BOLLETTINO SALESIANO

ANNO LXX NUMERO 21 - 1° DICEMBRE 1946

Pio IX e Don Bosco = Sotto la cupola dell'Ausiliatrice = In famiglia: Italia, Argentina, Cile = Apostolato ed eroismi di carità sotto la bufera = Dalle nostre Missioni: Assam, Siam = Madre Caterina Arrighi = Culto e grazie di Maria Ausiliatrice = Necrologio = Crociata missionaria

PIO IX e DON BOSCO

In giugno, nell'Oratorio, come il Bollettino riferì a suo tempo, si commemorò il centenario della venuta di Don Bosco nel luogo di Valdocco, che doveva offrirgli la modestissima culla per la sua Opera mondiale. La commemorazione fu fatta il 16 di detto mese, data assai memoranda per un altro verso: cento anni prima in quello stesso giorno il Card. Mastai veniva innalzato al soglio pontificio col nome benedetto di Pio IX. Il Rettore Maggiore dei Salesiani Don Ricaldone, dinanzi a numeroso e distinto uditorio, rilevò con nobili parole la lieta coincidenza. Piacque a coloro che conoscevano la storia di Don Bosco veder associati i due centenari, come nelle vie della Provvidenza si erano incontrati l'immortale Pontefice e il gran Santo dei tempi moderni.

Degno è che, dov'è l'un, l'altro s'induca, Sì che, com'elli ad una militaro, Così la gloria loro insieme luca (Par., XII, 33-5)

L'« ad una militaro » naturalmente va inteso con la dovuta discrezione, ma non è fuor di proposito. Molto ebbe Don Bosco da lottare e molto Pio IX lo sostenne nella lotta. Ma lasciamo ora questo argomento di natura delicata, e parliamo di altre relazioni di Pio IX con Don Bosco.

A dire di tutte le relazioni corse fra il grande Papa e il nostro santo Fondatore ci vorrebbe non un paio di articoli, ma una voluminosa monografia. Faremo dunque così. Ci restringeremo a un particolare solo, di portata sufficientemente ampia, ma racchiuso entro una cornice ben definita. Ed ecco come. Abbiamo nei nostri archivi dodici lettere di Pio IX a Don Bosco. Queste lettere all'esterno hanno tutte la forma dei soliti Brevi latini; però ne differiscono toto caelo. Non c'è il consueto formulario di Curia: ci si sente invece palpitare il gran cuore del Papa e dentro vibra la nota pastorale. Chi non sapesse di più, dopo la lettura di esse ne avrebbe abbastanza per concludere che fra Pio IX e Don Bosco correva una cordiale intimità. Da ciò deriva la loro importanza. Spero che chiunque abbia la pazienza di leggere il poco che ne dirò, mi vorrà dare piena ragione.

La prima, la più lunga di tutte, è del 186o, due anni circa dopo il primo incontro di Don Bosco con Pio IX. Nel 1859, cessate le preoccupazioni della guerra contro l'Austria, le Camere di Torino avevano subito riprese le ostilità contro la Chiesa. I nemici di Roma, non ignorando la fedeltà di Don Bosco al Papa, incominciavano a muovergli guerra. Ma egli, più che a sè, pensava al Papa: onde il 9 novembre gl'indirizzò a nome suo e de' suoi giovani una lettera, nella quale si condoleva dei fatti già succeduti e tuttora succedenti a danno della Chiesa e della Santa Sede, esponeva l'attività dei buoni torinesi per mettere argine a tanti mali e prometteva assidue preghiere da parte de' suoi alunni. Tutti i giovani la sottoscrissero e fu spedita a Roma per mani sicure. Il Papa gli rispose in data 7 gennaio dell'anno seguente. La risposta ha tre parti distinte. Nella prima egli dà libero sfogo al proprio dolore per le male arti con cui si combatte nel civile principato l'indipendenza della Santa Sede; poi manifesta la sua consolazione per il bene che si fa a Torino da zelanti ecclesiastici e da Don Bosco in special modo; infine invita a confidare nell'aiuto di Dio e della Vergine Immacolata. «Sopporta, dice a lui in particolare, se ti avverrà, qualche tribolazione e sostieni con grandezza d'animo le tribolazioni del tempo presente » e lo esorta a pregare e a far pregare «per impetrare (son sue parole) alla Nostra debolezza prontissimo l'aiuto e il soccorso divino ». Don Bosco aveva tanto poco timore de' suoi avversari, che pubblicò tradotta una lettera così grave nelle Letture Cattoliche e con testo e traduzione in foglio a parte, che fece largamente diffondere. Certo fa meraviglia che un Papa si apra così intimamente con un privato, quale allora era Don Bosco; ma Pio IX nell'udienza del 1858 aveva compreso a fondo l'uomo e trattava con lui cuore a cuore.

È del medesimo anno una seconda lettera di Pio IX. Piangeva il cuore a Don Bosco di dover vedere l'autorità del Papa ostinatamente vilipesa dalla stampa settaria, sicchè nei sacerdoti ci voleva del coraggio non comune per levarsi in sua difesa a viso aperto. Ma egli con i giovani de' suoi Oratori sapeva assai bene valersi del proprio prestigio per insinuare nei loro animi la riverenza e perfino l'entusiasmo verso Pio IX. Se n'ebbe una bella prova nell'aprile del 186o. Una persona caritatevole gli aveva regalato una somma, perchè se ne servisse a far stare allegri i suoi birichini, somministrando loro una buona colazione. Orbene, quando comunicò loro la notizia, si udì prima qualche voce isolata, poi un coro di voci a gridare: Si mandi al Papa! I giovani conoscevano benissimo che cosa fosse l'obolo di S. Pietro. All'osservazione di Don Bosco che non era quella l'intenzione dell'oblatore, risposero: - Noi rinunciamo alla colazione. - Don Bosco allora pensò di trarne tutto il partito possibile. Scrisse e fece firmare da' suoi oratoriani una protesta di fedeltà a Pio IX e raccolte 710 firme, vi unì le lire 163,40 con una sua lettera, e l'11 aprile spedì tutto a Roma. Non si fece a lungo aspettare una lettera del Papa, che gliela mandò il 21 maggio. In essa si diceva lieto d'aver potuto conoscere quale e quanto grande fosse in lui e ne' suoi giovani la fedeltà, l'amore e l'ossequio filiale verso il Vicario di Gesù Cristo. « In verità, soggiungeva poi, questi nobili sentimenti tuoi e dei medesimi giovani, degni certamente di ogni lode, furono a Noi causa di non leggero conforto tra le gravissime amarezze, da cui siamo oppressi ».

Il cuore di Don Bosco era sempre rivolto al Papa. Sul finire del medesimo anno scrisse a Pio Ili una terza lettera, della quale non tenne copia. Dalla risposta del 13 gennaio si scorge quanto fossero graditi al Santo Padre i suoi scritti. Egli dichiarava di conoscere quanto fosse stretto l'attaccamento di lui alla sua persona; e poichè nella sua lettera Don Bosco gli aveva domandato alcuni favori spirituali, il Papa gli rispondeva: « Dal rescritto che è qui annesso apprenderai con quanto piacere Noi accondiscendiamo a tutti i tuoi desideri ».

Nel luglio del 1863 fu consegnata a Don Bosco una quarta lettera di Pio IX, i precedenti della quale non sono privi d'interesse storico. Una domenica di giugno il Marchese Scarampi, uno dei nobili torinesi più assidui nell'aiutare personalmente a fare i catechismi, era venuto all'Oratorio per la solita dottrina a una classe di ragazzi. Il gentiluomo, essendo stato a Roma, gli riferì che Pio IX aveva parlato di lui e chieste sue notizie, lamentandosi che da circa due mesi non gli avesse più scritto una riga. Il Papa amava sapere di quando in quando il pensiero di Don Bosco su gli effetti che si dovevano aspettare dagli sforzi della rivoluzione contro Roma. Era l'anno, in cui risonava per l'Italia il grido garibaldino: O Roma o morte. Don Bosco aveva scritto in febbraio al Papa per recargli conforto; poi non si era fatto più vivo. In quei momenti a Roma e nelle poche terre rimaste al Papa sembrava che regnasse la quiete.

Don Bosco dunque, saputo che il Marchese sarebbe tornato fra quindici giorni a Roma, preparò una lettera confidenziale per il Papa e lo pregò di portargliela. Il Papa appena il Marchese gliela consegnò, la aperse in sua presenza, la lesse e a un certo punto esclamò: - Ma come! Che cosa mi scrive Don Bosco! Non mi aspettavo una lettera simile! - Quindi, fattosi pensoso, piegò il foglio e non disse altro. Lo Scarampi, tornato a Torino, aveva la curiosità di sapere che cosa mai contenesse quella lettera. - Glielo dico subito, rispose Don Bosco alla presenza di Don Francesia e di Don Giovanni Cagliero. Ho scritto al Papa che non si lusinghi delle attuali apparenze di pace, ma si prepari a fare il sacrificio della sua Roma, la quale sarà preda della rivoluzione. -

A questa lettera appunto rispondeva la quarta di Pio IX, in data 15 luglio. Encomiata la sua ben nota pietà e zelo verso la Santa Sede, continuava: «Purtroppo non ci tornarono nuove ed inopinate le cose che ci scrivi intorno alla guerra accanita che si muove alla Chiesa. Ma come ben sai, noi dobbiamo mettere ogni nostra fiducia in Dio che ha cura di noi [...]. Intanto esortiamo la tua pietà a venirci in aiuto con ferventi preghiere ».

Il 23 luglio 1864 la Sacra Congregazione dei Vescovi e Regolari aveva emanato per ordine di Pio IX il decreto di lode a favore della Società Salesiana, il primo passo ufficiale per arrivare poi alla piena e definitiva approvazione. Don Bosco il 25 agosto espresse per lettera al Papa tutta la sua riconoscenza e intanto gli umiliava alcune notizie sui progressi della Società stessa, massime nelle opere aventi per iscopo l'educazione cristiana della gioventù. E Pio IX non la lasciò senza risposta. Il 13 ottobre lo incoraggiava a continuare un'opera così necessaria, esortandolo a spendervi ogni dì più le sue migliori energie.

Finchè infieriva la guerra contro l'Austria, il Governo italiano aveva altro da pensare che a molestare la Chiesa. Sul principio dell'anno Don Bosco aveva indirizzata a Pio IX una nuova lettera di filiale omaggio con una succinta relazione sulle cose salesiane. Il Papa, come appare dalla risposta del 24 febbraio, pigliò motivo di consolazione dal vedere che tanto bene, operato da Don Bosco, partiva da quel popolo, in nome del quale, sebbene a suo dispetto, si erano lanciate tante ingiurie contro la religione cattolica e contro la Santa Sede con grave scandalo di tutti. Anche quella volta Don Bosco aveva domandato indulgenze per le varie Compagnie giovanili, che fiorivano nell'Oratorio, e il Papa scriveva: « Puoi conoscere di quanto affetto Noi amiamo te e le tue opere dalla facilità con cui abbiamo esaudito le tue suppliche ».

Passarono appena tre mesi, ed ecco il 21 maggio una settima lettera di Pio IX. Don Bosco gli aveva umiliata una copia della sua Storia d'Italia narrata alla gioventù. Era uscita in quei mesi dalla tipografia dell'Oratorio. Naturalmente il Papa non potè leggere il libro, e non glielo nascose; ma non volle tralasciare di dirgli egli stesso quanto il dono gli fosse tornato di gradimento. « Continua, gli diceva quindi, diletto figliolo, a istillare con gran cura negli animi degli adolescenti i santissimi precetti della nostra divina religione ed a formarli alla pietà, all'onestà dei costumi e alla pratica di ogni virtù e non cessare d'innalzare a Dio frequenti preghiere per il trionfo della sua santa Chiesa e d'implorare il potentissimo patrocinio della Vergine Maria ». È notevole la frequenza, con cui Pio IX domanda le preghiere di Don Bosco.   (Continua).

SOTTO LA CUPOLA DELL'AUSILIATRICE

Ai primi di settembre è giunto felicemente all'Oratorio il nostro Don Alberto De Agostini che, mentre in Europa infuriava la guerra, conchiuse il suo programma di esplorazione delle Ande Patagoniche raggiungendo la vetta del massiccio S. Lorenzo (m. 3700) nella Cordigliera Australe. Egli ha già pubblicato i resoconti delle sue escursioni e dei suoi studi in Argentina, ed ora ne prepara una degna edizione italiana. Le Società Geografiche hanno accolto con gratitudine il suo prezioso contributo scientifico; radio e giornali di Buenos Aires ne hanno messo al corrente gli studiosi ed il pubblico.

Nello stesso mese e nel mese seguente sono pure giunti vari confratelli dalla Cirenaica e missionari dai campi di internamento dell'India; il Direttore della casa di Sumbury (Australia); l'Ispettore di Egitto e Palestina, l'Ispettore degli Stati Uniti dell'Est; un bel numero di chierici dalle diverse Ispettorie di Europa e dell'America pei corsi di filosofia e tcologia al nostro Ateneo ed alle Università Pontificie di Roma. La Casa-madre riprese la sua vita col ritorno degli alunni artigiani, 350, seguiti, nel mese di ottobre dagli studenti, ridotti a 220 per mancanza di dormitori, abbattuti, come si sa, dai bombardamenti. S. E. Mons. Guerra, che fu ancora una volta fra noi, conchiuse la «Giornata missionaria » impartendo pontificalmente la benedizione eucaristica.

Il 3 novembre abbiamo ricordato con particolare commozione il centenario della venuta di Mamma Margherita all'Oratorio, allora appena fissato nella modesta tettoia di Casa Pinardi. La cara data è stata commemorata in tutte le Case Salesiane.

IN FAMIGLIA

Pei figli del popolo.

Il Santo Padre Pio XII si è degnato di esprimere il suo augusto compiacimento per la documentazione dell'opera di assistenza che Salesiani e Figlie di Maria Ausiliatrice prestano ai cosiddetti « ragazzi della strada», con la seguente lettera di S. E. Mons. Montini:

Dal Vaticano, li 14 agosto 1946. SEGRETERIA DI STATO DI SUA SANTITÀ N. 138.062.

Rev.mo Signore,

Sua Santità ha paternamente gradito l'omaggio del volumetto: I ragazzi della strada, dovuto all'agile penna di D. Rufillo Uguccioni.

In esso rivive la tragedia di queste povere anime redente dall'opera squisitamente salesiana dei figli di don Bosco.

Il Santo Padre si allieta nel rilevare una volta di più come la fiducia in essi riposta per un'opera così urgente e delicata e tanto cara al Suo cuore non sia stata delusa.

E mentre con animo grandemente peroccupato Sua Santità scorge una grande turba di questi poveri ragazzi ai quali non può giungere ancora il beneficio di un tale apostolato, prega di cuore il Padrone della Messe perchè moltiplichi i buoni operai e perchè l'esempio di quanto si è già fatto sia eccitamento a fare sempre più e sempre meglio.

Con tali paterni sentimenti l'Augusto Pontefice di cuore invia alla S. V. Rev.ma, ai Salesiani ed alle loro opere ed in particolare alla cara famiglia dei « Ragazzi della strada » l'Apostolica Benedizione, propiziatrice dei divini favori.

Profitto ben volentieri dell'incontro per confermarmi, con sensi di religioso ossequio, della S. V. Rev.ma, dev.mo nel Signore

f.to G. B. MONTINI, Sost.

Il Rettor Maggiore in udienza dal Santo Padre.

Il 27 ottobre u. s. il Santo Padre Pio XII ha ricevuto in privata udienza il nostro rev.mo Rettor Maggiore, che non aveva ancor potuto andare a Roma dagli anni della guerra, e gli ha accordato anche una speciale benedizione per tutti i Cooperatori e le Cooperatrici Salesiane. Il sig. Don Ricaldone, accompagnato dal sig. Don Giraudi, ha sostato nell'andata e nel ritorno nei collegi più sinistrati per rendersi personalmente conto dei danni subiti e del fervore della ripresa del nostro apostolato.

Tra i nostri Vescovi.

Gli «Atti della Santa Sede » hanno registrato quest'anno promozioni e traslazioni anche fra Vescovi Salesiani.

L'Em.mo nostro Cardinale Augusto Hlond, Primate di Polonia, ritenendo la sede di Gniezno, è stato nominato Arcivescovo di Varsavia. Vi ha fatto l'ingresso il giorno dell'Ascensione, ed ha avuto accoglienze trionfali dai fedeli accorsi anche da lontani paesi per testimoniare, nel solenne omaggio, la fede cattolica dell'eroica nazione.

Abbiamo già dato notizia della traslazione di S. E. Mons. Antonio Lustosa dall'archidiocesi di Belém do Parà a quella di Fortaleza (Brasile); e di S. E. Mons. Marcellino Olaechea Loizaga dalla diocesi di Pamplona (Spagna) alla archidiocesi di Valenza. Nel mese di ottobre abbiamo avuto l'annuncio della nomina del Direttore del nostro Istituto S. Paulo (Brasile) a Vescovo titolare di Scilio e Prelato « nullius » di Porto Velho. S. E. Mons. Giovanni Battista Costa condivide così le cure pastorali di quelle missioni con S. E. Mons. Massa che limita la sua giurisdizione al Rio Negro. Accompagnamoli tutti con le nostre preghiere.

La morte di S. E. Mons. Canazei.

Un laconico telegramma prima, poi L'Osservatore Romano ci hanno trasmesso la notizia della morte di S. E. Mons. Ignazio Canazei, successore di Mons. Versiglia nel nostro Vicariato Apostolico di Shiuchow. Ignoriamo i particolari. S. E. era nato a Bressanone, il 7 giugno 1883 ed era stato consacrato il 9 novembre 1930. Aveva assai sofferto durante la guerra, pel bombardamento e la distruzione della sua residenza e delle opere missionarie annesse, per le privazioni, la prigionia ed i maltrattamenti. Nella recente sistemazine della Chiesa in Cina, il Vicariato era stato eretto in Diocesi e Mons. Canazei era divenuto il primo Vescovo di Shiuchow.

Di lui e degli altri Vescovi salesiani scomparsi durante la bufera, daremo più ampie notizie nei prossimi numeri. Intanto invochiamo copiosi suffragi.

Il 50° delle " Figlie di Maria ".

L'Associazione delle «Figlie di Maria Immacolata », fondata cinquant'anni or sono negli Oratori ed Istituti delle Figlie di Maria Ausiliatrice ha celebrato il giubileo d'oro nelle varie Ispettorie con solenni festeggiamenti, allietati da speciali benedizioni del Santo Padre, degli Ordinari Diocesani e del nostro Rettor Maggiore. Le Figlie di Maria di Torino conclusero il loro programma nella Basilica di Maria Ausiliatrice, l'8 settembre, assistendo alla Messa celebrata dal 4° Successore di Don Bosco all'altare della Madonna ed accostandosi alla santa Comunione. Il sig. Don Ricaldone le infervorò con paterne parole ad intensificare la cura della loro formazione spirituale per l'efficacia dell'apostolato. Al convegno, nella Casa Generalizia, ebbero l'ambita sorpresa della benedizione dell'Em.mo Cardinale Arcivescovo che, dopo aver presieduto la premiazione dei fanciulli delle Colonie Pontificie, volle dar loro il conforto del suo plauso e del suo incoraggiamento. Nel pomeriggio ritornarono al santuario per la predica del sig. D. Ziggiotti e la Benedizione eucaristica. Coronarono le funzioni con l'accademia commemorativa, presieduta dallo stesso Rettor Maggiore, e con un devoto pellegrinaggio alla casetta nativa di Don Bosco, la domenica seguente.

REPUBBLICA ARGENTINA

Incominciano a giungerci copie dei Bollettini Salesiani dell'estero che ci portano tante care notizie. Da quello di Buenos Aires apprendiamo la riapertura della Scuola Agricola Salesiana di Luis Beltram (Choele Choel), chiusa da vari anni per difetto di personale. Essa accoglie giovani della valle superiore del Rio Negro (Patagonia) per l'avviamento allo studio ed alla pratica della vitivinicoltura, frutticoltura e olivicoltura. Sorge presso il grazioso santuario del Sacro Cuore di Gesù nell'isola Grande dove nel 1879 piantarono le prime tende i salesiani che accompagnavano Monsignor Espinosa e la spedizione inviata alla conquista del deserto.

A Buenos Aires nella parrocchia di S. Pietro, il 13 maggio, venticinque giapponesi, tra cui una mamma con tutti i suoi figli, hanno chiesto e ricevuto il santo battesimo. L'Istituto Santa Caterina ha coronato la celebrazione del suo sessantennio di apostolato educativo con la solenne incoronazione della statua di Maria Ausiliatrice compiuta dal nostro Ecc.mo Arcivescovo di Salta, Mons. Roberto Tavella. A La Plata, il 6 giugno, S. E. l'Arcivescovo Mons. Chimento, con tutta la solennità liturgica, alla presenza di una moltitudine di fedeli, ha consacrato il tempio del Sacro Cuore di Gesù e l'altare dedicato a S. Giovanni Bosco.

A Cipolletti (pure Rio Negro), il 17 marzo, venne inaugurata una lapide alla memoria del primo parroco Don Giuseppe M. Brentana, che per 30 anni dispiegò il fervore del suo zelo a vantaggio delle popolazioni delle valli del Rio Negro e del Neuquen. Vi assistevano numerose autorità e personalità.

A Bahia Bianca, la Scuola salesiana di Arti e Mestieri «Nostra Signora della Pietà» che ospitava già 110 alunni interni gratuitamente pei corsi professionali, grazie ad un sussidio del governo nazionale ha potuto costruire un nuovo laboratorio di meccanica con relativo dormitorio e far posto ad un maggior numero di fanciulli poveri e orfani.

A San Julian (Santa Cruz - Patagonia meridionale), lo stesso giorno del giuramento del 45° Battagl. degli Esploratori «Don Bosco», 17 maggio, si è inaugurata la prima parte del nuovo edificio destinato alle scuole parrocchiali. A Puerto Deseado (Santa Cruz) venne inaugurata la sezione «Padri di Famiglia». Venne pure inaugurata una lapide alla memoria di D. Felice Estevenne che consumò tutta la sua vita per la propagazione del Vangelo in quella terra e l'educazione della gioventù. A San Juan, il 9 giugno S. E. Mons. Audino Rodriguez y Olmos ha benedetto solennemente il nuovo organo liturgico della chiesa di Maria Ausiliatrice ed il prof. Perceval, direttore del Conservatorio di Musica dell'Università di Cuyo, lo ha inaugurato con uno splendido concerto.

CILE

A La Serena, il 7 luglio, l'Ecc.mo Arcivescovo Mons. Cifuentes ha benedetto la prima pietra delle Scuole Professionali di Meccanica ed Elettromeccanica, alla presenza dell'Em.mo Arcivescovo di Conception e dei Vescovi di Antofagosta e di Iquique, autorità e personalità del clero e del laicato, folla di ex allievi e di Cooperatori. Rispondendo ai ringraziamenti dell'Ispettore salesiano ed agli omaggi dei convenuti, l'Arcivescovo, che proprio nella mattinata aveva ricevuto il Sacro Pallio concessogli dal Vicario di Cristo, tessè un inno di lode a S. Giovanni Bosco ed all'attività dei Salesiani nella sua Archidiocesi.

Apostolato ed eroismi di carità sotto la bufera.

(Continuazione: 1° ottobre, pag. 167)

L'Ispettoria napoletana.

L'Oratorio di Andria ha organizzato un'assistenza speciale ai giovani lavoratori che hanno già raggiunto il numero di duecento, impegnando le due fiorenti Conferenze di San Vincenzo -giovanile ed universitaria - a soccorrere in modo particolare i poveri, malati o disoccupati. In otto mesi, l'anno scorso, le due Conferenze hanno erogato in soccorsi oltre centomila lire. Bellissimo esempio di giovani studenti che amano ed aiutano i compagni operai! L'Oratorio ha istituito anche una «mensa » giornaliera pei disoccupati, mentre continua a svolgere il programma salesiano tra le sezioni in piena efficienza. I giovani di A. C. furono i primi ad accorrere, a difendere e proteggere il Vescovo quando nel giugno 1945 fu aggredito da elementi facinorosi. Il Direttore è preposto anche al movimento catechistico cittadino ed i giovani di Azione Cattolica si prestano a fare il Catechismo nelle varie parrocchie.

Il nostro Istituto di Bari, nonostante la requisizione di una parte notevole, riuscì a ricoverare e continua assiduamente l'assistenza ai reduci di passaggio

Con l'aiuto dell'UNRRA, fornisce la refezione calda ogni giorno a 600 ragazzi curandone anche la buona educazione coll'istruzione religiosa. Al tremendo scoppio della nave, che fece tanti lutti in città, solo i nostri sacerdoti riuscirono a forzare il cordone militare ed a trovarsi sul posto, pochi minuti dopo la sciagura, per prestare ai feriti ed ai moribondi tutte le cure necessarie. Neppur le massime autorità ebbero il permesso di avvicinarsi. La loro abnegazione fu veramente eroica. La parrocchia ha ampliato ed intensificato l'Azione Cattolica e soprattutto l'attività caritativa a sollievo dei poveri. L'Oratorio conta una media di 1500 giovani.

Il nostro Oratorio di Buonalbergo (Benevento), svolge la sua attività in una zona rurale; ebbe tuttavia largo campo di fare della beneficenza a giovani orfani, figli di prigionieri, di dispersi e di sfollati. Ma l'opera più provvidenziale gli toccò nel periodo di occupazione nazista, quando, per l'uccisione di due militari germanici, venne incendiata immediatamente una casa delle adiacenze e minacciata la fucilazione di dodici notabili e la distruzione di tutto il paese. All'inizio dei rastrellamenti, che deportavano perfino le ragazze, la gente che non poteva fuggire si precipitava nella casa salesiana. Coll'aiuto della Divina Provvidenza, un nostro confratello tedesco riuscì a salvare paese ed ostaggi. I nazisti si accontentarono di un buon bottino di grassi, salumi, orologi, liquori, ecc., che i nostri consigliarono alla popolazione di offrire spontaneamente, e se ne andarono. Tutti ringraziarono il Signore preparandosi con un corso di esercizi spirituali ad una solenne funzione. All'afflusso di tante famiglie di sfollati che vi portavano i loro figlioli, i nostri improvvisarono anche un corso superiore di ginnasio per non far perdere loro l'anno scolastico, e, nonostante le loro strettezze, continuarono a soccorrere i bisognosi con quanto potevano avere a disposizione.

Il grande Istituto di Caserta fu anzitutto devastato dai bombardamenti del 27 agosto e 17 settembre 1943 e piange dieci vittime: tre uccisi durante le incursioni e sette in azioni di rappresaglia dai nazisti. Dall'ottobre 1943 al giugno 1944 venne poi occupato dagli alleati e dovette quindi ridurre la sua attività quasi esclusivamente ad alunni esterni pei quali provvedeva giornalmente la refezione scolastica. L'Oratorio ebbe i locali completamente distrutti e riprese a funzionare con efficienza solo nel mese di aprile, quando il cortile venne sgombrato dalle macerie. Nel gennaio 1944 ricompose il suo reparto di Esploratori Cattolici ed ora funziona in pieno pur difettando ancora di locali. Riuscitissimo il convegno di tutti gli Esploratori della regione. Considerevole l'aiuto prestato ai militari sbandati ed ai patrioti, dopo l'armistizio.

Dopo la liberazione intensificò l'assistenza ai militari di passaggio, mentre le Conferenze di San Vincenzo pensavano alle famiglie più povere. Durante le vacanze estese il suo apostolato a 150 « ragazzi della strada ».

Il collegio di Castellammare di Stabia, lievemente sinistrato dai bombardamenti e requisito, diresse la sua beneficenza agli orfani ed agli alunni esterni più bisognosi. Durante le incursioni e le razzie nascose in casa, oltre agli sfollati, parecchi ricercati dagli invasori, e, dopo lo sfondamento di Cassino, ospitò anche ex militari dispersi e 23 profughi per un paio di mesi. Dalla metà di agosto del 1945 alla riapertura dell'anno scolastico, aperse le sue porte a più di 250 fanciulli del popolo cui provvedeva, coll'aiuto dell'UNRRA e con mezzi fortuiti, la refezione giornaliera e l'istruzione religiosa. Riprese la caritatevole assistenza all'inizio dell'inverno.

Abbiamo altre volte descritto l'organizzazione dell'assistenza ai figli del popolo fatta dal nostro Istituto di Portici.

Il 13 gennaio u. s. furono ben cinquecento fanciulli a ricevere l'abbondante befana di indumenti e commestibili preparati col concorso del Sindaco e di numerosi benefattori. E la distribuì lo stesso Em.mo Card. Ascalesi Arcivescovo di Napoli in una festa indimenticabile.

La piccola casa di Cisternino fu un'oasi di pace durante la guerra. Vi si rifugiarono anche una sessantina di alunni del nostro istituto di Taranto, pigiandosi, per quattro anni, in tutti i buchi. Oltre ad un modesto internato e ad un incipiente oratorio, svolse e continua la sua benefica azione fra la popolazione rurale con corsi di missione nei vari centri della zona. Coll'aiuto dell'UNRRA potè organizzare l'assistenza ai bisognosi con 150 razioni giornaliere. Ma l'opera più delicata fu l'assistenza alle nostre truppe di liberazione che, sostando nel paese, accorrevano volentieri al ritrovo, alle funzioni cd alla predicazione. La cronaca registra, tra gli altri, un episodio molto edificante. La sera del 12 dicembre 1944, alle 22, si presentò al direttore un colonnello della divisione « Piceno » chiedendo se fosse possibile dare la Santa Comunione ad un soldato. Si trattava di un ottimo giovane lombardo, tenente paracadutista, destinato a lanciarsi oltre la linea Gotica per fornire informazioni alle truppe operanti per la liberazione. « Può darsi che fra poco io sia nel regno dei più - spiegò al direttore. - Il fatto non mi turba, ma per essere più sicuro ho bisogno di aver Gesù nel mio cuore. Dal momento in cui ho ricevuto l'ordine di partire, son digiuno. Vi prego di darmi la Comunione come per Viatico ». Si illuminò la cappella e una dozzina di ufficiali si irrigidirono sull'attenti dietro la balaustra. Il tenente, fatta la sua Confessione, ricevette la Santa Eucaristia e, dopo un fervoroso ringraziamento, risalì cogli amici in direzione. Un cordiale scambio di saluti e di auguri, durante il frugale ristoro, e poi un abbraccio al direttore. « Parto più contento - esclamò.

- Tra gli affetti, un altro s'è impresso nel mio cuore: quello pei figli di Don Bosco. W. L'Italia! ». E partì.

L'Istituto del « Vomero » a Napoli, dovette trasferirsi fin dall'autunno del 1942 a Cava de' Tirreni. Nell'anno scolastico 1942-43 ebbe i locali occupati dal personale delle Ferrovie Meridionali. Non potè quindi fare grandi cose. Tuttavia i confratelli rimasti per la cura della parrocchia, oltre al prodigare tutta l'assistenza spirituale e materiale possibile alla popolazione, riuscirono ad occultare in casa i giovani dell'Oratorio minacciati dalle razzie. Nella festa dell'Immacolata del 1944 fecero larga distribuzione di viveri e di indumenti ai fanciulli dell'Oratorio. Fino alla riapertura delle scuole, coll'aiuto dell'UNRRA provvidero anche la refezione ad una massa di figli del popolo che oscillava fino a 500. Alcuni chierici si presero cura del quartiere più desolato « il Petraio », raccogliendo i poveri fanciulli vaganti per le strade e fornendoli anche di buoni per la refezione calda all'istituto, che, da gennaio a giugno, la estese ad altri più di cento orfani, figli di prigionieri e sinistrati. Derequisiti i locali, l'anno scolastico 1945-46 si è iniziato con un centinaio di interni e 400 esterni.

La Pia Casa per Sordo-Muti a Tarsia, ha preso a svolgere una cura speciale per gli ex allievi ed ha lanciato la fondazione di una « Scuola materna » per mutolini orfani di guerra, accanto alle nuove scuole professionali, intitolata a Roosevelt. L'Oratorio annesso ha iniziato col mese di luglio u. s. la cura dei « ragazzi della strada ». Universitari e liceisti oratoriani si prestano per le lezioni, mentre la Provvidenza pensa anche alla refezione.

Modesta, data la scarsità della popolazione, è l'opera della nostra parrocchia di S. Pietro di Cava. Tuttavia i pochi confratelli, oltre alla cura ordinaria del sacro ministero, hanno l'Oratorio quotidiano e dall'ottobre, colla organizzazione di una sezione locale dell'UNRRA, riescono a dare anche la refezione giornaliera ai ragazzi più poveri e bisognosi.

Il collegio di San Severo fu requisito dagli alleati dal dicembre 1943 al luglio 1945. I confratelli furono ospitati dal Seminario Vescovile ove continuarono, com'era possibile, scuole ed oratorio. Appena derequisito, potè estendere la sua assistenza ai « ragazzi della strada », completandone gradatamente l'organizzazione.

L'istituto di Soverato (Catanzaro), benchè vicino alla stazione e ad una batteria costiera che entrò pure in azione, non patì che frantumi di vetri. Potè quindi prestarsi largamente a favore dei fanciulli di tante famiglie sfollate o sinistrate, intensificando nell'Oratorio l'assistenza ai più bisognosi e l'istruzione religiosa. La Parrocchia organizzò un ottimo servizio di informazioni e di soccorsi ai profughi. Gli stessi convittori dell'istituto, rinunziando spontaneamente ai commestibili che ricevevano dalle famiglie, vi portarono il loro contributo.

L'istituto di Taranto fu requisito dall'autorità militare; i pochi salesiani rimasti poterono attendere solo al sacro ministero ed alla cura parziale dell'oratorio. Riavuti i locali, riservò parecchi posti agli orfani ed iniziò l'assistenza ai giovani più bisognosi con 600 refezioni giornaliere in continuo aumento. L'oratorio ha ormai di nuovo anche il suo reparto di Esploratori Cattolici.

L'istituto di Venosa, cogli aiuti dell'UNRRA, riuscì ad assistere 200 « ragazzi della strada », somministrando la refezione giornaliera. Come gli altri istituti in zone di sbarco o di transito curò in modo particolare l'assistenza ai reduci.

Il nostro istituto di Torre Annunziata, dall'aprile al giugno 1944, diede ospitalità ad oltre un centinaio di profughi, sfollati da Anzio e da Nettuno e distribuiti dal Municipio in tre case religiose. Organizzò l'intero corso elementare pei fanciulli e svolse tra i rifugiati una consolante assistenza religiosa e morale, coronando le sacre funzioni delle solennità principali con familiari trattenimenti. Gli stessi superiori con a capo il direttore prestavano il servizio di tavola, supplendo alle risorse municipali col concorso dei benefattori e delle Dame-Patronesse.

Riuscitissima quella che, come a Napoli, anche a Torre fu chiamata « La festa dello scugnizzo ». L'apostolato vagante dei nostri giovani confratelli a Torre Annunziata vide il 31 gennaio 1945, la sua cappella insufficiente a contenere i settecento ragazzi accorsi. Si dovette celebrare all'aperto. Insieme al folto gruppo degli scugnizzi ammessi alla prima Comunione, più di cento altri, venuti anche da lontano, si accostarono al banchetto Eucaristico, malgrado le difficoltà del viaggio e del digiuno che durò fin verso mezzogiorno. Si rifecero poi all'abbondante colazione; mentre i privilegiati della prima Comunione, impeccabili nel loro vestitino bianco, adorno dei nastrini rituali, passarono all'Istituto per il pranzo e per il divertimento pomeridiano. Il Sindaco, dopo aver partecipato alla cara cerimonia, volle esprimere la sua ammirazione. « Circa 700 giovanetti - egli scrisse - ricevono da voi, con l'istruzione religiosa, anche conforti materiali in viveri e indumenti che servono a facilitare l'auspicato salvataggio di tanta gioventù abbandonata ai pericoli della strada. La vostra opera altamente sociale, seguendo le tradizioni del grande educatore della gioventù San Giovanni Bosco, servirà di leva potente per la salvezza della gioventù del nostro tempo, e renderà così la vostra istituzione degnamente benemerita della Patria ».

Altre volte, la nostra Casa di Torre Annunziata ebbe l'onore di vedere le autorità civili e religiose in mezzo agli scugnizzi in festa.

Commoventissima la prima Comunione degli spazzini che, nella loro giornata di lavoro, avevano un'ora sola di libertà: dalle 12 alle 13. Allo scoccare di quell'ora, dai punti anche più periferici della città, i piccoli spazzini prendevano la rincorsa verso l'Oratorio, per frequentarvi la scuola di Religione e prepararsi al grande avvenimento. Quel giorno, apparvero veramente trasformati dalla grazia e dalla gioia. Il pranzo fu imbandito nell'Oratorio. La Santa Cresima venne amministrata dal Vescovo di Pompei. Gite, accademie, teatrini, completarono le belle celebrazioni dando ad esse l'impronta tipicamente salesiana.

Vista poi la desolazione di tanti poveri figli del popolo, nella miseria e nell'abbandono, i chierici del nostro studentato filosofico cominciarono a distribuirsi nei punti strategici del porto e della stazione a conversare ed a giocare con loro, guadagnandoli ben presto con belle maniere e con sfilatini di pane che sottraevano spontaneamente alla propria magra razione giornaliera. Riuscirono così, poco a poco, ad attirarli al cortile dell'Istituto, dove divennero i beniamini. A Pasqua ebbero la gioia di vederne una settantina alla Prima Comunione. Interessandovi enti e pie persone, col materno aiuto delle Dame Patronesse che subito compresero la nobiltà dell'opera, completarono l'assistenza anche con nuovi materiali. Per l'Epifania di quest'anno prepararono una befana di mille pacchi d'indumenti e commestibili. E mille fanciulli, disposti in dieci file da cento, si trovò dinanzi l'Em.mo Cardinale Alessio Ascalesi Arcivescovo di Napoli, che volle personalmente benedire e compiere la distribuzione. Accolto dall'Ispettore salesiano Don Festini e dai benefattori, Sua Eminenza ascoltò l'amabile indirizzo di uno di quei bimbi ed il benvenuto del Direttore. Poi, fattosi al microfono, indirizzò la sua paterna parola, felicitandosi coi Salesiani pel successo ottenuto, ringraziando le Dame Patronesse e i benefattori, ed auspicando un incremento adeguato all'opera provvidenziale.   (Continua).

Dalle nostre Missioni

ASSAM Amatissimo Padre,

con rinnovato ardore i suoi figli dell'Assam hanno ripreso il lavoro. Dal campo di internamento molti sacerdoti sono ritornati pieni di entusiasmo e ovunque è un fiorire di novella vita. Il giorno di Pasqua per la prima volta abbiamo potuto cantare la S. Messa nella risorta Cattedrale di Maria Ausiliatrice in Shillong.

Lei può pensare quanto fosse difficile ottenere materiale da costruzione quando tutto era mobilitato per la guerra, che si era affacciata ai confini dell'Assam; ma, con l'aiuto del buon Dio, i lavori, pur procedendo lentamente, non conobbero soste. E ora il bell'edificio si delinea solenne sopra la verde collina. È una spaziosa chiesa in cemento armato, costruita con moderni metodi antisismici. L'inclemenza del tempo e la gran folla ci costrinsero a offrire il Santo Sacrificio sotto le sue volte anzichè all'aperto davanti alla cripta. Siamo però ancora lungi dalla meta. Perciò chiediamo la sua benedizione e la preghiera dei benefattori per riuscire a dedicarla al culto nell'anno 1947, quando celebreremo il 25° della venuta dei Salesiani in Assam.

In Tezpur, il lunedì di Pasqua, D. Dalbroi ebbe la consolazione di benedire 80 coppie di novelli sposi. Per un mese i giovanotti fecero il loro ritiro spirituale nella nostra Casa e le giovani nella casa delle Suore, preparandosi, con apposite istruzioni religiose e infine coi santi esercizi, al grande passo. Giunto il sospirato giorno, la vasta chiesa di S. G. Bosco era gremita. Le spose, tutte vestite di bianco, con corone di fiori sul capo. Dall'altar maggiore sorrideva l'immagine paterna di S. G. Bosco. Una identica funzione si fece dopo Natale.

In Maulai (Shillong), gli edifici del Noviziato e dello Studentato Teologico Salesiano, requisiti per scopi militari, hanno ripreso la loro destinazione religiosa con undici novizi, tutti dell'India e una ventina di studenti di teologia.

Stiamo aprendo due nuove stazioni missionarie: una sulle colline Garo e l'altra nella parte nord est dell'Assam verso i confini del Tibet, ai piedi dall'Himalaya. Per il momento teniamo la cura spirituale dei lavoratori dei giardini di the; ma presto prenderemo contatto colle tribù Mishni, Dalfas e Abors, che vivono ancora in uno stato primitivo. Un ufficiale governativo nel gennaio scorso fece un giro di esplorazione fra i Mishni e mi raccontava che fra quella gente non si è ancora perduta la memoria dell'eccidio perpetrato 80 anni or sono di due missionari francesi avventuratisi in cerca di una via di accesso al Tibet misterioso. Ci troviamo in un terreno completamente vergine. L'Assam è formato dalla vallata del Bramaputra, il fiume regale circondato dal poderoso corteggio dei suoi tributari che costituiscono l'arteria vitale della regione. La vallata è chiusa al nord dall'Himalaya e al sud da una serie di colline che raggiungono fino i 2500 metri. La pianura è abitata da Indù e Maomettani, colle loro antiche civilizzazioni e cultura. Sulle colline e montagne, che dominano la vallata, vivono popoli primitivi che si chiamano Garo, Khasi, Nagas, Nikir, Dalfas, Abor ecc. Differiscono in lingue e costumi, e praticano una religione che, con una parola molto elastica, viene detta: animismo. Fino al secolo scorso la nostra civiltà non li aveva ancora raggiunti nei loro recessi montani. Da tempi immemorabili avevano resistito alla cultura indù e buddista, preservando la più antica forma di vita, con sistemi economici, costumi sociali, credenze religiose che in altre zone dell'Asia sud-est sono state assorbite o distrutte da razze più dinamiche e meglio organizzate. Ancora oggi, entrando in certi distretti, per es. dei Nagas, si è circondati da popoli che conducono una vita poco dissimile da quella di qualche migliaio d'anni fa. Sotto questo punto di vista l'Assam è il Paradiso dell'antropologia e dell'etnologia. Per il Missionario è un altro Paradiso: è il terreno nuovo, buono, che può essere trasformato in' un bel giardino. Difettiamo però di mezzi, di attrezzatura per un'opera così complessa, che abbraccia il campo agricolo, medico, scolastico, ecc. Tutti quelli che hanno vissuto tra di essi non hanno potuto sfuggire al fascino di una vita così semplice e interessante. Ma ormai il progresso si avanza. Sotto la minaccia dell'invasione giapponese, furono costruite molte strade nuove, ovunque, e si sono aperti nuovi orizzonti. Che faremo noi? Gli antropologisti accusano i Missionari, specie protestanti, di distruggere l'incanto di una vita così primitiva: essi vorrebbero preservarli da una civiltà che guasta, come si cerca di preservare la fauna e la flora di certe regioni. Nel risveglio nazionalistico, che come una vampa potente infiamma tutta l'India, si cerca di sottrarre queste tribù anche all'influenza dei missionari stranieri. L'induismo, che mai si era preoccupato, fa ora un vero proselitismo. Tutto cambia e si rinnova attorno a noi. Molti ben pensanti riconoscono però che il cattolicesimo non distrugge quello che vi è di buono in queste tribù; non porta loro solo i calzoni e la camicia, ma cerca d'innestare in questi alberi sani e ricchi di linfa il virgulto della vita soprannaturale. Nella mente di molti indiani è radicata la persuasione che il cristianesimo è al servizio delle potenze occidentali per fini tutt'altro che religiosi. Noi cerchiamo, con la fedeltà alle direttive della Santa Sede, di abbattere questi pregiudizi. Le nostre opere di carità, specialmente a vantaggio della gioventù povera ed abbandonata sono assai apprezzate. In questi giorni venne offerto un lebbrosario fra i Garo alle Suore. Esse sono pure richieste in altri ospedali. Con le scuole industriali siamo in prima linea, ed abbiamo insistenti domande di aprirne in altri centri dell'Assam. Speriamo nel tanto sospirato rinforzo di personale. Colle opere di carità supereremo la crisi, perchè il mondo crede alla carità.

Noi intanto preghiamo Maria Ausiliatrice perchè benedica queste tribù e ci mandi i mezzi per guadagnarle a Nostro Signore.

Ci benedica tutti e mi creda.

dev.mo in S. G. Bosco

+ STEFANO FERRANDO,

Shillong, 15-VI-1946.   Vescovo di Shillong.

SIAM

Il 5 aprile u. s., primo venerdì del mese, la nostra scuola di Banpong ha ottenuto il pareggio statale, sicchè col prossimo anno scolastico, potrà avere anche i corsi di liceo e portare gli alunni all'Università. Gli studi nel Siam sono distribuiti in: 4 anni di elementari, preceduti da un biennio di asilo o corso preelementare; 6 anni di scuola media e 2 di scuola superiore: università.

Il 17 maggio è ricominciato l'anno scolastico e la campagna a favore dei poveri abbandonati ha preso il suo pieno sviluppo. Occupati tutti i posti, si sono improvvisati posti di fortuna per quelli che continuano ad affluire alle nostre residenze. A Banpong, dove si sente maggiormente la deficienza di locale, le Autorità militari inglesi (che ricordano quanto hanno fatto i salesiani per i loro prigionieri) hanno dato ordine ai Giapponesi di costruire alcune baracche in legno perchè i nostri confratelli possano accogliere il maggior numero possible.

Il 25 maggio, un nostro allievo della scuola di catehismo europeo, ha fatto l'abiura e da calvinista è divenuto cattolico. L'indomani, coi figli e nipoti, fece la prima Comunione nella nostra cappella. Ha 81 anni.

GRAVE LUTTO FRA LE FIGLIE DI M. A.

La morte di Madre Caterina Arrighi già per più di un ventennio Economa Generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice.

È spirata santamente a Casanova (Torino) l'11 ottobre u. s. ad 81 anno di età.

Preparata dalla fine e cristiana educazione familiare ricevuta nel nativo Busseto (Parma), passò quasi tutta la sua vita religiosa a Torino, dove, bevendo alle genuine sorgenti dello spirito salesiano, sotto la guida dei primi, fedelissimi continuatori dell'Opera di San Giovanni Bosco, svolse un largo e fecondo apostolato. E a Torino, fin da quando vi fu come Vicaria e Direttrice prima, come Segretaria ed Economa Ispettoriale poi, la sua eletta figura s'impose soprattutto per la bontà attenta e premurosa nel muovere incontro ai bisogni e ai dolori altrui, con la squisita delicatezza del tratto, che era l'amabile veste della sua carità.

Chiamata nel 1919 a reggere la carica di Economa Generale dell'Istituto, portò fra le intense e molteplici occupazioni del nuovo ufficio insieme alla particolare competenza nel disbrigo degli affari, una giusta ampiezza di vedute e l'immutato spirito di comprensiva e materna bontà.

Lavorò attivamente rendendo preziosi servizi all'Istituto fino al 1937, quando una grave malattia, dopo averla condotta fin quasi alle soglie dell'eternità, le andò minando le forze, obbligandola a un riposo, creduto temporaneo e divenuto definitivo.

Passata allora nel Noviziato di Casanova, tutta raccolta in quella pietà profonda e sentita che era stata sempre l'interiore fiamma d'ogni sua attività, mutò la consueta vita di lavoro in quella di continua preghiera, santificando le lunghe ore di inazione e di sofferenza e facendone offerta preziosa a Dio, per il bene dell'Istituto e dell'intera Congregazione Salesiana, teneramente amata.

La rapidissima chiamata al Cielo non le giunse inattesa, perchè da anni vi teneva rivolto il pensiero in una preparazione resa più prossima dagli ultimi Sacramenti, ricevuti, dietro sua richiesta, solo pochi giorni innanzi, al sopraggiungere d'una allarmante crisi cardiaca, poi felicemente superata.

Consapevole dell'estremo momento, lo accolse con indicibile pace, spegnendosi senza affanni d'agonia nella festa della Divina Maternità della SS. Vergine, che dischiuse alla figlia fedele e tenerissima le materne braccia per l'eterno desiderato amplesso.

CULTO E GRAZIE DI MARIA AUSILIATRICE

Le colonie pontificie.

L'8 settembre convennero a Maria Ausiliatrice 4000 tra fanciulli e fanciulle raccolte nelle Colonie Estive Pontificie a ringraziare il Signore e la Madonna ed a pregare pel Papa e per gli altri loro benefattori, specialmente per l'UNRRA. Non essendovi spazio in basilica, ascoltarono la Messa celebrata dal Parroco nel cortile centrale. Giunse quindi l'Eminentissimo Cardinale Arcivescovo a benedire la loro colazione ed a presiedere l'accademia della premiazione che fu tutta un inno di riconoscenza e di venerazione al Santo Padre e di gratitudine ai benefattori.

Pellegrinaggi alla Basilica di Maria Ausiliatrice.

Tutta l'estate ha favorito l'afflusso di pellegrinaggi alla basilica di Maria Ausiliatrice.

Il 28 luglio sono accorsi pellegrini da Binzago Maderno, da Milano, da Gallarate, da da Briga e Tenda, da Varese. Duecento operaie del Cotonificio De Angeli-Frua di Nossa, guidate dalle Figlie di Maria Ausiliatrice, hanno sciolto il voto fatto per l'incolumità personale negli anni di guerra, ascoltando la Messa celebrata dal sig. D. Puddu, segretario del Capitolo Superiore, e proseguendo poi pel Colle Don Bosco alla casetta natìa del Santo. In agosto la cronaca ha registrato quelli delle A. C. L. I. di Bergamo, di Pertusello, Monforte, Tornaco, Galliate, Cernusco, Masnago, Paderno, Dugnano, Origgio, Neive, Oleggio. Il 29, ha sostato in Basilica anche S. E. Mons. Respighi, Prefetto delle Cerimonie Pontificie.

In settembre convennero al santuario pellegrini da Bergamo, Veniano, Terno d'Isola, Cardana, Sacconago, Genova, Saluzzo, Rodino d'Alba, Tromello, Caslino d'Erba, Rovato, Lainate, S. Pellegrino, Corteolona, Valduggia, Campoligure, Giaveno, Orsago, Lodigiano. Il più imponente fu il Pellegrinaggio Friulano, guidato da Mons. Masetti e dal cav. Battaglia. Diede loro il benvenuto il sig. D. Ziggiotti del Capitolo Superiore. Dopo la Messa all'altare di S. Giovanni Bosco, i pellegrini passarono ad ossequiare il Rettor Maggiore, che rivolse loro paterne parole di compiacimento e di benedizione. Da Torino proseguirono pel Colle Don Bosco alla casetta natìa del Santo.

Ricordiamo pure un gruppo di seminaristi del Pontificio Seminario Spagnuolo di Roma, accompagnati dal loro rev.mo Mons. Rettore e dal Direttore Spirituale. Il 18, salì l'altar maggiore il rev.mo prof. Don Lorenzo Saluzzo, Direttore dell'Istituto Salesiano di Sondrio, che celebrò la Messa di diamante attorniato dai Confratelli e dai giovani artigiani che condivisero la sua gioia. Alla Comunione egli ricordò, con commossa gratitudine, la sua prima Messa celebrata sessant'anni prima, all'antico altare della Madonna, vivente e benedicente il Santo fondatore Don Bosco. Il 24, si raccolsero ai piedi di Maria gli Ecc.mi Vescovi del Piemonte, raccolti per la loro conferenza annuale sotto la presidenza dell'Em.mo Cardinale Arcivescovo. Il 29, celebrò all'altare dell'Ausiliatrice S. E. Mons. Stella, Vescovo di La Spezia, Luni e Sarzana.

Nel giorno della festa del S. Rosario, abbiamo notato pellegrini della Parrocchia di S. Giovanni in Laterano di Milano, da Alba e da Cherasco.

Intra - Cooperatori e Cooperatrici salesiani: festa di Maria Ausiliatrice.

I Cooperatori e le Cooperatrici di Intra, riorganizzatisi in quest'anno, parteciparono con tutta la loro adesione spirituale e materiale ai grandi festeggiamenti, che si svolsero in onore di S. Giov. Bosco, quando gli ex allievi fecero dono alla città dell'artistica statua del nostro Padre.

Le loro riunioni mensili, iniziate già nello scorso mese di novembre, continuarono con partecipazione sempre crescente, e venne stabilito che al 24 di ogni mese fosse celebrata per loro una santa Messa con fervorino nelle tre Case salesiane.

Numerosissimi furono sempre i partecipanti e molte le sante Comunioni sopra tutto quando, celebrata la grandiosa festa del 16 giugno, fu deciso che la S. Messa venisse celebrata nell'Oratorio di S. Giuseppe, dove era stata collocata la statua di Don Bosco.

I Cooperatori e le Cooperatrici concorsero poi efficacemente alla preparazione della festa di Maria Ausiliatrice per il giorno 26 maggio, festa che riuscì una vera dimostrazione di amore filiale alla Regina del Cielo.

Alla Messa della comunità, celebrata nell'Istituto S. Luigi da Mons. Prevosto, grande fu il concorso della popolazione. Più tardi, nonostante il tempo piovoso, i fedeli affolla rono ancora il porticato per assistere alla seconda Messa, cantata dal direttore dell'Istituto, mentre una massa corale di 400 voci eseguiva la messa corale dell'Oltrasi.

Nel pomeriggio, per quanto la pioggia continuasse a cadere, la popolazione ritornava compatta ad accompagnare in processione la statua della Madonna, cantandone le lodi lungo il percorso interno dell'Istituto.

Accanto a Mons. Prevosto, che officiò col suo Capitolo, intervenne tutto il clero regolare della città e gli Istituti religiosi femminili al completo.

Un discorso caldo e vibrante di Mons. Prevosto e la Benedizione Eucaristica da lui impartita posero termine alla riuscitissima funzione, svolta per la prima volta nell'Istituto S. Luigi.

In tal modo i Cooperatori e le Cooperatrici, riuniti ed affiatati, intendono continuare la loro attività benefica a sostegno dell'Opera salesiana locale, affiancando così l'opera entusiasta degli ex allievi.

PENSIERO MARIANO - Tu sei, Maria, Regina universale, speranza dei disperati, nostra gloriosissima Signora.   S. EFREM.

Grazie attribuite all'intercessione di MARIA AUSILIATRICE e di S. GIOV. BOSCO

Raccomandiamo vivamente ai graziati, nei casi di guarigione di specificare sempre bene la malattia e le circostanze più importanti, e di segnare chiaramente la propria firma. Sarà bene, potendolo, aggiungere un certificato medico.

Non si pubblicano integralmente le relazioni di grazie anonime o firmate colle semplici iniziali.

Una pericolosa ascensione sul Cervino.

Nel mese d'agosto di quest'anno una giovane escursionista di Vercelli richiese il mio ufficio di guida alpina per tentare l'ascensione del Cervino sino alla vetta (m. 4478). Accettai, dopo averle fatto però fare per alcuni giorni il dovuto allenamento ed essermi assicurato della buona riuscita delle prove, tanto fisiche quanto tecniche. Stabilito così il giorno dell'ascensione, partimmo all'ora fissata e convenientemente equipaggiati, dalla conca del Breuil (Cervinia, m. 2004), dirigendoci, come prima mèta al Rifugio Luigi Amedeo (m. 3840), dove avremmo dovuto pernottare, affine di proseguire l'indomani per l'ultima restante scalata.

Dico subito che sono sempre stato divoto di Maria Ausiliatrice e di San Giovanni Bosco, ai quali son solito raccomandarmi nelle mie imprese. Così feci quella volta.

La signorina ed io, dunque, salimmo lungo il versante del Vallone del Torrente sino alla Casa Batsè (m. 2172), ma qui, a poca distanza dal punto di partenza, essa cominciò ad accusare una palpitazione anormale di cuore.

- Temo che non riuscirò ad andare molto in su; - affermava con disappunto - è una cosa che non m'è capitata mai, e che non riesco davvero a spiegare.

Coraggio, signorina; - io le risposi - forse si tratta di cattiva digestione.

Infatti, sento pure della nausea.

Passerà camminando.

E questa notte ho riposato poco.

Tutto quindi si spiega. Andiamo avanti.

Fattasi perciò coraggio, procedemmo, abbastanza bene, per il Crot de Palet fino all'Alpe dell'Eura, giungendo poi, ma però con stento, perchè la palpitazione s'era fatta più forte, all'alberghetto dell'Oriondè (m. 2802). Quivi feci prendere alla signorina del bicarbonato e una limonata calda e le prescrissi un po' di riposo assoluto in un tiepido tettuccio dell'albergo. Speravamo così che l'inconveniente passasse. Nel frattempo io mi fermai nel piazzaletto antistante il Rifugio a chiacchierare con altre guide e turisti. Ero lì da una mezz'ora quando mi sento chiamare e vedo affacciata alla finestrella della sua stanza a giovane escursionista.

- Ebbene, come va? - domando.

- Mi sento ottimamente! - esclama essa con gioia. - Rimettiamoci in cammino. Voglio arrivare al Rifugio Luigi Amedeo prima di sera.

Lieto anch'io, l'accontentai. Ripartimmo di là con la massima calma, salendo adagio adagio tra le rocce e i ghiacci dello sperone. La mia cliente si sentiva bene, ma ecco che a un certo momento il cuore le ricomincia a battere veloce. Essa si fa forza e prosegue, ma i palpiti si fanno velocissimi e sembrano dirle con insistenza, nel loro misterioso linguaggio: - Fermati! fermati ! non andare più innanzi !

Ci dovemmo fermare. Eravamo allora alla Croce Carrel (m. 2920), croce che ricorda la morte di questa guida nella prima ascensione al Cervino.

- Riposiamoci un poco - essa propose - e poi continuiamo.

- No! - feci io decisamente. - La prudenza m'impone di non dover acconsentire. La sua capacità di resistenza, signorina, è troppo diminuita; il suo cuore non regge; l'altezza, a cui ci troviamo, è notevole. Di qui in su vi sono rocce cattive con ghiaccio e sporgenze pericolose sopra gli abissi.

- E allora devo rinunciare ? - mormorò con le lagrime agli occhi. - Io voglio dire d'essere arrivata lassù.

- È necessario rinunciare - risposi senza lasciarmi commuovere. - La cosa migliore che si può fare è tornarcene subito indietro. Io mi fermerò all'Oriondè, ma lei bisogna che cerchi di arrivare al Breuil prima di sera.

Così stabilito, facemmo dietro-front e pigliammo a scendere. Come s'era convenuto, io mi fermai all'alberghetto, in attesa di un altro cliente che voleva salire il Cervino, e la signorina continuò la discesa procedendo piano piano sul sentiero verso la conca verde del Breuil. Stavo guardandola dall'alto, osservando se tutto andasse bene e salutandola col fazzoletto quand'ella si voltava verso di me, allorquando ecco che alle mie spalle sento un rumore infernale come di mille carri pieni di pietre che si rovesciassero in un istante. Mi volto, alzo lo sguardo e vedo che tutta la vedretta della Testa del Leone (m. 3718), proprio là dov'è obbligatorio il passaggio e l'arrampicata, è battuta in pieno da una tremenda lavina, con grandine di pietre e di macigni, al-cuni dei quali grossi come botti. Se io e la mia cliente avessimo continuato a salire dalla Croce Carrel, in quel momento ci saremmo appunto trovati sotto la frana di pietre, soggiacendo ad una certissima morte.

Chi ci aveva salvati se non la materna protezione dell'Ausiliatrice e del suo fedel servo San Giovanni Bosco, da me invocati?

Riguardai a valle, e scorsi sul sentiero, in lontananza, la giovane alpinista, scampata a tanto pericolo: la vidi, piccola come una formica, che scendeva sempre. Ma come se il mio sguardo la richiamasse, si fermò a un tratto: si volse verso di me e, col braccio alzato, accennò il cielo.

Anch'essa ringraziava Iddio.

ALBERTO BICH Guida del Club Alpino Italiano.

Valtournanche (Aosta), 3-IX-1946. Ventidue schegge negli occhi.

Con animo vivamente commosso e riconoscente sciolgo l'inno della gratitudine verso la nostra Ausiliatrice e verso San Giova Bosco, per una vera serie di grazie e per la visibile protezione dimostrata alla mia famiglia in questi anni di guerra.

Il 22 gennaio del 1940 mio fratello Antonio, padre di famiglia, mentre lavorava in una galleria a Fraele, sopra Bormio, verso le ore 19, proprio mentre in casa si recitava l'Angelus, veniva colpito in pieno viso dallo scoppio di una mina. Raccolto pietosamente dai compagni di lavoro, fra i quali trovavasi anche un mio cognato, fu trasportato all'Ospedale di Grosio in condizioni disperate. Solo dopo due ore di cure assidue cominciò a dar segno di vita e riconobbe il cognato. Era ridotto in uno stato veramente pietoso.

Dagli occhi gli levarono, nel periodo che fu ricoverato negli Ospedali di Grosio e di Sondrio, ben 22 schegge, e i medici non davano alcuna speranza.

Il pensiero che il nostro Antonio non avrebbe più riveduto i suoi bambini, ammesso che potesse ancora campare, e che sarebbe sempre stato un invalido, ci addolorava profondamente.

Iniziai co' miei familiari una fervorosa novena a Maria Ausiliatrice, interponendo la mediazione del nostro Santo Fondatore, Don Bosco, e la nostra fiducia non fu vana. Mio fratello non solo scampò dalla morte, ma ebbe anche salva la vista.

Vennero poi altre ore di angoscia e di trepidazione. Rimessosi in salute, lo stesso fra tello venne forzatamente inviato a lavorare in Germania, nei dintorni di Berlino, in mezzo a tanti pericoli e senza avere la possibilità di inviarci e di ricevere notizie.

L'affidammo ancora alla Madonna, insieme agli altri fratelli prigionieri, essi pure in Germania, e ai nipoti, ugualmente in campo di concentramento tedesco, e, mentre il nostro Antonio riusciva ad ottenere di rientrare in famiglia il io sabato di aprile del 1944, tutti gli altri ritornavano incolumi dalla prigionìa, in modo che ha del miracoloso.

Unita alla mia famiglia rendo pubbliche grazie tanto alla Vergine Ausiliatrice quanto al S. Don Bosco, verso i quali ci sentiamo fortemente obbligati.

Lugano (Svizzera), 15-VII-1946.

Suor DELLA MORETTA CATERINA F. M. A.

COSTIGLIOLE SALUZZO - ARRIVO' UNA CARTOLINA. Eravamo privi di notizie del fratello da otto mesi. Tutti gli uffici per ricerche erano stati interpellati, ma nulla s'era potuto ottenere. Finalmente mi venne consigliato di fare la novena a Maria Ausiliatrice e a San Giovanni Bosco per ottenere la grazia di ricevere almeno per tramite della Croce Rossa sue notizie. Iniziai il giorno dopo la novena con fervore indescrivibile, e con la certezza di essere aiutata.

Otto giorni dopo una semplice cartolina, datata da sei mesi prima, veniva a portare la gioia in tutta la casa ed a sollevare me e i miei genitori dall'ansia che continuamente ci tormentava.

Come da promessa fatta invio una modesta offerta con la speranza che il grande Santo continuerà a proteggere mio fratello fino al giorno in cui avrà la fortuna di tornare tra di noi.

31-1-1945.   LUCIA CAVALLO.

BORGO S. MARTINO - UN PROIETTILE NEL POLMONE. Il giorno 21-III-1945 venne ricoverato d'urgenza in quest'ospedale militare il sig. Arrighi Giuseppe in gravissime condizioni. Si temeva una catastrofe da un momento all'altro, causa un proiettile entrato nel polmone. Mi recai subito al suo letto e, temendo una disgrazia da un momento all'altro, lo consigliai a ricorrere all'intercessione di S. Giovanni Bosco, che egli ancora non conosceva.

Annuì volentieri, mise nel nostro Santo tutta la fiducia e promise un'offerta per le Opere Salesiane. Al mattino ritornai e con stupore mio e dei dottori lo trovai migliorato. Il miglioramento andò sempre continuando senza operazioni. Oggi è guarito, è ritornato alla sua famiglia e per mezzo mio manda l'offerta promessa.

4-V-1945.   Sr. SANTA CAMINITI Direttrice.

BORGO D'ALE - INCOLUMI TRA LE FIAMME. Da quando mi iscrissi tra le Cooperatrici Salesiane professai sempre divozione all'Ausiliatrice di cui la nostra chiesa possiede devoto quadro. La sua immagine, sorridente fra le mie pareti domestiche, infuse visibilmente padronanza di spirito a me, a mia figlia e ad una sorella nella memoranda sera del 3o aprile, in cui su una parte notevole del paese fu effettuato un tremendo mitragliamento. Potemmo uscire incolumi e calme tra le fiamme demolitrici che avevano già annientato una gran parte della casa e fatto crollare quasi tutti i muri dei vani.

Sia ringraziata la Madonna che fra tanta rovina ci salvò. Come da promessa mando l'offerta per le Opere di S. G. Bosco.

17-V-1945.   CIMA DOMENICA.

Casavecchia Teresa (Torino) ringrazia M. A e D. Bosco per averle ottenuto dopo tanti anni la guarigione di un doloroso male allo stomaco.

Giovanni Piana (Crusinallo di Omegna) invia un'offerta per la guarigione di un suo nipotino votato a S. G. Bosco.

Lidia Gilli in Carbonero (Giaveno) - Con animo profondamente commosso porgo ringraziamenti vivissimi alla nostra cara Madre celeste Maria Ausiliatrice, che diede coraggio, e forza d'animo a mio marito per superare ottimamente una difficile operazione. Invio offerta con preghiera di pubblicazione.

Colombara Margherita in Elafro (Morbello-Alessandria) unitamente al marito ringrazia Maria SS. Ausiliatrice e Don Bosco per la felice nascita del piccolo Vincenzo.

G. M. S. - Riconoscente ringrazia Maria Ausiliatrice e San Giovanni Bosco per una sospiratissima grazia ricevuta.

Angela Marnetto (Trofarello-Torino). - Mia figlia, ch'era sul punto di diventar madre, si trovava in gravissime condizioni. Pregai fervorosamente Maria Aus. e S. Giov. Bosco che l'aiutassero ed essa diede alla luce una bimba sana e forte, alla quale, in onore di Don Bosco, demmo il nome di Giovanna.

Rizzo Rosa (Orsara-Bormida). - Trovandomi in un orto di mia proprietà e dovendo attingere acqua misi un piede in fallo e caddi nel pozzo. Gridai molto chiedendo aiuto ma invano, perchè mio marito stava tagliando l'erba un po' discosto e al rumore che si produceva non mi sentì affatto. Già cominciavo a perdere le forze quando per divina ispirazione, invocai con tutta l'anima Don Bosco. Proprio in quel momento mio marito, che si stava riposando, mi udì e mi trasse in salvo. Mai ringrazierò abbastanza il grande Santo.

F. M. (Iglesias). - Ringrazio Maria Aus. per aver liberato mia sorella da atroci tribolazioni e avversità nel suo impiego.

Letizia Sbarato (Torino) ringrazia M. A. per la guarigione della sua unica figlia da seria malattia.

Ringraziano ancora della loro intercessione Maria SS. Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco

Giovando Giacomo di Luigi, ex-allievo salesiano (Foglizzo Can.) pel felicissimo esito di una grave operazione chirurgica: in segno di riconoscenza ha inviato una cospicua offerta.

Valle Rosina (Cunico) per la segnalatissima grazia ricevuta.

Ivaldi Maria (Genova) per la miracolosa guarigione della nipote Traverso Carmel affetta da atrofia acuta al fegato.

Minuto Genny per la guarigione di un occhio colpito con violenza da un pezzo di legno.

Sorge Pino in Caltabiano (Riposto) per l'improvvisa guarigione del bambino Pietro colpito da bronco-polmonite.

Fam. Terrari (Sant'Ilario) pel felice ritorno in famiglia di persona cara che evitò di essere internata in Germania!...

Castagnotti Amedeo (Lequio Berra) pel buon esito di esami di un concorso.

Salsibona Candido ringrazia pel suo ritorno dalla prigionia. A. R. (Cuneo) per aver ottenuto quanto ardentemente desiderava.

Fassio Francesca (Moncalieri) perchè il marito licenziato dall'ufficio che occupava trovò un impiego molto migliore del primo.

Boiardi Angelo (Stazzano) perchè in circostanze penose della vita ottenne da San Giovanni Bosco segnalatissime grazie! Celoria Angela (Fabiano) per l'ottenuta guarigione di un nipotino e per altre grazie.

Virano Caterina (Carmagnola) perchè la figlia Maddalena colpita da tifo con minaccia di complicazioni di polmonite cominciò a migliorare all'inizio di una prima fervorosa novena.

Argano Margherita (Torino) ringrazia per l'ottenuta guarigione della mamma che subì una difficile operazione e per altra segnalatissima grazia.

Massaro Adelaide ved. Parodi (Nizza Monf.) per la grazia ricevuta: invoca continua protezione.

Candido Prof.a G. è riconoscente a San Giovanni Bosco per l'assistenza ricevuta durante difficili esami di concorso brillantemente superati!

Pennisi A. pel ritorno del figlio che da 23 mesi non dava più notizie di sè.

B. M. (Torino) per la guarigione di male di occhi senza operazione.

Saracco Luigi (Castelnuovo Calera) per segnalatissima grazia ricevuta: invoca la carità di preghiere per ottenere dal nostro Santo Don Bosco altri desideratissimi favori.

M. A. (Poirino) per la grazia ricevuta.

Garino Luisa (Mombello monf.) perchè un suo nipotino colpito da improvviso malore dopo aver baciata la reliquia di Don Bosco Santo subito migliorò.

Barrellini Anna (Maggiate Superiore) pel conforto e per le grazie ricevute invocando continua protezione.

Binello Maria (Poggio d'Asti) per l'ottenuto miglioramento in salute e implora ancora altre grazie.

Sarvadou Irene (Chatillon) pel felicissimo esito di esami della figlia Marina assicurando eterna riconoscenza.

I. B. (Torino) per la guarigione della piccola Anna Maria che era nata difettosa a un piede.

Perino Anna e Piero (Torino) perchè grazie a Maria Aus.ce e a Don Bosco Santo hanno sopportato con grande rassegnazione un grande dolore... fiduciosi che verrà il giorno della verità!

Foffano Stampini Silvia (Torino) per le grazie e protezione accordate a se e alla sua famiglia e attende la grazia della salute di cui ha tanto bisogno.

Bardone M. (Torino) per la miracolosa guarigione della mamma già ridotta in grave stato e per quella della figlia sofferente per un grave disturbo.

Enrico Adelina (Cerrina monf.) per la straordinaria guarigione di un bimbo di q anni colpito da correa acuta: dopo tre fervorose novene riprese a parlare correttamente.

Famiglia Tamagnone (Torino) desidera siano rese pubbliche grazie a Maria Ausiliatrice e a Don Bosco Santo per aver ottenuto colla loro intercessione due segnalatissime grazie.

Vernetti Barberis Virginia (Cairo Montenotte) esprime la sua riconoscenza alla Vergine Ausiliatrice per grazie ricevute e per essere stata preservata coi suoi cari dai disastri della seconda grande guerra mondiale'

Serafino Maria (Torino) pel ritorno del nipote Ressia Lorenzo già prigioniero in Germania.

Bearzi Marino (Sammardenchia di Pozzuolo) per aver superato felicemente una difficile e lunga operazione.

Brignone Rizzi Pierina (Torino) per aver ottenuto quanto desiderava e invocando continua protezione sul figlio.

Ravaschino Chiara (Savona) per le molteplici grazie ricevute durante i dolorosi anni di guerra.

NECROLOGIO

Salesiani defunti:

Sac. BRUNELLI LUIGI, † a Frascati (Roma) il 6-IX-1946 ad 87 anni.

Professore nel Seminario di Faenza, dove Mons. Taroni diffondeva tanto spirito salesiano, si mise in relazione con D. Bosco e, dopo un colloquio coi Santo a Torino, decise di farsi salesiano. Nel 1889 veniva proposto alla direzione del nostro collegio S. Giovanni Evangelista in Torino e di là passava ad altre case come direttore per 25 anni, come insegnante e confessore fino alla sua vegeta, pia e laboriosa vecchiaia.

Sar. GARASSINO FRANCESCO, † a Trevi (Perugia) il 30-IV-1946 a 82 anni.

Compagno dei Servi di Dio D. Beltrami e Principe D. Augusto Czartorisky, ricevette l'abito religioso da D. Bosco e prestò le migliori energie del suo ministero sacerdotale fra i nostri emigrati degli Stati Uniti facendo un gran bene.

Sac. CANUTO SALVATORE, † a Catania il 3-IX-1945 a 82 anni.

Fra il decano dei Salesiani dell'Ispettoria Sicula, ed anche il modello ed il patriarca, poichè, condotto giovinetto a Torino da D. Cagliero e presentato a Don Bosco, ricevette dal Santo la veste chiericale e ne assimilò lo spirito sì da informare generazioni di confratelli che si plasmarono alla sua direzione ed agli esempi della sua vita squisitamente salesiana. Ex-allievi e Cooperatori lo circondarono di stima e di affetto in vita; ne serbano con noi la memoria in benedizione.

Coad. VILLA BARTODOMEO, † a Torino-Oratorio, l'11-XI-1946 a 8o anni.

Accolto da D. Bosco all'oratorio, vi rimase fino al termine della vita prestando la sua abilità amministrativa ed edificando tutti col fervore del suo spirito salesiano.

Sac. OBERTO STEFANO, † nell'aprile 1943 presso Gorki (Russia) a 35 anni.

Cappellano dei nostri Alpini, li seguì anche nella dura prigionia immolandosi eroicamente per il bene dell'anima loro in un fervido apostolato di zelo sacerdotale, di generosa dedizione, di fraterna rarità.

Sac. CAMPOS EMMANUELE, † a Chulumani (Bolivia) il 27-V-1942 a 65 anni.

Sac. GUIOT GIOVANNI, † a Magdalena del Mar (Perù) il 26-XI-1944 a 64 anni.

Sac. JUVENAL NICOLO, † a Paysandù (Uruguay) il 21-VII-1942 a 60 anni.

Sac. OCHOA PIETRO, † a Montevideo (Uruguay) il 16-X-1942 a 56 anni.

Sac. STEFANI GIOVANNI, † a Paysandù (Uruguay) il 28-IX-1945 a 43 anni.

Sac. BOTTINI POMPILIO, † a Robilante (Cuneo) il 21-IX-1946 a 35 anni.

Coad. BARCELO GIOVANNI, † a Gerona (Spagna) il 13-VI-1946 a 81 anni.

Coad. GIOCA GIUSEPPE, † a Frascati (Roma) il 12-VIII1946 a 74 anni.

Ch. SALINAS VITTORIO, † il 24-V-1942 a Jauia (Perù) a 30 anni.

Ch. NOLL GIUSEPPE, † a San Colombano al Lambro (Milano) il 6-VII-1946 a 26 anni.

Sac. DALÈ FRANCESCO, † a Milano il 16-IX-1946 a 31 anni.

Sar. MAIOCCO GIUSEPPE MICHELE, † a Sunbury (Australia) il 31-X-1942 a 41 anni.

Coad. D'ANTUONO ANGELO, † a Taranto il 1-X-1946 a 47 anni.

Sar. FREIXA GIUSEPPE, † a Trelew (Argentina) il 24-VIII-1945 a 56 anni.

Sai: QUEIROLO PIETRO, † a Asunción (Paraguay) il 26-V-1946 a 7o anni.

Cooperatori defunti:

Avv. DOMENICO GIOCO, † a Treviso, il 4-X u. s. a 73 anni.

Cattolico tutto d'un pezzo, fu caro al Santo Padre Pio X, che ne ammirava la rettitudine di spirito e la fervida pietà con cui accreditava la sua abilità professionale. Padre di 12 figli, fu ben lieto di darne uno al sacerdozio nella Società Salesiana ed una figlia ad un fiorente istituto religioso.

Comm. ALFONSO MARIA GALEA, † a Malta, nel 1941 ad 80 anni.

Molto tardi ci è giunta la notizia della morte di questo nostro insigne Cooperatore che è una delle più fulgide glorie dell'Azione Cattolica di Malta. Dotato di una cospicua fortuna patrimoniale, ma soprattutto di una fede e di un carattere squisitamente cristiano, plasmato dai Padri Gesuiti e dai Fratelli delle Scuole Cristiane, consacrò tutta la sua vita all'elevazione dei poveri e degli umili, al prestigio morale e spirituale della sua isola. Collaboratore della buona stampa, legò il suo nome alla collana delle i Letture amene i mettendo a servizio del popolo la sua cultura enciclopedica. A 66 anni, ebbe ancora la costanza di frequentare l'Università per perfezionarsi nella lingua ebraica e darsi alla divulgazione della Sacra Scrittura, traducendo 19 libri dell'Antico Testamento e pubblicando altri preziosi studi biblici, coronati da vite di santi e da vari opuscoli d'indole spirituale. Tra il 1896 ed il 1940 curò personalmente gli Annali della Propagazione della Fede. Monumento della sua munificenza è il nostro Istituto S. Patrizio, la Juventutis Domus, Oratori per ragazzi e per ragazze in cui profuse migliaia di sterline, e, ciò che più vale, il suo apostolato personale dall'insegnamento del Catechismo all'organizzazione delle più svariate attrattive filodrammatiche e sportive. Presidente delle Conferenze di S. Vincenzo alla Sliema, conosceva tutte le case dei poveri e tutti gli ospedali, cui prodigava soccorsi e conforto con inesauribile generosità. I giovani lo prendevan d'assalto per le vie e per le piazze. E le sue tasche, sempre rifornite di medaglie, di imagini, di confetti, gli davano la gioia di una beneficenza quotidiana che Dio solo può valutare. Una vera missione svolse fra le classi operaie, dando l'esempio di una bontà che faceva esclamare ai suoi dipendenti: « Non potremo mai trovare un padrone più buono di lui». Uno zelo ed un tatto speciale aveva per la composizione delle liti domestiche e delle vertenze sociali. Anima di tanto e così multiforme apostolato, la pietà ch'egli sentiva e viveva con angelico fervore. In 60 anni perdette la Comunione tre volte. Ogni giorno trovava il tempo per lunghe preghiere e per la recita dell'Ufficio della Beata Vergine e del Santo Rosario. Meta dei suoi viaggi all'estero erano i santuari.

Oltre alla direzione degli affari di famiglia, tu per 12 anni Presidente del Consiglio dei Direttori della Banca Anglo-Maltese; dal 1914 Amministratore dei beni della Diocesi, per 6 anni Senatore del Partito Laburista e per molti anni Tesoriere delle Opere della propagazione della Fede, ecc. Trattava gli interessi temporali con lo scrupolo di una coscienza che sa di dover rendere conto a Dio e con la competenza che gli derivava dalla sua abilità finanziaria. Ma tutto subordinava agli interessi spirituali che erano la grande aspirazione del suo cuore di apostolo. Lo spirito di Don Bosco lo guidava e l'autore delle anime lo appassionava.

Sac. GIULIANO MONDAINI, † a Coriano di Rimini (Forlì) il 9-VIII u. a. ad 8o anni.

Sacerdote secondo il cuore di Dio, resse per 50 anni la parrocchia di Coriano prodigandovi le più sollecite cure pastorali con zelo illuminato ed inesauribile bontà. Divotissimo di Don Bosco, ne viveva lo spirito e lo diffondeva nel sacro ministero, con l'efficacia della parola che lo faceva ricercare per la predicazione anche su pulpiti esigenti, e con le più attuali forme di apostolato. Attorno alla sua ricchissima biblioteca formò un cenacolo di giovani cattolici esemplari di cui parecchi seguirono la vocazione sacerdotale o religiosa. Ma dove la sua carità fece prodigi fu nella fondazione dell'Istituto per Orfani di guerra, in cui raccolse dal 1919 successivamente centinaia di giovani poveri ed abbandonati che avviò alla vita col sistema salesiano. La guerra gli rase al suolo chiesa e casa parrocchiale, ma gli risparmiò l'Istituto ov'egli, dopo aver perduto tutto, rese la sua bell'anima a Dio in perfetta povertà.

MARTINOTTI CESARE. † il 19-XII-1945 a 59 anni.

Esemplare padre di famiglia, fervente cattolico, divotissimo di Maria Ausiliatrice e di S. G. Bosco, oltre la sua costante generosa cooperazione, fu ben lieto di offrire al Signore le sue due figliole nell'istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice.

BONOMETTI GIUSEPPE, † a Brescia il 2-VI u. s. a 48 anni.

Affezionato ex-allievo, portò lo spirito di Don Bosco nell'amministrazione del pensionato scolastico, ove offrì l'esempio di una fervente pietà eucaristica.

CARRARA PULCHERIA, † a Verona all'età di anni 92.

Donna di alti sensi, di profonda pietà e di gran zelo, diffuse la divozione a Maria Ausiliatrice e dava la più attiva cooperazione alle Opere di Don Bosco, fiera di essere la più anziana cooperatrice della provincia di Verona.

GALLIANI GENOEFFA in PIROTTA, † a Casatenovo (Como) il 7-XI-1945.

Fervente Cooperatrice zelò per oltre 40 anni le Opere Salesiane e la Pia Opera del Sacro Cuore.

Altri Cooperatori defunti:

Abbo Nicola, Lucinasco (Imperia) - Acolo Rufino, Orbassano (Torino) - Acquista Mens. Costantino, Montelanico (Roma) - Agnedda Giuseppe, Osilo (Sassari) - Armeni Rosina, .S. Ilaria Ionico (Reggio C.) - Artero Alessandro, Perrero (Torino) - Baldassarri Don Sisto, Arezzo - Bartuzzi Domenica, Tavernole (Brescia) - Baudino Giacinto, Rivolta Tor. (Torino) - Berardi Basilio, Pallagorio (Catanzaro) - Bergno Antonia, Masserano (Vercelli) - Bettini Ines Lega, Brisighella (Ravenna) - Bianchini Rosa, Colico (Como) - Binotto Rinaldo, S. Giustina in Colle (Padova) - Borgone Berta Adelaide, Chiusavecchia (Imperia) - Botti Ulisse, Sessa Cilento (Salerno) - Buffa D. Alessandro, Ovada (Alessandria) - Campus Giuseppe, Oristano (Cagliari) - Carena Giuseppe, Ballossa Bigh. (Pavia) - Casula Pietro, Osilo (Sassari) - Cè Domenica in Cagnini, Canneto sull'Oglio (Mantova) - Ceretto Pierino, Campore di Courgnè (Torino) - Cesario Corona Prospero, Vignale monf. (Alessandria) - Chiatello Luigi, Torino - Chiarabano Marco, Crodo (Novara) - Cincillo sac. Angelo, Mercatello (Pesaro) - Colombo Giulia, Brongio di Borsago (Como) - Combale Marta, Castellato Busca (Cuneo) - Comoglio Teresa, S. Giorgio can. (Aosta) - Consolaro Antonio, Crespadoro (Vicenza) - Coppa Rasile Francesco, Tollegno (Vercelli) - Covatta Felicita, Limosano (Campobasso) - Croce Giuseppe, Nizza Monf. (Asti) - Davite Anita, Firenze - Delingan Baldassare, Teseno (Trento) - Di Clemente Maria, Trani (Bari) - Di Cola Angiolino, Casoli (Chieti) - Dindelli Nello, Caprile (Arezzo) - Donato Teodora, Marcellinara (Catanzaro) - Pani Irene, Cannara (Perugia) - Ferrari ing. cav. Pietro, Venezia - Fichera Maria, S. Venerina (Catania) - Garrone Carlo, Coniago (Novara) - Gasperini Pietro, Tezze (Trento) - Gemma Carmelo, Catania - Gini Elvira, Firenze - Giorgi Giuseppe, Pisa - Gramola sac. Alessandro, Denùe (Alessandria) - Grosso Giovanna, Campore di Courgné (Torino) - Guazzaroni Assunta, Loreto (Ancona) - Guggione sac. Carlo, Forotondo (Alessandria) - Guzzi Giovannina, Canegrate (Milano) - Iacovone doti. Giovanni, Limosano (Campobasso) - La Lumia Giuseppina, Agrigento - Lampredi geom. Carlo, Firenze - La Rocca Salvatore, Campobello (Agrigento) - Lelli Emma, Bordignano (Firenze) - Leonardi dott. Carmelo, S. Venerino (Catania) - Lignini Domenico, Mogliano (Macerata) - Marelli Giorgio, Gallarate (Varese) - Martinelli Pietro, Isolacria (Sondrio) - Martinotti Felicita, Chivasso (Torino) - Melsani Pietro, Bagolino (Brescia) - Merò Caterina, Sommariva Perno (Cuneo) - Mocellini Stefano, Tezze (Trento) - Morgani Caterina, Malegno (Brescia) - Moricciani Amelia, Perugia - Morini Luigia, Muralta (Sv. C. T.) - Ochsner Elvezia, Zurigo (Sv. Tic.) - Olimpieri Angelo, Roma - Palumbo Giuseppina, Termini Interese (Palermo) - Pederzini Giovanni, Castellano (Trento) - Pelizzari Domenica, Bagolino (Brescia) - Pezzin Maria, Mirano (Venezia) - Pia Giuseppe, Mondovì (Cuneo) - Piccinin Domenico, Prata di Pordenone (Udine) - Piccolomini conte Emilio, Siena - Pieri Cecilia, Napoli - Pinzati Giustina, Valdagno (Vicenza) - Pizzochero Maria, Abbiategrasso (Milano) - Ponzi Carlotta, Bagnacavallo (Ravenna) - Quaglia Marina, Crescentino (Vercelli) - Quagliarello can. Matteo, Salerno - Rebolla com. Achille, Palermo - Rossi Orazio, Ronciglione (Viterbo) - Ruffino Aldo, Orbassano (Torino) - Ruga sac. Ignazio, Candia Lotte. (Pavia) - Russo Angela, S. Venerina (Catania) - Russo Venera, S. Venerino (Catania) - Salvati Rosa, Ronciglione (Viterbo) - Salvatori Ida, Savignano Panaro (Modena) - Sangiorgi rag. Ettore, Faenza (Ravenna) - Sarte - lini Michele, Tiarno di Sotto (Trento) - Schinetti Giovanni, Leno (Brescia) - Servetti Maria ved. Bruno, Mondovì (Cuneo) - Tadini Achille, Milano - Tedesco Boseggia Teresa, Arcole (Verona) - Tonelli Rodolfo, Vezzano (Trento) - Tosi Giuseppe, Coggiola (Vercelli) - Verga cav. Marco, Vizzini (Catania) - Vinco Maria, Alcenago (Verona) - Zocchi Franca, Novara - Grosso Leone, Ronca - Bugamelli Luigia, Loiano Scascoli (Bologna).