BOLLETTINO SALESIANO

ANNO LXXI NUMERO 17 - 1° SETTEMBRE 1947

Padre, Maestro, Pastore = In famiglia: Milano = Apostolato ed eroismi di carità sotto la bufera Dalle nostre Missioni: Giappone = Culto e grazie di Maria Santissima Ausiliatrice = Necrologio

Crociata missionaria = Tesoro spirituale.

Padre - Maestro - Pastore

L'invito del nostro Rettor Maggiore, a promuovere in tutte le Case salesiane ed in quelle delle Figlie di Maria Ausiliatrice un solenne omaggio di preghiere e di filiali attestazioni di affetto e venerazione al Santo Padre Pio XII, ha suscitato un vero plebiscito di devozione dall'estremo Oriente all'estremo Occidente in tutte le istituzioni della triplice Famiglia salesiana.

Noi abbiamo cercato di favorirne l'ispirazione con le pagine dedicate al Papa negli scorsi mesi. Ci pare ora ottima conclusione il riportare le paterne esortazioni che il Papa rivolse ai fedeli di tutto il mondo, il 2 giugno u. s., rispondendo agli auguri dei Cardinali pel suo giorno onomastico. Sua Santità richiamò anzitutto la considerazione degli uditori sull'anno in corso 1947, domandandosi: Quale sarà il giudizio che ne daranno le età venture? Esso è quasi giunto alla metà della sua corsa, e fino ad ora, fino a questo momento in cui vi parliamo, ha forse portato al mondo altra cosa che l'apparentemente inconciliabile antitesi fra la terribile alluvione dei problemi da risolvere, in cui affonda e si impiglia, e la umiliante povertà delle loro soluzioni? Il verdetto della storia - rispose autorevolmente - corrisponderà ai frutti che gli avvenimenti e le deliberazioni produrranno nei mesi dell'anno che restano ancora da percorrere. Le future generazioni lo benediranno o lo malediranno, secondo che esso rappresenterà per la grande famiglia umana un punto di partenza verso il risvegliarsi del sentimento di fraternità, che si attui in un ordinamento di diritto e di pace degno dell'uomo, a tutti utile e da tutti tollerabile, o invece un progressivo decadimento in quelle paludi stagnanti della discordia e della violenza, dal cui fango non possono esalare che i miasmi mefitici e deleteri di nuove e incalcolabili calamità.

Toccando quindi i problemi più scottanti, il Papa affrontò per primo quello della «sicurezza». Si è mai tanto parlato - si è chiesto - di sicurezza generale, che avrebbe dovuto essere il frutto della vittoria? Ma dov'è? Sono forse svanite, o si sono almeno attenuate, l'impressione della incertezza, la paura della guerra? E, deplorate le aberrazioni che mantengono il caos: Come potrebbe - continuò - sentirsi sicura un'Europa, le cui membra fossero in preda alla disperazione ed allo sconforto, oscure e lugubri potenze di disgregazione di cui abuseranno i sobillatori di domani come fecero quelli di ieri? Noi conosciamo purtroppo l'estensione e la gravità degli orrori senza nome, con cui un vinto sistema coprì di desolazione la faccia dell'Europa, nè vogliamo diminuire il cumulo delle sue colpe. Ma come potrebbero i popoli vincitori adottare alla lor volta o tollerare i metodi di odio e di violenza, con cui quel sistema visse ed agì, adoperare le armi, il cui uso in altre mani sollevò la loro giusta indignazione ? E qual uomo sensato vorrebbe mai cercare nella rovina e nella miseria del vicino una garanzia per la propria sicurezza e stabilità ?

Perciò ripetè l'ammonizione fatta in altri precedenti discorsi: La sicurezza, in quanto essa è conseguibile quaggiù, non può avere altra base che la sanità fisica e morale del popolo, il retto ordine pubblico all'interno e, all'esterno, le normali relazioni di buon vicinato. Possano i reggitori degli Stati non lasciarsi sfuggire questa occasione; essa potrebbe (Dio non voglia!) essere l'ultima.

Anche la «prosperità» avrebbe ugualmente dovuto maturarsi come frutto della vittoria. Ma Ov'è essa? - chiese il Papa - Senza dubbio - soggiunse - vi sono paesi in cui le macchine girano con rapido moto e lavorano senza interruzione a pieno rendimento. Produzione, sopraproduzione. È la chiave d'oro di Sesamo, il segreto per cancellare fino agli ultimi vestigi i misfatti della guerra per colmare tutte le voragini che essa ha scavate. Ma - rilevò gravemente - la prosperità delle nazioni non può essere salda e sicura, se non è la sorte comune di tutte. Perciò non è escluso che l'inerzia o la impedita possibilità di scambi, a cui si vedessero costretti alcuni popoli, portino con sè, in tempo non lontano, crisi economiche e disoccupazione anche negli altri.

E la «libertà », non doveva pur essere frutto squisito della vittoria, libertà trionfante sull'arbitrio e sulla violenza ? Ma essa non può fiorire - osservò giustamente - che là, ove il diritto e la legge imperano ed assicurano efficacemente il rispetto della dignità così dei singoli come dei popoli. Intanto il mondo è ancora ad attendere che il diritto e la legge creino stabili condizioni per gli uomini e per la società; intanto milioni di esseri umani continuano a vivere sotto l'oppressione e l'arbitrio. Nulla è per loro sicuro: nè il tetto, nè i beni, nè la libertà, nè l'onore; e così si viene spegnendo nel loro cuore l'ultimo raggia di serenità, l'ultima scintilla di ardore. Richiamò pertanto i fedeli al suo messaggio natalizio del 1944, in cui, affermando che la vera libertà dei popoli dipende da una saggia democrazia, il Papa aveva esposto i sommi postulati di un retto e sano ordinamento democratico. Perchè, constatò amaramente: Oggi non pochi temono che la fiducia in quell'ordinamento rimanga sminuita dall'urtante contrasto fra la e democrazia a parole » e la concreta realtà. Ad evitare tragiche delusioni, consigliò i buoni a tradurre fedelmente in pratica quei postulati, concludendo: Non è ancora troppo tardi perchè i popoli della terra possano con un comune e leale sforzo attuare le condizioni indispensabili così alla vera sicurezza, alla generale prosperità, o almeno allo stabilimento di un modo di vivere tollerabile, come ad un benefico ordinamento della libertà. Un interesse primordiale - sottolineò - rende necessario questo comune sforzo: il bene della gioventù e della famiglia.

La sorte della gioventù.

La Chiesa, tenera madre - osservò il Papa - non è la sola a temere per la sorte della gioventù. In alcuni Paesi, le nuove generazioni soffrono, fin dall'adolescenza, fin dall'infanzia, di languore, di anemia fisica e spirituale, cagionata dalla povertà materiale con tutto il suo corteggio di miserie, dall'insufficienza od anche dall'assenza completa della vita di famiglia, dalla mancanza di educazione e d'istruzione, o finalmente forse dai lunghi anni di prigionia o di esilio. Nei popoli, invece, che vivono in condizioni migliori, pericoli di altro genere - derivanti spesso da eccesso di agiatezza e di piacere - minacciano - e quanto più tristamente! - la salute fisica e morale del giovane. Ma ecco ciò che è più grave ancora e rende il male più difficilmente guaribile: la crisi generale prolungandosi indefinitamente, coi turbamenti che essa provoca, con l'incertezza del domani che fatalmente apporta, semina nel cuore della crescente gioventù la sfiducia verso gli anziani, che fa responsabili di tutti i mali di cui soffre, lo scetticismo a riguardo di tutti i principi e di tutti i valori, che questi ultimi hanno tanto esaltato e le hanno tramandato.

Vi è serio pericolo che numerosi giovani, intossicati da questi fermenti malsani, finiscano con cadere in un assoluto nichilismo. Guai ai popoli il giorno in cui nell'anima della gioventù viene ad estinguersi il fuoco sacro della fede, dell'ideale, della prontezza al sacrificio, dello spirito di dedizione! Per poco che duri unta tale condizione di cose, quale potrà divenire il loro destino ?

La sorte della famiglia.

In simile stato di precarietà e d'incertezza che tende a perpetuarsi - proseguì il Papa - quale può essere anche la sorte della famiglia, di questo naturale vivaio e di questa scuola, ove cresce e si prepara l'uomo del domani? Strazianti notizie ci giungono dai territori più provati sulla miseria della famiglia, della giovane, della donna. Tragica soprattutto è la condizione di quei focolari - se si possono ancora chiamar tali quei gruppi erranti - su cui la fedeltà degli sposi alla legge di Dio aveva attirato una ricca corona di figli. Dopo aver spesso pagato, più che gli altri, il loro tributo di sangue durante la guerra, debbono oggi più particolarmente soffrire le conseguenze della generale mancanza di abitazioni e di viveri. Ora non certo Iddio manca alla sua parola, come insinuano i sogghigni degli egoisti e dei gaudenti; ma la incomprensione, la durezza, il malvolere altrui rendono la vita pesante e quasi insopportabile agli eroi del vivere coniugale. Soltanto, infatti, un vero eroismo, sostenuto dalla grazia divina, può mantenere nel cuore dei giovani sposi il desiderio e la letizia di una numerosa figliuolanza. Ma quale umiliazione è per il mondo essere caduto così in basso, in uno stato sociale così contrario alla natura!

Di fronte a questo quadro straziante, la voce del Papa si accalorò ad invocare solleciti provvedimenti dai responsabili della cosa pubblica i quali non possono ignorare che, senza una famiglia sana e vigorosa, un popolo e una nazione sono perduti. Non vi è nulla forse - proclamò solennemente - che così urgentemente esiga la pacificazione del mondo, quanto la indicibile miseria della famiglia e della donna.

La peggior consigliera: la paura.

E, rilevando che: nel veder succedersi le infruttuose conferenze, allungarsi la serie delle trattative interrotte o differite, i popoli, amaramente delusi nel loro desiderio di ordine, di pace e di ricostruzione, finiscono col perdere fiducia e pazienza, per salvare la catastrofica situazione, il

Vicario di Nostro Signor Gesù Cristo indicò due mezzi: la fiducia in Dio e la coraggiosa cooperazione dei fedeli. «Non temete! » - egli disse. -- Se vi è oggi qualche cosa che deve far paura, è la paura stessa. Non vi è peggior consigliera, specialmente nelle congiunture presenti. Essa non vale che a dar le vertigini, ad accecare, ad allontanare dalla retta e sicura via della verità e della giustizia. Falsi profeti senza scrupoli diffondono con l'astuzia e la violenza concezioni del mondo e dello Stato contrarie all'ordine naturale, anticristiane ed atee, e come tali condannate dalla Chiesa, particolarmente nell'Enciclica Quadragesimo anno del nostro grande predecessore Pio XI. Nè le difficoltà del momento, nè il fuoco incrociato di quelle propagande debbono intimorirvi o traviarvi. La paura, vergognosa di se stessa, eccelle nel travestirsi. Così, in alcuni si vela con l'ingannevole veste di un asserito amore verso gli oppressi; come se i popoli sofferenti potessero trarre vantaggio dalle falsità e dalle ingiustizie, dalla tattica demagogica e da promesse che mai non potranno essere mantenute. In altri, essa si copre con le apparenze della prudenza cristiana, e con questo pretesto resta muta, quando il dovere esigerebbe di dire ai ricchi ed ai potenti il Non licet intrepido, di ammonirli apertamente: Non è lecito, per obbedire alla brama di lucro o di dominio, di allontanarsi dalla linea inflessibile dei principi cristiani, fondamento della vita sociale e politica, che la Chiesa ripetutamente e con tutta chiarezza ha ricordato agli uomini del nostro tempo. A voi soprattutto è rivolto l'invito di collaborare senza riserve all'avvento di un pubblico ordinamento, che attui, in un grado il più possibile elevato, una sana economia e la giustizia sociale, di guisa che ai profittatori delle lotte di classe sia tolta la possibilità di adescare i delusi e i diseredati di questo mondo, dipingendo la loro fede cristiana e la Chiesa cattolica sotto l'aspetto non di alleata, ma di nemica.

La missione del cristiano.

Il Papa ha infine prospettato la missione del cristiano nell'ora presente: Dinanzi alla triste realtà dei funesti e molteplici contrasti - ha detto - che così dolorosamente lacerano oggidì il mondo e gli sbarrano il sentiero della pace, sarebbe ugualmente colpevole di chiudere gli occhi per non vedere o d'incrociare le braccia per non agire, allegando per scusa che non vi è più nulla da fare. Più nulla da fare? - gridò il Papa - precisamente quando i cristiani possono opporre a tante esitazioni dissolventi o soffocanti quel valore intrepido, il quale, più che la felice esuberanza di una ricca natura, è la manifestazione di una forza soprannaturale, alimentata dalle virtù teologali della fede, della speranza e dell'amore? In virtù di questa forza una grande corrente di aria pura passa attraverso il mondo, dissipando l'atmosfera di panico e di pessimismo che minaccia di contaminarlo; gli occhi dissigillati si apriranno alla chiara visione della verità e della giustizia; gli sviati, di buona fede e di buona volontà, scopriranno la strada per uscire da uno stato divenuto quasi intollerabile e incamminarsi verso l'adeguamento dei contrasti apparentemente insormontabili. Poichè per coloro che vedono le cose nella luce dell'ordine divino, non vi è dubbio che anche nei più gravi antagonismi d'interessi umani e nazionali vi è sempre posto per un pacifico accomodamento.

Non è forse questa la missione del cristiano, del cattolico, nel vortice delle agitazioni sociali e politiche del tempo presente? Ecco appunto la ragione dell'odio che nutrono verso la Chiesa tutti coloro che vivendo dei dissensi e dei conflitti, hanno a cuore di attizzarli sempre più. Essi sentono quasi per istinto che la Chiesa, stabilita da Dio come rocca di fratellanza e di pace, non può patteggiare con gli idolatri adoratori della violenza brutale, delle lotte esterne o intestine per la egemonia universale. Questa osservazione dovrebbe essere bastevole per riempire voi, cattolici, di santo orgoglio, poichè l'odio, con cui è perseguita, mette in luce la grandezza spirituale e morale della Chiesa e della sua azione per il bene dell'umanità.

L'amore.

Il Papa chiuse la sua allocuzione con un fervido appello alla crociata dell'amore cristiano che è intenso e vasto come il mondo, e che ha dato tante prove in questi tristissimi anni, ed opera in ciascuno di noi. Lasciò quindi ai fedeli dell'universo la parola d'ordine: « Resistito fortes in fide ». L'avvenire appartiene ai credenti, - egli disse - non agli scettici e ai dubbiosi. L'avvenire appartiene ai vigorosi, che fermamente sperano ed agiscono, non ai timidi ed agli irresoluti. L'avvenire appartiene a coloro che amano, non a quelli che odiano.

La missione della Chiesa nel mondo, lungi dall'essere terminata e perenta, va incontro a nuove prove e a nuove imprese. L'ufficio a voi affidato dalla Provvidenza in quest'ora cruciale non è di concludere una languida e pusillanime pace col mondo, ma di stabilire per il mondo una pace veramente degna al cospetto di Dio e degli uomini...

IN FAMIGLIA

MILANO - Il Giubileo dell'Istituto Sant'Ambrogio.

L'Istituto Salesiano di Milano ha celebrato il cinquantenario della propria fondazione con un ciclo di festività che hanno attirato sull'Opera l'attenzione di tutta la città.

Le feste si iniziarono la sera del 24 maggio quando S. Em. il Card. Schuster, nel bel tempio di Sant'Agostino, incoronò la venerata statua di Maria Ausiliatrice. La chiesa era gremita di fedeli, che non poterono frenare l'applauso quando il Cardinale, con commosso gesto, abbracciò e baciò la statua della Vergine, subito dopo l'incoronazione.

Nel giorno seguente giunse da Torino S. E. Mons. Rotolo, il quale-conferì l'Ordinazione sacerdotale ad un confratello e presiedette l'annuale convegno degli ex allievi. Accorsero più di quattrocento per stringersi attorno a S. E., al sig. Don Ziggiotti, che rappresentava il Rettor Maggiore ed al rev.mo Don Saluzzo, iniziatore e primo Superiore dell'Opera salesiana in Milano. Nel pomeriggio, inaugurazione della Mostra Didattico-Professionale. Intervennero anche il Vice Prefetto dott. Bagnarelli, l'on. L. Meda, il Provveditore agli Studi, l'Ispettore delle Case Salesiane della Lombardia ed Emilia e la signora Ravizza, prima benefattrice dell'Istituto.

Dopo l'inaugurazione, le autorità si portavano nell'ampio cortile, ove già una folla di più migliaia di persone attendeva. La Schola Cantorum dell'Istituto, diretta dai maestri Don Loss e Musso, eseguì l'Inno a Don Bosco del Caudana. Quindi il Direttore -Don Gugiatti salutò gli intervenuti e lesse il telegramma del Santo Padre: « Nella fausta ricorrenza cinquantesimo anniversario fondazione codesto così benemerito Istituto Augusto Pontefice intende esprimere Suo vivo compiacimento per il bene largamente compiuto mentre imparte di cuore Vostra Signoria Superiori Professori allievi et ex allievi Opere Salesiane speciale benedizione apostolica auspicio nuovi copiosi celesti favori per attività sempre più consolante et feconda nella formazione morale intellettuale diletta gioventù et fedeli affidati solerti cure codesta benemerita Famiglia Salesiana. Montini, Sostituto».

Il sig. Don Ziggiotti portò il saluto e la benedizione del Rettor Maggiore; poi diede la parola all'avvocato Dino Andreis per il discorso ufficiale. L'oratore, col suo gran cuore e con la sua eloquenza persuasiva e commovente, avvinse per circa un'ora l'uditorio, che frequentemente l'interruppe con nutriti applausi.

Il giovedì si tenne il convegno degli ex allievi sacerdoti che si iniziò nella chiesa prepositurale con la Messa d'Oro di Mons. Sala, decano dei Cooperatori salesiani milanesi. Fece gli auguri al festeggiato, Mons. Galimberti, Prevosto di Busto Arsizio. Nel salone-teatro seguì la fraterna adunanza, cui presiedette S. E. Mons. Rotolo con Mons. Sala, Don Saluzzo, l'Ispettore delle Case Salesiane della Lombardia, Mons. Galimberti ed il Presidente dell'Unione. S. E. Mons. Bernareggi, vescovo ausiliare, portò la benedizione dell'Em.mo Card. Arcivescovo.

Le feste culminarono con la solennità di Maria SS. Ausiliatrice, ritardata alla domenica primo giugno, e preparata con un triduo di predicazione dal Direttore del Bollettino Salesiano. Le confessioni e le comunioni raggiunsero il numero delle maggiori solennità dell'anno. Celebrarono per i parrocchiani e per gli alunni il Prevosto e Mons. Bicchieraj. Alle 10,30 tenne solenne Pontificale S. E. Mons. Rotolo. La scuola di canto esegui la Messa del M° Loss. Sedeva all'organo il M° Caudana.

Nel pomeriggio, dopo i Vespri solenni cominciò a snodarsi la processione con la statua dell'Ausiliatrice, sul cui capo brillava la preziosa corona, donata dagli amici dell'Opera Salesiana. Numerosa folla assisteva lungo la strada. plaudendo al passaggio della statua della Vergine preceduta dal Clero della nostra Parrocchia, da Mons. Maderna e Mons. Aldé del Capitolo del Duomo e da S. E. Mons. Rotolo. Seguivano numerosi fedeli.

La processione terminò nel cortile dell'Istituto, dove il predicatore del triduo inneggiò ancora all'Ausiliatrice, guida e maestra di Don Bosco e di tutte le opere sue, castellana della Patria nostra, arca sicura della Chiesa, speranza e fiducia del popolo cristiano. Il Vescovo Salesiano impartì la Benedizione Eucaristica.

Alla sera una folla strabocchevole gremì il cortile per godere l'artistica illuminazione, il concerto della banda e lo spettacolo pirotecnico.

Il mattino seguente, solenne ufficio funebre per tutti i benefattori defunti pontificato da S. E. Mons. Rotolo.

La Mostra Professionale rimase aperta al pubblico una quindicina di giorni, ed attrasse parecchie migliaia di persone, le quali espressero la più viva ammirazione.

Tutta la settimana, nel pomeriggio ed alla sera, venne proiettato il film « D. Bosco» a scolaresche, associazioni parrocchiali e pubblico.

Apostolato ed eroismi di carità sotto la bufera.

(Continuazione 1° agosto, pag. 159).

L'Ispettoria Subalpina ebbe perfino l'Ispettore tra le vittime della repubblica: imprigionato insieme al direttore della Scuola Agraria di Lombriasco per l'uccisione compiuta dai partigiani di un giovane repubblicano prelevato in paese.

Il Convitto di Cuneo, confinando colle pubbliche scuole, dovette limitarsi a forme di carità che non dessero troppo nell'occhio: a visite e conforto a gente imprigionata o relegata in campi di concentramento; a raccomandazioni ed istruzioni ad indiziati per sottrarli alla cattura; ospitalità di mensa e di alloggio a partigiani ed a persone in pericolo di rastrellamento. Tre sacerdoti andarono spesso segretamente a confortare coi SS. Sacramenti giovani occultati in casa loro per sfuggire alle deportazioni. Uno di essi, nonostante il divieto nazista, riuscì a confessare un patriota prima della fucilazione. Nei giorni della liberazione prestò cure ai feriti e soccorso a combattenti isolati o in pericolo. Maggiore attività potè svolgere l'Oratorio a favore dei perseguitati, prima della requisizione militare.

Il collegio « Morgando » di Cuorgnè riuscì a togliere di prigione, ospitandolo poi in casa, un povero soldato sbandato; nel febbraio 1944 offerse la direzione per convegni e trattative di liberazione, mentre la città era sotto il presidio tedesco; salvò vari carabinieri sfuggiti all'assalto della loro caserma; imprestò dei letti anche alle formazioni partigiane, ma non li riebbe più. Requisito quasi interamente prima dalla X Mas e poi dai nazisti aiutati dai russi, si vide devastare locali ed orto ed asportare 145 letti. Nell'ottobre del 1944 i nazisti ne destinarono una parte a reclusorio degli ostaggi civili che venivano prelevati dalla città e dai pesi vicini a turni di tre giorni e tenuti sotto l'incubo quotidiano di fucilazione o di impiccagione. Gli stessi superiori subirono a turno imposizioni di lavoro e periodi di ostaggio. Fortunatamente il Comando non vi pose un servizio fisso di piantonamento. Ed un nostro sacerdote si mise a disposizione degli infelici per confortarli, favorire le visite dei parenti e mitigare la detenzione. Poco per volta, riuscì a dar loro libertà nei cortili e nell'orto del collegio procurando giochi di boccie, carte, libri di lettura, comodità di assistere alle funzioni nella pubblica cappella annessa e perfino ore di uscita e riposo notturno in casa. Alle sorprese delle ispezioni se la cavava abilmente, ottenendo anche di chiarire tante situazioni e di alleviare le ansie e le pene di intere famiglie.

Il nostro Convitto di Fossano offerse ospitalità al Comitato di Liberazione Nazionale per le periodiche adunanze clandestine, fattesi quotidiane nei giorni della ritirata nazista; tenne gratuitamente allo studio per due anni due giovani israeliti francesi, diede ospitalità a perseguitati ed a partigiani in ogni occasione.

L'istituto di Pinerolo, che dapprima aveva ospitato gli alunni del nostro Collegio S. Giovanni Evangelista, sfollati da Torino, li dovette poi licenziare perchè venne requisito per 13 mesi dalle truppe germaniche. Tuttavia riuscì a favorire parecchi sbandati con vitto, alloggio e vestito.

La nostra casa di Perosa Argentina, dal febbraio 1943 al novembre 1944, subì dodici parziali requisizioni dai nazirepubblicani. Tuttavia potè aiutare molti giovani che si arruolavano in massa fra i liberatori ed oppose valida e costante resistenza alle violenze e crudeltà delle brigate di stanza o di passaggio. Sacerdoti coraggiosi portarono il servizio religioso ai partigiani dislocati nelle valli. Per confortare le famiglie più angustiate stabilirono un ottimo ufficio di informazioni che spedì ben 320 messaggi.

Però il 10 maggio 1944 ebbero a soffrire uno strazio indicibile. Dodici eroici partigiani, catturati sul Colle della Rossa da una squadra volante nazista, vennero portati in collegio pel processo sommario che finì con la sentenza di fucilazione. Invano il direttore ed altri confratelli si adoperarono per poter dare almeno i conforti religiosi alle vittime. Un capitano nazista ed un maggiore repubblicano li respinsero colle armi alla mano e fecero brutalmente portare gli innocenti alla esecuzione, opponendosi perfino a quell'estremo atto di umanità. I nostri rinvennero poi alcuni documenti per darne la dolorosa notizia alle famiglie. .

L'istituto di San Benigno Canavese potè svolgere una valida assistenza all'intero paese in occasione dei frequenti rastrellamenti cui venne sottoposta la popolazione dal maggio 1944 all'aprile 1945. Il direttore dell'Oratorio visitò due volte i detenuti nelle casermette, confortandoli anche con aiuti materiali. L'Oratorio offerse ospitalità a numerosi partigiani ed imprestò loro per vari mesi anche il camioncino. Ma, il 12 febbraio 1945, repubblicani della «Folgore» invasero violentemente i vari locali e vi misero stanza.

La Scuola agraria di Lombriasco ha passato dei momenti di trepidazione nel periodo repubblicano. Ma l'unico che ha veramente sofferto fu il Direttore, incarcerato per una ventina di giorni in operazioni di rappresaglia. Alla liberazione, due sacerdoti hanno interposto la loro mediazione facilitando la resa di vari gruppi nazirepubblicani ed evitando spargimento di sangue. Per più di un anno uno degli insegnanti fece da cappellano alla 75a brigata Garibaldi, dividendo coi giovani rischi, pericoli e sacrifizi. Chiuse la sua missione solo nell'ottobre 1945 dopo aver provveduto alle salme dei caduti ed al conforto delle famiglie.

Il nostro collegio di Lanzo Torinese vide fin dall'8 settembre il deciso schieramento di militari nel movimento di liberazione e si prestò ad occulatare 46.000 scatole di carne, quintali di viveri ed altri rifornimenti, che poco per volta vennero convogliati nottetempo ai reparti dislocati in montagna. Coraggiosi sacerdoti si tennero in collegamento e riuscirono a svolgere anche un intenso apostolato spirituale col servizio religioso e la diffusione di buoni libri e di foglietti della « Collana Lux ». Questi, ritrovati poi dai nazirepubblicani quando iniziarono la caccia ai partigiani, attirarono al collegio sospetti e controlli. Tuttavia i nostri poterono dar rifugio: ad un capitano degli Alpini che più tardi aiutarono pure ad evadere dal carcere; al cappellano P. Squizzato con alcuni militari dopo il ripiegamento dal monte Soglio; ad altri ricercati politici, nonchè a favorire tutti i giovani che chiedevano di raggiungere le formazioni partigiane ed a tenerli in relazione con le loro famiglie. Ma, il 4 marzo 1944, i nazisti attaccarono il paese con una furiosa sparatoria e bersagliarono anche il Collegio. Rinforzati quindi da reparti di SS. italiani, piazzarono mortai fin nel recinto. La notte di Pasqua, uno scontro improvviso fece un ferito fra le SS e provocò l'immediata rappresaglia con prelevamento di ostaggi e minaccia di incendi. Il Direttore riuscì ad ammansare l'Aiutante Maggiore, che desistette dal feroce proposito e, fatta pace, si accostò lo stesso giorno alla santa Comunione. Nonostante l'aggravarsi della situazione, la maggior parte degli alunni continuò a frequentare le lezioni. Il 7 luglio le forze armate nazirepubblicane occuparono buona parte del collegio e vi trasferirono il presidio coi prigionieri, ostaggi, ecc. facendone un fortino avanzato contro la valle. Allora i superiori si divisero il lavoro. Mentre gli uni continuavano a soccorrere i perseguitati, gli altri cercavano di conciliarsi gli occupanti per evitare vessazioni, sevizie e spargimenti di sangue. Un solo giovane venne fucilato per l'ostinazione di un tenente repubblicano. Sostituito questi da uno più ragionevole, un nostro sacerdote potè occuparsi più direttamente dei carcerati e degli ostaggi, chiarire tante situazioni, mitigare provvedimenti e consolare tante famiglie. Un altro si mise completamente a servizio delle formazioni partigiane della val d'Usseglio, prendendo residenza a Margone, e, di là, prodigando il sacro ministero agli ospedaletti di fortuna ed ai dislocamenti vaganti fino alla val Susa. Un terzo andò a supplire il parroco di Chiaves che, dopo aver provato per più di un mese il famigerato cercere di via Asti in Torino, doveva tenersi alla macchia per non soffrir di peggio. Come cappellani, vissero tutti i disagi, i pericoli e le angosce della loro arrischiata missione, facendo un gran bene tanto in mezzo ai partigiani quanto in mezzo alle popolazioni per cui erano l'unica difesa durante le rappresaglie. Il loro diario basterebbe da solo a riempire più di un numero del nostro Bollettino ed offrirebbe documenti interessantissimi per la storia. Il Direttore, mentre tentava di salvar le scuole ed il funzionamento almeno parziale della vita di collegio, metteva tutta la sua diplomazia a servizio delle vittime delle alterne vicende che si aggravavano di giorno in giorno. In luglio i nazisti cedettero il posto in collegio ad un gruppo di sfegatati SS allievi ufficiali repubblicani che infierirono in città e nelle valli preparando il terrore del settembre.

Agli SS italiani, in ottobre, successero i Russi che pretesero subito fra gli ostaggi un sacerdote. Si offerse spontaneamente, e per tutto il tempo, lo stesso Vicario di Lanzo, Teol. Frasca. Fu un periodo di stragi nelle vallate. I nostri riuscirono a salvar parecchi condannati a morte. Ai Russi succedettero paracadutisti della « Folgore » che furono i più rabbiosi contro i partigiani. Però anche nella esecuzione di Ciriè, i nostri riuscirono a salvarne dodici dalla fucilazione. Gli ultimi ad occupare il collegio furono gli alpini della « Monterosa » battaglione « Morbegno ». Con una tattica insidiosa a base di travestimenti e di imboscate, fecero molte retate di partigiani. I nostri, oggetto di sospetti e di diffidenza, si videro ridurre la loro benefica influenza. Due perquisizioni, per fortuna, ebbero esito negativo. Precipitando gli avvenimenti, gli alpini si squagliarono. Il Direttore coi confratelli scese in paese a difendere il magazzino delle armi. Poi, col Vicario ed un bravo Maggiore, riuscì a persuadere il Co mando nazirepubblicano ad arrendersi e ad evitare un'inutile, sanguinosa resistenza, consegnandosì come prigionieri di guerra. Il paese, grato di questa composizione e dell'opera svolta per mantenere l'ordine dopo la liberazione, mentre in collegio si sistemavano e si riorganizzavano le formazioni partigiane, conferì al Direttore la cittadinanza di Lanzo.

Subito però si ebbe a deplorare il traviamento di un gruppo di giovani dai 10 ai 18 anni che, dopo aver reso preziosi servigi alle formazioni partigiane nei giorni del maggior pericolo come staffette, informatori, ecc., finì per organizzarsi al furto e alle rapine, creando il panico in tutto il paese. Non risparmiava neppure il nostro collegio, che era più che benemerito della liberazione. Esterni e semiconvittori si videro più volte presi d'assalto da violente sassaiole; chierici e sacerdoti, insultati e maltrattati. Poco mancò che un confratello lasciasse la vita sotto un diluvio di pietre. Una domenica pomeriggio - luglio 1945 - fecero addirittura irruzione in una sala di ricreazione, con intenzioni minacciose. La grazia del Signore li aspettava. Cominciarono a capire che i preti non sono quella peste che gli empi vorrebbero far credere. Il chierico, sfuggito, grazie alle sue buone gambe, alla sassaiola, riuscì a guadagnarli ed a farsi accogliere nella loro banda.

Essi si affezionarono all'istituto, presero a frequentarlo, prima saltuariamente e poi più regolarmente. Per farla breve: alla scuola di Don Bosco ritornarono buoni. Non più bestemmie, nè parole turpi; non più provocazioni, nè rapine. Ben presto comparvero anche nella chiesa parrocchiale ad assistere alla Messa con vera edificazione. Poichè la maggior parte delle loro famiglie erano veramente bisognose si convogliò la beneficenza anche nelle loro case. Essi videro così il collegio devolvere a favore dei poveri 15.000 lire che la popolazione aveva raccolto ed offerto al direttore per la riparazione dei danni subiti dall'occupazione nazirepubblicana; videro i soci della Conferenza di S. Vincenzo prodigarsi nell'apostolato della carità; e furono conquisi. Il primo venerdì di settembre tutti, meno uno, si accostavano devotamente ai santi Sacramenti. Poi consumavano in collegio una buona colazione. Divennero la cellula di un vero Oratorio che continuò a prodigare loro non solo l'istruzione religiosa, sana educazione e gaie ricreazioni, ma anche corsi speciali di lingua e di aritmetica, col proposito di portarli ad una buona posizione sociale. Non è a dire la soddisfazione del paese e la gioia delle loro famiglie. (Continua).

Dalle nostre Missioni

GIAPPONE

(Continuazione: vedi Bollettino del 1° agosto pag. 162).

Continuando la nostra visita, passato il valico (700 m.) che divide la provincia di Miyazaki da quella di Oita, dopo una settantina di gallerie, degradiamo nella pianura di Oita. Magnifici paesaggi di monte e di mare, bianche squarciate montagne pel cemento, aranceti... Man mano che ci avviciniamo a Oita, si susseguono cittadine che potrebbero dirci la storia dei primi missionari, che divulgarono il cattolicismo in Giappone e nella nostra Prefettura. Ed eccoci a Oita. Alla missione restano ancora le tracce della distruzione per bombe del 16-VII-45. Ma l'attività indomita di D. Figura e D. Moro hanno fatto risorgere come per incanto casa, chiesa, asilo, salone per i giovani. C'è però la minaccia di doverci trasportare in altra zona per costruzione di strade. La cristianità si viene ricostruendo ed aumentando improvvisamente per la venuta da Nagasaki di numerose operaie cristiane in una grande filanda. È più che promettente il numero dei catecumeni che dal mattino alla sera tengono inchiodato il missionario per l'istruzione con un susseguirsi consolante. E difficile, in Giappone, per tanti motivi, poter istruire a gruppi, secondo il detto missionario: « In Giappone non si pesca alla rete, ma alla lenza ». Buona propaganda fu tenuta con concerti in tutta la zona, con accademie, con la buona stampa: ed ora le forze sono riunite per una buona organizzazione dei giovani. Nell'approssimarsi delle feste centenarie della venuta di S. Francesco Saverio in Giappone

(15 agosto 1549) d'accordo con S. E. l'Amm. Ap. si va concretizzando un vasto programma commemorativo, che include l'erezione di qualche residenza in qualcuno dei luoghi storici della zona, e pubblicazione di memorie storiche sull'argomento. Ora la cura della missione è affidata a D. Moro e D. Scrazzolo.

Al marzo 1947 sono notati: fedeli 250; batt. 36; cres. 15; matr. 7; def. 7.

Beppu..- La ferrovia o il tram elettrico lungo la sponda del mare ci trasporta a Beppu, la città delle acque termali, dei fanghi. Attualmente gli Americani vi si sono stabiliti in gran numero. Il lavoro della Missione viene riorganizzandosi in attività molteplice, che occupa da mane a sera D. Martelli Corrado, D. Castiglioni, guidati dal nostro D. Lucchesi. Cristianità, due case delle F. di M. A., l'opera della Nagata, l'ospedale cattolico, eventuale lavoro per gli americani cattolici, il segretariato per gli ammalati, visite agli ospedali, la musica, i catecumeni ecc., danno un consolante lavoro, non privo di frutti: lavoro delicato, data la sua natura e l'ambiente dove si svolge: città del piacere, degli ammalati, dei forestieri, che vi accorrono da tutte le parti dell'estremo oriente (nell'anteguerra si valutava ad una circolazione annuale di 2 milioni di visitatori).

Al marzo 1947: fedeli 350; batt. 100; cres. 21; matr. 7; def. 28.

Sarebbe interessante, come per la zona di Miyazaki, fare una visitina alle semiresidenze, presso le famiglie dei cristiani distanziati per cui è una vera festa la venuta del missionario.

È in queste visite che si può constatare davvero la difficile condizione in cui si trovano questi crisitani per conservarsi e perfezionarsi nella fede. Ma, per non dilungarmi troppo, passiamo senz'altro a:

Nakatsu. - La bella chiesa (è la più bella della missione) e i nuovi locali della missione si presentano subito all'occhio, contrasto stridente coi pochi resti bruciati dell'orfanotrofio. Non più l'allegro gridio dei nostri orfanelli, piovuti nel dopo guerra da tutto il Giappone, specie dalla zona di Osaka. Dopo il disastro, si sono trasportati ad Osada Koen, vicino a Nakatsu, in aperta campagna, luogo certo più adatto per loro, se al Signore piacerà dar loro qui dimora stabile. La cristianità anche a Nakatsu sta riorganizzandosi. D. Demleitner lascia il posto a D. Gallo, così potrà mettere tempo, forze e cuore per i nostri poveri e cari orfanelli. Nakatsu è sempre stato un posto difficile e spinoso asssai per l'apostolato, ma vi si nota un consolante risveglio.

Al marzo 1947 notiamo: fedeli 16o; batt. 53; cres. 47; matr. 3; def. 8.

Un trenino ci porta all'Orfanotrofio D. Bosco. I nostri piccoli amici, che ci hanno veduto di lontano, ci vengono incontro guidati da D. Broccardo e ci accolgono coi saluti di costume e con allegre canzoni, anche italiane. I più piccoli con D. Perego e il ch. Abe giapponese (uno dei primi ragazzi a noi affidati un 15 anni fa proprio a Nakatsu) ci attendono sull'uscio, mentre il buon coad. Miyahara viene colla sua squadretta dei più grandicelli dal campo, ove ha finito di piantare le patate. Pietà, studio, lavoro avvince in un cuor solo questa istituzione che vive dello spirito di famiglia salesiano. Molti studiano il catechismo e una buona metà ha già ricevuto il battesimo. Si è ottenuta l'autorizzazione per la Scuola elementare interna, data la condizione speciale loro. L'avvenire ? Proprio sul partire viene in camera il più grande, che mi dice: « Desidero da oggi e domando formalmente di essere aspirante, per diventare, se a Dio piacerà, buon Salesiano ». Dio lo voglia!

Ora, eccole qualche notizia del lavoro salesiano compiuto al marzo 1947 fuori missione. Le trasmetto i dati raccolti prima della partenza per il Capitolo generale.

A Tokyo i Salesiani hanno le seguenti opere:

1) La parrocchia di Mikawajima comprendente la parrocchia con varie opere sociali riconosciute legalmente e comprendenti: Oratorio, dopo scuola, scuola serale di lingue (150 alunni), Asilo d'infanzia (120), assistenza ai bambini (25). Vi lavorano: Sac. 2; maestre 6.

L'edificio e la chiesa furono gravemente danneggiati dalle conseguenze della guerra, ed il nostro infaticabile D. Bovio sta aggiustandola, mentre D. Rossi, aiutato da qualche volenteroso, sopporta il pondus diei et aestus per far rivivere le varie opere, che subirono durante la guerra ferite profonde. È intenso il lavoro per i numerosi catecumeni, vari dei quali con gioia comune raggiunsero già la meta. Fino alla partenza (aprile 1947) dei marinai italiani D. Bovio lavorò assai in tutti i sensi per aiutarli, ed anche per aiutare le Opere salesiane, stabilendo contatti e relazioni colle competenti autorità. Buon sussidio al lavoro di apostolato è pure il Dispensario tenuto dalle Suore Bernardette di P. Flaujac, annesso alla parrocchia.

2) Noviziato e Studentato S. Cuore. - Quest'anno al 30 gennaio il Noviziato riaprì i suoi battenti ed accolse un primo gruppo di aspiranti del dopo guerra (ch. 5; coad. 3). Per quali vicende e prove il Signore esperimentò questi cari figliuoli sarebbe argomento degno di esser tramandato alla storia. Per ignem et aquam eduxit eos in refrigerium. Deo gratias!

Lo Studentato non rifornito da anni da elementi stranieri, privato di tutti gli elementi giapponesi (militari o militarizzati) viene conducendo in porto i pochi rimasti. Le vicende del dopo guerra le sono note da relazioni precedenti. Il ritmo della scuola è regolare; si cerca anzi di intensificarlo, dato il piccolo numero degli allievi, che permette cure più particolari ed affiatamento fra insegnanti ed allievi. Questi cari chierici poi, con gran sacrificio, ma volentieri, si prestano per i lavori materiali, che assicurano la vita materiale della casa, aiutando essi il bravo coad. Rosso, capo agricolo e dirigente della piccola azienda, ma specialmente prestandosi per i grossi lavori di riattamento ed, ora, di trasporto dell'or fanotrofio D. Bosco... Il Signore ha disposto che così venissero esercitandosi in lavori che saranno forse loro necessari in futuro. Ciò non toglie che ai lavori dei campi o di costruzione e di disfacimento possano far seguito buone esecuzioni o alla radio o nei saloni o nelle chiese della capitale. Bravi figli di D. Bosco, si adattano coi loro superiori a fare un po' di tutto. Non posso però tacere dell'attività che vengono svolgendo in altro campo i sacerdoti oltre l'insegnamento regolare: la cura cioè di numerosi catecumeni, il lavoro negli ospedali e in alcune cappellanie di Suore o in aiuto dei cappellani militari americani e l'intenso lavoro della stampa, di cui farò relazione a parte.

La statistica al marzo dà per il Noviziato: Sac. 2; ass. 1; nov. 7. Per lo studentato: Sac. 5; coad. 3; teol. 4° corso 2; 3° corso 4; fam. 2; batt. 15; catec. 30.

3) La Scuola professionale D. Bosco e la Società editrice D. Bosco. - (D. Bosco-Sha). La scuola è pareggiata alle governative e conta 207 allievi divisi nei cinque corsi (rispettivamente: 40, 70, 40, 39, 18) nelle due sezioni stamperia e falegnami. Nel 1946 furono diplomati per fine corso 23. Buon numero studiano la religione e qualcuno già ricevette il battesimo. L'oratorio festivo (come da relazione precedente) vi è pure fiorente con 16o allievi. Il personale di casa è dato da Sac. 5; ch. 2; coad. 3; fam. 2; aspir. 2; insegn. ed operai est. 6. Il massimo sviluppo è nella parte stampa e già si viene studiando la possibilità del distacco dalla Scuola dell'editrice D. Bosco, facendola autonoma. Come pure necessita (come a Miyazaki per la Scuola media) lo sviluppo dell'edificio scolastico e di tutto il materiale scolastico. Al momento attuale occorrerebbero montagne di carta per inondare il Giappone di buona stampa cattolica. Ormai l'editrice D. Bosco si è affermata pienamente in Tokyo e in Giappone, grazie al lavoro dei confratelli della casa, e all'umile, ma indefesso e amoroso lavoro dei nostri bravi coad. Forner e Naji. Il lavoro di redazione è affidato in modo speciale al nostro D. Barbaro, coadiuvato anche da altri volenterosi confratelli e dalla buona prof. Tobata, vera apostola della stampa e attiva cooperatrice salesiana, ottima penna. Con lei buon gruppo di volonterosi scrittori si vengono unendo intorno a D. Bosco scrittore. La ripresa del Bollettino Salesiano e delle Letture cattoliche, i commenti dei Vangeli e Atti degli Apostoli, la ristampa di altri libri, la collezione filosofica e pedagogica in preparazione, ecc. richiamano sempre più l'attenzione del pubblico pagano sulle nostre edizioni. Oh se potessi farmi sentire da chi potesse e volesse fare opera di vera ottima necessaria propaganda di buona stampa, procurando alla nostra stamperia migliaia di risme di carta! Provi anche lei, amato Superiore, ad interessare qualche anima buona sull'argomento. Abbiamo già tutti i permessi per l'introduzione del materiale carta in Giappone.

L'attività dei nostri confratelli in questo campo è degna di esser segnalata ed esser messa all'ordine del giorno. Nell'immediato dopo guerra furono stampati 70.000 libri, fra gli indicati in precedenza.

4) L'Orfanotrofio D. Bosco è però certo quello che gode le simpatie di tutti i confratelli, che lo considerano come opera propria, perchè voluta dal Papa, dai Superiori, la più propria del nostro spirito salesiano. In altre relazioni le ho parlato degli inizi, delle fasi di sviluppo, dello stato attuale dell'opera, ora in pieno trasloco. Quanto per quest'opera si siano sacricati D. Tassinari e i suoi valorosi aiutanti D. Lopez, D. Manhard, il ch. Matsuo e i nostri bravi Camnasio e Romelli, lo sa il Signore, ed il Signore li rimeriti secundum potentiam et justitiam suam.

Lavorano ora per l'opera: Sac. 4; ch. 2; coad. 2; asp. 4; fam. 6; all. 6o. Prestano pure l'opera loro caritatevole per i piccini: Suore della carità di Miyazaki 4; aiutanti 4; all. 14.

Le interessanti relazioni del nostro D. Tassinari ed altre che faranno seguito le dicano quanto i Salesiani del Giappone vogliono fare e fanno per l'opera tanto cara al suo cuore.

I Salesiani si prestarono pure per la cura spirituale delle F. di M. A. nella loro trasmigrazione a Yamanaka, come rifugio delle loro opere durante la guerra (vi lavorarono D. Broccardo e D. Martelli Corrado). Continuano ora (vi è incaricato il nostro D. Frantzen) nella nuova loro dimora ad Akabane (Tokyo), che è in procinto di diventare un centro magnifico di espansione della loro opera in Giappone.

In altra relazione le parlai del bel lavoro compiuto dai Salesiani per i nostri cari connazionali marinai fino al loro ritorno in Italia nell'aprile dello scorso anno.

Ma specialmente nel 1943 i nostri D. Liviabella, D. Martelli Archimede e coad. Maccario si prestarono per la cura dei giapponesi ed italiani a Dairen (Manciuria) nel lavoro parrocchiale in sostituzione dei buoni e zelanti PP. di Maryknol. Forse il Signore ha permesso questa emigrazione per gettare le basi dell'entrata, a tempo opportuno, di D. Bosco anche in Manciuria. Sappiamo che sono vivi, che stanno bene, pur non potendo ancora direttamente comunicare con noi e coi loro cari.

Come già ebbi ad annunciarle, durante la guerra, le ricerche per un luogo di rifugio per i nostri giovani confratelli diedero per risultato la fondazione di un'altra casa in provincia di Nagano, di cui già le feci relazione. La casa di Nogiri, benchè non abbia ancora una destinazione fissa, è in ottimo posto. Come casa riposo, luogo lontano dai rumori del mondo, può servire ottimamente per gli esercizi spirituali o come casa di formazione.

Il nostro D. Bovio con D. Caldiroli e il coad. Camnasio l'hanno riattata, completando anche tutto il secondo piano, per cui può alloggiare comodamente anche una sessantina di persone. Al momento vi risiede un sacerdote e un chierico e qualche aiutante per i lavori del terreno annesso.

Già le accennai quanto i Salesiani fecero nell'aiutare, nel dopo guerra, le diocesi di Osaka e di Fukuoka col prestare personale per l'insegnamento nei rispettivi seminari (Don Manganelli, D. Tassan, D. Manhard) o come parroci a Moji (D. Manhard: ora da Nakatsu vi si continua il servizio domenicale) ed a Kurume. Il nostro D. Bernardi è riuscito ad organizzare in pieno questa residenza missionaria, corredandola di opere di Azione cattolica e di beneficenza (ospizio pei vecchi, per orfani di guerra, dispensario ecc.) fino all'arrivo del missionario francese di ritorno dopo la guerra. Fu certo per i poveri Salesiani un grande onore cooperare nel lavoro per le vocazioni giapponesi, e buona occasione per far conoscere D. Bosco ed estendere l'opera della cooperazione salesiana per la gloria di Dio e per la salute delle anime.

Ma non sarebbe completa la mia povera relazione se non accennassi a lavori speciali compiuti dai nostri confratelli dall'immediato dopo guerra a tutt'oggi. A tempo opportuno segnalai tali manifestazioni, che meritano, non fosse altro a titolo di cronaca, di essere riassunte.

Le è nota l'attività editrice-tipografica dei nostri in vari campi. Il nostro D. Marega ci regala un volume di 500 pagine riassumente documenti importantissimi dell'epoca delle persecuzioni in provincia di Oita. D. Barbaro i commenti al Vangelo di S. Matteo, di S. Giovanni e agli Atti degli Apostoli; I promessi sposi di Manzoni; Cristo di Adam; Benhur, Ricordo materno e vari volumetti delle Letture cattoliche. Idem D. Tassinari, D. Romani, D. Mantegazza per le Letture cattoliche; D. Marega, D Romani e D Tassinari hanno pubblicazioni ed articoli interessantissimi in riviste locali, e sul nostro Bollettino Salesiano in relazione a punti storici della primitiva Chiesa in Giappone. Il sottoscritto presenta articoli scientifici e pubblicazioni musicali di ogni genere. D. Frantzen un nuovo lavoro biblico.

Come vede una buona fioritura di attività intellettuali che interessano o direttamente o indirettamente la vita missionaria in Giappone e che danno modo di esplicare attitudini specifiche a vantaggio degli studi o della propaganda stampa. Ma il mio povero elenco non è completo. Altri confratelli, non esclusi i nostri chierici stranieri e giapponesi, vengono raccogliendo materiale, traducono, sgrossano, preparano e così... si allenano pel futuro. Non posso tacere altre caratteristiche attività dei miei cari Confratelli. 1) Le conferenze periodiche interessanti dal punto di vista religioso, educativo, pedagogico, a gruppi speciali di studenti e insegnanti delle scuole medie e superiori (D. Barbaro e D. Tassan), ai detenuti (D. Cavoli), agli operai (D. Antolin).

2) L'iscrizione ed attiva cooperazione ad associazioni culturali di vario genere nelle rispettive residenze, in base al principio: « Non vengono a noi? Andiamo a loro».

3) Il lavoro regolare di propaganda negli ospedali. Il nostro caro ch. Hayakawa obbligato per lungo tempo a stare all'ospedale di Beppu, si trasforma in piccolo apostolo dei degenti. Così D. Akimoto settimanalmente conforta gli infermi di un ospedale di Tokyo, e già ne ha condotto vari alla fede. Ma non posso non ricordare il nostro D. Crevacore, che tra le dure materialità del suo ufficio di prefetto dello studentato, oltre l'insegnamento, trova modo di donarsi con amore sacrificato ai suoi cari ammalati.

Già una piccola comunità cristiana di oltre una cinquantina si è venuta formando nell'interno dell'ospedale; già si vede biondeggiare la messe abbondante, speranza di buon raccolto e degna rimunerazione del lavoratori.

4° Il nuovo impulso ai nostri concerti musicali di propaganda e beneficenza.

Accolga, amatissimo Padre, il modesto lavoro dei suoi figli lontani. Piccole cose... che vuole ? siamo davvero piccoli con tutti i difetti dei piccoli, e non possiamo offrir altro. Ma il Signore conosce i nostri desideri ardenti di bene e speriamo sia contento, e continui ad aiutarci e benedirci. Ci ottenga colle sue preghiere questa grande grazia.

Suo nel Signore aff.mo Mons. V. CIMATTI, Ispettore Salesiano.

CULTO E GRAZIE DI MARIA AUSILIATRICE

CASOLI DI CHIETI (Abruzzo) - La Madonna di Don Bosco.

Nel gennaio 1915, in Càsoli di Chieti si cominciò a celebrare la Messa in onore di Maria Ausiliatrice nell'ultima domenica del mese, e si continua tuttora, dopo oltre trent'anni.

Sulla fine della prima guerra mondiale, profughi veneti ospitati in paese, vedendo in chiesa il quadro di Maria Ausiliatrice, commossi, vollero deporre i loro ori ai piedi della « loro Madonna », come essi la chiamavano, e questo fatto, insieme alla lettura del Bollettino Salesiano e del periodico Maria Ausiliatrice, servì molto ad accrescerne la divozione.

Venne intanto la seconda guerra mondiale e il paese si trovò stretto nella morsa tedesca, lungo la vallata del Sangro. All'approssimarsi dell'uragano la gente aveva implorato l'aiuto divino con triduo, processione di penitenza e preghiere speciali all'Ausiliatrice. Presto cominciarono gli sfollamenti nei paesi d'intorno, ma Casoli non sfollò.

La mattina del 14 novembre, alle ore 10,15, una formidabile e prolungata esplosione scosse tutto il paese, che rimase coperto, in parte, da una densa nube di fumo. Un deposito di munizioni tedesche era esploso, con gravi danni materiali e una quindicina di vittime tra tedeschi e civili.

L'accaduto, purtroppo doloroso, fu la salvezza del paese. I tedeschi furono costretti a ritirarsi, senza poter opporre un'efficace resistenza, che avrebbe aumentato le vittime, costretto allo sfollamento e causato la rovina dell'abitato. Difatti, dal 25 al 28 novembre, si ebbe su Casoli il duello tra le artiglierie nemiche, seguito dalla ritirata tedesca e dalla liberazione del paese rimasto incolume per la protezione di Maria SS.

Sono da notare le due date. Il 14 novembre ricorreva la data mensile della festa di Maria Ausiliatrice, che si celebra solennemente il 14 maggio in una contrada del paese, dove le è eretta una divota cappella; il 28 novembre era l'ultima domenica del mese, in cui è solita a celebrarsi la Messa in onore di Maria Ausiliatrice. La cappella, benedetta nel 1930, sorge ove passò più furiosa la guerra, e guarda il paese, quasi la Madonna di Don Bosco abbia voluto porsi a sua difesa dagli orrori di morte, che hanno sconvolto e insanguinato quel pacifico lembo d'Abruzzo.

Grazie attribuite all'intercessione di MARIA AUSILIATRICE e di S. GIOV. BOSCO

Raccomandiamo vivamente ai graziati, nei casi di guarigione, di specificare sempre bene la malattia e le circostanze più importanti, e di segnare chiaramente la propria firma. Sarà bene, potendolo, aggiungere un certificato medico.

Non si pubblicano integralmente le relazioni di grazie anonime o firmate colle semplici iniziali.

In quelle ore tormentose pregavo l'Ausiliatrice.

Nel pomeriggio del 3 maggio 1943 mi recavo in tram da Cambiano a Torino. Alla fermata Fioccardo, mentre ero intento a leggere il Bollettino Salesiano mi vedo a fianco un ufficiale delle SS tedesche che, con cipiglio fosco, mi chiede la carta di identità. Presento i miei documenti, tutti in punto. « Non essere in regola... ». Vane le mie proteste. « Dover venire con me...». Scesi dal tram, quegli parla con un suo compagno, mi caricano su d'un auto e mi portano in Questura. Ivi l'addetto trova le mie carte a posto ma il tedesco insiste: « Aver detto male di me e mi schiaffeggia ogni volta che tento di contraddire alle sue parole. Interviene in mia difesa un ufficiale italiano. Irritato ancor più, quegli grida: « Portarlo subito al Comando generale tedesco e mandarlo in Germania ». Risalgo in macchina con lui e sento che l'ufficiale italiano sussurra all'autista: - Portatelo al Commissariato di Borgo S. Paolo, nel frattempo io telefono... - Giunti nei pressi del Commissariato, il mio persecutore si alza e grida: « Non Commissariato, ma Comando Tedesco». Bisogna andare là. C'è una moltitudine di poveri italiani rastrellati al par di me, che attende. Quel tale, presentandomi ad un interprete, dice irritato: « Questi aver detto male di me, e partire domani per Germania, capito? ». E sale di corsa al piano superiore.

L'interprete, scambiate alcune frasi col tenente italiano che mi accompagna, esamina i miei documenti, sente il mio esposto veritiero, restituisce all'ufficiale le mie carte e spingendomi fuori: « Presto, subito in macchina, e torna in Questura ».

In questura questa volta posso parlare ed essere ascoltato senza botte. Dopo un regolare verbale mi lasciano libero soggiungendo queste testuali parole: « Andate, ma sappiate che siete sfuggito da quelle mani per pura grazia ».

Ne ero convinto, poiché durante tutte quelle ore di tormento non avevo fatto altro che pregare la Vergine Santa Ausiliatrice e raccomandarmi a Don Bosco.

Portato in macchina dalla Questura stessa feci in tempo a salire su l'ultimo tram che partiva per Moncalieri.

Con sincerità di cuore rendo pubblica la grazia allora ricevuta per debito di riconoscenza ed a maggior gloria di Dio.

Moncalieri, 17-II-1947.   GIOVANNI Busso. Tornò sano alla casa dond'era uscito quasi cadavere.

Trionfo di fede e di scienza.

Nella notte del 21 ottobre u. s. mio figlio Ermete Moroni, fu colpito da forti dolori, per ulcera duodenale perforata. Chiamato il Dottore, questi lo trasportò d'urgenza, da Levaldigi, frazione di Savigliano, all'Ospedale Maggiore di Fossano, per operazione, conoscendo il grave stato del malato.

Il mattino seguente, sapute le sue condizioni, corsi all'Ospedale e trovai mio figlio in uno stato pietoso. Gli promisi che durante l'operazione avrei sempre pregato S. G. Bosco che gli desse forza e coraggio. Assentì col capo ed io corsi alla Cappella dei Salesiani, nel Convitto Civico, che in quel momento era deserta. Pregai S. G. Bosco col tremito in tutta la persona. Reprimevo i singhiozzi e, guardando sempre più il volto benevolo del Santo, scese in me una dolce speranza. Due ore stette mio figlio sotto il ferro del Chirurgo. Avvertii suo fratello a Cuneo, del grave stato in cui si trovava, ed egli, per sua particolare divozione lo votò anche a S. Giovanni Bosco. Seguirono giorni di angosciosa attesa in un miglioramento, giacchè lottava colla morte: come mi disse la Madre Superiora dell'Ospedale. Solo i familiari potevano visitarlo, mentre sempre lo assistette la moglie, ma nessuno poteva parlare Le nostre fervorose preghiere continuarono a Don Bosco, che ci fece trovare tre bravi volontari del sangue e, dopo le trasfusioni, mio figlio ebbe un miglioramento notevole.

Il 6 novembre u. s. egli scendeva le scale dell'Ospedale, al mio braccio, con passo più fermo del mio; saliva in automobile per ritornare a Levaldigi, colla moglie, dove essa fa scuola; per riabbracciare i suoi tre bambini; in quella casa da cui era uscito, quasi cadavere, nel precedente mese. Lo stesso chirurgo lo disse un miracolato. Ringrazio pubblicamente San Giovanni Bosco, invio un'offerta per le Opere Salesiane e lo prego a continuare la sua protezione sulle nostre famiglie!

Fossano, 12-1-1947. PAOLINA Mo v. MORONI. Per la vita e per l'onore.

Assieme a tutta la mia famiglia ringrazio la buona Mamma Ausiliatrice e San Giovanni Bosco per averci protetti miracolosamente durante l'immane flagello della guerra.

Il 10 settembre del 1943, mentre risalivo le montagne di Formia, dopo la distruzione della mia casa, e il mio pensiero volava alla Madre del Cielo, vedo apparire improvvisamente uno stormo di apparecchi che bombardano i dintorni a tappeto.

Trascinato da una forza soprannaturale mi precipitai in un vicino oliveto in cerca di riparo. Scoppi paurosi sconvolgevano il suolo, falde di terra m'investivanno e schegge sibilanti mi sfioravano il capo: io però fui illeso.

Il 27 novembre dello stesso anno una squadra di S. S. inizia un'opera di rappresaglia su di noi. Circondata la nostra zona, falciano a colpi di mitraglia ogni essere umano. Io, col nome di Maria Ausiliatrice sulle labbra, mi getto carponi tra i cespugli, mentre le pallottole mi passano rabbiose sulla testa. Stetti immobile per quattro ore. Finalmente i mitragliatori si ritirarono; e io, non scoperto, fui ancora salvo.

22 maggio 1944 Arrivo delle truppe alleate. Noi avemmo la sfortuna di ricevere i Marocchini, gente barbara.

Un giorno alcuni di questi m'intimarono di consegnar loro le mie figlie, pena la morte. Io, fidando sempre nell'Aiuto dei Cristiani, negai, e mi offersi a volontaria morte, pur di difendere l'onore mio e delle mie figliole. Essi allora malvagiamente misero le mani sulle mie figlie. Io mi lanciai per liberarle, ed esse, stringendo nelle mani l'immagine della Vergine, fuggirono lontano. I Marocchini si sfogarono su di me malmenandomi, senza che io sentissi alcun dolore. Accorsero altri amici in mia difesa; e noi coi pugni, gli altri colle armi, si lottava, mentr'io invocavo in aiuto la Madonna e Don Bosco. Alla fine un soldataccio furibondo scaricò sul nostro gruppo la sua pistola che ferì a morte un nostro uomo. Alla vista del sangue i Marocchini fuggirono. Quel sangue salvò noi tutti.

Grazie infinite ai nostri Celesti Patroni

Non potendo attualmente, prometto un'offerta alla Madre Ausiliatrice; e farò collocare una statua di S. Giovanni Bosco nella Chiesa di S. Maria in Fondi.

Desidero che vengano pubblicate queste grazie.

Taranto, 5-X-1946.   VINCENZO IZZI.

CAMINI - ERO STATO ACCUSATO FALSAMENTE. Per moltissime grazie avute dal caro Don Bosco, gli devo tutta la mia riconoscenza e devozione, per cui mando la mia offerta.

1° Per una guarigione perfetta da accesso polmonare bilaterale, che ebbi dal 1942 al 1943 e parte del 1944.

2° Per persecuzioni violente sofferte nel 1944 dagli avversari alla nostra religione accusandomi falsamente presso il Procuratore del Re per avere il mandato di cattura, nonostante la mia malattia, per cui dovette sostenere delle cause, vinte ora brillantemente.

3° Per altre grazie ottenute.

Ero abbattuto, la mente offuscata, il cuore agitato, non avevo riposo ne giorno nè notte e prendevo poco cibo. In tali tristi circostanze, per cui da un momento all'altro avrei potuto avere il mandato di cattura, mi rivolsi a Don Bosco con fede, sapendo di non aver nulla commesso, e benchè tutto sembrasse disperato, egli mi aiutò e mi liberò da ogni accusa facendomi vincere e debellare gli avversari.

Riconoscente accludo nella presente un vaglia bancario per le Opere di Don Bosco.

18-IV-1947.

Sac. RAFFAELE MUSURACA.

PIANEZZA - POLMONITE E PLEURITE ACUTA. Desidero rendere pubbliche grazie a Maria Santissima Ausiliatrice e a San Giovanni Bosco per la continua protezione e specialmente per la guarigione da due malattie terribili da cui ero affetta.

Verso la fine di dicembre cominciai a sentire un malessere generale; consultai diversi dottori, i quali mi dissero che ero affetta da polmonite e da pleurite acuta; continue crisi mi tormentavano e il male aumentava ogni giorno. Il 21 gennaio fui trasportata all'ospedale in condizioni gravissime e senza speranza di guarigione. Nella disperazione in cui mi trovavo mi rivolsi fiduciosa ai miei cari protettori e iniziai una novena in onore di San Giovanni Bosco. Il male cominciò a diminuire e il giorno 30 gennaio, festa del grande Santo, i professori, con stupore, mi trovavano fuori pericolo e pochi giorni dopo fui dimessa dall'ospedale, guarita.

Continuando nella mia divozione, rendo pubblica la grazia e invio la mia umile offerta secondo promessa fatta.

22-IV-1947. SACCHETTO TERESA in CAPRA.

IMPERIA - È TORNATA A CASA. La notte del 14 marzo, la nostra casa fu colpita dal dolore. La nostra mamma veniva trasportata d'urgenza all'ospedale ed operata di peritonite. Superata felicemente l'operazione, dopo due giorni si aggravava per complicazioni, e, nonostate le cure assidue dei sanitari, non ci restava che un filo di speranza, quello che più fortemente lega la terra al cielo, nei momenti della desolazione. Subito iniziammo la novena a Maria Ausiliatrice e a S. Giovanni Bosco, già venerato fra le nostre mura e invocato con più fede in quei giorni di strazio. Essi ci hanno impetrata da Dio la grazia.

Oggi la nostra mamma è ritornata a casa convalescente, ed illumina nuovamente la via delle sue quattro creature. Io, la più piccola, ho promesso di pubblicare la grazia e di inviare la tenue somma del mio salvadanaio, mentre continueremo a pregare per la continua celeste protezione.

15-IV-1947.

VENTIMIGLIA MARIA VITTORIA.

ROCCHETTA - INFEZIONE TETANICA. Negli ultimi giorni del mese di gennaio, il nostro figlio Pietro, d'anni 19, si sentì male al braccio destro. Il medico, che lo visitò, ritenne cosa da poco; ma in pochi giorni si gonfiò dal gomito alla spalla facendogli soffrire atroci dolori. Il 31, festa di San Giovanni Bosco, fu ricoverato nella clinica di Loano, per l'operazione chirurgica, fatta con urgenza lo stesso giorno. Il professore ci aveva data poca speranza di guarigione, perchè si trattava di una forma secca d'infezione tetanica avanzata così da non potere più essere arrestata.

Grazie però alle preghiere di tanti buoni, unite a quelle dei familiari, la Vergine Ausiliatrice e San Giovanni Bosco hanno fatto sì che il nostro caro figlio non rimanga mutilato. Oggi egli è fuori pericolo, in via di guarigione. Desideriamo che la grazia venga pubblicata.

Con sentiti ringraziamenti inviamo un'offerta come avevamo promesso.

25-III-1947.

Coniugi DOTTA MARCO C ZEFFIRINA.

TRINO - UNA CATENA DI GRAZIE. 1a La nascita del nostro bimbo che si può chiamare un vero miracolo perchè io soffrivo per grave malattia ed i dottori mi avevano consigliato di sacrificare il bimbo; mi rifiutai facendo voto a S. G. Bosco, ed il bimbo nacque felicemente; 2a due operazioni sostenute dal bimbo in età di 7 mesi; 3a S. G. Bosco mi salvò con il bimbo tenuto in braccio, se non da morte, certo da grave male per una caduta; 4a il felice esito di esami sostenuti da mio marito; 5a mio marito si salvò dalla deportazione in Germania e dalla fucilazione nel tempo della repubblica di Salò, e tutti ci salvammo in tempo di guerra, e dai bombardamenti; 6a felice fu l'esito di 2 operazioni alle quali fui sottoposta un anno fa. Tutte queste grazie avevamo promesso di pubblicarle; adempiamo adesso la promessa inviando un'offerta.

6-1-1947.

PRANDO GIORGIO e MARIA TERESA.

TORINO - SONO PERFETTAMENTE GUARITA. Affetta da fibrosarcoma, dopo ben sei interventi chirurgici, di cui il primo nel 1942 e l'ultimo nel novembre 1945, quando tutti i professori curanti erano unanimi nel ritenere inevitabile e prossima la mia morte, un'ammalata con me ricoverata mi procurò una reliquia di S. Giovanni Bosco, che prontamente misi addosso, iniziando novene e preghiere insieme a mio marito, amici e parenti.

La grazia tanto attesa è avvenuta: sono ora perfettamente guarita, tra lo stupore di tutti, compreso quello dei medici curanti, i quali sanno solo affermare che la scienza medica non spiega il mio caso.

7-1-1946.

MARIA ORECCHIA in PANDOLFO.

TORINO - MI RUPPI UN BRACCIO. Il 15 gennaio u. s. caddi per la strada e mi ruppi il braccio destro in tre punti. Portata al Maria Vittoria mi ingessarono il braccio e ne ebbi per 45 giorni. Soffersi assai, ma più di tutto mi addolorava il pensiero che non potevo più far nulla in casa e dovevo invece io farmi aiutare dagli altri essendo impossibilitata a fare la più piccola cosa. Mi rivolsi allora a San Giovanni Bosco e gli promisi di fare pubblicare la grazia e fare un'offerta se Egli mi faceva guarire il braccio al più presto ed in modo da poterlo di nuovo adoperare come prima.

Feci tre novene ed alla terza il braccio incominciò a migliorare. Il 25 febbraio mi tolsero l'ingessatura e con doloroso stupore vidi che il braccio era stato messo male a posto e per tutta la vita non avrei più potuto adoperarlo come prima. Non mi persi d'animo, seguitai a pregare Don Bosco ed applicai la sua reliquia sulla parte ammalata. La mia fede fu premiata ed ebbi la grazia. Dal più profondo del cuore rendo perciò grazie a San Giovanni Bosco e lo prego di proteggere sempre me e la mia famiglia.

21-IV-1946.   BIANCA GHERSI.

Cecilia Badalotti (Ghilarza) - Da parecchio mi trovavo in angustie e sofferenze e pregavo il Signore affinchè me ne volesse liberare portandomi queste anche molta agitazione allo spirito. Non vedendomi esaudita invocai allora M. SS. Ausiliatrice che volesse intercedere per me ed incominciai la novena suggerita da Don Bosco, ma, non ottenendo subito di venire esaudita, incominciai la terza novena, ed allora alla fine di questa, in modo proprio sorprendente e, quando quasi sembrava impossibile, ottenni la grazia invocata. In segno di riconoscenza alla cara Madre Celeste perchè mi ha esaudito e mi continui a proteggere, invio modesta offerta per le Opere Salesiane pregando pubblicare la grazia.

Gaudenzio Alberti (Fossano-Cuneo). - Affetto da gravissima bronchite pregai Maria Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco a intercedere per la liberazione da tale malattia promettendo un'offerta per le Opere Salesiane. Fui sollecitamente esaudito e adempio la promessa ringraziando i miei Celesti Protettori.

lulio Maria (Vestignè). - Rendo pubblicamente grazie a Maria Ausiliatrice e a San Giovanni Bosco per averci, in circostanze particolarmente dolorose per la mia famiglia, accordato la loro celeste protezione.

Nel 1944 raccomandai caldamente un mio nipote prelevato dai nazifascisti ed inviato in Germania, il quale tornò a casa nel gennaio 1945 essendo riuscito con una fuga che ha del miracoloso, a raggiungere la propria casa. Recentemente invocai la celeste protezione di Maria Ausiliatrice e San Giovanni Bosco per un mio cognato gravissimamente ammalato e senza speranza di guarigione: dopo qualche giorno dall'inizio della novena a San Giovanni Bosco il malato riacquistava quasi miracolosamente la salute. Rendendo grazie invio offerta.

Vittorina G. (S. Nicolò). - Nell'anno 1945 la famiglia di mia sorella correva un grave pericolo. Profondamente turbata, ricorsi fiduciosa a Maria Ausiliatrice promettendole che se mi avesse concesso la grazia, l'avrei fatta pubblicare.

Sono stata esaudita e conservo nel cuore una viva riconoscenza all'Ausiliatrice ripromettendomi di ricorrere a Lei in qualsiasi circostanza.

Umberto Bertoletti (Verona). - Ritornato sano e salvo in famiglia dopo esser stato sbandato e nascosto per venti mesi, e ritrovati sani e salvi tutti, adempio, sia pur in ritardo alla promessa fatta.

Noseda Bay-Rossi (Como). - Adempio con cuore riconoscente ad una promessa fatta allorchè coll'animo pieno di terribile angoscia per la salvezza del mio unico figlio, ricorsi con fede a Maria Ausiliatrice, e subito ne ebbi protezione ed aiuto. Tale protezione sempre accordò a mio figlio, sinchè non lo ebbi a casa a guerra finita.

M. F. - Mandiamo un'offerta per le Opere di Don Bosco in ringraziamento per la palese protezione sulla nostra famiglia durante i combattimenti dell'Istria fra partigiani e tedeschi. Inoltre, trovandoci poi in Toscana vicino a Firenze, in una zona battutissima di prima linea, non ricevemmo nessun danno nè alle nostre persone nè alle poche cose salvate dalla tragedia istriana.

Ines Turco in Scipioni (Monterosso al Mare). - Il 3 novembre 1946 mentre a Sampierdarena mi recavo alla stazione di Genova per prendere il treno, e portarmi a casa, misi malamente un piede, sforzandomi il ginocchio destro già ammalato, così da non poter camminare nel modo più assoluto. Dovetti tenere il letto per qualche giorno, sgomenta quanto mai.

Con fede allora invocai la Madonna Ausiliatrice, cominciai la sua novena, e al secondo giorno con gioia commossa potei alzarmi da letto e camminare.

T. M. (Boario Terme). - Mio figlio si era messo a studiare da ragioniere in età abbastanza avanzata. Dati gli esami venne rimandato e allora si scoraggiò e fece il proposito di non più studiare. La mamma dispiacente, promise una tenue offerta se la Madonna Ausiliatrice l'avesse esaudita. Dopo alcuni giorni il figlio torna a casa e dice che ha ripreso gli studi. Ne sia ringraziato la buona mamma Maria Ausiliatrice.

Angelella Ida (Perugia). - Mio figlio, studente di liceo, venne rinviato alla sessione di ottobre per la riparazione di importantissime materie. Disperavo dell'esito e mi rivolsi fervidamente a S. Giovanni Bosco: ebbene, mio figlio il mattino degli esami rispose come non mai durante l'anno scolastico ed ottenne la promozione. Il « Protettore della gioventù > mi ha dato prova palmare della Sua potenza e della Sua magnanimità.

Esprimo pubblicamente la mia riconoscenza al grande Santo per così evidente grazia ed invio una offerta.

Invoco su tutta la mia famiglia la Sua protezione ed imploro che Egli guidi, illumini, assista sempre il mio figliuolo.

Franca Bergano e la mamma sua (Bra). - Affette da gravi indisposizioni, rivoltesi con immensa fiducia alla V. Ausilitrice ed a S. Giovanni Bosco furono esaudite.

G. Fassarello (Torino). - Riconoscente ringrazio S. Giovanni Bosco, da me invocato prima di un esame particolarmente difficile.

Ringraziano ancora della loro intercessione Maria SS. Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco:

Leporis Giulia (Milano) pel felicissimo esito di operazione al braccio che le fu causa di gravi sofferenze per un anno: ha inviata cospicua offerta e attende, entro l'anno, altra grazia straordinaria.

Canta Arnolfo (Milano) perchè trovandosi in una posizione finanziaria veramente penose e rivoltosi a Maria SS. Ausiliatrice e a Don Bosco Santo con una fervorosa novena trovò la soluzione desiderata!

Navarra Maria (Torino) per le segnalatissime grazie ricevute promettendo riconoscenza eterna!

Figazzolo Edvige (Serralunga di Crea) per l'ottenuta guarigione di grave malattia polmonare.

Maran Dina per essere stata liberata da gravi dolori al capo e alle orecchie.

B. G. per la speciale protezione accordata al marito e ai due figli ex combattenti di cui una prigioniero per 4 anni!

R. V. R. per la miracolosa guarigione di persona carissima sulla quale invoca continua protezione.

Ferralasco Alba (Ponte di Savignone) perchè trovandosi a letto da due mesi per grave malattia alle gambe dopo 3 novene di fervide e fiduciose preghiere potè camminare e in seguito ristabilirsi completamente!

Turco Giuseppina e famiglia per le segnalatissime grazie ricevute e in modo particolare per la completa guarigione di un caro bambino!

Novelli Anita (Castenedolo) per la guarigione di un occhio del nipote colpito da una scheggia di ferro del peso di 3 grammi che gli era penetrata nell'occhio sinistro.

Durbano Arnolfo Caterina (Calastazzo) per la guarigione di un bimbo di 15 mesi colpito da doppia polmonite!

Saglio Artemisia per la continua protezione accordata ai figli e in modo particolare per l'ultima segnalatissima grazia ricevuta!

N. N. (Vignale) pel miracoloso ristabilimento in salute del marito colpito da improvviso e grave malore.

Pastrone rag. Fiorenzo perchè la sorella Elena affetta da tiroide per intercessione del Santo Don Bosco potè evitare l'operazione e ristabilirsi in salute.

Castelli Maddalena (San Sebastiano Po) perchè caduta dal balcone nel cortile non si fece alcun male grazie alla paterna assistenza di S. Giovanni Bosco: da notare che proprio il 31 gennaio aveva fatta offerta per le Opere salesiane!...

Montegrosso Giuseppe di Maurizio (Carmagnola-San Michele) perchè colpito da grave osteomielite alla tibia sinistra guarì per la potente intercessione di Maria SS. Ausiliatrice e dei suo fedel Servo San Giovanni Bosco!

Del Tetto Luigi e Famiglia (Santo Stefano Roero) per la segnalatissima grazia ricevuta invocando continua protezione.

Margiaria Pierina (Monticello d'Alba) solo per intercessione e bontà paterna di San Giovanni Bosco ottenne una segnalatissima grazia promettendo eterna riconoscenza!

Penna Renzo e Bassano Rita (Genova-Sampierdarena) ringraziano per la continua amorosa protezione e invocano Maria SS. Aus, e Don Bosco Santo affinchè benedicano il loro amore e li rendano degni di assolvere alle responsabilità assunte...

Gamaleri Caterina (Chieri) è venuta personalmente a ringraziare la Madonna Ausiliatrice e San Giovanni Bosco per l'assistenza e gli aiuti ricevuti durante la degenza per una frattura complicata al braccio e spalla sinistra.

Aimino Battista (Borgomasino) per l'ottenuta guarigione da febbre malarica e invoca continua protezione.

Vadante Francesco ringrazia pel felicissimo ritorno dei due figli dalla guerra; essi sono sani e salvi: invoca fiduciosamente la guarigione della sposa e della figlia.

Malo Lubrici Germana (Carpignano Sesia) con infinita riconoscenza ringrazia la Vergine Aus. e Don Bosco Santo per la particolare assistenza concessa ai due figli colpiti da morbillo e per la loro guarigione.

Cerdara Luigi (Canelli) per l'ottenuta conclusione di un affare importante.

Notari Mafalda per l'esito felice di un processo.

Amelotti Silvia (Susa) per aver ottenuto quanto desiderava!

Vincenzi Maria (Castelvetro di Modena) per essere stata liberata da grave infiammazione ad una gamba.

Bonato Stella pel miracoloso miglioramento in salute della mamma.

Berzi Giuditta per la segnalatissima grazia ricevuta.

Pella Olga (Biella) per la miracolosa guarigione del marito affetto da mielite ascendente di Landruj: guarì dopo parecchi mesi di cura.

Savio Consolata ringrazia l'Ausiliatrice dei cristiani, Don Bosco Santo e il Venerabile Domenico Savio per la particolare protezione accordata ai figli durante gli esami e nel concorso per una borsa di studio.

Grazie attribuite all'intercessione del Servo di Dio DON MICHELE RUA

ALESSANDRIA - TUTTI SONO RITORNATI. Col cuore pieno di profonda gratitudine, sento il dovere, come da promessa fatta, di ringraziare il mio grande Protettore per la grazia ottenutami.

Allo scoppiare dell'ultima guerra, quando seppi che. ben quattro miei nipoti erano stati chiamati sotto le armi, lasciando sole le loro vedove mamme, ed uno di essi lasciando la sposa con tre piccoli bimbi, affidai i poveri giovani e tutti i miei cari alla protezione del Servo di Dio, Don Michele Rua.

Sono passati circa sei anni di pene inenarrabili, di gravissimi pericoli, di stenti e affanni d'ogni genere per tutti i miei cari, ma dopo lunghe ed incessanti preghiere, finalmente tutti sono ritornati alla propria famiglia, col rimpatrio anche dell'ultimo nipote da una dolorosa prigionia.

Mai potrò ringraziare abbastanza il mio potente Avvocato, che sempre invocherò in ogni mio bisogno.

16-XII-1946.   S. R. M., Figlia di M. A. GIARRE - IL MIO STATO ERA GRAVE.

Da circa 40 giorni mi trovavo a letto sofferente di male al fegato, mentre i medici mi curavano per altra malattia. Il mio stato era grave; si doveva procedere ad una seconda analisi del sangue, e allora mi rivolsi al Servo di Dio D. Rua. Non ci fu bisogno di analisi, perchè al secondo giorno la febbre cessò liberandomi dal male.

Trovandomi con la famiglia in campagna, a causa dei bomardamenti, mi rivolsi ancora a Don Rua, perchè guardasse la mia casa. Durante lo sfollamento si rubava ovunque, ma la mia casa, grazie a don Rua, non fu svaligiata nè colpita.

7-1-1946.   CANTARELLA MARIA LETIZIA.

Carlo Gallenca (Torino) - Colpito da grave malattia, riuscivo dopo parecchi mesi di cura rigorosa, ad ottenere un'apparente guarigione clinica. Quando però stavo per riprendere il lavoro, da tempo interrotto, una forte ricaduta mi mise in condizioni peggiori di prima.

Fu in questa circostanza che persone amiche mi suggerirono di ricorrere con fiducia a Don Rua. Egli, che in vita tanto predilesse i Coadiutori salesiani, avrebbe certamente dal cielo ascoltata la mia voce. Con questa speranza iniziai una nuova lunga cura che, malgrado fosse minacciata da serie complicazioni, superai nel modo migliore che si potesse desiderare. Sono trascorsi circa tre anni dal termine della cura e continuo a star bene.

Adempio quindi la promessa fatta, ringraziando con cuore riconoscente il potente Servo di Dio D. M. Rua, per la non ordinaria e paterna protezione accordatami, ed esortando quanti si trovano in necessità, a sperimentare il Suo valido patrocinio.

Grazia attribuita all'intercessione del Servo di Dio Don A. BELTRAMI

CATANIA - RACCOMANDATEVI A DON A. BELTRAMI. Dal Servo di Dio Don Andrea Beltrami mi sono state elargite alcune grazie. Egli ha saputo pregare per me il Signore, il quale accettando le preghiere di Don Beltrami mi ha donato quanto io desideravo e cioè la guarigione completa di una persona a me cara e la guarigione di un mio arto un po' sofferente.

Mio nipote. un bambino di tre anni, si era ammalato di tifo e si trovava in pericolo di vita. Mia madre con piena fiducia si rivolse al Servo di Dio Don Andrea Beltrami, collocando la sua immaginetta sotto il guanciale del paziente Adesso mio nipote è fuori di pericolo. Riconoscente, raccomando questo intercessore presso Dio per ottenere svariate grazie

17-VII-1945   GEREMIA AGATINO. Grazia attribuita all'intercessione di MAMMA MARGHERITA

VERONA - PER INTERCESSIONE DI MAMMA MARGHERITA. Mia mamma (77 anni, 15 figli) ebbe una forte crisi per un attacco al cuore. Tutti temevano di perderla causa le molte sofferenze subite in Roma durante la guerra.

Avvertito premurosamente dai fratelli della gravità subito pensai di ricorrere alla mamma di Don Bosco, come pure raccomandai loro e all'ammalata di invocare questa celeste protettrice, per la quale ebbi sempre una particolare devozione.

Oh prodigio! Mentre con ansia attendevo notizie ricevetti una lettera dalla stessa mia mamma nella quale essa mi diceva: « Ti mando questo mio scritto in premio delle tue preghiere a mamma Margherita; tutti , miei figli e conoscenti sono meravigliati della mia guarigione ».

Grazie, o mamma Margherita, voi volete con questa grazia dire che ci siete anche voi in Paradiso e che vi offrite ad aiutare, in modo speciale, tante mamme che soffrono in questa valle di lacrime.

Festa di tutti i Santi. 1946

AUGUSTO SQUIZZATO.

NECROLOGIO

Salesiani defunti:

Sac. ROSSI CARLO, da Masmo Visconti (Novara), † a S. Lussurgiu, il 19-v u. s. a 72 anni.

Tenne per 13 anni la direzione dei nostri collegi di Rimini, Genzano, Roma-Mandrione, lasciando ovunque caro ricordo, esempio di pietà, attività e spirito salesiano.

Sac. LEONARDI GIUSEPPE, da Pedara (Catania), † a Palermo " Ranchibile " il 28-V-1947 a 36 anni.

Ch. DE ALMEIDA BENEDETTO ANTONIO, da Sertàozinho (Lorena-Brasile), † a San Paolo (Brasile) il 2-XII-1946 a 26 anni.

Coad. MURA ANTONIO, da Solarussa (Cagliari), † a Montevideo-D. Bosco l'8-IV-1947 a 84 anni.

Cooperatori defunti:

Cav. GUGLIELMO DE ANTONI, † a Comegliano (Carnia) il 25-III-1947 a 71 anni.

Pioniere della moderna industria del legno in Carnia, continuò il suo lavoro con una forza d'animo ed una rassegnazione ammirabili anche quando fu colpito da infermità a da lutti familiari che avrebbero potuto paralizzarne l'attività.

Fervente cooperatore, sempre pronto ad ogni buona iniziativa a favore degli umili con i quali viveva in cordiale contatto, fece costruire un bel fabbricato pel locale Asilo Infantile e beneficò largamente il nostro Rifugio « Bearzi ».

CAVAGNA MARIA CARRARA. † a Serina (Bergamo) il 20-VI u. S.

Mamma esemplare, fu benedetta dal Signore con la vocazione di un figlio sacerdote alla Società Salesiana.

Don LUIGI REALI, Arciprete di Filighera (Pavia), † il 22-VII-1945 a 72 anni.

Decurione dei Cooperatori e parroco per 45 anni, lasciò cara memoria di virtù sacerdotale e zelo pastorale.

RUMELLO PIETRO, † a Frossasco ad 89 anni.

Padre esemplare di 13 figli, donò tre delle sue figliole all'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice.

CAVALLO MARIA VIARA, † a Cuneo il 30-v u. a. MORINO MARIA, † a Cuneo il 21-v u. s.

Ferventi Cooperatrici e Patronesse del nostro Oratorio di Cuneo, erano le prime in ogni opera buona, mentre edificavano la famiglia con l'esempio di una vita profondamente cristiana

PAOLIZZI LUIGI, † a Croce di Montecolombo il 6-III u. s. a 77 anni.

Cattolico esemplare e fervente cooperatore, trovò nella fede fa luce della vita ed il conforto nelle dure prove che lo prepararono al premio eterno.

Altri Cooperatori defunti:

Alberghetti Carlo, Bolgare (Bergamo) - Baghino Ernesto, Genova - Bargagli Lea, Montepulciano (Siena) - Bertolini Maria, Forgola (Sondrio) - Cagnani Luigia, Monticelli pav. (Pavia) - Cattarinussi sac. Angelo, Arba (Udine) - Cazzaniga Chiara, Bornago (Milano) - Della Fiore Maria, Scazzolino (Pavia) - Dolando Angela, Montanaro (Torino) - Falcone M. Antonia, Canicattì (Agrigento) - Gandini Ugo, Milano - Gazzillo Antonietta, Caserta - Gorcieri Irene, Pistoia - Imperatori Costantino, Settecamini (Roma) - Lombardi mons. Giovanni, S. Agata dei Goti (Benevento) - Macario Maria, Chiusa di Pesio (Cuneo) - Maspuzzi Angelo, Clusane d'Iseo (Brescia) - Montefiori dr. D. Carlo, Bonassola (Spezia) - Muragore Maria, Canicattì (Agrigento) - Nocera Domenico, Condoianni (Reggio C.) - Perini Lucia, Minurio (Svizzera-Tic.) - Pugliese avv. Augusto, Ivrea (Torino) - Santoro Salvatore, Avola (Ragusa) - Zavanone Marta, Mirabello (Aless.) - Zavaroni Alfredo, Montecchio (Reggio E.).