BOLLETTINO SALESIANO

ANNO LXXI NUMERO 16 - 15 AGOSTO 1947

Educazione cristiana - Note e corrispondenze: Apostolato dell'innocenza, Argentina.

Il Capitolo Generale.

Preceduto dal Capitolo Generale dell'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, svoltosi nello scorso mese di luglio, si terrà, il mese venturo, il Capitolo Generale della Società Salesiana, che, oltre alla trattazione di argomenti della massima attualità, avrà anche il compito di procedere alla elezione dei Superiori Maggiori.

Il sig. Don Ricaldone, che ha compiuto il suo duodecimo anno di rettorato nel 1944 e fu confermato dalla Santa Sede fino al nuovo Capitolo, lo ha indetto l'anno scorso con lettera circolare del 3 novembre, fissando gli Esercizi Spirituali preparatori al 16 di questo mese.

Sono già giunti quasi tutti gli Ispettori ed i Delegati eletti nelle singole Ispettorie, secondo le Costituzioni. Tanto gli Esercizi come il Capitolo si terranno a Valsalice presso la tomba del terzo successore di Don Bosco, il compianto Don Paolo Albera, nell'Istituto consacrato dalla permanenza della salma del Santo fondatore e del suo immediato successore, il Servo di Dio Don Michele Rua.

Invitiamo anche i rev.mi Direttori Diocesani e Decurioni ad unirsi a noi per implorare dal Signore i lumi e le grazie necessarie al buon esito del Capitolo che sarà il XVI della serie, perchè ogni cosa riesca a gloria di Dio, ad incremento del fervore e dell'apostolato salesiano, a bene delle anime.

Educazione cristiana.

(Continuazione 15 luglio, pag. 149).

La pietà.

La pietà nell'Oratorio veniva coltivata, non imposta; fioriva perciò con una simpatica spontaneità. La alimentavano la comune preghiera, la Messa quotidiana, la frequente confessione e comunione e il sermoncino della sera. Pratiche periodiche la stimolavano, come la predicazione festiva, l'esercizio, mensile della buona morte e gli esercizi spirituali a metà dell'anno scolastico. Vi contribuivano le feste religiose, preparate con cura e celebrate con solennità. Sostenevano la pietà quattro Compagnie o Associazioni interne, ognuna con proprio regolamento. Si raggruppavano in esse i migliori delle varie sezioni, i quali s'infervoravano a vicenda e si tiravano dietro gli altri; erano il buon fermento, che agiva nella massa. Ma più di tutto e più di tutti influiva Don Bosco col suo esempio, con le sue parole e con il ministero della confessione, come abbiamo già detto altrove. La sua pietà poi e il suo zelo per la pietà si comunicavano ai subalterni, che portavano il medesimo spirito anche nei collegi. « Chi visita l'Oratorio, scriveva il Vescovo di Vigevano De Gaudenzi (1), ed i vari stabilimenti eretti e governati dal Sig. Don Bosco coadiuvato dai suoi sacerdoti vi sente tosto un non so che di pio, che non è dato facilmente di sentire in altri Istituti; par che negli Istituti di Don Bosco si respiri proprio il buon odore di Gesù Cristo ».

Anche un altro Vescovo, il Vescovo di Casale Ferré, fu colpito dalla pietà osservata nelle case di Don Bosco. Il dotto Prelato disse una volta in presenza di ragguardevoli persone che un gran segreto di Don Bosco nella sua opera educativa era imbevere i giovani delle pratiche di pietà. « L'atmosfera stessa che li circonda, continuò, l'aria che respirano è impregnata di pratiche religiose. I giovani così impressionati non osano quasi più, anche volendo, fare il male; non hanno mezzi di farlo ; dovrebbero muovere contro la corrente per divenir cattivi; trascurando le pratiche di pietà, si troverebbero come pesci fuor d'acqua. Questo è che li rende docili e li fa operare per convinzione e per coscienza, sicchè una ribellione non è neanche possibile immaginarla. Le cose vanno per forza irresistibile ». Don Bosco un giorno, riferita questa osservazione, disse che era una bella e buona verità, e vi aggiunse questo commento: « Con le pratiche di pietà si cerca di non opprimere i giovani, anzi di non istancarli mai; si fa che quelle siano come l'aria, che non opprime, non istanca mai, sebbene noi ne portiamo sulle spalle una colonna pesantissima: la ragione è che interamente ci circonda e interamente c'investe dentro e fuori » (1).

Due cose vanno rilevate nella pietà, quale la inculcava Don Bosco: non era una pietà sentimentale nè andava scompagnata da allegria. Una pietà fatta di sentimento è superficiale e quindi effimera. Don Bosco non conobbe la malattia moderna del sentimentalismo. Nel suo concetto la vera pietà consiste in una disposizione d'animo a schivare l'offesa di Dio anche leggera ed a compiere per amor di Dio tutti i propri doveri. Le pratiche, se non conducono a questo, restano cose campate in aria. Perciò nelle occasioni di tridui, di novene, di mesi e di feste raccomandava, sì, la comunione o preghiere speciali, ma insieme indicava giorno per giorno col nome di fioretti certi doveri, certi atti di virtù, certe opere buone da fare, in omaggio al Signore, alla Madonna, ai Santi, soprattutto lo studio, il lavoro, l'obbedienza, l'osservanza di qualche regola e in primis la fuga del peccato, segnatamente del peccato impuro. La pietà da lui inculcata s'ispirava al primo versetto del Salmo CXI Beatus vir, qui timet Dominum; in mandatis eius cupit nimis. In generale, i suoi sermoncini del serale saluto, gira e rigira, finivano sempre, come i salmi in Gloria, in un pensiero su cosa concernente la pietà associato con qualche altro riferentesi agli obblighi del proprio stato o a qualche verità della fede. Era un suo principio che la fede è l'occhio della pietà; non per nulla abbondava all'Oratorio l'istruzione religiosa. Così dava ai giovani una pietà illuminata e li abituava ad agire per motivi soprannaturali e per coscienza; chè qui sta la differenza fra il pedagogista e il sacerdote educatore, il primo fa un lavoro psicologico, il secondo si occupa anche e più nello studio delle coscienze.

E poi l'allegria. Dice bene un noto scrittore di ascetica (1): «La tristezza è un soffio che viene dall'inferno; la letizia è l'eco della vita di Dio in noi». In Don Bosco, dall'anima piena di Dio, l'allegrezza del cuore traluceva dall'aspetto, dal sorriso, dall'abituale ottimismo, e così passava in coloro che lo attorniavano. Il servite Domino in laetitia era un articolo essenzialissimo nella sua pedagogia. In gioventù non aveva già denominato dall'allegria una società di condiscepoli da lui fondata per tirarli al bene ? Il piissimo Domenico Savio, tutto imbevuto dello spirito di Don Bosco, ne interpretava fedelmente il sentimento, quando diceva a un nuovo venuto (2): « Sappi che noi qui facciamo consistere la santità nello star molto allegri ». E non eran parole. Nel 1857 un giovanotto, poco dopo il suo ingresso nell'Oratorio, scriveva ad un amico (3): « Qui mi sembra di essere in un paradiso terrestre. Tutti sono allegri, ma di un'allegria veramente celeste, e specialmente quando si trova Don Bosco ìn mezzo a noi ». La vita dell'Oratorio era fatta di pietà, studio e lavoro, ma il tutto condito di santa allegria. « Chi non ha visto, difficilmente se ne fa un'idea», scrive lo storico che vide (1). I superstiti di quei tempi ringiovanivano, decantando la gioia allora da essi goduta nella casa di Don Bosco. Eppure non si conoscevano neppur di nome le comodità introdotte dopo. Chi ha il cuore in pace, fa sempre festa, dice la Scrittura: secura mens quasi iuge convivium (2).

Don Bosco nel trattatello sul Sistema preventivo prometteva di comporre un'operetta intorno a tale argomento; ma non potè adempiere la promessa. Invece, assai più che un libro, nel quale fosse esposta ampiamente la sua dottrina, lasciò dopo di sè a' suoi figli uno spirito, che nell'apostolato dell'educazione li guidasse meglio di tutti i libri del mondo. Questo spirito aveva in lui un'unica sorgente: la intima e abituale unione con Dio, alimentata dalla sua vivissima fede.

(1) Lett. a Pio IX, 4 aprile 1875.

(1) D. G. BARBERIS, Cronachetta (inedita), 27 novembre 1878.

(1) MARMION, l. c., pag. 166. (2) Vita, c. XVIII.

(3) Mem. Biogr., v. V, pag. 713.

(1) Ivi, VI, 401

(2) Prov., XV, 15.

Note e Corrispondenze

Apostolato dell'innocenza.

Abbiamo sott'occhio le cifre dell'Apostolato dell'Innocenza che continua a fiorire negli Istituti delle Figlie di Maria Ausiliatrice: sante Comunioni: 6.412.408; s. Messe ascoltate: 8.824.601; s. Rosari recitati: 12.845.810; Visite al SS.mo: 20.063.562; via Crucis: 2.133.559;

giaculatorie e preghiere varie: 2.815.238.852; fiori di virtù: 42.243.768.

Ma le cifre non sono che un'indice del fervore dell'organizzazione che le assomma.

Ne diamo notizia ai nostri Cooperatori per informarli anche di questa attività spirituale che attira tante grazie dal Signore.

Rileviamo, anzitutto, dal resoconto che ai piccoli si sono uniti ben spesso gli adulti.

Accanto alle vecchiette di un Ricovero che offrivano al martedì le loro preghiere, secondo i fini dell'Apostolato dell'Innocenza, ecco i soldati di alcuni Ospedali Militari in tempo di guerra, offrire volentieri - dietro suggerimento della Suora infermiera - le loro sofferenze allo stesso scopo, unendovi particolari atti di rinuncia, magari soltanto di una sigaretta, di un mezzo bicchier di vino... ecc. ; non ritenendo cosa puerile la piccola pratica che dava loro la possibilità di fare un po' di bene. Altri dicevano di esser lieti di fondere la propria preghiera e la propria offerta con quella dei fanciulli, sapendo che dall'innocenza ne avrebbe avuto valore ed efficacia.

L'Associazione ha avuto in vari luoghi sviluppi notevoli.

Fra questi, ricordiamo i Gruppi delle già note Zelatrici o Propagandiste Missionarie, che raccolgono gli elementi più attivi e meglio preparati per un'azione più intensa e proficua d'apostolato missionario.

Da Torino (Oratorio «Maria Ausiliatrice »), dove ebbero inizio, si sono diffuse in molte Case e vanno sempre più affermandosi, diventando, nei singoli Centri, punti d'irradiazione del movimento missionario nei rispettivi Oratori, Collegi, Scuole, ecc.

In questi anni le Propagandiste Missionarie sono andate incontro agli ingenti bisogni attuali anche col promuovere le tanto provvidenziali Borse Missionarie, facendone attiva propaganda e formandole col ricavato di recite, banchi-vendita, ecc.

A loro si deve in gran parte la larga diffusione di stampa missionaria, e specialmente di Gioventù Missionaria; la raccolta di offerte pro battesimi, la preparazione di Congressini missionari; l'organizzazione di settimane e giornate missionarie.

Come pure in loro trovano spesso validissimi aiuti i benefici Laboratori pro Missioni.

Fiorite dall'Apostolato dell'Innocenza, si pos sono considerare le attività pro vocazioni che, comprese al loro inizio nel programma di questi fiorenti Gruppi Missionari con la preparazione di corredi e la raccolta di offerte per aspiranti missionarie povere, vennero negli ultimi anni a estendere la loro azione, fino a dar vita, nelle Case d'America delle Figlie di Maria Ausiliatrice, alle fiorentissime Opere dell'O. V. I. M. A. (nelle Nazioni di lingua spagnola) e del F. O. V. I. A. S. (per quelle di lingua portoghese) con regolamento, distintivo e perfino periodico proprio.

Altri sviluppi possono dirsi le molteplici iniziative sorte in varie Case, come la Lega di fedeltà al Papa ed altre forme analoghe per crociate di preghiere, propaganda di foglietti e opuscoli, in opposizione alla campagna irreligiosa contro il Santo Padre e i Sacerdoti.

Bella l'idea di far offrire la prima Comunione secondo l'intenzione del Sommo Pontefice, facendo firmare dai piccoli neo-comunicandi l'apposita dedica di omaggio inviata poi a S. Santità. E non meno bella e proficua la fervida partecipazione alla Pontificia Opera delle vocazioni sacerdotali, che tanto s'impone in quest'ora, e che trova modo di farsi conoscere anche dai piccoli, e di raccogliere da loro fragranze di primizie eucaristiche.

Ottima la cura di spiegare in apposita conferenza, all'inizio dell'anno, lo scopo e il programma dell'« Apostolato dell'Innocenza » non solo alle varie squadre degli Oratori, ma anche alle sezioni delle ex allieve, e alle Donne di A. C., perchè esse pure vi portino il loro contributo, specialmente ispirandone l'amore e la pratica ai propri figliuoli, secondo il pensiero delle cartoline (« Mamme fate che i vostri bambini preghino per le Missioni ») diffuse dal Centro dell'Associazione.

Degno di nota, il fervore per assicurare alle Missioni gli aiuti spirituali, ottenendo allo scopo l'assistenza alla santa Messa, in ogni martedì, di un gruppo di oratoriane. Altrove si sono promosse ore Eucaristiche; preghiere recitate anche pubblicamente nelle parrocchie; Via Crucis pei piccoli, e particolare impegno, in centri operai, per l'offerta del lavoro quotidiano.

Svariate le forme per ricordare il pensiero missionario soprattutto al martedì: cartelloni, vignette ; scritte poste nelle aule scolastiche, nei laboratori, nei corridoi o in refettorio. In cappella lo stendardino, in tipi assai diversi, è stato sostituito, talora, da grafici: p. es. la raffigurazione simbolica di Gesù - Lux mundi - che irradia i suoi splendori sul globo terrestre.

Altrove, cartelloni con domande... indovinelli, a forma di concorso, su argomenti missionari, ecc.

E sempre efficaci le adunanze periodiche e le brevi parole di richiamo e di esortazione all'apostolato tenute, settimanalmente, anche negli Oratori, prima del catechismo domenicale.

Un posto di particolare importanza tengono i congressini missionari e tutte le geniali iniziative per rivestire di nuove forme e di nuove attrattive le giornate missionarie, con la preparazione di kermesse e di padiglioni missionari. Bella l'idea di una Mostra missionaria per dar modo alle alunne di esplicare le loro speciali attitudini ed il loro entusiastico amore alle Missioni, con la preparazione di svariate cose : da disegni, fotografie, ricerche e studi su soggetti missionari, a paramenti sacri, biancheria d'altare, vestitini, ecc...

Interessanti le gare su svolgimenti di temi missionari. Divertenti gli itinerari di viaggi aerei alle varie Missioni, presentati anche con relative cartine geografiche, illustrazioni, ecc..., che servirono a raccogliere un bel gruzzoletto per la benzina occorrente.

E per i più piccoli, le figurazioni grafiche, p. es. con cinesini e moretti che salgono gradatamente una scala avvicinandosi al battesimo.

Sempre mezzi d'emulazione e d'aiuto, le gare fra squadre, classi, gruppi, ecc. per la conquista del gagliardetto missionario.

In alcune prime classi elementari si fanno ogni giorno, durante le esercitazioni di scrittura, dieci minuti di perfetto silenzio, scrupolosamente osservato, ed offerto perchè il Signore doni l'efficacia della parola ai Sacerdoti e ai Missionari. Ben curata anche la partecipazione alla settimana di preghiere per l'unità delle Chiese cristiane, alla giornata missionaria mondiale, ecc.

Per le fanciulle e giovanette di maggior età tornarono assai utili le conferenze illustrate con filmine o proiezioni relative; la lettura di stampa missionaria in genere; monografie di date missioni; profili di missionari o missionarie più benemeriti, e di giovanette che più si distinsero per lo spirito d'apostolato ecc. Allo scopo, si sono andate formando, qua e là, vere bibliotechine missionarie...

Non possiamo chiudere queste brevi linee, senza raccogliere qualche espressivo esempio di ciò che può dare la formazione all'apostolato tra i piccoli, sia per la sua stessa efficacia educativa, sia per i frutti che può portare.

« Mamma - diceva una bambina, alla quale non piaceva affatto la minestra di riso - dammene tanta, perchè devo salvare molte anime... una ogni granellino... ».

Una bambina di quattro anni e mezzo, ricoverata in una Colonia permanente, richiesta se soffrisse molto, dopo una dolorosa medicazione, rispondeva: « Sì, soffro proprio tanto; ma non fa niente, perchè soffro per i peccatori... e se domani non guarisco, non fa niente ».

Graziose nella loro candida semplicità certe spontanee preghierine fiorite sulle labbra dei bimbi dell'Asilo: « Caro Gesù, sbianchisci l'anima dei moretti con l'acqua del Battesimo »; « Caro Gesù aiuta un missionario che è stanco... »; « Caro Gesù, fa che i moretti imparino a conoscerti e ad amarti... ».

È commovente il fervore nel moltiplicare le brevi giaculatorie riparatrici ad ogni bestemmia; e l'abitudine del saluto cristiano: p. es. « Sia lodato Gesù Cristo! - Viva Gesù! - Ave Maria Purissima! » nell'incontrare un sacerdote o una religiosa.

È l'apostolato svolto dai fanciulli in famiglia ?

Un bimbo dell'Asilo, continuava a ripetere nel suo lettino la preghiera molto breve e molto semplice: « Gesù, ti amo per quelli che non ti amano... ». Il babbo s'avvicina: « Ma che hai ?... Dormi... ». « Non posso, papà, devo dirla tante volte, per te, perchè non preghi mai... non vai mai in chiesa... ». E il papà, all'indomani, accompagnando il bimbo all'Asilo, diceva alla maestra: « mi indichi un sacerdote; bisogna proprio che vada a confessarmi, se no questo bambino non dorme e s'ammala... ».

Un'altra bambina di 1a elementare: « Perchè, papà, leggi sempre il giornale, e non leggi mai i bei raccontini di Vangelo sul mio libriccino di Religione? ». « Vediamo - disse il babbo scherzosamente - indicami tu quello che devo leggere... ». E la breve lettura indicata dalle mani infantili non restò infeconda.

Anche l'ingenuo saluto: « Buona notte, papà, buona notte, mamma; e... buona notte, Gesù, che nessuno ti offenda... » ripetuto ogni sera con tanto candore, aprì il suo piccolo solco dì luce.

Non parliamo dell'insistenza, che seppe talora operare vere e grande conversioni, per assicurarsi nel giorno della 1a Comunione quella dei genitori e dei parenti.

L'abitudine introdotta in famiglia della preghiera in comune, guidata dalla vocina infantile, fiera di tanta conquista... La sollecitudine per la Messa festiva, e altre pratiche di vita cristiana ricordate dai piccoli.

Fino ai veri eroismi di apostolato, come la fanciulla oratoriana morente - un «Angioletto» - che sul letto di morte, fra spasimi terribili, ripete ai genitori: « Giuratemi che sarete sempre buoni cristiani! ».

O l'altra che, non potendo andare a Messa alla domenica - perchè i genitori glielo vietano a suon di busse -- vi corre al mattino dei giorni feriali appena la mamma è uscita per il lavoro; fa la Comunione quotidiana, andando poi a scuola senza prender nulla; e a chi le osserva che è troppo, quel digiuno prolungato alla sua età, risponde tra un velo di lacrime: «Ma io devo riparare... ! ».

Si dirà, cose da piccoli, e fatte per accontentare i piccoli... È vero: ma sono sempre semi di bene, e ogni seme, per quanto tenue e fragile, ha il suo germe di vita.

ARGENTINA - Al Congresso Educativo Cattolico tenutosi nell'ottobre scorso a Buenos Aires hanno portato il loro contributo, insieme ai Salesiani, anche le Figlie di Maria Ausiliatrice.

L'imponente adunanza si tenne nel pomeriggio del 9 ottobre, in uno dei grandi teatri della capitale completamente affollato di pubblico, dinanzi alle rappresentanze di ben ventidue Nazioni Americane, alla presenza dell'Em.mo Cardinale Arcivescovo Primate dell'Argentina, dell'Ecc.mo Nunzio Apostolico, di parecchi Ecc.mi Vescovi e numerose altre personalità ecclesiastiche e civili. Dopo il discorso del Ministro degli Affari Esteri e Culto, una suora, quale membro del Consiglio Superiore di Educazione Cattolica, con la sua ricca esperienza personale dei problemi educativi, portò la propria voce, di Figlia di Maria Ausiliatrice, in rappresentanza della Sottocommissione femminile del Congresso, e più particolarmente delle centinaia e centinaia di religiose presenti.

Illustrando il compito altissimo della Religiosa educatrice, chiamata per divina vocazione al sacro magistero della scuola, disse come tale compito la porti a collaborare alla maternità soprannaturale della Chiesa, educando le anime giovanette alla vita divina della grazia, per preparare la giovane e la donna di domani, così da essere veramente, secondo l'elogio della Sacra Scrittura: «lampada risplendente sul candelabro santo ». Mise in rilievo le responsabilità gravissime e le difficoltà proprie del delicatissimo mandato, e mostrò come e in qual modo la religiosa educatrice si proponga di assolverlo, per rispondere ai bisogni dell'ora, in cui più che mai la Chiesa e la Patria pongono le loro speranze sulla integra formazione cristiana della giovane.

Nella stessa adunanza, le alunne del Collegio « Maria Ausiliatrice» eseguirono negli intermezzi, fra le trattazioni dei diversi temi, scelti cori, fra i quali l'entusiastico inno « Salve America! » composto da una suora della Casa di La Plata.