ANNO LXXI NUMERO 3 - 1° FEBBRAIO. 1947
Le "Memorie" di D. Bosco - In famiglia: Sotto la cupola dell'Ausiliatrice, Roma - Il Congresso Eucaristico di Magellano - Apostolato ed eroismi di carità sotto la bufera: Italia, Germania - Dalle nostre Missioni: Birmania, Giappone - Culto e grazie di Maria Ausiliatrice - Necrologio - Tesoro. Crociata Missionaria.
LA CONFERENZA SALESIANA pei Cooperatori e le Cooperatrici di Torino si terrà nella Basilica di Maria Ausiliatrice il 9 febbraio alle ore 16,30. Oratore il Reverendissimo Dott. Don Renato Ziggiotti, Direttore Generale delle Scuole Salesiane.
"Raccomando alla vostra carità tutte le opere che Iddio si è degnato affidarmi nel corso di quasi cinquant'anni; vi raccomando la cristiana educazione della gioventù, le vocazioni allo stato ecclesiastico ed alle missioni estere; ma in modo affatto particolare vi raccomando la cura dei giovani poveri ed abbandonati, che furono sempre la porzione più cara al mio cuore in terra e che, pei meriti di Nostro Signore Gesù Cristo, spero saranno la mia corona - ed il mio gaudio in Cielo ".
(San GIOVANNI BOSCO nel suo testamento ai Cooperatori ed alle Cooperatrici Salesiane.
La prima volta che Don Bosco andò a Roma, nel 1858, venne invitato dal Papa ad esporre minutamente la storia dell'Opera degli Oratori, illustrandone il carattere, il programma. ed i benefici risultati fino allora ottenuti. Pio IX intuì subito la parte che vi aveva avuto l'elemento soprannaturale; e, sollecito di assicurarne alla Chiesa ed alla futura Società Salesiana la genuina documentazione, raccomandò al Santo di scrivere ogni cosa. Ma questi, preso dalla ressa delle sue occupazioni, lasciò passare nove anni senza eseguire la raccomandazione pontificia. Tornato a Roma nel 1867, dovette far le sue scuse. Il Papa lo ascoltò benevolmente; ma, sapendo qual servigio avrebbe reso alla storia, gli mutò la raccomandazione in comando: « Lasciate - gli disse - ogni altra occupazione e scrivete. Questa volta non è solo un consiglio, ma un comando. Il bene che ne proverrà ai vostri figli voi non potete intenderlo pienamente». Don Bosco si dispose ad obbedire. Tuttavia non gli riuscì di metter mano al lavoro che nel 1873. Ne riempì tre quaderni, con 180 facciate complessive, buttate giù alla svelta, nei pochi ritagli di tempo, senz'altra preoccupazione che quella della veridicità, e con la proibizione di darne pubblicità sia prima che dopo la sua morte, ad uso esclusivo dei Salesiani. Qualche anno dopo, però permise egli stesso che tante cose venissero palesate « a maggior gloria di Dio, per la salvezza delle anime e per l'incremento della Congregazione » (1). Contemporanei e posteri presero quindi ad attingervi abbondantemente per parlare di lui e dell'opera sua, acuendo il desiderio del testo originale e completo. La felice coincidenza del centenario della stabile sistemazione dell'Oratorio in Valdocco e della esaltazione di Pio IX al supremo Pontificato parve l'occasione più solenne per curarne l'edizione ufficiale e farne omaggio alla memoria dell'angelico immortale Pontefice.
Don Ceria ce l'ha regalata proprio per Natale in un bel volume di 260 pagine, pei tipi della SEI. Ha per titolo: Memorie dell'Oratorio di San Francesco di Sales. Ma basta osservare le date, 1815-1855, per comprendere che contiene tutti i ricordi personali del Santo, dalla sua nascita alla organizzazione dell'opera. Mancò a Don Bosco il tempo di portare il manoscritto più innanzi. Però la fatica sostenuta ci ha assicurato la fonte più autorevole dei primordi e dell'età dell'oro. L'edizione rispetta il testo in tutta la sua ingenua ed affrettata stesura. Ma un'adeguata introduzione ed un discreto commento a piè pagina soddisfano, per la intelligenza e la valutazione, anche chi non ha familiarità con noi e con le cose nostre. Noi scorrendo quelle pagine, sentiamo tutta l'emozione di chi ascolta « un padre, il quale, dopo aver speso la vita nel creare alla sua famiglia una bella posizione, giunto ormai alla soglia della vecchiaia, circondato da numerosa corona di figli, narri loro delle fatiche sostenute e delle vicende incontrate, affinchè essi facciano tesoro della sua esperienza ».
Dopo una sobria premessa sulla sua fanciullezza, Don Bosco dissemina in tre decadi copiose notizie della sua preparazione domestica, scolastica e sacerdotale, dell'origine e delle vicende dei primordi dell'opera sua: 1825-1835; 1836-1845; 1846-1855.
Vien naturale, alle soglie di questo nuovo anno, fissare l'attenzione sul 1847 che ci riporta a dati secolari. Anno gravido di eventi decisivi per la storia d'Italia, il 1847 fu pel Santo l'anno dell'organizzazione e del primo sviluppo dell'Opera sua.
L'Oratorio di San Francesco di Sales, nella sua modesta sede primitiva in casa Pinardi, venne infatti riconosciuto dall'Arcivescovo di Torino come la Parrocchia dei fanciulli abbandonati, e dotato dei privilegi della cura d'anime diretti alla cristiana formazione della gioventù. Don Bosco ne abbozzò in quell'anno il primo Regolamento, che, toccato e ritoccato, diede poi alle stampe, dopo un quinquennio di esperimento, nel 1852. Avremo forse occasione di analizzarlo, in seguito. Ora basti rilevare che fin dal primo abbozzo appare chiara nel Santo la preoccupazione di far dell'Oratorio una vera palestra di soda pietà cristiana per l'educazione dei giovani non solo alla preghiera e al culto divino, ma all'esercizio della virtù. Tutto il programma - intonato alla più serena letizia da un sistema di assistenza che non ha nulla di antipatico, anzi è lievito di giocondità - non fa che facilitare gli atti di virtù e le pratiche di pietà che ossigenano lo spirito, corroborano la volontà, plasmano il cuore.
Col Regolamento diede anche subito ai giovani un modello di possente ispirazione in S. Luigi Gonzaga, istituendo la Compagnia di San Luigi, di cui compilò egli stesso le facili regole, scelte con senso molto pratico. L'Arcivescovo ne diede l'approvazione proprio il 12 aprile: un anno preciso dall'inaugurazione della sede definitiva in casa Pinardi. La Compagnia suscitò un fervore di pietà meraviglioso. Don Bosco acquistò una statua dell'angelico santo e preparò la festa liturgica con tutta la possibile solennità, invitandovi lo stesso Arcivescovo Mons. Fransoni che celebrò la santa Messa, distribuì la Comunione ad un trecento giovanetti ed amministrò parecchie Cresime. Negli anni successivi la solennità venne accresciuta dalla processione che contò più volte fra i fedeli gli stessi fratelli Camillo e Gustavo Cavour.
L'Arcivescovo non poteva trovare miglior corrispondenza alle sue concessioni pastorali.
Don Bosco procedeva con criterio organico e con intenti pedagogici ed ascetici ben definiti mentre ancor non possedeva che una tettoia, due stanzette e qualche metro quadrato di cortile. Lo conferma anche la compilazione del Giovane Provveduto. Trattando coi giovani egli aveva avvertito - nota nelle Memorie - il difetto di « un libro di divozione adattato ai tempi ». Si decise quindi a comporne uno apposta, per la gioventù del suo e dei nostri tempi. Ed ecco il criterio che tenne: « Vedendo come l'eresia insidiosa si andava ogni giorno più insinuando, ho procurato di compilare un libro adatto alla gioventù, opportuno per le loro idee religiose, appoggiato sulla Bibbia, il quale esponesse i fondamenti della religione cattolica colla massima brevità e chiarezza. Questo fu Il Giovane Provveduto» (v. pag. 187). Fu un lavoro provvidenziale ed ebbe un successo immediato e straordinario. Nello stesso anno 1847 Paravia ne fece due ristampe e ne diffuse ventimila copie. Il Santo ebbe la gioia, prima di morire, di vederne la 122a edizione. E, poichè ogni edizione non tirava meno di cinquantamila copie, una diffusione di oltre cinque milioni di esemplari. Il Giovane Provveduto è tutt'ora il manuale classico di pietà della scuola salesiana e non ha perso nulla della sua attualità. Ha subìto qualche modificazione e qualche aggiunta; ma la sua funzione formativa è nelle pagine del Santo. Ed il suo valore specifico lo si può sintetizzare con le parole di un competente, il compianto prof. Don Sisto Colombo, il quale scrisse: « Chi si proponesse di fare la storia del sentimento e del culto religioso in Italia nel secolo passato, non potrebbe tacere di questo libro, che, lungi da esuberanze rigoriste, di maniera giansenistica, e da certe superfluità di indole più o meno superstiziosa, parlava al cuore, richiamava alle pure fonti della vita cristiana, educava le anime alla pratica dei sacramenti, intesa con criteri che si direbbero nuovi, se non fossero invece una prudente ristaurazione dell'antica e classica disciplina » (v. pag. 187).
Errerebbe però chi pensasse che Don Bosco col suo Oratorio mirasse soltanto all'educazione religiosa. Egli si preoccupava di fare ai suoi giovani una degna posizione nella vita. Di qui la cura delle scuole serali e domenicali per gli analfabeti e per gli operai. Aveva già compilato la Storia Sacra e la Storia Ecclesiastica, ed un trattatello sul Sistema metrico decimale. Nel 1847 intensificò la cura dei giovani artigiani, non solo col trovar lavoro proporzionato alla loro età e condizione, ma seguendoli paternamente nelle botteghe e nelle officine, perchè non fossero sfruttati « a tirare il carretto da mattina a sera »: venissero invece aiutati ad apprendere al più presto un buon mestiere. Nel mese di maggio iniziò anche l'Ospizio per gli orfanelli. Lo tentò dapprima con una squadra di giovinastri che lo avevano aggredito con le solite ingiurie anticlericali per le vie di Torino. Ma, purtroppo, i vagabondi gli erano fuggiti nella notte portandosi via coperte e lenzuola. Nel mese della Madonna, la Madre celeste guidò all'Oratorio un vero orfano di padre e di madre, che divenne la prima pietra del nuovo edifizio. Avremo occasione di parlarne altra volta. Ora, per completare il quadro di un secolo fa, accenneremo che per l'Immacolata del 1847, Don Bosco sciamò nei pressi di Porta Nuova a fondarvi il secondo Oratorio festivo: L'Oratorio S. Luigi, tuttora fiorente, anche se lo spazio gli è stato strozzato da successive costruzioni. Ne diede l'annunzio con queste parole: «Miei cari figliuoli, quando le api si sono moltiplicate troppo in un alveare, una parte di loro se ne esce, costituisce un'altra famiglia 'e va ad abitare altrove. Come vedete, qui siamo tanti da non saper più dove rivolgerci., Nella medesima ricreazione, di tratto in tratto, o l'uno o l'altro è sospinto e cacciato a terra, e ne porta insanguinato il naso. In cappella poi stiamo pigiati come le acciughe. Allargarla a colpi di schiena e di spalla non ci conviene, chè potrebbe caderci addosso. Che faremo adunque? Noi imiteremo le api: formeremo una seconda famiglia ed andremo ad aprire un secondo Oratorio...». Come bilancio di un anno, non c'è male! Ma il meglio è nel carattere che Don Bosco ha saputo dare e mantenere ovunque all'opera sua: il carattere di famiglia.
(1) Conferenza ai Direttori, 2-II-1876.
Sotto la cupola dell'Ausiliatrice.
Nell'ultimo trimestre dell'anno decorso hanno incominciato a partire, alla spicciolata, approfittando di vari mezzi di trasporto, alcuni confratelli ed un discreto numero di Figlie di Maria Ausiliatrice per le Missioni di America, dell'Oriente e dell'Estremo Oriente.
La festa dell'Immacolata venne allietata dalla notizia della lettura del Decreto di approvazione dei miracoli attribuiti all'intercessione del Beato Cafasso e proposti per la sua Canonizzazione.
La mattina del 10, esposto il SS. Sacramento in Basilica, anche i giovani studenti ed artigiani, assecondando l'invito fatto la sera precedente dal Rettor Maggiore, si sono succeduti in turni di adorazione per implorare la benedizione del Signore sulla Congregazione dei Riti che in seduta antipreparatoria discuteva in Roma, sotto la presidenza dell'Em.mo Cardinal Verde, i due miracoli proposti per la beatificazioni del ven. Domenico Savio.
Nel pomeriggio, il Rettor Maggiore e i Superiori, con larghe rappresentanze dei Salesiani, delle Figlie di Maria Ausiliatrice, di allievi, ex allievi e cooperatori, parteciparono in Duomo alla solenne funzione riparatrice degli oltraggi fatti all'Opera del Cottolengo dalla stampa anticlericale e sovversiva.
Il Catechista Generale, rev.mo sig. D. Tirone, ha potuto finalmente recarsi in Polonia per la visita alle Case salesiane della tanto martoriata nazione e sostare qualche giorno anche a Praga. Attendevamo S. Em. il Cardinal Hlond, venuto a Roma ai primi di dicembre; ma il maltempo gli impedì di passare da Torino. Il Rettor Maggiore mandò a Milano ad ossequiarlo il sig. D. Ziggiotti.
Anche quest'anno i nostri alunni sono andati in famiglia per le feste natalizie. La basilica si gremì però di fedeli tanto alla Messa di mezzanotte come alle altre funzioni.
L'ultimo giorno dell'anno il Rettor Maggiore diede, come al solito, la strenna consigliando la pratica della fortezza cristiana.
Alla vigilia dell'Epifania abbiamo avuto la cara visita di S. E. il sig. Don Giuseppe Sylva, aggregato dal Governo Argentino, col grado di Inviato straordinario e Ministro Plenipotenziario di 1a classe, alla Delegazione preposta al coordinamento della emigrazione italiana e spagnuola in quella nobile e generosa Repubblica. Egli celebrò all'altare della Madonna e rivolse agli alunni la sua paterna parola. Fatta una rapida scorsa al Colle Don Bosco ed al nostro Ateneo, ripartì subito per Roma ove l'attendeva l'urgente lavoro della sua provvida missione. Il Santo Padre se n'è pubblicamente rallegrato, il 12 gennaio u. s., ricevendo il nuovo Ambasciatore Argentino, S. E. il Dott. Conrado Traverso, per la presentazione delle credenziali. Con la gratitudine per l'opera di soccorso organizzata a sollievo delle vittime della guerra, il Papa espresse la sua confidenza anche per l'avvenire soggiungendo: « In questa certezza ci conferma il recente arrivo di un figlio di S. Giovanni Bosco, come incaricato speciale del Governo Argentino per studiare sul luogo il progetto di una vasta emigrazione che deve salvare dalla miseria spirituale e materiale molti sventurati ai quali questa Europa impoverita e devastata non offre possibilità ordinarie di lavoro e di vita. La realizzazione di un tal progetto non solo servirà ad arricchire la Repubblica Argentina, incorporandole preziose forze produttrici, ma le darà anche modo di scrivere negli annali di questo torbido e miserabile dopoguerra una bella ed ampia pagina di misericordia spirituale e corporale che le future generazioni europee rileggeranno sempre con gratitudine ».
ITALIA - Roma - " Ragazzi di Don Bosco " dal Papa.
Il 20 dicembre u. s. una diecina di giovani della nostra Opera «Ragazzi di Don Bosco », accompagnati da Don Valentini, si sono recati in Vaticano a presentare al Santo Padre gli auguri natalizi a nome delle migliaia dei loro compagni assistiti nei quattordici centri romani diretti dai Salesiani e dalle Figlie di Maria Ausiliatrice. Hanno pure offerto al Papa un calendario dell'Opera ed un artistico album fotografico documentante i mesi passati dalla Colonia Estiva Pio XII a Tivoli-Quintiliolo.
Il Santo Padre ha dimostrato il suo gradimento con una novella prova del suo interessamento per l'Opera che gli sta tanto a cuore, e con l'Apostolica Benedizione.
L'omaggio di gratitudine dei giovani beneficati si è innestato alle altre fervide attestazioni di gratitudine e di venerazione che il mondo cattolico ha tributato al Vicario di Cristo in quei giorni, in riparazione dei sacrileghi oltraggi che la stampa oscena da qualche mese ha preso a schizzare contro la sua Persona, raggiungendo nell'improntitudine e nella virulenza le più luride e selvaggie espressioni.
Lo spontaneo ed accorato plebiscito dei buoni ha subbissato le oscenità degli empi.
Il Congresso Eucaristico di MAGELLANO
Quantunque sia passato un anno dalla data in cui fu celebrato, 6-10 febbraio 1946, tornerà gradita ai Cooperatori almeno una rapida descrizione del trionfo di Gesù Eucaristico nelle terre scoperte nel 1584 ed evangelizzate dai nostri missionari in questi ultimi 50 anni. La relazione ci è giunta con tanto ritardo!
Trionfo dell'Eucaristia e del lavoro svolto dai figli di Don Bosco, ha superato enormi difficoltà. A migliaia di chilometri dalle grandi capitali e centri del cattolicesimo, con la scarsità dei mezzi di comunicazione per i pellegrini del Cile e delle altre nazioni americane, faceva temere un insuccesso.
Ma Dio e la Vergine Santa ascoltarono le preghiere dei buoni.
L'Amministratore Apostolico della regione il nostro Mons. Pietro Giacomini, chiese venti milioni di Ave Maria per il buon esito. Ne ebbe oltre cento milioni!
L'inizio si può segnare alla festa della Purificazione di Maria SS., o Candelara, il 2 febbraio, che ricordava la data della scoperta dello Stretto di Magellano e la prima Cappella innalzata nel territorio. -
Il giorno 3 vide la compatta adesione della Colonia Yugoslava. Più di 700 cattolici presenti alla Messa nel santuario di Maria Ausiliatrice, ad ascoltare la parola di un salesiano sloveno ed elevare al Cielo preghiere e canti religiosi della patria lontana.
Il 3, 4, 5 febbraio, Ora Santa, in tutte le chiese parrocchiali, gremite di pubblico, come preparazione immediata e conclusione delle Sacre Missioni iniziate il 28 gennaio.
Il giorno 6, pioggia tutto il santo giorno. Tuttavia arrivarono in camions ed autobus numerosi pellegrini dall'Argentina, parecchi dopo 7 giorni di viaggio! Con loro era il Vescovodi Viedma, S. E. Mons. Esandi; il Rev.mo Don Giuseppe Reyneri, rappresentante del Rettor Maggiore; l'Ispettore della Patagonia, Don Picabea. Entusiastiche le accoglienze agli Esploratori « Don Bosco » del 45° Battaglione di S. Julian, al suono delle bande, ed il servizio d'onore degli Esploratori di Magellano.
Il gruppo di pellegrini più numeroso giunse in mattinata col vapore Alondra, che portava, pure gli Ecc.mi Vescovi: Mons. Candido Rada, salesiano, di Ancud; Mons. Mery, di Valdivia; Mons. G. Beck, Vicario Apostolico dell'Araucania; Mons. R. Berrios, di San Felipe; nonchè un'ottantina di seminaristi di Santiago.
Primo atto ufficiale, l'inaugurazione dell'Esposizione Salesiana Regionale alla presenza delle autorità, dei Vescovi e delle personalità.
Sullo sfondo del salone dell'Esposizione, un gran quadro ricordava Don Bosco come profeta dell'avvenire della regione magellanica. Varie sezioni eran dedicate alla metereologia, ai trent'anni di apostolato di Mons. Fagnano, all'opera dei Vescovi che gli succedettero; al lavoro compiuto dalle Figlie di Maria Ausiliatrice; agli Esploratori «Don Bosco »; alle escursioni del nostro Don Alberto De Agostini. Chiara documentazione dei 50 anni di attività salesiana. Nel pomeriggio giunsero altri numerosi pellegrini.
Il giorno 7, l'apertura ufficiale del Congresso riscosse l'entusiastica adesione delle Autorità e delle Forze Armate che resero omaggio alla Vergine del Carmelo, patrona del Congresso e protettrice del Cile e delle sue Forze Armate. Im massa, ben preparati, ufficiali e soldati ricevettero la Comunione dalle mani dei Vescovi.
L'omaggio e l'adesione della Colonia Argentina residente a Magellano ricordò lo spettacolo offerto il 13 marzo 1904, nel giorno della inaugurazione della statua del Redentore sulle Ande e le parole allora pronunciate: «Crolleranno queste montagne prima che Argentini e Cileni dimentichino la pace giurata ai piedi del Cristo Redentore ».
In mattinata riuscì a partire da Puerto Montt l'idro che portava il Legato Pontificio, S. E. il Nunzio Apostolico Mons. Maurilio Silvani. Dopo un viaggio pericolosissimo impiegò un'ora ad ammarrare e a toccare il molo. Col Legato giunsero pure le LL. EE. Mons. Alfredo Silva Santiago, Vescovo di Concepción; Mons. Ramòn Munita, Vescovo di Puerto Montt; Monsignor Victor Alvarez, salesiano, Vescovo di Ayacucho (Perù) e Mons. Alfredo Viola, Vescovo di Salto (Uruguay).
Alle parole rivoltegli da Mons. Giacomini, il Legato rispose dicendo che l'accoglienza tributatagli come rappresentante del Sommo Pontefice lo compensava di tutte le peripezie del viaggio.
Dalla Prefettura egli presenziò la sfilata delle Bande e degli Esploratori « Don Bosco ».
La prima assemblea del giorno si tenne nella Piazza Eucaristica. Il Vescovo di S. Felipe Mons. Berrios svolse il tema: La pace degli individui. « Nessuna teoria di pace e di benessere, proclamò, è effettiva se si allontana dai principi dettati dal Maestro Divino ».
Il Legato impartì la Benedizione Eucaristica.
L'8 febbraio fu la giornata dei fanciulli.
Confessati nelle varie chiese e cappelle dei collegi, all'alba di una magnifica giornata di sole, cominciavano ad affluire a gruppi verso le 8. Imponente il numero dei parenti. Ai 750 bambini e bambine della Prima Comunione fu riserbato il centro della piazza.
Mentre un sacerdote dirigeva le preghiere e spiegava la liturgia del giorno, il Rev.mo Don G. Reyneri salì l'altare per la sua Messa d'Oro che volle celebrare tra i fanciulli di Magellano sognati da Don Bosco.
Dopo il Vangelo, il Vescovo salesiano Monsignor Rada parlò ai 3000 frugoli ricordando loro i consigli che egli, bambino, aveva ricevuto nel collegio salesiano della città.
Alla fine della santa Messa, 16 fanciulli, vestiti da paggi, offrirono al Legato i prodotti della regione: oro, petrolio, lana. Un gruppetto di indi Alakaluffi offrì una canoa in miniatura. La terra, purtroppo, non produce nè grano, nè uva.
Quindi i fanciulli di Magellano, a nome di tutti i fanciulli cileni, giurarono, alla presenza del Legato Pontificio, fedeltà a Dio ed alla Patria. Seguì la colazione e la festosa sfilata.
Il Legato partecipò ai ricevimenti del Club Sociale Cattolico, del Club Yugoslavo e della collettività italiana che lo commosse particolarmente.
Dopo l'assemblea delle Donne di Azione Cattolica, si tenne alle 19,15 quella generale nella Piazza Eucaristica. Parlò S. E. Monsignor Esandi, salesiano, Vescovo di Viedma, seguito dal nostro Don Silva, che offerse al Santuario di Maria Ausiliatrice un prezioso ostensorio, dono dei pellegrini argentini.
Poi, il Vescovo di Ayacucho che, alla fine del discorso, lesse il telegramma di adesione del Rettor Maggiore: « Spiritualmente unito Congresso Eucaristico, ricordando apostolato Fagnano, zelanti compagni, invocando intercessione Ausiliatrice, D. Bosco, frutti duraturi pietà eucaristica, istruzione religiosa gioventù popolo. D. PIETRO RICALDONE ».
Seguì la benedizione Eucaristica e l'Ora Santa nel santuario di Maria Ausiliatrice, predicata dal Vescovo di Salto, Mons. Viola.
Il 9 febbraio, la pioggia impedì la Messa nella piazza, per le sezioni femminili. Venne celebrata nel Santuario di Maria Ausiliatrice, dal Prefetto Apostolico di Aysen, Mons. A. Michelatto. Parlò il Vicario Apostolico dell'Araucania sulla formazione religiosa della donna cristiana.
In tutte le chiese della città, migliaia di donne e giovani si accostarono alla S. Comunione. Lo stesso Legato presiedette nel Liceo Maria Ausiliatrice l'assemblea delle ex allieve delle Figlie di Maria Ausiliatrice.
Riuscitissima pure l'assemblea dei giovani e uomini di Azione Cattolica.
Il Legato partecipò, insieme alle maggiori autorità, al pranzo offerto dal Corpo Consolare, che, a causa della guerra, non si riuniva più dal 1939
A mezzanotte, la Messa per gli uomini.
Favoriti dal bel tempo, migliaia di uomini con torce accese, in una suggestiva colonna di fiaccole si diressero alla gran piazza. Nel tempio di Maria Ausiliatrice e nella piazza erano ad attenderli decine di confessori.
Celebrò il Legato Pontificio. Appositi altoparlanti trasmisero il sacro rito. Furono contati 15.000 uomini. Al Vangelo, vennero invitati ad impegnarsi per la perseveranza nei buoni propositi formulati. Migliaia di Comunioni.
Punta Arenas visse davvero una notte di grazia di Dio!
Il Congresso si chiuse col solenne Pontificale e l'Omelia del Legato Pontificio nella gran piazza. Nel pomeriggio, quattro Vescovi amministrarono contemporaneamente il sacramento della Cresima ad un migliaio di persone.
Imponentissima la processione cui parteciparono autorità civili e religiose, forze armate, associazioni, pellegrini e rappresentanze: oltre 25 mila persone. I dodici Vescovi precedevano il carro trionfale su cui era il Legato in ginocchio ai piedi di Gesù Sacramentato, assistito, da Don Reyneri e da Don Picabea.
Fra le bande, molto applaudita quella del nostro Collegio di Concepción, giunta in corriera con otto giorni di viaggio.
Nella Piazza Eucaristica il Rappresentante del Papa impartì la benedizione Eucaristica all'immensa folla esultante per l'apoteosi del SS. Sacramento.
(Continuazione: 1° gennaio, pag. 8).
ITALIA - Il nostro Istituto di Bagnolo nel novembre del 1942 distribuì gli alunni aspiranti missionari in altri collegi dell'Ispettoria Centrale per ospitare la facoltà teologica e giuridica del nostro Ateneo Pontificio, che dovette sfollare dalla sua sede della Crocetta in Torino, gravemente sinistrata da un violento bombardamento aereo. Sfuggì ad un decreto di requisizione nell'agosto 1943, ma fu coinvolto in tutte le vicende del paese, centro di raccolta di truppe partigiane. Venne invaso più volte per perquisizioni e rastrellamenti: sacerdoti e chierici, in due riprese, furori fatti ostaggi in massa. Però, grazie alla presenza di un professore che conosceva bene la lingua tedesca, riuscirono a chiarire le tragiche situazioni, richiamando i nazirepubblicani a sensi di umanità e di civiltà, a favore dei privati e dell'intera popolazione, ottenendo la liberazione anche di parecchi paesani presi in ostaggio e salvando il paese dall'incendio e . dalla distruzione decretata nel luglio 1944. I sacerdoti collaborarono col clero locale per l'assistenza religiosa ai partigiani in montagna, ai quali cedettero anche la massima parte delle razioni di tabacco ed offersero ricovero ed aiuto parecchie volte nello stesso istituto, prestando le cure più urgenti ai feriti e custodendo attrezzi, merci, medicinali, ecc.
Bollengo. La stessa caritatevole assistenza prestò il nostro studentato teologico di Bollengo, delegando tre sacerdoti per l'assistenza religiosa e morale dei partigiani sulla Serra e per le valli, ricoverando giovani del paese ricercati, ammalati e feriti, bisognosi di vitto e di medicine, ospitando per più mesi anche comandanti e capi della missione inglese.
Il collegetto di Castelnuovo Don Bosco provvide specialmente a ricoverare fanciulli ebrei e ragazzi sfollati, impartendo lezioni regolari perchè non avessero a perdere l'anno scolastico. Nei giorni poi della liberazione mise anche l'infermeria a disposizione dei partigiani feriti, con materiale di medicazione e generi alimentari.
Il centro salesiano di assistenza alle vittime ed ai partigiani dell'Astigiano fu il nostro Istituto Bernardi-Semeria al Colle Don Bosco. Là trovarono quotidiana ospitalità, dal settembre al dicembre 1943 soldati sbandati della
IV Armata e provenienti dalla Francia in numero complessivo di oltre 600. Una quarantina vennero sistemati nelle cascine vicine fino al giorno della liberazione. Mangiavano e dormivano nella sala dei pellegrini presso la casetta natia del Santo, forniti del necessario, curati e medicati in caso di malattia o di ferimenti. Ebbero pure alloggio per vari giorni sette soldati inglesi e americani sfuggiti a campi di concentramento, due aviatori inglesi, giovani dei dintorni sfuggiti ai rastrellamenti e partigiani.
Frequentissimi gli interventi per lo scambio di prigionieri, che si trovavano in pericolo di deportazione o di fucilazione. Dal maggio 1944 al 22 aprile 1945 il nostro Don Molas venne addetto esclusivamente a quest'opera umanitaria. Riconosciuto ufficialmente come arbitro anche dai nazi-repubblicani, e dotato di un'automobile, egli continuò per un anno a correre da un comando all'altro per salvare tanti poveri infelici, di cui il 70 % eran condannati alla fucilazione. Particolarmente affannoso il suoapostolato durante il grande rastrellamento di novembre, quando anche l'Istituto fu occupato da 30 « SS » nazisti e da 6o repubblicani di una brigata nera. Avrebbe da fare un volume di tutte le peripezie, dei pericoli incontrati, delle sofferenze patite. Il periodico «Maria Ausiliatrice » ha già pubblicato la grazia dello scampo da certa morte in un furioso mitragliamento aereo che prese di mira e gli fracassò la macchina uccidendo le due persone ch'egli aveva con sè a bordo. Ma il suo nome è legato anche alla salvezza di interi paesi: Castelnuovo Don Bosco ha riconosciuto ufficialmente l'eroismo del suo apostolato conferendogli la cittadinanza onoraria; Buttigliera d'Asti, Dusino e la stessa città di Chieri sanno quanto sia valso il suo pronto e coraggioso intervento sotto la minaccia di incendi, rappresaglie e distruzioni.
Un'altra casa che per la sua posizione ebbe una missione veramente strategica, fu la nostra Scuola Agraria di Cumiana. Occupata per ben sei volte da truppe naziste e repubblicane che si insediavano per periodi indeterminati disponendo anche dei prodotti con molta disinvoltura, dovette usare di tutta l'accortezza per evitare peggiori trattamenti e riuscire nello stesso tempo a svolgere l'apostolato della carità fra i partigiani. Era sede, da un biennio, delle sezioni sfollate dalla Casa-madre e dai nostri Collegi di S. Giovanni Evangelista e del Martinetto. Con un bel gruppo di orfani e sinistrati, i giovani giunsero a più di 500. Alla seconda occupazione tutti, tranne gli orfani, dovettero tornare in poche ore alle loro famiglie. Gli orfani furono ristretti nei locali lasciati disponibili dalle truppe, ma fra continue ansie e preoccupazioni. Vari confratelli si misero in collegamento coi partigiani e riuscirono non solo a tenerli informati dei pericoli, ma anche a portare l'assistenza religiosa in alta montagna, a rifornirli di viveri e persin di mezzi di trasporto, di brande, lettiere, materassi, coperte e utensili da cucina.
Appena poi sloggiavano le truppe, il collegio offriva senz'altro ospitalità, indumenti e vitto a soldati sbandati e a partigiani di transito, cura e medicazione a feriti ed ammalati. Dal novembre del 194.4 al maggio 1945 accolse e mantenne pure gratuitamente trentacinque fanciulli profughi della Valle del Roja. I giorni più angosciosi furono i primi di aprile del 1944 quando i nazi-repubblicani, decisi ad un'azione in grande stile contro i partigiani sparsi sui monti vicini, si scontrarono ed ebbero la peggio proprio nei pressi di Cumiana. Allora si vendicarono terribilmente sul paese prendendo 16o ostaggi tra la popolazione inerme ed incendiando parecchie case. Gli ostaggi vennero rinchiusi in una stalla del collegio. Il direttore, aiutato dai confratelli, fece di tutto per salvarli; e parecchi furono rimessi in libertà. A tutti, contro il divieto del comandante, che poi finì per chiudere un occhio, tolse la fame che pativano da 24 ore, continuando a soccorrerli nel tempo della cattura. Purtroppo pero un inevitabile ritardo nella consegna dei prigionieri fatti dai partigiani, irritò talmente i nazisti che decisero la fucilazione di 50 ostaggi più otto prigionieri. Non valsero nè preghiere nè lacrime, nè lo strazio dei parenti e del paese, nè l'assicurazione che i prigionieri fatti dai partigiani sarebbero certamente stati riconsegnati perchè lo stesso parroco era andato a cercarli. I nostri ebbero appena il tempo di confessare e comunicare le povere innocenti vittime.
L'intervento del Cardinale Arcivescovo di Torino che, appena avvertito, corse dal Comando Germanico, impedì altre stragi.
Il nostro Istituto filosofico di Foglizzo ebbe parte dei locali requisiti per tre mesi dai repubblicani della « Folgore » che vi si inquartierarono; ma riuscì ad impedire ogni asprezza verso la popolazione e verso i partigiani i quali, negli altri mesi, trovarono sempre ospitalità ed assistenza e perfino un corso di istruzione religiosa nel periodo invernale. L'Istituto concorse anche coll'offerta di 3000 lire pei danneggiati dall'incendio di Feletto Canavese. Ma il gesto più eroico lo compì un nostro sacerdote polacco, Don Lobacz Giuseppe, il quale, mandato a Mondovì per mitigare le atrocità delle « SS », venne arrestato e deportato in un campo di concentramento dove morì.
L'Istituto di Mirabello Monferrato, oltre al ricovero, alloggio, vitto e vestiti a soldati sbandati, a partigiani e ricercati, mise un sacerdote americano, che conosceva bene le lingue estere a servizio delle formazioni partigiane e del comando inglese per trattative, informazioni, scambi, per parecchi mesi.
L'Istituto di Montalenghe, sede di sfollamento della facoltà di filosofia del nostro Atenco Pontificio, ospitò pure 35 orfani di padri fucilati e morti in combattimento; diede aiuto e soccorsi in natura, assistenza medica, fornitura di coperte, tabacco, mezzi di trasporto ai partigiani, incorrendo anche in una improvvisa irruzione di nazirepubblicani che minacciarono l'incendio della casa. Particolare cura i salesiani si presero dei feriti nei frequenti scontri dei paesi vicini, mettendo l'infermeria a disposizione dei colpiti. Più volte riuscirono ad impedire feroci rappresaglie minacciate soprattutto durante la sosta dei nazisti dall'aprile al giugno 1945. Un'altra opera di carattere spirituale compirono i professori dell'Ateneo nel periodo pasquale 1944 e 1945 con cicli di conferenze religiose e sociali negli ambienti intellettuali e fra gli operai delle fabbriche in varie città del Piemonte.
L'Istituto di Penango Monferrato, oltre all'ospitalità, soccorsi ed aiuti a soldati sbandati, giovani in pericolo di rastrellamento, partigiani, israeliti perseguitati, preparò un'intera formazione partigiana alla Pasqua e prestò l'insegnamento gratis a studenti sfollati in paese.
Il nostro Istituto di Ivrea, occupato per molto tempo dalle truppe nazirepubblicane, che fecero parecchi danni, dovette andar molto cauto nell'aiutare sbandati e partigiani ; riuscì però ad ospitare parecchi fanciulli di razza ebraica che celò tra gli orfani e bisognosi accolti da diverse parti. Anche quello di Novi Ligure, ridotto ad ospedale militare germanico, dovette usare tutta l'abilità per far giungere soccorsi, specialmente di viveri, ai bisognosi. La nostra casa di cura di Piossasco ebbe l'unica autovettura asportata da partigiani, mentre prodigava assistenza ai feriti ed agli sbandati, fornendoli anche di indumenti e di biancheria, ad ogni richiesta. La casa di Ulzio, fino all'armistizio si trasformò in casa del soldato, fornendo ritrovo, cultura e svago alle truppe stazionanti. Quindi aiutò gli sbandati, con materassi, coperte, indumenti, organizzando l'assistenza religiosa e morale anche d'inverno in alta montagna e deputando un sacerdote al servizio delle formazioni partigiane.
Il nostro noviziato di Villa Moglia, presso Chieri, fece servizio regolare di minestre gratuite ai poveri, ospitò sbandati e perseguitati anche di razza ebraica e finì per rimetterci, fra tante cose, perfin l'autovettura che costituiva l'unico mezzo di comunicazione.
GERMANIA - Ensdorf. - Da una lettera del Direttore, Don Stefano Wolferstetter, scritta in data 18 maggio 1946, togliamo le seguenti notizie:
« Ringraziamo il Signore di essere passati incolumi tra tante disgrazie e rovine che ci circondarono.
» Il 6 gennaio del 1940 il nostro Noviziato subì un gravissimo incendio. Giudicammo allora che fosse una grave disgrazia ; ma più tardi dovemmo riconoscere che era stata una grazia singolare. Se non avessimo avuto l'incendio, i Nazi avrebbero senza dubbio occupato il nostro edificio e ci avrebbero gettato su una strada, come fecero con tanti altri religiosi. Anche dopo l'incendio, per ben tre volte cercarono di cacciarci; ma con l'aiuto del Signore riuscimmo a far stornare l'ordine iniquo. Per evitare che tentassero nuovamente di riprenderci la casa, andammo molto adagio nel riparare i danni e così riuscimmo a tener lontano coloro che volentieri si sarebbero insediati al nostro posto.
» Negli ultimi cinque anni di guerra ospitammo nel nostro Noviziato un centinaio di prigionieri francesi e belgi, e per qualche tempo anche italiani ; questi, in seguito, fecero per noi, che li avevamo sempre trattati bene, la migliore propaganda presso le truppe occupanti.
» Prima dell'occupazione passammo giornate terribili. Dal Nord e dal Nord-Ovest affluivano numerosi fuggitivi che speravano di trovare la salvezza nella Germania Meridionale, ma ogni tentativo era vano. I bombardieri e cacciatori, che volavano a bassa quota e mitragliavano tutto ciò che si muoveva sulle strade e in campagna, impedivano che si potesse uscire di casa e andare a coltivare i campi. Solo in prossimità della casa si poteva lavorare qualche po', rientrando in casa appena si avvertiva il rumore degli apparecchi.
»Per le strade tuttavia vi era un gran traffico; erano soldati a piedi o su veicoli di qualsiasi genere, che fuggivano; erano prigionieri provenienti da diversi campi di concentramento che venivano trasportati verso il Sud; erano truppe che venivano comandate di trasportarsi altrove; negli ultimi giorni fecero la comparsa anche le S. S. che avevano l'incarico di distruggere e far saltare tutti i ponti tra Amberg e Ratisbona, e abbattere tutte le piante grosse, che si trovavano lungo le strade per farle cadere attraverso ed impedire il passaggio dei carri armati e degli automezzi avanzanti.
» Più terribili ancora furono i giorni che precedettero immediatamente l'arrivo degli Americani, perchè si stabilì in casa il comando supremo della 13a armata.
» Ogni giorno distribuivamo viveri a 200 o 300 individui, che giungevano estenuati ed affamati dai campi di concentramento.
» Grazie a questo aiuto che potemmo dare ed al trattamento usato ai prigionieri, il comando americano fece apporre al portone esterno della Casa la scritta: " Qui non è permesso di acquartierare truppe ". E da quel giorno non avemmo più nessun disturbo.
» Affrettammo i lavori ed ora la Casa è tutta ricoperta; la Cappella e gli altri edifici incendiati sono rinnovati.
» L'Ispettoria Germanica ha dovuto deplorare la morte di oltre cento confratelli ed il mancato ritorno di altri 40 dati come dispersi. Tuttavia ora nutriamo la speranza di riprendere il Noviziato, dopo sei anni di interruzione, con una ventina di giovani ascritti ».
BIRMANIA
Amatissimo Padre,
finalmente è dato anche a noi, dalla lontana Birmania, di mandarle un saluto e di darle le nostre prime notizie.
Abbiamo vissuto tre anni di prove, pericoli e patimenti. Per ben due volte la guerra passò sopra di noi e questa zona della città subì ben 149 bombardamenti. La nostra scuola confina con la stazione ferroviaria e durante le azioni militari era circondata da tre importanti obbiettivi. Non si possono calcolare le bombe che caddero intorno a noi; alcune sul nostro terreno; un 200 sul ricovero delle vedove e 16 sulla scuola. Dei fabbricati, alcuni sono completamente distrutti, altri gravemente danneggiati. Solo la nostra bella chiesa rimase miracolosamente salva benchè in buona parte scoperchiata dallo spostamento d'aria; 26 statue distrutte dalle scheggie. Attorno a noi, per un raggio di quasi due chilometri, è la desolazione: tutto raso al suolo.
Ringraziando Iddio, anche durante questo tremendo periodo abbiamo potuto continuare tutte le nostre opere di assistenza e di apostolato, benchè su scala molto ridotta. Abbiamo anzi dato rifugio a molti poveri senza tetto, che qualche volta passarono i mille. Per tre lunghi anni ci siamo aggiustati come abbiamo potuto, vivendo esclusivamente di erbe, riso vecchio e germogli di piante. Per mantenere i nostri orfani e rifugiati abbiamo dovuto vendere tutto quello che eravamo riusciti a salvare dai bombardamenti, fino all'ultima camicia, all'ultimo foglio di carta.
Come lei ben ricorda, amato Padre, i suoi figli giunsero in Birmania solo nel 1939. Era in corso un rivolgimento politico e per tutto quell'anno le scuole dovettero rimaner chiuse. Le avevamo appena riaperte, quando scoppiò il conflitto mondiale e ricominciarono nuove dure prove per, la nostra opera. Ma la vera prova del fuoco venne allo scoppio delle ostilità in Oriente: festa dell'Immacolata 1941. Quattordici giorni dopo, 4 confratelli su 9 venivano internati in India. La festa di Don Bosco del mese seguente ci portò i primi sfollati, tutta povera gente scampata ai bombardamenti di Rangoon e della Birmania meridionale. Il venerdì santo segnò la distruzione di Mandalay: un bombardamento, forse il più orrendo che la Birmania abbia esperimentato, distrusse, in poche ore, tutta la parte centrale della città. I morti salirono a 2000. Delle trentamila case di Mandalay, ben ventunmila furono arse dalle bombe incendiarie, essendo i fabbricati di Mandalay tutti in legno tek. La nostra casa in quel giorno fu preservata per miracolo.
Le migliaia di sventurati che scappavano verso il Nord e le frontiere dell'India all'incalzare dell'avanzata giapponese, portarono con sè il colera e il vaiolo nero. Le vittime furono innumerevoli. Si giunse, per Mandalay e dintorni, ad una cifra ufficiale di ben 1500 morti di colera al giorno. Entrò anche in casa nostra, e il chierico Valette, quattro allievi e qualche rifugiato in poche ore volarono al cielo.
Il primo maggio 1942, i Giapponesi occuparono la città: Nella Pasqua dell'anno seguente, dati i continui bombardamenti degli Alleati e le difficoltà finanziarie create dall'occupazione, si decise di mandare i confratelli, gli orfani e parte dei rifugiati al lebbrosario protestante abbandonato dai loro ministri al principio della guerra e accudito dalla Missione Cattolica assieme al lebbrosario cattolico di San Giovanni. Là in tre padiglioni, messi a nostra disposizione dal nostro amato Vescovo, S. E. Mons. Falière, e ben disinfettati con un buon numero di capanne, trovarono asilo per ben due anni.
Nel settembre 1943, alla resa dell'Italia, fummo considerati come internati e detenuti come in campo nel lebbrosario. La residenza e la scuola di Mandalay, dove non potevamo più recarci, rimase custodita dal buon Padre Lafon, il fondatore delle nostre opere, che ci chiamò in Birmania. Nonostante i suoi 80 anni volle rimanere là, vigile sentinella, fino a due mesi prima della liberazione, quando un attacco di malaria cerebrale lo condusse al premio eterno.
Il nostro internamento ed esilio nel lebbrosario finì con la liberazione di Mandalay, 19 marzo 1945. Solo il buon Dio sa come siamo usciti incolumi fra due eserciti che si contendevano il terreno palmo a palmo. Certo San Giuseppe intervenne in quelle ore di immensa tristezza e ci ottenne di poter scampare a tanto eccidio.
Grazie all'aiuto della nostra celeste Mamma Ausiliatrice le perdite di personale e di vite umane furono leggere.
Ora, da un anno abbiamo lasciato il lebbrosario e ci siamo messi, salesiani, ragazzi e qualche operaio, a lavorare febbrilmente da mane a sera sui muri mezzo distrutti e sui resti dei fabbricati, pulendo ed aggiustando quello di cui si può ancora usufruire temporaneamente. Con stuoie vecchie e paglia siamo riusciti in pochi mesi a farci un po' di locale coperto per ripararci dal sole e dalla pioggia. Le due chiese però di Sagaing e Ywatoung non esistono più. In questi quattro anni, dato che io potevo girare con un permesso specialissimo, ho dovuto raccogliere quei nostri bravi cattolici prima in una moschea, poi in una scuola buddista, indi nell'ospedale militare e in case private; ultimamente nell'Ufficio della Polizia militare.
Attualmente le nostre opere rifioriscono. L'orfanotrofio conta già un centinaio di alunni; le scuole per esterni han più di 400 allievi; la scuola industriale si sta nuovamente sistemando e il primo laboratorio di falegnameria ha già 18 artigiani. La chiesa parrocchiale, alla domenica, è piena zeppa. Vicino alla scuola abbiamo potuto erigere una ventina di capanne, dove altrettante povere vedove con numerosi bambini, private di ogni loro avere, trovano un asilo sicuro e un po' di aiuto. Altre capanne stanno sorgendo. Così proprio intorno alla chiesa si forma una bella colonia di ferventi cattolici.
Un'altra consolantissima notizia ho da darle. Dopo otto anni che ci troviamo qui, e dopo tante peripezie, due dei nostri allievi sono oggi salesiani e studiano filosofia in India; due stanno facendo il noviziato, e sei studiano latino nel nostro aspirantato di Sonada.
Prima però di espanderci, amato Padre, dobbiamo riparare ciò che è stato danneggiato erifare ciò che è stato distrutto. Quel poco che si è potuto fare è appena provvisorio. Urge costruire perchè l'opera sia stabile e duratura. Ci vogliono almeno 30.000 rupie per le più urgenti riparazioni (tre milioni di lire). Ce ne vogliono ancora di più poi per il ricovero degli orfani, delle vedove e per la gioventù povera. Ogni giorno bussano alla porta e domandano un piatto di riso e un angolo ove potersi riposare. Abbiamo pur bisogno di materiale per attrezzare la scuola tecnica. Ogni macchina ogni strumento da lavoro, ogni banco e tavolo importa una spesa superiore alle nostre possibilità, nonostante tutte le privazioni a cui ci sottoponiamo per il bene comune.
Ci ricordi, amatissimo Padre, ai piedi di Maria Ausiliatrice e all'altare di S. G. Bosco. Ci benedica tutti, e mi creda
Mandalay (Birmania), 3-VIII-1946.
suo aff.mo in G. C.
Sac. ANTONIO ALESSI, Missionario salesiano.
GIAPPONE
Il nostro Don Margiaria, che dall'ottobre 1943 era stato internato in campo di concentramento a vivere di erba, di topi e di serpenti, alla fine della guerra ha avuto il permesso di rimpatriare, passando per gli Stati Uniti. Di là ci ha mandato una lettera, in data 24 aprile 1946, con varie notizie. Egli si tratterrà nel Nord America alcuni mesi a dettar missioni nelle parrocchie degli italiani ed a raccogliere offerte per la costruzione di una grande scuola professionale nella regione di Osaka. La si vorrebbe allestire per il 1949, quarto centenario dell'approdo di San Francesco Zaverio sulle coste giapponesi; oppure pel 195o, venticinquesimo dello sbarco dei nostri confratelli. L'opera nostra in Giappone, grazie a Dio, va meglio di quel che si pensava. La guerra, purtroppo, vi ha portato le distruzioni già notificate, a Miyakonojo, Oita, Miyazaki, Tokio; ma le persone furono salve e tutti i confratelli poterono lavorare, perchè, tolto lui, tutti gli altri furono lasciati al loro campo di lavoro. La nostra tipografia di Tokyo, l'unica tipografia cattolica, risparmiata dai bombardamenti, è ora la più grande e lavora in pieno, grazie all'offerta di macchine e carta fatta dagli americani. Anche la falegnameria va bene. Gli alunni della scuola professionale di Tokyo superano i duecento. Lo studentato teologico venne un po' spopolato dalla chiamata dei confratelli al servizio militare e dalla promozione di un bel numero al sacerdozio. L'oratorio di Mikawajima, salvo per miracolo in una zona completamente distrutta, attende soprattutto alla assistenza dei «ragazzi della strada» e fa del gran bene a quei poveri fanciulli in miseria. La nuova casa di Nogiri (prov. di Nagano) ha già qualche aspirante. I Vescovi di Osaka e di Fukuoka hanno invitato alcuni nostri confratelli a supplire i loro missionari mancanti nelle residenze di Shikoku, Mogi, Kurume, e nel seminario di Fukuoka nel Kyushù. La nostra missione di Nakatsu è stata ricostruita a spese del governo. Anche ad Oita è incominciata la ricostruzione. A Beppu ed a Morie, tutto come prima della guerra. Nella missione di Miyazaki si sta per allestire una scuola media ed un ginnasio al posto del piccolo seminario distrutto dalle bombe e dai tifoni ed ora in via di ricostruzione. Il « Losei » (scuoletta agricola) verrà probabilmente trasferita altrove.
Sistemata, l'opera nostra a Nobeoka, a Tana ed a Takanabe.
Mons. Cimatti, in una lettera del 28 settembre 1946, conferma lo stato di buona salute dei salesiani e delle suore e la fioritura degli internati di Nakatsu con 70 allievi e Tokyo con 50. Sono una novità in Giappone, ed incontrano il favore di tutti. Anche le Figlie di Maria Ausiliatrice e le Suore della Carità giapponesi lavorano in pieno in opere parallele. Le autorità civili appoggiano con deferenza. L'opera di Tokyo è circondata da una gran simpatia; ne parlano anche i giornali, ed il gruppo missionario cattolico, costituito tra i soldati americani, presta tutti gli aiuti. In missione, la ricostruzione materiale migliora sensibilmente le condizioni e le possibilità di apostolato.
« Si vive tra i miracoli - conchiude commosso Mons. Cimatti - perchè è umanamente inspiegabile ciò che avviene attorno a noi, a Tokyo ed in Missione, dove in tempo relativamente breve si è riusciti a far fronte alla situazione ».
Consegna del quadro di S. Giovanni Bosco alla Parrocchia di Ellera.
La nostra Parrocchia visse una giornata veramente trionfale in occasione della consegna di un artistico quadro di S. Giovanni Bosco.
La festa venne preparata da un devoto triduo predicato dal salesiano Don Ferruccio Dagna.
Alla Messa della Comunione generale, celebrata dal predicatore del triduo, la buona popolazione, con a capo numerosi uomini e giovani, diede spettacolo di fede e devozione accostandosi in massa alla Mensa Eucaristica.
Verso le ore 10 tutta la parrocchia si recò in solenne processione nei pressi della Croce dei Missionari a ricevere il quadro di San Giovanni Bosco. Vi parteciparono le varie compagnie con stendardi, la confraternita con due crocifissi, i fanciulli della prima comunione e l'artistica statua del patrono S. Bartolomeo portata a spalle da un gruppo di giovani, il piccolo clero della parrocchia, lo zelante parroco don Decia ed il can. prof. Giuseppe Bertolotto.
All'ora stabilita dal programma giunse l'Oratorio Salesiano con a capo il Direttore sac. don Luigi Tonegutti. Si formò subito un corteo che venne chiuso dal magnifico quadro di Don Bosco, portato da due giovanotti, scortato dagli esploratori del Reparto dell'Oratorio salesiano e da una rappresentanza del Reparto della Parrocchia di S. Francesco da Paola.
Il corteo nei pressi del cimitero fece piccola sosta per un tributo di suffragio, con canti e preghiere per i cari morti.
Giunti sulla piazza della chiesa il rev. don Molinari, a nome dei Salesiani, con elevate parole, consegnò il quadro alla parrocchia. Il Parroco, visibilmente commosso, prese in consegna il quadro e si disse ben lieto del prezioso dono auspicando la paterna benedizione di Don Bosco su tutta la parrocchia e specialmente sulla cara gioventù.
Dopo la solenne benedizione del quadro ed il canto del popolare inno a Don Bosco, in parrocchia, il can. prof. Bertolotto, celebrò la solenne Messa. Prestò lodevole servizio la cantoria dell'Oratorio salesiano.
Nel pomeriggio, dopo il canto dei Vespri, parlò ancora il predicatore del triduo.
Con la benedizione eucaristica impartita dal can. Bertolotto, il bacio della reliquia ed il canto dell'inno a Don Bosco, ebbe termine la funzione religiosa.
Seguì nell'Oratorio un trattenimento musicale a cura della polifonica « Card. Cagliero », vivamente applaudita dall'imponente folla accorsa.
In serata il predicatore salesiano tenne una interessante conferenza su Don Bosco, illustrata da artistiche proiezioni.
Don Bosco Santo per le vie di Intra.
Domenica 16 giugno, organizzata dagli exallievi riconoscenti al loro grande Maestro, si celebrò una solenne manifestazione in onore del Santo della gioventù. Erano presenti S. E. Mons. Vescovo di Novara, don Cojazzi, Mons. Arciprete, numerose autorità civili e religiose.
La cerimonia fu caratteristica specialmente perchè in questa occasione fu benedetta la statua offerta dagli ex allievi del Collegio S. Luigi.
Al mattino, alle ore 10,30, fu celebrato nel cortile del Collegio il pontificale da parte di S. E. Mons. Vescovo di Novara. Dopo pranzo, verso le ore 16, la statua di Don Bosco Santo, scolpita con finissimo senso artistico dallo scultore Adelio Brugnene, attraversò le vie infiorate, rigurgitanti di popolo folto e osannante al Santo Piemontese, implorando da Lui le grazie celesti sulla città, sull'Italia, sul mondo anche ora languente e diviso dalla guerra. Verso sera Don Bosco entrò trionfalmente nella cattedrale, ove fu deposto per tre giorni, per essere venerato dai suoi figli ed impartire più abbondanti le sue grazie
« Don Bosco, rimani tra i giovani ancor! », questo è il grido accorato di tutti i suoi figli, riconoscenti al loro Padre e Protettore.
Intra, giugno 1946.
NOVENA consigliata da San Giovanni Bosco per ottenere grazie e favori da Maria Ausiliatrice.
1) Recitare per nove giorni: tre Pater, Ave, Gloria al SS. Sacramento con la giaculatoria: Sia lodato e ringraziato ogni momento il Santissimo e Divinissimo Sacramento, tre Salve Regina a Maria SS. Ausiliatrice con la giaculatoria Maria Auxilium Christianorum, ora pro nobis.
2) Accostarsi ai SS. Sacramenti.
3) Fare un'offerta, secondo le proprie forze per le Opere salesiane.
4) Aver molta fede in Gesù Sacramentato e in Maria SS. Ausiliatrice.
ORAZIONE DI S. BERNARDO
Ricordati, o piissima Vergine Maria, non essersi mai udito che sia stato abbandonato chi ha ricorso a Te, implorato il tuo aiuto, chiesto il tuo soccorso. Io, animato da tale confidenza, o Madre, Vergine delle Vergini, a Te ricorro, a Te vengo, peccatore contrito, dinanzi a re mi prostro. Deh, o Madre del Verbo, non sdegnate le mie preghiere ma ascoltate propizia, ed esaudiscimi. Così sia.
(Indulgenza di tre anni ogni volta che si recita; Plenaria, una volta al mese se si recita tutti i giorni e si compiono le altre pratiche prescritte per le indulgenze plenarie.
Raccomandiamo vivamente ai graziati, nei casi di guarigione di specificare sempre bene la malattia e le circostanze più importanti, e di segnare chiaramente la propria firma. Sarà bene, potendolo, aggiungere un certificato medico.
Non si pubblicano integralmente le relazioni di grazie anonime o firmate colle semplici iniziali.
Come avere la penicillina?
Una tenace quanto mai tormentosa infezione localizzata al mio polmone destro sotto forma di ascesso, con decorso piuttosto lungo e con alterne vicende mi fece molte volte temere essere in pericolo la mia vita. Per ben due volte dovetti chiedere il ricovero nelle Cliniche, dove - a distanza di tempo - mi venne in minima parte usato il trattamento penicillinico senza esito alcuno.
Un indomabile scoraggiamento mi prese al pensiero di non poter più guarire e di essere diventato un uomo del tutto finito, perchè tante erano le sofferenze che mi sembravano protratte all'infinito. Conoscevo che il rimedio sicuro era una maggiore quantità di penicillina; ma come comprarla? e chi poteva darmela ? Gli uffici preposti all'assegnazione avevano reso difficili le norme per la richiesta. Molte furono le persone a cui i miei familiari si rivolsero, ma invano. Si poteva correre all'avventura dell'acquisto al mercato nero: ma come e dove procurarsi una cospicua somma ? Laddove ci fossero state possibilità di superamento della soluzione finanziaria, chi ci avrebbe potuto garantire l'autenticità del prodotto? Proprio quando mi dibattevo in quelle atroci incertezze, su indicazione di persona conoscente, mi rivolsi, attraverso la preghiera della Novena, che detta persona mi procurò, a Maria Ausiliatrice e al caro Santo Giovanni Bosco. Sta il fatto che, dopo quella novena, incominciai a sentire gradualmente un miglioramento delle condizioni generali, anzi potei avere in modo inaspettato la tanto disperatamente agognata penicillina. Infatti dall'America, per via aerea, in soli giorni tre dalla località di Washington, mi furono inviati milioni due e cinquecentomila unità di penicillina per il tramite di un'autorevole personalità bancaria, che non mi conosceva affatto e che si interessò, in Napoli, del mio caso.
La medicina giunse in un momento opportuno: il sangue si ridusse gradualmente sempre più in modeste proporzioni fino alla totale scomparsa, dissipando così in tal modo ogni timore intorno ad un pericolo che stringeva inesorabilmente il suo cerchio mortale; e la infezione scomparve per sempre.
Dopo tante pene, posso assicurare di godere attualmente uno stato di salute forse migliore del periodo precedente. Vada ai miei celesti Protettori la mia eterna riconoscenza.
Napoli, li 18-VI-1946.
DE RIENZO PASQUALE.
Supplicai Don Bosco...
Essendo stata operata per due volte al petto, ero sempre in timore di nuove complicazioni. Difatti nel mese di giugno forti dolori alla parte operata mi misero in grande allarme; corsi dal dottore, il quale mi disse che molto probabilmente si era riformato un altro nodo di mastite. Quello che provai di angustie non so descrivere. In ginocchio davanti all'immagine di Don Bosco supplicai piangendo di risparmiarmi altro intervento chirurgico, e dissi: e Don Bosco Santo, fa che oggi, quando vado dal professore, che mi ha operata, egli mi trovi bene; fa che non sia vero quello che mi ha detto il dottore ». Andai, e il professore mi trovò perfettamente a posto. Non dico la grande gioia mia e di tutti i miei cari. Ringrazio tanto Maria Santissima e Don Bosco, mando l'offerta promessa e prego di pubblicare la grazia.
Roma, 7-X-1946. BONZI REGINA.
LUGANO (Svizzera) - UNA SERIE DI GRAZIE. La mia famiglia fu sempre legata da una tenera divozione verso la Madonna Ausiliatrice e Don Bosco Santo. Ciò è dovuto all'opera di un cugino, Coadiutore salesiano. Fatto sta che in ogni avversità familiare il nostro primo pensiero corre a Maria Auxilium Christianorum ed a S. Giovanni Bosco, e le preghiere aumentano in fervore e costanza quanto più il bisogno è urgente e grave è il pericolo.
Nel gennaio del 1937 la nostra prima bambina Carla di 3 anni, cadde ammalata di otite, che degenerò presto in mastoidite; si rese necessaria l'operazione, che riuscì bene, ma, non appena venne riportata a casa dalla clinica, il medico curante riscontrò una mastoidite anche nell'orecchio apparentemente sano e dichiarò essere necessario un secondo intervento operatorio. Si può immaginare il nostro orgasmo poichè le condizioni generali della piccola inferma facevano temere fortemente che un secondo atto operatorio, tanto delicato e doloroso, potesse avere esito letale. Ma ci raccomandammo con grande fervore ai nostri cari Patroni ed ecco che, dopo sei giorni dal secondo intervento chirurgico, la bambina potè lasciare nuovamente la clinica in buone condizioni e dopo un'operazione riuscitissima.
Nell'agosto però del medesimo anno, in seguito alla nascita della nostra quarta creatura, la mamma cadde ammalata ed in un consulto medico venne dichiarata affetta di setticemia, quindi con esito quasi sicuramente letale. Le preghiere ai nostri Santi ottennero anche questa volta il miracolo, e, dopo un mese di alternative tra speranze e timori, la cara inferma venne dichiarata fuori di ogni pericolo.
Nell'autunno del 1939, ancora in seguito alla nascita di un'altra creatura, sorsero complicazioni tali per la mamma da richiedere il suo internamento in una clinica e necessario un intervento operatorio dopo una degenza preventiva che dal medico curante veniva calcolata di alcuni mesi. Il nostro stato d'animo era indescrivibilmente triste: la mamma all'ospedale e cinque tenere creature sparse per ogni dove: un ben doloroso spettacolo offriva la nostra famiglia. Ma la Madonna e Don Bosco non abbandonano chi confida in loro. Infatti il periodo di degenza fu meno lungo di quanto si temeva; l'intervento operatorio che, a detta del chirurgo, presentava non poche difficoltà e scarse probabilità di buona riuscita, venne scongiurato e nel frattempo i teneri bambini non soffersero nulla malgrado l'avvicinarsi dell'inverno.
Visibile era dunque la protezione del Cielo, invocata tanto fervorosamente colle nostre preghiere, rivolte specialmente ai nostri potenti Intercessori.
Ma la grazia più segnalata venne ottenuta nel 1944 quando anche il capo di famiglia cadde gravemente ammalato.
Due medici, unanimi, dichiararono trattarsi di grave caso di setticemia e quindi l'infermo venne trasportato alla clinica col proposito di tentare una trasfusione di sangue. Ma al petto dell'ammalato venne appesa la reliquia autentica di S. Giovanni Bosco, e questo fece sì che dopo tre soli giorni subentrasse un miglioramento tanto decisivo e costante da scongiurare la trasfusione ed avviare l'ammalato a rapida guarigione.
Adempiamo quindi la promessa di pubblicare queste grazie segnalate invocando la continua protezione della Madonna Ausiliatrice e di S. Giov. Bosco in attesa che le circostanze e le difficoltà ci permettano di adempire pienamente ai nostri voti.
Agosto 1946.
GIOACHINO e TERESA FERRARI.
PIACENZA - RAPIDA INSPERATA GUARIGIONE. Colpita da un tumore maligno che i medici giudicarono subito trattarsi di una forma di carcinoma, si apprestarono d'urgenza i preparativi per un immediato intervento chirurgico quantunque i sanitari curanti lasciassero chiaramente intendere ai miei familiari che il tentativo dava adito a ben poche speranze di riuscita e di salvezza.
Fu allora che mio marito, nello smarrimento del dolore, ebbe la salutare ispirazione di rivolgersi a S. Giovanni Bosco invocandone la protezione e l'assistenza, e promettendo un'offerta e la pubblicazione se avessi conseguita la guarigione. L'operazione già decisa fu sospesa a poche ore di distanza per mutato consiglio dei medici, ed io, ricoverata in altra casa di cura, trovai nel nuovo indirizzo terapeutico, premurosamente prestatomi, risultati così efficaci ed un miglioramento così insperato che dopo una ventina di giorni potei ritornare completamente ristabilita in seno alla mia famiglia, ancora in tempo per trascorrere il Santo Natale nella gioia del focolare domestico.
Gratissima per la valida protezione del gran Santo adempio alla promessa fatta da mio marito unendo alla presente una modesta offerta ed invocando la continuazione del Suo valido patrocinio su tutta la mia famiglia.
Gennaio 1949. VITTORIA NANI.
Ringraziano ancora della loro intercessione Maria SS. Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco:
C. R. (Asti) ad onore di San Giovanni Bosco ha inviata cospicua offerta per le grazie ricevute e per scampato bombardamento.
Pasino Luigi e famiglia perchè il bambino Luigi affetto da cateratta fu operato con felicissimo esito.
N. N. (Frossasco) per ringraziamento e implorando continua protezione.
O C. per aver evitata una difficile operazione: affida il figlio bisognoso di protezione, alla Vergine Ausiliatrice.
Gilardi Giovanni (Torino) perchè condannato ingiustamente potè comprovare la sua innocenza e fu messo in libertà.
Fam.a Simonato (Lugo di Vicenza) per l'ottenuta guarigione di vari membri di famiglia gravemente infermi.
Vaira Veronica pel ritorno della pace in una famiglia.
Marengo Elda (Santo Stefano Belbo) pel miracoloso miglioramento della vista.
Benevello Domenico e Margherita coniugi (Diano d'Alba) pel felicissimo ritorno del figlio Luigi che strappato alla famiglia e deportato in Germania vi faceva ritorno, sano e salvo, proprio dopo un anno di dolori alla vigilia della festa di Maria SS.ma Ausiliatrice!
Joli Teresa (Torre S. Maria) perchè la sorella Gilda sofferente per epatite acuta complicata a malattia di cuore e ridotta in gravi condizioni cominciò a migliorare all'inizio di una fervorosa novena e al nono giorno era dichiarata fuori di pericolo.
Tricerri Giuseppina (Torino) per l'ottenuta improvvisa guarigione di una pericolosa emorragia.
Bei Margherita (Bruino) per la grazia ricevuta.
Serminato Nello (Bruino) messo il piede fra i raggi di una ruota di un carro avrebbe potuto rimanere rovinato per tutta la vita, invece per grazia di Maria SS. Ausiliatrice fu salvo!
Frangiotti G. pel ritorno in famiglia del figlio pigioniero.
Borgese Rosella ex allieva salesiana ringrazia la Madonna di D. Bosco Santo perché proprio il giorno 24 maggio ricevette notizie del fratello residente in America.
Rigatti Caterina perchè dopo tante sofferenze ottenne notevole miglioramento.
Campora Serafina (Santo Stefano di Larvego) perchè da ventidue anni sofferente di coliche al fegato si sottopose ad operazione che, contro il parere dei medici, ebbe esito felicissimo grazie alla protezione e assistenza di San Giovanni Bosco.
Bona Giacomo (Capo di Conte) per la continua assistenza e ottenuta e per le segnalatissime grazie ricevute.
Li Calzi Tina (Reggio Calabria) per la protezione e i dolci conforti ricevuti in penose circostanze della vita invocando continua assistenza.
M. B. (Oleggio) perchè trovandosi in gravi angustie e fatto ricorso alla bontà materna di Maria Ausiliatrice ottenne immediata la grazia tanto sospirata.
Glavina Giustina (Cupra marittima) perchè avendo una figlia che da molti mesi soffriva atroci dolori alle braccia e visto che tutte per le cure mediche a nulla valsero, si decise, consigliata da persona amica, a fare all'inferma una cura di massaggi ma pregò prima con fervore San Giovanni Bosco invocando la sua intercessione: i dolori scomparvero subito!
Guala Clelia (Bruno) perchè avendo la mamma in pericolo di vita causa grave bronco-polmonite fu iniziata una novena a San Giovanni Bosco: si notò subito un notevole miglioramento che continuò sino alla completa guarigione!
Del Carlo Angelina (Villa Porcar) ringrazia San Giovanni Bosco per la paterna assistenza accordata a tutta la famiglia durante la guerra; la casa che minacciava d'essere distrutta fu salva e tutti sani e salvi sempre ricorderanno la grande grazia ricevuta.
Palazzolo Angela perchè tutti i timori e le preoccupazioni per la salute del fratello scomparvero per intercessione di Maria SS. Ausiliatrice.
Vallero Maddalena (Moretta) perchè un bimbo di 15 mesi colpito da angina appena affidato a Don Bosco Santo subito migliorò e in seguito guarì perfettacente.
Granara G. (Villaggio Duca degli Abruzzi) pel felicissimo esito di grave operazione chirurgica e per la riconquistata salute.
Buchi Emma (Firenze) per le due segnalatissime grazie ricevute.
Duraux Anselmo (Challant S. Anselmo) per il miglioramento ottenuto nelle condizioni di salute di un caro bambino colpito da crisi nervose, appena l'infermo ebbe contatto colla reliquia del nostro Santo Don Bosco!
Toncllo Volpato Emma (Grumolo delle Abbadesse) per la segnalatissima grazia ottenuta.
Tasinato Natale (Cinto Euganeo) perchè ottenne il miglioramento in salute di un bimbo colpito da laringite difterica proprio per quel giorno che si desiderava...
Dainese Maggiora Rina (Pedemonte) perchè una figliuola ricoverata d'urgenza all'ospedale di Verona per essere operata di peritonite perforante da appendicite cancrenosa dopo soli 20 giorni ritornava in famiglia perfettamente guarita con meraviglia di tutti.
Ferraris Maria (Casale Monferrato) per la completa guarigione della mamma colpita da emorragia cerebrale.
Dallo stato agonico all'improvvisa guarigione.
Da vari anni la nostra Direttrice Suor Ester Betancourt andava soggetta a forti attacchi di mal di reni che, intossicandone l'organismo, ne minavano la salute.
Il 31 agosto 1945 è costretta a mettersi a letto, perchè il male si è manifestato in tutta la sua gravità.
Il medico, chiamato d'urgenza, prescrive assoluto riposo e le fa un salasso per scongiurare un prossimo pericolo di vita. Dice chiaramente che la malattia è traditrice e incurabile, e che un secondo attacco cardiaco la potrebbe condurre alla tomba; il cuore si trova in pessime condizioni; le si amministra l'Estrema Unzione.
Il 3 settembre si chiama a consulto uno specialista delle malattie di cuore, Dott. Atalaya, il quale, dopo un accurato esame, fa la medesima diagnosi del medico curante. Comprendiamo chiaramente che solo un miracolo potrà ridonare la salute alla cara inferma e con maggior fede ci rivolgiamo alla Beata Madre Mazzarello, alla cui intercessione eravamo ricorse fin dal primo giorno della malattia.
Dal 3 settembre al 31 ottobre si hanno continue alternative di brevi miglioramenti e crisi mortali tanto da far temere da un momento all'altro la catastrofe
Il 1° novembre il male progredisce rapidamente.
L'ammalata è colta da letargo e non vuole più nè medicine nè iniezioni che le procurerebbero almeno un momentaneo sollievo; solo desidera prepararsi a ben morire. Il medico non dà più speranza alcuna; il caso è disperato!
Con maggior confidenza si prega la nostra Beata perchè interceda presso Dio la sospirata guarigione. Le alunne, a gruppi, si recano in cappella a supplicare la grazia.
Con piena lucidità di mente, la cara Direttrice chiama il confessore per fare la sua ultima confessione e prepararsi al gran passo per l'eternità. Il 3 novembre, verso le 11,30 l'inferma entra in uno stato agonico, il volto si va sfigurando e un circolo violaceo circonda gli occhi. Si vuol farle un'iniezione, ma l'ammalata la ricusa; allora l'infermiera, angustiata, non sapendo in che modo procurarle un po' di sollievo, va in sacrestia e con viva fede e confidenza prende la reliquia della Beata, la colloca sul cuore dell'inferma e con la Suora che l'accompagna recita, con gran fervore un Pater, Ave e Gloria per la Canonizzazione di Madre Mazzarello.
Vedendo poi che il reliquiario è troppo pesante, ne estrae la reliquia, gliela ripone sul cuore e porta il reliquiario in sacrestia. Al ritorno - non sono trascorsi che due minuti - rimane sorpresa nell'osservare la moribonda sorridente, col colore naturale sul volto e senza il violaceo degli occhi. - Mi sento bene... Sono guarita... Non so se sia mia impressione, ma mi sento proprio bene! - esclama l'inferma, e la voce è naturale e tranquilla.
L'infermiera e l'altra Suora cadono in ginocchio sorprese e persuase di qualche cosa di soprannatuturale. Riavutesi dal primo stupore corrono a darne avviso alle altre Suore della Casa. La notizia della guarigione prodigiosa vola in tutte le classi, e le Suore corrono presso il letto della Direttrice. La gioia di tutti è immensa: chi batte le mani, chi grida: « Viva Madre Mazzarello! », chi piange di consolazione; infine spontaneamente si canta da tutte l'inno dela Beata; alle altre voci si unisce pure quella chiara e forte della Direttrice.
Il medico è assente; viene il giorno 4 a visitarla, la esamina minuziosamente, quindi, ammirato del caso, dice: « L'ammalata sta perfettamente bene, il cuore funziona come quello di persona che mai sofferse detta malattia ». Non ostante, per prudenza, consiglia un relativo riposo e sospende ogni medicina per otto giorni, passati i quali ritornerà ad esaminarla.
La notizia dell'improvvisa guarigione della Direttrice si diffonde in tutta la città ed è una commozione generale, poichè da tutti si sapeva che poche ore le rimanevano di vita, a detta del dottore.
Il giorno 11 ritorna il medico e conferma la perfetta guarigione.
Ora la nostra Direttrice gode ottima salute e lavora come se nulla avesse sofferto nel passato.
Si uniscono a questa relazione i certificati dei due medici che l'assistettero durante la malattia.
Bogotà, 29-VIII-1946.
Suor CATERINA BERNARDI, F. M. A.
DICHIARAZIONE MEDICA
Dr. JESUS ANTONIO MORONZON R. Medico - Cirujano de la Universidad Nacional CAQUEZA
Il giorno 8 di agosto fui chiamato a visitare la rev. Suor Ester Betancourt e la trovai a letto con la seguente sintomatologia: grande mai di capo, polso frequente, stato edematoso generale, congestione passiva del polmone e del fegato con pressione arteriosa massima a 240 e minima da 130 a 140. Ascoltato il cuore, riscontrai una dilatazione dei ventricoli sinistro e destro e delle sue valvole auricolo-ventricolari.
La stessa dilatazione si poteva constatare con maggior accentuazione sopra l'orificio aortico e polmonare. Provvidi a tonificare il cuore, a una dieta rigorosa diuretica e derivativa intestinale per decongestionarla, prescrissi pure riposo assoluto a letto e alcune medicine vaso-dilatatori e antispasmodiche, allo scopo di alleggerire la forte pressione arteriosa che ostacolava la funzione cardio-vascolare; qualche miglioramento fu notato, ma per pochi giorni; persistevano gli edemi e il mal di capo; la pressione si abbassò di poco; però il giorno 31 di agosto si verificò un improvviso aumento di pressione e lo stato dell'inferma si fece tanto grave che fu necessario salassarla per evitare il pericolo di un edema polmonare. Dopo questo non vi fu miglioria e lo stato dell'inferma si manteneva grave: si mandò ad esaminare il liquido renale al laboratorio chimico e anche il succo pancreatico, ma tutto questo non diede alcuna luce sopra la etiologia della ipertensione. L'ammalata non migliorava, al contrario, si pronosticava male, per la qual cosa fu necessario un consulto con uno specialista: il professor Ramon Atalaya cariologo eminente, della facoltà nazionale di Medicina. Fui con me d'accordo nel dichiarare che lo stato dell'inferma era gravissimo. Si misero in opera tutti i soccorsi della scienza per cedere se era possibile migliorare lo stato dell'inferma, ma le condizioni erano tanto gravi che non si ottenne che un leggero e passeggero miglioramento. Il giorno 30 di settembre fu necessario un altro salasso perchè la pressione arteriosa era nuovamente alta e il pericolo di un edema polmonare imminente.
Nonostante le molte cure terapeutiche che le si veniva applicando la dispnea angustiava l'inferma, tanto che non poteva essere mossa dal letto. Il giorno 3 di novembre io ero assente dal paese e mi diedero, al ritorno, la notizia di un miglioramento improvviso della inferma, cosa che al principio non credetti. Il 4 di novembre esaminai attentamente l'inferma e potei constatare che il suo stato di salute era molto soddisfacente. Le prescrissi otto giorni ancora di riposo, senza prendere nessuna medicina, al termine del quale, sarei tornato a visitarla. Così fu: l'11 di novembre la trovai tanto bene in salute da potermi convincere che il miglioramento non era illusorio. Oggi si trova in perfetta salute, senza prendere nessuna medicina.
Cdqueza, 17-v-1946. In fede
Dr. JESUS ANTONIO MONZON R.
Profesor RAMON ATALAYA Laureado de la Facultad de Medicina Medicina Interna Corazón Arterias Elettrocardiografia BOGOTA
Il sottoscritto medico diplomato certifica:
che la rev. Suor Ester Betancourt ha migliorato considerevolmente la sua salute: la tensione arteriosa e l'apparato cardiovasclare è normale attualmente e le condizioni generali del suo organismo sono soddisfacenti.
Bogotà, gennaio 1946. In fede
Prof. RAMON ATALAYA.
Uno strano malessere.
Da molto tempo mia figlia era affetta da uno strano malessere che la lasciava continuamente febbricitante e le causava un deperimento preoccupante; nessuna medicina riusciva a portare un efficace miglioramento.
Profondamente addolorata e preoccupata da questo stato di cose ebbi l'ispirazione di porla sotto la protezione della Beata Madre Mazzarello.
Bontà della Beata ! Subito mi viene consigliato di consultare un nuovo dottore, ed ecco la sua scienza, guidata da Dio, scopre la causa del male e, con le cure adatte, in breve tempo mia figlia si rimette completamente.
Torino, 23-IV-1946. MARIA VIECCA.
S. MARTINO ALFIERI (Asti) - SUBITO MIGLIORO'. Mando un'offerta per grazia ricevuta ad intercessione della Beata Mazzarello. Si tratta della guarigione della mia sorella, che nel 1936 era affetta del morbo di Basedow. I migliori professori di Torino giudicarono troppo pericolosa l'operazione per tentarla. Le cure sembrava non servissero. La mia carissima sorella si raccomandò con grande fiducia e perseveranza alla cara Madre Mazzarello e subito prese a migliorare. Ora da circa due anni i medici la giudicano completamente guarita.
18-XI-1945. TERESA MASSANO, insegnante.
Grazie attribuite all'intercessione del VEN. DOMENICO SAVIO ,
VILLANOVA (Forlì) - UNA RESTA DI GRANO IN GOLA. Giorni sono il nostro caro figlio Antonio, giuocando, aveva ingoiato una resta di grano, che lo faceva soffrire tremendamente.
Il povero bimbo non aveva pace: il male cresceva, non poteva inghiottire nulla e lanciava urla raccapriccianti...
La nonna, conoscendo la grande simpatia che il piccolo porta al Ven. Domenico Savio, lo raccomandò al santo giovinetto, sicura del suo intervento.
Appena finita la preghiera, il bimbo si addormentò sul grembo della nonna: dopo pochi minuti, per un movimento brusco si risvegliò e... rimise la resta, senza sentire più alcun dolore. Siano grazie al caro Domenico Savio, angelo tutelare della nostra famiglia.
24-VIII-1946. Coniugi VALLUNGA.
Famiglia Bruno. - Il nostro figlio Stefano di anni 19 si ammalò in modo da render necessario un consulto. Gli venne riconosciuta una pleurite in grado avanzato.. Subito incominciammo una novena applicando una reliquia del Ven. Dom. Savio sull'infermo. Il giorno dopo il dottore lo operò e il malato cominciò a migliorare. Ora è in perfetta salute. Riconoscenti a Domenico Savio inviamo questa piccola offerta.
Geometra Giuseppe Negro (Collecchio Parma) - Invocato il Ven. Domenico Savio che mi aiutasse negli esami, ho ottenuto quanto desideravo.
Sac. SOLARI GIOVANNI, da Montevideo (Uruguay), † a Manga (Uruguay) il 20-VIII-1946 a 74 anni.
Sac. BACKHAUS CARLO, da Erkeln (Germania), † a Bogotà (Colombia) il 17-V-1945 a 7o anni.
Sac. ,IAMJEN GIOVANNI, da Menges (Austria), † a Fortin Mercedes (R. Argentina) il 12-III-142 a 65 anni.
Sac. CERRATO GIACINTO, da Tigliole (Asti), † a Montevideo - S. Michele (Uruguay) il 25-VI-1946 a 55 anni.
Sac. RAMOGNINO CORIOLANO, da Buenos Aires (R. Argentina), † a Buenos Aires il 21-VII-1946 a 52 anni.
Sac. BOYLE ANDREA, da Lanark (Scozia), † a Herenston (Inghilterra) il 28-XI-1940 a 48 anni.
Sac. HOURIGAN DAVIDE, da Castletown (Irlanda), † sul campo di battaglia in Sicilia come cappellano militare il 10 luglio 1943 a 36 anni.
Ch. CAVALLARI LUIGI, da Mestriago (Trento), † a San Josè dos Campos (Brasile) il 18-VII-1946 a 27 anni.
Ch. PESCE RAIMONDO, da Montevideo (Uruguay), † ad Alta Grazia (R. Argentina) il 20-IX-1946 a 19 anni.
Can. PAOLO CUCCHIARA, † ad Agrigento il 6-XII-1946 a 63 anni. Sacerdote secondo il cuore di Dio, svolse, nel sacro ministero, un fervido apostolato per la diffusione della divozione a Maria Ausiliatrice ed a S. Giovanni Bosco e per la fondazione dell'Opera salesiana nella sua città.
Coram. CARLO RIGAMONTI, † a Torino il 7-XII-1946 a 78 anni.
Di animo retto e nobilissimo, fu lieto di prestare l'opera sua apprezzatissima alle nostre case e specialmente, dal 1919 fino alla morte, all'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, prezioso organizzatore e consigliere perla tutela degli interessi che soleva chiamare della Divina Provvidenza.
Designato dalla fiducia di Don Albera, incuorato da Don Rinaldi, rispose con generosità all'invito che gravava di lavoro e di responsabilità la sua già intensa vita di industriale, assolvendo con rara perizia e con coscienza singolare il suo mandato.
Si compiaceva di lavorare per la Madonna, e ne riconosceva la materna protezione in grazie e benedizioni speciali.
Attese la morte con perfetto senso cristiano, munendosi ripetutamente dei SS. Sacramenti, e l'accolse con la fede e la serenità di un patriarca.
PELLEGRINO GIOVANNI, † a Melazzo (Acqui), il 28 novembre 1946 ad 8o anni.
Ottimo padre di famiglia, cattolico esemplare, fu benedetto da Dio con la vocazione di tre figli sacerdoti nella Società Salesiana e una figlia all'Istituto delle Giuseppine.
GARELLI LUIGIA ved. TACCHELLA, † a Morsasco il 6-XII-1946 ad 82 anni.
Fervente di amor di Dio e di zelo per la salute delle anime, quest'umile cooperatrice ha diffuso in tutto il paese il Bollettino Salesiano, facendosi apostola delle divozioni a Maria Ausiliatrice ed a S. Giovanni Bosco, alle quali ispirava la sua vita esemplare tutta dedita al bene della famiglia ed alla cura dei poveri.
Altri Cooperatori defunti:
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Ippoliti (Mantova) - Grechi Giulia, Orzinuovi (Brescia) - Giordanengo Maria Pia, Rivoli (Torino) - Guerrieri Pandolfi Eugenia Lucca - Ioli Francesca, Conturbia (Novara) - Lazzati Teresa, Varzi (Pavia) - Lazzarini Giovanni, Bolzano Vic. (Vicenza) - Lisanto Pasquale, Buccino (Salerno) - Lisino Albertino, Brignano (Aless.) - Longo Carolina, Cammarata (Agrigento) - Macro Vittoria, Cavour (Torino) - Manara Francesca, Novara - Mangiarini Giovanni, Monterotondo (Brescia) - Manzoni Caty, Alzano Lombardo (Bergamo) - Manzoni Barelli Eva, Milano - Mattei Enrico, Ala (Trento) - Mavica Rosaria, Bronte (Catania) - Mazzoli Alfio, Mezzano Inf. (Parma) - Mazzoli Godano Carolina, Laigueglia (Savona) - Melillo Avv. Emilio, Corleto Monforte (Salerno) - Menafoglia Giuseppe, Varese - Menegoni Arnaldo, Roma Merlo Lanza Rosa, Lernta (Aless.) - Miglerina Rosa, Besozzo Inf. (Varese) - Minoja Florinda Piazza, Trescore Baln. (Bergamo) - Montecchi Simone, Capalbio (Grosseto) - Monti Lazzaro, Perticara (Pesaro) - Monticelli Elena, Venezia - Morello Can. Cav. Aurelio, Gassino (Torino) - Morghen Giuseppina, Bolognano (Trento) - Moroni Angela, Castellanza (Varese) - Mosca Domenica, Bra (Cuneo) - Mussi Lorenzo, Roncone (Trento) - Nada Gabriele, Rodello (Cuneo) - Nicastro Luigi, Varazze (Savona) - Nicoletto Giuseppe, Arten (Belluno) - Nigra Lucia, Castellamonte (Aosta) - Olmo Parmetler Ida, Roppolo (Vercelli) - Operto Secondo, Tenda (Cuneo) - Cav. Palagi, Firenze - Paolini Vicentini Teresa, Aquila - Papetti Maria, Lodivecchio (Milano) - Parisi Bartolomeo, Riomaggiore (Spezia) - Pascutto Antonio, S. Giorgio Rinch. (Udine) - Parlini Antonio, Pesaro - Patrone D. Giuseppe, Cessole (Aless.) - Perin Isidoro, Fiumicello (Padova) - Pinatti Rosa, Perteole (Udine) Pinelli Sofia, Tolentino (Macerata) Pinsoglio Pasquale, Valpone (Cuneo) - Pitto Giorgio, Pontedecimo (Genova) - Poli Norma, Tomo (Belluno) - Ponzone Francesco, Valfenera (Asti) - Proni Tobia, Bocchignano (Rieti) - Quaglia Albino, Palestro (Pavia) - Rabbia D. Carlo, Gavi (Aless.) - Ramella Angela, Borgoratto (Imperia) - Ratti Angela, Galbiate (Como) - Ravasio Giuseppe, S. Antonio D'Adda (Bergamo) - Ravizza Margherita, Refrancore (Asti) - Razzi Tommaso, S. Gimignano (Siena) - Regretti Basilio, Schio (Vicenza) - Reina D. Giuseppe, Cedrate (Milano), - Ricci Francesco, Verucchio (Forlì) - Ridolfi D. Luigi, Sterpeto (Perugia) - Roccatagliata Erminia, Pegli (Genova) -Rossi Caterina, Corsi (Genova) - Rossi Cesare, Cataeggio (Sondrio) - Rossi Marianna, Torre De' Busi (Bergamo) - Sacchi Luigi, Scaldasole (Pavia) - Salvetti Amalia, Bagno di Romagna (Forlì) - Santorelli Gennaro, Savona - Sassi Maria, Corte de' Frati (Cremona) - Savarino Maria, Druent (Torino) - Sbacchi Zaira, Macerata - Schibuola D. Giuseppe, Bergantino (Rovigo) - Sellar Maddalena, Grosseto - Silvestris Dott. Peppino Bisceglie (Bari) - Studiati Maria, Filettole (Pisa) - Tabellini D. Giuseppe, Vidiciatico (Bologna) - Tancredi Margherita, Isoletta (Frosinone) - Tiengo Giovanni, Sandon (Venezia) - Torchio Pietro, Tigliole (Aosta) - Tori Giovanni, Monteseheno (Novara) - Torricelli Angelo, Modena - Torrisi Anna, Fleri (Catania) -Tosetti Margherita, Cravagliana (Vercelli) - Turatello Pasquale, Bosco di Rubano (Padova) - Trani Domenico, Rosarno (Reggio C.) - Trischitta Concetta, Barracca (Messina) - Vacchino Giovanni Settimo Rottaro (Aosta) - Varchi Mario, Montanaro (Torino) - Vianello D. Angelo, Pellectrina (Venezia) - Viffredo Vittorina, Venalzio (Torino) - Vinante Battista, Tesero (Trento) -. Visintainer Elisa, Torra (Trento) - Vitali D. Vitale, Fossombrone (Pesaro) - Zanchetti Dr. Nicola, Lugo (Ravenna) - Zaniboni Man= sueto, Bologna - Zoratti D. Umberto, S. Giorgio Nogaro (Udine) - Zorloní Giuseppina, Cologno al Serio (Bergamo) - Zozzaro Paolo Antonio, Sassano (Salerno) - Zuccotti Angela, S. Albano (Pavia).
I Cooperatori che, confessati e comunicati, visitano una chiesa o pubblica cappella (i Religiosi e le Religiose, la loro cappella privata) e quivi pregano secondo l'intenzione del Sommo Pontefice possono acquistare:
L'INDULGENZA PLENARIA
1) Nel giorno in cui dànno il nome alla Pia Unione dei Cooperatori.
2) Nel giorno in cui per la prima volta si consacrano al Sacro Cuore di Gesù.
3) Tutte le volte che per otto giorni continui attendono agli Esercizi spirituali.
4) In punto di morte se, confessati e comunicati, o almeno contriti, invocheranno divotamente il Santissimo Nome di Gesù, colla bocca, se potranno, od almeno col cuore.
OGNI MESE:
1) In un giorno del mese a loro scelta.
2) Il giorno in cui fanno l'Esercizio della Buona morte.
3) Il giorno in cui partecipano alla Conferenza mensile salesiana,
NEL MESE DI FEBBRAIO ANCHE:
Il giorno 2 - Purificazione di Maria SS.
Il giorno 22 - Cattedra di S. Pietro in Antiochia.