BOLLETTINO SALESIANO

ANNO LXX NUMERO 13 - 1° AGOSTO 1946

Il Centenario dell'Oratorio = Sotto la cupola dell'Ausiliatrice = In famiglia: Italia, Olanda = Apostolato ed eroismi di carità sotto la bufera = Dalle nostre Missioni: Mattogrosso = Culto e grazie di Maria Ausiliatrice = Necrologio = Crociata miss.

Il Centenario dell'Oratorio

L'abbiamo ufficialmente commemorato, il 16 giungo u. s. Solenni funzioni in basilica e grandiosa accademia, alla sera, nell'ampio cortile «Don Bosco ». Oratore desideratissimo, S. E. Mons. Evasio Colli, Vescovo di Parma.

Dal palco d'onore avevamo di fronte l'edificio centrale con le camerette del Santo. A sinistra, la Basilica di Maria Ausiliatrice che, allacciandosi, con l'agile pensilina, alla cappella di S. Francesco di Sales ed alla primitiva costruzione dei laboratori e delle scuole, ce ne rifaceva la storia secolare. Un secolo di prodigi!

Bastava infatti estendere lo sguardo oltre il cortile ed abbracciare tutto il panorama della Casamadre, per avere un'idea delle proporzioni della grazia di Dio e dell'attività di Don Bosco e dei suoi successori, dalla tettoia di casa Pinardi all'attuale sviluppo. Il 12 aprile 1846, non era che quella tettoia a disposizione del Santo. Ma, trasformata in cappella, attirava su di sè tante benedizioni da consentire la rapida organizzazione dell'Oratorio festivo e l'erezione delle Scuole professionali e ginnasiali che hanno formato alla vita, in cento anni, migliaia e migliaia di giovani dislocati sui diversi gradini della scala sociale fino alle più alte funzioni, decorate dalla Porpora e dal Laticlavio. L'Unione Exallievi ci potrebbe offrire, con una accurata statistica, dati eloquenti del successo pedagogico, tecnico e culturale dell'apostolato salesiano della Casa-madre, passando in rivista tanta gioventù plasmata alla scuola di Don Bosco. Ma, l'edificio che faceva da sfondo al magnifico scenario e si protendeva alla nostra destra, con gli uffici del Rettor Maggiore e dei Superiori del Capitolo, ci avvertiva che la missione dell'Oratorio non si è limitata alla cristiana educazione degli alunni esterni ed interni cresciuti fra le sue mura.

L'Oratorio ha dato vita a tutte le Case e Missioni salesiane del mondo. Non solo curandone la fondazione, ma fornendo gran parte del personale dirigente che, con lo spirito appreso alla fonte, ha potuto assicurare in ogni terra la stabilità e l'espansione dell'opera di Don Bosco. Nell'Oratorio sono infatti sbocciate le più numerose vocazioni all'apostolato salesiano che ha portato la civiltà del Vangelo dall'estremo Occidente all'estremo Oriente. E l'Oratorio detiene tuttora- il primato della spiritualità e della santità salesiana che ha avviato all'onore degli altari il primo successore di Don Bosco, il Servo di Dio Don Michele Rua, e l'angelico giovinetto, ven. Domenico Savio.

Don Bosco l'ha fatto il cuore delle sue istituzioni; ed i suoi successori gli hanno mantenuto gelosamente questa funzione vitale. Sicchè, ancor oggi, mentre attende all'educazione dei figli del popolo, che, con la media di un migliaio nei giorni festivi, affluiscono alla cappella di S. Francesco di Sales: mentre continua a prodigare l'istruzione classica e l'abilitazione tecnico professionale ad una media annuale di oltre settecento alunni interni, che guadagnano facilmente i posti migliori nella società: dà impulso a tutto il movimento salesiano, con la sede della direzione generale e del centro di organizzazione degli ex allievi e dei Cooperatori. Ma, soprattutto, conserva e diffonde lo spirito genuino del santo Fondatore, e ne mantiene il fervore, che si alimenta, nella Basilica di Maria Ausiliatrice, alla divina sorgente di quello zelo per la gloria di Dio e la salute delle anime, che è il segreto dei trionfi di Don Bosco, del suo sistema educativo e dell'attualità del suo apostolato.

La commemorazione centenaria assurse quindi alla esaltazione della secolare epopea di tutta l'opera di Don Bosco che dall'Oratorio di Valdocco si protende benefica fino agli estremi confini della terra.

La commemorazione ufficiale

Giornata eucaristica la possiamo definire, in tutto il valore del termine: dominata dal senso della più viva commozione e della più fervida gratitudine pei miracoli compiuti dalla Provvidenza divina, per intercessione di Maria Ausiliatrice, a conforto della fede, della santità e dello zelo di Don Bosco.

Alle 6,30 salì l'altare della Madonna, per la Messa e la Comunione generale degli alunni artigiani, il sig. Don Ricaldone. Subito dopo, S. E. Mons. Evasio Colli, vescovo di Parma, per gli studenti. S. E. Mons. Salvatore Rotolo, ausiliare di Velletri, celebrò per l'Oratorio festivo nella cappella di S. Francesco di Sales. Alle 9,30, fece l'ingresso in basilica pel solenne pontificale S. E. Mons. Felice Guerra, arcivescovo titolare di Verissa e decano dei vescovi salesiani. La nostra scuola di canto eseguì la Messa IVa del M° don De Bonis e l'Exsultate Deo del compianto M° don Pagella.

In presbiterio, assìstevano le LL. EE. Rev.me Mons. Colli, Mons. Coppo, Mons. Rotolo e Mons. Lucato. Pontificò ai vespri ed impartì la benedizione eucaristica S. E. Mons. Rotolo, che, vent'anni fa, l'indimenticabile Rettor Maggiore don Filippo Rinaldi chiamava da Roma a direttore della Casa-madre.

L'accademia commemorativa.

Alle 20,30 si iniziò l'accademia commemorativa. L'ampio cortile « Don Bosco » pareva un magnifico salone. Sul palco spiccava, tra fiori e drappeggi, l'amabile figura del Santo al quale rendevano omaggio mondiale gli stendardi delle nazioni in cui fiorisce l'Opera salesiana. Calorosi applausi, prevenendo le note della banda, salutarono l'arrivo dell'Em.mo Cardinale Arcivescovo di Torino, Maurilio Fossati, che presiedette la grandiosa manifestazione, avendo ai lati il Rettor Maggiore ed il Prefetto di Torino S. E. il Gr. Uff. Dottor Ciotola.

Col Rettor Maggiore erano l'Arcivescovo Mons. Guerra, il Vescovo di Parma, i tre Vescovi salesiani su menzionati, i Superiori Maggiori e gli Ispettori di Madrid e di Barcellona, giunti in mattinata dalla Spagna. Col Prefetto era il Primo Presidente di Corte d'Appello S. E. Dott. Giacinto Bozzi, il Preside della Provincia On. Avv. Giovanni Bovetti, il Rettor Magnifico dell'Università, Prof. Mario Allara, il Provveditore agli studi Prof. Tortonese, il Presidente Internazionale degli ex allievi Gr. Uff. Arturo Poesio.

Tra le personalità intervenute ricordiamo il Superiore del Cottolengo, rev.mo Can. Chiesa, il Console Generale di Argentina, S. E. De Dominici, il Barone Mazzonis, la Contessa Maria Teresa Camerana, Segretaria del Comitato Dame Patronesse, l'On. Pier Carlo Restagno...

Numerose le Figlie di Maria Ausiliatrice, con la Superiora Generale, Madre Linda Lucotti, e tutto il Consiglio Generalizio; cospicue rappresentanze di Ordini e Congregazioni religiose; Exallievi, Cooperatori e Cooperatrici ; rappresentanze degli Istituti ed Oratori cittadini, ed una folla di amici.

Dopo il canto dell'Inno d'occasione, prese per primo la parola un giovane studente per dare il benvenuto alle autorità e personalità convenute. S'accostò quindi al microfono l'Ecc.mo Vescovo di Parma Mons. Evasio Colli che, con la sua concettosa e suasiva eloquenza, rievocò la storica data, indicando nella modesta cappella di casa Pinardi il punto di arrivo e di partenza dell'Opera di don Bosco, l'aurea pietra miliare delle pacifiche conquiste salesiane nella loro espansione fino agli estremi confini del mondo.

S. E. esaltò in modo particolare l'opera degli Oratori che, nello spirito di Don Bosco - a differenza dei Collegi, semplici surrogati - hanno la funzione di integrare la famiglia cristiana nella sua missione educatrice. Passò quindi ad illustrare il contributo portato dal Santo alla soluzione dei grandi problemi della educazione della gioventù, della scuola e del lavoro, rilevandone la genialità, il successo e l'attualità, documentata anche dal saggio più recente dato nell'opera di assistenza ai ragazzi della strada « veri fiori silvestri sbocciati tra le macerie della guerra ». Dai prodigi della Provvidenza divina, che suscitò l'opera di Don Bosco a vantaggio dei figli del popolo, trasse quindi fiducia anche per l'avvenire di questa nostra povera Patria martoriata, augurandosi che dal culto della forza, onde provennero gli orrori della guerra, e dalle vie di quella giustizia che, invece di pacificare, non fa che inasprire l'umana convivenza con le più amare delusioni, gli uomini s'innalzino al culto della bontà nell'amore di Dio per raggiungere finalmente la concordia delle menti e dei cuori nella vera pace.

Il Presidente Internazionale dell'Unione ex allievi, Gr. Uff. Arturo Poesio, con l'omaggio della sua devozione personale avvivata dai cari ricordi degli anni trascorsi all'Oratorio al tramonto di Don Bosco, portò l'adesione dì tutti gli ex allievi che, come ieri, ancor oggi, fedeli e grati alla scuola del Santo, perseguono il suo programma di vita cristiana nel mondo, nella luce e con lo spirito del grande Educatore.

Un altro centenario.

Il Rettor Maggiore, fatti i più cordiali ringraziamenti all'Oratore ufficiale, alle autorità e personalità convenute, richiamò la felice coincidenza di un altro centenario: quello dell'esaltazione del Santo Padre Pio IX alla Cattedra di S. Pietro. « Giusto cent'anni fa - egli disse - e proprio il 16 giugno 1846, i Cardinali riuniti in Conclave nella Città eterna, eleggevano Sommo Pontefice Pio IX, fino ad oggi il più longevo dei Papi, avendo retto la Chiesa ben, 31 anni, 7 mesi e 22 giorni.

» Il nome di lui, grande nei trionfi e ancor più grande nei dolori che amareggiarono il suo lungo Pontificato, vivrà sempre in benedizione presso la Famiglia Salesiana, non solo perchè Vicario di Gesù Cristo e Capo della Chiesa, ma soprattutto perchè Pio IX, fin dai primi contatti che ebbe con Don Bosco, intuì nel giovane sacerdote torinese l'uomo provvidenziale, lo incoraggiò, gli fu Guida e Padre in non poche e difficili situazioni, coronando la serie mai interrotta delle sue benevolenze con l'approvazione delle Costituzioni della Società Salesiana il 3 aprile 1874.

» Ma, oltre a tutto ciò, noi siamo debitori a Pio IX di uno dei più ricchi tesori del patrimonio spirituale salesiano. Quando infatti Don Bosco nel 1858 ebbe l'immensa gioia di essere ricevuto la prima volta da Pio IX, questi, avendo udito in qual modo fosse sorta l'Opera dei primi Oratori Festivi nella nostra Torino, credette di scorgere in essa potenti tracce di clementi soprannaturali, e perciò raccomandò a Don Bosco di scrivere le sue Memorie. Passarono 9 anni e, nel 1867, Don Bosco si ripresentò a Pio IX, il quale volle subito sapere se avesse eseguito la sua raccomandazione. Don Bosco addusse come scusa il molto lavoro e le non poche preoccupazioni. » Ebbene, - ripigliò il Papa - lasciate ogni altra occupazione e scrivete. Questa volta non è solo un consiglio, ma un comando. Il bene che ne proverrà ai vostri figli, voi non potete intenderlo pienamente ».

» Don Bosco ubbidì. Ed io son lieto - aggiunse il sig. Don Ricaldone - di rendere a tutti noto stassera che, a ricordo del duplice centenario - quello dell'elevazione di Pio IX al Sommo Pontificato e quello della venuta di Don Bosco all'umile Cappella e Casa Pinardi qui in Valdocco - è in corso un artistito volume, nel quale, per la prima volta, verranno integralmente pubblicate, con sobrie annotazioni e rilievi del nostro solerte Don Ceria, le Memorie di Don Bosco e del suo primo Oratorio dal 1815 al 1855. La bellissima pubblicazione è dedicata, com'era doveroso, al grande Pio IX, perchè, in verità, noi non sappiamo a chi dobbiamo essere maggiormente grati di questo incomparabile tesoro: se a S. Giovanni Bosco oppure all'angelico Pio IX ».

Rese quindi grazie ad ambedue, il Rettor Maggiore concluse: « Eminenza. Lo splendore della vostra Porpora ci ricorda e addita, in quest'ora solenne, le ieratiche e candide sembianze di un altro Pio. E ben a ragione: perchè effettivamente tra le macerie accumulate dall'immane conflitto ed in mezzo ai crolli delle troppo presto sfumate illusioni di una vera pace, si staglia e domina gigante la figura del grande Papa Pio XII, gloriosamente regnante. Egli è infattì il Papa della vera giustizia sociale da lui proclamata prima, durante e dopo la lotta sanguinosa, come la sola giustizia che, emanando da Dio, può essere fondamento di ogni diritto. Ma soprattutto Pio XII è il Papa della genuina ed operante unità evangelica, perchè egli solo, quando più imperversavano gli odii, seppe stringere sul suo cuore di Padre gli uomini tutti, senza distinzione di razza, di religione, di confini; perchè ancora Egli solo, facendo suoi i dolori dell'umanità martoriata, seppe versare senza misura il balsamo di effettivo conforto sulle piaghe aperte ed esacerbate dalle passioni dei poveri mortali ». Al regnante Vicario di Cristo pregò quindi Sua Eminenza dì esprimere la devozione e la gratitudine indefettibile di tutta la Famiglia Salesiana.

Ripetuti applausi coronarono le parole del IV Successore di Don Bosco e si rinnovarono vivissimi quando s'alzò, per conchiudere, l'Em.mo Cardinale Arcivescovo. L'amato Pastore veniva da Fossano, ove aveva presieduto la traslazione delle Reliquie del Beato Giovenale Ancina e del Beato Oddino Barotti. Ed accostando quei due eroici benefattori dell'umanità alla figura di Don Bosco, ne trasse auspici di benedizione e di grazie per la nostra Patria e pel mondo intero. Si disse ben lieto di poter confermare al Papa la devozione della Famiglia Salesiana e di dare alla Famiglia Salesiana una novella prova della benevolenza del Vicario di Cristo con la lettura del seguente telegramma augurale pervenuto dalla Città del Vaticano:

Felice Commemorazione Centenario Casa Madre Opere San Giovanni Bosco opportunamente rievocando insigni benemerenze grande Apostolo gioventù offre augusto Pontefice novella opportunità compiacersi multiforme apostolato salesiano e rinnovare con affetto al benefico Istituto sue iniziative suoi Membri suoi Cooperatori e aderenti tutti implorata confortatrice Apostolica Benedizione. MONTINI - Sostituto.

L'immensa folla proruppe in una grandiosa manifestazione di venerazione al Santo Padre; e la banda, che aveva allietato l'accademia con ottime esecuzioni, attaccò la marcia finale.

La basilica illuminata da potenti riflettori e la cupola, da centinaia di lampadine tricolori, davano, al calar della notte, l'incanto d'un paese dei sogni. Era tutto un sogno cent'anni or sono! Oggi, mirabile realtà.

SOTTO LA CUPOLA DELL'AUSILIATRICE

L'onomastico del Rettor Maggiore. - Anche quest'anno vollero essere le prime a fare omaggio al Rettor Maggiore le Dame Patronesse del Comitato Centrale, presieduto dalla Marchesa Carmen Compans di Brichanteau, che convennero a Valdocco il 27 giugno. Dopo aver ascoltato la S. Messa all'altare di S. Giovanni Bosco, presentarono al Rettor Maggiore, con gli auguri di buon onomastico, i sacri arredi preparati, fra tante difficoltà e sacrifici, per le nostre chiese sinistrate. Interprete dei nobili loro sentimenti fu la zelante segretaria Contessa Maria Teresa Camerana. Il signor Don Ricaldone, prima di fare i suoi ringraziamenti, volle che udissero dalla viva voce del nostro Ispettore di Madrid, Don Bellido, le consolantissime notizie delle Case di Spagna. Completò quindi il quadro dell'attività salesiana nel mondo e, rallegrandosi del prodigio compiuto in anni così calamitosi, le esortò alla confidenza nella Provvidenza Divina, pregando dal Signore degna ricompensa al loro zelo.

La sera della vigilia, gli alunni interni ed esterni gli offersero nell'ampio cortile una graziosa accademia allietata da cori perfettamente affiatati, da marcie e sinfonie egregiamente eseguite dalla nostra banda.

Sul palco d'onore, circondavano il Rettor Maggiore S. E. l'Arcivescovo Mons. Guerra coi Superiori del Capitolo, gli Ispettori di Torino, di Catania, Napoli, Novara, Madrid, Barcellona e Siviglia; il rev.mo Teol. Borghezio, Curato di S. Massimo, Presidente del Collegio dei Parroci coi Canonici Battist e Passera; il Console di Argentina; i Medici di casa che con tanta bontà prestano le loro cure ai confratelli ed ai giovani, ecc.

Con la Superiora generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice era tutto il Consiglio generalizio ed una folta rappresentanza delle Suore. Alla lettura delle adesioni ed alla presentazione dei doni, ha strappato calorosi applausi la lettera di S. Em. Rev.ma il nostro Cardinale Augusto Hlond, Arcivescovo di Varsavia e di Gniezno e Primate di Polonia, il quale, nel porgere i suoi auguri al Rettor Maggiore, gli descriveva le festose accoglienze ricevute a Varsavia e la speranza di poter svolgere un efficace apostolato in quell'eroica nazione.

Don Rodolfo Fierro portò il saluto dei figli lontani, rievocando la sua vocazione alla vita salesiana ed esaltando la missione sociale dell'Opera di Don Bosco.

S'appressò quindi al microfono Don Ceria, lo storico della Congregazione, ad offrire, con eleganti versi latini, l'omaggio dei primi tre volumi degli « Annali della Società Salesiana ». L'avv. Perlo presentò gli auguri degli ex allievi con affettuose espressioni di gratitudine e di devozione. Un dialogo, perfettamente intonato allo stile del tempo, mise infine in gara artigiani, studenti e oratoriani.

Il sig. Don Ricaldone ringraziò tutti di cuore compiacendosi paternamente della bella manifestazione. Incoraggiando quindi tutti a mantenersi fedeli agli insegnamenti di Don Bosco, raccomandò caldamente la crociata catechistica per l'istruzione religiosa delle famiglie del popolo e soprattutto della classe lavoratrice.

L'indomani il Rettor Maggiore celebrò la Messa all'altare dell'Ausiliatrice e distribuì la Comunione agli alunni artigiani e studenti. A sera, la Filodrammatica dell'Oratorio «Valsalice » coronò la giornata con un'ottima rappresentazione de « L'Angelo » di Basari.

Chiusura dell'Anno Scolastico-Professionale. - Le due prime settimane di luglio, gli alunni artigiani e studenti conclusero l'Anno Scolastico-Professionale con gli esami, coronati dalla solenne premiazione, il giorno 12.

Dopo la Messa della Comunione Generale celebrata dal loro Direttore Don Toigo, i cari giovani assistettero ancora ad una solenne Messa funebre in suffragio dei loro compagni defunti. All'accademia presieduta dal Direttore Generale delle Scuole Salesiane, tenne il discorso ufficiale, con la sua fascinante eloquenza, il Gr. Uff. Avv. Orazio Quaglia.

IN FAMIGLIA

La Scuola Missionaria del Bivio di Cumiana (Torino).

È la Scuola Agraria più importante e meglio attrezzata della Congregazione. Serve perciò egregiamente anche alla preparazione di personale tecnico-agrario per le Opere Salesiane e specialmente per le Missioni Salesiane.

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Il Corso inferiore di tre anni comprende tutte le materie della Scuola statale di Avviamento Professionale-Agrario, con le esercitazioni teoriche e pratiche di agraria, il disegno, la contabilità... delle antiche Scuole Pratiche di Agricoltura, tanto apprezzate ovunque e specialmente dal Ministero della Pubblica Istruzione (Direzione Insegnamento Agrario). Difatti sono esse che hanno fornito un grande numero di esperti agrari competenti, di buoni capi campagna, giardinieri, frutticoltori, viticultori, allevatori zootecnici, ecc.

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Per chiarimenti, domande, ammissioni di allievi... scrivere al Direttore Scuola Agraria - Bivio-Cumiana (prov. di Torino).

OLANDA - Le Case salesiane in tempo di guerra.

La nostra casa di LAURADORP, fu risparmiata in tutto il tempo di guerra in modo provvidenziale. Non fu mai occupata dai tedeschi.

Nel mese di settembre 1939 ospitò i nostri aspiranti olandesi che venivano prima educati ad Essen in Germania. Liberata la città dalla prima armata americana il 18 settembre 1944, la nostra chiesa parrocchiale si parò a festa per le solenni funzioni di ringraziamento onorate dall'intervento delle autorità comunali e rappresentanze delle forze armate olandesi ed americane.

Meno fortunato fu il nostro aspirandato di LEUSDEN, perchè, un triste giorno del mese di novembre 1942, verso le ore 12, vi irruppero alcuni nazisti accompagnati dai loro partigiani olandesi per intimare ai confratelli ed ai giovani dì lasciar la casa entro un'ora. Il Direttore ed il Prefetto furono fatti prigionieri e tradotti in Germania, ove però vennero tosto rilasciati. Liberata dalle truppe canadesi, la casa rimase per qualche tempo a loro disposizione. Quando, all'inizio del nuovo anno scolastico 1945-46, salesiani e giovani poterono rimettervi piede, dovettero constatare che gli occupanti avevano asportato letteralmente tutto. Ora ospita il noviziato, lo studentato di filosofia e quello di teologia.

La casa di UGCHELEN venne messa nel 1942 a disposizione degli aspiranti che attendevano l'entrata al noviziato e che non potevano più accedere ai nostri noviziati d'Italia. Lo stesso Arcivescovo, ora Em.mo Card. De Jong, nostro grande protettore, ne autorizzò la trasformazione a noviziato. Verso la fine dell'anno vi bussarono anche i confratelli e gli aspiranti espulsi dalla casa di Leusden. Nel 1943 i novizi vi rimasero anche per la filosofia e così la nuova casa servì contemporaneamente per aspirandato, noviziato e studentato. Quasi per miracolo un nostro insigne benefattore, mentre scarseggiavano dappertutto i materiali, riuscì a sottrarre agli invasori tanto materiale da costruzione da ingrandire la casa fino al triplo della sua capacità. Gli stessi giovani si misero a disposizione dei muratori cooperando alacremente soprattutto per la graziosa cappella dell'Istituto. Dal settembre 1945, la casa è riservata agli aspiranti che sono circa un centinaio. Ora le varie case formano una propria Ispettoria ed il nuovo Ispettore Don Annibale Bortolazzi ha già raggiunto la sua sede dedicandosì fervidamente all'organizzazione dell'apostolato a favore della gioventù povera ed abbandonata e dei molti orafani dalla tanto provata nazione.

Apostolato ed eroismi di carità sotto la bufera.

(Continuazione: I° luglio, pag. 107).

Le Case della Sardegna e della Sicilia.

Continuano in pieno la loro attività. Solo l'Istituto di Cagliari ha dovuto limitare durante la guerra la sua missione, perchè colpito e squassato da una bomba, il 13 maggio del 1943. Gran parte dei Salesiani cogli alunni interni e molti esterni sfollarono a Lanusei e a Santulussurgiu. Sul posto rimase il direttore con qualche confratello, prestando l'opera loro anche a servizio degli impiegati che non potevano abbandonare la città ed avevano la mensa in casa nostra. L'armistizio consentì subito la riapertura dell'Oratorio e si cominciò la ripresa delle scuole man mano che si potevano riparare gli edifici scolastici rimasti. Molto apprezzati i soccorsi prestati alle vittime ed ai sinistrati nei vari bombardamenti della città.

La parrocchia e l'oratorio di Arborea non hanno avuto danni e continuano con crescente fervore il loro apostolato.

L'Istituto di Lanusei, sfuggito alla bufera, fu per quattro mesi requisito a convalescenziario per oltre un migliaio di militari ricoverati in diversi turni, ma potè svolgere un'ampia forma di carità, ospitando, oltre a nostri confratelli ed alunni di Cagliari, trecentocinquanta sfollati, ed intensificando l'assistenza agli oratoriani più poveri con minestre calde ed indumenti provvisti dalle Dame Patronesse. Difettando la zona di istituti regi, il nostro divenne sede di esami, fino al giugno 1943, anche per le sezioni femminili. Poi fece posto al maggior numero possibile di orfani e tentò di organizzare Oratori festivi anche nei paesi viciniori. Salutata con gioia, la risurrezione del Reparto Esploratori Cattolici.

Il collegio di Santulussurgiu subì solo un mitragliamento, il 14 maggio 1943, riportandone lievi danni. Parzialmente requisito nell'estate dalle autorità militari, diede modo ai confratelli di organizzarvi un'assistenza adeguata colla costituzione della « Casa del Soldato ». Ospitò pure il Comando della Marina e gli impiegati del Provveditorato agli Studi, mentre continuava la cura dei nostri sfollati dal collegio di Cagliari. Cessata la requisizione ed avvenuto l'armistizio, l'anno 1943-44 riprese il suo programma regolare, sia pure tra gravi difficoltà annonarie. Ora continua l'apostolato della carità a favore degli orfani e dell'Oratorio festivo.

L'Ispettoria Sicula cominciò a sentire più al vivo la violenza della guerra quando le autorità requisirono le prime due case: il Liceo D. Bosco di Catania e l'Orfanotrofio Domenico Savio di Caltagirone.

Alla requisizione del primo supplirono affittando un altro locale in Catania. Gli orfani di Caltagirone vennero invece raccolti parte a Palermo e parte a Marsala. Ma l'anno cruciale fu il 1943- Il 7 gennaio, un grande bombardamento su Palermo rovinò la chiesa dell'Ospizio S. Chiara. Non fece vittime, nè tra i Salesiani, nè tra i giovani; ma rese impossibile la vita degli orfani nel Convitto. Non volendoli abbandonare, fu fatto loro posto nel nostro Ospizio della Barriera di Catania e nella Casa del paese etneo di Pedara.

Mirabile lo zelo e la comprensione dei Salesiani sfollati e dei confratelli ospitanti! Si divisero generosamente il posto, il pane e i sacrifizi. A. S. Chiara continuò l'Oratorìo per gli esterni.

Intensificandosi poi i bombardamenti nella regione occidentale, ordini superiori imposero la chiusura dei nostri Istituti scolastici di Trapani, Palermo (« D. Bosco », « Ranchibile ») Messina (« S. Luigi », « Savio Domenico »). In Palermo rimasero al « Sampolo », ridotti in piccoli ambienti, alcuni confratelli per l'assistenza religiosa dei soldati della caserma e della Parrocchia attigua affidata ai Salesiani, e vi perseverarono fino alla fine, malgrado l'infuriare degli allarmi, continuando il loro ministero presso i poveri abitanti del rione impossibilitati a sfollare. Di là un sacerdote seguiva quel po' di movimento che ancora si poteva mantenere al nostro Oratorio di « Santa Chiara ».

Da Messina alcuni confratelli del « Savio Domenico » si trasportarono a Montalbano d'Elicona, ove attesero al ministero tra quella popolazione e i giovani di quel paese. Il Collegio « S. Luigi » tentò una sede ridotta a Castroreale presso i Padri Redentoristi, e con mirabile tenacia riuscì a mantenere colà ancora un centinaio di alunni interni fino al giugno successivo. Nella parrocchia della « Giostra » proseguì invece il lavoro tra quella povera popolazione senza badare ai pericoli che sovrastavano. Confratelli generosi continuarono pure la cura della chiesa e dell'Oratorio annessi all'Istituto «Domenico Savio ».

I locali del « S. Luigi » vennero requisiti.

A Trapani non fu abbandonata la parrocchia annessa alla Casa: il Parroco vi rimase durante tutti i bombardamenti, tra l'ammirazione dei cittadini.

A Marsala non fu possibile mantenere l'Orfanotrofio tra i gravi pericoli: sicchè nel mese di febbraio, superando difficoltà incalcolabili, si provvide a trasportare gli orfani a Catania, presso un locale messo a disposizione dalla benevolenza dell'Arcivescovo. Di là, più tardi, passarono in altri nostri istituti meno esposti ai pericoli dei bombardamenti. Rimase però in città un piccolo nucleo di confratelli per la cura di orfani della città e dell'Oratorio.

Queste riduzioni e concentramenti di opere misero in libertà parecchi Salesiani, che, per - non rimanere disoccupati, si proffersero a passare alle case del continente, dove vi era largo campo di lavoro e portarono così un prezioso contributo nelle regioni dell'Italia centrale e settentrionale.

Nel frattempo l'uragano si addensava sempre più minaccioso e si estendeva su tutta l'isola. Nell'aprile del 1943 fu colpito l'Oratorio dei Filippini di Catania: 4 vittime tra i giovani ; due confratelli feriti, resa inabitabile la casa. Chiuse pure le scuole della città, i confratelli si rifugiarono nelle case circostanti, cercando di continuare alla meglio il loro lavoro. Nel maggio, una tremenda incursione su Marsala fece tre vittime tra i confratelli volenterosi rimasti colà: il Sac. Di Raimondo Luigi, i Coadiutori Lama Benedetto e Di Natale Luigi, colti in pieno mentre erano rifugiati in una grotta del giardino.

In giugno fu la volta della chiesa parrocchiale della « Giostra », in Messina. Ci lasciò la vita il Sac. Milazzo Nicolò, colpito in pieno, a letto, stremato dalle fatiche parrocchiali. Era stato più volte invitato a passare la notte nel vicino ricovero del Seminario Arcivescovile; ma aveva sempre ricusato preferendo dividere in casa i pericoli cogli altri confratelli, dopo aver fatto generosamente l'offerta della propria vita a Dio per la pace del mondo. Un altro sacerdote D. Franco Salvatore fu ferito così gravemente che ne porterà le conseguenze per tutta la vita.

Nel mese di luglio venne bombardato il Collegio di Randazzo. Fortunatamente non ci furono vittime, essendo i confratelli vaganti colla popolazione del paese nei boschi circostanti. Mirabile l'opera dei confratelli in pro' dei senza tetto e senza pane, dopo l'occupazione. Condivisero persino le poche provviste e i pochi ambienti rimasti in piedi coi poveri sinistrati del paese.

Nell'agosto terminò l'occupazione alleata e subito, pur tra fatiche e difficoltà inaudite, l'Ispettoria riprese dappertutto l'attività. Alla fine del 1943 tutti gli Istituti ed Oratori erano in vita. Mentre si cercava di riparare le rovine in quelli colpiti, gli altri si affollavano di gioventù. Gli orfani di Catania nel giugno erano passati a S. Gregorio. Nel settembre del 1943 venne derequisito quello di Caltagirone e vi si riaprì immediatamente l'Orfanotrofio. Continuò invece la requisizione del Liceo. D. Bosco e dell'Istituto S. Francesco di Sales di Catania. Dovunque si intensifica l'opera degli Oratori e degli Ospizi e l'assistenza dei giovani più abbandonati, i così detti «figli della strada », specie a Palermo, ove si presentò subito maggior possibilità, a Messina e a Catania. Le sofferenze e i disagi spezzarono purtroppo la fibra a vari altri confratelli, di cui abbiamo fatto cenno nel necrologio.

Le Figlie di Maria Ausiliatrice.

Appartengono alla Sicilia le prime tre Suore perite in Italia a causa della guerra. La Direttrice Sr. Antonina De Pasquale e Sr. Concetta Pitino vennero travolte sotto le macerie della Casa di Palermo Arenella, colpita in pieno da due bombe, durante l'incursione aerea, nelle tarde ore del 22 febbraio 1943. Nell'angosciosa opera di disseppellimento, interrotta da successive ondate di bombardamenti, venne rinvenuta subito, con la medaglia di Maria Ausiliatrice in mano, Sr. Pitino, morta - a detta del medico - per asfissia. La Direttrice invece non fu ritrovata che il dì seguente, a mezzogiorno, raggomitolata sotto un davanzale, ancora intatta, col Crocifisso stretto fra le mani.

Pochi giorni prima, fra l'infuriare dei bombardamenti, alle affezionatissime Oratoriane che supplicavano le Suore di rimanere tra loro, aveva risposto assicurandole che non le avrebbe mai lasciate.

La terza vittima, Sr. Vincenza Antoci, vero mezzogiorno del 16 aprile 1943 - venerdì di Passione - si trovava nel rifugio della Casa di Catania « S. Filippo», ritta in mezzo ai suoi piccoli alunni di 2a elementare, aggrappati alle sue vesti, come per implorarne aiuto e difesa, e agli altri bambini della Scuola e dell'Asilo non ancora rincasati. Lo spostamento d'aria, prodotto da una bomba caduta sull'edificio prospiciente, la sbattè violentemente contro la parete, causandole la frattura della base cranica. Ricevette subito l'assoluzione dal Direttore Salesiano, anch'egli ferito, e, trasportata al vicino Ospedale di S. Marta, spirò poche ore dopo.

Parecchie volte, tra i pericoli continui dei bombardamenti, trepidando per i suoi alunni, aveva detto che sarebbe stata contenta di offrire anche la propria vita per la loro incolumità. E in quella stessa incursione, fra lo schianto fragoroso delle bombe era stata udita esclamare con accento di preghiera: « Signore, prendete me; ma salvate questi bimbi e le mie Sorelle!... ».

Per il suo generoso sacrificio, tutti i bambini uscirono dal rifugio macchiati del suo sangue ma illesi; come pure incolumi rimasero le altre Suore, meno due, ferite solo leggermente.

La gente del luogo, e specialmente i parenti dei bambini, tributarono alla salma di Sr. Vincenza l'omaggio della più grata e riverente ammirazione, andando a gara nel baciarle le mani e le vesti e riconoscendo all'offerta dell'eroica Suora la salvezza dei propri figliuoli.

I locali andarono in rovina, in parte crollati o rimasti completamente inabitabili, coinvolti nell'immane disastro dell'attiguo Collegio Salesiano.

A Messina il grande e magnifico «Istituto Don Bosco » venne colpito ripetutamente, riportando danni ingentissimi al fabbricato e all'arredamento.

Il 24 maggio 1943 alcune bombe di grosso calibro sfondando il terrazzo e i due dormitori sottostanti, penetrarono fin nel cantinato, dove distrussero anche quasi tutto il materiale della sala di disegno e della scuola materna là radunato.

Il 18 e 25 giugno e il 12 luglio successivi altre bombe colpirono due dormitori, la sala di musica e le camerette adiacenti, una stanza del cantinato adibito provvisoriamente a infermeria, e il centro del cortile interno, causando nuove gravi rovine e la perdita di non poca suppellettile. Gli spostamenti d'aria prodotti da altre numerose bombe cadute all'intorno, aumentarono i danni dell'edificio.

Quattro giorni dopo - il 16 luglio - un grappolo di bombe, benchè sprofondatosi fortunatamente nel terreno del secondo cortile, rovinò tuttavia il pozzo e tutto il fabbricato circostante.

Grazie a Dio, il personale rimase sempre perfettamente illeso, quantunque dopo lo sfollamento della comunità ad Alì e a Limina, vi fossero rimaste dieci Suore, per il servizio nell'Ospedale della Croce Rossa ivi impiantato; e anche in seguito, nel periodo più pericoloso, dopo il trasferimento dell'Ospedale, altre si fossero avvicendate a piccoli gruppi, per non lasciare del tutto incustodita la Casa mutilata e per cercare di metter in salvo quanto ancora poteva esser trasportato via.

A Messina-Giostra, la Casa adibita ad Ospedale Militare, venne colpita il 25 giugno e il 5 agosto 1943 con crolli rovinosi di stanze e corridoi trasformati in corsie. Si ritiene una grazia singolare l'essere riuscite a mettere in salvo i feriti; e la preservazione della Suora infermiera, che, dopo aver pensato agli altri, era rimasta, al momento dello scoppio, nello stesso corridoio in parte crollato.

All'indomani, per disposizione delle Autorità Militari, le Suore dovettero allontanarsi frettolosamente dalla Casa, senza poter prendere nulla e vissero per una settimana in una spelonca umida e angusta, dove dormirono sulla nuda terra, e soffrirono la fame e ogni sorta di privazioni. Nel frattempo la Casa incustodita e malamente protetta dalle porte e finestre scardinate, venne visitata dai ladri, che portarono via buona parte della biancheria.

Dal 12 agosto alla fine di settembre - mentre le Suore s'erano rifugiate ad Alì Marina - durante l'occupazione dei Canadesi, la Casa venne spogliata di tutto l'arredamento, fra cui 200 sedie, 18 letti completi, pianoforti, macchine da cucire, cattedre, scrivanie, coperte, biancherie, arredi sacri, quadri, ecc.

A Messina-Bisconti la notte del 31 maggio 1942, venne colpito in pieno l'Asilo e ridotto ad un mucchio di rovine. Fortunatamente le tre Suore addette non vi pernottavano. Ma l'opera si dovette sospendere.

A Palermo l'« Istituto S. Lucia », già danneggiato nei bombardamenti del marzo 1942 e gennaio 1943, venne colpito più gravemente il 23 marzo e il 9 maggio dello stesso anno, e ridotto pressocchè a un cumulo di macerie. Per buona sorte, Suore ed educande erano sfollate un mese prima a Gangi.

A Leonforte (Enna) la Casa, già danneggiata nelle incursioni dei giorni precedenti, subì maggiori rovine il 21 luglio 1943 durante la lotta per l'occupazione del paese.

Molti danni ebbero pure il bel Collegio « Maria Ausiliatrice » di Alì Marina (Messina); il «Conservatorio delle Vergini » di Trecastagni (Catania); il « Collegio Maria » di Bronte (Catania), derubato durante l'affrettato esodo della Comunità, di tutte le provviste di viveri, faticosamente radunati per l'intero anno.

(Continua).

Dalle nostre Missioni

MATTOGROSSO Amatissimo Padre,

credo non sarà discaro ai nostri Cooperatori un riassunto di quanto, con l'aiuto del Signore, si è fatto in questi ultimi due lustri e mezzo, nell'Ispettoria missionaria S. Alfonso, che abbraccia il Matto Grosso, il Goias, e una parte dello Stato di S. Paolo.

Opere sorte nelle città più progredite e popolate:

Tre Corsi Superiori o Licei classici-scientifici in Campo Grande, Lins, Goiania.

Sette Ginnasi in Cuiabà, Corumbà, Campo Grande, Lins, Tupa, Goiania, Silvania.

Tre Corsi Tecnico-commerciali inf. e sup. (6 anni) in Campo Grande, Lins, Goiania.

Sette Corsi elementari, corrispondenti ai ginnasi.

In preparazione: Facoltà universitaria di filosofia e diritto nell'Ateneo D. Bosco di Goiania. Finora, fra i religiosi, l'hanno soltanto i Benedettini di S. Paolo.

I corsi e le scuole sono pareggiate alle governative. I professori (meno il 10 %) sono Salesiani abilitati e riconosciuti dal rispettivo dipartimento ministeriale dell'Istruzione ed Educazione Nazionale. Contano dai tre ai quattro mila alunni. I corsi e le scuole funzionano in edifizi costruiti ex novo, moderni e spaziosi, conforme alle norme igieniche, didattiche, pedagogiche salesiane e brasiliane.

Le Figlie di Maria Ausiliatrice contano altrettanti collegi ed alunne.

Presiede alle costruzioni un ufficio tecnico di tre sacerdoti e due coadiutori salesiani. Innalzammo e finimmo pure sette templi che sono Santuari o Parrocchie.

In Corumbà: il Santuario di Maria Ausiliatrice (46 X 13) gotico puro.

In Campo Grande: la Monumentale chiesa di S. Giuseppe (6o X 14) in stile coloniale.

In Tres Lagoas: ricostruita la Parrocchia, ampliata e decorata.

In Tupà: il Santuario di Maria Ausiliatrice (30 x 11) decorato con facciata a due campanili.

In Goiania: nella città, il Santuario D. Bosco (6o X 14); nel sobborgo Villanova, una chiesa del S. Cuore di Gesù (Oratorio quotidiano).

Intermezzo oratoriano.

È sorprendente lo sviluppo dell'Opera salesiana in Goiania, nuovissima capitale del Goias. Agli inizi della sua fondazione, fui a visitarla col caro D. Pian, allora Direttore di Bonfim (ora Silvania). Ci colpirono due cose: il numero impressionante di cappelle e centri protestanti (ne contammo otto) in confronto all'unica cappellina (detta cattedrale provvisoria) funzionata da un solo sacerdote secolare; in secondo luogo, il numero enorme di ragazzi cenciosi e seminudi, che popolavano le strade, specialmente nel sobborgo Botafogo (che chiamavano invece Bota-faca, perchè le risse a coltello erano all'ordine del giorno). Sobborgo di operai della città in costruzione: quasi tutti comunisti o protestanti. Era la prima volta che due sacerdoti si avventuravano in quel luogo.

Quando lei, sig. Don Ricaldone, assieme all'indimenticabile sig. D. Rinaldi, andò per localizzare il futuro Oratorio di S. Paolo fu accolto con beffe e grida di « quà, quà, quà... ». Noi, al contrario: i fanciulli ci affluirono attorno, protendendo le mani sporche e chiedendo « bençao, Padre, um santinho ». Decidemmo di prendere possesso di Goiania con un oratorio festivo proprio dove i ragazzi ci avevano fermato. Andammo dal Governatore per chiedere il terreno. Non ce lo negò; ma soggiunse: « Non basta un oratorio; i Salesiani devono entrare nella capitale da salesiani... ». « È quello che stiamo chiedendo: i più poveri e abbandonati sono i nostri giovani preferiti ». « Comprendo, comprendo! - ripetè due volte S. Ecc., che in realtà non comprendeva. - Loro sono maestri, professori, educatori, i migliori educatori che io conosca; devono fondare un grande collegio con scuole medie e superiori; entrino da grandi signori in Goiania... ». «Noi l'accontenteremo, Eccellenza; ma lei deve proclamarsi, con noi, il protettore n° 1 dei poveri fanciulli del Botafogo. Coll'aiuto del suo governo, noi costruiremo prima là una chiesa e una scuola, poi in luogo adatto il grande collegio che V. E. desidera e che chiameremo... ». «Ateneo Goiano », disse pronto il Governatore. « Ateneo D. Bosco », corressi io. « E il successo dell'Ateneo sarà legato al successo dell'Oratorio di Botafogo ».

L'Oratorio prese subito un impulso meraviglioso, e di pari passo la costruzione del collegio: a tre piani, 92 X 16. È uno dei più belli e sontuosi edifici di Goiania. Il Santuario funziona da cattedrale. Costò un milione e duecento mila cruzeiros, allora, e dallo Stato non avemmo che il terreno, come per l'Oratorio. Impiegammo due anni a costruire. Ho la sensazione che sia balzato come d'incanto dal suolo. Ma nelle vie della Provvidenza c'era una misteriosa corrispondenza segreta tra l'Oratorio (alla parte opposta della città) e l'Ateneo. Quello alimentava questo. Il progresso di quello fu sempre in aumento: tre funzioni religiose alla domenica con 500 frequentanti, centinaia di comunioni settimanali; scuole diurne e serali; refezione per i più poveri; Comitato Patronesse; Conferenza di San Vincenzo de' Paoli; Compagnie e Associazioni; lotterie, teatri, passeggiate, processioni; intronizzazione del S. Cuore di Gesù in quasi tutte le case. Si è dovuto costruire una seconda chiesa, grande il doppio della prima. Stiamo ora costruendo una casa per i Salesiani, che dovranno formarsi una seconda comunità, giacchè è impossibile continuare a far la spola dall'Ateneo all'Oratorio, sia pure in bicicletta o motocicletta. Anima di quell'apostolato è D. Giuseppe Balestrieri.

Conclusione: abbiamo pagato tutti i debiti e le due opere sono all'apogeo. Ma ripeto: chi sostiene con le preghiere e Comunioni l'Ateneo sono i «fanciulli dell'Oratorio ».

Come le preghiere riconoscenti dei suoi orfani di guerra, sig. D. Ricaldone, le preghiere dei « bimbi della strada » ricoverati a migliaia nei semidistrutti collegi d'Italia e d'Europa, saranno il prezzo, la caparra, il pegno della ricostruzione di tutte le nostre opere devastate dalla guerra.

Due parole ancora sulla nostra opera di Campo Grande. Si incominciò con un semplice Oratorio Festivo. Quando D. Pian, destinato al Matto Grosso, si accomiatò dal sig. D. Rinaldi, questi gli chiese: «Dove ti manda il tuo Ispettore? ». « A Campo Grande », rispose. « Là avete solo un Oratorio Festivo, sviluppatelo... e vedrete... Sì, dirai al tuo Ispettore, che Campo Grande sarà in breve un grande campo salesiano ».

L'Oratorio fu sviluppato, ed ha ora una grande chiesa e un corpo di scuole popolari diurne e serali. La città conta tre case delle Figlie di Maria Ausiliatrice e quattro dei Salesiani.

Nel campo delle missioni.

Costruimmo: due collegi in Guiratinga (ex Lageado), capitale dei garimpos (terre diamantifere); la Cattedrale nuova nella stessa città; il Seminario in Araguaia. Ampliammo i due collegi, maschile e femminile, di Araguaiana.

Le così dette Colonie Bororo non si riconoscono più, perchè i vecchi ranchos furono sostituiti da edifizi in muratura, essendosi riattivate le antiche fornaci locali. Ci sono spaziose cappelle, scuole, refettori, dormitori, con banchi, tavole, letti, armadi e mobili in genere, usciti dalle annesse scuole professionali. Merouri ha persino la stazione telegrafica in casa. Ora è assicurata l'acqua anche nei mesi di secca desolante, mediante il disvio di torrenti: la « Mortandade » a Sangrodouro e il « Miruin » a Meruri, che, mediante salto, azionano le dinamo per la luce nella chiesa, nelle scuole, nelle case, e l'energia motrice alle macchine dei laboratori e dell'azienda agricola. La stessa acqua serve per irrigare i pascoli, orti e campi. Garimpeiros e fazendeiros hanno popolato in questi ultimi anni le rive feconde del fiume Das Gargias e del Rio das Mortes, non più infestate dai Chavantes; e ci mandano in abbondanza i loro figli per essere educati a fianco degli indietti bororo. Sono scuole elementari con indirizzo agricolo.

Nel resto della Ispettori- abbiamo altre tre scuole agricole in Coxipò da Ponte, in Silvania (ex Bonfim) e in Campo Grande nella Chacara S. Vicente. Abbiamo pure in Cuiabà ben attrezzate scuole professionali di falegnami, sarti, calzolai, tipografi e legatori. In queste scuole si accettano quasi esclusivamente giovani poveri o abbandonati, raccomandati generalmente dalle autorità governative.

Anima di questo movimento e rinnovamento è il Prelato Vescovo missionario S. E. Monsignor Giuseppe Selva, di cui ben riassunse l'attività apostolica la « Polianteia del Matto Grosso », uscita due anni or sono per il primo cinquantenario delle Missioni del Matto Grosso: «Sublime e ardente staffetta del Vangelo, fece suo palazzo episcopale la immensità della Prelazia (175.000 kmq.), che percorre a cavallo in tutto il tempo dell'anno. I Bororo lo amano come un padre. I cercatori di diamanti lo chiamano «il nostro Vescovo »; i così detti garimpeiros, curvi giorno e notte a scrutare avidi i tesori della terra, corrono alle sue prediche: Monsignore predica loro gli splendori e i tesori immarcescibili del Cielo.

Attratti dalla parola e dall'apostolato del Vescovo missionario quegli avventurieri, che uccidevano per una semplice parola di disprezzo o di offesa e vivevano nella più sfrenata corruzione, si vanno trasformando in buoni cristiani, capi di famiglia e fondatori di città (Cfr. Polianteia cinquantenaria, pag. 23).

(Continua). Sac. ERNESTO CARLETTI, Ispettore.

CULTO E GRAZIE DI MARIA AUSILIATRICE

TORINO - Basilica di Maria Ausiliatrice.

La cronaca del Santuario segna un gran fervore di pietà anche nel mese del Sacro Cuore. Dal primo venerdì del mese, alla festa liturgica ed alla solennità esterna, i fedeli gareggiarono coi parrocchiani e coi nostri alunni in omaggi di divozione e di riparazione al Cuore dolcissimo di Gesù.

L'11 giugno, l'Em.mo Cardinale Arcivescovo celebrò la Santa Messa, distribuì la prima Comunione ed impartì la Cresima ad una ottantina di bambine e di bambini profughi ospitati alle Casermette. Il Comitato, che li aveva vestiti tutti di bianco, provvide anche alla colazione. Diresse il sacro rito P. Biancolini S. J., incaricato dell'assistenza religiosa alle loro famiglie. Il 20, festa del Corpus Domini e della Consolata, la parrocchia e l'Oratorio parteciparono alle due processioni, col clero e con la banda.

Il pellegrinaggio degli ammalati.

Tra i pellegrinaggi, il più solenne e commovente fu quello degli ammalati organizzato dall' Unitalsi. Erano oltre un migliaio. Servizio perfetto di auto, di barelle e di carrozzelle. Disposti nel cortile « Don Bosco », ascoltarono la S. Messa celebrata dal sig. Don Ziggiotti all'altare eretto sul palco d'onore, e ricevettero quasi tutti la S. Comunione. Al termine della funzione, il Rettor Maggiore rivolse loro paterne parole di conforto e di augurio ed impartì la benedizione di Maria Ausiliatrice. Il Comitato distribuì a tutti la colazione; poi preparò gli infermi alla processione Eucaristica. Alle 10,15, l'Em.mo Cardinale Arcivescovo, preceduto dal piccolo Clero e scortato dai dirigenti, uscì dalla Basilica col SS. Sacramento e, procedendo fra le file degli ammalati, tracciò sui singoli il segno di croce con l'Ostensorio, mentre il Curato di S. Massimo, rev.mo Teol. Borghezio, elevava le tradizionali invocazioni, ripetute a gran voce da tutti gli astanti. Il Cardinale chiuse la funzione con la trina Benedizione Eucaristica che ravvivò la fiducia dei sofferenti nell'aiuto divino.

La nostra scuola di canto eseguì un scelto programma di mottetti religiosi, trasmessi in tutto il cortile dagli altoparlanti.

Funzioni speciali.

Nel pomeriggio della stessa domenica 23 giugno, la Parrocchia di Maria Ausiliatrice conchiuse la giornata con la processione Eucaristica attraverso le vie principali della circoscrizione parrocchiale.

Il 24, Commemorazione mensile di Maria Ausiliatrice, con la Corte di Maria ed Ora Santa predicata da D. Zerbino. Servizio corale della polifonica Ceciliana.

Il 27, pellegrinaggio delle Dame-Patronesse delle Opere Salesiane.

Il 28, festa liturgica del Sacro Cuore, esposizione del SS. Sacramento ed adorazione Eucaristica per tutta la giornata.

Il 29, solennità di Ss. Pietro e Paolo: Messa della Comunione generale celebrata dal Rettor Maggiore; Messa cantata dal sig. Don Tirone. Dopo i Vespri, disse il panegirico Don Luzi ed impartì la benedizione Eucaristica il sig. D. Ricaldone.

Il 30, solennità esterna del Sacro Cuore. Coronò le funzioni S. E. l'Arcivescovo Monsignor Guerra con la Benedizione Eucaristica.

Numerosi gruppi di pellegrini affluirono alla Basilica: il 10 giugno, da Castano Primo; il 16, dal nostro Noviziato di Villa Moglia (Chieri); il 29, da Cervasca (Cuneo), da Cassago (Como) e da Bergamo; il 30. ancora da Bergamo, da Borgosesia e da Rivarolo.

MILANO - Una esortazione del Cardinal Schuster.

In occasione del 24 maggio S. E. il Cardinal Arciv. di Milano diresse ai suoi diocesani la esortazione che siamo lieti di poter pubblicare. Eccola.

Domani ricorre la festa di Maria SS. Ausiliatrice.

Venne istituita dal Santo Papa Pio VII, dopo che la Madonna lo ebbe liberato dalla prigionia di Savona e di Fontainebleau, dove Napoleone l'aveva tenuto rinchiuso per ben cinque anni. Il motivo era, che il Pontefice non aveva voluto consegnare al Sire le chiavi di S. Pietro, come mi narravano i vecchi durante la mia infanzia.

Il Papa intanto, isolato completamente dalla Chiesa e dalla Gerarchia, non faceva che pregare la Madonna, e questa finalmente venne in suo aiuto.

Il 24 maggio 1814 Pio VII, più che settantenne, fece il suo ritorno trionfale in Roma, frattanto che Napoleone, su d'una nave inglese, veleggiava per l'isola d'Elba, luogo del suo esilio.

Grato il Pontefice alla Regina Ausiliatrice, ne istituì la festa votiva il 24 maggio, ma prima volle deporre sul capo della S. Vergine a Savona un prezioso diadema, per sciogliere il voto a Lei fatto durante il tempo in cui stava carcerato nell'Episcopio Savonese.

Anche ai giorni nostri la Vergine Ausiliatrice è venuta prodigiosamente in aiuto di Milano e della Lombardia: ed ecco il motivo pel quale esortiamo tutti i nostri cari Ambrosiani a volgere a carattere religioso la celebrazione del 24 maggio, siccome festa votiva della Madonna.

S. Giovanni Bosco rese sommamente popolare la devozione alla Vergine Ausiliatrice, e ne impetrò un gran numero di miracoli e di grazie.

Imitiamone ancor noi l'esempio, e domandiamo a Maria l'ausilio e la salvezza della Patria.

Domani anche Noi procederemo alla Coronazione della S. Vergine nella basilica di S. Carlo.

Dio ci benedica tutti.

Milano, 23 maggio 1946.

+ ILDEFONSO, Card. Arciv.

DISTICO MARIANO

D'agosto il mese a Voi sacrato sia, o cuori di Gesù e di Maria.

SAVONA - La festa di Maria Ausiliatrice.

Con larga partecipazione di popolo e di clero, si celebrò quest'anno le festa dell'Ausiliatrice. Rese più solenni le varie funzioni l'intervento di Mons. Parodi, Vicario Generale della Diocesi, di Mons. Cerruti Giacomo, Canonico Prevosto della Cattedrale, e del Canonico Prof. Giuseppe Bertolotto, che impartirono la Benedizione Eucaristica durante il triduo.

Il giorno della festa fu trionfale. S. E. Mons. Vescovo Diocesano celebrò la Messa della Comunione che fu veramente generale. Monsignor Vescovo, attentamente ascoltato, prima della Comunione disse un fervorino d'occasione. Alle 10 celebrò la Messa in canto il Padre Tassara dei Carmelitani Scalzi, Arciprete di San Pietro. Per tutta la giornata la divota chiesa dei Salesiani, sontuosamente addobbata, fu visitata da una massa imponente di fedeli accorsi per venerare la Madonna Ausiliatrice troneggiante al centro della chiesa in mezzo ad una magnifica ghirlanda di garofani bianchi dipinti con fine gusto dalle sorelle Ferrando. Alle 20, dopo la recita del Rosario ed il canto del Magnificat, il Padre Nuñez, predicatore della novena, tessè un magistrale panegirico della Madonna; indi si snodò per le principali vie della città la caratteristica processione colle fiaccole, colla partecipazione di una massa imponente di fedeli, di allievi ed ex allievi salesiani, di Cooperatori, Cooperatrici ed un folto gruppo di benemerite Dame Patronesse dell'Opera Salesiana. La banda S. Ambrogio di Legino, diretta dal maestro Delfino e la Corale « Cardinal Cagliero » dei Salesiani diretta dall'ex allievo maestro Ulcise Briganti, prestarono ottimo servizio. Piacquero i canti accompagnati dalla banda e le perfette esecuzioni polifoniche dai motivi palestriniani.

La riuscitissima funzione ebbe termine con un vibrante discorso dell'Arciprete di San Pietro e colla Benedizione Eucaristica seguita dal popolare inno di Maria Ausiliatrice.

VARESE - La solenne manifestazione in onore di Maria SS. Ausiliatrice.

Grandiosa fu la precessione svoltasi col Simulacro di Maria Ausiliatrice per le vie della nostra città e condecorata dalla banda cittadina.

Il Simulacro procedeva lentamente su di un camion riccamente addobbato, in un trionfo di fiori e di luci e circondato da bambine biancovestite.

Si apriva il lunghissimo corteo con una bella schiera di Giovani Esploratori nella loro attraente divisa; seguivano poi le balde schiere della Gioventù Cattolica maschile e femminile, i Piccoli di Padre Beccaro, l'Istituto Salesiano, quello di Casa-Famiglia, l'Oratorio Veratti, gli Ordini religiosi maschili e femminili, il Noviziato delle Figlie di Maria Ausiliatrice e una bella rappresentanza di tutte le pie Associazioni della Parrocchia. Veniva quindi il Capitolo con Mons. Prevosto e il Clero, poi la statua dell'Ausìliatrice e la popolazione in folla straordinaria, ordinata e devota.

Preghiere e inni religiosi si alternavano incessantemente durante il lungo percorso.

Rientrati nel vasto cortile dell'Istituto, si elevavano pii cantici alla Madonna, e dopo il fervido discorso del Padre Predicatore del mese di maggio, Mons. Prevosto faceva scendere su quella folla la Benedizione Eucaristica.

UN FIORETTO A MARIA

Fare in onore di Maria Santissima due opere di misericordia, l'una corporale e l'altra spirituale.

Grazie attribuite all'intercessione di MARIA AUSILIATRICE e di S. GIOV. BOSCO

Raccomandiamo vivamente ai graziati, nei casi di guarigione, di specificare sempre bene la malattia e le circostanze più importanti, e di segnare chiaramente la propria firma. Sarà bene, potendolo, aggiungere un certificato medico.

Non si pubblicano integralmente le relazioni di grazie anonime o firmate colle semplici iniziali.

«Ecco il miracolo! », esclamammo.

La notte dal 13 al 14 settembre u. s., è per me indimenticabile. Svegliatami di soprassalto, senza che nulla me lo facesse prevedere, trovai mio marito che rantolava. Una emorragia cerebrale l'aveva a un tratto ridotto in fin di vita. Spaventata, chiamai aiuto dai vicini di casa, che, subito accorsi, si prodigarono in mille modi, interessandosi di chiamare il medico. Questi venne, gli levò molto sangue dal braccio; ma il caso rimaneva grave. Fece tutto quello che di coscienza doveva fare, ma, come disse, con poca speranza di riuscita. Il braccio e la gamba destra erano infatti già paralizzati; occorreva un miracolo. Fu chiamato un sacerdote che gli somministrò l'Estrema Unzione, poi, mentre questi stava ritirandosi dal capezzale del morente, fu richiamato ancora perchè mio marito sembrava spirato.

Io ero disperata, e tutti gli astanti commossi. Invocavo a voce alta, ripetutamente, Maria SS. Ausiliatrice e San Giovanni Bosco.

Ed ecco che mio marito, il quale non dava più segni di vita, cominciò a sudare copiosamente dalla fronte, poi, qualche istante dopo, si mosse, ed in seguito mi chiamò da bere, e prese a muovere la gamba ed il braccio, che sembravano perduti.

« Ecco il miracolo! », esclamammo. La fiducia che ho sempre avuto in Maria Ausiliatrice e in Don Bosco, mi ricompensò, e con molta fiducia attesi lo svolgersi della bronco polmonite sopraggiunta. Passò tre settimane di ricovero in ospedale e ne uscì guarito.

Milano, 26-X-1945.   RoSA BULFONE.

Fucilato!

Mi trovavo in Jugoslavia come militare. Alcuni giorni prima dell'8 settembre del 1943, per un favore veramente eccezionale, potei strappare dal mio capitano una breve licenza. Fu così che inconsciamente mi trovai in condizioni di non subire la triste sorte dei campi di concentramento seguita da tutti i miei compagni.

Un particolare merita di essere sottolineato. Proprio in uno di quei giorni in cui correvo serio pericolo, i miei due bambini, l'uno di sette e l'altro di cinque anni, ad una certa ora si erano resi irreperibili. Mia moglie, con angoscioso affanno, li cercava ovunque. Finalmente se li vede spuntare sulla strada, sorridenti e a braccetto, che le andavano incontro.

- Perchè siete fuggiti di casa ? Dove siete andati ?

- Semo andai in cesa a pregar per el papà.

La risposta strappò la commozione della mamma che se li abbracciò teneramente. Il cuore materno veniva così rassicurato che la spontanea preghiera degli innocenti non sarebbe stata vana.

Ma Don Bosco, cui ho consacrato la mia famiglia, mi concedeva un'altra grazia che ha del prodigioso. Avverto che sono stato finora riluttante a pubblicare questa grazia veramente prodigiosa per timore di tornare a suscitare nel cuore di qualcuno i sentimenti del tempo di guerra, mentre oggi più che mai abbiamo bisogno di perdonarci e di amarci perchè tutti siamo figli di uno stesso Padre. Ma conviene dire sinceramente ciò che avvenne.

Giunse l'aprile del 1945, in cui dal tempo della cospirazione latente si dovette passare all'aperta azione.

Dopo una notte di vigilanza e di azione su di un punto strategico di Cornuda (Rocca), all'aurora, mi ero avviato verso casa per tranquillizzare la famiglia. Avevo nascosto la giubba di partigiano e le armi in una insenatura rocciosa per non dar sospetto ad alcuno.

Ma passando davanti ad una casa un grido imperioso mi arresta. Mi volto. È un tedesco che con l'arma puntata mi obbliga ad entrare in casa. Obbedisco e vi trovo altri quattro compagni in ostaggio. Dai tedeschi riceviamo un carrettino sul quale viene adagiato un loro commilitone ferito gravemente. Dobbiamo portarlo all'ospedale sotto la scorta armata dei tedeschi.

Ecco però che, appena giunti allo stradone aperto. sentiamo gracidare la mitraglia spaventevolmente. Erano i partigiani della collina.

In un baleno siamo tutti, italiani e tedeschi, sdraiati sul fossato della strada. Il ferito, rimasto abbandonato con il carretto rovesciato, geme e manda lamenti pietosi... Un graduato tedesco comanda ad un mio compagno di portare soccorso al poveretto. Obbedisce: si alza, va verso il ferito, ma una raffica lo colpisce in pieno. Povero Giuseppe... padre di famiglia, come me!...

- Ed ora a te! - mi si dice.

Mi volto. Il comandante vuole che ritenti io la prova.

- No, mai! Non posso... è terribile... la morte è certa...

Non ci sono ragioni.

Si alza per sganciarsi l'arma che ha alla tracolla e impormi l'obbedienza, ma la mitraglia ripete il suo canto di morte e il disgraziato cade bocconi, mormorando parole di odio.

Non c'è più niente da fare.

I tre miei compagni riescono ad eludere la sorveglianza e ad allontanarsi, mentre io, sfortunato, sono costretto ad avanzare carponi in mezzo a quel gruppo di tedeschi, i quali ogni tanto mi incoraggiavano con il calcio del fucile. Finalmente siamo fuori tiro: essi respirano, ma io tremo per la mia sorte.

Saliamo un'altura prospiciente la rocca di Cornuda. I tedeschi parlano tra di loro... non comprendo, ma quelle occhiate terrificanti, quell'atteggiamento sospettoso mi fanno presagire qualcosa di terribile.

Non c'è più alcun dubbio: vedo spianare la mitraglia. È la mia sorte! Quello che passa in me è indescrivibile. Sudo freddo, le gambe appena mi reggono; come un lampo vedo tutta la mia vita passata. Faccio l'atto di dolore... raccomando a Dio la mia anima... penso ai miei tre bambini, alla moglie... li affido a Don Bosco!

Bruscamente un tedesco mi scuote, mi spinge davanti alla mitraglia. I miei occhi si velano: non ci vedo più... e non ricordo più nulla.

I tre compagni non mi avevano abbandonato. Mi seguivano, ma a distanza. Sentono una raffica. Osservano: il mio corpo, colpito, rotola per la la china scoscesa... i tedeschi sparano ancora qualche tiro. Poi si dileguano.

I compagni si avvicinano. Mormorano qualche preghiera: « Povero amico! povera famiglia!... ». Dalla mia bocca usciva sangue, il polso era freddo... la destra chiusa fortemente, forse, pensavano essi, in segno di minaccia. Stimandomi già cadavere, mi lasciano e vanno a portare la notizia in paese. Ma non si ha il coraggio di comunicarla ai miei genitori, nè a mia moglie.

Quanto tempo stetti inerte così e come morto ? Non so: so che a un certo momento sento rifluire in me il sangue ed apro gli occhi. Mi sembra un sogno... Sono in vita... Grazie, mio Dio...

Mi alzo a stento e faccio, barcollando, qualche passo, ma devo presto fermarmi e riposarmi. Solo allora mi accorgo che la mia mano destra è rimasta strettamente serrata, in un gesto spasmodico, e le dita rifiutano di aprirsi. Una paralisi forse?

Con la sinistra cerco di disserrarla e riesco con uno sforzo a raddrizzare il dito mignolo. Continuo, ed apro anche l'anulare. Allora mi accorgo della cosa straordinaria e un brivido di commozione e di ringraziamento verso Don Bosco mi percorre le membra. È Lui che mi ha salvato. Lì, nella mano, io tengo ancora fortemente stretta una piccola teca contenente una sua reliquia. Inconsciamente, nel momento fatale, io l'avevo presa, nè più ricordavo d'averla.

Sono incolume, ma febbricitante. Arrivo in casa proprio a tempo per togliere d'imbarazzo una pia persona che si accingeva a preparare gli animi dei miei parenti a ricevere la funesta notizia.

Poche ore dopo arriva la prima camionetta americana. Balzo dal letto, voglio riprendere la mia divisa e salire con loro, ma, giunto in piazza Cornuda, i miei compatrioti e gli amici che mi ritenevano morto, vanno in visibilio per la gioia.

- È risuscitato Guglielmo! - gridano - È risuscitato!

Con una settimana di letto mi potei sfebbrare e rimaner guarito da ogni malanno.

L'immagine di Don Bosco troneggia ora sorridente nella mia casa, perchè a Lui devo la mia vita e la gioia della mia famiglia.

Masèr (Treviso), 2-VII-1946.

GUGLIELMO BASTASI.

FOSSANO (Cuneo) - IMMEDIATAMENTE I DOLORI SCOMPARVERO. Mi trovavo a letto da quattro giorni, in seguito ad un attacco di appendicite. I dottori, la sera del 25 dello scorso mese, avevano deciso di procedere all'intervento operatorio. La sera stessa, un Salesiano del Convitto Civico di Fossano, mi veniva a trovare e, sentite le notizie per me poco liete, mi consigliava di pregare con fede la Madonna Ausiliatrice (di cui ricorreva la festa in quei giorni) e Don Bosco, e mi consegnava un'immagine di Don Bosco, con reliquia, assicurandomi di unire le sue preghiere per allontanare il bisogno dell'intervento chirurgico.

Pregai a tal fine Don Bosco, e tenni la reliquia sul male.

Immediatamente i dolori scomparvero ed i dottori non poterono che riconoscere l'eccezionalità della guarigione ed esprimere la convinzione di un intervento soprannaturale.

Il giorno dopo mi potei alzare, ed ora ho ripreso le mie occupazioni normali quotidiane.

Per onorare maggiormente e tangibilmente la grazia ricevuta offro per le borse Missionarie una modesta offerta.

27-VI-1946.   . RITA GALLIANO.

VARAZZE - IL CASO ERA DISPERATO. Il 16-III-1946, in seguito a cause non precisabili, una violenta febbre mi costrinse a letto. Il medico dopo attento esame disse trattarsi di infiammazione intestinale; ad aggravare la situazione sopraggiunse una forte emorragia interna, di natura dubbia, che mi portò a un deperimento totale delle energie fisiche. Un primo consulto ammise una possibile ulcerazione duodenale, e consigliò una trasfusione di sangue. La reazione fu tale che i dottori consigliarono che mi fosse portato il santo Viatico. Lo ricevetti con tanta serenità, certa dell'aiuto di Maria Ausiliatrice e di S. G. Bosco. Ma il male si aggravò.

Chiamato con urgenza uno specialista, questi non nascose che il caso era disperato e consigliò di salvare il salvabile. Fui così trasportata a Savona in una clinica dove rimasi trenta giorni. Poco dopo il mio arrivo il professore notò un considerevole miglioramento, e, meravigliato del prodigioso cambiamento, disse non essere necessario il primo intervento chirurgico, come aveva supposto.

Avevo iniziato la seconda novena a Maria Ausiliatrice e a S. G. Bosco, e la fiducia nel loro aiuto era sempre in me più viva. Appena le condizioni fisiche lo permisero, fui sottoposta a una accurata visita radiologica. La conclusione fu consolante; infatti, dopo due giorni, ritornavo a casa in via di guarigione. Nel sentirmi liberata da due possibili operazioni e ridonata alla famiglia per intercessione di Maria Ausiliatrice e di S. G. Bosco, rendo il mio tributo di riconoscenza e invoco per me e per i miei cari la loro benedizione.   .

Varazze, 20-VI-1946.

CANEPA CATERINA in BAGLIETTO.

Giovanna Rota in Carminati (Stavello - Bergamo) - Il mio bambino Giovanni Battista si ammalò quasi improvvisamente di enterite. Nel timore che il male si aggravasse, mi rivolsi tosto a San Giovanni Bosco con una novena, promettendo di far pubblicare la grazia e di fare una piccola offerta per le Opere salesiane.

La grazia non si fece aspettare. Dopo alcuni giorni il mio Tino si sentì improvvisamente libero da ogni male. Il medico, subito chiamato, ne constatò infatti la istantanea e perfetta guarigione. Riconoscentissima a San Giovanni Bosco per il favore ottenuto, mantengo la mia promessa e invio una piccola offerta.

Orsolina in Coda (Azeglio) - Invio un'offerta in ringraziamento alla Vergine Ausiliatrice e a San Giovanni Bosco da me con fiducia supplicati, per una licenza di mio marito militare. Al terzo giorno della novena lo vidi giungere a casa sano e robusto.

Rainero Giovanni (Mongardino - Asti) - Negli esami da me ultimamente affrontati potei constatare un evidente aiuto di Maria Ausiliatrice e di S. Giovanni Bosco, ai quali mi ero raccomandato.

Sento perciò il dovere di ringraziarli pubblicamente.

Carlo, Luigina e Mario Bergandi (Torino) - Di tutto cuore ringraziano S. Giovanni Bosco, e lo supplicano di volerli proteggere sempre e ovunque.

Novaresio G. M. (Torino) - Per la buona sistemazione di mia figlia, riconoscente, ringrazio Maria Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco adempiendo la promessa.

Viotti Francesca (Acqui) - Ringrazio Maria Ausiliatrice per essere stata guarita da pleurite trascurata ed invio offerta.

Terzolo Antonio (Felizzano) Denunciato per sospetto quale autore di un'azione criminosa perpetrata in danno di un compaesano, temendo di essere condannato, mi rivolsi fiducioso a Maria Ausiliatrice e a San Giovanni Bosco, promettendo di inviare un'offerta e pubblicare la grazia ricevuta. Avendo ricevuto la grazia mantengo la promessa e invio l'offerta.

La Famiglia Lasagna (Chieri) ringrazia sentitamente l'Ausiliatrice per il ritorno del loro caro figlio dalla guerra.

Dott. Riccardo Bassetti (Modigliana - Forlì) - Esprimo la mia riconoscenza alla Vergine Santissima che, nonostante la mia indegnità, mi ha aiutato in una prova d'esami decisiva per il mio avvenire.

La Madonnina di D. Bosco continui su me e la mia famiglia la sua protezione materna.

Confido di potere quanto prima esprimere tangibilmente la mia gratitudine.

Luciano Rovelli (Villa Roverio) - La mia cuginetta, essendole stata eseguita urgentemente l'operazione della mastoidite aggravata da un attacco di meningite, fu giudicata dai medici ormai spacciata. Ma improvvisamente, dopo aver invocato l'aiuto di Maria SS. e S. Giov. Bosco, contro la comune opinione guarì perfettamente. Avendo promesso un'offerta, la invia ora, ringraziando di cuore Maria Ausiliatrice pel suo celeste patrocinio.

Coniugi R. V. A. (Torino) - Rendo pubbliche grazie, come promisi, a Maria Ausiliatrice e a S. Giov. Bosco, per averci concesso la grazia di un risparmiato intervento chirurgico alla nostra cara Rinuccia dopo alcuni giorni appena dall'inizio della novena.

Ringraziano ancora della loro intercessione

Maria SS. Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco:

Marucci Alfonso (Biella) per aver ricevuto notizie della famiglia che abitava a Colonia.

Pia persona (Cuneo) pel ritorno del fratello prigioniero in Germania.

Boldrini Vittoria (Arnate) perchè il figlio potè trovare lavoro - proprio l'ultimo giorno di una fervorosa novena alla Madonna di Don Bosco.

N. N. (Revello) per le segnalatissime grazie ricevute per intercessione di Maria SS. Ausiliatrice.

Cugine Novarese (Fontaneto Po) perchè San Giovanni Bosco le ha particolarmente protette nei periodi di mitragliamento contro la loro casa.

Zumino Virginio per l'assistenza e le grazie ricevute invocando continua protezione.

Una mamma murazzanese per la sollecita miracolosa e completa guarigione di due bimbi colpiti da grave infermità.

Rittatore Giulia (Diano d'Alba) per la segnalatissima grazia ricevuta.

Giani Rossi Elisa (Torino) per la guarigione della figlia Maria invocando per essa e famiglia continua protezione.

N. N. (Torino) per essere stata esaudita e consolata appieno. Mattesini Pietro per la grande grazia ricevuta. D. B. (Biella) per la riconquistata salute.

L. B. (Torino) ringrazia per aver potuto rioccupare il posto di lavoro perduto senza sua colpa e promette eterna riconoscenza.

V. M. (Saluggia) riconoscente alla potente Ausiliatrice nostra, adempie la promessa fatta inviando l'oggetto promesso. Biglia Blanco Elvira (Mombercelli) per l'ottenuta guarigione del marito e in attesa di altre grazie.

Fasano Angelo (Chieri) commosso e riconoscente ringrazia l'Ausiliatrice e Don Bosco Santo pel felice esito di operazione chirurgica.

Zotta Don Giuseppe (Vercelli) per le grazie ricevute e implorando altre grazie e benedizioni.

Calcagno Maria (Tramontana di Parodi Ligure) per la grazia ricevuta da Maria SS. Ausiliatrice e invoca da Lei continua protezione!

Famiglie Gianotti e Santi (Como) per grazie e favori ricevuti. Soglio Giuseppe (Frassinello Olivola) per le grazie ricevute. B. Maddalena (Torino) per segnalatissime grazie ricevute in penose circostanze della vita!

Pelliccioli Ravasio Ines (Mornico) ringrazia Don Bosco Santo pel grande aiuto dato al figlio Ernesto nei suoi studi. Coniugi Drago (Cortiglione) per aver protetto il figlio ventenne durante il corso di quattro anni di guerra disastrosa... Fantiglia Gillio (Rivalta di Torino) per essere stata liberata da gravi pericoli.

Stella Carlo (Isola d'Asti) pel ritorno del figlio dalla Germania.

Mottura Adele (Torino) per le grazie ricevute e per essere stata preservata dai disastri della guerra.

P. L. (Cisterna d'Asti) ringrazia la Madonna Ausiliatrice per la sua continua protezione e implora altre grazie importanti per sè e famiglia tutta.

B. R. con infinita riconoscenza. ringrazia per essere scampata, unitamente alla famiglia, ai tanti bombardamenti... e per la particolare protezione accordata ad un nipote militare.

Giardino M. Teresa (Rivoli Tor.) perchè durante una fervorosa novena di preghiere potè trovare impiego di suo gradimento.

Pepati Giovanna (Cuneo) per la miracolosa guarigione del piccolo Aldo dopo anni di sofferenze e di preoccupazioni.

Migliorati Antonio (Bratto) pel felicissimo e anticipato ritorno in famiglia di un figlio militare in Russia: promette riconoscenza eterna!

Zorzoli Ghenti Teresa (Torino) è riconoscentissima per l'incommensurabile grazia del ritorno del figlio prigioniero in Germania!

Bertetti Giuseppina (Favria) per l'ottenuta guarigione del figlio Genoano.

Zavattaro I. (Gabiano) per la guarigione di una cara sorella.

NECROLOGIO

Salesiani defunti:

Sac. GIOVANNI SIMONETTI, da Ascrea (Rieti), † a Frascati il 25-VI u. s. a 72 anni.

All'Oratorio di Torino, negli ultimi anni della vita di Don Bosco, si legò con tanto affetto al Santo che, tredicenne, chiese di essere accolto nella Società Salesiana. Ed il buon Padre fece un'eccezione, presentendo il suo sicuro avvenire. Temprato infatti al più genuino spirito salesiano, si specializzò nell'insegnamento come un perfetto educatore; tenne per 25 anni la direzione dei nostri Istituti di Macerata, di Genzano, del Mandrione; e resse per 12 anni successivamente le Ispettorie di Roma e di Napoli, lasciando ovunque esempi edificanti della sua bontà e laboriosità, dedizione al dovere ed all'osservanza religiosa.

Sac. FRANCESCO SPERANZA, da Mineo (Catania), † a Tunisi il 16-IV u. s. a 75 anni.

Passò quasi tutta la sua vita salesiana nel nostro Oratorio di Tunisi, prodigandosi con inesauribile bontà e spirito di sacrificio all'educazione della gioventù.

Sac. BIGATTI GIO. BATT., † a Algeciras (Spagna) il 12-XII-1945 a 77 anni.

Ricevuto l'abito da Don Bosco, parti per la Spagna ove, fatto sacerdote, diresse i nostri Collegi di Ecija e di Arcos de la Frontera, che ricostrusse coraggiosamente, mendicando di porta in porta, quando venne distrutto dalle orde rivoluzionarie nei moti sanguinasi del 1936.

Sac. ALBERTINI VITO, † a Penango (Asti) il 7-XII-1945 a 53 anni.

Sac. MARS FELICE, † a Nizza Marittima (Francia) il 18-I-1946 a 85 anni.

Coad. CUGIER IGNAZIO, † a Valparaiso (Cile) il 27-X-1945 a 66 anni.

Cooperatori defunti:

SAINAGHI GIUSEPPE,† a Gallarate il 27-V u. s. a 55 anni.

Un tragico incidente stroncava all'improvviso la terrena esistenza di questo ottimo padre di famiglia che, con l'esempio di una vita veramente cristiana, seppe educare i suoi sei figliuoli, lieto di offrirne uno a Don Bosco nella Società Salesiana.

ALESSI REGINA, † a Rosà il 9-VI u. s. a 69 anni.

Donna forte e laboriosa, animata da profonda pietà e grande spirito di sacrificio, ebbe la gioia di donare un figlio sacerdote alla Società Salesiana ed una figlia all'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice.

Altri Cooperatori defunti:

Agazzi Rota Giuseppe, Varese - Aiello Andrea, Paternò (Catania) - Andreis D. Cesare, Montorio (Verona) - Angiocchi Carlotta, Vergenuoli (Lucca) - Ansatone prof. Maria Antonia, Ventimiglia Sicula (Palermo) - Audisio Antonio, Fatele (Cuneo) - Bacchetta Raffaele, Asti - Barberis Negra Luigi, Ponzone (Vercelli) - Baron Giovanni, S. Dorrà di Piave (Venezia) - Baruffaldi Margherita, Vimogno (Como) - Baschieri Mario, Costrignano (Modena) - Baudino Maria, Chiusa Pesio (Cuneo) - Becchio Maria, Caramagna Piem. (Cuneo) - Bernasconi cav. Ernesto, S. Maria di C. V. (Caserta) - Berta Giov. Battista, Chiusovecchia (Imperia) - Bogliolo cav. Fortunato, Roma - Bonelli Maria Assunta, Terralba (Cagliari) - Bonello Giacinta, Degna (Savona) - Benetto Verecondo, Mena (Verona) - Borra Antonia ved. Andrighetti, Fonzaso (Belluno) - Bortolato Guglielmo, Moniego (Venezia) - Bresciani Giuseppina, Albera (Aless.) - Bronzini Luigi, Fiavè (Trento) - Bulian Pietro, Clauzetto (Udine) - Caccese Adelina, Montecalvo Irpino (Avellino)

Caffe Castellano Adelina, Montesilvano Spiaggia (Pescara)

Carassai can. Pietro, Carassai (Ascoli P.) - Caruggi Teresa, Jerago (Varese) - Casano Cornelia, S. Nicolò Gerrei (Cagliari) - Caviglia Raffaele, Napoli - Ceccarelli Giulia, Fermignano (Pesaro) - Centra Giosuè, S. Giovanni Rotondo (Foggia) - Cerruti Celestino, Mondonio (Asti) - Chiocchetti Anna Gaglianico (Vercelli) - Cogliandolo prof. D. Giuseppe, Bordonaro (Messina) - Comino Fedela, Terralba (Cagliari) - Contegreco Luigia, Apricena (Foggia) - Corsi can. prof. Giuseppe, Vigevano (Pavia) - Corsino Giuseppe, Farigliano (Cuneo) - Cotroneo Antonietta, Reggio Calabria - Dal Dosso Carlo e Teresa, Selva di Progno (Verona) - Davi Giovanni, Monreale (Palermo) - Decaroli Lorenzo, Torino - Del Campo Pietro, Randazzo (Catania) - Del Castello Sebastiano, Capracotta (Campobasso) - Del Duca Domenico, Terelle (Frosinone) - Delù Dainesi Eugenia, Alfiano Natta (Aless.) - Dematteis Pietro, S. Giulia (Savona) - De Renzo Domenico, Maierato (Catanzaro) - De Sanetis Francesco, Ocre (Aquila) - Di Maddalena Domenico Pordenone (Udine) -. Di Stefano Rosina, Ragusa - Di Vincenzo Basilio, Torrenova (Messina) - Donati Celestino, Broglio (Svizzera-Ticino) - Donato Mons. Francesco, Cherasco (Cuneo) -. D'Urso Loreto, Toritto (Bari) - Esposito Antonietta, Foggia Faroppa Andrea, Priero (Cuneo) - Fasola Giov. Angelo, Maggiora (Novara) - Ferraudi Giuseppina, ved. Morandi, Pallanza (Novara) - Ferrero Giovanni, Villa Corsione (Asti) - Ferrero Secondo, S. Saltatore Monf. (Aless.) - Fontana Paolina Meseri Carini (Palermo) - Fusi Antonio, Bagolino (Brescia) - Gabrieli Vito, Melendugno (Lecce) - Gagliano Santo, Cerami (Enna) - Gallo Lorenzo, Lemie (Torino) - Castaldi Maria, Chiusa Pesi,io (Cuneo) - Gelmi Giuseppe e Teresa, Malonno (Brescia) - Giachino Paola, Rodili (Cuneo) - Giannotti D. Nicola, Nona Siri (Matera) - Gianuzzi Luigia, Vinchio (Asti) - Gibello Rosa, Pettinengo (Vercelli) - Golè Giov. Battista, Madonna Dell'Olmo (Cuneo) - Gonella Domenico, Faule (Cuneo) - Graglia Giuseppe, Buttigliera d'Asti - Grasso Emma Cabella Ligure (Aless.) - Grillo Elvira ved. Picena, ('anelli (Asti) - Gritti Bonaschi Luigia, Calolziocorte (Bergamo) - Grotto Remigio, Piovene Rocchette (Vicenza) - Guadagnini Giacomo, Predazzo (Trento) - Guignet Luigi, Millaure (Torino) - Iacona Maria, Galiano Castelferrato (Enna) - Iansito Pietro, Molinara (Benevento) - Ibba Rosa Cabiddu, Villanovaforru (Cagliari) - Ircandia Santa, Zoppola (Udine) - Imarisio Maria, Moncestino (Aless.) - La. Cara D. Andrea, S. Teresa Riva (Messina) - Ladoga Lucia, Lagonegro (Potenza) - Lanza Lazzaro, Bema (Sondrio) - Lazzaroni Gaspare, Viano (Pesaro) - Limongi Antonio, Maratea (Potenza) Lo Giudice Carmela ved. Aidala, Randazzo (Catania) - Lo Presti Filippo, Scala di Patti (Messina) - Losano Rosa, Scalenghe (Torino) - Lucchini Giuseppe, Cusano sul Sei-oso (Milano) Maconi Giacomo, Intra (Novara) - Maffezzoli D. Emilio, Bovegno (Brescia) - Mainardi Ernesto, Novara - Maiocchi D. Giovanni, Vigevano (Pavia) - Mancini Chionese Rosa, Casandrino (Napoli) - Manenti Jacopo, Verghereto (Forlì) - Manzulli Francesco, Ccrignola (Foggia) - Muri D. Emilio, Lissago (Varese) - Marino Gaetano, Piazza Armerina (Enna) - Maritano Ernesta e Lucia, Rina di Chieri (Torino) - Marongiu Serra Antonina, Osilo (Sassari) - Maroni Lanzavecchia Maria, Casbeno (Varese) - Marre comm. Efisio, Finalborgo (Savona) - Marziani Raffaele, Castiglione Siculo (Catania) - Masoni can. Vittorio, Bergamo - Matera Carmelina, Sortino (Siracusa) - Mauri D. Salvatore, Lustra (Salerno) - Mazza Pescale Maria, Treviglio (Bergamo) - Mazzoleni Ferracini Caterina, Zoverallo (Novara) - Menini Carlotta, Castelcerino (Verona) - Mion Angelo, Talmassons (Udine) - Miscio Filomena, S. Giovanni Rotondo (Foggia) - Montini Francesca, Bagnacavallo (Ravenna) - Morici Pietro, Carini (Palermo) - Mura Doloretta, S. Nicolò Gerrei (Cagliari) - Nallino Giuseppe, Riofredo Mondovì (Cuneo) - Nicolello dott. Giuseppe, Varese - Nicolodi Cristina, Rina (Trento) - Nicolosi prof. Alfio, Pedara (Catania) - Nisi Palma, Fano Adriano (Teramo) - Novelli Anna Boccalatte, Coniano (Aless.) - Nugora Concettina, Sutera (Caltanisetta) - Obert Agnese, Aias (Aosta) - Odaglia Bernardo, Monasterolo Casotto (Cuneo) - Oggero Caterina ved. Barberis, Vigone (Torino) - Omarini Maria Contini, Fola Bella (Novara) - Orio Luigi, Villa Corsione (Asti) - Pagliari Arturo, Mezzano Rangone (Parma) - Panella Caterina Caberlon, Valrovina (Vicenza) - Pascali Priori N. D. Maria, Comunanza (Ascoli P.) - Patanè D. Giuseppe, Acireale (Catania) - Pavan Lucia Guàriento, Megliadino S. Vitale (Padova) - Pedretti Silvia, Fiavè (Trento) - Pescarmona Anna Maria ved. Amerio Canelli (Asti) - Pirovano Martino, Rancio di Lecco (Como) - Ponzo Lucia, Chiusa Pesio (Cuneo) - Porcaro Francesco, Sanibuca di Sicilia (Agrigento) - Porro Clotilde, Feisoglio (Cuneo) - Pozzi Francesco, Terno d'Isola (Bergamo) - Frandelli Angelo, S. Zeno Naviglio (Brescia) - Preda Giovanni, Bulciago (Como) - Pruneri rag. Aminta, Grosio (Sondrio) - Fuletti Ferruccio, Parma - Quagliani Gioachino, Serra de' Conti (Ancona) - Ravera D. Vincenzo, Vesime (Asti) - Ressia Adelaide, Castelletto Monf. (Aless.) - Righele Maria, S. Tomio (Vicenza) - Rinaldi Ilario, Boschi S. Anna (Verona) - Rinaudo Marianna ved. Cito, Piasco (Cuneo) - Riso Francesco, Gagliano Castelferrato (Enna) - Rizzi Giuseppina Aricci, Schilpario (Bergamo) - Robba cav. Giuseppe, Roccaverano (Asti) - Roberti Cleta, Linaro (Forlì) - Rolfo Antonio, Corteranzo (Aless.) - Rossi Caterina ved. Eula, S. Fiora (Grosseto) - Rossi Mons. Primo, Castelfranco Veneto (Treviso) - Roteglia P. Luigi, Vicenza - Sardi Clementina, Piacenza - Savi Adalgisa, S. Michele di ]'torre (Parma) - Scaglione Luigia, ved. Bobba, Briganno Frascata (Aless.) - Schirizzi Matilde, Neviano (Lecce) - Scolari ing. Giancarlo, Varese - Sempreboni Giovanni, Lizzola (Bergamo) - Seresini Angela Feldi, Treviglio (Bergamo) - Serione Orsola, Torino - Serpi Ercole, Guspini (Cagliari) - Silvestri Cristina, Livigno (Sondrio) - Solazzi Emilia, Porto Recanati (Macerata) - Sorgentini Anna Porto Recanati (Macerata) - Spada cav. dott. Anselmo, Marano V. P. (Verona) - Taricchi D. Giuseppe, Cherasco (Cuneo) - Testa Maria, Desenzano al Serio (Bergamo) - Teta Stefano, Torella dei Lombardi (Avellino) - Thione Caterina, Mazzè Tonengo (Torino) - Tosetto Egle, Villa Corsione (Asti) - Ughetta Giuseppina, Casorete Sempione (Varese) - Urtoler dott. ing. cav. Adolfo, Modena - Vacca Giuseppina, Bogliasco (Genova) - Vaccarone Ermelinda, Borgo S. Martino (Aless.) - Valsesia Regina, Invorio (Novara) - Vercellotti Angelo, Villareggia (Torino) - Vigni Caterina, Montalcino (Siena) - Zacco dav. Giuseppe, Butera (Caltanisetta) - Zampetta Mons. Vincenzo, Napoli - Zarantonello Angelo, Angiolino, Bernardo, Giovanni, e Luigia, Orgiano (Vicenza) - Zoia Mamante, Cavaglio d'Agogna (Novara),