseppe, Bologna - Taccone Rosa, Candia Lom. (Pavia) - Tavasci Emma, Gordona (Sondrio) - Tonso Maria, Balocco (Vercelli) - Topran Sante, Padola (Belluno) - Uslenghi Luigi, Chivasso (Torino) - Vignolo Matteo, Sezzadio (Aless.).