BOLLETTINO SALESIANO

ANNO LXXI NUMERO 12 - 15 GIUGNO 1947

Note e corrispondenze: Brasile, Bolivia, Spagna, Francia = Feste di S. Giovanni Bosco: Sillavenga, Mirabello Monferrato, Lodi, Trieste = Un vero amico dei lavoratori.

La messe é molta, ma gli operai son pochi.,.

Ricordiamo ai nostri Direttori Diocesani e Decurioni l'Opera dei «figli di Maria Ausiliatrice » per le vocazioni degli adulti allo stato ecclesiastico. Istituita da S. Giovanni Bosco, approvata dalla Santa Sede ed arricchita di celesti favori dal Santo Padre Pio IX nel 1876, continua a fiorire in quasi tutte le nostre Ispettorie, accogliendo giovani che, nonostante l'età inoltrata, desiderano consacrarsi alla salvezza delle anime. Alcuni Ispettori hanno ancora una casa appositamente destinata alla cura di queste preziose vocazioni che ci hanno dato eroici apostoli anche per le Missioni fra i lebbrosi. Altri raggruppano gli aspiranti in collegi adatti con orario e trattamento adeguato, portandoli, in corsi accelerati, al raggiungimento della meta desiderata.

La Divina Provvidenza suscita oggi forse più che in altri tempi di queste vocazioni. Tanti giovani, che hanno provato le delusioni della schiavitù del mondo coi servizi obbligatori anche più violenti ed avvilenti; tanti altri che negli uffici, nelle fabbriche e nelle officine provano giornalmente la tirannide e la brutalità degli empi, sanno quanto ci sia da fare per riportare il mondo dalla barbarie alla civiltà e comprendono il valore di una vita consacrata alla gloria di Dio ed al bene delle anime. Don Bosco apre loro le porte. Non abbiano timore dell'età avanzata. Se potranno fare gli studi necessari, raggiungeranno il sacerdozio e presteranno il sacro ministero in patria o all'estero; se no potranno, come coadiutori, cooperare direttamente coi sacerdoti nella cura e nella educazione della gioventù, soprattutto nelle nostre Scuole Professionali, o nell'apostolato missionario nelle lontane terre di missione.

I Direttori Diocesani ed i Decurioni, constatandone la rettitudine di intenzione e la buona volontà, li indirizzino o al Rettor Maggiore od ai singoli Ispettori, nell'Ispettoria più vicina. Ne diamo l'elenco e gli indirizzi:

Ispettoria Centrale, Piazza Maria Ausiliatrice, 4, TORINO 109 - Ispettoria Subalpina, Via Cottolengo, 32, TORINO 109 - Ispettoria Adriatica, Istituto Salesiano, MACERATA - Ispettoria Ligure-Toscana, Via C. Rolando, 15, GENOVA-SAMPIERDARENA - Ispettoria Lombardo-Emiliana, Via Copernico, 9, MILANO 129 - Ispettoria Napoletana, Via A. Scarlatti, 29 al Vomero, NAPOLI 185 - Ispettoria Novarese, Baluardo Lamarmora, 14, NOVARA - Ispettoria Romana, Via Marsala, 42, ROMA 121 - Ispettoria Sicula, Via Cifali, 7, CATANIA 116 - Ispettoria Veneta, Via A. Provolo, 16, VERONA.

Note e Corrispondenze

BRASILE - Il 30 novembre u. s. S. E. Mons. Costa, eletto Prelato di Porto Velho, ha ricevuto la consacrazione episcopale dalle mani dell'Em.mo Cardinale Arcivescovo di San Paulo Carlo Carmelo de Vasconcellos Mota, nel nostro Santuario del Sacro Cuore di Gesù. Conconsacranti furono i Vescovi missionari salesiani Ecc.mi Mons. Selva e Mons. Massa. Vi assistette anche l'Arcivescovo di Cuiabà S. E. Mons. D'Aquino Correa. Alla solenne funzione parteciparono numerosi ex allievi e cooperatori che diedero al nuovo Vescovo le più calorose dimostrazioni.

Nel 131° anniversario della nascita di Don Bosco, il nostro Istituto Teologico di San Paulo ha avuto la gioia della visita dell'Em.mo Card. Arcivescovo Carlo Carmelo de Vasconcellos Mota, il quale celebrò la Messa della comunità e sostò per una affettuosa accademia di omaggio, che coronò con la sua paterna parola esaltando l'attualità dell'Opera salesiana.

BOLIVIA - L'Istituto salesiano di La Paz ha celebrato nello scorso anno il suo giubileo d'oro con solenne Pontificale in cattedrale dell'Ecc.mo Arcivescovo Mons. Abele Antezana e discorso del rev.mo P. Urbina, superiore della « Recoleta ». Prestarono servizio all'altare gli alunni del Seminario. La scuola di canto del nostro collegio svolse brillantemente il programma corale. Dopo il canto del Te Deum, lo stesso Ecc.mo Arcivescovo procedette all'inaugurazione del tempio di Maria Ausiliatrice di cui daremo la descrizione quando ci perverranno i dati e le fotografie.

SPAGNA- Madrid - Pel Papa. - Gli antichi allievi delle nostre Scuole Professionali della Ronda de Atocha scelsero il 16 marzo per un solenne omaggio di devozione al Santo Padre. Vi intervenne lo stesso Ecc.mo Nunzio Apostolico che assistette alla Messa, celebrata dal nostro Ispettore delle Missioni dell'India Don Carreño, e concluse la brillante accademia della sera con la sua paterna parola, ricordando la sua prima visita all'Istituto trent'anni addietro, i suoi rapporti coi Salesiani in Bolivia, nel Perù ed in Austria, e formulando i più fervidi voti per la prosperità della cattolica Spagna.

A Salamanca si è completata la organizzazione della Pia Unione dei Cooperatori, dell'Arciconfraternita dei Divoti di Maria Ausiliatrice e dell'Unione ex allievi, duplicando il numero di copie del Bollettino Salesiano. Per l'annuale Conferenza si è inaugurato il nuovo salone-teatro del Collegio. Il Vescovo diocesano ha celebrato la Messa della Comunione generale ed ha benedetto la bandiera dell'Associazione interna di A. C.

A Valenza la festa di S. Giovanni Bosco fu allietata dalla presenza del suo più degno figlio, l'Ecc.mo Arcivescovo Mons. Marcelino Olaechea il quale impartì la benedizione pontificale e poi benedisse il nuovo salone-teatro, tra vibranti manifestazioni.

A Santa Cruz de Tenerife ha concorso alla riuscita della festa del nostro Santo Fondatore anche la radio con una trasmissione del « Radio Club » che ha portato il nome di Don Bosco fino ai più remoti quartieri dell'isola.

A Barcellona-Sarrià il Vescovo diocesano ebbe la consolazione di benedire, nella ricorrenza della festa di Don Bosco, un nuovo padiglione per la scuola di elettromeccanica, eretto con la dotazione del legato della compianta piissima signora Rosa Terradas. Lo zelante Pastore volle pure lasciare una duplice offerta per l'acquisto di una nuova macchina e per i premi della gara catechistica.

FRANCIA - L'aspirantato missionario di Coat an Doc'h in dieci anni ha visto fiorire le vocazioni a tal segno da dover sollecitare la costruzione del secondo braccio di fabbricato per ospitare 185 aspiranti al sacerdozio e 15 aspiranti coadiutori che si pigiano negli angusti locali. Il 17 novembre u. s. il fior fiore della città convenne a festeggiare il cinquantesimo di vita religiosa del direttore Don Pastol al quale il Gen. Flouriot appose la croce di guerra con stella di bronzo conferitogli dalla Repubblica Francese per la magnifica opera svolta a favore della resistenza. Presiedette la festa il Vescovo di St.-Brianc, S. E. Mons. Serrand.

Anche l'Oratorio di Parigi-Menilmontant ha festeggiato il giubileo d'oro sacerdotale del suo antico direttore Don Dhuit, che lo resse, attraverso le fortunose vicende della persecuzione religiosa, per 45 anni.

Feste di S. Giovanni Bosco.

Domenica 11 maggio, a SILLAVENGA, dopo una processione devota e solenne, fu collocata in un nuovo altare marmoreo della chiesa parrocchiale una belle statua in legno di S. Giovanni Bosco.

L'artistica statua riproducente l'Apostolo della gioventù in atto di benedire due giovanetti, un bianco ed un indio, era stata acquistata nel 1940 dal benemerito sig. Giuseppe Mercalli, ex allievo dell'Oratorio di Valdocco, il quale, avendo sognato Don Bosco in quell'atteggiamento e sull'altare di una bella cappella a lui dedicata nella chiesa parrocchiale, aderì prontamente al desiderio e all'invito che credette venirgli dal Santo con quel sogno.

La guerra ritardò il compimento del voto; ma il ritardo non smorzò il fervore.

Il rev. parroco don Francesco Manzini e il rev. don Pietro Fornara, decurione salesiano ed ex allievo, stabilirono e comunicarono ai fedeli che la festa si sarebbe fatta al termine della guerra come ringraziamento al Santo per gli scampati pericoli e per il ritorno dei reduci dai vari fronti e dai campi di concentramento.

Intanto furono allestiti l'altare e la cappella sulla cui volta campeggiano Maria Ausiliatrice e il suo Apostolo.

La lunga attesa ebbe felice compimento la seconda domenica di maggio. Precedette un triduo predicato dal nostro don Antonio Fasulo il quale fece il fervorino alla Messa della comunione, il panegirico alla messa cantata e, il pomeriggio, dopo i vespri, benedisse la nuova statua la quale, collocata su un carro trionfale su cui prese posto, ai piedi del Santo, un grazioso gruppo di paggetti, fu accompagnata da tutto il paese dalla chiesa di S. Giovanni alla parrocchia di S. Maria.

Venne per la circostanza la banda musicale dell'Istituto Salesiano di Novara con una rappresentanza di superiori.

Parteciparono alla festa e alla processione sacerdoti e devoti delle parrocchie vicine. L'eccezionale corteo, avvivato dagli inni dei fedeli, dal suono giulivo dei sacri bronzi e dalle marce della banda, passò per le vie cosparse di fiori e le case addobbate a festa.

Il servizio di onore attorno al carro fu disimpegnato dai reduci.

Altre feste in onore di S. Giovanni Bosco, precedute da tridui con predicazione di don Fasulo e coronate da solenni processioni, furono tenute: a Lodi, la domenica 27 aprile; a Mirabello Monferrato, la domenica 4 maggio.

A LODI colle onoranze a S. G. Bosco, promosse fervidamente dal gruppo dei Cooperatori Salesiani con a capo il Direttore Diocesano mons. Luigi Savarè, si volle commemorare il centenario dell'Oratorio di Valdocco.

Fu predicato un duplice triduo: al mattino, infra missam, nel tempio di S. Francesco dei PP. Barnabiti; la sera, nel santuario di Maria Ausiliatrice.

Diedero lustro alla solennità i chierici del ven. Seminario i quali prestarono servizio all'altare ed eseguirono scelta musica alla messa cantata e ai Vespri.

TRIESTE - Per la festa di Don Bosco, quest'anno la stazione Radio di Trieste ha trasmesso una bella sintetica commemorazione del nostro Santo. Vi intervenne anche S. E. Mons. Vescovo che celebrò la Messa della Comunione generale e presiedette la premiazione dei 150 giovani più meritevoli. Cantò la Messa solenne Mons. Galvani, ed impartì la Benedizione Eucaristica il Direttore dei Cooperatori Mons. Grego.

UN VERO AMICO DEI LAVORATORI

(Continuazione 15 maggio, pag. 112).

Fu nel 1853 che, mendicando, si può dire, di porta in porta, Don Bosco riuscì ad edificare e ad allestire laboratori e scuole al posto della primitiva tettoia.

Il primo volume degli Annali della Società Salesiana ci rivela il criterio e le tappe di assestamento.

Incominciò dal poco, con scarsi mezzi ed attrezzi rudimentali; ma subito col proposito di portarsi all'avanguardia, come disse più tardi al futuro Pio XI nell'accompagnarlo a visitare la tipografia dell'Oratorio. Pel primo esperimento, non bastando egli stesso a tutto colle cognizioni apprese da giovane, assunse capi esterni coll'autorità di padroni di bottega e l'obbligo di corrispondere un piccolo salario ai giovani. Ma, i capi badavano piuttosto a guadagnare; sicchè, invece di educare i giovani ed attrezzarli all'arte, li sfruttavano quanto potevano. Allora Don Bosco si addossò tutta la responsabilità morale ed amministrativa, lasciando ai capi unicamente l'incarico d'insegnare. I capi però finivano col trascurare i giovani migliori per timore che, raggiunta l'abilità necessaria, dessero loro lo sgambetto. Questo decise il Santo al terzo e più audace e più geniale esperimento, di far fuoco colla propria legna. Tra i giovani più adulti e più affezionati cominciò a far correre l'invito ad una collaborazione diretta. Formati al senso religioso della vita, ad una soda pietà e sicura moralità, mentre li incaricava dell'assistenza disciplinare dei più piccoli e divideva con loro anche altre mansioni, prese ad elevarli al sublime ideale: di rinunziare alla prospettiva di una lucrosa posizione sociale, per consacrare tutta la loro esistenza, con lui, alla cura ed alla salvezza della povera gioventù. Creò così il tipo nuovo del religioso-laico: il Salesiano coadiutore, che, senza mutar abiti, legandosi a Dio coi voti di povertà, castità ed obbedienza, mette titoli, abilità, forze ed ingegno gratuitamente a servigio della missione educatrice della gioventù operaia. Bisogna dirlo, ad onor del vero: Don Bosco trovò tanta comprensione e tanta corrispondenza negli umili figli del popolo, che potè rapidamente emanciparsi dai capi esterni ed affidare i suoi laboratori a capi d'arte salesiani. Con personale di famiglia, votato come lui e col suo spirito, per amor di Dio, gratuitamente, alla formazione tecnica degli artigiani, egli assicurò il prestigio educativo e la potenza di sviluppo, di affermazione e di progressivo aggiornamento delle Scuole Professionali Salesiane.

Ancor oggi, la generosa corrispondenza dei migliori fra gli alunni delle nostre Scuole Professionali alla vocazione salesiana ci consente di svolgere il programma tecnico, teorico e pratico, con personale, quasi dovunque, esclusivamente di famiglia.

Dico personale di famiglia, perchè Don Bosco nella Società Salesiana ha affratellato cristianamente Coadiutori e Sacerdoti in tutti i diritti e doveri della vita comune.

La graduale esprienza del Santo venne ufficialmente fissata nel Programma delle Scuole Professionali Salesiane compilato dal Quarto Capitolo Generale, nel 1886, in cui leggiamo: « Il fine che si propone la Società Salesiana nell'accogliere ed educare i giovanetti artigiani si è di allevarli in modo che, uscendo dalle nostre case dopo aver compiuto il loro tirocinio, abbiano appreso un mestiere onde guadagnarsi onoratamente il pane della vita, siano bene istruiti nella religione, ed abbiano le cognizioni scientifiche opportune al loro stato. Ne segue che triplice dev'essere l'indirizzo da darsi alla loro educazione: religioso-morale, intellettuale e professionale*.

Ci possiamo limitare ad alcuni rilievi. Don Bosco ha tenuto:

1) a fare al lavoro il posto che merita nel campo dell'educazione e nella stima sociale. Non un giogo umiliante, nè un diversivo od un passatempo; ma un sacro dovere, un nobile ideale, un potente fattore di benessere materiale e morale, individuale, familiare, sociale, fonte di gioia e di ineffabili sodisfazioni;

2) a formare operai coscienti e completi: moralmente, intellettualmente e tecnicamente attrezzati alla loro missione;

3) ad eliminare il contrasto tra lo studio ed il lavoro; tra la classe studentesca e la classe artigiana.

Per questo ha fuso le due sezioni, nei suoi maggiori istituti, collo stesso vincolo di famiglia, con ugual trattamento, le stesse pratiche di pietà, lo stesso sistema educativo, gli stessi stimoli e gli stessi premi, in un'atmosfera di fraternità: dal mattino, quando iniziano la giornata nella stessa chiesa, alla sera, quando tutti si raccolgono attorno allo stesso superiore e padre per la « buona notte » (1).

Qual contributo egli abbia, così, portato all'armonia di classe ed alla funzione sociale del sistema educativo, non è difficile valutare. Egli che, colle sue istituzioni, destava la coscienza dei ricchi al dovere della comprensione, dell'aiuto e dell'amore dei poveri, suscitando prodigi di carità, ne sentiva tutto l'assillo. Il 30 settembre 1877 scriveva al Presidente delle Conferenze di San Vincenzo di Buenos Aires: « Raccomando l'ospizio dei poveri fanciulli per arti e mestieri. L'esperienza ci fa persuasi che questo è l'unico mezzo per sostenere la civile società: aver cura dei poveri fanciulli. Raccogliendo ragazzi abbandonati, coloro che sarebbero per sempre il flagello della società civile, diventano buoni cristiani, onesti cittadini, gloria dei paesi ove dimorano, decoro della famiglia a cui appartengono, guadagnandosi col sudore e col lavoro onestamente il pane della vita ».

A Lione, il 15 ottobre 1883, mentre chiedeva soccorsi proprio pei giovani artigiani, ammoniva l'aristocrazia francese con queste gravi parole: « Sapete voi dove stia la salvezza della società? La salvezza della società o signori, è nelle vostre tasche! Questi fanciulli raccolti dal " Patronage " e quelli mantenuti dall'"OEuvre des Ateliers " attendono i vostri soccorsi. Se voi adesso vi tirate indietro, se lasciate che questi ragazzi diventino vittime delle teorie comunistiche, i benefizi che oggi rifiutate loro, verranno a domandarveli un giorno, non più col cappello in mano, ma mettendovi il coltello alla gola, e forse con la roba vostra vorranno pure la vostra vita » (Memorie Biografiche, vol. XVI, p. 66).

Tre anni dopo, aprile 1886, ripeteva lo stesso monito in Barcellona, alla nobiltà spagnola, rispondendo all'indirizzo di omaggio della Società Cattolica che gli conferiva una medaglia d'oro: « Come città industriale, Barcellona ha più interesse di ogni altra a proteggere i " Talleres " salesiani. Da simili case escono annualmente molti giovani utili alla società, i quali vanno nelle officine e nei laboratori a diffondere le buone massime; così stanno lontani dalle carceri e dalle galere e si cambiano in esempi viventi di salutari principi. Il giovane che cresce per le vostre strade, vi chiederà dapprima una limosina, poi la pretenderà ed infine se la farà dare con la rivoltella in pugno ».

Misurando la gravità della questione sociale in tutta la sua ampiezza, col senso del presente e coll'occhio all'avvenire, Don Bosco, coll'educare sotto lo stesso tetto, collo stesso trattamento di famiglia, studenti ed artigiani, cominciò a richiamare anche la classe studentesca alla valutazione di quelle arti e mestieri di cui anch'essa vive ed ha assoluto bisogno, interessandola direttamente fino a toccarne con mano i benefici. Esaltando quindi il lavoro al posto d'onore nelle scuole artigiane, ne fece comprendere anche agli studenti la nobiltà ed il valore. E, mentre proibiva che si passassero alla sezione artigiana studenti scadenti di condotta, favoriva lo scambio delle due classi quando si trattava di orientare i giovani alla posizione sociale per cui dimostravano speciali attitudini. Così non si sentivano mortificare gli studenti nel diventar artigiani; nè gli artigiani si insuperbivano nel passar studenti e nell'avviarsi persino al sacerdozio.

Don Bosco ha fatto un posto d'onore al lavoro: perchè egli ha mirato alla scuola del lavoro. Ma, appunto perchè ha inteso di portare il lavoro alla dignità di scuola, oltre al programma strettamente professionale, che comprende ordinariamente un quinquennio, colla possibilità di ulteriore perfezionamento triennale, vi ha coordinato un programma di cultura generale e di specializzazione, che ha prevenuto, e si è poi uniformato ai programmi governativi proposti nelle varie nazioni.

Don Bosco ha avuto una duplice preoccupazione nella fondazione delle Scuole Professionali: interdire la speculazione che finisce per sopraffare la scuola; ed educare gli alunni al giusto rendimento.

Per questo egli ha dichiarato espressamente che i laboratori non devono aver scopo di lucro; ma devono essere vere scuole professionali, che mirino al massimo progresso tecnico degli allievi, perchè questi rendano progressivamente quel tanto che è compatibile coll'età e soprattutto si formino la coscienza della loro capacità fino a sentire il bisogno, il dovere e la gioia della produzione e del concorso alla vita sociale.

Per questo, trattando dell'indirizzo professionale, specificava: « Non basta che l'alunno artigiano conosca bene la sua professione; ma perchè la possa esercitare con profitto bisogna che abbia fatta l'abitudine ai diversi lavori e li compia con prestezza.

«Ad ottenere la prima cosa - soggiungeva - gioverà:

» 1) secondare possibilmente l'inclinazione dei giovani nella scelta dell'arte o mestiere (orientamento) ;

» 2) provvedere abili ed onesti maestri d'arte anche con sacrificio pecuniario, affinchè nei nostri laboratori si possano compiere i vari lavori con perfezione ».

Quindi ai Superiori e Capi d'arte ingiungeva « di dividere o considerar come divisa la serie progressiva dei lavori, che costituiscono il complesso dell'arte, in tanti corsi o gradi, pei quali far passare gradatamente l'alunno, così che questi, dopo il suo tirocinio, conosca e possieda completamente l'esercizio del suo mestiere ».

Don Bosco aveva troppo orrore e troppa paura di far degli spostati. Ne aveva misurato tutta l'abiezione fin dagli inizi del suo apostolato. Ma non aveva meno orrore della meterializzazione dei paria dell'industria, meccanicizzati nei lavori a serie. Colle sue Scuole Professionali egli ha voluto preparare generazioni di operai competenti, degni della loro giusta posizione sociale e capaci di conquistarsela. Non si è sgomentato agli inizi per la scarsezza di mezzi e di personale, per le incomprensioni, pei contrasti e per le lotte che non gli sono mancate: concepito il programma, l'ha perseguito coraggiosamente fino al perfetto sviluppo.

A mantenere poi il senso della responsabilità, Don Bosco ha chiamato in aiuto il cliente. L'alunno artigiano sa, così, ch'egli non deve solo soddisfare ad un dovere scolastico; ma deve rendere per la vita e conquistarsi il diritto alla sua posizione sociale col prestigio dell'applicazione e col progresso nella competenza.

(Continua).

(1) È tradizione squisitamente salesiana: ogni sera, dopo la recita delle preghiere, il superiore rivolge agli alunni tiri breve sermoncino con paterne esortazioni di pratico indirizzo morale, e lo chiude augurando loro la buona notte. I giovani rispondono e grazie , e si avviano in silenzio, con cristiano raccoglimento, al riposo.
AGOSTI e CHIZZOLINI, nel volume citato, ne hanno colta tutta l'efficacia educativa e l'ineffabile poesia: e Alla fine della giornata, studenti e artigiani si trovano ad ascoltare la « buona notte » del Padre, nella pace della sera.
« I giovanetti che han solcata la fronte dal pensiero e gli artigiani con le mani arruvidite ascoltano gli stessi paterni richiami. In questo momento si celebra insieme l'unità dei cuori e il primato di quelle divine certezze che stanno in vetta al cammino della vita e la illuminano » (pag. 523).