BOLLETTINO SALESIANO

ANNO LXXI NUMERO I5 - 1° AGOSTO 1947

La carità del Papa = In famiglia: sotto la cupola dell'Ausiliatrice, Caserta = Apostolato ed eroismi dì carità sotto la bufera = Dalle nostre Missioni: Giappone, Siam = Culto e grazie di Maria SS.ma Ausiliatrice = Necrologio = Crociata Missionaria.

La carità del Papa

Il 12 marzo del 1940 l'Osservatore Romano pubblicava la notizia del ringraziamento che 60.000 profughi polacchi in Romania facevano al Papa che li aveva aiutati per mezzo dei centri di assistenza istituiti in nome e con l'aiuto del Papa dal Nunzio Apostolico Mons. Cortesi: era la prima volta che il mondo aveva notizia ufficiale di una vasta opera di assistenza febbrilmente preparata ed attuata dai primi giorni del conflitto. Presto anche i Rumeni profughi dalla Bucovina e dalla Bessarabia occupate dai Russi provarono la carità del Papa il quale, sentendosi impari alla somma dei mali e di rovine che invocavano soccorso, dopo aver fatto quanto era possibile perchè «fin dallo scoppiare del conflitto... i divini conforti e gli aiuti umani fossero... impartiti a coloro ai quali l'urto delle armi avesse causato perdite e dolori... », il 20 dicembre del 1940, con una Lettera al Segretario di Stato faceva appello accorato alla carità di tutti per soccorrere i colpiti dalla guerra. Il messaggio natalizio tornava a ripetere quel richiamo e insieme lamentava gli inciampi posti in qualche paese al suo paterno interessamento per i prigionieri, i dispersi ed i profughi. Nel gennaio del 1941 Mons. Besson poteva, su dati statistici, fare, nella Semaine Religieuse de la Suisse Romande, un quadro di questa nuova attività del Santo Padre. La Germania e la Russia avevano rifiutato il permesso di soggiorno al rappresentante del Papa anche per sole funzioni caritative nella Polonia occupata: nè vi fu permessa l'attività dell'Ufficio Informazioni; ma in compenso profughi e prigionieri di ogni lingua e religione in Germania, Portogallo, Ungheria, Lettonia, Lituania, Estonia, Romania, Svezia, Algeria, Italia, Egitto, Palestina, Francia, Australia, Albania, Canadà, Inghilterra, Egitto, Eritrea, Sud Africa, India, avevano potuto per Natale e per Pasqua ricevere, con la visita dell'inviato pontificio, un segno tangibile della carità di Pio XII. L'attività caritativa del Papa veniva sintetizzata nella terza medaglia annuale del Pontificato incisa da Aurelio Mistruzzi: una donna piangente, una madre che stringe al seno un bimbo, un soldato che sorregge un commilitone morente e, sullo sfondo di rovine e di ruderi, la figura del Redentore, con il commento: Misereor super turbam.

In seguito la carità di Pio XII inviava soccorsi anche alla popolazione greca interessando Svizzera e Ungheria, mentre i suoi rappresentanti stendevano nel mondo, fino alle più lontane regioni, al di sopra della rete sempre più fitta di odi, di rancori e di inganni, il tessuto operoso della carità di Cristo le cui fila erano mosse da Roma. E tra l'incrociarsi di sempre numerose e dolorose notizie di stragi, sull'onde dell'etere correvano i messaggi della Radio Vaticana che diffondevano nel mondo parole di pace e di comprensione, che davano o cercavano notizie per focolari desolati e cuori in attesa. Per la Pasqua del 1943 a messaggi inviati erano stati 150.000; unica zona ormai inaccessibile, i vasti territori controllati dalla Russia.

Nasceva intanto la Pontificia Commissione di Assistenza e il Pontefice metteva in moto i cattolici di tutto il mondo onde avere aiuti per le disagiate popolazioni dei paesi più colpiti. Quindi l'opera del Papa divenne così vasta che è impossibile in un articolo come il nostro darne un'idea. Essa ha i seguenti capitoli: Ufficio Informazioni, assistenza ai malati, ricerche, rimpatri, pacchi della Befana del Papa, colonie marine e montane, refettori del Papa, assistenza ai detenuti, agli indigenti, ai ragazzi abbandonati. E ogni capitolo ha bilancio di miliardi di lire. Un documento del cuore con cui Pio XII viene incontro ai dolori del nostro travagliato dopo-guerra è la commossa lettera indirizzata nel dicembre del '45 ai Vescovi per esortarli a prendersi cura dei Fanciulli della strada.

L'organizzazione agile e complessa che attua questa così imponente opera benefica ha riscosso la fiducia anche di organismi internazionali, come l'U.N.R.R.A., e dei governi che le affidano la distribuzione dei soccorsi: solo qualche direttore di giornali italiani, beneficato dal Papa, ha osato sollevare dei dubbi del tutto infondati (1).

Per la nostra pace.

Fra tutti i paesi del mondo, l'Italia fu quella che beneficò di più dell'opera di Pio XII per la stessa posizione della Santa Sede. Il Papa vide quella che gli uomini responsabili della vita politica italiana non vollero vedere: la funzione pacificatrice che l'Italia, se fosse rimasta fuori del conflitto, avrebbe potuto esercitare fra le parti belligeranti; per questo, commemorando Pio X, il 19 agosto del 1939, Egli si augurava che la sua benedizione implorasse pace: «la pace d'Italia, la pace d'Europa, la pace del mondo ». Il 31 agosto l'Italia era chiamata espressamente a questa funzione mediatrice tra la Polonia e la Germania. Scoppiato il conflitto, il Nunzio Mons. Borgoncini Duca vegliò perchè l'Italia si mantenesse fuori (2). Il Santo Padre non si peritò nemmeno di esporsi a umiliazioni e rinvii ed a servirsi di ogni mezzo pur di continuare quest'opera fino a che vi fu filo di speranza.

Nell'Enciclica del 20 ottobre 1939 Egli si augurava che il popolo italiano, tanto vicino al suo cuore, in mezzo a cui respirava « il medesimo alito di vita » fosse animato «fortemente e profondamente » dalla volontà di pace; l'augurio fu ripetuto il 7 dicembre al nuovo ambasciatore d'Italia che aveva presentato le credenziali e con più affetto ed insistenza nella visita dei Sovrani d'Italia il 21 dello stesso mese, quando, di contro alle nazioni travolte nel conflitto, dipingeva un magnifico quadro dell'Italia dedita alle opere di pace e si lusingava che al popolo italiano fosse «dato di servire, in previdente vigilanza e in conciliante saggezza, non solo alla sua pace interna ed esterna, ma anche al ristabilimento di una onorevole e durevole pace fra i popoli ». Identici concetti, ma con forza ancor maggiore, ripeteva il 28 dello stesso mese, visitando il Quirinale. La diplomazia pontificia giunse fino a domandare agli alleati di non urtare il governo italiano, il quale invece preoccupato del diffondersi di preghiere e suppliche per la pace che creava uno stato d'animo contrario alla guerra, ne gettava la responsabilità sulla Santa Sede e non vedeva quanto «il desiderio di pace fosse profondo e diffuso in Italia » come affermava all'ambasciatore Dino Alfieri il Nunzio Apostolico. Anche quando il governo italiano lasciò bruciare e sequestrare l'Osservatore Romano, come reo di propaganda pacifista, cioè di continuare a dire la verità, la Santa Sede continuò nei suoi sforzi di pace.

Il 24 aprile del tragico 1940 in una nobile lettera al Capo del Governo lo ammonì paternamente a non gettare a cuor leggero nel conflitto il suo popolo, per non accrescere le già vaste rovine d'Europa « e in particolare modo sia risparmiata al Nostro diletto e Tuo Paese, una così grande calamità ». Fu risposto, in forma non del tutto rispettosa, che l'Italia non poteva rassegnarsi ad una «pace ad ogni costo ». Così quando il 5 maggio Pio XII si recava alle celebrazioni cateriniane di S. Maria sopra Minerva e parlava alla folla immensa, augurandosi che Dio, guardando all'Italia ancora in pace, mentre al di là delle Alpi rumoreggiava la guerra oscura e minacciosa, vi trovasse « un uomo che mediti su tante rovine e se ne accori, e porga mano alla giustizia che richiama alla pace... », egli sapeva che la sventura, «la calamità», era vicina perchè quell'uomo non si era trovato. Tanti interventi del Papa motivarono reazioni e minacce ufficiali che si ebbe l'audacia di farGli giungere per via diplomatica il 13 maggio; fu allora che l'ambasciatore Alfieri si sentì pacatamente, ma fermamente rispondere dal Pontefice che credeva di aver fatto solo il suo dovere, e concludeva così: « Non temiamo di andare anche in un campo di concentramento ». Il 10 giugno l'Italia iniziava la più nefasta guerra della sua storia: noi che ne portiamo le conseguenze, sappiamo che per noi e per le future generazioni essa non merita altra qualifica che quella di Pio XII: «grande calamità ». Ma l'amore suo per l'Italia non si diede vinto; solo, premeva altre strade. Se la sapienza politica era stata misconosciuta dai seguaci di Machiavelli, restava il posto alla carità di Cristo, purtroppo anch'essa sovente osteggiata e sospettata di chissà quali reconditi fini.

Consolatore d'Italia.

La guerra disperse in campi di concentramento, sotto tutti i climi, gli invano valorosi figli d'Italia, a cui poco conforto potè far giungere la patria esausta e ferita; ma a loro giunse, dove l'odio non mise barriere, la carità del Papa per mezzo dei suoi rappresentanti. Fu Lui che curò la trasmisione delle notizie, la distribuzione dei pacchi, l'istituzione di scuole, di ospedali per i nostri prigionieri; fu per mezzo della Radio Vaticana che tante famiglie furono rassicurate sulla sorte dei loro cari in Libia, in Eritrea, in Abissinia, in Somalia; fu la Santa Sede che si interessò della sorte di Roma, che protestò per i bombardamenti di Genova, Bologna, Torino, Milano e cento altre città d'Italia. Quando nella patria tradita e divisa i fratelli uccidevano i fratelli e gli invasori inferocivano in sanguinose rappresaglie e c'erano da noi giornalisti e politici che ne giustificavano la ferocia, solo dal Vaticano il giornale della Santa Sede esortava alla giustizia ed all'amore. Poi venne la fame e furono istituite le « minestre del Papa », e i limitati automezzi della Città del Vaticano corsero instancabili in cerca di pane anche con il rischio dei bombardamenti; vennero i rastrellamenti e la caccia all'uomo, e si spalancarono le porte delle case del Papa e sul loro esempio di tante case religiose . d'Italia ai perseguitati d'ogni colore politico; aumentarono i profughi e si pensò a soccorrerli. La Pontificia Commissione di Assistenza ha in Italia oltre 940 sezioni diocesane, centri di inesausto aiuto ad ogni sorta di bisogni materiali. Dall'America sono giunti al Papa per l'Italia soccorsi per otto miliardi di lire. Dalla Spagna, dall'Argentina, dal Portogallo, dal Brasile, i cattolici inviano soccorsi per la nostra Patria e ogni giorno le notizie di provvidenze del Papa a favore del nostro popolo abbondano. E se è vero che ora anche l'autorità civile si sforza di alleviare sofferenze e disagi, non dovrebbero gli Italiani dimenticare che ci fu un tempo in cui - come disse un reduce che giungendo a Bolzano ancora nel 1945 fu accolto dalla Pontificia Commissione, ristorato, rivestito e condotto a casa - « si aveva l'impressione che la Chiesa fosse l'unica forza organizzata esistente in Italia ». Non si dovrebbero dimenticare i bambini libici assistiti e rimpatriati, i malarici curati, i tubercolotici e malati di ogni sorta che beneficiano delle provvidenze della Santa Sede, le popolazioni di intere città e paesi per cui l'aiuto del Papa è ancora l'unica risorsa, i profughi di Pola condotti a più ospitali terre d'Italia.

Viva il Papa!

A così vasta opera di carità non mancarono riconoscimenti da ogni parte del mondo.

Lo fecero gli Ebrei, i reduci, i profughi. Giunsero ringraziamenti dall'Imperatore del Giappone, dal Re di Svezia, dalla Granduchessa del Lussemburgo, dal presidente degli U. S. A., dal ministro di Australia, dal Belgio, dal direttore dell'U.N.R.R.A. Riviste e radiotrasmissioni esaltarono così vasta opera e continuano a parlarne con rispetto e ammirazione.

Di fronte alla campagna di sospetti e di fango a cui, proprio tra noi, sono fatti oggetto il Papa, il clero così eroico nel secondarlo, e la Chiesa, viene in mente un carme di Giraldo Cameracense al tempo delle Investiture; ricordando che ai confini del mondo la parola dei Papi faceva tremare i Re, constatava che i Romani, tante volte beneficati dal Papa, non si peritavano di insultarlo ed esiliarlo. La storia purtroppo conferma che nulla c'è di nuovo sotto il sole; ma tramanda pure imparzialmente alle generazioni che verranno il nome dei benefattori dell'umanità a cui la livida invidia dei nemici prezzolati non può che dare maggior risalto. Ed al primo posto è il nome del Papa.

Viva il Papa!

" IN quest'ora decisiva per la storia, come il regno del male impiega ogni mezzo ed impegna tutte le forze per distruggere la fede, la morale, il regno di Dio, così i figli della luce e i figli di Dio devono im. pegnare tutto e impegnarsi tutti per difenderlo, al fine di non andare incontro ad una rovina immensamente maggiore e più disastrosa che tutte le rovine materiali accumulate da questa guerra. In questa lotta non possono esservi nè neutrali, nè indecisi. È necessario un cattolicesimo illuminato e convinto, limpido di fede e di dottrina, di sentimenti e di opere, in privato ed in pubblico, un cattolicesimo come quello proclamato a Fatima quattro anni fa dalla gioventù cattolica: un cattolicesimo al cento per cento".

PIO XII - 13 maggio 1947.

(1) Vedi la statistica pubblicata a tutto novembre del 1946 dal Bollettino 15 aprile u. s.
Una ampia documentazione anche nella Rivista Ecclesia mensile vaticana della fine del 1942. Vedere anche la comunicazione di Mons. Baldelli del 24 marzo 1945, ecc.

(2) F. CAVALLI, Documentazione dell'opera di Pio XII per preservare l'Italia dalla guerra in «Civiltà Cattolica», 96, 2 1945). Pag. 377-396

IN FAMIGLIA

SOTTO LA CUPOLA DELL'AUSILIATRICE

Il penultimo giorno del mese di maggio, alle ore 4, l'Oratorio ebbe la gioia di accogliere nella Basilica di Maria Ausiliatrice l'insigne reliquia del cuore di S. Camillo de Lellis. Erano ad attenderla il Rettor Maggiore con tutti i Superiori, confratelli ed alunni, Suore ed alunne dell'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Deposta sull'altar maggiore al canto dell' « Iste Confessor », il Superiore dei PP. Camilliani la presentò con una fervida allocuzione e la diede a baciare a tutti.

Festa del S. Cuore e Giornata del Papa.

Il 15, fu dedicato alla solennità esterna del Sacro Cuore. Seguendo il programma proposto a tutte le Case dal Rettor Maggiore, la Casa madre vi fece coincidere la Giornata del Papa, offrendo preghiere e Comunioni secondo l'intenzione del Santo Padre. Artigiani e studenti convennero insieme in Basilica per la S. Messa celebrata dal sig. Don Ricaldone. Nel pomeriggio, funzioni solenni. Alle ore 20, l'ampio cortile si gremì di giovani e di popolo, di Salesiani, Figlie di Maria Ausiliatrice, ex allievi e Cooperatori, per la grandiosa accademia musico-letteraria che fu tutta un inno di amore e di devozione al Papa. La banda e la scuola di canto si divisero il programma musicale; alunni scelti si successero con prose, poesie e dialoghi ad esaltare la dignità, la santità e le benemerenze del Vicario di Cristo. Tenne il discorso ufficiale l'avv. Ugo Zaccone, ex allievo, rievocando, con vibrante oratoria, le eroiche gesta di Pio XII, il Pastore Angelico, salvatore di Roma, vindice della pace, della libertà e della vita dei popoli, il Padre dei poveri, dei sofferenti, dei prigionieri e dei perseguitati. Chiuse l'accademia il Rettor Maggiore infervorando i giovani a seguire le esortazioni e gli esempi di Don Bosco. In un'immaginetta distribuita a tutti, venne fissato il ricordo del filiale omaggio con le parole del nostro Santo: Vorrei che il Papa avesse in ciascun giovane dell'Oratorio uno zelante difensore in qualunque angolo della terra egli si trovi.

Nella settimana seguente il sig. Don Berruti ed il sig. Don Ziggiotti con vari Confratelli partirono per Roma per assistere alla canonizzazione del Beato Cafasso.

Il 21 a sera, con una graziosa accademia in cortile, chiusa dalla parola del sig. Don Tirone, i giovani iniziarono la celebrazione della festa di S. Luigi che ebbe l'indomani, domenica, tutta la solennità esterna alle sacre funzioni. Essendo il centenario della fondazione della Compagnia di S. Luigi e della festività introdotta da Don Bosco, proprio nel 1847, si fece un'unica processione, che riuscì imponente per l'associazione degli alunni interni e di tutto l'Oratorio festivo. A notte gli Oratoriani ripresero anche lo spettacolo pirotecnico.

Il 24, salì l'altare dell'Ausiliatrice il nostro rev.mo Don Aurelio Guadagnini a celebrare la sua Messa d'Oro fra l'esultanza dei Superiori, confratelli ed alunni che, nel corso della giornata, gli diedero cordiali dimostrazioni.

La festa del Rettor Maggiore.

Per San Pietro abbiamo festeggiato l'onomastico del IV Successore di S. Giovanni Bosco.

Il primo omaggio glielo resero, come di consueto, le Dame-Patronesse del Comitato Centrale, che, la mattina della vigilia, dopo aver ascoltato la S. Messa celebrata all'altare di Don Bosco da un giovane nostro confratello sacerdote siamese, gli offersero i sacri arredi e paramenti esposti nella sala del convegno. La sign.na Contessa Maria Teresa Camerana, a nome della Presidente Marchesa Carmen Compans di Brichanteau e di tutto il Comitato, ne fece la presentazione, commemorando in pari tempo il XXV del Laboratorio Missionario che in cinque lustri ha confezionato tanti preziosi arredi per le nostre missioni. La segretaria ha pure ricordato le Dame defunte ed ha manifestata la gioia delle Patronesse di poter annualmente allietare la festa del Rettor Maggiore coi loro doni e col loro lavoro. Ringraziò a nome dei missionari l'Ispettore delle Case del Siam Don Casetta, il quale presentò due giovani neosacerdoti Siamesi, frutto dell'apostolato missionario e condotti in Italia a perfezionarsi negli studi e nell'esercizio del sacro ministero. Prese quindi la parola uno di essi che, prima in siamese, poi in italiano, espresse la commozione provata nel giungere in Italia, nel vedere il Sommo Pontefice a Roma, ed il successore di Don Bosco a Torino. Ricordando la mamma lontana, disse tutto il conforto provato nel trovare altri cuori di mamma nelle Dame-Patronesse. Nel frattempo arrivarono anche l'Ispettore del Giappone Mons. Cimatti e quello della Cina, Don Braga. Il sig. Don Ricaldone ringraziò la Presidente, le Segretaria e tutte le Dame, ricordando con commozione il lavoro seguito nei 25 anni di vita del Laboratorio Missionario e dando le notizie di famiglia tanto gradite.

A sera nell'ampio cortile si svolse la tradi zionale accademia rallegrata dalla banda e dai cori della scuola di canto con ottime esecuzioni.

Circondavano il Rettor Maggiore, insieme coi superiori del Capitolo e gli Ispettori, S. E. Mons. Coppo, il Console di Spagna, Mons. Borghezio, il Teol. Facta, vari Sacerdoti del Cottolengo, il Gr. Uff. Rubino, l'Avv. Quaglia, i Dott. Proff. Bizzozzero, Grignolo, Buttino, Giacomasso, Vidili, Monetti; il Comm. Cussetti, Dott. Ghione, Avv. Gaita, ecc.

Con la Superiora Generale Madre Linda Lucotti e le Superiore del Consiglio generalizio erano numerose Ispettrici, Direttrici e Figlie di Maria Ausiliatrice, fra un'eletta di Ex allievi, Cooperatori e Cooperatrici.

Dopo la lettura delle adesioni e la presentazione dei doni, si successero a far gli auguri con declamazioni e dialoghi: gli alunni del Colle Don Bosco in rappresentanza di tutti gli Istituti Missionari; un orfanello di Montalenghe per tutti gli orfani raccolti nelle case salesiane e negli istituti delle F. M. A.; artigiani, studenti ed oratoriani della Casa-madre; un Diacono del nostro Ateneo Pontificio; l'Avv. Brusa per gli ex allievi e Mons. Cimatti, che, purtroppo, venne interrotto dallo scroscio di un temporale che ci aveva tenuti sospesi tutto il tempo. Tra i doni, particolarmente gradite le copie dell'edizione cinese del Messale, del Vangelo unificato e della vita di Don Bosco uscite dalla nostra tipografia di Macao e gli Acta Martyrum del Siam. L'Em.mo Card. Arcivescovo di Torino, venuto personalmente un'ora prima a fare gli auguri, ci portò anche la più bella notizia: di aver firmato in quel giorno l'introduzione del Processo informativo diocesano sulla vita e virtù del terzo successore di Don Bosco, Don Filippo Rinaldi. Il Rettor Maggiore ringraziò tutti con brevi ma affettuose parole. L'indomani celebrò la Messa della Comunione generale e coronò le solenni funzioni con la benedizione Eucaristica.

La festa si chiuse con la premiazione dei vincitori delle gare catechistiche, fatta dallo stesso Rettor Maggiore ed allietata da Mons. Cimatti con graziosi canti giapponesi.

Caserta - Cinquantenario dell'Opera Salesiana.

Caserta ha celebrato il 50° dell'Opera Salesiana con solenni festeggiamenti, iniziati, il 4 maggio, col Convegno ex allievi che ebbero la gioia di trovare, fra i loro antichi Direttori, S. E. Mons. Emanuel, vescovo di Castellammare e Don E. Tittarelli, Ispettore delle Case del Veneto. Applauditissima la relazione del Presidente Internazionale comm. A. Poesio. A sera, gli allievi del Liceo offersero agli ex allievi un riuscitissimo trattenimento drammatico.

Il 9 maggio, data giubilare, fu tutta una giornata di preghiere per il Papa. All'accademia serale in cui si susseguirono i soci delle Compagnie religiose fu vivamente applaudita la radio-scena che rievocò i fasti del Papato nei secoli e la prosa del più piccolo degli oratoriani che esprimeva la sua gioia di essere stato tolto dalla strada, per il grido di «Salviamo la gioventù! » lanciato dal Papa.

Un solenne Te Deum, cantato da allievi, cooperatori ed ex allievi, chiuse, dopo il vibrante discorso di Don Laconi, la giornata.

L'indomani i Cooperatori di Caserta accorsero in folla a sentire il Vescovo di Caiazzo, S. E. Mons. Di Girolamo, il quale commosse tutti con la lettura del testamento di Don Bosco e la rievocazione del bene operato dai Salesiani nei 50 anni della loro permanenza e del loro apostolato educativo in città.

Ma la manifestazione più solenne della simpatia e della riconoscenza che la cittadinanza ha per l'opera dei Salesiani, si ebbe l' 11: maggio.

Tenne pontificale S. E. Mons. Bartolomeo Mangino, Vescovo Diocesano, il quale nell'Omelia illustrò l'Opera Salesiana come un dono di luce, di purezza e di amore. A sera il cortile si gremì di personalità e di Cooperatori pel saggio ginnico-accademico preparato dagli allievi delle Scuole liceali e ginnasiali.

Le più distinte personalità cittadine facevano corona alle Autorità: S. E. Mons. Mangino, vescovo di Caserta, S. E. Mons. Di Girolamo, vescovo di Caiazzo; S. E. Dr. Franc. Arìa, Prefetto della Provincia, il Questore, il Sindaco, l'Ispettore dei Salesiani Don Toigo, i Presidi delle Scuole medie superiori, vari Direttori salesiani, già allievi del Collegio.

Parlò il Direttore del nostro Istituto del S. Cuore » di Roma, Don Roberto Fanara che mise in rilievo tra i fasti dell'Istituto le glorie più fulgide. Commoventi le rievocazioni dei Salesiani uccisi per rappresaglia nazista e quella di Don Gangi che rappresentò al vivo Don Bosco tra i ragazzi dell'Oratorio. L'oratore ricordò pure, entusiasmando gli uditori, l'immagine dell'Ausiliatrice che fu donata da Don Rua all'ing. comm. Domenico Santangelo, presente sul palco. Quell'immagine della Madonna di Don Bosco benedisse la carriera del giovane Ingegnere, che prestava la sua opera nella direzione dei lavori dell'Istituto.

Le Autorità espressero il loro vivo compiacimento al Direttore dell'Istituto, Don Nannola, e la popolazione manifestò con entusiastiche acclamazioni tutta la sua soddisfazione.

Apostolato ed eroismi di carità sotto la bufera.

(Continuazione 1° luglio, Dag. 142),

Il nostro istituto di Alessandria non ebbe danni gravi nemmeno durante gli ultimi violentissimi bombardamenti. I Salesiani prestarono quindi tutto il loro aiuto ai sinistrati della città ed in particolare alle Figlie di Maria Ausiliatrice che ebbero il maggior numero di vittime. Collaborarono pure attivamente al movimento di liberazione, occultando, in casa o presso buone persone, militari sbandati, giovani di leva, israeliti, favorendo il passaggio alle formazioni liberatrici, confortando e soccorrendo carcerati, ed ottenendo a parecchi la scarcerazione. Tre confratelli soffersero per questo vessazioni da parte dell'« Upi », ed uno poco mancò che non pagasse duramente il suo apostolato.

L'istituto di Borgomanero ha potuto beneficare parecchi giovani sfollati pel compimento dei loro studi, ha offerto ospitalità a persone ricercate dalla pseudo-repubblica ed ha favorito anche le formazioni della Divisione «Fratelli di Dio ».

Il collegio di Borgo San Martino ha ospitato numerosi alunni sfollati da altri collegi in pericolo, ed ha svolto tanta attività patriottica che il direttore venne nominato dal Comitato locale « Collaboratore dei Partigiani ». Basti ricordare che, dal 9 al 20 settembre 1943 diede ospitalità gratuita, alloggio e vitto, ai 625 militari di passaggio, fornendoli di capi di vestiario ed aiutandoli a raggiungere le proprie case. Nei sei mesi seguenti vi godettero lo stesso beneficio, in permanenza oppure di passaggio, ufficiali ricercati e partigiani, una famiglia ebraica e persino un prigioniero australiano che fece correre gravi pericoli alla casa. Nell'aprile 1944, venne in gran parte requisito come ospedale militare e campo di concentramento di prigionieri. Ma i salesiani rimasti continuarono ad aiutare il gruppo partigiano « Ticineto » formato quasi tutto di ex allievi, con consigli, incoraggiamenti, sussidi e commendatizie. E mantennero il contatto col gruppo locale della Divisione «Patria », fornendo preziose informazioni e collaborando efficacemente per la conservazione ed il ricupero del materiale dell'ospedale. L'opera loro riuscì provvidenziale anche a parecchi prigionieri ed in episodi sporadici di rastrellamento, con un'azione di mitigazione e di chiarificazione presso il Comandante la guarnigione germanica.

La nostra casa di Casale Monferrato ebbe assai a soffrire per l'apostolato a favore dei perseguitati. Più volte perquisita dalle brigate nere ed una volta dai nazisti, vide imprigionare un sacerdote per 52 giorni ed il direttore percosso fino a sanguinare, alla presenza dei confratelli e dei giovani. Ma, grazie all'aiuto dei Salesiani, numerosi soldati sbandati, giovani ricercati, israeliti e partigiani riuscirono a scampare alle deportazioni ed alla morte.

L'istituto di Cavaglià, in zona di attività partigiana, subì gravi danni pel lancio di bombe a mano nei furibondi rastrellamenti organizzati dai nazisti e dalle brigate nere e si vide diminuire il numero degli allievi per l'instabilità della situazione. Ma riuscì a fare del gran bene occultando bambini ebrei e giovani del paese. Due confratelli subirono per questo arresti e vessazioni.

Negli ultimi giorni alloggiò nuclei interi di 50 e 80 partigiani, mentre le colonne naziste di passaggio terrorizzavano ancora le popolazioni. Il direttore dell'oratorio si prese cura speciale dei giovani nascosti in paese e dallo stesso Comando germanico riuscì ad ottenere il permesso di seppellire i cadaveri di persone massacrate ed esposte nude per giorni interi sulla strada. La sua mediazione valse più volte a scambio di prigionieri e ad ottenere la resa degli ultimi repubblicani che ancora resistevano a Cigliano, risparmiando altre vittime. In collegio vennero nascosti anche 120 quintali di grano dell'ammasso del paese per sottrarlo alle razzie. Nel periodo di transizione si prese cura dei prigionieri repubblicani catturati dai partigiani e concentrati in collegio.

La nostra Scuola Agraria di Canelli fu, si può dire, mobilitata in permanenza, data la situazione della zona, a far opera di salvezza tra nazirepubblicani e partigiani. Il direttore andò ben quattro volte in pericolo di vita ed altri confratelli vennero con lui messi al muro dalla « Muti ». Per grazia di Dio, si salvarono e riuscirono a prestare ricovero, aiuti e soccorsi d'ogni genere a numerosissimi oppressi e perseguitati, acquistandosi molte benemerenze nel movimento di liberazione.

A ben duemila ascendono le vite salvate da certa morte dall'apostolato del direttore fra le parti contendenti. Tornando una sera da una delle tante trattative di scambio, fu raggiunto da una raffica di mitraglia che gli crivellò la macchina. E fu miracolo se ne uscì incolume. L'Istituto accolse parecchi giovani orfani e sfollati e una diecina di famiglie.

Durante le vacanze del 1944 e del 1945 offerse pure la scuola per le colonie estive. dei figli di operai della Fiat. Due sacerdoti tennero la cura spirituale dei partigiani, dividendo con loro rischi, disagi e pericoli, riuscendo a frenare tante irritazioni e ad impedire tante violenze e spargimento di sangue.

La nostra casa di Morzano, sulle rive del lago di Viverone, a poco più di un km. dalla polveriera di Alice Castello, visse sotto il continuo controllo dei militari della repubblica, che più volte irruppero per perquisizioni. Ma riuscì sempre a salvare gli sbandati che vi si rifugiavano ed a far opera di persuasione perchè i repubblicani non infierissero nella regione. Il periodo più delicato fu quello della liberazione. Il 24 marzo 1945 diede ospitalità ad un cappellano ed a quattro partigiani che, durante un rastrellamento, vi si appiattarono per concertare i loro piani. Dopo il 25 aprile, fu un viavai di fuggiaschi e di partigiani, compresa la popolazione inerme terrorizzata dall'avanzarsi della famigerata colonna nazista che aveva fatto strage a Borgo d'Ale ed in altri paesi. La zona circostante venne infine fissata dagli alleati come campo di concentramento delle truppe naziste le quali, conservando le armi e l'innata prepotenza, s'insediavano nelle case private non da prigionieri ma da padroni. Anche l'istituto fu requisito in gran parte per loro come ospedale e dovette subirli fino alla partenza.

Il nostro istituto di Novara, sofferse a più riprese, per quanto non gravemente, da parziali occupazioni della questura repubblicana e da mitragliamenti diretti alla vicina stazione ferroviaria. Continuò tuttavia i corsi regolari agli alunni che perseveravano a frequentare. Vari confratelli si prestarono, dopo l'8 settembre 1943, per l'assistenza ai rastrellati, carcerati, ricercati, per scambi di ostaggi, ecc. Uno di essi poi si è messo interamente a servizio dei poveri, suscitando un generoso concorso di carità. Basti pensare, che riuscì a fare personalmente l'impianto di luce elettrica ad oltre un migliaio di famiglie; a fornir vino a 25 Conferenze di San Vincenzo per la distribuzione settimanale ai malati poveri; alle stesse Conferenze procurò solo per l'inverno 1945: 350 quintali di patate, 100 quintali di riso, scarpe, stoffe, indumenti, per più di cinquantamila lire, oltre a soccorsi spiccioli di uova, burro, carne, ecc. pei malati ed a 100.000 lire in denaro. Tante risorse egli otteneva da buone persone che gli largirono una somma complessiva di 300.000 lire, da ditte e industriali benefici che lo favorivano sulla quantità e sul prezzo delle merci.

Un'opera provvidenziale e pericolosissima svolse durante il periodo bellico per assistere prigionieri alleati specialmente Australiani e Sudanesi, nel fuggire e raggiungere la Svizzera:

Appena i locali delle Scuole professionali furono derequisiti l'Istituto riaperse la sezione artigiani dando la preferenza agli orfani e meno abbbienti. Una sessantina vennero accolti gratuitamente od a modicissima pensione.

Un cenno speciale dobbiamo fare dell'annessa «Casa del Soldato» sorta nel 1915 per l'assistenza dei militari durante la guerra 1915-18 ed organizzata subito accuratamente per servizio di informazioni, conforto alle famiglie, assistenza spirituale e materiale ai soldati di passaggio o di stanza a Novara. Nel 1920 il direttore, il compianto Don Biagio Antoniazzi, iniziò anche una scuola per analfabeti e lezioni di dattilografia e di cultura generale; istituì una cassa depositi per i loro risparmi, un servizio spedizioni di pacchi e corrispondenza; ne aumentò l'efficienza e l'attrattiva con le sezioni filodrammatica, filatelica, scacchistica, bocciofila, calcistica, musicale...

Mantenne e sviluppò anche dopo la guerra la beneficenza ai militari ed alle loro famiglie più bisognose, col banco natalizio ed altre simpatiche iniziative, con la raccolta di corredini pei bambini poveri, ecc. Anime buone, con esemplare abnegazione ed assoluto disinteresse, coadiuvavano il direttore.

Nel settembre 1943 si mise a disposizione delle vittime della situazione, interponendosi presso le autorità e gli occupanti e favorendo lo scampo di centinaia di soldati, che inviava e raccomandava in cascinali di Lumellogno, Casalvolone, Caltignaga, ecc. fornendoli di vitto e di mezzi di viaggio. Un'opera delicatissima svolse fra gli agenti di questura, acquartierati in alcuni locali dell'Istituto, per guadagnarli alla causa della liberazione e regolare il servizio informazioni delle sorgenti organizzazioni. Occultò pure per parecchi giorni un giovane medico americano ed ospitò elementi in pericolo ed evasi dalle carceri politiche. Riuscì anche a sottrarre una settantina di vittime alla ferocia del questore.

Nell'aprile del 1945, il direttore si adoperò personalmente per far tagliare i fili che collegavano le mine poste dai nazisti sotto la Villa Bini ed il Palazzo Fossati con i generatori di corrente che avrebbero fatto saltare un gran numero di fabbricati. Dal mese di maggio, la «Casa del soldato » divenne sede della « Carità del Vescovo » per l'assistenza degli ex internati e prigionieri e continuò l'opera benefica a favore dei reduci che transitavano a Novara. (Continua).

Dalle nostre Missioni

Dalla corrispondenza di Mons. Cimatti, arrivata in blocco, stralciamo le notizie più recenti:

GIAPPONE

Rev.mo ed amat.mo sig. Don Ricaldone,

Prima di lasciare il Giappone per partecipare, se Dio vorrà, al Capitolo generale, faccio una rapida visita alla Prefettura apostolica ed alle opere di Tokyo, e fisso per la cronaca i risultati generali della medesima. È l'omaggio dei suoi figliuoli del Giappone, ne son sicuro più vicini di tutti al suo cuore. È un quadro d'assieme, sono cifre statistiche, sono accenni che includono tanti dati non esprimibili sulla carta, sono il risultato del lavoro di anime salesiane... missionarie... che hanno inteso lavorare econdo il significato genuino della qualifica « salesiano... missionario ». Accolga, Buon Padre, benedica, e presenti per noi all'Ausiliatrice nostra mamma e al nostro santo Don Bosco il modesto omaggio.

Missione - Prefettura Apostolica - Amm. Ap. S. E. Mr. Fukahori Domenico, Vescovo di Fukuoka.

Superf. in kmq. 957.856; abitanti (cens. 1946) 2.165-865.

I - PROVINCIA DI MIYAZAKI, ab. 957.856.

Residenze principali, n. 5: (Miyazaki, Takanabe; Tano; Miyakonojo; Nobeoka) in cui si svolge il lavoro missionario propriamente detto: lavoro parrocchiale, catechismi, opere di azione cattolica e di carità, associazioni di devozione, visite mensili ai cristiani distanziati (n. 20 sottoresidenze o in casa di cristiani), oratorio, asili d'infanzia ed opere assistenziali.

Opere sussidiarie di Istituti religiosi, n. 4 ed opere annesse: (Aspirantato salesiano; scuola media (Middle mission school, Hyuga (Chugakko); Libreria cattolica tenuta dai Salesiani; Ospizio di Miyazaki (per vecchi, fanciulli e bambini di entrambi i sessi) tenuto dalle Suore giapponesi della carità.

Personale: a) della Missione: Sacerdoti stranieri, 5; indigeni, 1; b) delle opere sussidiarie: Aspirantato, Scuola: Sac. 5 ; ch. 2 ; coad. p; asp. 15; insegn. 5; all. 130. Ospizio: suore 22; nov. 10; post. 8, asp. 20; ricoverati tot. 160.

La invito a fare con me una breve visita alle singole istituzioni: sarà di conforto e di incitamento per tutti. Risaliamo dal Sud alla missione.

MIYAKONOIO vede ricostruita la chiesa e la casa della missione (8 dic. 1946) che presto, si trasporteranno per la costruzione di nuove strade. La cristianità è assai sparpagliata, e mensilmente fu visitata dal missionario. Viene delineandosi un buon gruppetto di catecumeni e la possibilità di conferenze religiose nelle scuole. Il bravo D. Roncato è tutto in faccende per il trasporto dell'abitazione, e assodato bene l'ubi consistam, potrà darsi tutto all'apostolato con gran frutto delle anime.

Risalendo a Tano, D. Roncato ci guida alla sua bella famiglia cristiana.

Mi viene narrando che finalmente, dopo 20 anni ha potuto scrivere sul registro il primo battesimo di un adulto pagano della sua circoscrizione. Pensi quale consolazione! Il terreno dissodato dai precedenti missionari Don Lucioni, D. Cecchetti, D. Antolin comincia a dare i primi frutti. Oh, che S. Teresina, cui è dedicata la chiesa, faccia piovere una vera pioggia di grazie spirituali specie sulla popolazione pagana della zona. I cristiani sono dediti all'agricoltura e col lavoro costante sono riusciti ad acquistare una posizione economica discreta che li fa stimare anche presso i pagani.

Le Suore della Carità stanno trasportando a Beppu la casa per usarla ad ospizio per vecchi, dietro invito delle autorità locali. Col primo aprile la parrocchia viene riaffidata al Clero indigeno.

Al marzo 1947 risultano: fedeli 230; battesimi 2 ; cresime 15; matrimoni 2.

E dopo brev'ora eccoci a Miyazaki, centro della Missione. La casa è stata restaurata dalle malversazioni della polizia militare, che la detenne per oltre un anno. Si è arricchita anche di un saloncino (l'antica tettoia dell'oratorio) adibito ora a dispensario (dispensario S. Giuseppe, esercito da un dottore Vagano e coll'aiuto delle Suore della Carità), ed a scuola per un gruppo di coreani. Il salone D. Bosco è pronto per l'Asilo d'infanzia di cui si stanno cercando le insegnanti. La cristianità si è venuta dal dopo guerra rianimando in tutti i sensi colle sue varie istituzioni di azione cattolica e di carità. Vi collaborano i confratelli dell'Aspirantato e le buone Suore della carità. Si è venuto riorganizzando la Libreria cattolica (devastata dalle vicende della guerra e dai tifoni). È diventata sala di lettura per il pubblico, specie studentesco, che accorre alla Missione anche per audizioni musicali e conferenze, e per formare una buona corale, cui si è donato con forza il nostro D. Moriggia. Buon impulso alla propaganda stampa ha dato l'iniziativa di D. Gallo, anima di tutta l'organizzazione parrocchiale del dopo guerra, consistente in libere offerte dei cristiani per abbonare pagani al giornale cattolico, alle Letture cattoliche o a buone pubblicazioni. L'iniziativa dà risultati ottimi. Coll'aprile D. Gallo passa ad organizzare la parrocchia di Nakatsu. Lo sostituisce D. Bernardi, di ritorno dal suo apostolato a Kurume (Fukuoka) ed entra a far parte della famigliuola anche D. Lorenzi, che col io aprile è incaricato della zona di Takanabe, riaffidata ai Salesiani, dopo cinque anni da che era amministrata dal clero indigeno.

Al marzo 1947 risultano: fedeli 550; batt. 84; catec. 10; cres. 31; matr. 4; morti 3; scuola cor. 20; dispens. (dall'ottobre, media, 35 al giorno).

La zona di Takanabe è costituita da nuclei cristiani assai sparpagliati, che esigono il lavoro assiduo del missionario ambulante. Si spera di poter riorganizzare presto le antiche semiresidenze e gli oratorietti.

Al marzo 1947 si trovano: fedeli 100; catec. 5 ; batt. 10; matr. 4; def. 2; imm. 1; emigr. 13.

Nobeoka. Come risulta dalla relazione precedente il nostro D. Antolin è riuscito a realizzare la costruzione della bella chiesa, casa salesiana ed asilo. Ed ora lavora attivamente per la ricerca dei cristiani e la propaganda cattolica nella zona. Vi è tutto da ricostruire. Funziona bene la scuola serale a varie sezioni (lingua, sociologia, arte e scienze e specialmente religione) e l'asilo d'infanzia. Funziona pure una bella corale che già con successo fece la sua apparizione in pubbliche adunanze di Nobeoka. Lavoro diuturno, assillante, pieno di consolazioni, ma di quante disillusioni!

Mi raccontava il missionario che il corso di religione era il più nutrito e gustato. Spiegato che ebbe le generalità sulle verità da credere, spiegò che bisogna pure manifestare colle opere nella vita pratica quanto si crede; che i comandamenti di Dio... Alla sera seguente il gruppo era dimezzato e non si presentarono più che i pochi rimasti. È commovente però vedere la funzione domenicale. I cristiani sono in città pochissimi, ma la chiesa si riempie di volonterosi pagani, che all'entrata ricevono il libro di preghiere e canto, catechismo e Vangelo, e partecipano come cristiani provetti alla cerimonia e alle istruzioni impartite dal missionario. Oh che il Signore si degni di attirarli alla fede!

Al marzo 1947 risultano: fedeli 15:

Opere sussidiarie. 1) Aspirantato Salesiano. - Avrà certamente; o buon Padre, seguito le vicende dolorose, che condussero alla chiusura del Seminario della Prefettura apostolica, e quelle più dolorose dei tifoni, che abbatterono completamente la costruzione. S. E. l'Amm. Ap. non credette più opportuno la ripresa del Seminario, come tale, essendovi già quello di Fukuoka, più che sufficiente per sopperire ai bisogni della Prefettura; nel Seminario di Fukuoka c'erano già i superstiti del Seminario di Miyazaki (4 nel corso filosofico). E dietro queste considerazioni, sia per aderire al desiderio di S. E., sia per non risuscitare questioni spiacevoli, i Salesiani dissero: « Se la Missione ne può fare a meno lavoriamo per le vocazioni nostre...». Così il vecchio seminario della missione, ornai distrutto in tutti i sensi, sarà seminario salesiano, sarà il nostro Aspirantato. Temporaneamente sarà pure il nostro studentato filosofico. Qui abbiamo riunito i nostri cari chierici superstiti, di ritorno dal servizio militare o dal lavoro delle fabbriche. Potranno così riposare materialmente, rivivere spiritualmente, ripigliare e finire i loro studi. Inoltre, dietro le insistenze della Prefettura, coll'approvazione vivissima di S. E. l'Amm. Apostolico, e finalmente per dare ai nostri aspiranti la possibilità di frequentare i corsi legali ed avere in mano un forte mezzo di propaganda cattolica, si stabilì di iniziare la Scuola media (Catholic Mission School). Si ottenne l'approvazione ministeriale, ed anche questo è un fatto compiuto. Le nuove leggi scolastiche ci mettono nella necessità di iniziare di quest'anno al 1° aprile, il nuovo corso medio inferiore, ed al prossimo anno il 1° corso medio superiore. Avremo in pochi anni i 6 corsi completi. All'inizio del 2° anno la Scuola conta già oltre 130 allievi; è apprezzata dalle autorità e dalle famiglie; già un buon gruppo di allievi studia la religione e due ricevettero il santo battesimo... Si comincia a verificare per noi, l'« euntes ibant et flebant... venientes autem venient cum exultatione... ». Deo gratias! Già un'ala dell'abbattuto edificio è ricostruita e serve per gli aspiranti e per l'internato. Le domande sono numerose... I parenti domandano insistentemente di affidarci loro figliuoli: «Da voi studiano di più, diventano più buoni ». Allievi del 1° corso hanno condotto con sè i fratelli per iniziare il nuovo corso... La scuola desiderai si chiamasse Hyugo (di fronte al sole): è nome noto e gradito- ai giapponesi; nome della zona in cui sorse la scuola (provincia, mare di Miyazaki). O amat.mo sig. D. Ricaldone, lei comprende che per noi missionari Salesiani, oltre al senso geografico della parola, vi vediamo ben altro... ed il Signore ci aiuti a realizzarlo in pieno.

2) Ospizio. - Continua la sua opera di benefica carità per i vecchi, fanciulli e bambini. Grazie a Dio le buone Suore, oltre che a Miyazaki nell'Ospizio prestano l'opera loro a Nakatsu per l'educazione degli orfanelli più piccini e per il lavoro di cucina e lavanderia. Già varcarono i confini della Prefettura apostolica e ad Osaka lavorano in un'opera per l'assistenza dei rimpatriati (100) e in un asilo parrocchiale (all. 150). A Tokyo poi, come a Nakatsu, lavorano presso l'orfanotrofio Don Bosco (all. 20). Nell'annata amministrarono 200 battesimi.

II - PROVINCIA DI OITA, ab. 1.148.009.

Residenze principali, n. 3: (Oita, Beppu, Nakatsu) in cui (come dissi per Miyazaki) si svolge il lavoro missionario propriamente detto. Anche in questa zona per l'utilità dei cristiani distanziati si fanno visite mensili o più frequenti (n. Io semiresidenze o in casa di cristiani).

Opere sussidiarie di Istituti o Associazioni religiose. - Beppu, Casa B. Mazzarello delle F. di M. A., con Noviziato, Apirantato, Scuola elementare, Asilo d'infanzia e baliatico; Casa succursale S. Cuore (Asilo, Scuola elem.); P. Associazione S. Cuore, nota col nome di Opera Nagata; Ospedale cattolico (Hikari no sono); Suore giapponesi della carità (v. Nakatsu).

Personale: a) della Missione: Sac. 6; b) delle Opere sussidiarie, Nakatsu, Orfanotrofio D. Bosco: Sac. 3; ch. 1; coad. I; all. 6o; Scuola elem. interna: Suore giapponesi della carità 3; aiut. 2; all. 3.

Figlie di M. A.: Suore stran. 12; giapp. 8; cor. 3; novizie 7; post. 4; aspir. 14; aiut. 6; bambini da i mese a due anni 32; da due a sei anni 75; Scuola elem. 88; Scuola sup. 10.

(Continua).

SIAM

S. E. il Vicario Apostolico Mons. Pasotti, il 16 marzo u. s. ha tenuto nella pro-cattedrale di Bang Nok Khuek le sacre ordinazioni che hanno regalato alla Chiesa due nuovi sacerdoti salesiani, cinque suddiaconi, di cui tre appartenenti ad altri vicariati, e tre minoristi, tutti educati nel nostro seminario «Maria Immacolata » che conta 44 seminaristi appartenenti all'Ispettoria salesiana e ad altre Missioni, sotto la direzione del nostro Don Silvio Provera.

Don Ulliana ha lanciato fin dall'anno scorso un appello ai benefattori per costruire a Pak Kai un canale indispensabile per le comunicazioni con una delle popolazioni più abbandonate. Egli ha fatto una seconda visita alla regione dal 3 al 4 gennaio di quest'anno, e fu ospite del Sindaco. Commovente l'incontro col vecchio custode della casa: uno degli antichi cristiani battezzato 70 anni fa. Aveva allora 7 anni. Portato poi lontano dalla Chiesa, non potè più avere alcuna istruzione religiosa.

Verso sera, allorchè la gente venne a conoscenza dell'arrivo del missionario, si affollò alla casa che lo ospitava ed egli li intrattenne con proiezioni di cinema Paté. Quando il numero giunse ad una cifra considerevole, circa 700, sospese le proiezioni, ed il Sindaco lo presentò con queste parole: «Questo Sacerdote cattolico è venuto fra di noi perchè ci vuole bene; egli pensa a noi perchè qui ci fu già, una volta, una chiesa cattolica; egli desidera aiutarci per darci l'acqua di cui abbiamo estremo bisogno; egli desidera in modo particolare farci conoscere Dio; spera di fondare una chiesa, una scuola, un dispensario... ».

Un mormorio di adesione e di gioia si sparse fra la folla. Il missionario allora li ringraziò della bontà con cui lo avevano accolto, li assicurò del mio fermo proposito di volerli aiutare e del suo grande affetto per loro; parlò della fratellanza universale con Dio Padre e Creatore di tutto e di tutti, si rallegrò della loro adesione allo studio del cattolicesimo, e promise che avrebbe mandato, al più presto, libri ed un catechista... Tutti lieti tornarono alle loro case commentando le cose viste ed udite. Il missionario si intrattenne ancora col Sindaco e coi Notabili fino a tarda notte; poi si ritirò nell'umile camera a pensare ai miracoli che avrebbe compiuti la Madonna.

Il 4 gennaio celebrò la santa Messa, promettendo al Cuore Immacolato di Maria di far tutto il possibile per innalzarle un piccolo tempio... In mattinata si portò alla pagoda, dove il capo bonzo lo accolse con molta deferenza, mostrandosi altamente contento del bene materiale e spirituale che si proponeva di fare.

Tutto concorse a far presagire un bell'avvenire cristiano. Meraviglioso lo zelo del Sindaco e del maestro Lop nel ricercare e nell'indicargli i parenti di cristiani anche alla lontana e nell'esortarli a divenire come i loro padri.

Dopo la grazia di Dio, egli confida ora nella generosità delle anime buone per gli aiuti necessari. Si tratta di una grande opera che dovrebbe aver per centro la chiesa dedicata al Cuore Immacolato di Maria come era già stato fatto, benchè in umili proporzioni, dagli zelanti antecessori.

CULTO E GRAZIE DI MARIA AUSILIATRICE

TORINO - Pellegrinaggi al Santuario.

L'afflusso dei pellegrinaggi, intensificatosi nel mese della Madonna, continuò a portare pellegrini anche: il 27, da Genova-Voltri ed il 29 da S. Zenone (Milano), da Lodi, e da Bossolasco (Cuneo).

Il 1° giugno notammo: l'Istituto magistrale femminile di Cantù; l'Istituto Sacro Cuore di Vercelli; pellegrini da Castelnuovo D. Bosco, da Bergamo, da Casbeno (Varese), da Varese, da Paasco (Cuneo), da Trivero, da Pomaro, da Bernezzo (Cuneo).

Il 2: da Milano, da S. Bartolomeo (Como) da Besozzo (Varese), da Moncalieri, da Monza, da Cogozzo (Mantova). Il 5: il Convitto De Angelis da Legnano; altri pellegrini da Busto Arsizio. L' 8: l'Oratorio salesiano di Chieri; il Collegio Arcivescovile «De Amicis » di Cantù col Rettore; oratoriane di Villadossola (Novara); la parrocchia del Sacro Cuore di Casale; pellegrini da Varese, da Cassano d'Adda, da Acqui e della parrocchia di S. Sisto Morbello (Acqui) che sciolsero il voto fatto per l'incolumità del paese e degli abitanti, tutti sani e salvi nonostante 18 invasioni e rastrellamenti fatti da nazisti e repubblicani.

Il 14: pellegrinaggi da Monforte d'Alba, Lecco, Trecella (Milano); imponente il pellegrinaggio di Cinisello (Milano). Sostarono pure a Torino e scesero alla Basilica per la santa Messa trecento pellegrini portoghesi diretti a Roma per la canonizzazione del Beato De Brito.

Il 15: cinquemila giovani del Convegno femminile regionale di Azione Cattolica. Altri pellegrini da Vedano Olona, Treviglio, Appiano Gentile (Como).

Pel 21 l'UNITALSI organizzò il pellegrinaggio degli ammalati e ne portò oltre 1200. Disposti nel cortile, sulle barelle, sulle carrozzelle, sulle panche e sulle sedie, ascoltarono la S. Messa celebrata da Mons. Borghezio, Curato di S. Massimo; poi, confortati da un po' di caffè e latte, ricevettero la benedizione Eucaristica da S. E. Mons. Francesco Imberti, Arcivescovo di Vercelli.

TOLMEZZO (Udine) - Una cappella all'Ausiliatrice.

In riconoscenza al Signore per gli scampati pericoli della guerra, i fratelli Cucchiaro, affezionati Cooperatori salesiani, vollero sostituire a un devoto capitello dedicato a. Maria SS. Ausiliatrice, eretto a ricordo di un tragico avvenimento di famiglia, una piccola cappella, in cui troneggia la statua dell'Ausiliatrice, che la famiglia Cucchiaro ha voluto eleggere come sua regina e protettrice. Don Antonio Cucchiaro celebrò la prima santa Messa circondato da tutta la numerosa parentela. Mons. Arcidiacono di Tolmezzo, che aveva proceduto alla benedizione, disse appropriate parole di circostanza. Così mentre la cappella dedicata a Maria SS. Ausiliatrice presso il rifugio De Gasperi sulle Dolomiti Pesarine, in Carnia, veniva profanata e incendiata in un doloroso fatto di guerra nella Pasqua del 1945, a Tolmezzo sorgeva un altro piccolo tempio dedicato all'Ausiliatrice.

PORTO RECANATI - Festa per l'incoronazione di Maria SS. Ausiliatrice.

La festa solenne celebrata nella parrocchia salesiana del Preziosissimo Sangue per l'incoronazione del venerato simulacro di Maria SS. Ausiliatrice, fu un vero trionfo!

Durante il triduo predicato dal nostro concittadino canonico dott. Don Attilio Moroni, la chiesa era affollata come di rado è dato vedere: affollatissima la domenica 1° giugno dalle prime ore del mattino sino al mezzogiorno. L'invito rivolto dal sacro oratore alla popolazione di accostarsi alla sacra Mensa, venne accolto con vero entusiasmo.

Gremitissimo il tempio al Pontificale celebrato da S. E. rev.ma Mons. Aluigi Cossio, Vescovo diocesano, durante il quale la Cappella della parrocchia eseguì in modo inappuntabile, sotto la direzione del maestro Don Giulio Pifferi, una Messa del Perosi con accompagnamento d'archi.

Nel pomeriggio, in attesa del momento della incoronazione, gli uomini ed i giovani di Azione Cattolica, qui riuniti in convegno diocesano, tennero le loro adunanze presiedute rispettivamente dal prof. Sergio Biti per i primi e dal comm. dott. Pietro Fremiotti - espressamente inviato dalla Direzione Centrale di Roma - per i secondi.

Alle ore 17,30 nel piazzale della Casa salesiana, lo stesso comm. Fremiotti, tenne il discorso ufficiale.

Intanto la folla si andava addensando lungo la via San Giovanni Bosco per prepararsi a sfilare in processione, mentre altra folla gre miva la via Ugo Bassi. Il venerato simulacro, portato a spalla da giovani dell'Azione Cattolica, appare sulla soglia della chiesa.

Viene deposto sull'apposito palco eretto sulla via. Ecco S. E. Mons. Egidio Bignamini, Arcivescovo di Ancona, che indossa i sacri paramenti: ecco il nostro Vescovo Mons. Aluigi Cossio. La folla tace. L'Arcivescovo intona le preci di rito, benedice le corone d'oro, l'aureola di dodici stelle e lo scettro, poi depone il primo diadema sul capo del Bambino Gesù e quindi l'altro sul capo della Vergine; squillano le note di una fanfara. Il rito è compiuto. Mons. Bignamini rivolge brevi parole al popolo incitandolo all'amore ed alla devozione alla Madonna specialmente in questi tempi così irti di difficoltà.

Il corteo, lunghissimo, costellato di numerosi vessilli tricolori dell'Azione Cattolica, comincia a muoversi per la via S. Giovanni Bosco, piega per via Mazzini e imbocca il corso Matteotti. Dinanzi la casa delle Suore Adoratrici del preziosissimo Sangue una scena gentile fa sostare per un attimo il corteo. Un gruppo di bambine dell'A. C. formano un quadro plastico vivente: l'incoronazione di Maria per mano di un angelo, mentre altri angeli, opportunamente disposti, sono in atto di omaggio. Via Garibaldi, come tutte le altre strade del resto, è caratteristicamente addobbata di coperte e attraversata da festoni di alloro: da ogni finestra piovono fiori, il terreno è un tappeto olezzante. In piazza Fratelli Brancordi, sosta per la benedizione del mare. Da questo punto partirono i nostri 107 eroi che per la gloria di Maria, la salvezza dell'Italia e della civiltà cristiana inesorabilmente congiunta alla sorte della nostra patria, pugnarono e caddero sulle acque di Lepanto. Via Monteconero, via Fratelli Rosselli: ovunque voci di invocazione, omaggi di preghiere e di fiori. Sotto il castello comunale altro quadro plastico delle giovani di Azione Cattolica. Rappresenta la Fede, la Speranza e la Carità. Soltanto verso le ore 20 il corteo ritorna in chiesa e la Madonna rientra nella sua casa al saluto di viva Maria.

Dopo un vibrante fervorino di Don Attilio Motoni, l'Arcivescovo imparte la Benedizione Eucaristica. La folla esprime ancora una volta tutto il suo amore alla Madonna intonando a gran voce gli inni mariani.

Il popolo di Porto Recanati ha sciolto il suo voto: ha incoronato la Madonna sua Signora e Regina, la Madonna che ha salvato il paese dalla furia bellica. E a questa celeste Patrona si manterrà fedele ora e sempre.

Grazie attribuite all'intercessione di MARIA AUSILIATRICE e di S. GIOV. BOSCO

Raccomandiamo vivamente ai graziati, nei casi di guarigione, di specificare sempre bene la malattia e le circostanze più importanti, e di segnare chiaramente la propria firma. Sarà bene, potendolo, aggiungere un certificato medico.

Non si pubblicano integralmente le relazioni di grazie anonime o firmate colle semplici iniziali.

All'ultimo giorno della novena.

Con l'animo profondamente riconoscente, ringrazio Maria SS.ma Ausiliatrice e D. Bosco, che con la loro intercessione, ottennero dall'Onnipotente Iddio questa segnalatissima grazia.

La mia congiunta, Piccinelli Giuseppina, affetta da bronchite cronica, ai primi di marzo fu colpita da polmonite, che complicò in modo grave la già sua malferma salute. Fu ricoverata d'urgenza all'ospedale, ove i medici constatarono la gravità del caso. Furono usati tutti i rimedi possibili, ma invano! L'inferma peggiorava sempre più. Un consulto di medici, la radiografia eseguita, misero in evidenza le complicazioni polmonari: caverna voluminosa, ascesso, ecc. Prognosi infausta! più nulla da fare!

Radunai allora le bimbe e le figliole della parrocchia, all'altare della Vergine SS.ma, e si cominciò con grande fiducia, la novena di D. Bosco a Maria SS. Ausiliatrice. Quale portento! All'ultimo giorno della novena, una nuova radiografia dimostrò che tutto era scomparso! Ai medici stessi non restò che meravigliarsi. Miracolo!

Da allora il miglioramento continuò costante, ed. ora la cara inferma è tornata tra noi, completamente ristabilita. Con noi ringrazia, loda, ed esalta Iddio, la SS.ma Vergine Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco, compie la promessa, inviando l'umile offerta per le Opere di D. Bosco, col desiderio che la segnalatissima grazia venga pubblicata, a conforto e incitamento di quanti confidano in Colei che è vero Aiuto dei cristiani!

Vissone (Brescia), 13-VII-1946.

Don GIUSEPPE BONETTI Parroco, Cooperatore Salesiano.

" A 't meuire nen! " «(Tu non morrai!*).

Nel mese di luglio 1946 avvenne a Roddi d'Alba la guarigione miracolosa di un bimbo di quattro anni affetto da polmonite e meningite tanto che il dottore curante non gli dava che poche ore di vita. Il Parroco D. G. Berguì gli portò la reliquia di Don Bosco; il bimbo la tenne stretta colla mano e spesso la portava alla bocca per baciarla. Stette parecchia in quelle dolorose e umanamente irreparabili condizioni, arso dalla febbre e aspettando gli astanti che desse da un momento all'altro l'ultimo respiro. Il parroco, dopo averlo assistito per diverso tempo, uscì, e la mamma, stanca, si pose a dormire appoggiando la testa al tavolo. Ed ecco, ad un tratto, il bimbo, ch'era moribondo, si scuote, si volge alla madre e grida:

- Mamma, non muoio più!

- Chi te l'ha detto ? - dice meravigliata la donna, togliendosi dal suo assopimento.

Il bimbo guarda un po' attorno, poi indicando il quadro di D. Bosco, appeso alla parete, esclama in piemontese:

- Col barba li a l'ha dime: « a 't meuire nen! ». (Quello zio lì mi ha detto: «tu non morrai! »). - E per mostrare che non sentiva più nessun male chiese subito da bere, e poi si mise a mangiare un limone. Dopo qualche minuto non volle più stare in letto e si alzò perfettamente guarito.

Il giorno dopo venne il medico per constatarne la morte e fare le pratiche legali, ma, entrato in casa, vide in cortile il bambino, che si divertiva, vispo ed allegro come non mai. Non credeva a se stesso, e, avvertito del fatto, gli vennero agli occhi le lacrime per la commozione.

Io stesso, andando in settembre a predicare in quel paese, volli conoscere quel bimbo, e il parroco me lo condusse dinanzi. Allora gli presentai una immaginetta di Don Bosco e gli dissi:

- Lo conosci?

- Sì! - rispose subito - a l'è col barba (è quello zio) che mi ha detto che non morivo.

Il miracolo - chè tale s'ha da chiamare - ha fatto in paese molto rumore ed ha acceso in tutti una fervida divozione a San Giovanni Bosco.

In fede

Cuneo, 4-VI-1947. D. COSTANTINO CASALE.

Don Bosco le mise la mano sul capo.

La diciannovenne Cacciò Natalina, da quattro anni ammalata di gastrite e colite, anemica e debole inutilmente aveva consultato vari medici per rimettersi in forze. In seguito ad appendicetomìa l'intestino cessò di funzionare senza l'aiuto di mezzi meccanici. Dall'agosto del '46 si aggravò e dovette rimanere a letto assistita giorno e notte dai familiari. Il 14 ottobre le portai una immagine con reliquia di S. Giovanni Bosco invitandola a pregare questo gran santo. Il 21 cadde in uno stato di morte apparente risvegliandosi solo una o due volte al giorno. Il dottore che la curava nelle ultime settimane disse che non c'era più speranza di guarigione.

Intanto si pregava fervorosamente S. Giov. Bosco; l'immagine stava sempre sotto il cuscino e il 25 si incominciò una pubblica preghiera in chiesa. Il 26 ottobre, verso le 10, mentre i familiari erano già rassegnati alla perdita della giovane, questa si sveglia completamente guarita. Racconta di aver visto S. Giov. Bosco che, mettendole la mano sul capo, disse: « Sei guarita!». Infatti ogni malanno scomparve, si alzò un poco; assaggiò ogni sorta di cibi e bevande, e l'intestino incominciò a funzionare.

Inutile dire quanta ammirazione suscitò il fatto in queste popolazioni profondamente religiose; ma soprattutto è cresciuta la divozione a S. Giovanni Bosco.

Lavina (Imperia), 8-1-1947.

Sac. LUIGI BARLA.

Tornò il sereno.

Una triste sera del mese di febbraio, mentre tutti riuniti in un sentimento di concordia e serenità, godevamo le intime gioie che può offrire il focolare domestico, si scatenò sulla nostra famiglia una terribile tempesta morale!

Mio padre, uomo piuttosto irascibile, si lasciò trasportare da una impressione e fabbricò su me i più neri castelli.

Ricorsi a S. G. Bosco, con un triduo, perchè facesse riconoscere la mia innocenza, in modo da far risplendere ancora sulla nostra famiglia la luce della serenità. Finito il primo triduo ne cominciai un secondo, ma neppure questo ottenne il risultato voluto.

Sentivo però che la mia fiducia in S. G. Bosco non doveva restare delusa: ricorsi con fede rinnovata e incominciai una novena a M. SS. Ausiliatrice, così come Don Bosco stesso l'aveva consigliata. Grande portento! Al sesto giorno della novena mio padre ritorna sereno, prende parte alla vita familiare, dalla quale si era completamente astratto: ogni foschia era stata dissipata, una nota di tranquillità ritornò ad allietare i nostri cuori feriti.

Ora, con la speranza che D. Bosco mi continui la Sua protezione, mando tenue offerta per le Missioni Salesiane e desidero che venga pubblicata la grazia perchè, dietro il mio esempio, altre anime esperimentino quanto potente sia l'intercessione di Maria Ausiliatrice e di S. Giov. Bosco.

24-III-1947.   PINA POLIMENI.

RAGUSA IBLA (Sicilia) - ERO IN STATO COMATOSO. Il 23 settembre 1946 fui colpita da tifo violentissimo, che sin dai primi giorni provocò una complicazione di altre malattie.

Mi prodigarono con solerzia e vivo interessamento tutte le cure suggerite dalla scienza valenti medici, i quali però temevano che il cuore, da un momento all'altro, cedesse, non tanto per la virulenza del tifo, quanto per la mia età, e più ancora, per l'adinamìa e l'ipotermìa, cusate dalla miocardite.

Mi fu pertanto somministrata l'estrema unzione, e il 25 ottobre, - la giornata più grigia - permasi. per ben 14 ore, in stato comatoso.

I miei familiari pregavano con massimo fervore la Vergine SS. Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco, di cui mi era stata data una reliquia, perchè intercedessero per me presso il buon Dio, e fu iniziata una novena.

Per molti giorni ancora versai in condizioni disperate.

L'ultimo giorno della novena mi sentii così me glio che fui in grado di abbandonare il letto: la grazia era stata concessa.

Gratissima a Maria SS. e a S. Giovanni Bosco, invio un'offerta, con la preghiera di pubblicare questa relazione.

14-1-1947.

GIUSEPPINA DISTEFANO.

BOLOGNA - SOSPETTATO DI FURTO. Ero sospettato di furto di un pacchetto di titoli di Stato che erano stati trafugati il 27 novembre u. S. dallo sportello di una Banca cittadina presso la quale io sono impiegato.

La Questura, coadiuvata da un Ispettore della Banca stessa, giunto da Roma, fermò i suoi sospetti sulla mia persona per il fatto che, al momento della sottrazione, ero il solo presente nell'ufficio per la momentanea assenza del cassiere.

La mattina del 1° dicembre, ascoltai con devozione la santa Messa, iniziando una novena a Don Bosco Santo.

Oh, grande prodigio!

Era appena trascorso il terzo giorno dalla novena, quando il mercoledì 4 corrente, l'Ispettore della Banca mi fece chiamare nel suo ufficio e, presente il Direttore della Banca stessa, mi dichiarò prosciolto da ogni minimo sospetto.

Col cuore traboccante di riconoscenza, ringrazio il grande Santo ed invio la mia modesta offerta pregando di rendere di pubblica ragione la grande grazia ricevuta.

Dicembre 1946.   F. A.

PARATICO - MENINGITE E BRONCOPOLMONITE. Sento il dovere di esprimere la mia viva riconoscenza alla gran Madre Maria SS. Ausiliatrice che ha ridato la vita al mio caro Silvano di 10 anni. Il 9 di gennaio venne colpito da una febbre altissima, per cui fu dovuto portare d'urgenza all'ospedale. I professori, dichiaratolo gravissimo, gli fecero subito la puntura lombare risultando affetto da meningite con intossicazione del sangue. Il giorno dopo aveva broncopolmonite e minaccia di altre complicazioni. Col cuore straziato pregai la Madre celeste di voler salvare il mio bambino e non abbandonai più il suo letto giorno e notte. Per otto giorni restò sempre grave, ma poi a poco a poco prese a migliorare e la febbre sparì. Passato un mese, poteva uscire dall'ospedale completamente guarito, ed ora ha ripreso ad andare a scuola.

Mentre ringrazio la Madonna e S. Giovanni Bosco faccio la mia offerta e chiedo la pubblicazione della grazia.

17-III-1947.

La mamma di SILVANO SELOQUI.

UDINE - COSTRETTA ALLA IMMOBILITÀ ASSOLUTA. In dicembre del 1945 sono stata colpita da grave malattia, che mi costringeva alla immobilità assoluta. Ogni piccolo movimento del corpo mi cagionava grandi dolori.

Chiamato il medico, iniziai la cura abbastanza energica senza avvertire alcun miglioramento; il male anzi peggiorava. Pensai di rivolgermi alla Madonna Ausiliatrice ed a S. Giovanni Bosco e, con fede iniziai una novena con l'impegno, a grazia ricevuta, di farla pubblicare. Dopo circa due mesi di cura, non avendo notato alcun miglioramento, il medico curante mi consigliò il ricovero all'ospedale marino di Venezia Lido. In preda alla disperazione, perchè dovevo lasciare a casa un bambino di 4 anni circa, ed uno lattante di appena 4 mesi, rinnovai le suppliche alla Celeste Ausiliatrice. Mentre si stavano facendo le pratiche per il mio ricovero, di colpo incominciai ad avvertire un piccolo miglioramento ed a camminare da sola.

Il medico curante rimase colpito del detto miglioramento ed allora fece sospendere le pratiche per il ricovero in ospedale e la cura la ultimai a casa, con esito sempre migliore. Ora sono completamente guarita.

Mando una piccola offerta per le Opere Salesiane implorando da Maria SS. Ausiliatrice e da S. Giovanni Bosco protezione per me e per la mia famiglia.

7-IX-1946.

SARACINO FRANCESCA in Nocco.

Pietro Perrino (Dolceacqua) - Il mese scorso dovetti subire un intervento chirurgico per appendicite.

Durante tutto il tempo dell'operazione, che tra l'altro fu particolarmente dolorosa e difficile, non cessai un solo istante d'invocare il Santo protettore Don Bosco.

Ebbi sempre la sua reliquia stretta in una mano.

Tutto andò per il meglio senonchè seguì una complicazione, riaprendosi la ferita.

Pregai ancora Don Bosco e al termine della novena potevo dirmi ristabilito.

Sac. N. D. C. (Casoli di Chieti) - Ringrazio Maria Ausiliatrice e S. Giov. Bosco di avere con evidenza assistito e difeso mia madre, ottantaduenne e immobilizzata per malattia nel letto, durante gli sconvolgimenti della passata guerra. Ringrazio inoltre per averle concesso una placida e serena morte, nella pace dei giusti.

Sperone Maria (Roddi d'Alba) - Mia madre il 26 settembre scorso era uscita per alcune spese. Per via un uomo la urtò facendola cadere malamente, tanto che mia madre si ruppe la gamba destra. Fu subito trasportata a casa e visitata dai medici, titubanti sul da farsi per l'avanzata età della degente. Fu consigliata una difficile operazione in una clinica di Torino. Trasportata colà pregai fervorosamente S. Giov. Bosco a prendersi cura di lei. Il Santo mi ascoltò e l'operazione riuscì ottimamente.

Gallone Luisa (Cologna Veneta - Verona) - Nella mia famiglia da due anni si attendeva la sospirata pensione di mio padre, collocato a riposo dal settembre 1944. Si sollecitava il Ministero, si scriveva, ma sempre invano e pertanto la mia famiglia era costretta a delle forti strettezze. Non mi scoraggiai; con animo pieno di fede iniziai la novena in onore di Maria SS. Ausiliatrice, con la promessa di un'offerta per le Missioni salesiane, e proprio nell'ultimo giorno della novena fui esaudita ottenendo l'invio dell'ordine di pagamento della pensione di mio padre. La mia grande fiducia e riconoscenza in Maria SS. Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco saranno perenni.

Michelina Gorini (Sassari). - Al termine della seconda novena per intercessione di S. G. Bosco ottenni in modo insperato giustizia in un tribolato affare di cui disperavo la soluzione. Grata e memore mando tenue offerta.

Nosenza Rita (Asti). - Mando questa piccola offerta per la guarigione del mio piccolo Luigi, ringraziando Maria Ausiliatrice e San Giovanni Bosco per la grazia ricevuta.

Ringraziano ancora della loro intercessione Maria SS. Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco:

Majorana Elisa (Ragusa Ibla) perchè avendo affidata la salute dell'unico figlio alla materna bontà di Maria SS. Ausiliatrice e a San Giovanni Bosco venne prontamente esaudita; riconoscente ha inviata una cospicua offerta.

Rosso Rina (Stroppiana) essendosi resa penosa la situazione del marito per motivi annonari fatto ricorso a Maria Ausil.ce e al suo fedel Servo San Giovanni Bosco la causa prese una buona piega...

Frani Rigolone Corinna (Albano) pel felice ritorno in famiglia del fratello dopo sei lunghi anni di peripezie in Egitto, nel Sudafrica e Inghilterra.

A. G. T. per la segnalatissima grazia ricevuta.

Felice Enza Enrichetta perchè il figlio da lungo tempo disoccupato trovò una buona sistemazione.

Zanello Giuseppe e Gina coniugi (Castellamonte) pel pronto ristabilimento in salute del figlio Minimo e per la guarigione della figlia Franca sofferente per otite.

Gariglio Marinella per grazia ricevuta implorando la protezione di San Giovanni Bosco per sè e famiglia tutta.

Arduini Maria (Venezia) assalita da dolori tremendi allo stomaco invocò San Giovanni Bosco perchè intercedesse presso l'Ausiliatrice dei Cristiani ed ottenne di poter evitare una difficile operazione e conseguì la guarigione; ha dimostrato la sua riconoscenza con una buona offerta.

Parodi Rosa (Acqui) per l'ottenuta guarigione del figlio Luigino sofferente per colite, mal di fegato e mancanza della favella.

Bianchetto Mary ved. Mino (Massana) per la grazia ricevuta. Elia Antonio e Elisabetta, coniugi pel perfetto ristabilimento in salute della piccola Anna-Maria.

Boffl Ivaldi Amalia (Bosia) per l'ottenuta guarigione.

R. L. (Pordenone) per la miracolosa guarigione del marito. Guasco Evasio (Rosignano Monferrato) per la grazia ricevuta. Marazzi Maria (Sassuolo di Modena) ha inviata offerta a

San Giovanni Bosco in ringraziamento di favori ricevuti durante la guerra.

Camoletto Michele e Margherita, coniugi per il felicissimo e

tanto desiderato arrivo della piccola Anna Maria!

Campari C. Rocca (Scaldasole) per la miracolosa guarigione del marito Pietro dopo quattro mesi di degenza all'ospedale.

M. R. (Orbassano) perchè trovandosi in penose circostanze della vita e rivoltasi con viva fede con una fervorosa novena a San Giovanni Bosco fu esaudita in tutti i suoi desideri al termine di essa.

Fofano Stampini Silvia (Torino) ringrazia riconoscente Maria SS. Ausiliatrice e San Giovanni Bosco per la particolare protezione accordata a lei e alla sua famiglia e, fiduciosamente, chiede e attende due grandi grazie di cui ha tanto bisogno!

Musso coniugi (Castelnuovo D. Bosco) ringraziano per essere stati salvati da morte sicura e per altre segnalatissime grazie ricevute e promettono riconoscenza eterna!

Visconti coniugi (Veneria Reale) per una grazia straordinaria ricevuta e implorano protezione perenne.

Riccardino Teresa (Romano Canavese) perchè, dovendo subire una operazione chirurgica affidò l'esito della medesima a Maria Ausil. e a Don Bosco Santo e tutto andò bene.

I. M. (Trezzo Tinella) per la guarigione ottenuta, per la protezione ed aiuto ricevuto durante gli esami e invoca continua assistenza su di se e su tutta la famiglia.

Grazie attribuite all'intercessione del VEN. DOMENICO SAVIO

Si era già scelta la cassa mortuaria.

Non abbiamo parole per ringraziare Maria SS. Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco per le tante grazie concesseci in questi anni di guerra. Infatti tutti i nostri figliuoli sono salvi, compresi quelli che erano sotto le armi e il salesiano che si trovava in Cirenaica assieme a Mons. Lucato.

Eravamo contenti di trovarci tutti in famiglia; ma, due anni fa, attacchi improvvisi di dolore allo stomaco della nostra Giuseppina turbavano la sua salute e la gioia familiare. Visitata da parecchi specialisti ed osservata ai raggi, la si trovò affetta da peritonite specifica. Si provò ogni cura; ma tra alternative di miglioramenti e di ricadute, che spesso ci posero in allarme, in mezzo ad acuti dolori, sopportati sempre con eroica rassegnazione e col sorriso sulle labbra, dopo circa due anni, il dottore ci consigliò di tentare l'operazione. Le condizioni fisiche della paziente sembravano poco adatte a sopportare tale operazione; tuttavia col suo consenso si decise di operarla il 5 maggio u. s. Manifestò il desiderio di vedere i fratelli assenti, che furono subito chiamati telegraficamente, e nel giorno fissato si procedette all'operazione. Sembrava che tutto fosse andato bene; invece il 25 dello stesso mese improvvisamente la paziente si aggravava.

Fummo avvertiti dal medico della prognosi infausta che avrebbe avuto il suo epilogo a breve scadenza di tempo. Il chirurgo, chiamato a consulto, confermava la diagnosi e la prognosi. Ogni speranza di salvare l'ammalata era scomparsa.

Furono quindi avvisati della gravità del caso i figliuoli assenti, uno dei quali venne subito facendo a piedi nottetempo parecchi chilometri. Intanto si pensò a far cucire la veste bianca che avrebbe dovuto rivestire la salma della nostra buona Giuseppina, a scegliere la cassa mortuaria e a far preparare la tomba al cimitero.

Un Salesiano del locale Istituto avvertito dal nostro Ernesto, la sera del 26 maggio venne a farci visita; ci incoraggiò, e, tirata fuori da un'agendina un'immagine reliquia dell'angelico giovanetto Domenico Savio, la porse all'inferma, che la osservò e baciò con effusione. Ci esortò quindi a iniziare la novena subito.

S'era appena terminato di recitare le preghiere prescritte, quando tutto ad un tratto essa si sentì meglio. La notte la paziente riposava e l'indomani era in condizioni di prendere cibo senza alcun disturbo e di alzarsi da letto. Miracolosamente la paziente si salvava.

Quanto abbiamo detto è stato confermato dal medico curante.

Inviamo offerta con preghiera di pubblicare la grazia.

S. Cataldo, 24-VI-1946.   Famiglia Di PIETRA

NECROLOGIO

Salesiani defunti:

Sac. MISIERI GIUSEPPE, da Commessaggio (Cremona), † a Granada (Nicaragua) il 27-VII-1945 a 79 anni.

Accolto da Don Bosco nell'Oratorio di Torino nel 1880, crebbe alla scuola del Santo e, ricevuto da lui l'abito talare, partiva nel 1886 con Mons. Lasagna per l'Uruguay, dove raggiunse il sacerdozio e fu ben presto preposto alla direzione dei collegi di Paysandú e Montevideo.

Nel 1897 Don Bosco gli affidò la fondazione della prima casa nella Repubblica di « El Salvador » e D. Misieri in pochi anni, diffuse l'Opera Salesiana anche nella Repubblica vicina, guadagnandosi grandissima stima. Il Governo del Nicaragua lo chiese alla Santa Sede come Vescovo di Granada; ma egli umilmente ricusò e così potè continuare come Ispettore ad irradiare l'opera di Don Bosco nel Centro America, lasciandovi fama di virtù e santità non comune ed imprimendo dovunque il genuino spirito salesiano.

La sua morte suscitò un plebiscito di venerazione. I suoi funerali, fatti a spese dello Stato, per disposizione del Presidente della Repubblica che vi mandò pure la banda della Guardia Nazionale, furono presieduti dallo stesso Vescovo diocesano il quale, dopo la Messa pontificata dal Vescovo Ausiliare, impartì l'assoluzione al tumulo.

Coad. TATEISHI KONOKICHI GREGORIO, da Kuroshima (Giappone), † all'ospedale militare di Kumamoto (Giappone) il 13-IV-1943 a 25 anni.

Sac. ARRI CARLO, da Sessant (Asti), † a Beppu (Giappone) il 21-XI-1943 a 31 anni.

Ch. tr. KAI SHIGEURO TARCISIO, da Takanabé (Giappone), † in guerra il 1-XI-1943 a 22 anni.

Ch. NISHIMURA SHIGERU GIOVANNI, da Miyakonojo (Giappone), a Manila (Filippine) il 15-II-1945 a 30 anni. Ch. Tr. YOSHIDA KOICHI MICHELE, da Omura (Giappone), † in guerra sul fronte birmanese il 12-III-1945 a 22 anni

Cooperatori defunti:

Sac. ERNESTO VOGLINO, † a Mornese (Alessandria) il 27-V u. s.

Un mese prima, fra l'esultanza del suo popolo, aveva celebrato il 50° di ministero parrocchiale nel paese nativo della B. M. Mazzarello.

Nella sua lunga missione, iniziata dopo qualche anno appena di sacerdozio, profuse a bene del popolo le belle doti di mente e di cuore e le forti energie fisiche, lasciando imperitura testimonianza del suo generoso zelo pel decoro della chiesa parrocchiale, da lui rinnovata ed abbellita con ricchezza di artistiche decorazioni.

Ex allievo salesiano, particolarmente grato al Servo di Dio Don Rua, dal quale si gloriava d'essere stato diretto spiritualmente negli anni giovanili, ritenne come singolare privilegio l'aver affidata alle proprie cure pastorali quella terra benedetta, dove sorse la 2a Famiglia Religiosa Salesiana, e dove soprattutto fiorì la Beata Confondatrice, di cui aveva seguito l'ascensione all'onore degli altari, segnando fra le ore più belle della sua vita, la gioia di poterla acclamare nella gloria del Bernini e di venerarla nella sua stessa chiesa parrocchiale, sull'altare eretto dall'affettuosa ammirazione dei conterranei.

Ebbe ancora sulle labbra il nome della Beata nella giornata giubilare per invocarne la protezione sul suo gregge amatissimo, nonchè sul letto di morte, nell'implorarne la valida intercessione, mentre offriva a Dio la propria vita pel bene ,del suo popolo, affidato un mese prima alle sollecite cure di chi, dopo averne condiviso per tanti anni le apostoliche fatiche, doveva raccogliere pure la spirituale eredità.

ALBISETTI PAOLO, † a Cano d'Isola (Bergamo) il 3-VI-47 a 87 anni.

Amato e stimato da quanti lo conobbero per l'onestà e rettitudine della sua vita, diede luminosi esempi di santa rassegnazione, alimentata da profonda pietà, nella dolorosa malattia che lo travagliò gli ultimi sei anni di vita. Una grazia chiedeva al Signore, ed era di essere assistito negli ultimi suoi giorni, dal figlio D. Cesare, missionario nel Matto Grosso, come il figlio D. Luigi, parroco alla nostra chiesa del Testaccio (Roma) e morto nel 1944, aveva assistito l'ottima sua consorte.

Il Signore l'esaudì. Raccomandiamo, insieme con l'anima sua anche le anime belle della consorte e di D. Luigi che lo precedettero nella pace dei giusti.

Prof. TRINCHI ARTURO, † a Torino il 9-III u. s.

Affezionatissimo cooperatore, continuò verso le Opere salesiane la beneficenza prodigata dai suoi cari. Preside in vari ginnasi d'Italia, autore di pregiati commenti scolastici, ispirò ai criteri di Don Bosco la sua alta missione educatrice, lasciando ai figli ed agli alunni preziosi esempi di vita cristiana.

GIACOMO CAPPELLINI, † il 4-III-1945.

Ex allievo del nostro Istituto di Castelnuovo Don Bosco, ed affezionato cooperatore, temprò l'animo a quella fortezza cristiana che doveva essere poi la divisa di tutta la sua vita. Comandante delle « Fiamme Verdi » per la Divisione « Tito Speri » in Valcamonica, si rivelò il Vero Cavaliere per la protezione dei deboli e degli oppressi; il leale difensore dei diritti della giusta libertà ed indipendenza. Catturato e condannato a morte, dimostrò tutta la sua fede nel fervore con cui ricevette i Santi Sacramenti; e tutta la nobiltà del suo animo cristiano col dichiarare che non portava odii personali per i suoi avversari politici e con l'offrire la sua vita come vittima di espiazione. Cadde mentre le sue labbra mormoravano le giaculatorie suggeritegli dal Sacerdote che lo assisteva. Nello stesso aprile fu decretata alla sua memoria la medaglia d'oro.

Cooperatori defunti in Giappone durante il periodo della guerra:

MISSIONARI DELLE MISSIONI ESTERE DI PARIGI:

S. E. Rev.ma Mons. G. B. CASTANIER, Vescovo di Osaka.

S. E. Rev.ma Mons. H. DEMANGE. Vescovo in Corea.

Padri missionari: BOUSQUET, FAGES, RELAVE, BERTRAND, LEMARIE, BRENGUIER, HEUZET, PICHON (in Corea).

Fratelli Marianisti: Sac. A. HEINRICH.

Religiose St. Paul de Chartres: Sr. ANGELA MARIA, Superiora.

Giapponesi:

a) Mons. IDEGUCHI e Mons. TODA, Prefetti Ap. di Yokohama. Padri: Rev. IWASHITA, TOTSUKA, NAGATA.

b) Cristiani: ENAMI, M. MIZUHARA, Ch. TONARI, MORI, HIRATE, Cav. KURITA, NAKAMURA SAKAE SATORU YOSHIMI, AKAIWA, TSUTSUMI, MATSUMAGA, YASUMAGA, frat. YAMANO, YAMAMOTO, HIRAYAMA, SA TOWAKI, MATSUO, NISHIDA, IKEDA, YASUYAMA, MAKINO, TSURUDA, TOMURA.

e) Varie suore della fam. religiosa dell'Ospizio di Miyazaki.

Altri Cooperatori defunti:

Ameglio Pietro, Dolcedo (Imperia) - Antognini Rina, Bellinzona (Svizzera) - Barlassina Eugenio, Bollate (Milano) - Bava Amabile, Dova Inf. (Aless.) - Belli Fiori Giuseppina, S. Vito Cadore (Belluno) - Brizzolara Silvio, Sampierdarena (Genova) - Brocchetti Ezilda, Mede (Pavia) - Camera Augusta, Torino - Callerio Rosa, Castellamonte (Torino) - Daponte Aurora, Rutigliano (Bari) - Deltetto Pietro, S. Stefano Roero (Cuneo) - De Moroni Ersilia, S. Trovaso (Treviso) - Donaggio Angelina, Chioggia (Venezia) - Droetto Fornelli Maria, Torino - Facchinetti Camilla, Trescore (Bergamo) - Favini. Rosa fu Giuseppe, Varallo Pombia (Novara) - Ferretti Brignone Maria, Casoni (Genova) - Fornoni Tobia, Ardesio (Bergamo) - Gazzillo Antonietta, Caserta - Giudici comm. Paolo, Mussomeli (Caltan.) - Mengi Sarina, Furci Sicula (Messina) - Mirata Marianna, Mineo (Catania) - Pocaterra Elvira, Ferrara - Poltini Giuseppina, Bagno di Besozzo (Varese) - Reali D. Luigi, Filighera (Pavia) - Rossi Pio, Novellara (Reggio E.) - Sanna Antonio, Sunio (Nuoro) - Silicani Teresa, Stazzena (Lucca) - Solito Michele, Casarsa (Udine) - Vannini Luigi, Vimignano (Bologna) - Venturini Leone, Piombino Dese (Padova) - Voglino D. Ernesto, Mornese (Aless.) - Zuech Giovanni, Brez (Trento).