BOLLETTINO SALESIANO

ANNO LXX NUMERO 8 - 15 MAGGIO 1946

Il Centenario dell'Oratorio di Valdocco. - Don Bosco modello del Sacerdote cattolico (continuazione). - Echi di cronaca: Borgosesia, Conegliano Veneto, Genova-Sampierdarena, Macerata, Merano, Napoli, Novara, Pavia, Pisa, Umbertide, Venosa.

IL CENTENARIO dell'Oratorio di Valdocco.

Ottima occasione di ricordare e commemorare coi Cooperatori Salesiani il Centenario dell'Oratorio Salesiano di Valdocco, rispondendo all'appello del nostro venerato Rettor Maggiore, è la prossima festa di Maria Ausiliatrice.

L'opera che, iniziata umilmente ma stabilmente cento anni fa nella casa Pinardi, ha avuto sviluppi così consolanti, è opera di Maria Ausiliatrice. Essa la volle e la ispirò a Don Bosco; Essa gli assegnò e mostrò i campi di apostolato, le mète da raggiungere e gli diede i mezzi dell'attuazione. Questo è opportunamente illustrato nel Santuario di Maria Ausiliatrice, nella Cappella delle reliquie, dall'affresco del Crida che riproduce il sogno nel quale la Madonna additò a Don Bosco quel sito consacrato dal martirio dei santi Solutore, Avventore e Ottavio e le tre chiese segnanti le tappe e i progressi dell'Oratorio. Tutta la Basilica di Maria Ausiliatrice è il centro, la sintesi, il monumento eloquente dell'opera di Dio da Valdocco irradiatasi nel mondo. È quindi doveroso che i Cooperatori, con gli altri membri delle famiglie salesiane, in questa ricorrenza centenaria rivolgano l'attenzione al Santuario di Valdocco, si raccolgano sotto lo scettro di Maria Ausiliatrice per sciogliere l'inno del ringraziamento e prendere gli auspici di nuove, sante, benefiche attività.

La ripresa del movimento salesiano dopo il doloroso periodo e le distruzioni della guerra, e l'opera di ricostruzione materiale e morale da tutti desiderata e attesa debbono iniziarsi e svolgersi nel nome di Maria Ausiliatrice.

La Madonna di Don Bosco, che tante prove della Sua celeste protezione e predilezione ci ha dato in questo centenario dell'Oratorio di Valdocco, continuerà ad esserci guida, maestra, potente aiuto.

Vogliate, benemeriti Direttori Diocesani e Decurioni, nella prossima festa di Maria Ausiliatrice chiamare a raccolta i Cooperatori Salesiani attorno ai Suoi altari e, ricordando le meraviglie da Lei operate nel primo periodo dell'opera di S. Giovanni Bosco, incoraggiarne la generosa, provvidenziale cooperazione.

Il Successore dell'Apostolo di Maria Ausiliatrice, a nome della Società Salesiana, esprime a Voi e, per mezzo vostro, ai Cooperatori Salesiani, viva riconoscenza assicurando preghiere.

Dalle "Norme direttive ".

I) CONFERENZE SALESIANE. - Il Decurione metta ogni impegno perchè si tengano immancabilmente le due conferenze annuali prescritte dal Regolamento: per S. Francesco di Sales (29 gennaio) e per Maria Ausiliatrice (24 maggio). Se non può aver luogo la conferenza pubblica, si raccolgano i Cooperatori e le Cooperatrici in una riunione privata. Le date si possono spostare.

II) CULTO DI MARIA AUSILIATRICE. - Si raccomanda ai Decurioni di promuovere il culto di Maria Ausiliatrice: 1) celebrandone la festa; 2) introducendo la pia pratica del 24 d'ogni mese; 3) erigendo l'Associazione dei Divoti di Maria Ausiliatrice.

Dove non è possibile avere un altare proprio di Maria Ausiliatrice, se ne esponga l'immagine nel giorno delle funzioni. Dove non si può celebrare la festa con predicazione propria, si inviti l'oratore del Mese Mariano a parlare di Maria Ausiliatrice. NB. - Delle conferenze e manifestazioni promosse, si prega inviare breve relazione alla Direzione dei Cooperatori Salesiani, via Cottolengo, 32 - Torino.

Don Bosco modello del Sacerdote cattolico

(Continuazione pag. 59).

VII.

Don Bosco, prete in tutto, fu prete anche negli scritti. Non si atteggiava punto a scrittore ma scrisse libri su libri, e li scrisse unicamente per fare del bene. Si sta allestendo ora l'edizione delle sue opera omnia; son già usciti parecchi volumi. L'insieme di tante pubblicazioni - non meno d'un centinaio -mostrerà com'egli non abbia vergato una riga che non avesse l'intendimento di giovare alla fede e alla vita cristiana. Ragionando della sua « Storia ecclesiastica » Don Bosco enunziò un suo canone, che è indizio prezioso dei criteri letterari da lui seguiti. « Io, disse, non scrivo per i dotti, ma per il popolo e per i giovinetti. Se, narrando un fatto poco onorevole e controverso, turbassi la fede di un'anima semplice, non sarebbe un'indurla nell'errore ? Se espongo a una mente rozza il difetto di un membro di una congregazione, non le ingenero dubbi verso l'intera comunità E questo non è errore ? Solo chi ha sott'occhi la storia di duemila anni, può vedere che le colpe anche di uomini eminentissimi non offuscano affatto la santità della Chiesa, ma sono una prova della sua divinità... Le sinistre impressioni ricevute in tenera età da parole imprudenti portano sovente lagrimevoli conseguenze per la fede e per il buon costume ». Il buon costume! La sensibilità morale di Don Bosco, massime quando trattavasi di gioventù, vibrava a ogni più lieve tocco. Nelle sue opere complete noi avremo agio di ammirarne limpidamente specchiata la sua delicatezza sacerdotale nei rapporti di quella ch'ei denominava pudicamente la bella virtù.

Don Bosco, prete con tutti, fu prete con superiori e confratelli nell'ordine sacerdotale.

VIII.

Prete col Papa. La sua condotta verso il Papa è stata rettilinea, e tanto basta. Se ne tracciò così il programma: « Tutto col Papa, per il Papa, amando il Papa ». Un corollario di tal programma può prestarsi, mutatis mutandis, a molteplici applicazioni: « Quando vedete che un autore scrive poco bene del Papa, sappiate che il suo non è un libro da leggere ». « E le recenti annessioni delle province romane ? » l'interrogò un intimo. Questione scottante, che appassionava e divideva altresì persone del clero. Risposta: « Come cittadino, sono pronto a difendere la Patria anche con la mia vita; ma come cristiano e come sacerdote, non potrò mai approvare queste cose ». Un suo perfetto conoscitore, Mons. Manacorda, Vescovo di Fossano, testifica nell'elogio funebre: « Nessuno fra quanti l'avvicinavano, udì parola da lui che non fosse improntata... alla docilità d'innocente fanciullo » verso il Papa. Sul letto di morte ingiunse a Mons. Cagliero: « Dirai al Santo Padre ciò che finora ho tenuto come un segreto: La Pia Società Salesiana e i Salesiani hanno per iscopo speciale di sostenere l'autorità della Santa Sede, dovunque si trovino, dovunque lavorino ». Gli estremi accenti di Don Bosco su tal materia li raccolse il Card. Alimonda: « Tempi difficili, Eminenza! ho passato tempi difficili!... Ma l'autorità del Papa!... l'autorità del Papa!...».

IX.

Prete coi Vescovi. Venerava nei Vescovi la pienezza del sacerdozio. Prove sublimi della sua devozione ai Vescovi si ebbero i gloriosi perseguitati politici: l'Arcivescovo di Torino, Mons. Franzoni, durante la prigionia e l'esilio; l'Arcivescovo di Fermo, Card. De Angelis e quel di Guastalla, Mons. Rota, dannati a domicilio coatto in Torino. Ospitare un Vescovo nell'Oratorio stimavasi da Don Bosco gran fortuna: ne annunziava la venuta, lo attendeva alla porta, lo presentava ai giovani, tenendosi sempre a capo scoperto. Di tra le pieghe del decreto sull'eroicità delle virtù fa capolino un'allusione discreta discreta alle difficoltà corse fra Don Bosco e l'Arcivescovo Gastaldi. La storia della diuturna incresciosissima vertenza è ormai di pubblica ragione; chi la legge per intero, tocca con mano fino a qual segno in circostanze inverosimili Don Bosco sia stato prete col suo Vescovo.

X.

Prete coi preti. Il carattere sacerdotale, che Don Bosco rispettava nella propria persona, gli era oggetto di riverenza negli altri. Che cordialità incontravano sempre nell'Oratorio i sacerdoti! Ma intanto Don Bosco non si scordava di essere prete anche con loro; infatti non ne perdeva di vista le anime. « Il prete, soleva dire, deve attendere alla salvezza delle anime, ma prima d'ogni altra deve pensar a salvare la propria ». Suo ritornello ai preti:

« Un prete non va mai solo nè in paradiso nè all'inferno ». Onde l'amabile saluto nel congedare sacerdoti: « Salve; salvando, sàlvati ». Che deferenza nelle relazioni con parroci! Adeguata al concetto che aveva altissimo del ministero parrocchiale. La stessa deferenza egli insinuò bellamente nelle consuetudini delle sue case. Che schianto all'udire di preti che disonoravano il loro carattere! Non si perdeva per altro in sterili deplorazioni. Con rispettosa carità, ora di proprio moto ora per raccomandazioni di Vescovi, s'industriava a riabilitarli, esortandoli, tenendo con essi lunghe conferenze, porgendo soccorsi pecuniari. Per tal modo ne ridusse un bel numero all'onore sacerdotale. Che zelo per fare dei preti ! Le sue benemerenze dirette e indirette nel campo delle vocazioni ecclesiastiche sorpassano il credibile: la storia non le ha finora documentate a sufficienza. Previsto per tempo quale vuoto i pubblici rivolgimenti avrebbero prodotto nel clero, si adoprò a tutt'uomo per moltiplicare gli alunni del santuario, non badando a spese e a sudori, si fosse pur trattato, come non raramente avveniva, di cavare figli d'Abramo dai sassi. Certe iniziative posteriori nella Chiesa non sono che sviluppi di germi da lui posti. Chi non ha inteso menzionare i sogni di Don Bosco ? Ne ebbe talora di ben curiosi. Una volta, per esempio, vide Garibaldi andare per un bosco sparando ai corvi dell'aria. Che è, che non è, il formidabile cacciatore, sospeso il tiro e abbassati gli occhi al suolo s'accorse che tra i suoi piedi e tutto attorno, fin dove si stendeva il bosco, spuntava un'infinità di funghi con cappello da prete.

Qui la nostra cinematoscopia ha fine. Don Bosco, modello e gloria del clero cattolico, fu quello che fu, perchè fu prete, vero prete: prete nell'anima, prete nella vita, in tutta la vita. Così sarà in ogni tempo e di ogni prete, sol che di tutti i preti si possa, come già di Don Bosco, asserire: Lucerna eius est Agnus.

Don CERIA.

ECHI DI CRONACA

BORGOSESIA - Il Convitto operaie della Manifattura, diretto dalle Figlie di Maria Ausiliatrice, ha celebrato la festa di Don Bosco il 3 febbraio, con una fervida predicazione del parroco di Isolabella, D. Rollini.

CONEGLIANO VENETO. CONFERENZA SALESIANA - A corona della festa di Don Bosco, nel salone dell'Istituto Immacolata, delle

Figlie di Maria Ausiliatrice, l'avv. Carlo Grava, il 3 febbraio u. s. illustrò nella conferenza salesiana l'opera sociale del Santo. Erano presenti Mons. Emilio Antoniazzi, Arciprete del duomo e Direttore dei Decurioni, il Parroco di San Martino con i suoi Uomini Cattolici e distinte personalità della città. Allietarono la conferenza un concerto dei prof. Efrem Casagrande e Ottavio Curtolo, ex allievi, e due cori eseguiti a perfezione dalle alunne dell'Istituto magistrale annesso al Collegio, un'ode a D. Bosco recitata da un'alunna, un bozzetto recitato con brio dai bambini delle elementari e una geniale coreografia delle bimbe della scuola.

GENOVA-SAMPIERDARENA - Dopo gli alunni del nostro Istituto, i parrocchiani di S. Gaetano vennero preparati alla festa di Don Bosco, il 3 febbraio, dalla calda parola di S. E. Mons. Siri il quale celebrò le sacre funzioni.

MACERATA - Anche a Macerata intervenne S. E. Mons. Vescovo alla festa di Don Bosco, vi celebrò la Messa della Comunione generale e rivolse ai giovani la sua paterna parola. Apposite conferenze illustrarono agli ex allievi la figura del Santo ed il suo apostolato in mezzo al popolo.

MERANO. DON Bosco FRA GLI ORFANI - Il 3 marzo u. s. Merano ha inaugurato un Istituto per orfani di perseguitati politici dedicandolo alla memoria di un martire della Fede e della Patria, vittima della barbarie, Don Narciso Sordo. Vi intervennero tutte le autorità ecclesiastiche, civili e militari con S. A. il Principe Arcivescovo Mons. Carlo De Ferrari, il quale lo pose sotto la speciale protezione di Don Bosco, benedicendo solennemente un'artistica pala del Santo offerta agli orfani dagli studenti di Merano e di Bolzano. La giornata si iniziò con una duplice funzione nella chiesa di Santo Spirito, parrocchia degli Italiani, ove S. A. il Principe Arcivescovo parlò di Don Bosco alle Messe degli studenti, e presiedete la grandiosa processione che recò la pala all'Istituto. Il Rettor Maggiore vi mandò una speciale reliquia excarne, recata da un parente della vittima, il nostro Don Antonio Sordo. Giunta la pala alla cappella e collocata sull'altar maggiore, il Principe Arcivescovo celebrò la Messa e tenne ancora un ispirato discorso agli orfani ed a tutti i cittadini, rievocando anche l'eroica figura del titolare. Nel pomeriggio, gli orfanelli rappresentarono «Don Bosco fanciullo » al teatro Puccini alla presenza dell'Arcivescovo, delle autorità e di una eletta folla di popolo plaudente.

NAPOLI. CONGRESSO PARROCCHIALE DI EDUCATORI - Per commemorare degnamente l'Enciclica Quaemadmodum, il Parroco della chiesa dell'Ascensione ha indetto un Congresso Parrocchiale degli Educatori, che ha coronato il triduo e la festa di S. Giovanni Bosco. Nella mattinata del 31 gennaio, gli alunni delle scuole e i giovani delle associazioni parrocchiali si accostarono divotamente alla santa Comunione. Nel pomeriggio, la chiesa si gremì di insegnanti delle scuole elementari, medie e superiori. In presbiterio erano tutte le autorità scolastiche, ecclesiastiche e civili, col Provveditore agli Studi, prof. Francesco Scaglione, l'on. Giulio Rodinò, i Presidi e le Direttrici delle pubbliche scuole governative e pareggiate. Il Congresso si aperse al canto dell'Inno a Don Bosco eseguito dalle alunne dell'Istituto Shakàn-Rodinò. Quindi il Parroco diede il benvenuto a tutti i Congressisti, illustrando il significato del Congresso. Seguì la declamazione del sogno di Don Bosco, da parte di un'alunna dell'Istituto Madri del Sacro Cuore; poi l'avv. Rispoli, il dott. Rocco Cifarelli ed il prof. avv. Angelo De Stefano lessero le loro relazioni riscuotendo calorosi applausi. L'assemblea scattò in piedi alla lettura del telegramma del Santo Padre che diceva: « Sua Santità, paternamente lieto devoto filiale ossequio auguste direttive recente Enciclica "Quaemadmodum ", fa voti perché dal Congresso Parrocchiale l'assistenza morale religiosa fanciulli tragga nuovi e più operosi incrementi. Invia, pegno celesti lumi e favori, implorata confortatrice apostolica benedizione. MONTINI, sostituto ».

Applauditissime pure le adesioni dell'Em.mo Card. Arcivescovo di Napoli, dell'Em.mo Card. decano Granito Pignatelli di Belmonte; delle LL. EE. il Vicario Generale dell'Archidiocesi e l'Ausiliare dell'Arcivescovo, dei Vescovi di Castellammare di Stabia, di Nardò, di Nola, di Sessa Aurunca, di Cajazzo; del Sindaco della città; del Preside della Facoltà Teologica P. De Gìovanni S. J. ecc. Il sig. D. Berruti, scrivendo a nome del Rettor Maggiore faceva voti che la santa iniziativa servisse « a svelare a molti educatori e genitori i tesori di natura e di grazia dei quali la Provvidenza arricchì Don Bosco per farne un educatore perfetto ». La declamazione della «Preghiera a Don Bosco » e l'alata parola di Mons. Prof. Erberto D'Agnese chiusero la fruttuosa adunanza che fece sentire più vivo il bisogno del desideratissimo oratorio parrocchiale.

NOVARA - Nel nostro bel santuario di Maria Ausiliatrice la festa di S. Francesco di Sales vide accorrere Cooperatori e Cooperatrici da tutta la città. Tenne la conferenza il Direttore diocesano, rev.mo D. Silvio Beltrami, il quale, presiedette pure l'adunanza delle Dame Patronesse, sempre attive nel loro apostolato.

La nota « Casa del Soldato » presta ora i suoi locali ed il suo aiuto anche ai reduci, agli ex internati ed ai profughi di passaggio e tiene pure utili doposcuola per gli studenti dei paesi vicìni che affluiscono alle scuole cittadine.

PAVIA - Alla festa di D. Bosco, il 3 febbraio, nella nostra parrocchia Santuario N. S. della Madonna delle Grazie, intervenne S. E. Mons. Vescovo Carlo Allorio, il quale distribuì pure le pagelle ai giovani di A. C. e procedette alla investitura degli Esploratori Cattolici.

PISA - La festa di S. Giovanni Bosco nel nostro Istituto di Pisa fu degnamente preparata dall'eloquenza di Mons. Mariani che vi predicò il triduo L'Arcivescovo S. E. Mons. Vettori, passò tutto il 3 febbraio in casa, celebrando la Messa della Comunione generale pei giovani oratoriani ed assistendo pontificalmente a quella cantata da Mons. Ferrucci, Priore di S. Sisto. I cantori della primaziale eseguirono la Messa del Refice. Lo stesso Arcivescovo coronò la giornata in S. Sisto, colla benedizione eucaristica ed il bacio della reliquia del Santo.

UMBERTIDE. CONFERENZA SALESIANA - Preparata dalla parola del nostro D. Moriconi, nella chiesa di S. Maria, la popolazione corrispose fervidamente alla festa di Don Bosco, accorrendo alle funzioni ed ai santi Sacramentì. Lo stesso predicatore tenne nel pomeriggio la conferenza salesiana, raccogliendo oltre un centinaio di nuove iscrizioni alla Pia Unione dei Cooperatori.

VENOSA - La festa di S. Giovanni Bosco, preparata da una novena predicata da Don Stanco, attrasse folla di popolo ai santi Sacramenti ed al solenne Pontificale del Vescovo Diocesano S. E. Mons. Petroni, il quale tenne pure l'Omelia. Vi assistette tutto il venerando Capitolo della Cattedrale. Alla Conferenza salesiana, il 3 febbraio, nella stessa Cattedrale, si calcolarono oltre duemila persone. Presiedette S. E. Mons. Vescovo, circondato da tutte le autorità.