BOLLETTINO SALESIANO

ANNO LXX NUMERO 17 - 1° OTTOBRE 1946

Il problema delle vocazioni - In famiglia: Italia, Spagna, Uruguay - Apostolato ed eroismi di carità sotto la bufera - Dalle nostre Missioni: Cina, Siam - Culto e grazie di Maria Ausiliatrice - Necrologio - Crociata.

Il Bollettino del 1° novembre p. v. conterrà esclusivamente il

* Calendario Salesiano pel 1947

Sappiamo che torna tanto gradito ai nostri Cooperatori ed alle nostre Cooperatrici, e per questo rinunziamo a tutte le solite rubriche onde arricchirlo di interessanti illustrazioni.

E facile immaginare la spesa che oggi importa, anche se ci serviamo in parte della carta destinata al numero ordinario del periodico.

Saremo perciò molto grati a coloro che vorranno mandarci qualche offerta per aiutarci a coprirla.

Il problema delle vocazioni

Il mese di ottobre con la Giornata Missionaria e la festa della Regalità di Cristo ci riporta al problema delle vocazioni, che è uno dei più gravi e assillanti tra tutti quelli sorti dall'immenso cumulo di rovine materiali e morali prodotte dalla guerra.

Il sacerdozio deve essere la preoccupazione suprema di una società che vuol risorgere scrisse Giuseppe de Maistre.

Più che di costruttori materiali, la società odierna necessita di costruttori morali, di uomini capaci di additare con la parola e con l'esempio la via del dovere; di educare, con la forza della persuasione e della religione, le nuove generazioni minacciate da quest'atmosfera di odio violento e di brutali egoismi che ci opprime.

Forse mai come oggi è sentito il bisogno del sacerdote che insegni ai figli l'ubbidienza, ai genitori il rispetto delle sacrosante leggi di Dio e della natura, a tutti l'amore al lavoro, il rispetto alla roba e alla persona altrui, gli stretti obblighi di giustizia e di carità che ci vincolano gli uni agli altri.

Mancando il sacerdote non c'è più religione e tolta la religione non c'è più freno che possa trattenere quella che fu definita la « belva umana ».

Sublime dignità.

Per comprendere l'opera del sacerdote nella Chiesa e nella società basta dare uno sguardo alla grandezza della sua dignità e all'importanza della sua missione. Il sacerdote è un altro Cristo e come lui può ripetere: Io sono la via, la verità e la vita... Chi segue me non cammina nelle tenebre.

È la via che guida, sostiene, dirige le anime nei sentieri tortuosi della vita.

Egli solo tra gli uomini insegna la verità, appresa da un Maestro che ne inganna ne può ingannare.

Egli solo dispensa i tesori della grazia divina di cui è il solo depositario: a lui è affidato il potere di amministrare i sacramenti.

Chi dice prete, afferma S. Dionigi, dice uomo affatto divino, perchè rivestito di autorità più che angelica, divina.

Il sacerdote è il padre, il pastore delle anime, che deve difendere e salvare anche a prezzo della vita. Egli è il ponte che unisce Dio e l'umanità in un unico amplesso di amore; è il filo di una doppia corrente che sale dalla terra al cielo con l'adorazione e la supplica, e ridiscende in terra con il perdono e la grazia.

Ricordiamo le parole del santo Curato d'Ars ai suoi parrocchiani: « Se noi non avessimo il sacramento dell'Ordine non avremmo nostro Signore. Chi è colui che l'ha messo nel Tabernacolo ? È il prete. San Bernardo dice che tutte le grazie ci vengono per Maria; ma si può dire altresì che esse vengono a noi per il prete. Andatevi a confessare dalla Santa Vergine, da un angelo: vi assolveranno essi? No! La Santa Vergine non può far discendere il buon Dio nell'ostia: essa non vi darà affatto l'assoluzione; voi avrete lì duecento angeli che non vi potranno assolvere. E il più semplice prete può dirvi: " Io vi perdono, andate in pace "! Oh, è davvero qualche cosa di grande il prete! Il prete non si comprenderà bene che in Cielo... Se si comprendesse sulla terra si morirebbe, non di spavento, ma d'amore.

» Se io incontrassi un prete ed un angelo, saluterei il prete prima di salutare l'angelo: questo è l'amico di Dio, ma quello ne tiene il posto. Il prete ha la chiave dei tesori celesti; è lui che apre la porta; è l'economo del buon Dio, l'amministratore dei suoi beni. Il prete è tutta la felicità del cristiano. Se io me ne andassi, voi direste: che fare in questa chiesa? Non vi si celebra più la Messa, non vi è più nostro Signore, tanto vale pregare nelle nostre case.

» Dopo Dio il prete è tutto. Lasciate una parrocchia vent'anni senza prete: vi si adoreranno le bestie.

» Quando si vuole distruggere la Religione si comincia coll'attaccare il prete perchè in quel luogo dove non è più prete, non è più sacrificio, e dove non è più sacrificio non è più Religione.

» Vi sono alcuni che hanno l'abitudine di parlare sempre male dei preti e li disprezzano. Badate bene: essendo essi rappresentanti di Dio, tutto quello che voi dite ricade sopra Dio medesimo. Il prete, al contrario, prega costantemente per voi, quando offre il Divino Sacrificio e tiene Nostro Signore fra le sue mani. Colui che voi disprezzate sarà forse quello che vi assolverà in punto di morte, ove forse non vi apponiate ad essere privi del ministero sacerdotale nell'ultimo momento della vostra vita ».

Urgente necessità.

La necessità di buone vocazioni si è fatta quanto mai urgente alla fine di questo conflitto che vede grandi masse e intere nazioni orientarsi verso la Chiesa cattolica, faro supremo di civiltà, di giustizia e di verità fra le tenebre di un mondo ancora sconvolto.

Le statistiche invece ci dicono come purtroppo esse siano andate in questi ultimi anni sensibilmente diminuendo, a causa anche dei rivolgimenti sociali che hanno mietuto tante vittime fra il clero.

Nella Spagna durante la recente guerra civile furono massacrati parecchie migliaia di sacerdoti; Malaga ebbe il 50%, dei suoi sacerdoti uccisi, Toledo l'80%.

Durante l'attuale conflitto nella Polonia, in Germania, Austria, Ungheria e vari altri paesi, il clero subì dolorose amputazioni sui campi di battaglia, nei campi di concentramento e nelle deportazioni.

Negli Stati Uniti stessi, in cui il clero potè lavorare indisturbato, la situazione non è meno allarmante. Infatti mentre i sacerdoti attuali per l'affluire di numerose vocazioni sono sufficienti per accudire i cattolici, non sono adeguati all'immane bisogna delle conversioni degli acattolici.

L'Italia che, pur avendo dato numerose vittime all'odio e alla barbarie della guerra, è stata uno dei paesi meno colpiti sotto questo aspetto, ha visto le file del clero diradarsi tanto che oggi in molte diocesi vi sono parecchie parrocchie senza pastore.

A un novello sacerdote nella Romagna il Vescovo era costretto ad affidare ben 5 parrocchie; in un altro seminario, il Rettore mostrava con dolore i pochi studenti dell'intero corso teologico dicendo: «Il seminario è quasi vuoto; fra pochi anni queste terre diventeranno paese di missione ».

« Ci troviamo in una gravissima situazione , diceva un altro superiore, paesi senza prete, quindi mancanza di istruzione religiosa, dilagare del vizio, scristianizzazione della famiglia, diffondersi delle più pericolose teorie antisociali e anticristiane ».

È un fatto che le statistiche oggi provano con l'eloquenza delle cifre: ove il clero è numeroso, ivi trionfa l'ordine e si nota una ripresa anche economica che porta benessere, pace, tranquillità; ove manca il clero, trionfa l'odio, il vizio, il disordine.

Nelle Missioni.

Ma dove il problema si presenta in tutta la sua gravità è nell'immenso campo missionario. Sparsi nel mondo vi sono ancora 1200 milioni di creature che non professano la religione cristiana. Ebbene per convertire questa massa di infedeli non vi sono che 22.000 missionari tra sacerdoti e laici, la maggioranza dei quali è completamente assorbita dal lavoro che procurano i cristiani.

La proporzione è davvero impressionante se si tien conto che in Italia su una popolazione di 45 milioni di abitanti, lavorano circa 48 mila sacerdoti, quasi il triplo. Nell'India, su una popolazione di 330 milioni di abitanti, vi sono 3000 sacerdoti: uno ogni 100.000 indiani. Nella Corea, in Cina, nel Giappone la proporzione aumenta ancora: un sacerdote ogni 200.000, ogni 300.000 abitanti.

Il grido più accorato che giunge da quelle lontane regioni è sempre lo stesso: Mandateci personale! Mandateci personale!

La prova più dolorosa, scrive un missionario, non è la lontananza dalla patria e dai parenti; la vita in un clima difficile, talvolta micidiale; non il doversi adattare a cibi, usi, costumi strani, spesso ripugnanti; non le marce estenuanti sotto un cielo di fuoco, nelle foreste infestate da belve e da briganti; ciò che ci fa realmente soffrire è la vista di innumerevoli anime assetate di luce e di verità che vorremmo e non possiamo salvare per mancanza di aiutanti ».

L'accorato grido di Gesù: La messe è abbondante ma gli operai sono pochi continua a risuonare alto in quest'ora che vede un così consolante risveglio missionario.

Cristo è morto per tutti gli uomini; sono tutti prezzo del suo Sangue divino; tocca a noi, a ciascuno di noi collaborare con lui in questa nobilissima missione.

Andate - egli dice ai suoi apostoli, ai suoi discepoli, ai suoi seguaci - andate in tutto il mondo e predicate il mio Vangelo a tutte le genti.

Ma chi andrà, se mancano i sacerdoti, i missionari?

La famiglia e le vocazioni.

La cellula naturale in cui deve sbocciare il germe della vocazione è la famiglia cristiana. Quale gioia e quale gloria per due sposi poter offrire a Dio, alla Chiesa, alla società una vocazione sacerdotale, religiosa, missionaria! Il più bel dono che Dio possa fare a una famiglia - diceva Don Bosco - è chiamare un figlio al sacerdozio.

Invece fu detto, e purtroppo sovente è vero, che la famiglia è la tomba di tante vocazioni. Per un meschino interesse, per uno sregolato affetto, si soffocano nel cuore di tanti giovani le più nobili aspirazioni. Quale enorme responsabilità per i genitori su questo punto! E con quale coraggio osano opporsi ai disegni di Dio, disporre a proprio capriccio dell'avvenire della vita del proprio figlio, ostacolare il bene immenso che egli potrebbe compiere seguendo la via a cui Dio lo chiama ?

Significativo l'episodio che si legge nella vita di Don Bosco. Si trovava un giorno nella casa di una ricca signora e, dopo aver predetto l'avvenire degli altri figliuoli, posando le sue mani sul capo dell'ultimo:

- Di questo - disse - ne faremo un santo sacerdote!

Il volto della signora, che sognava ben altra carriera, si rabbuiò:

- Preferirei vederlo morto, anzichè sacerdote - rispose.

Non molto tempo dopo il giovanetto, colpito da un male misterioso, moriva.

Quale differenza tra queste piccole anime e tante madri eroiche che hanno sentito tutto l'onore della vocazione sacerdotale di qualche loro figliuolo! Un sacerdote ricorda con commozione come la madre sua pregava ogni giorno il Signore di toglierle anche l'uso delle braccia pur di avere la gioia di consacrare un figlio alla sua causa e alla sua gloria. E Dio l'esaudì domandandole non uno ma due figli sacerdoti e missionari.

Nella Spagna una madre a cui veniva annunziata la morte del figlio missionario: - Come è morto ? - chiese. - È morto o l'hanno ucciso ?

- Che cosa preferireste ? - chiese il figlio incaricato di recarle il ferale annuncio. - Che l'abbiano ucciso per la Fede di Cristo! - esclamò l'eroica donna. - Ebbene, mamma, gli hanno tagliata la testa!

La vocazione dei figli dipende in gran parte dalla generosità, dalle preghiere, dal sacrificio, dall'eroismo delle madri.

Mamme - diceva Pio XI - siate orgogliose di dare i vostri figli alla Chiesa !

Ebbene: facciamo anche noi qualche cosa per offrire a Dio, alla Chiesa, al mondo qualche vocazione sacerdotale, qualche anima di apostolo!

IN FAMIGLIA

ITALIA - Castellammare di Stabia - Il Vescovo Salesiano per le vittime della guerra.

Degno figlio di Don Bosco, il Vescovo di Castellammare di Stabia, S. E. Mons. Federico Emanuel, fin dal primo scoppio della guerra ha trasformato il vescovado in centro di assistenza e di organizzazione di opere assistenziali.

Presidente onorario di un Comitato composto di autorità e cittadini per sovvenire ai bisogni del popolo, diresse la raccolta e la distribuzione di quotidiani soccorsi in denaro ed indumenti.

Cedette tutto il palazzo del vecchio Seminario per le Scuole Elementari, Ginnasiali e Liceali, essendo l'edificio scolastico requisito dalle truppe.

Sostenne il morale delle popolazioni con pubbliche preghiere e funzioni propiziatrici in cui tutte le Parrocchie e Rettorie gareggiarono con fervore.

Istituì un'apposita Commissione mista per l'assistenza ai profughi con distribuzione di denaro, indumenti e generi alimentari, portandosi egli stesso in mezzo agii sventurati a confortarli e ad aiutarli.

Nel Palazzo Episcopale è tuttora un andirivieni giornaliero di bisognosi, reduci, militari in viaggio, sinistrati cui paternamente soccorre con tutti i mezzi a sua disposizione, mentre sollecita riparazioni agli stabilimenti e riassunzione degli operai disoccupati, invocando lavoro dai vari Ministeri, e dalle Autorità Alleate i soccorsi più urgenti alla popolazione (luce elettrica, pane, ecc.).

Con salesiana preoccupazione si prese cura dei fanciulli abbandonati, riaprendo l'Oratorio S. Giovanni Bosco, devastato dalla guerra e dai saccheggi, per l'assistenza spirituale e morale a ben 400 giovani della strada, con l'insegnamento del Catechismo, feste e premiazioni. Grazie al suo interessamento, ben cinque « Refettori del Papa » funzionano regolarmente per tutti gli oratoriani e per ottocento poveri della città.

Con l'aiuto del Papa e dell'UNRRA ha potuto allestire anche delle Colonie marine pei fanciulli della città.

Autorità e popolo gli serbano quindi vivissima gratitudine. E gliene hanno dato solenne manifestazioni l'anno scorso in occasione del suo Giubileo d'oro Sacerdotale. A Sorrento di cui teneva l'Amministrazione Apostolica intervenne anche l'Em.mo Card. Domenico Jorio.

Liberata la città, tutta la diocesi concorse ad aiutarlo per il completamento del Seminario Diocesano che, naturalmente, è la pupilla degli occhi suoi.

Lo consola pure il funzionamento regolare dell'Oratorio presso il nostro Istituto S. Michele a Scanzano con grande vantaggio della gioventù maschile.

Livorno - Una nuova Cappella.

La Domenica in Albis 28 aprile u. s. la Casa Ispettoriale delle Figlie di Maria Ausiliatrice di Livorno vedeva compiersi uno dei suoi voti più fervidi con l'inaugurazione della nuova Cappella.

Già da anni se ne sentiva la necessità, ma ad arrestare ogni progetto era giunta la guerra can le sue penose vicende, fra cui quella dell'imposta completa evacuazione della Casa.

Cessate le ostilità nella zona, e consentito il ritorno, dopo i restauri dei danni subìti dall'edificio, le opere vi erano rifiorite sviluppandosi come per incanto quelle di carattere popolare e assistenziale. Oltre al gruppo delle orfanelle aggiunte alle educande, la Casa accolse numerosissimi bambini dell'Asilo di povera condizione e più di 400 tra fanciulle e fanciulli delle Scuole elementari, beneficati anche con le quotidiane refezioni dell' U.N.R.R.A.

Si provvide quindi ad una più ampia cappella, utilizzando il locale del salone-teatro, con opportuni lavori di adattamento e con l'erezione di un artistico altare in marmo.

Il rito della benedizione fu compiuto nel pomeriggio della vigilia, sabato 27 aprile, dall'Ecc.mo Vescovo Mons. Giovanni Piccioni, presenti l'Ispettore e il Direttore salesiano, parecchie personalità del luogo, e Madre Angela, allora in visita alle Case della Toscana. Dopo la cerimonia, Sua Eccellenza, rispondendo alla parola di omaggio della comunità, si disse riconoscente per l'intenso lavoro svolto dalla Casa, specialmente in mezzo al popolo, così da concorrere in modo efficace ad orientarlo verso i principi cristiani; ed espresse quindi la sua compiacenza per l'inaugurazione della nuova cappella, che darà la possibilità di estendere e moltiplicare tanto bene.

Roma - Myron Taylor al nostro Istituto «Sacro Cuore » tra i figli del popolo.

Nel pomeriggio del 6 luglio u. s., S. E. Myron Taylor, rappresentante personale del Presidente degli Stati Uniti presso la Santa Sede, ha fatto una visita al centro principale dell'Opera Salesiana di assistenza ai figli del popolo.

I ragazzi, di cui parecchi avevan fatto quel giorno la prima Comunione, lo accolsero nell'ampio salone-teatro con fervide manifestazioni di omaggio. E S. E. rispondendo ai loro complimenti, conchiuse con queste parole:

« Da voi, la società può ancora aspettarsi qualsiasi cosa buona ; in regime di democrazia, nessuna posizione sociale è vietata ai figli del popolo, quando questi abbiano tenace volontà, spirito di solidarietà e tenacia di proposito »

Presenti alla bella adunata erano pure Mons. Carroll Abbing, Mr. Keenin, il Col. Mc Sweney, il dott. Vicentìni, il comm. Bisigato, e vari rappresentanti della stampa italiana ed estera.

SPAGNA - Madrid - Per le figlie del popolo.

L'Opera delle Figlie di Maria Ausiliatrice in Madrid, proprio al compiersi del suo primo venticinquennio, si è estesa con la nuova importante fondazione delle Scuole Popolari S. Giuseppe nel popoloso sobborgo di Vilcàvaro, promossa dai benemeriti sigg. Oriol e Ibarra. Si inaugurò il 5 dicembre u. s., alla presenza di molte illustri personalità e benefattori, che, dopo la visita ai locali, passarono nel refettorio, dove le signore del Comitato di Beneficenza avevano provvisto a far preparare una buona colazione per le 300 alunne.

Si ebbe subito un bel risveglio di nuova vita cristiana. Parecchie delle alunne vennero preparate al Battesimo; un buon numero alla prima Comunione e più di 200 alla santa Cresima. A rendere più completa l'opera di bene svolta nella Casa, si spera di inaugurare presto il « Refettorio Infantile » e le « Scuole Professionali » per le giovanette operaìe.

Altre note festive si ebbero in Madrid nella medesima settimana, ricorrendo proprio nella festa dell'Immacolata il venticinquesimo anniversario dell'apertura della Casa di via Villaamil, nel quartiere di Cuatro Caminos. Per l'occasione, alla vigilia, dopo il canto solenne del Te Deum, s'inaugurò la provvidenziale e tanto attesa opera del « Refettorio Infantile », dovuto alla generosità della Duchessa di Escalona e di altre benemerite signore e signorine. Una nuova espansione di bene per la Casa, che nel non lungo giro dei suoi venticinque anni venne data dai sovversivi ben due volte alle fiamme, in tragici momenti in cui anche la vita delle suore si trovò in serio pericolo.

Il giorno della festa, oltre 600 tra alunne ed ex alunne accorsero alle funzioni religiose, affollando devote la sacra Mensa.

URUGUAY - Il cinquantenario della morte di S. E. Mons. Luigi Lasagna.

Ricorrendo, il 6 novembre 1945, il cinquantesimo anniversario della morte di S. E. Mons. Luigi Lasagna, Fondatore dell'Opera Salesiana nell'Uruguay, tutte le Case ne rievocarono la grande figura, fra copiosi suffragi, con commoventi commemorazioni. Diecimila copie di un profilo dell'eroico Vescovo, scritto dal P. Giuseppe M. Vidal, ne ridestarono il ricordo anche fra i Cooperatori e gli ex allievi.

Nel giorno anniversario, poi, si celebrò una solenne funzione di suffragio nella Chiesa Metropolitana della Capitale. Pontificò S. E. Mons. Emilio Sosa Gaona, Salesiano, Vescovo di Concepción. Curò il programma musicale, con la nota maestria, la Schola cantorum della nostra casa di Formazione di Manga. La basilica, navate e tribune, era gremita di fedeli. Tessè l'elogio funebre il Salesiano Don Luigi Salaberry. Vi assistevano il Nunzio Apostolico e l'Arcivescovo.

ACCADEMIA COMMEMORATIVA. - Alle 18,30 nel teatro Rex, stipato di Pubblico, si tenne la commemorazione ufficiale.

Dopo un discorso di apertura dell'ex allievo prof. Giuseppe Miranda, prese la parola il dott. Giuseppe Urreta Coyena, illustre giurista e allievo del compianto Vescovo, il quale regalò al numeroso pubblico una delle sue gemme oratorie. Lo seguì la signorina Maria Celia Lisaut che innalzò un inno di gratitudine a Mons. Lasagna a nome delle opere femminili di Don Bosco. Il prof. Don Luigi Morandi rilevò infine le benemerenze scientifiche acquistate nella Repubblica colla cultura della meteorologia. Il pubblico interruppe sovente e coronò con entusiastici applausi i vari oratori. La parte musicale fu magistralmente eseguita dalla « Polifonica » dei « Talleres Don Bosco » diretta dal Maestro Gonzalez.

Le celebrazioni si chiusero in Villa Colòn campo principale dell'attività salesiana del degno figlio di Don Bosco.

Il 15 novembre, alla presenza di 1022 allievi rappresentanti dei collegi della capitale e dintorni, il decano dei salesiani Don Giacomo Giovannini scoperse la lapide commemorativa. Dopo un riuscitissimo saggio ginnastico, vennero premiati i numerosi vincitori dei concorsi promossi nelle scuole primarie e secondarie sulla personalità di Mons. Lasagna.

Il 18, collegio e popolazione tributarono ancora un pubblico omaggio di gratitudine e di ammirazione.

Apostolato ed eroismi di carità sotto la bufera.

(Continuazione: 1° agosto, pag. 128)

Opere di carità e di soccorso svolte dalle Figlie di Maria Ausiliatrice in Sicilia.

La Casa Ispettoriale di Catania fin dall'inizio della guerra si aprì al soccorso degli infelici, con la provvidenziale Opera delle Cucine economiche che dispensarono ogni giorno la refezione calda a 400 poveri. E col cibo materiale dispensò pure a tanta povera gente quello spirituale, coi catechismi, ridestando negli adulti l'affievolita o perduta fede, e preparando i piccoli alla prima Comunione.

Per il Capodanno del 1945, nel salone addobbato a festa, presenti le autorità religiose e civili, venne distribuito il pranzo completo a un migliaio di bimbe poverissime: lo servirono, insieme alle Suore, le exallieve e le educande del Collegio.

In seguito cominciò a funzionarvi il Refettorio Pontificio per i vecchi, che per 3 mesi vi andarono ogni giorno in buon numero a ricevervi la minestra calda, dono del Santo Padre.

Fervidissima, l'Opera svolta a favore delle « bimbe abbandonate»: più di 400 scalze e lacere si raccolsero ogni giorno per il catechismo, il dopo scuola e un po' di laboratorio, ricevendovi anche la refezione calda e la pagnottella. Altre numerose fanciulle e giovanette affluirono quotidianamente ai corsi di cucito e di taglio, e con opportune lezioni di catechismo parecchie vennero preparate alla Prima Comunione a 18 anni e più.

Un asilo gratuito per i bimbi poveri estese l'orario a tutta la giornata lavorativa, e con distribuzione di latte e minestra calda a mezzogiorno. La Casa, pur avendo i locali in parte requisiti, irradiò la sua opera di carità a tanti rifugiati. Nel 1941 ospitò per tre mesi i poveri ciechi e le Suore di S. Anna incaricate della loro assistenza.

Nel 1943 accolse i soldati ammalati. Le Suore fecero loro il catechismo, e promossero apposite devote funzioni fra cui particolarmente bella quella del «Corpus Domini», con la solenne processione nell'interno dell'Istituto.

Nell'ottobre dello stesso anno, dopo l'occupazione inglese, preceduta dall'affrettato sfollamento durante l'ora più tragica della lotta, la Casa accolse le Dame del Sacro Cuore, violentemente cacciate dal loro magnifico Istituto con una loro Madre paralitica, finchè dopo una fervorosa novena a S. Giov. Bosco, ottennero di far ritorno alla propria dimora.

La ricordata, benefica opera per centinaia e centinaia di povere «bimbe abbandonate » si protese in parecchie altre Case, offrendo ins=eme con l'assistenza morale e religiosa grazie ai soccorsi dell'UNRRA - la refezione calda. A Messina i benefattori provvidero anche a premi di frequenza e di catechismo in vestiti; a Caltagirone, le alunne della Scuola collaborarono alla provvida carità del momento, con l'assistere e istruire le povere bimbe raccolte ogni giorno in Casa, e far loro anche da madrine alla Cresima.

La Casa di S. Agata di Militello organizzò un gruppo di Damine di S. Vincenzo, quasi tutte exallieve, le quali, sotto la guida di una Suora, si prestarono ogni giorno a far giungere la provvidenza ai poveri della cittadina ed a preparare biancheria e vestiti. Altre opere di carità vennero adeguate alle circostanze a favore di profughi, sinistrati, feriti, ecc., quantunque la casa rimasta incustodita dalle Suore, costrette il 10 luglio 1943 a fuggire sotto l'infuriare della battaglia per l'avvenuto sbarco inglese a Gela, fosse stata completamente saccheggiata. La stessa sorte aveva subito quanto di meglio avevano cercato con gran fatica di mettere in salvo a Muti, la prima casette offerta per rifugio, ma abbandonata precipitosamente il 1° agosto sotto i tiri di un terribile bombardamento navale, per cercar scampo più in alto tra i dirupi dei monti.

A Messina Giostra, nel 1943, dopo l'occupazione inglese, la Casa, benchè priva di finestre e porte, e da un lato completamente aperta, venne adibita a posto di smistamento dei profughi, ai quali le Suore prestarono assistenza fino al novembre 1944.

Nella stessa città, nell'Istituto « Don Bosco » requisito in parte dalla Croce Rossa per un Ospedale di prima cura, le Suore prodigarono la loro opera fin dal 9 luglio 1940, in cui giunsero i feriti più gravi della nave «G. Cesare », colpita nella battaglia navale di Punta Stilo, cercando di sollevarne le terribili sofferenze, assistendo nell'agonia i primi otto che morirono in pochi giorni, componendo le salme martoriate, e accompagnandole al cimitero.

Dopo la prima grave incursione aerea del 16 luglio 1941 per disposizione della Prefettura, la Casa ospitò 150 sinistrati, ai quali le Suore cercarono di fare tutto il bene possibile anche spiritualmente, mentre preparavano il vitto quotidiano.

Il 31 gennaio 1942, in seguito ad una delle tante gravissime incursioni, l'Istituto venne requisito tutto per Ospedale della Croce Rossa, e dieci Suore - dopo il necessario sfollamento della Comunità - vi si fermarono per l'assistenza dei feriti, fino al 30 marzo, in cui dovettero ritirarsi in un luogo meno esposto.

A Caltagirone (Catania) alla fine del 1942 le Suore prestarono la loro assistenza nell'Ospedale Militare aperto nell'Istituto Salesiano « Domenico Savio », svolgendovi una vera missione di bene tra i soldati degenti.

Dopo l'improvviso terribile bombardamento della cittadina, il 9 luglio 1943, vennero trasportati all'Ospedale centinaia e centinaia di feriti e agonizzanti, tra i quali le poche Suore si prodigarono senza posa giorno e notte, estendendo la loro opera di conforto ai familiari superstiti.

Il 16 luglio - dopo l'occupazione - gli Inglesi vi portarono i loro feriti, in così gran numero che non bastarono più i letti e le corsie, e dovettero essere adagiati per terra nei corridoi. In mezzo a loro le Suore continuarono, con eguale spirito di soprannaturale carità, la loro opera di assistenza fino all'ottobre 1943.

A Bronte (Catania) nell'Ospedale « Castiglione Prestianni » - colpito due volte da bombe e spezzoni, che fecero parecchie vittime tra i malati, e causarono vari danni all'edificio - le Suore nel luglio e agosto 1943 si prodigarono eroicamente in mezzo ai feriti della cittadina e dei paesi vicini, tra l'infuriar della guerra e l'angosciosa mancanza di viveri e specialmente di acqua. Rotti gli acquedotti, ricorsero alla cisterne, ai serbatoi; ma ogni provvista non bastava neppure per i cibi e per dissetare gli ammalati, tanto meno per le esigenze igieniche. Spesso le Suore, affrontando il pericolo dei bombardamenti, erano costrette ad andare a cercarne qua e là per provvedere ai bisogni più urgenti.

Nè mancarono scene angosciose, quando l'ospedale venne colpito due volte da bombe e spezzoni: nei letti, per terra, in ogni angolo vi erano feriti e moribondi! Le Suore, impotenti di fronte all'irreparabile mancanza d'acqua, ebbero lo strazio di non poter rispondere allo sguardo implorante dei poveri agonizzanti, che il più delle volte soccombevano di sete, per essicamento delle vie respiratorie.

Prove di singolare protezione celeste.

Impossibile raccogliere tutti gli episodi di singolarissima protezione celeste affermatasi sulle disperse Comunità nel periodo più tragico dell'occupazione inglese.

La maggior parte di esse dovettero lasciare le proprie Case, e cercar scampo tra i monti, inseguite spesso dagli accaniti cannoneggiamenti o da continue raffiche di mitraglia ; passando talora intere giornate di digiuno. Alcune Suore ebbero le vesti a brandelli, o bruciacchiate in varie parti da scheggie di proiettili, ma senza riportarne alcuna ferita.

La piccola Comunità dell'Asilo « Sara Rubino » di Bronte (Catania) rifugiata in una grotta naturale, passò giorni angosciosi sotto il tiro delle artiglierie, vedendo frantumarsi per lo scoppio delle granate fin la stessa roccia all'intorno. Passate di lì al rifugio comune, stipato di gente terrorizzata, vi soffersero duramente la fame, la sete e ogni sorta d'angustie, poco distando da cadaveri abbandonati, che non si potevano portare via per il continuo sibilo di proiettili.

Superato il pericolo più grave, ritornarono a Casa, in condizioni pietose, mentre il tifo, scoppiato violentemente, andava mietendo numerose vittime. Alcune delle Suore lo contrassero, ma aiutate anche in questo dal Cielo, poterono guarire tutte e bene, per riprendere poi la loro attività fra l'infanzia e la gioventù.

La Casa di Trecastagni (Catania) dove si trovavano raccolte in maggior numero le Suore sfollate da Catania e le Novizie di Acireale, al momento dell'occupazione, nell'agosto del 1943, venne a trovarsi fra due fuochi, e fu vista - da coloro che ne osservavano le sorti col cannocchiale - circondata da ogni parte di proiettili e per qualche minuto avvolta in una nube di fumo e di fuoco. Eppure non ebbe che danni relativamente assai lievi.

Le Suore di S. Agata Militello e quelle di Patti Marina mentre cercavano di mettersi in salvo in aperta campagna, vennero scambiate per soldati in fuga, e mitragliate da diverse ondate di apparecchi. Gettatesi a terra videro piovere da tutte le parti proiettili e scheggie infuocate; ma nessuna fu colpita. Nelle varie peregrinazioni poi monti, tanto le une che le altre, come pure quelle di Cesarò e di Messina sfollate a Limina, si trovarono spesso sotto il fuoco; assistettero a scene strazianti, talora a vere stragi; eppure tutte rimasero illese, proprio come se una mano invisibile avesse deviato i proiettili micidiali, che giunsero a sfiorarle, senza causar loro la minima scalfittura.

(Continua).

Dalle nostre Missioni

CINA Amatissimo Padre,

da diverse vie e da molti si è tentato di far pervenire nostre notizie agli amati Superiori. A quest'ora certamente qualcosa sarà giunto. Mi limito quindi ad alcuni accenni sul periodo bellico trascorso. Abbiamo avuto perdite dolorosissime; D. Matkovics, D. Lareno, D. Munda e D. Dupont uccisi; D. Fontana (1) e Paolo Tang dispersi; D. Parisi ed i Chierici Penengo e Rigodanzo morti, si può dire, in conseguenza delle condizioni portate dalla guerra; tre novizi, Agostino Yu, Giuseppe Lo Ping Sang, Giovanni Ha Ming Tso ed un aspirante, sommersi in mare. Quasi tutti i confratelli della Missione ed alcuni dì Hongkong e Shanghai furono internati; le chiese, le residenze, le scuole della Missione vennero occupate, profanate, spogliate; molte danneggiate. In Missione ed a Shanghai ci furono certi momenti in cui si è rasentata la fame. Ovunque, privazioni.

Con tutto ciò il lavoro compiuto, particolarmente per le opere di assistenza, non ha subìto soste; anzi è andato crescendo. Il modo con cui la Provvidenza ci ha sempre soccorso ha del meraviglioso. Mai ci è mancato lo stretto necessario. Le opere esistenti hanno potuto vivere; solo qualcuna dovette essere trasferita. Così il Collegio D. Bosco di Shiuchow fu riaperto a Linchow, raddoppiando il numero degli interni e degli esterni, nonostante che vi sia rimasto un solo salesiano, D. Geder, il quale aveva contemporaneamente la cura dei due distretti di Linchow e Teongshan.

Non solo hanno potuto vivere le opere esistenti, ma quasi ovunque ebbero largo incremento. Se ne sono poi aggiunte delle nuove. Abbiamo aperto le case di Hanoi nel Tonchino; di Shuchow, lungo la ferrovia Nanchino-Pechino; ìl collegio D. Bosco per i Portoghesi, la scuola di Yut Ya e la casa agricola di Coloane, a Macao. La casa missionaria di Shaukiwan, in Hongkong, fu trasformata in orfanotrofio. A Yunnanfu si è potuto edificare la chiesa ed aprire un laboratorio di meccanica. Identico laboratorio si è inaugurato a Shanghai con macchinario portatovi dai giapponesi e poi rimasto in casa. Sempre a Shanghai venne messo a disposizione tutto il grande fabbricato dell'antica scuola di Nantao, aumentato dell'ex padiglione di isolamento. E tutto questo, dopo aver speso milioni di dollari profferti dalla carità dei buoni, nel mantenere orfani e derelitti della strada, nel soccorrere tutti i bisognosi cui si è potuto andare incontro ! Il che dimostra maggiormente la generosità della Provvidenza che ricambia al cento per uno ciò che si fa per i poveri. Tutte le nostre opere in Cina sono opere di beneficenza.

Ora, è vero, abbiamo anche un collegio nel senso europeo, il « Yut Wa » di Macao, ma non fu cercato da noi: ce l'ha dato la Provvidenza. Era una scuola gestita dalle fondatrici, due protestanti cinesi, che, desiderando ritirarsi dall'insegnamento e volendo che la scuola continuasse a bene della gioventù, pensarono di donarcela così come si trovava, con tutto il materiale. Non potevamo rifiutare, tanto più che si desiderava avere una scuola media, inferiore e superiore, pareggiata. Si ottenne di annetterla, quale succursale dell'Università cattolica Fu Yan di Pechino. Lo sviluppo fu confortantissimo. Per il ramo maschile si poterono acquistare due villette vicine, e così affiancare alla scuola un piccolo pensionato. Per il ramo femminile si pensava alle Figlie di Maria Ausiliatrice. Se ne ottennero tutti i permessi. Ma le comunicazioni impedirono loro di muoversi, e si ricorse alle Madri Canossiane. Il numero delle alunne fu tale che si dovette pensare a distaccarne le elementari inferiori. La Provvidenza ci fece trovare un asilo infantile in vendita, che i proprietari desideravano cederci a prezzo di favore. Denari non ne avevamo: che fare ? Abbiamo pensato che l'asilo sarebbe stata un'opera per le Figlie di Maria Ausiliatrice quando le comunicazioni avessero loro consentito di venire a Macao, e ci siamo raccomandati alla Beata Mazzarello. Subito due benefattori ci offersero il denaro occorrente e l'asilo colle prime quattro classi elementari venne provvisoriamente affidato ad una dirigente dell'Azione Cattolica cinese. Ora le Figlie di Maria Ausiliatrice sono già qui ed hanno assunto la cucina e la lavanderia dell'Orfanotrofio; col nuovo anno scolastico si spera che esse si possano prendere cura anche dell'Asilo: così l'opera sarà completa. Delle donatrici della scuola Yut Wa una si è fatta cattolica unitamente ai suoi genitori, che erano pagani. Speriamo che il Signore ricompensi in egual misura anche l'altra.

Le altre opere di beneficenza preesistenti, come accennai, accrebbero quasi ovunque di molto la loro efficienza. A Macao l'« Orfanato » è arrivato fino a 915 allievi, tanto che si dovette cercare uno sfogo, aprendo una specie di colonia agricola nell'isola di Coloane. L'Asilo degli orfani portoghesi (ora Collegio D. Bosco) fu portato da 17 a oltre 80 interni. La casa di Hanoi ha un orfanotrofio con più di 150 franco-annamiti. Orfanotrofi sono pure la casa di Shuchow e quella di Shaukivan, che accoglie un'ottantina di interni ed altrettanti esterni.

Opere di assistenza.

Non si contenne però entro questi limiti la nostra attività; poichè ci fu concesso di dare il nostro modesto contributo a diverse opere di assistenza. I pochi confratelli della mìssione che restarono liberi si occuparono quasi esclusivamente in opere di assistenza per i rifugiati e per i prigionieri. A Macao, per riferirle soltanto quello di cui fui testimonio, potemmo lenire le sofferenze di molta parte della popolazione. Lavorando dapprima nella Commissione Diocesana di soccorso, cooperammo alla distribuzione dei viveri e nel trovare alloggio ai rifugiati; in seguito si istituì l'asilo dei fanciulli abbandonati che raggiunsero il migliaio, e D. Acquistapace ne fu il primo direttore. S'incominciò pure a distribuire la minestra ai miserabili che morivano per la strada: qualche decina all'inizio, poi centinaia, quindi migliaia. Il nostro esempio suscitò imitatori. Sorsero in quasi tutti i quartieri cucine economiche che durarono fino alla fine della guerra. Anche i rifugiati portoghesi di Hongkong, due mila circa, trovarono il loro primo asilo all'Orfanato: vi rimasero qualche settimana. L'opera principale però fu quella del tesseramento e della distribuzione del riso del Governo. La mente organizzatrice di D. Bernardini attrasse subito la fiducia della cittadinanza; il suo nome divenne popolare e si può dire che si deve a lui se non avvennero disordini a causa della fame.

Ancora a Macao si sono riuniti una sessantina di aspiranti alla vita salesiana e da un anno vi si sono aggiunti i novizi: la loro formazione richiede una cura speciale. Si è riusciti a far loro ottenere titoli legali, che ci consentiranno di avere, fra non molto, insegnanti riconosciuti ufficialmente per le nostre scuole.

E gli Oratori portoghese e cinese ? Quest'ultimo ha preso uno sviluppo particolare sotto la cura del personale della scuola Yut Wa, aiutato da confratelli dell'Orfanato. Una sezione speciale è costituita dai piccoli lavoratori (i « ragazzi della strada », direbbero in Europa). Superarono i trecento e furono occupati in lavori pubblici, nella fabbrica di ovuli di carbone, in lavori di trasporto, ecc. Il nostro D. Rauh, sacerdote da meno di un anno, ha perfino preparato un laboratorio chimico per la fabbrica del lucido, soda, sapone, cloruro di potassio, ecc. Ora sono ridotti ad una ventina, perchè molti furono occupati stabilmente ed altri tornarono al loro paese.

A tutto ciò aggiunga la cura d'anime, fino a qualche mese addietro, delle isole di Taipa e di Coloane col lazzaretto delle lebbrose e il piccolo studentato di teologia, in cui si riuscì a portare al sacerdozio quattro chierici ordinati il 25 marzo 1945; altri due sono al terzo anno di corso.

Come spiegare tanta attività in un personale che inizialmente era destinato al solo « Orfanato » (che aveva circa 200 alunni interni), senza riconoscervi un aiuto speciale di Dio? A tutto ha provveduto il Signore: Orfanato, Asilo degli orfani, Asilo dei fanciulli abbandonati, Casa Agricola di Coloane, Aspiranti, Novizi, e perfino per la casa di formazione di Shanghai e per il Vicariato Apostolico di Shiuchow.

In mezzo a questo fervore di opere, a Macao non si è dimenticata la Buona Stampa, iniziata con successo. Sono già in corso di pubblicazione varie collane di agiografia, le Letture Cattoliche, letture amene, classici cìnesi; si va diffondendo il « Giovane Provveduto», che abbiamo stampato qui; testi di letteratura cinese, ecc.

Questo lo sviluppo di Macao. Ma anche altrove si aprono nuovi campi per la nostra Congregazione in Cina. Abbiamo in vista Pechino: poco tempo fa il Delegato Apostolico chiamò colà d'urgenza il signor Ispettore per decidere l'inizio delle opere ivi progettate. C'è poi Nanchino, coi progetti ormai approvati, Kashing, Kongmoon, Hankow, Chungking, ecc., promesse da tempo, ed un gran numero di richieste antiche e recenti: le ultime a mia conoscenza, sono quelle di Changsa e di Hoinan. Il signor Ispettore ebbe ad affermare che se venissero un migliaio di confratelli, saprebbe come occuparli, perchè il lavoro missionario non difetta: la messe è davvero promettente. Il buon Dio ci aiuterà.

Accolga le preghiere dei figli ed i loro sentiti auguri. Ci ricordi all'Ausiliatrice e ci benedica.

Macao, 10-III-1946.

Obbl.mo ed aff.mo in C. I.

Sac. CLEMENTE BENATO.

(1) Una corrispondenza del 29 maggio seguente ci ha purtroppo precisato la morte anche di Don Ernesto Fontana, che diresse con tanta abilità ed abnegazione per vari anni la nostra opera di Shanghai. Egli si trovava nell'isola di Timor, come insegnante nel Seminario, allo sbarco dei Giapponesi. Inviato, per prudenza, in una residenza dell'interno, fu sorpreso dalla malaria che gli acuì anche i disturbi al fegato, e, portato all'ospedale di Dili, per scarsezza di medicine, vi decedeva, negli ultimi giorni di maggio del 1942. Ne hanno portato la notizia a Macao due suore Canossiane che riuscirono a salvarsi, con altri sacerdoti e suore, fuggendo in Australia. Raccomandiamo caldamente anche l'anima sua ai suffragi dei nostri Cooperatori.

SIAM

Il Signore ha benedetto largamente i sacrifici incontrati e sostenuti dai nostri missionari in questi anni di guerra, poichè le notizie giunteci ultimamente sono assai consolanti e dicono che il lavoro missionario, anzichè arenarsi per la guerra, ne ha tratto invece incremento.

Stralciamo da varie lettere giunteci recentemente questi dati e notizie che torneranno ben grate a quanti seguono le sorti di quella difficile, ma pur promettente missione.

« L'uragano devastatore della guerra è passato; la pace tanto sospirata è tornata a sorridere all'umanità sofferente. Dopo un silenzio di lunghi anni mi accingo a scriverle per farle noto che, ringraziando il buon Dio, nonostante che il Siam sia stato il ponte di passaggio dei giapponesi per la conquista di Singapore e della Birmania, il personale di Ban Pong, di Bang Kok e di Hat Yai, dove si temevano gravi danni, non ebbe a soffrire per nulla. Potemmo toccare con mano la protezione visibile di Maria Ausiliatrice e di S. G. Bosco. Non abbiamo patito molestie nè dai giapponesi, nè dai siamesi, se si eccettuano due mesi di concentramento, passati in buona armonia con le guardie che ci custodivano. In quel critico frangente, abbiamo avuto dimostrazioni di grande simpatia ed aiuti speciali dalle stesse autorità locali ».

Gli avvenimenti della guerra che fecero affluire al Siam gente da tutte le parti del mondo, diedero modo ai missionari salesiani di estendere il loro raggio di bene. Infatti l'Ispettore scriveva in data 9-IX-1945: « Le nostre residenze, specie la Casa della Capitale, Bang Kok, sono il ritrovo dei cappellani, ufficiali e militari di tutte le nazionalità. I missionari sono continuamente assediati da soldati e profughi di tutte le lingue e religioni, che vengono a chiedere conforto.

» Siamo i Cappellani ufficiali della Croce Rossa Internazionale di tutta questa zona.

» Non furono certo le persecuzioni religiose del 1941 o la guerra, che rallentarono il nostro zelo apostolico. Siamo tutti mobilitati da tanto lavoro. Fervore di opere e di vita cristiana in tutte le cristianità».

A Bang Nok Khuek, sede del Vicario Apostolico, « La festa patronale, preceduta dalle Sante Quarantore, vide uno straordinario concorso di popolo, anche come ringraziamento per l'ottenuta pace. Intervenne, riportando entusiastica impressione, il Cappuccino P. Vergeest, cappellano militare olandese, che celebrò la Messa della comunità, distribuendo 745 Comunioni. Alle 10, Pontificale di S. E. Mons. Pasotti. Le autorità furono a pranzo con noi. Dopo la processione, ci fu l'accademia in cui si distinsero i seminaristi. A sera, teatro.

» Anche la festa di S. G. Bosco riuscì ricca di frutti spirituali: i giovani cattolici e il popolo hanno voluto tributargli una grandi testimonianza di pietà e di amore.

»Dopo la Messa solenne, S. E. Mons. Pasotti benedisse la piccola centrale elettrica che illuminerà i locali della residenza ed il reparto delle Suore. L'amore e l'ammirazione per S. G. Bosco va prendendo proporzioni sempre più vaste anche nell'ambiente pagano. Ecco alcune testimonianze. Un Cooperatore salesiano, venendo a farci gli auguri di Capo d'anno, disse: " Ho finito di scrivere la vita di S. G. Bosco. Ritengo un onore se il Signore mi concederà di contribuire a far conoscere così lo spirito di questo grande santo ".

» Alla stazione di Mekhlong un buddista, funzionario al Ministero, diceva ad un nostro missionario: " Mi mandi una vita di D. Bosco. Ne ho parlato ai miei colleghi e desiderano leggerla... " ».

Un coadiutore scrive: « Sono stato ad accompagnare ammalati dal dottore buddista e mi disse: " Ho letto la vita di D. Bosco. Mamma Margherita, quella era una vera madre! "; e ai malati ed agli infermieri improvvisò una lezione sul sistema salesiano ».

BAN PONG. - « Il nostro collegio " Sarasith " di Ban Pong, che per tema dei bombardamenti, data la sua posizione vicina alla stazione ferroviaria, era sfollato per un anno a Bang Nok Khuek, col cessare delle ostilità, ritornò alla sua bella sede e diede, con una riuscitissima accademia musico-teatrale, il saluto alla cittadinanza. Intervennero: il sindaco, i comandanti delle truppe siamesi e alleate, ufficiali, ex prigionieri, autorità e numeroso pubblico, tutti contenti di dare il benvenuto ai figli di D. Bosco.

» Il collegio, già ingrandito in questi ultimi anni, è insufficiente ad accogliere quanti chiedono di essere ammessi o almeno di frequentarne come esterni la scuola che recentemente ottenne il pareggio governativo. Questo è un vero avvenimento per la missione.

» Giorni fa, ha aperto le porte a due giovani apprendisti meccanici: essi andranno per ora a lavorare nell'officina di un cristiano... proprio come ai primi tempi dell'Oratorio di Valdocco... in attesa di poter fondare una grande scuola professionale nella capitale Bang Kok.

» Ancora a Ban Pong è stato ultimamente completato il grande collegio delle Figlie di Maria Ausiliatrice che conta anch'esso centinaia di allieve... ».   (Continua).

CULTO E GRAZIE DI MARIA AUSILIATRICE

Il santo Rosario.

Il santo Rosario è un piccolo vangelo, è la preghiera delle grazie e dei miracoli, è la preghiera della predestinazione per chi la recita devotamente e ne trae massime e norme per la vita cristiana. Mentre le labbra recitano le formule sante, il pensiero è assorto nei misteri della nostra Fede, la nostra mente s'illumina e il cuore si riscalda. Questi misteri insegnano le principali verità, tanto dogmatiche quanto morali di tutta la religione; presentano alla mente la vita del divin Redentore e della sua benedetta Madre nei loro tre stadi del gaudio, del dolore e della gloria. Quale altro libro meglio del Rosario può così facilmente far apprendere coi suoi misteri quella scienza religiosa che è necessaria all'eterna salvezza ?

Il Rosario è preghiera universale. S. Domenico fu il primo a tessere questa ghirlanda di rose mistiche per la Vergine Santa e ne fece un dono a tutti gli uomini, senza distinzione. Ogni «Ave» è un fiore olezzante di pietà che si offre alla Madre di Dio. È preghiera universale anche perchè si presta ad essere recitato in tutti i tempi e in tutti i luoghi, in tutte le feste e per tutte le circostanze, per assistere degnamente alla santa Messa, per l'invocazione dei Santi, per il suffragio dei defunti.

Esso è come il breviario del fedele; è un breve, ma, ripetuto giornalmente, un efficacissimo esercizio spirituale; ed è la migliore preparazione a una buona morte, con l'invocazione incessante a Maria: Ora pro nobis nunc et in hora mortis nostrae.

Il santo Rosario è preghiera gradita a Dio, sia quando vien recitata collettivamente nelle famiglie e nelle comunità, sia quand'è recitata singolarmente, nelle chiese, in viaggio, a passeggio, lavorando, riposando. Recitata nel silenzio della notte, l'anima, per mezzo di essa, si avvicina di più a Dio, e ne sente meglio la voce interiore, con la quale Egli risponde alle nostre invocazioni.

Prendiamo l'abitudine a recitare ogni giorno almeno una terza parte dei quindici Misteri che compongono il santo Rosario. Non tralasciamo mai questa bella, affettuosa, dolcissima preghiera, che ci fa sentire già qui in terra un'eco delle gioie e delle melodie che gli angeli e i Santi provano e cantano in paradiso.

CRISTOFORO GLUCK gran divoto del santo Rosario (1714-1787).

Questo celebre compositore di musica, che fu detto il riformatore dell'opera teatrale e il creatore della musica drammatica, pur in mezzo agli onori, alle ricchezze e alle corti dei re, si mantenne sempre buon cristiano e fu ognora costante nel recitare quotidianamente il santo Rosario. Quand'era fanciullo, cantava con tanta espressione in chiesa, che da ogni parte correva la gente a sentirlo. Un giorno, dopo ch'egli aveva cantato mirabilmente il suo pezzo di musica, gli si avvicinò un frate dall'aspetto venerando, intenerito anch'esso come gli altri uditori, e, congratulatosi con lui, gli diede, per memoria della sua ammirazione, una corona del Rosario, raccomandandogli di recitare ogni giorno questa preghiera e promettendogli, in compenso, immancabile riuscita ne' suoi studi e nella sua arte. A quindici anni, Cristoforo Gluck voleva venire in Italia per perfezionarsi nella musica, ma non ne aveva i mezzi. Si raccomandò alla Madonna, e una mattina, dopo aver recitato con più divozione del solito il suo Rosario, sentì bussare all'uscio, e gli si presentò il maestro di cappella di Santo Stefano di Vienna, il quale lo invitava, a nome dell'Arcivescovo, a un viaggio musicale per l'Italia.

Dovunque egli andò e si trovò - in Austria, in Inghilterra, in Italia, in Francia - non cessò mai di recitare la sua preghiera prediletta. Morì che aveva appena deposta la penna nella composizione di un De profundis.

DISTICO MARIANO

Il bel vessillo del Rosario alletti

i tuoi figli, o Maria, fidi e diletti.

-UN FIORETTO A MARIA

Offriamo una corona di rose a Maria SS. con la recita del santo Rosario, meditando sulla fugacità delle cose terrene, e promettendo di guardarci attentamente da ogni vanità mondana.

Grazie attribuite all'intercessione di MARIA AUSILIATRICE e di S. GIOV. BOSCO

Raccomandiamo vivamente ai graziati, nei casi di guarigione, di specificare sempre bene la malattia e le circostanze più importanti, e di segnare chiaramente la propria firma. Sarà bene, potendolo, aggiungere un certificato medico.

Non si pubblicano integralmente le relazioni di grazie anonime o firmate colle semplici iniziali.

La febbre maligna spariva.

Mancheremmo ad un dovere se non adempissimo la promessa fatta a Maria SS. Ausiliatrice e al suo Servo San Giovanni Bosco perchè invocammo la guarigione del nostro caro figlio ritornato dalla Germania dopo venti mesi di prigionia. Ritornò in uno stato tale di deperimento e con tosse così forte da far temere seriamente della sua salute.

A nulla valevano i rimedi e la scienza medica perchè non si riusciva a calmare la forte febbre sempre aggirantesi sui 38-41 e che durò ben dodici giorni di continuo. Ci rivolgemmo fiduciosi a Maria SS. Ausiliatrice perchè siamo soliti ricorrere a lei nelle nostre calamità; cominciammo subito una novena promettendo la pubblicazione e un'offerta al suo Santuario. Dopo qualche giorno di preghiere la febbre maligna spariva completamente e ora ci siamo recati a ringraziare M. Ausiliatrice e San Giovanni Bosco.

Cuneo, 27-VI-1945.   S. R. B. - A. G.

Stava proprio per morire.

Sottoposto a una operazione chirurgica durata più di tre ore il caso pareva disperato. Gli fu trasfuso il mio sangue quattro volte, e due volte quello dei nipoti, ma poi, ridotto agli estremi, sembrava perduta ogni speranza di salvarlo. Egli stava proprio per morire. Mi rivolsi allora a Maria SS. Ausiliatrice, dalla quale io stessa ero stata miracolata anni or sono quando fui morente per la nascita di una bambina. Anche questa volta venni esaudita.

Ora mio marito è uscito dall'ospedale e sta bene.

Alla Vergine Ausiliatrice onore, lode, gloria, benedizione e tutti i miei più fervorosi ringraziamenti.

Oggiano (Como), 6-IX-1945.

ROCCA GASPARE e RUSCONI BOMBINA.

Non era trascorsa un'ora.

Soffrivo un forte mal di denti. Mi rivolsi con fiducia a Don Bosco pregandolo, se mi avesse guarita, di far pubblicare la grazia. Presi una immagine del Santo e la misi sulla guancia che mi doleva. Non era trascorsa un'ora che mi addormentai e al risveglio non sentii più alcun dolore. Ringrazio il gran Santo della grazia concessami e prego di farla pubblicare.

Ais (Aosta), 2-Ix-s945. SARTEUR CATERINA.

Per una caduta.

In seguito a caduta riportai alla tibia della gamba destra una ferita lacero-contusa che mi obbligò ad una forzata immobilità per circa due mesi, passati i quali, la ferita anzichè chiudersi, appariva purulenta. Vista inutile l'opera del medico curante, presa da sgomento e da serio timore, iniziai con fiducia una novena al caro D. Bosco, il quale mi fece incontrare una persona che si interessò della mia salute, prodigandomi cura energica e premurosa, in modo che in 15 giorni la ferita completamente s. rimarginò, tanto da permettermi di riprendere subito il mio consueto lavoro. Riconoscente alla Vergine SS. Ausiliatrice ed a D. Bosco Santo, invio offerta, con preghiera di pubblicare la grazia.

Rivarolo Canavese, aprile 1944.

DAGHETTO GIACOMINA.

Restò come morto.

Venuto a casa dal mulino, essendo già notte, mio marito salì sul fienile a prendere fieno per le mucche. Ma inciampò e cadde nel cortile dall'altezza della casa. Ai suoi lamenti accorremmo tutti e lo trasportammo a letto, ma lo colsero le convulsioni e poi restò come morto. Spaventati, andammo subito in cerca del medico e di un sacerdote per amministrargli gli ultimi sacramenti. Il medico non ci nascose la gravissima condizione di mio marito. Con fede allora invocai San Giov. Bosco ed iniziai una novena all'Ausiliatrice. Il malato, contro ogni speranza, prese a riaversi e a migliorare. Al termine della novena poteva alzarsi da letto ed ora è completamente guarito.

Monteu Roero, 2-II-1946.

FRANCESCA NAVARINO.

Mi venne fra le mani il periodico.

Da forse tre o quattro anni io soffrivo immensamente per diversi disturbi che provavo e tutti i giorni andavo dimagrendo, con molta palpitazione di cuore e ingrossamento alla gola. Allora passai in visita da parecchi medici, i quali mi dissero che era necessario subire un'operazione. Il male andava intanto aumentando tanto che io ero ridotta in fin di vita. Mi feci trasportare all'ospedale civile di Sondrio per subirla, ma, giuntavi, mi venne fra le mani un numero del periodico Maria Ausiliatrice; e leggendo le innumerevoli grazie concesse per intercessione di S. Giov. Bosco, anch'io ricorsi a lui e feci promessa che se mi avesse concessa la grazia l'avrei fatta pubblicare. Tutto andò bene e adesso sono a casa e sto bene. È stato un vero miracolo.

Campo Tartano (Sondrio), 20-VIII-1945. FABANI MARIA.

La febbre sparì.

Assalito da forte febbre d'ignota provenienza, mio marito fu dovuto trasportare all'ospedale. Allora mi rivolsi a Maria Ausiliatrice e incominciai in suo onore una novena. Al primo giorno di questa la febbre sparì miracolosamente con grande stupore dei medici e non ritornò più. Al termine della novena mio marito poteva tornare a casa. Viva Maria Ausiliatrice!

Collodi, 19-VIII-1945.   ANGELI SILVIA.

Era sparito ogni male!

Da molto tempo ero travagliato da un male, che mi faceva molto soffrire. Fui perciò consigliato dai medici a subire un atto operatorio, senza però che mi si garantisse la perfetta guarigione. Memore di altre grazie ottenute da Maria Ausiliatrice, mi rivolsi a Lei, promisi un'offerta per il suo tempio e diedi inizio a una novena.

Con gioia commossa devo dichiarare che, al secondo giorno, era sparita ogni forma di male e i medici mi giudicavano perfettamente guarito. Perciò ringrazio la Madonna e adempio la promessa.

Milano.   GIUSEPPE PANGOLINI.

Non avevo più notizie.

Da undici mesi non avevo più ricevuto lettere da mio figlio rimasto prigioniero. Tanto desiderosa di ricevere da lui qualche notizia, almeno per le feste Pasquali, decisi di incominciare una novena a Maria Ausiliatrice ed a S. Giov. Bosco. La mia fiducia è stata pienamente esaudita, perchè il sabato santo mi giungeva una sua carissima lettera con le sue buone notizie, in data dello scorso febbraio. Come avevo promesso rendo pubblicamente il mio ringraziamento alla Vergine Santa ed a S. Giov. Bosco, fiduciosa della loro speciale protezione per questo mio figlio e per un suo fratello pure militare e da parecchi anni lontano dalla famiglia, nella cara speranza di presto riabbracciarli.

Cantù, 23-IV-1944. GIULIA AJANI AUDINA. FOGLIZZO - COLPITO SULL'OCCHIO.

Con animo veramente riconoscente, ringrazio l'Ausiliatrice per aver risparmiata la vista al carissimo zio Giuseppe Gandolfo. Si recava per ragioni di negozio ad un vicino paese, quando un gruppo di monelli, visto il forestiero, ne fecero oggetto delle loro fiondate.

Lo scherzo ebbe le sue tristi conseguenze perchè un piccolo proiettile venne a colpirgli l'occhio sinistro.

I medici, più volte consultati, non negarono la gravezza del caso, e il male intanto non dava segni di miglioramento anzi costringeva l'infermo a cure noiosissime.

Ma migliorò e guarì poi perfettamente il giorno in cui i famigliari ed io, dal mio Istituto, iniziammo una novena alla grande Ausiliatrice.

Ora, completamente risanato, ringrazia con noi la Madonna invocando il suo patrocinio su di lui e su quanti gli sono cari.

7-X-1945.   Ch. ALBERTO SARACCO.

CISMON DEL GRAPPA - S. GIOVANNI BOSCO MI SALVÒ. Quando, a mezzo di mio fratello chierico Salesiano, venni a conoscenza dell'opera svolta da S. Giovanni Bosco a beneficio di tante anime e della protezione che tuttora accorda a quelli che nelle loro angustie a lui fanno ricorso, spontaneo nacque in me il desiderio di eleggerlo a mio protettore, cosa che tosto effettuai.

Da quel momento Egli mi fu sempre vicino e posso affermare che, sia durante il servizio militare sia nei venti mesi di dura prigionia trascorsi in Germania, mi fu di sostegno e di forza nei pericoli di ordine morale, cui mi trovai esposto, e da bombardamenti e mitragliamenti aerei miracolosamente mi salvò.

Dove però si manifestò visibilmente la valida protezione del celeste Patrono da me invocato fu nel terribile bombardamento del 14 marzo 1945 a S. Weibruchen, quando, tra le macerie che seppellirono tanti miei compagni, mi trovai illeso.

Riconoscente pertanto a S. Giovanni Bosco per le grazie che mi ha concesse ed anche per essere stato rimpatriato poco dopo la liberazione, lo prego a volermi guidare nella vita e ad aiutarmi ad essere in ogni circostanza un vero cristiano.

12-II-1946.   ZANELLA GIOVANNI.

FOGLIZZO - NON AVEVO PIU' CONOSCENZA. Quest'inverno scorso, in gennaio, venivo improvvisamente colto da una grave polmonite, aggravandosi poi lo stato di salute a causa della fortissima febbre che mi fece perdere la conoscenza.

Dopo alcuni giorni di angosciose ansie, i miei cari, che non mi abbandonavano dal capezzale, temevano una catastrofe. Mia moglie con la bambina si rivolsero con viva fede a Maria Ausiliatrice e a S. Giovanni Bosco, per ottenere la guarigione. Infatti, alcuni giorni dopo, migliorai sensibilmente ristabilendomi completamente.

Riconoscente invio offerta, e desidero la pubblicazione della grazia.

15-III-1944.   MUSSO LUIGI.

DIANO D'ALBA - PRIMA CHE FINISSE LA NOVENA. Da tre mesi non avevo notizie del marito prigioniero e le mie speranze cominciavano ad abbandonarmi; ma essendo io tanto devota di Don Bosco Santo, incominciai una novena promettendo un'offerta e di pubblicarne la grazia. Dopo sei giorni ricevetti un suo scritto. Ora adempio la promessa invocando sempre la protezione del gran Santo sulla mia famiglia.

22-1-1945.   MARIA DRAPANTE in ZOCCA.

GUASTALLA (Reggio Emilia) - ERO QUASI MORIBONDO. Il giorno 1° febbraio u. s. un mio nipote di anni 14, sfollato da Milano e affidato a me, già da due anni, veniva ricoverato d'urgenza all'ospedale, quasi moribondo, per una improvvisa nefrite acuta e dichiarato perduto. Nella disperazione più grande e nell'attesa della madre, pregai la Vergine Ausiliatrice perchè lo tenesse in vita fino al suo arrivo. Un'ora prima della sua venuta il bambino riprendeva la conoscenza e accoglieva poi la madre cori gioia. Ora sta benino e la guarigione è certa.

Invio un'offerta promessa ed un grazie vivissimo per la Vergine Ausiliatrice, con preghiera di pubblicare la grazia.

21-11-1944.   IDA MOSSINI.

GAGGIANO (Milano) - TRASCINATO DALLA CORRENTE. Il giorno 10 ottobre dello scorso anno, trovandomi in Fagnano sul Naviglio, in provincia di Milano, il mio bambino Emilio, piccolo di quattro anni, cadde in un fossato e fu trascinato dalla corrente per una cinquantina di metri passando anche sotto una pericolosa tomba. Quanto sia rimasto in acqua non si può precisare perchè al fatto erano presenti solo due bimbi che, intimoriti, se ne fuggirono senza darne avviso. Quando non mi vidi più d'attorno il mio piccolo, l'istinto materno mi fece intuire quanto era successo; segnalai la cosa ad alcuni giovani, che di fatto raccolsero il corpicino inanimato presso la rastrelliera del fosso.

Prima che alle cure del medico mi affidai alla SS. Vergine ed a Don Bosco per aiuto, ed ebbi la consolazione di essere completamente esaudita. Dopo parecchio tempo di respirazione artificiale il piccolo si rianimò; sopravvenne una polmonite, ed anche questo-pericolo fu scongiurato. Ora il piccolo è sano e salvo, ed in segno di riconoscenza prometto alla SS. Vergine Ausiliatrice di farlo crescere nella sua santa devozione.

23-II-1944.   GIUSEPPINA FASANI.

FARIGLIANO (Cuneo) - NOTIZIE BRAMATE. Dopo l'armistizio non avemmo più notizie di nostri due cari familiari, ma non ci perdemmo di coraggio, e continuammo sempre a pregare la cara Madonna e S. Giovanni Bosco. Non molto dopo sapemmo che erano prigionieri in Germania e che stavano bene.

Così pure non avevamo da 13 mesi notizie di un altro nostro familiare che si trovava in Russia: pregammo l'Ausiliatrice e proprio lo stesso giorno fu annunziato per radio che si trovava prigioniero e stava bene.

28-III-1944.   ADAMO DOMENICA.

Pizzio Teresa e famiglia (Fontaneto d'Agogna - Novara) - Trovandoci in gravi circostanze ci rivolgemmo con fiducia a Maria Ausiliatrice e a S. Giovanni Bosco chiedendo aiuto. Fummo esauditi e con animo riconoscente, come da promessa, inviamo tenue offerta per le Opere salesiane, invocando ancora l'aiuto di Maria SS. e di Don Bosco per altre grazie e la loro protezione sulla nostra famiglia.

Tassi Maria in Zambianchi (Santa Cristina) - Da nove mesi non avevo più notizie da mio marito militare. I giorni trascorrevano nell'ansia, sempre con fede nell'intercessione di Maria Ausiliatrice e finalmente il giorno 7 marzo mi giunse una lettera scritta dalle sue mani, in cui mi dava notizia ch'era prigioniero e che godeva perfetta salute. Commossi invio una tenue offerta affinchè Maria Ausiliatrice e S. G. Bosco proteggano sempre il mio caro marito.

Palmira Scapolla (Cartasegna) - Nello scorso agosto mia sorella Erminia, dopo aver dato alla luce una creatura, in seguito a complicazioni avvenute, si aggravò tanto, che il dottore dichiarò che soltanto un miracolo poteva salvarla.

Fidente in Maria Ausiliatrice a Lei rivolsi il mio cuore angosciato e, grazie alla sua protezione, fui esaudita. Riconoscente a Maria Santissima, a grazia ricevuta, adempio la promessa fatta.

Emma Binetti ved. Gàlata (Treviso) - Invio un'offerta in segno di ringraziamento per scampata pericolo ottenuto in seguito a preghiere rivolte a Maria Ausiliatrice.

Buffa Giovanni e Squara (Rive) ringraziano S. Giovanni Bosco per essere stati preservati da morte certa in seguito alla caduta di un grosso e pesante portone.

La ragazza Amberti Mariuccia (Orbassano) durante il pericolo corso da suo fratello Giuseppe sotto l'incursione aerea del 29 marzo 1944 invocava il nome santo di Don Bosco affinchè lo proteggesse e lo salvasse. Dopo cinque e più ore ebbe finalmente notizie: egli era salvo ed ella, a ringraziamento e per grazia ricevuta, offre, come da promessa.

Sobrero Luigia e famiglia (Cravanzana - Cuneo) ringraziano Maria Ausiliatrice per aver serbati incolumi tutti i membri durante gli anni di guerra ed averli nuovamente riuniti sotto il medesimo tetto.

Carla Bruni (Acqui) ringrazia il suo grande protettore S. G. Bosco per una grazia insperata che ha portato tanta luce, tanto conforto e tanta serenità negli animi.

Bisognosa di altri grandi pressanti favori, invoca la protezione vigile del Santo e promette di sostenere sempre le Opere di questo suo grande Patrono.

Ester Bia (Collecchio - Parma) - Da qualche giorno avevo perduto la speranza di ritrovare un importante documento di mio marito. Invocata Maria Ausiliatrice, esso mi uscì da un nascondiglio impensato.

Martina Bonetti Boggio (Saronno) - Lo scorso anno, grave malattia incolse mio marito, per cui fu tosto necessaria lunga degenza clinica ed intervento chirurgico; seguirono mesi di cure alternati da speranze e trepidazioni finchè si rese necessario un secondo definitivo intervento assai difficile, reso più serio dall'età. Raccomandato l'infermo a Maria Ausiliatrice l'operazione si compì felicemente recando la guarigione e il recupero delle forze.

Maria Bandiera (Bassano del Grappa) riconoscente alla intercessione della Vergine Ausiliatrice, a cui si era in modo speciale rivolta, rende noto di aver pienamente ottenuta la grazia desiderata.

Ringraziano ancora della loro intercessione Maria SS. Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco:

Scovazzi V. (Quaranti) per la riconquistata salute.

Fam.a Bono (Gorzano di S. Damiano d'Asti) per la guarigione del padre, della madre e dei figli Francesco, Vittoria,

Mariuccia e Pierina che erano stati colpiti da tifo maligno. Filippello Bernardo fu Lorenzo (Quaranti) per segnalatissima grazia ricevuta.

Magnetti Francesca (Scalenghe) per la guarigione di un vitello !

Moretto Angioletta (Dervio) per la guarigione di un nipote sofferente per otite e mal di gola.

De Martini Rosetta (Lorsica) perché calunniata, perseguitata affidò la sua innocenza alla Vergine Ausiliatrice e a Don Bosco Santo e senti tutta l'efficacia della loro potente protezione; altre grazie ottenne per la sua famiglia.

Faroppa Costanza (Priero) per la particolare protezione ottenuta su tutta la famiglia e in modo particolare su un figlio partigiano, un'altro prigioniero in Inghilterra e un terzo che fu per ben due volte ostaggio ai tedeschi!

Da Fies Celso e Antonia (Valle di Cadore) per la completa guarigione dei piccoli Marialisa e Giovanni.

Sormonzini Abigaille ved. Vescovo (Lanzada) per l'assistenza e i conforti ricevuti durante una grave operazione chirurgica con esito felicissimo: invoca benedizioni e grazie poi figli.

Arzone Albertina ved. Provera per l'ottenuta guarigione del figlio Armando che essendo affetto da pleurite persistente fece la novena al nostro Santo e ottenne la guarigione.

Famiglia Zarattini (Torino) per aver potuto ricuperare materiale per un valore rilevantissimo che era stato rubato da ignoti.

Drocco Laura (Rodello d'Alba) perchè un suo figlio che era stato calunniato venne riconosciuto innocente; invoca protezione pel figlio che si trova ancora in Russia...

M. O. A. per una segnalatissima grazia ricevuta; promette eterna riconoscenza!

Moroni Gentile per la particolare protezione ottenuta durante il servizio militare in Italia, Croazia, da internato militare in Germania e... nella liberazione da parte dei Russi!

P. V. (Grana) perchè il figlio ottenne più di quanto sperava!

Codino Fiorito Caterina (Stella S. Martino) perchè la sua Maria Rosa, di 14 mesi, caduta gravemente inferma ottenne da San Giovanni Bosco completa guarigione.

Ciliotta Angelo (Valle di Cadore) per essere stato liberato da un calcolo renale dopo una fervorosa novena alla Madonna di Don Bosco Santo.

Leonesio Lucia in Lascia (Tremosine) perché tutti i suoi figli militari furono mirabilmente protetti e ricondotti sani e salvi alla loro casa!

Roggero Anna (Nizza Monferrato) per la miracolosa guarigione della piccola Maria Teresa che sofferente per appendicite perforata con peritonite fu felicemente operata e guarì perfettamente in un mese!

Bessè Emilia (Cuneo) pel notevole miglioramento ottenuto e in attesa di completa guarigione.

Zelloli Mario (Romanengo) per la grazia ricevuta.

Negrinelli Luigi avendo riportato due fratture alla gamba sinistra si raccomandò a Don Bosco Santo e in 6 mesi guarì perfettamente e i medici avevano giudicata la guarigione molto difficile...

Radicati Caterina (Passerano) ringrazia per la particolare protezione avuta da San Giovanni Bosco durante l'anno 1945.

Mirabelli Alberto (Alessandria) perchè colpito da dolori e trafitture al torace che gli facevano presagire una tremenda malattia ne fu liberato al termine di una fervorosa novena a Maria SS. Ausiliatrice!

Masi Margherita (Taranto) perchè una sua nipotina colpita da bronchite, polmonite e pleurite fu liberata dal pericolo di dover subire una difficile operazione e di esito dubbio.

Pellegrini Vittoria (Alone) per l'ottenuto miglioramento in salute della mamma gravemente inferma per artrite acuta.

Pavignano Clelia (Biella-Barazzetto) per la speciale protezione accordata al figlio durante 33 mesi di servizio militare.

Floriani C. (Germagnano) per la miracolosa guarigione di un nipotino di sette mesi che colpito da grastro enterite in pochi giorni si rimise completamente solo per intercessione di Maria SS. Ausil.ce e di Don Bosco Santo! I dottori curanti avevano dichiarato il caso disperato.

Morello Oreste (Brosso Canavese) per l'ottenuta scomparsa di dolori atroci interni, intercostali causati da una caduta battendo fortemente su di una roccia.

Bonzo Giuseppina (Bruno) colpita da colica renale con dolori atroci, senza poter riposare nè giorno ne notte, ottenne miglioramento appena iniziata la novena consigliata da San Giovanni Bosco: ora sta bene.

Tivaroni prof. Jacopo (Genova) per ottenuta guarigione da cardiopatia ed esaurimento nervoso.

NECROLOGIO

Salesiani defunti:

Sac. BERNARDO SAVARI, da Lodi, † a S. Benigno Canavese, il 31-VII u. s. ad 8o anni.

Fatto il ginnasio nel nostro istituto di Firenze, era passato al noviziato di S. Benigno nel 1885, ricevendovi l'abito dalle mani di D. Bosco e godendo delle confidenze e della direzione del Santo anche negli anni successivi. Crebbe quindi nel più puro spirito salesiano, e, fatto sacerdote, divenne il modello dei direttori delle nostre case di formazione in cui svolse il suo più prezioso apostolato, accreditandolo con l'esempio di un'abituale unione con Dio, che traspariva nel fervore di una amabile pietà, di un candore immacolato, di una soave bontà e semplicità di cuore, nella costante ascesi della più perfetta osservanza religiosa. La Divina Provvidenza gli concesse di morire nella sua casa prediletta, come un patriarca, edificando tutti, fino all'ultimo respiro, con l'esercizio delle più preclare virtù.

Sac. CASTAGNO GIUSEPPE, † a S. Paolo (Brasile) il 7-X-1944 a 75 anni.

Accolto come " figlio di Maria " da Don Bosco nel collegio S. Giovanni Evangelista in Torino, ricevette l'abito ecclesiastico dalle mani del Santo nel 1887 e svolse poi il suo apostolato nelle nostre Case dell'Uruguay e del Brasile offrendo a tutti l'esempio delle più elette virtù salesiane.

Sac. MANASSERO EMANUELE, † a Roma (Sacro Cuore) il 29-V-1946 a 73 anni.

Nell'Oratorio di Torino, gli ultimi anni della vita di Don Bosco, ebbe la gioia di confessarsi dal Santo e di goderne le paterne predilezioni. Si formò quindi al più genuino spirito salesiano e, laureato in filosofia e teologia, dopo appena un anno di sacerdozio, venne inviato in Polonia, prima come Direttore della Casa di Oswiecim, poi come Ispettore dell'Ispettoria polacca. Resse in seguito l'Ispettoria Subalpina in Italia e quella degli Stati Uniti d'America e d'Australia. Dal 1929, tornato in patria, consacrò tutte le sue cure ai nostri chierici studenti presso le Pontificie Università in Roma, prodigandovi i tesori del suo generoso cuore ed edificando tutti col fervore della sua pietà sacerdotale e della sua osservanza religiosa. Il Signore gli concesse la grazia di celebrare la sua Messa d'oro all'altare a cui aveva celebrato la prima, fra la commossa venerazione dei confratelli e degli ex allievi affezionatissimi.

Sac. CROSIO GOTTARDO, † Treviglio (Bergamo) il 3-V-1946 a 73 anni.

Nel Collegio di Borgo S. Martino vide per la prima volta Don Bosco e gli diede il benvenuto a nome dei compagni in una delle prime visite del Santo alla nuova fondazione. Si affezionò quindi alla vita salesiana e vi consacrò il suo apostolato nell'insegnamento fino alla morte con ammirabile senso pedagogico e didattico.

Coad. MOLA VINCENZO, † a Arrozeira (Brasile) il 27IX - 1944 a 72 anni.

Accolto come aspirante alla Società salesiana nel Collegio S. Giovanni Evangelista di Torino negli ultimi mesi della vita di Don Bosco, partì ben presto per il Brasile ove fece il suo noviziato e divenne un vero modello dei nostri Coadiutori.

Coad. CONRARDY EDGARDO, † a Liegi (Belgio) il 7-V-1946 a 70 anni.

Sac. AUSTEN GIORGIO, † a Bolton (Inghilterra) il 23-XI-1940 a 62 anni.

Sac. HICKEY GIUSEPPE GIOVANNI, † a Burwash (Inghilterra) l'11-II-1943 a 54 anni.

Sac. BIOLCHINI ALVARO, † a S. José dos Campos (Brasile) il 21-II-1946 a 37 anni.

Coad. BONDIONI GIOVANNI, † a S. José dos Campos (Brasile) il 2-11-1941 a 36 anni.

Sac. MARIANI UGO, † a S. José dos Campos (Brasile) l'8-X-1944 a 31 anni.

Sac. SAMPO' FRANCESCO, † a Caserta (Napoli) il 9-V-1946 a.30 anni.

Ch. VARDANEGA QUINTO, † a S. José dos Campos il 26-IX-1942 a 28 anni.

Sac. WEISS GIOVANNI, † a Tres Lagoas (Brasile) il 10-1-1945 a 40 anni.

Sac. ZANOTELLI CARLO, † a Campos (Brasile) il 7-XII-1941 a 68 anni.

Cooperatori defunti:

Mons. GIUSEPPE FALETTI, † a Diano d'Alba il 23-VII u. s.

Zelantissimo parroco ed affezionato Decurione dei Cooperatori, portò la parrocchia di Diano ad un fervore di vita cristiana da farne veramente un modello.

Uomo tutto di Dio, non viveva che pel bene delle anime, edificando la popolazione con la sua pietà, la sua mortificazione, la sua bontà paterna e la sua carità. Suscitò tale divozione a Maria SS. Ausiliatrice ed a S. Giovanni Bosco, da dar l'impressione d'una parrocchia salesiana. Poichè salesiano era lo spirito che animava il suo ministero pastorale e l'ardore del suo santo apostolato, che diede tante belle vocazioni a Don Bosco ed all'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice.

Coniugi INGIGNOLI GIUSEPPE e FAVINI VITTORIA in INGIGNOLI, Varallo Pombia (Novara).

Ferventi Cooperatori, devoti di Maria Ausiliatrice e di S. Giovanni Bosco, hanno voluto beneficare le Opere Salesiane anche in punto di morte con una generosa offerta.

LASAGNA GIUSEPPE, † a Castelletto d'Orba (Alessandria), il 5-VIII-1946 a 67 anni.

Uomo di grande rettitudine, consacrò tutta la vita al lavoro ed alla famiglia, assicurando ai figli la cristiana educazione nei nostri collegi. Sopportò serenamente la lunga malattia e morì confortato anche dell'assistenza del suo Don Luigi, salesiano.

Altri Cooperatori defunti:

Adamo Domenica, Farigliano (Cuneo) - Agnesi Giovannina, Villalba (Caltanissetta) - Agno Alessio, Malo (Vicenza) - Albertini mons. Antonio, Fusignano (Ravenna) - Angeli Giuseppe, Revò (Trento) - Arlotti Laura, Rimini (Forlì) - Assali D. Costantino, Vobbia (Genova) - Assali Domenico, Folignano (Piacenza) - Barbero Clotilde, S. Remo (Imperia) - Bargero dott. Amos, Castelbolognese (Ravenna) - Beltrami Caterina, Pila (Vercelli) - Berardi Lune, Lugo (Ravenna) - Bianchi Giovanna, Milano - Bocca Stefano, Bellaria (Forlì) - Boccagni Ernesto, Legos (Trento) - Bonazzi Quinto, Gherghenzano (Bologna) - Bordignon Angela, Romano d'Ezzelino (Vicenza) - Borgognoni Erminia, Montecopiolo (Pesaro) - Botta Cesira Lardella, Sampierdarena (Genova) - Breda Virginia, Bettola (Piacenza) - Brusi Ceccoli Peppina, Lugo (Ravenna) - Bunino Francesco, Rivera (Torino) - Busu Elena Giulianelli, Rimini (Forlì) - Cabras Giovanni, S. Lussurgiu (Cagliari) - Camanzi Elvira, Lugo (Ravenna) - Campagnola D. Giuseppe, Chiappeto (Piacenza) - Campara Croce Lucia, Velo Ver. (Verona) - Canettoli Cavallini Teresina, Lugo (Ravenna) - Cantagalli Clementina, Lugo (Ravenna) - Capparelli D. Gaetano, Posta (Rieti) - Capucci Augusta, Lugo (Ravenna) - Capucci Bartolomeo, Lugo (Ravenna) - Capucci Brigida, Lugo (Ravenna) - Capucci Clelia, Lago (Ravenna) - Capucci cav. avv. Giov. Fattista, Lugo (Ravenna) - Capucci Cortesi Rina, Lago (Ravenna) - Cardinali Elvira, Osimo (Ancona) - Carlo Paolo, Gairo (Nuoro) - Carnielli Clementina, Sesto al Reghena (Udine) - Catalano Giuseppina, Termini Imerese (Palermo) -.Cavagnada Clemente, Villafranca Lunig. (Apuania) - Cesaretti Pietro, Monteromano (Arezzo) - Chetoni Rossi Teresa, Lugo (Ravenna) - Ciccarelli Lucia, Cadidavid (Verona) - Cini Contarini Margherita, Lugo (Ravenna) - Climaco D. Vincenzo, Lacco Ameno (Napoli) - Colombara Malvina, Vercelli - Compagnoni Augusta, Lugo (Ravenna) - Corazza Clementina, Brez (Trento) - Corelli Achille, Logo (Ravenna) - Corona Maria Sias, S. Lussurgiu (Cagliari) - Corsaro Francesco, Paternò (Catania) - Croari Pasini Maria, Lugo (Ravenna) - Croari Nella, Lugo (Ravenna) - Cubeddu Lai Maria, Ballao (Cagliari) - Culasso D. Ernesto, Cortemilia (Cuneo) - De Alessandri Mariuccia, Abbiategrasso (Milano) - De Amicis Penzi Giovanna, Acqui (Aless.) - De Bernardi Ester, Torino - De Blasi doti. Francesco, Palermo - De Giorgis Vittoria, Vercelli - Del Conte Adele, Firenze - Del Cari Girolamo, Flaibano (Udine) - Della Ferrara Margherita, Poirino (Torino) - Della Vecchia Gaetano, Malo (Vicenza) - De Lorenzi Rosa, Bindo (Como) - De Rita Achille, Vallecrosa (Frosinone) - Deriu Antoniangela Porcu, S. Lussurgiu (Cagliari) - Deriu M. Giuseppa Porcu, S. Lussurgiu (Cagliari) - Distefano cav. Antonio, Biancavilla (Catania) - Drei Romea, Lugo (Ravenna) - Esente Mirco, Udine - Famanelli Giuseppe, S. Tornio (Vicenza) - Fasola Domenica, Maggiora (Novara) - Federici D. Pietro, Rastignano (Bologna) - Fiacchi Ortensia, Lugo (Ravenna) - Filippi Luigia, Lavis ('Trento) - Filippi Vincenzo, Lugo (Ravenna) - Filipponi D. Filippo, Querciolano (Firenze) - Fontana Serafino, Cureggio (Novara) - Fontaneto Carlo, Borgomanero (Novara) - Forbicini Giuseppe, Lugo (Ravenna) - Forbicini Pietro, Lugo (Ravenna) - Foschi D. Dino, Musella (Forlì) - Foschi Giorgia, Cave (Roma) - Francesconi Angelina, Lago (Ravenna) - Francio- Signorelli Carla, Rocca Del Colle (Bergamo) - Furnari Adelaide, Montebello fonico (Reggio Cal.) - Cagliano Teresa, Panicale (Perugia) - Galli Bice, Bettola (Piacenza) - Gallia Carlo Edoardo, Torino - Gazzaniga avv. Riccardo, Bagno'o S. Vito (Mantova) - Ghiani Maria Cristina, Terralba (Cagliari) - Gianuzzi Luigia, Asti - Gioffrè Francesco, Comerconi (Catanzaro) - Girelli Giovanna, Castelnuovo (Verona) - Grasselli Maddalena, Tarcento (Udine) - Graziani Anna, Breganze (Vicenza) - Guerrini Girolamo, Lugo (Ravenna) - Guspini Caterina, S. Lussurgiu (Cagliari) - Hotz cav. Luigi, Panna - Invernizzi Angela, Bindo (Como) - Isella Pietro, Acqualunga (Pavia) - Lanaro Bortolo, Malo (Vicenza) - Longhini Luigi, Lago (Vicenza) - Manca dott. Giovanni Maria, S. Lussurgiu (Cagliari) - Mannone Caterina, S. Lussurgiu (Cagliari) - Manzoni conte Pio, Lugo (Ravenna) - Marchini Giuseppe, Matraia (Lucca) - Marcon Luigina, ved. Zucco, Fonzaso (Belluno) - Marconi Dionisio, Sambucheto (Macerata) - Maritano Albertina, Avigliana (Torino) - Marzeddu M. Angela Scanu, S. Lussurgiu (Cagliari) - Masi Montessori N. D. Cornelia, Modena - Massano Teresa, Covone (Cuneo) - Massida Priama, S. Lussurgiu (Cagliari) - Mastrorocco Domenica, Acquaviva Delle Fonti (Bari) - Mattaliano Rosalia, Cammarata (Agrigento) - Melandri Luigi, Lugo (Ravenna) - Melani Giuliana, Constalunga (Bolzano) - Mele M. Giuseppe, S. Lussurgiu (Cagliari) - Meloni Massida Elena, S. Lussurgiu (Cagliari) - Meloni Francesco, S. Lussurgiu (Cagliari) - Meucci Ida, Antignano (Livorno) - Micheletti Angela, Torino - Miglio Giuseppina, Intra (Novara) - Milza Delfina, Bettola (Piacenza) - Monica Massimina, Rovereto (Trento) - Morghen Giuseppe ed Erminia, Arco (Trento) - Moruzzi Umberto, Lago (Ravenna) - Munari Leonardo, Gallio (Vicenza) - Nania Enrichetta, Petrizzi (Catanzaro) - Nespolo Angelo, Brozoli (Genova) - Nicolini Francesco, Malo (Vicenza) - Obinu Antonio, S. Lussurgiu (Cagliari) - Oliano Camillo, Roncone (Trento) - Ongari Teresa, Pelugo (Trento) - Orsini Mariuccia, Lago (Ravenna) - Pani Giovanni Battista, S. Lussurgiu (Cagliari) - Pantoli Lucia, Tredozio (Forlì) - Parmeggiani Albina, S. Eufemia Della Fonle (Brescia) - Pellegrini Ada, Padova - Pellerano Sofia ved. Casella, S. Margherita Ligure (Genova) - Petrobelli c.ssa Cesara, Bertipaglia (Padova) - Piccione Limpido D. Francesco, Avola (Siracusa) - Picco Leonardo, Bordano (Udine) - Pinna Obinu Giuseppe, S. Lussurgiu (Cagliari) - Piras Putzu Francesco, S. Lussurgiu (Cagliari) - Poli Battista, Capanne (Lucca) - Poli Teresa, Piancaldoli (Firenze) - Pontoni Massimo, Pradamano (Udine) - Porta Santina, Savona - Portalone Carolina, Canicattì (Agrigento) - Prandi Margherita, Igliano (Cuneo) - Procuranti Antonio, Monzone (Apuania) - Ragazzini Giuseppe, Lugo (Ravenna) - Rapisarda Alfio, Adrano (Catania) - Rasera Davide, Moriago (Treviso) - Ravaglia doti. Giuseppe, Lugo (Ravenna) - Recagno Emanuela, Cogoleto (Genova) - Ricci Simeone, Serbadone (Forti) - Rigoni Antonia ved. Rotte, Gallio (Vicenza) - Rondinelli Giovanni, Lugo (Ravenna) - Resseai Calogera, Castrofilippo (Agrigento) - Buio Giovanni Andrea, S. Lussurgiu (Cagliari) - Santamaria D. Antonio, Cunardn (Varese) - Santini Rizieri, Monzone (Apuania) - Schiavalocchi Pietro, Bagolino (Brescia) - Secci Giovanni, Settimo S. Piet; o (Cagliari) - Silvestri Cristina, Livigno (Sondrio) - Sismondi Giuseppe, Roascio (Cuneo) - Solieri Annunziata e Clementina, Lugo (Ravenna) - Solitro D. Pietro, Boccino (Salerno) - Spartiviero Giovanni, Zovon (Padova) - Suardi Luigi, Carobbio (Bergamo) - Suardi Sandrina, Villa Romanò (Conio) - Tallone cav. Michelangelo, Manta (Cuneo) - Tamba Imelde Corelli, Lago (Ravenna) - Tampieri Virginia, Lugo (Ravenna) - Tamburini Maria, Rovereto ('Trento) - Tardito Giuseppe, Alice Belcoile (Aless.) - Tescari Miola Lucrezia, Thiene (Vicenza) - 'l'ion Massimo, Pradamano (Udine) - Torchiana Attilia, Sarzana (Spezia) - Tonon Angelo, Vittorio Veneto (Treviso) - Tornatore Pietro, Dolceacqua (Imperia) - Valvo Paolo, Palazzolo Acreide (Siracusa) - Venturini D. Evaristo, Lago (Ravenna) - Verlicchi Leopoldina, Lugo (Ravenna) - Vici Giuseppina, S. Giovanni in Marignano (Forti) - Vitali Pietro, Treviglio (Bergamo) - Zaccari Corrado, Lugo (Ravenna) - Zambaiti Beltrami Alessandrina, Leffe (Bergamo) - Zampa Letizia, Sovizzo (Vicenza) - Zanni Antonio, Preseglie (Brescia) - Zappareddu Basoli Caterina, Ozieri (Cagliari) - Zaretto Francesco, Moncrivello (Vercelli) - Zeppa Annibale, Gallinaro (Frosinone) - Zeppa Bevilacqua Luisa, Gallinaro (Frosinone).