1° Luglio 1947 - Anno LXXI - N.13
SOMMARIO: Il Maestro di Don Bosco nella gloria dei Santi. - In famiglia: Sotto la cupola dell'Ausiliatrice - Spagna, Cile, Paraguay. - Dalle nostre Missioni: Cina, Neuquén, India. - Apostolato ed eroismi di carità sotto la bufera. Culto e grazie di Maria Ausiliatrice. - Necrologio. - Crociata missionaria.
Il 22 dello scorso mese di giugno, il Santo Padre Pio XII, con tutta la maestà del rito delle solenni canonizzazioni, ha elevato il Beato Giuseppe Cafasso al fastigio della gloria dei Santi. E tutta la Chiesa ha esultato. Perchè la proclamazione della santità dell'umile sacerdote torinese è l'esaltazione non solo di un esemplare ministro di Dio e di un fervente apostolo della salvezza delle anime, ma anche di un maestro di perfezione sacerdotale, la cui scuola trascende i confini della sua archidiocesi estendendo il suo benefico influsso al clero di tutti i luoghi e di tutti i tempi.
Senza dire che in quest'ora di barabba - mentre gli empi fanno scempio del sacerdozio con una campagna di diffamazioni e di persecuzione satanica - è pure una sublime rivendicazione della pietà, della purezza, dell'abnegazione e dello zelo di tutti i sacerdoti che, fedeli alla loro vocazione fino all'eroismo, continuano in mezzo al mondo la missione e la passione del Divin Salvatore.
Noi ne proviamo una gioia tutta particolare, perchè nel nuovo Santo veneriamo il maestro del nostro padre e fondatore Don Bosco ed uno de' suoi più grandi benefattori. Fu Don Cafasso ad aiutarlo, fin dall'anno di V ginnasiale, procurandogli a Chieri l'ospitalità di una buona famiglia quando egli non aveva altro letto che un misero giaciglio in una stalla. Fu Don Cafasso ad ottenergli un posto a pensione ridotta in Seminario, e ad animarlo ad ascendere agli Ordini Sacri; fu lui a consigliarlo ed a favorirgli l'accoglienza al Convitto Ecclesiastico di Torino dopo l'Ordinazione sacerdotale; lui ad incoraggiarlo ad occuparsi dei fanciulli, quando la Divina Provvidenza gli aperse la via alla provvida missione. E quale aiuto gli prestava quando i giovanetti affluivano a lui presso la Chiesa di S. Francesco d'Assisi!
Col Rettore Teol. Guala, si metteva a disposizione per le confessioni e provvedeva premi e doni in denaro, abiti, calzature ai più bisognosi, soccorrendo di propria borsa i disoccupati finchè non trovassero lavoro. Fu Don Cafasso a togliergli ogni incertezza sulla sua vocazione ed a dirgli chiaramente nel 1844: « Mio caro Don Bosco, abbandonate ogni idea di vocazione religiosa... e continuate la vostra opera a pro' dei giovani. Questa è la volontà di Dio e non altra ». Perciò lo raccomandò al Teol. Borel, cappellano del « Rifugio » della marchesa Barolo, pregandolo a fargli posto nella direzione spirituale dello stesso Istituto onde trattenerlo a Torino a continuare l'opera intrapresa. Anche fra le diffidenze altrui, il Santo continuò ad aiutarlo ed a difenderlo ripetendo: «Lasciatelo fare, lasciatelo fare ». E quando il nostro buon Padre, sfrattato da un luogo all'altro, senza un palmo di terra a sua disposizione, sognava grandiosi collegi, e scuole e laboratori, il Santo lo esortava a credere a quei sogni: « Andate pure avanti, con tranquilla coscienza, nel dare importanza a questi sogni, perchè io giudico che ciò sia di maggior gloria di Dio e di bene alle anime ». Mentre a coloro che continuavano a censurare la nuova forma di apostolato, non cessava di ripetere: « Lasciatelo fare. Don Bosco ha dei doni straordinari; sembri a voi quello che si vuole, egli opera per impulso superiore: aiutiamolo per quanto possiamo ». Nè si accontentava di aiutarlo con offerte personali; gli procurava anche soccorsi da altre persone.
Consigliere e confessore di Don Bosco, che, si può dire, non faceva nulla senza consultarlo, il Santo comprendeva i disegni di Dio ed a chi persisteva nella diffidenza finì col dire: « Sapete voi bene chi è Don Bosco? Per me, più lo studio, meno lo capisco. Lo vedo semplice e straordinario, umile e grande, povero ed occupato in disegni vastissimi e in apparenza non attuabili; e tuttavia, benchè avversato e direi incapace, riesce splendidamente nelle sue imprese. Per me Don Bosco è un mistero. Son certo però che egli lavora per la gloria di Dio, che Dio solo lo guida, che Dio solo è lo scopo di tutte le sue azioni» (M. B., IV, 588). Don Bosco, sempre povero e mendicante, usciva di raro dalla stanza del Santo a mani vuote. « Voi Don Bosco non siete un galantuomo - dicevagli qualche volta celiando. - I galantuomini mantengono la parola data; voi, in quel cambio, tutti i illesi promettete di pagare, ma intanto chi paga sono sempre io. Caro mio, pensate a mettervi in coscienza ». E gli porgeva la somma richiesta. Una volta però gli disse: «Andate verso piazza San Carlo, seguite chi vi chiamerà per nome e troverete ciò che desiderate ». Don Bosco andò e si sentì chiamare da un servo che lo pregò di accorrere dalla padrona inferma che tanto lo desiderava. La signora gli diede una somma cospicua. Servigi anche più preziosi rendeva il Santo a Don Bosco con la sua direzione spirituale ed i suoi consigli soprattutto quando si trattava di ammettere giovani aspiranti allo stato ecclesiastico.
Le Memorie registrano come ultima offerta di Don Cafasso per l'Oratorio una somma che si dice ammontasse a 45.000 lire, parte delle quali Don Bosco impiegò in lavori edilizi. E l'ultima visita del Santo fu proprio per dare uno sguardo a questi lavori e portarvi la sua benedizione.
Ma l'Oratorio di Valdocco non era che una delle tante opere che il Santo sosteneva coi suoi consigli e coi suoi aiuti. Mortificatissimo com'era, egli metteva i beni di casa e tutti i suoi risparmi a sollievo dei poveri e dei bisognosi fino all'ultimo centesimo, mentre prodigava il suo ministero, senza riguardo alla propria salute, alla cura degli sventurati. Sicchè Don Bosco potè ben piangere, nell'elogio funebre che fece nella chiesetta di S. Francesco di Sales, la morte di Don Cafasso come la perdita di un benefattore della misera umanità: « Sciagura pei buoni, infortunio pei poveri, disastro pel clero, calamità pubblica per la religione ».
Soggiungeva però subito che, giudicando la perdita al cospetto della fede, tutti avevan ragionevole motivo « di cangiar l'affanno in consolazione, perciocchè - diceva - se abbiam perduto un uomo che ci beneficava sopra la terra, abbiam ferma fiducia d'aver acquistato un protettore presso Dio in Cielo. Difatto se noi diamo un'occhiata sopra la vita del Sacerdote Cafasso, sopra l'innocenza dei suoi costumi, sopra lo zelo per la gloria di Dio e per la salute delle anime, sopra la sua fede, speranza, carità, umiltà e penitenza; noi dobbiamo conchiudere che a tante virtù sia stato compartito un gran premio, e che egli morendo non abbia fatto altro che abbandonare questa vita mortale piena di miserie per volare al possesso della beata eternità ».
È quello che la Chiesa ha documentato nello svolgimento del processo di beatificazione e che ora, confortata dai miracoli ottenuti, che sono la voce di Dio, ha definitivamente sancito con la Canonizzazione.
Don Bosco che portò alla Causa il più autorevole contributo conservando la memoria del Santo, sarà stato ben lieto di veder affidato l'ufficio di Postulatore della Causa al nostro Procuratore Generale, che continuò così a testimoniare la venerazione e la gratitudine di tutta la Famiglia Salesiana al grande maestro ed all'insigne benefattore.
La perla del Clero torinese.
Don Bosco ne ha specificato i titoli fin dal 10 luglio 186o, nell'iscrizione apposta all'ingresso della cappella di S. Francesco di Sales per la solenne funzione di suffragio, proclamandolo: Modello di vita sacerdotale - Maestro del clero per eccellenza - Padre dei poveri - Consigliere dei dubbiosi - Consolatore degli infermi - Conforto degli agonizzanti - Sollievo dei carcerati - Salute dei condannati al patibolo - Amico di tutti - Grande benefattore dell'umanità.
L'Em.mo nostro Protettore, il Card. Salotti, li ha tutti sintetizzati in quella sua magistrale definizione: La perla del clero torinese.
Don Cafasso, infatti, nella sua breve vita di appena 49 anni (15 gennaio 1811 - 23 giugno 1860) portò l'anima sua al vertice della perfezione sacerdotale in un anelito costante di amor di Dio, nell'esercizio eroico delle virtù cristiane, nella totale immolazione di se stesso per la salvezza delle anime. Gli elogi di Don Bosco non fanno che elencare i campi dell'apostolato in cui emerse il suo ministero. Aveva salito l'altare col giusto concetto della sua vocazione, espresso così bene a Giovannino dodicenne, nel primo incontro presso la cappella di Morialdo, l'anno 1827: Colui che abbraccia lo stato ecclesiastico si vende al Signore, e di quanto havvi nel mondo nulla più deve stargli a cuore se non quello che può tornare a maggior gloria di Dio ed a vantaggio delle anime. E, se già da piccolo, nel natio paese di Castelnuovo d'Asti, passava per un santino, il fervore applicato in seminario alla sua formazione lo portò all'imitazione di Gesù, Maestro e buon Pastore, con un'ascesi così rapida da offrire al clero l'esempio di una perfezione e di uno zelo veramente straordinario, tanto più che il suo fisico, delicato e sofferente, aveva ben poche risorse. Infatti l'autodisciplina, l'ardua penitenza e la mole del lavoro ebbero ben presto ragione delle scarse forze e gli abbreviarono anzi tempo il pellegrinaggio terreno. Ma la vita non si conta dagli anni. Tutto il suo valore è nella virtù e nel bene che apporta. Or la virtù del nuovo Santo raggiunse il fastigio.
Ed il bene che fece è incalcolabile. Anzitutto ai sacerdoti. Ripetitore e poi maestro di Teologia morale al Convitto Ecclesiastico, egli plasmò il giovane clero allo spirito sacerdotale ed alla cura delle anime con tal perizia da assicurare all'archidiocesi, in tempi difficili e burrascosi, sacerdoti esemplari ed una tradizione pastorale che trae ancor oggi ispirazione dalla sua scuola. Le sue lezioni, accreditate dalla santità della sua condotta, mentre davano i criteri pratici dell'apostolato, per l'educazione e la salvezza del prossimo, spronavano i ministri di Dio al fervore dell'ascetica che completava la loro formazione ecclesiastica. Direttore spirituale di eminente discrezione, compiva miracoli al confessionale, assiepato da gente d'ogni condizione, ed il Signore lo soccorreva anche con doni soprannaturali. Era suo principio che quando il sonno si interrompe, un sacerdote non lo deve più riprendere; e così tante volte riduceva anche le scarse cinque ore che d'ordinario concedeva al riposo, e balzava nel cuor della notte a pregare od a correre al letto dei malati e dei moribondi. Campo eroico del suo ministero furono le carceri, ove consumava le sue poche forze nel confortare ed istruire i detenuti, ottenendo conversioni strepitose specialmente fra i condannati a morte. La IiIadonna lo assisteva con particolare predilezione in questo apostolato, che gli costava tante umiliazioni e sacrifizi. Don Bosco lo accompagnò più volte nelle case di pena e fu proprio lo spettacolo di tanta gioventù, delinquente più per abbandono che per malvagità, che commosse il suo cuore a seguire con abnegazione la sua vocazione. Ma se la vita di San Giuseppe Cafasso si consumava tra l'altare, la cattedra, il pulpito, il confessionale, le carceri ed il letto degli infermi, resterà sempre un segreto di Dio la beneficenza che egli prodigò ad ogni sorta di bisognosi, la carità che egli prestò a tutti i derelitti. Era il padre dei poveri. Si privava perfino del necessario, riducendo i suoi pasti ad una volta al giorno ed all'estrema frugalità e dispensando in elemosina ogni suo risparmio.
La sua mortificazione e la sua generosità non valsero tuttavia a salvarlo dalla teppa. L'anticlericalismo, che faceva allora leva sulla classe studentesca, non essendo ancora organizzate le masse operaie, non risparmiò il Santo. Giovinastri esaltati dalla virulenza settaria, giunsero a gettarlo nel fango ed a malmenarlo. Ma, associato così al Divino Maestro anche nel vituperio e nella persecuzione, egli potè assurgere alla suprema gloria del sacrificio sacerdotale fino all'olocausto e brillare come un astro di prima grandezza nel firmamento della Chiesa.
SOTTO LA CUPOLA DELL'AUSILIATRICE
Il mese della Madonna. - L'iniziò, secondo la tradizione, il Rettor Maggiore, alla « Buona notte» del 22 aprile, dando come fioretto generale: « Pregare per il Papa; amarlo e difenderlo dalle calunnie ed ostilità degli empi ». Predicatori: il nostro Don Ciccarelli. il Can. Carnino ed il Teologo Ferrero.
Il 27, solennità del Patrocinio di S. Giuseppe, i nostri alunni artigiani si rifecero della pioggia del 19 marzo anche con la processione cui parteciparono tutti i fedeli presenti alla funzione. Pellegrinarono alla basilica: i parrocchiani della nostra parrocchia di Gesù Adolescente guidati dal Curato Don Vitale che portava la Croce; Cooperatori e Cooperatrici di Acqui col Direttore Diocesano Can. Galliano e le Figlie di Maria Ausiliatrice, provenienti dal Colle Don Bosco: diede il benvenuto, a nome del Rettor Maggiore, il sig. Don Ziggiotti, nella cappella Pinardi; altri devoti da Canegrate (Milano), Vercelli, Ello (Cuneo), Robbiate, Masnago, Bergamo, Crespiatica (Lodi), Secugnago, Tavezzano, Valdengo.
Il 4 maggio, un bel pellegrinaggio da Bussero e Viggiù (Milano): cantarono la Messa in rito ambrosiano, facendoci gustare un'ottima esecuzione liturgica e corale. Gli ex allievi di Villata (Vercelli) condussero pure un bel gruppo di Esploratori e Giovani di A. C. col loro viceparroco, proseguendo poi pel Colle Don Bosco. Altri pellegrini da Ottobiano e le Dame Patronesse dell'Oratorio «Agnelli « di Torino.
L'8, prima giornata del Congresso Mariano Archidiocesano, Messa solenne con assistenza pontificale di S. E. Mons. Coppo. Omaggio a Maria dell'Oratorio di Valdocco. Tra i pellegrinaggi ricordiamo quelli dell'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice di Milano (Via Bonvesin) e di Varese (Casa Famiglia).
L'indomani, Messa solenne con assistenza pontificale di S. E. Mons. Rostagno, Vescovo di Ivrea. Omaggio del nostro Istituto «Conti Rebaudengo ». Il 10 fece l'assistenza pontificale S. E. Mons. Imberti, Arcivescovo di Vercelli. Omaggio del nostro Ateneo Pontificio. La domenica 11, chiusura del Congresso, i nostri cantori parteciparono in Cattedrale al Pontificale del Card. Arcivescovo con ottime esecuzioni. La basilica fu gremita tutta la mattina. Commovente il raduno dei reduci, ex internati e combattenti, ai quali parlò S. E. l'Arcivescovo Castrense Mons. Ferrero di Cavallerleone. Pellegrini da: Lodi, Buriasco, Mulazzano, Saluzzo, Pinerolo, Savigliano, Borghetto di Bra, Carmagnola, Varese, Valle di Lanzo, None, Mareno (Cuneo), Masone (Genova), Lombriasco, Boschetto di Chivasso. Nel pomeriggio, brevi funzioni per permettere a tutti di partecipare alla grandiosa processione che raccolse oltre 200.000 persone attorno al quadro della Consolata fino al pronao della chiesa della Gran Madre di Dio.
Il 15, omaggio della Parrocchia di Maria Ausiliatrice alla sua Patrona. Pellegrini da Cuvio (Varese) e da Vercelli, nonchè i parrocchiani delle « Stimmate » di Torino col loro Curato. Il 17, anniversario dell'Incoronazione, pellegrinaggio dei nostri novizi di Villa Moglia (Chieri). Altri pellegrini da: Alone di Castro (Brescia), Vercelli, Crescentino, Cornaredo.
Il 18, festa della Beata Mazzarello, celebrò per le Suore e le alunne degli Istituti delle Figlie di Maria Ausiliatrice il sig. Don Giraudi. Tenne quindi pontificale S. E. Mons. Rotolo, venuto espressamente da Roma. La Scuola Ceciliana svolse tutto il programma musicale anche alla funzione pomeridiana.
Pellegrini: da Chieri, Valcuvia, ecc.
Il 19, omaggio delle Dame Patronesse del Comitato Centrale. Dopo la Messa, parlò loro il Rettor Maggiore, concludendo la funzione con la benedizione di Maria Ausiliatrice.
Il 20, visita di S. E. Mons. Colli, Vescovo di Parma.
Nei giorni seguenti: omaggio delle Dame Patronesse degli Oratori di S. Paolo, della Crocetta, di Monterosa e di Valsalice.
Per la festa di Maria Ausiliatrice il cielo, che ci aveva donato l'implorata pioggia, si fece di un bel sereno. Pellegrini e torinesi, fin dalla vigilia, affluirono numerosi alla basilica ove tutto era predisposto per le sacre funzioni in cui si alternarono nostri Ecc.mi Vescovi, Mons. Rotolo e Mons. Coppo. La graziosa illuminazione della calotta della cupola maggiore richiamò folle di devoti alla veglia santa, che trascorse in ora di adorazione, suppliche e canti fino alla mezzanotte, quando cominciarono le prime Messe. Oltre 14.000 Comunioni dalla mezzanotte al mezzogiorno. Celebrò la messa di comunità degli artigiani il Rettor Maggiore. Seguirono le LL. EE. Mons. Rotolo e Mons. Coppo. Tenne il solenne Pontificale l'Em.mo Card. Arcivescovo Maurilio Fossati che nell'Omelia esortò gli astanti ad accrescere la loro confidenza nella materna assistenza dell'Ausiliatrice. La scuola di canto dell'Oratorio coi cantori del nostro Ateneo Pontificio, sotto l'ottima direzione del M° D. Lasagna, eseguì magistralmente la Messa « Regina Pacis » dell'Huber, trasmessa dalla stazione Radio di Torino e riprodotta e ritrasmessa l'indomani dalla Radio Vaticana. Gustatissimi anche i Mottetti « Benedicta es » del nostro M° Don De Bonis ed « Exultate Deo » dell'indimenticabile Don Pagella. Sempre gremita la chiesa anche nelle funzioni pomeridiane. Imponentissima la processione. Per quanto procedessero in file di sei, quando i Giovani Esploratori Cattolici rientrarono in piazza, la statua della Madonna ne era appena uscita. Sette bande musicali sostennero i canti e ne allietarono il percorso. Diciotto Parroci in mozzetta precedevano il Superiore della Piccola Casa del Santo Cottolengo col suo Vicario. Veniva quindi il Rettor Maggiore coi Superiori del Capitolo; poi i due Vescovi salesiani in mitra, e l'Em.mo Cardinale Arcivescovo in porpora, assistito da Mons. Baravalle, da Mons. Garneri e dal Can. Passera, accompagnato dal segretario Mons. Barale e dal gentiluomo Avv. Peyron. Presso la statua, scortata da Carabinieri in alta tenuta, abbiamo notato il Console di Spagna e dignitari degli Ordini Cavallereschi Pontifici.
Seguivano gli Universitari Cattolici ed una fiumana di popolo. Immensa la folla schierata al passaggio, che prorompeva in calorosi applausi all'apparire del Cardinale e della statua della Madonna. Numerose le rappresentanze dell'Azione Cattolica coi loro tricolori. Oratori, Istituti, Associazioni, in ordine perfetto. Le Suore del Cottolengo fecero addirittura tutto un tappeto di fiori nel tratto della Via Cottolengo fiancheggiato dagli edifici della città del miracolo; ma i più bei fiori erano ancora i loro cari ammalati e ricoverati che presentavano dai portoni e dalle finestre e lungo la via, assai meglio delle famosa madre dei Gracchi, come le loro vere gioie: i beniamini dell'apostolato della carità.
Al momento della benedizione, la piazza e le vie adiacenti erano una testa sola. Il devoto pellegrinaggio continuò fino a tarda notte e si conchiuse con un'ultima benedizione Eucaristica.
Ma l'afflusso straordinario portò migliaia di anime ai Sacramenti anche nel giorno seguente, solennità di Pentecoste, in cui i predicatori del mese conchiusero la loro proficua missione. Dopo la Messa solenne, ci fu la tradizionale funzione col canto del Te Deum per l'anniversario dell'indipendenza della Repubblica Argentina. Presenti: il Console con la famiglia consolare e gli Argentini residenti in Torino; i Consoli di Spagna e di Portogallo; rappresentanti del Cile e dell'Uruguay; il Viceprefetto ed il Vice Questore. Il sig. Don Serié rappresentava anche S. Em. il Card. Arcivescovo. Celebrò la Messa un salesiano argentino. Disse nobili parole di circostanza Don Favini rilevando il mistero della Pentecoste che, diffondendo pel mondo il miracolo delle lingue, col palpito dell'amore cristiano affratella i popoli delle più lontane regioni. A sera, impartì la benedizione Eucaristica il Direttore Spirituale Generale rev.mo Don Tirone, giunto dalla visita alle case della Polonia risparmiate dalla guerra e dalla persecuzione.
SPAGNA - L'Ispettoria Tarragonese.
Anche l'Ispettoria Tarragonese, che ebbe la fortuna di ospitare San Giovanni Bosco nella sua visita a Barcellona nel 1886, è in piena ripresa.
La Casa di Sarrià. (Barcellona), considerata come la Casa Madre dei Salesiani in Ispagna, dopo la bufera del dominio rosso, che ha ucciso e disperso tanti Salesiani, invasi e in gran parte distrutti gli edifici, fiorisce a nuova vita e vede realizzato in parte il sogno di locali convenienti per le Scuole Professionali. Proprio sopra il terreno in cui i rossi avevano fatto sorgere una fabbrica di munizioni, che all'ultima ora avevano fatto saltare con la dinamite, si è potuto costruire, con l'aiuto dei buoni, un magnifico padiglione per un'estensione di tre mila mq. In questo nuovo locale hanno trovato comoda sede le Scuole Professionali dell'arte del legno e del ferro, con un complesso di più di 300 allievi, in grande stima tanto per la perfezione dell'insegnamento quanto per la mole e il pregio dei lavori eseguiti. Altri locali si stanno sistemando; altri sono in progetto per altre sezioni. Nel decorso anno scolastico il maggior incremento l'ebbe la sezione di Elettrotecnica con un buon numero di allievi specializzati.
Nella stessa città di Barcellona, sobborgo di Horta, ha raggiunto il suo pieno sviluppo il magnifico collegio sorto dopo la guerra civile con circa 400 allievi di Ginnasio e Liceo. Quest'anno ha inaugurato la nuova chiesa e altri locali più urgenti.
Che dire del Tempio del Sacro Cuore di Gesù, che sorge sulla cima del monte Tibidabo ? Questo grandioso monumento profetizzato da San Giovanni Bosco quando in occasione della sua visita a Barcellona ebbe in dono la proprietà dell'incantevole posizione, fu preso di mira dall'odio antireligioso. I sovversivi si accanirono contro la preziosissima cripta già ultimata, distruggendo ogni cosa, e contro l'attigua Casa di aspirantato. Ebbene, i cattolici di Barcellona e di tutta la Spagna, che considerano il Tempio come Monumento Nazionale Espiatorio, sono andati a gara nel riparare e ricostruire tutto con maggior splendore e magnificenza di prima. Il visitatore rimane impressionato nel vedere, dopo appena sei anni, tutto rifatto: altari, mosaici, mobili, arredi e vasi sacri. Tra le opere aggiunte rileviamo: in un fianco della Cripta, una nuova preziosissima Cappella del Santissimo Sacramento con un altare votivo a San Giovanni Bosco. A destra della facciata, la grandiosa scalinata simmetrica a quella di sinistra per l'accesso al gran piazzale antistante, al Tempio superiore, il quale è già all'altezza del tetto; manca solo la costruzione della grande cupola centrale che s'innalzerà in forma di torre gotica per altri 30 metri al disopra del tetto a reggere la colossale statua in bronzo del Sacro Cuore di Gesù, uguale a quella sacrilegamente distrutta.
Nella stessa città di Barcellona hanno ripreso nuova vita le Scuole Popolari Salesiane del sobborgo di Hostafranchs, frequentate gratuitamente da centinaia di figli di operai che, oltre all'istruzione cristiana, ricevono anche in gran numero il pranzo e la merenda. La gran chiesa pubblica che i sovversivi hanno rasa al suolo, sta risorgendo più capace di prima: sarà il centro della vita spirituale del popolare rione.
Sempre a Barcellona l'« Opera Nazionale per la Protezione dell'Infanzia abbandonata e pericolante » ha ottenuto quest'anno la assicurazione che i Salesiani accetteranno la direzione dì un nuovo grande Istituto per Scuole Professionali, che è il miglior mezzo per redimere i ragazzi della strada.
Alicante, dove per due volte i sovversivi bruciarono, distrussero e fecero man bassa di tutto, ha visto le sue scuole popolari e il fiorente Oratorio festivo rinascere a nuova vita. La chiesa di Maria Ausiliatrice, il centro della divozione mariana della città, distrutta con accanimento feroce, sta risorgendo dalle rovine più grande e più bella di prima.
La Casa di Burriana, opera nuova nella prov. di Castellón, è un vero modello del genere. Abbraccia Scuole elementari e commerciali per esterni, un Oratorio festivo e quotidiano con tutte le più moderne opere giovanili, ed una frequentatissima chiesa pubblica.
Quella di Campello, presso Alicante, già Casa di Aspiranti e Studentato filosofico e teologico, completamente devastata e resa inabitabile, ha ripreso a funzionare con l'Aspirantato, Scuola agricola e Oratorio festivo.
A Mataró, il gran Ginnasio e Liceo, tanto stimato per gli ormai tradizionali successi negli esami pubblici, ha dovuto ingrandire i suoi fabbricati per accogliere il sempre crescente numero degli allievi ed unire al Collegio un fiorente Oratorio.
A Pamplona, le autorità provinciali della cristianissima e progredita Navarra, apprezzando il lavoro che le Scuole Professionali Salesiane svolgevano fin dal 1924, documentato alla cittadinanza da varie riuscite esposizioni, ha deciso di offrire una sede più degna, con tutta l'attrezzatura richiesta dalle moderne esigenze didattiche ed anche una nuova chiesa pubblica.
A San Vicente dels Horts, l'antico Noviziato dei primordi, temporaneamente chiuso perchè purtroppo non risparmiato dalla furia distruggitrice dei rossi, ha ripreso a funzionare in pieno ed ha visto sorgere un nuovo grandioso fabbricato per accogliere gli aspiranti alla Società Salesiana. Contava quest'anno più di 50 novizi, della sola Ispettoria tarragonese.
Valencia, la grande e ricca città mediterranea di 600.000 abitanti, ha visto le sue opere non solo ricostruite, ma portate a maggior sviluppo, tanto nell'antica sede presso la parrocchia di S. Antonio Abbate, come nella nuova fondazione nel sobborgo di Ruzafa dove funzionano in pieno una chiesa pubblica, scuole gratuite che accolgono più centinaia di allievi, e un fiorentissimo Oratorio festivo. I Salesiani di Valencia hanno avuto poi la grande soddisfazione di vedere innalzato alla Sede Metropolitana della città il loro e nostro amato confratello S. E. Mons. Olaechea già vescovo di Pamplona. L'ingresso del nuovo Arcivescovo nell'Archidiocesi, nel giugno 1946, assurse ad una apoteosi della Chiesa Cattolica: chiaro indizio della religiosità del popolo valenciano e della simpatia che porta ai figli di Don Bosco.
Zaragoza. Anche in questa celebre e storica città, centro spirituale della Spagna, dove sulle sponde dell'Ebro s'innalza la grandiosa Basilica della Madonna del Pilar, patrona principale della Nazione, si è potuto instaurare l'Opera salesiana dopo la guerra civile-religiosa. L'Oratorio festivo, in uno dei sobborghi più popolari della città si è subito portato alla pari coi più organizzati e frequentati delle grandi città. Ora sta sorgendo un vasto edificio per Scuole Professionali che incontra l'aiuto entusiasta di quanti vedono nell'opera l'unica speranza di salvezza per la gioventù operaia.
CILE - Puntarenas - Presso la parrocchia di " Cristo Operaio ".
Il 16 giugno 1946, le Figlie di Maria Ausiliatrice hanno inaugurato un nuovo Oratorio festivo nel Borgo « Arturo Prat », annesso all'incipiente Parrocchia di « Cristo Operaio ».
Le Suore, invitate quante bambine poterono incontrare - poco più di una dozzina in tutto - le raccolsero nel cortile fino allora deserto, per farle giocare. Poi le intrattennero per la prima lezione di Catechismo, e quindi le condussero nella baracca di legno che serve di Chiesa, per la Benedizione Eucaristica.
Come lo indica il titolo dato alla nascente Parrocchia, la popolazione del luogo è formata tutta di operai, che per la distanza dalla chiesa, in cui vissero finora, si trovano, per la massima parte, nella più completa ignoranza religiosa, e quindi moralmente lontani dalla pratica della vita cristiana. Si presenta perciò come un vero campo di missione, e le Suore sono ben liete di andarvi a lavorare, percorrendo ogni domenica una buona mezz'ora di strada, fra la neve e il vento gelido, fedele compagno di quelle terre australi. Sono ora quattro gli Oratori festivi delle Figlie di Maria Ausiliatrice in Purtarenas, e situati proprio ai quattro punti cardinali della città, come per abbracciarla da ogni lato nella loro opera benefica, più difficile, forse, di altre regioni, nel quasi continuo inverno, che si riflette anche nel campo morale.
PARAGUAY - Asunción. Nel cinquantenario della fondazione del nostro Istituto di Asunción, la Giunta municipale ha decretato di dare il nome di Don Bosco alla via che portava prima il nome di Sargento Duré.
CINA
Dal nostro studentato teologico di Shanghai ci giungono notìzie di edificante fervore. Mentre attendono agli studi, i venticinque chierici che avanzano negli Ordini sacri, si prestano pure ogni domenica per l'assistenza e la scuola di Catechismo in tre Oratori festivi. Alcuni di loro curano traduzioni in cinese per la « Salesian Press »; altri la corrispondenza con le nostre missioni di Asia e di America per scambi di informazioni sul movimento catechistico e sui sistemi di apostolato.
Cinquanta aspiranti a Macao e settantacinque a Shanghai si preparano ad accrescere il numero dei novizi, che sono attualmente una quindicina.
Grandi preparativi per l'incoronazione della statua dell'Ausiliatrice nella basilica di Zosé, eretta come ex-voto dal Padre Gesuita Della Corte a 30 km. da Shanghai.
NEUQUÉN
Chos Malal - Il missionario addetto all'assistenza religiosa delle popolazioni sparse nel territorio del Neuquén ha impiegato sei mesi a compiere la sua visita annuale, dettando missioni a Tricao Malal, a Chapuà, a Las Ovejas, a Los Llanos, a Los Miches, a El Cholar, a Vilu-Mallin ed a Chochoy-Mallin: 134 leghe a cavallo; una mula portava l'altare. Bilancio: 460 Battesimi; 41 Matrimoni; 112 Prime Comunioni; 54 Cresime; 600 Comunioni; 3 Cappelle benedette ed inaugurate, a Chapuà, a Los Miches, e ad El Cholar dove venne apprestata anche la residenza pel missionario. A Los Miches accorse tutta la tribù di Antiñire a chiedere l'appoggio del missionario per ottenere delle terre più redditizie, essendo quelle loro assegnate dalle autorità le meno fertili e le più disagiate. Egli promise al Cacico tutto il suo interessamento.
INDIA
Dal Campo prigionieri di guerra n. 26 ci sono giunte espressioni di gratitudine e di alto elogio per l'opera svolta dai nostri confratelli Don Pianazzi, Don Marengo e Don Colussi che si sono succeduti nel corso di conferenze religioso-sociali inaugurate dai Padri Gesuiti l'anno 1944 fra i diecimila ufficiali italiani là concentrati. Apprezzatissima soprattutto l'illustrazione delle minaccie che incombono oggi alla persona umana di fronte agli arbitrii ed alle prepotenze statolatre e totalitarie.
Da Bombay il direttore Don Maschio Aurelio con lettera del 23 aprile 1946 annunciava la decisione di iniziare in settembre l'ampliamento della Scuola industriale « Don Bosco » che dovrebbe triplicare la capacità dell'edificio attuale. L'Istituto accoglie ora 272 interni, oltre agli esterni che frequentano i diversi corsi.
Riscuote l'ammirazione e la simpatia di tutta la città e la piena soddisfazione dei genitori che vedono i loro figlioli bene educati e tecnicamente abilitati a farsi un'ottima posizione nella vita.
(Continuazione 1° giugno, pag. 119).
I nostri Cappellani, sparsi nelle diverse formazioni, hanno fatto un gran bene in mezzo ai soldati, ai prigionieri ed agli internati. Uno di essi, Don Luigi Pasa ha potuto anche concorrere al rimpatrio di decine di migliaia.
Alla fine della guerra egli si trovava nel campo di internamento di Wietzendorf (Germania) con 5000 ufficiali italiani, tra cui 70 cappellani, che avevano resistito a tutte le sollecitazioni di adesione alla repubblica ed al servizio di lavoro pel Reich. Era l'ultima tappa della dolorosa prigionia iniziata venti mesi prima nei campi della Polonia e protratta poi in altri campi della Germania. Il trattamento era alquanto migliorato; ma l'ansia del rimpatrio struggeva i poveretti cui si aggiunsero in quei giorni altri 3000 militari. Don Pasa, valendosi della libertà relativa, si prodigava, con gli altri sacerdoti, a confortarli; ma, vedendo che in 30 giorni dalla liberazione il comando del campo non riusciva a prendere contatto con l'Italia, si presentò al comando inglese, e tanto disse e tanto fece che ottenne di venire in patria a perorare la causa di quegli infelici che si sentivano abbandonati. Con ottomila lettere e coi nominativi dei compagni, il 12 maggio 1945 montò sul primo camion che gli capitò e, fidando completamente nella Divina Provvidenza, pel Belgio e per la Francia, raggiunse Roma il 23 seguente, vigilia della festa di Maria Ausiliatrice. Il comandante del campo Colonnello Testa gli aveva dato lettere pel Santo Padre e pel Governo italiano.
Il giorno seguente, 24, con Mons. Bicchierai, era già alla presenza di S. E. Myron Taylor, rappresentante del Presidente degli Stati Uniti presso il Papa, a sollecitare aiuti.
In tre sedute al Consiglio dei Ministri, espose quindi alla Commissione interministeriale le condizioni degli internati e l'urgenza del rimpatrio. Il 29, ne informava lo stesso Santo Padre, che, in un'affettuosa udienza di 50 minuti, si interessò personalmente di tutto e diede subito disposizioni per soccorrere e riportare al più presto in patria anche quei poveretti. La Radio Vaticana aveva trasmesso intanto le notizie alle singole famiglie. E fu un accorrere a Roma di genitori e di parenti, tanto che si dovette improvvisare un ufficio solo per Don Pasa, in Vaticano. Egli, aiutato specialmente dai nostri Confratelli della Casa della Città del Vaticano, potè così parlare con tutti e ricevere circa 10.000 tra pacchi e plichi da portare agli internati. Poichè poi il Governo non riusciva a provvedere i mezzi di trasporto, S. E. Mons. Montini aggregò Don Pasa alla Missione Pontificia che faceva la spola tra l'Italia e i campi di prigionia e di internamento per portar soccorsi ed effettuare i rimpatrii, sicchè egli, il 30 giugno, potè raggiungere Milano e di là partire il 7 luglio con le autocolonne del Vaticano, agli ordini di Mons. Carroll. L' 11 luglio, dopo un primo smistamento degli autotrasporti ad Innsbruck, giunse ad Eichstatt, dal Nunzio Apostolico, S. E. Mons. Orsenigo, che assunse la direzione dell'opera. A Don Pasa venne affidata la zona NordGermania. Il 15, cominciò un primo giro di contatto con 30 campi e vari ospedali, percorrendo 4000 km. e portando la notizia dell'organizzazione Pontificia e la benedizione del Papa a circa 60.000 internati. Indescrivibile la gioia di quei del campo di Wietzendorf quando lo poterono riabbracciare, avere la corrispondenza dei loro cari e sentir leggere la risposta di S. E. Mons. Montini al Colonnello Testa in cui si diceva che « la Santa Sede aveva procurato che il Cappellano Don Luigi Pasa potesse ritornare in Germania per seguir da vicino con ogni impegno le pratiche relative al loro rimpatrio ». In ogni campo la gratitudine verso il Papa, unico a preoccuparsi delle vittime mentre gli arrivisti pensavano a far bottino ed a far carriera, esplodevano in acclamazioni di gioia ed in pianti di commozione. Don Pasa, dopo il primo giro di accertamento della situazione, ne compì un secondo dal 28 luglio al 31 agosto per distribuire soccorsi e rifornimenti e provvedere ai rimpatri più urgenti; poi un terzo, dal 6 settembre al 7 ottobre, per organizzare gli altri rimpatrii e completare informazioni e ricerche; infine un quarto, dal 10 ottobre al 14 novembre per convogliare gli ultimi internati e gli ammalati che non si erano potuti trasportar prima. Complessivamente, egli ha visitato un centinaio di campi, una ventina di ospedali, una cinquantina di cimiteri, avvicinando 150.000 italiani e circa 100.000 di altre nazionalità, celebrando la S. Messa, amministrando i Sacramenti, comprese una trentina di Cresime, distribuendo conforti ed aiuti, e raccogliendo dati per le famiglie degli scomparsi. Provvidenziali soprattutto i medicinali in tanti ospedali ove i degenti mancavano dello stretto necessario, ed i viveri forniti in gran parte dalle diocesi di Milano e di Brescia. Solo di corrispondenza, vediamo segnati, negli appunti, quasi duecentomila plichi. Ebbe cordiali accoglienze ed aiuti, oltrechè dal Nunzio e dagli Alleati, dai Vescovi di Innsbruck, Eichstatt, Wusburg, Linnburg, Paderbonn, Colonia, Fulda, Hildesein, Bamberg. Il 20 agosto, potè avvicinare tutto l'eroico Episcopato germanico, raccolto a Fulda attorno all'intrepido Cardinale Arcivescovo di Monaco per le conferenze episcopali. Gli chiesero notizie del Santo Padre e lo incaricarono di lettere e commissioni per Sua Santità e per le Congregazioni Romane. Gli Alleati non gli negarono mai nulla. Utilissime le macchine della Fiat, messe a disposizione della Missione Pontificia dal prof. Valletta. Potè avvicinare anche un centinaio di cappellani italiani ed una cinquantina di varie nazioni, provvederli del necessario pel sacro ministero ed organizzare con loro una migliore assistenza a tanti sofferenti.
Negli oltre 30.000 km. percorsi complessivamente, non ebbe a lamentare il più piccolo incidente. Commovente l'aiuto prestato da proprietari di macchine che si offersero ad accrescere il numero di quelle Pontificie, pilotandole essi stessi, pur di affrettare il ritorno di tanti cari soldati; l'aiuto di medici e di interpreti che si assoggettarono agli stessi disagi per l'opera santa. Che dire poi dell'incontro coi nostri confratelli cappellani e cogli ex allievi ? Emozioni ineffabili da ambo le parti!
E la carità dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice dell'Ispettoria Germanica e Polacca, che si toglievano il pane di bocca per soccorrere i nostri prigionieri ed internati? Veramente il Cristianesimo fu l'unica àncora di salvezza in tanto parossismo di distruzione e di morte.
Le Figlie di Maria Ausiliatrice.
A Borgo S. Martino, trasformato parte del Collegio S. Carlo in Ospedale, le Suore, senza interrompere la loro opera consueta presso il ridotto Istituto salesiano, assunsero pure l'assistenza ai malati, militari e civili - fra tutti 300 - ospitati nei vari reparti di chirurgia, medicina e di malattie infettive.
Ad Alessandria le Suore dell'Asilo «A. Franzini » nella gravissima incursione del 30 aprile 1944, in cui anche la loro casa rimase inabitabile, uscendo dal rifugio, vista l'entità dei disastri, senza pensare ad altro, presero la cassetta dei pronti soccorsi e s'affrettarono a portare la loro assistenza nei punti maggiormente colpiti del sobborgo. S'incontrarono con fanciulle dell'Oratorio ferite; bimbe dell'asilo che chiamavano disperatamente il papà e la mamma rimasti sotto le macerie; uomini e donne in lacrime presso le rovine della propria casa; e tutti cercarono di confortare.
Imbattutesi in un povero giovane agonizzante, lo trasportarono con l'aiuto di un soldato tedesco in una casa vicina, dove lo assistettero fino all'ultimo respiro, non senza procurargli prima il conforto del sacerdote, che fece ancora in tempo ad amministrargli i santi Sacramenti.
Intanto vennero a sapere che poco lontano, in una cantina, stava morendo una povera donna; ma che era pericoloso raggiungerla, perchè la casa tutta diroccata minacciava di crollare. Incuranti del pericolo, e confidando nell'aiuto del Signore, si affrettarono ugualmente al luogo indicato, giungendo ancora in tempo a suggerire alla moribonda qualche pia giaculatoria e a raccoglierne l'estremo respiro... Non appena uscite di là, s'incontrarono in una ex allieva, che, quasi pazza dal dolore, le condusse a vedere i poveri resti dilaniati del marito e del figlio... Le Suore la presero con sè e la trattennero finchè non giunsero i suoi parenti... Così di continuo, nelle ore che seguirono quel tragico mezzogiorno; a sera, lo sfollamento a piedi alla casa di Frugarolo...
Nei paesi, le Suore divisero con la popolazione i dolori delle tragiche vicende di guerriglie, rappresaglie, deportazioni e incendi dell'ultimo periodo di guerra: La loro casa fu sempre aperta per accogliere madri e spose in lacrime, e quanti vi accorrevano, cercando di aiutare e sostenere tutti con la preghiera e l'esortazione alla fiducia in Dio.
Non mancarono in alcuni luoghi episodi di grazie e di singolari conversioni fioriti da quella nascosta e fervida opera di carità.
A Bosio (Alessandria) l'8 febbraio 1944, per l'uccisione di due soldati tedeschi sulla strada di Gavi, giunse l'avviso che venti uomini sarebbero stati fucilati, e il paese dato alle fiamme. Nei tre giorni d'angosciosa sospensione le Suore moltiplicarono le loro preghiere invitando a fare altrettanto quanti poterono avvicinare.
La terribile minaccia potè essere scongiurata, e gli uomini deportati riuscirono a far ritorno alle loro case. Parecchi di essi andarono dalle Suore, per ringraziarle delle preghiere fatte, e raccontare la storia della loro liberazione, considerata come una grazia straordinaria. Uno di loro - un giovane di venticinque anni - più compromesso degli altri e già condannato a morte, dopo un primo accesso di disperazione, si sentì ispirato di pregare; e ne ebbe tanto conforto, che, chie sto di poter passare dinanzi alla cella dove era rinchiuso il padre - tuttaltro che praticante - gli gridò dalla porta: «Papà, prega ! ». Lo stesso invito rivolse agli altri sei compagni di prigionia, i quali incominciarono a pregare, a raccomandarsi alla Madonna, promettendo tutti - compreso un vecchio di sessant'anni ebreo - che se fossero stati liberati si sarebbero accostati ai santi Sacramenti. La grazia venne; e gli scampati dalla morte furono fedeli alla loro promessa; anche l'israelita chiese di essere istruito nella religione cristiana. Il giovane, che aveva avuto l'ispirazione di ricorrere alla preghiera, chiesto alle Suore un catechismo, si prese l'incarico d'istruire egli stesso il compagno di prigionia, il quale dopo una decina di giorni ricevette il santo Battesimo, e l'indomani la prima Comunione.
Altre vicende ebbe in seguito il paese, con parecchie. vittime, e nuove minacce di distruzione. Le Suore rinnovarono e continuarono la loro opera di conforto e di preghiera...
In alcuni luoghi bersagliati da continui bombardamenti, per non privare le mamme - occupate tutto il giorno al lavoro - del conforto di saper assistiti i propri bambini nell'Asilo, e le fanciulle nel laboratorio, le Suore, non senza vero sacrificio, continuarono tali opere all'aperto. Così a Novi Ligure, partendo ogni mattina con la fila dei piccoli per i campi lontani dall'abitato, raggiunti spesso fra pericolose vicende; e ad Arquata Scrivia dove non mancarono ore di angoscia nelle quotidiane fughe verso i boschi di Montaldero.
Avventure particolarmente drammatiche incontrarono le Suore del Convitto operaie di Rossiglione (Genova) occupato, dopo l'8 settembre 1943, da soldati nazisti.
Nella primavera successiva, alcune uccisioni causate da partigiani nascosti nei dintorni, diedero motivo a dure rappresaglie, e fecero giungere molti rinforzi di truppe naziste, con l'ordine d'incendiare il paese, insieme a quelli di Campoligure e Masone.
Il 7 aprile 1944 - Venerdì Santo - una squadra di soldati armati fino ai denti, si presentarono alle Suore con le rivoltelle in pugno ricercando in modo aggressivo - prima in cappella poi in tutti gli angoli della casa - un giovane, che dicevano esservi nascosto. Le Suore non ne sapevano nulla; ma il Maresciallo nazista non intendeva ragioni, e, afferrata la Direttrice per un braccio, le puntava l'arma al petto, imponendole di scoprire il nascondiglio del giovane. Intanto questi - che, rotta l'inferriata della sua abitazione, all'insaputa delle Suore, s'era calato nel cortile del Convitto - uscito dal suo nascondiglio si presentò spontaneamente ai nazisti, i quali, fra calci e bastonate, lo portarono via.
Contemporaneamente però condussero via anche le Suore e le poche ragazze del Convitto, chiudendole in una piccola e oscura prigione. Là, con la prospettiva della morte o della deportazione in Germania, le Suore passarono anche la notte di quel doloroso Venerdì Santo, più che mai unite alla passione del Signore.
Al mattino seguente vennero ricondotte in Convitto sotto sorveglianza ma nel pomeriggio, poste su di un camion in mezzo a soldati armati, furono trasportate al Comando Superiore di Masone, per l'interrogatorio.
Dovettero rimanervi per tre lunghe ore sempre vigilate, sulla pubblica via, nell'attesa che fossero prima giudicati i partigiani; assistendo alle tragiche scene dei poveri giovani condotti, dopo un sommario giudizio, in un campo attiguo, per essere uccisi.
Giunsero altri camion di partigiani e di morti, fra l'angoscia del paese, vivamente impressionato anche nel vedere, in mezzo ai soldati nazisti, il gruppo delle Suore.
Finalmente venne il loro turno; e, dopo breve interrogatorio poterono avere il lasciapassare, per far ritorno a casa. Si misero subito in cammino per percorrere a piedi otto chilometri di strada, benché fosse già notte, piovesse forte, e una delle Suore, anziana e sofferente di sciatica, faticasse non poco. Lungo il percorso, al buio, fra rupi e boscaglie, furono fermate più volte da tedeschi armati, finchè, arrivate a Campoligure, sostarono in quella casa. All'indomani - mattina di Pasqua - dopo aver ascoltato la santa Messa, proseguirono il viaggio, e giunsero a casa, accolte festosamente dal personale dello stabilimento, ma preoccupate per le ragazze che, trattenute con altre del paese a Masone, non fecero ritorno che dopo tre giorni.
Nel luglio successivo, chiuso lo stabilimento e, trasferita parte della lavorazione in S. Pietro d'Olba, anche le Suore si recarono là per continuarvi la loro opera. Ma non ebbe termine la serie delle penose avventure. Il 6 dicembre dovettero sottostare a una perquisizione armata con saccheggio; e pochi giorni dopo si trovarono in mezzo a scontri tra nazisti e partigiani, mentre altri fatti simili avvenuti a Rossiglione con vittime e incendi, ne reclamarono brevemente la presenza al Convitto, già rovinato in due gravi bombardamenti, nei quali la fabbrica rimase quasi completamente distrutta. (Continua).
PEVERAGNO - LA STATUA DI MARIA AUSILIATRICE.
Il desiderio dei Peveragnesi è stato pienamente attuato con la solennità di Maria Ausiliatrice il 15 c. m.
Già da tempo tutta la popolazione della frazione Madonna dei Boschi si era impegnata, mirabilmente guidata dal solerte e zelante D. Landoni, rettore del santuario, per avere una statua di Maria Ausiliatrice. Nel passato anno non si sapeva se ammirare più i giovani nel preparar recite e avere a tale scopo offerte, o gli spettatori nella costanza di assistere alle recite. È certo che gli uni e gli altri fecero del loro meglio e la statua di Maria Ausiliatrice arrivò così a Peveragno. Giovedì 15 c. m. la bella effigie della Madonna di Don Bosco passò per le vie della frazione accompagnata da una fiumana di gente, dalle Confraternite e da una larga rappresentanza dell'Oratorio di Cuneo, con un bel gruppo di Dame Patronesse e la banda al completo. La Vergine Santissima passando per i viali tutti naturalmente belli e rivestiti di verde, pareva che benedicesse gli intervenuti colla magnificenza sua regale. Il sig. Direttore dell'Oratorio in un forbito discorso mostrò la necessità della devozione alla Madonna facendo notare che questa devozione aveva spinto i Peveragnesi antichi ad erigere il santuario alla Vergine SS.
La bella festicciola fu un vero balsamo a tanti cuori e un omaggio di riconoscenza all'Ausiliatrice.
PONT CANAVESE - GRANDIOSA FESTA IN ONORE DI S. GIOVANNI Bosco.
In pochi giorni gli ex allievi di Pont Canavese seppero organizzare una grandiosa festa di Don Bosco, che attrasse ex allievi e rappresentanze dell'Azione Cattolica anche dai paesi vicini.
Il rev.mo Pievano la fece precedere da un breve ma efficace corso di predicazione e da una « Giornata del Clero», che accorse numeroso ad ascoltare la parola del nostro prof. Don Gemmellaro. Alla festa intervenne anche la banda del Collegio di San Benigno, che allietò la processione e tenne un applauditissimo concerto in piazza. Celebrò per gli ex allievi il Direttore del Bollettino Salesiano, il quale, alla Messa cantata dal viceparroco, ex allievo, Don Obertino, fece il panegirico del Santo. La scuola di canto della parrocchia svolse uno splendido programma polifonico.
Alla processione intervenne tutto il paese. Lo stesso rev.mo Pievano coronò la funzione con la Benedizione Eucaristica.
MONTEMAGNO - S. GIOVANNI Bosco COMPATRONO DELLA PARROCCHIA.
La data del 27 aprile ha segnato per Montemagno uno di quei trionfi di fede e di fervore religioso che non si dimenticheranno così facilmente. La celebrazione della proclamazione solenne di S. Giovanni Bosco a Compatrono della Parrocchia, preparata dal Prevosto nei minimi particolari, è stata più che una Missione. Quante lacrime di commozione, quante risurrezioni di anime! La novena predicata, la Comunione generale, la Messa cantata, l'interminabile processione furono i momenti più salienti della grandiosa celebrazione. I predicatori, don Demartini di Rosignano, don Scarsoglio, l'Arciprete di Grana, il Vicario di Castagnole, e Mon. Deandrea, seppero infervorare tutti i buoni montemagnesi. Condecorarono la processione rappresentanze oli Altavilla, Grana, Castagnole e Viarigi coi rispettivi Viceparroci, il Collegio Salesiano di Penango al completo e le Autorità Comunali. Portò una nota gioiosa la banda musicale del paese, diretta dall'infaticabile Natalen, che oltre ai vari pezzi eseguiti, accompagnò egregiamente l'Iste Confessor a 4 voci dispari cantato dalla massa imponente della Schola Cantorum diretta da don Dario.
Davanti alla statua del Santo, facevano corona a Mons. Deandrea, che portava la Reliquia, 10 Sacerdoti, tra cui l'Ispettore Salesiano Don Eugenio Gioffredi ed il venerando ottantaseienne Can. Gatti, che ebbe la fortuna di parlare tante volte col Santo. Coronò la giornata un ben riuscito trattenimento teatrale dato dai giovani nel Salone dell'Oratorio.
ANDRIA - NUOVO TEMPIO A MARIA SS. AuSILIATRICE.
Quanti dalla fondazione dell'Oratorio Salesiano in Andria, nel 1934, ne hanno vissuto o seguito con amore la vita, oggi vedono avverato uno dei loro più ardenti desideri.
La misera, squallida, angusta cappella, tanto simile a quella poverissima tettoia Pinardi, che Don Bosco, agli inizi del suo apostolato, adattò a chiesa per i fanciulli del suo primo Oratorio, è tornata a servire da magazzino, come sempre era stata, quando vivevano i signori Troia, padroni dell'edifizio in cui ora ha sede l'Oratorio, mentre lungo un lato del vasto cortile, per trenta metri, è sorto un nuovo tempio, monumento di fede viva e di fervente amore.
Entrandovi, lo sguardo viene subito attratto dalla mestosa figura della Regina dei sogni di Don Bosco, che domina al centro, in alto, un'ampia artistica tela, dipinta dal prof. Barberis di Roma, sovrastante l'altare maggiore, e di lato, più in basso, sulla stessa tela, dalla soave immagine del nostro gran Padre, che con ispirato gesto addita a tutti la dolce Ausiliatrice, amabile modello di ogni santità, Mediatrice potente e misericordiosa di tutte le grazie.
Il tempio è dedicato appunto alla Vergine Ausiliatrice ed al suo mirabile Apostolo, San Giovanni Bosco. Così è stato risolto il più assillante problema del nostro Oratorio.
Ai molti giovani, che spesso non trovavano posto nella insufficiente cappellina di prima, Mons. Rostagno, che fu Vescovo di Andria, fino al 1940, amava ripetere: «Abbiate fede !» Un giorno qui avrete non più una cappella, ma una chiesa: sarà la chiesa di San Giovanni Bosco, la chiesa dei giovani Andriesi ». Quel giorno è venuto. La previsione e l'augurio del pio Pastore sono ormai una realtà. Il nuovo tempio può accogliere quanti fanciulli, quanti giovani vorranno qui, alla scuola del loro celeste Padre e Maestro, attingere alle sorgenti divine della Vita.
È questo un miracolo della Provvidenza, chè miracolo in vero appare questa nuova, artistica chiesa a chi pensa ai soli quindici mesi in cui si sono compiuti i lavori, alla loro mole, alla loro felice riuscita, alle molte difficoltà che si sono dovute superare, al periodo eccezionalmente difficile, in cui si è attuato il disegno, ai sei milioni di lire che questa realizzazione è costata ad un'Opera, che dispone solo dei mezzi che ad essa elargisce la Divina Provvidenza.
Il mattino del 17 aprile u. s. Sua Eccellenza Rev.ma Mons. Giuseppe di Donna, nostro venerato Vescovo, che tanto predilige l'Oratorio, compì la solenne funzione della benedizione della nuova Casa del Signore. Lo assistevano alcuni reverendissimi Canonici del Duomo ed i chierici del Seminario. Erano presenti col nostro reverendissimo signor Ispettore, Don Toigo, che volle onorare con la sua presenza le nostre feste, i Salesiani di questa Casa, alcuni della vicina Bari ed una folta schiera di giovani, di Cooperatori ed amici. Dopo la benedizione, Sua Eccellenza celebrò la santa Messa, ed al Vangelo rivolse ai presenti la parola, per esortarli a ringraziare il Signore per tanto dono, che dà all'Oratorio la possibilità di migliorare ed incrementare la parte più importante della sua attività. Si congratulò poi con quanti avevano cooperato al compimento di sì salutare impresa e su di essi invocò copiose le benedizioni del Signore. Dopo la Messa, esposto il Santissimo, si cantò il Te Deum, e lo stesso Eccellentissimo Presule impartì la Benedizione Eucaristica.
Con questa funzione si diede inizio al grande triduo in preparazione alla tradizionale festa esterna di S. Giovanni Bosco. Per tre sere ad una folla di giovani parlò il salesiano Don Adolfo Giancola nella nuova chiesa, ed in quella dell'Immacolata, al popolo, il reverendissimo Mons. Aristide D'Alessandro. Si arrivò così alla domenica, 20 aprile, che segnò un vero trionfo di Don Bosco e della sua opera in Andria. Dalle prime ore del mattino fino alla tarda sera fu un continuo pellegrinaggio di popolo nella nuova chiesa, dinanzi all'altare del nostro Santo e dell'Ausiliatrice. Alle nove il reverendissimo signor Ispettore celebrò la Messa solenne della Comunione generale. Il nuovo tempio fu così gremito dai giovani, che benefattori ed amici dovettero rinunziare alla gioia di partecipare ad una funzione tanto devota e suggestiva e recarsi nella vicina chiesa parrocchiale dell'Immacolata, anch'essa officiata dai Salesiani, per assistere colà alla Messa cantata, che, con non minore solennità, si celebrava alla presenza di una moltitudine di fedeli in onore del nostro Santo.
Nell'Oratorio la scuola di canto dello stesso eseguì la Messa XIII del Pagella e, dopo il canto del Vangelo, il predicatore celebrò le gesta di Don Bosco. La funzione, e, specialmente, l'interminabile Comunione si svolsero con tanto senso di pietà, che il sig. Ispettore alla fine, rallegrandosi con i giovani, disse loro: « Avete fatto una manifestazione non solo commovente, ma che strappa le lacrime. Don Bosco certamente è contento di voi e vi benedice ».
Nel pomeriggio, oltre ventimila persone furono presenti alla processione, che, muovendosi dalla chiesa dell'Immacolata, portò per le vie della città il simulacro di Don Bosco fino all'Oratorio, dove, nel cortile, dinanzi a tutto un popolo, si chiusero i festeggiamenti con un fervorino sul Santo e la Benedizione Eucaristica impartita dal sig. Ispettore, il quale volle infine dire il grazie della Famiglia Salesiana ai buoni Andriesi per l'affetto generoso con cui accompagnano l'azione che i figli di Don Bosco qui svolgono per la preservazione e la cristiana educazione della gioventù.
Grazie attribuite all'intercessione di MARIA AUSILIATRICE e di S. GIOV. BOSCO
Raccomandiamo vivamente ai graziati, nei casi di guarigione, di specificare sempre bene la malattia e le circostanze più importanti, e di segnare chiaramente la propria firma. Sarà bene, potendolo, aggiungere un certificato medico.
Non si pubblicano integralmente le relazioni di grazie anonime o firmate colle semplici iniziali.
Sotto una motocicletta!
La sera del 1° settembre u. s. mentre le nostre orfanelle andavano a passeggio, una di esse, Paoletta Bianchi, di circa sette anni, si mosse dal suo posto proprio nel momento in cui passava una motocicletta a tutta velocità. Fu investita in pieno, tanto che nessuno osava raccoglierla perchè sembrava morta. Trasportata all'ambulatorio, il medico dichiarò la rottura del timpano destro con sospetto di frattura della base cranica e pericolo di emorragia interna: fu urgente il ricovero al vicino ospedale di Bevagna ed anche lì il medico chirurgo la trovò gravissima e la trattenne in osservazione con prognosi riservata.
Affidammo subito la piccola infortunata alla Madonna ed incominciammo la stessa sera la novena consigliata da S. Giovanni Bosco con la promessa di pubblicare la grazia e d'inviare l'offerta. E la nostra speranza non fu vana. La Vergine santa ci fu di vero ausilio perchè, dopo un'agitatissima notte, la nostra Paoletta cominciò a migliorare, tanto da poter tornare all'Orfanotrofio due giorni dopo. La novena incominciata con spirito di impetrazione terminò con il più sentito ringraziamento.
Con vivissima riconoscenza alla cara Vergine Ausiliatrice, che, nel giro di 48 ore, mercè la sua potente e materna intercessione, ci ha fatte passare da un angoscioso spavento ad una fiduciosa e confortante serenità, adempio la promessa di inviare l'offerta e prego pubblicare la grazia.
Gualdo Cattaneo, 9-XI-1946.
Sr. LINA DONGU, Direttrice.
Colpito da una falce.
Il giorno 24 maggio 1946, mio figlio Antonio, di anni 8, si recava in compagnia del padre per i lavori dei campi. Erano entrambi seduti su un carro agricolo trainato da due vacche, quando, all'angolo di una via, le bestie, spaventate, dato un sobbalzo, presero la corsa. In conseguenza di che il ragazzo veniva violentemente gettato contro la lama di una falce, che, colpendolo al ginocchio destro, gli produceva una larga e profonda ferita da taglio, con lesione della rotula del ginocchio e pericolo grave - come dichiarava il dottore - di infezione tetanica e di altre conseguenze.
In tale frangente, ricordando che quello era il giorno della festa di Maria Santissima Ausiliatrice,
lo raccomandai col più grande fervore al suo valido patrocinio, promettendo, in caso di guarigione, una offerta per il Santuario e la pubblicazione della grazia. Dopo otto giorni di ansie continue cessò la febbre: il ragazzo cominciò a migliorare, si saldò la ferita e la gamba non risentì alcun danno. Ora completamente guarito, piena di riconoscenza ringrazio la Mamma celeste ed adempio la promessa.
Carmagnola, 15-II-1947.
TORASSA CATTERINA n. Bosco.
A tutta velocità contro un albero.
Il giorno 10 dicembre u. s. viaggiavo con Sua Ecc. Mons. Francesco d'Aquino Correa, Arcivescovo di Cuiabà da San Paolo per Lorena: con noi stava anche il nostro grande cooperatore e benefattore prof. Carlo De Camillis.
Alle ore 10,20, dopo 111 chilometri di percorso, mentre l'auto andava a grande velocità, l'autista perdette il controllo del volante e andammo a battere con tutta forza contro un grosso albero che ci impedì di cadere nel fiume Seriunbura. Un istante prima io ebbi la perfetta intuizione del pericolo e gridai: e Don Bosco! ».
L'Arcivescovo, che sonnecchiava in quel momento, svenne subito, riportando leggere contusioni alla testa e nella regione lombare. Si riebbe completamente dallo svenimento dopo più di mezz'ora: il prof. De Camillis soffrì triplice frattura alla spalla destra; l'autista ebbe escoriazioni alla gamba destra. Io rimasi completamente, o al dire dell'Arcivescovo, scandalosamente, illeso. Fu tale l'impeto dell'urto dell'auto contro l'albero che il motore penetrò per parecchi centimetri nella carrozzeria. Al dire di tutti fu un vero miracolo se ci salvammo: Don Bosco aiutò i suoi figli.
Lorena (Brasile), 15-III-1947.
Sac. CAMILLO PARESIM.
Gli recitavano le preghiere degli agonizzanti.
L' 11 settembre 1943, in questa piccola città di frontiera, si vedeva il primo nucleo di alpini italiani che lasciavano la Francia per cercare rifugio in suolo Elvetico. Alla sera dello stesso giorno arrivò in quest'ospedale un sergente degli alpini ricoverato con due ferite d'arma da fuoco.
Il 12, venni a conoscenza della degenza del suddetto alpino e, come connazionale, andai a fargli visita. Avevo saputo dalla suora dell'Ospedale che il suo stato era gravissimo e che solo un miracolo avrebbe potuto salvarlo. Allora lo raccomandai a M. SS. Ausiliatrice e a S. G. Bosco dando a lui da leggere dei vecchi Bollettini Salesiani ed esortandolo a pregare S. G. Bosco, che lo avrebbe aiutato. Ma però tragicamente il 25 settembre 1943 alle 4 del mattino sopravvenne embolia cardiaca con embolia polmonare. Più nulla dava speranza di salvarlo. Già al suo capezzale stavano un sacerdote e una suora a recitare le preghiere degli agonizzanti. Nel frattempo io mi risvegliai di soprassalto, senza nulla sapere di quanto accadeva. Accesi la luce e mi rivolsi a S. G. Bosco supplicandolo: « Salvatemi quell'infermo! ». Lo dissi con un fervore che mai avevo avuto. Nel medesimo tempo il moribondo poteva muovere le labbra e articolare: « Maria! » sentendo in se stesso un improvviso sollievo. E non morì.
Da quel giorno la malattia seguì il suo corso. Ala venne una minacciosa ricaduta.
Di nuovo mi rivolsi alla celeste Madre e a S. G. Bosco, e dopo 3 giorni di fervide preghiere ogni pericolo era scomparso. L'ammalato entrò in convalescenza e sopportò poi tranquillamente il campo di concentramento. Oggi egli è in Patria, vicino alla sua famiglia.
Martigny, Vallese (Svizzera), 25-VI-1946.
MARIA MOLO CALDERA.
GENOVA - AVVENTUROSE VICENDE. Allo scoppio della guerra mio padre e mio fratello furono richiamati alle armi. Per di più, appartenendo alla Marina, furono (dopo qualche anno) destinati il primo al porto di Bastia (Corsica) e il secondo a quello di Biserta (Tunisia), zone pericolosissime, sottoposte continuamente (specie Biserta) a fortissimi attacchi aerei.
Ci rivolgemmo con fiducia alla Vergine SS.
Mio fratello, poco tempo dopo cessò di fare servizio al porto e fu destinato al Comando Marina di quella città, situato in zona alquanto isolata e nascosta. Quindi il suo allontanamento dal porto fu la sua salvezza perchè, specialmente negli ultimi giorni di resistenza, questo fu battuto palmo a palmo. Arrivarono gli Alleati, fu fatto prigioniero; dopo 15 giorni di viaggio giunse in America e là stette veramente tranquillo fino alla fine delle ostilità. Tornò dalla prigionia e alfine potè riabbracciare la famiglia dopo anni di assenza. Ma la Madonna non volle accontentarsi di questo; dopo 3 mesi mio fratello potè riprendere il lavoro presso la ditta da cui si era licenziato alla sua partenza.
Mio padre, come già detto, anch'egli si trovava in un luogo pieno di pericoli. All'armistizio di Badoglio, dovette fuggire da Bastia insieme coi suoi compagni, per non essere presi dai tedeschi. Inseguiti e mitragliati dovettero accettare la lotta; dopo aver schivato la morte più volte e dopo una fuga attraverso i boschi della Corsica, raggiunsero dopo 15 giorni le linee italiane e di là passarono in Sardegna ormai libera. Anch'egli tornò quindi sano e salvo e per di più potè riprendere il suo lavoro.
Mia madre, mia sorella ed io, rimasti qua a Genova, fummo per vero miracolo sempre illesi. Un giorno, in un bombardamento improvviso, cercavamo di raggiungere la galleria ricovero. Scoppiò una bomba a soli 30 metri dalla galleria: eravamo appena entrati ! In tutti i rastrellamenti non subii molestia, ma una volta, in un'operazione in grande stile, fui preso e condotto in una caserma che già rigurgitava di rastrellati. Mi rivolsi a Don Bosco. Dopo sette ore, per vera combinazione, in un sommario esame di documenti, fui rilasciato. A casa mi credettero inviato in Germania !
Questa, in linea di massima, la protezione di Maria e di S. Giovanni Bosco sulla mia famiglia. Non conto poi tanti piccoli favori che la Madonna ci ha sempre fatti.
Vi ringraziamo, o Madre Nostra, e ringraziamo Voi, S. Giovanni Bosco; non abbandonateci mai, ma proteggeteci e salvateci.
18-V-1947. GIUSEPPE MUSICO'.
CALCAGLIA SESTINO - RIFUGIATI IN UNA GROTTA. Nell'agosto del 1944 fui costretta a fuggire per causa dei tedeschi e rifugiarmi in una macchia, poi in un capanno senza finestre, esposto ai venti e alle intemperie.
Qui mio figlio Nevio si ammalò di tifo con febbre altissima, oltre 40 gradi ; nel colmo della malattia si dovette lasciare anche il capanno e rifugiarci in una grotta quasi senza cibo avendo per bevanda solo l'acqua melmosa di un fosso. Da notare che oltre il mio Nevio, ammalato, di 11 anni, avevo con me mio marito e due mie figliolette più piccole, l'ultima delle quali ancora io allattavo.
Proprio in quei giorni dovetti privare la mia bambina del latte materno. Mi raccomandai a Maria Aus., e quando il caso sembrava più disperato ecco che il Signore per l'intercessione appunto dell'Ausiliatrice e di Don Bosco, si mosse a compassione di noi. Un dottore, al quale va tutta la mia riconoscenza, ci alloggiò tutti in casa sua somministrandoci vitto e medicine gratis et amore Dei.
Così, dopo 33 giorni di dura malattia, potemmo ritornare tutti a casa sani e salvi. Questa è la grazia più importante che credo di aver ricevuto in tempo di guerra, ma sono convinta di averne ricevute tante altre che ora non sto a narrare.
Durante il tempo dello sfollamento non ho mai abbandonato l'immagine di Maria SS. Ausiliatrice e sempre a Lei mi sono raccomandata.
25-IX-1946. MARIA Rossi.
MONTICELLI - UNA DUPLICE GRAZIA. Eran già molti anni che mio marito non si accostava più ai santi Sacramenti, nonostante le mie continue preghiere e le affettuose raccomandazioni delle figlie.
Quante volte, attraversando momenti di difficoltà, mi prometteva che si sarebbe riavvicinato alle pratiche religiose, se le cose fossero andate meglio ! Ma poi le sue promesse erano vane, benchè sapesse che il suo ritorno a Dio avrebbe procurata tanta gioia a me e alle figlie.
II Signore però, al quale non si ricorre mai invano, si serve di qualunque mezzo e occasione per concedere le sue grazie. E l'occasione si presentò una ventina di giorni prima della festa del S. Natale. In quei giorni, mio marito andò a visitare un nostro parente che sapevamo ammalato. Ritornò alla sera molto triste avendolo trovato grave per un forte attacco di polmonite con febbre alta, e avendo avuto dal medico notizie allarmanti.
Secondo il desiderio di mia sorella, sposa dell'infermo, incominciai subito una novena a S. Giovanni Bosco e la terminai facendo nella domenica seguente la S. Comunione. Quel mattino, mentre ascoltavo la S. Messa, mi parve di udire una voce che mi diceva: « Questa grazia non la otterrai tu, ma dì a tuo marito che preghi lui ». Con grande gioia ringraziai il Signore, e raccontai tutto a mio marito che si dimostrò prima incredulo, ma poi mi assicurò che, se l'infermo fosse guarito, volentieri avrebbe fatta lui pure la S. Comunione.
Frattanto io pregavo ardentemente S. Giovanni Bosco, perchè mi concedesse queste due grazie: la guarigione dell'infermo, e la conversione di un'anima a me tanto cara.
Venne la vigilia del S. Natale, e come ogni anno era solito, mio marito si recò per porgere gli auguri alle persone più note, tra le quali anche al Parroco. La sera rientrò più lieto del solito, e alla mia domanda se fosse andato dal Parroco, dapprima non rispose, poi vedendomi triste, mi disse: « Sì, mi sono confessato e domani per tempo farò la S. Comunione ». Il mattino seguente infatti andò in chiesa e mantenne la promessa; indi mandammo una persona alla casa dell'infermo per avere notizie.
Non so dire con quanta fede invocai in quei momenti S. Giovanni Bosco. Infatti, la persona che avevamo mandata, ritornò con la lieta notizia di un inaspettato miglioramento. In breve tempo l'infermo superò la malattia ed ora è perfettamente ristabilito.
Mando questa relazione perchè sia pubblicata come attestato di riconoscenza a S. Giovanni Bosco per la duplice grazia ottenuta.
A. S.
Certifico che quanto sopra è narrato, risponde pienamente a verità.
Sac. BRUNO RIVA,
Parroco di Monticelli Terme (Parma).
TOLENTINO - NELLE MANI DELL'AUSILIATRICE. Per causa di strapazzi e imprudenze l'anno scorso in luglio, dopo una bronchite con febbre piuttosto alta, fui colto da forti e frequenti emorragie, che mi ridussero in fin di vita. Il giorno 20 ricevetti la S. Comunione per viatico, ma prima di ricevere l'Olio Santo, mi misi nelle mani della Madonna Ausiliatrice con atto di completo abbandono nel suo materno Cuore. Si sospese l'Olio Santo, e dopo qualche giorno si fermò il sangue. Piano piano mi rimisi in forze. Nei seguenti mesi soffersi patemi d'animo. Ma da tutto mi liberò la celeste Madre. A un anno e due mesi di distanza dai giorni di crisi, ristabilito, sono ritornato alla mia vita normale.
Ora chiedo a Maria di poter terminare serenamente i miei giorni, non dico senza croce, ma senza esser di croce ad altri e, potendo, far prima, ancor un po' di bene, se piace al Signore.
11-X-1946. Sac. Pio NALIN.
Cogorno Rita in Zerega (Genova) invia la piccola offerta in ringraziamento a Maria SS. Ausiliatrice per l'ottenuta guarigione del figlio diciannovenne che si temeva dovesse sottoporsi ad intervento chirurgico: ora sta bene ed è ritornato al lavoro. La Vergine SS. lo protegga!
Piuma Carmelita (Loano). - Invio un'offerta in ringraziamento a Maria Ausiliatrice e a S. Giovanni Bosco per grazia ricevuta. Il mio bambino Aldo, di nove anni, era ammalato di encefalite ed i medici avevano perduta ogni speranza di salvarlo.
Ricorsi come ad ultima speranza alla Vergine e a S. Giovanni Bosco e le mie preghiere furono esaudite. Il bambino lentamente si riprese ed ora è completamente fuori pericolo.
Ringrazio quindi la Vergine e S. Giovanni Bosco e rendo pubblica la grazia.
Daglio Angelo (Lugano) - Tengo a pubblicamente ringraziare il caro Santo Don Bosco per tre grandi favori, che attribuisco alla Sua potente intercessione:
1) Ritorno dalla Russia del fratello;
2) scampato pericolo della guerra per la famiglia mia;
3) manifesta protezione della famiglia in frangente delicato.
G. S. (Torino) - Rendo grazie vivissime a Maria SS. Ausiliatrice e S. G. Bosco per la Loro speciale evidente protezione nel far venire in luce la verità, riguardo un interesse che da parecchi anni mi veniva ostinatamente negato.
Ringraziano ancora della loro intercessione Maria SS. Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco:
Pernigotti Maggiorina e Rina (Quaranti) porgono vivissimi
ringraziamenti alla Vergine Ausiliatrice e a San Giovanni Bosco per la loro particolare protezione accordata in una dolorosa operazione e per la rapida guarigione e invocano continua assistenza sulle loro famiglie.
Baldizzone Agnese (Terzo) esprime la sua immensa riconoscenza per l'ottenuta perfetta guarigione di una pleurite.
T. G. (Poirino) per la miracolosa guarigione di una nipotina operata d'urgenza di ascesso appendicolare.
Brena Emma (Torino) perchè il marito dopo 1 anno di penosa disoccupazione trovò una buona sistemazione.
L. B. riconoscentissima per i favori ricevuti implora una grazia importantissima per la sua famiglia.
Almasio Clementina (Rivalta) ringrazia Maria Ausiliatrice per la guarigione di un carissimo nipote sperando nella sua continua protezione.
N. N. colpita da grave malattia polmonare si rivolse fiduciosa all'Aiuto dei Cristiani. Ora è molto migliorata e in via di guarigione...
Rostagno Vittorina (Castiglione Torinese) per aver ottenuto in breve tempo la guarigione da una grave malattia.
Azino Angela per la guarigione del caro nipotino Vittorio e invocando su di lui la speciale protezione di Maria Ausiliatrice e di D. Bosco Santo.
Marocchina Giuseppe dichiara che essendosi trovato in pietose condizioni morali e materiali si rivolse al potente Don Bosco Santo che prontamente esaudì le sue preghiere. Avendo una bimba di 3 mesi gravemente inferma si rivolse fiduciosamente ai nostri Santi intercessori e la bambina guarì perfettamente.
Arati Pasqualina (Vigevano) è riconoscente a San Giovanni Bosco che ha procurato lavoro al marito.
Fracchia G. per la segnalatissima grazia ricevuta da Maria SS. Ausiliatrice.
Giacosa Domenico e Adele (Alba) trovandosi nel pericolo di restare disoccupati si raccomandarono a Maria Ausiliatrice e a San Giovanni Bosco e ottennero di poter continuare nel loro lavoro.
Romano Maria (Torino) con vivissima gioia e riconoscenza ringrazia l'Aiuto dei Cristiani e San Giovanni Bosco per averla guarita, senza intervento chirurgico, da una ciste alla gola.
Bottallo Amedeo e Caterina (Canove d'Alba) per la miracolosa guarigione del piccolo Filippo, di soli 5o giorni, che colpito da polmonite e bronchite fu ridotto in fine di vita. Affidato il bimbo alla materna bontà della Madonna di Don Bosco Santo ecco che, improvvisamente, si ebbe notevole miglioramento seguito da rapida guarigione.
Trinchero Irma per la segnalatissima grazia ricevuta.
Moglia Matilde (Castelnuovo D. Bosco) colpita da grave malattia si affidò alla bontà materna di Maria Ausiliatrice e ne otteneva pronta guarigione.
Cavalli Prospera per essere stata liberata da forti dolori allo stomaco.
Vergano Maria Luisa è riconoscente a San Giovanni Bosco per averla miracolosamente guarita evitandole un serio intervento chirurgico...
C. L. (Pont Canavese) trovandosi in penosissime circostanze della vita, solo nel Cuore Sacratissimo di Gesù, in Maria Ausiliatrice e in Don Bosco Santo trovò gli aiuti e i conforti necessari per superare una crisi terribile!
Sartoris Virginia (Torino) per la guarigione del marito colpito da grave infezione e per l'evitata amputazione della mano destra.
Monti Mattioli Mariuccia (Soriso) per una grande grazia ricevuta e chiede fiduciosamente un impiego pel marito già da anni disoccupato...
Loreo Antonia (Albano) per le due segnalatissime grazie ricevute.
Sac. CUENCA ANGELO MARIA, da Purificación (Colombia), † a Agua de Dios (Colombia) il 27-IV-1945 a 69 anni.
Un'altra eroica vittima della lebbra, che trascorse la sua giovinezza salesiana fra i giovani lebbrosi assistendoli, istruendoli, medicandoli e ricreandoli; poi, fatto sacerdote e colto dalla terribile malattia, in 29 anni di calvario consumò il suo generoso olocausto, prodigando le sue forze fino all'ultimo a confortare i compagni di sventura.
Sac. MARTINEZ MECHO GIULIO, da Castellón de la Plana (Spagna), † a Ibaqué (Colombia) il 4-V-1943 a 65 anni.
Zelante missionario prima fra i Kivari dell'Equatore, poi tra i lebbrosi di Caño Del Oro e di Agua de Dios, fu un vero apostolo nello spirito di S. Giovanni Bosco.
Coad. MASSON PIETRO, da Padova, † a Montevideo (D. Bosco) l'11-V-1943 a 72 anni.
Coad. AVILA ARISTIDE, da Machetà (Colombia), † a Bogotà (Colombia) il 22-V-1946 a 52 anni.
Sudd. SKIBA GIUSEPPE, da Rychtal (Polonia), † a Mosquera (Colombia) il 5-IV-1946 a 28 anni.
Coad. PINEDA ALESSANDRO, da Puno (Perù), † a Iauja (Perù) il 13-VIII-1946 a 28 anni.
Coad. RIZZI COSIMO, da Laterza (Taranto), † a Cisternino (Brindisi) il 7-II-1947 a 27 anni.
Coad. GUERRERO MARCO, da Toco (Colombia), † a EI Guacamagno (Colombia) il 10-II-1943 a 25 anni
Mons. Can. Teol. ANTONIO LAMBERTI, † a Fossano il 31-V u. s. a 68 anni.
Vicario Generale della Diocesi, era uno dei più ferventi Direttori Diocesani dei nostri Cooperatori. L'aveva ordinato sacerdote, nel 1902, quel grande amico di Don Bosco che fu Mons. Manacorda. E dal pio Vescovo, cui fece per vari anni da segretario, apprese la divozione al Santo e l'ammirazione per l'Opera Salesiana, cui prodigò sempre la più cordiale cooperazione. Lascia alla diocesi l'esempio di una vita sacerdotale intemerata, di una pietà edificante, di uno zelo pastorale e catechistico ardente ed illuminato. Soprattutto, una schiera di sacerdoti formati con mano maestra nel Seminario e guidati con prudenza e saggezza nel sacro ministero.
Duchessa GIULIA MASTELLONI BOEZIO, † a Napoli, il 18-III u. s. a 64 anni.
Fervente cooperatrice, la compianta Duchessa di Salta lascia una fama di virtù che non si estinguerà col tempo. Sposa e madre esemplare, era di una rettitudine inalterabile, di una bontà inesauribile e di una mitezza d'animo veramente evangelica. Fin dal terremoto calabro-siculo del 19o8 si prodigò al sollievo delle umane sventure e tenne per un trentennio la presidenza della Conferenza di S. Vincenzo de' Paoli nella sua parrocchia, beneficando un'infinità di poveri e derelitti. Una lunga sofferenza sublimò la sua bell'anima al più arduo e prezioso apostolato che l'innalzò sul calvario alla più intima unione con Dio ed all'eroica dedizione della carità verso il prossimo.
Mons. RASCIONI GIACINTO, † a Tolentino (Macerata) il 15-III u. s. a 67 anni.
Prelato Domestico di S. S. e Vicario Generale della Diocesi, Arcidiacono della Cattedrale e Decurione dei Cooperatori Salesiani, fu sacerdote secondo il cuore di Dio.
D'ingegno versatile, affabile e semplice nei modi spiccò nella scienza e nella pietà. Svolse particolarmente la sua attività nei Seminari di Tolentino, Fano, Fermo, nel Pontificio Ateneo Romano e nel seminario di Assisi, come insegnante di Teologia e come direttore spirituale.
Intensa, la sua attività nella predicazione evangelica delle Sacre Missioni, Congressi Eucaristici, Settimane di studio e di preghiera, e nelle varie iniziative di Azione Cattolica. Amò e favori molto l'Opera Salesiana.
POZZEBON GIUSEPPE, † a Padernello (Treviso) il 13-V u. s. a 74 anni.
Uomo di fede, fu ben lieto di offrire al Signore un figlio nella Società Salesiana.
TARDIVO GIUSEPPE, † a San Benigno (Cuneo) il 9-v u. s. a 72 anni.
Padre esemplare di undici figli, seppe crescerli con tanto fervore alla vita cristiana che sei di essi furono benedetti da Dio con la vocazione sacerdotale nella Società Salesiana.
SASSONE, ANGELA ved. VALLE, † a Chieri, il 14-III u. s. ad 8o anni.
Sostenuta dalla fede, rese preziosa la sua vita col lavoro e col sacrificio, raggiungendo il consorte, morto due anni or sono, con la gioia di aver dato un figlio alla Società Salesiana.
AGATA BUGGEA BELLAVIA, † a Favara (Agrigento) il 10-III u. s.
Nella sofferenza sopportata con eroica rassegnazione, seppe educare cristianamente i suoi sei figli, due dei quali abbracciarono lo stato religioso nella Società Salesiana.
BERNASCONI LUIGI, † in Legnano (Milano) il 4-IV-1947 a 63 anni.
Sposo e padre esemplare, cattolico di stampo antico, fu ben lieto di dare il suo figlio primogenito alla Società Salesiana.
Sac. ANTONIO PURITA, † a Carciadi di Spilinga (Catanzaro) l'8-II u. s.
Parroco e Vicario Foraneo per oltre quarant'anni, zelante e affezionato. Decurione dei Cooperatori, ispirò il suo ministero allo spirito di Don Bosco e diffuse nella sua parrocchia la divozione al Santo ed alla Vergine Ausiliatrice.
Altri Cooperatori defunti:
Bandinelli Giovanni, S. Giuliano (Pisa) - Barberìs Teresa, S. Giulietta (Pavia) - Battaglia Elisa, Almisano (Vicenza) - Benetti Andrea, Longara (Vicenza) - Bergese Maria, Rina (Cuneo) - Bianchi Celeste, Conto - Bianchini Eugenio, Rimini (Forli) - Bonazelli Giuseppe, Cagli (Pesaro) - Borelli Guido, Monghidoro (Bolzano) - Bosia Pistamiglio Ernestina, Torino - Casadei Secondo, Montegridolfo (Forlì) - Cerra Rosina, Volle Lomellina (Pavia) - Cherubini Celestina, S. Quirico (Grosseto) - Colanti Consiglia, Casoli (Chieti) - Cozzi Enrico, Castelnuovo d. Friuli (Udine) - Dalla Libera Giuseppina, Orgiano (Vicenza) - Fedrigotti Battista, Tiarno di Sotto (Trento) - Ferrero Teresa, Brusasco (Torino) - Franzoi Maria, Sporminore (Trento) - Guerra Ugolino, Marina di C. (Apuania) - Guidetti Rosa, Borgomanero (Novara) - Invernizzi Luigi, Veneri (Novara) - Leurini Luigi, Rimini (Forlì) - Lei Teresa, Sesto (Cagliari) - Matellirani Annunziata, Cingoli (Macerata) - Mariggi Ugo, Firenze - Molinari Carlo Federico, Cairo Montenotte (Savona) - Montrasio Domenico, Monza (Milano) - Padoan Amabile, Pellestrina (Venezia) - Pedemonti Leonilda, Torino - Piccolomini c.ssa Elisa, Firenze - Pinciroli Pasquale, Legnano (Milano) - Ramella Nizzo Severina, Torino -Rossi Vittorio, Rosasco (Pavia) - Rota Sabina, Pontida (Bergamo) - Savio Edoardo, Torino - Scatti Giov. Battista, Asso (Como) - Schiavi Luigia, Momperone (Aless.) - Vallero Giovanni, Foglizzo (Torino) - Vicini Giovanna, Asso (Como).