BOLLETTINO SALESIANO

ANNO LXX NUMERO 9 - 1° GIUGNO 1946

Orfani e Orfanotrofi - Sotto la cupola dell'Ausiliatrice - In famiglia: Italia, Isole Canarie, Argentina, Stati Uniti - Apostolato ed eroismi di carità sotto la bufera - Per gli "sciuscià" - Dalle nostre Missioni: Giappone, Australia - Culto e grazie di Maria Ausiliatrice - Necrologio. - Crociata missionaria - Tesoro spirituale.

Orfani e Orfanotrofi,

Se vi è una situazione tragica ai nostri giorni è quella degli orfani. Poveri fanciulli, senza tetto, privi dei genitori, abbandonati a se stessi, possono talora trovare un pezzo di pane per sfamarsi e un cantuccio ove riposare la notte; ma il loro vitto è del tutto insufficiente per l'organismo che si sviluppa, i vestiti non bastano a difenderli dal freddo,- mancano di un letto adatto alle loro tenere membra, di cure e di medicine, di libri e quaderni, e di cento altre cose richieste dalla loro età Manca loro soprattutto il cuore della mamma che vigili sui rinnovati, incessanti bisogni, e la mano ferma del padre che li tenga sul retto sentiero quando stanno per sbandare.

Le deformazioni della mentalità di questi poveri ragazzi che vedono e imparano di tutto, le deviazioni del cuore privo dell'amore della mamma e attossicato invece dagli amari frutti dell'egoismo che li circonda di ghiaccio e di cupidigia, l'instabilità del carattere che viene su a capriccio, senza controlli, senza stimoli buoni e senza freni, avranno una dolorosa ripercussione su tutta la loro vita e sull'avvenire della nazione.

Un po' di statistica.

Quanti sono oggi i ragazzi orfani e abbandonati? E chi li può contare? Sono centinaia, sono migliaia, sono innumerevoli.

Pensiamo ai figli dei deportati che non torneranno mai più, ai bimbi smarriti dai genitori quando erano spinti come mandre da sud a nord per opera di soldati inumani che avevano il compito di creare il deserto agli eserciti liberatori, agli orfani delle famiglie perite tra le macerie dei bombardamenti, alle madri che morirono consunte dalle privazioni, dalla fame e dal freddo!... -

Questi poveri fanciulli sono nostri fratelli: il pallore del volto, i cenci, il luridume non riescono a coprire il ritratto del Creatore impresso sulla loro fronte; neppure la precocità e lo sguardo bieco di molti cancellano dal loro volto il carattere di creature di Dio.

Il concetto che il Signore ha di queste creature cenciose e sudice ci lascia attoniti. Gli uomini, se le levano volentieri di tra i piedi: si sentono incomodati dal lezzo che emana dal sudiciume che le ricopre; la sola vista della loro miseria li molesta e solleva una istintiva avversione, anche per l'importunità con cui la loro presenza reclama un qualche soccorso.

Dio invece mostra per essi una tenerezza materna. A detta della Sacra Scrittura, si colloca alla loro destra quasi angelo tutelare, protesta che vendicherà il disprezzo e la noncuranza dei loro bisogni ed usa le espressioni più persuasive ed efficaci per indurci a donare con generosità, come suole fare Lui. Nei Proverbi, nell'Ecclesiastico, nei Salmi, moltiplica le espressioni più allettanti per indurci ad avere cura dei poveri, e nel Vangelo giunge al punto di immedesimarsi con questi indigenti e di ritenere come fatto alla sua Divina Persona quanto facciamo ad essi.

L'Orfanotrofio.

La Chiesa tradusse in pratica le esortazioni divine, consegnate nei libri santi, per mezzo di una delle sue belle creazioni: l'Orfanotrofio.

Si tratta di una novità introdotta dal Cristianesimo. Le civiltà millenarie degli Indù, della Cina e del Giappone non conobbero questa opera eminentemente se non dopo che i Missionari la iniziarono tra la meraviglia e l'ammirazione di chi non aveva mai pensato a prendersi cura di figliuoli che non erano suoi. Ninive, Menfi, Atene e Roma non avevano pensato diversamente. Ci volle il « mandatum novum » di Gesù di amarci l'un l'altro come Egli ci ha amati, per indurre gli uomini a praticare una carità che distribuisce largamente a chi non ha diritto di ricevere e non sarà mai in grado di restituire.

Il clero è particolarmente benemerito in questo campo. La storia registra il nome di molti santi sacerdoti che si presero cura degli orfani: San Giuseppe Calasanzio, San Girolamo Emiliani, Sant'Antonio Maria Zaccaria, San Vincenzo De' Paoli, San Giovanni Battista De La Salle continuano, ampliandola, quest'opera di carità iniziata molti secoli prima in forma meno organica e più imperfetta; e, dopo di essi, l'accrescono sino a darle vaste proporzioni i Santi e i Servi di Dio del secolo XIX tra i quali emergono San Giovanni Bosco e i suoi ammirabili imitatori.

L'opera dei laici.

Questa fioritura di opere di beneficenza a favore della gioventù orfana s'incentra nei capostipiti di famiglie religiose sorte a questo fine e nei fondatori degli orfanotrofi creati ormai dappertutto. Ad essi comunemente e giustamente si attribuisce la gloria di una benemerenza che è tra le più grandi che si possano avere a favore della gioventù.

E con la gloria, il merito. Ma questo non va solo ad essi: gran parte è devoluto ai caritatevoli cristiani che mettono i Santi e i loro discepoli in condizione di poter soccorrere i bisognosi. Senza il concorso personale e l'apporto di danaro e di indumenti delle Dame della Carità, San Vincenzo De' Paoli avrebbe potuto fare assai poco; come senza le offerte del Beato Cafasso, del Marchese Fassati, del Barone Cotta e degli altri Cooperatori della prima ora, Don Bosco non avrebbe potuto iniziare la sua opera di beneficenza, che poi giganteggiò per tutto il mondo. Così che alla fine della sua vita potè dire con umile riconoscenza, ma anche con assoluta verità: « Senza la vostra carità io avrei potuto fare poco o nulla; colla vostra carità abbiamo invece cooperato, colla grazia di Dio, ad asciugare molte lacrime e a salvare molte anime ».

Sacrosanto dovere.

Questo concorso alle opere di carità che si sviluppano e crescono in seno alla Chiesa è un dovere che grava sulla coscienza cristiana. Nessuno ignora che i precetti del Signore incombono non solo sul clero e sui religiosi, ma anche e ugualmente sui laici, perchè basta essere cristiani per sottostare a tutta la legge evangelica. L'invito a soccorrere l'indigente non è un consiglio, ma un precetto esposto in forma perentoria: « Questo è il mio comandamento: che vi amiate a vicenda come io ho amato voi ».

Conte Egli ci ha amato! Scese dalla sua splendida reggia per prendersi cura del grande orfano che aveva abdicato alla natura di figliuolo di Dio conferitagli dalla grazia; si privò della gioia e delle agiatezze a cui aveva inalienabile diritto, per accomunarsi alla sorte miserabile dell'uomo e versò nel suo seno gli sconfinati tesori di cui il Padre lo aveva arricchito da tutta l'eternità.

Se, per ottemperare al suo comandamento, vogliamo amare i nostri fratelli come Egli ha amato noi, dobbiamo scendere anche noi dal piccolo paradiso che ci siamo creati in seno alla famiglia, per aiutare gli orfani che la Provvidenza mette sulla nostra via, dobbiamo donare una parte dei nostri beni per soccorrere chi è privo di tutto, e ridare, almeno in parte, le cure e l'affetto dei genitori a chi li ha perduti.

Cómpito dei Cooperatori.

Quando la Provvidenza mette sul nostro cammino un orfanello, non volgiamo altrove lo sguardo: fissiamolo in quella creatura che ha diritto alla vita tanto come noi, e che il Signore ha dotato di ricchezze nell'anima e nel corpo come qualsiasi rampollo della più alta nobiltà; avviciniamolo, interessiamoci della sua storia e delle sue condizioni di vita, e, se urge un immediato aiuto, facciamo il possibile per porgerglielo, per amore del Signore che protestò di considerare come fatto a sè tutto ciò che faremo a questi suoi poveri fratellini.

Segnaliamo la carità, che non esitiamo a chiamare sublime, di molte famiglie cristiane che hanno adottato come figliuoli di questi orfanelli randagi, li hanno vestiti, li hanno fatti sedere alla loro mensa e li hanno avviati allo studio o al lavoro come gli altri figliuoli. Cosa ammirevole: questi casi si sono moltiplicati soprattutto nelle famiglie meno abbienti, se non addirittura povere, di contadini, di operai o di umili commercianti, nonostante le difficoltà gravissime delle strettezze economiche e quella ancora più grave dell'incognita presentata dalla natura e dal carattere dell'adottato. Un'illimitata fiducia nella Provvidenza che dà il cibo agli uccelli dell'aria e non lo lascerà certamente mancare al fanciullo da lei inviato, unita a un sano ottimismo sulla bontà naturale e sulla duttilità del carattere di un ragazzo temprato dalle sofferenze hanno fatto superare queste e altre difficoltà inerenti a un atto di carità di natura tanto aleatoria.

Ma la forma più semplice e facile, e al tempo stesso possibile ad ogni Cooperatore, per soccorrere qualche orfano, è quella di interessarsi per farlo accettare in qualche ospizio od orfanotrofio: ivi egli troverà dei buoni superiori che faranno le veci dei genitori perduti, e degli educatori che ne plasmeranno il carattere e l'avvieranno a un lavoro con cui, fatto adulto, potrà provvedere a se stesso.

Ma in realtà questa bella opera di carità cristiana non è che il primo passo per soccorrere un orfano, perchè invece di risolvere il problema non fa che spostarlo. Infatti se si eccettuano gli Orfanotrofi statali, tutti gli altri hanno rendite così ridotte che, con i prezzi esorbitanti di oggi, il solo vitto di un mese assorbe le entrate di tutto l'anno. Gli ospizi di Don Bosco poi non hanno alcuna rendita e si mantengono unicamente con la beneficenza dei nostri buoni Cooperatori.

Quindi la carità fiorita e degna di ogni encomio di chi ci invia degli orfani in realtà addossa all'ospizio che lo accoglie un compito che sovente questo non sarà in grado di assolvere senza la cooperazione delle anime buone, che hanno iniziato l'opera caritatevole e di altre. che si vogliono associare.

E qui piace mettere in rilievo l'industriosa carità di alcuni nostri Cooperatori. Una madre di famiglia reclutò tra quelli di casa i volontari della carità che si impegnarono a sacrificare, chi una sigaretta al giorno, chi una serata cinematografica al mese, e a versarne l'importo per concorrere al sostentamento del loro protetto.

Un'altra ha istituito in famiglia il giorno dell'orfano, nel quale ciascun membro cava qualche cosa dal proprio borsellino, elimina le spese non necessarie e sottrae alla mensa, d'accordo con gli altri, i dolci o la frutta per consegnarne l'importo all'orfanotrofio ov'è ricoverato il proprio orfanello.

Un impiegato propose ai suoi compagni d'ufficio di concorrere con dieci o almeno con cinque lire mensili al mantenimento di un orfano. Il raccolto, pur non raggiungendo la cifra occorrente, è un aiuto efficace e soprattutto un'opera di squisita carità. Alcuni operai sono persino riusciti ad ottenere un simile concorso tra i loro compagni di lavoro.

Nè mancano i benefattori degli orfani tra gli stessi ragazzi di istituti o di oratori festivi. I 150 giovanetti orfani o assai poveri di uno dei nostri ospizi, commossi alla descrizione della miseranda condizione di tanti ragazzi rimasti senza famiglia, pregarono il Direttore di riceverne uno nell'Istituto e si tassarono in ragione del proprio borsellino, in modo da poter offrire al Superiore l'importo mensile della pensione del nuovo orfano.

Nè meno ammirevole è il compromesso dei giovani di un altro Istituto. Divisi in gruppi, s'impegnarono per turno a dimezzare la loro scarsa razione di 200 grammi di pane per darne ai ragazzi vagabondi che con quell'attrattiva si riusciva a fare affluire nell'oratorio annesso, e continuarono per varie settimane quell'eroico sacrificio - si pensi che cosa sono 200 grammi di pane al giorno per un ragazzo - sino a che non si riuscì a provvedere in altro modo.

Additiamo questi esempi a edificazione e stimolo dei nostri Cooperatori, fiduciosi che molti vorranno metterci in condizione di accogliere nei nostri ospizi un maggior numero di ragazzi derelitti.

I risultati saranno largamente benedetti da Dio con incalcolabile vantaggio delle anime beneficate e della società.

Che cosa possono diventare questi poveri ragazzi abbandonati, se nessuno si prende cura di essi? Un settimanale romano ha scritto: « I cittadini dovrebbero rabbrividire di paura vedendo questi ragazzi che si aggirano famelici e scalzi. Nei loro occhi infossati, nelle loro livide gote incavate, sulle loro labbra spente c'è la rivoluzione, c'è la sommossa che domani, forse, insanguinerà ancora una volta le nostre contrade ».

Che cosa possono diventare invece se sono accolti in seno ad una buona famiglia o in un istituto che li educhi cristianamente?

La risposta è data da innumerevoli orfani aiutati dalla carità privata, e divenuti uomini utili a sè e alla civile società; nonchè da altri, pure numerosi, che diventarono glorie dell'umanità. Basti ricordare tra i più noti Pier Damiani, Cardinale e Santo, Newton, Canova, Tata Giovanni e Don Bosco, che divenne il Padre degli orfani.

Terminiamo con le parole che il S. Padre ha diretto all'Episcopato Cattolico nella sua Enciclica del 6 gennaio u. s.: « Riflettiamo tutti attentamente che questi fanciulli sono il fulcro dell'avvenire e che quindi è assolutamente necessario che essi crescano sani di mente e di corpo, perchè non si abbia un giorno una generazione che porti in sè i germi di malattie e l'impronta del vizio. Nessuno adunque si rifiuti di dedicare energie, attività e mezzi pecuniari a scopo tanto opportuno e necessario ».

SOTTO LA CUPOLA DELL'AUSILIATRICE

Dopo la solenne funzione di propiziazione per la Patria - che, il 21 febbraio attrasse alla Basilica una folla straordinaria a seguire le suppliche dirette dal P. Aramu, S. J., ed il vibrante discorso di P. Goria, S. J., coronato dalla benedizione eucaristica impartita da S. E. Mons. Pinardi - la cronaca registra con particolare rilievo la celebrazione della festa di S. Giuseppe col programma tradizionale curato specialmente dai nostri alunni artigiani.

Dal 7 al 14 aprile, P. Coppo dei Sacramentini ed il Can. Teol. Adolfo Barberis tennero in parrocchia le Sacre Missioni con confortante affluenza di fedeli.

Il Centenario dell'Oratorio.

La data centenaria della sistemazione dell'Oratorio in Valdocco nella tettoia di casa Pinardi - 12 aprile - venne ricordata con una funzione di famiglia, celebrata dal Rettor Maggiore all'altare della Madonna. La basilica si gremì di Salesiani, di Figlie di Maria Ausiliatrice, di giovani dei nostri oratori cd istituti maschili e femminili della città. Otto sacerdoti vennero impegnati contemporaneamente a quattro altari per la distribuzione della Santa Comunione, infervorata dalla paterna parola del Successore di Don Bosco. Lo stesso Rettor Maggiore impartì, a sera, la benedizione eucaristica, dopo il canto del Te Deum. Chiuse la giornata, nel teatrino dell'Oratorio festivo, la rappresentazione del « Miracolo del pane », bozzetto drammatico del nostro D. Rufillo Uguccioni. In sagrestia erano stati precedentemente collocati gli ultimi quadri dipinti dal Crida e raffiguranti Don Bosco in atto di confessare e salvato dal provvido cane « Grigio ».

Solennissime le funzioni della Settimana Santa, nonostante l'assenza dei nostri alunni interni in vacanza. La Pasqua fu proprio una pasqua generale. Comunioni numerosissime fino oltre mezzogiorno.

Funzioni particolari si fecero in giorni diversi per la Pasqua dei militari condotti dal loro cappellano Don Ricchiardone, per varie scolaresche ed operai.

Fra i pellegrinaggi, notevole quello della parrocchia di S. Pietro di Asti che venne a sciogliere il voto fatto nell'ora del pericolo durante la guerra. I pellegrini portarono una statua di Maria Ausiliatrice che vollero benedetta nel santuario per ricollocarla in trionfo nella loro chiesa. Numerosi pure quelli di Mortara e di

Caraglio. Nella secondi metà di aprile abbiamo avuto la gioia di salutare l'Ispettore delle nostre Case d'Inghilterra D. Cauche e gli Ispettori delle Case di Francia D. Amielh e D. Faure, che, col Vicario Ispettoriale del Belgio D. Claeys, riuscirono finalmente a venire a Torino a dar notizie delle loro Ispettorie ai Superiori.

IN FAMIGLIA

ITALIA - Aquila - Fortes in fide.

Dal 28 al 31 marzo u. s. il nostro Oratorio dell'Aquila, colla benedizione dell'Ecc.mo Arcivescovo Mons. Confalonieri, ha chiamato la gioventù ad un congresso di affermazione cristiana contro il rispetto umano. La massa giovanile cominciò i suoi lavori con una balda sfilata per le vie della città cantando i più popolari inni religiosi della scuola di Don Bosco. Oratori ben preparati hanno quindi trattato, in apposite sedute sotto la presidenza dell'Ispettore salesiano D. Luigi Colombo, del rispetto umano nella famiglia, nella scuola, nella associazione, per le strade, nei luoghi pubblici, nei campi sportivi, nei cinema, ecc. L'ordine del giorno auspicò: 1) un corso di conferenze apologetico-sociali sui problemi del momento; 2) una protesta ufficiale alle autorità contro la stampa pornografica; 3) un solenne pellegrinaggio, il venerdì santo, colla Via Crucis predicata dai giovani per le vie cittadine ; 4) sottoscrizione della promessa di cooperare alla diffusione della Fede e della moralità; 5) impegno per uno studio più profondo della religione. La domenica 31 marzo, i giovani si recarono in corteo alla basilica di S. Bernardino da Siena ove S. E. l'Arcivescovo celebrò per loro la S. Messa e li incoraggiò alla santa crociata del buon esempio. L'Istituto ospita una sessantina di orfani, compresi gli ultimi 25 accolti recentemente da Cassino. Soddisfatto del sistema educativo di Don Bosco, il prof. dott. Luigi Menna, libero docente in Patologia speciale chirurgica all'Università di Bari, coll'intendimento di cooperare alla ricostruzione morale, ha offerto, in memoria di Angelo Ricotti, una prima oblazione di L. 20.000, per il ricovero di un orfanello.

ISOLE CANARIE - Inaugurazione delle Scuole Professionali.

Il 22 febbraio u. s. la nostra nuova casa di Tenerife ha inaugurato solennemente i laboratori delle scuole professionali coll'intervento delle autorità e dello stesso Ministro delle Opere Pubbliche. I laboratori sono stati attrezzati in modernissimi padiglioni che hanno riscosso la più viva ammirazione. Tutta la stampa spagnuola ha esaltato il Governo che ha scelto e proclamato Don Bosco «Patrono dell'educazione professionale » della classe operaia.

ARGENTINA - La Plata - Per la gioventù operaia.

Il nostro Istituto « S. Michele » in La Plata sta completando la benefica missione dell'Oratorio festivo con una scuola di arti e mestieri che provvede alla formazione tecnico-professionale della gioventù operaia del popolarissimo rione. Il 3 u- s., alla presenza delle autorità e di una folla di Cooperatori ha inaugurato la cappella, con una devota funzione officiata dall'Ispettore salesiano. L'insigne benefattore sig. Oreste Santospago ha quindi offerto un ricevimento nella sua residenza, auspicando al rapido compimento del progetto in costruzione.

Buenos Aires - Piazza Don Bosco.

Con decreto del 31 gennaio u. s. la Municipalità di Buenos Aires ha dato il nome di Don Bosco alla gran piazza delimitata dalle vie Lope de Vega, Miranda, Calderon e Indio. Il decreto, ricordando che il nome di Don Bosco gode di universale stima e trascendenza, rilevava che

« ... per le ripercussioni della sua opera civilizzatrice, la personalità del Santo è particolarmente vincolata a settant'anni di storia del Paese.

» Di fatti - proseguiva - il Fondatore della Società Salesiana, San Giovanni Bosco, praticò in grado eroico la virtù evangelica della carità, concretando particolarmente la sua attività in favore dei più umili, dei meno abbienti, di coloro che più hanno bisogno di protezione e di aiuto. Con la sua fondazione portò i benefici della fede e della civiltà alle più lontane regioni della terra. La sua vita e la sua opera sono ispirate a questo amore ai propri simili e il nome familiare di " Don Bosco " racchiude la gratitudine delle generazioni che lo amarono come un Padre e lo venerano come Santo.

» Nel territorio della nostra Patria, l'opera costruttrice di Don Bosco si è spinta fino ai suoi confini, offrendo a quelle popolazioni, con abnegazione e sacrificio, fin dall'anno 1876, il sostegno della sua carità, la luce dei suoi insegnamenti, il rifugio dei suoi Istituti e delle sue Scuole. Fu opera di pionieri nella civilizzazione degli indigeni del Sud Patagonico, fu strumento di educazione nelle campagne per mezzo delle sue Scuole Agricole, e nelle città per mezzo dei suoi Istituti pedagogici per la formazione degli artigiani; ha contribuito al miglioramento sociale della classe operaia, ad accrescere ed a perfezionare le forze morali della popolazione; ha impartito il suo insegnamento con spirito profondamente patriottico e ha servito, nei suoi valori più essenziali, la Repubblica Argentina, che

il Santo Uomo di Dio amava fervidamente attraverso la sua opera e che chiamava con cordiale offetto la sua seconda patria ».

STATI UNITI - Boston - Oratorio Don Bosco.

Il 24 novembre 1945, S. E. l'Arcivescovo di Boston Mons. Riccardo Cushing ha inaugurato solennemente l'Oratorio che, nel nome e collo spirito di Don Bosco, si propone di concorrere efficacemente all'educazione cristiana della gioventù. La cerimonia ha attratto una folla di giovani, di cooperatori e di amici, ammirati del lavoro fatto in sei settimane da tre Salesiani inviati dall'Ispettore Don Ernesto Giovannini ad adattare i locali di una scuola alla provvida missione. Tenne il discorso ufficiale il rev. D. Matthew P. Stapleton. L'Arcivescovo rispose, ricordando un suo incontro col nostro attuale arcivescovo di S. Domingo, S. E. Mons. Pittini, il quale, alla presenza di Mons. Quinlan, gli aveva narrato parecchi anni fa un sogno fatto da Don Bosco il 29 agosto 1883. In quel sogno il Santo aveva preveduto la fondazione dell'Opera salesiana in Boston, Mons. Cushing si disse lieto di vederne la realizzazione e, per assicurare i mezzi necessari alla vita, promise di dare alle stampe il discorso ufficiale e d'interessare tutta la cittadinanza alla cooperazione, auspicando l'istituzione di altri Oratori salesiani nelle zone più bisognose della città.

Port Chester - Nuova scuola parrocchiale.

Ci è giunta pure notizia della inaugurazione della nuova scuola parrocchiale aperta presso la nostra chiesa del S. Rosario in Port Chester, il 4 novembre 1945. La compì lo stesso Arcivescovo di New York, ora Em.mo Card. Spellman, il quale vi giunse accompagnato da illustri personalità del clero, e scortato dai Cavalieri di Colombo. Preceduto dal piccolo clero e seguito da una folla di parrocchiani, venne accolto dalle festose acclamazioni di duecento e più bambini. Il direttore del nostro Collegio Don Bosco tenne il discorso ufficiale illustrando i rapporti che devono legare la chiesa alla scuola ed alla casa. L'Arcivescovo si rallegrò col parroco e coi parrocchiani per la nuova scuola; e, ricordando i suoi viaggi in Europa e le sue visite alle forze armate, esortò i presenti a sostenere le opere nostre. « Ho visto - concluse - il lavoro che fanno i Salesiani. Li ho visti staccati da ogni cosa e preoccupati soltanto del bene dei giovani che vengono loro affidati, con l'unico desiderio di guidarne le anime nelle vie di Cristo ».

Apostolato ed eroismi di carità sotto la bufera.

(Continuazione: 1°maggio, pag. 65).

L'ISPETTORIA TOSCANA DELLE FIGLIE DI MARIA AUSILIATRICE registra cinque vittime fra le Suore. Sr. Adelina Vangioni della Casa di Arliano (Lucca) - sede di sfollamento della Casa Ispettoriale di Livorno - veniva colpita il 2 giugno 1944 da mitragliamento aereo, mentre ritornava a casa sul calesse delle provvigioni; e spirava poche ore dopo, col conforto dei Ss. Sacramenti.

L'8 dello stesso mese perivano: Sr. Giuseppina Curti, Sr. Maria Fontanini, Sr. Loretta Lari, e Sr. Luisa Marazzini, studenti all'Istituto Apostolico di Castelnuovo Fogliani (Piacenza), in viaggio verso Arliano, sorprese da bombardamento aereo alla stazione di Massa Apuania.

Altre due Suore, in viaggio verso la Liguria, il 13 marzo precedente, erano rimaste ferite, in modo non grave, in un bombardamento aereo alla stazione di Viareggio.

Tre ferite - due giovani pensionanti e una Figlia di Casa - ebbe altresì il 27 luglio 1944 il Pensionato universitario di Pisa, colpito da nove granate, durante l'assedio della città; e l'Orfanotrofio di Arezzo, un bimbo ferito a una gamba il 14 luglio 1944 nella Casa di sfollamento a Poggiali.

Danni alle Case:

A Livorno il 28 maggio 1943 una bomba, caduta nell'orto della Casa Ispettoriale, abbatteva il muro di cinta, schiantava pilastri e alberi del viale, e produceva, insieme alla rottura di moltissimi vetri, non poche lesioni ai muri esterni. Il 28 giugno successivo un'altra bomba, caduta ai piedi dell'Educandato, rendeva inabitabile tutto il locale e danneggiava pure il piano superiore dell'attiguo Noviziato.

La comunità dovette sfollare, e più tardi - in seguito all'imposta evacuazione della zona - la Casa rimase del tutto vuota fino al 14 settembre 1944.

Il 24 agosto 1944 le Orfanelle di Apuania Carrara, sfollate a Colonnata, ebbero appena il tempo di fuggire dal paese in fiamme, incendiato dopo un solo quarto d'ora di preavviso. I letti, i materassi, le coperte, la biancheria e gran parte di quanto vi era stato trasportato per la temporanea dimora delle orfanelle e per ospitare poi il resto della Comunità, andò perduto.

Ristabilitesi in città, le Suore vi passarono lunghi mesi di lotte, di vicende penosissime, di angustie e difficoltà d'ogni genere, anche per l'approvvigionamento dei viveri, più volte perduti, dopo tante sollecitudini e spese per procurarli. Durante la presa della città, il 10 aprile 1945, la Casa veniva colpita ripetutamente da raffiche d'artiglieria, che sfondarono il tetto in più parti, rovinarono un dormitorio, produssero vari crolli e lesioni, e frantumarono porte e finestre.

Una delle orfanelle, condotta in infermerìa per leggera indisposizione in quella stessa mattìna, e quindi preservata dalla rovina del dormitorio, ne portò, tuttavia, tale spavento da morire dopo quindici giorni.

A Collesalvetti (Livorno) il 25 giugno 1944, la Casa, per la caduta d'una bomba a pochi metri di distanza, ebbe tre soffitti sfondati, lesioni alle pareti e porte e finestre divelte. Il 17 luglio successivo, durante un grave cannoneggiamento, veniva nuovamente colpita: due camere del piano superiore, con la relativa suppellettile, andarono in completa rovina, mentre danneggiata rimaneva pure tutta la parte sottostante, compresa la cappella, il refettorio dei bambini e le stanze attigue.

A Pisa il Conservatorio « S. Anna», già danneggiato durante le precedenti incursioni aeree, nel periodo d'emergenza, dal 2 agosto al 2 settembre 1944, venne colpito da parecchi proiettili d'artiglieria, che causarono il crollo in alcuni punti del tetto e dei soffitti e pavimenti sottostanti. Anche la facciata della chiesa, per lo scoppio d'una granata, subì non pochi danni.

Il Pensionato Universitario «Maria Ausiliatrice » della stessa città, il 25 settembre 1943, in seguito a bombardamento aereo, riportò qualche danno all'edificio. Il 27 luglio 1944 venne raggiunto da nove granate cadute nel cortile, mentre veniva colpito assai più gravemente il braccio di fabbrica attiguo, di proprietà dell'Istituto. Il 10 agosto successivo anche la chiesa riportò una larga breccia nel tetto per lo scoppio d'un proiettile. Durante il periodo d'assedio, la Casa subì pure un sac cheggio, che la privò, nei giorni di più angosciosa penuria, di buona parte della provvista di viveri per la comunità e le molte persone ospitate.

A Grosseto, una bomba caduta di fronte all'Orfanotrofio, provocava crolli e lesioni in modo da renderlo del tutto inabitabile ; mentre, poco tempo dopo, una violenta inondazione alluvionale moltiplicava i danni e le rovine dell'edificio rimasto privo di ripari.

Venne poi colpita anche la Casa di Santa Fiora, donde gli orfanelli erano stati sfollati, obbligandoli a un nuovo esodo ad Arcidosso. In seguito, l'avanzarsi della battaglia costrinse Suore e bambini a fuggire in aperta campagna e a rifugiarsi per parecchi giorni nelle fognature dell'acqua.

Ad Arezzo, nello stesso periodo di tempo, veniva incendiata la Villa Godiola, sede dell'Orfanotrofio « Ninci ».

Simili danni si verificarono pure in altre Case, con perdita di suppellettili, di viveri, ecc. durante fughe forzate, e periodi più o meno lunghi di requisizioni di locali.

Episodi di carità.

In quasi tutte le Case dell'Ispettoria Toscana le Figlie di Maria Ausiliatrice ospitarono famiglie di sfollati e di fuggiaschi: così ad Arliano (Lucca), a Pescia (Pistoia), a Pisa, a Scrofiano (Siena), a Castelnuovo dei Sabbioni (Arezzo), ecc.

A Pescia ammontarono a un centinaio coloro che nei giorni del terrore - agosto-settembre 1944 - tra il continuo cannoneggiare e l'angoscia della così detta « caccia all'uomo », corsero sgomenti a cercar rifugio per le proprie famiglie tra le solide mura del «Conservatorio S. Michele », e scampo per sè, a fine di sottrarsi al pericolo delle dure deportazioni o degli spietati eccidi. Tutto l'ampio cantinato e il pianterreno venne lasciato a loro disposizione, come pure vennero prestati cordialmente tutti gli aiuti possibili. Quanto mai riconoscenti, i rifugiati, facendo vita di comunità, assistevano ogni mattina alla santa Messa, recitavano insieme le preghiere quotidiane e il santo rosario, e ascoltavano ogni sera la tanto gradita « buona notte » della Direttrice. Nei pericoli di perquisizioni, gli uomini si nascondevano nelle condutture sotterranee dell'acqua o salivano nel sottotetto con delle scale a piuoli che venivano prontamente rimosse.

E tutti rimasero salvi; poichè, malgrado le ripetute minaccie, anche quando gruppi di soldati nazisti avevano già appostato le mitragliatrici nell'entrata dell'Istituto, venne sempre rispettata la clausura della Casa religiosa. Le Suore, del resto, mentre offrivano sicuro scampo ai perseguitati, non negavano la carità ai persecutori.

A Pisa, nel lungo e asprissimo assedio, quando la città si trovava senz'acqua, senza luce, senza combustibili e senza viveri, le Suore ospitarono in Casa più di 80 persone, a cui - con veri miracoli della Provvidenza, e sacrifici e pericoli d'ogni genere - riuscirono a provvedere il limitatissimo necessario alla vita. Fra la gente rifugiata - vari professori d'Università con le loro famiglie - si trovavano anche una dozzina di uomini febbrilmente ricercati. Più volte si ripeterono irruzioni di soldati e saccheggi a mano armata. Le Suore si videro perfino puntare al petto le rivoltelle naziste, ma tutti i rifugiati rimasero salvi. Per implorarne lo scampo, la comunità aveva unito ad ogni accorgimento possibile di umana prudenza, l'aiuto più valido della preghiera; impegnandosi ognuna della Casa, oltre all'offerta della ininterrotta veglia, dei terrori continui e dell'insufficiente cibo, a fare mezz'ora di adorazione quotidiana.

Contemporaneamente incombeva sulle Suore l'ancor più grave preoccupazione di custodire - dai troppo frequenti casi di deportazioni anche di giovanette - le studentesse universitarie rimaste in Casa. Crescendo il pericolo ricorsero alla bontà dell'Arcivescovo, che offerse un locale a pianterreno dello stesso Arcivescovado, dove, sotto l'assistenza delle Suore, le giovani trovarono la sicurezza dell'inviolata dimora.

Alcune prestazioni di carità furono del tutto occasionali; come quella - sempre a Pisa - del luglio 1944, di preparare la minestra - dietro preghiera d'uno zelante sacerdote - per 400 deportati provenienti da Livorno, in marcia da tre giorni senza mangiare. Le difficoltà non furono poche, nella gran penuria di ogni cosa; ma le Suore le superarono coraggiosamente, liete di soccorrere quegli sventurati fratelli. La minestra prima di sera fu pronta, e il buon sacerdote stesso con un compagno - nessun altro si volle arrischiare - messe le pentole su un carrettino, andò a portarla al luogo di sosta, ottenendo dai tedeschi, dopo molte insistenze, di poterla distribuire.

A Firenze, nelle due Case, le Suore ricoverarono, durante l'assedio, gli sfollati dei Lungarni, cacciati dalle proprie abitazioni senza poter prendere nulla. A molti di loro, pur nella grande strettezza di viveri, provvidero gratuitamente anche il vitto. Le due Direttrici inoltre fecero di tutto per aiutare la popolazione nel periodo più angoscioso della lotta in città. La gente, non potendo passare per le strade - per lo stato d'emergenza - raggiungeva le Case passando dai tetti e dai muri di cinta, supplicando per avere un po' di ortaggi o d'altro per sfamarsi, o qualche bottiglia d'acqua, faticosamente e pericolosamente provveduta, dopo la rottura degli acquedotti. A tutti le Suore davano quanto avevano, non badando a consumare le limitate provviste, e a dividere i pochi soccorsi, ricevuti di quando in quando dalla Croce Rossa, e quel po' di verdura che le stesse Suore andavano coraggiosamente a raccogliere in un campo vicino, camminando con passo cauto fra le mine che affioravano dal terreno...

Essendo rotti tutti gli impianti elettrici e del gaz, e non trovandosi combustibile, la gente non sapeva come cuocere il poco cibo che era riuscita a trovare; per questo le Direttrici delle due Case misero a disposizione la cucina della Comunità, dove venivano poste tutte le pentole e tegami dei vicini, che le facevano passare magari dalle finestre...

Anche a Collesalvetti (Livorno), nella Casa pur tanto danneggiata nel piano superiore dal cannoneggiamento del 17 luglio 1944, stringendosi in poche camere, le Suore riuscirono ad ospitare nel pianterreno undici famiglie profughe dei Piani di Pisa. Un bimbo di sette anni, rimasto in quei giorni solo per la morte della mamma colpita da una granata, mentre i due fratellini feriti venivano ricoverati all'ospedale, e il babbo si trovava prigioniero, fu raccolto e tenuto in Casa per circa un anno, finchè le Suore poterono provvedere al suo stabile ricovero in un Orfanotrofio di Livorno.

Perfino a Poggiali nella casetta di sfollamento dell'Orfanotrofio « Ninci » di Arezzo, raggiunta fra drammatiche vicende, e già tanto angusta, le Suore riuscirono a far posto, per accogliere il 29 giugno 1944 una settantina di donne e di bambini accorsi, tremanti e piangenti, dalla vicina Civitella in fiamme, dove al mattino, durante la Messa festiva, i nazisti avevano uccisi quasi tutti gli uomini del paese, compreso il Parroco. Offerti i primi soccorsi - chè tutti erano digiuni e semisvestiti - le Suore li sistemarono alla meglio al pianterreno, somministrando poi loro ogni giorno, con l'aiuto della Provvidenza, le refezioni complete, con porzioni da portar nascostamente anche a qualche uomo scampato dall'eccidio e rifugiatosi in mezzo ai boschi.

Alla domenica, le Suore, divenute centro spirituale della popolazione senza pastore e senza alcun altro sacerdote, provvidero a radunare all'aperto, sotto gli alberi, insieme alle proprie rifugiate, i contadini del luogo, per far recitare, dinanzi a un Crocefisso, le preghiere della santa Messa e il santo Rosario.

Le povere donne ospitate diedero prove di eroica fortezza e di rassegnazione cristiana. Lasciando alle Suore la custodia dei fanciulli, tutte - spose, madri e figliuole - andavano a raccogliere i corpi dei loro cari, o i miseri resti lasciati dal fuoco. Con l'aiuto di un uomo venuto da un paese vicino, fecero alla meglio delle casse, dove composero le povere salme martoriate, e con barelle e carrette le portarono al Cimitero, scavando le fosse e seppellendole con le loro mani...

In Casa non fecero che pregare, e benedire a gran voce la carità delle Suore, condividendo la vita e le angustie di quei tragici giorni, fino al 14 luglio, in cui, per l'avanzarsi del fronte, trovatasi la località in pieno campo di battaglia, tutti dovettero fuggire sotto la raffica dell'artiglieria. La casetta ospitale in mezzo a nuvole di fumo e a scoppi di proiettili, ebbe porte e finestre rotte e divelte; e una scheggia di granata ferì a una gamba uno dei bimbi dell'Orfanotrofio. La fuga serale verso Ciggiano, fu quanto mai angosciosa, sotto un cielo di tempesta, con tutta la schiera di bambine e bambini, stanchi e spauriti. Si accamparono nella prima notte all'aperto, finchè la Madonna non fece dischiudere loro le porte claustrali delle Monache Benedettine di Monte S. Savino. La carità offerta pochi giorni prima ai poveri scampati di Civitella, rifluiva nel provvido asilo prontamente aperto, che diede alle Suore anche il conforto della Messa e della Comunione quotidiana, di cui erano rimaste prive da tre settimane.

A Montecatini Terme (Pistoia), per desiderio di Monsignor Vescovo le Suore ospitarono in Casa due giovanette ebree, riuscendo a salvarle, malgrado drammatiche ricerche nel collegio e minaccie con le armi in pugno.

Altre Case offrirono cure e assistenza ai feriti, come a Rio Marina (Isola d'Elba) e Marina di Massa (Apuania), dove nella « Colonia Marchetti », essendo rimasta la popolazione priva di medici, dopo lo sfollamento dell'ospedale, le Suore apersero spontaneamente e gratuitamente un ambulatorio, che prestò soccorso a gran numero di feriti e di ammalati.

(Continua).

Per gli "sciuscià"

(Continuazione 1° maggio, pag. 67).

Confortevoli successi raggiunsero pure in breve tempo i confratelli di S. Tarcisio e dell'Istituto Pio XI. Alcuni signori dell'« Unione Padri di Famiglia » della parrocchia di Maria Ausiliatrice si son fatti addirittura un onore di condursi a pranzo ogni domenica qualche « ragazzo della strada » premiando cosi i più disposti a migliorarsi. Le Figlie di Maria Ausiliatrice cominciarono colle fanciulle in via Dalmazia, e poi estesero l'iniziativa a tutte le altre loro case.

Prima statistica.

La prima statistica presentata al Santo Padre ai primi di aprile, offriva i seguenti dati:

Negli istituti salesiani di Roma e dintorni, erano ricoverati 200 ragazzi orfani o di condizioni assai pietose. Gli sciuscià assidui all'Oratorio « Sacro Cuore » erano 238; a quello del « Mandrione », 120; a quello di « San Callisto », 70; a quello del « Testaccio », 80; a quello della Parrocchia di Tor Marancio, 100; a. quello della Parrocchia di Monteverde, 65; a quello della Parrocchia del Quarticciolo, oltre 200; a quello di Cinecittà, 90.

In queste cifre non vennero compresi, naturalmente, i giovinetti che frequentano abitualmente i nostri Oratori festivi, e che allora negli Oratori romani erano un 1700.

L'orario minimo adottato al « Sacro Cuore » e poi successivamente agli altri, era questo: ingresso ore 13; divertimento in cortile fino alle 14; Catechismo fino alle 15; refezione, ricreazione in cortile fino alle 16,30. Prima di rimandarli alle loro case, una buona parola e clamorosi scambi di saluti e di arrivederci.

I fasti della Provvidenza.

Il problema più grave era senza dubbio quello dell'alimentazione. Preparare ogni giorno la tavola a centinaia di bocche, in mezzo alla carestia generale, non era cosa facile.

All'Ospizio « Sacro Cuore » la sezione proposta all'approvvigionamento cominciò a chiedere offerte in casa: salesiani ed alunni, convittori e semiconvittori spontaneamente presero a privarsi di una parte della ridotta razione di pane per darla ai loro fratelli più poveri e bisognosi. Si formò un'associazione: A. R. S. (Assistenza ragazzi strada), con tesserine verdi pei ragazzi, tesserine bianche per i benefattori.

Poi, fuori di casa, a stendere la mano alle caserme che offrivano il residuo del rancio della truppa, agli enti assistenziali, a benefattori insigni del clero e del laicato, a ditte commerciali, alle opere pontificie. Ogni giorno, il reparto trasporti riceveva l'ambito ordine di trovarsi con la carretta o la carriola a vari recapiti, per ritirare riso, pesce, fichi, scatole di latte o di frutta candita...

Giovani volonterosi dell'Oratorio festivo, delle associazioni di A. C. si facevano un onore di tirare carrette e carriole per la città, scortati, quando occorreva dai più grandicelli, per difesa da tentativi di svaligiamento da parte di bande ancora allo stato... selvaggio.

Con queste provvidenze, il servizio migliorò rapidamente.

Il giorno di S. Giuseppe, i ragazzi si gustarono un buon risotto seguito da una bella porzione di budino dolce e di frutta candita. Lo stesso giorno, Mons. Barbieri pagava tutte le stoviglie comprate apposta per gli sciuscià.

E proprio a mezzogiorno un capitano inglese portava all'Ospizio una ventina di ragazzi che ogni giorno, sulle dodici, si presentavano alla sua caserma al Macao a chieder cibo, e s'impegnava a mandare quotidianamente il rancio per le loro bocche.

Alle ore 13 arrivavano 42 kg. di pane e dalla Sepral il primo assegnamento di pasta, patate, legumi, olio e formaggio.

Il 20 marzo, alla minestra seguiva un piatto con carne di pollo e patate, frutta sciroppata e frittata. Prima che finisse il mese, coi piatti c'erano i cucchiai nuovi fiammanti, e compariva qualche capo di vestiario e di calzature.

Il 25 marzo, 12 ragazzi trovavano onorato lavoro. Gli aspiranti di A. C. concorrevano con uno spettacolo di burattini.

Tanto per documentare qualche tratto di quella materna Divina Provvidenza che pensa agli uccelli dell'aria e ai gigli dei campi...

(Continua).

DALLE NOSTRE MISSIONI

GIAPPONE

In data 3 novembre 1945 da Tokyo, Monsignor Cimatti scriveva, tra l'altro, al Rettor Maggiore.

Amatissimo Sig. D. Ricaldone,

un nostro ex allievo di Fiume tenta di venire in Italia: gli affido nostre notizie anche se ripetute.

Per ora, a mezzo di cappellani militari, mi son messo in relazione coi Confratelli degli Stati Uniti. Può immaginare la gioia di noi tutti quando anche con Lei potremo essere sicuri di comunicare.

In generale tutti bene. Grazie a Dio, potei star unito con quasi tutti i confratelli durante tutta la guerra, con molte lettere circolari.

Il Signore ci mise veramente alla prova, come il nostro Padre D. Bosco ai suoi tempi difficili: ma con l'aiuto del cielo abbiamo imitato il nostro Padre Santo, ed ora come lui intravediamo la ricompensa cristiana. Ovunque si è potuto, almeno in parte, continuare il nostro lavoro: nel Kyushy, missione, per un mese tutti i confratelli italiani furono internati; però i Salesiani giapponesi non militari poterono conservare le posizioni. Oltre la guerra, due terribili tifoni distrussero la colonia agricola, missione e seminario di Nakatsu; le residenze di Miakonoyo e di Oita furono bruciate. Non così quella di Beppu. Per vivere non mancò mai la materna Provvidenza di Dio. Ora le truppe di occupazione portano contributi discreti di viveri e d'indumenti per noi e per le nostre opere; non ci sono debiti.

Le Figlie di Maria Ausiliatrice nel Kyushu perdettero tutto, eccetto la residenza di Beppu. Trasportarono i piccini a Mamanaka; stanno tutte bene materialmente e spiritualmente. Le seguo di presenza e con lettere mensili.

Per Natale avremo sei nuovi sacerdoti. Assicuri i parenti dei Confratelli che stanno tutti bene.

Amatissimo Sig. D. Ricaldone, ci benedica tutti: preghi e faccia pregare per noi; assicuri tutti del continuo e quotidiano nostro ricordo al Signore. Appena potrà, ci invii notizie, stampati, ecc. Stiamo organizzando i quadri dei Cooperatori e degli ex allievi; esce già il Bollettino; presto si ripristineranno le Letture Cattoliche. La tipografia lavora in pieno. È stata riconosciuta ed aiutata dagli Americani; per essi il Bollettino è parzialmente nella loro lingua. I Cappellani militari ci appoggiano ed aiutano; noi facciamo altrettanto.

I Vescovi giapponesi hanno espresso il desiderio che molti sacerdoti americani secolari e religiosi vengano ad evangelizzare il Giappone. Dio voglia che i Salesiani rispondano presto e in molti. Tutti i Vescovi giapponesi ci chiamano con insistenza.

Il generale Mac Arthur aiuta anche la Chiesa cattolica ed auspicò la completa conversione del Giappone. Ciò sarebbe un gran bene per tutti. I cristiani giapponesi, vedendo tali buone disposizioni, deliberarono di offrirgli un artistico quadro della Madonna del Giappone.

I soldati cattolici americani danno buon esempio di vita cristiana pratica nell'ascoltare la Messa, nel frequentare i Sacramenti, negli altri esercizi di pietà e specialmente nel manifestare chiaramente, senza alcun rispetto umano e pubblicamente la loro fede. In un paese pagano come il Giappone, questo esempio conferisce molto al rispetto e alla propagazione della religione cattolica; così i cattolici americani, soldati, sono veri missionari in Giappone: siamo loro riconoscenti.

L'avvento degli americani portò la libertà religiosa e scolastica. Noi approfittiamo per tradurre molti libri cattolici di polso, scritti in America. Già arrivano riviste e giornali.

Vede quanto vasto è il nostro campo ? Preghi anche lei in modo particolare, assieme a tutti i Confratelli, per il Giappone e ci benedica tutti. Suo aff.mo

Mons. VINCENZO CIMATTI,

Tokyo, 3-XI-1945.   Ispettore Salesiano.

AUSTRALIA

L'Ispettore Don Fedrigotti, visitando la nuova casa di Adelaide in Australia, riferisce che i Salesiani sono riusciti a cambiare la fisonomia del riformatorio ove una settantina di corrigendi sono ora ottimi allievi che si fanno onore e corrispondono alle cure dei loro educatori. L'Arcivescovo se ne dichiara assai soddisfatto e ne parla con compiacenza con tutti gli altri Vescovi australiani. Si sta progettando una scuola d'arti e mestieri in Adelaide. Il nostro Don Paolo Zolin si occupa dei compatrioti, pei quali ha cominciato una missione in una chiesa vicina. La città vorrebbe anche un pensionato per operai come quello avviato a Melbourne.

CULTO E GRAZIE DI MARIA AUSILIATRICE

Un cartone di Don Bosco.

Sebbene Don Bosco abbia cominciato a invocare la Madonna col titolo di Ausiliatrice solo verso il 186o, quando cioè ideava e dava principio al suo Santuario in Valdocco, la considerò tuttavia anche prima di quel tempo come sua potente Ausiliatrice.

Ciò può rilevarsi da un cartone appeso a una parete della sua camera, sul quale il nostro Santo, nel 1849, attaccò cinque immagini della Madonna. Tre portano l'effige dell'Immacolata. La prima di queste ritrae vari giovani in un campo intorno a un sacerdote, alcuni in ginocchio, altri in piedi, e tutti rivolti verso Maria SS., la quale appare tra le nubi corteggiata dagli angeli, colle mani giunte, coronata di dodici stelle e con la luna e il serpente sotto il piede. Il sacerdote addita loro la Madonna e sopra l'immagine sta il motto: Figliuoli miei, siate divoti di Maria SS. La seconda porta scritto: Sia sempre benedetta la Santa Immacolata Concezione. E la terza una preghiera: O Vergine Immacolata, Tu che sola portasti vittoria di tutte le eresie, vieni ora in nostro aiuto; noi di cuore miriamo a Te: AUXILIUM CHRISTIANORUM, ORA PRO NOBIS! Di sua mano, Don Bosco, sotto, aveva aggiunto queste parole: inde expectamus consolationem (di qui aspettiamo la consolazione).

La quarta immagine è quella di N. S. delle Vittorie, coll'invocazione: Refugium peccatorum, ora pro nobis. Nella quinta Maria SS., col Bambino in braccio, siede presso un tavolino, coperto con un tappeto e sul quale sta un canestro colmo di frutta. Il Bambino, colla sinistra, solleva il velo che scende sul viso della Madre, e a Lei con la destra pare che metta in mano un pane o altro commestibile da distribuire ai bisognosi. Si legge sotto queste figure: Mater pauperum (La Madre dei poveri). E quindi: Venite a me, o voi tutti che mi amate, e vi ricolmerò dei beni dei quali sono sorgente. Sotto queste immagini Don Bosco appiccò una carta geografica della Palestina.

Don Giacomelli, già suo compagno di studi e suo intimo, intravide in questo cartone come l'intero programma della sua vita e volendo avere una memoria della sua divozione a Maria SS. Immacolata, la sua celeste Ausiliatrice, gli portò via di nascosto quel cartone, custodendolo per 40 anni come preziosa reliquia, che rimise, prima di morire, ai Salesiani.

Alcuni anni dopo, Don Bosco appese nella sua camera un altro cartone, rappresentante nella parte superiore la polveriera pochi istanti dopo lo scoppio del 1852, e nella parte inferiore Paolo Sacchi, ai lati del quale applicò due immagini della Madonna. In basso ne appese una terza, in tutto simile alla terza del primo cartone, ma, dopo l'invocazione: Auxilium Christianorum, ora pro nobis, il nostro Santo vi aggiunse in matita: terribilis ut castrorum acies ordinata! Anche questo cartone però subì la sorte del primo, perchè D. Giacomelli lo sottrasse nascostamente per conservarlo insieme con l'altro fino agli ultimi anni di sua vita e restituirlo poi all'Oratorio.

Grazie attribuite all'intercessione di MARIA AUSILIATRICE e di S. GIOV. BOSCO

Raccomandiamo vivamente ai graziati, nei casi di guarigione, di specificare sempre bene la malattia e le circostanze più importanti, e di segnare chiaramente la propria firma. Sarà bene. potendolo, aggiungere un certificato medico.

Non si pubblicano integralmente le relazioni di grazie anonime o firmate colle semplici iniziali.

Una sessantina di casi nella letteratura medica mondiale.

Mio marito, che già da tempo accusava preoccupanti indisposizioni, il 27 marzo, alle ore 18, fu colto da un violentissimo dolore addominale. Verso le 19,30 fu visitato dal medico, che diagnosticò la perforazione di un'ulcera gastrica e persuase l'infermo a farsi portare, anche di notte, nonostante i pericoli del viaggio e l'inclemenza del tempo, all'ospedale di Cuorgnè per essere sottoposto ad atto operatorio, unica speranza di-salvezza. A mezzanotte arrivava all'ospedale, all'una era sul tavolo operatorio. Il chirurgo pensava lui pure ad una perforazione di ulcera gastrica. Invece quale non fu la sua sorpresa quando trovò la perforazione nell'ultimo tratto dell'intestino tenue. « Caso rarissimo - attestava il medico chirurgo. - Ne saranno descritti soltanto una sessantina nella letteratura medica mondiale e diagnosticabile solo con la laparatomia ».

L'intervento fu lungo (2 ore in sala operatoria!), grave l'indagine. Furono due ore, di martirio per me, che, fuori della sala, piangevo a dirotto. Invocavo incessantemente con fede l'Ausiliatrice, chiamavo ripetutamente D. Bosco, promettevo un'offerta e la pubblicazione della grazia. Finalmente il medico mi invita ad entrare. Mi faccio violenza per comprimere l'angoscia che mi soffoca, e domando al marito: « Come stai?». Egli, accompagnando le parole con un gesto leggero delle spalle, mormora: «Sono nelle mani di Dio... ».

Il chirurgo nutriva ben poche speranze che il malato sopportasse un simile intervento. Invece, dopo qualche giorno di crisi, l'operato si riprese e andò gradualmente verso la guarigione, che oggi gode completa.

Si tratta adunque di un caso rarissimo di perforazione intestinale risoltosi favorevolmente sopratutto per l'intercessione di Maria Ausiliatrice e di D. Bosco, che ai mezzi umani diedero e l'efficacia e il successo. Sotto la loro protezione voglio che sia sempre la mia famiglia.

S. Giusto Canavese, 9-V-1945

MARTINA DE MARCHI.

La bomba scoppiò a soli quindici metri dai bimbi.

Ringrazio la nostra Ausiliatrice del miracoloso aiuto prestatoci il giorno 23 aprile 1945 durante l'incursione aerea. Centodieci bambini dell'asilo erano usciti a passeggio, quando improvvisamente un aeroplano di una formazione, che volava sopra di loro, lasciò cadere, probabilmente per puro caso, una bomba di grosso calibro, che andò a cadere a soli 19 metri dai piccoli, che restavano miracolosamente incolumi, coperti di terra, all'invocazione « 0 Maria Ausiliatrice, ascolta chi ti chiama ». I parenti, accorsi terrorizzati sul luogo, non ebbero che una unica voce di lode e di riconoscenza a Maria Ausiliatrice che aveva salvato i loro bimbi.

La Direttrice di Villatona di Saonara (Padova).

«Non ringrazi i medici, ma la Madonna».

Il 30 aprile 1945, durante i violenti scontri fra tedeschi e partigiani per la liberazione della città, fui colpito da una micidiale pallottola dum-dum che mi fracassò la tibia e il perone della gamba destra producendo una gravissima frattura esposta. Fui caricato su di un camion tedesco e portato all'ospedale in condizioni pietose.

Condotto subito nella casa delle operazioni, i chirurghi volevano ricorrere all'amputazione dell'arto per timore della cancrena gassosa solita a verificarsi in casi analoghi. Dietro mia richiesta vollero tuttavia tentare. Ma le cose si complicavano. Dolori atroci, febbri altissime accompagnate dal delirio facevano temere della mia vita. Con un nuovo intervento chirurgico si volle ritentare, mentre i fedeli parrocchiani e i giovani, piccoli e grandi, dell'Azione Cattolica, iniziavano suppliche fervorose che continuarono per tutto il mese di maggio. Un giovane oratoriano aveva portato nella cameretta, all'ospedale, un quadretto della Madonna Ausiliatrice, opera delicata delle sue mani di dilettante pittore. Alla Vergine mi rivolgevo con frequenti aspirazioni abbandonandomi totalmente nelle sue mani. Dopo tre mesi di degenza venne effettuata la radiografia dalla quale - con generale sorpresa - risultavano perfettamente congiunti la tibia e il perone rinforzati di un callo osseo di eccezionale consistenza. La ferita pure si avviava al rimargino.

Il medico chirurgo dott. Antonio Castellana, riconobbe in ciò una particolarissima grazia e il giorno in cui lasciai l'ospedale quando volli esprimergli la mia viva riconoscenza disse: Non ringrazi i medici, ma la Madonna.

Ora l'articolazione dell'arto è quasi completa.

Rendo omaggio filiale alla mia Salvatrice, facendo pubblicare la grazia ricevuta.

Trieste, Aprile 1946.

Sac. Don EMILIO BONOMI, Salesiano.

Sembrava già un cadavere.

Rendo vivissime grazie alla dolce Ausiliatrice che ha salvato la mia bambina di nove mesi, colpita nel settembre scorso da improvvisa e grave difterite. Portata d'urgenza all'ospedale vi giungeva in condizioni così disperate che il professore non dava più alcuna speranza di salvezza. Tentò ancora l'operazione perchè lo supplicai di farla ugualmente benchè la bimba sembrasse già un cadavere. « Solo un miracolo può salvarla » disse il professore. E la cara Madonna di Don Bosco operò il miracolo, esaudì le mie suppliche. La piccina guarì e ora cresce prosperosa e sana.

Rendo quindi grazie sentite e serberò alla Vergine santa vivissima gratitudine. Invio l'offerta promessa e affido a lei sempre la mia Pinuccia perchè me la faccia crescere buona e me la protegga sempre.

Bistagno (Aless.), 10-VII-1945

PIAZZA GRILL PIERA e consorte.

LA SPEZIA - FU RASTRELLATO E DEPORTATO. Il 30 giugno 1944 nostro figlio Gianni, di soli 16 anni, fu rastrellato dai tedeschi e deportato in Germania. Vivemmo lunghi mesi privi di notizie sue in un'ansia mortale, accresciuta dal pensiero della sua giovane età e della cagionevole salute.

Lo raccomandammo ogni giorno alla Vergine Ausiliatrice e a D. Bosco, che sempre miracolosamente lo protessero. Privi di notizie sue, nei momenti più angosciosi, ci rivolgemmo a D. Bosco e sempre fummo da Lui consolati. Il 27 luglio scorso avemmo la gioia di riabbracciarlo sano e salvo, ed oggi, riconoscenti, rendiamo grazie a D. Bosco, inviando la nostra piccola offerta.

13-1-1946.   ATTILIO e ROSA TARTARINI.

RIVA DI CHIERI - FU EVITATA L'AMPUTAZIONE. Sento il dovere di mandare l'offerta promessa e ringraziare pubblicamente D. Bosco per la grande grazia ottenutami. In una sparatoria tra partigiani e repubblicani fui gravemente colpito da una palla che mi trapassò il femore destro asportandomene una parte. Il dottore trovò il caso gravissimo e dichiarò necessaria l'amputazione della gamba. Profondamente addolorato, ma fidente nel grande Santo, iniziai, in unione con la mia famiglia una novena, applicando la reliquia sulla parte malata. Al termine della novena il dottore dichiarò non essere più necessaria l'amputazione. Oh! pro digio! Don Bosco ci aveva pienamente esauditi. Lunghe furono le cure, con parecchi mesi di degenza all'ospedale, ma ora a distanza di oltre un anno rincomincio a camminare aiutandomi colle grucce. Grazie, caro D. Bosco: continua a proteggere me e i miei cari, sempre!

12-IV-1946.   Bosco ANTONIO.

TRAVAGLIATO (Brescia) - SUBITO COMINCIO' A MIGLIORARE. Nell'estate del 1943 il nostro caro papà era stato colpito da un male alla gola, per cui gli si erano fatte delle piaghe, con alta febbre e impossibilità di prendere qualunque cibo, salvo un po' di brodo e di latte. Le mani pure si piagarono in modo da mostrare i nervi.

Noi in famiglia eravamo addoloratissimi e avevamo timore di perderlo. Incominciammo con fede una novena a M. Ausiliatrice e a D. Bosco e subito incominciò a migliorare, tanto che dopo un po' di convalescenza ora gode buona salute. Maria Ausiliatrice e D. Bosco ci hanno esauditi altre volte e specialmente facendo ritornare a casa i tre fratelli soldati prigionieri dopo lunghi anni di dolorosa attesa.

Siano loro rese infinite grazie per questi favori.

10-II-1946.   Famiglia VINCENZO SALVI.

NEMBRO (Bergamo) - OTTO ORE IN ACQUA. Tre anni fa, in qualità di carrista cap. magg. mi trovavo sopra una nave in traversata marittima per operazioni di guerra, allorchè questa nave a un tratto venne assalita dai nemici e silurata. Pochissimi furono i superstiti. Io mi trovavo in quel momento sopra coperta e nell'istante in cui venni buttato in mare invocai con fede Maria Ausiliatrice. Stetti otto ore in acqua, finchè venni salvato da nostre scialuppe di salvataggio accorse da un porto vicino.

Grato alla Madonna, invio offerta.

Febbraio 1946.   GIUSEPPE BRISSONI.

VINCHIO D'ASTI - NELLO SPAZIO DI UN'ORA. In seguito a protesi dentale mi venne un ascesso che mi cagionò un'infezione che sarebbe stata deleteria sfociando il pus nella fossa canina, per cui febbre altissima e minaccia di sinusite o di setticemia.

Mentre si rendeva così necessario l'intervento chirurgico, come conferma la dichiarazione medica, io mi rivolsi a S. Giovanni Bosco e applicai sull'ascesso localizzato nel mascellare superiore un lembo di pannolino che era stato a contatto dell'urna del Santo.

La mia fede è stata premiata e, nello spazio di un'ora, scomparsa la febbre, non fu più necessario l'atto operatorio.

Invio offerta, e in segno di riconoscenza per la protezione ricevuta durante la mia prigionia, mi impegno per l'erezione di una cappelletta a S. Giovanni Bosco.

17-III-1946.   CHIODI GIOVANNI.

DRONERO (Cuneo) - INFEZIONE TETANICA. Il giorno 21 ottobre 1943, mio figlio Renato, di anni 13, mentre stava giocando, fu gravemente ferito per lo scoppio d'una bomba. Dopo 17 giorni di atroci sofferenze, quando già aprivo l'animo alla speranza, sopravvenne un'infezione tetanica, che in poco tempo lo ridusse in fin di vita. Io però ancora non volli disperare, ma fiduciosa continuai a rivolgermi con viva fede a Maria Ausiliatrice, certa che mi avrebbe esaudita. Infatti, dopo circa 20 giorni di lotta fra la vita e la morte, con gioia e meraviglia di tutti mio figlio cominciò a migliorare. Adesso è completamente guarito, tanto che già ha potuto riprendere la scuola. In ringraziamento invio a mezzo vaglia la somma promessa e desidero rendere pubblica questa miracolosa guarigione.

5-II-1944.   GARBARINO ADRIANA.

TORINO - RAPITO E INCARCERATO. Il 20 gennaio ricevevo da casa una triste notizia. Una squadra di repubblicani la mattina del giorno 13 entrava in casa e rapiva mio cognato. Dopo cinque penosi giorni di ricerche, non si sapeva ancora dove fosse e che cosa fosse avvenuto di lui.

Appena lo seppi incominciai subito il giorno seguente con viva fede una novena a S. Giovanni Bosco. Presi gli opportuni accordi col sacerdote celebrante, ogni mattina io servivo la S. Messa all'altare del Santo e il sacerdote aveva un memento speciale secondo la mia intenzione. Durante la S. Messa mi comunicavo.

Il giorno 29, termine della novena e festa del patrono dei Salesiani S. Francesco di Sales, ricevevo la notizia che il cognato era finalmente ritrovato, ma chiuso nelle carceri di Brescia; e che quel giorno stesso avrebbe dovuto essere processato.

Intensificai maggiormente la fede e la preghiera, specialmente nella. grande solennità del nostro santo fondatore S. Giovanni Bosco.

Il giorno dopo la festa, 1° febbraio, ricevevo la consolante notizia che il cognato era ritornato sano e salvo in famiglia. La lettera portava la data dell'ultimo giorno della novena.

Riconoscente adempio con gioia la promessa di far pubblicare la grazia.

3-II-1944,   ORIZIO GIOVANNI.

NIZZA MONF. - QUATTRO MESI DI SUPPLIZIO. Un mio carissimo fratello, imprigionato dai tedeschi, perchè avverso alle loro idee, venne ripetutamente sentenziato di morte, la cui esecuzione però era sempre provvidenzialmente rinviata.

Frattanto fu sottoposto a ogni genere di torture, umanamente impossibili a sopportarsi così a lungo, tanto che lo stesso paziente è stupito di aver potuto sopravvivere. In quelle ore angosciose, la mia buona Superiora faceva pregare la comunità e io pure pregavo e mi raccomandavo alle preghiere di molte anime pie, specie dei bambini innocenti. Maria SS. Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco ottennero certo la forza di resistere per quattro lunghi mesi a tanto supplizio, finchè, terminata l'orribile guerra, si trovò libero, meravigliato egli stesso di essere potuto scampare alla morte che gli pendeva sul capo continuamente.

Commossa per tanto favore protesto pubblicamente le mia gratitudine.

Una Figlia di Maria Ausiliatrice.

Famiglia Bianchi (Torino) - Per grazia ricevuta manda un'offerta.

Gavola Edda in Rei (Giaveno) - Un mio pronipote, appena nato, fu colto da tosse asinina. Mi rivolsi a Maria Ausiliatrice e S. Giov. Bosco per ottenere la grazia della guarigione. Fui esaudita. Ed ora, riconoscente, compio la promessa fatta, invocando ancora la protezione sulla famiglia e sui nipoti in guerra.

Carla Conto - Dagna Sabina (Villastellone) - Ringrazio Maria Ausiliatrice per immediata grazia ottenuta mediante la novena raccomandata da S. Giovanni Bosco. Riconoscente compio la promessa.

Il Ch. Marfori Michele (Torino) ringrazia Maria Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco per la guarigione ottenuta.

Sig. Fratelli Martino (Damiano d'Alba) mandano offerta per grazia ricevuta.

N. N. (Mirabello) manda offerta per grazia ricevuta.

Sig. O. A. (Foglizzo) manda offerta per grazia ricevuta.

Alice Niceta (Stazano) - In viva apprensione per la sorte del mio marito fervorosamente mi sono rivolta alla Madonna e S. Giovanni Bosco e incoraggiata dalla loro quasi sensibile promessa, ho perseverato nella speranza fino ad ottenere la grazia completa.

Rendo viva riconoscenza ai cari protettori affidandomi ancora alla loro potente intercessione.

La Sig.ra Ritta Virginia in Serra (Pinerolo) riconoscente per una insigne grazia ricevuta per l'intercessione di Maria Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco. adempie la promessa fatta.

G. N. (Vercelli) - Trovandomi in gravi angustie confidai pienamente in Maria SS. Ausiliatrice ed ottenni il desiderato aiuto e conforto.

Gatti Agostina (Besana - Milano) - Poichè la Vergine SS. e S. Giovanni Bosco mi hanno esaudita, invio un'offerta, per la grazia ricevuta come si desiderava.

Bernardo Burzio (Moretta) - Ringrazio Maria Ausiliatrice e S. Giov. Bosco per la buona riuscita di una pericolosa operazione.

Armandi Giuseppe (Cuneo) - Con una spina al cuore mi portai ai piedi del nostro grande protettore S. G. Bosco, per pregarlo che m'impetrasse la grazia da me tanto desiderata di levarmi da un grande incubo, promettendo che se fossi stato esaudito avrei fatto un'offerta. Dopo alcuni giorni da questa promessa, il dubbio che mi angustiava, svaniva. Adempio ora la promessa.

Torriero Teresa (Sampierdarena) - Ammalata abbastanza gravemente, ricorsi fiduciosa a Maria Ausiliatrice e fui guarita.

Carlo Viazzi (S. Bovo Castino) - Scendendo dal carro misi un piede in fallo, caddi e la ruota mi passò sulla gamba lasciandomela malconcia quanto si può immaginare. Mi raccomandai a Maria Ausiliatrice e a Don Bosco, feci la novena, e in quaranta giorni fui completamente guarito. Ringrazio e invio un'offerta come avevo promesso.

Viarizio Luciano (Moriondo Torinese), ammalato di tifo, dopo essersi raccomandato a Maria Ausiliatrice e a S. Giov. Bosco, guarì perfettamente. Riconoscente, ringrazia e manda la promessa offerta.

Ernestina Jolis (Castel Verrès - Aosta) - Mando un'offerta in ringraziamento a Maria Ausiliatrice e a Don Bosco per esser guarita da forti dolori allo stomaco e alla schiena che da parecchi mesi soffrivo e pei quali ogni medicina riusciva inutile.

Carazzo Giacinto (Lenta) - Ammalatomi per la forte pressione del sangue - 28o gradi - con complicazione di nefrite acuta, il dottore mi disse che potevo rimaner sul colpo.

Pregai Maria Ausiliatrice e S. G. Bosco. Subito ebbi un forte miglioramento e dopo un mese di cura, potei riprendere il mio servizio.

Implorando altre grazie faccio l'offerta promessa

Carazzo Giacinto (Lenta) - Mio nipote Aldo, ammalatosi di bronco-polmonite con altre complicazioni, dovette essere ricoverato all'ospedale.

In un primo tempo il dottore temeva di non poterlo salvare. Noi subito ci rivolgemmo a Maria Ausiliatrice e a S. Giovanni Bosco. Dopo una lunga cura Aldo si trova ora in buona salute.

Come da promessa fatta invio l'offerta e prego di pubblicare la grazia.

La sig.ra Gina Giovanelli (Lenta) invia un'offerta in ringraziamento a Maria Ausiliatrice e a S. Giov. Bosco per aiuti e favori ottenuti nel corso dell'anno.

Rei Maria di Robella (Trino) - Ringrazia San Giovanni Bosco per grazia ricevuta e invia offerta per le Opere Salesiane.

Coniugi Ladetto Teresa e Antonio (Cigliano) - Adempio la promessa fatta di mandare un'offerta se San Giovanni Bosco mi salvava tutta la mia famiglia dai pericoli della guerra. Riconoscente della protezione avuta spedisco l'offerta invocandolo come protettore e custode dei miei quattro figli. O San Giov. Bosco, continua a vegliare sulla mia famiglia!

Amedea Torrielli in Colombo (Moriano d'Acqui) - Ringrazio Maria SS. Ausiliatrice e S. Giov. Bosco per il ritorno dei miei tre figli dalla Russia. Due si salvarono nella ritirata, il terzo tornò dopo anni di prigionia. Misi questi figli sotto la loro santa protezione. Voglia la SS. Vergine e S. G. Bosco continuare a proteggerli. Faccio modesta offerta per le Opese Salesiane.

Teani Maddalena (Suisio-Bergamo) - Come da promessa fatta, invio una piccola offerta per ringraziare Maria SS. Ausiliatrice della protezione concessa a mio fratello durante il periodo della guerra.

Ringraziano ancora della loro intercessione Maria SS. Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco:

Mauri Clementina per una operazione di ulcera gastrica subita felicemente.

Guastelli Pietro Lorenzo (Quaranti) per la segnalatissima grazia ricevuta.

Cattelino L. (Mati Canavese) per aver ricevuto notizie del fratello dopo nove mesi di silenzio.

Gallo Ambrosina (S. Martino Alfieri) per la grazia sospiratissima ricevuta per intercessione del nostro Santo.

Olivero Lina (Montiglio) per l'ottenuta guarigione. Issoglio Giovanna (Cumiana) per la grazia ricevuta. R-S-N-G. Cooperatrice Salesiana ha inviata una cospicua offerta in riconoscenza di grazia ricevuta.

Annovazzi Pietro per le grazie e i favori ricevuti invocando continua protezione.

M. L. (Perosa Argentina) per essere stata esaudita nei suoi desideri.

Dott. Alberto e Minia Gastaldi per ottenuta guarigione di ulcera dopo difficile operazione,

Una madre dolente ringrazia per un raggio di pietà divina apparso su una notte di violenze e di orrori!...

Facciano Maria (Caluso) per grazia ricevuta proprio il 31 gennaio.

Falchero Lina (Torino) pel notevole miglioramento in salute.

Armand Angelica (S. Nicola) per aver ottenuto sollievo da Don Bosco Santo dopo 7 anni di sofferenze.

R. V. (San Giorgio Monf.) per la segnalatissima grazia ricevuta.

Giannini Silfide (Ceserano di Fivizzano) per la guarigione del figlio Giuseppe e per quella del cognato Cesare.

Mala Paolina (Carignano) per ottenuto notevole miglioramento in salute.

Rossetti Aldo (Chioggia) per due segnalatissime grazie ricevute. Torre Colombina (Giovi-Genova) per l'insperato buon esito di esami...

Franta Mazzucchetti per la guarigione del figlio Francesco ammalato di peritonite.

B. L. (Rivoli Torinese) per ottenuta guarigione di una grave malattia.

Massa Antonietta (Santa Margherita) per segnalatissime grazie ricevute e in attesa di altre.

Ferrara Ermelinda ved. Bocchis (Rivalta Torinese) per l'ottenuta perfetta guarigione del figlio Beppino, di 10 anni, che in 18 mesi si è rotto ben quattro volte le braccia!

Mossino Adelina (Mombarone d'Asti) per la guarigione di un tremendo mal di gola.

Frugoni Battista (Salogni) pel felice esito di operazione di appendicite subita dalla figlia.

Direttrice Scuola Materna (Sciolze) per ottenuta visibile protezione sui bimbi in diverse circostanze.

Bertoglio Giacomo (Pianezza) per la speciale protezione ricevuta da Don Bosco Santo.

Viro Rasa per le grazie e i favori concessi al figlio Filippo. Zandrino Cristina per la grazia ricevuta.

S. M. H. (Torino) per una triplice insperata grazia ottenuta da una persona liberandola da un'immane pericolo...

Una Cooperatrice Salesiana pel valido aiuto ricevuto in un difficile esame di stato e chiede preghiere.

Corchis Margherita (Riva di Chieri) pel ritorno in famiglia del figlio Francesco soldato in Sicilia.

Lissandro Felicita per la guarigione di un ascesso senza intervento chirurgico.

NOVENA consigliata da S. Giovanni Bosco per ottenere grazie e favori da Maria Ausiliatrice.

1° Recitare per nove giorni: tre Pater, Ave, Gloria al SS. Sacramento con la giaculatoria Sia lodato e ringraziato ogni momento il Santissimo e Divinissimo Sacramento, tre Salve Regina a Maria SS. Ausiliatrice con la giaculatoria Maria Auxilium Christianorum, ora pro nobis.

2° Accostarsi ai SS. Sacramenti.

3° Fare un'offerta secondo le proprie forze per le Opere salesiane.

4° Aver molta fede in Gesù Sacramentato e in Maria SS.ma Ausiliatrice.

ORAZIONE DI S. BERNARDO

Ricordati, o piissima Vergine Maria, non essersi mai udito che sia stato abbandonato chi ha ricorso a Te, implorato il tuo aiuto, chiesto il tuo soccorso. lo, animato da tale confidenza, o Madre, Vergine delle Vergini, a Te ricorro, a Te vengo, peccatore contrito, dinanzi a Te mi prostro. Deh, o Madre del Verbo, non sdegnare le mie preghiere ma ascoltale propizia, ed esaudiscimi. Così sia.

(Indulgenza di tre anni ogni volta che si recita; Plenaria, una volta al mese se si recita tutti i giorni e si compiono le altre pratiche prescritte per le indulgenze plenarie).

NECROLOGIO

Salesiani defunti:

Sac. LOBACZ GIUSEPPE, † a Matthausen (Germania) il 3-V-1945 a 53 anni.

Laureato in teologia, in fisica e matematica, attese all'insegnamento con tanto prestigio che nel 1938 il Governo Polacco lo decorava della Croce d'oro. La guerra lo costrinse ad espatriare. Raggiunse l'Italia e continuò l'insegnamento tra i nostri studenti di filosofia, finchè i superiori gli affidarono una delicata missione presso i suoi connazionali dislocati nei pressi di Mondovì. Fermato dai nazisti, venne imprigionato e, da un campo all'altro, tradotto a Matthausen ove le sofferenze stroncarono la sua preziosa esistenza.

Sac. GRAZIOLI ALESSANDRO, † a Vendrogno (Como) il 23-XI-1945 a 29 anni.

Cooperatori defunti:

FRANCESCA MAZZONE PISTONE, † a Militello (Catania) il 12-II u. s. a 68 anni.

Piissima madre cristiana, fervente cooperatrice, fu benedetta da Dio colla vocazione di un figlio sacerdote alla Società Salesiana.

ADELAIDE MARTELLO ved. AZZOLINI, † a Roana (Vicenza), il 12-III u. s. ad 81 anni.

Mamma di un nostro missionario, chiuse la sua vita esemplare, offrendo i suoi dolori e sacrifici per le Missioni salesiane. FRANCO GABRIELLA,† a Cantavenna (Aless.), il 25-II u. s. Madre esemplare, offri il figlio Don Angelo all'apostolato salesiano con generosità che mai conobbe esitazione e rimpianto, e lo seguì colle più fervide preghiere.

TRIMBOLI VINCENZO,† ad Ardore (Calabria), il 5-III u.s. Tempra di vero fervente cristiano, offri ai suoi cari l'esempio di una vita edificante, ottenendo dal Signore la grazia della vocazione salesiana a due suoi figliuoli.

Altri Cooperatori defunti:

Actis Grosso Laura, Rodallo (Torino) - Alberani Dionisio, Fateli - Algarotti D. Giovanni, Zanica (Bergamo) - Allavena Antonio, Pigna (Imperia) - Andreani Giulia, Pollenza (Macerata) - Andreola Ignazio, Valfurva (Sondrio) - Aquadro Teresa, Pralungo (Vercelli) - Ardissone Enrica, Borganzo (Imperia) - Arpino Giuseppina, Torino - Arpino Laura, Moncalieri (Torino) - Arrigi Angelo, Biforco (Arezzo) - Asquini Italia, Varino (Udine) - Audisio Elisabetta, Entracque (Cuneo) - Beffelli Battista, Malegno (Brescia) - Balestri Aggeo, S. Quiriro Vernio (Firenze) - Balmelli Giuseppe, Milano - Barbera Severino, Biella (Vercelli) - Barbero Luigi, Valmacca (Aless.) - Barbetti Giacomo, Erbanno (Brescia) - Barcotti Biagio, I ego (Pavia) - Basso Domenica, Lancenigo (Treviso) - Beccarelli Umiltà, Pistoia - Bellini Ermanno, Firenze - Bellino Maddalena, Centallo (Cuneo) - Bellio Carlo, Paese (Treviso) - Belussi Franchini Rosa, Pombia (Novara) - Bernieri Angela, Perino (Piacenza) - Berti Dott. Giovanni, S. Lazzaro Savena (Bologna) - Bertola Michele, Bottigliera (Asti) - Bertoldi Rodolfo, Lararone (Trento) - Bertone Vittorio, Genova) - Bertoni Pier Domenico, Gioiosa Jonica (Reggio Calabria) - Besso Antonio, Villar Bagnolo (Cuneo) - Bestonzo Adelina, S. Benigno Can. (Torino) - Betta Cesare, S. Lazzaro Alberoni (Piacenza) - Bevione Carolina, Calosso (Asti) - Bianchetti ing. Giovanni, Milano - Bianchi Giuseppina, Bellagio (Como) - Biffi Ernesta Sala, Grezzano (Milano) - Bigando Adelaide, Cigliano (Vercelli) - Binfà Marianna, Strambino (Torino) - Boeri Raimondo, Taggia (Imperia) - Boldrini Vittorio, Milano - Bollara Giuseppina, Isolengo (Aless.) - Bonafè D. Augusto, Campeggio (Bologna) - Bondar Faustina, Ollomonte (Aosta) - Bonelli Carolina, Orvieto (Terni) - Bongiorno Eleonora, Noto (Siracusa) - Bonifazi Rag. Augusto, Roma - Bonini Ambrosina, Cortabbio (Conio) - Bonino Francesca, Strambino (Torino) - Boria Cav. Pietro, Lanzo ('l'orino) - Bornengo Battista, S. Stefano Roero (Cuneo) - Bortolussi Iolanda, Zoppola (Udine) - Bosio Francesco, Borgo D'Ale (Vercelli) - Bosticco Adelina, Bardonecchia (Torino) - Buffa Maria, Trino (Vercelli) - Bravi Francesco, Terno D'Isola (Bergamo) - Brogino Celestina Maria, Torino - Bruner D. Luigi, Trento - Bruzzone Caterina, Braggoli (Cuneo) - Bucci Teresa, Milano - Buffa Antonio, Pinerolo (Torino) - Cabraz Stefano, S. Remigio (Aosta) - Cacciatori Eugenio, S. Martino Buonalbergo (Verona) - Caddeo Albina, S. Nicolò D'Arcidano (Cagliari) - Calonghi Carlo, S. Latino (Cremona) - Camoletto Michele, Volpiano (Torino) - Campanari Francesco, Podenzano (Piacenza) - Camurani Arcangelo, Monte Abbia (Reggio Em.) - Canepa Frascara Ines, Pontedecimo (Genova) - Cantatore Teresa v. Gaurdio, Vignale Monf. (Aless.) - Caramelli Rostagno Felicita, Boves (Cuneo) - Carbonari Marina, Carbonare (Trento) - Carlini Giuseppe, Croce di Montecolombo (Forlì) - Casati Angelica, Erba (Como) - Cassano Deandreis Margherita, Motta dei Conti (Vercelli) - Cecchi Maria, Volterra (Pisa) - Celestino Maria, S. Caterina Villarmosa (Caltanisetta) - Ceratto Giacomo, Staffarda (Cuneo) - Cereseto Tommaso, Pegli (Genova) - Ceresito Anna, Acqui (Aless.) - Cerri Francesco, Fornovo (Bergamo) - Chessa Rosa Anna, Bessude (Sassari) - Ciancio Mineo Marianna, Agira (Enna) - Ciani Mons. Prof. Giovanni, Belluno - Colamussi Giuseppe, Rutìgliano (Bari) - Coletti D. Osvaldo, Cansano (Aquila) - Coletto Emilio, S. Giorgio Pertiche (Padova) - Colle Angelo, Meano (Belluno) - Colonna Giuseppina, Calliano (Asti) - Consonni Giulia, Milano - Conterno Caterina, Farigliano (Cuneo) - Conti Antornio, Musellaro (Pescara) - Coppa Arcangela, Brente (Pavia) - Coppini Pia, Firenze - Copreni Virginia, Saronno (Varese) - Corrado Giacomo, Tramonti di Mezzo (Udine) - Corso Eleonora, Cagliari - Cossali Virginia, Premolo (Bergamo) - Criscuoli Bernardo, Avellino - Croce Virginia, Montiglio (Asti) - Cum Giorgio, Tarcento (Udine) - Cusin Giulia, Venezia - Dalla Barba Angelo, S. Pietro Mussoline (Vicenza) - Dall'Osta Caterina, Padova (Belluno) - Dalzocchio Enrico, Albaredo (Trento) - Davigo Teresa, Lucinasco (Imperia) - Decammeda Maria, Cagnà (Trento) - Degli Angelini Luisa, Chirignago (Venezia) - Delfino Vincenzo, Bortnida (Savona) - De Lillo Antonietta, Camigliano (Napoli) - Dell'Erba Antonio, Rutigliano (Bari) - Delsanto Francesco, Canale (Cuneo) - De Martin Rosaria, Padola (Belluno) - Di Benedetto Maria Stella, Naro (Agrigento) - Enrietti Giacomo, Ivrea (Torino) - Epis Pierina, Scanzorosciate (Bergamo) - Fabbrini Elisabetta, Fratta Polesine (Rovigo) - Falasco Gennaro, Brugine (Padova) - Falce Michele, Brienza (Potenza) - Forgia D. Bartolomeo, Trana (Torino) - Fantin Pietro, Latisana (Udine) - Farese Gaetana, Piazzolla (Napoli) - Ferrari Papini Eloisa, Ottone (Piacenza) - Ferraris Antonietta, Brente (Pavia) - Ferretti Maria, S. Zeno Naviglio (Brescia) - Fietta Antonio, Casoni di Mussolente (Vicenza) - Fintoni Stelio, Firenze - Formenti Giovanni, Agnosine (Brescia) - Formenti Pietro, Pedentonte (Verona) - Francia Giovanni, Bagnone (Apuania) - Fresia Giuseppina, Cairo Montenotte (Savona) - Gadin Giovanni, S. Nicolas (Aosta) - Gaglioto Felicita, Stellanello (Savona) - Gaido Teresa, Torino - Galletti Giulio, Arco (Trento) - Galli Scalpini Carmela, Padula (Salerno) - Gallo D. Michele, Palermo - Gallotta D. Nicola, Ornito (Salerno) - Gallotto Teresa Villa Corsione (Asti) - Gamberoni Virginia, Bobbiate (Varese) - Gambino Alessandro, Castelfranco (Avellino) - Gandolfi Gambirasio Vittoria, Terno D'Isola (Bergamo) - Gandolfo Teresa Cuglieri, S. Lazzaro Reale (Imperia) - Garrona Sofia ved. Inglese, Valle Lomell. (Pavia) - Garatti Innocenza, Pian Camuno (Brescia) - Garbolino Luigi, Nole (Torino) - Gatti Angelo, Garbagnate Mil. (Milano) - Gentili Ch. Onorio, Forlì - Gherardelli D. Ferdinando, Carmiano (Lecce) - Ghilardi Bigia, Cisano Bergamasco (Bergamo) - Giai Emmna, Abbadia Alpina (Torino) - Gilardi Giovanna, Torino - Giuliani Isabella, Novelli (Aquila) - Giurlani Silvestro Balbano (Lucca) - Giusto Vittoria, Tradate (Varese) - Giusti Vittoria, Collesalvetti (Livorno) - Grandi Augusta, Rubiana (Torino) - Grillo Domenica di Giov., Roccagrimalda (Aless.) - Gualfredo Angelo, Lu Mon . (Aless.) - Guerra C.ssa Giuseppina, Apuania-Massa - Guerci Annunziata, Collamato (Ancona) - Guerini Margherita Zanotti, Marone (Brescia) - Culli Salvatore, Borgia (Catanzaro) - Henry Dellepiane Luisa, Torino - Jacometti Regina, Crusinallo (Novara) - Ioli D. Antonio, Ponte Baffoni (Pesaro) - Lagomarsino Raffaele, Uscio (Genova) - La Mantia Francesco, Canicatti (Agrigento) - Lavagno D. Carlo, Castelletto Monf. (Aless.) - Ledda Siddi Elvira, Pirri (Cagliari) - Lezza Bertolina, Niardo (Brescia) - Livatino Rosario, C.'anicatti (Agrigento) - Lambertenghi Caterina, Plemo (Brescia) - Locatelli Giuseppina, Centrisola (Bergamo) - Lombardi Can. Filippo, S. Giov. Rotondo (Foggia) - Longoni D. Giuseppe, Civenna (Como) - Lotto Luigia, Schio (Vicenza) - Maffei Maurilio, Ceppo Morelli (Novara) - Maffezzini Umberto, Campo Tartana (Sondrio) - Magoia D. Giovanni, Rodallo (Torino) - Malfatti B.ssa Maria, Rovereto (Trento) - Mapelli Carlo, Cinisello (Milano) - Marconi Maria, Recanati (Macerata) - Marino Dott. Antonio, Poirino (Torino) - Marino Rosina, Rocca Imperiale (Cosenza) - Mesiano Dott, Comm. Giuseppe, Roma - Masiello D. Vincenzo, Eboli (Salerno) - Medail Eurosia v. Allemand, Millaure (Torino) - Messina Cecilia Sorrentino, Napoli - Messina Geom. Francesco, Mineo (Catania) - Messineo Giuseppina, Reggio Calabria - Micheli Zignoni Anna, Aiello Del Friuli (Udine) - Milano Pietro, Borgofranco d'Ivrea (Torino) - Moia Angela, Mango (Cuneo) - Montesano Teresina, Chiaromonte (Potenza) - Montini,D. Giuseppe, Chianciano (Siena) - Morgagni Giovanna, Farli - Morgagni Sante, Pianta (Forlì) - Morosi Ines, Croce di Montecolombo (Forlì) - Morossi Marino, Cinzolais (Udine) - Musmano Angela, Castrovillari (Cosenza) - Mussatto Antonio, Bairo (Torino) - Mutazzi Adelaide, Cortemilia (Cuneo) - Nadin Carluz Serafino, Vigonovo (Udine) - Nave Antonio e Pierina, Bassano Grappa (Vicenza) - Noseda Giuseppe, Oltrona S. Mamete (Como)- Novarese Antonio, Centallo (Cuneo)- Novelli Annibale, Terenzano (Apuania) - Novit.l Raffaele, Mineo (Catania) - Obert Agnese, Aias (Aosta) - Occhi Carolina, S. Giov. Continaco (Parma) - Occhiuzzi Filippo, Acquappesa (Cosenza) - Omodei Sale Giuditta, Novara - Orsi Maria, Milano - Osano Francesco, Castell'Alfera (Asti) - Pacciani Libera, Figlino Valdarno (Firenze) - Paglieri Ottavia, Feisoglia (Cuneo) - Palleschi Modestina, Fontana Liti (Frosinone) - Papero Francesca, Roreto (Cuneo) - l'ansa Rina, Abbadia Alpina (Torino) - Pansiotti Marta, Milano - Paoletti Giovanni, Gorino - Parietti Vittoria, Tonco (Asti) - Pascali Maria Pirori, Comunanza (Ascoli P.) - Passinetti Vittoria, Clusone (Bergamo) - Pasqualini Ugo, .S. Giust. Valdarno (Arezzo) - Pavan Luigia, Schio (Vicenza) - Pavarino Felice, Mursecco (Cuneo) - Pellegrini Maria, Gosaldo (Belluno) - Pellegrine Valenti Maria, Catania - Penna Maddalena, Torino - Pennisi Di S. Margher. b.ssa Maria, Acireale (Catania) - Pepe Rosa ved. Calabrò, Canicatti (Agrigento) - Perotti Caterina, Ozegna (Torino) - Perucca Giuseppina, Motta Dei Conti (Vercelli) - Pentelli Giuseppina, Zibello (Parma) - Piardi Bono, Pezzaze (Brescia) - Pigano Margherita, Udine - Pina Livia ved. Dossi, Terno D'Isola (Bergamo) - Pini Antonio, Castrocaro (Forlì) - Pintali Rosaria, Scordia (Catania) - Pistoia Gina, Vigevano (Pavia) - Piva Rosina, Mercatino Marecchia (Pesaro) - Polga Giovanni, Udine - Polizzi M.sa Gaetana, Randazzo (Catania) - Pollini Giuseppe, Voghera (Pavia) - Pollio Ing. Alessandro, Aosta - Pongini D. Andrea, Molini Degli Orti (Piacenza) - Prinotti Adelaide, Priero (Cuneo) - Protti Maddalena, Valle Mosso (Vercelli) - Pruneri Giacomo, Grosio (Sondrio) - Pusineri Francesco, Vaprio D'Adda (Milano) - Quaranta Battista, Confreria (Cuneo) - Quiriconi Jone, Vergemoli (Lucca) - Raeli Sebastiano, Avola (Siracusa) - Ramoino Margherita, Carignano (Torino) - Rarnieri D. Settimio, Città di Castello (Perugia) - Raverberi Dino, Reggio Emilia - Regogliosi Giulia, Martora (Pavia) - Ricagni Francesca Gabelli, Casalcermelli (Aless.) - Rizzini Francesco, Villafranca (Verona) - Rocco. Grazietta, Borgoratto (Imperia) - Romolo Giovanni, Terno D'Isola (Bergamo) - Romolo Rosina, Terno D'Isola (Bergamo) - Rosa D. Ambrogio, Ornago (Milano) - Rossetti Giuseppina, Marzano (Parma) - Rossi Francesco, Tigliole (Asti) - Rossi Giuseppina, Robecco Sul Naviglio (Milano) •• Rossi Matteucci Luisa, Lugo (Ravenna) - Rota Pietro, Ponaio (Aless.) - Rovera Chiaffredo, Pagliero (Cuneo) - Russo Rosz, Scala di Patti (Messina) - Sabre Giuseppe, Carmagnola (Torino) - Sacco Abramo, Bogogno (Novara) - Sacchi Sabina, Spessa (Pavia) - Saggio Maria, Padova - Sampietro Stefano, Menaggio (Como) - Santaeroce Beatrice, Andria (Bari) - Sapori Girolamo Villa Verrucchio (Forlì) - Sarra Laura, Musellaro (Pescara) - Sartori Orazio, Breganze (Vicenza) - Sartorio Rosina Molteni, Terno D'Isola (Bergamo) - Scagliola Tobia, Calosso (Asti) - Scala Luciano, Cerro Ver. (Verona) - Scancarello Natale, Geraci Siculo (Palermo) - Scaramal Ferdinando, Ronco (Vercelli) - Scaramonciu Vittore, Solagna (Vicenza) - Schergna Elena, Arco (Trento) - Schiavelli Isolina Fattorini, Pescia - Schivante Francesca, Rez~igliasco (Asti) - Scuderi Rosario, Giostra (Messina) - Segata Enrico, Sopramonte (Trento) - Senes Angelino, Cossoine (Sassari) - Serarini Demetrio, Castiglio Fiorentino (Arezzo) - Silvestri Giuseppe e Giacomina, Livigno (Sondrio) - Simili Sebastiano, Mineo (Catania) - Simonelli Elena, Sondalo (Sondrio) - Speziali Alessandro, Cataeggio (Sondrio) - Sponziello Concetta, Carmiano (Lecce) - Spreafico Radaclli Stella, Sirone (Como) - Squarzina Virginia, Castell'Alfero (Asti) - Stefani Luigi, Tiarno di Sotto (Trento) - Stefani Natale, Vergemoli (Lucca) - Tabuso Giovannina Pennisi, Acireale (Catania) - Tamagna Montaldi Virginia, Serravalle, Libarna (Aless.) - Tambuzzo Giuseppa, Cianciana (Agrigento) - Tarrone Giuseppe, Ribordone (Aosta) - Teli Angelo e Gerolamo, Terno D'Isola (Bergamo) - Tettamanzi D. Carlo, Busto Garolfo (Varese) - Tirozzo Marchialli Maria, Fobello (Vercelli) - Todecco Dott. Luigi, ,Solagna (Vicenza) - Tomasetti Albina, Cingoli (Macerata) - Tomei Cav. Achille, Milano - Tomeatto Giuseppe, Flambro (Udine) - Torazzo Evasio, Borgo Vercelli (Vercelli) - Torti Carlotta ved. Bavone, Novi Ligure (Aless.) - Traversi Francesco, Roma -Trentini Angelina, Villazzano (Tremo) - Turresi Raffaele, Cugnasco (Svizz.- Ticino) - Turi Armilla e Giulia, S. Croce Sull'Arno (Pisa) - Valente Nicola, Latiano (Brindisi) - Vannella Michelina, Barletta (Bari) Vanni Concetta, Vergemoli (Lucca) - Varrotti Carmelita, Milano - Varesini Annovazzi Ida, Casalcermelli (Aless.) - Vattuone Caterina Bonelli, Bargone (Genova) - Venturini Marco, Valgatara (Verona) - Vitali Giacomo, Racchetta (Ancona) - Vogli Romolo, Budrio (Bologna) - Zambon Maria Pia, Costalunga (Verona) - Zanardi Teresa ved. Bertuli, Roma - Zanasi Maria, S. Agata Bolognese (Bologna) - Zaneila D. Cesare, Michellorie (Verona) - Zanocco Giovanni, Cegni (Pavia) - Zanon Caterina, Ziano (Trento) - Zantedeschi Maria ved. Bonaldi, Torbe (Verona) - Zavattaro Gabriella, Borgo S. Martino (Aless.) - Zinola Cristina, Roccavignale (Savona) - Zorzi Rosa Franceschin, Ziano (Trento) - Zurletti Clara Alessandria.