BOLLETTINO SALESIANO

ANNO LXX NUMERO 11 - 1° LUGLIO 1943

I Figli di Maria - Sotto la cupola dell'Ausiliatrice - In famiglia: Italia, Dai campi di prigionia, Polonia, Centro America, Cile, Palestina - Apostolato ed eroismi di carità sotto la bufera - Per gli " sciuscià " - Dalle nostre Missioni: Brasile Nord, Rio Negro, Cina, Siam - Culto e grazie di Maria Ausiliatrice - Tesoro spirituale - Necrologio. Crociata missionaria.

I FIGLI DI MARIA

UN PO' DI STORIA

Vogliamo rinfrescare la memoria dell'Opera di Don Bosco, che va sotto questa denominazione. Veramente il titolo ufficiale sarebbe Opera di Maria Ausiliatrice; ma nel linguaggio comune sottentrò quell'altro e ne prese per sempre il posto.

L'idea di trattarne ci è venuta ultimamente da una notizia comparsa sui giornali. La notizia è questa. Negli Stati Uniti più di 200 ex combattenti hanno chiesto di essere ammessi nella Società delle Missioni Estere di Maryknoll. Vi si decisero per gli esempi di sacrificio da loro osservati nei Missionari, dappertutto dove li aveva portati la guerra. Noi dicevamo: - Chi sa quanti bravi giovanotti, temprati dalle sofferenze della vita militare e disillusi di ciò che forse prima li aveva affascinati, provano in sè aspirazioni nuove verso il sacerdozio, ma non sanno come secondarle, a motivo della loro età? Se qualcuno dicesse loro che non devono disperare, perchè c'è modo di appagare tali desideri, non farebbe loro toccare il cielo col dito? - Giovani adulti che orientino la propria vita verso il santuario, verrebbero provvidenzialmente a colmare i vuoti prodotti oggi da tante cause nelle file sacerdotali. A questo per l'appunto mirava Don Bosco nell'istituire l'Opera dei Figli di Maria. Anche allora le vocazioni ecclesiastiche per le condizioni dei tempi incominciavano a scarseggiare, e i Vescovi n'erano allarmati. Che sarebbe stato della vigna del Signore?

Intanto dalle famiglie borghesi, per molte cagioni, c'era poco da sperare; onde il Santo andava ripetendo che bisognava ormai cercare sacri leviti in mezzo a quelli che maneggiavano la zappa e il martello. Ma anche qui si affacciava un guaio. Troppi giovani, nonostante le solerti cure, si- perdevano per istrada. Gli pareva necessario attaccarsi ai grandi.

Prime esperienze.

Un disegno maturò nella mente di lui attraverso varie esprienze. La prima fu ben curiosa. Studente di ginnasio a Chieri, aveva in duomo stretto relazione con il sagrestano maggiore, certo Carlo Palazzolo, uomo di ottima pasta, che, non spaventato dai suoi 35 anni, anelava a divenir prete. Bosco, pregato da lui, si accinse a dargli lezione ogni giorno gratuitamente, sicchè in due anni lo preparò all'esame per la vestizione chiericale. L'esame non andò male. Il Palazzolo entrò nel seminario e sempre aiutato dal chierico Bosco e poi da Don Bosco, compiè i suoi studi e fu buon prete.

Sistemato il corso ginnasiale nell'Oratorio, l'incoraggiante esito di quel lontano tentativo gliene fece intraprendere un altro di maggior portata. Ammise a frequentare le classi ginnasiali con i giovanetti anche individui d'età avanzata, che mostrassero buona volontà e sufficienti disposizioni a entrare nella carriera ecclesiastica. Potè così constatare come tali individui avessero applicazione, pietà e sante aspirazioni. Ma così mescolati con i piccoli stavano a disagio e andavano troppo a rilento. Non sarebbe stato il caso di formarne una sezione a parte, assegnar loro un programma speciale e coltivarli differentemente dagli altri?

Lumi dall'alto.

Mentre ruminava tra sè e sè questo pensiero, ecco sul principio del 1875 balenargli un'illustrazione improvvisa, che gli schiuse dinanzi un orizzonte più ampio. Di quello che gli accadde fece un racconto particolareggiato ai membri del Capitolo Superiore, due dei quali lo smisero subito fedelmente in scritto. Don Bosco parlò così:

Un sabato a sera mi trovavo a confessare in sagrestia ed era distratto. Andava pensando alla scarsità dei preti e delle vocazioni ed al modo di accrescerne il numero. Mi vedeva davanti tanti giovani che venivano a confessarsi, buoni giovani ed innocenti, ma diceva fra me: - Chi sa quanti non riusciranno e quanto tempo ancora ci vuole finchè lo siano coloro che persevereranno? Ed il bisogno della Chiesa è pressante.

Stando molto distratto in questo pensiero, pur continuando a confessare, mi sembrò trovarmi in mia camera al tavolino a cui son solito lavorare ed avevo il registro tra mano di tutti coloro che erano in casa. E diceva fra me: - Come va questo? Sono qui che confesso in sacrestia, e sono in camera al tavolino. Che io sogni? No; questo è proprio il registro dei giovani, questo è il mio tavolino a cui sono solito lavorare. - Intanto sentii una voce dietro di me che mi disse: - Vuoi sapere il modo di accrescere e presto il numero dei buoni preti? Osserva quel registro, da esso ricaverai quanto è da farsi.

Io osservai, poi dissi: - Onesti sono i registri dei giovani di quest'anno e degli anni antecedenti, e non c'è altro. - Stavo molto pensieroso, leggeva nomi, pensava, guardava sotto e sopra, se trovava altro, ma nulla.

Allora dissi tra me: - Sogno io o son desto ? Pure sono qui realmente al tavolino, quella voce che ho udito è voce vera. - Ed in un tratto mi volli alzare per vedere chi fosse Colei che mi aveva parlato; e mi alzai realmente. I giovani che si confessavano a me d'intorno, vedendo che mi alzava così in fretta e spaventato, si credettero che mi venisse male; mi sorressero; ed io rassicurandoli che era nulla, continuai a confessare.

Finite le confessioni e venuto in mia camera, guardai sul mio tavolino e vi era realmente il registro dei nomi di tutti coloro che sono in casa, ma non trovai altro. Esaminai quel registro, ma non conobbi come da quello potessi ricavare il modo di avere preti, molti preti e presto. Visitai altri registri che avevo in camera per vedere se da quelli potessi ricavar qualche cosa, ma da essi dapprima non ricavai costrutto di sorta. Domandai altri registri a D. Ghivarello; ma tutto fu inutile. Continuando a pensare sempre su questo e facendo passare i registri antichi per obbedire al comando di quella voce misteriosa, osservai che di tanti giovani che intraprendono gli studi nei nostri collegi per darsi poi alla carriera ecclesiastica, appena 15 su 100, cioè neppure 2 su 10 arrivano a niettere l'abito ecclesiastico, allontanati dal Santuario da affari di famiglia, dagli esami liceali, dal mutamento di volontà che sovente accade nell'anno di rettorica. Invece di coloro che vengono già adulti, quasi tutti, cioè 8 su 10, mettono l'abito ecclesiastico e a ciò riescono con minor tempo e fatiche.

Dissi adunque: - Di costoro sono più sicuro e possono fare più presto; è ciò che cercava. Bisognerà che mi occupi molto in modo speciale di loro e che apra dei collegi espressamente per loro, e che cerchi la maniera di coltivarli in modo speciale. - Ora l'effetto farà poi vedere se quanto avvenne è un sogno od una realtà.

Inizi dell'Opera.

Da quel giorno l'idea di aprire case, nelle quali giovanotti anche non più di primo pelo, chiamati allo stato ecclesiastico, trovassero un corso di studi accelerato e adatto a loro, prese corpo, mutandosi a poco a poco in fermo proposito. Gravissimi ostacoli gli si levarono contro, quali non avrebbe mai potuto immaginare; ma volle l'Opera, e l'Opera fu. Opera di Maria Ausiliatrice la battezzò, non collegio o istituto. Nel suo concetto doveva essere un'istituzione sorretta dal concorso dei fedeli; giacchè prevedendo che il massimo contingente l'avrebbe reclutato in famiglie non abbienti, era necessario assicurarne l'avvenire appoggiandola a un'associazione, i cui membri si obbligassero a contribuire un tanto ogni anno per il mantenimento degli alunni e le spese occorrenti nel corso dei loro studi.

Nel febbraio, andato a Roma, prospettò la cosa a Pio IX, che ebbe la bontà d'intrattenersi con lui a lungo sull'argomento. Il Papa entrò a pieno nelle sue vedute, sicchè gli espresse l'intenzione di commendare solennemente l'Opera; solo gli disse di portarla prima a conoscenza di alcuni Vescovi per averne l'approvazione, e allora in un apposito Breve avrebbe pigliato di lì le mosse. Il Papa volle spingersi più oltre: desiderò anche sapere come gli fosse nato quel proposito. Don Bosco tutto gli espose, anche il caso occorsogli quel sabato durante le confessioni. Il Santo Padre gl'ingiunse poi di ripeterne il racconto ai Superiori della Congregazione; al che Don Bosco obbedì nel modo accennato sopra.

Primo Regolamento.

Animato dalla parola del Vicario di Gesù Cristo, ruppe gl'indugi, risoluto di sormontare qualsiasi difficoltà. Cominciò pertanto a formulare e a far stampare un breve Regolamento, che intitolò Opera di Maria Ausiliatrice per le vocazioni allo stato ecclesiastico. Seguiva il noto motto evangelico sull'abbondanza della messe e la scarsità dei mietitori (Luc., X, 2). Il contenuto, dopo un modesto, ma efficace preambolo intorno alle ragioni dell'Opera, si divideva in quattro parti: Accettazione

(età dai 16 ai 30 anni, e modalità); Mezzi materiali (carità dei fedeli); Osservazione (spiegazione del titolo e risposta a chi ne temesse danno a opere già esistenti); Vantaggi spirituali (per allora, generici, ma in attesa di grazie speciali dalla Santa Sede).

I Vescovi.

Di questo Regolamento spedì copia a una diecina di Vescovi e dopo qualche tempo vi diede pubblicità per mezzo della stampa e con circolari ai parroci. Tra il 12 e il 18 aprile ricevè sette commendatizie dai Vescovi di Albenga, Vigevano, Acqui, Alessandria, Tortona, Casale, Genova, e senza indugio le spedì a Roma, donde gli pervenne una benedizione accordatagli dal Papa « col massimo piacere e di tutto cuore ».

Il Vescovo di Vigevano vi scorgeva «improntato lo spirito del signor Don Bosco », nel quale egli ammirava « sempre l'uomo di Dio ». Secondo il Vescovo di Acqui, tale Opera avrebbe provveduto «ad un sentito bisogno ». Il Vescovo di Alessandria «di buon grado » commendava il disegno, pregando Dio, che con la sua grazia venisse in aiuto per attuarlo. Il Vescovo di Tortona «pur ritenendo opportuno ed utile assai raccogliere per tempo i teneri giovanetti nell'asilo del Seminario per avviarli con maggior sicurezza al ministero ecclesiastico », tuttavia giudicava « innegabile » che mediante l'Opera di Maria Ausiliatrice vi si sarebbe aggiunto « un contingente considerevole e purtroppo necessario » a quei giorni « di giovani adulti con maggior attitudine a divenir buoni sacerdoti ». Al dire del Vescovo di Casale «quell'uomo di Dio che era il sacerdote Don Bosco » aveva compilato un programma dell'Opera « assai bene concepito e tale da potersene sperare preziosissimo frutto ». L'Arcivescovo di Genova se ne riprometteva « grande utilità alla Chiesa e, dato il già tanto scarseggiare del clero. E così su per giù i due altri Vescovi.

Primi esperimenti.

Il primo esperimento Don Bosco avrebbe desiderato farlo sotto i propri occhi, in un locale apposito nel lato sinistro della chiesa di Maria Ausiliatrice: ma ne fu impedito. Allora, concertatosi con l'Arcivescovo di Genova, decise di principiare l'Opera a Sampierdarena, dove esisteva già l'Ospizio di S. Vincenzo de' Paoli.

Tuttavia, benchè il primo nucleo ufficiale dei Figli di Maria fosse ospitato in quella casa, una schiera abbastanza numerosa continuava ad aver stanza nell'Oratorio, non però come famiglia a sè, ma in compagnia dei ragazzi. Ad ogni modo nel marzo del 1876, riuniti quelli che erano già più avanti, ne formò una scuola distinta, a base di latino e d'italiano, nell'intento di accelerare per essi la fine del corso e prepararli alla vestizione chiericale nel prossimo novembre. Quella classe straordinaria, per l'ardore e la celerità, con cui vi si procedeva negli studi, fu denominata nel gergo della casa scuola di fuoco.

La notizia di queste agevolazioni richiamava all'Oratorio e a Sampierdarena anche adulti, che, a detta di Don Bosco, potevano considerarsi come veri santi e che erano ben istruiti nelle cose di religione. Costoro in pochi anni erano pronti per ricevere gli ordini sacri.

Ora fermiamoci soltanto all'anno scolastico 1875-76. Ecco il risultato totale di quest'anno.

Totale degli allievi    N. 100

Terminavano il ginnasio    » 35 Di questi aspiravano allo stato religioso » 8

Alle Missioni estere    »   6

Si ascrissero al clero delle proprie diocesi e   21

Don Bosco disse un giorno: - Io credo che d'ora in avanti quest'Opera sarà la risorsa più grande che i Vescovi possano avere, per formarsi preti che non siano loro rubati dalla leva militare. - Da poco tempo la vita di caserma era stata imposta anche agli alunni dei seminari.

Per ora ci fermiamo qui. Ci basta aver narrato quanto sopra, affinché, chi legge, abbia ancora il tempo di tenerne conto per il prossimo anno scolastico. Forse ritorneremo in autunno nell'argomento.

NB. - Per informazioni, programmi e domande di accettazione, rivolgersi al Rettor Maggiore dei Salesiani, Via Cottolengo 32, Torino 109, oppure agli Ispettori Salesiani delle diverse Ispettorie, od al Direttore dell'Istituto Madonna dei Laghi, Avigliana (Torino).

SOTTO LA CUPOLA DELL'AUSILIATRICE

La cronaca del mese di maggio è quasi tutta assorbita dal fervore della divozione a Maria Ausiliatrice che, come a suo luogo descriviamo, ha raggiunto manifestazioni imponenti.

Il 22, giunse dalla Libia il Vicario Apostolico di Derna, S. E. Mons. Lucato, che si trattenne con noi per tutto il periodo delle feste.

Il 30, abbiamo avuto la cara sorpresa della visita di S. E. Mons. Marcellino Olaechea Loizaga, già vescovo di Pamplona ed ora promosso Arcivescovo di Valenza nella Spagna. L'illustre figlio di Don Bosco, pur avendo pochissimo tempo, tra la visita al Santo Padre e la presa di possesso della sua nuova Archidiocesi, volle venire a prendere la benedizione di Maria SS. Ausiliatrice. Accolto con vivissima gioia, ci regalò il sermoncino della « buona notte » e, l'indomani, celebrò all'altare della Madonna. Poi, accompagnato dal Rettor Maggiore, visitò l'Istituto « Rebaudengo » ed il Colle « Don Bosco », donde proseguì senz'altro per Roma ove l'attendeva l'aereo per la Spagna.

Il mattino del 30, l'Unione Insegnanti Don Bosco, ebbe la sua funzione tradizionale nella cappella delle camerette del Santo, celebrata dal sig. D. Ziggiotti, e poi assistette alla conferenza del nostro D. Sinistrero.

Il 31, abbiamo festeggiato il Giubileo sacerdotale del rev.mo teol. D. Elia Baldassare, che con tanto affetto ha prodigato e continua a prodigare le sue cure alla nostra Cappella delle Reliquie. Egli celebrò la sua Messa d'oro all'altare dell'Ausiliatrice, che in quel giorno vedeva pure per la prima volta immolare la Vittima divina vari nostri novelli sacerdoti. E noi ci siamo stretti tutti attorno a lui, insieme alle rappresentanze dell'Istituto della Marchesa Barolo, ad implorargli dal Signore copia di grazie e di benedizioni.

IN FAMIGLIA

ITALIA - Asti - Inaugurazione della Cappella e del salone " Don Bosco ".

Proprio il giorno di Pasqua, ricordando la Pasqua del 1846, S. E. Mons.Umberto Rossi Vescovo di Asti, con la solenne benedizione rituale, aperse al culto la nuova cappella del nostro Oratorio-Convitto « Don Bosco », dedicandola a Maria SS. Ausiliatrice. Oratoriani, convittori e fedeli fecero al venerando Pastore le più festose accoglienze, protestandogli la loro riconoscenza ed il loro affetto. Nel pomeriggio, la filodrammatica dell'Oratorio inaugurò il nuovo salone-teatro che, sorto come un prodigio in pochi mesi, corona il venticinquesimo di apostolato dell'infaticabile Don Alfredo Marcoz. Presiedette la festa l'Ispettore Don Gioffredi, portando la benedizione del Rettor Maggiore.

Porto Recanati - Consacrazione della chiesa salesiana.

Il 27 aprile u. s. la bella chiesa eretta cent'anni or sono dal Card. Franzoni al culto del Preziosissimo Sangue, a noi affidata con la donazione del conte Lucangeli nel 1924 ed eretta in parrocchia nel 1939, riceveva la solenne consacrazione dalle mani di S. E. Mons. Salvatore Rotolo, Ausiliare di Velletri, che aveva preparato la popolazione al sacro rito con un triduo di predicazione. Il giorno seguente, lo stesso Vescovo salesiano vi celebrava il solenne Pontificale, impartiva la Cresima e benediceva lo stendardo dell'Oratorio ed il vessillo dell'Associazione maschile di A. C.

Lo zelante parroco Don Bondi distribuiva la prima Comunione ad una cinquantina di bimbi, e tutta la popolazione offriva un consolante spettacolo della sua pietà e divozione.

Dai campi di prigionia.

Il nostro Don Piechutta, con lettera del 16 febbraio u. s. ci ha descritto la festa di Don Bosco celebrata nel campo prigionieri « Edwards Mass » degli Stati Uniti. Un bel coro di cantori eseguì la Messa «Regina Pacis » con accompagnamento di orchestra. Egli spera di poter presto coi suoi compagni di prigionia ritornare in patria. Intanto presta il servizio religioso ai cattolici celebrando ogni domenica due Messe.

POLONIA - Il direttore della nostra casa di Przemysl (Polonia), con lettera datata al 18 dicembre 1945 e giunta a Torino agli ultimi di marzo, fatti gli auguri natalizi, scriveva: «Siamo diminuiti nella nostra Ispettoria di 34:

cioè 22 sacerdoti, 7 chierici e 5 coadiutori. Nell'Ispettoria del nord, è più o meno lo stesso. Fiat voluntas Dei! Vuol dire che abbiamo nuovi protettori in Cielo. Mesi fa abbiamo avuto brevi sue notizie e ne esultammo. Preghiamo molto e speriamo che il Signore mandi la pace al povero mondo, e spunti finalmente un'era nuova di vera vita e di santità, dopo questo diluvio di lacrime, di sangue, di distruzione. Ci benedica, caro Padre, e ci raccomandi a Maria Santissima Ausiliatrice ed al nostro Santo ».

La visitatrice in Polonia, Madre Laura, con lettera del 26 novembre, dopo il lungo silenzio di tre anni, ha potuto mandare alcune notizie.

Le mutate vicende politiche del territorio appartenente già alla Lituania, costrinsero il personale polacco ad abbandonare le due antiche Case di Wilno e di Laurow. La prima si dovette chiudere; e nell'altra rimasero soltanto le Suore lituane, più per l'impossibilità di uscire dalla loro patria che per la speranza di potervi continuare le opere esistenti. Fu una vera emigrazione, chè con Madre Laura e quasi l'intero personale delle due Case, partiron pure nel novembre scorso i 106 fanciulli polacchi ricoverati a Laurow. La comitiva, guidata dal nostro Ispettore, occupò dieci vagoni del convoglio che trasportava nella parte occidentale della Polonia 1243 polacchi. Dopo il primo tratto del percorso, i carrozzoni dei nostri, rimasti gli unici nella direzione della Poznania, vennero agganciati a treni merci di carbone, gesso e barbabietole, con quale strapazzo dei poveri viaggiatori si può ben immaginare! Solo verso il termine - per provvido intervento della Direzione generale ferroviaria - poterono compiere direttamente l'ultima parte del tragitto, impiegando sedici giorni continui in un viaggio che avrebbe potuto farsi normalmente in poco più di una giornata. Malgrado però anche le intemperie invernali, nessuno ebbe a soffrirne in salute; giunsero sani e salvi a Pawlowice, dove i fanciulli vennero accolti a festa in un antico e grandioso palazzo messo a disposizione dal Governo. E qui, per ora, venne anche a stabilirsi il nuovo centro della Visitatoria.

Le altre Case delle Figlie di Maria Ausiliatrice sono tutte riaperte, e nuove fondazioni si prospettano, specialmente di Orfanotrofi e Scuole, tanti sono i fanciulli rimasti da anni nell'abbandono.

Il fervore delle vocazioni non è scemato durante la guerra. Basti ricordare che, il 5 agosto 1944, due suore polacche deportate ai lavori in Germania, riuscirono ad ottenere -un breve permesso e a raggiungere, dopo difficoltà e avventure non facili a descriversi, la più vicina Casa di confine dell'Ispettoria Germanica, ove ebbero la grazia dei santi Sacramenti dopo un anno di sentitissima privazione, e la gioia di pronunciare i loro Voti Perpetui, a suggello di vocazioni eroicamente sostenute e difese nel quotidiano e ignorato martirio.

All'indomani, posata la rosea corona e l'abito religioso, dovettero disperdersi nuovamente, riprendendo nell'esilio la vita di duro lavoro, che continuava da tre anni.

CENTRO AMERICA - Don Carlo Nielsen, direttore a Santa Tecla, El Salvador, Centro America, in data 13 marzo 1946 scriveva che, con tre preti, due chierici e un coadiutore, incaricato della libreria, riesce a tenere in collegio 280 allievi delle scuole elementari e medie, ed a far funzionare la scuola popolare con altri 275 ragazzi. L'Oratorio ha dai 350 ai 500 ragazzi. La scarsezza del personale è assai sentita; ma fanno quel che possono. L'Istituto era in attesa del ritorno dell'antico direttore Don Pietro Arnoldo Aparicio, trasferito direttore a Panama, ed eletto Vescovo Ausiliare di S. Salvador. Fervevano i preparativi per la festosa accoglienza.

CILE - L'Ispettore Don Gaudenzio Manachino, scriveva, il 5 febbraio u. s.: « ... Il tempio nazionale a Don Bosco in Cisterna (Santiago, Cile) di giorno in giorno appare più grandioso: metri 72 per 26. Vi si spesero già tre milioni di pesos cileni, in gran parte elemosine; finora non un centesimo di debiti. Don Bosco s'incarica di costruirselo. Ciò che più consola è che Don Bosco in Cile è sempre più conosciuto ed amato. Abbiamo vivo desiderio di poter ricevere presto e regolarmente, come in altri tempi, la posta da Torino. I nostri aspiranti sono 118; i novizi cileni sono 209. Ci benedica».

PALESTINA - Il Direttore della nostra casa di Betlemme in data 6 febbraio u. s. scriveva che, nonostante lo scarseggiare dei mezzi, l'Orfanotrofio aveva aperto le porte ad altri orfanelli. L'Oratorio festivo, frequentato da 250 ragazzi, ha inaugurato un reparto di esploratori di Don Bosco. Spera di poter portare presto gli oratoriani a 500.

Apostolato ed eroismi di carità sotto la bufera.

(Continuazione: 1° giugno, pag. 88).

Le Figlie di Maria Ausiliatrice in Toscana.

Altrove il Signore dispose che le Figlie di Maria Ausiliatrice divenissero strumenti di salvezza dell'intera popolazione.

A Pescia (Pistola) il 4 settembre 1944, per l'avvenuta uccisione di due soldati tedeschi, fu decretato l'incendio della cittadina, mentre venivano impiccati sei detenuti nelle carceri, e catturati altri 40 uomini come ostaggi. Alle otto del mattino il venerando Vescovo angosciato mandò al Monastero della Visitazione l'avviso di tenersi pronte per uscire dalla clausura nell'imminente pericolo dell'incendio, poi corse al comando tedesco per implorare la grazia; ma non venne ricevuto.

Ripetè il tentativo verso le dieci, accompagnato dal parroco dell'Annunziata, nei cui pressi era avvenuta l'uccisione dei due tedeschi; e lungo la via s'incontrò col salesiano Don Simona, il quale alla sua viva preoccupazione per non poter trovare chi gli facesse da interprete, suggerì di valersi della propria sorella Figlia di Maria Ausiliatrice, Direttrice del « Conservatorio S. Michele ». Chiamata subito, questa si unì a S. Eccellenza, e andò insieme dal comando tedesco, ottenendo che il Vescovo venisse ricevuto. Espose quindi calorosamente il motivo della visita, implorando e supplicando che venisse risparmiata alla città tanta rovina, e al suo vecchio Pastore tanto strazio.

Il comandante, circondato da alti ufficiali, ascoltò attentamente, e infine per telefono trasmise la stessa perorazione al comando superiore di Lucca. Avutane la risposta, disse alla Suora: « Potete dire al Vescovo che non daremo fuoco a Pescia ». S. Eccellenza rincorato fece ringraziare e chiedere che fossero liberati i 40 ostaggi incarcerati al mattino ; a cui il comandante rispose che, appena rivedute le carte, sarebbero stati rimessi in libertà, e che anche nella Parrocchia dell'Annunziata non vi sarebbero state rappresaglie.

Al pomeriggio dello stesso giorno S. Eccellenza chiese nuovamente l'aiuto della Direttrice, e ritornò insieme con lei al comando tedesco domandando due soldati per staccare e seppellire i corpi degli impiccati del mattino, il permesso di tenere presso di sè quattro vigili del fuoco, e la liberazione degli ultimi 9 uomini trattenuti ancora in carcere. Ottenne ancora tutto. Il giorno seguente, però, seguivano altri dolori, poichè il comando centrale di Pietrabuona - sempre come rappresaglia per i due soldati uccisi - ordinò altre catture nei dintorni della città, e la condanna a morte di nuovi ostaggi.

Le famiglie in pianto si recarono dal Vescovo, e questi chiese ancora l'aiuto della Direttrice, che dopo vani tentativi a Pescia, s'avviò frettolosamente a mezzogiorno sotto il rombo del cannone al comando di Pietrabuona. Purtroppo, però mentre le si dava l'assicurazione che gli ostaggi sarebbero stati trattenuti prigionieri fino alla ritirata tedesca da Pescia, dodici di essi, tolti dal carcere, venivano impiccati in città, e gli altri due fucilati a Collecchio.

Un altro fatto tragico avvenne a Castelnuovo dei Sabbioni (Arezzo). La mattina del 4 luglio 1944 le sei Suore dell'asilo « Gioannini », cacciate con le armi in pugno dagli S. S. nazisti, lasciarono all'istante la casa, minacciate di morte insieme a 80 donne e 80 bambini del luogo. Si rifugiarono prima, tra le continue raffiche di mitraglia, sotto la pioggia torrenziale, in una cappella del Cimitero, e poi tra i boschi, col resto della popolazione, mentre s'iniziava il saccheggio e l'incendio del paese. Avuto più tardi il permesso di rientrare brevemente in casa, per prendere qualche cosa del più indispensabile, una delle Suore, trovatasi divisa dalle altre due compagne, venne a passare accanto al luogo dove stavano raccolti e piantonati i 70 uomini presi in ostaggio, insieme a un seminarista sedicenne e al Priore Don Ferrante Bagiardi.

Questi le fece cenno di avvicinarsi, per dirle di andare in Parrocchia e nella cappella dell'asilo a ritirare e consumare il SS. Sacramento, onde sottrarlo a facili profanazioni.

La Suora corse subito nella parrocchia abbandonata, trovò la chiave del tabernacolo e l'aprì; ma poi -- certo per un'ispirazione divina - invece di consumare le Sacre Specie, portò via la pisside ancor chiusa. Così fece pure nella cappellina di casa; quindi riprese frettolosa la strada poco prima percorsa.

Appena il Priore la rivide, le chiese ansiosamente se avesse fatto quanto le aveva detto; e, sentito che portava con sè la pisside intatta, se la fece dare. Rivolto quindi ai compagni di prigionia disse: « Se qualcuno vuol fare la S. Comunione... ». Seguì un silenzio di tomba, rotto dalla voce angosciata d'un giovane ufficiale: «Ma, signor Priore, si deve morire?... che cosa abbiamo fatto ?... siamo innocenti... ». « Figlio mio, rispose il sacerdote, chi sa qual sorte ci toccherà; ad ogni modo se dovremo morire, moriremo con Gesù nel cuore; se no, lo sottrarremo così alle profanazioni di questa gente...». Volgendosi quindi all'ufficiale tedesco, chiese se poteva distribuire la S. Comunione, e si sentì rispondere freddamente: «Sì ». Ma subito seguì l'ordine, indicando la parete della casa: « Tutti al muro... ».

Udito questo, con un brivido d'angoscia, la Suora domandò al Priore di portar via con sè la pisside piccola, e ottenutone il permesso cercò d'allontanarsi, non senza difficoltà, perchè l'ufficiale nazista, faceva di tutto per tagliarle il passo. Riuscita alla fine, se ne andò in fretta: mentre il buon Priore preparava alla morte i suoi uomini... Udì ancora la recita a voce alta del « Confiteor », l'assoluzione e le parole di rito: Ecce Agnus Dei... E prima ancora che la Suora avesse raggiunto la piccola comunità accampata fra i boschi, echeggiavano i sinistri colpi delle prime scariche di mitraglia.

Uno solo riuscì a sfuggire all'eccidio; tutti gli altri, compreso il Priore, incontrarono la morte, confortati dal S. Viatico.

Nascoste nella boscaglia, facendo ogni giorno la minestra per tutti, le Suore vi restarono fino al mezzodì dell'8 luglio, in cui, sorprese da raffiche di mitraglia, dovettero fuggire, Scendendo in basso, senza saper dove dirigersi, si imbatterono in una buona vecchietta che, tutta spaventata, stava pregando con la propria figliuola presso l'uscio di strada, e furono da lei pregate di accettare l'ospitalità in casa sua, dove - non senza commozione - vi trovarono un bellissimo quadro di Maria Ausiliatrice.

All'indomani - 9 luglio - ebbero la visita di S. E. il Vescovo di Fiesole, che, accorso a piedi per recar conforto alle devastate regioni del Valdarno, giungeva a Castelnuovo dei Sabbioni quando le povere vittime ancora insepolte venivano date alle fiamme. Egli stesso potè in seguito narrare l'accaduto, con l'episodio di quell'ultima Comunione, pubblicato sul Quotidiano del 15 ottobre 1944.

Altri 10 uomini del paese furono uccisi due giorni dopo, mentre la linea di fuoco s'andava avvicinando sempre più.

Il 19, visto che anche la provvisoria dimora, sotto il cannoneggiamento inglese, diveniva malsicura, le Suore pensarono di raggiungere la loro casa di Castelnuovo; e, trovatala ancora salva, vi rientrarono con un buon numero di persone, rimastevi poi per una settimana, fino a quando, sorpassato il fronte, il pericolo fu scomparso. Sotto l'imperversare della battaglia, la casa, pur miracolosamente preservata dalla rovina, fu più volte raggiunta dalle granate; e due delle persone rifugiate rimasero colpite.

Alla fine, il 26 luglio, dopo ventidue giorni di terrore, le Suore ebbero il conforto di ascoltare la S. Messa, celebrata in casa da un cappellano inglese, e innalzarono a Dio e a Maria Ausiliatrice l'inno del ringraziamento.

Un'altra opera dell'ora affatto straordinaria fu quella svolta nell'immediato dopoguerra dalle Suore di Livorno a favore dei prigionieri politici internati nel vicino campo di concentramento di Coltano. S'iniziò in modo del tutto occasionale per rispondere alle vive preghiere di una mamma che chiedeva l'aiuto delle Suore nelle ricerche del proprio figliuolo. Messesi così in relazione col comandante del campo, si videro aprirsi impensatamente la via per un'azione di carità, divenuta sempre più vasta.

Seguendo il filo che la Provvidenza aveva messo tra mano, le Suore ottennero ai prigionieri il conforto della S. Messa festiva e del 1° Venerdì del mese, e, dopo una eccezionalissima visita al Campo stesso, la riconsegna alle rispettive famiglie di alcuni ragazzi dai 13 ai 15 anni, che accomunati ad altri detenuti, venivano a trovarsi in pericolose condizioni morali.

In breve le Suore divennero il tramite con le autorità del Campo per tutte le svariate pratiche riguardanti i prigionieri. Anche S. E. l'Arcivescovo di Pisa si rivolse a loro per essere ricevuto dal comandante, ottenendo quanto desiderava, ossia: di visitare personalmente i Campi e di celebrarvi la S. Messa; di potervi mandare ogni giorno un cappellano, e di avere l'elenco di tutti i prigionieri.

L'opera andò poi prendendo proporzioni sempre più vaste: l'Istituto « S. Spirito » si vide assediato da una folla pietosa di famiglie in pianto, alle quali, con l'aiuto invocato, si potè anche offrire la benefica parola di fede, e di conforto cristiano. Due Suore vi attesero dalla mattina alla sera senza interruzione, mentre l'ufficio, che si era andato organizzando per seguire le numerose pratiche, richiese un lavoro intenso, continuato spesso fin di notte.

Un gran numero di lettere giunte da tutte le parti d'Italia attestarono e attestano la viva riconoscenza delle famiglie, che per la caritatevole e delicata azione delle Suore furono consolate nel loro dolore.   (Continua).

Per gli "sciuscià"

(Continuazione 1° giugno, pag. 89).

Nel mezzogiorno.

Anche a Napoli i nostri confratelli poterono presto aprire una scuola gratuita per gli scugnizzi, con un po' di refezione giornaliera. Un bel gruppetto si preparò per Pasqua alla prima Comunione.

In attesa di avere locali adatti ed a sufficienza per provvedere ad una più organica e durevole rieducazione, con internati ed esternati adeguati, cominciarono ad accogliere scugnizzi i nostri oratori festivi del Vomero, di Tarsia e di Via Nuova del Campo.

Dal Vomero poi una animosa squadra di chierici si prese, ogni giorno, l'incarico di andare al « Petraio », il quartiere più squallido e desolante della nostra parrocchia, a radunare i ragazzi della strada ed a condurli, in frotte, alla casa salesiana.

In Sicilia lo zelo dei Salesiani si è propagato anche fra i giovani dei nostri istituti, suscitando gare commoventi di apostolato.

I ragazzi di terza ginnasio del « Sampolo » di Palermo, andando a passeggio incontrarono un giorno un ragazzo cencioso e lurido. Intuendo la sua povera condizione di « ragazzo della strada » senz'altro gli si fecero attorno regalandogli dolci e cibi avuti poco prima in dono dai parenti, e uno di essi gli mise in mano addirittura un biglietto da cento che, in occasione della Santa Cresima, aveva ricevuto quel giorno stesso.

A Catania è bastata una limitatissima propaganda per vedere affollato oltre ogni aspettativa il cortile e la cappella-teatro. In pochi giorni i ragazzi della strada salirono a 500, di cui almeno trecento veramente abbandonati e bisognosi di tutto.

Le autorità cittadine sul principio fecero i sordi agli appelli della carità; ma poi si piegarono a beneficare anche quest'opera. L'UNRRA finì per assegnarle 657 razioni. La Sezione Provinciale di Alimentazione, per interessamento dell'Alto Commissario, s'indusse ad assegnare 700 razioni per tre pasti al giorno al prezzo di ammasso, riconoscendo l'opera come una convivenza ospedaliera. Il guaio è ancora la mancanza di locali. La casa è troppo piccola per tanta folla che urge alla porta....

Anche le Figlie di Maria Ausiliatrice a Catania, ogni domenica, vedono ormai di buon mattino lo sciame di circa seicento bimbe che dai tuguri più miseri accorrono alla Casa della Madonna, attirate, da una pagnottella fornita dalle opere assistenziali, alle funzioni ed al catechismo.

Ex allieve e Cooperatrici, prese dal fascino del sacrificio, si sono assunte l'impegno di assistere i fanciulli della strada durante la messa domenicale, celebrata per loro, di fare il catechismo ai sinistrati, di aiutare le suore nella cucina economica dell'Istituto, che distribuisce quotidianamente trecento minestre, di curare la confezione di vestiti e biancheria per le bambine più bisognose, con indumenti offerti dalle alunne esterne, e di assistere le bambine dei sinistrati nel laboratorio loro affidato dalla Pontificia Commissione Profughi.

Mani pietose di patronesse si protesero per coadiuvare le ex allieve nella organizzazione del pranzo di Natale, nell'Ufficio di collocamento, nelle distribuzioni pasquali di viveri alle famiglie assistite.

Il Comitato Dame Patronesse di Catania ha pure organizzato dei concerti per raccogliere i fondi necessari alla costruzione di un oratorio per i ragazzi della strada, che sorgerà presso la chiesa della Madonna della Salette, dove l'Arcivescovo Mons. Patanè ha concesso il locale accanto alla parrocchia. E prese ancora l'iniziativa di emissione di «Buoni » da venticinque e cinquanta lire, per procurare refezioni ai ragazzi della strada accolti all'Oratorio salesiano. In pochi giorni raccolse oltre cento mila lire, che, con i soccorsi della UNRRA, permise di dare la refezione giornaliera a più di cento ragazzi.

Lavorano con uguali intendimenti e con zelo non minore le Patronesse di Palermo, di Caltagirone e di altri centri minori dell'isola.

A Taranto, per interessamento dell'Ammiraglio, si ottenne la derequisizione dell'Istituto salesiano, per accogliere tosto cento orfani della Regia Marina.

Anche quello di Bari, appena derequisito, potè accogliere gran numero di ragazzi della strada e orfani di guerra.

L'Istituto agrario di Corigliano d'Otranto aperse le sue porte. alla nuova opera;, quello di Brindisi organizzò scuole elementari per la numerosa schiera di bimbi e bambine che formicolano in 56 baracche che ospitano 127 famiglie.

Fiori di bene.

A Roma le iniziative rampollarono generose. Ditte e fabbriche hanno assunto per un onesto lavoro oltre 18o sciuscià del «Sacro Cuore.

Al Testaccio si organizzarono per loro corsi speciali di scuole serali. Alcuni esploratori si portano, tutte le feste, tra i ragazzi del Trastevere: l'Oratorio si fa in strada. Ancora nei giorni festivi, un salesiano avvia cinquanta ragazzi della strada al Centro Paolino di San Saba, e gli effettivi di A. C. lanciano la proposta che i soci che ne abbiano la possibilità si conducano ogni domenica uno sciuscià a pranzo nella propria famiglia. Speciali cure a quelli che devono ancor fare la prima Comunione e la Cresima. Si organizzarono Missioni ed Esercizi adatti ai ragazzi della strada.

Attività varie.

L'Oratorio del « Sacro Cuore » istituì un doposcuola per i figli degli sfollati dimoranti nella parrocchia con classi elementari medie e ginnasiali.

Gruppi di oratoriani tutti i giorni raccolgono offerte di pane e di cibarie che i giovani interni ed esterni dell'Istituto sottraggono al loro pranzo e le portano personalmente nelle famiglie più bisognose che hanno bambini. La raccolta viene completata con vestiti, scarpe, medicine e oggetti vari di cancelleria.

Al Mandrione i ragazzi giunsero presto a 250. La prima domenica, c'era la pasta asciutta per tutti. Ma, mancando piatti e posate, si invitarono i commensali ad andare alle loro case per procurarsele. Tutti ritornarono, poco dopo, col rispettivo piatto e forchetta che brandivano fieramente senza rispetto umano, nell'attraversare le vie del quartiere.

Non pochi erano accompagnati dalla mamma o dal babbo, che volevano sincerarsi coi loro occhi sul... miracolo della pasta asciutta.

Il miracolo più grande però era la graduale trasformazione di quei ragazzi che, pochi giorni prima, in torme minacciose e ribelli affrontavano l'oratorio a sassate. Il miracolo dello spirito di D. Bosco.

« Tanti hanno cercato de portacce via con loro - diceva un giorno uno sciuscià - ma mica ce so riusciti: solo voi... l'avete spuntata! ».

In aprile le bande erano disorganizzate ; i volti dei giovani, rasserenati. Al lancio delle pietre era subentrato l'accorrere festoso per il saluto. La bestemmia cedeva il passo al: « Sia lodato Gesù Cristo! »..

TRASFORMAZIONE

Come i Salesiani e le Figlie di Maria Ausiliatrice si misero in Roma, a disposizione degli sciuscià: gli istituti di Don Orione in cinque centri popolari; la Compagnia di San Paolo a San Saba con l'oratorio, fiorente ormai di 250 ragazzi, ed altri; a Napoli i Gesuiti, i Giuseppini, i Guanelliani, organizzazioni diocesane, ecc.

Per coordinare coll'apostolato i soccorsi naturali il Santo Padre dispose un regolare e proficuo contatto con la Pontificia Commissione di Assistenza, la quale, fra le varie opere caritatevoli del Vaticano, assunse anche la protezione e l'aiuto di tutti i generosi votati alla cura della fanciullezza abbandonata.

Raccolti, verso la metà di aprile, per espresso desiderio del Santo Padre, i rappresentanti degli Istituti religiosi interessati, la P. C. A., d'accordo con le autorità scolastiche e le istituzioni assistenziali governative, impegnò il suo concorso, distinguendo i ragazzi della strada in tre categorie:

1) fanciulli completamente abbandonati, bisognosi di assistenza totale mediante collocamento presso internati (ospizi, collegi) o di assistenza parziale mediante collocamento presso ditte, officine, ecc. assicurando ad essi con il lavoro, il vitto e l'alloggio (pensionato) ;

2) fanciulli trascurati, bisognosi di assistenza materiale e morale con refezioni, dopo scuola, opere ricreative, ecc., giornaliere o pomeridiane;

3) fanciulli liberi, con casa e famiglia propria, ma abbandonati a sè stessi per necessità di famiglia e di lavoro, bisognosi quindi solo di assistenza ricreativa.

La P. C. A., pur essendo impegnata in tante altre colossali organizzazioni di assistenza ai reduci, ai deportati e detenuti in campi di concentramento o di prigionia, ha previsto lo stanziamento di almeno 5.000.000 al mese per gli sciuscià d'Italia.   (Continua).

Dalle nostre Missioni

BRASILE NORD

L'Ispettore Don Borra in una lettera del 7 febbraio u. s. scriveva fra l'altro: « ... dal febbraio all'ottobre 1945 coll'aiuto della Legazione Brazileira Assistencia abbiamo costruito a Bahia il nuovo edificio delle scuole professionali, a tre piani, che ci permette di accogliere 150 artigiani interni, oltre i 200 studenti. L'Oratorio festivo attiguo è fiorente; il Santuario pure è assai frequentato... A Recife il numero degli alunni è di 900. Centro propulsore della vita religiosa, il santuario. Gli ex allievi vi hanno una bella sede; l'Oratorio festivo è sempre fiorente... A Porto Velho, nel territorio del Rio Madeira, il nostro collegio è pieno; quest'anno s'inizierà il ginnasio. La città cresce assai; i lavori per la cattedrale e pel collegio delle Suore procedono bene: la Scuola normale delle Suore è assai stimata. Ad Humaità pure le opere si sviluppano. Le Suore, oltre ad attendere al collegio, seguono anche gli ammalati del nuovo e moderno ospedale ed hanno un bell'Oratorio festivo.

» Nel RIO NEGRO, a Barcellos (Amazonia), i due collegi sono gremiti; vi si sta rifacendo una S. Casa per gli ammalati. A S. Isabel, la più recente stazione missionaria, con quattro baracconi, ha già un internato con 50 alunni indi. Possiede terre coltivate. È in programma la costruzione in mattoni. A S. Gabriel, centro della missione, fioriscono ancora i collegi per gli indi, in grande stile: è il miglior campo sperimentale di queste missioni. Il missionario itinerante visita il Rio Negro fino a Cucui; s'incontra alle volte con Don Bonvecchio a S. Carlos (Orinoco, Venezuela). La missione risentì anch'essa nel 1945 della mancanza di farina, alimento base. A Iauaretè, la missione più numerosa, gli indi interni del collegio sono 165; il collegio delle Suore ha oltre 100 indie. La chiesa è vasta; nelle domeniche e feste è sempre piena. Si lavora per organizzare i Cooperatori: le distanze enormi e l'incertezza della posta sono sempre di ostacolo; ma si spera di superarli.

» Altrettanto si fa per gli ex allievi, specie presso le unioni di Recife, di Aracajù, di Belém, Manaus e Bahia.

» Gli Oratori festivi migliorano l'organizzazione e l'attrezzatura.

» Un vero passo avanti si è fatto nelle Scuole agricole e professionali, specie a Recife ed a Bahia ... ».

CINA - SHANGHAI

Amatissimo Padre,

approfitto di una rara occasione per inviarle nostre notizie. La guerra è finita; ma non c'è pace: disordini ovunque, ribellioni, dissensioni senza fine. Grazie a Dio, ci andiamo organizzando. Ho potuto mandare a Hong Kong quattro Confratelli dei quali due italiani. Altri spero di mandarne presto. I prezzi qui hanno raggiunto cifre spaventose; ma la Provvidenza non ci dimentica.

Viviamo quasi tutti con gli avanzi delle navi americane che sono in porto: i nostri ragazzi hanno guadagnato le loro simpatie colla cordialità e semplicità del loro carattere, con la banda, la ginnastica e con la scuola di canto.

I Confratelli lavorano e si sacrificano con generosità instancabile.

Credo che avrà avuto notizie dei nostri Confratelli martiri: Don Lareno, e Don Munda e Don Matkovitz nella nostra Missione, Don Francesco Dupont nei pressi di Hanoi. Fu martirizzato da briganti annamiti.

Aveva fatto tanto del bene all'Indocina, facendo conoscere ed amare Don Bosco e la Congregazione, col suo zelo instancabile e col suo spirito di sacrificio.

Arriveranno rinforzi? Qui il lavoro cresce a vista d'occhio. Tra le antiche case e le nuova abbiamo da occupare almeno cento nuovi Salesiani. Abbiamo bisogno di Confratelli che parlino bene la lingua inglese, per lo straordinario sviluppo che essa prende da queste parti. Confidiamo nella sua paterna bontà.

Mi spiace che debbo troncare questa mia perchè il latore parte per l'Italia.

Ci benedica, Padre amatissimo. L'assicuriamo che facciamo di tutto per camminare sempre con D. Bosco. Ossequii filiali a tutti i Superiori. Suo aff.mo ed obbl.mo in G. C.

Sac. CARLO BRAGA, Ispettore.

SIAM

In una lettera del 12 aprile u. s. l'Ispettore Don Casetta scriveva fra l'altro: « Qui, a Bangkok, il lavoro aumenta. È uscito ora uno dei cappellani dell'armata inglese. Come prima avevamo il servizio religioso presso i prigionieri europei ed americani, così oggi lo prestiamo ai giapponesi. La casa di Don Bosco è la casa di tutti. Abbiamo celebrato la festa di S. Giuseppe nel campo giapponese, con Messa cantata ed abbiamo avuto la consolazione di vedere aumentare cattolici e catecumeni. Pochi, ma molto fervorosi ed ardenti di spirito di apostolato... ».

CULTO E GRAZIE DI MARIA AUSILIATRICE

TORINO - Basilica di Maria Ausiliatrice.

Il Mese della Madonna.

Il mese di Maria Ausiliatrice - cominciato il 23 aprile con la triplice predicazione quotidiana tenuta dai nostri Don Dericci e Don Zerbino e dal Teol. Paglia, Curato della Parrocchia della Gran Madre di Dio, in Torino - ha attirato alla basilica numerosi devoti.

La domenica 5, affluirono alla basilica migliaia di giovani effettivi di Azione Cattolica pel convegno di plaga. Dopo il discorso di Don Pollarolo, ricevettero la benedizione dall'Em.mo Cardinale Arcivescovo.

Il 12, si anticipò la solennità esterna della festa della Beata Mazzarello. Le Figlie di Maria Ausiliatrice condussero anche le loro alunne alla Messa della Comunione generale ed alle funzioni solenni pontificate da S. E. Mons. Mazzini.

Lo stesso giorno convennero a Valdocco alcune migliaia di Aspiranti della Gioventù di Azione Cattolica, che ebbero pure la gioia di ascoltare la parola e ricevere la benedizione dell'Em.mo Cardinale Arcivescovo.

La novena della Madonna segnò un crescente concorso di fedeli alle sacre funzioni. Si succedettero per la Benedizione Eucaristica Canonici e Parroci della città col successore di S. Giuseppe Benedetto Cottolengo, rev.mo Can. Chiesa.

Per le esecuzioni musicali, la Scuola di canto dell'Oratorio, che ha svolto un magnifico programma, ha ceduto il posto, nelle domeniche 5, 12, 19 maggio, alle scuole del nostro Istituto Rebaudengo e dei nostri Oratori Michele Rua e S. Paolo. La scuola delle Figlie di Maria Ausiliatrice ha dato un ottimo contributo durante la festa della Beata Mazzarello ed all'Ora Santa del 23 maggio. La scuola Ceciliana, fondata dal nostro indimenticabile M° Don Grosso e diretta dalle Figlie di Maria Ausiliatrice, ha prestato servizio a tutte le funzioni serali della novena.

La festa.

Ha superato anche le più fervide aspettative. Poiché, nonostante l'inclemenza del tempo e la scarsità dei mezzi di trasporto, è affluita alla basilica tal folla di fedeli e con tali sentimenti di pietà che, dal mattino della vigilia a mezzogiorno del 24, si sono distribuite oltre ventimila Comunioni.

Pontificò i pruni Vespri S. E. Mons. Lucato, Vicario Apostolico di Derna, il quale si alternò con S. E. Mons. Coppo alle funzioni della festa. A notte, la piazza si gremì di gente che, non trovando pìù modo di entrare in chiesa, seguì la predicazione trasmessa dagli altoparlanti, mentre si godeva la graziosa illuminazione, ridotta, ma bellissima nel disegno e nella varietà delle luci. La veglia santa si svolse secondo il programma tradizionale. Dopo l'Ora di adorazione predicata da D. Fogliasso, il Parroco diresse la visita ai sette altari e la consacrazione alla Madonna. Alle ore 0,30 iniziò la santa Messa, seguita da più di cento altre, ai vari altari, fino a mezzogiorno.

Alle 6,30 celebrò il Rettor Maggiore. Tenne il solenne Pontificale l'Em.mo Card. Fossati, Arcivescovo di Torino. La nostra scuola di canto eseguì la Messa IV del nostro M° Don De Bonis. Disse il panegirico il Teol. Paglia.

Dopo pranzo, il cielo si rasserenò rapidamente ed il sole inondò la magnifica processione che sfilò per un'ora e mezzo, allietata dalle bande degli Oratori: « E. Agnelli », « Rebaudengo », « S. Paolo » e «Michele Rua » dell'Istituto « Rebaudengo » e della Casa-madre. L'aprivano, come vent'anni or sono, i Giovani Esploratori Cattolici. Seguivano Oratori, Istituti ed Associazioni femminili e maschili, secondo l'ordine consueto. L'Azione Cattolica sventolava una settantina di tricolori. Chiudeva la folta schiera del clero, il Collegio dei Parroci urbani. I Vescovi salesiani con S. E. Mons. Pinardi precedevano l'Em.mo Arcivescovo in porpora, assistito dai rev.mi Canonici Garneri e Passera ed accompagnato dal segretario Mons. Barale e dal Gentiluomo avv. Peyron. Scrosci di applausi salutavano la statua della Madonna sul suo trono di luci e di fiori, scortata dai Carabinieri e seguita dallo stuolo degli Universitari.

Quando la processione rientrò nella basilica di Maria Ausiliatrice, la piazza rigurgitava. Le acclamazioni coprivano il suono delle campane, e le note dell'organo stentavano ad accompagnare l'immensa massa che levava i suoi canti al cielo. L'Em.mo impartì la Benedizione Eucaristica dall'altare e dalla porta del tempio. Alle 21, si chiuse la giornata con la quarta Benedizione Eucaristica preceduta da predicazione. La chiesa, la piazza e i cortili erano ancora gremiti di folla che sembrava non si potesse saziare della parola di Dio e del conforto della Religione.

Il 25, le autorità consolari e la Colonia Argentina convennero alla basilica per la commemorazione della loro festa nazionale. Don Rodolfo Fierro celebrò la S. Messa e tenne un elevato discorso. Assisteva S. E. Mons. Lucato, col sig. D. Serié.

Il 26, chiusura del mese, tenne pontificale S. E. Mons. Lucato, che impartì pure la Benedizione eucaristica dopo la conferenza salesiana.

Pellegrinaggi.

Nonostante le ancor gravi difficoltà di trasporti, il mese ha visto affluire alla basilica molti, numerosi e devoti pellegrinaggi. Ricorderemo quello dell'Oratorio delle Figlie di Maria Ausiliatrice di Luino col rev.mo Prevosto ed il Coadiutore che celebrarono in rito ambrosiano all'altare della Madonna e di D. Bosco; quello di Casale Monferrato guidato dalle Figlie di Maria Ausiliatrice. Il 14, festa liturgica della Beata Mazzarello, tutta la Scuola Magistrale dell'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Il 15, le Dame Patronesse del Comitato Centrale con la presidente marchesa Carmen Compans di Brichanteau Challant.

Il 17, le Dame Patronesse dell'Oratorio di Borgo S. Paolo ; il 19 quelle dell'Oratorio « E. Agnelli » e la Parrocchia «Maria Ausiliatrice »; il 21, le Patronesse dell'Oratorio della Crocetta; il 22, quelle dell'Oratorio «Rebaudengo » e Michele Rua; il 23, Pellegrinaggio Diocesano delle Donne di Azione Cattolica.

Il 24 abbiamo potuto contare quelli di Castelnuovo D. Bosco, Chieri, Foglizzo, Bellinzago Novarese, Coassolo, S. Benigno; il 25 quelli di Bagnatico (Bergamo) e Grugliasco;

il 26, di Lodi, Novara, Cervere di Bra, S. Stefano di Cervasca (Cuneo) e della Parrocchia delle Stimmate di Torino; il 27, da Tortona ; il 28, da S. Raffaele (Torino); il 30, da Fossano, Caraglio (Cuneo), Bagnolo Piemonte, Osasco. Particolarmente gradito quello del nostro Oratorio S. Luigi della città, che si prepara a celebrare il centenario della sua fondazione (1847).

Il 28, duemila tra fanciulli e fanciulle assistettero alla Messa celebrata da S. E. Mons. Lucato e si accostarono alla santa Comunione per celebrare il XXV di fondazione del Gruppo di Azione « Comunione Eucaristica dei fanciulli ». Cogli alunni delle Scuole elementari «E. De Amicis » erano folte rappresentanze di tutte le scuole elmentari della città.

Un villaggio indiano intitolato a Maria Ausiliatrice.

Togliamo dall'Osservatore Romano del 13-v-1946:

Tuticorin (India).

Per la festa della Madonna del Carmine,

16 luglio 1945, 300 poveri «Paria », i famosi intoccabili, sono entrati in massa nella Chiesa Cattolica: ci son volute diverse ore e sei sacerdoti per battezzarli tutti. Il giorno seguente, nel luogo stesso dove quei neofiti e i loro padri per generazioni avevano offerto sacrifici pagani alla dea Kali, il Vescovo di Tuticorin, S. E. Mons. Roche, S. I., celebrava la santa Messa, sovra un altare dedicato a Maria SS. Aiuto dei Cristiani, ed i novelli cristiani ricevevano gioiosamente il sacramento della Cresima e la prima Comunione. A severa prova è stata posta la fede cristiana di questi poveri paria: le loro capanne vennero incendiate da indigeni che avversavano la loro conversione: alcuni hanno subito maltrattamenti e tutti delle vessazioni. Ciononostante essi sono rimasti fedeli ed hanno sopportato ogni persecuzione con pazienza e coraggio davvero ammirevoli, tanto che lo stesso Vescovo si è rallegrato della loro costanza e fedeltà.

S. E. Mons. Roche ha voluto cambiare il nome del villaggio di questi paria, chiamato Sanka-ralin-gapuram, in quello cristiano di Saha yama-dapuram, che significa: Villaggio

della Madonna Aiuto dei Cristiani. (Ag. Fides).

UN FIORETTO A MARIA SANTISSIMA - Recitiamo divofamente la Salve Regina, promettendo a Maria di fuggire con ogni prudenza le occasioni del peccato.

Grazie attribuite all'intercessione di MARIA AUSILIATRICE e di S. GIOV. BOSCO

Raccomandiamo vivamente ai graziati, nei casi di guarigione, di specificare sempre bene la malattia e le circostanze più importanti, e di segnare chiaramente la propria firma. Sarà bene,, potendolo, aggiungere un certificato medico.

Non si pubblicano integralmente le relazioni di grazie anonime o firmate colle semplici iniziali.

Una fuga disastrosa.

Il giorno 12 gennaio 1944, d'improvviso, ricevemmo ordine di sfollare Valleluce, e la mattina stessa alle ore 8,30 a. m. si dovette abbandonare il paese, la casa e tutti i relativi beni, perfino la biancheria. Tutto ciò perchè si approssimava la linea del combattimento in quella zona (nord-est di Cassino).

Intanto mia moglie ch'era in difficili condizioni di salute, dovette sopportare anche lei gli stessi sacrifici che sopportammo noi tutti, facendo molti km. a piedi. La sera al tramonto giungemmo a circa 15 km. dal paesello di Valleluce, sempre in montagna. Mia moglie non potè più proseguire il cammino essendole cominciati forti dolori, per cui, fu opportuno rifugiarsi in una capanna, e adagiarla sopra un po' di paglia, per terra. Passammo colà tre giorni e tre notti di continue sofferenze; mancava il medico, mancavano le medicine e le cose più necessarie. Io mi misi a pregare Maria Aus. e S. Giov. Bosco che me la conservassero in vita e ci facessero giungere a salvamento.

Dopo la terza notte mia moglie era così esaurita che non poteva affatto stare in piedi. Eppure dovevamo allontanarci di lì, perchè la zona dov'eravamo e la stessa capanna che ci serviva di abitazione, fu obbiettivo delle artiglierie nemiche, le quali non lasciavano un palmo di terreno senza colpire con proiettili. Resistemmo ancora due giorni, ma poi fu deciso spostarci più oltre. Mia moglie però non si sentiva assolutamente di camminare. Mi rivolsi allora nuovamente alla Vergine SS.ma Ausiliatrice e a S. Giov. Bosco perchè ci dessero forza e la facessero guarire al più presto. Difatti camminò circa 4 km. più oltre, e poi facemmo la seconda sosta. Ma anche lì giungevano i proiettili e allora fu necessario spostarci per Roma, lasciando mia madre con altre persone di famiglia, e solo il 23 febbraio giungemmo a Roma, finalmente salvi.

Promisi di confessarmi e di comunicarmi e di rimettere per le Missioni Salesiane un'offerta. Adempio perciò la promessa.

Roma, 20-IV-1944.

Di Cicco DOMENICANTONIO.

450 chilometri tra la neve.

Il 26 giugno 1942 mi trovavo militare a Verona, quando ebbi un ordine improvviso di partire immediatamente per il fronte.

Arrivai in linea il 2 agosto; il viaggio andò bene e sotto la protezione di Maria Ausiliatrice e di Don Bosco, cui m'ero raccomandato, nulla mi spaventò. La sera del santo Natale aeroplani nemici sganciavano bombe senza colpirmi. Solo restai per un po' di ore nascosto sotto la terra, ma senza una ferita. Il 13-I-'43 fummo tutti circondati dai nemici. Non avevamo armi adatte per difenderci; dopo un combattimento durato molte ore, potemmo aprirci un varco e conducemmo a termine il compito assegnatoci dai nostri superiori, riuscendo a salvare molti compagni. Non ho mai mancato di pregare i miei celesti protettori perchè mi aiutassero, e fui esaudito.

Percorsi 450 km., in mezzo a neve, ghiaccio e tormenta, e soltanto ebbi il congelamento di 2° grado ai piedi. Il 19 marzo potei riabbracciare i miei cari. Assieme a mia moglie. mando un'offerta di ringraziamento per le Opere salesiane.

Vignale.   RINA e EGIDIO Cozzi.

Sei ore abbandonato alle onde.

Al marinaio Massei Gesualdo di Montagrati (Lucca) avevo mandato una immagine con reliquia di S. Giov. Bosco, perchè lo proteggesse nei gravi pericoli della guerra.

Mentre nel compimento del suo dovere (era addetto al trasporto dei feriti) veniva silurata la nave e colata a picco in pochi minuti, perendo con essa quasi tutto l'equipaggio, egli, invocato Don Bosco, si trovò incolume in acqua. Lì però dovette stare per sei ore, al freddo, stremato di forze, senza quasi conoscenza, ma con fiducia in Dio e nel suo intercessore presso di Lui, finchè, alle quattro del mattino venne avvistato e portato in salvo.

Riconoscente, prega che sia pubblicata la grazia.

Lucca.   PIA MARITI.

Ebbi un impiego migliore.

Mi trovavo senza lavoro. Tre anni fa, finite le scuole, da sei mesi ero a casa e nessun impiego ero capace di trovare perchè ancora troppo giovane. Non sapevo come fare; mi consigliarono a fare una novena a San Giov. Bosco, protettore dei giovani. Incominciai la novena, e dopo tre giorni trovai subito lavoro. Rimasi occupato due anni e mezzo ma, causa una bomba nemica, la ditta cui lavoravo venne distrutta e furono costretti a licenziarmi.

Di nuovo mi trovai in difficoltà per trovare un altro impiego; una seconda volta invocai l'aiuto del grande Santo con la promessa d'inviare un'offerta. Anche questa volta, dopo il terzo giorno della novena, ebbi un nuovo impiego e migliore di quel di prima di modo chè venni immediatamente assunto.

Al primo stipendio mantenni la promessa ed inviai la modesta offerta. Ringrazio di vero cuore il Santo cui ho tanta fiducia.

Udine, 30-IV-1946.

INES CANCIANI.

TORINO (Ist. Rebaudengo) - ALL'ULTIMO GIORNO DELLA NOVENA... L'undici novembre u. s. lasciai in famiglia il papà gravemente indisposto a cagione della passata influenza ed angina. Era quasi privo di voce. Il dottore affermava essere un residuo della malattia e che al primo tepore primaverile sarebbe migliorato. Ma intanto, vedendo che l'afonia non accennava a scomparire, decise di consultare uno specialista di malattie gutturali, il quale, constatato il caso allarmante e la gravità del male, gli ordinò una cura intensiva e particolare. A nulla valse. L'infermo continuò sempre a peggiorare, finchè durante la novena del santo Natale dovette rimettersi a letto. Lo stesso professore, dopo averlo nuovamente visitato, dichiarò inutile ogni cura, poichè si trattava di paralisi nervosa che in breve si sarebbe trasmessa alla trachea e al cuore.

Il caro ammalato era dunque ridotto agli estremi. Col cuore oppresso dal malaugurato pronostico, la mamma non si scoraggiò punto.

Piena di fiducia nella valida protezione della celeste Ausiliatrice, incoraggiò la famiglia intera ad incominciare una novena in onore del suo Servo fedele S. Giovanni Bosco, con la promessa di pubblicare la grazia ricevuta.

A metà novena il paziente era ancora allo stesso punto: nessun indizio di miglioramento. All'ultimo giorno invece, e precisamente a Capodanno, era perfettamente guarito.

Oh! la bontà grande e la potenza di Maria SS. Ausiliatrice e di S. G. Bosco, nell'aver voluto conservare il sostegno e l'affetto paterno a nove figlioletti

Lo stesso pomeriggio il nostro caro infermo si alzò da solo, e con tutta la famiglia si recò in chiesa a ringraziare con vivo affetto la celeste Protettrice.

Col cuore pieno di riconoscenza invio la relazione della grazia ottenuta, implorando da Maria SS. protezione e grazia all'amato mio papà e famiglia tutta.

28-V-1944.   ANTONIO CASAROTTO.

TORINO - ERAVAMO SALVI! Il giorno 2 giugno 1944 mio marito venne operato d'ulcera duodenale già avanzata, operazione difficile e lunga. Ottenuto il buon esito della suddetta, dopo nemmeno 48 ore da tale operazione, mentr'io mi trovavo presso il suo letto, venne un bombardamento terroristico su Torino, che colpì e semidistrusse la clinica dov'egli si trovava ricoverato. Mio marito fu portato in rifugio quando già le bombe cadevano sull'edificio, ma, per grazia di Maria Aus. e di S. Giov. Bosco, ai quali in quel momento mi raccomandai, la bomba che avrebbe dovuto far crollare anche il rifugio non scoppiò; dopo molte peripezie fummo condotti a casa con i nostri figli. Eravamo così salvi. Sempre in seguito a tale spavento ed umidità presa nel rifugio a mio marito sopravvenne una bronco-polmonite che ci tenne in ansia parecchi giorni, ma ora, grazie a Maria Aus. e a S. G. Bosco, è già in convalescenza e, come da promessa fatta, inviamo un'offerta con la speranza che vorranno continuare la loro protezione anche sui miei cari lontani.

22-VI-1944.   MARCHETTI LUIGI e TERESA.

Emma Torrielli Bava (Moirano d'Acqui) - Ringrazio Maria SS. Ausiliatrice e S. Giov. Bosco per la protezione sulla mia famiglia e su me durante questi tristi tempi e mando, secondo promessa, offerta per le Opere Salesiane.

Erminia Hollenstein (Novara) - Mi sono rivolta a San Giovanni Bosco per due grazie particolari. Sono stata esaudita ed ora voglio esprimergli la mia riconoscenza. Col vivo desiderio di vedere estendersi sempre più la cerchia dei suoi fedeli, continuo ad innalzargli la mia fidente preghiera.

Fossati Domenica (Ivrea) - La mia piccola Laura soffriva forti disturbi di salute. Mi raccomandai a S. Giovanni Bosco e fui esaudita. La piccola sta bene e non ha mai più avuto disturbo alcuno. Riconoscente compio la promessa.

Giorcelli Albertina (Torino) - Riconoscente a Maria SS. Ausiliatrice per guarigione ottenuta, invio offerta.

Parolari Ferrero (Chiarano) - Guarito per miracolo da un'infezione tetanica alla mano e braccio destro per intercessione di Maria SS. Ausiliatrice e di S. Giovanni Bosco, riconoscente desidero che sia pubblicata la grazia.

Elsa Peroni in Ricciardi - La mia bimba, Maria Teresa, nel novembre scorso fu colpita da peritonite. Sconfortata mi rivolsi con fede a S. Giovanni Bosco promettendo di far pubblicare la grazia e di inviare offerta per le Opere salesiane.

Con grande meraviglia del professore curante, la bimba superò molto bene il male e guarì in tempo assai minore di quello preventivato. Riconoscente adempio la promessa e prego volermi ottenere, con la preghiera, la continua protezione di S. Giovanni Bosco su la mia famigliola.

Alliod Carlotta (Aosta) - Alliod Luigi era stato colto diversi anni fa da un male che diversi professori avevano dichiarato inguaribile. Ora questo giovane si trova completamente libero da ogni manifestazione di tale male, e in modo così totale che anche il medico curante attribuisce tale guarigione ad una grazia del Cielo. Il giovane Alliod Luigi lo attribuisce totalmente all'intercessione di Maria Ausiliatrice, di cui è sempre stato filialmente divoto.

Prego di pubblicare questa grazia per assolvere ad un debito di riconoscenza.

Giuseppina Zini (Arzignano - Vicenza) - Priva di notizie di mio marito prigioniero di guerra, cominciai una novena a Maria Aus. e al terzo giorno ricevetti una cartolina di sua mano in cui mi assicurava d'essere in ottima salute e prossimo al ritorno. Sia ringraziata Maria SS.ma!

Dolce (Genova) - Ringrazio Maria SS. e S. Giovanni Bosco per avermi ottenuta la grazia della guarigione senza intervento chirurgico.

Maria De Paulis (Narni - Terni) - Ringrazio Maria Aus. e S. Giov. Bosco per aver salvato in ripetuti bombardamenti nemici mio figlio e mio fratello, trovatisi esposti ad inevitabili pericoli.

Odello G. Battista (Ceva Poggi S. Siro) manda offerta per brazia ottenuta da San G. Bosco.

Ringraziano ancora della loro intercessione Maria SS. Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco:

Cantore Giuseppina (Torino) per la segnalatissima grazia ricevuta.

Guerra Anita (Verghereto) per la miracolosa guarigione del

figlio colpito da morbillo con complicazioni di nefrite.

Fam. Alpigiano (Margarita) per la speciale protezione accordata a due figli militari durante le dure battaglie d'Africa. A. G. (Torino) per avvenuta riconciliazione con persona cara. Martini Margherita (Cuneo) per la sospirata grazia ricevuta. F. I. (Torino) per aver ricevuto, dopo lunga attesa, notizie di un caro prigioniero di guerra.

Calvo Giovarmi (Settimo Torinese) per essere perfettamente guarito in breve tempo d'una grave scottatura alla faccia con pericolo per la vista.

Bombardieri Giovannina (Brignano d'Adda) colpita da grave infermità con dolori atroci e ridotta in grave stato guarì solo per intercessione di Maria Ausiliatrice e di Don Bosco Santo.

Marone Giovanna (Torino) perchè il figlio disoccupato trovò lavoro.

Spinoglio Clerici Maria (Treville) colpita da grave malanno e non potendo essere operata si affidò alla protezione della Madonna di Don Bosco e riacquistò la primiera salute. Mori Adalgisa (Quinto Vercellese) per la guarigione del marito. Fumagalli Maria (Monza) per la grazia concessa al figlio. SanteriGiuseppe (Triora) per la guarigione della mano destra. Boasso Angela (Oia) per la miracolosa guarigione della mamma. Meia Lodavica (Bagnolo P.) per la guarigione del nipote Giovannino di 3 anni che soffriva di convulsioni.

Maffei Erminia (Torino) per aver ricevute notizie del figlio prigioniero di guerra.

Rota Giovanni (Barzanò) per l'ottenuta guarigione del figlio Angolo che aveva riportato la frattura della scatola cranica.

Maniardi Maria (Casalino) per essere stata liberata da un forte mal di gola.

Caneva Antonio e Aurora (Viscone al Torre) pel ritorno in famiglia del figlio guarito dopo due anni di cure al Sanatorio.

Righetti Prassede (Cerè di Negrar) per la prodigiosa guarigione del nipote Giovanni sofferente per artrite.

Riolfi Margherita (Pedemonte di Valpolicella) per aver avuto il conforto, il giorno 11 agosto del 1943, di rivedere il figlio Romano, sfuggito miracolosamente ai terribili bombardamenti degli alleati contro la città di Amburgo ridotta a un mucchio di rovine!

Buzzo Lorenzo (Sanatorio di S. Lorenzo al Mare) per miracoloso miglioramento ottenuto!

Fuga Giovanni (S. Martino di Luppari) per aver trovato lavoro. Lupi Marv Giuseppina (Varazze) per la guarigione della bambina Maria sofferente per un male di gola.

Montagnino Lucia (Murisengo) per la guarigione di una nipotina di 3 anni.

Sburlati Luigina (Torino) per essere stata miracolosamente guarita da un caso grave di difterite e per segnalatissime grazie ci:evute unitamente ai genitori in penose circostanze causate dalla guerra.

Cottino Giuseppina (Buttigliera d'Asti) per l'ottenuta guarigione di dilettissima nipotina colpita da morbillo con complicazioni di bronco polmonite.

Montegrosso Antonio di Giuseppe (Carmagnola) per ottenuta guarigione e in attesa di altre desideratissime grazie.

Sandri Melania (S. Daniele del Friuli) per aver potuto avere notizie del figlio Elio prigioniero in Africa.

Scotti Sermattei Elsa (Bormio) pel ritorno dalla Russia del fratello Araldo dopo due anni e otto mesi di silenzio...

Mazzon Corona (S. Giorgio delle Pertiche) pel felicissimo ritorno del marito dopo due anni di penosa prigionia in Berlino.

Balocco Luigi (Trino Vercellese) per lo scampato pericolo di morire avvelenato!

Podio Domenico (San Giorgio Canavese) per l'ottenuta liberazione propria e di due figlie.

Ghignone Bartolomeo (Riva di Chieri) per essere scampato a tanti pericoli dall'8-9-1943 sino al termine della guerra.

Famiglia De Giovannini (Bra) ringrazia Maria SS. Ausiliatrice e Don Bosco Santo per le grazie ricevute e promette eterna riconoscenza.

TESORO SPIRITUALE

I Cooperatori che, confessati e comunicati, visitano una chiesa o pubblica cappella (i Religiosi e le Religiose, la loro cappella privata) e quivi pregano secondo l'intenzione del Sommo Pontefice possono acquistare:

L'INDULGENZA PLENARIA

OGNI MESE:

1) In un giorno del mese a loro scelta.

2) Il giorno in cui fanno l'Esercizio della Buona morte.

3) Il giorno in cui partecipano alla Conferenza mensile salesiana.

NEL MESE DI AGOSTO ANCHE:

Il giorno 6 - Trasfigurazione di N. S. Gesù Cristo. Il giorno 15 - Assunzione di Maria SS. al Cielo. II giorno 16 - S. Rocco.

NECROLOGIO

Salesiani defunti:

Sac. GRESINO GIACOMO, † a Varazze (Savona) il 17IV-1946 a 87 anni.

Salesiano secondo il cuore di Don Bosco, che gli predisse e seguì la sua vocazione fino ai primi anni di sacerdozio, spese tutta la sua vita nell'insegnamento e nell'esercizio del sacro ministero, raggiungendo notevole fama nel campo delle scienze con la sua cultura letteraria e straordinaria erudizione botanica e cattivandosi l'ammirazione e la venerazione di tutti con la sua virtù, la sua passione pel lavoro, la sua pietà ed il suo zelo sacerdotale.

Sac. BOLOGNA VINCENZO, da Partanna (Trapani), † a Treviglio il 18-III u. s. a 64 anni.

Direttore successivamente dei nostri Istituti di Caltagirone, Catania, Treviglio e Bologna, lasciò ovunque l'impronta della sua personalità temprata ad austero spirito di disciplina religiosa e di sacrificio, cattivandosi larga stima col suo ingegno, la sua cultura e la generosità del suo cuore.

Sac. BROWNRIGG DOMENICO, † a Warrenstown (Irlanda) il 9-III-1944.

Nel ministero parrocchiale e nella direzione della nostra casa di formazione di Cowley lasciò caro ricordo del suo spirito salesiano e del suo zelo sacerdotale, soprattutto per l'apostolato svolto in uno dei più popolati quartieri industriali dei sud di Londra a favore delle masse operaie.

Sac. CONNOR GIACOMO, † a Dublino (Irlanda) il 25IV-1940 a 77 anni.

Venne da noi già sacerdote, e portò alle nostre case di Burwash e di Battersea tutto il fervore della sua pietà e del suo zelo sacerdotale svolgendo un prezioso apostolato a favore delle vocazioni.

Sac. GANGI GIUSEPPE, † a Caserta il 15-1-1946 a 73 anni. Suo campo prediletto fu l'Oratorio festivo cui consacrò tutto il suo apostolato temprando centinaia di giovani alla vita cristiana..

Sac. VOGHERA GIOVANNI, † a Ramsey, N. J. (U. S. A.) il 19-II-1945 a 72 anni.

Benedetto da Don Bosco, svolse il suo ministero sacerdotale nel Venezuela e negli Stati Uniti d'America, reggendo per 21 anni come parroco la nostra chiesa della Trasfigurazione in New York.

Coad. ROSSI PIETRO, † a Saluzzo (Cuneo) il 24-IV-1946 a 77 anni.

Cooperatori defunti:

S. Em. Rev.ma ll sig. CARD. ENRICO GASPARRI, † a Roma il 20-V u. s. a 75 anni.

Nipote del celebre Segretario di Stato e nostro Protettore Em.mo Card. Pietro, seguì, giovane sacerdote, lo zio nelle Delegazioni Apostoliche del Perù, della Bolivia e dell'Equatore, come suo segretario particolare; ascese poi i vari gradi della carriera diplomatica, a Lisbona, a Bruxelles, a Madrid, a Rio Janeiro fino alla Nunziatura della Colombia e dei Brasile. Elevato alla Sacra porpora nel 1925, ritornava a Roma dove nel 1933 assumeva la Prefettura dei Supremo Tribunale della Segnatura ed optava per la sede Vescovile Suburbicaria di Velletri. In tante delicate mansioni l'Eminentissimo prestò alla Chiesa preziosi servigi in Italia ed all'estero. Noi non dimenticheremo mai la sua predilezione per l'Opera di Don Bosco e le numerose testimonianze di benevolenza date alle nostre case nel corso delle sue missioni diplomatiche. Egli volle scegliere anche l'Ausiliare della sua Diocesi nella famiglia salesiana e fu tanto lieto di poter consacrare personalmente il nostro Ecc.mo Mons. Rotolo. Ne serbiamo pertanto la più grata memoria e raccomandiamo caldamente l'anima eletta ai copiosi suffragi dei nostri Cooperatori.

Gr. Uff. CANDIDO VIBERTI, † a Torino, il 29-V u. S. a 60 anni.

Orfano di padre, affrontò da solo, giovinetto, le durezze della vita sostenendo la famiglia ee raggiungendo con la passione del lavoro quell'abilità tecnica e quel senso pratico che gli permisero di specializzarsi nell'industria fino a creare un'azienda modello. Cavaliere al merito del Lavoro, rimase fino alla morte lavoratore, sensibile a tutti i problemi della classe operaia, cui provvide generosamente con una delle più perfette organizzazioni di assistenza e con una cordialità di tratto veramente cristiana. Per questo egli ebbe un compianto straordinario ed una dimostrazione trionfale ai funerali.

L'ammirazione per Don Bosco e per l'Opera salesiana lo legò alla nostra famiglia fra i pio affezionati cooperatori.

Avv. GIUSEPPE BRAZIOLI, † a Bologna il 4-1 u. s. ad 82 anni.

Ex allievo di Don Bosco, godette del Santo le paterne predilezioni ed informò al suo spirito la vita esemplare, che spese tutta a gloria di Dio, al bene della famiglia, ad edificazione ed a vantaggio del prossimo, prestando all'Opera salesiana la più fattiva cooperazione.

VALLI MARIA in GATTI, † a Cernusco sul Naviglio, il 21-II u. s. a 65 anni.

Umile donna del popolo, visse di fede, col pensiero al figlio sacerdote ch'ella aveva offerto generosamente alle nostre missioni dell'India.

ANTONINI LUIGI, † a Castiglione Olona, il 1-II u. s. a 75 anni.

Uomo di fede e di pietà sentita, devotissimo della Madonna e di S. G. Bosco,fu lieto di donare un figlio sacerdote alla Società Salesiana e una figlia all'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice.

Altri Cooperatori defunti:

Acquistapace Elia, Cosio Stazione (Sondrio) - Amoretti Antonio, Fossano (Cuneo) - Antonini Luigi, Castiglione Olona (Varese) - Aonzo Iride, Savona - Archinti Corbetta, Monza (Milano) - Argnani Atene, Faenza (Ravenna) - Armene Rosina, S. Ilario Ionico (Reggio Calabria) - Arrabito rag. Giuseppe, Scicli (Ragusa) - Artuffo Eugenio, Castagnole Lanze (Asti) - Averna Michele, Piazza Armerina (Enna) - Azano cav. Giuseppe, Torino - Bagnasco Pietro, Torino - Baio Agostino, Casatenuovo (Como) - Baita Giuseppe, Salgareda (Treviso) - Baratta Giovanni Castelnuovo Calcea (Asti) - Barberis Negra Giovanni, Pratrivero (Vercelli) - Basoli Sini Giovanna, Ozieri (Sassari) - Battaglia Amadio, Villamaggiore di .Scalee (Bergamo) - Bellemo Maria, Chioggia (Venezia) - Beneduce avv. Giuseppe, Roma - Bersotti Lavinia, Roma - Berta Giov. Battista, Chiusavecchia (Imperia) - Berti Annibale, Soliera (Apuania) - Bianchi Tamani Caterina, Corteno (Brescia) - Bianco Clementina, Castelfranco Veneto (Treviso) - Boccardi Francesca, Piossasco (Torino) - Bolla Bartolomeo, Varazze (Savona) - Bollano Luigi, Roddi (Cuneo) - Borelli Antonietta, Carpasio (Imperia) - Borsarini Angelo, Ome (Brescia) - Borsatti Rosa, Claut (Udine) - Bosco Paolina, Castelnuovo Calcea (Asti) - Botticchio D. Giovanni, Cicerale Cilento (Salerno) - Biengino Battista, Trucchi (Cuneo) - Branca Orlando, Salerno - Bressanelli Caterina, Foresta Sparso (Bergamo) - Brigi Luigi, Verucchio (Forlì) - Brozzi D. Zefirino. Víllafranca Lunigiana (Apuania) - Burdese Camilla, Bra (Cuneo) - Calcagno Giuseppina, Ciminna (Palermo) - Campagnari Teresa, Bure (Verona) -.Capponi Giulio, Caldarola (Macerata) - Capra Angela, Lu Monf. (Aless.) - Capussotti Ferraris Carolina, Castelnuovo Calcea (Asti) - Carboni Ernesto, Bobbio (Piacenza) - Cardarelli Gina, Civitanova del Sannio (Campobasso) Cardinali D. Costantino, S. Martino Valmozzola (Parma) - Carelli Carolina, Castelnuovo Calcea (Asti) - Carrara Lorenzo, Quaranti (Asti) - Castrovici Matilde, Frazzanò (Messina) - Cavaliere D. Luigi, Friola (Vicenza) - Cerri D. Ferdinando, Massarella (Firenze) - Cerri Marietta, Candia Lom. (Pavia) - Chelli Vincenzo, Proceno (Viterbo) - Chiaramonti Marisa Malcesine (Verona) - Chiocciora Guglielmo, Viareggio (Lucca) - Cipollone Felice, Aquila - Colledoni Giacomo, Faedis (Udine) Colliard Angelica, Hone Bard (Aosta) - Composta Noemi, Legnano (Milano) - Consorti Raffaele, Ripatransone (Ascoli P.) - Corona Francesco, Cagliari - Cortese Maria Pia, Pavia - Cristofori Francesco, Lonigo (Vicenza) - Dagna Giuseppe, Castelnuovo Calcea (Asti) - Daniele Biagio, Torre S. Giorgio (Cuneo) - Davite Anita, Firenze - De Capitani D. Francesco, Briosco (Milano) - De Capitani Gina, Briosco (Milano) - De Faveri Guido, Cessalto (Treviso) - Del Giacco doti. Gennaro, S. Martino V. C. (Avellino) - Della Gatta Concettina, Maglie (Lecce) - Delle Rose Edmondo, Castel Frentano (Chieti) - Derin Chiara, Bosa (Nuoro) - Desana Cesare, S. .Salvatore Monf. (Aless.) - Di Pietro Ugo, Lanuvio (Roma) - Dovo Leonardo, Giustenice (Savona) - Dufour Lorenzo, Genova - Fabozzi Salvatore, Marcianise (Caserta) - Fantechi Olinto, Pontessieve (Firenze) - Fasano Giovanni, Chieri (Torino) - Fascella Pasquale, Buccino (Salerno) - Favretto Albina, Pianiga (Venezia) - Ferraioli Carlo, Tramonti (Salerno) - Ferrarese Antonio, Bottrighe (Rovigo) - Ferrero Antonio, Castelnuovo Calcea (Asti) - Ferrero Cesare, Cairo Montenotte (Savona) - Ferrero Domenico, Castelnuovo Calcea (Asti) - Ferrero Maria, Castelnuovo Calcea (Asti) - Ferroni prof. Giacomo, Roma - Filippi Virginia, Tiarno Sopra (Trento) - Fini Augusto, Monterubiaglio (Terni) - Fonio Giovanna Cardano, Galliate (Novara) - Foresti cav. Giov. Battista, Bologna - Franchini Matilde, Bolbeno ('Trento) - Freda doti. Annibale ed Emilia, Calabritto (Avellino) - Frisinghelli Domenica, Lenzima (Trento) - Gabellini Luisa, Cattolica (Forli) - Galvagno Antonietta, Giardini (Messina) - Gamerro Giovanni, Grignasco (Novara) - Garbagni Rosa, Segrate (Milano) - Gariglio Caterina, Villanova d'Asti - Garrone Prof. Michele, Modica Alta (Ragusa) - Ghezzi Giovanni, Roncone (Trento) - Giacomuzzi Anna, Ziano (Trento) - Giordano Rosa, Castelnuovo Calcea (Asti) - Giorgi Leonardo, Carsoli (Aquila) - Giovannini Giuseppe, Casabianca (Torino) - Girodo Cecilia, Rubiana (Torino) - Grasso Giovanni, Castelnuovo Calcea (Asti) - Guarneri Secondilla, Robecco d'Oglio (Cremona) - Guastamacchia Gioacchino, Ruvo (Bari) - Gugelmo Fortunato, Poiana Maggiore (Vicenza) - Gunetti Corno Margherita, Mombello (Torino) - Inaudi Robotti Gianniria, Vercelli - Landozzi Cherubina ved. Pescatori, Volterra (Pisa) - Lazzara Antonino, Vicari (Palermo) - Liboà Antonio, Morozzo (Cuneo) - Liprandi Caterina ved. Balbis, Alice Superiore (Torino) - Livellara Marietta, S. Stefano d'Aneto (Genova) - Locatelli Belloni Angela, Turano (Milano) - Locatelli Marianna, Centrisola (Bergamo) - Lo Jacono Rosario, Montelepre (Palermo) - Luzi Assunta, Montemaggiore al Metauro (Pesaro) - Macchiavello Boero Colomba, Rapallo (Genova) - Magoni Noris Antonia, Rigosa (Bergamo) - Manenti Adelaide, Zibello (Parma) - Marchi Lina, Arco (Trento) - Mariani Arduino Teresina, Aquila - Marino Domenico, Caltagirone (Catania) - Marmori D. Umberto, Cernobbio (Como) Marongiu cav. D. Giov. Battista, Bono (Sassari) - Marre Eugenio, Borzonasca (Genova) - Martignoni Alfonso, Aosta - Mascarino Paola, Castelnuovo Calcea (Asti) - Mascherpa Carlo Milano - Mascolino Giuseppe, Francofonte (Siracusa) - Masi Agostino, Camugnano (Bologna) - Matheoud Alessio, Pragelato (Torino) - Melis Maria, Ussassai (Nuoro) - Melzani Santina, S. Eufemia della Fonte (Brescia) - Michela Margherita, Agliè (Torino) - Minozzi Marta, Misano (Bergamo) - Mioni Mario, Bergamo - Mois Margherita, Torino - Molinari Rosa ved. Pizzarello, Savona - Moncalvo Margherita, Castelnuovo Calcea (Asti) - Monti Emilia, Ornavasso (Novara) - Mortara Luigi, Viarigi (Asti) - Mura Teol. Giov. Antonio, Lula (Nuoro) - Musarra cav. Francesco, S. Salvatore di Fitalia (Messina) - Nanni Matilde, Montecopiolo (Pesaro) - Nardone Annunziata, Boiano (Campobasso) - Nasoni D. Lorenzo, Vitiano (Arezzo) - Nebiolo Carolina, Costigliole d'Asti - Oddi Angelica, Velleja (Piacenza) - Olcese suor Caterina, Genova - Oliva D. Lucio, Aci Catena (Catania) - Onedda Adelina, Cagliari- Pangallo Marco, Roccaforte del Greco (Reggio Cal.) - Parigi -D. Agostino, Moncalieri (Torino) - Passavanti Pietro, S. Rocco della Cherasca (Cuneo) - Passerini D. Secondo, Dorso (Pavia) - Pedroni Can. Paolo, Brescia - Pelizzolo Giuseppina, Candia Lom. (Pavia) - Pennisi di S. Margherita B.ssa Grazia, Acireale (Catania) - Pereno Lorenzo, Rivolta (Torino - Petitti D. Francesco, Pavone Con. (Torino) - Piaia Giovanna, S. Tommaso (Belluno) - Piazza Costa Luigia, Pinerolo ('Torino) - Piccoli Aurinda, Vezzano (Trento) - Pietrolucci Antonio e Annunziata, Leonessa (Rieti) - Pintus Ida, Iglesias (Cagliari) - Poglio Massimina, astelnuovo Calcea (Asti) - Polini Suor M. Serafina, Cascia Perugia) - Ponzo Assunta, Castelnuovo Calcea (Asti) - Ponzo Giuseppe, Castelnuovo Calcea (Asti) - Ponzo Margherita, Castelnuovo Calcea (Asti) - Priori Giovanna, Pieve Porto Morone (Pavia) - Puddu Giuseppe, Cagliari - Rabolli Eugenio, Cardano al Campo (Varese) - Rastello Pietro Paolo, Biella (Vercelli) - Realdi Mario, S. Giorgio Can. (Torino) - Repossi Carolina, Sommo (Pavia) - Ricci Francesco, Trevi (Perugia) - Riganti Enrico, Rosate (Milano) - Rosa Giuseppe, Montelungo (Apuania) - Rubbi Rufo, Montefiascon- (Viterbo) - Russo Vincenzo, Cerignola (Foggia) - Sala Leopoldo, Lesino (Milano) - Saracco Giuseppe, Castelnuovo Calcea (Asti) - Saraceli Maria, Gallicano nel Lazio (Roma) - Sardo Vito, Castiglione di Sicilia (Catania) - Scaglione Domenica, Castelnuovo Calcea (Asti) - Scatozza Ezilde, Penne (Pescara) - Schifano Antonino, Mussomeli (Caltanissetta) - Siccardi Caterina, Racconigi (Cuneo) - Simon Primo, S. Vito al Tagliamento (Udine) - Sirtori Luigia, Rivolta d'Adda (Cremona) - Sosio D. Gervasio, Valfurra (Sondrio) - Spinelli D. Guido, Campogialli (Arezzo) - Squillati Teresa, Castelnuovo Calcea (Asti) - Tabasso Michele, Savigliano (Cuneo) - Tapparo D. Antonio, Alice Castello (Vercelli) - Tassi Umberto, Borghetto 5. Spirito (Savona) - Terizzano Fiori Angiolina, Cervo (Imperia) - Terrieri Fernando, Mortizzuolo (Modena) - Terrinoni Benedetto, Fiuggi (Frosinone) - Tillier Luigi, Valtornenza (Aosta) - Toccalini Giovanni, Cegni (Pavia) - Tomaselli Francesco, Paternò (Catania) - Tomassetti Angelo, Tolfa (Roma) - Tornei Vincenzo, S. Gregorio di Sassola (Roma) - Tomeno Felicina, S. Giacomo (Vercelli) - Toso D. Celeste, Nervesa (Treviso) - Tramontana Centa Angela, Poffabro (Udine) - Triberti Annetta, Castelnuovo Calcea (Asti) - Trinchieri Maria, S. Vito Romano (Roma) - Ubertini Bartolomeo, Cavaglio d'Agogna (Novara) - Vagni Luigi, Giomisci (Perugia) - Valente Nicola, Lariano (Brindisi) - Valmassoni De Marco Francesca, Domegge (Belluno) - Vandero Teresa, Montechiaro d'Asti - Veneziani Maria, S. Paolo (Piacenza) - Viale Canova Giuseppina, Torino - Viani avv. cav. Francesco, Genova - Viano D. Giovanni, Gonengo (Asti) - Vico Maria, Montabone (Asti) - Viero Ietta, Lavis (Trento) - Vinco Caterina, Legnano (Milano) - Voceri Cristina, Commessaggio (Mantova) - Zaccone Domenico, Vigevano (Pavia) - Zani Luigi, Martignana Po (Cremona) - Zanni Ferri Maria, Savigno (Bologna).