BOLLETTINO SALESIANO

ANNO LXX NUMERO 16 - 15 SETTEMBRE 1946

Il Processo Apostolico di Beatificazione e Canonizzazione di Suor Teresa Valsè-Pantellini - Note e corrispondenze: Napoli-Vomero, Francia-Lione - Come D. Bosco zelava le vocazioni allo stato ecclesiastico e religioso - Necrologio.

Il Processo Apostolico di Beatificazione e Canonizzazione di SUOR TERESA VALSÈ - PANTELLINI

Il 3 dicembre 1944, il Santo Padre Pio XII ha autorizzato l'inizio del Processo Apostolico sull'eroicità delle virtù di Suor Teresa Valsè Pantellini dell'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice firmandone la Commissione di introduzione della Causa di Beatificazione e di Canonizzazione.

La Sacra Congregazione dei Riti ha quindi emanato il relativo Decreto, che noi, non avendo potuto riprodurlo prima, diamo adesso nella traduzione italiana, invitando a pregare fervorosamente pel buon esito anche di questa causa.

ARCHIDIOCESI DI TORINO

DECRETO DELLA CAUSA DI BEATIFICAZIONE E CANONIZZAZIONE DELLA SERVA DI Dio TERESA VALSÈ PANTELLINI

RELIGIOSA PROFESSA DELL'ISTITUTO DELLE FIGLIE DI MARIA AUSILIATRICE.

Sopra il dubbio se si deve firmare la Commissione di introduzione della Causa pel caso e per lo scopo di cui si tratta.

Il giorno 3 settembre 1907 un vago candidissimo giglio fu trapiantato in cielo dal delizioso giardino delle Figlie di Maria Ausiliatrice dopo di aver profumato con la soave fragranza delle sue virtù prima il secolo e di poi la sua famiglia religiosa: vogliamo alludere a Teresa Valsé Pantellini, di cui ora, sotto felice auspicio, si dà inizio alla Causa di Canonizzazione.

Nacque nell'illustre città di Milano il 10 ottobre 1878, da agiati e pii genitori Giuseppe e Giuseppina Viglini e fu battezzata il 14 dello stesso mese.

Osservando gli esempi preclari di pietà verso Dio e di carità verso il prossimo dei genitori, a poco a poco formò alla santità il suo animo giovanile, frenando con energia il suo carattere vivace.

A Firenze dapprima nel nobile Istituto della SS. Annunziata e di poi in quello diretto dalle Religiose del S. Cuore, attese lodevolmente agli studi della letteratura e alle arti belle della musica e della pittura.

Nel frattempo ricevette il Sacramento della Cresima il 16 giugno 1887 e fu ammessa alla prima Comunione il 29 marzo 1891; d'allora, accostandosi con frequenza a ricevere Gesù, fece mirabili progressi nella virtù e sentì i primi impulsi di vocazione allo stato religioso che coltivò fedelmente, nel suo cuore, emettendo anche, come si crede, il voto di verginità.

Ritornata in famiglia ebbe avversioni alle vanità del mondo ed attese con maggior impegno all'orazione, specialmente davanti alla SS. Eucaristia, alla frequenza dei Sacramenti ed alle opere di carità.

All'età di 23 anni, 12 febbraio 1901, dopo matura e prudente riflessione davanti al Signore e dopo assidue preghiere, si decise di entrare nell'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice fondato da S. Giovanni Bosco con la cooperazione della Beata Maria Domenica Mazzarello, come quello che avea per iscopo il bene della gioventù e l'educazione delle fanciulle abbandonate.

Conseguito il suo intento fece il suo noviziato a Roma ove diede splendidi esempi di ogni virtù che si addice ad una Suora ed emise i voti religiosi il 3 agosto 1903.

Benchè di salute debole non si rifiutava a nessuna fatica, facendosi tutta a tutti, per educare, istruire ed incoraggiare soavemente alla perfezione cristiana le fanciulle e guadagnare le loro anime a Dio.

Adempiva tutti gli uffici che le erano affidati con la più grande perfezione, in modo che non fu mai notato in lei alcun difetto; nè ciò deve recare meraviglia, perchè la Serva di Dio si mantenne in continuo spirito di preghiera, cercava in tutte le sue azioni anche più piccole la Sua gloria e si adoperava con la più grande attenzione di custodire la sua anima monda da qualsiasi anche più piccola macchia.

Colpita da grave malattia lasciò Roma, per consiglio dei medici, e si trasferì a Torino presso la Casa-Madre dell'Istituto; ma riuscite inutili tutte le cure, il male crebbe talmente che la trasse in fin di vita, e munita dei Sacramenti, sospirando il Paradiso per essere ricevuta nell'amplesso della Beata Vergine, spirò piamente il 3 settembre 1907.

La fama di santità che già l'accompagnava in vita, si divulgò sempre più, onde negli anni 192628 fu istruito presso la Curia di Torino il processo informativo sia sulla ricerca dei suoi scritti, sia sulla fama di santità e di non prestato culto, e tutto fu portato a Roma presso la Sacra Congregazione dei Riti.

Frattanto due Cardinali, molti Arcivescovi e Vescovi, molti Capitoli sia Metropolitani che Cattedrali, il Rettor Maggiore della Società Salesiana, la Superiora Generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice e moltissimi altri mandarono vive istanze al Sommo Pontefice Pio XI, supplicandolo di voler introdurre la Causa di Beatificazione di questa Serva di Dio.

Esaminati attentamente gli scritti, il 1° di febbraio 1939 questa Congregazione dichiarò che non vi era nessun impedimento per poter procedere oltre.

Pertanto, osservata ogni prescrizione giuridica dietro istanza del rev.mo Sac. Francesco Tomasetti, Procuratore di questa Causa legittimamente approvato, l'Eminentissimo e Reverendissimo Cardinale Gennaro Granito Pignatelli di Belmonte, Vescovo di Ostia ed Albano, Ponente ossia Relatore della Causa, nell'Ordinaria adunanza di questa Sacra Congregazione, propose alla discussione il dubbio: se sia da approvare la Commissione dell'Introduzione della Causa per il caso e per lo scopo di cui si tratta e ne fece la relazione.

Gli Em.mi e rev.mi Padri dopo di aver udita la relazione ed i voti dei Prelati Ufficiali, specialmente del rev. Padre Don Salvatore Natucci, Promotore Generale della Fede, ben ponderata ogni cosa, credettero bene di decidere che e si deve approvare la Commissione se al S. Padre piacerà ».

Fatta poi la relazione al S. Padre dallo stesso Promotore Generale nel giorno sottoindicato, Sua Santità approvò il Rescritto degli Em.mi Padri e si degnò di firmare di propria mano la Commissione di Introduzione della Causa della Serva di Dio Teresa Valsè Pantellini.

Roma, 3 dicembre, 1a domenica di Avvento, anno 1944.

Firmato + C. Card. SALOTTI, Prefetto della Sacra Congregazione dei Riti. Firmato A. CARINCI, Segretario.

NOTE E CORRISPONDENZE

NAPOLI-VOMERO - Il giorno della festa di Maria Ausiliatrice nella nostra parrocchia Sacro Cuore tenne la conferenza salesiana il rev.mo Don Antonio Leonetti, illustrando efficacemente l'attualità dell'Opera di Don Bosco. Impartì la benedizione eucaristica l'Em.mo Card. Arcivescovo Alessio Ascalesi. In mattinata, il parroco, Don Annibale Santoro, aveva distribuito numerose prime Comunioni.

FRANCIA - Lione - Posa della prima pietra della cappella delle F. di M. A.

Nella luce del Centenario salesiano, ricordato in Francia con grandiose celebrazioni,

splende la posa della prima pietra della nuova cappella della Casa Ispettoriale delle Figlie di Maria Ausiliatrice in Lione.

Compì il rito della benedizione S. Em. Rev.mà il Card. Gerlier, Arcivescovo di Lione, intervenuto coi suoi Vicari Generali; presenti altresì il sig. Don Candela del Capitolo Superiore, in rappresentanza del Rettor Maggiore alle feste di Francia; l'Ispettore e il Direttore Salesiano, molte personalità e invitati, nonchè le Direttrici delle Case del luogo e dei dintorni.

A illustrare il significato della sacra cerimonia, lo stesso Eminentissimo Arcivescovo disse la sua parola vibrante di fede e d'amore, che commosse il numeroso stuolo dei presenti.

COME DON BOSCO ZELAVA LE VOCAZIONI ALLO STATO ECCLESIASTICO E RELIGIOSO

(Continuazione pag. 140).

Zelo per discernere le vocazioni.

Ma se D. Bosco era premuroso di accogliere ed istruire i giovani, speranza della Chiesa, non si può descrivere lo zelo veramente straordinario col quale li aiutava a, conoscere la propria vocazione. Dopo affettuosi eccitamenti per interessarli alla virtù e alla divozione a Gesù e a Maria, parlava loro di questo importantissimo affare. E non una sola volta, ma li voleva a sè più e più volte, interrogava ciascuno sulle proprie inclinazioni, sulla pratica degli esercizi di pietà e sopra tutto come se la passassero quanto a costumi. Generalmente li preveniva che colui che non fosse veramente chiamato allo stato clericale, piuttosto che mettersi per una falsa strada, si facesse operaio. Raccomandava a tutti di avere un confessore stabile, e facevasi volentieri direttore delle loro coscienze.

Grande prudenza usava nel dar consigli a coloro che lo consultavano sulla scelta dello stato; prima di pronunciare un giudizio ponderava bene ogni cosa, osservava se apparivano i veri segni di vocazione e quindi invocava colla preghiera i lumi dello Spirito Santo. Non decideva se non quando era moralmente sicuro della loro riuscita, e allora parlava senza ambagi, come persona che conosceva di manifestare la volontà di Dio. « Infatti - asseriva D. Francesco Dalmazzo, e con lui Monsignor Cagliero e D. Rua, - alcuni nostri compagni che non vollero ascoltare il consiglio loro dato da D. Bosco, palesarono candidamente di aver sbagliato seguendo il loro capriccio e più tardi di aver dovuto deplorare le conseguenze del loro errore. Talvolta, sebbene i suoi consigli non sembrassero conformi alle viste umane, come udii dagli stessi giovani, pure accolti e praticati riuscivano meravigliosamente a mettere la pace ove era turbamento, ad ottenere un consenso che pareva impossibile, a rendere sicuri della retta via i dubbiosi, e i perplessi nella loro vocazione.

» Questa sua mirabile prudenza nello scoprire, sorvegliare, dirigere le vocazioni ecclesiastiche non tardò ad essere conosciuta anche fuori dell'Oratorio. Varii Vescovi e Superiori di Ordini religiosi venivano a lui per avere consiglio ed indirizzo. Fra gli altri vi fu il generale dei Servi di Maria ».

Quando però era interrogato per lettera sopra un affare di tanta importanza, oppure non conosceva chiaramente la volontà di Dio, allora era solito rimetterli al loro Direttore spirituale o al parroco.

I chierici dei Seminarii diocesani gli chiedevano conforto ed aiuto nelle difficoltà che talora incontravano, gli esponevano dubbii sulla scelta che aveano fatta, gli si raccomandavano perchè suggerisse loro mezzi per far progresso in qualche speciale virtù, ed egli si affrettava a consolarli. Taluno gli scriveva in certe perplessità d'animo, avvicinandosi il tempo delle sacre ordinazioni; e D. Bosco, che seguiva le orme dettate dai teologi più severi, nell'escludere dal Santuario chiunque non è saldo nella virtù, rispondeva, ma con frasi di tale soavità, che manifestavano in lui l'uomo del Signore. Ecco un saggio della nostra affermazione.

Amatissimo figlio,

Ho ricevuto la sua lettera; lodo la sua schiettezza e ringraziamo il Signore della buona volontà che Le ispira. Secondi pure gli avvisi del Confessore: Qui vos audit, me audit, dice G. C. nel Vangelo. Si adoperi per corrispondere agli impulsi della divina grazia che Le batte al cuore. Chi sa che il Signore non La chiami a sublime grado di virtù.

Ma non illudiamoci: se non riporta compiuta vittoria di quell'inconveniente, non vada avanti, nè cerchi mai d'inoltrarsi negli Ordini Sacri se non almeno dopo un anno in cui non ci siano state ricadute. Preghiera, fuga dell'ozio e delle occasioni, frequenza dei SS. Sacramenti, divozione a Maria SS. (una medaglia al collo) e a S. Luigi, lettura di libri buoni, ma grande coraggio. Omnia possum in eo qui me confortat, dice S. Paolo.

Amiamoci nel Signore e Oremus ad invicem ut salvemur e possiamo fare la santa volontà di Dio e mi creda suo

Torino, 7 Dicembre 1855.   Aff.mo

Sac. Bosco GIOVANNI. S. Ambrosi, ora pro nobis.

Amatissimo figlio in Gesù Cristo,

Ridotte le cose ai termini espressi nella sua lettera, sono anch'io di avviso di andare ben a rilento ad iniziarsi negli Ordini Sacri. Prima però di prendere una decisione qualsiasi su questo riguardo avrei piacere di potermi abboccare siccome mi fa sperare dopo l'esame di S. Giovanni.

Intanto si metta di buona volontà a studiare per subire un buon esame; ogni sera pensi di quale cosa potrebbe essere rimproverato se dovesse in quella notte presentarsi al tribunale di Gesù Cristo per essere giudicato.

Dica spesso durante il giorno: Domine, ne tradas bestiis animas confitentes tibi.

Preghi per me che di tutto cuore Le sono Torino, 16 aprile 1856.

Devot.mo amico in G. C. Sac. Bosco Gio. Sempre car.mo nel Signore,

Per rispondere direttamente alla preg.ma sua lettera avrei bisogno di sapere il tempo da cui non ci furono più ricadute. Mio sentimento coram Domino sarebbe che non si assumessero ordini finchè non siano trascorsi almeno sei mesi di prova vittoriosa. Non intendo però di proibirlo di seguire il parere delle persone che l'hanno incoraggito di andare avanti. Dio l'aiuti: preghi per me ed io pregherò per Lei mentre con affetto paterno mi dico tutto   Aff.mo amico

Torino, 28 aprile 1857.   Sac. Bosco Gio.

Ma ritornando col nostro ragionamento all'Oratorio, dobbiamo notare che D. Bosco, quantunque fornito di tanta dottrina, perspicacia e prudenza, conoscimento degli alunni e anche di lumi straordinarii, non si fidava interamente di sè. Per la scelta della vocazione, se trattavasi di giovani che non fossero suoi penitenti, voleva che prima sentissero l'avviso del loro confessore. Sovente, per non dir quasi sempre, li mandava da Don Cafasso ad udire l'ultima parola. Non aveva gelosia che si ricorresse al consiglio di altri sacerdoti prudenti. «lo ricordo, - narra Don Francesco Cerruti - che giovanetto e ancora alunno, se non erro, della terza ginnasiale, dissi a lui che sentiva piuttosto disposizione ad entrare fra i cappuccini. " Ebbene, mi disse, andremo un giorno al Convento della Madonna di Campagna e là parlerai al Guardiano." Infatti fu egli medesimo che mi presentò al Padre Guardiano, perchè potessi liberamente parlargli della mia vocazione ». Altri ebbero da lui consiglio, licenza di presentarsi ai Superiori di varii ordini, per esempio Gesuiti, Domenicani, Minori Osservanti, Oblati di Maria.

Un venerando sacerdote, antico alunno, narra ciò che tutti gli ex-allievi possono testificare: cioè la diligenza di D. Bosco nel trattenere in due periodi distinti a serii colloqui quelli dei quali era decisa la vocazione. «Il primo, ci diceva, era quando si trattava d'indossare l'abito ecclesiastico. Parlerò di me stesso. Quando stava per finire gli studi ginnasiali, mi ebbe con sè parecchie volte; anzi ricordo che un giorno mi fece uscire in sua compagnia, e la nostra conversazione fu un esame minuto intorno alle disposizioni del mio animo. Il suo discorso non ammetteva alcun motivo umano, era continuamente sulla gloria di Dio e salvezza delle anime a cui insisteva che mi consacrassi tutto ; e rallegravasi visibilmente parlando del bene che sperava avrei poi fatto. Il secondo esame intorno alla vocazione D. Bosco lo faceva coi singoli chierici, quando erano per ricevere gli Ordini Sacri. Allora li chiamava ad esaminarsi e a ripetere se nel sacerdozio si sentissero disposti, di preferenza, al ministero sacerdotale come parroci o predicatori, oppure all'insegnamento, ed a vita comune con lui ».

Quest'ultima domanda esprimeva un suo vivo desiderio ed una grande necessità degli Oratorii, anzi una condizione indispensabile perchè non venisse a mancare l'opera stessa delle vocazioni ecclesiastiche. D. Bosco però non la faceva mai se non à chi era moralmente certo che fosse chiamato dal Signore a far parte della sua Congregazione. Egli professava la gran massima di S. Vincenzo de Paoli: «Spetta a Dio solo scegliere i suoi ministri e destinarli alle varie mansioni; le vocazioni prodotte dall'artificio, e mantenute da una specie di malafede, recan poi disonore alla casa del Signore».   (Continua).

NOVENA

consigliata da S. Giovanni Bosco per ottenere grazie e favori da Maria Ausiliatrice.

1° Recitare per nove giorni: tre Pater, Ave, Gloria al SS. Sacramento con la giaculatoria: Sia lodato e ringraziato ogni momento il Santissimo e Divinissimo Sacramento, tre Salve Regina a Maria SS. Ausiliatrice con la giaculatoria Maria Auxilium Christianorum, ora pro nobis.

2° Accostarsi ai SS. Sacramenti.

3° Fare un'offerta secondo le proprie forze per le Opere salesiane.

ORAZIONE DI S. BERNARDO

Ricordati, o piissima Vergine Maria, non essersi mai udito che sia stato abbandonato chi ha ricorso a Te, implorato il tuo aiuto, chiesto il tuo soccorso. Io, animato da tale confidenza, o Madre, Vergine delle Vergini, a Te ricorro, a Te vengo, peccatore contrito, dinanzi a Te mi prostro. Deh, o Madre del Verbo, non sdegnare le mie preghiere ma ascoltale propizia, ed esaudiscimi. Così sia.

(Indulgenza di tre anni ogni volta che si recita; Plenaria una volta al mese se si recita tutti i giorni e si compiono le altre pratiche prescritte per le indulgenze plenarie).