BOLLETTINO SALESIANO

ANNO LXX NUMERO 14 - 15 AGOSTO 1946

La messe è molta... ma gli operai sono pochi... - Come Don Bosco zelava le vocazioni allo stato ecclesiastico e religioso. (Continuazione) - Note e corrispondenze: Schio, Canale d'Alba - Bonifica spirituale.

La messe è molta.... ma gli operai sono pochi...

Abbiamo rilevato nel Bollettino di luglio la preoccupazione e le sollecitudini di Don Bosco per la cura delle vocazioni ecclesiastiche. Ma, come nel ministero pastorale il sacerdote non basta da solo alla complessa missione della redenzione e della salvezza delle anime, e si vale della preziosa collaborazione dell'Azione Cattolica: così a maggior ragione le congregazioni religiose, che concorrono all'evangelizzazione e civilizzazione dei popoli con istituzioni a vita comune, hanno bisogno di validi coadiutori che integrino la loro funzione sociale e consentano il completo svolgimento del programma affidato da Dio ai santi fondatori. La Società Salesiana è una di quelle che sente più vivo questo bisogno. Perchè, sia negli Oratori come nelle Missioni, come soprattutto nelle Scuole agricole e professionali, vi sono mansioni di carattere tecnico che esigono personale assolutamente specializzato. Per questo Don Bosco, mentre accoglieva con tanta gioia i laici che si ascrivevano alla sua Congregazione pel desiderio di tendere alla perfezione religiosa prestandosi alle varie occupazioni della vita di famiglia, e li affratellava ai sacerdoti con tutta la cordialità del suo cuore paterno, metteva pure tutto il suo zelo per suscitare tra gli alunni artigiani delle Scuole professionali ed agricole il germe divino della vocazione, onde avere abili tecnici e maestri d'arte, di competenza e di dedizione assoluta, per la cura della gioventù operaia. E se egli potè moltiplicare in Italia ed all'estero le sue Scuole agricole e professionali, e fare a migliaia di operai un'ottima posizione sociale, lo deve alla generosa corrispondenza di giovinetti artigiani che, cresciuti nelle sue case, alla sua direzione, hanno ascoltato la voce del Signore e sono giunti alla decisione di rinunziare ad ogni lucro d'industria, per consacrarsi disinteressatamente all'apostolato dell'educazione ed abilitazione della gioventù operaia.

Oggi, le maggiori richieste di fondazioni, che ci vengono rivolte con tanta ansia e con tanta aspettazione in tante parti del mondo, son proprio per scuole professionali ed agricole. Nelle stesse terre di missione, dove il bisogno di elevazione delle classi umili fa tutt'uno col programma di evangelizzazione, si apre pei nostri Coadiutori un campo immenso.

Le nostre Scuole professionali ed agricole continuano a darci ogni anno qualche vocazione specializzata; il loro numero però è troppo sproporzionato alle esigenze dei tempi. Ma, come per le vocazioni sacerdotali Iddio passa la voce a tanti giovani adulti che hanno già provato la realtà della vita e ne hanno misurato le seduzioni e le illusioni; così anche per queste vocazioni specializzate il « Signore della messe » trascorre per le vie e per le piazze, dove tanta gioventù sciupa le giornate oziose in forzata disoccupazione, e ripete il suo invito: « Andate anche voi a lavorare nella mia vigna » (MATT., XX, 4-7). Ebbene, nelle nostre Case c'è posto per tutti: c'è lavoro per tutti. Basta la buona volontà e la rettitudine d'intenzione di mettersi a servizio di Dio per la salvezza delle anime. Don Bosco non poteva offrire tante cose a coloro che si ascrivevano fin d'allora alla Società salesiana. Ma tre si sentiva di assicurarle in nome di Dio: pane, lavoro, Paradiso. Con questa unica prospettiva, migliaia di Salesiani hanno rinunziato a tutte le promesse del mondo; e, nella povertà, nella castità, nella obbedienza, uniti in per fetta vita comune, sacerdoti, chierici e laici, si sono moltiplicati, nel corso di un secolo, fino a consentire all'opera di Don Bosco l'attuale meraviglioso sviluppo.

La guerra però ha fatto molti vuoti anche nelle nostre file. E di fronte all'urgenza di tante richieste ci sentiamo troppo insufficienti. Mentre quindi preghiamo il Signore a mandare operai nella sua messe, segnaliamo questa forma di apostolato anche ai nostri Cooperatori, perchè, venendo a conoscere qualche buona vocazione alla missione di Coadiutori salesiani, si facciano premura di aiutarla e di indirizzarla o al Rettor Maggiore o ai direttori delle nostre Scuole professionali ed agricole, dove i giovani e adulti aspiranti potranno raggiungere l'adeguata formazione religiosa e la preparazione tecnica.

Indichiamo in particolare tre dei nostri Istituti che, mentre educano tanti buoni artigiani, s'impegnano in modo speciale per la cura delle vocazioni alla vita salesiana ed all'apostolato missionario: l'Istituto Rebaudengo, in Torino; quello di Cumiana (Torino); e quello del Colle Don Bosco (Asti).

COME DON BOSCO ZELAVA LE VOCAZIONI ALLO STATO ECCLESIASTICO E RELIGIOSO

(Continuazione pag. 119).

Con questo programma D. Bosco cercavasi un compagno che affrettasse il compimento de' suoi disegni.

Vicina all'Oratorio di S. Francesco di Sales avvi la Piccola Casa della Divina Provvidenza: due opere che si riguardarono sempre come amicissime, ambedue suscitate dal Signore a sollievo delle umane miserie e a conforto della religione e della civile società. Ora D. Bosco più volte aveva eccitato e finalmente quasi costretto con santa importunità il Canonico Anglesio, Direttore della Piccola Casa, ad accrescere il numero dei giovanetti appartenenti alla famiglia dei Tommasini, istituita dal Cottolengo collo scopo di promuovere le vocazioni ecclesiastiche. Erano solo dieci; ed un sacerdote veniva a far loro scuola dalla città. Bisognava moltiplicarli col fondare un collegio di studenti, il quale avrebbe avuto anche lo scopo di provvedere qualche soggetto stabile per l'esercizio del sacro Ministero verso gli infermi e gli altri ricoverati di quella ammirabile fondazione. Il Canonico adunque, persuaso essere il progetto della maggior gloria di Dio, seguì l'esempio ed il consiglio di Don Bosco.

Il Santo allora prese con maggior impegno a percorrere, come fece per più anni, i paesi di campagna delle Diocesi di Torino, di Biella, d'Ivrea, di Casale e sovratutto le regioni di Saluzzo e di Mondovì, chiedendo ai parroci quali dei loro giovanetti più virtuosi, di buona indole e di attitudine allo studio giudicassero potersi avviare allo stato ecclesiastico. Chiamava quindi a sè quelli che gli erano stati indicati e, fatta la proposta ai loro parenti e avutone il consenso, li accettava agli studi, per poco o per nulla, d'accordo col prelodato Canonico. Condottili quindi con sè a Torino, dopo averli interrogati e udita la loro scelta, li distribuiva parte alla Piccola Casa e parte all'Oratorio.

Ricordava Buzzetti Giuseppe: «Difficilmente Don Bosco ritornava dalle sue escursioni apostoliche senza condurre con sè qualche orfanello oppure qualche giovane di ottime speranze per la Chiesa. Quanti bravissimi giovani lo seguivano all'Oratorio da Cardè, Vigone, Revello, Sanfront, Paesana, Bagnolo, Cavour, Fenestrelle e da cento altri paesi! Sua madre un giorno gli disse: - Ma se accetti sempre giovani nuovi non ti avanzerai mai nulla per le tue necessità. - E D. Bosco tutto tranquillo le rispondeva: - Mi rimarrà sempre un posto all'ospedale del Cottolengo. - Mamma Margherita accoglieva quei fanciulli con gioia sincera, ed era suo continuo pensiero il loro benessere, dimenticando persino se stessa ».

Le più cordiali accoglienze faceva pure la Piccola Casa a que' giovanetti che aveanla scelta per loro dimora ; e con questa industria il numero degli studenti andò vie più crescendo in ambidue gli Istituti, sicchè nel 1858 e 1859 giunse a più centinaia. Il Canonico Anglesio procurava a' suoi giovani tutti i mezzi necessarii per riuscire degni ministri del Signore, sicchè il suo mirabile Istituto ebbe anche un buon Seminario, che portò un bene immenso di vocazioni ecclesiastiche non solo all'Archidiocesi di Torino in quegli anni disastrosi, ma ancora oggidì a questa e a molte altre diocesi d'Italia.

Intanto D. Bosco, non pago delle sue escursioni, si raccomandava eziandio agli amici perchè gli sapessero indicare fanciulli di ottima condotta. Essendo venuto una volta il sig. Moglia Giorgio a visitarlo quando la casupola Pinardi non era ancora atterrata, ci gli disse che se conoscesse in Moncucco qualche giovanetto povero e senza genitori glielo conducesse pure, che lo avrebbe accettato. Il sig. Moglia infatti ritornò con tre fanciulli, che Don Bosco accolse con gran festa.

Inoltre, qualche tempo dopo, prendeva a scrivere lettere prima a molti parroci del Piemonte e poi a quelli della Lombardia, perchè cercassero le vocazioni nei giovanetti più buoni delle loro parrocchie e borgate e glieli mandassero a Torino per le scuole di latinità.

Ed era così fisso in questa sua idea, che incontrando o nelle case o per le vie qualche fanciullo, ancorchè a lui sconosciuto, se al suo aspetto aperto ed ingenuo lasciava supporre che avrebbe ascoltato volentieri le sue parole, lo chiamava a sé, gli donava una medaglia della Madonna e s'intratteneva con lui, interrogandolo se frequentasse i sacramenti, se fosse di buon esempio ai compagni, se andasse a scuola, se avesse desiderio di proseguire negli studi. Finiva talvolta col fargli la proposta di volersi dare al servizio di Dio, accennando alla felicità ed all'onore che procura un simile stato. Se trovava ascolto, aggiungeva pure che, se i parenti suoi erano poveri, egli lo avrebbe provvisto di tutto. Si diede il caso più volte che, dopo tali colloqui, i giovani seguivano D. Bosco all'Oratorio, e raggiungevano così il sacerdozio.

Aggiungeremo ancora che talvolta, costretto, per qualche grave motivo, a non accettare un giovanetto che eragli stato raccomandato, non lo dimenticava; e anche dopo lungo tempo ne faceva ricerca. Ciò appare da una lettera da lui scritta al Prof. Giuseppe Bonzanino, nella quale egli esprime anche la sua consolazione per la vestizione clericale ottenuta dalla Curia per alcuni suoi alunni.

Ill.mo e Carissimo Signore,

Alcuni anni sono V. S. Ill.ma e Car.ma mi disse e mi fece di poi vedere un giovanetto della diocesi di Vercelli, che dimostrava una voglia matta di studiare ed abbracciare lo stato ecclesiastico.

Se mai Ella sapesse dove prenderlo, e continuasse nella medesima volontà, forse presentemente sarei in grado di aprirgli una strada e secondarlo nel suo desiderio. Questo riguarda al giovanetto dalla sua carità raccomandato...

De' miei studenti sette subirono l'esame dell'abito chiericale e furono tutti promossi. Tra i suoi allievi c'è Francesia, Cagliero, Morra e Fusero...

Obbl.mo Dev.mo Amico Sac. Giov. Bosco.

Era una festa per D. Bosco ogni vocazione assicurata. Lasciò scritto: Ricordiamoci che noi regaliamo un grande tesoro alla Chiesa, quando noi procuriamo una buona vocazione; che questa vocazione, o questo prete vada in diocesi, nelle missioni, o in una casa religiosa, non importa; è sempre un gran tesoro che si regala alla Chiesa di Gesù Cristo. Per mancanza di mezzi non si cessi mai di ricevere un giovane che dà buone speranze di vocazione. Spendete tutto quello che avete, e se fa mestieri andate anche a questuare, e se dopo ciò voi vi troverete nel bisogno, non affannatevi che la SS. Vergine in qualche modo, anche prodigiosamente, verrà in vostro aiuto.

Tale era la norma della sua condotta. Il suo cuore era come quello di Salomone: sicut arena quae est in littore maris. Bisognava trovare i mezzi per gli opportuni locali e per lo studio e pel vitto e pel vestito, pel titolo ecclesiastico e più tardi anche pel riscatto dalla leva militare. Ed egli provvedeva a tutto, andava a cercare la carità per i suoi cari allievi, giudicando di non poter meglio dispensare i tesori che la Divina Provvidenza gli affidava. Il suo ardente desiderio fino agli ultimi istanti di sua vita fu quello di formare molti e santi preti. Centinaia di questi ebbero ciascuno per circa dieci anni, cioè fino alle sacre ordinazioni, quanto fu loro necessario, come pure l'ebbero gratuitamente, o quasi, migliaia di giovani per tutto il corso ginnasiale di quattro o cinque anni, cioè fino alla loro entrata nei Seminari.

Di questi giovani intanto, allorchè erano all'Oratorio, egli prendevasi una cura speciale nel coltivarli, manifestando sempre una somma attitudine come educatore e dando un nuovo e gagliardo incremento agli studi ecclesiastici.

Nei primi tempi, benchè li mandasse alla scuola di D. Picco e del prof. Bonzanino, egli nell'Oratorio procurava che al mattino o alla sera avessero ripetizioni di italiano, latino, aritmetica, storia, che talora succedevansi l'una all'altra, venendo divisi i giovani in varie classi secondo la loro capacità. Contemporaneamente li esortava a non isgomentarsi innanzi alle difficoltà degli studii e di altre miserie della vita. Talvolta diceva loro: - Se sapeste quanto ho sofferto io per riuscire chierico ! Ho sempre avuto bisogno di tutto e di tutti per andare avanti. - E l'amore allo studio, per le sue esortazioni, diveniva una vera smania d'imparare. D. Bosco però sapeva temperarla, allo stesso modo che equilibrava i divertimenti e le pratiche di pietà. Gli uni non distraevano troppo, le altre non rendevano odiosa la divozione. Così gli alunni dell'Oratorio distinguivansi da quelli di altri Istituti per abilità e costumi religiosi.

Questi giovani erano poi un potente richiamo per risvegliare altre vocazioni. Quando,, bene istruiti, ritornavano per qualche giorno in vacanza alle loro case, facevano cadere nelle famiglie oneste i pregiudizi e le antipatie per una educazione che i fogli settarii chiamavano per disprezzo di sagrestia, e coll'ottima loro condotta attiravano all'Oratorio altri giovani loro conterranei, dei quali i parenti si auguravano una buona riuscita, lasciando di questa arbitro D. Bosco. Quando poi questi allievi, finito il corso ginnasiale, andavano nel proprio paese a ricevere dalle mani del parroco la veste clericale, la novità di sì bella funzione risvegliava sempre in qualcuno il desiderio di imitarli.

E giacchè siamo entrati in questo argomento non si deve tacere un'altra causa la quale indirettamente influiva nel combattere la morbosa influenza che disprezzava la carriera ecclesiastica. Il gran numero di operai, industriali, maestri, impiegati civili, graduati nella milizia, esercenti arti liberali, dei quali non pochi giunsero ad acquistare un nome illustre, usciti dall'Ospizio, o dagli Oratorii di D. Bosco, per l'amore e la stima che gli professavano, per le benemerenze senza numero del clero verso il popolo da lui udite a narrare nelle prediche e nei dicorsi famigliari, per la bontà e lo spirito di sacrificio dei coadiutori di D. Bosco in loro vantaggio, portavano alto l'onore del sacerdozio in ogni luogo ove stabilivano la loro dimora. Così il nome di Don Bosco rendeva simpatico e venerabile il sacerdozio, anche presso quelli che prima l'osteggiavano. Alcuni dei sopraddetti allievi presentando i loro figli a D. Bosco gli dicevano: - Noi non siamo entrati nelle schiere di S. Pietro, ma ecco che mettiamo un cambio. Le consegnamo i nostri figliuoli e, se il Signore li chiama, li faccia preti, chè siamo contenti.   (Continua).

NOTE E CORRISPONDENZE

Il Centenario dell'Oratorio di Valdocco.

È stato celebrato non solo nella Casa-madre, ma in tante altre nostre Case e Centri di Cooperazione salesiana. Ci è giunta relazione dell'iniziativa di due zelanti Decurioni salesiani, i rev.mi Arcipreti Mons. Girolamo Tagliaferri e Mons. Luigi Sibona nella città di Schio, la domenica 16 giugno, e a Canale d'Alba, la domenica 7 luglio. Oratore, il nostro Don Fasulo.

A SCHIO, egli tenne, il venerdì 14 e il sabato i5 giugno, nel teatro dell'Istituto S. Luigi, due conferenze preparatorie con proiezioni luminose su la figura di S. Giov. Bosco e sulle opere da Lui, nel suo nome e col suo spirito, compite in cento anni di attività salesiana.

La commemorazione ufficiale si svolse nel vasto Duomo affollato di Cooperatori e di fedeli con discorsi al mattino nella messa parrocchiale ed, al pomeriggio, ai vespri.

L'Oratore, prendendo lo spunto dal vangelo della Trinità: Docete omnes gentes, mostrò in S. G. Bosco il fedele, fervido esecutore del precetto cristiano e nella provvidenziale Opera salesiana l'avveramento della divina promessa: Et ecce Ego vobiscum sum omnibus diebus usque ad consummationem saeculi.

Mons. Arciprete dispose che in tutte le messe si facessero collette per le Opere salesiane.

A CANALE D'ALBA, dove nella chiesa parrocchiale è un altare di Maria Ausiliatrice con la figura di S. G. Bosco, la commemorazione del centenario fu voluta e preparata con intelletto d'amore dall'Arciprete Mons. Luigi Sibona, come «grande giornata salesiana». Così l'annunziò con la calda sua parola e nel foglietto parrocchiale, invitando i fedeli a celebrarla con fervore, perchè tanto vicini a Torino e tanto affezionati a S. G. Bosco, ed esortandoli a dare largo contributo di preghiere e di offerte per le sue opere e ad iscriversi fra i Cooperatori salesiani.

Don Fasulo parlò del centenario al mattino nelle varie messe; il pomeriggio, ai vespri. Rilevando il contrasto fra gli umili inizi nella tettoia e nella casa Pinardi e il prodigioso sviluppo dell'Opera salesiana, riscontrò l'intervento di Dio nella sua espansione e nel suo spirito e ne prese motivo per raccomandare la cooperazione salesiana.

Dopo le funzioni di chiesa, a chiusura della giornata, tenne nel teatro dell'Oratorio una conferenza con proiezioni su S. G. Bosco, apostolo suscitato da Dio per compiere una missione provvidenziale anche per i difficili nostri tempi.

Bonifica spirituale.

La nostra Libreria Arcivescovile di Pisa ha ha iniziato con grande successo fin dagli anni di guerra una collana di orientamento e di elevazione spirituale dal titolo: Il Crivello. La dirige D. Lelio Taddei e vi collaborano le miglicri penne dell'apostolato cattolico contemporaneo.

Segnaliamo, fra i volumi usciti recentemente: Sagrato di Piero Bargellini e Cara terra di Primo Mazzolari. Con lo stesso titolo è uscito il primo quaderno di una rivista periodica di vera attualità.

Per informazioni e richieste rivolgersi a Via dei Mille, Pisa.

L'ISTITUTO SALESIANO PER LE MISSIONI con sede in TORINO, eretto in Ente Morale con Decreto 13 gennaio 1924, numero 22, può legalmente ricevere Legati ed Eredità. Ad evitare possibili contestazioni si consigliano le seguenti formule:

Se trattasi di un Legato:

« .., lascio all'Istituto Salesiano per le Missioni

con sede in Torino a titolo di legato la somma di Lire... (oppure) l'immobile sito in... ».

Se trattasi, invece, di nominare erede di ogni sostanza l'Istituto, la formula potrebbe esser questa:

« ... Annullo ogni mia precedente disposizione testamentaria.

Nomino mio erede universale l'Istituto Salesiano per le Missioni con sede in Torino, lasciando ad esso quanto mi appartiene a qualsiasi titolo ».

(Luogo e data).   (Firma per esteso).