BOLLETTINO SALESIANO

ANNO LXXI NUMERO 6 - 15 MARZO 1947

Lo spirito di preghiera. = Note e corrispondenze: Conegliano, Parma, Varazze Venezia, Antille. La carità del Papa.

Lo spirito di preghiera.

Il primo apostolato che Don Bosco affida ai suoi Cooperatori è quello di promuovere lo spirito di preghiera (Regol., c. I). Forse non è abbastanza avvertita questa precedenza. Qualche volta non si cura sufficientemente l'assistenza spirituale che il Santo vagheggiava, e si limita l'azione salesiana alle due conferenze annuali ed alla raccolta delle offerte.

Dobbiamo rifarci alle genuine intenzioni del nostro Fondatore, se vogliamo davvero rendere utile al prossimo la Pia Unione sopratutto ai nostri giorni. Questo dopoguerra è minato da un sovversivismo religioso che mira a travolgere tutta la civiltà cristiana ed a precipitare i popoli nella schiavitù e negli orrori della barbarie. Premono alle frontiere ideologie minacciosamente anticristiane e molti non esitano a prestarsi, per un po' di denaro, anche nella nostra Patria, a facilitare la devastazione e lo sterminio.

L'ignoranza religiosa ed una pietà superficiale espongono il nostro popolo al pericolo del più obbrobrioso e fatale asservimento nella totale materializzazione della vita. Non potremo riuscire ad una bonifica spirituale se non sviluppando adeguatamente la prima parte del programma che Don Bosco ci ha affidato: promovendo lo spirito di preghiera. È lo spirito che deve regolare i rapporti dell'uomo con Dio. Presupposto indispensabile per la normalizzazione dei rapporti degli uomini fra loro. Perchè la religione ci insegna, e l'esperienza ci documenta ormai con secoli di storia, che solo quando si rispettano i rapporti degli uomini con Dio, armonizzano i rapporti degli uomini tra loro.

L'umanità oggi stenta a respirare perchè le si è ridotto l'ossigeno della preghiera. Denutrita spiritualmente, è ben facile preda del materialismo, che contagia soprattutto le masse.

Don Bosco, cresciuto agli albori del processo di scristianizzazione del nostro popolo, si è votato a questa cura ricostituente delle generazioni più minacciate. E, come ha voluto che gli stessi asili di ricreazione che egli offriva alla gioventù cent'anni or sono, fossero degli Oratori cioè dei luoghi di preghiera, e non dei semplici ricreatori: così volle che la Pia Unione dei Cooperatori e delle Cooperatrici Salesiane fosse anzitutto un'associazione di pietà, animata dal più fervido spirito di preghiera, per diffonderlo nelle famiglie, nelle scuole e nella società che si cominciava a laicizzare. Egli ebbe, anche in questo, un senso di singolare discrezione che lo preservò da formule complicate; ma tutto il suo zelo si è prodigato per riallacciare e rendere sempre più intimi e cordiali i rapporti degli uomini con Dio con un sincero spirito di pietà. Limitò infatti al minimo le « pratiche » propriamente dette «di pietà »; ma cercò di improntarne tutta la vita, mirando a quella che S. Francesco di Sales chiama bellamente la preghiera vitale. Scrisse sant'Agostino: Sapienza dell'uomo è la pietà... Or pietà è servir Dio, nè Dio si serve altrimenti che amandolo (V. Vita cristiana, c. IV). E chi volesse sintetizzare l'apostolato educativo di Don Bosco, lo potrebbe concentrare nel concetto fondamentale cui l'ha ispirato, definendo la pietà: il compimento del proprio dovere per amore di Dio. Tutta la sua scuola ha mirato a formar nei giovani la coscienza religiosa per assicurare una condotta degna dei figli di Dio in qualunque condizione di vita e nello svolgimento di qualsiasi attività.

Quanto alle pratiche di pietà, è interessante una scorsa al Giovane Provveduto, compilato proprio cent'anni or sono, per mettere in mano ai giovani un manuale adatto a loro. Le divozioni sono limitate alle principali: divozione a Gesù Crocifisso e Sacramentato, a Maria SS., a San Luigi, a San Giuseppe, all'Angelo Custode. La vita spirituale è impostata sulle preghiere quotidiane, l'assistenza alla santa Messa, la frequenza dei Sacramenti e l'esercizio mensile della buona morte. Aggiunti il vesperale delle domeniche e feste principali, il piccolo Ufficio della Beata Vergine e l'Ufficio dei defunti. Ma la parte fondamentale è dedicata alla formazione della coscienza con: sei brevi istruzioni sulle Cose necessarie ad un giovane per divenir virtuoso; sette sulle Cose da fuggirsi massimamente dalla gioventù; e Sette considerazioni per ciascun giorno dell'anno, a mo' di brevi meditazioni. In fine, un rapido riassunto dei Fondamenti della religione cattolica. Si chiude con una scelta di salmi, di cantici e di laudi sacre.

Per l'inaugurazione della chiesa di Maria SS. Ausiliatrice, 1868, provvide anche a tutti i fedeli con la compilazione di Il cattolico provveduto per le pratiche di pietà. Ed anche in questo piissimo manuale si attenne ai criteri seguiti per «Il Giovane provveduto ». Due cose si ebbero specialmente di mira - rileva nella prefazione - Guidare il cristiano alle fonti da cui tali pratiche traggono origine, osservando come esse fondansi sulla Bibbia o sopra istituzioni ecclesiastiche totalmente consentanee a quanto è rivelato nei libri santi. In secondo luogo, si preferiscono le preghiere e gli esercizi divoti cui sono annesse le sante indulgenze, perchè, mentre esse racchiudono l'approvazione ecclesiastica, servono sempre più a far conoscere i tesori inesauribili che la divina misericordia ha confidato all'infallibile magistero della Chiesa per vantaggio dei fedeli. In quanto poi alle preghiere furono di preferenza scelte quelle composte, dette, o approvate dai santi, oppure usate nella liturgia della Chiesa.

Si apre con una serie di istruzioni sulla preghiera, sul segno della croce e sulle principali orazioni del cristiano. Tratta quindi della santa Messa, della divina parola, della retta intenzione, della santificazione delle azioni quotidiane e delle giaculatorie. Poi dà alcune -« regole di vita cristiana ». Quindi offre tante belle preghiere. Ma s'indugia specialmente sui Sacramenti dell'Eucaristia e della Penitenza e sul Ririto mensile pel quale suggerisce anche opportune meditazioni e riflessi. Ancor oggi Il cattolico provveduto sta tra i migliori manuali di pietà cristiana. E lo si può raccomandare utilmente soprattutto ai nostri Cooperatori, ai quali nel cap. VIII del Regolamento il Santo propone quanto segue:

1) Ai Cooperatori Salesiani non è prescritta alcuna opera esteriore, ma affinchè la loro vita si possa in qualche modo assimilare a quella di chi vive in comunità religiosa, loro si raccomanda la modestia negli abiti, la frugalità nella mensa, la semplicità nel suppellettile domestico, la castigatezza nei discorsi, l'esattezza nei doveri del proprio stato, adoperandosi che le persone dipendenti da loro osservino e santifichino il giorno festivo.

2) Sono consigliati di fare ogni anno almeno alcuni giorni di esercizi spirituali. L'ultimo di ciascun mese, od in altro giorno di maggior comodità, faranno l'esercizio della Buona Morte, confessandosi e comunicandosi, come realmente fosse l'ultimo della vita. Sia negli esercizi spirituali, sia nel giorno in cui si fa l'esercizio della Buona Morte, si lucra l'Indulgenza plenaria.

3) Ciascuno reciterà ogni giorno un Pater Ave, a San Francesco di Sales, secondo l'intenzione del Sommo Pontefice. I sacerdoti e coloro che recitano le ore canoniche o l'ufficio della Beata Vergine, sono dispensati da questa preghiera. Per essi basta che nel divino ufficio aggiungano a quest'uopo la loro intenzione.

4) Procurino di accostarsi colla maggior frequenza ai santi sacramenti della Confessione e della Comunione, ciò essendo ordinariamente prescritto per lucrare l'Indulgenza plenaria.

(Continua).

Note e Corrispondenze

CONEGLIANO (Treviso) - Festa e commemorazione di Don Bosco al Collegio " Immacolata ".

L'annuale festa intima del Santo ha avuto quest'anno, al Collegio Immacolata, intonazione particolarmente solenne e festosa per la presenza di S. E. Mons. Vescovo che vi ha portato la nota più bella e più entusiasticamente gradita. L'attendevano, all'arrivo, Mons. Emilio Antoniazzi, Arciprete del Duomo e il Parroco di S. Martino, P. Remigio Prof. Barello, col Cappellano del Collegio, la Direttrice e le Suore. Il mondo giovanile era già tutto raccolto, anzi stipato, nella troppo angusta cappella e nell'adiacente coretto: una massa di oltre 500 giovani fra Asilo, elementari, scuola media, istituto magistrale e una rappresentanza di ex allieve.

All'entrata in cappella Sua Eccellenza Mons. Zaffonato fu accolto dal Sacerdos et Pontifex. Seguì la S. Messa, cui risposero in massa tutte le fanciulle, con fervente pietà. Al S. Vangelo Mons. Vescovo parlò alle giovanette. Dall'elogio ardente di Don Bosco, passò a persuasive ed accorate considerazioni pratiche, rivolgendosi particolarmente alle allieve dell'istituto magistrale. Fece loro intendere il senso di responsabilità che ciascuna deve avere, vivo e profondo, per il privilegio inestimabile di essere educata in una scuola cattolica, nella scuola di Don Bosco, dimostrando l'inutilità della cultura e della scienza non illuminata dalla fede da cui prende luce la nostra vita che è la ragione del nostro lavorare, del nostro soffrire, del nostro sperare. Dopo la S. Messa e una rapida e allegra colazione in palestra, allieve ed ex allieve si affollarono sulle ampie gradinate della sala ad attendervi il Vescovo, per una manifestazione di affettuoso omaggio. S. E. fu accolto dalle Acclamationes del Caudana cantate da un coro pieno di oltre trecento voci giovanili, vibranti di fervido entusiasmo. Un'alunna del corso superiore declamò alcuni distici latini esprimenti al Vescovo la devozione, l'amore, la dedizione filiale di tutte le compagne. Bimbi dell'asilo e delle elementari interpretarono, con affettuoso e candido slancio i piccoli compagni presso l'amato Pastore; un coro poderoso, a quattro voci cantò un difficile pezzo del Magri: Lavoro e preghiera cui S. E. pregò facesse seguito il coro popolare Don Bosco ritorna pieno per lui di cari ricordi, al quale volle unire la sua bella voce sicura con immensa gioia di tutti i presenti.

Distribuì quindi a tutte un'immagine del Santo interessandosi paternamente degli studi e delle famiglie delle allieve.

La partenza fu un ultimo trionfo: l'autovettura si mosse a fatica fra due fitte ali di giovinezze acclamanti, che si riversarono all'esterno per salutare ancora una volta il buon Padre benedicente e sorridente.

Nel pomeriggio di domenica 2 febbraio, al Collegio «Immacolata », i Coneglianesi parteciparono in gran numero alla bella e fervida commemorazione di S. G. Bosco tenuta nel salone dal Prof. Don Bedin.

Il trattenimento fu aperto da un inno corale delle alunne dell'istituto magistrale. Seguirono vari pezzi al pianoforte; quindi la conferenza. L'oratore delineò brevemente le varie tappe della vita umile e meravigliosa del Santo, il fiorire e l'espandersi prodigioso delle sue opere, il segreto del suo fascino e delle sue conquiste. Mise in rilievo soprattutto la sua azione sociale in tempi di tenebrose ideologie, paurosamente minaccianti la fede del popolo e l'opera della Chiesa. Accennò alle persecuzioni e ai criminali attentati da cui Dio più volte scampò misteriosamente il suo apostolo. Conchiuse affermando con fierezza che, se ieri la persecuzione fu per Don Bosco, oggi è l'ora nostra: a Don Bosco e a noi, come a Cristo. Ma Dio non muore!

La conferenza fu seguita con attento interesse dall'uditorio, numeroso e distinto, e applaudita con sincero entusiasmo.

La bella riunione ebbe il suo coronamento nella cappella, sempre troppo angusta, con la santa Benedizione Eucaristica e il bacio della reliquia del Santo.

PARMA - Festa di S. Giovanni Bosco e Conferenza salesiana.

Il nostro collegio di Parma dedicò alla festa di S. Giovanni Bosco proprio il 31 gennaio. Vi intervenne S. Ecc. Mons. Evasio Colli, Vescovo diocesano il quale celebrò la Messa della comunione generale ed, al Vangelo, svolse il seguente pensiero: «Penso che se D. Bosco vi parlasse in questo momento, vi sottolineerebbe l'importanza del problema della " scuola ". Nessuno più di lui ha sentito l'importanza della scuola: senza tanti aiuti, senza programmi stampati, egli andò al sodo: istituì scuole di ogni specie: dalle serali alle diurne, dalle ginnasiali alle professionali; ne istituì per gli orfani, per i poveri e per i ceti medi. D. Bosco volle l'istruzione, perchè partì dal concetto che l'uomo è animale ragionevole, che deve dirigersi non colla volontà o col sentimento, ma colla ragione; quindi è chiara la necessità di coltivare la mente, affinchè essa sappia logicamente distinguere la via del bene e possa praticare con coscienza la vita cristiana ». Esortò poi gli alunni a seguire con impegno tutti i doveri di studio per continuare a far onore alle tradizioni delle scuole salesiane.

Il giorno 2 febbraio fu la volta della nostra parrocchia di S. Benedetto. Anche a questa partecipò S. E. Mons. Vescovo celebrando la Messa della comunione generale. Svolse il pensiero che D. Bosco fu l'uomo che santificò il lavoro e si preoccupò dei lavoratori efficacemente, apprestando laboratori attrezzatissimi e provvedendo alla formazione dei giovani operai che entrano nella società formati non solo tecnicamente, ma ancora moralmente a tutti i compiti dei lavoratori.

Nel pomeriggio del 2 febbraio, alle ore 17,30 nella chiesa parrocchiale di S. Vitale, (di cui è prevosto il Direttore diocesano dei Cooperatori, rev.mo prof. D. Orsi Giuseppe, alla presenza di S. E. Mons. Colli, il salesiano D. Primo Gianoli tenne la conferenza annuale. I Cooperatori vennero opportunamente convocati con inviti personali e manifesti murali.

D. Gianoli presentò D. Bosco come l'uomo provvidenziale del suo tempo, inquadrò l'opera sua nella storia della Chiesa come elemento di sana modernità. Additò ai Cooperatori le opere più significative di D. Bosco: gli Oratori, i collegi, le scuole professionali, le Missioni; li esortò a farsi apostoli non solo nel sostenere quanto è già fatto, ma iniziando opere nuove per la gioventù in aiuto ai parroci e all'Azione cattolica. La conferenza fu seguita con molta attenzione per la chiarezza del pensiero e per la brillante esposizione.

La funzione si chiuse colla benedizione eucaristica. I canti furono eseguiti dagli alunni del collegio salesiano.

VARAZZE - Una devota funzione si tenne nell'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice per suffragare l'anima di Suor Caterina Tavella, † a Torino, Casa-madre il 14-XII-1946, e per confortare la piissima mamma sig.ra Battistina Piccone ved. Tavella insigne Cooperatrice Salesiana, che amò far passare tra le mani delle proprie figliuole la larga beneficenza prodigata alle Opere di Don Bosco in città.

VENEZIA - Giornata salesiana.

La domenica, 2 febbraio, il Patronato Salesiano Leone XIII di Castello ha festeggiato Don Bosco con un programma straordinario Predicò il triduo l'ex allievo prof. Don Ermenegildo Fusaro nella chiesa di S. Francesco di Paola. Celebrò la Messa della comunione l'ex allievo prof. Don Giuseppe Bosa, Assistente diocesano della gioventù maschile di A. C.

Dopo la Messa fu offerta ai giovani una buona colazione. La funzione più solenne si svolse nella Cattedrale di S. Pietro ove fra lo splendore dei marmi e dei damaschi, sorrideva la cara immagine di Don Bosco, che troneggiava dall'altare maggiore.

La Schola Cantorum del Patronato eseguì la Messa a tre voci dispari dell'Antonelli, con accompagnamento d'orchestra.

Celebrò il Direttore Patriarcale dei Cooperatori Mons. Giuseppe De Biasio, che tenne infra Missam un caldo discorso di circostanza, esortando le centinaia di ragazzi presenti a rimanere sempre affezionati a D. Bosco e ai suoi successori.

A mezzogiorno, l'Unione ex allievi dell'Istituto Coletti e la Compagnia di S. Vincenzo del Patronato offersero il pranzo ad una cinquantina di bambini in una sala del Patronato.

Nel pomeriggio l'Oratorio fu nuovamente gremito di giovani per la funzione eucaristica, seguita da un trattenimento, che ha coronato degnamente la indimenticabile giornata.

DALLE ANTILLE - Pro Catechismo.

Una delle forme di apostolato più fiorenti nelle Antille è quella delle Catechesi. A Santiago di Cuba, sette Suore, figlie di Maria Ausiliatrice, già ben occupate con le Scuole, il modesto Internato, il fiorente Oratorio festivo e le affollate Scuole serali per operaie e giovani di servizio analfabete, trovano ancora tempo e modo di dedicarsi a provvidenziali Catechesi nella campagna: tre al sabato e una alla domenica. Vi accorrono in ciascuna più di 200 fanciulli, in gran parte neri e poverissimi, senza la minima idea di religione, ma docili, affezionati e pronti a rispondere alle cure ricevute. In un anno di lavoro le Missionarie hanno avuto già il conforto di abbondanti raccolti, preparando più volte vari gruppi per il Battesimo e la prima Comunione. Quando ritengono che i piccoli candidati siano sufficientemente istruiti, improvvisano alla meglio un confessionale e invitano il Parroco, il quale sempre lì all'aperto, sotto gli alberi, in mezzo allo schiamazzo delle galline e d'ogni altro genere di animali da cortile, tra cani che abbaiano e bimbi che piangono, esamina, battezza e confessa. All'indomani mattina - e con quanto sacrificio, essendo così poche - le Suore vi ritornano per raccogliere la schiera dei comunicandi ed accompagnarli in tram alla Messa nella lontana parrocchia.

Coi fanciulli, come dovunque, gettano semi di vita cristiana nelle famiglie; perchè in non pochi casi, nessuno, nè dei genitori nè degli altri adulti è battezzato. Che mèsse vasta e copiosa - scrivono le Missionarie - e che struggente pena essere così poche da non poterla abbracciare tutta come il cuore vorrebbe!

Anche a Ciudad Trujillo nell'Isola di San Domingo, alle altre Opere hanno aggiunti quest'anno i Catechismi nel popoloso quartiere « Galindo ». Le Suore si portano là ogni domenica mattina dopo la Messa delle otto, accolte sempre con la più grande contentezza dalle turbe di fanciulli laceri e svestiti che, al loro apparire, sbucano da ogni parte. Non vi è per raccoglierli se non un tratto di terreno comperato e offerto allo scopo da S. E. l'Arcivescovo Mons. Pittini; non un locale, e neppure una tettoia o alcun riparo per difendersi dai cocenti raggi del sole tropicale; ma le Missionarie non badano ai disagi.

Poche di numero, sono coadiuvate da un gruppo di piccole catechiste: le alunne della Scuola, le quali, terminato appena lo studio elementare del Catechismo, aiutano le suore.

LA CARITÀ DEL PAPA

Mentre la canéa degli empi continua la lurida campagna di denigrazione e di calunnia contro la Chiesa, gioverà tener presenti i primi dati del bilancio della carità del Papa pubblicati dai giornali.

Ufficio informazioni: a tutto il 30 novembre 1946: trasmessi a mezzo Radio, 1.262.920

messaggi; a mezzo posta, 2.277.945 messaggi; a mezzo corrieri diplomatici, 5.783.558 messaggi. Totale: 9.324.423

Autoparco S. C. V. Ha rifornito Roma durante l'occupazione tedesca di 10 milioni di kg. di farina.

Assistenza Pontificia: distribuiti 35.000 pacchi a degenti in ospedali e case di cura; 2.500.000 compresse antimalariche e 3250 fiale di atebrina.

Pontificia Commissione Assistenza: fino al 30 novembre 1946: Ricerche e rimpatrii: 662 viaggi, 77.132 profughi rimpatriati; 33.200

ricerche; assistiti 3.456.450 reduci e profughi.

Assistenza libici: 2026 bimbi libici assistiti.

Befana del Papa: pacchi dono nel 1945 e nel 1946: 54.241; più 17.652 a malati e profughi.

Totale viveri: kg. 123.950. Totale indumenti:

47.387 capi vestiario. Totale lire: 67.730.000. Per quella del 1947 in distribuzione: 250.000 pacchi per 1.000.000 kg. di viveri.

Colonie bambini: 995 colonie continuative, con 256.135 bambini assistiti. Speso 1 miliardo e 613.650.500 lire. Colonie domenicali: 255.200

bambini, al 30 novembre kg. 3957 viveri per L. 571.750.

Convivenza: assistiti 87.892 conviventi in istituti, ospedali, cliniche ecc. con kg. 10.716.000

di viveri per L. 2 miliardi 423.927.425.

Refettori del Papa: 1998 refettori: minestre 72.614.700; viveri distribuiti kg. 8.713.764.

Spese di Roma: L. 243.475.754; fuori Roma L. 653. 532. 300.

Assistenza detenuti: dal 1° luglio 1945 al 30 novembre 1946: 8 carceri con media giornaliera di 5350 assistiti; viveri kg. 1.450.500. Speso L. 114 milioni.

Assistenza agli indigenti: dal marzo 1944 al 30 novembre 1946: sussidi in denaro per L. 15.958.590. Capi vestiario 467.876 per L. L. 5.304.680; viveri kg. 4.074.606 per lire 488.952.760. Generi vari per L. 1.878.830. Totale: , miliardo e 12.884.807 lire.

Ufficio collegamento UNRRA: distribuzione soccorsi a 63 Comuni della Provincia di Roma per l'assistenza a 7000 ragazzi della strada. Viveri trasportati, kg. 4.967.668.

Assistenza sanitaria: Visite mediche 200.000: medicinali distribuiti per L. 11o milioni a 600.000 assistiti.

A questo c'è da aggiungere tutto quanto è stato fatto dal S. Padre per l'assistenza agli sfollati, ai ricercati, ai politici ricoverati: dalla Villa di Castel Gandolfo (oltre 14.000 ospitati per interi mesi) agli Istituti, Collegi, alla sua stessa Casa (S. Giovanni in Laterano, Città del Vaticano ecc.); il Santo Padre mise tutto a disposizione. Inoltre l'assistenza ai Reduci, sia con generi di conforto, indumenti ecc., offerti al loro sbarco in Italia, sia con trasporti gratuiti. Ricordiamo solo il Treno Pontificio col quale migliaia di reduci vennero trasportati alle loro case.