NUMERO 9 - 1° MAGGIO 1947
I Papi e la civiltà = In famiglia: Italia, Austria, Francia = Apostolato ed eroismi di carità sotto la bufera. Dalle nostre Missioni. Cina = Culto e grazie di Maria Ausiliatrice = Necrologio = Crociata missionaria.
Donoso Cortés, dopo aver notato come la storia del Cristianesimo, e quindi della Chiesa Cattolica, si identifichino con la storia dell'Europa e della civiltà, continua: e La Storia della Chiesa è la storia del Pontificato; la storia del Pontificato con tutti i suoi splendori e le sue meraviglie, è la storia di quegli uomini inviati da Dio per risolvere, nel giorno e nell'ora giusta, i grandi problemi religiosi e sociali a vantaggio dell'umanità ».
Donoso Cortés era cattolico; ma accanto a lui si allineano uomini d'altra fede, come il protestante Ranke e l'anglicano Macaulay, che trovano nel Pontificato Romano la forza più feconda che, nel corso di due millenni, abbia agito in favore della civiltà umana.
La nascita della Civiltà Cristiana.
Nei primi tre secoli trentasei Papi suggellarono con il sangue la fede; ma anche coloro che, esuli o nascosti, salvarono la vita, sono benemeriti della civiltà perchè rappresentano la più nobile reazione alla barbarie ed alla tirannide pagana in cui s'era perduto anche il nome delle cose, sostituendo al diritto la forza e alla civiltà la corruzione.
Quando Costantino concesse la libertà al Cristianesimo, s'aprì davanti al Papato un compito nuovo: bisognava, dopo aver vinto la civiltà antica, salvarne i valori più significativi e più umani, per tramandarli alle future generazioni. E questo fu fatto: il diritto romano continuò ad essere la sorgente delle leggi con cui si governarono le genti anche quando l'Impero, incapace di adattarsi a nuove realtà e cadente d'esaurimento, crollò su se stesso; ma entro quelle leggi, talora dure e crudeli, penetrò largo soffio di cristianesimo attraverso la legislazione ecclesiastica, che aveva nel Papa la sua più autorevole sorgente, e furono più umane e civili.
Nella grande crisi ariana, difendendo il cattolicesimo a qualunque costo, il Papato difendeva la civiltà; se ne ha la controprova nel fatto, che in grande numero i barbari dilaganti sul suolo d'Europa e d'Africa che Roma aveva fatto civile, erano ariani, ma non erano stati ammansiti da quel cristianesimo a metà.
Il loro incivilimento venne più tardi, quando, per opera della Gerarchia cattolica mossa da Roma, quelle genti divennero cattoliche: allora, come ha cantato Carducci, venne la fusione tra i vincitori e i vinti; allora le rovine di Roma non sentirono più il ferro demolitore; allora i superstiti della civiltà romana ne poterono riaccendere la fiamma a cui s'illuminarono i nuovi venuti; allora sorsero nuovi popoli, che si considerarono figli di quella civiltà che avevano un giorno combattuto. Quella fusione e quella rinascita furono opera di Pontefici. Erano, tra altri, Leone il Grande che fermava Attila al Mincio e ammansiva Genserico a Roma; Gregorio Magno che pacificava, sul suolo martoriato d'Italia, i bizantini che salivano avidi dal sud e i Longobardi che, irrompendo dal nord, minacciavano fin le reliquie del vivere civile. Allora le popolazioni di Francia, di Spagna, d'Italia trovavano contro l'ingordigia e la crudeltà dei conquistatori un aiuto nel Papa o nei suoi rappresentanti. Voce e cuore, mano e vita al servizio della giustizia e della pacificazione che riconquistarono alla civiltà l'Europa e l'Africa minacciate di nuova barbarie.
In Italia quest'opera ebbe un effetto storico che merita di essere ricordato: le popolazioni che dovevano al Papa la loro vita nel senso completo della parola - poichè il Papa le aveva difese e sfamate - con moto spontaneo a Lui si donarono perchè le organizzasse in società civile: sorse così quel potere temporale dei Papi di cui nessuno fu nel suo formarsi più legittimo - perchè sca turito dalla libera dedizione dei popoli -, nè più benefico nella sua evoluzione - perchè rispondente ad un bisogno di sicurezza -, nè più provvidenziale nella sua missione - perchè nelle tristi età in cui solo la forza creava, agli occhi dei potenti, il diritto, permise al Pontefice di agire con efficacia sullo svolgersi degli avvenimenti, deponendo nel seno fecondo della storia i germi del Cristianesimo.
Così usciva, dal travaglio lungo e salutare dell'Alto Medioevo, una civiltà nuova a cui Leone III, nella notte di Natale dell'800, dava, consacrando in Carlo Magno l'impero rinnovellato, una organizzazione politica: era l'alba della cristianità. A coloro che volentieri deprecano l'influenza del Papato sull'Impero, risponde, giudice non sospetto, il già citato Macaulay: « La supremazia spirituale del Papa produsse più bene che male. In quei secoli di tenebre essa ebbe per effetto di unire le nazioni occidentali in una sola grande comunità. Le razze separate da grandi mari e da alte montagne, si riconobbero sorelle e adottarono lo stesso codice di diritto pubblico ».
La unità d'Europa, quella unità che oggi si rimpiange e si cerca invano di ricostruire perchè ci sia tolto l'incubo della imminente distruzione, fu realizzazione felice del tempo in cui il Papa poteva dire la sua parola di giustizia e di pace; chè, se i Sassoni dal Nord e gli Arabi dal Sud, non sommersero la civiltà, il merito è della comunità cristiana a cui il Pontefice, riconosciuto pastore e guida, aveva dato, nell'imperatore, una spada per difendersi.
I Papi assertori di libertà.
Contro i rigori del feudalesimo, città e campagne ricorsero ancora una volta, a Roma, mettendosi sotto la protezione di San Pietro e di vescovi ed abati che ne erano, agli occhi di tutti, i legittimi rappresentanti. Era il tempo in cui, a difesa dei deboli e degli oppressi, cuori generosi si armavano cavalieri nel nome di Dio; ed il diritto d'asilo e la tregua di Dio ponevano un limite alla ferocia dei potenti feudatari memori del sangue barbarico scorrente nelle loro vene. Ambedue le istituzioni hanno un autore: il Papa. Quando poi parve che i grandi signori ecclesiastici, divenuti servi degli imperatori e dei re, avessero dimenticato, con il servizio di Cristo e la sottomissione a Roma, la loro qualità di padri degli umili e degli oppressi, il Papato indisse la lotta delle investiture, lotta per la giustizia e per la libertà, contro l'ingiustizia e la tirannia; lotta che si illumina del trionfo e del sacrificio di Gregorio VII, che scontò, morendo in esilio, il suo amore alla giustizia.
Lottare per la libertà è tradizione incontenibile del cristianesimo. Dal giorno in cui Pietro, il primo Papa, annunciò per la prima volta il Vangelo in Roma, ove decine e centinaia di migliaia d'esseri umani gemevano in catene, una delle più disonoranti istituzioni pagane, la schiavitù, cominciò ad essere battuta in breccia: Cristo significava infatti il cadere di ogni barriera tra civili e barbari, tra servi e padroni. Assertori infaticati della libertà degli uomini furono i Papi. Voltaire, ricordando nel suo Saggio sui costumi il decreto con cui Alessandro III nel 1167 abolì la schiavitù, dice che questa sola legge dovrebbe render cara a tutti i popoli la sua memoria; ma questo Papa non faceva che ripetere una disposizione emanata da San Gregorio Magno a cui risale anche la formula di liberazione degli schiavi nella quale si ricordava che Cristo si era incarnato e fatto servo per liberarci e quindi: «si fa cosa salutare restituendo alla libertà, per la quale erano stati creati, gli uomini che la natura aveva generato liberi ed il diritto delle genti sottomessi al duro giogo della schiavitù ». Pio II, Paolo III, Urbano VIII, Benedetto XIV rinnovarono quei decreti e Innocenzo III, Onorio III e Gregorio IX istituirono gli ordini per la redenzione degli schiavi. Dal 1622 era istituita quella Congregazione de Propaganda Fide, la quale, promovendo le missioni, estendeva efficacemente la liberazione degli schiavi sotto tutti i climi.
Difesa dell'Europa.
Innocenzo III, riconosciuto dalla storia come il più grande uomo della sua età, ha il merito di aver rintuzzato l'eresia disumana degli Albigesi e d'aver fatto entrare nell'alveo della civiltà cristiana le genti ancora pagane di Prussia, Livonia e Polonia che costituivano una minaccia continua per l'Europa civile; le benemerenze insigni del grande Papa parvero allo storico calvinista Hurter una tale apologia del cattolicesimo da farlo convertire.
I comuni italiani, primi esempi di libero reggimento civile, devono la loro indipendenza alla lotta del Pontificato Romano contro l'invadente dominio del primo e secondo Federico. Ad Urbano II, che, nel Concilio di Clermont, aduna i principi cristiani contro la mezzaluna al grido: « Dio lo vuole!», l'Europa deve riconoscere il merito d'averla salvata dalla sorte toccata all'Asia Minore, alla Balcania e alla fiorente Africa del Nord, ove i mussulmani fecero deserto di ogni vita civile e cancellarono nel sangue il nome cristiano. Seguono nella grande impresa Nicolò V, Callisto III, Pio II, Pio V e splendono nella storia secolare delle crociate nomi fulgidi di gloria: Belgrado, Lepanto, Vienna, Temeswar che sono gemme della gloria pontificia.
Le sante gesta Dei impiegavano in un'impresa eroica le forze esuberanti della giovane Europa e la mettevano a contatto con l'Oriente rendendola così capace di raccogliere l'eredità culturale dell'agonizzante impero greco i cui dotti, giungendo in Occidente, suscitavano fervore nuovo di studi e di arte. Il Pontificato Romano ne fu il mecenate provvidenziale, come, con la istituzione delle grandi università medievali, era stato l'iniziatore della cultura che raccogliendo dai monasteri e dalle biblioteche i superstiti elementi antichi vi innestava i fermenti nuovi. Così, accanto all'umanesimo paganeggiante, che in nome del rinato classicismo, dimenticava la morale e derideva la fede, si sviluppa, aiutato dai Papi, l'umanesìmo cristiano che giunge, con Enea Silvio Piccolomini - Pio II - e Tommaso Parentucelli, Nicolò V e Marcello Cervini - Marcello II - al soglio di Pietro dimostrando da quell'altissima cattedra che nessun valore umano è estraneo al cristianesimo.
Un Papa darà il nome al secolo d'oro dell'Arte; ma accanto a lui si allineano altri Papi che protessero artisti, scienziati e letterati, senza dimenticare d'essere vicari di Cristo: Paolo III, Giulio II, Sisto V. Per essi Roma alla duplice corona di culla della civiltà occidentale e di centro del cristianesimo, una terza ne aggiunse, divenendo faro della cultura umanistica e dell'arte rinascimentale, custodita l'una nelle biblioteche e nei musei, splendente l'altra in innumeri monumenti ognuno dei quali grida agli immemori il nome d'un Papa.
Al tempo di Carlo V e di Francesco I una unica voce invocava pace in Europa, ed era quella del Papa per la cui opera ebbe riconoscimenti e lodi anche la mala lingua di Pietro Aretino; e solo al Pontefice si deve se, contro la volontà dei principi, il Concilio di Trento salvò le nazioni neolatine dalla folle Riforma e dalle guerre di religione. Ai Pontefici si deve riconoscere il merito d'aver lottato da soli contro le idee di dissolvimento che, unite dalla pseudo-Riforma, sfaldarono la convivenza civile e sfociarono negli orrori della rivoluzione, degno epilogo di un cammino che si volle compiere senza la guida del Vicario di Cristo. Con quel tanto di maggior giustizia di cui si fece propagatrice, la Rivoluzione confermò il valore di un messaggio che da diciotto secoli Roma non si stancava di ripetere; con i suoi orrori diede la prova di quanto sia difficile operare il bene dei popoli fuori di quel messaggio. E finì nel dispotismo di Napoleone. Orbene, mentre tutti adulavano e servivano al desposta, cui davano autorità le armi vittoriose, una sola volontà non si piegava: « Trovo - diceva Bonaparte - nel mio secolo, un prete più potente di me! »; era il Papa che, messo in catene, denunciava ancora ingiustizie e prepotenze.
Maestri di civiltà e di giustizia.
Dalla scoperta dell'America in poi la civiltà occidentale si è diffusa in tutto il mondo; essa ha popolato il Mondo Nuovo, è penetrata nella deserta Africa, ha scosso le pigre civiltà asiatiche; nel suo cammino essa non ha guardato a mezzi e dove non ha potuto pacificamente dominare si è impostò con l'opera della spada sacrificando milioni di indigeni. Una sola istituzione nel mondo ha alzato la sua voce contro questa barbarie compiuta dai popoli civili, mitigando stragi e catene: è stata la voce del Papa, presente con le missioni.
I missionari hanno mansuefatto popoli fino a ieri ribelli e li hanno incanalati nel cammino della civiltà: ai quattro angoli della terra milioni di esseri umani non maledicono più la civiltà perchè qualcuno ne ha loro rivelato, con la fede cristiana, il profondo valore umano, offuscato dai conquistatori che fecero dire a Gandhi: « il cristianesimo è molto buono, i cristiani sono molto cattivi ».
Nei tempi moderni, contro le aberrazioni del liberalismo, che ha dato ai lavoratori la tragica libertà di morire di fame, di fronte a coloro che monopolizzano la ricchezza, grandi pontefici come Leone XIII, Pio XI, Pio XII hanno rivendicata la giustizia sociale e i diritti sacri degli umili.
Tendiamo le orecchie a quella voce: è la stessa che non tacque nelle grige ore della violenza, quando tutti s'inchinavano agli idoli che calpestavano i diritti e la dignità dell'uomo; è quella stessa che nelle grandi guerre, già conclamate crociate di giustizia e libertà, ma fatte per egoismo, denunciò «inutili stragi » a servizio di volontà di egemonia e di vendetta, ed indicò ai popoli le mète sicure della pace; è quella che condannò il massacro degli inermi, che invocò pane per gli affamati e giustizia e pace per tutti.
Se quella voce rimanesse inascoltata, non più tardi di domani la storia avrà un altro documento della rovina che attende il genere umano quando, nel frastuono degli avvenimenti, non sa distinguere e seguire la strada che il Vicario di Cristo gli indica per la sua salvezza.
SOTTO LA CUPOLA DELL'AUSILIATRICE
Spedizioni Missionarie. - Non abbiam fatto funzioni solenni, come negli anni di anteguerra. Ma, con la benedizione e l'imposizione dei Crocifissi nella cappella delle camere di Don Bosco, il Rettor Maggiore ed i Superiori hanno dato l'abbraccio ad una sessantina di missionari che, tra novembre e marzo, hanno lasciato l'Italia per le seguenti destinazioni: Stati Uniti d'America, Cile, Perù, Brasile, Columbia, Cina, Messico, Portogallo, Giappone, Sud-India. Negli stessi mesi sono partite anche un centinaio di Figlie di Maria Ausiliatrice per le varie missioni di oriente e di occidente. La carità dei nostri Cooperatori è stata integrata da notevoli agevolazioni che società italiane ed alleate hanno concesso per terra, per mare e per aria.
Convegno Dame-Patronesse. -Il 14 marzo convennero all'Oratorio le Dame-Patronesse del Comitato Centrale che dedicano il loro apostolato in modo particolare alle nostre Missioni. Con la Presidente Marchesa Carmen Compans di Brichanteau Challant-Marsaglia, dopo aver ascoltato la Messa celebrata all'altare di S. Giovanni Bosco dal nostro missionario Don Cucchiara in suffragio delle Dame defunte, son passate in sala per la relazione annuale che la solerte segretaria, Contessa Maria Teresa Camerana, presentò al Rettor Maggiore chiedendo la benedizione pel nuovo programma. Don Cucchiara, prossimo a ripartire per la Cina con un nuovo stuolo di missionari, si rese interprete della gratitudine dei confratelli sparsi nei campi dell'apostolato, assicurando il ricambio di fervorose preghiere. Il Rettor Maggiore, compiacendosi di gran cuore del bene compiuto anche in questi difficili anni, confortò le Dame con una esposizione panoramica dell'incremento dell'Opera salesiana nel mondo, ed invocò sul loro programma le più ampie benedizioni.
Festa di S. Giuseppe. - La festa più solenne nel mese di marzo fu quella di San Giuseppe, cui i nostri giovani artigiani, come al solito, impressero tutto il fervore della loro divozione, dalla Comunione Eucaristica alle varie funzioni allietate da classiche esecuzioni corali. La banda inaugurò la celebrazione con un concerto, la sera della vigilia, nel cortile illuminato, e gli alunni concorsero ad una graziosa mostra professionale che fu un bel saggio del loro progresso tecnico. Il maltempo non permise le due tradizionali processioni, dell'Oratorio festivo e degli interni. Ma, due buone lotterie completarono il programma, raccogliendo offerte per gli orfani, e due filodrammatiche conclusero la giornata con graditissime rappresentazioni.
Pasqua. - Con la quarta domenica di Quaresima s'iniziò la soddisfazione del precetto Pasquale e la nostra basilica, oltre a scolaresche, ai parrocchiani ed ai fedeli, vide, fin dal lunedì di Passione, affluire a centinaia i militari del Presidio che, guidati dai loro Cappellani, passarono a compiere le loro divozioni. Abbiam notato con piacere un raccoglimento ed una devozione che rivelano la bontà dei giovani e la cura dei loro cappellani. Assai gradito il progresso anche nell'assistenza materiale, con l'arrivo del caffè caldo, che permise ai soldati di sdigiunarsi subito al termine della Messa nella stessa casa di Don Bosco.
Le funzioni della settimana santa si svolsero tra un concorso crescente di popolo, che supplì anche all'assenza degli alunni andati in famiglia per le vacanze pasquali.
Nella sola mattinata di Pasqua si son distribuite in basilica oltre 6000 Comunioni; altre centinaia nella duplice funzione per l'Oratorio festivo nella Cappella di S. Francesco di Sales e per le Associazioni parrocchiali nella chiesa succursale.
L'8 aprile, assistito da S. E. Mons. Coppo e dai Confratelli, il nostro venerando Don Giovanni Roccia celebrò all'altare della Madonna la sua Messa d'Oro.
ITALIA - Moncalvo - La prima Scuola Professionale Aziendale.
Nella nuova Casa di Moncalvo (Asti), dove alle Figlie di Maria Ausiliatrice è stata affidata la direzione e assistenza morale e tecnica delle operaie addette allo Stabilimento della Fondazione « Labor » (Manifattura di biancheria maschile), le Suore hanno aperto il 26 ottobre u. s. la Scuola Professionale Aziendale « Maria Ausiliatrice » aderente al Consorzio Provinciale dell'Istruzione Tecnica.
È la prima del genere che sorge in Italia, allo scopo di preparare, con la necessaria istruzione e formazione tecnica, le operaie specializzate dello stabilimento. Consta di un corso biennale, con insegnamento teorico pratico di taglio, confezione e ricamo, corredato dalle materie di cultura generale e di economia domestica.
Venne inaugurata ufficialmente il 23 novembre u. s. presenti il Prefetto di Asti dottor Marconcini, il Presidente della Fondazione « Labor », il dott. Rivetti delle Manifatture
Biellesi, l'avv. Muggia dell'Unione Industriali, il sig. Saglietti della Camera del Lavoro di Asti, nonchè il Sindaco e altre personalità del paese, con un gruppo di distinte Signore di Asti e del luogo.
Ricevuti dai dirigenti dello Stabilimento dott. Piacenza e cav. Pistamiglio, gli invitati assistettero ad un grazioso trattenimento offerto dalle ottanta operaie e dalle trentacinque allieve; poi passarono a visitare lo Stabilimento, e gli annessi locali adibiti ad uso scolastico, ammirando la perfetta attrezzatura d'arredamento e di materiale e l'ottima preparazione tecnica delle Suore insegnanti.
Le Signore presenti alla festicciuola, interessandosi vivamente della provvida iniziativa, che offre alle alunne insegnamento, libri e materiale completamente gratuiti, si offersero di completarne il beneficio col farsi ognuna di loro madrina rispettivamente di una delle allieve operaie, per seguirle e aiutarle nel periodo della loro formazione professionale, e sopperire alle eventuali spese che potessero incontrare.
AUSTRIA - Quando l'Austria, nel 1938, fu annessa alla Germania, i nostri Istituti, Convitti ed Oratori festivi subirono la stessa sorte che era toccata a quelli della Germania; furono, cioè, soppressi. Due case amministrate e dirette dai Salesiani appartenevano ad Enti di beneficenza. I nostri confratelli vennero allontanati e sostituiti da nazionalsocialisti. Ai Salesiani altrove furono lasciati solo alcuni locali presso le chiese che erano erette a parrocchia ed officiate dai nostri. Due Vescovi si affrettarono ad erigere a parrocchie due nostre chiese per salvare almeno qualcuno dei confratelli, che fino allora avevano esplicata la loro attività a vantaggio dei giovani o nelle scuole o negli oratori festivi e quotidiani.
Purtroppo, nel 1939, scoppiò la guerra ed allora molti confratelli, coadiutori, chierici e sacerdoti, furono chiamati sotto le armi. Ben 100 confratelli subirono questa sorte e di essi venti caddero in guerra, altrettanti sono sperduti o prigionieri; sicchè il numero dei confratelli dell'Ispettoria è notevolmente diminuito, non avendo avuto la possibilità durante la guerra di preparare nuove vocazioni.
La maggior parte delle nostre case subirono danni gravi a causa dei bombardamenti; alcune anzi furono quasi totalmente distrutte o rese inabitabili.
La bella e vasta chiesa di Amstetten, che da pochi anni era stata eretta a parrocchia, è talmente rovinata dalle bombe, che ci vorranno parecchi anni per poterla ricostruire. Le funzioni religiose si tengono nella sala del teatro, convertita in cappella, ma purtroppo insufficiente al bisogno.
Una delle Case che più ci stavano a cuore, poichè coltivava le vocazioni e aveva già dato tanti buoni risultati, è quella di Unter Waltersdorf, presso Vienna. Essa segna una particolarissima protezione di Maria SS. Ausiliatrice, poichè nel giorno della sua festa, il 24 maggio 1944, fu preservata dalle bombe, che, in numero di circa cinquanta, le caddero tutto attorno, senza che una sola colpisse l'edificio dedicato a Maria Ausiliatrice. Purtroppo però la guerra l'ha colpita in altro modo, sicchè s'è dovuto cominciare da capo. Al presente è l'unica casa, nella quale abbiamo potuto raccogliere i nostri aspiranti.
Per conforto dei nostri Cooperatori ed amici, possiamo dire che, appena fu possibile avere il materiale di costruzione, s'è ripresa la costruzione della nostra chiesa parrocchiale di Linz e, con l'aiuto del Signore, è già coperta ed ingrandita.
A Klagenfurt la casa era stata distrutta quasi totalmente; l'edificio che ospitava il nostro Oratorio con le varie sue sezioni è stato raso al suolo. Anche la casa delle Figlie di Maria Ausiliatrice con i bei locali per l'asilo infantile e per le opere di assistenza delle giovanette, furono ridotte in gran parte ad un mucchio di macerie, sia a Klagenfurt che a Linz. Ma nell'una e nell'altra città si son già ricostruiti in gran parte i locali, ed ora vi fiorisce una nuova vita. L'opera è molto apprezzata dai buoni, poichè le Figlie di Maria Ausiliatrice si dedicano con molto spirito di sacrificio al bene della gioventù femminile.
Appena finita la guerra e ritornati i confratelli nelle loro sedi, dappertutto si riprese il lavoro a vantaggio della gioventù negli oratori, nelle scuole e nelle parrocchie. I collegi sono ancora occupati dagli Alleati.
FRANCIA - L'Oratorio S. Ippolito di Romans ha celebrato il giubileo d'oro della sua fondazione nella festa dell'Immacolata dello scorso anno, con grande concorso di giovani e di ex allievi, di amici e cooperatori. Lo stesso Vescovo diocesano S. E. Mons. Pie si è degnato di assistere pontificalmente alla Messa solenne e di esaltare, con la sua autorevole parola, l'apostolato compiuto in cinquant'anni per la salvezza della gioventù. La giornata si chiuse con un trattenimento ginnico-musicoletterario durante il quale allievi e ex allievi ebbero agio di manifestare la loro gratitudine ai benefattori, ai nuovi e vecchi superiori.
(Continuazione 1° aprile, pag. 77).
Anche a Varazze la guerra ha fatto sentire i suoi disastrosi effetti. Ripetute incursioni aeree hanno seminato morti e rovine. Il nostro Collegio, il Noviziato e l'Oratorio possono dire d'aver goduto d'una protezione speciale di D. Bosco, che in questa Casa fu gravemente malato nel 1873, perché, mentre le bombe sono cadute a pochi metri di distanza tutto intorno, essi sono rimasti incolumi nelle persone e nelle cose, col solo danno dei vetri ripetutamente infranti. Così l'opera loro ha potuto continuare ed intensificarsi a pro della gioventù e dei molti sfollati specialmente da Genova e Savona.
Il Collegio accolse gli studenti fino al limite delle sue capacità: oltre duecento. Il Noviziato ospitò i nostri alunni di Sampierdarena che avevano dovuto lasciare il loro Istituto troppo esposto ai pericoli.
L'Oratorio aprì giornalmente i suoi locali non solo ai giovani, ma anche ai soldati che si succedettero nel presidio della città, offrendo loro un luogo di onesto divertimento e aiutandoli sia nel compimento dei doveri religiosi, sia nei loro particolari bisogni.
Il 10 novembre 1943, dopo un'incursione che aveva fatto vittime e gravi danni, fra i primi ad accorrere tra le macerie per portar soccorso furono il Direttore con i confratelli e i novizi, che si prodigarono senza risparmio finchè vi fu speranza di qualche salvataggio.
Più ancora fecero dopo l'incursione del 13 giugno 1944. Non erano ancora cadute tutte le bombe, che il Direttore, con diversi salesiani, sacerdoti e laici, erano fra le rovine a soccorrere le vittime. Le autorità cittadine ebbero parole di vivo elogio per l'opera prestata.
Allora il Collegio si offerse a dare alloggio e vitto ai sinistrati rimasti senza tetto. Per tutto giugno ed oltre, 45 persone ebbero in Collegio colazione, pranzo e cena, a carico del Collegio stesso che condivise con quegli infelici le sue scarse provviste. Nei locali dell'Oratorio, compresa la cappella, per alcuni mesi i senza-tetto trovarono un letto per riposarvi la notte. Molta mobilia fu messa al riparo nelle aule finchè i proprietari ebbero modo di sistemarla altrove. Gli alunni stessi fecero raccolte di indumenti e di denaro per i più bisognosi.
Nell'estate del 1944 il Collegio cedette la casa di campagna di Olba San Pietro per alloggio agli operai del Cotonificio Ligure di Varazze sfollati lassù, e per 15 giorni; dal 1 al 15 agosto, non solo li ospitò, ma procurò loro il vitto fino a tanto che non poterono avere le suore e provvedere direttamente. Gli operai rimasero lassù fino al termine della guerra ed ebbero sempre l'assistenza religiosa di un sacerdote salesiano che convisse con loro e con loro condivise la prigionia quando, dopo un rastrellamento, furono tutti condotti al forte del Giovo di Sassello. L'intervento pronto ed energico del Direttore del Collegio ottenne una più sollecita liberazione.
Per oltre tre anni, vari sacerdoti salesiani si prestarono per l'assistenza religiosa alle Colonie di bambini e bambine disseminate in città. Il Collegio ospitò pure per diversi mesi due giovani di famiglie perseguitate per ragioni di razza e li tenne al sicuro finchè fu passato ogni pericolo. Finita la guerra, diede pure ospitalità e aiuto a persone che in quei momenti avevano bisogno di essere sottratte a facili violenze, dimostrando così che la carità di Don Bosco si estende a tutti i bisognosi senza distinzione.
Anche l'Oratorio continuò ad accogliere i soldati che si avvicendarono e per un certo tempo procurò ad alcuni un'ora di scuola serale quotidiana. Coi due Circoli di Azione Cattolica, resistette contro tutte le opposizioni, e con il rinato e promettentissimo Riparto di Esploratori cattolici concorre efficacemente alla cristiana educazione della gioventù.
Le Figlie di Maria Ausiliatrice. - Abbiamo già descritto l'eroica assistenza prestata dalle Figlie di Maria Ausiliatrice, dopo la distruzione della loro casa, il 29-X-1944, alla popolazione di Forlì, insieme ai nostri Confratelli della distrutta casa e parrocchia di S Biagio. (v. Bollettino, febbraio 1946).
Anche il Convitto di Cogno, diretto dalle Figlie di Maria Ausiliatrice, si trasformò in un centro di carità per tutti. Mentre era in una buona parte occupato dal Comando tedesco, che vi aveva stanziato la Scuola militare del cosidetto « pugno di ferro », spinti dal bisogno, scendevano dalle vicine montagne i partigiani, i quali, sfidando le sentinelle e le pattuglie armate, venivano a chiedere soccorso. Oltre agli aiuti che potevano ricevere individualmente, partivano con frequenza dal Convitto viveri e indumenti, fatti, pervenire, non senza angosciose trepidazioni, fino ai loro nascondigli.
Nelle ultime settimane della ritirata tedesca, poi, giungevano a tutte le ore, a gruppi o alla spicciolata repubblicani e tedeschi stanchi e sfiniti; e anche questì venivano ristorati, e aiutati moralmente con qualche buona parola.
Altre volte ebbero contemporaneamente in casa tedeschi in fuga; ex prigionieri italiani e francesi che venivano dal Tonale a piedi, tutti piagati da far pietà; partigiani scesi dai monti e repubblicani feriti; e con l'aiuto del Signore le suore poterono provvedere prudentemente e caritatevolmente a tutti.
In seguito il Convitto divenne posto di rifornimento pei reduci della Germania, e le suore prestarono l'opera loro preparando il vitto e i pagliericci per quelli che vi pernottavano, e curando i malati, incapaci di proseguire.
Nella Casa di Berceto (Parma) dal 2 settembre al 26 ottobre 1944 trovarono ospitalità susseguendosi quasi ogni giorno donne e giovani provenienti da La Spezia e dalla Toscana in cerca di viveri. Opera specialissima di carità che pur nei brevi contatti con le molte persone accomunate dal dolore, diede modo di fare del bene, sostenendo con pensieri di fede e di speranza cristiana gli animi abbattuti dallo sconforto. La dovettero interrompere per ingiunzione del comandante tedesco della 3° Compagnia, il quale adibì i locali per la sosta delle truppe in arrivo, e per impiantarvi un'officina di riparazione per auto e motociclette.
Il 1° dicembre, partiti i tedeschi, la Casa fu occupata da bersaglieri ammalati, non gravi, ma bisognosi di riposo e di cure. Benchè non incaricate direttamente dell'assistenza, le suore non mancarono di prodigarsi spontaneamente, offrendo aiuti e servizi; e per Natale disposero ogni cosa per la commovente funzione di mezzanotte; pensando anche a un po' di ristoro che tutti consumarono in familiare serenità.
In seguito la Casa funzionò come succursale dell'Ospedale militare stanziato nel Seminario, dove due suore prestarono l'opera loro, mentre le altre si prodigarono in Casa anche per i civili che vi venivano raccolti. Fra questi fu portata in gravi condizioni una giovane donna che, in viaggio verso La Spezia, era caduta da un carro spezzandosi tre costole. Circondata d'ogni cura e di molte preghiere, potè essere salvata. Giunsero in seguito parecchie altre donne ammalate o ferite; e tutte furono assistite, confortate e preparate ai SS. Sacramenti, che alcune ricevettero dopo anni di lontananza.
In favore dei reduci ricordiamo la nuova opera assunta a Vezza d'Oglio (Brescia) con la direzione ed assistenza di un convalescenziario per ex prigionieri ed internati ammalati. Le suore vi andarono alla fine del settembre 1945 richieste e vivamente attese dagli stessi reduci ricoverati, i quali dimostrano la loro riconoscenza anche con l'assiduità alla pratica dei loro doveri religiosi. (Continua).
CINA
L'arrivo dei primi Salesiani a Pechino.
Da Shanghai il 5 ottobre 1946 Don Mario Acquistapace, eletto direttore della nuova fondazione di Pechino, scriveva al Rettor Maggiore:
Amatissimo Padre,
Dopo vent'anni ho lasciato Macau: ora sono in viaggio per Pechino. Dal mio primo arrivo in Cina e per tutti questi lunghi anni il pensiero di Pechino fu sempre un ideale ed uno stimolo, che mi faceva nascere in cuore un sentimento di santa invidia per chi sarebbe stato chiamato ad iniziarvi l'opera che Don Bosco aveva predetto. Ma non avrei mai immaginato che questa sorte sarebbe toccata proprio a me. Voglia il Signore, per intercessione di Don Bosco, aiutarmi e rendermi meno indegno dell'arduo compito.
Sto imparando il pechinese; ma nello stesso tempo mi preoccupo di rinfrancarmi nell'ambiente fervoroso e tutto salesiano dello Studentato teologico di Shanghai.
Domenica scorsa, nella chiesa del vicino Ospizio San Giuseppe è stato ordinato dall'Ecc.mo Vescovo di Shanghai il sac. Marcello Glustic, pure destinato con Don Lussi a Pechino; verrà con noi anche il coadiutore Giovanni Yu, pechinese, il quale passò otto anni con me a Macau: è figlio di antichi cristiani.
Il signor Ispettore Don Braga è atteso a Macau per la vestizione di 18 novizi. Ritorna da un lungo viaggio a Chunchino, Yunnanfu e missione di Shiu-Chow, dove predicò gli Esercizi Spirituali. Prima di accompagnarci a Pechino, egli andrà ancora in Indocina a visitare l'unico confratello che si trova là, don Petit, ed a Shiu Chow Fu per l'inaugurazione d'una nuova ala di quella Casa.
Qui a Shanghai sono rimasto ammirato dello sviluppo delle opere nostre, nonostante la grande prova della guerra.
Ma lei aspetta notizie di Macau.
Durante gli anni di separazione dai Superiori, sia di Torino come della Cina, s'intrapresero opere, che, ci fu consolante constatare, corrispondevano proprio a quelle raccomandate dai Superiori ai Confratelli con cui potevano comunicare: la cura dei ragazzi della strada e dei rifugiati, l'estensione della carità al massimo possibile. Abbiamo aiutato direttamente ed indirettamente quasi duecento piccoli portatori della terra e numerosi lustrascarpe; per più centinaia di famiglie europee rifugiate abbiamo fatto cucina interi mesi, mentre avevamo in casa circa cento giovanetti macaensi o eurasiani. A migliaia di cinesi abbiamo portato soccorso quotidianamente con distribuzioni di minestra e di altri generi alimentari. I nostri alunni giunsero a più di novecento; oltre la metà, interni. Aiutammo in asili, per mezzo delle Suore, più di millecinquecento tra bambini e bambine, tolti dai campi di concentramento o trovati abbandonati dalla polizia. Non mancarono visite azzardate di soccorso nelle vicinanze di Macau subito dopo l'invasione, ecc.
Macau raggiunse una popolazione di quasi un milione di abitanti, di tutte le nazionalità e razze. E noi ci prestammo spesso per far pervenire a tutti, senza distinzione di razza o di credo, gli aiuti necessari. Ora la popolazione è discesa notevolmente e supera di poco quella normale di prima della guerra: meno di centomila. Diminuita la popolazione, venne a mancare il lavoro ai Cinesi della città, i quali ora attraversano tempi peggiori di quelli della guerra.
Partendo da Macau i benefattori, sia Cinesi che Portoghesi, ma soprattutto i primi e fra essi numerosi pagani, vollero offrire qualcosa per la nuova fondazione di Pechino. Questo le dimostra ancora una volta quanto il nome e l'opera di Don Bosco abbiano guadagnato il cuore dei Cinesi. Il dottor Wu, Ministro Plenipotenziario della Cina presso la Santa Sede, in un discorso tenuto in occasione d'un tè in suo onore, accennò con entusiasmo a Don Bosco, e, quando seppe che era presente un salesiano, ritornò sull'argomento e ripetè più volte: «lo amo Don Bosco, lo amo molto*.
Lo stesso Ministro fu felice quando seppe dell'opera della buona stampa da noi intrapresa a Macau per le letture amene, pei classici purgati e per le letture cattoliche. Subito volle i due volumetti che avevo con me dicendo: « Per i miei figliuoli, pei quali non si sa ove trovare un buon libro, e non si può dare loro in mano soltanto la Bibbia ». Mostrò molto interesse anche per l'edizione dei classici ; come lo aveva mostrato un mese prima a Hong Kong l'Arcivescovo di Nanchino, S. E. Mons. Yu Pin, quando li vide esposti nella vetrina della portineria della Casa e li volle subito acquistare.
Sono già un centinaio di opere, tra grandi e piccole, date alle stampe. Dovemmo pure ricorrere a tipografie pagane, non riuscendo le nostre a smaltire il lavoro.
Col nuovo anno scolastico la Scuola Superiore di Yut Wa ha accresciuto il numero degli allievi. È il grande e prezioso dono fattoci da
Don Bosco durante la guerra. In Macau era la scuola cattolica più alta, contro una decina di scuole protestanti rifugiate. Nell'immediato dopoguerra, essendo diminuita del settanta per cento la popolazione scolastica cittadina ed avendo lasciato delle filiali le scuole protestanti ritornate a Canton e ad Hong Kong, anche la nostra scuola risentì assai nel numero degli allievi. Quest'anno però riprende terreno, non ostante le difficili condizioni.
La Scuola Yut Wa è di efficace aiuto all'Oratorio S. Giuseppe annesso alla parrocchia cristiana cinese. Vi si recano infatti come catechisti i giovani cattolici dei corsi superiori ed anche dei pagani e dei protestanti; essi poi sostengono l'impegno del canto domenicale della parrocchia con immensa gioia dei cristiani. È edificante udirli cantare e soprattutto insegnare il catechismo e vederli accostarsi ai SS. Sacramenti in unione ai loro professori cattolici, specialmente i nostri ex allievi.
In questo Oratorio esercitò il suo apostolato, con vantaggio suo e delle anime, il bravo giovane Giovanni Mak Kam Yun, che fu il nostro Domenico Savio. Quasi tutta la sua famiglia e parentela deve la conversione al suo esempio, alle sue esortazioni ed alle sue preghiere: le conversioni sono state trenta. Abbiamo stampato una piccola biografia dell'ottimo giovane ed è già esaurita; ne stiamo preparando una più completa.
L'Oratorio Portoghese ed il Collegio Don Bosco per gli orfani macaensi ebbe varie vicende. Ora accoglie trenta orfani, che frequentano le scuole pubbliche.
Gli ex allievi, soprattutto a Canton, negli impieghi e nelle scuole superiori e all'università ci fanno onore e ci preparano il terreno. Da un anno vi si reca un confratello per le riunioni mensili dell'esercizio della Buona Morte; questo serve a mantenerli nello spirito ed è di grande aiuto nelle lotte che debbono sostenere per la loro fede e per la loro virtù.
Anche le Figlie di Maria Ausiliatrice hanno un piede a terra a Macau, accanto all'Orfanotrofio di cui curano la cucina e le guardarobe, ed hanno aperto una scuoletta per bambine... ».
Da Shanghai a Pechino.
Un telegramma del 22 dicembre u. s. ci ha portato per Natale la prima notizia dell'arrivo dei nostri confratelli all'antica capitale cinese. In marzo ci giunsero le prime lettere che dobbiamo forzatamente sunteggiare per mancanza di spazio. I quattro confratelli preposti alla fondazione si prepararono alla partenza nel nostro Ospizio di Shanghai-Nantao.
Il 3 dicembre, festa di San Francesco Zaverio parteciparono alle solenni funzioni in onore del grande Apostolo della Cina nella chiesa di Tong Ka Dou, la vera cattedrale di Shanghai, ove i nostri aspiranti e studenti di teologia dell'Istituto Don Bosco prestarono il servizio corale. Poi ebbero la gioia di una affettuosa udienza del Cardinale Arcivescovo di Pechino, Em.mo Tomaso Tien il quale era appena giunto a Shanghai per una cura e, nonostante la stanchezza del viaggio ed i disturbi di salute, si degnò di ricevere l'Ispettore Don Braga ed il Direttore, di incoraggiarli e benedirli con grande effusione. Nello stesso giorno un altro Vescovo incontrò l'Ispettore e si fece promettere una visita anche alla sua diocesi per studiarvi la possibilità di un'Opera salesiana. Il 4, il Direttore fu invitato dal figlio del compianto Comm. Lo Pa Hong, il sig. Francesco Lo, a celebrare nell'Ospizio S. Giuseppe. Poi la piccola comitiva, in compagnia di quattro Padri delle Missioni Estere di Parma, sotto la guida dell'Ispettore, si diresse al piroscafo, una nave dell'Unrra, che il giorno stesso prese il largo. In tre o quattro giorni avrebbero potuto giungere a Trientsin, se un violento ciclone non avesse costretto i marinai a vere acrobazie per salvarla.
Passarono quindi anche la festa dell'Immacolata in mare dedicandole fin dalla vigilia una familiare accademia nella loro cabina, attorno ad un bel dipinto dell'Immacolata donato da un exallievo di Macau. L'indomani, sotto la furia del ciclone che non lasciava nè dormire nè mangiare, alcuni celebrarono a stento, tra lo spaventoso rullìo della nave; gli altri assistettero alla Santa Messa implorando fervorosamente la grazia di giungere in porto. Verso mezzogiorno il ciclone si calmò e permise ai nostri di trascorrere il resto della cara giornata in santa allegria.
Il radiotelegrafista, grato all'Ispettore che l'aveva ospitato a Nantao durante un bombardamento, trasmise per radio le notizie dei missionari a Trientsin. La nave giunse l'indomani all'imbocco del fiume che porta a Trientsin e dovette attendere a lungo il battellino che doveva traghettare i passeggeri fino alla città. Vi impiegò tutta la notte fra la ressa delle altre navi, rompendo prudentemente i lastroni di ghiaccio natanti, al soffio di un vento gelido, a 20 gradi sotto zero. A Tientsin trovarono una cappella che aveva servito tempo prima alle truppe americane, e, celebrata la S. Messa, corsero alla stazione di Tang Ku ad attendere il treno, familiarizzando subito con gli altri viaggiatori e col personale con cui intavolarono conversazione, l'Ispettore, in pechinese, il Direttore in cantonese. Sistemati comodamente in treno, arrivarono a Pechino l' 11 dicembre. Impiegati ed agenti di polizia usarono ai missionari la massima cortesia. Non avendo ancora un palmo di terra a disposizione, seguirono i Padri delle Missioni Estere di Parma alla loro residenza ove furono accolti con fraterna cordialità. La prima visita la fecero a Gesù Sacramentato nella devota cappella della casa missionaria. La sera, raccolti in una delle stanze loro assegnate, insieme con l'Ispettore, si inginocchiarono a recitare l'Ave Maria per dar così inizio, come Don Bosco l'8 dicembre 1841, al loro nuovo apostolato. Primo compito dell'Ispettore e del Direttore furono le visite alle autorità ed ai benefattori. Quanti giovanetti incontrarono per le strade! Pechino ha una moralità ancor molto elevata, una popolazione buona e semplice, tradizioni di famiglia e di società ancor molto sane. E questo fa sperare assai. Tre volte si sentirono salutare ad alta voce da garzoni, lustrascarpe e fattorini con carrelli di merci. Ottime accoglienze ovunque. Clero, religiosi, istituti, comunità e benefattori assicurarono preghiere ed aiuti. S. E. Mons. Montaigne li incoraggiò con saggie esortazioni: «Benvenuti, benvenuti! - disse - Adesso ci siete. Mai in ritardo, come non è mai in ritardo la Chiesa! Avete davanti gli anni ed i secoli per la vostra Congregazione. Mettete bene le basi ». La Superiora delle Suore di Carità spiegò la sua consolazione: « Qui a Pechino si fa tanto per le ragazze... Ma pei ragazzi non si è fatto ancora nulla... ».
Alla qualifica di salesiani non tutti capivano; ma appena sentivano il nome di Don Bosco si aprivano a manifestazioni di gioia. Il nostro Santo Fondatore è conosciuto e venerato a Pechino. La stampa ha diffuso notizie della sua vita e delle sue opere con varie pubblicazioni. In Seminario si legge la biografia scritta da Don Rufillo Uguccioni e tradotta dal nostro confratello Don Andrea Wu. Particolarmente cordiali i rev.mi PP. Gesuiti, Francescani, i Fratelli Maristi e tutto il Clero secolare. I missionari fecero visita anche a persone amiche e parenti di nostri cooperatori di Shanghai e di Hongkong che avevano dato lettere ed indirizzi. Una veneranda matrona, vedova di un nobile cinese, ad un tratto, senza sapere chi fossero, disse: « Io prego da tanti anni perchè i Salesiani vengano a Pechino ». Allora l'Ispettore: « Ma noi siamo salesiani. E siamo venuti per rimanere... ». La signora alzò gli occhi e le mani al cielo ed esclamò: « Grazie, Signore! ». Poi raccontò che un suo confessore l'aveva invitata a pregare per avere i Salesiani a Pechino a prendersi cura della gioventù. Non conosceva molto della vita di Don Bosco, ma abbastanza per apprezzarne l'opera. Al termine della visita, si inginocchiò a chiedere la benedizione di Maria Ausiliatrice, assicurando che avrebbe messo parte dei suoi risparmi a disposizione della sospirata fondazione. Anche S. E. Mons. Chang, che dovette abbandonare la diocesi nei giorni dei torbidi ed ora è Rettore del Seminario, fece loro un mondo di feste. Meno confortanti furono le visite ai terreni ed ai locali in vendita per fissare la residenza. Prezzi esorbitanti le loro possibilità. In attesa della Provvidenza, i missionari continuano a godere la caritatevole ospitalità dei Padri delle Missioni di Parma. Don Lussi si è iscritto all'Istituto Chabanel pei corsi di cinese alla scuola dei PP. Gesuiti. Il Coadiutore pechinese Giovanni Yu prende un po' pratica dell'ambiente e continua la sua formazione religiosa e catechistica. Il direttore si studia di sostituire al suo cinese di Canton quello pechinese.
La prima festa di S. Giov. Bosco.
Per la-novena in preparazione alla festa di Don Bosco vari ex allievi accorsero alla cappella della ospitale casa missionaria per le loro devozioni. Durante l'ottava di preghiere per l'Unità delle Chiese, anche il Direttore fu invitato ad officiare in cattedrale, insieme coi
« Discipuli Domini» fondati da S. E. Mons. Costantini e coi « Fratelli di S. Giovanni », fondati dal P. Lebbe. L'Ispettore è partito quasi subito per Si An, a trattare con S. E. Monsignor Vanni la fondazione di cui l'aveva pregato nell'incontro a Shanghai. Le disposizioni dei cattolici pechinesi si sono manifestate chiaramente in occasione della festa di Don Bosco. Il Parroco della Cattedrale non solo consentì ad un corso di funzioni speciali, ma offerse l'altar maggiore per tutti i giorni del triduo. Il Rettore del Seminario minore prestò il maestro di musica del seminario, ed un coro di exallievi delle nostre case del sud, ora studenti all'Università cattolica di Pechino, si assunsero il programma di canto liturgico con esecuzioni dei M.i Perosi, Pagella, Dogliani, Cimatti, Angelini, Mercadante, nonchè i salmi musicati dallo stesso Maestro del Seminario sul testo cinese del P. Allegra dei Frati Minori. La miglior propaganda la fecero i foglietti con la preghiera della novena, stampati nella tipografia dei PP. Lazzaristi, col testo corretto dal Presidente dell'Institutum S. Thomae, P. Fang, professore nell'Università Cattolica, e diffusi durante l'ottavario. Apparvero anche alla residenza Cardinalizia tre bei manifesti disegnati da un bravo ex allievo. Varie comunità religiose fecero a gara per intervenire. Il primo giorno del triduo lesse le preghiere un ex allievo pechinese. Ma i fedeli protestarono perchè leggeva troppo in fretta e non cantava il Gloria. Presero quindi a recitarle essi stessi con molta solennità e divozione. Il bilancio spirituale ha dato alcune centinaia di Comunioni. Mons. Vicario Generale, pur avendo sulle spalle il peso del governo dell'Archidiocesi durante l'assenza del Cardinale, volle personalmente curare lo svolgimento di tutte le funzioni. All'ultimo momento si volle anche la Messa cantata il 31 gennaio, ed intervennero i seminaristi a fare il secondo coro. Coronarono la funzione col canto di « Corona aurea » e « Aiuto, o Regina del popol fedel ». È facile immaginare la commozione dei nostri missionari nel sentire invocare ed esaltare Don Bosco e Maria Ausiliatrice in lingua pechinese!...
I giornali cinesi I-ss Pao e Peiping Cronicle avevano frattanto diffuso notizie di Don Bosco e dell'arrivo dei Salesiani in tutta la città. Sicchè il concorso fu consolantissimo. S. E. Mons. Montaigne ritardò un'ordinazione per assistere personalmente. Vi intervennero anche il Rettore del Seminario Maggiore, l'Assistente degli Universitari Cattolici con un gruppo di Universitari, amici e benefattori in bel numero. Fece il panegirico P. Fan dei Discepoli del Signore. I fedeli, commossi agli accenni a Mamma Margherita, domandavano quando avrebbero potuto mandare i loro figli alle scuole salesiane. Un giovinetto è partito poco dopo la festa per l'aspirantato di Nantao. Altri due attendono di essere accolti. Un benefattore provvide in quel giorno al pranzo con un cesto di carne che permise d'invitare anche quattro ex allievi. Nel pomeriggio, benedizione solenne nella « Domus Xaveriana ».
Don Bosco è stato scelto a Patrono del gruppo di Azione Cattolica della scuola media preparatoria all'Università cattolica. La sua vita e le «Letture Cattoliche » vanno a ruba. Si chiedono almeno quattro centri salesiani in città.
Le famiglie sono numerose. I bambini non sono scaltriti. I giovani conservano in larga percentuale la serenità della purezza negli occhi buoni.
Si prospetta un ottimo campo anche per le vocazioni. I nostri Cooperatori, che comprendono l'importanza della fondazione ci aiutino con le loro preghiere e coi loro soccorsi a corrispondere alla grande aspettazione.
La statua di Maria Ausiliatrice a Frascarolo.
Giornata memoranda, per il paese di Frascarolo (Provincia di Pavia e Diocesi di Vigevano), quella dell'8-XII-1946, solennizzante l'ingresso ufficiale della statua di Maria Ausiliatrice.
Venne preceduta da quattro giorni di Spirituali Esercizi per la gioventù femminile, predicati nella Casa Asilo, dove abitano le Suore di Maria Ausiliatrice, dal sig. Parroco di Gambarana Don Cesare Negri. Al mattino della festa, alla celebrazione della S. Messa, vi fu larga partecipazione anche di popolo che, sfilando davanti alla bella statua di Maria Ausiliatrice, esposta da un lato della balaustra, partecipò alla Comunione generale della Gioventù femminile. Alle ore 15,30 vi furono i Vespri solenni in Parrocchia e, dopo la benedizione della statua e la solenne consacrazione al Cuore Immacolato di Maria, si snodò la processione per le vie del paese con la statua portata a mano dalle giovani, al canto di lodi sacre. Al suo apparire sul sagrato della parrocchia fu salutata da una armonia festosa che partì dalla torre campanaria e da tutti gli astanti che fissavano la bella e maestosa figura di Maria Ausiliatrice, mai veduta in questo paese. Arrivata alla nostra Casa la statua fu deposta in luogo dove tutti potessero vederla, e il Rev. Parroco locale tenne il discorso esaltando l'opera di Don Bosco, elogiando il lavoro che vanno svolgendo le Figlie di Maria Ausiliatrice in paese, e fu ascoltatissimo. Salì poi in Cappella e ne discese col SS. Sacramento impartendo la Trina benedizione ai presenti all'aperto, non essendo possibile, pel gran numero, contenerli in Cappella. A sera vi fu la chiusura con una ben riuscita ed applaudita accademia in onore della Madonna.
NOVENA
consigliata da San Giovanni Bosco per ottenere grazie e favori da Maria Ausiliatrice.
1° Recitare per nove giorni: tre Pater, Ave, Gloria al SS. Sacramento con la giaculatoria Sia lodato e ringraziato ogni momento il Santissimo e Divinissimo Sacramento, tre Salve Regina a Maria SS. Ausiliatrice con la giaculatoria Maria Auxilium Christianorum, ora pro nobis.
2° Accostarsi ai SS. Sacramenti.
3° Fare un'offerta secondo le proprie forze per le Opere salesiane.
4° Aver molta fede in Gesù Sacramentato e in Maria SS. Ausiliatrice.
ORAZIONE DI S. BERNARDO
Ricordati, o piissima Vergine Maria, non essersi mai udito che sia stato abbandonato chi ha ricorso a Te, implorato il tuo aiuto, chiesto il tuo soccorso. lo, animato da tale confidenza, o Madre, Vergine delle Vergini, a Te ricorro, a Te vengo, peccatore contrito, dinanzi a Te mi prostro. Deh, o Madre del Verbo, non sdegnare le mie preghiere ma ascoltale propizia, ed esaudiscimi. Cosi sia.
(Indulgenza di tre anni ogni volta che si recita; Plenaria, una tolta al mese ce si recita tratti i giorni e si compiono le altre pratiche prescritte per le indulgenze plenarie).
Grazie attribuite all'intercessione di MARIA AUSILIATRICE e di S. GIOV. BOSCO
Raccomandiamo vivamente ai graziati, nei casi di guarigione, di specificare sempre bene la malattia e le circostanze più importanti, e di segnare chiaramente la propria firma. Sarà bene, potendolo, aggiungere un certificato medico.
Non si pubblicano integralmente le relazioni di grazie anonime o firmate colle semplici iniziali.
La mia Prima Messa per l'Ausiliatrice.
Il 1° ottobre 1943, dopo avere operato una vasta azione di rastrellamento in Marigliano (Napoli), i tedeschi si diedero al saccheggio e alla distruzione dei palazzi delle principali vie cittadine. In breve, ognuno degli edifici designati diventò un rogo. La chiesa direttamente fu risparmiata, ma l'attiguo palazzo era tutto in fiamme, di modo che v'era seriamente da temere che l'incendio si propagasse anche al sacro tempio. Bisognava quindi riporre almeno il SS.mo in luogo più sicuro.
Fu allora che, pur essendo stato rinchiuso in casa del Parroco tutto quel giorno, mi decisi a scendere e accompagnare il venerando sacerdote per il trasporto del SS. Sacramento.
Ma feci appena pochi passi nella via, che separa l'abitazione del Parroco dalla Chiesa, quando un soldato tedesco armato di tutto punto, intimatomi l'alt! e data un'occhiata ai miei documenti, mi invitò a seguirlo. Il Parroco, settantenne, potè continuare per la sua strada e trasportare da solo il SS.mo nella vicina Cappella delle Suore.
Io intanto, caricato su un camion con altri infelici, rastrellati all'ultima ora, fui deportato a Caivano (Napoli), ove la mia sorte fu unita a quella dei numerosi concittadini della retata del mattino.
Era ormai sera. Ci disponemmo a passare la notte in tre vagoni di quel recinto tramviario, ma il pensiero dell'umiliante condizione e soprattutto il pensiero delle famiglie e della mamma lontane gettarono in uno scoramento e avvilimento profondo.
Toccò a me allora di far coraggio ai miseri deportati, e fu in quei momenti così tristi che il ricorso alla nostra buona Madre Ausiliatrice, invocata come nostro unico aiuto nella grande prova, ci diede la forza necessaria per non lasciarci abbattere.
Ognuno fece le sue promese. Io, in quelle insonni ore notturne, pensando che, se fossero continuate quelle condizioni, l'ideale del mio Sacerdozio (dovevo iniziare in quel mese il mio 2° anno di teologia) avrebbe potuto subire una incresciosissima pausa, se non addirittura svanire per sempre, promisi alla Madonna di dire tutta per Lei la mia Prima Messa, s'Ella avesse pensato alla mia liberazione, riportandomi ai miei regolari studi teologici.
La Vergine Ausiliatrice mi esaudì subito. Al mattino seguente, dopo sole 12 ore di prigionia, io ero già fuori del campo tedesco. Con me fuggirono quella mattina stessa buona parte dei deportati di Marigliano; gli altri fuggirono nei giorni successivi. Non risulta che qualcuno dei rastrellati di quel 1° ottobre sia stato maltrattato o ucciso: chi prima chi poi, tutti ritornammo incolumi alle nostre case. La Madonna ci aveva esauditi pienamente.
E oggi che, dopo due anni, portati a termine i miei studi, ascendo per la 1° volta all'altare di Dio, con l'animo pieno di commozione profonda, offro - a scioglimento del mio umile voto - il mio primo Sacrificio Eucaristico in onore della buona Mamma Celeste, pregandola con tutta l'effusione del mio animo, che voglia essere Lei la stella propizia e sicura del mio sacerdozio.
Roma, 29-IV-1946.
Sac. Rocco NAPOLITANO.
Un corno del bove mi si conficcò nel braccio.
Il 1° luglio 1944, ritornata dai campi, stavo allacciando attorno al collo di un bove la catena che lo fissava alla greppia quando venni investita malamente dall'irrequieto animale. Un corno aguzzo mi si conficcò nel braccio sinistro rimanendo impigliato nella manica rimboccata del vestito. La bestia, sentendosi impacciata, cominciò ad agitarsi producendo lo stritolamento del braccio al gomito e trascinandomi pericolosamente. Nel pauroso frangente invocai Maria SS. Ausiliatrice. Richiamato dagli strilli di un figlioletto treenne, accorse prontamente mio figlio che, con altre persone, mi raccolse e liberò dall'animale e, dopo sommaria medicazione, mi portò all'Ospedale di Alba. Fu qui che con rinnovata fede ricorsi nuovamente in unione coi famigliari, a Maria Aus. e a Don Bosco, quando i medici temettero dover ricorrere all'amputazione dell'arto martoriato per salvarmi dalla setticemia. Promisi di fare una speciale offerta alle Opere Salesiane e di far pubblicare la grazia. Dopo 22 giorni, il pericolo di amputazione era scongiurato ed io potevo lasciare l'Ospedale proprio mentre un violento bombardamento aereo del vicino ponte sul Tanaro produceva lo sconvolgimento nell'Ospedale e tanto sgomento nei degenti.
Con animo gratissimo invio l'offerta e prego voler render pubblica la mia riconoscenza.
Diano d'Alba (Cuneo), 4-III-1946.
BOFFA GIUSEPPINA.
Di notte, ferito, tra le rotaie.
Il 15-XI-1945 di sera tornavo da Pavia a Milano sul treno. Questo si arrestò fuori della stazione Centrale, al posto di blocco n. 2. Avendo visto scendere parecchie persone e credendo di essere giunto in stazione, scesi io pure e con sorpresa mi trovai sperduto sulla massicciata delle rotaie. Il treno ripartì ed io, brancolando nel buio, feci qualche passo per avvicinarmi alla stazione inciampando continuamente da un binario all'altro per trovare la via più comoda. Mi avvidi troppo tardi della svista e, salito sui binari per orizzontarmi e volgermi verso la stazione, mentre stavo su di una rotaia, scrutando nel nel buio, esitai un momento. Quel momento mi fu fatale, poichè venni raggiunto da un locomotore che velocemente si avvicinava, e ricevetti un colpo col respingente, a tergo. Quel terribile colpo mi sbattè a terra, fra le rotaie, dove rimasi al freddo per qualche ora, in senso longitudinale, per fortuna! Poichè ero fra i binari di corsa compresi il pericolo, a cui ero esposto, e tentai di alzarmi, ma, stremato di forze, senza poterlo fare, mi rassegnai a rannicchiarmi fra le rotaie stesse. Il pericolo era grave. In un momento di lucidità mentale compresi che avrei potuto essere maciullato dai treni che fossero sopraggiunti. Ricordai allora tutte le preghiere che la mia povera mamma mi aveva insegnato da bambino ed invocai la protezione di Maria SS. Ausiliatrice e di D. Bosco. I treni passarono su di me lasciandomi incolume. Quei pochi istanti di ansia pericolosa rafforzarono la mia fede più che due anni di catechismo. Temevo l'urto di qualche catena di agganciamento delle vetture, ma anche questo, grazie all'invocata protezione, fu evitato. Quando potei chiedere aiuto venni avvistato da due lampisti, che accorsero, mi sollevarono e mi issarono su di una macchina di manovra, che mi portò in stazione, dove il capo stazione superiore aveva fatto approntare una barella, coi militi della Croce Rossa. Fui portato al Pronto Soccorso della stazione dove venni confortato alla meglio e con l'autoambulanza fui portato a casa. Il giorno dopo mi si consigliò il trasporto in una clinica onde sottopormi ai raggi X. Data la mia non più giovane età che ostacolava il rapido riassesto del mio corpo venni preso sotto il controllo e la cura di un distinto professore. Subii la gessatura della gamba destra fino al torace per 60 giorni consecutivi, dopo i quali cominciai ad alzarmi e camminare con le mie gambe. Prego pubblicare questo fatto a maggior gloria di Maria Ausiliatrice e per richiamare alla fede quanti ne fossero allontanati.
Milano, 2-V-1946. GIOVANNI ARZANO.
FEISOGLIO - DODICI ORE SOTTO UNA MITRAGLIATRICE NEMICA. Durante un rastrellamento, operato a Feisoglio, sette giovani si nascondevano in un rifugio.
Fatalità volle che i rastrellatori appostassero una loro mitragliatrice proprio sopra il rifugio medesimo.
Era il 22 novembre 1944. I sette giovani in quell'istante trattenevano il respiro, sentendo il suono delle voci e dei passi dei soldati che avevano sul loro capo. L'attesa era angosciosa e terribile. Le loro famiglie, con non meno affanno, tutto vedevano e sapevano, ma erano impotenti a recare qualche soccorso.
Fu allora che s'invocò con fiducia Maria SS. Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco. Passarono dodici lunghe ore. Passò la notte, durante la quale i sette giovani udivano sul loro capo il tonfo e il passo cadenzato e forte della sentinella.
Nessuno per fortuna e per miracolo s'accorse di nulla.
Quando finalmente i soldati levarono le tende, i giovani nascosti ritornarono alla luce, un po' abbattuti, ma salvi.
Le famiglie, riconoscenti per la grazia ottenuta da Maria SS. Ausiliatrice, inviano la loro offerta promessa con preghiera che il fatto venga pubblicato.
Le famiglie: GALLO, ROLFO, e Quozzo.
ROMA - UN MALORE IMPROVVISO. Invio offerta in ringraziamento a Maria SS.ma Ausiliatrice, per la sua valida protezione accordatami il giorno 10 febbraio 1947.
Al mattino avevo subìta un'iniezione, ed ero sceso nell'aula scolastica, per la mia ora di scuola. Dopo circa mezz'ora, all'improvviso, sento offuscarmi la vista e vengo preso da forti brividi di freddo.
Mi posi tosto a letto. Per circa tre ore fui in preda a brividi così forti da far tremare persino il letto.
Prevedendo qualcosa di grave, invocai subito l'aiuto di Maria SS. Ausiliatrice, aiuto, che sentii veramente efficace.
Quando giunse il medico, constatò in me una forte intossicazione... poichè la fiala, era alquanto alterata! Superato il pericolo, ringrazio vivamente Maria SS. Ausiliatrice.
4-III-1947.
Sac. PIETRO SAVASTANO.
TORINO - UNO DISSANGUATO, UN ALTRO SCHIACCIATO CONTRO UN MURO. Il 17 maggio del '45 mio figlio Giorgio, di anni 20, fu gravemente ferito, per lo scoppio di una mina, da una scheggia che a pochi millimetri dal cuore gli trapassò il polmone sinistro. Trasportato all'Ospedale due ore e mezzo dopo la disgrazia quasi completamente dissanguato, fu dai medici dichiarato in fin di vita tanto che gli somministrarono subito i Sacramenti. Disperata, io non seppi far altro che raccomandarlo alla Vergine Ausiliatrice e a D. Bosco iniziando una novena alla fine della quale il mio figliolo fu dichiarato fuori pericolo e dopo 75 giorni uscì dall'ospedale completamente guarito.
Nel gennaio del 1946 mio genero, per una piccola graffiatura a un piede fu colpito da gravissima infezione setticemica che lo ridusse in fin di vita. Iniziata una novena alla V. SS. Ausiliatrice e a D. Bosco, ottenni subito un miglioramento e in quindici giorni la guarigione.
Infine il 23 agosto di quest'anno un altro mio figlio di 23 anni, Enrico, rimase schiacciato contro un muro dal rimorchio carico di un pesante autocarro. Trasportato d'urgenza all'Ospedale fu dichiarato gravissimo, tanto che i medici gli dettero 2 ore di vita. Giunta al suo capezzale lo raccomandai con tutto il cuore alla Vergine SS. Ausiliatrice e a D. Bosco e il mio Enrico potè, miracolosamente uscire dall'ospedale dopo soli 20 giorni.
Con animo profondamente grato ringrazio al Vergine SS. Ausiliatrice e Don Bosco per le grazie ottenute.
II-X-1946. MARIA MONTANO.
Sgrò Leonardo (Satriano) - L'11 marzo corrente anno alle 12, appena mi fui posto a tavola per desinare, venni improvvisamente assalito da una forte pressione del sangue, tale che persi ogni lume, e caddi in deliquio invocando Maria Ausiliatrice, mentre i miei familiari si dibattevano nella disperazione. Grazie alla Madonna, presto riebbi conoscenza e salute.
Ferraris Pietro (Mazio) - Colpito da grave intossicazione e febbre altissima, mia sorella, vedendomi prostrato, volle mettermi la reliquia di S. Giov. Bosco sul guanciale. Pregammo e promettemmo di essere riconoscenti per la grazia che certamente avremmo ottenuta. Sopraggiunsero altre complicacazioni alla malattia, ma le superai, ed ora convalescente adempio alla promessa, ringraziando il gran Santo e inviando una mia offerta.
B. E. (Alassio) - Mio cognato si ammalò di setticemia; quando erano perdute tutte le speranze, mi rivolsi con fiducia a Don Bosco e a Maria Ausiliatrice, e mi esaudirono.
C. F. M. (Lignana) - Mia nipote Giuseppina soffriva di un male terribile e questo male si ripeteva sovente. Non sapevamo più a chi ricorrere, e allora mi rivolsi con fiducia a S. Giovanni Bosco promettendo, nella guarigione, la pubblicazione e piccola offerta, ed egli mi ha esaudita.
Antonia Cabrele in Breda (Curtarolo) - Ringrazio Don Bosco per avermi liberata da gravi disturbi di cui soffrivo da tempo.
La famiglia Frascarolo Enrico (S. Salvatore Monf.) ringrazia la Vergine Ausiliatrice per una grazia ricevuta.
I coniugi Perona-Lavaggi (Savigliano) che già altre volte hanno esperimentato l'efficacia della devozione a S. Giovanni Bosco, giunti al punto di vedere benedetto il loro affetto di sposi con la grazia di una nuova vita, hanno ricorso al caro Santo con fiducia. Lieti del dolce evento fortunatamente coronato mercè i favori concessi da S. Giovanni Bosco, soddisfano alla promessa fatta presentando l'offerta e pubblicando il favore ottenuto.
Roffinella-Gilardi Luigina (Torino) - Il 2o marzo 1946 mia cugina Virica-Gilardi Gabriella subiva un intervento chirurgico. L'operazione fu più complicata di quanto si era previsto, a detta dei dottori c'erano poche speranze di salvarla.
Io mi rivolsi allora con fiducia a Maria Ausiliatrice promettendole di rendere pubblica la grazia. Ora è quasi del tutto ristabilita.
Maria Patrucco ved. Rota (Ticineto) - Avendo ricevuto due grazie per intercessione di Maria Ausiliatrice, di S. Giovanni Bosco e della Beata Mazzarello, ringrazio i miei celesti Protettori ed invio un'offerta.
Maria Teresa Della Rocca (Rovereto) rende le più vive grazie all'intercessione del caro San Giov. Bosco, a cui attribuisce la protezione della propria famiglia durante la guerra; ma in modo speciale per il ritorno sano e salvo, dalla durissima prigionia sofferta sotto i tedeschi, del proprio figlio Eugenio.
PER INTERCESSIONE DELLA BEATA MAZZARELLO
" È un caso - disse il dottore - incredibile ".
Faccio la seguente relazione dopo 21 anni dacchè ricevetti una straordinaria grazia della Beata Maria Mazzarello.
L'anno 1925, a mia figlia Maria Grazia, di anni 6, in seguito alla scarlattina le si generò una otite agli orecchi, aggravata da mastoidite. Il dottore dopo un po' di cura disse necessaria l'operazione; allora portai la bambina a Catania da uno specialista, che mi consigliò l'operazione in tutti e due gli orecchi. Nello stesso tempo mi fecero conoscere le difficoltà della doppia operazione che metteva in pericolo la vita stessa della mia bimba.
A sentire ciò io scongiurai il Professore a fare l'impossibile per evitare l'operazione. Ma questi mi rispose che, senza di un miracolo, l'operazione era più che mai necessaria. Alloraa mi avviai con la bambina verso casa mentre questa piangeva inconsolabilmente. Pertanto dissi fra me: - Se si opera può morire, e se non si opera, morra ugualmente! Quando è così, risparmierò tanti dolori alla mia bambina. No, voglio confidare in Dio, e , non la farò operare.
La mia Graziella frequentava allora il collegio « Spirito Santo » di Acireale, e quelle buone suore che erano venute sempre a visitarla mi consigliarono di ricorrere all'intercessione presso Dio della Peata Mazzarello. Mi diedero una reliquia da applicare alla malata ed io incominciai una novena assieme alla bambina. La notte del primo giorno della novena sognai (o vidi ?) la Beata Mazzarello che, con viso sorridente, mi faceva cenno come se volesse porgermi qualche cosa; ed io domandai: - Che cosa volete darmi? La grazia? - Ed essa fece cenno di sì col capo. Subito dopo mi fece un inchino sempre sorridendo e disparve.
Io non avevo mai visto neppure l'immagine di quella Suora, e quando poi ne ebbi una, mi accorsi che era proprio quella che avevo o sognato o visto. L'indomani venne in casa mia il dottore curante, il quale, dopo avere osservato la mia bimba, rimase a bocca aperta constatando che la mia Graziella si era liberata da quella terribile otite; non solo! ma udiva molto bene, e, quello che più gli fece impressone, fu il fatto che non esistevano neanche le cicatrici. - È portentoso - diceva il dottore - mi è successo che qualche volta la natura facesse qualche guarigione, ma un caso come questo è incredibile. - Io invece credetti allora e credo tuttora alla potente intercessione della Beata Mazzarello, che continuo a ringraziare con la mia fortunata figlia.
Catania, 2-VII-1946.
GIUSEPPINA PATANÉ FICHERA.
TORINO - ERO DISPERATA. Da alcuni anni soffrivo mal di stomaco. A nulla valsero le cure dei dottori; il mio male sempre più peggiorava. Ero veramente disperata. Mia sorella, che è tanto devota della Beata Maria Mazzarello, e dalla quale ottenne molte grazie, mi portò una reliquia e mi esortò a confidare nella Beata. Dopo la prima novena incominciai a migliorare, continuai a pregare con fervore e ora sono sei mesi che mi sento ristabilita. Piena di riconoscenza faccio un'offerta pregando la Beata affinchè continui a proteggermi.
26-IX-1946. ANDREINA STUARDI.
BORGONE DI SUSA - FU SCONGIURATO IL PERICOLO. Il 17 marzo 1944 forti dolori e alta febbre mi costrinsero a letto, mettendo la famiglia in serie apprensioni. Informata mia figlia, suora tra le F. di M. A., questa mi consigliò di mettermi sotto la protezione della Beata Madre Mazzarello. Pregammo con fede e la Beata non tardò ad esaudirci. Dopo 21 giorni di malattia acuta il dottore dichiarò essere scongiurato ogni pericolo di gravi conseguenze.
Alla distanza di otto mesi mi trovo completamente ristabilito. Ancora una volta ho esperimentato la sua valida protezione e mentre invoco che continui la sua materna bontà- sopra tutta la mia famiglia adempio la promessa di far publicare la grazia e invio un'offerta.
z8-XII-1944. ANTONIOLO GIUSEPPE.
ROMA - COME UNA BIMBA NELLE TUE MANI... Innumerevoli sono le piccole grazie che, nella vita quotidiana, io ricevetti dalla mia protettrice Beata Maria Mazzarello; ma tutte furono sorpassate dalla salvezza per lei ottenuta in quest'anno 1946. Trovandomi degente all'Ospedale di Alessandria, con un braccio rotto e ingessato, una polmonite maligna, crisi di fegato e larga scottatura di 2° grado alla schiena, io vivevo - dopo aver ricevuto il Viatico e l'Estrema Unzione - in una specie di dolce letargo, durante il quale il mio pensiero, rivolto alla Beata, le diceva soltanto: Come una bimba nelle tue mani...
E la Beata maternamente mi guarì da ogni male servendosi dell'opera sapiente dei medici curanti e dei loro coadiutori e coadiutrici.
Riconoscente desidero sia pubblicata la grazia ricevuta e invio tenue offerta per la Canonizzazione della Beata Maria Mazzarello.
Casa del Sacro Cuore, 21-X-1946.
Prof. FELICINA SACCHETTI PARVIS.
Cerruti Candida (Como) - Dalla Beata Mazzarello ricevetti sempre particolare protezione e diverse grazie, tra cui questa. Mia figlia, affetta da mal di cuore, fu guarita da crisi nervose e cardiache che qualche volta l'assalivano in forma grave. Invocò il soccorso della Beata e potè aver sollievo e protezione tanto che ora non sente più alcun disturbo.
Famiglia Turina (Cavour) - Molte volte la B. Mazzarello ha voluto esaudire le nostre preghiere ottenendoci grazie in varie circostanze. Durante il periodo bellico e particolarmente nell'ultimo biennio, quando più grave si era fatto il pericolo, raccomandammo a Lei i membri della nostra cara famiglia sparsi in vari luoghi e assai esposti ai mitragliamenti e bombardamenti.
La potente protettrice ci ha esauditi oltre ogni aspettativa: non solo non abbiamo avuto da lamentare vittime o deportazioni in campi di concentramento, ma non abbiamo nemmeno subito danni materiali.
Grati alla Beata, rendiamo pubblica la grazia, pregando per la sua completa glorificazione.
Convitto Cotonificio Valle oli Susa (Perosa Argentana) - Una suora era affetta da malattia e soggetta a facili ricadute. Ci rivolgemmo fiduciose alla Beata Mazzarello con una novena fatta da tutta la comunità ed al termine la suora era guarita. Mi è caro pure segnalare l'evidente protezione della Beata sulla casa, sul personale e sulle opere fra l'avvicendarsi di lotte cruenti e di guerriglie che infestarono questa zona nel torbido 1944. Quantunque talvolta il pericolo fosse nei pressi della casa, fummo sempre salve per l'evidente protezione della Beata Mazzarello, cui facevamo ricorso con sicura fiducia.
Riconoscente invio offerta. La Direttrice.
C. Buffa (Cavour) - Una giovane era addolorata perchè aveva tanto bisogno di riuscire a fare un lavoro e proprio, per quanto si impegnasse, non era capace a farlo. Dopo un triduo di preghiere alla Beata Mazzarello, il lavoro le riuscì facilissimo e bene.
Una donna, Rocca Maria, la scorsa primavera, fu ridotta in fin di vita (ricevette persin l'Estrema Unzione) per una grave bronchite e debolezza di cuore. Benchè i medici dicessero che non sarebbe più guarita, essendo di età molto avanzata, essa guarì invece benissimo e gode tuttora buona salute, grazie all'intercessione della Beata.
Casalegno Marcello (Barbaso) - Vivamente ringrazio per la protezione ottenuta dalla Beata Madre Mazzarello durante le dolorose vicende belliche e nei lunghi anni di prigionia.
Con animo riconoscente invio piccola offerta.
M. M. (Torino) ringrazia vivamente la Beata Mazzarello per la segnalatissima grazia ricevuta.
Suor Paolina Aloisio, delle Madri Pie di Ovada, riconoscente alla Beata Maria Mazzarello per grazia ricevuta.
Mariuccia Conte (Moncalieri) - Da tempo avevo la mamma sofferente per artrite diffusa, la raccomandai alla Beata Maria Mazzarello e mi concesse la grande grazia.
Sac. Domenico Borgiallo (Villafranca Piemonte) - Invio un'offerta per una Messa di ringraziamento alla B. Maria Mazzarello, per grazia fatta al signor Rossetti Agostino residente a Devesi di Ciriè (Torino), proteggendo suo figlio in guerra.
Le sorelle Ferraris (Pinerolo) mandano offerta per grazia ricevuta calla Beata Maria Mazzarello.
Sac. BOSELLI GIOVANNI, da Racconigi (Cuneo), † ad Alassio, il 20-II u. s. a 78 anni.
Questo modello di maestro - scrisse L'Osservatore Romano - da oltre 5o anni era la figura più illustre e più venerata di Alassio.
Aveva ricevuto l'abito clericale dalle mani di D. Bosco; aveva compiuto gli studi universitari a Genova e poi si era dedicato all'insegnamento del latino e del greco in quel Liceo di Alassio che fu il primo istituito dal Santo fondatore, e ne tenne anche, per parecchi anni, la direzione, conferendo alla scuola altissimo prestigio. Conoscitore profondo della lingua e della letteratura inglese, in seguito a ripetuti soggiorni a Londra, si era impadronito oli quella mentalità così difficile a penetrarsi che caratterizza l'indole di quel popolo, specialmente quando si tratta di non appartenenti alla Chiesa Cattolica. Con un tratto di vero gentiluomo, egli si era legato con amicizia a stolte numerose famiglie inglesi. Di molti curò l'istruzione e la conversione al Cattolicismo. Degli altri, rispettosissimo come era dei misteri delle anime, rimase buon amico, tanto che fu ripetuta la frase: « Se dovessi confessarmi, mi confesserei da Padre Boselli ». Accanto alla colonia aristocratica egli metteva sullo stesso piano i molti popolani per cui aveva la parola buona il consiglio sapiente, l'aiuto concretato in efficace partecipazione alle necessità e ai dolori.
Sac. BERNABÈ GIACOMO, da Trento, † a Linares (Chile) il 19-VII-1946 a 83 anni.
Accolto da Don Bosco come « Figlio di Maria » fu dal Santo inviato in Ispagna per il noviziato; dalla Spagna passò alla Pa- _ tagonia, poi al Cile, dedicandosi, con grande abnegazione e spirito di sacrificio, alla cura delle anime nelle missioni.
Sac. ORTOMBINA PAOLO, da Caprino (Verona), † a La Serena (Chile) il 13-VI-1946 a 77 anni.
Lavorava nell'orto quando passarono accanto alla sua casa alcuni missionari salesiani che lo invitarono ad unirsi a loro. Li seguì senz'altro. Fu in Palestina, nell'Equatore ed infine nel Cile dove raggiunse il sacerdozio e fu il consolatore degli infermi in vari ospedali.
Sac. PALADINO BENEDETTO, da Campo Ligure (Genova), † a Sampierdarena (Genova) il 24-XI-1946 a 72 anni.
Accolto nel nostro istituto di Sampierdarena mentre viveva ancora Don Bosco, divenne uno dei più esperti insegnanti dell' Ispettoria.
Sac. PONTE DOMENICO, da Cavour (Torino), † a Lima (Perù) il 30-IX-1946 a 71 anni.
Dall'Oratorio di Valdocco ove per 20 anni fu addetto alla segreteria del Servo di Dio Don Michele Rua, partì pel Perù ove trascorse il resto della sua vita soprattutto nella cura delle anime nel sacro ministero.
Sac. FRANCO ANTONIO MARIA, da Peveragno (Cuneo), † a Campo Grande (Brasile) l'8-VIII-1946 a 69 anni.
Partì ancor chierico per le missioni del Mattogrosso ove raggiunse il sacerdozio e passò il resto della sua vita nell'insegnamento e nel sacro ministero.
Sac. SPITALE MAURO, da Gangi (Palermo), † a Catania (San Francesco di Sales) il 3-1-1947 a 56 anni.
Prodigò le sue belle doti di mente e di cuore nella direzione di vari nostri Istituti curando con particolare fervore il Santuario del Sacro Cuore della Barriera di Catania.
Sac. GALLO GEROLAMO, da Caramagna Piemonte (Cuneo), † a Sampierdarena (Genova) il 2-XII-1946 a 62 anni.
Sac. CANO TEOFILO, da Purulón (Chile), † a Limache (Chile) il 26-XI-1946 a 5o anni.
Sac. MURRU GIORGIO, da Cagliari, † al Cairo (Egitto) il 14-X-1946 a 45 anni.
Sac. CUCCHI GIACOMO, da Palestro (Vercelli), † a Torino-S. Giov. Evangelista il 5-III u. s. a 54 anni.
Coad. CIPRIANI SILVERIO, da Stazzema (Lucca), † a Schio (Vicenza) il 23-X-1946 a 83 anni.
Fu dei primi salesiani inviati in Portogallo e con la sua valentia musicale attirò subito all'opera molte simpatie. Nel 1907 tornò in Italia a continuare il suo apostolato con esemplare pietà.
Coad. BERTOLAZZÌ GIACOMO, da Canobbio (Novara), † a Buenos Aires-S. Giovanni Evang. il 22-VIII-1946 a 78 anni.
Operaio veramente cristiano, conobbe i salesiani a Buenos Aires e divenne un modello di coadiutore per la sua pietà, l'amore al lavoro e la fedeltà nell'osservanza religiosa.
Coad. SOMAZA EMMANUELE, da Omono (Spagna), † a Santiago (Chile) l'11-X-1946 a 72 anni.
Coad.. CASTILLA PIETRO, da Burgos (Spagna), † a Bernal (Rep. Argentina) il 10-IX-1946 a 63 anni.
Coad. FERNANDEZ BRAVO ANTONIO, da Reinosa (Spagna), † a Santander (Spagna) il 17-1-1945 a 23 anni.
Can. Dott. Don SECONDO MORDENTI, † a Forlì il 15-1 u. s. a 73 anni.
Dotto e zelante sacerdote, resse per 34 anni la parrocchia di San Biagio, che nel 1942 offerse a noi per assicurare ai suoi parrocchiani tutti i benefici dell'Opera salesiana. Continuò però a prodigarsi nell'insegnamento e nel sacro ministero, come Arciprete del Capitolo della Cattedrale, con ammirabile fervore di pietà e di apostolato, finchè il Signore lo chiamò al premio eterno.
Avv. Dott. UMBERTO FRACCACRETA, † a San Severo, il 22-II u. S.
Nipote della fondatrice del nostro Istituto di San Severo, lascia un nome illustre nella storia letteraria contemporanea come poeta lirico, ed a noi il ricordo di una bontà squisita che gli apriva il cuore ad ogni iniziativa di cristiana carità e ad una vera predilezione per l'Opera nostra.
Comm. BERTONE FRANCESCO, † a Bova Marina (Reggio Calabria).
Insigne benefattore dei nostro locale Istituto, ne seguì per 50 anni le sorti, sostenendolo anche nei momenti più difficili con cordiale affetto e vivissima divozione a Maria Ausiliatrice ed a S. G. Bosco.
FARNEDA CATERINA ved. RIZZATO, † a Fara Vicentino, il 16-III u. s. a 78 anni.
Madre esemplare, tutta dedicata al bene della famiglia e alla educazione dei suoi cinque figli, ne donò quattro al Signore nella vita religiosa, dei quali due alla Congregazione Salesiana, uno attualmente missionario in Cina.
VIRGINIA VILLA, nata SALA, † a Saluzzo il 21-III u. S, a 91 anni.
Donna di sodi principi cristiani e di non comune energia, se ne valse per formare esemplarmente la sua numerosa corona di dodici figli, ed ebbe la consolazione di vederli crescere nel fervore dello spirito di N. S. Gesù Cristo. Affezionatissima cooperatrice, fu ben grata a Dio della vocazione di D. Giovanni e D. Paolo alla Società Salesiana, mentre altri dei suoi figlioli si consacravano all'apostolato dell'Azione Cattolica.
BERNARDI LUIGI, † ad Aldeno (Trento) il 21-I ad 81 anni.
Uomo di fede e di specchiata virtù, seppe educare come un patriarca la sua numerosa famiglia, lieto di offrire l'ultimo figlio alla Società Salesiana.
ALLAI TERSILLA, † a Rivarolo Mantovano, il 19-III 1945. Madre esemplare, fu benedetta da Dio con la vocazione di un figlio alle nostre Missioni dell'India.
GIUSEPPINA SCALABRINO ved. MALLEUS, † a Borgomanero, il 24-II u. s. ad 86 anni.
Compì la sua missione di madre con spirito di pietà cristiana e di generoso sacrificio, manifestando anche nell'ultima ora a Dio la sua gratitudine per la vocazione del figlio sacerdote salesiano.
CATERINA MORANO in MAFFIOTTI, † a Torino, il 25-II U. s.
Fervente nostra cooperatrice, beneficò in particolare le Missioni della Cina, assecondando la sua divozione a Maria Ausiliatrice ed a S. G. Bosco.
MUSSO GIOVANNI, † a Mathi (Torino) il 6-III u. S. a 92 anni.
Padre esemplare ed affezionato cooperatore, seppe dare una ottima educazione ai suoi sei figli e non esitò a lasciare il primo, Luigi, alla Società Salesiana quando il Signore gli fece sentire la divina chiamata, pur sentendone tanto bisogno per la famiglia in quei momenti difficili.
M. CESARINA CORNA-PELLEGRINI, † a Marone il 27-II u. s.
Direttrice dell'Istituto Girelli e nostra fervente cooperatrice, era la mamma delle orfanelle cui prodigava le più sollecite cure nello spirito di S. Giov. Bosco.
Sac. RUPPERE EMILIO, † a Vaprio d'Agogna (Novara) l'11-1 u. S.
Zelantissimo Decurione, ebbe la consolazione di indirizzare una diecina di vocazioni all'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice.
PROSPERINA BIGATTI STOPPINO, † a Genova il 22-II u. s. a 78 anni.
Madre di otto figli, ne curò l'educazione col più puro senso cristiano e lo spirito di Don Bosco che la famiglia, legata da personale amicizia, circondava della più affettuosa venerazione.
Fervente cooperatrice, trasfuse il suo zelo per l'apostolato in modo particolare nella figlia, Presidente dell'Unione Exallieve degli Istituti delle Figlie di Maria Ausiliatrice.
Agazzone Rosa, Carpignano (Novara) - Baldoni D. Marino, S., Arcangelo d. Lago (Perugia) - Barberis Luigi, Bricherasio (Torino) - Batticchio D. G., Cicerale (Salerno) - Baudino Giuseppina, Cicerale (Salerno) - Begoli Paolina, S. Pietro in Cariano (Verona) - Beltrami Virginia, Darzo (Trento) - Benvenuti Mario, Meolo (Venezia) - Boesch Paul, Svizzera - Bogino Guglielmo, Manta (Cuneo) - Bortolazzo Maria Mercedes, Crespano (Treviso) - Brancati Virginia, Ventimiglia Sicula (Palermo) - Cabitza Mens. Salvatore, Gornosfanadiga (Cagliari) - Callierotti Prof. Francesco, Arco (Trento) - Campari Annita, Fidenza (Parma) - Canepa Ines, Pontedecimo (Genova) - Capretti D. Armando, Budrio (Bologna) - Caramelli Felicita, Boves (Cuneo) - Carboni E., Bobbio (Piacenza) - Carpignano Giuseppe, Montiglio (Asti) - Casazza Flaminio, Casanova (Genova) - Case Maddalena, Robbio Lomellina (Pavia) - Cavaichini Maddalena, Pietra Marazzi (Aless.) - Cavalli Dirce, Cremona - Chiabaudo D. Biagio, Susa (Torino) - Ciacci D. Pietro, Siena - Cigerza Maria, Vignale (Aless.) - Citanna Michelina, Zammarò (Catanzato) - Coradino Furcher Teresa, Artegna (Udirne) - Corvi Francesco, Croce Grossa (Piacenza) - Cosa Emanuele, Torino - Costa Giuseppe Ferdinando, S. Stefano Roero (Cuneo) - Crespi Don Carlo, Busto Arsizio (Milano) - Crippa L., Zoccorino (Milano) Cucci Maria, Latiano (Brindisi) - Davite A., Firenze - Del Ferro Adelaide. Rapallo (Genova) - Della fatta Pasquale, Torre del Greco (Napoli) - Dell'Oro D. Giuseppe, Maggianico (Como) - Demartini Adelaide, Lu Monf. (Aless.) - De Simoni D. Aldo Vezzola (Reggio) - Dettori Beniamino, Elmas (Cagliari) - Di Stefano Can. A., Elmas (Cagliari) - Eloni Mons. Luigi, Pontevico (Brescia) - Galbo Margherita, Sciara (Palermo) - Gianoli Carlo, Lanzada (Sondrio) - Gianotti Angelo, Cossano Canavese (Aosta) - Giovanardi Margherita, Brescia - Giuntoli Iginia, Montecatini Terme (Pistoia) - Giuttari Gatto Ada, Palermo - Guerini Eva, Gazzaniga (Bergamo) - Imbornone Luigi, Sciacca (Agrigento) - Lattuca Camilleri Carmelo, Canicattì (Agrigento) - Licciardello Angela, Milano - Lorenzon Giuseppe, Pordenone (Udine) - Marino Caterina, Pralormo (Torino) - Mastino Sini Teresa, Cuglieri (Nuoro) - Maurizi Giuseppe, Palermo - Mazzonetto Francesco, Campo S. Martino (Padova) - Mella Silvia, Cariano Ver. (Verona) - Melzani Santina, S. Eufemia d. Fonte (Brescia) - Milazzo Gaetano, Raddusa (Catania) - Mottivi Gioacchino, Piazze di Pinè (Trento) - Mutazzi Adelaide, Cortemilia (Cuneo) - Nasi Rag. G., Vicoforte (Cuneo) - Nava Ernesto, Osnago (Como) - Nigra Vittoria, Tronzano (Vercelli) - Orlando Antonina, Salerai (Trapani) - Orsi Giuseppe, Albareto (Parma) - Paoletti Settima, Ponte Felino (Perugia) - Parodi Aurelio, Busalla (Genova) - Pastore Alessandra, Torino - Patanè Giuseppe, Sac., Nunziata (Catania) - Penna Giovanni, Moncalto (Asti) - Pennisi M., Acireale (Catania) - Perra Elfisio, Elmas (Cagliari) - Piazza Maria, Trino (Vercelli) - Pirotta Genoveffa, Casatenovo (Como) - Pirra M.a Anna Maria, Cherasco (Cuneo) - Pistono Geom. Fortunato, Rivarolo Canavese (Torino) - Pecchio Sebastiano, Carmagnola (Torino) - Porro Antonio, Saronno (Varese) - Quaglia Giovanna, Ceva (Cuneo) - Rattalino Andrea, Monasterolo di Sav. (Cuneo) - Ribaldone Sabina, Lo Monf. (Aless.) - Ricci Virginia, Pietracolora (Bologna) - Rollone Pia, Vercelli - Rossi Vittoria, Lozzo Atestino (Padova) - Sala Renato, Milano - Santini Casarina, Arezzo - Scaragli Igina, Cortona (Arezzo) - Sciacca Vito, Mazara Del Vallo (Trapani) - Sebastio D.ssa Maria, Taranto - Silvestri Giuseppe, Livigno (Sondrio) - Sironi Pessimi Angela, Monza (Milano) - Sitzia Antonio, Elmas (Cagliari) - Speranza Annetta, Bergamo - Tamburini Maria, Rovereto (Trento) - Ta-buzzo Giuseppina, Cianciana (Agrigento) - Tomatis. Antonina, .Vagliano Alpi (Cuneo) - Trettel Lina, Tesero ('Trento) - Varaldo Can. Giuseppe, Varazze (Savona) - Vota Lorenzo, Caselette (Torino) - Zarantonello Angelo, Orgiano (Vicenza) - Zorzi Giuseppe, Ziano (Trento).