ANNO LXXI NUMERO 14 - 15 LUGLIO 1947
Educazione cristiana. = Note e corrispondenze: Genova, Conferenza Salesiana = La festa di San Giovanni Bosco a Goa. Un vero amico dei lavoratori.
La messe è molta, ma gli operai son pochi...
Son pochi in Italia ed in Europa, ove la guerra e le persecuzioni ne hanno falciati tanti, mentre le esigenze della cura pastorale e della civiltà cristiana crescono di giorno in giorno. Ma son ancora molto meno nelle terre di missione, ove il numero dei sacerdoti, dei religiosi e delle religiose è talmente impari alla vastità delle terre ed al numero dei popoli da evangelizzare, da ritardare di secoli l'estensione del regno di Dio e da lasciar campo agli eretici ed agli empi di far strage delle anime.
Giungono in questi giorni i Superiori delle nostre Missioni con proposte e programmi di apostolato meraviglioso; e tutti chiedono personale per far fronte almeno agli impegni più urgenti.
Raccomandiamo quindi caldamente anche le vocazioni missionarie ai nostri rev.mi Direttori Diocesani e Decurioni, sia pel sacerdozio, come per le scuole professionali ed agricole e per le cure domestiche.
Possono indirizzare le domande al Rettor Maggiore della Società Salesiana, via Cottolengo, 32 - Torino, 1oq; oppure ai Direttori delle Case di formazione missionaria: Istituto Card. Cagliero, Ivrea (Torino) - Scuola Agraria Missionaria, Bivio di Cumiana (Torino) - Istituto Don Bosco, Castelnuovo D. Bosco (Asti) - Istituto Bernardi Semeria, Colle D. Bosco, Castelnuovo D. Bosco (Asti) - Istituto Luisa Provera, Mirabello Monferrato (Alessandria) - Orfanotrofio Salesiano, Montalenghe (Torino) - Istituto Missionario, Via Cassano, Novi Ligure (Alessandria) - Istituto S. Pio V, Penango Monferrato (Asti) - Istituto Conti Rebaudengo, Piazza Conti Rebaudengo, Torino 127 - Istituto Salesiano S. Tarcisio, Via Appia Antica 102, Roma 141.
(Continuazione 15 maggio, pag. 110).
Bontà sacerdotale.
A un educatore, chiunque egli sia, non possono mancare occasioni di dover correggere, far rimproveri o punire. La bontà sacerdotale di Don Bosco aveva fin dal 1846 formulato la norma da seguire in simili casi. Durante una sua assenza da Valdocco era venuto a sapere che un amico sacerdote, suo aiutante nell'Oratorio, trattava i ragazzi « con molta energia », sicchè ne aveva già disgustati parecchi. Don Bosco il 31 agosto, mettendo, sull'avviso il teologo Borel, che lo sostituiva nella direzione, gli scriveva: « Ella faccia che l'olio condisca ogni vivanda nel nostro Oratorio ». Allo stesso linguaggio metaforico ricorreva poi anche in seguito, presentandosi casi simili. Per esempio, nel 1866 disse un giorno a Don Rua, che sovrìntendeva alla disciplina: « Mi pare di aver udito certi usci stridere, ed un po' d'olio, ai cardini accomoderebbe tutto ». Anzi gli raccomandava addirittura di farsi mercante d'olio. Non fa bisogno di dire che di quest'olio egli faceva uso senza risparmio.
Non è possibile seguirlo in tutte le manifestazioni di bontà, delle quali allietava l'Oratorio, nè esporre quanto con esse guadagnasse di confidenza da parte degli allievi. Si leggano le pagine tanto ammirabili e tanto ammirate sul sistema preventivo, dettategli dal suo cuore di sacerdote educatore. Quello fu il codice, prima che scritto, vissuto da lui per circa quarant'anni: là è dato di cogliere, insieme col genuino suo pensiero pedagogico, anche le sfumature dello spirito, che lo animò nella lunga e laboriosa opera educatrice e col quale riportò trionfi, dai pedagogisti neppure immaginati. Uno di questi trionfi (chi lo crederebbe?) fu nientemeno che il Card. Cagliero. Ragazzo pieno di vita e d'ingegno, aveva l'argento vivo addosso. Sebbene il regime dell'Oratorio avesse assai più della famiglia che del collegio, pure il frugolo castelnovese scoteva il giogo ed era la disperazione dei superiori, che avevano da fare con lui. Vi fu chi fece la proposta di rimandarlo a casa, e se non fosse stato di Don Bosco, il Cagliero non sarebbe divenuto quello che divenne. Don Bosco invece seppe così bene prenderlo per il suo verso, che a poco a poco ne fece un giovane esemplare, e poi tutto il resto che è noto. Un Vescovo argentino in un suo discorso per le feste della beatìficazione ebbe una felice idea, togliendo a dimostrare che Don Bosco educatore aveva del pedagogo il puro necessario, del gendarme niente, del padre tutto.
A Londra un anglicano, che dirigeva un ospizio di giovani, avendo letto il testo di Don Bosco sul sistema preventivo e osservatane l'applicazione nell'Oratorio di Torino e in alcuni collegi d'Italia, ne era rimasto talmente impressìonato, che si studiava di conformarvisi quanto poteva. Di Don Bosco teneva il ritratto nella sala di ricevimento, perfino col motto: Da mihi animas, cetera tolle. Due suoi articoli, pubblicati nel 1900 e nel 1903, terminavano col far voti che il Signore suscitasse in Inghilterra uomini dallo spirito di Don Bosco, perchè ve n'era estremo bisogno. Essendo ritualista, vi parlava anche della frequente confessione e comunione e della Messa quotidiana; solo che non la chiamava Mass, parola invisa a' suoi correligionari, ma Eucharist (1).
Anche questo dunque aveva compreso il protestante, ossia che del sistema educativo di Don Bosco la pietà cristiana è il fondamento. Ecco la seconda caratteristica accennata sopra. Molto a tal proposito abbiamo già visto nei capi che precedono, massime negli ultimi; mi restringo quindi a poche osservazioni e testimonianze. (Continua).
(1) Da una lettera del salesiano Don Bonavia a Don Lemoyne, Londra, 12 giugno 1903.
GENOVA - Conferenza Salesiana. L'artistica chiesa di S. Siro, dove Don Bosco raccolse i primi Cooperatori e tenne più volte la conferenza, accolse anche quest'anno, grazie alla cortesia del rev.mo sig. Prevosto, un bel numero di Cooperatoli e di Cooperatrici, il 4 giugno u. s. ad udire parlare delle nostre opere e delle nostre missioni.
Presiedette l'adunanza l'Ispettore Don Festini, col Direttore dell'istituto di Sampierdarena che condusse i giovani cantori pel programma liturgico splendidamente eseguito. Impartì la benedizione eucaristica Mons. vice Direttore Diocesano.
La festa di S. Giovanni Bosco a GOA.
Goa cattolica celebrò per la prima volta, il 31 gennaio u. s., con la sua tradizionale pompa ed entusiasmo la festa di San Giovanni Bosco. I Salesiani ed i numerosi giovani ed amici non avrebbero potuto attendersi migliore riuscita. Fu una vera apoteosi salesiana!
Durante la solenne novena, il Direttore dell'Oratorio Salesiano, Don Vincenzo Scuderi, seppe scegliere gli episodi più interessanti della vita del Santo per entusiasmare i numerosi piccoli e grandi uditori. Ed ebbe la più cordiale corrispondenza. L'Oratorio di Nova Goa conta solo pochi mesi di esistenza. Ma è già diventato una delle istituzioni più popolari della città e il centro di attrazione dei piccoli Goanesi che tanto amano Don Bosco. In questa occasione poi i nostri Oratoriani vollero farsi onore e ci misero tutto l'impegno. Occupando ogni angolo della casa e del cortile, si esercitarono nelle varie parti loro assegnate: canto, orchestra, recita, dialoghi, ginnastica... I più piccoli pendevano dalle labbra di un chierico salesiano goanese che li andava preparando per la Prima Comunione.
Alla vigilia della festa, tutti si dettero attorno per gli ultimi preparativi. Gli orfanelli si erano riservato l'imbandieramento della casa e del cortile. Agili e veloci come tanti scoiattoli, si arrampicavano sulle alte palme di cocco per stendere festoni e inalberare bandiere.
La stampa cittadina pubblicò programmi ed inviti. Ma i nostri migliori propagandisti furono gli stessi giovani che portarono per ogni dove l'annunzio delle « grandi cose » che si stavano preparando. E per ogni dove si sentivano cantare o zufolare le note dei vari inni che si insegnavano all'Oratorio. Due ritornelli erano i preferiti:
Don Bosco ritorna tra i giovani ancor... e l'altro:
Don Bosco! Don Bosco! È un canto infinito Che udranno del mondo le mille città...
Sì, anche questa simpatica e bella città di Nova Goa ha udito il nome amato e n'è rimasta senz'altro conquisa. I giovani poi vanno in visibilio. Un piccolo episodio. Un salesiano passava dinanzi ad una scuola cittadina durante le lezioni. Appena i giovani lo scorsero, scattarono in piedi e gli corsero incontro gridando: « Viva Don Bosco! ».
LA GRANDE GIORNATA.
Spuntò finalmente la grande giornata. Il tempo non poteva essere migliore. Cielo tersissimo: dal mare una brezza fatta apposta per far garrire orifiamme e stendardi e scuocere bellamente le palme giganti. In tutti i cuori, una gran gioia; in tutti gli occhi, un bagliore insolito. I nostri Oratoriani non si fanno attendere. Arrivano coi primi raggì del sole e noi stentiamo a riconoscerli con quei loro vestitini di gran festa e da gran signori! La cappella improvvisata è in breve gremita. Hanno il primo posto, vicino all'altare, quei della Prima Comunione che, biancovestiti, con una corona di gigli sul capo e una candela accesa in mano, sembrano tanti angioletti. Il venerando Vicario Generale, Mgr. Tommaso Barreto, è visibilmente commosso nel vedersi circondato da tanta gioventù e nel distribuire il Pane degli Angioli a tanti suoi piccoli concittadini. Don Bosco, l'apostolo indefesso della Comunione frequente, sorride loro dall'altare alzando la mano benedicente...
Ma i nostri «angioletti» amano anche il «pane degli uomini»; la buona colazione per loro preparata scomparve in un baleno. Tutto d'un tratto risuonarono dall'angolo della strada le note del ritornello
Don Bosco! Don Bosco! È un canto infinito...
I nostri giovani scattarono gridando: « Calangute! Calangute! » e si riversarono tutti fuori per andar incontro ai loro « amici » del secondo Oratorio Salesiano che arrivano trionfanti per prendere parte alla festa di Don Bosco in Nova Goa. Erano più di un centinaio: giunsero cantando e sventolando le loro bandiere e bandierine al vento. Si dovettero alzare assai presto i piccoli Calangutesi per ascoltare la Messa e fare la santa Comunione nella cappella del loro Oratorio, oltre dieci chilometri al di là del fiume Mandavi, e poi con autobus e barche raggiungere la capitale a tempo per la Messa cantata. L'incontro dei due Oratori, sulla pubblica via, fu assai cordiale e rumoroso. I giovani non si erano mai visti per l'addietro. Ma che importa ? Si sentirono subito amici, anzi « fratelli » perchè tutti figli dello stesso Padre Don Bosco.
Non v'è forse altra terra ove l'Opera Salesiana si sia sviluppata così rapidamente e così entusiasticamente come qui in Goa. L'Oratorio della capitale conta nove mesi di esistenza; quello di Calangute soltanto due. Ed ambedue sono ormai fiorentissimi mentre già si stanno sviluppando le Scuole Professionali, le Scuole diurne, gli Orfanotrofi, la Buona Stampa e presto anche una vera -e propria missione tra i pagani dell'interno della regione.
Il Canonico Castlho de Noronha ufficiò alla Messa solenne e la Schola cantorum dei due
Oratori esegui la Messa del maestro T. Tassi a due voci. La folla di amici e Cooperatori intervenuta occuparono la cappella, le verande e le camere adiacenti. Assai ammirata l'esecuzione dei piccoli cantori. Fu per' loro una vera rivelazione.
Il Rev. P. Abranches, S. J., tenendo il panegirico del Santo, si soffermò specialmente sulla fede illimitata di Don Bosco nella divina Provvidenza, prendendo per tema le parole:
Contra spem in spem credidit.
LA PROCESSIONE.
La giornata raggiunse il suo apogeo nel pomeriggio quando la processione, con la preziosa reliquia del Santo, sfilò per le vie della città. Anche la processione conservò il suo carattere giovanile ed entusiastico perchè erano i giovani che più spiccavano con la loro balda presenza e con le loro voci argentine. Dom Bosco, eis ja volta... Sì, Don Bosco, il grande amico dei giovani, è giunto a Goa per iniziarvi la sua opera di redenzione e di salute a pro della gioventù povera ed abbandonata.
Quattro secoli or sono passava per le vie di Goa un grande apostolo che con un campanello in mano chiamava a sè i fanciulli per istruirli nella religione e poi trasformarli alla loro volta in apostoli: S. Francesco Zaverio. Oggi vi passò Don Bosco, nella sua Reliquia e nella persona dei suoi Figli che vogliono far rifiorire qui in Goa le opere e i prodigi di Valdocco.
Lo spettacolo insolito attrasse molta gente che si unì alla processione, di modo che alla fine tutte le adiacenze dell'Oratorio furono occupate. La benedizione finale con la reliquia fu impartita all'ombra delle grandi palme di cocco, in un tripudio osannante di gioia e tra interminabili evviva...
LA COMMEMORAZIONE UFFICIALE.
Ebbe quindi luogo la commemorazione ufficiale all'aperto, nel cortile prospicente l'Oratorio stesso. Al posto d'onore c'erano i rappresentanti di S. E. Rev.ma il Patriarca e del Governatore Generale, ambedue assenti da Goa, assieme al Console Generale dell'India britannica ed altri illustri membri del clero e del laicato. Ai lati, formando un grande semicerchio, la schiera degli amici ed ammiratori dell'Opera Salesiana.
Il Direttore dell'Oratorio diede il benvenuto a tanti cari ospiti. Egli ricordò i primi giorni quando era giunto solo soletto, senza mezzi e senza poter neppure dire due parole... Don Bosco aveva operato il primo grande prodigio. Aveva fatto sbocciare sul suo cammino tante simpatie, tanti buoni amici... Aveva quindi fatto giungere a Goa, per vie mirabili, un manipolo di Salesiani. Ora l'Opera aveva buone radici: sicut palma florebit!
Tenne quindi il discorso commemorativo il rev.mo Mgr. Francesco Rebello, parlando particolarmente del Sistema Preventivo praticato e reso popolare da Don Bosco.
Gli « oratoriani » erano ansiosi di dar prova della loro valentia. Appena terminati i discorsi d'occasione fecero la loro comparsa con vari saggi di canto, ginnastica e declamazione. Il loro contegno disinvolto eppure disciplinato, la loro facilità di espositiva e di bel porgere, la loro esattezza e precisione nei saggi ginnici fecero un'ottima impressione su tutti gli astanti che non terminavano di applaudire.
Fu un'altra bella rivelazione. Molti di quei giovani qualche mese prima girovagavano per le vie della città correndo grave pericolo di cadere in braccio al vizio e alla disonestà. La loro presenza e il loro contegno erano oggi la miglior apologia della bontà del sistema preventivo di Don Bosco.
Alla fine anche l'orchestrina dell'Oratorio fece la sua prima comparsa ufficiale. Violini, mandolini, chitarre e una... fisarmonica, in attesa di una banda istrumentale che non deve tardare a venire. Intorno all'orchestra si raccolsero i Salesiani e tutti i loro alunni per cantare ancora una volta, in un unico coro poderoso, il nome del
Grande che eterno sarà.
D. LUIGI RAVALICO, Missionario Salesiano.
(Continuazione 15 giugno, pag. 132).
Apostolato pratico.
Un'ultima osservazione. Don Bosco ebbe una gran cura di sottrarre i giovani artigiani ad una tentazione che può esaltare e dissestare l'operaio coll'illusione di una elevazione in cui rischia di sprecare la sua abilità e competenza tecnica senza formarsi una posizione migliore: voglio dire la tentazione di una cultura indiscreta che porta al disdegno della vita di officina, di bottega, di campagna.
Fin dal 1° agosto 1881 Don Bosco avvertì questo pericolo e ne parlò in un convegno di ex allievi sacerdoti, conchiudendo così: « Io non voglio che i miei figli siano enciclopedici; non voglio che i miei falegnami, fabbri, calzolai siano avvocati, nè che i tipografi, i legatori, i librai si mettano a farla da filosofi e da teologi. A me basta che oguno sappia bene quello che lo riguarda; e quando un artigiano possiede le cognizioni utili ed opportune per esercitare la sua arte, ne sa quanto è necessario per rendersi benemerito della Società ».
Più pratico e più positivo non poteva essere. Fare a ciascuno il proprio posto ed affezionarvelo è il gran segreto di una saggia. educazione nazionale.
Il Santo infatti ha saputo trasfondere nei suoi alunni la gioia e la passione del lavoro: gioia vera e nobile passione che traspare dalla serena letizia, dal garbo, dalla docilità, dall'alacrità, dall'entusiasmo e dalla confidenza degli allievi, educati a veder nel lavoro la loro valorizzazione, la preservazione dall'ozio e dal vizio, la chiave della loro posizione sociale, l'omaggio dell'amor filiale al Padre celeste.
È l'impressione che commuove tutti i visitatori delle nostre scuole professionali.
La sintesi della pedagogia del lavoro nella scuola di Don Bosco, è nel capo V del Regolamento per gli alunni.
L'uomo, miei giovani - cito il testo autentico - è nato per lavorare. Adamo fu collocato nel Paradiso terrestre affinchè lo coltivasse. L'Apostolo S. Paolo dice: «L' indegno di mangiare chi non vuol lavorare: Si quis non vult operari nec manducet » (2 Tess. III, 10).
Per lavoro s'intende l'adempimento dei doveri del proprio stato, sia di studio, sia di arte o mestiere.
Mediante il lavoro potete rendervi benemeriti della società, della religione e far del bene all'anima vostra, specialmente se offerite a Dio le quotidiane vostre occupazioni.
Tra le vostre occupazioni preferite sempre quelle che sono comandate dai vostri Superiori o prescritte dall'obbedienza, tenendo per fermo di non mai omettere alcuna vostra obbligazione, per intraprendere cose non comandate.
Se sapete qualche cosa datene gloria a Dio, che è autore d'ogni bene; ma non insuperbitevi perciocchè la superbia è verme che rode e fa perdere il merito di tutte le vostre opere buone.
Ricordatevi che la vostra età è la primavera della vita. Chi non si abitua al lavoro in tempo di gioventù, per lo più sarà sempre un poltrone sino alla vecchiaia, con disonore della patria e dei parenti, e forse con danno irreparabile dell'anima propria.
Chi è obbligato a lavorare e non lvora fa un furto a Dio ed ai suoi Superiori. Gli oziosi in fine della vita proveranno grandissimo rimorso pel tempo perduto...
Tralascio gli articoli che fissano le preghiere da recitare prima e dopo il lavoro per renderlo prezioso davanti a Dio.
Nella chiusa del capo VII, che tratta del contegno nei laboratori, Don Bosco completa la sua lezione con l'articolo 9°: Pensi ognuno che l'uomo è nato pel lavoro e che solamente chi lavora con amore e assiduità ha la pace nel cuore e trova lieve la fatica.
Su questi principi egli ha sviluppato la sua pedagogia del lavoro formando generazioni di operai e di professionisti di cui va orgogliosa la Patria nostra e tante altre nazioni.
Ma dove ha rivelato la trascendenza soprannaturale della sua concezione del lavoro fu nel dedicargli delle pagine meravigliose in quel libro di preghiere che egli ha messo in mano a studenti ed artigiani in centinaia di migliaia di copie.
Nel Giovane provveduto, voi potete leggere queste parole: Persuadetevi, o miei cari giovani, che l'uomo è nato pel lavoro, e, quando desiste da esso, è fuor del suo centro e corre grande rischio di offendere il Signore. L'ozio, dice lo Spirito Santo, è il padre di tutti i vizi, e l'occupazione li combatte e li vince tutti.
Qui non è più il semplice pedagogo: in questi saggi ammonimenti, inseriti in un manuale di pratiche di pietà, pulsa il cuore del sacerdote che sublima la sua pedagogia del lavoro alla dignità di ascetica!
Resterebbe ad illustrare l'ampiezza di sviluppo assegnata da Don Bosco alla funzione spirituale della disciplina del lavoro, soprattutto per la tutela della moralità.
Mi limiterò al suo assioma: Il lavoro è anche una grande salvaguardia della moralità.
Per questo egli, che ha fatto del lavoro lo strumento più caro ed efficace di mortificazione religiosa pei suoi Salesiani, lo ha inculcato ai giovani come il mezzo naturale più potente per la fortificazione del carattere e la tutela della virtù... (Fine).