BOLLETTINO SALESIANO

15 Dicembre 1946 - Anno LXX - N. 22

Per la gioventù abbandonata.

Al Convegno di studio d'Assistenza Sociale, tenuto a Tremezzo, il 25 settembre u. s., il nostro prof. Don Vincenzo Sinistrero, docente nell'Istituto Superiore di Pedagogia del nostro Ateneo Pontificio, ha fatto una succinta relazione dell'apostolato salesiano per la redenzione dei cosiddetti « ragazzi della strada», che ha destato vivissimo interesse. La riportiamo integralmente per offrire ai nostri Direttori Diocesani e. Decurioni gli elementi concreti di un'esperienza che può suscitare larga imitazione.

LA RECENTE ESPERIENZA SALESIANA

Tratteggiamo una presentazione forzatamente sommaria dell'esperienza che i Salesiani di D. Bosco e la parallela istituzione delle Figlie di Maria Ausiliatrice stanno, in questi tempi, compiendo a favore di moltitudini di fanciulli e di fanciulle abbandonati, in Italia e all'estero.

Per contenerci nell'ambito proposto dal tema assegnato, limitiamo l'esposizione a quanto riguarda fanciulli d'età non superiore ai 14 anni circa. Per brevità e per maggior immediatezza, togliamo l'esemplificazione dall'ambiente fra noi più noto: Italia, e segnatamente Roma.

I. - L'ambiente familiare, le attività e le condizioni morali dei fanciulli.

1° Le famiglie che dànno il maggior contributo a questa fanciullezza risultano impostate all'incirca secondo tre categorie.

Famiglie costituite da unioni extra-matrimoniali, con genitori tarati per lo più non solo moralmente: 15% circa.

Famiglie con genitori che tengono figli come conigli: 25%.

Famiglie prive d'uno o d'entrambi i genitori, o mancanti di casa o di mezzi di sussistenza, e, comunque, impossibilitate materialmente a provvedere ai figli nati in periodo di prosperità e di provvidenze demografiche: 60%, per cause, in maggioranza, attinenti alla guerra.

Casi: figli di padre ucciso o perito, con madre ammalata o disoccupata; figli con uno o entrambi i genitori dediti al vizio, ad attività illegali e sovente losche; figli superstiti da bombardamenti e da azioni di guerra, orfani e sovente senza parenti che possano provvedere a loro; figli di genitori ammalati o comunque inetti ad occupazioni redditizie; figli di famiglie sfollate ed accampate alla meglio ovunque.

2° Le attività a cui si piegano tali fanciulli sono molteplici e disparate assai.

Lustrascarpe o «sciuscià » (da shoe shine), cui han dato fortissimo incremento le abitudini degli occupanti anglosassoni.

Ciccaroli, raccoglitori di mozziconi di sigari e di sigarette, che vengono utilizzati per ulteriori manipolazioni.

Rivenditori al minuto d'ogni genere d'articoli: sigarette, alimenti, capi di vestiario, ecc., per lo più di provenienza illegale: ultimi anelli, gli unici esposti al pubblico e alla vigilanza della Polizia, d'una vasta e rigorosamente organizzata rete di trafficanti.

Dediti all'« arrembo»: all'assalto per furto, su camions, sui treni, su naviglio d'ogni genere, su magazzini, specie militari.

Dediti ai traffici di persone e cose attinenti al vizio.

Si costituiscono in organizzazioni, in genere, perfettamente sistemate, con una gerarchia energica, autoritaria e dotata d'abilita notevoli e d'ardimento. Si ricoverano ovunque: nelle stazioni ferroviarie, nei giardini, negli angoli delle vie e delle piazze, in buche, in tane, in cantine. Ricordiamo i duecento fanciulli e fanciulle sui 10-12 anni che si erano costituita una specie di città-rifugio, con una regolare e ben ordinata distribuzione di funzioni e di cariche, nelle ridotte sotterranee d'una caserma di Roma occupata da truppe inglesi, che per un tempo discreto di nulla s'accorsero.

3° Motivo e sprone alle loro attività:

la necessità di sfamarsi ;

la bramosia del divertimento, cine, varietà, ecc.;

la cupidigia del denaro, stimolata dalla facilità di vistosi guadagni;

l'aiuto alla famiglia: sovente debbono mantenere, o per necessità o perchè costretti anche con vessazioni, genitori, fratelli numerosi o profittatori estranei;

collaborazione alla causa nazionale: nel periodo clandestino ed insurrezionale sono stati preziosi e sagaci tessitori d'informazioni e di rapporti fra cospiratori d'ogni genere.

4° Le loro condizioni morali e fisiche.

Son facili a pensare in soggetti simili, abbandonati da tutti, aperti a tutte le avventure, viventi in ambienti di amoralità e peggio, esposti a tutte le intemperie, indifesi contro tutte le insidie.

È la generazione dei « senza »:

senza famiglia: privi di essa o fisicamente o moralmente;

senza scuola e senza educazione;

senza lavoro: non avvezzi a nessuna attività ordinata e metodica e perciò aborrenti da qualsiasi lavoro produttivo;

senza patria, che si presenta loro soltanto come matrigna e come inetta o odiosa polizia;

senza Dio e senza quella tonificante forza che l'amore religioso ispira, che l'anima feconda colla più vivificante linfa, che dilata lo spirito verso le più alte e grandiose mète non soltanto divine: aridi sterpi votati alla fiamma d'ogni cupidigia, candidati a tutte le eversioni.

II. - Le Opere che accolgono tali fanciulli.

Sono varie e specificamente attrezzate per finalità diverse.

1° Gli Oratori diurni e festivi.

Sono i ricreatori che i Salesiani di D. Bosco e le Figlie di Maria Ausiliatrice disseminano ovunque s'estendono nel mondo: la prima delle loro opere. La giornata vi si svolge ariosa e gioconda in un clima di libertà e di divertimento particolarmente intonato alla psiche di questo tipo di gioventù. Dopo qualche tempo questi fanciulli sono gradatamente avviati verso un orario agile ed elastico, che comprende educazione fisica, giochi all'aperto, lezioni scolastiche, canto, refezione, discreta e intuitiva istruzione religiosa, teatro e cinematografo.

L'« Oratorio » è prezioso centro di raccolta, di studio e conoscenza, e di smistamento col suo funzionamento snello, colla disinvoltura tutta impregnata di familiarità e colla libera spontaneità che caratterizzano tutto il suo svolgersi.

2° Gli esternati.

Dall'« Oratorio » i fanciulli sono avviati agli «esternati »: così possono frequentare regolarmente e con frutto la scuola elementare, o media, o professionale, e in tal modo sottrarsi alla strada.

3° Gli internati.

Altri sono inviati nei convitti, sia per studenti che per scuole professionali, più affini alle loro tendenze.

Così il problema ha la sua soluzione radicale, perchè i fanciulli vengono educati e formati alla vita sino a quando siano in grado di trovare una collocazione definitiva nella società.

4° Le scuole serali e i ricoveri notturni.

Son centri d'immediata utilità che servono di primo richiamo e consentono d'accostare l'ambiente, di studiare i tipi e di incanalarli o alle altre opere o a un proficuo lavoro: tutto ciò specie pei più grandicelli e attaccati alla vita randagia.

5° Le colonie.

Si sono rivelate mezzo efficacissimo di rigenerazione fisica e morale, soprattutto se costituite da elementi omogenei, la cui scelta selezionata è sommamente favorita dalla loro precedente accolta nelle opere sopra indicate, donde vengono prevalentemente tratti i soggetti per le colonie. La vita libera nell'immediato contatto con la natura, il senso del divino . opportunamente favorito, l'abbondanza e regolarità d'un vitto ricco di potere nutritivo, la lontananza dalla vita solita piatta e grigia, l'alternamento saggiamente dosato fra le varie occupazioni della giornata, i corsi opportuni d'istruzione, la familiarità col personale a loro votato, provocano un risveglio e una freschezza psichica in cui prendono rapidamente vistoso sviluppo i germi migliori.

Dopo qualche mese son rifatti e felici.

III. - Le attività e i risultati.

Le attività che in tali opere si svolgono si possono distinguere all'incirca nelle seguenti otto sezioni.

1° Sezione « ricerca ».

I fanciulli vengono ricercati per vie, piazze, stazioni ferroviarie, porti, ecc., interessandosi alle loro abitudini e commerci e condividendo sul posto i loro giochi.

Fatte le prime conoscenze e amicizie, la ricerca non è più un delicato problema; il numero ovunque cresce a valanga, poichè son essi stessi che portano con sè a frotte i loro amici.

2° Sezione « igienica».

È la prima ad entrare in funzione: disinfezione, disinfestazione dai numerosi parassiti, cura della scabbia e d'altre malattie del genere, profilassi, lotta senza posa per la nettezza della persona.

3° Sezione « vestito ».

Impresa da Sisifo, con risorse sempre troppo insufficienti. Calzoncini tratti alla brava da tende militari, da indumenti e da scampoli d'ogni genere e d'ogni tinta. Biancheria ricercata febbrilmente ovunque.

4° Sezione « sussistenza ». Il problema dei problemi.

È suddivisa in tre sottosezioni: ricerca e custodia, confezione, distribuzione dei viveri.

Tonnellate senza fine, autocarri in moto continuo per far fronte senza sosta ad una fame delle sette leghe, sempre rinascente.

5° Sezione sportiva.

Organizza l'educazione fisica, i giochi all'aperto d'ogni genere, le gite. le gare, i campionati, ecc.

Mediante l'attività delle sezioni igiene, sussistenza e sportiva, si attua una progressiva rigenerazione fisica che si manifesta rapida e sovente persino impressionante. L'aumento di peso, in pochi mesi, sale dai 5 ai 10 chili e anche più: colorito, vigore, tono generale, segnano miglioramenti tanto sintomatici da meravigliare sovente i sanitari stessi.

6° Sezione artistica.

Cura il canto, la musica istrumentale, la recitazione, gli spettacoli cinematografici.

Al canto questi fanciulli hanno una propensione molto accentuata; per la recitazione una inventività e una spigliatezza uniche, generate dalla esperienza della loro vita, vissuta nell'« arrangiarsi » e nella più spregiudicata disinvoltura. Non sognano neppure che vi sia la soggezione del pubblico, così come disprezzano la paura.

7° Sezione culturale.

Provvede a lezioni e corsi i più svariati, coi quali i fanciulli vengono preparati all'ammissione, per regolari esami, alle scuole elementari, medie, professionali.

Degna di molto rilievo l'ambizione d'istruirsi e perciò l'interesse acuto per l'insegnamento, che svela un'intensita affine a quello che hanno pei loro commerci: per loro, istruzione è elevazione sociale e potenza di affermazione cui tendono con fierezza.

Le sezioni culturali possono così collocare regolarmente in scuole ufficiali questa fanciullezza che mai sarebbe giunta, in tempo utile, al punto da poterle frequentare.

8° Sezione catechetica e pastorale.

Cura la formazione religioso-morale, mediante l'istruzione religiosa e l'organizzazione del culto.

La stessa apertura, vibrante di spontaneità e di freschezza, che portano al gioco e all'istruzione secondo le loro abitudini di soggetti viventi secondo la diritta naturalità degli stimoli, la recano innanzi all'epopea religiosa.

Le figure di Gesù Redentore, della sua SS. Madre Maria, dei grandi Santi, dei missionari, parlano con fascino potente ai loro cuori che in esse trovano quelle stature ch'essi stimano a preferenza, avvezzi, come sono, a contar solo il valore personale, il «pagar di persona », ed edotti dalla dolorosa esperienza incisa nelle loro carni a comprender la tragedia della sofferenza, assetati di quell'amore personale disinteressato e fattivo che invano han cercato nei loro teneri anni.

Il canto e il servizio del culto colla sua splendente coreografia sono un poema pel loro animo di primitivi; e la fierezza con cui vi partecipano e la gara per potervi eccellere mostrano quanto ne gustino l'attrattiva.

La Confessione e la Comunione han per loro una suggestione vivida, acuita dal loro bisogno di maternità, dalla sofferenza del sentirsi abbandonati e perciò dal commosso stupore di trovare dei «grandi » che per solo amore si pongono a totale loro disposizione.

Si giunge così, attraverso all'azione delle sezioni artistica culturale e catechetico-pastorale, alla rieducazione morale.

Dal furto si redimono a mano a mano che si provvede all'esistenza loro e della famiglia e che bevono le nozioni morali: maturano, con quel loro temperamento tutto cose e fatti, una rettitudine così intrepida, un senso così matematico e tagliente del « mio » e del «tuo » e una generosità per i bisognosi di cui comprendono col cuore la pena, che garantiscono la loro guarigione. Delle migliaia, seguìti nelle varie occupazioni in cui vennero collocati, la totalità non ha dato motivo a lagnanze riguardo al rispetto della proprietà.

Quanto alla, purezza, in generale conservano in massa, nell'àmbito dell'età di cui ci occupiamo, una « innocenza » nel senso etimologico così naturale e così ariosa che stupisce coloro che sanno vedere il rettile che s'annida in troppe fanciullezze chiuse e ben custodite.

Non per nulla D. Bosco voleva il moto, l'aria e la vita aperta.

Con un'attenta preservazione da specifici assalti individuali, queste moltitudini ambientate entro una generale educazione come quella sopra indicata, conservano con tutta naturalezza e senza bisogno di specifiche cure una sanità morale di massa ben radicata e proprio spontanea, in quanto rampollante dal loro più vero e migliore io.

Da segnalare, perchè notevolissimi, i risultati di rieducazione, indiretti ma profondi, sulla famiglia, che, salvo casi estremi, grado a grado prende quota anch'essa e rientra nella normalità della vita sociale e religioso-morale, partecipando con grato e cordiale interesse alle varie attività dei figli, specie ai trattenimenti teatrali e alle celebrazioni religiose.

IV. - Le forze.

Sono, alla radice, due: pane e cuore.

Pane, perchè a nulla s'approda se non si risolvono i più lancinanti problemi del vivere: vitto, divertimento, vestito, ricovero.

Cuore nel senso più totale: umano e divino.

Del quale lianno una fame acutissima, stimolata dall'inedia in cui son stati tenuti nella loro infanzia selvaggia.

Del quale hanno un intuito e una comprensione infallibili e penetranti come gli istinti primigenii, per cui si dilatano senza limiti verso coloro in cui vedono autentica paternità, librata ben alta, al disopra d'ogni egoismo ed interesse materiale.

Per questo, i Salesiani di D. Bosco e le Figlie di Maria Ausiliatrice a contatto di questa fanciullezza - come del resto usano per inviolato sistema con tutta la gioventù a loro comunque affidata - pongono esclusivamente se stessi e mai nessuna persona stipendiata.

Questi fanciulli provenienti da ambienti di crudo e sovente feroce egoismo, posti innanzi a persona la cui unica ragione di vivere è la sola missione educativa, a persone che per loro e con loro condividono esattamente tutta l'esistenza, senza orario e senza mai un millesimo d'utile economico, unicamente e cordialmente bramosi di tutto il loro più ampio benessere, si sentono trasecolati e commossi.

Agli occhi del loro spirito avvezzo a creder solo a ciò che si tocca con mano, l'esperimentazione d'un fatto così inaudito al confronto colla loro abituale esistenza, ha del prodigio e del sogno.

Ciò soprattutto spiega il loro accorrere - a decine e decine di migliaia ovunque - dalla più libera e scapigliata vita agli oratori, agli esternati, agli internati, alle colonie, ed il loro permanervi con gusto, pur essendo tutte le uscite aperte innanzi a loro.

Ciò spiega quel loro attaccamento così scattante e diritto che li porta a rubare (proprio così!), a privarsi dello stesso pane, a compiere lunghi e faticosi viaggi, a portar a termine imprese d'autentici sacrifici, perchè si son messi in capo di dare una manifestazione di riconoscenza a qualcuno dei loro educatori in certe circostanze.

Da questa relazione troppo inadeguata, sono stati esclusi per ovvie ragioni i fatti singoli che, a migliaia, rendono al vivo le cupe miserie e le sfavillanti bellezze di questa fanciullezza, innocente vittima d'un mondo disintegrato e pervertito.

Ne citiamo uno soltanto.

Una notte. A Roma. Stazione Termini. Nel buio tetro dell'oscuramento uno dei nostri si aggira per meandri, binari, carrozzoni ferroviari, portici, in cerca dei leprotti alla macchia.

Gli viene in mente, chissà perchè ? cosa mai sognata, di ricercare entro una di quelle specie di vaschette rettangolari poste a lato dei sedili e destinate alla coltivazione di fiori.

Accende la lampadina tascabile, caccia una mano tra il fogliame e la paglia, sente caldo, afferra un ciuffo di capelli e tira.

Una faccia irosa e trasognata, due occhi dilatati e un'esclamazione sin troppo chiara:

- a li mortacci tua...

Lo porta a dormire un po' meno da quadrupede.

Il mattino seguente la storia: quattordici anni, privo di genitori, barese, l'accento però non era di Bari, andato in America, rimpatriato, solo al mondo.

Dopo la prova nell'« Oratorio », accetta, contento, d'essere accolto in un internato vicino a Roma, ove fa studi regolari e si comporta bene.

Mesi dopo, nella stessa stazione lo stesso sacerdote avvicina un uomo che s'aggira a vuoto con un viso disfatto.

Abituato a tali casi, data l'epidemia di furti a getto continuo, domanda: - Cerca qualcosa ? Cerco mio figlio.

Come mai?

Il povero padre, funzionario con buona posizione, una famiglia e tre figli, straziato e avvilito racconta: un figlio è fuggito di casa da due anni, nessun indizio, la vita è diventata un inferno, la ricerca un incubo, sua moglie un fantasma.

Al sacerdote viene come in un baleno nella fantasia un accostamento fra il volto del fanciullo ivi stesso trovato, che si dice barese senz'averne la parlata, e quest'uomo.

Troppo problematica, la somiglianza, per parlarne.

E poi, se il giovane è fuggito come non negherebbe ?

Lo fa venire a Roma.

Invita con un pretesto il padre e lo riceve nel parlatorio.

Sul mure campeggia una grande figura dolce e dolente: Gesù nell'orto.

Il sacerdote fa chiamare il giovane in parlatorio, così come per caso.

Il padre lo riconosce di botto, l'avvolge tutto con un'occhiata materna e, strano! invece di lanciarsi sul figlio, si butta in ginocchio innanzi al quadro esclamando secco e perentorio:

- Hai vinto Tu!

E dando in singhiozzi.

Poi si stringe spasmodicamente al seno il figlio e letteralmente se lo mangia.

In seguito chiarì da quale abissale dramma fosse emersa quella frase: cresciuto nell'odio a Cristo, aveva allevato il figlio così.

Quella fuga e quell'inumana tortura gli avevano di mese in mese dilatato nell'animo un angoscioso punto interrogativo.

L'opera del sacerdote e quel quadro, là, in quel momento, gliene avevano fornita la risposta.

Ecco, plasticamente, i frutti di quest'opera.

Dalla vita randagia allo studio e al lavoro, alla famiglia, alla patria, a Dio.

L'esperienza qui riferita si va dilatando in ragione delle crescenti necessità e delle moltitudini di abbandonati.

A tutti coloro che han cuore e coscienza e carità di patria il promovere analoga azione ovunque occorra.

NOVENA consigliata da San Giovanni Bosco per ottenere grazie e favori da Maria Ausiliatrice:

1° Recitare per nove giorni: tre Pater, Ave, Gloria al SS. Sacramento con la giaculatora Sia lodato e ringraziato ogni momento il Santissimo e Divinissmo Sacramento, tre Salve Regina a Maria SS. Ausiliatrice con la giaculatoria Maria Auxilium Christianorum, ora pro nobis.

2° Accostarsi ai SS. Sacramenti.

3° Fare un'offerta secondo le proprie forze per le Opere salesiane.

4° Aver molta fede in Gesù Sacramentato e in Maria SS. Ausiliatrice.

ORAZIONE DI S. BERNARDO

Ricordati, o piissima Vergine Maria, non essersi mai udito che sia stato abbandonato chi ha ricorso a Te, implorato il tuo aiuto, chiesto il tuo soccorso. lo, animato da tale confidenza, o Madre, Vergine delle Vergini, a Te ricorro, a Te vengo, peccatore contrito, dinanzi a Te mi prostro. Deh, o Madre del Verbo, non sdegnare le mie preghiere ma ascoltale propizia, ed esaudiscimi. Così sia.

(Indulgenza di tre anni ogni volta che si recita; plenaria, una volta al mese se si recita tutti i giorni e si compiono le altre pratiche prescritte per le indulgenze plenarie)