15 novembre 1947 Anno LXXI - N. 22
Il 25 novembre è l'anniversario della morte di Mamma Margherita: 1856. L'annuale ricorrenza è stata scelta per un omaggio di pietà che forse i nostri Direttori Diocesani e Decurioni ignorano: pel comune suffragio delle anime di tutti i genitori defunti dei Salesiani. Il 25 novembre, ogni anno, in ogni casa salesiana si celebra una messa funebre e si applicano preghiere e comunioni pei papà e per le mamme che hanno regalato qualche figlio alla Società Salesiana e sono passati all'eternità.
Papà e mamma sono i più benemeriti Cooperatori. E la Congregazione, come li ringrazia in vita del dono dei loro figliuoli, così continua a dimostrare la sua riconoscenza anche dopo la loro morte, annunciandone il transito nel Bollettino Salesiano e celebrando ogni anno in loro suffragio tante Messe quante sono le case di Don Bosco. Lo ricordino i rev.mi Direttori Diocesani e Decurioni ai genitori dei giovani aspiranti alla vita salesiana. E papà e mamme avranno maggior forza a compiere il sacrificio per favorire la vocazione dei loro figliuoli, avranno il coraggio di ripetere generosamente le parole di Mamma Margherita al suo santo figliuolo quando ebbe il primo sentore della sua vocazione alla vita religiosa: «Io voglio assolutamente che tu esamini bene il passo che vuoi fare; e poi segui la tua vocazione senza preoccuparti di altro. La prima cosa è la salute dell'anima tua. Il Parroco vorrebbe che io ti dissuadessi da questa decisione, in vista del bisogno che potrei avere in avvenire del tuo aiuto. Ma io ti dico: in queste cose non c'entro, perchè Dio è prima di tutto. Non prenderti fastidi per me. Io da te non voglio niente: niente aspetto da te. Ritieni bene: sono nata in povertà, sono vissuta in povertà, voglio morire in povertà.
Anzi, te lo protesto: se ti risolvessi allo stato di prete secolare e per tua sventura diventassi ricco, io non verrò a farti neppure una sola visita. Ricordalo bene ».
Il mese di novembre è il mese dei morti. Ed il pensiero corre ai nostri defunti con l'ansia della preghiera e dei suffragi. Quanti sono stati strappati dal nostro fianco in questi anni turbinosi!
La guerra non ha mietuto vittime soltanto con le armi. I disagi, le privazioni e i sacrifici inauditi a cui furono sottoposte perfino le creature più deboli ed inermi hanno fatto anche fra i non combattenti una strage che non ha precedenti nella storia. Noi non siamo ancor riusciti ad aver notizia di tutti i nostri cari scomparsi. E la riduzione di pagine imposta al nostro Bollettino ci ha impedito di parlare adeguatamente anche di quelli più benemeriti. Quattro di essi sopravvivono nel cuore della Famiglia Salesiana con un rimpianto pieno di ammirazione e di venerazione per la virtù ed il valore che esprimevano e per la vocazione specializzata a cui furono chiamati da Dio nella scuola di S. Giovanni Bosco.
Il primo a lasciarci, in ordine di tempo, fu il nostro Don Alberto Caviglia, spentosi a Bagnolo Piemonte, nella sede di sfollamento del Pontificio Ateneo Salesiano, il 3 dicembre 1943. Di lui abbiamo dato i cenni biografici nel Bollettino di novembre-dicembre dello stesso anno. Ma la missione da lui svolta nella Società Salesiana meriterebbe ben più ampia illustrazione. Acuto genio storico, egli curò l'edizione critica degli scritti del fondatore sì da assicurare ai posteri non solo il credito umano, ma soprattutto la valutazione delle doti e della cultura del Santo, e dei criteri del suo apostolato. Ha poi consacrato con filiale devozione il suo studio, il suo insegnamento e la sua predicazione soprattutto a vagliare, a fissare ed a divulgare, con la parola e con la penna, la pedagogia e l'ascetica di Don Bosco, portandovi contributi di gran pregio, sostenuti da una tecnica rigorosa e corredati da una erudizione esuberante. Le sue pubblicazioni, elaborate coscienziosamente col più esigente senso critico, riflettono, attraverso la passione dell'artista che mette in luce i più minuti particolari, la trasparenza dello spirito del santo educatore. Era questa infatti la gelosa ambizione di Don Caviglia: di individuare le caratteristiche ed i segreti del sistema educativo di Don Bosco per la retta formazione degli educatori che traggono ispirazione dalla sua pedagogia; e di fissare il genuino stampo religioso impresso dal Santo alla Società Salesiana, all'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice ed alla Pia Unione dei suoi Cooperatori e delle sue Cooperatrici. Il frutto delle sue fatiche in questo campo pratico è ancora in gran parte manoscritto nelle sue nitide cartelle, in saggi ed appunti di lezioni, di prediche, di conferenze, che, se un giorno potranno vedere la luce, costituiranno uno dei più fedeli commenti alle sobrie norme disciplinari, pedagogiche ed ascetiche lasciate da Don Bosco come patrimonio spirituale alla sua mondiale istituzione. Varranno allora a conservare alla memoria di Don Caviglia una gratitudine imperitura.
Chi anche solo superficialmente studi la pedagogia e l'ascetica di Don Bosco non stenta a cogliere due elementi di particolare valutazione: la musica e la liturgia. Ebbene: gli altri tre confratelli, cui vogliamo accennare, si possono dire suscitati dalla Divina Provvidenza per la formazione classica della scuola salesiana. Tre veri maestri, ciascuno nel proprio campo, secondo lo spirito di San Giovanni Bosco: Don Giovanni Pagella, per la polifonia; Don Giovanni Battista Grosso, pel canto gregoriano; Don Eusebio Maria Vismara, per la liturgia.
Don Giovanni Pagella venne chiamato al Cielo il 4 agosto 1944. Una inesorabile pleurite prostrò in due mesi la sua robusta fibra. Contava 72 anni, essendo nato a La Spezia nel 1872. Frequentate le scuole ginnasiali in quel nostro Istituto, aveva ceduto al fascino di Don Bosco, ed a lui aveva chiesto l'abito chiericale e la benedizione per la sua vita salesiana. Il santo vegliardo, al tramonto della sua terrena esistenza, accolse con paterno affetto il giovinetto che un giorno avrebbe acceso del suo estro musicale i cori di Roma, di Torino e di cento altre città del mondo per la suprema glorificazione del Padre.
Trascorse più di cinquant'anni della sua vita religiosa a Torino nel nostro Istituto S. Giovanni Evangelista, maestro di cappella nell'artistica chiesa eretta da Don Bosco come omaggio di riconoscenza alla memoria dell'angelico Pio IX. Ed ivi dispiegò il suo talento musicale che lo associò ben presto ai migliori compositori del suo tempo. Sacerdote, egli consacrò il fiore del suo genio specialmente alla musica sacra; ma tentò, all'occasione, altri temi rivelando la sua potente e versatile ispirazione e la sua tecnica perfetta. Per noi era un prodigio ch'egli fosse giunto all'altezza della sua fama, disponendo solo dei modesti mezzi permessi ad un salesiano fedelmente osservante del sito voto di povertà. Il suo ingegno eccezionale, raggiante in un sereno di bonaria modestia, che lo rendeva tanto affabile, trasse indubbiamente profitto dalla sita virtù, se riuscì a formarsi una cultura musicale così completa ed a conquistarsi con lo studio indefesso la sicurezza di una forma personale solida, rigorosamente e vigorosamente temprata alla tecnica delle grandi scuole classiche, ma costantemente ispirata ai più nobili criteri religiosi e pedagogici. Educatore salesiano, egli trafficò infatti questo suo pre zioso talento, a servigio dell'arte, ma sempre in funzione educativa, col fervore di una pietà che gli vibrava nell'animo in composta, squisita armonia. Tra le composizioni inedite, che superano di gran lunga quelle pubblicate, la più recente è la gran Messa ad otto voci destinata a celebrare il ritorno della salma gloriosa di Don Bosco dalla sede temporanea di sfollamento, alla basilica di Maria Ausiliatrice, che tutta risuona delle magiche polifonie dell'indimenticabile Maestro.
A soli tre mesi di distanza, il Signore chiamava a sè il decano dei nostri Maestri, il venerando Don Giov. Battista Grosso, spirato, come Don Caviglia, nella sede di sfollamento del nostro Ateneo Pontificio a Bagnolo. Era stato plasmato direttamente da Don Bosco che lo accolse decenne nel 1868 all'Oratorio di Torino, gli benedisse e gli impose l'abito ecclesiastico ed il 25 settembre 1881 lo assistette all'altare per la prima Messa nel nostro collegio di Alassio. Anima musicale e dotato di un profondo senso liturgico, fu dal Santo stesso inviato ancor chierico a Marsiglia ad assumere la direzione della Maitrise della parrocchia S. Giuseppe, che conserva tuttora la sua ben meritata celebrità. Il ch. Grosso vi portò le tradizioni della chiesa di Maria Ausiliatrice ed in breve riuscì ad affiatare un coro così sicuro ed a preparare un servizio di piccolo clero così devoto, che la parrocchia attirò la simpatia di tutti i marsigliesi. In Francia ebbe agio di perfezionarsi nel canto polifonico, sotto la guida di abili maestri, e di prendere contatto coi Benedettini di Solesmes, Don Pothier e Don Mocquerau, per raggiungere nel canto gregoriano quella cognizione tecnica e quell'esperienza didattica che gli guadagnarono tanta fama. La sua scuola venne ben presto ricercata per grandiosi concerti sacri e profani, di canto gregoriana e di musica polifonica classica e moderna, e specialmente per la solennità delle sacre funzioni. Leone XIII si interessò di lui fin dal 1882, dopo il Congresso di canto liturgico di Arezzo, e gli rinnovò paterne attestazioni di benevolenza dopo la consacrazione della basilica del Sacro Cuore in Roma, in cui Don Grosso aveva diretto l'esecuzione delle parti in gregoriano. La riforma di Pio X lo trovò preparato alla più fedele interpretazione. E fu il nostro maestro.
Nel 1904 la pia Principessa Clotilde di Savoia lo chiamò a fondare una scuola di canto gregoriano nel castello di Moncalieri e l'Arcivescovo di Torino a dirigere la scuola Ceciliana in Arcivescovado. Da allora il nome di Don Grosso è associato a tutto il movimento ceciliano in Italia ed all'Estero, cui potè dedicarsi, anche con maggior slancio, quando fu chiamato a Torino alla basilica di Maria Ausiliatrice e poi al nostro Studentato Teologico Internazionale Don Bosco, in una visita a La Navarre gli aveva assicurato la vita fino oltre gli ottant'anni, se fosse stato buono! Ne compì 87. E non rallentò la sua attività che dopo gli 84. Diresse, per 36 anni, prima la casa di Marsiglia, poi l'Oratorio di Menilmontant a Parigi, fino alla cacciata dei religiosi; poi il nostro noviziato di Lombriasco, ed in seguito il nostro Studentato Teologico Internazionale e la Casa Capitolare. Il Santo gli aveva scritto a Lanzo il 17 luglio 1878: « Tu procura di essere salesiano modello ». Lo fu fino al termine della vita nella perfezione dello spirito sacerdotale e nell'apostolato. Viveva la liturgia! La sua pietà era un canto: canto dell'anima. Anche la sua morte doveva essere un canto. E fu una lezione di canto liturgico e di pietà mariana. Alle 2 dopo mezzanotte, volle che un chierico gli cantasse l'Ave Maris Stella. Lo interruppe ben tre volte, per fargliela eseguire con tutta l'espressione... Alle 5,45 la sua bell'anima volava al Cielo... Fra il 21 novembre 1944, festa della Presentazione di Maria SS. al tempio e vigilia della festa dì Santa Cecilia...
Don Eusebio Maria Vismara compie il trittico dei «maestri della pietà liturgica salesiana ». Con Don Pagella e con Don Grosso egli fissa la tradizione della scuola di Don Bosco pel culto di Dio. Il Santo, che aveva fatto della religione il fulcro del suo sistema educativo, formava le falangi dei suoi giovani migliori proprio col fascino delle funzioni di Chiesa. E si direbbe che il Signore gli abbia regalato queste tre vocazioni specializzate perchè traducessero ai suoi figli il suo spirito liturgico nella sua forma classica definitiva.
L'anima bella di Don Vismara è volata al Cielo, la mattina del 3 gennaio 1945, in seguito ad un ripetuto attacco di angina pectoris, mentre, da letto, assisteva alla celebrazione della Santa Messa. In piena atmosfera liturgica! Non aveva ancor compiuti i suoi 65 anni, essendo nato a Garbagnate Milanese, il 12 agosto del 188o. Accolto giovinetto all'Oratorio di Torino, vi rifulse subito per vivezza d'ingegno, docilità di indole e singolare inclinazione alla pietà. In tre anni compì felicemente il corso ginnasiale; ed iscritto alla Società Salesiana, coronò brillantemente i suoi studi con la laurea in filosofia alla Università Gregoriana, poi con quella in teologia conseguita per modum unius presso il Collegio Teologico dell'Urbe, appena ordinato sacerdote, nel 1904. La sodezza dei suoi studi, la sicurezza della sua dottrina e, soprattutto, il suo spirito di pietà e di disciplina, lo splendore delle sue virtù lo indicarono ai superiori come il plasmatore ideale dei nostri candidati al sacerdozio. Sicchè venne destinato al nostro Istituto Teologico Internazionale ove tenne la cattedra di teologia dogmatica e di liturgia per circa quarant'anni, assumendo l'ufficio di Decano della Facoltà Teologica, quando l'Istituto venne elevato ad Ateneo Pontificio. Unica parentesi, il periodo della prima guerra mondiale che lo mobilitò come semplice soldato di sanità, finchè non fu nominato aiuto-cappellano ed addetto all'ufficio del Vescovo Castrense. Il governo lo incaricò pure di una missione speciale in Palestina. Don Vismara consacrò il suo sacerdozio prevalentemente alla formazione dei nostri studenti di teologia, cui offriva, coll'insegnamento e con la fraterna assistenza spirituale, l'esempio di una vita fragrante di unzione sacerdotale e fervente del più puro spirito salesiano. Vera lucerna ardens et lucens (Giov., V, 35), dava, con la sola sua presenza, il senso della presenza di Dio, nella costanza di un'ascesi amabile ma decisa, di un'autodisciplina che gli incarnava la regola, di una pietà liturgica ch'era la vita della sua vita. Per questo la sua scuola fu definita «una gioia di luce »: la dogmatica si trasformava in ascetica e la liturgia raggiungeva tutta la sua potenza di elevazione. Per questo la sua predicazione era tanto ricercata non solo dal popolo, ma dal clero e dalle anime religiose: la parola gli fluiva sul labbro, ma vibrava dal cuore; la sua eloquenza aveva il fascino della virtù. La fiamma del suo zelo era la passione della redenzione e della perfezione. Lo spirito liturgico dava al suo apostolato un profumo d'incenso. Nella sacra liturgia aveva una competenza indiscussa e faceva testo. Pregevoli documenti: le sue pubblicazioni su Le funzioni di chiesa; i volumi litografati: Il divino Ufficio ed il Breviario, La Messa ed il Messale; volumetti di divulgazione ed erudite pagine di collaborazione a riviste specializzate; la copia dei suoi appunti e manoscritti. Ieratico all'altare quando celebrava o quando dirigeva le solenni funzioni, era in tutta la sua vita uno specchio di virtù. La sua scomparsa non tronca la sua scuola. E, se i posteri trarranno dal contributo storico di D. Caviglia fervore al culto di Don Bosco, attingeranno pure al genio di Don Pagella e di Don Grosso, al cuore di Don Vismara i segreti della pedagogia del Santo Educatore che ha reso tanto cara la chiesa alla gioventù.
GRUGLIASCO - Il Consiglio Comunale nella seduta del 29-VIII-1947 ha intitolato la «Via Antica di Rivoli» al nome del nostro Don Mario Caustico, ucciso il 30-IV-1945 con altre 65 vittime innocenti nelle rappresaglie nazista; di cui abbiamo dato a suo tempo notizia.
L'Istituto Missionario Salesiano di NOVI LIGURE dopo la occupazione da parte di reparti militari e il successivo impiego per il ricovero di orfani e sinistrati ritorna a essere Istituto per Aspiranti alla vita salesiana, sacerdotale e per le Missioni.
Saranno accettati tutti i giovani che i Reverendi Parroci credessero bene di avviare a quell'Istituto per la classe 5a elementare e prima ginnasiale (media). Saranno accettati di preferenza ragazzi poveri che non potrebbero diversamente seguire la loro vocazione.
Per le domande, rivolgersi al Direttore dell'Istituto Salesiano, Via Cassano, Novi Ligure (Alessandria).
LORENA - STATO DI SAN PAULO (BRASILE).
Quest'anno a Lorena si volle solennizzare la festa di Maria Ausiliatrice anche con la esecuzione musicale della famosa «Messa XIX » del Pagella, in cui palpita in singolare armonia la voce del nostro grande Padre Don Bosco, nella canzoncina composta da lui per il S. Natale: Ah si canti in suon di giubilo!».
Lorena è la sede dell'Istituto Filosofico della Ispettoria «Maria Ausiliatrice » del sud del Brasile.
Conta attualmente 150 studenti di filosofia. Al corso filosofico è annesso un aspirantato (Colegio S. Joaquim).
La preparazione tecnica per la esecuzione di questo capolavoro di polifonia moderna del nostro grande e geniale Don Pagella, venne curata nei più minuti particolari.
Le due masse di voci virili e bianche sostenne o il lungo e paziente addestramento, fino a conseguire la necessaria perfezione e corretta armonizzazione.
Il coro, composto dai chierici, dagli aspiranti del Collegio e da quelli della Scuola Agricola « Cel. José Vicente » formava una massa di 200 voci. Per il coro dei solisti, si scelsero 22 cantori: 10 soprani, 6 contralti, 3 tenori, 3 bassi. La esecuzione si svolse nel nostro
Santuario « S. Benedetto » che dispone di un ottimo organo. Due maestri coadiutori s'incaricarono delle due parti del trombone, che lanciavano vibranti all'aria il tema della Messa: «Ah, si canti in suon di giubilo... ».
L'esecuzione, finora mai tentata fuori della basilica di Maria Ausiliatrice in Torino, fu un vero successo. E tutta la stampa ha dato la meritata lode al maestro ed ai cantori.
Assam (India) - Le inevitabili difficoltà e gli ardui problemi che la nostra Ispettoria del Nord India ha dovuto affrontare nel triste periodo del conflitto mondiale, non ha arrestato l'opera missionaria salesiana nell'Assam.
I pochi missionari lasciati liberi, con zelo e sacrifizio veramente ammirabile, continuarono l'apostolato nella immensa e feconda Missione mentre parecchi pionieri erano forzati all'inerzia nei campi di concentramento, ed altri ristretti alle loro case in Bengala.
Le prove furono assai dure. Ora che la bufera distruggitrice è passata e l'ultimo gruppo dei Salesiani internati lasciò il campo di concentramento nell'ottobre u. s. - dopo sei anni e quattro mesi di prigionia - un risveglio meraviglioso compensa delle sofferenze passate.
L'anno scorso s'iniziò la nuova Missione di Kerkutta (Garo Hills): si diede stabilità a quella di Golaghat. Al principiar del 1947, Don Marengo si recò fra i Mikirs - gente di costumi semi-barbari - e vi fondò la Missione di Nawgong.
A Mandalay nostri cari e zelanti confratelli hanno riattivato quasi tutte le attività salesiane, sull'unico mucchio di macerie a cui fu ridotta tutta la città durante la guerra! S'è potuto, sia pure in mezzo a difficoltà d'ogni genere, riaprire la scuola industriale di Lillooah (Calcutta). La scuola di Gauhati non è ancora tutta derequisita; ma c'è già posto per una ventina di ragazzi interni, i quali sono obbligati a frequentare le scuole della città. I lavori della nuova Cattedrale di Shillong, procedono alacremente. Sarà dedicata al pubblico pel 25° delle Missioni Salesiane dell'Assam.
Urge la fondazione di altre Missioni; il popolo è assai propenso alla conversione. Ma mancano operai evangelici. Si fa quindi sentire il Divino comando: Messis quidem multa, operarii autem pauci...