BOLLETTINO SALESIANO

ANNO LXX NUMERO 12 - 15 LUGLIO 1946

Vocazioni - Come Don Bosco zelava le vocazioni allo stato ecclesiastico e religioso - Per l'erezione dell'Associazione dei Divoti di Maria Ausiliatrice - Corrispondenza: Arborea, Chieri - Necrologio.

Vocazioni

Abbiamo iniziato, con l'articolo di fondo del Bollettino del 1° luglio, la crociata per le vocazioni. Or ecco una parola proprio pei sacerdoti, che tornerà indubbiamente gradita ai nostri Direttori Diocesani e Decurioni, perchè è parola di Don Bosco.

Il 30 luglio 1884 Don Bosco interruppe il soggiorno a Lanzo, impostogli dai medici per le allarmanti sue condizioni di salute, e scese a Torino a presiedere il Convegno degli Ex-Allievi Sacerdoti nell'Oratorio. Al termine del pranzo egli rivolse ai convenuti quest'efficace esortazione per l'apostolato delle vocazioni:

« Io non intendo indirizzarvi molte parole - disse - ma solamente desidero farvi notare una cosa importante, la quale vi raccomando di ritenere sempre fissa nella memoria. Bisogna provvedere alla deficienza dei sacerdoti. Non vi dovrebbe essere sacerdote il quale non cercasse di procurare, di secondare, a, costo eziandio di sacrifici, lo spirito di vocazione in altri, per lasciarli suoi eredi e successori nel ministero di salvare le anime. In molti luoghi è troppo sensibile, e con danno grande ai fedeli, la mancanza di preti. Noi colle nostre povere forze abbiamo fatto quello che abbiamo potuto per il passato, per rimediare a questo inconveniente. Abbiamo istituito l'Opera dei giovani adulti per avviarli alla carriera ecclesiastica. Voi ricorderete che Pio IX nell'ultimo anno del suo Pontificato benedisse la nuova Istituzione dei Figli di Maria Ausiliatrice, destinata a procurare sacerdoti zelanti alla Chiesa. Questa opera è stata approvata dai Vescovi, fu applaudita da tutti coloro che intesero l'importanza del suo fine. Alcuni di coloro che sono qui presenti debbono a questa istituzione l'essere stati insigniti della dignità sacerdotale. Voi tutti sapete quale sia l'opera dei figli di Maria Ausiliatrice. E l'opera a vantaggio dei giovani già adulti i quali per mancanza di mezzi di fortuna, o di tempo, o impediti nei loro studi dalla leva militare, non poterono avviarsi allo stato ecclesiastico come avrebbero desiderato ed al quale erano chiamati. Molti e molti di costoro aspettano una mano amica che li aiuti a camminare per la strada della loro vocazione. Questa mano che li deve guidare già sorse, già fu loro tesa, e fondò la sua opera secondo la mente del grande Pontefice Pio IX. Pertanto se vi imbatterete in qualche giovane di buona volontà, non trascuratelo, ma cercate i mezzi opportuni, perchè esso possa compiere la sua carriera. È necessario provvedere la Chiesa di missionari, di parroci, di viceparroci: è necessario provvedere a mille bisogni grandi, urgenti che ogni giorno aumentano. Troverete più di una volta nei vostri paesi, nelle vostre parrocchie, giovani di 16, 18, 20 anni, i quali non hanno ancora incominciato gli studi, eppure avrebbero vivo desiderio di studiare. Costoro non sarebbero ricevuti nei collegi soliti di educazione, per la loro età, o essi stessi avrebbero ripugnanza di assidersi in mezzo a tanti compagni più piccoli, o eziandio per il poco esercizio delle loro facoltà mentali troverebbero difficoltà enorme a intraprendere un corso regolare di studi. Costoro si rivolgeranno a voi chiedendo che li aiutiate a farsi prete. È un fatto che si rinnova ogni giorno. Voi accoglieteli amorevolmente, incoraggiateli. Indirizzateli ove volete. Se avete luoghi adatti ove mandarli, se possono pagare la loro pensione, bene. Se non sapete ove collocarli, se non hanno mezzi sufficienti, indirizzateli a D. Bosco, il quale cercherà il modo di favorirli. Procurate solamente di osservare che abbiano vocazione, e che la loro condotta faccia presagire una buona riuscita. Per costoro le porte delle nostre case saranno sempre aperte.

» Ecco quanto io volevo dirvi. Sia benedetto il Signore che ancora una volta ha voluto riunirci tutti insieme. Procurate col consiglio che io vi dò di accrescere i meriti del vostro sacerdotale ministero. La gloria della Chiesa è la gloria nostra, la salute delle anime è il nostro interesse. Tutto il bene che gli altri faranno per causa nostra, accrescerà lo splendore della nostra gloria in Paradiso. La Vergine benedetta vi protegga, Dio sia sempre con voi ».

(Mem. Biogr., vol. XVII, pag. 490-491).

Per domande di accettazione, informazioni, programmi, rivolgersi al Rettor Maggiore dei Salesiani, via Cottolengo, 32 - Torino (109), od anche ai Direttori delle nostre Case di formazione.

COME DON BOSCO ZELAVA LE VOCAZIONI ALLO STATO ECCLESIASTICO E RELIGIOSO

Il 1855 - leggiamo nelle Memorie Biografiche, vol. V, capo XXXIII - lasciava dietro di sè una colluvie di mali che sembravano senza rimedio. Infelici erano le condizioni del Clero in Piemonte. Centinaia di chierici avevano gettato alle ortiche le vesti talari. Le diocesi o erano state private di seminari, o questi erano quasi deserti. L'irreligione, il mal costume, la falsata educazione, l'odio eccitato dalla stampa contro le autorità ecclesiastiche, i preti pubblicamente vilipesi, taluni di questi gettati in prigione, altri mandati a domicilio coatto, l'abbattimento universale dell'animo de' buoni, una certa diffidenza sparsa nel cuore delle famiglie, la quale ripugnava dal permettere che i loro figli si avviassero per la strada del Santuario, avevano talmente diminuite le vocazioni fra i giovani che nessuno o ben pochi aspiravano alla carriera ecclesiastica.

Quando Rua Michele, nel 1852, indossava la veste clericale, i chierici in Torino erano diciassette. Nel tempo del primo suo corso di filosofia due soli frequentavano con lui la scuola del Seminario; nel secondo anno ebbe un solo condiscepolo.

Per colmo di mali, varie diocesi delle più importanti erano prive del loro Pastore, e altri Vescovi non possedevano i mezzi per provvedere gratuitamente al mantenimento e all'istruzione di un certo numero di giovani, che o potevano essere restii alla chiamata, o dovevano essere messi alla prova e quindi scelti fra molti.

D. Bosco però nella sua mirabile prudenza aveva, fin dal principio della rivoluzione, previsto quale vuoto si sarebbe immancabilmente prodotto nel clero secolare, tanto più che la legge di soppressione dei conventi dava anche un colpo terribile ai sacerdoti religiosi. Provvedere alla penuria di vocazioni sembrava adunque un'impresa umanamente impossibile. Ma egli sentiva in sè avergli Dio affidata la missione di provvedere ai bisogni urgentissimi della sua Chiesa, e non esitò. Dopo essersi adoprato da solo per più anni, con improbe fatiche e senza darsi requie, a conservare e promuovere le vocazioni allo stato ecclesiastico, sentì la necessità di associare all'opera sua l'azione dei Vescovi e dei parroci.

Per questo fin dal 1852, nel mese di ottobre, D. Bosco aveva raccomandato al Vescovo di Biella un giovinetto suo diocesano perchè lo accogliesse nel suo piccolo Seminario, dando egli speranza di buona riuscita nella carriera ecclesiastica. Il Vescovo gli aveva risposto allegando i motivi pei quali in quel momento non poteva favorirlo ; soggiungeva però: «Sempre mi interessano assai li suoi e li miei biricchini e mentre ella fa opera santa nell'iniziarli al retto vivere, io vorrei pure aiutarla e spingerli fino all'apice d'una carriera onorevole per loro, e massime ove fosse utile alla Chiesa ».

Nel 1853 scrisse al Vescovo di Cuneo Mons. Clemente chiedendogli licenza di far vestire l'abito clericale al giovane Luciano, e il primo ottobre si ebbe questa risposta:

« Sebbene un poco a malincuore, stante il bisogno in cui si trova questa povera diocesi di buoni Ecclesiastici e la mancanza ognor crescente di vocazioni, tuttavia, per far piacere a V. S. Carissima e ad oggetto di procurare la maggior gloria a Dio e il bene delle anime, io non farò difficoltà di lasciarle il futuro chierico Luciano. Con che però sia vestito dell'abito clericale e prosegua nella carriera ecclesiastica per conto di questa diocesi e mi riserbo di inviarle la delegazione di benedirgli e imporgli l'abito quando ella siasi intesa coll'arciprete di Bernezzo al quale scrivo con questo ordinario nel senso sopra espresso ».

Sul finire del 1854 Mons. Lorenzo Renaldi, Vescovo di Pinerolo, mandava a D. Bosco due poveri giovani destinati pel suo Seminario: il Chierico Cavalleris Gio. Battista e lo studente Gora Giuseppe, colla licenza di vestir l'abito clericale. « Le ristrettezze del Seminario, scriveva quel Vescovo il 24 ottobre, e i pesi che per altri mi sono già addossato non mi consentono di tenerli in Seminario ad intero mio carico ; il perchè ringrazio lei, mio caro signore, della buona disposizione che ha manifestato ».

Nel 1855 D. Bosco si rivolgeva ad alcuni parroci acciocchè aiutassero con qualche sussidio un loro parrocchiano candidato per la carriera ecclesiastica e scriveva al Teologo Appendino arciprete di Caramagna:

Torino, 8 giugno 1855.

Ill. e molto Rev.do Signore,

Già da qualche giorno meditava di scrivere a V. S. Ill.ma intorno al giovane Fusero Bartolomeo suo parrocchiano, quando il Teol. Valfrè sopraggiunse a darmi eccitamento partecipandomi essere V. S. propensa pel medesimo oggetto.

Le dico pertanto che questo giovane è veramente deliberato di proseguire la carriera degli studi per la via Ecclesiastica. La sua buona condotta, la sua ritiratezza, la sua frequenza alle pratiche religiose, la sua attitudine agli studi, lasciano niente a desiderare per una buona riuscita. Ma egli è povero: per questi tre anni fu a mie spese; aprirà la Provvidenza qualche strada? La mia speranza e quella del Fusero sono rivolte a Lei. Da quanto V. S. mi scriverà dipende il presentarsi all'esame dell'abito clericale o differire ancora.

Godo molto di questa occasione per manifestarle i miei sentimenti di stima e di gratitudine offerendomi in tutto quel che posso

Di V. S. Ill.ma   Obb.mo Serv. Sac. Bosco Gio.

Bartolomeo Fusero indossò la veste clericale nell'ottobre, a 17 anni di età, per mano del suo parroco, poi ritornò all'Oratorio.

Intanto cresceva il numero dei giovani educati da Don Bosco per la carriera ecclesiastica, come appare dalle lettere che egli scriveva al Rettore del Seminario Torinese e Provicario Diocesano Canonico Vogliotti.

Ill.mo Sig. Rettore,

Ecco a V. S. il catalogo de' miei postulanti all'abito ecclesiastico. Ad alcuni mancano ancora parecchi scritti che si attendono dai rispettivi paesi. Di alcuni pure sarà necessario il parlarci personalmente. Ma lasciamo che prendano l'esame e poi vedremo che cosa sarà bene da farsi.

Le prove sulla loro condotta e sulla loro capacità attualmente non lasciano nulla a desiderare. Tuttavia li rimando alla solita sua bontà.

Perdoni se anch'io fui portato nel numero dei tardivi a presentare le debite domande; e mentre La ringrazio di cuore mi dichiaro con gratitudine

Di V. S. Ill.ma

Torino, 16 agosto 1855.

Sac. Bosco GIOVANNI.

L'opera di promuovere le vocazioni, dando subito buoni frutti, prese uno straordinario sviluppo nel 1855 quando D. Bosco si appigliò ad un nuovo espediente, che fu senza dubbio suggerito dalla Divina bontà. Egli infatti nel 1875, in una pubblica conferenza a' suoi cooperatori, parlando de' primi anni della sua Istituzione, così diceva: - Dove trovare giovani pronti a corrispondere ad una chiamata del Signore ? L'uomo è un misero strumento della Divina Provvidenza, che nelle sue mani e col suo santo aiuto opera quello che a Lei piace. Or bene in quel tempo Dio fece conoscere chiaramente in qual modo e dove volesse scegliere la sua sacra milizia. Non già tra le famiglie distinte e ricche, perchè queste sono in generale troppo infette dallo spirito del mondo da cui disgraziatamente restano assai presto imbevuti i loro figliuoli, i quali, mandati alle scuole pubbliche o nei grandi collegi, perdono ogni idea, ogni principio, ogni tendenza di vocazione che Dio ha posto loro in cuore per lo stato -ecclesiastico. Quindi i prescelti da lui a prendere posto glorioso fra coloro, che dovevano avviarsi al sacerdozio, trovarsi in mezzo a quelli che maneggiavano la zappa ed il martello. - Cioè giovani poveri, contadini ed artigiani. Non erano però esclusi i giovanetti appartenenti a famiglie di condizione civile, ma decadute dal pristino stato, i quali dessero a conoscere che volentieri si sarebbero applicati agli studi.

(Continua).

Per l'erezione dell'Associazione de Divoti di Maria Ausiliatrice.

Abbiamo ricordato, il mese scorso, l'Associazione dei Divoti di Maria Ausiliatrice. Indichiamo ora le norme per l'erezione del pio sodalizio nelle parrocchie, rettorie e cappellanie.

LE CASE SALESIANE E QUELLE DELLE FIGLIE DI MARIA AUSILIATRICE possono ottenere l'erezione dell'Associazione e l'aggregazione all'Arciconfraternita di Torino dallo stesso Rettor Maggiore, che ne ha il privilegio, facendone richiesta a lui personalmente.

LE PARROCCHIE, RETTORIE E CAPPELLANIE devono invece far richiesta:

1) per la erezione: all'Ordinario;

2) per l'aggregazione: al Rettor Maggiore. a) Per l'erezione.

Devono dirigere supplica formale al rispettivo Ecc.mo Ordinario:

1) esprimendo il desiderio dei fedeli circonvicini di avere nella parrocchia, nella rettoria o nella cappellania l'Associazione dei Divoti di Maria Ausiliatrice che da Torino si è diffusa nelle varie parti del mondo;

2) documentando che, secondo il can. 711, § 1, nel raggio prescritto non esiste altra associazione consimile di nome e di scopo;

3) determinando chiaramente la chiesa e l'altare in cui desiderano fissare l'erezione, secondo le norme del can. 717;

4) pregando l'Ecc.mo Ordinario a designare un Moderatore a suo beneplacito (can. 698) ;

5) chiedendo l'approvazione del Regolamento, che si può avere dalla nostra Direzione Generale per allegarlo alla supplica (can. 689, § 1);

6) pregando infine l'Ecc.mo Ordinario di rilasciare una lettera commendatizia da presentare al Rettor Maggiore insieme con la domanda di aggregazione.

b) Per l'aggregazione all'Arciconfraternita di Torino.

Ottenuta l'erezione canonica dall'Ordinario, basta inviare domanda di aggregazione al Rettor Maggiore, allegando la copia autentica del decreto di erezione insieme con la commendatizia dell'Ordinario (can. 723).

Quando il Rettor Maggiore rilascia il diploma di aggregazione, ogni singola Associazione partecipa a tutte le indulgenze, privilegi e grazie spirituali concesse all'Arciconfraternita di Torino (can. 722).

L'Associazione così eretta ed aggregata ha facoltà:

1) di iscrivere Soci, richiedendo le rispettive pagelle a Torino ;

2) di ricevere e possedere beni ecclesiastici (can. 691);

3) di tenere adunanze, secondo il consenso dell'Ordinario (can. 697);

4) di assumere un distintivo ed una divisa, sempre col consenso dell'Ordinario (can. 713, § 2).

Corrispondenza

ARBOREA (Cagliari) - DECENNIO PARROCCHIALE.

Chiudendo le solenni missioni, predicate dai Vincenziani, S. E. Mons. Cogoni, Arcivescovo di Oristano, il 26 marzo u. s. durante il Pontificale, proclamava Maria SS. Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco compatroni della Parrocchia del SS. Redentore, che celebrava il primo decennio del ministero salesiano. La banda musicale di Monserrato attrasse alle sacre funzioni molta folla anche dai paesi vicini.

CHIERI - La Casa Salesiana di Villa Moglia e tutta la buona popolazione della zona vicina ha voluto manifestare i sensi della più viva riconoscenza alla Vergine SS. Ausiliatrice per tanti benefizi ricevuti durante il travagliato periodo della guerra, con la restaurazione e l'abbellimento dell'artistica Cappella del Noviziato.

La cerimonia inaugurale è stata compiuta la mattina del 21 maggio dal Rettor Maggiore, che celebrò la S. Messa e rivolse alla comunità paterne parole ispirate dalla circostanza.

Nella domenica seguente tutto il popolo partecipò alle solenni funzioni decorate dalla presenza di S. E. Rev.ma Mons. Ernesto Coppo, dell'Arciprete Can. Lucco Castello, del sindaco di Chieri rag. Giuseppe Franco e' di altre illustri personalità.

NECROLOGIO

CAN. TEOL. AVV. FRANCESCO CHIESA, † ad Alba, il 14-VI u. s. a 72 anni.

Canonico della Cattedrale, professore in Seminario e parroco da 33 anni della parrocchia dei Ss. Cosma e Damiano, profuse nel sacro ministero le sue belle doti di mente e di cuore con un fervore di pietà e di zelo sacerdotale che cercava unicamente la gloria di Dio ed il bene delle anime. Direttore diocesano dei Cooperatori, mise anche la sua penna a servizio della nostra stampa collaborando con preziosi volumetti alla collana delle Letture Cattoliche. Diffuse in città e diocesi la divozione a Maria Ausiliatrice, a S. Giovanni Bosco ed alla Beata Mazzarello; promosse e sostenne le Opere e Missioni salesiane, curando attivamente la Pia Unione. Lascia al clero l'esempio di eminenti virtù pastorali; alla cultura ecclesiastica l'apprezzato contributo di sode pubblicazioni di ascetica, filosofia e teologia.

CAN. GIUSEPPE CAPPELLA, † a Torino, il 17-VI u. s. ad 81 anno.

Rettore del Santuario della Consolata, fu un vero apostolo della divozione alla Madonna sotto il caro titolo di Consolatrice degli afflitti, ch'egli ebbe finalmente la gioia di veder proclamata Patrona principale della città di Torino.

E tutto il suo ministero sacerdotale si svolse nello storico santuario, dove incominciò ad esercitare il suo zelo sotto la guida del Servo di Dio Can. Allamano, e dove chiuse i suoi occhi proprio all'inizio del triduo di preparazione alla solennità annuale. Col culto della Madonna, il venerando canonico promosse pure fervorosamente quello del Beato Cafasso che è ormai alle soglie della canonizzazione. Lascia ai fedeli ed al clero l'esempio della sua pietà e delle sue predilette divozioni. A noi anche il ricordo dell'affetto a Don Bosco ed all'Opera salesiana che ce lo legarono come uno dei più cordiali cooperatori.

CAN. DON GIUSEPPE FRANCESETTI, † a Moncucco Torinese, il 13-XII-1945 a 75 anni.

Decurione dei nostri Cooperatori, resse la parrocchia per oltre 45 anni con fervido zelo sacerdotale, prodigando tutto se stesso nel sacro ministero.