15 Novembre 1946 - Anno LXX - N. 29
La pubblicazione del Calendario ci ha fatto rinunziare, pel costo della carta, al numero ordinario del 1° novembre che avrebbe dovuto degnamente illustrare il centenario della discesa di Mamma Margherita all'Oratorio di Valdocco. Era proprio il 3 novembre 1846, quando la buona mamma, cedendo all'invito di Don Bosco, lasciava la quiete della casetta natìa al colle dei «Becchi» e seguiva il suo incomparabile figliolo alla città di Torino: quaranta chilometri a piedi! A pochi passi dalla meta, al « Rondò » dell'attuale corso Regina Margherita, incontrarono il teologo Vola che, commosso dalla loro povertà, si trasse di tasca l'orologio e lo diede al Santo esclamando: « Io per tornare a casa non ho bisogno di saper l'ora. Vendilo e provvediti almeno un boccone per stasera ».
Non avevano un soldo in tasca! La mamma portava un canestro di biancheria - il suo corredo da sposa - con alcuni oggetti più indispensabili. Don Bosco, alcuni quaderni, un messale ed il breviario. La loro abitazione, nella parte affittata di casa Pinardi, consisteva in due camerette, di cui una doveva pur servire da cucina, ed in due stanzette annesse alla tettoia trasformata in cappella, che dovevano essere a disposizione dei giovani. Le suppellettili: due letticciuoli, due panche, due sedie, un baule, un tavolino, un pentolino, una casseruola con alcuni piatti. Di fronte a tanto squallore, mamma Margherita, invece di smarrirsi, si consolò: « A casa, fin dal mattino dovevo darmi attorno ad assettare e ad ordinare! - esclamò - qui potrò star molto più tranquilla ». Ed intonò con francescana letizia un ritornello a lei caro: « Guai al mondo - se ci sente -- forestieri - senza niente ». Don Bosco adornò le pareti della sua cameretta con un crocifisso, un'immagine della Madonna, un quadretto con l'Agnus Dei in cera, un ramo d'olivo, una conchiglia con acqua lustrale, una candela benedetta ed alcuni cartoni su cui aveva fatto stampare le seguenti iscrizioni: Da mihi animas, cetera tolle. Una cosa sola è necessaria: salvar l'anima. Sia lodato Gesù Cristo. Aiutò quindi la mamma ad adattare la sua, cantando insieme la bella lode composta da Silvio Pellico ad onore dell'Angelo Custode: «Angioletto del mio Dio... ».
Mamma Margherita rimase all'Oratorio fino alla morte: dieci anni e poco più di un mese. E divenne la mamma dei birichini di Don Bosco. Il suo lavoro crebbe nel maggio dell'anno seguente, quando, dopo vari tentativi sfortunati, in cui i primi giovani ricoverati rubarono a Don Bosco anche le coperte e le lenzuola, l'Oratorio aperse, più che la porta, il cuore al primo di quello stuolo di veri orfanelli, che andò rapidamente ingrossando fino ad imporre l'acquisto di tutta casa Pinardi e le successive trasformazioni ed ampliamenti per assicurare una buona educazione a centinaia di derelitti e portarli ad una adeguata posizione sociale, con una cultura ed un lavoro onorato. Vi furono momenti in cui le forze le vennero meno, di fronte a tante fatiche, non sempre corrisposte. E le Memorie Biografiche ci hanno tramandato una pagina in cui la povera mamma, raccolti in un involto i quattro stracci rimastile dalla sua roba consumata a servizio dei piccoli, si presentò al figlio dicendo: « Ascoltami: tu vedi come non sia possibile che io faccia andare avanti bene le cose di questa casa. I tuoi giovani tutti i giorni fanno qualche nuova loro prodezza. Qua mi gettano in terra la biancheria pulita stesa al sole, là mi calpestano l'orto e tutti gli erbaggi. Non hanno cura alcuna dei loro vestiti e li stracciano in modo che non c'è più verso di riuscire a rattopparli. Ora perdono i moccichini, le cravatte, le calze: ora nascondono camicie e mutande, e non si possono più trovare; ora portano via gli arnesi di cucina per i loro capricciosi divertimenti e mi fanno andare attorno mezza giornata per cercarli. Insomma, io perdo la testa in mezzo a tanta confusione. Ero ben più tranquilla quando stava filando nella mia stalla senza rompicapi e senza ansietà. Vedi: quasi quasi io ritornerei là nella nostra casetta dei Becchi, per finire in pace quei pochi giorni di vita che ancora mi restano ».
Don Bosco non ebbe la forza di dire una parola alla povera mamma. Sapeva ben egli che cosa gli costassero i suoi birichini! Si limitò ad alzare gli occhi verso il Crocifisso. Mamma Margherita seguì il cenno del figlio. I suoi occhi si riempirono di lagrime: « Hai ragione, hai ragione» esclamò. E tornò senz'altro alle solite faccende, continuando a prodigare le sue materne sollecitudini ai poveri figlioli. Visse ancora fino al 1856. E, quando, il 25 dicembre, la sua anima generosa volò al Cielo, centinaia di giovani la piangevano come la loro mamma. Gli esempi dell'eroica donna sono stati raccolti prima da Don Lemoyne, poi da Don Auffray in graziosi volumetti che offrono ai Direttori diocesani e Decurioni una fonte preziosa di edificazione per la formazione di mamme cristiane in questi tempi di profanazione e di sovvertimento della sublime missione del cuore materno.
La fausta ricorrenza è stata commemorata con particolare rilievo: a Sciolze, l'8 settembre, ad iniziativa di un comitato di cui facevano parte il rev. parroco don Giacomo Amore, il marchese Gualtiero Terzi, per i Cooperatori, e le Figlie di M. A.; a Busto Arsizio, il 15 settembre, per iniziativa degli ex allievi con a capo il prevosto mons. Giovanni Galimberti e il presidente sig. Antonino Castiglioni; a Caluso, il 29 settembre, ad iniziativa del parroco Teol. don Germano Ravetti; a Gassino Torino, dal 30 al 6 ottobre, ad iniziativa del rev. clero e di un eletto comitato di cui fu anima il comm. Ermenegildo Saroglia; a Villafranca d'Asti, il 13 ottobre, ad iniziativa del parroco don Domenico Givogre e del comm. Vincenzo Gargano per i cooperatori.
In questi vari centri oratore fu il Segretario della Pia Unione, Gr. Uff. don Antonio Fasulo.
A Busto Arsizio il fervore della giornata salesiana fu accresciuto da un riuscitissimo convegno di ex allievi e dalla messa di diamante del venerando don Lorenzo Saluzzo, direttore di parecchi, nell'Istituto S. Ambrogio di Milano.
Dopo le funzioni religiose, il centenario fu commemorato eloquentemente, nel teatro delle Pie Signore, dal prevosto mons. Galimberti, dall'avv. Dino Andreis e da Don Fasulo con conferenza a proiezioni luminose.
A Gassino la commemorazione fu inquadrata in una festa solenne di S. Giovanni Bosco preceduta da un triduo in cui don Fasulo predicò, al mattino, infra missam, e alla sera dal pulpito. Il sabato, dopo le funzioni religiose, l'instancabile oratore tenne conferenza con proiezioni nel teatro dell'Oratorio. La domenica, la chiesa parrocchiale, addobbata a festa, prese l'aspetto e il movimento delle grandi occasioni. Su l'altar maggiore, in una vasta tela, si ammirava fra angeli la radiosa figura del Santo. Partecipò alla festa S. E. Mons. Coppo, il quale celebrò la messa della Comunione generale, assistette alla messa solenne, ai vespri, al panegirico e, nella processione, dinanzi alla statua della Madonna, portò la reliquia del Santo. La processione, cui partecipò tutta la popolazione, sfilò imponente per le vie adorne di fiori, di stoffe, di sacre immagini, fra il suono giulivo delle campane e gli inni di don Bosco cantati a voce di popolo con accompagnamento di banda.
A Gassino si conserva religiosamente una pianeta indossata da S. G. Bosco. Nei giorni del triduo fu messa a disposizione dei sacerdoti celebranti.
(Continuazione e fine).
Così D. Bosco, col suo zelo infaticabile, lavorava a vantaggio della Chiesa Cattolica. De' risultati di questo e del suo merito fa una viva descrizione ed un magnifico elogio il Rev. Padre Felice Giordano degli Oblati di Maria Vergine, vecchio amico suo e testimonio d'ogni eccezion maggiore, scrivendo da Nizza Marittima a Don Durando nel 1888. Riportiamo il testo tal quale:
A partire dall'epoca nefasta del '48, i popoli subivano fatalmente una forte scossa nel sentimento religioso, la quale, pur troppo, andò ognora crescendo in detrimento non che della Società, della Chiesa. La Chiesa in conseguenza, da quel tempo in poi, venne ogni anno sempre più scarseggiando di vocazioni, sia pel santuario, sia pel chiostro. Onde è, che poco per volta, pei moltissimi estinti e pei ben pochi aggiunti, non aveva più ministri sufficienti pel culto. Frattanto di fianco alla molta zizzania, cresceva più folta la messe, e, non abbastanza braccia a raccoglierla. Allora le anime di gran cuore e di gran fede, rammentando il mandato divino, pregavano il Padrone della messe, perchè si degnasse mandare operai nella sua vigna. Però queste buone anime, con tutte le loro buone intenzioni, non si avvisavano che il Padrone della messe, tuttochè disposto a spedir operai, tuttochè al bisogno così potente, di cavar, se gli piace, dalle stesse pietre i figli di Abramo; ad ogni modo, di via consueta, anche nel fatto di vocazioni, Egli si aspetta il concorso dell'uomo; viene a dire che altri si dia briga e faccenda, e se ne costituisca fortunato strumento. Quindi queste stesse buone anime, questi cuori eccellenti rimanersi, in buon'ora, la più parte con gli occhi al Cielo, ma, con in mano le mani, senza nulla adoperarsi, ma perdersi in astrazioni sole ed eccellenti progetti. Udiamone una di queste anime: una per caso, che, in una eletta di amici, si fa in proposito a dissertare.
- Ben arrivato, signor Felicissimo! Avevam giusto qui sul tappeto una questione tutta palpitante di attualità, che aspettava Lei a dirimerla.
- Di che si tratta?
- Si tratta del come apporsi per fomentare le vocazioni ecclesiastiche.
- Difficil problema codesto, tuttavia, giacchè tanto mi onorate, sì vi dirò in proposito quel che penso. Innanzi tutto, egli è, secondo me, da por l'occhio sopra i giovani poveri, o del contado, che, come quelli accostumati dalla lunga ad una vita di sacrifizi, son più capaci dell'Ecclesiastica vocazione. Premesso questo per base, io vorrei che, disseminati su varii punti, se non di tutte le Diocesi, almeno delle più grandi Province, o Città, si trovassero de' gran centri, tutti ordinati a raccogliere gioventù povera ed abbandonata. Con questo provvedimento i giovani affluirebbero da tutte parti, e noi avremmo giovani sotto mano nientemeno che a centinaia, a migliaia, tutti s'intende da allevare cristianamente, con l'idea veh! preconcetta di studiarli, notomizzarli, apprezzarne in tempo le disposizioni fisiche, intellettuali, morali, per farne poscia, come fa il giardiniere delle piante del suo vivaio, la cerna, altre pel piano, altre per la collina. Questi non ha testa, nè memoria per nulla, e ben per questi ci accontenteremo di inoculargli le cose necessarie alla salute. Quest'altro non ha volontà, nè attitudine a continuarla sui libri, e ben questi lo applicheremo all'arte e mestieri, qual più gli aggrada. Ma poi quest'altro, dall'aria ingenua, dal carattere franco, dalla memoria felice, dall'intelligenza aperta, dagli illibati costumi, ah! questi, come primizia eletta, coltiveremo con maggior cura, perchè metta bene, s'invigorisca, vada in alto. Attenda dunque il mio giovane ad un corso regolare di studi, si renda forte dei primi elementi, più forte nella latina grammatica, ancor più forte nella rettorica. Or bene, con tal cultura mandata innanzi, io metto pegno che come sopravverrà al mio giovane l'età competente, ed egli si farà uom di Chiesa, perchè il Padrone della messe l'avrà scelto ad operare e dissodare la sua vigna. Così a me pare, ed a voi ?
- Togli qua, Felicissimo! Voi con le vostre sortite di progetti felicissimi e così calzanti al bisogno ci sbalordite! Volete voi dunque farci vedere le stelle in pien meriggio ? Ma non v'accorgete che i vostri progetti, felicissimi in astratto, sono impossibili nel concreto; e che se mai in tempi migliori sarebbe stato appena fattibile di porli in atto, per fermo, nei tempi che corrono, sono sogni ? -Sogni ! E chi non avrebbe risposto altrettanto, visto l'impresa, i tempi, le circostanze ?
E pure, pel servo di Dio D. Bosco non furono sogni, ma realtà. Realtà l'adunata in centri disparatissimi di gioventù sterminata. Realtà la cerna oculata discernitrice, penetrantissima degli uni a mestieri, degli altri alle arti, degli altri senza fine agli studi. Realtà la coltura delle piante tutte dritte pel Cielo ma quali per la valle, quali per la montagna. Volete sapere quanti centri o stabilimenti simili ha Egli fatto sorgere in mezzo al mondo? Sono da cencinquanta. Volete sapere a quante vocazioni Ecclesiastico-religiose apersero il varco i suoi Collegi ? Non io posso dirvelo, perchè oggimai innumerevoli pel corso di 40 anni.
Domandatene ai Seminari, domandatene ai Chiostri, domandatene alle Missioni.
Infatti nel 1883, presenti D. Lemoyne e D. Dalmazzo, D. Bosco fu udito esclamare: «Sono contento! Ho fatto redigere una diligente statistica, e si è trovato che più di 2000 sacerdoti sono usciti dalle case nostre e sono andati a lavorare nelle Diocesi. Siano rese grazie al Signore e alla sua Santissima Madre, che ci hanno fornito abbondanza di ogni mezzo per fare questo bene».
II suo calcolo però non era compiuto. Altri 500 dei suoi giovani si ascrissero al clero prima della sua morte; e poi altri, dei quali egli aveva svolta la vocazione, negli anni seguenti alla sua dipartita da questo mondo, sceglievano per loro porzione il sacro ministero. Aggiungiamo quelli che da tante sue case figliali passarono al Seminario. Non omettiamo i molti che per suo consiglio entrarono a ripopolare le case religiose. Non vi sono Ordini e direi quasi Congregazioni in Italia che non abbiano sacerdoti, usciti dalle schiere degli alunni di D. Bosco. Indirettamente poi non gli si deve negare il merito di aver con vari mezzi accresciuto di nuove forze le schiere del Cattolicismo. Si può dire che fu pel suo esempio, e talvolta per le sue istanze e per la sua cooperazione, che si apersero e si sostennero i piccoli Seminari. È da lui che non pochi Direttori di questi e dei grandi Seminari, venuti a consultarlo, impararono il modo di coltivare gli alunni con amorevole e paterna assistenza, colla pietà e specialmente colla frequenza della Comunione, condizione indispensabile per la perseveranza nella vocazione, sicchè ne ebbe grande vantaggio il clero delle rispettive diocesi; essendo un fatto che prima del 1848 nei Seminari si teneva un sistema molto diverso. Altre prove del nostro asserto riserbiamo pel corso della storia, dalle quali unite a queste noi possiamo dedurre di non essere lungi dal vero coloro i quali asseriscono aver D. Bosco formati seimila sacerdoti.
Di quanto abbiamo narrato D. Rua Michele fu testimonio e parte, poichè dal 1850 al 1888 stette a fianco di D. Bosco e lo aiutò in tutte le sue imprese. Ma ciò che egli sovra ogni altra cosa in lui ammirò fu la sua fortezza nei contrasti avuti con avversarci potenti, i quali sistematicamente perseguitavano la sua istituzione per farla cadere. Dicevano a D. Dal - mazzo Francesco parecchi tra i primi dignitari dello Stato e fra questi il commendator Morena, Commissario Regio per la liquidazione dell'asse Ecclesiastico in Roma: - Mentre noi cerchiamo di disfarci dei religiosi ed impedire le vocazioni Ecclesiastiche, D. Bosco con una costanza degna di miglior causa, ci fabbrica i preti a vapore sotto il naso.
Abbiamo esposto un gran quadro che nel 1856 era solamente abbozzato.
(Cfr. Memorie Biografiche - Vol. V).
Omaggi pervenuti alla Direzione.
Sac. G. MINGHELLI - Meraviglioso sofferente: Don Amilcare Bertolucci - Salesiano L. 15o
Sac. DOMENICO BERTETTO - Maggio di un'anima:
Il ch. salesiano Renato Pozza L. 200 Due gioielli della Libreria della Dottrina Cristiana - COLLE D. Bosco. Direzione: Via Cottolengo, 32 - Torino.
La corrispondenza delle Figlie di Maria Ausiliatrice ci ha documentato una fervida attività di apostolato per l'istruzione catechistica e per le vocazioni.
Dal Centro America rileviamo un'opera sorta già da tempo a lato del fiorente oratorio della Casa di S. José da Costarica, che però solo dal 1944 ha un'organizzazione stabile e regolare. Si tratta di ben dodici Centri catechistici sostenuti da un gruppo di oratoriane appartenenti alla J. O. C. (Gioventù Operaia Cattolica), più alcune normaliste ed ex allieve, le quali si radunano al Collegio ogni venerdì, per dar resoconto del lavoro fatto lungo la settimana, ed essere convenientemente preparate, dalla Suora incaricata, alla lezione da tenersi la domenica successiva.
Alcuni di questi Centri incominciarono a funzionare all'aperto, poi in un povero locale offerto, in mancanza di meglio, da qualche buona persona, finchè vennero spontaneamente ospitati in un salone dell'Ente di Sanità. Le suore li visitano per turno, allo scopo di rilevarne i progressi e le deficienze relative e dare, in proposito, i suggerimenti opportuni.
Due volte all'anno tutte le bambine che frequentano i diversi Centri si riuniscono al Collegio. La prima di tali adunanze si tenne in occasione della solennità di Cristo Re, con 1200 partecipanti; la seconda alla domenica precedente la festa di Maria Ausiliatrice e, malgrado il tempo piovoso, raccolse 1600 bambine. In questa, presieduta dal rev. Delegato Diocesano che se ne mostrò soddisfattissimo, le partecipanti fecero la loro processione in onore di Maria Ausiliatrice pei cortili del Collegio, assistettero all'accademia in teatrino e, consumata una buona merenda, si trattennero in gioconda ricreazione fino a sera. Il bene che si va compiendo da così numerose catechesi, disseminate nelle zone periferiche della città, si, può facilmente immaginare, e se ne attende una vera irradiazione di vita cristiana anche nelle famiglie.
Dall'Argentina una lettera da La Plata, del giugno 1945, ricorda fra l'altro, la bella attività dell'« Unioni Madri » e dell'« Opera pro Vocazioni», le cui zelatrici s'industriano a raccogliere offerte per il noviziato, e si radunano ogni settimana per lo svolgimento di temi relativi; mentre un gruppo di Figlìe di Maria, della medesima Casa, pensa a preparare il corredo alle aspiranti povere.
Anche a Bogotà (Colombia) prospera rigogliosa fin dal 1944 un'analoga opera, corredata perfino dal suo foglietto periodico, e che insieme ad altre iniziative, ha promosso nei mesi scorsi la preparazione d'un apposito Congressino sull'argomento, da tenersi in occasione della festa del Papa.
Così nelle sperdute Case delle Terre Magellaniche, ove il personale è tanto ridotto di numero e di forze; e così pure nell'Equatore, in cui si prospetta una nuova fondazione a Cariamanga, nella provincia di Lojas.
La stessa deficienza si fa sentire anche nel Messico, per poter tener fronte al presente mirabile rifiorire delle opere, stroncate dalla lunga e aspra lotta irreligiosa. A Monterrey, il Collegio ampliato di un nuovo braccio di fabbrica, e divenuto già angusto ai crescenti bisogni, conta ora complessivamente più di 1000 alunne, senza calcolare il movimento giovanile delle opere annesse: oratori, catechismi e Azione Cattolica. Oltre 500 ve ne sono nella Casa della città di Messico, che ha pure fiorenti oratori in due diverse parrocchie e laboratorio per operaie. Affollato il Collegio di Tacubaya, e quello di Linares, che in pochi mesi dalla sua riapertura portò -- a detta del parroco -- un bene superiore a un lavoro di molti anni. A Morelia è tutto un fervore di apostolato giovanile anche a favore di 300 giovanette operaie e di servizio, che vi frequentano, due volte alla settimana, l'apposito laboratorio e scuola. Fiorentissimo pure l'oratorio festivo fuori della città. Analoghe opere si sono affermate in Guadalajara, benchè, come in Morelia, in locali provvisori, nell'attesa di poter rientrare in possesso dei propri antichi edifici.
Le tre Case di Texas sono tutte dedicate ai catechismi quotidiani, non solo nelle parrocchie, ma anche nei paeselli vicini, dove il parroco non può andare più di una o due volte al mese.
Il generale crescente sviluppo delle opere rende assai limitato il personale anche negli Stati Uniti. Alcune Case, come quella di Haledon e di West Tampa, hanno veduto moltiplicarsi il numero delle loro scolaresche, mentre si nota altresì un notevole aumento degli orfanelli di Tampa. Ad Atlantic City le Suore hanno aggiunto una provvida opera per l'istruzione catechistica dei piccoli negri che, con le loro famiglie, formano una vera colonia in quell'importante città costiera.