ANNO LXX NUMERO 6 - 15 APRILE 1946
I Decurioni - Don Bosco modello del Sacerdote Cattolico (continuazione) - Echi di cronaca (Conferenzee salesiane e feste di S. Giovanni Bosco): Chieri, Fiesole, Finalmarina, Giarratana, Molfetta, Monza, Orvieto, Pinerolo, S. Severo, Voghera. Necrologio.
Nel numero precedente abbiamo riassunto dai Regolamenti, in forma schematica, i cómpiti dei Direttori Diocesani della Pia Unione dei Cooperatori e delle Cooperatrici Salesiane. Riassumiamo ora, nella stessa forma, quelli dei Decurioni.
ELENCO DEI COOPERATORI
I Decurioni hanno la direzione della Pia Unione nei singoli centri.
È quindi necessario: 1) che se ne procurino l'elenco, chiedendolo, se già non l'hanno, alla Direzione Generale dei Cooperatori Salesiani, Via Cottolengo 32 - Torino (109);
2) che lo conservino e lo tengano aggiornato, comunicando alla Direzione Generale correzioni, cambiamenti, decessi;
3) che lo accrescano, con saggia discrezione, di nuovi e fattivi Cooperatori.
CONFERENZE
Ai Decurioni è pure affidata l'organizzazione delle due Conferenze annuali, prescritte dal Regolamento, in occasione delle feste: di S. Francesco di Sales (29 gennaio) e di Maria Ausiliatrice (24 maggio).
Ricordiamo la forma tradizionale di questi pii convegni: si iniziano col canto di un mottetto o di una lode; si legge un tratto della vita e delle opere di S. Francesco di Sales; quindi l'oratore tiene la conferenza; si conchiudono possibilmente con la Benedizione Eucaristica. Ove non è possibile tenere la conferenza in pubblico, non si rinunzi almeno ad una familiare riunione dei Cooperatori che valga ad informarli dell'attività salesiana e ad infervorarne lo zelo.
Molti Decurioni riescono anche a promuovere conferenze più frequenti, approfittando del passaggio di qualche salesiano o di altri sacerdoti cooperatori. Alcuni riescono persino a tenerla mensilmente come ritiro mensile od esercizio della buona morte.
L'oratore conviene sia sempre Salesiano o Direttore Diocesano, o Decurione, o almeno Cooperatore.
CULTO DI MARIA SS. AUSILIATRICE - FESTE SALESIANE
Si raccomanda ai Decurioni di promuovere:
1) Il culto di Maria SS. Ausiliatrice: a) celebrandone la festa; b) curando la pia pratica del 24 dì ogni mese; c) erigendo l'Associazione dei Divoti di Maria Ausiliatrice.
Dove non è possibile disporre di un altare proprio, se ne esponga l'immagine nel giorno delle funzioni. Dove non si può celebrare la festa con predicazione, si inviti l'oratore del mese mariano a parlare di Maria Ausiliatrice.
2) Il culto di S. Giovanni Bosco: Festa il 31 gennaio; funzioni commemorative, l'ultimo martedì del mese, o il martedì di ogni settimana.
3) Il culto della Beata Mazzarello: Festa il 14 maggio.
NB. - Delle conferenze, feste e manifestazioni promosse, la Direzione Generale gradisce sempre una breve relazione per la cronaca che, quando si può, si pubblica anche nel Bollettino.
COMITATI DI AZIONE SALESIANA
Per la cura della cooperazione giova ai Decurioni costituire Comitati di Azione Salesiana, composti di pochi, volenterosi ed attivi Zelatori e Zelatrici, che si prestino all'uopo. Un membro del Comitato potrà avere anche l'incarico di raccogliere le offerte dei Cooperatori da inviare alla Direzione Generale delle Opere e Missioni di S. Giovanni Bosco.
CONVEGNI SALESIANI
In occasione di Convegni salesiani, i Decurioni sono vivamente pregati di intervenire o di mandare la loro adesione, curando il maggior concorso possibile dei Cooperatori e delle Cooperatrici.
(Continuazione pag. 40).
V.
Prete coi poveri. A settant'anni, Don Bosco si commoveva fino alle lacrime, riandando una lezione impartita da sua madre povera a lui studente poverino, lezione il cui epilogo era stata una minaccia del tenore seguente: « Se tu ti facessi prete e per sventura diventassi ricco, io non verrò a farti una sola visita: ricordalo bene » . Lo ricordò, sì, lo ricordò bene! Sempre egli si ritenne non padrone, ma semplice amministratore dei tesori inviatigli dalla Provvidenza. Penetrato dunque com'era per conto suo della prima beatitudine evangelica, vedeva nei poveri i suoi coeredi del cielo, quali furono istituiti dal Signore stesso. Ospite di un Vescovo, un giorno, lasciato solo in palazzo, chiamò a mensa con sè il cameriere e il giardiniere. Alle loro umili scuse: - Come ? disse. Non volete stare con me ? Non dovremo stare insieme per sempre? - Al par di Gesù, predilesse i poverelli, e tra i figli del popolo sceglieva, al par di Lui, i suoi discepoli. E poi chi non sa che dire Don Bosco è dire gioventù povera? Che edificazione vederlo entrare in casa di povera gente col cappello in mano! Narrando come nessun bisognoso ricorresse a lui senz'averne qualche soccorso, il biografo chiude con una luminosa espressione: « Così povero, Don Bosco era generoso come un re ». Il Messia fra i caratteri autentici della sua divina missione indicò il pauperes evangelizantur d'Isaia; il prete tanto più è prete, quanto più ritrae del divino modello anche nell'evangelizare pauperibus.
VI.
Prete coi grandi. Così modifico un tantino la frase che viene dopo i poveri nella dichiarazione di Don Bosco, per potervi includere, con quel che egli espresse, quello pure che certamente sottintese. Non tutto era là da specificare. Ma tra i poveri e i re, non ci stanno solo i ministri: se si trasandassero le persone facoltose e le istruite, si lascerebbe aperta una lacuna estranea al pensiero di Don Bosco, avendo egli avuto frequentissimi contatti con uomini ricchi di avere o di sapere. Alle porte dei doviziosi Don Bosco picchiò, picchiò senza tregua. Ricevette in copia. Profonda la sua gratitudine, ma da prete, cioè ignara di ciò che avesse aria di servilismo. Egli moveva da questo principio: «Noi facciamo pure ai ricchi una carità grande, aiutandoli a osservare il precetto divino del quod superest date eleemosynam ».
Se coi ricchi non piaggiava, coi dotti non si metteva in soggezione, perchè anche con loro si sentiva prete. Non hanno pur essi un'anima da salvare? Non si può rileggere senz'essere compresi d'ammirazione il suo colloquio col settantenne conte Cibrario, storico di una certa rinomanza e ministro di Stato. Don Bosco arrivò al punto da parlargli così: «Signor Conte, ella sa che io le voglio molto bene e ho molta stima di lei. Orbene, se, come dice, la sua vita non può essere lunga, si ricordi che prima di morire ha qualche partita da aggiustare con la santa Chiesa». A Paolo Bert, già ministro della pubblica istruzione con Gambetta, non solo mise innanzi il pensiero della vita eterna, ma fece accogliere di buon grado la revisione immediata d'un suo libro di morale, in quei giorni assai discusso. Possediamo, dettato da D. Bosco stesso, un dialogo veramente storico da lui tenuto a Parigi con Victor Hugo. Non spinse egli l'incredulo scrittore a meditare seriamente sull'inferno? Abbiamo già visto come nemmeno dinanzi agli uomini del potere Don Bosco non ismentisse se medesimo, nè solesse lasciare alla porta o attenuare la sua franchezza apostolica. Obbediva, sì, all'ingiunzione non meno apostolica del Reddite omnibus debita... cui honorem, honorem; quindi non mai una parola spregiatrice per i governanti; quindi volere nei suoi il rispetto all'autorità costituita. Ma, per quanto corressero tempi assai critici, egli si mantenne prete senza epiteti di conio più o men profano. Il ministro Rattazzi gli chiede se per il suo operato a danno della Chiesa sia incorso nella censura. Don Bosco domanda tre giorni per riflettervi ; poi torna con questa risposta: «Eccellenza, ho esaminato la questione ed ho cercato e studiato per poterle dire che Ella non fosse incorsa nelle censure; ma non ci sono riuscito». Vi è poi un episodio che ne vale cento. A Lanzo Torinese, inaugurandosi la ferrovia, fu scelto quel collegio salesiano per servirvi il rinfresco alle autorità. Intervennero i ministri Depretis, Nicotera e Zanardelli con senatori e deputati. Don Bosco vi si recò per cavare, diceva, quel direttore dagl'imbrogli. Adagio adagio divenne il re della conversazione, volgendo maestrevolmente le chiacchiere di quei signori a riflessi salutari.
Indi a poco discorrendo con i suoi dell'accaduto, osservava: « Credo che da molto tempo quei ministri e deputati non sentivano più tante prediche... Sono anche povera gente: non odono mai una parola detta col cuore o una verità in modo da non inasprirli».
Nella dichiarazione, che veniamo illustrando, si accenna al Re. Non è puro riempitivo o enfasi di espressione. Sperimentarono, fra gli altri, i Reali di Napoli tutta la schiettezza e libertà sacerdotale di Don Bosco. E i moniti reiterati a Vittorio Emanuele II ? Irritavano essi il Re e lo impensierivano; ma ciò non impedì che questi fosse udito dire all'Arcivescovo di Genova Monsignor Charvaz: « Monsignore, sa, Don Bosco è veramente un santo ». Rem acu tetigit. Proprio lì sta il segreto di tutto, nella santità. Veritas odium parit; ma non quando la condisce vera carità sacerdotale. Allora la verità è l'evangelica liberatrice.
Entro la cornice della dichiarazione al Ricasoli vi sarebbe posto ancora per parecchie altre cose. Alcune almeno sembrano indispensabili all'integrità del disegno. (Continua).
CONFERENZE SALESIANE E FESTE DI S. GIOVANNI BOSCO
CHIERI ha offerto il suo vasto Duomo, che si è gremito di Cooperatori, Cooperatrici ed amici per la Conferenza salesiana. Lo zelante Arciprete Teol. Lucco-Castello, che col venerando Clero chierese sa mantenere così viva la divozione a Don Bosco, lo mise tutto a disposizione dei Salesiani, i quali vi hanno concluso la solennità esterna di S. Francesco di Sales.
FIESOLE - Il Direttore Diocesano Mons. Agostino Bigi ha suscitato vivo interesse anche fra gli alunni del Seminario, i quali, pur avendo come lui sofferto tante depredazioni nella ritirata dei nazisti. hanno voluto inviare la loro offerta per le Opere Salesiane.
A FINALMARINA tiene viva la fiamma della divozione a S. Giovanni Bosco il nostro ex allievo rev.mo Can. Valentino Cogno, il quale anche quest'anno ha tenuto nella sua chiesa il triduo in preparazione alla festa liturgica, richiamando Cooperatori e Cooperatrici ad una fervida manifestazione di pietà.
GIARRATANA - È dal 1937 che lo zelante Decurione Don Michelangelo Milito, celebra la festa di S. Giovanni Bosco nella chiesa di S. Antonio Abate, ove fiorisce la Pia Unione dei Cooperatori. Quest'anno vi fece precedere le Sante Quarantore predicate dal Can. D. Pasqualino Castro da Biancavilla, che attrasse immensa folla. L'esimio Direttore didattico, sig. Russini Giorgio, anche quest'anno permise a tutte le scolaresche di partecipare coi loro insegnanti alle funzioni ed alla Comunione generale. Gli alunni assistettero pure al pranzo che suol darsi ai fanciulli poveri ed orfani, sulla spianata della chiesa, dopo la Messa solenne, fra le acclamazioni e gli evviva a S. Giovanni Bosco, traendone viva edificazione e stimolo a far del bene.
MOLFETTA - Chiamati dall'Ecc.mo Vescovo Diocesano alla costruzione della Parrocchia S. Giuseppe ed all'inizio dell'Opera salesiana, i nostri confratelli hanno avuto l'adesione di tutta la cittadinanza alla prima festa di Don Bosco, celebrata con solennità, il 3 febbraio u. s. Invitati dal direttore D. Piacente, fin dal 31 gennaio, tutti i giovani delle Associazìoni Cattoliche parrocchiali, degli Oratori, dell'ASCI e della FUCI, insieme col Seminario Vescovile, si raccolsero nella chiesa del Purgatorio ad ascoltare la parola del nostro Don Fiori, che li preparò alla grande giornata. Celebrò la Messa della Comunione generale lo stesso Ecc.mo Vescovo Mons. Salvucci, il quale al Vangelo ricordò l'invito rivolto a Don Bosco dall'indimenticabile D. Apicella per assumere la direzione della sua casa per sordomuti. Il Santo allora si scusò dicendo di non poter soddisfare quel desiderio per scarsità di personale; ma che a Molfetta contava di far qualcosa a tempo opportuno. «Ecco soggiungeva il Vescovo - che la profezia di Don Bosco sì avvera oggi ». E ne trasse motivo di incoraggiamento ai giovani a trar profitto dall'educazione salesiana. Nel pomeriggio gli alunni dell'Oratorio Pio XI del Seminario regionale offersero un trattenimento drammatico musicale illustrando l'Opera degli Oratori e divisero il programma coi giovani dell'Oratorio S. Filippo Neri. La scuola di canto del Seminario Vescovile e quella del Seminario Regionale si alternarono nelle esecuzioni, tanto alle funzioni come all'accademia.
MONZA - Nella chiesa del S. Cuore, il 10-11 u. s. ferventi Cooperatori hanno promosso la divozione a D. Bosco con una festa che non poteva riuscire più solenne e fruttuosa. Predicò il triduo un valente Padre Francescano che attrasse molte anime ai santi Sacramenti. Ogni sera, dopo la funzione religiosa, giovani e uomini si soffermavano per ascoltare apposite conferenze che illustravano sempre meglio la spirito del Santo. La folla non si stancava di ammirare il bel quadro dipinto dal pittore Dalle Ceste sull'altare che lo zelante D. Luigi Maggioni ha dedicato all'apostolo della gioventù. Un altro Cooperatore si è già impegnato per un quadro di Maria SS. Ausiliatrice per la prossima solennità di maggio.
ORVIETO - Il Direttore Diocesano, rev.mo Can. Tarcisio Maggioni anche quest'anno ha dato alla festa di Don Bosco la massima solennità. Il triduo di predicazione attirò folla di devoti, ex allievi e Cooperatori nella chiesa di S. Francesco. Celebrò la santa Messa della Comunione generale S. E. Mons. Vescovo, il quale coronò la festa, dopo il panegirico tenuto da D. Alberto Saleppi, con la benedizione pontificale.
PINEROLO ha offerto, come gli altri anni, il suo bel Duomo per la Conferenza Salesiana, e lo zelo del Direttore Diocesano, favorito dalla cordialità del ven. Capitolo, vi ha saputo raccogliere una folla di Cooperatori e di Cooperatrici. Parlò il nostro Don Fogliasso. S. E. Rev.ma Mons. Binaschi, vescovo diocesano, che segue con tanto affetto l'opera nostra, ha coronato la conferenza con la Benedizione eucaristica pontificale.
SAN SEVERO - La festa in onore di Don Bosco, che attrae sempre tanta folla all'altare del Santo, ha assunto quest'anno particolare solennità per la coincidenza del 40° di fondazione dell'Oratorio e Istituto Salesiano. Fu infatti nell'ottobre del 1905 che, per la munificenza della N. D. Assunta Fraccacreta-Masselli, si potè iniziare l'opera provvidenziale. Un Comitato di onore, presieduto da S. E. Rev.ma il Vescovo Diocesano Mons. Orlandi colla partecipazione delle autorità ecclesiastiche, civili e militari, ed un Comitato esecutivo, presieduto dal Direttore Diocesano Mons. Canelli e formato da zelanti Cooperatori, Cooperatrici ed ex allievi, curò il programma dei festeggiamenti che riuscirono un trionfo.
Il 6 febbraio, una imponente processione trasportò la statua del Santo dall'Istituto Salesiano alla chiesa di San Severino ove, il giorno seguente, Mons. Aristide D'Alessandro, con la ben nota eloquenza, incominciò la predicazione del triduo.
Funzioni speciali furono riservate agli alunni delle scuole, alla gioventù maschile ed alla gioventù femminile. Il 10 febbraio, giorno della solennità, Comunione generale. S. E. Rev.ma assistette pontificalmente alla Messa cantata ed al panegirico del Santo. Alle ore 16, nel salone dell'asilo « M. Trotta », gremito di sceltissimo pubblico, l'Avv. Cav. Antonio Tendi tenne la Conferenza Salesiana commemorando gli otto lustri di vita dell'Opera nostra nella città. Mons. Vescovo chiuse la giornata colla Benedizione eucaristica. L'indomani, la statua del Santo venne riportata all'Istituto, dove gli alunni offersero un grazioso trattenimento ai Cooperatori, alle Cooperatrici cd agli ex allievi. Nei iq mesi di sfollamento forzato per la requisizione dei locali da parte delle autorità alleate, il nostro Istituto aveva trovato ospitalità nel Seminario. Rientrato in sede il a luglio 1945, ebbe subito la gioia di un bel gesto del Comune che intitolò il viale d'ingresso al nome di S. Giov. Bosco. Si attende ora uno sviluppo proporzionato al fervore dei Cooperatori ed all'affluenza della gioventù.
VOGHERA - La tradizionale festa di Don Bosco che il Rettore Can. Prof. D. Giovanni Zanoni promuove ogni anno con tanto zelo nel santuario di S. Giuseppe, ha assunto maggiore solennità, il 10 febbraio u. s. per l'intervento di S. E. Mons. Coppo. Lo stesso rev.mo Rettore predicò il triduo di preparazione infervorando Cooperatori ed ex allievi. Il Vescovo missionario celebrò la Messa della Comunione generale ed assistette pontificalmente a quella cantata, tenendo l'Omelia. Nel pomeriggio, dopo i Vespri ed il panegirico detto da D. Magistrelli, impartì la benedizione eucaristica. Il programma corale fu affidato alla cantoria del Duomo che, sotto la direzione del M° Ferrari, ex allievo, fece gustare musica dei migliori maestri. Decoroso l'addobbo e l'illuminazione del tempio e dell'altare maggiore su cui spiccava sorridente il quadro del nostro Santo. Mons. Coppo presiedette anche il convegno ex allievi, che costituì ufficialmente l'Unione della Diocesi di Tortona.
Can. Don EDGARDO CHIAPPONI, † a La Spezia (Pitelli), il 17-1 u. s. a 70 anni.
Parroco della cattedrale di Brugnato e Canonico Penitenziere, insegnò nel Seminario Vescovile per un ventennio, poi si ritirò, per motivi di salute, a vita privata, prodigando la sua carità ed il suo ministero ai poveri ed ai bisognosi.
Zelantissimo Cooperatore, volle beneficare anche in morte la Società Salesiana.