BOLLETTINO SALESIANO

1° Giugno 1947 Anno LXXI - N.11

SOMMARIO: L'opera di Pio XII - In famiglia: Italia, Argentina - Apostolato ed eroismi di carità sotto la bufera. Dalle nostre Missioni: Assam - Un'eroica vittima della lebbra - Culto e grazie di Maria Ausiliatrice. Necrologio - Tesoro spirituale - Crociata missionaria.

L'opera di Pio XII

La si può fissare tutta nel trinomio: - Verità, giustizia, carità - visto come piedestallo della pace, e scaturente dalla limpida, profonda coscienza di una missione che lo colloca al di sopra di tutte le potestà terrene, per ricordare al mondo, troppo spesso immemore, i cardini necessari della sua stessa vita.

Egli attinge queste norme dall'inesauribile fonte della rivelazione cristiana, di cui è custode ed interprete, e insieme da una vasta conoscenza del pensiero umano di tutti i tempi. Le dona quindi in mirabile sintesi dimostrando che nulla di umano, di veramente umano, è estraneo al Cristianesimo.

Maestro di Verità.

Il 12 marzo del 1939 parlando ai Cardinali, subito dopo l'incoronazione, Pio XII prendeva come motto programmatico le parole di S. Paolo: Veritatem facere in Caritate: operare, - non solo dire quindi, ma attuare - la verità con la carità. E commentava: « L'ufficio del Sommo Pontefice, attraverso il corso dei secoli non ad altro mira se non al servizio della verità; della verità diciamo che sia integra e sincera, non offuscata da alcuna nube, né soggetta ad alcuna debolezza, né mai disgiunta dalla carità di Gesù Cristo ».

Il nostro tempo infatti, previsto dai razionalisti come il tempo in cui la verità avrebbe celebrato il suo trionfo, ha avuto lo strano ed umiliante destino dei ministeri della propaganda che parzializzavano e parzializzano la verità, o elevano l'errore a dignità di vero quando l'errore è comodo; ha visto le masse abdicare di giorno in giorno il loro diritto di ragionare nelle mani di pochi cervelli al servizio della politica e dell'interesse che dalle colonne dei giornali alle audizioni radio organizzarono la più vasta impresa di menzogne che mai si vedesse, per fare dei popoli un gregge e condurli più facilmente al macello. Molti anche dei migliori spiriti cedettero all'insidia o per viltà o per debolezza: ma coloro che continuarono a tener accesa, nel santuario inviolabile di una coscienza dignitosa, la fiamma del vero ebbero, nei lunghi anni in cui dovettero tacere, il conforto di sentire la voce di Pio XII che ricordava l'ignominia delle persecuzioni religiose, condannava la riduzione della politica alla dominazione violenta del più forte, e della storia ad una combinazione di fattori materiali, l'umiliazione degli uomini tutti figli di Dio, liberi, intelligenti, e divenuti massa di manovra per il trionfo di ideologie barbare. C'è di questa missione di verità, una testimonianza inoppugnabile: l'odio dell'errore che da due opposti campi ripaga lo zelo del Pontefice. Dei tanti problemi che angustiano i pensatori del nostro tempo, nessuno fu estraneo all'alto insegnamento di Pio XII: persona umana, famiglia, nazione, libertà, funzione della ricchezza, della proprietà, diritti del lavoro, limiti dell'impresa e del capitale. Nei messaggi del Pontefice ognuno può raccogliere la documentazione abbondante che mentre tutte quelle nozioni fondamentali del vivere civile erano deformate dai governanti e dai loro satelliti per servire innominabili interessi, solo il Successore di Pietro si ricordava che il mondo era stato creato per servire all'uomo, che lo stato non può varcare certi limiti, che è nei poveri soli ed indifesi una dignità di vita pari a quella di chi si arroga il diritto di fare la storia.

Accanto ai messaggi sociali ci sono i mirabili discorsi agli sposi e le istruzioni ad ogni ceto di persone sulle verità eterne del Vangelo; le omelie e i discorsi per i nuovi beati e santi della Chiesa; i discorsi d'argomento scientifico per inaugurazioni di accademie, per udienze a varie categorie di scienziati; vi si aggiungano le paterne esortazioni a giornalisti, artisti della scena e dello schermo, sportivi, militari. Esempio stupendo di quanto il Vangelo sia vivo ed attuale ed insieme della meravigliosa versatilità d'ingegno che Pio XII mette al servizio di quella fiamma di amore paterno « che Dio gli ha acceso nel cuore».

Vindice di giustizia.

« Come può aversi la pace mentre a tante migliaia di uomini manca il lavoro, quell'onesto lavoro che non solo mantiene la vita agli individui e alle famiglie, ma che ne rappresenta altresì la esplicazione necessaria?... ». Questo è un brano dell'Omelia di Pasqua del 1939 che denunciava i motivi di turbamento internazionale, riconducendoli ad uno solo: violazione della giustizia e scadimento del diritto: quindi sfiducia nei patti anche più sacri perchè manca la fede di coloro che li sottoscrivono in una norma di giustizia più alta dell'utile immediato.

Pio XII completa le norme sapienti di Leone XIII e Pio XI, i pontefici della Rerum Novarum e della Quadragesimo Anno, traccianti le norme della giustizia per la soluzione del conflitto sociale. Tra i due mali, provati e documentati, del classismo materialista e del liberalismo egoista, il Papa traccia la via maestra della collaborazione di tutte le classi, di tutti i ceti sociali, rivendicando alto i diritti del popolo e delle classi umili che non consistono solo nel soddisfacimento di bisogni materiali ma anche nel conservare e sviluppare la loro dignità di persona, al cui servizio Dio ha posto i beni della terra.

In altre occasioni solenni Pio XII parlò pure della giustizia sociale: alla memoranda udienza concessa a 20.000 operai di 80 diocesi italiane adunati dall'O.N.A.R.M.O, il 13 giugno del 1943; il 1° settembre 1944 per il quinto anniversario della guerra; nè va taciuta l'udienza del 15 novembre 1946 ai coltivatori diretti, davanti a cui il Papa richiamava il compito, i diritti e i limiti della legittima proprietà privata, tanto discussa dal cosiddetti progressisti di oggi, e che è una delle difese più valide dell'indipendenza della persona umana.

Opera di altissima giustizia fu anche l'avere nei facili entusiasmi della vittoria delle cosiddette grandi nazioni democratiche, ricordato il concetto umano e cristiano di vera democrazia nel radiomessaggio natalizio del 1944, inquadrandone la realizzazione in una generale opera di giusta e vera pacificazione degli animi e delle nazioni.

Anche l'arduo problema di un duraturo assetto internazionale è visto da Pio XII come ordine di giustizia che riconosca, anche alle piccole nazioni, i loro diritti. Il 24 agosto 1939 nel messaggio ai capi dei popoli il Papa ammoniva: « E con la forza della ragione, non con quella delle armi che la giustizia si fa strada. E gli imperi non fondati sulla giustizia non sono benedetti da Dio. La politica emancipata dalla morale tradisce quelli stessi che la vogliono ». Le trasparenti allusioni suscitarono allora commenti malevoli da coloro che avevano voluto il flagello; ma noi sopravvissuti testimoniamo, con le rovine immani, che il Papa aveva ragione, anche se qualcuno dei responsabili crede di essere sfuggito alla realizzazione della minaccia: Dio non dimentica e ispira il suo Vicario.

Quando, nonostante i suoi sforzi per la pacifica soluzione delle questioni internazionali, la guerra arse prima in Europa e poi nel mondo, il Papa ricordò agli apparenti vincitori ed invasori di ieri come a quelli di oggi i diritti dei popoli vinti; condannò l'indiscriminata guerra aerea, le deportazioni in massa, le sevizie dei campi di concentramento, divenendo autorevole unico assertore del diritto tra il cupo frastuono della violenza più brutale. Già nel 1939 nel messaggio di Natale condannava con nobili parole l'aggressione della Finlandia e la violazione del diritto naturale nella Polonia invasa.

Nel maggio del 1940 gli eserciti nemici violarono la neutralità di Olanda, Belgio e Lussemburgo e il Pontefice inviò, con la vibrata protesta del suo cuore paterno, ferito, l'augurio della ripresa che non lasciò mancare nemmeno alla Francia invasa, cui auspicò in un messaggio del 29 giugno 1940 la ripresa del cammino « sulle vie dell'onore e della giustizia cristiana »; consolò la Polonia martoriata, venuta nei suoi figli profughi a sentirsi dire dal Padre comune in una udienza del 19-9-'39 che nel crollo doloroso non tutto era perduto perchè « il valore militare e la fede non mai offuscata » erano e sono « i tesori che restano al popolo polacco... fiori che attendono sotto la neve »; mentre, verso la fine del 1940, faceva compiere dal Nunzio a Berlino ripetuti passi per garantire l'applicazione delle Convenzioni internazionali alle regioni occupate, e nel 1943 elevava la sua voce in favore degli eroici difensori di Varsavia. Anche contro l'inumano trattamento usato agli Ebrei italiani nel dicembre del '43 fu solo udita la voce di Pio XII: gli scampati gliene resero grazie in una indimenticabile udienza il 29 novembre del 1945.

Ancora quando le sorti della guerra erano incerte ed era umano attenderne un esito del tutto opposto a quello che è sotto i nostri occhi, al Pontefice non sfuggì che realmente il presidio della pace doveva - secondo il significato del suo bel motto araldico - cercarsi nella giustizia. Eccolo quindi ad esaminare, in poderosi messaggi, trasvolanti come un augurio di pace sulla tempesta implacata delle armi, i punti programmatici per la costruzione di una solida Civitas Gentium, patria comune degli uomini, dove, risolti secondo giustizia i conflitti dei singoli e delle nazioni, dimenticata l'egemonia degli «spazi » e dei « grandi spazi » con cui si volevano assorbire i più piccoli nell'orbita dei maggiori, cancellata anche la mal larvata tirannide delle « zone di influenza », tutti trovassero, in una gerarchia naturale di valori, il loro posto e la loro quota di benessere con la possibilità di sviluppo dovuta alle loro risorse. Basta vedere i Messaggi Natalizi del 1939, del 1940 e del 1941 dove si esaminano i fondamenti della vera pace e l'allocuzione del 2 giugno 1943 deprecante il razzismo feroce, il conculcamento per le piccole nazioni. Anche tutti i successivi radio messaggi negli anniversari della guerra, nelle ricorrenze di Natale, di Pasqua e le udienze agli ambasciatori, non fanno che tornare su simili concetti per enuclearne nuove e sempre più chiare norme di diritto internazionale al servizio della pace.

Principe della Pace.

Non è facile richiamare, sia pure a grandi linee, l'opera di pace svolta da Pio XII. Bastino rapidi cenni. Anzitutto Egli, con tutta l'autorità che gli viene dalla sua ineguagliabile missione, non si è contentato di additare a coloro cui incombe il tremendo compito di firmare i nuovi strumenti di pace, che questa ha il suo fondamento nella giustizia, ma indicò pure l'origine ultima della pacificazione nell'armonia della coscienza umana con la legge di Dio nella stupenda omelia di Pasqua del 1939 dove, sulle orme di S. Agostino, descrive la pace frutto di ordine e di giustizia e coronata di carità, così come l'aveva auspicata all'indomani della sua elezione.

Pace Egli invocava dal Cielo con la voce innocente dei bimbi invitati al tornare del maggio e dell'ottobre a stringersi attorno all'altare di Maria per tutti gli anni di guerra; ad invocare pace esortava la popolazione di Castelgandolfo ancora il 22 ottobre del 1939; pace non si stancò di impetrare dal Cielo ad ogni occasione, e dal Cuore di Maria consacrandole il mondo; e per la pace indisse fra tutti i popoli una crociata di preghiera.

A chi sbandierava la guerra contro il comunismo Pio VII, per nulla ingannato sugli ultimi scopi, ricordava che altra era la via da seguire: « ritrovare il senso della filiazione divina e della fraternità umana» onde il comunismo indietreggi di fronte alla Comunità degli uomini che culmina nella Comunione Cristiana, in citi si avrà la pace «invocata dal desiderio angoscioso dei popoli e dal pianto sconsolato delle madri », che solo in Lui, ministro primo della misericordia di Cristo, trovavano eco. Le parole suddette sono dell'aprile del '39. Nel maggio successivo la diplomazia vaticana aveva incarico di compiere un passo presso i capi delle grandi nazioni Europee perchè venissero rimossi « gli ostacoli reali e psicologici » onde preparare e concrete attuazioni e, che erano nel desiderio di tutti i buoni, per la pace. Le risposte furono evasive.

Pio XII tornò alla carica il 24 agosto 1939, vigilia di guerra, con un messaggio a tutti i governanti; in esso, fatto appello alla ragione, ricordato di avere con sè il cuore delle madri, dei padri, degli umili «che lavorano e non sanno », degli innocenti « su cui pesa la tremenda minaccia », dei giovani « cavalieri generosi dei più puri e nobili ideali » affermava: «Nulla è perduto con la pace. Tutto può esserlo con la guerra ». Ancora più decisamente intervenne il 30 dello stesso mese con una nota, affidata alla mediazione d'Inghilterra, Francia e Italia, in cui era detto: « S. S. supplica i governi di Germania e di Polonia di fare di tutto per evitare qualsiasi incidente e di astenersi dal prendere qualsiasi misura capace di aggravare l'attuale tensione », poichè il Papa non poteva deporre la speranza che le trattative potessero portare e ad una soluzione giusta e pacifica» com'era «nei voti di tutto il mondo». Pio XII poteva ben dire senza tema di smentita all'ambasciatore del Belgio ai 14 del successivo settembre, di aver fatto quanto era in suo potere e volgersi ormai a cercare di circoscrivere il conflitto, a preoccuparsi della osservanza delle nonne internazionali di guerra e a spiare tutte le occasioni di pace. Dai documenti esaminati a Norimberga apparve che ancora nel 1940 Pio XII tentò una mediazione tra Germania ed Inghilterra.

Le radio clandestine hanno raccolto nel 1944 il supremo suo grido: guerra alla guerra!

IN FAMIGLIA

ITALIA - Palermo - Per le "bimbe della strada ".

L'Em.mo Arcivescovo Card. Ruffini, volle affidare alle Figlie di Maria Ausiliatrice l'urgente e vasta opera organizzatrice delle Scuole e Oratori Arcivescovili a vantaggio delle « bimbe della strada», che brulicano a centinaia nella semidistrutta città.

Quattro Suore già specializzate nell'apostolato e nell'organizzazione caritativa per le piccole, partirono nel settembre dell'anno scorso da Roma e, presa stanza all'Istituto « S. Lucia », iniziarono subito, sotto la diretta dipendenza del Cardinale, il non facile compito. Bisognava far sorgere nel più breve tempo possibile il maggior numero di Scuole e Oratori in tutti i rioni e pensare a ogni cosa, incominciando dalla difficile ricerca dei locali. Perciò, in giro tutto il giorno, dall'una all'altra Parrocchia, per visitare Istituti Religiosi, Ospizi, vecchi Conventi; suggerire le riparazioni e gli adattamenti indispensabili; l'impianto di cucine anche nelle forme più primordiali; trovare il minimo di attrezzatura in panche e sgabelli d'ogni tipo; far da collegamento ai diversi Enti mobilitati per l'impresa; sollecitare i lavori del Genio Civile, intendersi con l'U. N. R. R. A e l'E. N. D. S. I. per la distribuzione dei viveri ai vari centri; stabilire con le Dirigenti dell'A. C. le signorine maestre e assistenti, dove non si poteva avere l'opera delle Religiose; provvedere il personale per la pulizia e il servizio di cucina; sciogliere le mille difficoltà insorgenti a ogni passo; compilare programmi e orari; indicare tabelle e norme per le refezioni, rivedere gli elenchi delle beneficate, studiare il modo di ottenere la necessaria assiduità.

A ragione, la più diretta responsabile di tutto questo complesso e intenso movimento, dandone relazione, poteva scrivere scherzosamente d'essere divenuta ella pure « Suora della strada » per amore delle « bimbe della strada »... Aveva però il conforto di unire qualche dato conclusivo come frutto dei primi mesi di lavoro, di cui S. Eminenza si è mostrato tanto soddisfatto, da voler che la benefica opera organizzativa venisse temporaneamente estesa anche ai fanciulli. Così il 2 gennaio scorso cominciarono a funzionare 12 centri: 7 femminili, per un complessivo di 740 bambine, e 5 maschili per circa 400 bambini; mentre al più presto si sarebbero aperte altre 12 Scuole capaci di accogliere 700 fanciulle e 800 fanciulli. Si prospettano inoltre fondate speranze di più vasta estensione dell'opera.

SPAGNA - La città di Siviglia, che aveva già intitolata una via a Maria Ausiliatrice ed un'altra a S. Giovanni Bosco, ha ora denominato « Via dei Salesiani » quella in cui si è trasferita la nostra « Residenza Universitaria », sorta cinque anni or sono per l'assistenza agli studenti dei pubblici atenei. L'opera provvidenziale cura la formazione religiosa, morale e civile degli studenti col sistema di famiglia proprio delle case di Don Bosco, coltivando in modo speciale lo spirito di carità con le Conferenze di S. Vincenzo e lo spirito di giustizia sociale col Circolo di Studi di Azione Cattolica che sviluppa gli insegnamenti pontifici.

ARGENTINA - Feste cinquantenarie delle Missioni Salesiane de " La Pampa ".

Da una lettera dell'Ispettore don Raspanti in data 8 settembre 1946, togliamo questa rapida descrizione:

Ritorno or ora da «La Pampa » ove abbiamo celebrato le feste cinquantenarie delle Missioni Salesiane di quel territorio. È stata una vera apoteosi. I festeggiamenti si svolsero in tre località: a General Pico, Santa Rosa, Generai Acha. A General Pico si organizzò il Congresso Mariano de « La Pampa » in adesione al Congresso Nazionale Mariano che verrà celebrato l'anno prossimo. Fu un successo: si preparò con una missione predicata assai bene dal Padre Giacomo Deane, Passionista. Seguirono le assemblee private della A. C., Associazioni e Collegi, con concorsi di temi, disegni ecc. relativi alla Madonna. Finalmente si tennero le tre assemblee pubbliche presiedute dal Vescovo Diocesano S. E. Mons. Serafini, da S. E. Mons. Esandi, Mons. Tortolo Vicario Generale, dal sottoscritto e da vari sacerdoti del clero secolare e nostri, nonchè dai Francescani del Nord de « La Pampa ». All'ultima riunione, nel salone del cinema Ideal, erano presenti 1200 persone. Un vero trionfo, poichè General Pico è una città molto indifferente, di commercianti. La sera di quello stesso 24 agosto, una pittoresca fiaccolata sfilò per tutta la città col carro trionfale della Vergine di Lujàn, acclamando la Madonna, chiedendo a gran voce l'insegnamento religioso, pregando e cantando. Cosa mai vista a General Pico! La manifestazione terminò con una allocuzione del Vicario Generale Mons. Tortolo. La domenica 25, malgrado il cattivo tempo, ci fu uno straordinario concorso alle sante Messe e alla santa Comunione. Grandioso il solenne Pontificale di Mons. Serafini. La chiesa, stipata; vi assistette il Governatore del territorio, le autorità comunali, militari e un immenso pubblico. Nel pomeriggio, malgrado la pìoggia, uscimmo in processione portando su 4 carri trionfali le statue della Madonna di Lujàn, del Carmine, della Mercede e di Maria Ausiliatrice. Al termine, discorso di Mons. Vescovo e benedizione eucaristica. Il P. Ochoa, parroco di General Pico, può essere contento.

Da General Pico siamo andati tutti a Santa Rosa, per le feste patronali e la commemorazione cinquantenaria dell'Opera di Don Bosco iniziata da Don Giovanni Franchini nel 1896. Il 29 giunse da Buenos Aires una delegazione con a capo il sig. D. Reyneri, D. Farinatti, D. Punto, D. Massa e diversi altri sacerdoti, 230 Esploratori, la banda del Collegio Pio IN e la Filodrammatica dello stesso Istituto. Il battaglione degli Esploratori, formato da delegazionì di 7 battaglioni della capitale lo denominammo « Tenente General Giulio A. Rocca ». Al ricevimento parteciparono i nostri Collegi e quelli governativi, il Governatore, il Commissionario, due Vescovi e il popolo. Il Commissionario diede il benvenuto ufficiale davanti alla parrocchia. Rispose il sig. D. Reyneri. Nel pomeriggio gli Esploratori tennero in Piazza un torneo ginnico che piacque assai. Il Teatro Spagnolo si gremì per la commemorazione cinquantenaria: due bei discorsi sull'Opera di Don Bosco e sui Missionari de « La Pampa », con quadri illustrativi. Una splendida fiaccolata fece il trionfo a Don Bosco sorridente dalla sua bella statua. La manifestazione si chiuse in Piazza Don Bosco, di fronte all'Istituto Domenico Savio, con discorsi entusiasti. Il giorno seguente, 30 agosto, era la festa della Patrona. Messe e numerose Comunioni. Il Pontificale si tenne nel cortile dell'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice con l'assìstenza di S. E. Mons. Esandi, sacerdoti, autorità e numeroso pubblico. Nel pomeriggio, solenne processione di Santa Rosa presieduta dai due vescovi e spettacolo di gala con la rappresentazione del dramma « Lazaro il muto ».

Il 31, vescovi, superiori, esploratori, banda e rappresentanze partirono per Generai Acha a chiudere il programma nel collegio cinquantenario. La celebrazione assurse alla massima solennità. Tutto il popolo con il Commissionario in testa era ad attenderli alla stazione. Formato il corteo al suono della banda ed al canto degli inni salesiani, raggiunsero il Collegio

« Immacolata » ove il Commissionario diede il benvenuto. Nel pomeriggio, la commemorazione ufficiale con vibranti discorsi. La domenica 1° settembre, gran concorso alle Mesa: dei Vescovi. Alle 9 un treno speciale portò la delegazione dei paesi vicini: 1200 persone. Alle 10, Messa d'Oro del P. Buodo, decano dei missionari dilla Pampa, con l'assistenza dei due vescovi. Poi, in cortile, l'incoronazione della statua di Maria SS.ma Ausiliatrice, per mano di S. E. Mons. Serafini. Il Governo della nazione decretò gli onori militari alla statua della Madonna, ricordando la « Madonnina del Reggimento», portata a Acha da Generale Emmanuele J. Campos, e mandò un'apposita delegazione del Reggimento di Toay con la banda per renderli nella forma più compita. Fu una nota veramente simpatica. Nel pomeriggio, dinanzi ad un pubblico di oltre 4000 persone, nel cortile del Collegio, gli esploratori e gli allievi del Collegio si alternarono in un bel saggio ginnastico. Discorso del P. Silva. Inaugurazione di due lapidi: una per ricordare il P. Pietro Orsi, 1° Direttore, e un'altra di omaggio degli ex allievi al Collegio. Alle 19 cominciò la fiaccolata che sfilò per le vie del paese, con l'immagine di Don Bosco illuminata. Spettacolo mai visto nella Pampa! Tutte le case e i negozi avevano finestre e vetrine illuminate con l'immagine del nostro Santo. Aprivano il corteo i giovani, gli esploratori e le bande. Seguiva il popolo con le fiaccole, poi i Vescovi, il Governatore, il Commissionario, autorìtà e personalità; poi il carro trionfale illuminato e scortato da soldati del Reggimento che con entusiasmo acclamavano D. Bosco e i Salesiani e chiedevano a gran voce l'insegnamento religioso (che in quei giorni si stava trattando alle Camere). Era un delirio!... Giunti nella Piazza, Mons. Serafini rivolse alla folla la sua paterna parola di compiacimento e di augurio. Dopo la cena, il Governatore si accomiatò, manifestando tutta li sua soddisfazione. Gli ex allievi offersero, nella stessa serata, una rappresentazione di omaggio alle delegazioni. Alle 0,45 il treno special-riportò i delegati ai vari paesi. Il giorno seguente, nel Parco General Emmanuele Campus i nostri Esploratori resero omaggio al fondatore di Acha con Messa al campo celebrata da S. E. Mons. Esandi e saggio ginnastico alla presenza di tutto il popolo. Il saggio si chiuse con la deposizione di una corona di fiori al monumento del Generale Campos.

Alle 15, la delegazione di Buenos Aires venne accompagnata alla stazione da tutto il popolo.

Apostolato ed eroismi di carità sotto la bufera.

(Continuazione

1° maggio, pag. 99).

Le Figlie di Maria Ausiliatrice nel Noviziato di Lugagnano (Piacenza) il 18 gennaio 1945 ricoverarono per due notti una sessantina di ragazze, accorse a rifugiarvisi, o condottevi dalle proprie madri, per paura dei soldati mongoli che, affiancati ai nazisti, stavano entrando in paese, tra il terrore della gente, per le orribili violenze già da essi compiute in altri luoghi.

Nelle ripetute e sanguinose guerriglie tra nazisti e partigiani, concluse da feroci rappresaglie, le suore offersero pure diverse volte sicuro ricovero a varie persone ricercate per motivi politici.

A Casinalbo (Modena) nel giugno 1944 ospitarono i fanciulli deficienti dell'Istituto « Giardini » di Modena, i quali vi si fermarono fino a novembre. Poi, in seguito al grave bombardamento in paese del 26 novembre, apersero la Casa ai sinistrati. Una settantina vi ricevettero il vitto completo; più di venti famiglie vi trovarono anche l'alloggio per una settimana, e quattro per tutto l'inverno.

Anche la Casi di Bibbiano (Reggio Emilia), benchè con alcuni locali requisiti dalla Croce Rossa, e occupata in gran parte da suore sfollate, accolte fraternamente da numerosi luoghi, trovò modo, moltiplicando gli adattamenti e le risorse della propria carità, di ospitare gente di fuori, tra cui l'intero Orfanotrofio femminile di Reggio Emilia col relativo personale assistente.

A Carpaneto (Piacenza) le suore raccolsero un povero bimbo di venti mesi, trovato tutto macchiato di sangue ma incolume, tra le braccia della mamma mortalmente colpita da mitragliamento aereo.

In altri luoghi, a seconda delle circostanze, le suore divisero con la popolazione ansietà e dolori, e, non potendo fare di più, cercarono almeno di confortare e sostenere moralmente, prestandosi a ogni richiesta d'aiuto, anche solo - come a Corticella (Bologna) - col ritirare in Casa le masserizie delle famiglie sinistrate; o col prendersi cura degli sfollati, come a Barco (Reggio Emilia) dove apersero un laboratorio per signorine provenienti da Reggio Calabria e da Tripoli, i cui lavori furono poi raccolti - alla fine della guerra - in una bella e ammirata esposizione.

A Parma, nel periodo dei più gravi bombardamenti, le suore riuscirono a fare del bene alle numerose persone raccolte insieme a loro nel vicino rifugio di via Aurelio Saffi, specialmente con la pratica del mese mariano, iniziato proprio la prima notte del maggio 1944 e proseguito durante i successivi allarmi, con la recita del Santo Rosario, un'appropriata lettura e qualche buona parola, intorno al quadro di Maria Ausiliatrice, sempre ornata di fiori freschi dalla pietà della gente rifugiata.

Anche la scuola dovettero spesso continuarla in rifugio, alla presenza di alcuni papà e mamme accorsi nel momento del pericolo sotto il manto dell'Ausiliatrice, vicino ai propri bambini.

Più proficua, perchè più regolare e continuata, la stessa azione svolta a Lugo (Ravenna) fra la trentina di persone rifugiate in Casa, raccolte ogni giorno per un po' di lettura spirituale sulla vita di S. G. Bosco. Non vi mancarono belle conversioni suggellate dai Ss. Sacramenti, ricevuti nella ridotta cappella dell'Istituto. Altre, e più numerose, ne ebbero nella Casa di sfollamento dei signori Filippi, dove per lo zelo dei quattro nostri sacerdoti sfollati, in una saletta trasformata in cappella la famiglia ospitale e tutta la colonia dei rifugiati trovarono un'assistenza religiosa che segnò dei ritorni a Dio dopo 17, 20 e 3o anni di lontananza.

All'Ispettoria Alessandrina venne richiesto il maggior contributo di sangue, nel gravissimo disastro del 5 aprile 1945. Alle ore 15,30 in un breve, ma violento bombardamento, la Casa Ispettoriale di Alessandria venne colpita da circa dodici bombe, ad aria compressa, che la distrussero quasi completamente, travolgendo nelle sue rovine ben 41 vittime.

Venticinque tra fanciulle e fanciulli delle scuole elementari eran prossimi alla loro 1a Comunione, ed avevano tutti il libretto del Catechismo in tasca. Numerosi i feriti: solo nella Comunità, sei professe e cinque novizie, di cui una perdette un occhio.

Degli edifici rimasero colpiti in pieno: la cappella e cappellina attigua; i due piani del Pensionato, scuole, studi, refettori e dormitori delle educande e delle novizie, come pure parte degli uffici e stanze riservate alla sede Ispettoriale; reso inabitabile il resto. Naturalmente andò perduto anche tutto l'arredamento dei locali colpiti: letti, mobili, pianoforti, biancheria, ecc. per un valore ingentissimo, nonchè il mobilio dell'Archivio ispettoriale. Fra le rovine della cappella si ebbe però il conforto di ritrovare il Tabernacolo con la Pisside ancora intatta.

Nella stessa città, l'Asilo « A. Franzini » durante il terribile bombardamento sul sobborgo Cristo, del 30 aprile 1944, rimase talmente sconquassato da essere inabitabile.

A Limone (Cuneo) il 23 febbraio 1945 una bomba caduta presso la posta di quel «Preventorio infantile» causava danni rilevanti ad un'ala del fabbricato.

A Campoligure (Genova) il 30 luglio 1944, nei tiri di prova del cannone posto proprio dietro la Casa, l'edificio riportò lesioni abbastanza gravi.

Danni simili ebbero pure ad Arquata Scrivia (Alessandria) all'ospedale S. Bartolomeo, nell'incursione del 16 luglio 1943, quando vennero colpiti 13 vagoni carichi di materìale esplosivo, fermi in stazione; e in quella dell'8 aprile 1945. Altri di minore entità a Tortona, a Novi Ligure, a Frugarolo ecc.

La Casa di Vignole Borbera durante la requisizione del Convitto operaie e dell'annesso Asilo, perdette 70 letti e più di 100 materassi; inoltre i nazisti primi di ritirarsi, distrussero ogni cosa. Oltre i letti coi materassi e la biancheria dell'infermeria, bruciarono predelle, tavolini, panchine e materiale scolastico dell'Asilo e gli armadi nella guardaroba del Convitto.

A Campoligure (Genova) le Suore ospitarono in casa, occupandone ogni angolo, famiglie intere di poveri sinistrati di Genova, mettendo gratuitamente a loro disposizione quanto avevano.

A Casale Monferrato una suora della casa « Margherita Bosco », richiesta dall'apposito Comitato, prestò indefessamente la sua opera a favore dei sinistrati e degli sfollati.

Anche a Viilanova Monferrato si misero a disposizione degli sfollati, ospitandoli in casa e prendendosi cura dei bambini.

A Frugarolo cercarono di far del bene ai soldati di truppa che gremivano il paese; ed essendo stati adibiti a prigione gli attigui lucali delle scuole elementari, nel crudo inverno, d'accordo con la guardia di picchetto, facevano passare ai poveri prigionieri, che in tutti i loro bisogni si raccomandavano alla carità delle Suore, minestra, brodo caldo e quant'altro potevano.

Ad Arquata Scrivia nel piccolo Ospedale S. Bartolomeo, le Suore - pochissime di numero - si prodigarono senza posa giorno e notte nel prestare i pronti soccorsi e nell'assistere i feriti dei bombardamenti, portati in pietosissime condizioni, anche quaranta alla volta; e messi - per mancanza di locali - su materassi, a terra, nei corridoi e in ogni angolo della casa...   (Continua).

Dalle nostre Missioni

ASSAM

Amatissimo Padre,

Ho il piacere di mandarle il resoconto del bene compiuto nel decorso anno 1945-1946 dai Missionari di Assam (India).

Cattolici 70.914; sacerdoti (religiosi) esteri 40; sacerdoti (religiosi) indigeni 3; suore estere 46; suore indigene 16; catechisti 554; maestri e maestre 311; chiese contenenti più di 400 persone 41; stazioni missionarie con residenza 14; noviziati 2; novizi e novizie 17; scuole per catechisti 4; scuole superiori (collegi) 4; studenti 530; scuole medie 11; studenti 1020; scuole elementari 135; allievi 4186; dispensari 12; consultazioni 105.736; battesimi di adulti 1554; battesimi in articulo mortis 625; battesimi bambini parenti crist. 2797; battesimi bambini parenti pagani 200; totale battesimi: 5176; comunioni pasquali registrate 14.279; comunioni di devozione 319.578; matrimoni 794; catecumeni 1684.

Il progresso che abbiamo registrato è inferiore alle aspettative. La bardatura di guerra ha continuato ad inceppare i movimenti. I missionari internati vennero rilasciati poco per volta; alcunì non sono ancora rientrati, ed un buon numero, purtroppo, ha dovuto rimpatriare o recarsi ad altre missioni ìn India. Gli edifici requisiti per usi militari sono quasi tutti sgombrati e lentamente ritornano alla vita normale.

Abbiamo aperto due nuove stazioni, una fra i Garo e l'altra nella parte Nord-Est della vallata del Bramaputra, verso i confini del Tibet. In gennaio speriamo di stabilirci fra i Mikir, una tribù molto propensa verso il Cristianesimo. Gli attuali distretti sono troppo vasti. Quante comunità infatti sono visitate in media solo due o tre volte all'anno! Salutiamo quindi con gioia questi nuovi centri di irradiazione cristiana. Nell'animo risuona però più accorato il grido di tanti che domandano il Padre delle loro anime. Noi predichiamo il S. Vangelo fra i Khasi, i Garo, i Bhoro, gli Uraon, i Munda e presto fra i Mikir. Abbiamo stampato libri di preghiere, di canti e libri scolastici in cinque differenti lingue. L'Assam sembra che abbia avuto una speciale torre di Babele: se è vero, sono più di cento le lingue differenti parlate dagli 11 milioni di abitanti che popolano questa parte più orientale dell'India che tocca il Bhutan, il Tibet, la Cina, la Birmania ed il Bengala. Ogni tribù è una missione a se. È ben poco il lavoro compiuto se noi consideriamo l'opera gigantesca che è da compiersi. I resoconti delle chiese protestanti affermano che il progresso della Chiesa in Assam segna una delle pagine più belle nella storia delle missioni in India. « 50 anni or sono, dicono, le tribù Nagas e Lushai erano cacciatori di teste. Ora là vi è una chiesa fiorente». Noi Cattolici non siamo ancora penetrati fra essi. Già fin dall'anno 1931, il Dr. Mullan, nella relazione ufficiale, « Assam Census » scriveva: «Il progresso del Cristianesimo in questa decade è stato decìsamente rapido e tutto porta a credere che continuerà con ritmo crescente. Le colline del Manipur, Naga, Garo, sono i dìstretti nei quali il numero dei cristiani è relativamente piccolo. Ora questi distretti sono da annoverarsi fra i più fruttuosi in India per l'espansione del Cristianesimo. Messis quidem multa, operarii autem pauci. La ragione di sì rapido sviluppo del Cristianesimo fra le tribù Assamesi non è difficile a spiegarsi. Una missione con la sua organizzazione di scuole, ospedali ecc... offre enormi vantaggi sull'informe sistema di superstizione che attacca. I neo-convertiti poi non sono insensibili alle premurose cure ed aiuti con cui i missionari li circondavano ». In un'altra relazione ufficiale si parla di conversione in massa fra i Lushai ed il movimento viene paragonato alle balle di neve rotolanti sul pendio della montagna. Quelle parole in latino, Messis quidem multa, operarii autem pauci in un documento ufficiale del Governo, sembrano nostra interpolazione, ma non è così. Il Dr. Mullan accenna alla complessa attrezzatura ed organizzazione, che solleva, per così dire, la roccia del paganesimo immobile da secoli nelle sue rozze credenze e la mette in moto e sbocca in un movimento di conversioni in massa; non di due o tre persone o famiglie, ma di intere tribù che diventano cristiane.

L'Assam dunque è una terra privilegiata fra quelle da guadagnarsi a Cristo. E a questo punto è lecito domandarci: « E noi Cattolici, che abbiamo fatto?» . Per tante cause che sarebbe lungo enumerare, noi non potemmo ne incanalare il movimento, nè controllarlo. Gli ultimi sei anni furono poi disastrosi per mancanza di missionari e mezzi adatti. Non ci rimane che guardare avanti e rinnovare l'incessante appello ai Superiori di ridarci quegli aiuti che danno vigore ed entusiasmo fattivo e progressivo. Oh, la bellezza e l'incanto di questi semplici, gioviali, primitivi popoli che abitano le belle colline dell'Assam. Un etnologista che visse fra i Nagas, scrive in un recente libro: The naked Nagas: «Per migliaia di anni queste tribù Nagas hanno vissuto una vita pressochè non toccata da una più alta civiltà. Nè la coltura degli Indù, nè il Buddìsmo della Birmania, hanno raggiunto queste colline. Entrato nelle Naga Hills, uno lascia dietro a sè il secolo ventesimo ed è circondato da popoli che seguono un metodo di vita in se per nulla differente da quello che vivevano qualche migliaio di anni fa». La guerra però non ha risparmiato i loro recessi di pace. Queste tribù si svegliano a nuova vita. L'Induismo che le ignorò per tutti i secoli passati diventa, sull'esempio nostro, missionario. È un segno dei tempi nuovi. Nel giornale di Shillong (Shillong Times, 28 agosto 1946) uno scrittore asserisce che il messaggio cristiano recato agli Indiani dal 99 per cento dei missionari è superficiale, vuoto, meccanico e destinato a sparire quando i Khasi saranno ben edotti del retaggio millenario degli avi. Poi soggiunge: « Fra i missionari Cattolici che lavorano nelle colline Khasi io venni a contatto con molte persone sincere, strenui lavoratori e sacrificati. Questi missionari con il loro lavoro disinteressato nel campo educativo e filantropico hanno sfatato l'idea che il missionario non comprende l'anima indiana ed i suoi bisogni. Vi è molto da imparare da questi missionari e dobbiamo ad essi un grande debito di riconoscenza». È una lezione per noi, affinchè ricordiamo che Iddio è carità e che i popoli crederanno alla carità.

Vita cristiana.

I danni morali causati dalla guerra sono stati gravi, e tanti cattivi esempi non hanno aiutato il lavoro del missionario: lavoro lungo, paziente perchè ci vogliono generazioni per sradicare le superstizioni pagane e far acquistare il sensum Christi. L'idea della santità del matrimonio e della famiglia cristiana s'apre a stento la via fra i grovigli e le spine dei primitivi errori, specie dove vige il matriarcato. In caso di malattie o pestilenze l'antica paura degli spiriti cattivi ossessiona ancora gli animi e li spinge ai sacrifici pagani. Abbiamo però moltiplicato le istruzioni religiose, i congressi Eucaristici, la diffusione della buona stampa. Una piaga molto comune fra i poveri lavoratori è l'ubriachezza che rovina il corpo e l'anima. Perciò diamo impulso a società di temperanza.

Scuole e collegi.

Scuola è sinonimo di missione. I missionari a queste tribù hanno dato alfabeto, scrittura, libri, scuole. I Khasi vantano la più alta per centuale di donue non analfabete fra tutti gli aborigeni dell'India. Anche noi Cattolici consideriamo come uno dei primi doveri il diffondere l'istruzìone. Quest'anno abbiamo costruito o ampliato begli edifici scolastici in Cherrapunjee, Shillong, Jowai, Barpeta, Dibrugarh, Tezpur, senza contare le modeste capanne per le scuole dei villaggi. In Assam si parla molto della « Basic Education » per cui il giovane deve non soltanto imparare a leggere e a scrivere, ma anche un'arte manuale. In una riunione delle personalità più influenti nel campo educativo tenuta sotto la presidenza del primo Ministro dell'Assam, si discuteva appunto sulla « Basic Education » quando uno fece osservare: « Ma noi abbiamo già questo in atto alla " Don Bosco Industrial School ". Il signor Bardoloi, capo del Governo dell'Assam e del partito Nazionalista in Assam, accompagnato da alcuni di quei signori, volle venire a visìtare la scuola Industriale Don Bosco per constatare la verità di tale asserzione. Nel percorrere i differenti laboratori, nell'ammirare quei giovani Khasi intenti al lavoro, nel trovarsi in quell'atmosfera salesiana di gioia e vita di famiglia, fu altamente impressionato e confessò di aver imparato molte cose. Il Direttore del " Don Bosco Industrial School " è ora un membro della commissione di studio per la « Basic Education ».

Il collegio di St. Edmund per l'educazione dei ragazzi Anglo-Indiani e europei, dopo essere stato adibito ad ospedale militare, ha riaperto le porte per i suoi felici abitatori.

Il «Loreto Convent » che svolge la medesima opera per le ragazze, fu distrutto da un incendio durante la guerra. Speriamo di incominciare i lavori di ricostruzione entro l'anno.

Il « St. Anthony's College», pareggiato all'Università di Calcutta, numera 210 studenti universitari, la futura élite di Assam; non possiamo accettarne di più per mancanza di locali. È in progetto la costruzione di un edificio adatto e moderno.

La lotta contro le malattie.

Curate infirmos. In ogni stazione missionaria vi è un dispensario farmaceutico con a capo una suora. Si distribuiscono migliaia di medicine annualmente. Le Figlie di Maria Ausiliatrice furono chiamate a prestare la loro opera di carità nell'ospedale delle donne e dei bambini in Shillong. Il Governo ci ha affidato un grande lebbrosario vicino a Tura nelle Garo Hills. Presto si incominceranno i lavori per la costruzione del villaggio per i lebbrosi, l'ospedale, la scuola, la casa delle Suore e del Missionario. Sarà la colonia dei lebbrosi, il villaggio dei dolore e dell'abnegazione cristiana. Quanto bene si può fare con le medicine. Noi putroppo siamo molto distanti dalla superba organizzazione ospitaliera dei Protestanti. Ma facciamo tutto quello che possiamo.

Chiese e cappelle.

Continuano i lavori della Cattedrale. La grandiosa chiesa di S. Giovanni Bosco in Tezpur, i cui lavori erano stati totalmente interrotti durante la guerra, si avvia ora verso il compimento e si spera di benedirla il 31 gennaio 1947. In Golaghat, la residenza missionaria vide sorgere la sua graziosa cappella. I nostri cristiani poi con grandi sacrifici hanno costruito numerose cappelle dotandole di un tetto con lamiere zincate, invece che di paglia. La chiesa di Gauhati è restaurata ed abbellita e la cappella dell'Istituto Don Bosco, in Shillong, ingrandita del doppio.

Prima di terminare questa relazione sento il bisogno di ringraziare lei, amatissimo Padre, per l'aiuto ed incoraggiamento datoci, ed anche i benefattori che con la loro carità hanno reso possibile il nostro lavoro. I missionari con gli orfanelli e neofiti li ricordano quotidianamente nelle loro preghiere.

Voglia, amato Padre, benedire me e con me tutti i missionari, le nostre opere ed il nostro lavoro.   Dev.mo in Crìsto

Shillong, 11-X-1946. + STEFANO FERRANDO,

Vescovo di Shillong (Assam).

Catechismi falsi.

Seminatori di errori passano per le case a distribuire falsi Catechismi, opuscoli e fogli di propaganda, composti dagli eretici per ingannare il popolo cristiano, strappargli dal cuore la vera Fede e staccarlo dalla Chiesa e dal Papa.

È ora di aprire bene gli occhi. Nel caos generato dalla guerra, troppi speculano sulla religione, travisando perfino il Vangelo, per traviare le menti e pervertire i cuori. Troppi si vestono da agnelli, mentre son lupi rapaci. Bisogna diffidare di chi non si conosce, denunciare immediatamente ai Vescovi ed ai Parroci la perfida propaganda ed istruirsi bene in tutto quello che riguarda la religione, per non lasciarsi tradire. Ricordiamo che la nostra Libreria della Dottrina Cristiana ha ottime edizioni per le famiglie e per le varie classi sociali. Basta richiederle alla Direzione.

Un'eroica vittima della lebbra.

Il 13 settembre u. s. il nostro Lazzaretto di Caño de Loro ha registrato la morte di un'altra eroica vittima della lebbra, il nostro confratello sac. Prospero Massari, da Guardia-Perticara (Potenza). Aveva 71 anni e ne trascorse: dieci, ancora sano, nel lazzaretto di Agua de Dios, prima dell'Ordinazione sacerdotale; venti, dopo, come lebbroso, in quello di Caño de Loro. Si era fatto salesiano in età già avanzata, dopo aver trascorsi quattro anni a New York come contabile nel negozio di un suo parente. La lettura del Bollettino Salesiano, offertogli dal suo parroco, l'orientò verso l'Opera di Don Bosco, al pulsare della divina vocazione. E subito si decise per l'assistenza ai poveri lebbrosi. Entrato nel 1903 nel nostro collegio di Castellammare di Stabia, dovette attendere fino al 1910 l'appagamento dei suoi voti, impegnandosi negli studi ecclesiastici e nel servizio di contabilità per la nostra amministrazione. Destinato quindi alla Colombia, ne provò tal gioia che corse a Torino senza neppur pensare a salutare i parenti. L'Ispettore Don Aime, lo rimandò al paese a compiere quest'atto di pietà filiale, poi se lo condusse seco ad Agua de Dios, dove, nel gran lazzaretto, accanto alla casa parrocchiale funzionava da anni l'Asilo « Michele Unia », costruito con tanti sacrifici da Don Luigi Variara e Don Raffaele Crippa per la cura e l'educazione di un centinaio di giovinetti lebbrosi, affidati alla direzione di Don Ciriaco Santinelli, già colpito dalla lebbra. Il chierico Massari ebbe l'incarico di maestro ed assistente; e divenne subito l'angelo custode dei suoi alunni, che fecero rapidi progressi nello studio e nel lavoro. Morto Don Santinelli del tremendo male, il ch. Massari sostenne a lungo da solo il peso dell'Opera, facendosi aiutare dai giovani più adulti. Quante volte, alla sera, era talmente sfinito da non avere neppur la forza di svestirsi. Cadeva così sul letto pel breve riposo; pronto a riprendere, al mattino, la sua missione. I giovani, che lo vedevano ritardare persino la sua preparazione al sacerdozio per curarsi di loro, misuravano il suo sacrificio e gli portavano il più tenero affetto. Nel 1951 i superiori lo poterono supplire e lo chiamarono al nostro istituto di Mosquera a completare gli studi teologici. L'anno seguente saliva l'altare. Tornò per qualche giorno all'Asilo di Agua de Dios, per dare ai giovani la gioia di festeggiare la sua ordinazione sacerdotale. Poi fu preposto all'amministrazione delle nostre Scuole professionali di Ibagué. Ma, nel 1924 cominciarono ad apparire sul suo volto le tracce del male. Il bacillo di Hansen, col suo processo lento di incubazione aveva atteso a manifestarsi nel cambiamento di clima. Fu una rivelazione tragica. Ma subito si riprese. Ed al confratello che gli prospettava i suoi dubbi e proponeva una visita medica, rispose: « Non c'è bisogno: io sono convinto di essere lebbroso... Volevo attendere la fine dell'anno per non lasciare negli impicci i superiori. Tre giorni di tempo, per aggiustare i conti... poi sono a disposizione. Non mi spavento per questo. Quando mi consacrai ai lebbrosi, prevedevo la probabilità del contagio. Il Signore ha disposto così: sia benedetta la sua santa volontà! ». Giunse al lazzaretto di Caño de Loro l'11 ottobre del 1924. Per un anno visse in una povera capanna fra i cinquecento lebbrosi. Poi con l'aiuto di confratelli ed amici si edificò una casetta più comoda, dietro alla chiesa parrocchiale, unito a quella del cappellano. Dapprima il male procedette lentamente ed egli potè prestare solido aiuto al cappellano pel sacro ministero, predicando, insegnando ed amministrando i Sacramenti. Ogni mattina, compiute le sue pratiche di pietà, passava di casa in casa a visitare e confortare i malati più gravi. Dopo pranzo, all'ospedale degli uomini, teneva l'istruzione religiosa a quelli che potevano reggersi in piedi e radunarsi insieme; poi sostava presso gli altri a prodigare il conforto della sua fede e della sua carità. Divotissimo del Sacro Cuore, ogni primo venerdì del mese portava nelle singole case un centinaio di Comunioni non solo a coloro che erano costretti a letto, ma anche agli altri che non potevano recarsi in chiesa.

Negli ultimi anni dovette limitare le visite a domicilio ed all'ospedale, perchè gli si gonfiarono le gambe, aumentarono le piaghe ed i tubercoli dolorosi. Spesso lo assalivano febbri nervose e maligne, sintomi dell'attività del microbo. Poi lunghe e dolorosissime suppurazioni ai piedi gli impedirono perfino di reggersi in piedi per la celebrazione della santa Messa. Gli fu concesso di celebrare da seduto. Migliorato un po' ai piedi, perdette la vista. Infine fu immobilizzato completamente. La sua camera allora divenne un santuario: i lebbrosi vi si trascinavano per confessarsi, ascoltare le sue parole di conforto ed edificarsi della sua rassegnazione. Gli furono procurate delle iniezioni di chaulmougra che parvero per qualche tempo il toccasana dell'orrendo male ed effettivamente guarirono non pochi casi di infezione incipiente. Ma egli chiese il permesso di darle ad un altro lebbroso che spasimava di guarire. Chiesto se la malattia lo rattristasse e lo stancasse rispose: « Oh? questo mai! Anzi mai sento sempre più contento perchè comprendo che sto facendo la volontà del Signore ». Sul finire del 1943 lo sfacelo del suo povero corpo si accentuò. Inchiodato su una sedia a sdraio, senza vista, gli occhi completamente chiusi, le mani coperte di piaghe, faceva proprio pietà; le gambe e i piedi smisuratamente gonfi e sanguinolenti formavano sul suolo una chiazza ripugnante. Perdette anche la parola. La notte lo si portava di peso sul letto; ma il suo scarso riposo era disturbato anche da affanni di asfissia nel clima tropicale. Un ultimo tubercolo nella pupilla dell'occhio destro gli colmò i dolori con spasimi inauditi. Preparato alla morte, diceva all'Ispettore Don Bertola recatosi a visitarlo: « Preghino molto, ma sappiano che io muoio tranquillo. Ho fatto il possibile per servire e piacere al Signore. Confido nella sua misericordia ».

Approssimandosi la fine, pregò che gli si preparasse la cassa e gli si scavasse la fossa nel cimitero. Quando seppe che tutto era pronto, il mattino del 13 settembre, si mostrò soddisfatto: « È arrivata finalmente la mia ora » disse. Chiese ancora l'assoluzione ed, entrato in agonia, alle tre del pomeriggio, andò a raggiungere gli altri eroi che, come lui, avevano consumato la loro esistenza nella cura dei poveri lebbrosi. Ecco le risposte della Chiesa agli empi che, ai nostri giorni, continuano la criminosa campagna di diffamazione del clero.

CULTO E GRAZIE DI MARIA AUSILIATRICE

Grazie attribuite all'intercessione di MARIA AUSILIATRICE e di S. GIOV. BOSCO

Raccomandiamo vivamente ai graziati, nei casi di guarigione, di specificare sempre bene la malattia e le circostanze più importanti, e di segnare chiaramente la propria firma. Sarà bene, potendolo, aggiungere un certificato medico.

Non si pubblicano integralmente le relazioni di grazie anonime o firmate colle semplici iniziali.

Missionario rapito dai banditi!

Il 27 gennaio u. s. il Superiore dei Salesiani del Siam che si trovava a Bangkok, veniva chiamato d'urgenza da S. E. Mons. Pasotti Vic. Apostolico, il quale gli comunicava che il giorno precedente i banditi avevano rapito il missionario D. Natale Mané, trentenne, mentre ritornava dal visitare un malato.

Il Superiore, sbigottito da sì preoccupante notizia, fatti la sera stessa i passi opportuni presso il Direttore Generale di Polizia della capitale, s'affrettava a partire per Bang-nokkhuek, ove, incontratosi col Vescovo, iniziò, per mezzo di messi di fiducia, i contatti coi banditi. Questi, in varie lettere consecutive, domandavano per il riscatto del missionario 80.000 ticali che è quanto dire due milioni di lire, minacciando mutilazioni e morte. Ma la Missione non poteva trovare e tanto meno disporre di una somma così vistosa.

Le autorità presero energiche disposizioni.

Il Governatore della Provincia, accompagnato da colonnelli di Polizia, inviati dalla capitale, e dal Superiore dei Salesiani, che aveva chiesto e ottenuto di seguirlo, si portò personalmente al Distretto, da cui dipende il villaggio dove i banditi tenevano il missionario.

Vi giunsero la notte dal 30 al 31 gennaio e subito, con premura degna di ogni lode, fecero sapere ai banditi che avrebbero agito energicamente. Sorse allora tra i banditi una viva discussione, per disparità di pareri: chi voleva liberare l'ostaggio, chi voleva disfarsene fucilandolo. La discussione fu così violenta, che i banditi vennero a fucilate fra di loro.

Il tempo urgeva, perchè essi avevano fissato il 31 gennaio come ultimo termine: o ricevere il prezzo del riscatto o restituire il cadavere dell'ostaggio.

È facile immaginare lo stato d'animo del povero missionario e quello dei Confratelli e fedeli che vedevano con angoscia precipitare il termine fatale. All'uno e agli altri non rimaneva che porre tutta la loro speranza e fiducia in S. G. Bosco, di cui, proprio quel giorno, ricorreva la festa. E Don Bosco ottenne il miracolo!

I banditi che, per mezzo dei loro messi, avevano potuto conoscere non solo la grande povertà dei missionari, ma soprattutto il loro spirito di sacrificio e le opere di bene che svolgevano, specialmente a beneficio dei giovani poveri e abbandonati, proprio all'inizio della festa di S. G. Bosco, alle due del mattino, lasciavano in libertà, senza riscatto alcuno, l'ostaggio che detenevano da cinque giorni. La sera stessa Don Mané poteva abbracciare il Vescovo, che era al capoluogo di provincia per la celebrazione della festa Patronale. Impossibile descrivere la commozione dei fedeli quando poterono rivedere sano e salvo il missionario.

Le prove d'affetto, che nella triste occasione i missionari salesiani ebbero dal Clero, comunità religiose, cristiani e non cristiani, di tutto il Siam, hanno con la divulgazione del fatto in tutta la Nazione, attirato sull'Opera salesiana la benevola attenzione e ammirazione del Governo e del popolo siamese.

Sotto le bombe.

Sulla fine di agosto del 1943 partivo dalla stazione Termini diretta a Pescara. In quel tempo era pericolosissimo viaggiare, ma, grazie a Dio, da Roma sino alle vicinanze della stazione di Sulmona, nulla si notò di anormale. Alle 11 però il treno era appena entrato in stazione che veniva subito fatto bersaglio dagli aerei da bombardamento. Alle grida di allarme e di spavento, anch'io mi precipitai, atterrita, fuori dal treno, invocando la protezione di S. Giovanni Bosco e stringendomi forte al petto una sua immagine-reliquia, da me per caso trovata poco tempo prima e da allora devotamente conservata nella borsa. Appena fuori dal treno, assistetti, nascosta in un campo di granturco, alle due prime ondate. Intorno a me numerosi i morti e i feriti. Io, stringendomi sempre al petto l'immagine-reliquia di Don Bosco, ripetei più volte, più col cuore che colle labbra, questa invocazione: « Don Bosco, salvatemi! Fatelo per i miei tre figli, lontani e inconsapevoli della mia sorte! ». Don Bosco mi esaudì e mentre tanti al mio fianco caddero morti, io non ebbi a lamentare che un lieve disturbo al piede sinistro sfiorato da una scheggia. Dopo le due prime ondate, alle ripetute grida di allarme di allontanarsi dal campo di granturco per l'avanzarsi del fuoco, mi avviai insieme con altri verso un boschetto vicino. Tutti i miei compagni oltrepassarono un ruscello che ci separava dal boschetto e si inoltra rono dentro quest'ultimo scomparendo tra le piante. lo invece, come ispirata dall'alto, credetti opportuno non seguire gli altri e senz'altro cercai di nascondermi alla meglio sotto un folto cespuglio. Fu la mia salvezza! Quelli infatti che avevano cercato scampo nel boschetto, sorpresi dal mitragliamento, quasi tutti perirono. Nascosta intanto fra i rami, attesi la fine della quinta ed ultima ondata, dopo la quale uscii sana e salva dal mio nascondiglio, ringraziando dal profondo del cuore il mio celeste Protettore.

Roma, 14-VII-1946.

MARIA LUCIA DI FEDERICO.

Era ormai agonizzante.

Nel mese di febbraio, ultimo scorso, nostro figlio Massimo, di nove anni, fu colpito da bronco-polmonite doppia in seguito a morbillo con febbri altissime che durarono una quindicina di giorni. Quando pareva che la malattia avesse fatto il suo corso e fosse sulla via della guarigione, la febbre lo assalì nuovamente e per la seconda volta fu colpito da bronco-polmonite doppia, divenendo in pochi giorni gravissimo, tanto che la scienza medica dei migliori professori specialisti, si mostrò vana.

Una sera, ormai agonizzante, gli fu amministrato l'Olio Santo ed era impossibile sperare; solo un miracolo poteva salvarlo.

Già da qualche giorno avevamo affidato il nostro bimbo a Maria Ausiliatrice e a D. Bosco Santo, e in quella tragica sera compredemmo che era necessario aumentare la fiducia, poichè umanamente non vi era più nulla da fare. Ma ecco che la grazia avvenne. Il giorno dopo, pur essendo ancora grave, già vi erano probabilità di salvarlo e in pochi giorni, con meraviglia di tutti e dello stesso medico curante, era fuori pericolo.

Ora è perfettamente guarito ed è sempre vispo e allegro, senza nessuna traccia della gravissima e lunga malattia.

Rendiamo grazie a Maria Ausiliatrice e a D. Bosco Santo inviando pure una piccola offerta promessa, con preghiera di far pubblicare la grazia.

Pecetto, Valle S. Pietro, 8-IV-1946.

Coniugi Bosco BARTOLOMEO e LINA.

Incolume nel bombardamento.

Affezionata oltre ogni dire all'Ausiliatrice e a Don Bosco Santo, mia cugina, sig.na Nunziata Luca di Michele, ebbe a confidarmi che tante volte aveva provato l'efficacia delle care divozioni, da lei diffuse da un sessennio in seno a tante famiglie dello stesso paese. Di una singolare protezione ebbe a godere quest'anno.

II 7 agosto u. s. fin dal mattino poche anime soltanto s'incontravano per le strade di Maletto, chè la gran maggioranza il vortice della guerra aveva intanate nelle grotte periferiche ai boschi paesani. La nostra, sola a casa sua, chè anche i parenti erano sfollati, preparava in cucina un po' di desinare, quando ad un tratto sente avvicinarsi dodici aerei inglesi. Si porta nella stanza attigua, invocando l'Ausiliatrice e Don Bosco, quando ecco improvvisamente un terribile tonfo e un non meno terribile spostamento d'aria. Fra l'immenso nuvolone prodotto, nessuno avrebbe pensato esserci più anima viva. Ma lei è salva, anzi incolume del tutto. La cucina era scomparsa, il resto rimaneva anche distrutto, eccetto un pezzo di tetto a lei sovrastante; certo i suoi protettori lo sorreggevano, perchè appena uscita da quelle rovine, anche quel tetto cadde con fragore. Due grazie in una, ed essa, convint ss'ma di ciò, ne avrà perpetua riconoscenza all'Ausiliatrice e a Don Bosco.

Maletto (Catania), 20-IX-1943.

D. CARMELO LUCA, S. S.

ASIAGO - ORA È SANO E VISPO. Nel giugno 1945 il mio ottavo ed ultimo bambino Bruno, di giorni 50, si ammalò di enterite acuta. Il medico, che in un primo tempo credeva il caso leggero, al terzo giorno si allarmò, ed io, convinto che il bambino non potesse sopravvivere, mi preparavo a sopportare la grave perdita.

La malattia continò ad aggravarsi, ed al quinto giorno, al colmo della disperazione, mi convinsi che, malgrado la forte tempra del bambino, egli non sarebbe sopravvissuto, e che non c'era più speranza.

Chiamai il sacerdote, furono fatte preghiere, ed io invocai la Vergine SS. Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco, promettendo un'offerta, e la visita al suo Oratorio a Torino.

Il povero Bruno agonizzò per alcune ore, poi, per incanto, con meraviglia di tutti i presenti, aprì gli occhi ed il giorno seguente il medico lo dichiarava fuori pericolo; ed ora cresce sano e vispo.

Adempio la mia promessa inviando offerta, e, quanto prima possibile, verrò col mio bambino ai piedi della Vergine Ausiliatrice, per ringraziarLa nuovamente e per implorare altre grazie.

BATTISTA CORTESE.

CATANIA - MI RIVOLSI A MARIA AUS. Mio suocero, sig. Cali Michele da S. Cataldo (Caltanissetta), venne colpito mesi or sono da una mastoidite acuta che gli cagionava gravissime sofferenze, per cui venne ricoverato d'urgenza all'ospedale. Fiduciosa mi rivolsi allora a Maria Ausiliatrice e a S. Giovanni Bosco e iniziai la novena per impetrare dal gran Santo la guarigione del povero mio suocero.

Non era ancora ultimata la novena che il dottore curante, meravigliato, ci comunicava la completa guarigione dell'ammalato, per cui non si richiedeva più l'intervento chirurgico.

Riconoscente alla Vergine Ausiliatrice e a S. Giov. Bosco con animo grato invio la inia modesta offerta.

6-VIII-1946.   CASALE CARMELINA.

MONTALDO BORMID A - IL DOTTORE LA TROVÒ FUORI PERICOLO. Mia moglie

Orsi Domenica trovandosi in campagna colpita da malore, a stento potè rincasare; il dottore, chiamato d'urgenza, la dichiarò in stato gravissimo ed in pericolo di vita. Io e mio figlio Vittorio, all'insaputa uno dell'altro ci siamo rivolti fiduciosi a San Giovanni Bosco chiedendogli la grazia della guarigione; promettendogli di far pubblicare la grazia e d'inviare un'offerta.

All'indomani, chiamato nuovamente il Dottore, questi la trovò fuori di ogni percolo, ed ora sta bene. Perciò ringraziamo con tutto il nostro cuore il gran Santo ed adempiamo la nostra promessa.

19-VIII-1946.

ORSI GIUSEPPE e ORSI VITTORIO.

TORRESELLE (Padova) LIBERATO DAL CAMPO DI CONCENTRAMENTO. Il giovine

Alessandro Strappazzon, di Feltre, si trovava recluso da sette mesi, dopo l'8 settembre, in un campo di concentramento per detenuti politici, a Bolzano. Essendo ormai il più anziano d'internamento, sarebbe dovuto partire per Mathausen alla prima occasione. La famiglia, trepidante per lui, l'aveva raccomandato con tanta fiducia a Maria Ausiliatrice.

E la grazia non tardò a venire, perchè fu impensatamente liberato dalla Croce Rossa tre giorni prima che il suo drappello (cinque compagni, dei quali quattro sono morti di stenti e umiliazioni) partisse per il campo tristamente noto. Grata all'Ausiliatrice la sorella adempie una promessa offrendo parte del proprio oro di sposa.

20-VIII-1946.   D. LUIGI PILOTTO.

TORINO PIOGGIA DI GRAZIE. Sento il dovere di render manifesta la bontà tenerissima di Maria SS. Ausiliatrice e di S. Giov. Bosco a riguardo della mia persona e di tutta la mia famiglia.

La notte dal 10 all'11 giugno 1940, Torino ebbe a provare gli effetti della prima incursione aerea. Al suono delle sirene molti torinesi non ebbero il menomo sentore della gravità del momento, credendo invece che si trattasse di evoluzioni da parte di velivoli italiani. Sul balcone del nostro palazzo, mosse da curiosità, si affacciarono parecchie persone.

Io invece, dopo pochi istanti, ebbi l'ispirazione, grazie certo ai nostri Celesti Protettori, di ritirarmi in casa. Ero appena rientrata che un tremendo fragore mi fece trasalire, seguito tosto dallo schianto dei vetri. Coloro che stavano sul balcone caddero riversi nella stanza in un lago di sangue. Due erano morti, alcuni altri feriti.

Un secondo tratto amoroso della Provvidenza si manifestò in uno dei primi giorni che seguirono all'armistizio del settembre '43. Alla stazione di Porta Nuova erano in attesa di partire per la Germania i nostri soldati fatti prigionieri. La gente commossa tentava di accostarsi ad essi. Ad un tratto s'udì una voce: « Ritiratevi ! ». Ero appena fuggita dall'assembramento, che i tedeschi facevano fuoco sulla folla, uccidendo una donna.

Durante il terribile bombardamento del 13 luglio 1943, mi trovavo nel rifugio di mia sorella. Alcune bombe colpirono ed abbatterono al suolo il palazzo sovrastante. Con non poco spavento a poco a poco potemmo uscire da quel cumulo di macerie tutti illesi e - grazie al Cielo - senza che il rifugio crollasse, unico tra tutti quelli delle case colpite all'intorno.

Nell'agosto dello stesso anno 1943, fui sorpresa da un'incursione mentre mi trovavo sola in casa. D. Bosco m'ispirò di rifugiarmi nel ricovero del Monte dei Cappuccini. Fu provvidenziale! Difatti il rifugio della nostra casa fu colpito, rimanendovi parecchi morti e feriti.

Per questa speciale protezione intendo manifestare pubblicamente la mia riconoscenza a Maria SS. Ausiliatrice e a D. Bosco, che sempre vollero cori particolare predilezione custodire la mia famiglia, tanto che, si può dire, non passa anno senza che si debba magnificare il Signore per successi insperati, che non esito a chiamare « grazie ».

16-X-1946.   MARIA TITONE DAMONTE.

LERMA (Aless.) - IL MALE È DEL TUTTO SCOMPARSO. Dal settembre 1945 la mia figliola quattordicenne, affetta da pleurite, nonostante le più assidue cure mediche, non dava segni di miglioramento.

Fiduciosa ricorsi all'aiuto di Maria Ausiliatrice e di S. Giovanni Bosco iniziando una novena in loro onore, chiedendo la grazia di una completa guarigione della mia bambina, che, con fervore, univa alle mie le sue preghiere. Dopo i primi giorni della novena notai molto miglioramento che sempre aumentò fino alla sua completa guarigione.

Come da referto di uno specialista radiologo, ogni sintomo del male è scomparso e mia figlia ora gode ottima salute.

ODICINO SCOTTO ELENA.

ARIGNANO (Torino) - OGNI SPERANZA SEMBRAVA PERDUTA. Mio marito, colpito da grave malattia, fu portato all'ospedale delle Molinette a Torino, dove subì delle operazioni chirurgiche. Era già abbastanza ristabilito, quand'ecco sopraggiungere improvvisamente una setticemia con focolai polmonari.

La febbre altissima, la prostrazione generale dell'organismo non permettevano più neppure le medicazioni alle ferite, che ormai minacciavano una cancrena.

In quei momenti di ansia e di trepidazione, in cui ogni speranza nella scienza umana era perduta, mi rivolsi con maggior fiducia alla Madonna e a D. Bosco, ai quali avevo già affidato l'esito della malattia.

A me si unirono nella preghiera le rev. Suore, i bimbi dell'Asilo e le Aspiranti Missionarie di Arignano.

La fede e la preghiera mi ottennero la tanto invocata grazia.

Infatti dopo breve tempo di angosciosa trepida zione seguì un lieve miglioramento, principio di una lenta, ma sicura guarigione.

Ora si trova a casa fuori pericolo.

Sciolgo il mio voto alla Vergine Santa e a Don Bosco, pubblicando la grazia e inviando la mia umile offerta.

30-V-1946.   NILDE CUCCO PEZZANA.

ASTI - MI SENTII PIÙ SOLLEVATA. L'unico figlio, per il quale avremmo dato la vita, durante l'ultima terribile guerra era militare a Torino. D'improvviso un giorno la sua caserma fu occupata dai tedeschi ed egli venne internato in Germania. Non possiamo dire tutto il nostro strazio nel vederlo partire!

Nessuno può immaginare i pensieri e le ansie durante la sua lunga assenza.

Un giorno mi gettai ai piedi di Maria SS. Ausiliatrice e con fede viva le chiesi la forza di poter sopportare la mia grande croce e la protezione di mio figlio, promettendo una statua della Madonna Ausiliatrice in un tempietto nel paese di Azzano, ove sono nata, se avessi avuto la consolazione di riavere sano e salvo il mio Luciano. Mi sentii più sollevata e ripresi fiduciosa le mie occupazioni ordinarie. Non disperai più e a poco a poco ripresi forza.

Dopo alcuni mesi di attesa febbrile il nostro Luciano tornò. La grazia era fatta!

Secondo la promessa feci erigere il tempietto con la statua di Maria SS. Ausiliatrice e regalai alla Chiesa Parrocchiale la statua di S. Giovanni Bosco. Il dono fu benedetto da Mons. Rossi, Vescovo di Asti il 4 agosto 1946.

Riconoscente a Maria SS. per la grazia ricevuta, sento il bisogno di renderla pubblica, invocando nuovamente e per sempre la protezione di Lei e di S. Giovanni Bosco su tutta la mia famiglia.

14-II-1947

CAMERANO ANGIOLINA PALMESINO.

D'Adda Adelaide (Genova) - Il mio caro babbo guarì perfettamente da un'operazione boccale, ottenendo un bellissimo esito dell'analisi.

Masera Maria (Trofarello) - Ringrazio Maria Aus. e S. Giov. Bosco per la loro singolare protezione sulla mia famiglia.

Mio figlio, dopo due anni di lunga prigionia in Germania, è ritornato a casa sano e salvo. Mia figlia, colpita da difterite e trovandosi in pericolo di vita, grazie all'intercessione di cotesti potenti intercessori, fu salva. Grazie di cuore.

Falco Michele (Villaretto-Bagnolo) - La nascita imminente della mia primogenita apriva il mio cuore alle più belle speranze di intime gioie familiari. Ma il Signore aveva disposto che la gioia si tramutasse in trepidazione ed in dolore.

Fu necessario infatti l'intervento chirurgico, e credetti di perdere allo stesso tempo la moglie e la piccola. La piccina moriva poche ore dopo la nascita, mentre una nuova crisi aggravava lo stato della mamma, affranta dal dolore della perdita della sua creatura. In simili frangenti mi raccomandai di cuore alla SS. Vergine Ausiliatrice e a S. G. Giovanni Bosco, nei quali avevo messa tutta la mia fiducia, affinchè, accettando il sacrificio della neonata, volessero almeno risparmiarmi la moglie. La mia preghiera fu esaudita ed ora mia moglie ha raggiunto lo stato normale di salute.

Riconoscente a Maria SS. e a S. Giovanni Bosco, invio una piccola elemosina per le Opere Salesiane.

D. Carisio (Langosco Lomellina) - Tormentata per vari mesi da forte insonnia seguita da inquietudine e agitazioni che m'impedivano di lavorare mi rivolsi fiduciosa a Maria SS. Ausiliatrice chiedendo di esserne liberata e promettendo di pubblicare la grazia mandando offerta.

La Madonna, sempre materna, esaudì la mia supplica ed io adempio riconoscente la mia promessa.

S. M. (Novara) - A gloria e ringraziamento di Maria Ausiliatrice, la quale, da me invocata affinchè si rivelasse la verità di contro ad una grave calunnia, con cui si era tentato di disonorare mio fratello, con materna generosità mi esaudì, prego pubblicare la grazia mentre invio offerta.

Teresina Beriachetto - Don Bosco Santo! Vi avevo promesso il mio braccialetto da sposa per i bisogni dei Vostri cari orfanelli, se mi ottenevate la grazia del ritorno di mio marito dalla prigionia. La grazia mi è stata concessa ed ora con profonda riconoscenza adempio il mio voto.

Azzolin Fortunato (Pegolotte di Cona - Venezia) ringrazia, con tutta l'effusione del suo cuore devoto e riconoscente, il taumaturgo S. Giovanni Bosco per avergli ottenuta la guarigione da gravissima malattia, e manda tenue offerta.

tennero Teresa in Gatti (Carmagnola) - Mio marito dopo due anni di prigionia in Germania fece ritorno sano e salvo in famiglia.

Riconoscente a Maria Ausiliatrice e a S. G. Bosco, da promessa fatta invio modesta offerta.

Anna Plozzer (Tolmezzo) - In seguito alla sparizione di un documento importante era stata pregiudicata la carriera di mia figlia. Feci la novena a S. Giovanni Bosco implorando la grazia di far luce sul fatto in modo che mia figlia non restasse danneggiata. Ottenni la grazia, e ringrazio S. Giovanni Bosco, che anche in altri frangenti difficilissimi mi ha aiutata, pregando di pubblicare quanto sopra e di accettare la mia modesta offerta.

Famiglia Menso (Torino) - Riconoscenti ringraziamo Maria SS. Ausiliatrice che ha accolto le nostre preghiere preservandoci e difendendoci da tanti sovrastanti pericoli durante gli anni di guerra. In attesa di altre grazie uniamo la nostra offerta.

R. F. M. - Adempio la promessa fatta, con la presente offerta per le Opere Salesiane e con rendere pubblica la presente, come ringraziamento dei tanti favori e protezione avuta, e ultimamente una grazia, per avere portato fuori pericolo di vita una persona a me cara, che poco dopo potè riprendere il suo normale lavoro.

Renoglio -Maria (Torino) -- Nel maggio dello scorso anno fui colpita da una grave forma di malattia, per cui era sola speranza di guarigione un difficile intervento chirurgico. Fui operata con esito abbastanza soddisfacente. Da allora, benchè la convalescenza si sia protratta a lungo, sempre ho migliorato ed ora, dopo circa un anno, la mia salute si può dire quasi ristabilita. Attribuisco questa prodigiosa guarigione a Maria Ausiliatrice e a San Giovanni Bosco da me fervorosamente invocati; come da promessa fatta, invio un'umile offerta per le Opere Salesiane.

Ringraziano ancora della loro intercessione Maria SS. Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco:

Foschi Maria (Coriano di Forti) per aver superato un forte esaurimento cardiaco che l'aveva ridotta in fin di vita.

Blanchod Martina trovandosi oppressa da un terribile incubo guari dopo una fervorosa e fiduciosa novena a Maria Ausiliatrice,

Casarin Antidea (Lido di Venezia) per la miracolosa guarigione di un bimbo di pochi mesi che, colpito da gastroenterite acuta guarì per intercessione di San Giovanni Bosco.

Bracchetti Maria (Trento) per la grazia ricevuta implorando continua protezione.

M. V. (Semogo) per aver trovato lavoro proprio al termine di una novena.

Venturini Rosina (Venezia) per due segnalatissime grazie ricevute.

Capettini Felicita (Belgioioso) pel felice esito di operazione chirurgica subita dal genero.

Figuera Giovanna (Acireale) per le grazie e assistenza ricevuta. A. M. (Cassino) per l'ottima riuscita di esami. P. P. (San Giovanni Rotondo) per l'ottenuta guarigione di persona cara.

Scorsi Aurelia per aver ricevuta una grazia che le stava tanto a cuore.

Boarini Maria (San Michele Extra) pel felice esito di operazione subita dal marito.

Casini Maddalena fu Pietro (Livigno) ringrazia di cuore Maria Ausiliatrice e Don Bosco Santo che la vollero assistere c confortare in penose circostanze della vita.

Sallusty Rota Delia per la miracolosa guarigione di un nipotino di nove mesi.

Pugi Luigi (Firenze) per le grazie concesse alla figlia Giulia. Fam.a Saracini (Milano) per le segnalatissime grazie ricevute invocando continua protezione.

Faldella Elisabetta (Sassi) per evitata operazione.

Sorelle Ronco (Torino) per le grazie e l'assistenza ricevuta. Rossi Rachele (Bardi) perche un caro nipote ottenne la promozione nonostante le contrarie previsioni dei professori... Bergamini O. (Santo Stefano) per le grazie ottenute. Zanatta Benzi Maria (Acqui) per le grazie ricevute dal marito e dal piccolo Giovannino che raccomanda alla paterna protezione di San Giovanni Bosco.

Macchiesaldo Angiolina (Azeglio) per le segnalatissime grazie ricevute invocando continua protezione.

Dellacasa Luigina (Torino) per la grande grazia ricevuta. Grassi Cristina (Torino) per le due grazie ricevute: promette riconoscenza eterna.

V. N. (Livorno Ferraris) perchè dopo aver subito un grave atto operatorio evitò di dover subire altra operazione.

B. M. (Crova) per aver ricevuta la grazia tanto sospirata e necessaria.

Pereno Maria per le molte grazie ricevute.

R. B. per l'ottenuta guarigione del fratello da due gravi malattie.

Cerruti Daniele Maria (Pero) per la particolare protezione concessa al marito.

Testa Antonio e Antonia (Costa S. Bortolo) per la speciale assistenza ricevuta in penosissime circostanze della vita.

Quilici Cesira (Coreglia Antelminelli) per la grazia concessa al cognato ammalatosi di peritonite.

Fusalla Nazarena (Petrella Tifernina) per la segnalatissima grazia ricevuta.

Di Prima Mattia (Catania) per la miracolosa guarigione del fratello Giuseppe.

Nicelli Ottavia (Cotogno Monzese) per aver trovato, dopo tante preghiere e sospiri, il desiderato impiego.

L. B. (Torino) per la riconquistata salute.

Gariglio Andrea (Moriondo) per la sospiratissima grazia ricevuta.

Grazie attribuite all'intercessione del Servo di Dio DON MICHELE RUA

CASSOLNOVO - LIBERATO DA « ANGINA PECTORIS ». Mio fratello ebbe un forte attacco di angina pectoris per cui soffriva molto. Lo misi sotto la protezione del Servo di Dio Don Michele Rua, divenuto ormai il mio Protettore part - colare, e Lo supplicai con fervorosa novena, fiduciosa che mi avrebbe esaudita anche questa volta. Infatti, poco dopo la novena e la promessa di un i tenue offerta per la sua causa di Beatificazione e della pubblicazione della grazia, qualora l'avessi ricevuta, migliorò sensibilmente ed ora sta veramente bene.

Sciolgo pertanto il mio voto con la più viva riconoscenza al caro Servo di Dio.

Aprile 1946.   TORNOTTI MARIETTA.

ALESSANDRIA - NON DIVENTO CIECA. Nel terribile bombardamento del 5 aprile u. s. su Alessandria, essendo stata quasi completamente d strutta la Casa Ispettoriale delle Figlie di Maria Ausiliatrice, una nostra ex educanda, già Novizia nel suddetto Istituto, fu colpita così gravemente agli occhi, da temersi che li avrebbe tutti e due perduti.

In tanta grave sventura mi rivolsi subito al Servo di Dio Don Michele Rua, promettendogli una piccola offerta e di pubblicare la grazia se alla povera novizia fosse rimasto sano almeno un occhio. Dopo parecchi giorni di grave trepidazione, il medico potè assicurarci che l'occhio destro era salvo.

Ne sia vivamente ringraziato il Servo di Dio Don Michele Rua, che volle, con la sua potente intercessione, ridare la luce e la vita alla nostra carissima novizia, la quale, in tal modo, può lavorare e adempiere a tutti i suoi doveri.

Mando la mia piccola offerta in segno di riconoscenza.

15-IX-1945.   Sr. LUCIA CAPPA.

Direttrice Orfanotrofio S. G. Bosco.

Giuseppe Sante (Cherasco) - Una persona a mc molto cara era in affanno per timore che non le dessero l'impiego. La invitai a rivolgersi a Don Rua e dopo pochi giorni ebbe la notizia che l'impiego le era stato concesso.

Alfonso Distante (Venosa) -- Nulla daranno il mio pensiero e la mia debole fede alla gloria del grande Servo di Dio Don Michele Rua, al potente intervento del quale, attribuisco la favorevole soluzione di una vertenza. Pertanto, questa mia dichiarazione vuole esprimere solo la gratitudine mia e della mia famiglia, ed affermare che grandemente benefica è la potenza del glorioso Don Rua presso Dio.

Sorelle Mariti (Lucca) - Riconoscenti al Servo di Dio D. Rua, inviamo offerta.

NECROLOGIO

Salesiani defunti:

Sac. BRUNACCI AUGUSTO, da Milano, † a Varazze il 5-III u. s. a 82 anni.

Ricevette l'abito ecclesiastico dalle mani di Don Bosco nel 1883 e divenne uno dei più fedeli interpreti del sistema educativo del Santo, facendo della scuola la sua seconda vita. Religioso esemplare, fu un vero maestro pei suoi allievi cui prodigava non solo il suo ingegno e la sua larga cultura, ma tutta la sua santa passione d'insegnante assicurando loro splendide riuscite. Il suo nome è legato anche a pregevoli commenti di Autori latini, ad una Antologia italiana ed al notissimo Dizionario di Cultura; ma è soprattutto nel cuore dei suoi ex allievi che ne serbano la memoria in venerazione.

Coad. BADOSA FEDELE, da San Juan las Fonts (Spagna), † a Barcellona-Horta il 2-II-1947 a 65 anni.

Coad. GARAGIOLA FORTUNATO, da Inveruno (Milano), † a Parma il 5-III-1947 a 68 anni

Coad. STURARO GIUSEPPE, da Candiana (Padova), † a Firenze il 29-VI-1946 a 33 anni.

Cooperatori defunti:

GIULIA ZITO, † a S. Agata Militello (Messina) il 9-x-1946 a 72 anni.

Vergine cristiana secondo lo spirito evangelico, si dedicò tutta alle opere di bene, nelle quali spiegò doti di prudenza e di fortezza non comuni. In perfetta comunione di idee e di sentimenti con la sorella superstite sig.na Caterina, con cui fu sempre un cuor solo e un'anima sola, cedette la sontuosa casa alle Figlie di Maria Ausiliatrice, in memoria dei santi genitori, per la educazione delle giovinette, e impiegò il cospicuo patrimonio nella fondazione dell'Istituto Sacro Cuore, affidato ai Salesiani per l'educazione della gioventù maschile. Divotissima del S. Cuore di Gesù e della Madonna, nel cui nome e al cui cenno diede inizio volta per volta alle molteplici iniziative di bene per lo sviluppo dei due Istituti, aveva familiare il pensiero e il desiderio della patria celeste e chiese e ottenne dalla Madonna di lasciare questa terra di esilio nel mese consacrato al suo Rosario.

Anche dal letto della sua ultima malattia, con le sue parole di fede e con la sua morte santa, diede sublimi lezioni di distacco dai beni della terra, di uniformità alla volontà di Dio e di perfetta adesione ai consigli evangelici.

TERESA VERDONA ved. CASTELLI, † il 12-IV u. s., a 72 anni, nell'Istituto Santo Spirito delle Figlie di M. Ausiliatrice di Acqui.

Ivi si era ritirata dopo la morte di suo marito, il cav. Pietro, per prepararsi santamente, come essa diceva, alla morte. Ed il Signore la volle preparare con la prova di una lunga e dolorosissima malattia che la consumò lentamente e che essa accolse con pia rassegnazione quale mezzo di purificazione ed espiazione dando luminoso esempio di viva fede e di eroica pazienza.

Ai coniugi Castelli si deve la fondazione del nostro Istituto S Pietro di Novi Ligure, destinato alla formazione di vocazioni missionarie.

La raccomandiamo quindi caldamente ai suffragi dei nostri Cooperatori insieme all'anima del consorte che l'ha preceduta nella pace dei giusti.

ENRICHETTA TEPPATI ved. TEPPATI, † a Borgone, il 30-IV u. s. ad 88 anni.

Mamma del nostro insigne benefattore, il prof. dott. Ferdinando, era nella parrocchia una « lampada orante » che irradiava nel paese la luce delle più belle virtù cristiane, col fervore della preghiera e la soave bontà di un cuore continuamente proteso a far del bene a tutti. Divotissima di Maria Ausiliatrice e di S. Giovanni Bosco, legò la sua famiglia all'Opera Salesiana con la più-affettuosa cooperazione.

JANE SOUBEYRAN CUNNINGHAN, † a Torino, il 2o-II u. s. ad 88 anni.

D'antica famiglia scozzese di Sterling stabilitasi a Londra, a 13 anni, vincendo ogni opposizione, da protestante si fece cattolica. Nel 1879 si sottrasse agli ostacoli ed ai disagi dell'ambiente venendo in Italia ove si sposò e divenne mamma di quattro bambini. Era pronta a darne uno alla Società Salesiana; ma il Signore lo chiamò al paradiso nella purezza dei suoi quindici anni. Ella allora si diede tutta alle Opere salesiane divenendo una delle più zelanti ed esemplari cooperatrici. In un incontro con Don Bosco nella chiesa di San Giovanni Evangelista, aveva chiesto al Santo che le ottenesse la conversione del babbo. Don Bosco le rispose: « Non lo tormenti; lo lasci stare; preghi ». Poi, dopo una pausa, in tono profetico: « Il suo papà morrà cattolico ». Il buon vecchio si convertì infatti alla fede cattolica in punto di morte.

CASETTA BARTOLOMEO, † a S. Rocco di Montà (Cuneo), il 10-XII-1946 a 7o anni.

Padre di dieci figli, ne regalò due al Signore nella Società Salesiana. La Chiesa e la Famiglia furono i suoi ideali, per cui si prodigò e si sacrificò con ammirabile dedizione. Coronò la sua vita di onestà edificante con una morte invidiabile, esempio, in vita e in morte, di virtù e di retto sentire.

LUIGIA BERTI-MARINI, † a Todi (Perugia) il 29-IX-1946 a 66 anni.

Madre e sposa esemplare, divotissima di Don Bosco, volle educati alla scuola del Santo i suoi nove figli, ai quali lasciò l'esempio di una vita veramente cristiana e di una generosa carità.

PAOLINA ZARRI, † a Cortemilia, il 21-IV u. s. a 66 anni.

Fervente cooperatrice, zelo la divozione a Maria Ausiliatrice ed a San Giovanni Bosco con l'esempio e con la propaganda specialmente tra i Cooperatori di Cortemilia. Donna di fede e di pietà sentita, fu confortata dalla vocazione di due figli al sacerdozio nella Società Salesiana. La sua memoria vive in benedizione e continua il suo apostolato.

Can. BERTAGNA GIACOMO, † a Castelnuovo Don Bosco, il 24-III-1947, a 78 anni.

Nipote di Mons. Bertagna, portò nel suo ministero, soprattutto nei lunghi anni in cui resse la Vicaria di Venaria, lo spirito pastorale del piissimo suo zio, alimentandolo anche con una fervida divozione a San Giovanni Bosco.

Altri Cooperatori defunti:

Balestriere Emilia, Testaccio d'Ischia (Napoli) - Beretta Maria, Monza (Milano) - Buccino Ernesto, Troia (Foggia) - Capasso Tullio, Napoli - Chiodi Tiziano, Graucone (Vicenza) - Colanzi Consiglia, Casoli (Chieti) - Combi Angiolina, Moggio (Como) - Cortone Giovanni Ermenegildo, Alessandria - Cristini Carlo, Marone (Brescia) - Dellavalle Antonietta, Momo (Novara) - Donghi Giovanni, Teglio (Sondrio) - Fama Carmela, Canicattì (Agrigento) - Franzoni Francesco, Cremona - Gambuti Chiara, Morciano di Romagna (Forlì) - Ghirardio Antonio, Torre S. Giorgio (Cuneo) - Grassi Orsola, S. Damiano d'Asti (Asti) - Invernizzi Luigi, Veneri (Novara) - Lagostena Antonio, Pontedecimo (Genova) - Lettini Lioy Laura, Venosa (Potenza) - Mugnozza Giulia, Caserta (Napoli) - Napione Isabella, Torino - Perin Eugenio, Creazzo (Vicenza) - Perotto Giovanni, Niguarda (Milano) - Philip Chiaffredo, Casteldelfino (Cuneo) - Purello Giuseppe, Castiglione (Catania) - Rigo Giuseppina, Baar (Svizz.-Zug.) - Scalerandi Teresa, Campiglione (Torino) - Trabalza Adele, Bevagna (Perugia) - Vallero Giovanni, Foglizzo (Torino) - Vallosio Antonio, Morbello (Alessandria).

TESORO SPIRITUALE

I Cooperatori che, confessati e comunicati, visitano una chiesa o pubblica cappella (i Religiosi e le Religiose, la loro cappella privata) e quivi pregano secondo l'intenzione del Sommo Pontefice possono acquistare:

L'INDULGENZA PLENARIA

OGNI MESE

1) In un giorno del mese a loro scelta.

2) Il giorno in cui fanno l'Esercizio della Buona morte.

3) Il giorno in cui partecipano alla Conferenza mensile salesiana.

NEL MESE DI LUGLIO ANCHE:

Il giorno 1 - Preziosissimo Sangue di N. S. Gesù Cristo. Il giorno 2 - Visitazione di Maria SS.ma. Il giorno 16 - Beata Vergine del Carmelo.