BOLLETTINO SALESIANO

1° Marzo 1947 - Anno LXXI - N. 5

AL SANTO PADRE PIO XII

che, il 2 di questo mese, compirà i suoi 71 anni ed inizierà l'ottavo di Pontificato, presentiamo i nostri più fervidi auguri e la protesta della nostra filiale indefettibile devozione e del più intenso affetto, in quest'ora di passione in cui l'ingratitudine di tanti beneficati si allea alla perfidia dei figli delle Tenebre e gli strazia l'anima con la persecuzione dei suoi figli migliori e con una campagna di menzogne, di calunnie e di diffamazioni che giunge alle forme più volgari e violente della criminalità. Noi sappiamo che Egli fu l'unico angelo di pace nel turbine della guerra. Sappiamo che tutte le vittime hanno trovato conforto nel suo cuore paterno e nell'organizzazione mondiale di quei soccorsi che hanno salvato la vita a milioni di creature. Ancor oggi, se tanta povera gente non muore di fame può dir grazie al Papa. Noi lo veneriamo soprattutto come unico legittimo successore di S. Pietro, quindi come Vicario di Nostro Signor Gesù Cristo e Pastore della Chiesa Universale. Ed oggi più che mai, nel caos di questo povero mondo sconvolto, riconosciamo in Lui il maestro della verità, l'araldo della giustizia, il difensore della libertà, il sovrano della bontà e dell'amore, il faro della civiltà, il padre dei popoli, il benefattore dell'umanità.

SOMMARIO: Pio IX e Don Bosco - In famiglia: Sotto la cupola dell'Ausiliatrice, Italia, Spagna, Inghilterra, Argentina - Apostolato ed eroismi di carità sotto la bufera: Ispettoria Emiliana - Dalle nostre Missioni: India Portoghese, Cina - Culto e grazie di Maria Ausiliatrice - Necrologio - Crociata missionaria - Tesoro spirituale.

PIO IX e DON BOSCO

(Continuazione e fine - v. Bollettino dicembre 1946).

Sul finire del giugno 1867 Don Bosco mandò a Roma i due suoi sacerdoti Don Cagliero e Don Savio, perchè lo rappresentassero nella festa centenaria di S. Pietro, munendoli di una lettera per il Santo Padre. Esprimeva in essa il suo rincrescimento di non potervi andare in persona. Ma poi toccava pure un tasto di storica importanza. Nell'Italia 108 diocesi erano senza Vescovi. Il Governo italiano, trasferitosi a Firenze, non se ne dava alcun pensiero; l'asprezza poi dei rapporti con la Chiesa chiudeva alla Santa Sede le vie di un'intesa. Don Bosco nel 1866, mosso dal suo zelo, aveva iniziato pratiche presso alcuni Ministri per indurre i governanti a migliori consigli. Un tentativo di negoziati ufficiali intrapreso dal Governo fallì. Ripigliato nel dicembre 1866, veniva condotto in modo che non poteva giungere a buoni risultati senza un intermediario ufficioso gradito alle due parti. L'intermediario fu trovato in Don Bosco. Molto egli fece per appianare le gravi difficoltà, finchè nel gennaio e febbraio del 1867 si cominciò a conchiudere qualche cosa. In due concistori Pio IX potè annunciare 34 nomine di Vescovi, graditi al Governo, ma molto più a lui.

Tra parentesi, Pio IX, con atto davvero eroico, il 13 maggio si rivolse all'imperatore Napoleone III, perchè inducesse il Governo di Firenze a riprendere e a terminare le trattative. Napoleone promise di far udire i suoi consigli. Li abbia poi veramente dati o no, il fatto è che non se ne vide nulla. Dovevano trionfare invece i consigli di Don Bosco, in grazia dei quali le diocesi d'Italia poterono finalmente accogliere tutte i loro pastori.

Nella lettera accennata sopra Don Bosco, presentati i suoi due inviati, narrava le feste fatte dalle popolazioni ai primi Vescovi, che erano potuti entrare nelle diocesi subalpine, e questo arrecò grande consolazione al Papa, il quale, rispondendogli il 22 luglio, diceva a questo riguardo: « Certo abbiamo appreso con immenso piacere che i Vescovi da noi recentemente creati per coteste diocesi vacanti siano stati ricevuti dai popoli cattolici con ogni dimostrazione di onore, di riverenza e di santa letizia ».

Un altro punto era ivi toccato. Don Bosco per il centenario di S. Pietro aveva dato alle stampe una sua Vita dell'Apostolo. Persone poco benevole, cercando il pelo nell'uovo, si fermarono su qualche espressione imprecisa e denunciarono il libro al Santo Ufficio. A dire delle pene che Don Bosco ebbe a soffrire per tale incidente, ci sarebbe da scrivere un articolo lungo almeno tre volte questo. Quando al Papa si parlò di condanna: - Oh no, povero Don Bosco, esclamò, questo poi no! Gli si suggeriscano piuttosto le modificazioni da fare. - Avuti i suggerimenti, Don Bosco vi aderì senza indugio e lo diceva anche al Papa nella lettera de' suoi due messaggeri. E il Papa nella risposta: « Conoscendo intimamente la tua pietà, avevamo la certezza che tu nella nuova edizione dell'opuscolo Il Centenario di S. Pietro avresti eseguito scrupolosamente ciò che la Nostra Congregazione dell'Indice credette di osservare ».

Aveva pure supplicato il Santo Padre di voler sollecitare l'esame delle Regole per venire presto alla loro approvazione. Si veda con quale familiarità il Papa lo facesse avvertito del come stavano le cose: «Riguardo alle Costituzioni, già ti è noto essere stato questo affare affidato alla Nostra Congregazione dei Vescovi e Regolari, della cui opera e aiuto siamo soliti a servirci nel trattare simili negozi ». L'approvazione fu accordata solo il 3 aprile 1874 dopo un significativo episodio. I quattro cardinali della Congregazione particolare per l'approvazione pensavano di limitare questa a un decennio ad experimentum. Ma essendosi il Papa dichiarato favorevole all'approvazione definitiva, procedettero alla votazione in tal senso. Tre di essi diedero voto affermativo, uno ad decennium. Pio IX, quando Monsignor Segretario gli fece la relazione, udito che mancava un voto all'approvazione definitiva, sorridendo esclamò: - Ebbene, questo voto ce lo metto io!

Un'altra cara lettera di Pio IX rallegrò il cuore di Don Bosco nel settembre 1868. Il Santo aveva il 16 giugno chiusi i solennissimi festeggiamenti per la consacrazione della chiesa di Maria Ausiliatrice. Poteva egli non mettere quasi a parte della propria gioia il suo amato Pio ? e poteva l'amabile Pontefice non regalarlo di risposta ? Gli rispose infatti il 22 settembre, assicurandolo d'aver sentito quasi la medesima gioia che lui nel conoscere come fosse stato condotto a termine il nuovo tempio. È notevole questo tratto: « Sebbene non abbiamo Noi potuto trovarci presenti a quel giocondo spettacolo, tuttavia l'industria tua ci fece quasi avere sotto gli occhi la fronte esterna della chiesa nella medaglia che ci mandasti, egregiamente cesellata, e contemplare la stessa immagine della Madre di Dio. Gioverà poi moltissimo ad accrescere la nostra fiducia la vista di cotesta immagine, essendo Noi d'avviso non essere avvenuto senza un divino consiglio, che, mentre si rinnovava dagli empi terribile guerra contro la Chiesa Cattolica, si celebrava con nuovi onori la celeste Patrona col titolo di Aiuto dei Cristiani ».

Il giubileo sacerdotale di Pio IX nel 1869 porse al Santo novella opportunità per fargli palese tutto il proprio attaccamento alla sua sacra persona. Il Papa ebbe la squisita delicatezza di fargli pervenire la risposta la vigilia di S. Giovanni, quando si festeggiava nell'Oratorio l'onomastico di Don Bosco. Il Santo Padre, ricordati « i molti segni di fede e di devozione datigli in tante circostanze » e rallegratosi « che i medesimi sentimenti si studiasse d'infondere anche in altri », proseguiva: « Di ciò un altro splendido pegno Noi avemmo nell'affettuosissima lettera che Ci hai inviata in tuo nome e in nome degli Oratori e degli istituti a cui presiedi, quando commemorammo dopo 50 anni la nostra prima Messa. È quasi inutile che noi ti diciamo come Ci sieno tornati carissimi tali pegni di devota congratulazione, e perciò Ci farai cosa carissima se vorrai comunicarlo ai sacerdoti, agli alunni e agli altri giovanetti, dei quali hai cura. Che anzi potrai aggiungere che Noi nel celebrare la santa Messa, com'essi avevano desiderato, li abbiamo ricordati al Signore nelle nostre preghiere. Del resto essi avranno tutta la nostra riconoscenza, se continueranno a pregare, come faranno, per la conversione di coloro che deviarono dal retto sentiero, affinchè tutti conoscano ed amino il Padre Celeste e il suo Inviato, Gesù Cristo, del quale, benchè immeritevoli, in terra facciamo le veci». In questa decima lettera compare una certa solennità che non era nelle altre; tuttavia un qualche accento personale anche qui si sente.

Dopo non troviamo più altra lettera fino al 1° maggio 1872. Don Bosco usciva da una lunga e grave malattia, e non si era più potuto occupare delle cose dei Vescovi. Intanto, appena potè maneggiare la penna, il suo pensiero andò a Pio IX, al quale diede notizia di altri ingressi trionfali dei Vescovi nelle loro sedi, non senza accennare alla ricuperata salute. Era ancora convalescente: eppure aveva già ripreso subito a trattare col Ministro Lanza per trovare una formula accettabile, con cui potessero i Vescovi recentemente preconizzati ottenere l'exsequatur e le temporalità. Il Papa nella risposta vi accenna. La lettera è breve; quindi la riporto tutta nella traduzione. « Con piacere, dalla tua lettera dell'8 aprile, abbiamo appreso come i Vescovi da Noi mandati a reggere le diocesi d'Italia che n'erano prive, siano stati accolti con devozione ed ossequio e che nella città, dove tu dimori, l'amore per la religione vada ognor più crescendo. Ci tornò pure gradita la notizia della ricuperata tua salute, che a lungo confidiamo sarà da Dio conservata incolume. In quanto poi a quello che ci scrivi, come ti sia diligentemente adoperato, perchè venissero concesse le temporalità vescovili a coloro cui spettano, lodiamo il premuroso tuo zelo; ma tu vedi come stanno le cose: quindi sarà più utile elevare preci a Dio, che può muovere i cuori degli uomini, ed avendo promesso perenne protezione alla Chiesa, non può mancare ». Per venire a capo dell'intricatissima faccenda della temporalità, Don Bosco dovette ancora viaggiare e brigare non poco, giocando insieme di prudenza per non dare nelle reti di coloro che gli stavano continuamente alle calcagna.

L'ultima lettera, la più breve, porta la data del 17 novembre 1875. Il Papa aveva ricevuto in particolare udienza i primi Missionari mandati da Don Bosco in America con alla testa Don Cagliero, il futuro Cardinale. Sono poche righe, ma volle pur dire al suo Don Bosco: «Abbiamo con paterna benevolenza abbracciati i Missionari che Ci raccomandavi. Dal loro aspetto e dalle loro parole crebbe in Noi la speranza, che già avevamo, che le loro fatiche in quei paesi lontani, ove sono avviati, debbano essere fruttuose e salutari ai fedeli ». Tutte queste manifestazioni di bontà da parte del grande Pio IX compensavano ad usura Don Bosco delle afflizioni causategli continuamente anche di là, donde meno si sarebbe dovuto aspettare.

Rifacendomi ora da dove ho preso le mosse, dirò ancora che i due centenari fecero nascere un'idea, che associa i due personaggi sopra un altro particolare. La prima volta che Don Bosco ebbe la soddisfazione d'inginocchiarsi ai piedi di Pio IX nel 1858, il Papa, che di lui aveva già avuto qualche notizia, come udì dalle sue labbra le vicende incontrate dall'Opera degli Oratori, intuì che v'erano entrati anche elementi soprannaturali e volle esserne informato. Dopo il Pontefice gli raccomandò che, ritornato a Torino, scrivesse tutto e che tale scritto fosse conservato nel patrimonio della Congregazione ad incoraggiamento e norma de' suoi figli. Il Santo rivide nel 1867 il Papa, che ricordando il dettogli l'altra volta, gli domandò se ne avesse tenuto conto; ma egli si scusò allegando le molte occupazioni. Allora Pio IX: - Ebbene, quand'è così, lasciate ogni altra occupazione e scrivete. Se prima vi diedi un consiglio, ora ve ne fo un comando. Il bene che ne proverrà ai vostri figli, voi non potete intenderlo pienamente. - Non restava dunque che obbedire, e Don Bosco obbedì, scrivendo tre grossi quaderni di " Memorie ". Nessuno osò mai pubblicarle, perchè Don Bosco ne aveva fatto espresso divieto; ma questo non impedì che fossero saccheggiate. In questo centenario è parso opportuno al Rettor Maggiore che si rompessero le riserve. La data non poteva essere più opportuna. Naturalmente l'edizione, fatta con il massimo decoro, è dedicata a Colui, al quale andiamo debitori di questo vero " Tesoretto ".

Terminerò con una curiosità, nella quale pure s'incontrano bellamente uniti i due grandi, dei quali ci siamo occupati finora. Chi non ha letto o udito dei misteriosi sogni di Don Bosco ? Una notte egli ne fece uno singolare. Noi che vivemmo negli ultimi anni del Santo, ne udimmo il racconto non da lui, ma da chi egli allora mise a parte della cosa. Gli parve di trovarsi in S. Pietro, ma dentro una delle tante nicchie vuote, aperte ai fondatori di Congregazioni religiose presenti e futuri. L'altezza, il poco spazio, l'oscurità, il silenzio notturno lo atterrivano, e si domandava come mai fosse capitato lassù. Bisognava pure uscire da una sì imbarazzante situazione. Gridò aiuto, e l'affanno lo svegliò. Orbene la nicchia del sogno era proprio quella assegnata al monumento di Don Bosco da Pio XI dopo la Canonizzazione, là al disopra della bronzea statua di S. Pietro, il cui piedistallo poggia sul pavimento della Basilica, e poco più su dal medaglione musivo, che rappresenta Pio IX . Sono le due particolarità che servirono a Don Bosco per indicare quale fosse stata la nicchia, nella quale gli era parso di trovarsi. Oggi, chi abbraccia con lo sguardo tutto quel lato del gran pilastro, difficilmente si trattiene dall'esclamare: Quomodo in vita sua dilexerunt se, ita et in morte non sunt separati. E mentalmente a in morte, si può aggiungere od anche sostituire: Et in gloria.

IN FAMIGLIA

Sotto la cupola dell'Ausiliatrice.

La riduzione dell'energia elettrica ha sconcertato notevolmente il programma delle nostre Scuole Professionali e Ginnasiali ed anche quello delle funzioni religiose nella basilica di Maria Ausiliatrice. Tuttavia la novena di Don Bosco, predicata dall'eloquente ex allievo Can. Teol. Chiantore e dal nostro Don Carnevale, ha attirato un buon numero di fedeli. Per la festa venne a pontificare S. E. rev.ma l'Arcivescovo di Vercelli, Mons. Francesco Imberti. Dopo i Vespri pontificati da S. E. Mons. Coppo, impartì la benedizione eucaristica l'Em.mo Cardinale Arcivescovo di Torino Maurilio Fossati. La solennità esterna di S. Francesco di Sales fu ritardata al 2 febbraio. Pontificò un nostro venerando ex allievo S. E. Mons. Gagnor O. P. Vescovo di Alessandria, che fece uno splendido panegirico del Santo e l'indomani celebrò all'altare di Don Bosco. Il 9 febbraio, tenne la conferenza salesiana il Direttore generale delle Scuole Salesiane, Dott. Don Renato Ziggiotti.

La nostra scuola di canto, rinforzata da quella del nostro Ateneo Pontificio, ha eseguito magistralmente il programma polifonico e gregoriano.

Ai primi di febbraio sono giunti all'Oratorio gli Ispettori dell'Austria e del Sud India.

ITALIA - Roma - I Maestri di A. C. a San Giovanni Bosco.

Il « Movimento Maestri di Azione Cattolica », il 31 gennaio u. s. ha celebrato la festa del Patrono con una devota funzione nella cappella dell'A. C. I. in Largo Cavalleggeri. Assistettero alla S. Messa i membri della Presidenza Centrale del Movimento con rappresentanti dell'A. C. I. e dell'A. I. M. C. L'intima cerimonia si è chiusa con la benedizione e la distribuzione delle prime tessere del Movimento, cui seguì l'invio del seguente messaggio al nostro Rettor Maggiore: «Per educatori e fanciulli d'Italia, maestri Azione Cattolica invocano benedizioni loro Santo Patrono fraternamente uniti Società Salesiana ».

SPAGNA - L'opera salesiana nella Ispettoria di Madrid.

L'aspetto che oggi offrono le diverse Opere Salesiane della Ispettoria di Madrid è veramente imponente.

Con l'aiuto di Dio e grazie alla pace che regna nella Spagna, in brevissimo tempo, col cordiale appoggio economico dell'attuale Governo, è stato possibile ricostruire le numerose Case distrutte dalla rivoluzione. Parecchie, di ridotta attività prima della guerra, hanno sviluppato opere di grandi proporzioni. Quella della Ronda de Atocha in Madrid conta oggi iooo allievi esterni, 250 artigiani interni, 1500 all'Oratorio festivo, 700 ex allievi e parecchie centinaia di Padri di Famiglia. Lo stesso è dell'altra grande Casa di Madrid, nel borgo dei Cuatro Caminos. Prima della guerra poteva accogliere appena un 300 allievi; oggi il nuovo grandioso Collegio, che ha sostituito quello distrutto, accoglie più di mille allievi esterni nelle sue scuole gratuite, un popolatissimo Oratorio festivo e una fiorente Associazione di ex allievi.

In ambo i collegi di Atocha e di Cuatro Caminos l'insegnamento è gratuito. Quest'ultimo provvede anche il vitto, ottimo, a 400 allievi dei più poveri. In occasione del santo Natale si poterono vestire a nuovo, da capo a piedi, tutti gli allievi delle Scuole dì Cuatro Caminos con una spesa di circa 600.000 pesetas.

Degna di ogni lode è l'opera delle benemerite Dame Patronesse di Madrid che tanto si prodigano per i ragazzi più poveri. La Presidente, Ecc.ma Duchessa di Montoro, figlia del Duca di Alba, fa, più che da madrina, da mamma.

Scriveva infatti il Direttore alcuni mesi or sono:

« Per vestire i ragazzi più poveri nella festa di D. Bosco dell'anno scorso, spese essa sola non meno di 72.000 pesetas (circa 800.000 lire al valore attuale).

» Ma più delle somme che essa prodiga all'opera provvidenziale è l'affetto ch'essa porta ai figli del popolo. Andai a farle gli auguri di Capodanno con un gruppo di 14 beneficati. Essa stessa li accompagnò a visitare il palazzo, i giardini, le scuderie; poi, con mia grande sorpresa, li condusse alla sala da pranzo e servì loro essa stessa coi domestici in livrea una succulenta colazione. Quando mando qualche ragazzo delle scuole al palazzo per ringraziarla di qualche tratto straordinario della sua bontà, li riceve nel salotto, offre sempre qualche cosa e li fa accompagnare al Collegio con la propria vettura. Il giorno di Natale offrì una cena straordinaria ai nostri mille allievi e quando il Duca suo padre le chiese che cosa desiderasse come dono natalizio, rispose: " Una buona somma per i ragazzi di Don Bosco."

» Interviene a tutte le manifestazioni speciali della vita del suo "collegio." Assiste alla Messa di comunita, fà la Comunione in mezzo ai giovani, poi distribuisce loro la colazione, assiste ai loro giuochi, serve ancora il pranzo a quelli che si trattengono a pranzo, e solo quando ha finito fa ritorno a casa. Ma, dopo un paio di ore, ricompare nel nostro Oratorio per assistere alla Benedizione col SS.mo Sacramento e prende ancora parte coi ragazzi alla rappresentazione teatrale o cinematografica con cui si chiude la serata.

» Ogni giorno, il pranzo dei ragazzi più poveri è servito per turno da quattro signorine, e la Madrina, che è la presidente del gruppo, partecipa ai turni del lunedì e del mercoledì. Avendo saputo che alcuni dei nostri giovani, con un po' di sacrificio delle loro famiglie, contribuivano in parte alle spese scolastiche, mi pregò di sopprimere tale contributo: "Nel mio collegio, disse, pago tutto io."

L'estate del 1945 coll'aiuto di qualche buona persona riuscimmo ad affittare una casa in montagna per poter offrire un po' di cura alpina ai ragazzi più bisognosi, circa 300. Nel 1946 là Madrina volle procurare il beneficio a 600 giovani ed ha acquistato una tenuta di tre ettari nella Sierra Guadarrama ove ha costruito un'ampia casa per la Colonia alpina dei nostri ragazzi ».

Una terza opera è sorta nella capitale della Spagna. Dietro a ripetute istanze del Governo, e non ostante la scarsità di personale, abbiamo accettato la direzione delle Scuole Professionali dello Stato intitolate a la « Virgen de la Paloma «, dove vengono educati ed istruiti gratuitamente alle Arti e Mestieri due mila artigiani semiconvittori, che si spera di portare in seguito, a tre mila. I risultati che il sistema di Don Bosco ha riportato in questo centro di educazione giovanile operaia sono veramente eccezionali.

Un altro beneficio che l'Ispettoria ha potuto procurare a tanti figli di poveri operai sono state le Colonie estive in montagna che ridonarono gaiezza e salute a quelli che durante l'anno abitano case poco igieniche o addirittura malsane.

Quanto si è detto del lavoro dei Salesiani si può ripetere delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Prima della guerra civile avevano appena due piccoli collegi; oggi ne dirigono cinque, tre dei quali veramente grandiosi.

Uguale vitalità dimostrano le altre Case dell'Ispettoria, come quella di Salamanca con 900 allievi, tra i quali 700 di ginnasio-liceo; quella di Bilbao con 350 convittori artigiani; le Case di Santander, Vigo ecc.

Anche nel prodigioso aumento delle vocazioni si manifesta una speciale benedizione celeste. È stato necessario improvvisare parecchie Case di Aspiranti, mentre la Provvidenza forniva i mezzi per innalzarne una apposita, capace di 350 aspiranti, ad Arévalo, provincia di Avila.

L'avvenire della Società Salesiana in questa Ispettoria è veramente promettente. Molte sono le richieste di nuove Scuole Professionali. Lo Stato desidera affidare ai Salesiani opere gigantesche per la formazione cristiana e professionale della gioventù povera e specialmente degli orfani.

Autorità ecclesiastiche e civili dimostrano la loro ammirazione a Don Bosco e lo desiderano e lo invocano come Padre e Protettore della gioventù operaia della Spagna.

Maria SS.ma Ausiliatrice continui a benedire le Opere salesiane nella cattolica Spagna e faccia sì non venga più turbata una pace che costò tanto sangue.

Ispettoria Betica di Maria Ausiliatrice.

Questa Ispettoria che abbraccia le ridenti e fecondissime terre dell'Andalusia, ha veduto, dopo la terribile guerra civile 1936-1939, un rifiorire di opere veramente consolante, che fanno presagire un'avvenire glorioso.

Ecco alcuni dati schematici:

Personale. - Alla fine della guerra contava 130 sacerdoti, 92 chierici e 45 coadiutori. I novizi erano appena 18, dei quali 3 coadiutori. Gli aspiranti erano 108 studenti e 11 artigiani. Oggi i sacerdoti sono 149, i chierici 178 e i coadiutori 6o. I novizi sono saliti a 52, dei quali 9 coadiutori e gli aspiranti alla consolante cifra di 273, dei quali 50 coadiutori. L'aumento è stato di 120 professi, 34 novizi e 154 aspiranti.

Le Case erano 21 nel 1939. Se ne sono aggiunte altre 6, quasi tutte sedi di grandi opere. Sedici altre fondazioni attendono il momento opportuno.

Opere. - L'Ispettoria offre una grande varietà di opere. Ci sono 5 Case per la formazione delle vocazioni, 5 Scuole Professionali, 4 Collegi con Ginnasio e Liceo, una Scuola Agricola, una Scuola commerciale, 6 Parrocchie, una « Casa di cura » per gli ammalati, numerose Scuole elementari e Oratori festivi, ed un magnifico Convitto Universitario, che può accogliere degnamente e con tutte le comodità convenienti ben 100 studenti universitari. Ma le opere più desiderate tanto dai privati quanto dalle autorità religiose e civili sono le Scuole professionali per la formazione della gioventù operaia.

Allievi. - Nei diversi Collegi e Scuole dell'Ispettoria ricevono educazione ed istruzione 10.535 giovani, ai quali si devono aggiungere i 3.500 che frequentano gli Oratori festivi.

Ex allievi. - Sono consolantissimi i frutti raccolti nel campo degli ex allievi. Tutte le Case hanno la loro Unione locale e i più giovani (dai 14 ai 17 anni) sono federati nell'Unione Domenico Savio. Tutti gli anni si organizza per gli ex allievi una muta di Esercizi Spirituali; in molte Case praticano l'esercizio mensile della Buona Morte e assistono alla santa Messa domenicale. In tutte le Unioni si celebrano con grande entusiasmo la festa dell'Unione e si uniscono in massa alle celebrazioni di Maria Ausiliatrice e di San Giovanni Bosco. Come vincolo d'unione di tutte le Associazioni serve a meraviglia la magnifica rivista mensile Don Bosco en España.

L'avvenire quindi della Congregazione Salesiana in quest'Ispettoria si presenta quanto mai promettente. Rincresce di non poter accondiscendere a tante domande di fondazioni per la scarsità del personale. Ma speriamo che fra qualche anno il personale delle Case di formazione, in così consolante aumento, permetta di dare alle nostre Opere lo sviluppo desiderato.

INGHILTERRA - Sacre Ordinazioni - Apostolato catechistico.

Nel primo anno di pace il Signore ha confortato la nostra Ispettoria inglese con 19 sacerdoti novelli. Altri dodici confratelli hanno ricevuto il Suddiaconato e nove gli Ordini minori. Il Vescovo diocesano S. E. Mons. Guglielmo Lee, di Clifton, già avanzato negli anni, nel rivolgere la sua parola agli Ordinati, ringraziò il Signore di avergli concesso la gioia di ordinarne una novantina e si augurò di poter presto raggiungere il centinaio. Vescovi di ogni parte d'Inghilterra sollecitano l'apertura di case salesiane per la cura della gioventù povera ed abbandonata.

Le Figlie di Maria Ausiliatrice sanno adattarsi ad ogni forma di apostolato. A Cowley, volendo andare incontro alle giovani operaie addette alle due fabbriche del luogo, hanno istituito per loro un apposito « Club » o Circolo, che accoglie le giovani, al termine della giornata lavorativa, per scuola di cucito, dattilografia, disegno e pittura. Una volta alla settimana hanno la così detta « Sera sociale », in cui s'intrattengono piacevolmente in giuochi, conversazioni, e passatempi ricreativi.

Anche per l'istruzione religiosa, non potendo tenere un corso regolare di Catechismo, cercano di raggiungere lo scopo con la parola di « buona notte », che la Direttrice rivolge ogni sera, dopo la recita delle preghiere; e soprattutto la cosiddetta « Question-box hour »: l'ora della cassetta delle domande.

È un'ora desiderata e piacevole, in cui rispondono alle obiezioni o domande in tema di religione, scritte e messe dalle stesse giovani, durante la settimana, nell'apposita scatola. Così, quasi in forma di conversazione, ma opportunamente preparate, svolgono le necessarie trattazioni sui diversi punti di fede e di morale, dandovi tutta la profondità e l'ampiezza che richiedono. Le giovani se ne interessano grandemente, appassionandosi alla conoscenza dei più importanti problemi spirituali, per molte, purtroppo, del tutto o quasi ignorati. E si fanno anche valide sostenitrici delle loro Assistenti, quando queste arrivano alla porta della fabbrica a cercare nuove adesioni al provvido Circolo. Le Suore si ripromettono - coi debiti permessi - di poter fare anche qualche visita nell'interno dello stabilimento, per estendere l'opera di penetrazione morale e religiosa.

ARGENTINA - Buenos Aires - Giubileo Sacerdotale del Delegato del Rettor Maggiore.

Il 1° novembre u. s. il rev.mo Don Giuseppe Reyneri, Delegato del Rettor Maggiore per le Case salesiane dell'America Latina nel periodo bellico, celebrò nella nostra basilica di San Carlo la sua Messa d'Oro, con l'assistenza pontificale del Nunzio Apostolico S. E. rev.ma Mons. Giuseppe Fietta. Il maestoso tempio fu gremito dalle rappresentanze di allievi, ex allievi, cooperatori e cooperatrici, intervenuti da tutte le repubbliche coi dieci Ispettori. Le scuole di canto dei nostri collegi di Bernal e di Ramos Mejia svolsero un classico programma liturgico. Tenne il discorso d'occasione l'Ispettore dell'Uruguay, Don Luigi Vaula. Al termine della funzione, il festeggiato, per speciale indulto pontificio, impartì la benedizione apostolica; quindi intonò il Te Deuna. La festa era stata preparata da un triduo solenne, iniziato con l'Ora Santa, predicata dal Vescovo Ausiliare di San Salvador il nostro Ecc.mo Mons. Aparicio, alla presenza dello stesso Nunzio Apostolico. Seguirono gli omaggi della Casa ispettoriale e degli alunni dei collegi della capitale che convennero a migliaia, il 31 ottobre, nel cortile del Collegio Pio IX per la Messa e la Comunione generale. Suggestiva la consacrazione alla Madonna degli alunni dell'ultimo anno. Nel pomeriggio, grandiosa accademia musico-letteraria. A sera, l'omaggio dei padri di famiglia e degli ex allievi che offersero al festeggiato il prezioso calice per la Messa d'Oro. Le funzioni giubilari ebbero degna corona nell'Istituto con l'inaugurazione di un ricordo in bronzo e l'omaggio delle Dame-patronesseAl banchetto ufficiale parteciparono anche i rappresentanti dei Ministri degli Esteri, di Giustizia e Culto, della Pubblica Istruzione e gli Ambasciatori o incaricati di affari d'Italia, Perù, Bolivia, Equatore, Costa Rica e Panamà. L'Ispettore Don Raspanti diede lettura del telegramma con la benedizione del Santo Padre e dell'adesione del nostro Rettor Maggiore. Alle funzioni erano rappresentati tutti gli Ordini e le Congregazioni religiose e numerosi istituti educativi della città.

Il Collegio Pio IX, il 20 agosto u. s., ha avuto la gradita visita del rev.mo Can. Cardijn, fondatore della J.O.C. (Gioventù Operaia Cattolica). Accolto a festa dai superiori, dagli alunni e dalle delegazioni della JOC, egli celebrò la Messa della comunità e poi visitò le Scuole professionali suscitando nei giovani vivissimo entusiasmo.

Ad Avellaneda (Buenos Aires), il giorno di Pasqua dello scorso anno, l'Ispettore Don Raspanti ha inaugurato il nuovo Oratorio Don Bosco, omaggio al centenario della Casa-madre di Torino, amministrando il primo Battesimo e le prime Comunioni. L'Oratorio è frequentatissimo ed ha già anche il suo battaglione di « Esploratori Don Bosco ».

La Plata. Il programma celebrativo del 60° dell'Opera salesiana in La Plata (Buenos Aires) culminò, l'11 agosto, nel Teatro Argentina col discorso ufficiale del nostro Don Silva, applauditissimo dall'eletto e numeroso pubblico.

Minas De Corrales. Anche la parrocchia di Minas de Corrales ha partecipato alla crociata indetta in tutta l'Argentina per raccogliere soccorsi per gli orfani di guerra, ed i 2000 abitanti han raccolto 800 pesos, circa ottomila lire.

Apostolato ed eroismi di carità sotto la bufera.

(Continuazione: 1° febbraio, pag. 28.)

Nell'Ispettoria Emiliana le Figlie di Maria Ausiliatrice ebbero parecchie Case colpite in pieno e distrutte, ed una vittima fra i bimbi dell'asilo a Manerbio (Brescia) nella prima incursione del 17 maggio 1944. Eran le due pomeridiane, quando improvvisamente, senza allarme, un apparecchio piombava a motore spento a mitragliare la Casa. Le due aule dell'asilo vennero investite da una raffica di proiettili.

Degli ottanta bambini, da pochi minuti appena rientrati dal corridoio, dove sarebbero stati in gran parte colpiti, uno solo di cinque anni, seduto nel proprio banchetto, venne raggiunto e passato da parte a parte da un proiettile. Fu subito soccorso e operato d'urgenza, ma purtroppo non sopravisse che fino all'indomani.

Il 26 novembre 1943 a mezzogiorno venne colpita la bella Casa di Rimini: l'ala destra del fabbricato, adibito ad asilo, scuole e laboratorio, in parte crollò, parte rimase pericolante; l'ala sinistra, assai lesionata in varie parti e inabitabile. I nostri confratelli, efficacemente coadiuvati da alcuni coraggiosi giovani di A. C., entrando con scale a piuoli dalle finestre, cercarono di mettere in salvo quanto ancora si poteva, cominciando dalle Sacre Specie con l'intatto tabernacolo nella cappella ancora in piedi, ma sconquassata.

Le suore rifugiatesi, dopo il disastro, presso le rev. Madri Francescane di Villa Verrucchio, passarono temporaneamente, il 10 aprile 1944, a Montegiardino nella Repubblica di S. Marino ove iniziarono subito, con vero conforto del Parroco e della popolazione, il doposcuola, il laboratorio e l'oratorio festivo. Ma nel settembre furono costrette a un nuovo sgombero dai locali occupati di sorpresa dai nazisti durante la notte, che passarono tutta in rifugio pei continuati bombardamenti. Dopo l'occupazione degli Alleati, ritornarono nei primitivi locali, rimanendovi fin all'aprile del 1945, quando poterono rientrare a Rimini. Accanto alla loro Casa mutilata, in alcuni locali gentilmente concessi dell'attiguo nostro Collegio, ripresero in parte le loro opere interrotte.

Il 13 maggio 1944 a Modena fu colpita e distrutta la loro Casa annessa al locale nostro Collegio che andò pure in gran parte in rovina. Si ritenne una grazia singolare, attribuita all'intercessione della B. M. Mazzarello, invocata a gran voce, in quella vigilia della sua festa, se le due comunità poterono uscire salve dal rifugio, passando per una provvidenziale apertura prodottasi dallo spostamento d'aria, mentre tutt'intorno era ostruito dalle macerie. Anche nella cappella ogni cosa andò perduta, salvo il SS.mo Sacramento.

Il 25 luglio successivo anche a Ravenna, con la rovina del nostro Istituto andò distrutta l'abitazione delle suore, le quali - grazie al Cielo - rimasero salve, sotto il campanile di S. Apollinare, dove si erano rifugiate.

Il 29 ottobre dello stesso anno - festa di Cristo Re - eguale sorte toccava alla nuova Casa di Forlì, inaugurata solo l'anno innanzi, e già fiorente di opere promettentissime. Mentre le suore si trovavano nella chiesa parrocchiale per le funzioni pomeridiane, una squadriglia di 12 apparecchi la centrava in pieno, distruggendola completamente. Nel disastro andò perduto anche tutto l'arredamento.

Alcuni mesi dopo, a pochi giorni di distanza l'una dall'altra, furono distrutte le due Case di Brescia. Il 24 febbraio 1945, verso sera, due bombe cadute di fronte, e altre due sull'edificio, ridussero a un cumulo di rovine la Casa « M. Ausiliatrice » di via Corsica. Fortunatamente la comunità si trovava sfollata a Fornaci, presso le RR. Suore Francescane.

Il 2 marzo, fu la volta della Casa « S. Agata » di via Malvezzi: già alquanto rovinata nelle precedenti incursioni, venne colpita in pieno e rasa al suolo. La comunità rimase salva, perchè al momento del disastro era tutta a Sulzano, sfollata da parecchi mesi.

L'Istituto « S. Gaetano » di Lugo (Ravenna), per cinque mesi sotto il fuoco dell'aviazione e dell'artiglieria, fu colpito da granate in varie parti, nel dicembre 1944, gennaio e marzo 1945 Tre aule della scuola furono rovinate, e il bellissimo arredamento delle scuole e dell'asilo andò quasi completamente perduto. Si riscontrarono pure danni al tetto e alla facciata, rovinata dalle scheggie dei proiettili.

Impossibile riassumere tutte le vicende e i pericoli sia delle cinque suore ritornate in città, a custodia della Casa, dopo alcuni mesi di sfollamento; sia degli orfanelli e delle educande rifugiatesi con le loro assistenti presso l'ottima famiglia Filippi a 2 km. da Lugo. Anche questa casa ospitale circondata dal fuoco, venne colpita da un grappolo di bombe proprio nel centro, mentre altre 32 cadevano tutt'intorno la campagna. Fu un vero miracolo, fra tanto rovinio, non esservi stato neppur un ferito; come la preservazione dalle ripetute minacce di requisizioni naziste e il poter far fronte alla penuria di viveri e d'ogni cosa, che costrinse talora suore e orfanelli a cibarsi di barbabietole crude da foraggio, raccolte nei campi. In città le condizioni divennero anche più angosciose: si ebbero fin diciotto ore di continuo bombardamento; saccheggi, incendi, aggressioni, e vittime numerose e vicine, fra le quali il venerando e benemerito Cappellano dell'Orfanotrofio, colpito insieme alla sorella, da schegge di granate.

Danni notevoli subirono pure a Lugagnano (Piacenza), Parma, Formigine (Modena), Manerbio (Brescia), Barco (Reggio Emilia), Corticella (Bologna). Consolanti le opere di carità.

Nelle Case di Manerbio (Brescia), Campione sul Garda (Brescia) e Cogno (Brescia) intensificarono il consueto lavoro delle mense aziendali, e di assistenza materiale e morale agli operai, promuovendo anche apposite funzioni religiose, che segnarono per non pochi il ritorno a Dio, la gioia d'una rinascita di vita cristiana presso l'altare.

A Campione i turni delle refezioni si susseguirono pure di notte; e fra gli operai F.I.A.T. trovarono nella Casa speciali cure familiari, offerte con cuore di madri e di sorelle, oltre 400 giovani apprendisti di 16 o 17 anni, strappati di sorpresa alle loro famiglie, e obbligati alla fabbricazione di materiale bellico.

Nei giorni della ritirata nazista 26-28 aprile 1945, la stessa Casa si trasformò in asilo di carità per tutti. Mentre s'avvicinava il pericolo, il 27, vi sostarono brevemente, trovandovi ristoro e conforto, i primi reduci dalla Germania: una quarantina circa di bergamaschi e milanesi ansiosi di raggiungere le proprie case, dopo un lungo cammino a piedi. Alla sera di quel medesimo giorno il timore dello scoppio delle mine disseminate lungo la vicina via Gardesana, costrinse la popolazione a cercar scampo sui monti. In paese non rimasero che i due sacerdoti, alcuni dirigenti lo stabilimento, una decina di operai, e le suore, che, dimentiche del pericolo, non vollero lasciare il proprio posto per rispondere a ogni bisogno. Si presentarono soldati tedeschi disarmati, che chiedevano un pezzo di pane, altri ex prigionieri reduci dalla Germania sfiniti dalla stanchezza e dalla fame, gente in fuga sotto il rombo del cannone: e tutti, indistintamente, vi trovarono l'aiuto invocato. Intanto il cannoneggiamento si fece più accanito e vicino, perchè proprio dietro al Convitto si erano nascosti parecchi tedeschi. Durante l'infuriare della battaglia, per tre notti consecutive e buona parte del giorno, le suore rimasero chiuse con gli altri rifugiati nei sotterranei, uscendone solo per soccorrere i feriti: alcuni operai della F.I.A.T. colpiti da schegge di granate, dei quali uno in modo grave. Le prime medicazioni furono fatte dalle suore stesse, mentre il poveretto, sentendosi mancare, chiedeva un confessore. Accorse subito il sacerdote e, chiamato con urgenza, giunse pure da Tremosine un chirurgo sfollato, che tra il continuo susseguirsi dei colpi, assistito dalla suora, dovette nel medesimo sotterraneo, procedere all'amputazione di un braccio del povero ferito. La lotta continuò ancora furiosa; e proprio in quelle ore spaventose il Direttore dello stabilimento, sapendo che il paese s'era affidato alla B. M. Mazzarello, incoraggiò nuovamente a confidare nel suo aiuto. La protezione implorata non tardò ad affermarsi in modo insperato, con la resa dei tedeschi che si trovavano in Campione. Per salvare il paese, anzi, un ufficiale tedesco e due dirigenti F.I.A.T. issando alla meglio un lenzuolo sopra una barca, s'arrischiarono, sotto il tiro delle granate e le continue mitraglie degli apparecchi in volo, ad attraversare il lago, per andare a trattare la resa con gli Americani. Il paese fu salvo; e benchè alcune case fossero state colpite, non si ebbe fra la gente del luogo neppur un ferito.

Le suore, altamente elogiate per l'eroica loro opera di carità, continuarono ad aver cura dei feriti raccolti nel sotterraneo, nonchè dei prigionieri tedeschi, trattenuti nel Convitto.

Uno di loro ammalato, fu vegliato con ogni sollecitudine per parecchie notti, e confortato caritatevolmente quando all'entrare dei partigiani stava per darsi alla disperazione. Vistosi poi ben trattato, espresse tutta la sua riconoscenza, e prima di partire per l'ospedale, mutati in amore i sentimenti di odio, volle baciare i partigiani che facevano da sentinella. Anche gli altri prigionieri tedeschi si mostrarono grati, e parecchi dei cattolici, prima d'esser condotti via dagli Americani, s'accostarono devotamente alla Santa Comunione.

Il lavoro delle suore non diminuì, ma continuò ancora a favore degli ex internati di passaggio, nel ritorno dalla Germania, dei partigiani sparsi per i monti, e degli operai rimasti, in attesa di raggiungere le loro case.

Il paese volle poi testimoniare alla B. M. Mazzarello la propria riconoscenza per la protezione avuta, celebrando solennemente la sua festa, la domenica 13 maggio 1945, con Messa cantata e contribuendo alla raccolta di una somma per la sua canonizzazione.   (Continua).

Dalle nostre Missioni

INDIA PORTOGHESE

Inaugurazione dell'Opera Salesiana a Nova-Goa.

Amatissimo Padre,

è con l'animo esultante della più viva gioia che le comunico la lieta notizia del nostro arrivo in questa terra ospitale di Gòa. L'accoglienza non poteva essere più entusiastica e più «salesiana ». Furono infatti i giovani di Gòa a darci il primo benvenuto col grido ripetuto ed altissimo di «Viva Dom Bosco! Viva os Padres Salesianos! ».

La nave Lilavati, che ci portò da Bombay, entrò nella baia di Pangim il 17 ottobre risalendo per breve tratto il fiume Mandavi, lo stesso che nei secoli scorsi vide le caravelle portoghesi del grande conquistatore Albuquerque e del sommo apostolo dell'Oriente, San Francesco Saverio. Ma il nostro animo era troppo commosso, per rivivere appieno quella storia gloriosa. Era la storia attuale che ci dominava. Quanti avvenimenti in questi ultimi giorni! La nostra lunga e dura prigionia era finalmente terminata e non ci pareva vero di respirare l'aria della libertà e di nutrire pensieri di pace e di sante conquiste.

Dal campo di concentramento al campo dell'apostolato! Solo chi ha vissuto lunghi anni di reclusione forzata può comprendere tutto il significato di queste parole. Il nostro nuovo campo di apostolato si stendeva dinanzi ai nostri occhi, laggiù all'ombra dei palmizi interminabili della costa konkanim. Quel lembo di terra verdeggiante con tante insenature e villaggi e chiese e campanili pareva fatto apposta per cancellare dal nostro animo tanti tristi ricordi e infonderci nuova fiducia e coraggio.

Don Bosco ritorna...

Era mai possibile ? Sopra il rumore dei motori sentimmo le note del ritornello, famoso e felice: «Don Bosco ritorna fra i giovani ancor... ». Erano i piccoli Goanesi schierati sulla panchina del porto, che lo gridavano a squarciagola agitando le mani e sventolando i fazzoletti. Ci avevano tanto atteso, che non potevano più contenere la loro gioia.

Da sei mesi si trovava in mezzo a loro il primo salesiano, il signor Don Vincenzo Scuderi che in brevissimo tempo aveva appreso la lingua portoghese e si era attirato l'ammirazione e le simpatie di tutti, ma specialmente dei piccoli « garotos », i birichini della strada.

Tra difficoltà e privazioni d'ogni sorta egli aveva dato vita ad un fiorente oratorio quotidiano iniziando pure le scuole elementari e il primo laboratorio dei falegnami. Era stato coadiuvato in ciò da un bravo chierico salesiano goanese e dal signor Bellassai. Da sei mesi andava ripetendo ai giovani: « Fra poco giungeranno altri numerosi salesiani e il nostro Oratorio crescerà e si svilupperà sempre più».

Il gran giorno era finalmente arrivato e i cari oratoriani si erano riversati al porto per essere i primi a darci il benvenuto. Il direttore delle dogane, commosso a quello spettacolo, volle fare un'eccezione e permise che si aprissero i cancelli del recinto interno, che fu invaso in un momento dalla fiumana dei birichini.

Come descrivere il nostro incontro coi giovani goanesi ? Fummo semplicemente assaliti dai «garotos » di Gòa e portati in trionfo per le vie della città, tra grida di giubilo ed evviva interminabili.

La lunga attesa.

« Vi abbiamo aspettato tanto tempo!... ». Questa, la frase più ripetuta e sottolineata nelle loro conversazioni e nei loro discorsi di benvenuto. Noi istintivamente pensammo alle mirabili visioni del nostro Santo Fondatore nelle quali aveva sentito la stessa frase ripetuta dai giovani di tanti paesi lontani.

Veramente Góa aveva un diritto tutto speciale all'Opera salesiana, perché l'aveva sospirata ed attesa da parecchi decenni con la più viva fede. Pressanti richieste risalgono ai tempi di Don Rua. Già allora erano sorti nell'India Portoghese numerosi gruppi di Cooperatori e di Cooperatrici. Il Bollettino Salesiano era molto diffuso e generose offerte inviavano i buoni Goanesi per le opere di Don Bosco.

La loro fede e la loro generosità vennero premiate in circostanze affatto straordinarie e insperate. Proprio quando tutto pareva perduto ed ogni via chiusa, ecco giungere il permesso che potevamo recarci a Gòa. Per questo dobbiamo anzitutto ringraziare S. E. Reverendissima il Patriarca, Mons. José da Costa Nuñes, che ci aperse le braccia e il cuore dichiarandosi felice di avere nella sua Archidiocesi i Figli di D. Bosco per l'assistenza e l'educazione della gioventù. Egli, che per molti anni fece da padre ai nostri confratelli a Macau, desidera ora affidarci una grande Scuola di Arti e Mestieri, che dovrà sorgere in commemorazione del suo Giubileo Episcopale. A tale scopo il Comitato apposito ha stabilito che tutte le sottoscrizioni raccolte per festeggiare il Giubileo del Patriarca vadano a beneficio di questa istituzione.

Siamo pure grati a S. E. il Governatore di Góa, dottor Giuseppe Bossa, che con tanta premura si prestò ad ottenere dal Governo di Lisbona l'autorizzazione per la nostra venuta.

Amatissimo Padre, sono certo che il suo cuore esulterà nel sapere che i suoi figli sono oggetto della più viva ammirazione e stima. San Giovanni Bosco qui è molto conosciuto ed amato. Tutti ci chiedono immagini; vogliono sentir parlare di lui e di Maria Ausiliatrice, che chiamano la Madonna di Don Bosco; s'interessano di tutto ciò che facciamo; c'invitano per prediche, conferenze; ci offrono scuole, cappelle e terreni in varie località...

L'Unione dei Cooperatori è molto bene organizzata. Tra essi spicca la figura dolce e paterna di un ottuagenario, il dottor Volfango da Silva, il quale da oltre quarant'anni sospirava la nostra venuta. Egli è il buon «nonno » del nostro Oratorio e ci segue ed assiste con una cordialità e generosità che commuove. «Ora che siete venuti - ci va ripetendo - posso cantare, il Nunc dimittis: posso morire contento.

Ogni 24 del mese Cooperatori e Cooperatrici vengono ad assistere alla santa Messa nella nostra umile cappella e poi alla sera intervengono alla conferenza salesiana.

Il nostro programma.

Il programma che i Salesiani dovranno svolgere in Góa è molto vasto e complesso. In un ambiente in gran maggioranza cattolico, potremo dar maggior sviluppo ed impulso all'opera degli oratori. Qui a Nova Gòa ce n'è già uno quotidiano; a giorni ne incominceremo un secondo pei giorni festivi dall'altra parte della città. Fa tanta pena vedere una gioventù così numerosa abbandonata per le vie.

Abbiamo pure accolto i primi orfanelli, che ora vivono con noi nella Casa di Don Bosco. Le scuole elementari funzionano regolarmente e presto apriremo anche i corsi superiori. Il primo piccolo laboratorio di -falegnameria è destinato a diventare una Scuola Industriale, tanto necessaria per queste regioni. Si spera pure di aprire una Scuola Agricola nella regione di Valpoi, presso la frontiera dell'India Britannica. In quella regione montana sono ancora molto numerosi i pagani: potremo così dedicarci alla loro evangelizzazione.

Giorni or sono siamo stati in pellegrinaggio alla chiesa del Bom Jesus, nella vecchia Góa, ove si conserva il corpo glorioso di san Francesco Saverio. Abbiamo posto sulla sua tomba una reliquia ex ossibus di Don Bosco. I due grandi apostoli così s'incontrarono e le loro ossa avranno esultato...

L'impulso dato dall'Ecc.mo Patriarca ha destato un risveglio consolante di vita cristiana e di opere sociali. Noi ci stimiamo fortunati di portare il nostro umile contributo nel campo della formazione giovanile.

In questi giorni il nostro Ispettore, Don Carreño, verrà in Europa in cerca di personale e di macchinario per le nostre scuole industriali ed agricole. Noi lo seguiamo con le nostre preghiere e coi voti che egli possa riuscire ad ottenerci gli aiuti necessari, perchè possiamo sistemare questo nuovo campo d'apostolato e corrispondere alle aspettative generali delle autorità e di tutti i buoni goanesi.

Ci benedica, amatissimo Padre, e ci ricordi in modo tutto speciale all'altare di Don Bosco.

Aff.mo in G. C.

Nova Gòa, 6-XI-1946. Sac. LUIGI RAVALICO. CINA

Una lettera spedita il 18 ottobre u. s. da Macao dal direttore Don Guarona, ci dà queste consolanti notizie: «Sembra che in Cina siano realmente giunti i tempi visti dal nostro santo Fondatore. Le case rigurgitano di giovani. Si lotta pei locali. Dobbiamo respingere migliaia di domande: fanciulli d'ogni classe ma specialmente della classe media. Qui a Macao, un Liceo regalatoci durante la guerra si è gremito quest'anno in modo straordinario. I liceisti, che fino a poco fa ci guardavano con freddezza e diffidenza, si sono completamente ambientati: giocano focosamente in cortile, troncano le ricreazioni in un istante al cenno convenuto, si mettono in fila e, sorridendo, in silenzio vanno sereni in classe; studiano il Catechismo, recitano le preghiere come i migliori cristiani. Quattro nostri sacerdoti fanno loro scuola, cattivandosi la più alta stima e la più schietta confidenza. Così fioriscono anche gli altri istituti di S. Luigi, di Shao Ki Wan, di Shanghai e di Yunnan. Tutti sono ammirati del successo dell'opera nostra in mezzo ai giovani che vedono crescere più allegri che non altrove. S. E. Mons. Zanin ci obbligò ad accettare la profferta di Pechino ed avrebbe voluto affidarci tante altre zone della Cina. Le offerte di nuove fondazioni si moltiplicano di giorno in giorno con tanta insistenza che qualcuna bisognerà pur accettarla anche fra tanta scarsezza di personale. Lo sviluppo dell'Opera salesiana al Nord è meravigliosa. Il «Don Bosco» di Shanghai ha quasi duemila alunni. E potremmo aprire altre dieci scuole nella stessa città... ».

CULTO E GRAZIE DI MARIA AUSILIATRICE

San Giovanni Bosco nella Basilica di San Petronio.

Il giorno 16 dicembre u. s. alla presenza di alcuni Canonici di S. Petronio, il Rettore della stessa Basilica, Don Giorgio De Maria, prese in consegna un quadro rappresentante San Giovanni Bosco, opera d'arte pregevole dovuta al pennello della pittrice romana Clara Mingoli e donata al Tempio di S. Petronio da una persona devota al Santo Fondatore dei Salesiani.

Il quadro, per benevolo interessamento di S. Em. il Cardinale Arcivescovo venne collocato fra la Cappella del SS. Sacramento e quella dell'Immacolata. Subito dopo la benedizione impartita dal Direttore dell'Istituto bolognese dei Salesiani, presenti anche Don Gavinelli, Parroco del Sacro Cuore e numerosi Cooperatori e benefattori dell'Opera salesiana, il nuovo quadro richiamò l'attenzione dei devoti e degli intenditori di cose d'arte.

La bella pittura ha il duplice pregio di suscitare devozione e ammirazione per il palpitante sentimento di bontà e di misticismo che con ispirata interpretazione la pittrice ha saputo fermare nei lineamenti e nell'espressione del Santo e per la squisita fattura dell'opera d'arte.

San Giovanni Bosco compatrono di Montemagno.

In occasione del primo cinquantesimo anniversario della morte di Mons. Lasagna, secondo Vescovo Salesiano, fu invitato a farne la Commemorazione Mons. Ernesto Coppo, altro Vescovo Salesiano. I cittadini di Montemagno accorsero in massa per onorare quel grande Vescovo, che fu una vera gloria del loro paese, e in ricordo della commemorazione cìnquantenaria fu pregato il medesimo Monsignore di iniziare le pratiche per la proclamazione di S. Giovanni Bosco a compatrono di Montemagno.

Il desiderio è stato attuato, poichè la Sacra Congregazione dei Riti, in data 25 ottobre 1946, si è benignamente degnata, dietro domanda ben motivata del Clero, delle Autorità e del popolo di Montemagno, di proclamare S. Giovanni Bosco Compatrono, con S. Martino, della nostra Parrocchia. L'avvenimento spirituale di grande importanza sarà celebrato in primavera, dopo le feste Pasquali, solennemente. (Casale, 9 gennaio 1947).

Grazie attribuite all'intercessione di MARIA AUSILIATRICE e di S GIOV BOSCO

Raccomandiamo vivamente ai graziati, nei casi di guarigione, di specificare sempre bene la malattia e le circostanze più importanti, e di segnare chiaramente la propria firma. Sarà bene, potendolo, aggiungere un certificato medico.

Non si pubblicano integralmente le relazioni di grazie anonime o firmate colle semplici iniziali.

Mi ha ridato il figliuolo...

Sento il dovere di esprimere la mia viva riconoscenza alla gran Madre Maria Santissima Ausiliatrice, che ha ridato la vita al mio caro figliuolo Luciano. La notte del 4 agosto, cadendo giù dal letto, rimase colpito da commozione cerebrale con paralisi alla parte destra. Fu portato d'urgenza all'Ospedale. Ma il professore mi disse che il bimbo poteva avere ancora solo alcune ore di vita, e che, se avessi acconsentito, poteva tentare una difficile operazione al cervello. Col cuore in disperazione mi rivolsi alla Madre celeste ed invocai ardentemente il suo aiuto materno.

Dopo due ore e mezzo di operazione, mi venne consegnato il figliuolo, senza speranza e come morto. Ma io rinnovai la mia fede in Colei che tutto può e nel suo Apostolo S. Giov. Bosco. Sentivo che dovevo essere esaudita. Presi il figliuolo tra le braccia, me lo portai io stessa a letto e rimasi accanto a lui giorno e notte. Per otto giorni me lo vidi sempre privo di sensi. Ma ecco che, lentamente, a poco a poco, riacquistò la conoscenza, e nello spazio di soli 20 giorni, guarì completamente ed ora sta bene. Mentre ringrazio la Madonna e S. G. Bosco, prometto di essere sempre a lei devota, e faccio la mia offerta, perchè la grazia sia conosciuta e porti a tante altre madri disperate la fiducia in Maria Ausiliatrice e in S. Giov. Bosco.

Mogliano Veneto, 28-XI-1946.

La mamma di LUCIANO CARRARO. Don Bosco mi mise la mano sulla testa...

Una piissima giovane diciannovenne di questa parrocchia di Lavina (Imperia) è stata guarita da S. Giovanni Bosco in modo strepitoso il 26 c. m.

La giovane in questione è una certa Natalina Cacciò, dirigente parrocchiale dell'A. Catt. Femm. e apostola indefessa della religione. Da circa quattro anni conduceva vita sedentaria perchè ammalata in seguito ad operazione d'appendicite e affetta da gastro-enerite cronica. Da oltre due mesi giaceva a letto gravemente inferma e dal giorno 22 c. m. si trovava in stato comatoso. In quanto al vitto si alimentava da 70 giorni con sole bevande e pochissimo cibo. Da cinque giorni però si sosteneva unicamente per mezzo di iniezioni. Il medico aveva detto che non c'era più alcun rimedio e che non poteva durare a lungo. Il 13 le portai una immagine con reliquia di S. Giov. Bosco e la invitai a pregarlo fervidamente. La confidenza verso questo santo crebbe in modo da meravigliare gli astanti. Sabato 26, verso le 10, mentre i familiari pensavano alla veste da metterle appena morta e mentre era convinzione che non sarebbe giunta a sera, ecco che lei apre gli occhi, si alza a sedere sul letto e dice: - Non ho più nulla. Mi trovavo immersa in grandi dolori, mi sentivo debolissima e aspettavo di passare all'eternità quando vidi innanzi a me S. Giov. Bosco, ma più giovane d'aspetto di come appare dall'immagine. Egli, avvicinatosi, mi mise la mano sulla testa e subito mi sentii più forte e senza alcun male. Ora mi sono come risvegliata e mi sento proprio guarita. Datemi una buona tazza di caffè e a mezzogiorno una minestra.

Le fu dato quanto voleva, e mangiò tutto con appetito. Adesso son tre giorni che a casa sua è un continuo pellegrinaggio di curiosi e di deboli nella fede i quali vengono a vedere questa piccola apostola dell'A. C. e a sentire da lei la narrazione del prodigio. Dopo tre anni, l'intestino funziona, i dolori sono scomparsi, le resta soltanto un po' di debolezza, proveniente dalla totale mancanza di alimenti degli ultimi cinque giorni. In quanto ai curiosi e alla stampa incredula, che ne ha parlato, essa risponde come il cieco del Vangelo: « Io so che prima ero gravemente ammalata e ora son sana... vi volete convertire anche voi? » e molti si convertono sul serio.

Lavina (Imp.), 29-X-1946.

Sac. LUIGI BARLA.

Colpito dalle bombe...

Il treno parte veloce da Roma. Giunto alla stazione del « Divino Amore » un improvviso scoppio di bombe arresta il convoglio. Gente premurosa accorre a prestare i primi soccorsi: vi sono morti e feriti. Fra questi il giovane macchinista bellunese Bressan Giuseppe. Le sue condizioni sono gravi, allarmanti: funzione visiva seriamente compromessa, frattura del cranio, commozione cerebrale, spina dorsale che dà sangue; che più? Sono le ore venti; il poveretto rimane tutta la notte in stazione, al pronto soccorso, fino alla mattina seguente. Solo allora può essere trasportato all'ospedale di S. Giovanni, reparto oculistico, dove vien fatto oggetto delle più assidue cure. Telegraficamente avvertita, la famiglia da Belluno corre a Roma; essa non si fa illusioni: la vita del giovane corre pericolo grave; di più c'è la preoccupazione della cecità. Pure in condizioni cose disastrose, la famiglia non dispera: mette il giovane nelle mani di Don Bosco Santo e non invano: dopo quaranta giorni il giovane esce dall'ospedale guarito. Purtroppo, nel doloroso incidente ci ha rimesso un occhio, che non si è potuto salvare, perchè ridotto a brandelli, mentre l'altro, pure colpito, è uscito perfetto: vista a dieci decimi. Il giovane, dopo l'infortunio, non ha sentite conseguenze alcune dei suoi gravi malanni. Il miracolato e la sua famiglia rendono pubbliche grazie a Don Bosco Santo.

Belluno, 7-X-1946.,   Famiglia BRESSAN.

Negli ultimi istanti di vita...

Chi scrive è una persona colta che fino a qualche tempo fa non era ancora ancora riuscita a togliere di mezzo certi stupidi pregiudizi umani.

Rendo noto ciò che io reputo, in base a molte prove, un vero e proprio miracolo. Ho avuto infatti un mio carissimo familiare gravemente ammalato e ridotto ormai in punto di morte e del quale i medici curanti si erano già pronunciati concordemente sulla inevitabilità della morte.

Con l'animo infranto dal dolore, e visto che ormai nessuna cura umana poteva salvare il carissimo ammalato, mi ricordai delle preghiere che un tempo lontano mi insegnarono i nonni per chiedere una grazia al Signore e a Maria Ausiliatrice.

Ho pregato giorno e notte con tanta fede, e, quando il malato già era entrato nei suoi ultimi istanti di vita, ecco la situazione cambiare nel miglior senso tanto che al momento in cui scrivo il mio familiare ha ricuperato completamente la salute. D'ora innanzi prometto che sarò un buon cristiano e cercherò in tutti i modi di portare al Signore e alla Madonna tanta gente che ancora ne vive lontano.

Tarino, 31-IV-1944.   M. A,

TESTONA TOR. - OPERAZIONE EVITATA. Da tempo mio marito soffriva per una ulcera duodenale. Il male si aggravò tanto che il medico curante, temendo seriamente che l'ulcera si cangiasse in tumore, consigliò l'operazione. Questa, però, si prospettava difficile e pericolosa quanto mai.

Fiduciosa mi rivolsi, unitamente a mio marito ed ai miei due figli, a Maria Aus. ed a S. Giov. Bosco, promettendo un'offerta e la pubblicazione della grazia qualora avessero ottenuto di evitare l'operazione.

La mia speranza non fu delusa, poichè dopo breve cura, fattasi fare la radiografia, non si riscontrò più alcuna traccia del male. Ora mio marito va rimettendosi rapidamente, e con me ringrazia i nostri celesti protettori.

Anche un mio fratello, senza impiego da tanto tempo, si raccomandò a M. Aus. ed a S. Giov. Bosco e fu prontamente esaudito. Minacciato di dover lasciare l'ottenuto impiego dopo pochi giorni, si rivolse nuovamente ai Protettori ed ogni pericolo fu scongiurato.

Abbiamo fatto l'offerta promessa, ed ora rendiamo pubblica la grazia per incoraggiare quanti sono stretti dalle necessità a ricorrere per aiuto e protezione a questi Potenti intercessori.

14-XII-1946.   PELASSA LUCIA.

PIAZZA ARMERINA (Enna) - LA PROTEZIONE DELL'AUSILIATRICE. Rendo grazie alla Vergine Ausiliatrice e a Don Bosco Santo per la visibilissima protezione mostratami sia durante il periodo bellico nell'ospedale militare di Caltagirone, sia a Messina Giostra dove fui destinata a reggere per ben nove mesi la Casa di smistamento dei profughi di guerra. Ancora grazie per il conforto avuto ottenendo la prodigiosa conversione di due soldati protestanti che non volevano piegarsi alla santa religione cattolica, e per la miracolosa guarigione di un bimbo ferito mortalmente dallo scoppio di una bomba a mano.

Per questi e per altri segnalati favori ricevuti nella direzione dell'Orfanotrofio di Barcellona e dell'Istituto di Piazza Armerina, e per la particolare protezione sulla mia famiglia tanto sinistrata dai bombardamenti, riconoscentissima rendo vivissime grazie all'Ausiliatrice e a Don Bosco Santo, invio le promesse offerte anche a nome dei beneficati, e prego di voler pubblicare le grazie.

20-X-1946.

Sr. GIUSEPPINA DE LUCA, F. M. A.

MONFORTE S. GIORGIO - LA CATASTROFE SEMBRAVA IMMINENTE. Un mio nipotino soffriva di forti convulsioni che si ripetevano quasi tutti i mesi e ogni volta si disperava salvarlo. L'ultimo attacco - il più forte e della durata di cinque ore - lo ebbe proprio nel maggio scorso, il giorno della Madonna Ausiliatrice. Il dottore, dopo d'avergli prodigate tutte le cure possibili nel constatare la persistenza delle convulsioni disperò di salvarlo dicendo che un cuoricino così debole non poteva resistere più a lungo ed esortava i genitori a rassegnarsi all'imminente catastrofe. Mi rivolsi con viva fede alla Madonna, di cui quello stesso giorno si celebrava la festa, e quando si credeva che dovesse morire si assopì in un profondo sonno che durò tutta la notte. La mattina si svegliò disfatto sì, ma fuori pericolo e cominciò la sua guarigione godendo in seguito, sino a questo momento, perfetta salute.

19-X-1946.   GULLO MARIA.

OZZANO DELL'EMILIA - SIA RINGRAZIATA MARIA SS.! Rendiamo pubblica una grande grazia in cui la Vergine Ausiliatrice e San Giovanni Bosco si degnarono di proteggere la nostra famiglia da tante sventure e travagli che dovemmo subire.

Rimasti privi di un figlio in prigionia non sapevamo di lui nessuna notizia dal principio del conflitto, ora invece abbiamo ottime notizie e può ritornare. Tutti noi di famiglia eravamo rimasti sul posto del fronte italiano per nove mesi consecutivi sempre continuamente coi tedeschi in casa, col pericolo di essere non solo da loro presi, ma di rimanere vittime dei bombardamenti che i velivoli compivano continuamente a destra e a sinistra. Ma la protezione della Madonna e di Don Bosco, che pregavamo con fiducia, ci salvò. A questa protezione son da aggiungersi altre grazie e cioè la guarigione di mia figlia col buon esito di una difficile operazione e la guarigione d'una mia gamba gravemente ammalata.

10-X-1946.   ZANCHETTA MARIA.

FIRENZE - GUARITO DA MENINGITE. Il 10 agosto scorso mio figlio Mario, di anni 22, si ammalò di meningite. Ricoverato in clinica fu eseguita la rachicentesi, dal cui esame risultò meningite di sospetta natura specifica.

Implorai la grazia dal Santo protettore dei giovani e ne fui esaudito perchè mio figlio è perfettamente guarito senza nessuna conseguenza.

Unisco alla presente una piccola offerta.

10-X-1946.   FIORENZA PASQUALE.

BARBANO DI GRISIGNANO - SUPPLICAI L'AUSILIATRICE... Il giorno 18 agosto 1946 mi trovavo con una mia figlia in un paesino di montagna, quando improvvisamente un grave malessere le si manifestò. Messa a letto con dolori fortissimi generali e irrigidimento delle articolazioni, la temperatura superava i 40 gradi. Chiamato, d'urgenza, il medico dichiarò gravissimo il caso trattandosi di setticemia, causata da ascesso. Con l'animo straziato supplicai la Vergine Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco. Desiderando la nostra ammalata che le venissero subito somministrati i conforti della santa religione, assieme unite, con fede pregammo... Da quel momento le sue condizioni migliorarono, la febbre si abbassò, le articolazioni cominciarono a tornar flessibili, i dolori si calmarono e dopo poche ore, quando giunsero altri familiari con i nuovi medici dovettero constatare con noi un vero miracolo.

Con il cuore pertanto riconoscente e sempre pieno di fiducia nell'intercessione della SS. Vergine Ausiliatrice e di S. Giovanni Bosco adempio alla mia promessa.

4-X-1946.   MARIA BETTINARDI.

Ulla Maria in Mione (Varengo Monferrato) ringrazia Maria Ausiliatrice e San Giovanni Bosco per grazie ricevute e manda offerta per le Opere Salesiane invocando protezione sopra di sè e sopra i suoi cari, particolarmente sul fratello Luciano disperso in Russia.

Brusa Carolina (Moncestino Monferrato) rende pubblico e vivo ringraziamento a Maria Ausiliatrice e a San Giovanni Bosco per molte grazie ricevute e, invocando celeste protezione, manda offerta per le Opere Salesiane.

Rossi Giuseppe (Brivo - Como) ringrazia S. Giov. Bosco per l'ottenuta guarigione di sua moglie, da alcun tempo gravemente inferma. Per vero intervento del Cielo essa è diventata madre di un bambino sano e robusto. Invia la sua offerta come per voto fatto.

Rodolfo Fiorillo (La Spezia) ringrazia Maria Ausiliatrice e S. Giov. Bosco per la grazia ottenuta e viene personalmente al suo Santuario in Torino a venerare i suoi intercessori presso Dio e a portare l'offerta promessa.

Guasco Argentina (S. Lazzaro Reale) - Il 30 dicembre 1945 il mio figliuolo Guasco Andreino ai ammalò di ostiomielite.

Raccomandai con fede il bambino a Maria Ausiliatrice e a S. Giov. Bosco e dopo varie operazioni potei rivedere il bimbo guarito.

Mando piccola offerta per le Opere di Don Bosco.

Canuccin Pistis Letizia (Nuoro) - Mia figlia Pina dovendo sostenere un esame nello scorso settembre ricorse per aiuto alla cara Maria Ausiliatrice a San Giovanni Bosco facendo la novena e pregando i cari Santi e fu esaudita. Col cuore pieno di viva riconoscenza invia come promessa la modesta offerta nella speranza che veglino e l'aiutino ancora.

Latina Monici Ballarini - Ogni volta che chiesi aiuto a Maria Ausiliatrice fui sempre esaudita. L'offerta che mando è quindi in ringraziamento dell'intercessione di Maria Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco.

Sig.na Mora Maria (Parma) - Attribuendo a grazia speciale del Signore, per l'intercessione di S. Giovanni Bosco, il ritorno di mio nipote Mora G no dai vari fronti di guerra, in buone condizioni, di salute fisica e morale, nonostante i molti e molti pericoli incorsi, prego pubblicare quanto sopra e in segno di riconoscenza invio offerta.

Fuggite, per quanto è possibile, la compagnia di coloro che cercano di deridere il Papa, i Vescovi e gli altri Ministri di nostra Religione.   (S. Giovanni Bosco).

NOVENA

consigliata da S. Giovanni Bosco per ottenere grazie e favori da Maria SS. Ausiliatrice.

1° Recitare per nove giorni: tre Pater, Ave, Gloria al SS. Sacramento con la giaculatoria Sia lodato e ringraziato ogni momento il Santissimo e Divinissimo Sacramento, tre Salve Regina a Maria SS. Ausiliatrice con la giaculatoria Maria Auxilium Christianorum, ora pro nobis.

2° Accostarsi ai SS. Sacramenti.

3° Fare un'offerta secondo le proprie forze per le Opere salesiane.

4° Aver molta fede in Gesù Sacramentato e in Maria SS. Ausiliatrice.

ORAZIONE DI S. BERNARDO

Ricordati, o piissima Vergine Maria, non essersi mai udito che sia stato abbandonato chi ha ricorso a Te, implorato il tuo aiuto, chiesto il tuo soccorso. Io, animato da tale confidenza, o Madre, Vergine delle Vergini, a Te ricorro, a Te vengo, peccatore contrito, dinanzi a Te mi prostro. Deh, o Madre del Verbo, non sdegnare le mie preghiere ma ascoltale propizia, ed esaudiscimi. Così sia.

(Indulgenza di tre anni ogni volta che si recita; Plenaria, una volta al mese se si recita tutti i giorni e si compiono le altre pratiche prescritte per le indulgenze plenarie).

Ringraziano ancora della loro intercessione Maria SS. Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco:

Codino Caterina (Casanova di Varazze) per avere ottenuta guarigione da grave malattia pur essendo stata spedita dai medici.

Coniugi Corino (Nichelino) per la miracolosa guarigione del piccolo Renato, di 6 mesi, ammalatosi di gastro-enterite e ipertosse.

A. M. per la prodigiosa grazia ricevuta.

Fofano Stampini Silvia (Torino) ringrazia per la protezione accordata a sè e a tutta la famiglia e vive in attesa di ricevere una grande grazia!

Adami Domenico (Dogliani) dichiara che negli esami subiti potè constatare un evidente aiuto di Maria Ausiliatrice.

D. M. (Carrù) per la guarigione da una paralisi difterica.

M. M. (Rifreddo) per le molte sospiratissime grazie ricevute invocando continua protezione.

T. A. (Torino-Borgo S. Paolo) per l'ottenuta guarigione della cara sorella Angiolina ammalatasi di polmonite.

Roberto Tersillo (Cocconato) dichiara che per quante volte abbia invocato l'aiuto di Maria Ausiliatrice e del suo fedel servo San Giovanni Bosco sempre fu pienamente esaudita: chiede una particolare assistenza sui figli.

F, G. (Chivasso) bisognoso d'una grazia speciale l'ottenne proprio l'ultimo giorno di una fervorosa novena.

Antoniotto Trinero Maria e fiamma (Bianzè) per aver ottenuto l'impiego tanto sospirato: attende la grazia di poter migliorare la propria salute.

Fam.a Galfrè Giovanni (Monastero di Dronero) per la particolare protezione concessa alla mamma che sottoposta a due gravi operazioni chirurgiche le sopportò felicemente ricuperando perfettamente la salute.

S. V. (Mirabello) per la segnalatissima grazia ricevuta, invocando continua protezione.

Martinetti Lina (Mondovì Breo) perchè colpita, unitamente alla mamma e a due bambini, da tifo a Diano Marina potè ricuperare la primiera salute.

Richetti Romilda (S. Mauro Torinese) perchè dopo un anno di sofferenze ottenne la guarigione da Maria Ausiliatrice e da San Giovanni Bosco.

Beccuti A. (Isola d'Asti) per l'ottenuta guarigione di persona cara da gravissima malattia.

Acutis Viano Emma ringrazia Don Bosco Santo per scampato pericolo del figlio Italo che maneggiando un fucile lasciò partire dei colpi andati fortunatamente a vuoto senza ferire alcuno.

Vagliasindi cav. Michele, ex-allievo (Randazzo) ringrazia di cuore la potente Vergine Ausiliatrice che anche questa volta ha mostrato la sua benevolenza verso di lui e la famiglia salvandolo miracolosamente in un grave urto della propria motocicletta contro un muro per evitare l'investimento di un camion e di una persona.

M. R. (Catania) per essere stata liberata da una penosa malattia.

De Marco Benigno (Catania) per aver ottenuta una sospiratissima grazia dalla Vergine Ausiliatrice dopo tre anni di attesa.

Cavallero Ferri Carmelita (Rocca de' Giorgi) ringrazia la Vergine SS. e Don Bosco santo per averle concessa la grazia insperata che tanta serenità portò nel suo cuore assicurando eterna e vivissima riconoscenza.

Capizzi Angela (Cesarò) dichiara che dopo una fervorosa novena è stata guarita da una peritonite.

Frabetti Ester (Ferrara) per la ricuperata salute evitando una operazione.

Destefanis Giuseppina (Diano d'Alba) per le molte e segnalatissime grazie ricevute e ultimamente il buon esito di operazione chirugica subita dallo zio Giacinto di 70 anni.

Zacchi Gemma per aver salvata tutta la famiglia dai pericoli della guerra e per essere stati ricolmati di grazie e di benedizioni celesti.

Salvi Anna per la guarigione della mamma.

Malgaroli D. e C. pel ritorno dei figli amatissimi.

Besso Lucia perchè la mamma colpita da grave bronco-polmonite con poche speranze di salvezza potè riacquistare la primiera salute.

Costino Clotilde per la guarigione del figlio che era stato assalito da forte reuma.

Bacci sac. E. per la promozione con diploma e un po' di lavoro concesso al nipote.

Spada Rag. Gianni (Vilmaggiore di Scalve) ringrazia sentitamente la Vergine Ausiliatrice e San Giovanni Bosco per la loro valida e continua protezione durante i 3 anni di vita militare ed altrettanti di prigionia e per essere stato aiutato, nello scorso giugno, a sostenere un esame decisivo pel suo avvenire.

Porro Luigina ved. Orsi (Acqui), ringrazia perchè dopo sette anni di spasimi per l'assenza dei due suoi figli chiamati alle armi ora può godere della loro presenza e vederli sani e salvi dopo tanti pericoli e disagi!

Grazie attribuite all'intercessione del VEN. DOMENICO SAVIO

Ebbi l'audacia di chiedere...

La mia ottava bambina si era ammalata gravemente di bronchite e il medico non escludeva, in un prossimo futuro, qualche pericolosa complicazione con dolorose conseguenze.

Mi rivolsi allora con viva fede al caro giovanetto Domenico Savio, supplicandolo di ottenermi da Dio la grazia di arrestare il male e di evitare l'esame del sangue e la visita radiologica alla mia bambina; cose ambedue che temevo assai, aspettandomi purtroppo da esse una triste condanna. Misi come offerta da presentare a Dio: fervide preghiere; una offerta in denaro per l'incremento della devozione al Ven. giovanetto; la pubblicazione della grazia ottenuta sul Bollettino e una visita con la graziata, mio marito e quasi tutti i nostri figli, al Santuario di Maria Ausiliatrice. Ebbi l'audacia di chiedere al Venerabile la grazia per il sabato seguente, ossia tre giorni dopo che mi ero rivolta a lui. Oh! bontà infinita di Dio che ha pietà delle lacrime di una madre ! Al sabato mattino la mia cara creatura incominciò a tossire meno spasmodicamente, la febbre decrebbe e il sudore abbondante che la spossava giorno e notte, riducendola un cencio, scomparve. Di lì a pochi giorni potei finalmente farla uscire dal letto, dopo oltre un mese di angosciose alternative e rimandarla a scuola, ove potè ancora riparare il tempo perduto ed essere promossa.

Mentre mantengo le promesse fatte, innalzo fervide preghiere di ringraziamento a Dio, alla Vergine Santissima e al caro amabilissimo Domenico Savio, al quale affido la protezione spirituale e materiale dei miei otto figli.

Torino, 14-VII-1945.   Una mamma.

ALESSANDRIA-GUARITA SENZA L'OPERAZIONE. Al Venerabile Savio Domenico, tutta la mia riconoscenza

L'anno scorso, proprio nel mese di febbraio, venni, quasi improvvisamente, colpita da fortissimi dolori alla testa, che si acutizzavano nella regione zigomatica.

Visitata da un bravo specialista, questi dichiarò trattarsi di sinusite bilaterale, accompagnata da nevralgia al trigemino, e mi fece capire che molto facilmente si sarebbe dovuto procedere ad una penosissima e difficile operazione chirurgica.

Si fece la necessaria radiografia, che confermò la diagnosi fatta. Sebbene io avessi tutta la fiducia nella valentia e nell'interessamento del professore, che cominciò subito molte cure, prima di decidersi ad operarmi mi rivolsi con gran fede a Savio Domenico, promettendogli che avrei pubblicata la grazia se avessi ottenuta la difficile e quasi insperata guarigione, senza l'operazione, egli mi esaudì.

Soffersi ancora per qualche mese, ma sempre con un po' di miglioramento, fino a completa guarigione, senza operazione alcuna.

Al mio valido protettore tutta la mia riconoscenza, mentre soddisfo alla promessa fatta e lo prego, con illimitata fiducia per altre grazie, non meno importanti di quella ricevuta. In fede,

Suor ROSINA MERIGHI, F. M. A.

INCISA SCAPACCINO - IL CASO ERA DISPERATO. Nell'anno 1939 fui ricoverata in un ospedale di Torino per subire una grave e delicata operazione chirurgica. Illustri professori dichiararono il caso disperato dandomi ancora due mesi di vita.

In tale circostanza mi rivolsi con piena fiducia al Ven. Domenico Savio, e promisi che se mi avesse guarita e conservata all'affetto della mia famiglia, avrei pubblicato la grazia ricevuta facendo un'offerta per la causa di beatificazione di Domenico Savio. Contrariamente alle previsioni dei dottori l'operazione andò benissimo e dopo quattro anni le mie condizioni di salute sono ottime: ciò attribuisco all'intercessione del Ven. Domenico Savio.

Piena di riconoscenza per il Venerabile lo ringrazio ed invio la mia modesta offerta.

20-1-1944. GUERRINA GIOVANNA in FORMICA.

TREVIGLIO - DURANTE LA NOTTE... Questa estate il mio piccolo Emilietto dopo 3 mesi di penosa malattia, invece di migliorare, sempre più deperiva. Il medico, dal quale lo feci visitare mi disse, di non abbandonare un solo istante il piccolo, avendo egli un male per cui poteva morirmi da un momento all'altro.

Non abbandonai più il piccolo, e con angoscia e fiducia invocai il Ven. Domenico Saviò perchè intercedesse per me presso Dio, e mi concedesse la grazia tanto agognata. Difatti durante la notte il piccolo incominciò a sentirsi meglio e a poco a poco si rimise tanto bene da godere adesso ottima salute. Ringrazio di cuore Domenico Savio e la Vergine SS., e invio una piccola offerta con devozione.

20-XII-1943.   CIOCCA ROSETTA in GATTI.

Campodonico Carlo (Ospedale Militare - Quarto dei Mille - Genova) - Nel novembre 1943 fui operato di appendicite e calcoli all'apparato intestinale. L'iniezione lombare non avendo fatto effetto il chirurgo operò sulla carne viva. Nel dolore mi raccomandai al Venerabile Domenico Savio chiedendo la grazia di avere la forza di sopportare il dolore sino alla fine dell'operazione.

Ottenuto quanto ebbi chiesto, adempio la promessa di fare offerta, secondo la mia possibilità, per la causa di Domenico Savio.

II sac. Alfredo Marcoz offre a nome della Comunità di Asti una somma per la causa di Beatificazione di Savio Domenico, in riconoscenza di grazia ricevuta e di scampato pericolo.

Domenico Tissolo (Torino) invia offerta per grazia ricevuta dal Ven. Domenico Savio.

NECROLOGIO

Salesiani defunti:

Sac. BLANCO TELESFORO, da S. Josè de Pare (Colombia), † a Fusagasugà (Colombia) il 22-IX-1941 a 74 anni.

Sac. MONTANER GIACOMO da Paramea (Spagna), † a Pamplona (Spagna) il 27-1-1944 a 72 anni.

Sac. HAUBER GIUSEPPE, da Zabern (Germania), † a Shillong (India) il 21-x-1946 a 68 anni.

Sac. GIRIBONE GIUSEPPE, da Finale Ligure (Savona), † a Portici (Napoli), il 7-x-1946 a 66 anni.

Sac. VASARI EGISTO, da Civitella della Chiana (Arezzo), † a Piossasco (Torino) il 10-VIII-1946 a 32 anni.

Coad. GRAMAGLIA ANTONIO, da Monticelli d'Alba (Cuneo), † a Torino-Oratorio il 26-1-1947 a 86 anni.

Coad. BARRAGAN PIETRO, da Guayabal de Siquima (Colombia), † a Tunia (Colombia), il 7-IX-194o a 52 anni.

Coad. CALDERON ANANIA, da Guayabal de Siquima (Colombia), † a Bogotà (Colombia) il 31-V-1941 a 34 anni.

Cooperatori defunti:

Can. COCHIS GIUSEPPE, † a Chieri, il 17-1 u. s. a 90 anni.

Allievo di Don Bosco all'Oratorio di Torino, ne serbò sempre la più cara e venerata memoria, ispirando il suo ministero sacerdotale ai consigli ed agli esempi del Santo. Umile e modesto, nella sua decorosa povertà, viveva pel bene delle anime, prodigando ai nostri istituti di Chieri l'aiuto più prezioso della sua missione sacerdotale per le sante confessioni.

Can. Dott. G. BATTISTA MASTRANGELO, † ad Alberobello (Bari) l'11-XII-1946.

Arciprete di Alberobello e zelante Decurione, sincero amico e grande benefattore dell'Opera salesiana. improntò il sacro ministero allo spirito di Don Bosco diffondendo ovunque la divozione al Santo. Laureato in matematica dal 1924 prestò Generosamente il suo titolo e la sua abilità di insegnante nel nostro istituto di Taranto e poi in quello di Cisternino, recandovisi con notevole sacrificio ad aiutare i nostri confratelli. Visse a morì nella più completa povertà, degno sacerdote di Cristo e fervente imitatore delle virtù di Don Bosco, lasciando alla mamma novantenne, ai parenti, parrocchiani e beneficati il ricordo di una vita sacerdotale esemplare.

Can. SILVIO MARINO, † a Saluzzo, il 29-x-1946 a 67 anni.

Direttore Diocesano dei Cooperatori, zelò con la parola e con la penna l'incremento della Pia Unione e la fondazione dell'Oratorio nella sua città. Allo spirito di Don Bosco informò l'apostolato della buona stampa, come direttore del Settimanale Cattolico, e l'ultimo suo articolo, prima che l'incogliesse il male che ne stroncò la geniale attività, fu una bella descrizione della missione del Decurione nell'Unione dei Cooperatori.

Can. D. ANTONIO FRANCHINI, † a San Martino sopra Intra, il 21-VII-1946 a 75 anni.

Per 31 anni prevosto di San Martino, portò nel sacro ministero lo zelo appreso all'Oratorio di Valdocco negli ultimi anni della vita di Don Bosco.

GINA TERESA CARNELUTTI in SCUDIERO, † a Udine-S. Marco.

Anima tutta di Dio, divotissima di Maria Ausiliatrice e di S. Giovanni Bosco, era la mamma dei nostri orfanelli del Rifugio Bearzi e la zelatrice di ogni opera buona, a conforto dei poveri e dei sofferenti.

BATTEZZATI GIUSEPPE SINDONE, † a Monte di Valenza (Alessandria), il 12-XII-1946 ad 89 anni.

Visse di fede, di pietà e di lavoro, pel bene della famiglia e del paese. Padre veramente cristiano, ad ogni figlio che nasceva aggiungeva un Pater, Ave, Gloria alle orazioni quotidiane. Ne ebbe otto: ed il Signore gliene scelse tre per la Società Salesiana.

PARACHINI PIETRO, † a Varallo Pombia (Novara) il 22-VII-1946 ad 85 anni.

Ottimo padre di famiglia, esemplare nella vita cristiana, fu benedetto da Dio con la vocazione di una figlia all'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice.

CHIARAMELLO ONORATO, † a Candia Lomellina, il 7-1 u. s.

Buon cristiano e fervente cooperatore, fu ben lieto della vocazione di una figlia all'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice.

Altri Cooperatori defunti:

Accardi Francesca, Vita (Trapani) - Alberti Rosa, Vigo Rendeva (Trento) - Ansaldi Carlo, Villa Basilica (Lucca) - Ascani D. Girolamo, Monticelli (Ancona) - Avico Giorgio, Vigevano (Pavia) - Bagassi Gildo, Lugagnano d'Arda (Piacenza) - Barbieri Caterina, Villafranca (Padova) - Bellino Salvatore Mineo (Catania) - Bertagna M.a Virginia, Castelnuovo D. Bosco (Asti) - Bertoldi Cirillo, S. Orsola (Trento) - Biagiarelli Emma, Grosseto - Biggi Matteo, Fontanigorda (Genova) - Blanchet Paolina, Gressan (Aosta) - Boara Rosa, Pandino (Cremona) - Bobbio cav. Giuseppe, Pinerolo (Torino) - Bregante doti. D. Giacomo, S. Bartolomeo Ginestra (Genova) - Bressanelli Maria, Lodi (Milano) - Cagnani Livia, Collinello (Forlì) - Cantonetti D. Luigi, S. Maria Maggiore (Novara) - Carobella Gaetano, Avola (Siracusa) - Carruba Calogera, Sutera (Caltanissetta) - Cauda Maria, S. Damiano d'Asti (Asti) - Cavagnero Rosa, Portocomaro (Asti) - Cavecchia Giuseppe, Sernaglia (Treviso) - Celeri Giulia, Pisogne (Brescia) - Cereghini Annunziata, Rellano (Como) - Chiaramello Onorato, Candia Lomellina (Pavia) - Corni Zanetti Ida, Adro (Brescia) - Coria Giovanni, Vittoria (Ragusa) - Corradi Luigi, Firenze - Corrente Giorgio, Cicerale (Salerno) - Corti Pietro, Valle Guidino (Milano) - Crovato Elisa, Torre di Pordenone (Udine) - Dainelli Antonio, Gusmè (Siena) - Dalla Libera Giuseppina, Orgiano (Vicenza) - Di Berardino Ersilia, Pittoia - Falavigna Percivalle Maria, Pomaro Monf. (Aless.) - Favini Angela, Cressa (Novara) - Franchi Francesco, Amelia (Terni) - Franco Lodovico, Riccione (Forlì) - Galati Vincenzo, Vallelunga (Catanzaro) - Galliani Arrigo, Rioveggio (Bologna) - Gallo Pantaleo, Martano (Lecce) - Gandola Giovanni, Bellagio (Como) - Sorelle Gasca, Bricherasio (Torino) - Gasco Caterina, Rifreddo (Cuneo) - Giampredaglia Angiolina Gordona (Sondrio) - Gonella Domenica, Costiglione (Asti) - Gregori don Benedetto, Campolano (Rieti) - Grossi Amalia, Brignano Monf. (Alessandria) - Guatelli Clelia, Monte di Valenza (Aless.) - Guido Marino, Corianino (Rep. S. Marino) - Nicoli cav. Olimpio, Fornoli (Lucca) - Locatelli Armida, Bergamo - Locatelli ing. Giuseppe, S. Saltatore (Bergamo) - Lupo Albina, Sciolze (Torino) - Morali Buffa Elena, Genova - Marroni D. Giovanni, S. Vito (Forlì) - Martati Ortensia, Spezzano Albanese (Cosenza) - Massobrio Teresa, Castellazzo (Aless.) - Melchiori Antonia, Crespano del Grappa (Treviso) - Melilli Felicetta, Poggio Moiano (Rieti) - Moriconi Ines, Pisa - Monreale Giuseppe, Cianciana (Agrigento) - Montano Teresa, Albenga (Savona) - Moscato Angelina, Sommatino (Caltanissetta) - Napoli Giuseppe, Termini Imerese (Palermo) - Oberti Elisa, Novi Ligure (Aless.) - Patrucco Teresa, Casale Monf. (Aless.) - Peschetola Anna, Ruvo (Bari) - Peloso Benedetto, Campo Ligure (Genova) - Pennati Angela, Levo (Brescia) - Petrina D. Paolo, Acireale (Catania) - Pirola Carolina, Milano - Piergallini Flavio, Ripatransone (Ascoli Pie.) - Piermattei Amelia, Roma - Pischedda Carlo, Seneghe (Cagliari) - Poidomani Giovannina, Ragusa Ibla (Ragusa) - Porta Luigina, Cervina Monf. (Aless.) - Randoli Alfredo, Voghiera (Ferrara) - Randoli Gaetano, Voghiera (Ferrara) - Rossi Giuseppe, Lodi (Milano) - Rossin Italo, Badia Polesine (Rovigo) - Rota Caterina, S. Giovanni Bianco (Bergamo) - Rovea D. Giovanni, Viola (Cuneo) - Russo Orazio, Borrelto (Catania) - Saffino Rosa, Bra (Cuneo) - Sampò D. Salvatore, Pace del Mela (Messina) - Satta Vincenza, Gavoi (Nuoro) - Scuderi D. Sente, Mangano (Catania) - Solaro Maddalena, Barge (Cuneo) - Spadoni Guglielmina, Montecatini Terme (Lucca) - Traina dott. Salvatore, Cammarata (Agrigento) - Traversa Clementi Elena, Gela (Caltanissetta) - Traverso Carlo, Frascaro (Aless.) - Valorio Giovanni, Bergamasco (Aless.) - Varetto Giovanna, Cuorgnè (Aosta) - Velle Giuseppe, Palermo - Venditti Vincenzo, S. Paolo Civiatte (Foggia) - Vincelli Vincenzo, Casacalenda (Campobasso) - Vivori Itala, Bolognano (Trento) - Zanichelli Igino, Rivarolo Mantovano (Mantova).