BOLLETTINO SALESIANO

Anno LXXI NUMERO 7 - 1° APRILE 1947

Il Papa = In famiglia: Congo Belga, Venezuela, Italia, Olanda, Repubblica Dominicana, Australia = Lutti tra i nostri Vescovi = Tesoro spirituale = Apostolato ed eroismi di carità sotto la bufera = Dalle nostre Missioni: Siam = Culto e grazie di Maria Ausiliatrice = Necrologio = Crociata missionaria

Nella casa del Padre comune i più poveri figli del popolo trovano nel cuore del Papa l'affetto che invano cercano altrove.

IL PAPA

Cent'anni fa tutta Italia esultava al grido di « Viva Pio IX ». L'angelico Pontefice aveva prevenuto i principi nel concedere agli Stati Pontifici le prime riforme. Anche i giovani dell'Oratorio condividevano l'entusiasmo generale, senza probabilmente capir gran cosa del gesto paterno, ripetendo l'evviva che era sulle bocche di tutti.

Ma Don Bosco li corresse: « Non gridate Viva Pio IX!, ma Viva il Papa! ».

«Perchè ? - gli obiettarono - Pio IX non è appunto il Papa ?

«Avete ragione! - spiegò il Santo - Ma voi non vedete più in là del senso naturale; vi è certa gente che vuol separare il sovrano di Roma dal Pontefice, l'uomo dalla sua divina dignità. Si loda la persona; ma non veggo che si voglia prestar riverenza alla dignità di cui è rivestita. Dunque, se vogliamo metterci al sicuro, gridiamo " Viva il Papa! ". E se volete cantare un inno in lode del glorioso Pontefice, s'intoni pur quello che ha testè composto il maestro Verdi:

Salutiamo la santa bandiera

Che il Vicario di Cristo innalzò... ».

Perchè poi i giovani ricordassero la lezione, fece stampare dei piccoli cartelli che collocò in vari punti dell'Oratorio con le seguenti scritte: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa. Dov'è Pietro ivi è Dio. Io sono con voi sino alla consumazione dei secoli. Dov'è Pietro ivi è la Chiesa. Pasci le mie pecorelle...

Quanto Don Bosco avesse ragione di far fare ai giovani la suddetta distinzione, ce lo dicono i fogli rivoluzionari diffusi dalle sètte. In uno di questi era espressamente insinuato quanto segue: « S'incominci a gridare " Viva Pio IX ", ma giammai " Viva il Papa "; si dia opera a screditare i Gesuiti, ma non toccate il Pontefice. I preti buoni lodateli, incoraggiateli e tentate lusingarne l'amor proprio con la lode; i preti cattivi se potete tirarli dalla vostra parte farete un gran guadagno » (Mem. Biogr., III, 241, 242).

Dobbiamo riconoscere che i settari di allora, pur tanto scaltri e perfidi nel loro programma, ebbero almeno il pudore di risparmiare al Papa, in quei tempi, le ingiurie e gli oltraggi che gli empi nostri contemporanei vomitano oggi senza ritegno, mentre un altro Pio prodiga tutto il suo cuore nel soccorrere le vittime della guerra e del dopoguerra, in ogni parte del mondo, senza distinzione di nazionalità, di razza, di religione. L'ingratitudine è il peggior marchio d'infamia. La più elementare educazione civile dovrebbe bastare per insegnare almeno il rispetto al più grande benefattore dell'umanità. Gli stessi atei non dovrebbero trovar difficile l'onesto riconoscimento di benemerenze che splendono più della luce del sole.

Ma noi cattolici non dobbiamo legare la nostra divozione al Papa alla sua beneficenza materiale. C'è nel Papa un titolo che, comunque si chiami, lo accredita alla nostra giusta ed obbiettiva valutazione. In questo titolo è l'essenza della sua dignità, della sua autorità e dei suoi poteri.

Chi è il Papa?

Il Papa, il Romano Pontefice, è l'unico legittimo successore di S. Pietro come capo visibile dell'unica vera Chiesa fondata da nostro Signor Gesù Cristo. E, come tale, è Vicario di nostro Signor Gesù Cristo e Pastore della Chiesa universale con tutte le prerogative e tutti i privilegi conferiti dal Signore al Principe degli Apostoli. Questo titolo, gli è stato riconosciuto concordemente dai primi cristiani fino al secolo IX senza contrasto. Solo nell'867, Fozio, patriarca di Costantinopoli, deposto dal Papa Nicolò I, cominciò ad impugnarlo, dando origine allo scisma di oriente che strappò poi tanti fedeli ed anche tanto clero al cuore del vero Padre e Pastore.

Ma la storia rivendica, attraverso incontestabili documenti, la verità. E, come il Vangelo descrive il conferimento del primato all'apostolo san Pietro coi testi che ben conosciamo, e gli Atti degli Apostoli ci illustrano l'esercizio della pienezza della sua giurisdizione, così esso registra, nella più antica tradizione, la sua venuta a Roma e la collocazione definitiva della sua Cattedra nella Capitale del mondo romano, nonchè il suo martirio sotto Nerone; poi segna la serie ininterrotta dei suoi successori con nomi e date ed atti pel corso di quasi duemila anni fino all'attuale Sommo Pontefice Pio XII. Ai nostri tempi, anzi, la storia universale oggettiva, non asservita a funzioni settarie, s'è avvantaggiata anche degli studi più seri dei migliori storici non cattolici. E recentissima la pubblicazione della serie dei Papi curata dal Card. Mercati col massimo rigore storico. Le poche pagine del nostro Bollettino non ci consentono di citare tante fonti. Gli studiosi sanno dove attingere. I nostri Cooperatori e le nostre Cooperatrici ne troveranno a sufficienza in qualsiasi onesto manuale di storia, di religione, di apologia. Qui ci limitiamo a precisare quali siano le prerogative ed i privilegi del Papa come successore di san Pietro, Vicario di nostro Signor Gesù Cristo, Pastore della Chiesa universale. Sono le prerogative ed i privilegi stessi di san Pietro a vantaggio di tutta la Chiesa, fedeli, sacerdoti e vescovi.

Come San Pietro.

San Pietro è la pietra fondamentale della Chiesa di nostro Signor Gesù Cristo. Fin dal primo incontro, Gesù gli disse: Tu sei Simone figlio di Giovanni; tu ti chiamerai Cefa, che significa « Pietra » (Giov., I, 42). E quando Pietro, illuminato dall'alto, proclamò la divinità del Maestro con quelle esplicite parole: Tu sei il Cristo, il figlio del Dio vivente, Gesù con parole non meno esplicite gli conferì questa funzione fondamentale dicendo: Beato te, Simone Bariona; poichè non la carne nè il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei Cieli. Ed io dico a te: tu sei «Pietro » e sopra questa pietra edificherò la mia Chiesa, e le porte dell'inferno non prevarranno contro di essa. (Cfr. MATT., XVI, 16-17). L'aramaico rende ancor meglio del greco il concetto, perchè dà letteralmente: « Tu sei " Kefa = pietra ", e sopra questa pietra edificherò la mia Chiesa ». Ora la pietra fondamentale, una volta posta, non si può più togliere; del resto l'edificio crolla. Ma Pietro era un uomo che non poteva vivere eternamente su questa terra; per questo la Divina Provvidenza passa ai legittimi successori la grazia necessaria a questo ufficio.

San Pietro ha inoltre pieni poteri nel campo spirituale.

Gesù glieli ha conferiti con le inequivocabili parole: Ed io darò a te le chiavi del regno dei cieli, e ciò che tu legherai sulla terra sarà legato anche nei cieli, e ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli (MATT., XVI, 19). E vero che poi estese il potere di legare e di sciogliere anche agli altri apostoli solidali con Pietro: In verità vi dico: tutto ciò che legherete sulla terra sarà legato anche in cielo; e tutto ciò che scioglierete sulla terra sarà sciolto anche in cielo

(MATT., XVIII, 18). Ma le chiavi le ha date solo a Pietro. E le chiavi significano la pienezza del potere pastorale: dall'insegnamento, all'amministrazione dei Sacramenti, al governo della Chiesa. Quanto al magistero, anzi, il Signore ha dotato il Principe degli Apostoli del privilegio dell'infallibilità, impegnandovi un'assistenza divina che in venti secoli non ha subito la più piccola alterazione. Ne lo aveva assicurato fin dalla vigilia della Passione, quando gli aveva predetto la sua triplice negazione: Simone, Simone. Ecco che Satana ha ottenuto di vagliarvi come il grano. Ma io ho pregato per te, affinchè la tua fede non venga meno; e tu, quando ti sarai ravveduto, conferma i tuoi fratelli (Luc., XXII, 31-32).

Ma è stato ancor più solenne, quando, dopo la risurrezione, sulle sponde del lago di Tiberiade, gli ha confermato il primato della missione apostolica. Allora il Buon Pastore volle usare la stessa imagine ed il verbo proprio, per qualificare la pienezza della cura pastorale che gli affidava sia fra gli apostoli come fra i discepoli. E una delle pagine più commoventi del Vangelo. Gli apostoli avevano tentato la pesca tutta la notte, senza prendere un pesce. Gesù comparve a chiedere se avessero da mangiare. Alla risposta negativa, li invitò a gettar le reti dal lato destro della barca. Frattanto egli accese il fuoco e preparò la brace. Fu la seconda pesca miracolosa. Il Maestro stesso arrostì i pesci ed abbrustolì il pane, poi li invitò a mangiare. E, come furono sfamati, si rivolse a Pietro e lo interrogò: « Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro ? ».

« Sì, Signore - rispose Pietro - tu sai che io ti amo».

E Gesù: «Pasci i miei agnelli ».

Poi riprese: « Simone, figlio di Giovanni, mi ami tu ? ».

« Sì, Signore, tu sai bene che io ti amo».

« Sii il pastore delle mie pecore ».

Quindi, per la terza volta: « Simone, figlio di Giovannì, mi ami tu? ».

Pietro si sconcertò ed esclamò: « Signore, tu sai tutto: tu sai che io ti amo ».

Gesù concluse: «Pasci le mie pecore ». E gli predisse anche il futuro martirio (Gtov., XXI,i-2I).

Mai il mondo ha visto investitura più ampia, informa più semplice. Sotto la figura degli agnelli e delle pecore, Gesù ha chiaramente specificato discepoli ed apostoli, fedeli e pastori, popolo è clero. Egli ha fondato così la «sua Chiesa », come società pefetta, retta da una gerarchia, il cui capo ha un primato non solo di onore, ma anche di giurisdizione, con piena potestà di ammaestrare, di governare, di santificare tutti. E con questa forma, con questa composizione, con questo triplice fine, ha voluto la sua Chiesa e il suo Capo visibile sulla terra fino alla fine del mondo. Basta ricordare le parole dette all'ultima apparizione in Galilea: Ogni potere è stato dato a me in cielo ed in terra. Andate dunque ed ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo, insegnando loro a praticare tutto ciò che io vi ho comandato. Ed ecco ormai io sono con voi in ogni tempo fino alla consumazione del mondo (MATT., XXVIII, 18-20). Come sia stata intesa la volontà del Maestro ce lo dicono gli Atti degli Apostoli. Pietro non solo tiene il primo posto fra tutti, ma esercita subito la pienezza della sua suprema autorità. Egli bandisce e presiede la sostituzione di Giuda. Egli inizia i prodigi alla porta «speciosa » del tempio, guarendo lo storpio con quelle parole: « Guardami in faccia: io non ho nè oro, nè argento; ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo Nazareno, alzati e cammina » (capo III). Mirabile simbolo della missione dei Papi: sanare le anime e farle camminae per la via della salute! Egli inizia la predicazione e le conversioni. Egli giustifica l'apostolato di fronte al sinedrio. Egli disciplina la vita della prima comunità di Gerusalemme ed il Signore lo sostiene perfino fulminando la morte ad Anania e Saffira, i primi frodatori dei beni della Chiesa. Egli inizia la conversione dei pagani e fonda la loro prima comunità a Cesarea. Egli condanna il primo simoniaco Simon Mago. Quando Erode lo mette in carcere, tutta la Chiesa prega per Pietro e Dio lo libera con un miracolo. Pietro presiede il primo concilio di Gerusalemme... A Pietro ricorre Paolo e fan capo tutti gli apostoli pel ministero ecclesiastico. (Atti Apostolici, c. I, II, IV, V, VIII, X, XI, XII, XV. Lettera di S. Paolo ai Galati, c. I, II).

Questo prestigio egli porta a Roma e trasmette ai suoi successori che, cominciando da S. Lino, esercitano il supremo Pontificato e procedono incontrastati nel governo della Chiesa universale, fino al secolo IX, quando il patriarca di Costantinopoli, Fozio, cede alla sua ambizione e, calpestando tutta la genuina tradizione, apre la serie degli scismi che, sottraendo clero e fedeli all'autorità del Papa li fa schiavi dei sovrani e dei governi nazionali. Ma, mentre scismatici ed eretici continuano a frazionarsi ed a servire i tiranni della terra, il vero Papa, il Vicario di nostro Signore Gesù Cristo, conserva l'unità e l'indipendenza spirituale della vera Chiesa Cattolica con tutta l'integrità della dottrina, con tutta la purezza della moralità e con tutto il fervore della santificazione, rivendicando la sua autorità, la sua dignità ed i suoi poteri unicamente da Dio che glieli ha conferiti.

Il nostro dovere.

Di fronte a questa realtà di fede, convalidata da venti secoli di storia, noi non possiamo essere veri cristiani senza riconoscere il Papa come unico, legittimo successore di S. Pietro, Vicario di Cristo e Pastore della Chiesa universale. E riconoscerlo vuol dire: ascoltare la sua voce come eco della voce di Dio in tutto quello che riguarda la fede, la morale, il culto; approvare ciò che egli approva, condannare ciò che egli condanna; obbedire a tutti i suoi ordini e seguire tutte le sue direttive; in una parola, fidarsi e lasciarsi guidare da lui. Ricordiamo la parola d'ordine di Don Bosco: Per noi ogni desiderio del Papa dev'essere un comando. Viviamo in tempi di confusione: i figli delle tenebre con diversi nomi, ma con unico diabolico programma, si sono alleati per contendere l'autorità del Papa, denigrarne la persona e le opere, con le menzogne, le calunnie e le caricature più empie e criminali. L'ignoranza religiosa favorisce questa perfida campagna. Non lasciamoci ingannare e traviare: Non può aver Dio per padre chi non ha la Chiesa per madre. Dove è Pietro, ivi è la Chiesa. Dove è il Papa, ivi è Dio. Come non c'è altro Salvatore che nostro Signor Gesù Cristo, così non c'è altro Maestro ed altro Pastore, non c'è altro Padre delle anime sulla terra, fuori di colui a cui Gesù ha dato le chiavi del Regno dei Cieli.

IN FAMIGLIA

Il nuovo Vicario Apostolico di Sakania (Congo Belga).

Il 13 febbraio u. s. la Sacra Congregazione di Propaganda Fide ha emanato il decreto di nomina del rev.mo nostro Don Renato Heusden a Vescovo titolare di Cariana e Vicario Apostolico di Sakania (Congo Belga).

S. E. Mons. Renato Van Heusden nacque a Beverest (Liegi), in Belgio, il 2 agosto 1888. Partì, ancor chierico, per le Missioni del Congo Belga nel 1916 e ricevette l'Ordinazione sacerdotale a Capetown nel 1919. Resse per 15 anni la stazione missionaria di Kiniama e per 11 quella di La Kafubu. Succede ora al compianto Mons. Sak, di cui era provicario.

Il nuovo Prefetto Apostolico di Alto Orinoco (Venezuela).

La stessa Sacra Congregazione, proprio il 31 gennaio, festa di S. Giovanni Bosco, aveva già emanato il decreto di nomina del rev.mo Don Alterio Cosma a Prefetto Apostolico di Alto Orinoco.

Mons. Alterio Cosma era parroco della nostra Parrocchia di S. Cristoforo a Barcelona (Venezuela).

Ai due nuovi Prelati presentiamo i più fervidi auguri e l'assicurazione delle nostre preghiere.

ITALIA - Molfetta - La prima pietra della Parrocchia salesiana.

« La solenne funzione della posa della prima pietra della erigenda chiesa parrocchiale di San Giuseppe, con l'annesso Istituto di educazione per la gioventù affidato ai Figli di S. Giovanni Bosco, ha segnato una delle più belle date della storia religiosa della nostra Diocesi » scrisse Il Quotidiano del 9-II u. s.

L'avvenimento era stato preparato da una devota novena in onore di S. Giovanni Bosco, predicata in Cattedrale dal P. Giovanni Ruggiero, Conventuale, che per dieci sere, dal 24 gennaio al 2 febbraio, tratteggiò mirabilmente la figura del Santo.

Il 30 gennaio, s'iniziò il triduo solenne con la Benedizione Eucaristica impartita successivamente dagli Ecc.mi Vescovi di Molfetta, Mons. Achille Salvucci; di Andria, Mons. Giuseppe Di Donna e Mons. Gustavo Bianchi di Monopoli. Contemporaneamente nella chiesa di S. Gennaro si tenne un corso di istruzioni per la gioventù maschile, predicato da Don Luigi Vico, Direttore dell'Istituto Salesiano di Bari; nella chiesa di S. Berardino, per la gioventù femminile, dal Can. Michele Carabellese; e nella chiesa di S. Teresa per gli alunni degli istituti religiosi, da Don Alessi. La massa imponente dei ragazzi, dei giovani e delle giovinette, il io febbraio, si accostò al sacramento della Confessione per partecipare poi, la domenica, al basso Pontificale, celebrato per loro in Cattedrale dal Vescovo di Monopoli. Il Vescovo di Andria, nello stesso giorno celebrò la S. Messa nella chiesa del Purgatorio per gli uomini delle A. C. L. I., benedicendo le tessere dell'associazione.

Il giorno della festa liturgica di S. Giovanni Bosco tenne Pontificale in Cattedrale l'Ecc.mo Vescovo diocesano, che dopo l'Evangelo rivolse all'uditorio brevi parole, dicendosi lieto di veder realizzarsi il suo sogno ed invitando tutti a ricordarsi dei benefattori che avevano concorso alla realizzazione. A mezzogiorno, pranzo speciale per 100 bambini poveri del rione.

Così si giunse al giorno tanto ansiosamente atteso da lunghi anni! La vigilia, dalla chiesa parrocchiale dell'Immacolata, nel cui territorio sorgerà la nuova parrocchia, un corteo di fedeli e di Cooperatori accompagnò la Croce da collocarsi, come prescrive il rito, sul luogo dove dovrà sorgere il tempio ed il Parroco D. Giuseppe Gadalea, che tanto fece per l'affidamento della cura d'anime del rione ai Salesiani, rivolse alla folla la sua paterna parola di compiacimento e di augurio.

Il 2 febbraio, al mattino, tenne solenne pontificale in cattedrale S. E. Mons. Marcello Mimmi, Arcivescovo di Bari, con l'assistenza dell'Ecc.mo Vescovo diocesano e le LL. EE. i Vescovi di Andria e Monopoli, i due Seminari con i Superiori, le autorità locali con il Sindaco e la Giunta Comunale e molti invitati. Al pomeriggio, dalla Cattedrale partì il solenne corteo formato dal Seminario regionale e diocesano, dal Capitolo cattedrale, dalle LL. EE. i Vescovi di Monopoli, Andria e Molfetta, e raggiunse la contrada « Sedelle » passando per le vie del rione addobbate e pavesate a festa. S. E. Mons. Achille Salvucci, indossati i paramenti pontificali, procedette alla benedizione rituale della prima pietra fra gli applausi di una vera folla di popolo accorsa da tutti i quartieri della città.

Terminata la funzione liturgica l'Ecc.mo Vescovo celebrante con parola commossa rievocò in breve la storia della fondazione dell'Opera salesiana, esultando al pensiero del bene che quel rione periferico della città riceverà dal sorgere della nuova casa di Dio e dell'annessa Opera salesiana.

Anche a questa cerimonia parteciparono tutte le autorità civili e militari della città, con a capo il Sindaco rag. Matteo Altomare, che rivolse al popolo un caldo invito a concorrere per la realizzazione di tutto il programma.

Il Comitato promotore delle feste, guidato dal nostro Direttore D. Giuseppe Piacente, aveva diffuso un bel numero unico dal titolo Don Bosco a Molfetta, in cui, fra il plauso e le adesioni di tutti i Vescovi della regione, emergeva la benedizione del S. Padre, e l'affettuosa partecipazione di S. Em. il Card. Pizzardo, cittadino onorario, che aveva ottenuto dal Rettor Maggiore l'appagamento dei voti di tutta la cittadinanza.

OLANDA - Commemorazione del Centenario dell'Opera di San Giov. Bosco.

L'Aia ha celebrato il centenario dell'opera di S. Giovanni Bosco in modo degno della città residenziale.

Preparati gli animi con programmi locali ad Hilversum e ad Amersfoort, con opportuni articoli nei principali giornali, con vari spunti radiofonici, ma soprattutto col magnifico radio-discorso del celebre P. de Greeve, sempre ascoltatissimo anche da dissidenti e da atei, parteciparono alla serata commemorativa del 31 gennaio u. s. nel salone « Dierentuin » l'Internunzio Apostolico S. E. Mons. Paolo Giobbe, il Presidente dei Ministri Dr. L. Beel con tutti gli altri Ministri cattolici (della Pubblica Istruzione, della Giustizia, della Guerra e della Economia nazionale) e molte distinte personalità del clero e del laicato.

Tenne il discorso il sac. Dr. Fr. Thissen, fervente nostro Cooperatore di Utrecht, che fece risaltare i carismi del Santo e il suo sistema educativo. Il trattenimento, inframmezzato da canti del Coro di marinai e concluso con la rappresentazione d'una commedia di H. Ghéon, incontrò il pieno gradimento dei presenti, che si palesò in seguito con numerose iscrizioni di nuovi Cooperatori.

La commemorazione civile fu poi coronata da quella religiosa del 2 febbraio. Nella chiesa decanale di S. Giacomo, S. E. l'Internunzio Mons. Giobbe celebrò la Messa pontificale alla presenza del fior fiore della cittadinanza cattolica, cui fu pure in un breve sermone commentato l'Oremus della Messa del Santo.

Grazie ad un generoso benefattore che mise a disposizione i mezzi di trasporto, tutti i confratelli e parecchi giovani della scuola professionale, inaugurata quest'anno, poterono assistere al pontificale e prestare servizio nelle altre funzioni.

Quest'adesione così vasta all'invito del Comitato organizzativo si spiega non solo col fatto che l'Aia conta i più antichi Cooperatori, ma anche perchè Don Bosco è divenuto ormai popolare in Olanda. Scuole pubbliche ne portano il nome e Congregazioni locali si fanno un onore d'intitolare le nuove fondazioni al grande Apostolo della gioventù.

REPUBBLICA DOMINICANA - Due nuove parrocchie.

A Moca, dal febbraio 1946 i nostri confratelli hanno la cura della parrocchia del Sacro Cuore, che conta 40.000 anime; e fin dal primo venerdì del mese hanno potuto distribuire un migliaio di Comunioni. La popolazione corrisponde generosamente, confermando la buona fama della zona del Cibao, che è la più religiosa della repubblica. A Porto Rico, fin dal 28 ottobre 1945 venne benedetta e collocata la prima pietra dell'oratorio festivo e della chiesa che S. E. Mons. Davis, vescovo di S. Juan, ha eretto subito in parrocchia.

AUSTRALIA - Pei nostri emigranti.

Per quasi nove anni i nostri confratelli vissero in Australia isolati dal resto del mondo salesiano. Ma non stettero in ozio: l'Opera salesiana vi si è affermata in modo consolante. Il loro numero è salito a quaranta, in maggioranza australiani; novizi, otto. Aperte, due nuove case. Un pensionato per giovani studenti e operai con oratorio festivo e diurno, iniziato nel 1940 in Brunswick, sobborgo di Melbourne. Un orfanotrofio ad Adelaide nel sobborgo di Brooklyn Park, nel 1943. La trasformazione del sistema preventivo fu definita dall'Arcivescovo miracolosa.

Da Adelaide il nostro Don Paolo Zolin si reca spesso a visitare i gruppi di emigrati italiani sparsi nelle campagne e nelle miniere dell'Australia del Sud, dettando loro opportune missioni. Verso la metà dello scorso settembre toccò un villaggio distante 300 km., dove erano tutti pescatori di Molfetta: accolsero con giubilo il sacerdote italiano e corrisposero con viva devozione ed unanime affluenza ai Santi Sacramenti. Dopo molti anni, colsero l'occasione per festeggiare la loro Patrona, Maria SS.ma, Regina dei Martiri. Il passaggio del sacerdote recò un po' di conforto anche ai 17.000 prigionieri di guerra italiani, che attendevano con ansia l'ora del rimpatrio.

LUTTI TRA I NOSTRI VESCOVI

Durante la guerra sono scomparsi quattro Vescovi salesiani che lasciarono nelle rispettive diocesi orme indelebili di eminenti virtù pastorali e di fervido ministero. Il primo, in ordine di tempo, è S. E. Mons. Vincenzo Priante, Vescovo di Corumbà (Brasile) † a S. Paolo, il 4-XII-1944 a 61 anni. Nato a Barra Mansa, stato di Rio de Janeiro, da famiglia profondamente religiosa, dopo aver compiuto il corso elementare al paese natio, continuò gli studi nel nostro collegio di Niteroi, dove sentì la chiamata del Signore alla vita salesiana. Il noviziato, il tirocinio, gli studi filosofici e teologici lo portarono al sacerdozio, che ricevette in Taubaté. La bontà dell'animo e le belle doti di mente e di cuore lo indicarono ben presto alla direzione dei nostri collegi di Recife e di Campinas, finchè i superiori apersero un più vasto campo al suo ministero sacerdotale, affidandogli la parrocchia di Araxà prima, poi quella di Maria Ausiliatrice al Buon Ritiro in San Paolo. Qui gli giunse nel 1933 la elezione episcopale alla diocesi di Corumbà, nello stato di Matto Grosso, una regione vasta come la Francia. Vi rimase per undici anni, triplicando il numero delle parrocchie e dando alla vita cristiana l'esempio e l'impulso di tutto il suo fervore. Ma un male insidioso minava la sua salute; e, dopo tante sofferenze sopportate eroicamente, mentre era in viaggio per la Nunziatura di Rio Janeiro, lo costrinse a fermarsi in San Paolo, al suo antico campo di lavoro, dove i migliori medici tentarono invano di contenderlo alla morte. La sua salina, esposta nella chiesa di Maria Ausiliatrice di cui egli aveva curato con tanto affetto la costruzione e le. funzioni religiose, venne tumulata, per disposizione e bontà dell'Ecc.mo Arcivescovo, nella cripta della cattedrale. Era l'umiltà personificata, a servizio di tutti, con l'inesauribile generosità dello zelo pastorale.

A soli tre mesi di distanza, nello stesso Brasile, un altro illustre Vescovo salesiano volava al cielo: S. E. Mons. Enrico Mourào, di Cafelandia, † anch'egli a San Paolo, il 29 marzo 1945 a 68 anni. Era nato in Rio Janeiro, il 28 novembre 1877. I genitori, piissimi, gli procurarono l'insegnamento elementare in casa; poi, dopo alcuni anni di ginnasio al collegio S. Benedetto, lo affidarono al nostro istituto di Niteroi, dove maturò la sua vocazione salesiana. Nel 1895 venne in Italia a compiere gli studi filosofici laureandosi in Roma all'Università Gregoriana. Ordinato sacerdote in Minas nel 1901, ebbe per un anno l'incarico di avviare l'edizione del Bollettino Salesiano in lingua portoghese a Lisbona. Riprese quindi l'insegnamento nel nostro collegio di Lorena portando l'istituto alla parificazione. Nel 1908 gli venne affidata la cura dei nostri giovani aspiranti e con essi egli, incominciò quel lavoro di formazione che diede alla nostra Ispettoria brasiliana tante belle vocazioni. Nominato nel 1915 Direttore del collegio di San Paolo, lo portò al più alto prestigio con nuove costruzioni, aggiunta di corsi, perfetto aggiornamento didattico. Iniziò anzi una serie di edizioni scolastiche che si ristampano tuttora. Passato Direttore dell'Aspirantato di Lavrinhas nel 1923, venne sorpreso dalla nomina ad Amministratore Apostolico della futura diocesi di Campos e nel 1925 consacrato Vescovo. Resse la diocesi per undici anni, moltiplicando le parrocchie, ricostruendo la cattedrale, fondando il seminario e due collegi che affidò rispettitivamente ai Salesiani ed alle Figlie di Maria Ausiliatrice. Nel 1936 fu trasferito alla diocesi di Cafelandia in clima più favorevole. Genio costruttore ed organizzatore, portò le parrocchie da 18 a 5o. Eresse templi, cappelle, case parrocchiali e grandi istituti educativi, quali la Facoltà di Commercio ed il Collegio Don Bosco pei giovani, la Scuola Normale ed il Collegio Maria Ausiliatrice per le giovinette. Il motto del suo stemma era: Nec mora, nec quies: nè sosta, nè riposo. Ed ancora alla vigilia della morte, illudendosi di una effimera ripresa della sua salute sciupata dal lavoro, accarezzava grandiosi progetti per la cura delle vocazioni. Avvertito della inesorabilità del cancro che lo minava, passò tutta la giornata nel raccoglimento per disporsi agli estremi sacramenti. La sua salma imbalsamata fu esposta nel nostro. collegio di San Paolo ad un plebiscito di venerazione. Le ferrovie Sorocabane e Noroeste misero a disposizione vetture di lusso pel trasporto nella diocesi ove si svolsero solennissimi i funerali a spese dello Stato. Con lui scomparve un modello di Pastore e di Educatore secondo lo spirito di Don Bosco.

Il 15 marzo la morte bussava al nostro Istituto di Elisabethville nel Congo Belga e vi rapiva il Vicario Apostolico di Sakania, il fondatore, l'organizzatore e l'apostolo delle nostre missioni nel Congo Belga, S. E. Mons. Giuseppe Sak. Era nato ad Hechtel, nel Belgio. Compiuti gli studi nelle pubbliche scuole, era entrato ventenne nel nostro noviziato di Liegi e nel nostro studentato teologico vi aveva raggiunto il sacerdozio nel 1899. Quando la Santa Sede ci affidò le missioni nel Congo Belga i superiori lo preposero alla prima spedizione. Partì per Elisabethville il 10 novembre 1911. Presa la direzione della scuola governativa per gli europei, si preoccupò subito di organizzare una scuola professionale per indigeni che portò in breve a meraviglioso sviluppo. Nel 1914 fondò la prima residenza missionaria a Kiniama che oggi abbraccia 82 stazioni. Nel 1921 ne stabilì una seconda nella fattoria di La Kafubu, ove curò l'incremento dell'agricoltura per fornir poi viveri anche alle altre residenze e costruì il seminario ed i nuovi padiglioni per la scuola professionale trasferita da Elisabethville. Fatto, nel 1924, Prefetto Apostolico dell'Alto Luapula, vi stabilì pure la sede della Prefettura, irradiando i centri dell'apostolato: nel 1925 a Sakania, nel 1927 a Kakyelo ed a Kalumbwoe; nel 1930 a Kipushia, nel 1935 a Musoshi S. Amando, nel 1938 a Tera. Elevata nel 1929 la Prefettura a Vicariato Apostolico col titolo di Sakania, Mons. Sak fu eletto Vescovo titolare di Scilio. L'anno seguente vi benedisse la bella chiesa in stile semiromanico, lunga 47 m. per 12 di larghezza. Nel 1943 fissò una nuova residenza a Mokambo, portando le stazioni missionarie ad oltre 400. Se si pensa alla estensione del Vicariato, 36.500 kmq., ed alla scarsità della sua fluttuante popolazione che varia da 40 a 50 mila abitanti, si può misurare il fervore dell'apostolato che ha al suo attivo 10.000 cattolici con 13.000 catecumeni, assistiti da 27 sacerdoti, 24 tra chierici e coadiutori e 16 suore di Maria Ausiliatrice; 110 scuole elementari, 5 professionali ed una magistrale; 8 dispensari, 8 orfanotrofi ed una tipografia. La media annuale degli allievi delle scuole rurali è di 3500. Ed è la zona più povera del Congo Belga! Veramente Mons. Sak è stato non solo un grande evangelizzatore; ma anche un grande civilizzatore.

Sopravvissuto alla guerra, ma prostrato dai disagi, in un attacco di tifo petecchiale, è spirato, il 10 ottobre 1946 S. E. Mons. Ignazio Canazei, vescovo di ShiuChow, in Cina. Era nato a Bressanone l'8 maggio 1883 e, fatti gli studi ginnasiali, dopo un anno di aspirantato nel nostro collegio di Cavaglià, passava al noviziato di Ivrea. Ordinato sacerdote nel 1909, fu per due anni direttore del nostro collegio di Penango Monferrato; poi, conseguita la laurea in teologia, partì nel 1912 per Macao ove nel 1924 ricevette la nomina ad Ispettore delle Case salesiane in Cina. Il 23 luglio 1930 la Santa Sede lo chiamò a succedere al compianto Monsignor Versiglia, Vicario Apostolico di Shiu-Chow, trucidato dai pirati 5 mesi prima. Fu consacrato vescovo titolare di Caristo, il 9 novembre. Nel suo motto episcopale segnò il programma del suo zelo: Sinae Deo Ego Sinis: la Cina a Dio, Io ai Cinesi. Non lo abbiamo mai visto da vescovo in Italia. Fu tutto, fino all'ultimo pei suoi cari Cinesi. Conosceva bene il territorio della missione, 33.500 kmq. Lo aveva percorso sette volte da Ispettore. In mezzo ad una popolazione di 4 milioni di abitanti, vi contava appena 5000 cattolici. Il suo zelo non conobbe limiti. Mentre estirpava gli errori del paganesimo, si prodigava intrepido nella tutela dei diritti di Dio e dei suoi cristiani, e nel sollievo della miseria di quelle povere popolazioni con tutte le risorse della carità. Portò a termine il piccolo seminario, curò la fondazione dei catechisti, delle catechistesse e delle suore indigene iniziata dal suo eroico predecessore, restaurò ed aprì nuove scuole per l'istruzione dei pagani ed il perfezionamento dei convertiti. Conoscendo profondamente la lingua, tradusse in cinese il Vangelo di S. Luca ed il « Giovane Provveduto »; compilò un testo di Storia Sacra ed un dizionarietto dei vocaboli più in uso per l'apostolato. Predicava con molta facilità in latino, cinese, portoghese, francese, inglese e tedesco. L'11 aprile 1946, quando il Santo Padre Pio XII onorò la Cina della Sacra Porpora e vi costituì la gerarchia ecclesiastica, il nostro Vicariato venne elevato a Diocesi e Mons. Canazei ne fu il primo Ordinario. L'ultima sua lettera, in data di Pasqua, fu un accorato appello da soccorsi e di personale. Negli otto anni di guerra tra la Cina ed il Giappone, il Vicariato non aveva più potuto ricevere rinforzi e vi aveva sofferto immensi danni. Cacciato dalla sua residenza, all'invasione del 24 gennaio 1945 egli si trovava in Hosai con 1600 rifugiati nelle mani della Provvidenza. Al ritorno trovò: cattedrale, episcopio, collegio distrutti e saccheggiati; tre sacerdoti massacrati; due direttrici delle Figlie di Maria Ausiliatrice morte; missionari e suore stremate; il gran collegio femminile quasi completamente distrutto e quello maschile, fiorente di 400 alunni in altre mani; il paese in desolazione. Vegli ora dal Cielo sulla sua diocesi per l'urgente ripresa ed una rapida ricostruzione.

Non era insignito del carattere episcopale, ma da 12 anni reggeva la Prefettura Apostolica dell'Alto Orinoco (Venezuela) il nostro Mons. Enrico DeFerrari, quando, il 3 agosto 1945, la morte lo sorprese mentre in Caracas sollecitava aiuti dal Governo e dai Cooperatori. Era nato a Novara l'8 settembre 1875. Venuto a Torino per frequentare l'Istituto Tecnico, vi conobbe l'Opera Salesiana e sentì la voce del Signore. Ammesso al noviziato nel 1843, due anni dopo partiva pel Venezuela. Raggiunse il sacerdozio a Valencia nel 1899, e integrò col sacro ministero il programma di insegnamento che svolgeva con competenza singolare fino a meritarsi la Medaglia d'oro della Pubblica Istruzione. Fatto, nel 1915, direttore dell'Istituto e poi di altre case della Repubblica, se le vide affidare tutte quante con la nomina ad Ispettore. Ebbe quindi agio di interessarsi anche della regione dell'Alto Orinoco, evangelizzata nel 1734 dai Gesuiti e poi curata dai Cappuccini fino al 1854. Ottant'anni di abbandono l'avevano purtroppo ricondotta allo stato quasi selvaggio. Alla sua relazione, il Governo che lo aveva pregato di condurre l'esplorazione, s'accordò con la Santa Sede per la costituzione di una missione indipendente che, eretta in Prefettura Apostolica nel 1933, venne affidata al suo zelo. Mons. De-Ferrari si prodigò per ravvivare la vita cristiana nei coloni e per riprender l'evangelizzazione degli indigeni. Alla sua morte lasciò in Puerto Ayacucho un asilo con 70 indietti interni ed-un altro con 50 indiette interne, oltre alle scuole esterne, un piccolo laboratorio per sarti, falegnami e meccanici, ed una scuola agricola. Nei centri missionari di S. Carlo e di La Urbana aperse altre scuole ed oratori festivi. In tutta la missione assicurò l'assistenza religiosa con l'apostolato di generosi missionari. Vegli ora dal Cielo su tante fatiche perchè abbiano la corona del successo.

TESORO SPIRITUALE

I Cooperatori che, confessati e comunicati, visitano una chiesa o pubblica cappella (i Religiosi e le Religiose, la loro cappella privata) e quivi pregano secondo l'intenzione del Sommo Pontefice possono acquistare:

L'INDULGENZA PLENARIA 1) Nel giorno in cui dànno il nome alla Pia Unione dei Cooperatori.

2) Nel giorno in cui per la prima volta si consacrano al Sacro Cuore di Gesù. -

3) Tutte le volte che per otto giorni continui attendono agli Esercizi spirituali.

4) In punto di morte se, confessati e comunicati, o almeno contriti, invocheranno divotamente il Santissimo Nome di Gesù. colla bocca, se potranno, od almeno col cuore.

OGNI MESE:

1) In un giorno del mese a loro scelta.

2) Il giorno in cui fanno l'Esercizio della Buona morte.

3) II giorno in cui partecipano alla Conferenza mensile salesiana.

MEL MESE DI APRILE ANCHE:

Il giorno 6 - Pasqua.

NEL MESE DI MAGGIO ANCHE:

Il giorno 3 - Invenzione della Santa Corce.

Il giorno 8 - Apparizione di S. Michele Arc.

Il giorno 15 - Ascensione di N. S. G. C. al Cielo. Il giorno 24 - Maria SS. Ausiliatrice. Il giorno 25 - Pentecoste.

Apostolato ed eroismi di carità sotto la bufera.

(Continuazione 1° marzo, pag. 52).

Il nostro Istituto S. Ambrogio di Milano subì i danni più ingenti dal pazzesco bombardamento del 13 agosto 1943, che sfondò anche la bella chiesa prepositurale, rovinando la cappella di Don Bosco ed il Battistero, e seminando stragi e distruzioni in tutta la parrocchia. Numerose famiglie, senza tetto, vennero ridotte alla più squallida miseria. I nostri organizzarono subito i più urgenti soccorsi con distribuzioni di denaro e di indumenti a tanti bisognosi. Aggravandosi poi la situazione, gli alunni studenti sfollarono in parte a Vendrogno; per gli artigiani si combinò un orario di frequenza diurna che permettesse loro di sfollare almeno di notte. La cappella del collegio funzionò da chiesa parrocchiale. Distrutte anche le scuole elementari del rione, i sotterranei del distrutto Oratorio festivo accolsero i bambini che non potevano sfollare, ed un gruppo dei nostri confratelli si mise a loro disposizione per continuare le lezioni. Vari nostri sacerdoti si prodigarono a salvare gente in pericolo e parecchie famiglie ebree. L'istituto ospitò più volte il Comitato di Liberazione. Nel marzo 1945 la parrocchia riuscì ad organizzare distribuzioni giornaliere di minestre, spendendovi fino all'ottobre oltre 80.000 lire. Lo stesso fece nel 1946. L'Istituto ospitò 120 fanciulli libici, rimasti in Italia allo scoppiar della guerra ed a noi affidati dalle organizzazioni fasciste in dissoluzione. Nel periodo estivo i due oratori, maschile e femminile, funzionarono da colonie estive, somministrando anche il pranzo ad un duecento tra bambini e bambine. Terminata la guerra, un sacerdote venne incaricato dalla Questura dell'assistenza dei minorenni militarizzati. La cura dei poveri e dei bisognosi continua ogni settimana con larga distribuzione di buoni di riso, pasta, late, ecc. nonchè di indumenti a tanti indigenti.

Del nostro Istituto di Genova-Sampierdarena abbiamo dato notizia man mano che ci giungevano le relazioni dei bombardamenti. Fu uno dei più colpiti. Basti ricordare la totale distruzione della bellissima chiesa parrocchiale di S. Gaetano e lo sventramento dell'edificio centrale, ancor dei tempi di Don Bosco. Le bombe non risparmiarono nemmeno i morti: cadendo sull'annessa cappella cemeteriale, ne sbalzarono parecchi scheletri. Fu un vero miracolo se non si ebbero vittime. Parte degli alunni con alcuni superiori dovettero sfollare al campeggio estivo allestito a

Passo del Bocco. Gli altri continuarono il programma scolastico-professionale ad orario di fortuna, fuggendo, durante le incursioni, sotto la grande galleria ferroviaria. I confratelli, fra tanti pericoli e tanti disagi, poterono continuare l'assistenza religiosa ed anche materiale alla popolazione terrorizzata, organizzando soccorsi pei senza tetto, pei sofferenti e pei perseguitati. Fino al gennaio 1946 il bilancio parrocchiale, grazie al concorso di generosi fedeli e dell'Istituzione Pontificia di Assistenza « Auxilium », ha potuto aiutare 450 famiglie sinistrate, procurare alloggio a 50 famiglie, lavoro a 90 operai, ospitalità a parecchi ricercati politici; ha distribuito 500 zoccoli, 700 capi di vestiario, sussidi per L. 96.000; 3200 minestre a sinistrati, e 55.000 a poveri della parrocchia; ha preparato 21.000 minestre per stabilimenti sinistrati, ed aiutato con offerte anche in denaro il refettorio poveri e il refettorio Maternità. Ha prestato pure assistenza ad oltre 700 prigionieri comuni e politici con pacchi e doni per 25.000 lire. Ha organizzato per due anni uno spaccio per 200 famiglie ed una cooperativa di consumo per 70 famiglie. Ha preparato alla Pasqua, con speciali funzioni e predicazione, tanto i poveri, quanto la Maternità, quanto i detenuti.

Oltre alla cura della gioventù più povera del rione per mezzo delle associazioni dei due Oratori locali, maschile e femminile, un sacerdote con quattro confratelli si prestarono pure per l'assistenza dei « ragazzi della strada » in Genova. L'« Auxilium » aiutato dall'UNRRA, mise a disposizione alcuni locali del diroccato ospedale di Pammatone in Portoria e pregò i Salesiani ad assumerne la direzione morale-religiosa, educativa e ricreativa. I nostri iniziarono il nuovo apostolato il 10 luglio 1946. .Vi trovarono un salone con panche e tavole per duecento ragazzi, una cucina per la confezione della minestra e della pietanza a mezzogiorno e la merenda al pomeriggio. Al piano superiore, un camerone completamente vuoto ed un salone senza tetto che avrebbe potuto servire per la ricreazione. Non una sedia, non un posto di ritiro. Attorno, macerie e un labirinto di stanze e corridoi diroccati. Incaricate della cucina, due suore Concettine con alcune buone donne.

Il primo giorno si presentarono 72 ragazzi, con biglietto dell'« Auxilum ». Nella settimana aumentarono fino a 170. Poveri figlioli! Quasi tutti orfani, figli di disoccupati o di genitori indegni. Alcuni analfabeti; i più con l'infarinatura di seconda o terza elementare. Laceri, sporchi, denutriti; avvezzi alla bestemmia, al turpiloquio, alla spavalderia ed alla prepotenza; non pochi borsaneristi. Provenivano dai peggiori quartieri della città; molti, affatto senza famiglia, dormivano nei dormitori pubblici o fra le macerie. La scelta era stata fatta bene. Proprio i più bisognosi. L'ordine e la disciplina parvero, nei primi giorni, impresa disperata. Rispondevano con villanie e parolaccie, si picchiavano, rubavano pane e pietanze, saltavano sulle tavole e facevano volare piatti e posate, per fortuna, di alluminio. Il Direttore, ad un rimprovero, si ricevette una sassata. Ma appena i nostri li poterono suddividere in classi un po' omogenee ed iniziare le lezioni di Catechismo e di buona educazione, non tardarono a raccoglierne i frutti. I ragazzi, seduti per terra o sulle macerie, ascoltavano con interesse, appassionandosi soprattutto alla vita di Gesù ed agli episodi di quella di Don Bosco. In un mese tutti poterono avere i libretti di Catechismo e studiare regolarmente. L'« Auxilium », con l'aiuto del genio civile, fece riattare altri locali per sistemarvi camere, cappella, camerone, docce e servizi igienici, scuole e porticati al fine di dare all'opera provvidenziale una forma adeguata e duratura. Se ne interessò particolarmente la Marchesa Staglieno. I nostri si prestarono per tutto il periodo di avviamento e, con molta pazienza e spirito di sacrificio, riuscirono ad ottenere in due mesi una mirabile trasformazione. Ogni giornata si chiudeva con la recita delle orazioni, qualche canto e la caratteristica «buona notte» che lasciava tante salutari impressioni nei loro cuori. Enti e benefattori privati concorsero con aiuti e regali, distribuendo 112 paia di scarpe, 130 paia di calzoni, 145 camicie, 76 pullover di lana, maglie, mutande ed altri capi di vestiario, che permisero ai ragazzi di vestirsi un po' decentemente. Giochi, gare, tornei, passeggiate, recite, tombole, cinematografo, completarono il programma ricreativo. La pratica della religione, la frequenza dei Sacramenti tornarono ai giovani consolantissime. E, quando l'Arcivescovo S. E. Mons. Siri, il giorno dell'Assunta, se li vide attorno per la santa Messa, la prima Comunione di 19 di essi, vestiti completamente a nuovo, e la Cresima di 36, ne provò immensa gioia. Le autorità, convennero anche nel pomeriggio al « Postelegrafonici» dove i ragazzi offersero ai parenti e benefattori un saggio del loro progresso con la rappresentazione dell'operetta Marco il pescatore.

(Continua).

Dalle nostre Missioni

NOTIZIE DALLA MISSIONE DEL SIAM

Numerose e recenti lettere di missionari del Siam ci danno notizie consolanti.

Durante il periodo bellico hanno potuto prestarsi per l'assistenza agli internati politici ed ai prigionieri di guerra. Ora continuano l'assistenza spirituale a ex prigionieri, a soldati e a prigionieri Giapponesi ai quali S. E. Mons. Pasotti porta il conforto del suo interessamento e della paterna carità del S. Padre. Numerose le testimonianze di gratitudine che ricevono da coloro che son già rimpatriati.

Il Dott. Pollak dall'Australia scriveva al Vicario Apostolico: « Sono sette anni dacchè dissi loro addio con nel cuore una intensa gratitudine per tanto conforto e tanto aiuto, ricevuto. Io fui un. piccolo passante, ahimè!, di pochissimo conto, nella vita dei Salesiani di Bang Kok. Loro per me furono un appoggio straordinario: in quei mesi di desolazione e di miseria... Ricordo bene la loro vita che mi destava profonda ammirazione, e quella casa, pure così semplice ed insieme ospitale a Bang Kok... I buoni visi paterni dei molti reverendi e di altri mi sono ancora e sempre presenti... ».

Un Cappellamo militare, P. Neyens: « ... molto sovente i miei soldati mi parlano della cordialità e della bontà dei Padri cattolici del Siam. Vi sono molti che sono stati colpiti da queste qualità cattoliche e si son tutti indotti a meditare sul valore della nostra religione... ».

Un ex prigioniero dall'Inghilterra: « Desidero ringraziarvi di quanto avete fatto per noi perchè non avessimo l'impressione di essere uomini abbandonati. Vi ringrazio di nuovo. Io non sono della vostra religione, ma ho incominciato a rispettarla in questi ultimi anni, dopo che vi ho conosciuti e praticati... ».

Un Giapponese: « ... sono stato in America, in parecchi Paesi d'Europa e d'Asia: ho avuto nella mia vita giorni in cui non mi sono mancati nè danaro nè comodità. Ma il più bel posto, che non dimenticherò mai nella mia vita, è Banbuathong, il campo dove sono stato prigioniero, perchè durante la prigionia, grazie ai Salesiani, ho conosciuto la religione cattolica... ». Queste voci sono piccola eco di un grande coro.

Nuove opere.

« Il nome salesiano è amato e molte mani si elevano verso i figli di S. G. Bosco che hanno cercato veramente, specie nelle ore difficili, di farsi tutto a tutti... Abbiamo tante prove per asserire che il Signore benedice a profusione il nostro lavoro » scrisse S. E. Mons. Pasotti.

E Don Casetta:

«Ora che la pace è stata conclusa in Siam, possiamo svolgere più facilmente l'Opera salesiana. Poche settimane fa si è dato inizio ad una nuova opera in Bang Kok, la quale, avendo per scopo di raccogliere i poveri fanciulli della strada per farne dei buoni artigiani, ci attira le benedizioni di Dio e l'ammirazione degli uomini... La nuova casa della Capitale, purtroppo, è solo una casa d'affitto; ma non perdiamo di vista il terreno che intendiamo comperare appena ne avremo la possibilità. Un'occasione provvidenziale ci spinse a fare il primo passo. Si tratta della villa del principe Bovoradet, con molto terreno e case a cento metri dalla legazione d'Italia. La Provvidenza ci ha già. pagato il fitto per un bel periodo di tempo; da altra parte sono arrivati, in due giorni consecutivi, i mobili; ieri un benefattore ha pagato il nuovo altare; stamane, una signora, due confessionali; un altro, la balaustra. Ingegneri amici stanno studiando il progetto per una scuola di meccanica... Aspettiamo che la Provvidenza ci mandi anche il macchinario. Gli allievi apprendisti sono già numerosi, tutti raccolti dalla strada... ».

Nella nuova residenza di Hua Hin, oltre la casa di mattoni già finita, si è fatto contratto per una in legno a due piani, lunga 40 metri; e la Provvidenza ha pensato a mandare il materiale e la somma per la mano d'opera.

Stralciamo dalla relazione di D. Ponchione: « Sotto la direzione dell'infaticabile D. Frigerio si è iniziato un grande fabbricato che dovrà servire a casa di formazione e scuola. Abbiamo impegnato due paeselli interi, distanti di qui circa tre ore di cammino, per procurarci nella foresta le colonne necessarie alla costruzione dell'edificio. Queste popolazioni sono pagane; ma, avvicinando gli «europei neri » come essi ci chiamano dal colore della talare, incominciano a stimarci e a sentire simpatia per la nostra religione. Un buon giovane è venuto ad abitare con noi ed è felicissimo: ha voluto subito sapere qualcosa della nostra religione e frequenta la chiesa con gli altri fedeli. Due settimane fa, fu mandato dai suoi parenti per una commissione. Ritornò il giorno seguente tutto trionfante dicendo che aveva avuto una disputa con alcuni suoi compagni riguardo alla religione e li aveva messi in sacco. È deciso a tutti i costi a farsi cristiano, pronto anche a morire, se necessario.

« ... Durante questo periodo in cui il riso è molto caro e scarso, abbiamo avuto il permesso dal Governo di comperarne parecchi quintali a prezzo ridotto e di rivenderlo al medesimo prezzo ai poveri abitanti delle foreste di Hua Hin. Questo atto di interessamento e di carità ci ha attirato la simpatia e la fiducia di tutti. Ora quelle popolazioni ci sono affezionatissime: spesso vengono a trovarci, ci portano primizie forestali e s'interessano della nostra religione.

» Ad Haad Yai i nostri confratelli raccolgono frutti consolanti delle loro generose fatiche; D. Ottolini continua i suoi viaggi apostolici pieni di peripezie, e fa molto bene ».

Rinforzi.

I missionari stremati dal lavoro cui hanno dovuto sobbarcarsi specie in questi anni di guerra, anche per supplire i Padri Francesi della Missione di Bang Kok, nei mesi scorsi hanno avuto il conforto di un primo rinforzo di sette giovani sacerdoti provenienti da Schang Hai ove si erano recati, già dal Siam, per compiere i loro studi di teologia.

Nella festa di S. Teresa del Bambino Gesù protettrice delle missioni, e in quella dell'Immacolata, S. E. Mons. Pasotti ebbe la gioia di ordinare suddiaconi e diaconi i quattro primi seminaristi indigeni che compirono tutti i loro studi nel nostro Seminario mentre altri ricevettero gli ordini minori.

Alla festa delle Ordinazioni partecipò molto popolo esultante...

I seminaristi, che ci sono affidati anche dagli altri Vicariati del Siam, sotto la vigile e paterna cura del loro direttore D. Silvio Provera sono veramente pii e zelanti. Un bel gruppo di aspiranti salesiani indigeni attende di entrare in noviziato.

Con questi nuovi aiuti i missionari del Siam possono tenere le posizioni raggiunte e avanzare ancora, con le varie forme e mezzi di apostolato, fra i due milioni e più di pagani che conta il nostro vicariato.

In altra lettera S. E. Mons. Pasotti soggiungeva: « Si continua a lavorare con tutte le forze e con tutti i mezzi. Il Siam è un terreno difficile e non promette, almeno per ora, successi clamorosi; ma si cammina ed i risultati già ottenuti ci fanno pronosticare un grande bene pel futuro.

» L'Azione Cattolica sia maschile che femminile è ben organizzata dappertutto. Ritiri mensili e esercizi spirituali annuali per i membri delle varie sezioni, trasformano gli associati in ferventi apostoli ».

CULTO E GRAZIE DI MARIA AUSILIATRICE

Festeggiamenti in onore di San Giovanni Bosco a DELIA (Caltanissetta)

Il desiderio di questa cittadinanza è stato attuato con i festeggiamenti tributati a San Giovanni Bosco nei giorni 1, 2, 3, 4 e 5 gennaio.

Già da tempo si era costituito un Comitato che, sotto la presidenza del prof. Giuseppe Pagliarello, chiamava a raccolta tutte le energie di bravi giovani, fra i quali parecchi ex allievi dei Salesiani, al fine di promuovere i festeggiamenti da tributare al Santo. Raccolte delle somme, fu fatta costruire un'artistica statua, raffigurante il Santo fra un monello ed uno studente, pregiata opera dello scultore Runggaldier da Ortisei (Bolzano).

Il 1° gennaio, con una imponente processione, alla quale partecipavano Mons. Vescovo conte Giovanni Jacono, il clero, le autorità, il comitato e quasi tutto il popolo, veniva rilevata, alle porte del paese, la statua che si accompagnava alla chiesa madre per essere collocata in un marmoreo altare, che sarà costruito per interessamento del Comitato e che occuperà un posto principale nella chiesa.

Dal 2 al 4 gennaio veniva predicato un solenne triduo dal Salesiano don Lo Turco, che suscitava grande devozione al Santo.

Il 5 vi fu la festa solenne. Alle ore 10, con l'intervento del clero, delle autorità e di numerosissimi fedeli, Mons. Vescovo celebrava, nel maggior tempio, un solenne Pontificale. Al Vangelo, l'Ecc.mo Presule pronunziava un'omelia sul Santo, mettendo in risalto la bontà e la carità di S. Giovanni Bosco. Chiudeva l'omelia esternando il vivo plauso al comitato promotore e la fiduciosa speranza che al più presto i Salesiani possano stabilirsi in Caltanissetta per irradiare il loro apostolato su tutta la diocesi e curare così la nostra gioventù.

Nel pomeriggio aveva luogo la solenne processione, alla quale partecipava, con il Vescovo, quasi tutto il popolo.

a DESANA VERCELLESE

Quello che fino a ieri era un sogno, oggi, 2 febbraio, è realtà. Desana ha il suo Don Bosco.

E Don Bosco, portato dai nostri giovani, è uscito sorridente per la prima volta per le vie di Desana, che gli ha gridato fremente: Don Bosco ritorna!

Il sacro gruppo raffigurante Don Bosco, che amorevolmente abbraccia due bambini è dono del sig. Bertone Andrea della Cascina Comune, il quale oggi, circondato dai familiari e dallo suocero, sig. Bertone Francesco, da poco rimpatriato dal Kenia, scioglie il suo voto.

La statua di Don Bosco, donata all'Azione Cattolica maschile, che da lui s'intitola, sarà portata in sede e veglierà vigile sugli iscritti.

Come S. Giovanni Bosco ebbe tutte le simpatie e cure per il popolo; così oggi il popolo ha saputo manifestare a Don Bosco santo l'indefettibile suo attaccamento.

Banda musicale, fiori, canti, tutto fu per Don Bosco. Un particolare: i bambini e le bambine delle Scuole Elementari hanno cantato assieme alla banda l'inno di Don Bosco, tra la commozione di tutti i presenti.

Ringraziamo il sig. Bertone e tutti gli offerenti con le collettrici De-Grandi. Che San Giovanni Bosco ci tenga sempre la sua mano sul capo e tutti ci benedica.

VIGEVANO - San Giovanni Bosco, protettore degli Oratori Diocesani.

S. E. Mons. Antonio Picconi, il 22 gennaio u. s. ha rivolto alla Diocesi il seguente appello: Siamo prossimi alla festa di Don Bosco, il grande educatore della gioventù. Le parrocchie e gli Oratori diano risalto alla celebrazione di questa magnifica figura di Santo che della salvezza dei giovani ha fatto ideale di vita. Perciò il 31 di questo mese e la domenica 2 febbraio si ricordi ai giovani ed ai fedeli S. Giovanni Bosco pregandolo affinchè in mezzo a tanto turbamento di coscienze le giovani nostre generazioni crescano nell'intemeratezza, nell'onestà, nella santità cristiana. E aderendo all'invito dell'Opera Oratoriana Diocesana nominiamo S. Giovanni Bosco protettore dei nostri Oratori ad auspicio della loro missione e della loro prosperità.

NOVENA

consigliata da S. Giovanni Bosco per ottenere grazie e favori da Maria SS. Ausiliatrice.

1° Recitare per nove giorni: tre Pater, Ave, Gloria al SS. Sacramento con la giaculatoria Sia lodato e ringraziato ogni momento il Santissimo e Divinissimo Sacramento, tre Salve Regina a Maria SS. Ausiliatrice con la giaculatoria Maria Auxilium Christianorum, ora pro nobis.

2° Accostarsi ai SS. Sacramenti.

3° Fare un'offerta secondo le proprie forze per le Opere salesiane.

4° Aver molta fede in Gesù Sacramentato e in Maria SS. Ausiliatrice.

ORAZIONE DI S. BERNARDO

Ricordati, o piissima Vergine Maria, non essersi mai udito che sia stato abbandonato chi ha ricorso a Te, implorato il tuo aiuto, chiesto il tuo soccorso. Io, animato da tale confidenza, o Madre, Vergine delle Vergini, a Te ricorro, a Te vengo, peccatore contrito, dinanzi a Te mi prostro. Deh, o Madre del Verbo, non sdegnare le mie preghiere ma ascoltale propizia, ed esaudiscimi. Così sia.

(Indulgenza di tre anni ogni volta che si recita; Plenaria, una volta al mese se si recita tutti i giorni e si compiono le altre pratiche prescritte per le indulgenze plenarie).

Grazie attribuite all'intercessione di MARIA AUSILIATRICE e di S. GIOV. BOSCO

Raccomandiamo vivamente ai graziati, nei casi di guarigione, di specificare sempre bene la malattia e le circostanze più importanti, e di segnare chiaramente la propria firma. Sarà bene, potendolo, aggiungere un certificato medico.

Non si pubblicano integralmente le relazioni di grazie anonime o firmate colle semplici iniziali.

Un camion mi passò sull'addome.

Ritornavo dal lavoro a tarda sera con mia moglie ed un amico quando, al passaggio di un ponte, per metà ostruito per i lavori in corso di allargamento, sentimmo a distanza l'avvicinarsi di un automezzo che procedeva a tutta velocità. Prudentemente, data la posizione pericolosa in cui ci trovavamo, ci portammo in posizione più sicura e fuori dal passaggio dell'autocarro. Questo, arrivato a 10 metri dal ponte a tutta velocità, accortosi dell'ostruzione parziale, frenò violentemente, ma, per la forte velocità, perdette la direzione e, deviando di 90 gradi, si portò nella posizione di fronte a noi.

Continuando nella sua corsa sfiorò mia moglie, buttò da un lato il mio amico e, colpendomi in pieno, scaraventò me giù per la scarpata di scarico. Poi, seguendomi nella sua corsa, mi raggiunse, mi passò sull'addome con la ruota anteriore e posteriore, e solo per miracolo non mi rese all'istante cadavere. Lasciatomi in piena coscienza, potei parlare e farmi individuare da chi, in seguito all'all'arme dato da mia moglie rimasta sola sulla strada, era venuto in nostro soccorso.

Si noti che il camion aveva una portata di 20-30 quintali, e perciò mi passò sull'addome - attutito, è vero, dal terreno smosso e dalle gomme - un peso di circa 7 quintali. Portato all'ospedale ed operato in extremis, dopo che mi furono impartiti i Ss. Sacramenti, nessuno fece mistero delle mie condizioni disperate a segno da appoggiarsi ormai solo più alla bontà del Signore. Venne allora da me un Salesiano da Valdocco, il quale, preso lo spunto dalla novena dell'Immacolata in cui ci trovavamo, esternò la sua fiducia nell'intercessione di Maria Ausiliatrice e di S. Giov. Bosco promettendo di pregare e di far pregare allievi ed ex allievi per me, ex allievo della Casa madre, invitando noi pure alla preghiera.

Fu una gara nel pregare in pubblico ed in privato. Il Salesiano mi portò la reliquia ex ossibus di S. Giov. Bosco da baciare ad intervalli, e, fra lo stupore generale, riuscii a subire un secondo intervento operatorio a distanza di soli quattro giorni dal primo. Ormai però il Signore, per la intercessione di Maria SS. Ausiliatrice e di S. Giov. Bosco, mi aveva nuovamente ridata la vita, ed io guarii del tutto. Ora, a due mesi dal sinistro, ho ormai ripreso le mie occupazioni senza sentire il benchè minimo disturbo.

Ringrazio pubblicamente Maria SS. e S. Giov. Bosco per tanta grazia, affinchè chi legge quanto sopra, si accenda d'amore e di fiducia in Maria Ausiliatrice e in Don Bosco, veri nostri intercessori anche nei casi disperati.

Torino 30-1-1947.   PONTE ALFREDO.

Liberato da peritonite acuta.

Anche per me Don Bosco ebbe un pensiero gentile. Affetto da peritonite acuta, i medici dubitavano della mia capacità a superarla.

Mia madre, affranta dal dolore, non poteva rassegnarsi a perdere l'unico suo sostegno e scongiurava in tutti i modi il disastro che fatalmente pareva delinearsi a mio riguardo. Una cara signora vicina, che già ebbe a sperimentare la bontà di Don Bosco, le diede una immaginetta-reliquia del Santo, perchè me l'applicasse sulla parte ammalata e nello stesso tempo consigliò di iniziare una novena allo stesso Santo.

Non avevo neppure terminata detta novena che, dopo essermi stati tratti ben otto litri di liquido, il pericolo cessò d'incanto. Oggi mi trovo bene più che prima.

Riconoscenti, inviamo un'offerta a Torino e preghiamo il caro Santo che ci stenda sempre la sua santa mano, apportatrice di grazie e di benedizioni.

Maletto, 18-IX-1943.   CASERTA ALFIO.

La nave in mezzo alle bombe.

Desidero rendere pubbliche grazie a Maria Santissima Ausiliatrice e a San Giovanni Bosco per la continua protezione avuta durante la guerra, tanto che malgrado mi fossi trovato molte volte in mezzo ai bombardamenti, senza contare i combattimenti sostenuti dalla mia piccola nave contro aerei nemici, che ci mitragliavano, sparando da bassa quota nei mari di Sicilia, ne uscii sempre illeso, io e l'intero equipaggio di cui facevo parte in qualità di mitragliere. In quei momenti sempre invocai la Madonna, con viva fede nella sua potenza.

Ma fu in una luminosa giornata dell'aprile 1943 nel porto di Trapani che fui visibilmente protetto dall'aiuto dell'Ausiliatrice. Al sibilo della sirena d'allarme gli astanti non vollero dare importanza dicendo che, come tante altre volte, gli aerei non avevano per obbiettivo le nostre navi e il porto di Trapani, ma bensì Palermo e Messina. Ma io non posi ascolto a ciò, ed invocai appunto la nostra Mamma Celeste. Fu un istante! Gli apparecchi, che si elevavano ad altissima quota e che, data la limpidezza del cielo erano pressochè invisibili, essendo percettibile solo il rumore, sganciarono il loro carico di morte senza che le batterie di difesa avessero il tempo di fare un colpo. Si sentì ad un tratto il sinistro sibilo delle bombe e poi terribili esplosioni, che dall'imboccatura del porto si avvicinavano sempre di più. In quegli istanti vidi uomini, che si professavano miscredenti o atei, invocare piangendo la Madonna e i Santi, che essi veneravano senza volerlo ammettere. Tutto fu travolto e dilaniato, navi, banchine ed impianti, con rapidità paurosa. Una bomba cadde a due metri circa dietro la poppa della nostra navicella strappando gli ormeggi e spingendoci alcuni metri più avanti, proprio in tempo per farci schivare un'altra bomba caduta, subito dopo, dove noi eravamo ormeggiati. Al nostro fianco vidi sparire completamente un veliero, centrato in pieno, seguendo la sorte di alcuni dragamine e navi tedesche che, dal lato opposto, furono affondate o gravemente danneggiati. Mi non bastava ancora; un mucchio di pietre squadrate per riparare il porto, che si trovava sulla banchina fu centrato, e una pioggia di sassi cadde tutto intorno dando gli ultimi ritocchi di rovina, fracassando e uccidendo. Noi eravamo in coperta, ed inebetiti assistevamo alla scena invocando unanimi l'aiuto divino. E fummo miracolosamente illesi noi e la nostra nave.

In quei momenti terribili ebbi chiara e netta la sensazione che noi eravamo dei miracolati, ed anche i più spregiudicati uomini dell'equipaggio dovettero ammetterlo.

In seguito, anche in Germania, per tutta la durata della mia prigionia, uscii illeso da bombardamenti ininterrotti e da mille altri pericoli come la fame e la fucilazione.

La mia famiglia tutta è devota all'Ausiliatrice e a San Giovanni Bosco e con gli scampati pericoli durante la lunga guerra fummo largamente ricompensati.

Grazie dunque, o Maria Ausiliatrice per la tua bontà e per l'ausilio che dài ai tuoi devoti.

Torino, 13-III-1946. PETRINETTO VINCENZO.

PERUGIA - TRE GRAZIE PARTICOLARI. Nel periodo tragico della guerra, trovandomi in grave angustia per la mia famiglia, mi rivolsi con viva fede e fervorose novene al S. Cuore e a Maria Ausiliatrice per l'intercessione del mio caro padre e protettore S. Giov. Bosco affine di ottenere aiuto e conforto promettendo di far pubblicare ogni cosa sul Bollettino Salesiano qualora fossi stata esaudita. Diverse furono le grazie ricevute ed eccomi quindi a mantenere la promessa.

I - Due miei fratelli, allievi uff., universitari, in seguito all'armistizio, si diedero fuggiaschi per non cadere nelle mani dei tedeschi. Essi per circa sei mesi rimasero nei boschi e nelle grotte delle montagne del Molise, cibandosi di erbe selvatiche e di qualche tozzo di pane chiesto per carità in case di poveri pastori. Più volte furono inseguiti e fatti segno a fucilate, ma sempre prodigiosamente rimasero incolumi, fino a quando poterono raggiungere un'armata americana, con i cui soldati dovettero combattere aspramente sul fronte di Piedimonte d'Alife e Cassino, esposti a gravissimi pericoli sotto violenti bombardamenti nemici, ma, per grazia specialissima della Madonna e per l'intercessione di S, Giovanni Bosco continuamente invocato, terminato il pericolo bellico, furono congedati e rimandati in famiglia sani e salvi, dove giunsero inaspettati poichè da circa un anno li piangevamo per morti, data la privazione di ogni notizia.

II - Il più grande di questi miei due fratelli, di nome Giulio Coletta di 22 anni, per le enormi privazioni e stenti e sofferenze sostenute nel tempo di vita randagia, si ammalò di ulcera duodenale perforante, per cui fu ricoverato d'urgenza dovendo subire l'operazione difficilissima. I professori non assicuravano l'esito felice, tuttavia si volle tentare la sorte.

Durante l'operazione sopraggiunsero terribili emorragie causate da avvelenamento, che non accennavano a cessare, per cui l'operazione non si poteva continuare, e il povero paziente, che ormai aveva un taglio aperto di circa 25 cm. tra stomaco e intestino, soffriva atrocemente con convulsioni e spasimi inauditi.

Il caso era più che mai disperante; gli stessi dottori avevano deciso di abbandonarlo perchè credevano vana ogni speranza di poterlo salvare. Continuata l'operazione, sopraggiunse nuovamente l'emorragia che durò un giorno e una notte in modo da dissanguarlo completamente. Con esito favorevole si poterono poi fare trasfusioni di sangue, e dopo un mese di cure intense fu ricondotto in famiglia fuori pericolo, ma sempre sofferente allo stomaco, ed esaurito in maniera incredibile. Animata allora dalla più viva fede incominciai nuove novene per ottenere la completa guarigione, e con grande soddisfazione potemmo vedere gradatamente rifiorire il povero giovane, il quale potè riprendere gli studi e sostenere qualche esame.

III - I miei genitori e sorelle furono miracolosamente salvati da un violento bombardamento avvenuto a Sulmona ove risiedono; diversi palazzi attigui alla loro abitazione crollarono ed essi rimasero completamente illesi. Furono anche preservati dal saccheggio dei tedeschi in momenti pericolosissimi.

Rendo dunque mille grazie al buon Dio di tanti doni, e tutta la mia riconoscenza alla dolce Ausiliatrice nostra e a S. Giovanni Bosco inviando un'offerta per le Opere Salesiane.

21-III-1946.   Suor RINA COLETTA.

GIAROLE - NEL GIORNO DESIDERATO. Mio fratello doveva incominciare la vendemmia e aveva i buoi ammalati di afta, per cui non poteva usarli per il trasporto delle uve. In quei giorni mi ero recata da lui per avere granaglie, ed egli mi disse: « Ti dò ciò che desideri, purchè tu mi ottenga di poter adoperare i buoi per giovedì s; ed era già domenica. Promisi di pregare e far pregare la nostra Celeste Ausiliatrice e S. Giov. Bosco, di cui mio fratello è tanto devoto, perchè, per la gloria di Dio e il bene dei miei cari, volessero intercedere presso il buon Dio e ottenere quanto egli desiderava. Facevo intanto promessa di far pubblicare la grazia e di consigliare il fratello a fare un'offerta in ringraziamento. Oh! bontà di Maria, Aiuto dei Cristiani e del suo fedel Servo Don Bosco! la grazia venne proprio al giorno desiderata.

Mio fratello, riconoscente per un sì pronto intervento celeste, manda a mezzo mio un'offerta, e chiede dai celesti Intercessori continua protezione sulla famiglia; e la sottoscritta mantiene la promessa di far pubblica la grazia, perchè quanti si trovano nella necessità, ricorrano con fiducia ai nostri celesti Protettori.

21-1-1947.   Suor A. C. Figlia di Maria Aus.

Lidia Lorenzini in Chiaravalli (Milano) ringrazia D. Bosco Santo e manda l'obolo della sua offerta per le Opere Salesiane per l'ottenuta guarigione da una lunga e grave malattia polmonare.

Ringraziano ancora della loro intercessione Maria SS. Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco:

Novarese Bassignana Maddalena (Desana) per grazia ricevuta. Monti Anna (Mazzè Canavese) per evitata operazione. Tedesco Antonietta per la segnalatissima grazia ricevuta. Sentheim Rocca Maria per la licenza liceale ottenuta dal nipote.

Calcagno Francesco (Carrù) perchè accerchiato dai tedeschi fu salvo invocando Don Bosco Santo!

T. D. (Aosta) per aver potuto evitare una grave operazione... Aimetta Lucia (S. Sebastiano di Cuneo) perché gravemente ammalata di pleurite e prossima a diventare madre guarì solo per intercessione della potente Ausiliatrice dei Cristiani e di San Giovanni Bosco.

Bettega Menino (Masi) perchè grazie alla bontà paterna di Don Bosco Santo potè superare una forte emorragia che l'aveva ridotta in fin di vita col pericolo di lasciare orfani ben dieci teneri figli!

Cooperatrice Salesiana pel felice esito di un difficile esame e invoca benedizioni per sè e famiglia.

Carelli Giulia per ritorno del marito dopo 50 mesi di servizio militare.

Silvini Maria pel ritorno del figlio dalla prigionia. Cagni Don A. per l'ottenuta guarigione.

De Palma Vincenzina per aver scampato la mamma da una crisi cardiaca.

Fam. Fournier per la protezione accordata al figlio durante tutta la guerra.

Tommasi Olga pel buon esito dell'esame del nipote. Vignolo M. (Cavour) pel felicissimo esito di operazione di appendicite.

Guerrini Ester per la riconquistata salute.

Menta Giulia pel buon esito di operazione di fibroma. Bruttomesso Antonietta pel ritorno del marito dalla prigionia.

Gritti A. perchè rimasto incolume durante aspra lotta per mettere in fuga cinque rapinatori.

Scianca Angelo scampato a certa morte.

Bonetti Celeste (Molveno) pel sospiratissimo ritorno dei figlio dalla prigionia in Jugoslavia.

Urcia Rina pel ritorno del marito sano e salvo.

Mazzoli Ubaldo per la prodigiosa guarigione di Giancarlo. Marengo Giovanni (Diano d'Alba) per la protezione e i favori ricevuti in penose circostanze della vita.

Osella Agostina per la grazia ricevuta.

Mina Maria Anna (Savigliano) per la segnalatissima grazia ricevuta.

Bottici Braccini Alda (Collesalvetti) per aver potuto avere notizie del marito prigioniero di guerra.

Cammusso Adelina (Torino) per grazia ricevuta.

Fieschi Rina (Giaveno) pel miglioramento in salute di un caro infermo.

Pon Luigia (Pinerolo) per la guarigione della sorella.

Suor Giuseppina (Pinerolo) per la scomparsa di gravi dolori. M. V. (Firenze) per le molte grazie ricevute. Varetto C. V. (Rivalta) per la miracolosa guarigione di una cara bambina.

Vaschette Faustina (Torino) per ottenuto miglioramento in salute.

Albini Roberto (Napoli) per l'ottenuta guarigione del figlio. Rigotti Giustina (Montalto Torinese) per le varie grazie segnalatissime ricevute dalla Vergine Ausiliatrice!

Grazie attribuite all'intercessione del VEN. DOMENICO SAVIO

Ritornò la floridezza.

Affetto, da più di tre anni, da un male che andava minando, inesorabilmente, la mia discretamente robusta fibra, ero ricorso a cure mediche e a mille espedienti empirici, ma sempre inutilmente. Accettata, da prima, l'infermità con spirito di espiazione, quando più palesi si fecero i sintomi di un deperimento generale preoccupante, mi aggrappai alla preghiera. Decisi tuttavia di ricorrere ad uno specialista, ed ebbi in risposta, che l'unica via per guarite completamente era quella di sottoporsi ad un atto operatorio. Fu allora che mi rivolsi al Venerabile Domenico Savio con una novena fervida di speranza: dovevo però esser beffato e rimbrottato da chi avrebbe voluto ch'io subissi l'operazione. Non mi scoraggiai; aumentai la mia confidenza fiduciosa nel Venerabile giovinetto ed iniziai una seconda novena, promettendo di far conoscere, con la pubblicazione della grazia, la sua potenza di intercessione presso Dio e di piegare, ogni giorno, per la sua beatificazione. Prima che questa seconda novena avesse termine, i sintomi più gravi e specifici del male cessarono completamente, e le condizioni generali apparirono migliori. Con la guarigione completa ritornò la floridezza. Ed oggi, dopo più di due anni, direi, di collaudo, riconoscentissimo, sciolgo la prima promessa, mentre rinnovo la seconda, cioè di pregare sempre perchè presto sia elevato agli onori degli altari. Felice se con la presente pubblicazione potrò acquistare un solo devoto di più alla cara figura di questo Giovane, nel quale la santità del Padre s'addolcisce dei più bei colori dell'alba.

S. Cipriano, 9-VII-1946.   NINI BERTO.

D. Zambelli (Bergamo) - Per intercessione del Venerabile Domenico Savio ottenni prontamente la guarigione in seguito ad una caduta che poteva avere conseguenze gravissime.

Famiglia Barengo Lorenzo (Torrazza Piemonte). - Conforme a promessa intendo rendere di pubblica ragione il mio grazie più vivo al Venerabile Domenico Savio per la protezione tutta particolare riservata a mio figlio, durante i lunghi anni di servizio militare.

All'inizio di questa terribile guerra lo affidai alla Sua protezione, promettendo pure una modesta offerta se me lo avesse trattenuto in Italia e ricondotto a casa salvo. La mia fiducia non venne delusa. Più volte difatti mio figlio vide tutti i suoi compagni partire per fronti particolarmente pericolosi, dai quali ben pochi tornarono. Egli stesso ricevette l'ordine di partire che però all'ultimo momento veniva inspiegabilmente revocato. Non solo non venne mandato fuori d'Italia, ma, salvo breve parentesi, passò la maggior parte del suo servizio in località vicina alla famiglia, e soprattutto potè evitare tanti pericoli negli ultimi mesi che precedettero la liberazione.

Riconoscente per tanta protezione invio modesta offerta, invocando su mio figlio e su tutta la famiglia la continua assistenza di Domenico Savio.

Coniugi R. Dago (Novara) - Dopo lunghi mesi di ansiosa attesa e di fervide invocazioni al buon Dio, iniziammo una novena al Ven. Dom. Savio perchè ci facesse pervenire qualche notizia del figlio Mario. Dopo pochi giorni ecco che ci giungeva una sua lunga lettera dove ci dava esaurienti notizie di sè.

Luigino Dellacasa (Torino) - Col cuore pieno di riconoscenza al Ven. Domenico Savio per scongiurato pericolo di grave malattia, invio questa piccola offerta, con preghiera che venga pubblicata la grazia.

Grazie attribuite all'intercessione del Servo di Dio DON MICHELE RUA

Non fu sordo alle nostre preghiere.

La nostra bambina Lucia, all'età di cinque mesi cadde ammalata. Malgrado le cute più premurose, la piccina si andò ognor più aggravando fino a quando, dichiarata ormai perduta dal medico curante, si volle esperire l'ultimo tentativo trasportandola all'Ospedale infantile Regina Margherita per essere sottoposta ad intervento chirurgico. Anche i medici dell'ospedale, confermando il giudizio del medico curante, dissero chiaro che non c'era più alcuna speranza di poter strappare alla morte la nostra figlioletta.

In preda al più straziante dolore, ricorremmo pieni di fede a Don Rua, con l'intenzione dichiarata che la guarigione della bambina dovesse servire per la Beatificazione del Servo di Dio.

D. Rua non fu sordo alle nostre preghiere e la piccola Lucia, operata d'urgenza di laparatomia addominale, in brevissimo tempo, con gran meraviglia dei medici stessi, guarì ed ora gode ottima salute.

Col cuore pieno di riconoscenza al gran Servo di Dio per la grazia così segnalata, facciamo la nostra offerta per le opere Salesiane esprimendo il desiderio vivissimo che la grazia venga pubblicata a gloria del primo Successore di D. Bosco.

Torino.   BORGARELLO GIUSEPPE E MARIA.

Barello Cristina (Torre Bairo) - Mia figlia si era ammalata gravemente, a rischio di perdere la vista. Raccomandata alle preghiere del Servo di Dio, D. Rua, migliorò e in breve tempo guarì. Riconoscente offro un'offerta e lo prego per altre grazie.

NECROLOGIO

Salesiani defunti:

Sac. BESNATE LUIGI, da Somma Lombardo, † a Treviglio il 31-1 u. s. a 67 anni.

Direttore dei nostri Istituti di Faenza, Alassio, Parma, Milano, Treviglio, e per sei anni Ispettore delle case del Veneto, con la sua competenza scientifica, il suo carattere sereno, la bontà del suo cuore, la sua passione per l'insegnamento e la rettitudine del suo spirito salesiano, conferì ovunque prestigio alla scuola, incremento all'opera e fervore alla vita salesiana con l'esempio del suo studio, della sua pietà e della sua fedeltà al dovere.

Sac. MICHELANGELO RUBINO, da Minervino Murge (Bari), † a Roma (S. Cuore) il 26-x-1946 a 77 anni.

Allievo dell'Oratorio di Torino negli ultimi anni della vita di Doti Bosco, si legò al Santo con generosa dedizione. Lasciò particolare ricordo di se nella direzione della nostra scuola italiana di Smirne, dell'Oratorio di Trieste e delle Case di Porto Said e del Cairo. Ma il suo più ardente apostolato l'esplicò nel servizio della Patria come Capitano Cappellano dei Bersaglieri prima, poi come Ispettore Capo dei Cappellani militari ai quali prodigò la più cordiale assistenza e l'esempio di una intemerata vita sacerdotale fervente di zelo pel bene dei soldati.

Sac GRACI SALVATORE, da Licata (Agrigento), † ivi il 17-XI-1946 a 66 anni.

Sac. VINCENZO FELICE, da Romano Canavese (Torino), † a Barcellona (Spagna) il 25-XI-1946 a 64 anni.

Sac. MAQUIERA SILVERIO, da Astudillo (Spagna), † a Valenza-S. Antonio (Spagna) il I-XII-1946 a 51 anni.

Sac. PULIDO FIQUEREDO LUIGI MARIA, da Iza (Colombia), † a Sitio Neuvo (Colombia) il 2-VIII-1944 a 39 2nni.

Sac. BILONI GIOVANNI, da Castrezzato (Brescia), † a Pallarat (Australia) il 31-VII-1946 a 39 anni.

Sac. DIEZ SERGIO da Bàrcenas del Ebro (Spagna), † a Los Teques (Venezuela) il 9-VI-1946 a 30 anni.

Sac. LOBINA EFISIO, da Ussassai (Nuoro), † a Cagliari il 4-1 u. s. a 68 anni.

Coad. RAMEZZANA FRANCESCO, da Ceniolo (Alessandria), † a Chieri, il 30-1 u. s. a 70 anni.

Coad. PIVA TO ANTONIO, da Polverara (Padova), † a Varese, il 2o-XII-1946 a 76 anni.

Cooperatori defunti:

Can. AMBROGIO BARTOLOMEO, † a Pianvignale (Cuneo) il 24-1 u. s. ad 81 anni.

Zelantissimo sacerdote, trascurò se stesso pel bene delle emme e mori poverissimo, lasciando ai suoi poveri quel poco che gli era rimasto. Fervente cooperatore, indirizzò parecchie vocazioni alla Società Salesiana.

Sac. NOVAIRA MICHELE, † a Carignano (Torino) il 12-XII-1946 ad 84 anni.

Allievo dell'Oratorio ai tempi di Don Bosco, seguì i preziosi consigli del Santo nella sua formazione sacerdotale. Fu solerte viceparroco in diocesi, poi, per 40 anni, cappellano del sanatorio S. Luigi ove si prodigò con ammirabile abnegazione nell'esercizio della carità. Una disgrazia stroncò improvvisaniente la vita di questo nostro affezionato cooperatore.

Sac. ACUTO PIETRO, † a Vallegioliti, il 5-1 u. s. a 76 anni.

Da 46 anni parroco di Vallegioliti, si consacrò tutto al bene della popolazione con lo spirito e lo zelo appreso nell'Oratorio di Torino da Don Bosco stesso che orientò la sua vocazione e la benedisse.

RICALDONE FEDELE, fu Vincenzo, † a Mirabello Monferrato, il 6-1 u. s. a 84 anni.

Cugino primo del Rettor Maggiore, trascorse con lui la prima giovinezza, edificando tutti per la sua bontà. Sposo veramente cristiano, ebbe da Dio dieci figli, che educò al santo timor di Dio, e tu benedetto dal Signore con la vocazione di due figliole alla vita religiosa, una nell'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice.

Cav. Uff. LOMBARDO STACHIO SEBASTIANO, † a Cremona, il 10-X-1946 a 57 anni.

Cattolico esemplare, ex allievo e fervente cooperatore, consacrò tutta la sua vita al bene della famiglia e della società, impegnando i suoi talenti anche in pregevoli pubblicazioni d'indole spirituale, di filosofia e di cultura classica.

Avv. Cav. Uff. FEDERICO JORIZZI, † a Villanova dei Battista (Avellino) il 5-VIII-1946.

Ottimo ex allievo e fervente cooperatore, nell'esercizio professionale e nelle numerose cariche amministrative si distinse per la rettitudine del suo spirito, per la singolare competenza, per l'integrità del carattere e la bontà del cuore.

DUFOUR ANNA, † a Cornigliano Ligure, l'11-1 u. s.

Sposa del compianto ing. Gustavo, era legata da grande venerazione a Don Bosco e da cordiale affetto per l'Opera salesiana di cui fu una delle più ferventi e generose cooperatrici. Mantenne viva nella famiglia la tradizione di amicizia di Casa Dufour col Santo e la trasmise ai figli con l'esempio di elette virtù e di innumerevoli opere di beneficenza.

BERRA MARIA, † a Busto Arsizio, l'11-II u. s.

Zelante cooperatrice, esercitava un vero apostolato per la diffusione della divozione a Maria SS. Ausiliatrice e per l'aiuto delle nostre Opere.

CHIARA GIUSEPPA in MASSA, † a Sciolze, il 24-I u. S.

Madre di nove figli, seppe crescerli nel santo timor di Dio con l'esempio di una vita profondamente cristiana, tutta dedita alla famiglia ed alle opere di carità, e si meritò la vocazione di due figlie all'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice.

DA PARMA ULISSE CARLO, † a Torino, il 10-III u. s. a 79 anni.

Padre esemplare seppe dare un'educazione veramente cristiana agli undici figli e fu benedetto da Dio con la vocazione di uno di essi alla Società Salesiana, tre figlie all'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice ed una all'Istituto del Sacro Cuore.

Altri Cooperatori defunti:

Accatino Paola, Frassinello M. (Aless.) - Alpa Montainti Ernesta, Roccagrimalda (Aless.) - Anselmi Fiorenza, Brez (Trento) - Apolloni Antonio, Carri (Vicenza) - Arossa Luigi, Costipliole d'Asti (Asti) - Bagna Luigi, Cortandone (Asti) - Baraffa Giuseppe, Gualdo Cattaneo (Perugia) - Bartiromo Domenico, Roma - Bich Regina, Valtornanche (Aosta) - Brunelli Luigi, Fivizzano (Massa Car.) - Cainelli Carmelita, Lodrino (Brescia) - Candotti Emilia, Ampezzo (Udine) - Carlando Evasio, Castelletto Scazesso (Aless.) - Castellucci Pergentina, Castiglion Fiorentino (Arezzo) - Cavalieri Giacomo, Capranica (Viterbo) - Chiappino Maria, Silvano D'Orba (Aless.) - Clausig Antonio, Gorizia - Celotti Linda, S. Vendemiano (Treviso) - Colonna Tonelli Maria, Rioveggio-Moratorio (Bologna) - Corrias Antonia Lula (Nuoro) - Costarelli Francesco, Catania - Dasso Mario, Roma - Fergnoni Pradelli Maria, Finale Emilia (Modena) - Ferroni Augusto, Cannara (Perugia) - FilipelloAnna, Cavaglià (Vercelli) - Fusco prof. Pietro, .S. Lorenzello (Benevento) - Galli Giovanni, Taranto - Gastaldo Margherita, Montegnacco (Udine) - Ciani Paolo, S. Sebastiano Curone (Aless.) - Grassi Giov. Battista, Bronte (Catania) - Gugliada Colombina, Carbonara Scritta (Aless.) - Innamorati Tereziano, Capranica (Viterbo) - Lanzaro prof. Salvatore, Castellamare Stabia (Napoli) Montecilfone (Campobasso) - Matteucci Santi, Montalcino (Siena) - Mele Antonio, Francavilla (Potenza) - Oggero Carmela, .S. Vittoria D'Alba (Cuneo) - Olivetti Margherita, Lanzo Torinese (Torino) - Osella Maria, Castagnole Piem. (Torino) - Pautasso Pietro, Virle Piemonte (Torino) - Petigat Pasquale, Villanova (Aosta) - Pezzati Maria, Valle Lomellina (Pavia) - l'occhiesa Matteo, Padova (Belluno) - Ponzone Filippo, Mnntechiaro (Asti) - Prato D. Giobatta, Paroldo (Cuneo) - Remano prof. Elisabetta, Valle Ceppi (Torino) -, Reverdito Adriana, Monastero (Asti) - Rastelii Angiolina, Alesandria - Rizzo Vito, Lerce - Sbotavacca Elisa, Vittorio Veneto (Treviso) - Sbrocco Palmira, Campobasso - Scionti Grazia, Acireale (Catania) - Sistu Giuseppe, Lula (Nuoro) - Vergnano Lucia, Chieri (Torino) - Ubaldi Giuditta, Trevi (Perugia).