ANNO LXXI NUMERO 23 - 1° DICEMBRE 1947
Vivere per soffrire- = La morte del nostro Cardinal Protettore = In famiglia Dalle nostre Missioni: Matto Grosso (Brasile) Siam - Culto e grazie di Maria Ausiliatrice = Necrologio
Il 30 di questo mese ricorre il 50° anniversario della morte del Servo di Dio Don Andrea Beltrami nato ad Omegna (Novara) il 24 giugno 1870, morto a Torino- Valsalice il 30 dicembre 1897.
Lo ricordiamo a tutti i Cooperatori ed alle Cooperatrici perchè intensitichino le loro preghiere per la sua Causa di Beatificazione e Canonizzazione ed, ottenendo grazie particolari, ne inviino relazione documentata al Rettor Maggiore.
Quando, il 30 settembre 1897, Santa Teresa del Bambino Gesù lasciava questa terra per volare al Cielo, un'anima gemella attendeva a Torino, in una cameretta dell'Istituto Salesiano di Valsalice, da un giorno all'altro, lo stesso volo: l'anima di un giovane sacerdote salesiano, il Servo di Dio Don Andrea Beltrami. Minato dallo stesso male che non perdona, il suo corpo resistette ancora tre mesi precisi: il cuore cessò di battere il penultimo giorno dell'anno, il 30 dicembre.
S Teresa era nata in Francia il 2 gennaio 1873; D. Beltrami a Omegna (Novara), il 24 giugno 1870.
Non si conobbero in terra. Ma si incontrarono in Cielo, dopo aver fatto della loro vita un olocausto di amore. Il morbo, probabilmente latente nei due giovani organismi, trovò nei diversi ambienti la sua ora. In Santa Teresa esplose tra le austerità del Carmelo, nella vita contemplativa. In Don Beltrami, al primo slancio della vita attiva salesiana, alla vigilia del sacerdozio, nell'esercizio della carità, mentre assisteva il principe polacco Servo di Dio Don Augusto Czartorisky. Esaurì Santa Teresa in poco più di un anno. Don Beltrami, sostenuto da sollecite cure, vi resistette sei anni e mezzo. Ambidue si sublimarono nella sofferenza all'eroismo della carità, dell'amor di Dio e dell'amor del prossimo. La «piccola Teresa » con la semplicità della sua vita è già giunta all'onor degli altari. Don Beltrami è ancora per via. Ma anche la sua Causa di Beatificazione e Canonizzazione procede bene e speriamo che la Congregazione dei Riti possa presto tenere la seduta « antipreparatoria » pel riconoscimento dell'eroicità delle virtù.
Intanto la ricorrenza del cinquantesimo anniversario del suo pio transito ce ne richiama la cara figura col suo programma di apostolato della sofferenza che conserviamo ben definito in una delle sue ultime lettere al primo successore di S. Giovanni Bosco, il Servo di Dio Don Michele Rua: « Io sono contento e felice e faccio sempre festa. Nè morire, ne guarire, ma vivere per soffrire: nei patimenti ho trovato la vera contentezza ». La lettera ha la data del mese di giugno 1897.
Qualche mese dopo, il 19 novembre 1897, scriveva ancora al suo primo Direttore del Collegio di Lanzo, Don Scapini, addoloratissimo per l'aggravarsi del male: « Non si affligga, mio padre dolcissimo in Gesù Cristo, della mia malattia; anzi ne gioisca nel Signore; l'ho chiesta io stesso al buon Dio per aver occasione di espiare i miei peccati in questo mondo, dove il purgatorio si fa con merito. Propriamente io non ho domandato questa infermità, perchè non ne aveva neppur l'idea; ma ho chiesto molto da soffrire, ed il Signore mi ha esaudito in questo modo. Sia dunque benedetto in eterno, e lei mi aiuti sempre a portare la croce con gioia. Creda, che in mezzo ai miei dolori, io sono felice di una felicità piena e compiuta, di modo che mi viene da ridere, quando mi si fanno condoglianze ed auguri di guarigione. Il pensiero dei miei peccati e di farne penitenza e la meditazione dei dolori di Maria SS. e di Gesù Cristo rendono dolce qualunque pena ». La stessa cosa aveva detto Santa Teresa, poco tempo prima di morire, alle sue novizie che la compassionavano: « Non vi affliggete per me: sono giunta a non più soffrire, perchè ogni sofferenza mi è dolce ». Anche la Santa di Lisieux aveva chiesto la stessa grazia l'8 settembre 1890, alla professione religiosa: «Gesù, fate che io muoia martire per voi; datemi il martirio del cuore o quello del corpo; meglio, datemeli tutti e due ». E quando, il venerdì santo del 1896 ebbe il primo sbocco di sangue, fu un delirio di gioia: « La speranza di andarmene in cielo mi faceva come delirar d'allegrezza ». L'incoscienza della Superiora, che non le impose alcuna cura, affrettò il suo transito in pochi mesi. Don Beltrami fu assalito dalla prima emorragia il 20 febbraio 1891, una mattinata siberiana, appena rientrato dall'Università. Il pronto intervento dei superiori che gli apprestarono tutte le cure del caso, scongiurò la violenza del corso con alternative di miglioramento ad Alassio, ad Aix-les-bains, al paese nativo; ma egli fin dall'inizio si dispose al sacrificio della sua vita. « I medici qui mi danno buona speranza - scriveva al suo direttore da Aix-les-bains - ma io non mi lusingo e vado preparandomi alla morte, usando tuttavia i rimedi prescritti: il Signore poi disponga di me ciò che vuole, o per la vita o per la morte. Sento manifesta la grazia di Dio, perchè sono sempre tranquillo ed allegro: vi sono momenti di scoraggiamento; ma si superano con la preghiera ».
Con questi criteri e con queste disposizioni, fece della sofferenza il segreto della sua santificazione e lo strumento del più generoso apostolato. Fin dall'anno di noviziato aveva aiuto un vago presentimento di essere chiamato all'apostolato della sofferenza. Descrivendo al suo direttore, convalescente a Penango, una festa fatta nella chiesa parrocchiale, gli specificava di aver portato la croce in processione, con queste parole: « Alla processione il Sacro Cuore m'ha dato la croce da portare; fui molto contento pensando che forse me la darà davvero da portare e con la croce mi darà anche la grazia di poter resistere ». La grazia di Dio non gli mancò davvero. E fu proporzionata alla pena più viva che prova un salesiano quando cade ammalato. «La croce di questa malattia - scriveva nel 1892 - non sta per me nei dolori; ma nel non poter lavorare, mentre vedo i confratelli tutti che fanno del bene: abbraccio volentieri questa croce in isconto dei miei peccati ». Realmente in una Congregazione di lavoratori com'è la Società Salesiana, nulla fa tanto soffrire quanto il non poter lavorare. Ma il Signore gli fece capire che proprio nelle Congregazioni più attive occorrono anime vittime che santifichino con la loro sofferenza il lavoro della comunità. Nella sua corrispondenza dei mesi seguenti troviamo documentato il progresso dell'anima sua nel comprendere i disegni di Dio e nell'assecondarli. «Nella nostra Congregazione - scriveva l'8 marzo - vi sono uffici adatti anche ad uno non molto sano. Io sono tranquillo nelle mani di Dio: non ho che da ringraziare il Signore di questa malattia, perchè mi pare di averne ricavato dei vantaggi per l'anima». Il 31 maggio, dal paese natio: « Sia fatta sempre la santa volontà di Dio, il quale mi vuol guidare per questa strada. Il Signore però mi aiuta, mi dà pace e tranquillità... Io lo prego che accresca pure le sofferenze, allunghi pure la malattia, purchè aumenti anche la rassegnazione; tutto però secondo la volontà dei miei superiori ». Sapeva infatti quanto i superiori tenessero alla sua guarigione e come non lasciassero nulla d'intentato per arrestare il male. Perciò il 2 luglio assicurava il suo Direttore Don Barberis: «Io uso tutti i rimedi e poi mi metto nelle mani del Signore, persuaso che Egli farà riuscire tutto a sua gloria ed a bene spirituale dell'anima mia... Il Signore mi ha fatto indifferente nell'occuparmi o no. Il Signore continua ad aiutarmi ed io non ho che a ringraziarlo di questa malattia come di un favore specialissimo ». Con questa docilità alle sollecitudini dei suoi superiori e con questa conformità al volere di Dio, egli riuscì a trar profitto anche dai benefìci transitori delle cure e ad occupare il suo tempo in modo da non sentire mai rimorso della minima perdita, proseguendo i suoi studi teologici e letterari fino a raggiungere il sacerdozio, l'8 gennaio 1893. Gli conferì la sacra ordinazione il primo Vescovo salesiano Mons. Cagliero nella cappellina attigua alla stanzetta dove morì Don Bosco. La prima e la seconda Messa le celebrò a Valsalice nella cappellina della Pietà, sopra la tomba del santo Fondatore. Il sacramento dell'Ordine gli recò il più grande conforto e lo unì più intimamente a Gesù Sacramentato in un fervore di pietà eucaristica più angelico che umano. Anche il corpo parve riceverne vantaggio e concedergli la gioia di rendere preziosi servigi alle anime con delle pubblicazioni che ancor oggi concorrono efficacemente alla cristiana educazione specialmente della gioventù. Nel dar conto delle sue giornate al direttore poteva nel 1895 affermare: « Durante tutta la malattia non sono mai stato ozioso, ma ho sempre studiato e lavorato come non dovessi giammai morire, secondo il consiglio di S. Francesco di Sales, non perdendo un minuto di tempo, come promise S. Alfonso, passando costantemente dalla preghiera allo studio e viceversa ».
Contare le ore di preghiera, di pie aspirazioni, di trasporti eucaristici, diurni e notturni nelle lunghe ore insonni, Dio solo lo può. L'elenco delle sue pubblicazioni basterà a dar saggio dell'alacrità del suo spirito salesiano che, di fronte alla difficoltà di parlare, affidava alla penna il suo zelo e la sua attività. «La solitudine ed il silenzio in cui vivo, aiuta molto a meditare ed a riflettere e rende lo studio assai facile e giovevole. - Scriveva nel dicembre del 1895. - L'occupazione mentale non mi reca alcun danno e dopo tre, quattro ore io sono più fresco di prima ». Preparò così in quell'anno: una Vita popolare di S. Francesco d'Assisi: UN SERAFINO IN TERRA - la Vita di Santa Liduvina: IL MODELLO DEGLI AMMALATI - la Vita di Santo Stanislao Kostka: L'AMANTE DI MARIA - IL VERO VOLERE É POTERE - L'INFERNO ESISTE - LA BANCA PIÙ FRUTTIFERA ED INFALLIBILE (L'elemosina) - TOMMASO MORO. Tra il 1896 ed il 1897 - ESEMPI E STUDI DI LETTERATURA STRANIERA - IL PECCATO VENIALE - MASSIME DI DON BOSCO - S. GIOVANNI BATTISTA DE LA SALLE - SAN BENEDETTO DI NORCIA - DUE FULGIDI ASTRI DEL SECOLO IV (vita dei Santi Giulio e Giuliano) - GIOVANNA D'ARCO - NAPOLEONE I - PERLE E DIAMANTI - L'AURORA DEGLI ASTRI. Aurei volumetti che meriterebbero di non cader nell'oblio perché potrebbero fare ancor tanto bene. Aveva pure intrapreso una traduzione delle Opere complete di S. Francesco di Sales e preparato appunti per due lavori di vasta portata: L'ESTREMA AGONIA DEL PROTESTANTESIMO e LA COSMOLOGIA MOSAICA ILLUSTRATA E DIFESA CONTRO LE OBBIEZIONI TRATTE DALLE SCIENZE NATURALI. La morte gli impedì di stenderle. Lo stroncamento della sua giovinezza sacerdotale fu certo una gran perdita per la Società Salesiana; ma il tesoro delle virtù e della santità accumulato in tanti spasimi di sofferenza, con tanto amore, conferiscono al patrimonio spirituale della Famiglia Salesiana un capitale di valore inestimabile, che ci fa concordare col Servo di Dio nel ritenere la sua malattia « non una sventura - come scriveva ai suoi cari il 27 gennaio 1895 - ma una grazia particolare del Signore ».
Concetto che ingigantisce, quando teniamo presente la preghiera che portava scritta appesa al collo in un borsellino per farne una cosa sola col suo respiro: « Caro Gesù, intendo che questa preghiera venga continuamente sollevata dal tuo supplicante in ogni istante, ogni momento. Converti tutti tutti i peccatori. Consola con la tua grazia tutti tutti gli agonizzanti del mondo. Libera le anime sante del purgatorio. Io mi offro pronto a soffrire le pene di tutte le anime del purgatorio in durata ed in intensità, e quelle di ciascuna in particolare: di soffrire tutte le agonie dei moribondi: di sopportare tutti i castighi, le pene dei peccatori (eccetto il loro peccato). Io mi offro pronto a soffrire adesso fino al dì del Giudizio le pene che tu soffristi sulla terra nella tua vita e morte, le desolazioni di spirito dei santi, i tormenti di tutti i martiri, ed anche dei dannati, se è tua volontà: tutto questo con la tua grazia. Questa vittima venga offerta continuamente a te ».
Nel 1895, ancora in piena salute, la " piccola Teresa " aveva fatto quest'altra preghiera: « O mio divino Maestro, non vi sarà dunque che la vostra giustizia che riceverà i suoi olocausti ? Il vostro amore misericordioso non ne avrà esso pure bisogno ?... Egli è dunque sconosciuto, rigettato...; quei cuori ai quali vorreste farne dono generoso, si volgono alle creature, chiedendo la loro felicità al miserabile affetto di brevi istanti, invece che gettarsi fra le vostre braccia ed accettare la deliziosa fiamma del vostro amore infinito. O mio Dio, quest'amore disprezzato rimarrà adunque chiuso nel vostro cuore ? A me sembra che se trovaste delle anime, le quali si offrissero vittime al vostro amore, le consumereste rapidamente, e sareste felice di non comprimere punto le fiamme di tenerezza infinita che in voi sono racchiuse... O Gesù, sia dato a me l'essere questa vittima fortunata! Consumate nel fuoco dell'amor divino questa piccola ostia! ».
Il giovane Sacerdote anelante a riparare la giustizia di Dio e la « Piccola Santa » ansiosa di riparare il suo amore: ecco le vittime che concorrono alla redenzione del mondo! Ambidue toccarono l'eroismo del dolore! Qualche ora prima di morire Santa Teresina si sollevò sul letto e disse alla superiora che l'assisteva: «Madre mia, il calice è pieno fino all'orlo. No, non avrei mai creduto che fosse possibile soffrir tanto!... ». Ma subito soggiunse: « Non mi pento d'essermi consacrata all'amore... Madre mi prepari a ben morire... Oh, no, non vorrei soffrir meno ».
Don Beltrami aveva scritto ai genitori il 26 giugno 1897: «Come vedete, il Signore esaudisce il mio desiderio: nè morire, nè guarire, ma vivere per soffrire. Il mondo non capisce questo linguaggio; ma ben lo capisco io. I meriti sono personali, ciascuno deve con le sue opere guadagnarsi il paradiso e non vi è mezzo più efficace per ottenerlo che i patimenti ».
Ai primi di dicembre, al suo compagno Don Luigi Grandis diceva: « Aspetto la morte che venga a prendermi. L'ho sempre davanti. Devo stare preparato ». Poi gli indicò un cartello appeso alla parete, su cui era scritto: Per brutta e penosa che sia la morte, è male minore di un peccato veniale. Tre giorni prima di morire, confidava al suo Direttore: « È orribile quanto debbo soffrire quando il cuore mi si spezza in tal modo: è cosa che la lingua non può esprimere! Allora io ripeto al Signore la mia solita preghiera, che me li faccia ancor crescere quei patimenti, se pur è possibile poter soffrire di più senza morire, e che mi faccia provare quei dolori fino al giorno del giudizio: allora raccomando al Signore la Chiesa, la Congregazione tutta e in particolare le case di studio con i noviziati, tutto offrendo per la conversione dei peccatori, pei poveri moribondi ed in suffragio delle anime del purgatorio ».
Il 29 dicembre volle ancora fare la santa confessione. Poi da solo si cambiò la biancheria. Sul mattino del 30 una crisi violenta squassò le sue ultime forze. Le sue mani stringevano il crocifisso e lo portavano ripetutamente alle labbra. Quando lo lasciò cadere, la sua anima era volata al Cielo.
Il 24 ottobre, alle 6,3o del mattino, cessava di vivere in Roma nella sua residenza al Palazzo della Cancelleria SUA EMINENZA REVERENDISSIMA IL SIGNOR CARD. CARLO SALOTTI, VESCOVO SUBURBICARIO DI PALESTRINA E PREFETTO DELLA SACRA CONGREGAZIONE DEI RITI.
La triste notizia ci giunse poche ore dopo. Il Rettor Maggiore che, nonostante il pessimo tempo, si era messo in viaggio con la speranza di vederlo ancor vivo, l'apprese per istrada. Il dolore si diffuse in un baleno nelle nostre case, fra i nostri ex allievi e Cooperatori che con noi han sentito in tutto il suo cordoglio la gran perdita della Famiglia Salesiana. Sua Eminenza non era per noi solo l'illustre Principe della Chiesa, il fascinante oratore, l'intrepido polemista, l'esperto giurista, l'apostolo dell'Azione Cattolica, dell'elevazione del popolo e delle masse operaie, delle missioni e di ogni opera buona, il patrocinatore delle Cause dei Santi, lo zelante pastore: era il nostro Cardinal Protet tore! E, più che protettore, era l'amico, il benefattore, il padre. Salesiano nell'anima, rapito della santità di Don Bosco, legato dal più cordiale affetto ai suoi successori, entusiasta dell'opera e dello spirito del nostro fondatore, ci amava con tutto lo slancio del suo gran cuore.
Viveva della nostra Congregazione!
Ne seguiva le vicende condividendo le nostre prove e i nostri successi, le nostre gioie e i nostri dolori fin da quando, giovane sacerdote, cominciò a conoscere l'Opera salesiano. E nelle nostre case, anche prima dello sfavillio della porpora, portava lo sfavillio del suo sguardo che si accendeva veramente dal cuore.
Nato dalla famiglia di un modesto falegname a Grotte di Castro, il 25 luglio 1870, precedette di due giorni l'attuale nostro Rettor Maggiore. Maturò la sua vocazione durante il servizio militare mentre in Roma era iscritto all'Apollinare ed alla Regia Università della Sapienza. E, fatto sacerdote il 22 settembre 1894, coronò i suoi studi con le lauree in Sacra Teologia, in Diritto civile e canonico, in belle Lettere. Ricco d'ingegno e di cultura, vibrante a tutte le più nobili aspirazioni dei tempi, sensibilissimo ai problemi religiosi e sociali, prese subito posizione contro l'anticlericalismo che manovrava le masse contro la Chiesa per settarie speculazioni, ed affrontò impavido, con la travolgente eloquenza della verità e della sua faconda oratoria, le questioni vitali, sostenendo anche poderosi contradditori e trionfando della perfidia degli empi. Insegnante di filosofia e di storia della filosofia all'Ateneo di S. Apollinare, tenne anche cattedre di religione in vari istituti e fu presidente della società degli insegnanti nelle scuole cattoliche. Per quindici anni, pur coprendo alte cariche, continuò quei corsi di apologetica che segnarono tante vittorie del pensiero e dello spirito cristiano. L'Azione Cattolica serberà il suo nome nell'albo d'oro. Confondatore del Circolo universitario cattolico di Roma, fu l'animatore e l'organizzatore di diverse associazioni, deputato ecclesiastico della Primaria Artistico-Operaia, assistente ecclesiastico generale della Federazione associazioni sportive cattoliche italiane, del Comitato Diocesano e della Federazione Piana. Per trent'anni prestò la sua specializzata competenza giuridica alla Sacra Congregazione dei Riti, curando oltre un centinaio di Cause. Pio XI lo promosse all'Episcopato, nominandolo Arcivescovo titolare di Filippopoli di Tracia e Segretario di Propaganda Fide, e coronò con la Sacra Porpora l'operosità da lui dispiegata nell'impulso alle Missioni cattoliche ed alle Opere Missionarie Pontificie, nell'organizzazione dell'Ateneo di Propaganda Fide e nella fondazione dell'Istituto scientifico missionario. Già Consultore di varie Congregazioni, l'Eminentissimo portò col prestigio della Sacra Porpora anche più autorevole contributo alle Congregazioni per la Chiesa Orientale, dei Sacramenti, di Propaganda Fide, dei Seminari e delle Università degli Studi. Ma il campo della sua maggiore attività rimase la Sacra Congregazione dei Riti di cui Pio XI lo nominò Prefetto nel 1938. Senonchè, quasi tanto lavoro non bastasse al suo zelo, l'anno seguente optò per la Chiesa Suburbicaria di Palestrina e fino all'ora della morte vi prodigò da solo il ministero pastorale, rimanendo sulla breccia anche nelle ore più difficili e sostenendo subdole ed aperte persecuzioni. Vendette perfino la croce pettorale per soccorrere le vittime della guerra. Il servigio ch'egli rese alla Chiesa ed al popolo, ai poveri ed alla classe operaia, gli meritarono una popolarità mondiale, cattivandogli l'affetto e la gratitudine di innumerevoli anime.
Noi non riusciremo mai a ringraziarlo di quanto ha fatto per la Famiglia Salesiana. Non parliamo dell'esercizio del sacro ministero e della dispensazione della divina parola che, sacerdote, monsignore, arcivescovo e cardinale, non negava mai alle nostre case, ai nostri convegni, alle feste dei nostri alunni. Non parliamo della munificenza del suo gran cuore. Volle perfino affidare ai suoi cari Salesiani due Istituzioni, che ne perpetueranno la memoria nella rigenerazione di quella gioventù che egli sempre predilesse. Che dire poi del conforto morale di quell'affetto che lo faceva di casa e l'autorizzava pienamente a sentirsi ed a professarsi salesiano di fronte a tutti? E come ritrarre, nello scarso spazio che ci è concesso, tutto quello che egli ha fatto per le Cause dei nostri Servi di Dio, specialmente per quella di Don Bosco, di Madre Mazzarello, di Domenico Savio ? Di tutti i « suoi santi » egli si interessò con intelletto d'amore; ma che cosa non fece per Don Bosco ? Oh, la gioia della beatificazione e della canonizzazione, come gli brillava nel volto! Come gli palpitava nella penna quando scriveva del nostro Santo e n'esaltava l'opera provvidenziale! Se un rimprovero talvolta ci muoveva, era di « non conoscere abbastanza il nostro Padre e Fondatore ». Egli, che aveva scrutato e vagliato tutti i documenti del processo, tutte le testimonianze e le deposizioni, che ne aveva misurato le doti naturali, le virtù e i doni soprannaturali, le benemerenze, i contrasti e i trionfi, ne portava il cuore rigurgitante di venerazione. Ond'è che fra le sue più pregevoli pubblicazioni vanno la Vita di S. G. Bosco e quella dell'angelico suo alunno, il ven. Domenico Savio. Ci lusingavamo di udirlo cantare le glorie anche del pio giovinetto, tanto è viva la speranza di vederlo presto all'onor degli altari. Il Signore gli concesse soltanto di chiudere la sua missione con le feste degli ultimi santi, portando lo splendore della sua Porpora nella nostra chiesa del Sacro Cuore al triduo in onore del Maestro di Don Bosco, San Giuseppe Cafasso.
La malattia che minava la sua robusta fibra, favorita dall'esuberanza del suo zelo che non voleva saperne di riposo, ebbe il sopravvento in pochi giorni. Il Santo Padre Pio XII, che lo aveva carissimo fin dalla giovinezza, aggiunse, ai conforti dei Santi Sacramenti, a più riprese, la sua paterna benedizione. Il nostro Procuratore generale Don Tomasetti e vari confratelli poterono ancora baciargli per noi tutti il sacro anello prima che si spegnesse. Il Rettor Maggiore col sig. Don Giraudi giunse a tempo per i funerali. L'Eminentissimo chiuse la sua carriera mortale recitando l'Angelus coi familiari. Era il 24 del mese, sacro nella Famiglia Salesiana alla commemorazione di Maria SS. Ausiliatrice. Il pensiero che la Madonna sia venuta a prendere l'anima del suo grande divoto ci fa sperare che egli goda ormai il meritato premio in Cielo. Il suo edificante tramonto fu paragonato ad uno di quei « tramonti di porpora belli come l'aurora ». E noi sentiamo, nel nostro vivo dolore, questo grande conforto.
Lo raccomandiamo tuttavia a tutti i nostri Cooperatori ed alle nostre Cooperatrici perchè ai solenni suffragi che già gli abbiamo tributato continuino ad aggiungere l'omaggio della pietà e della gratitudine con fervorose preghiere.
Nuovo Vescovo Salesiano.
Il Santo Padre ha nominato Vescovo di Litomerice (Cecoslovacchia) il Direttore del nostro Istituto di Praga, rev.mo D. Stefano Trochta.
S. E. Mons. Trochta conta 42 anni di età, essendo nato a Francova Shota in Moravia il 26 marzo 1905. Fece i suoi studi nei nostri Istituti di Foglizzo Canavese e di Torino-Crocetta. Ricevette l'Ordinazione sacerdotale dal Card. Fossati, nella basilica di Maria Ausiliatrice, nel 1932. Deportato dai nazisti durante l'occupazione del suo paese, sfuggì per miracolo alla morte, come testimonia il The Universe del 24-X u- s.:
«Don Stefano Trochta, salesiano cecoslovacco, ora creato Vescovo, è una delle poche persone che hanno fronteggiato la fucilazione e sono riuscite a sopravvivere. Internato nel campo di Dachau, durante la guerra, egli venne condannato a morte e con gli altri compagni fu allineato dinanzi al plotone di esecuzione.
» Alla scarica dei fucili le vittime caddero. Don Trochta fu soltanto ferito e venne ricoperto dai cadaveri dei suoi compagni. Con essi egli fu portato nella camera mortuaria, donde, fingendosi morto, riuscì a fuggire.
»Quando egli ritornò, subito dopo la guerra, a Praga, dove era stato direttore dell'Istituto salesiano locale, fu accolto da un formidabile benvenuto! ».
È facile immaginare l'entusiamo della popolazione all'annunzio della sua elevazione all'Episcopato! La consacrazione, compiuta dal Nunzio Apostolico S. E. Mons. Ritter nella Cattedrale di S. Vito, il 16-XI u. s., fu una festa per tutta la nazione. Vi intervenne tutto l'Episcopato, Ministri, Autorità ed una folla immensa. Conconsacranti furono l'Arcivescovo di Praga S. E. Mons. Beran, compagno di prigionia di Mons. Trochta, e S. E. Mons. Picha, Vescovo di Hradec Kràlové.
Noi gli auguriamo di gran cuore molti anni di fecondo ministero pastorale.
Il Giubileo d'argento dell'Arcivescovo di Cuyabà.
S. E. Rev.ma Mons. Francesco D'Aquino Correa ha celebrato nel mese di luglio il 250 della sua promozione alla sede metropolitana di Cuyabà (Brasile-Mattogrosso). Tutta l'Archidiocesi gli ha tributato solenni dimostrazioni di omaggio. La capitale gli ha dedicato un'intera settimana di festeggiamenti a cui hanno aderito i vari Stati del Brasile ove la figura del dotto e zelante Arcivescovo Salesiano è tanto nota e tanto cara. Vescovo da 32 anni, egli fu dapprima ausiliare del Metropolita. Dal 1918 al 1922 fu anche Presidente dello Stato di Mattogrosso e fu detto il «Presidente della Conciliazione » perchè i partiti discordi si accordarono sul suo nome pel governo dello Stato in momenti assai delicati. Lasciate le redini dello Stato, venne dalla Santa Sede promosso al governo dell'Archidiocesi di Cujabà. Tanto nel compimento della sua missione pastorale quanto in quella politica egli ha saputo portare tanto genio e tanto cuore da cattivarsi la stima e l'affetto di tutti. La sua fama ha trasvolato gli oceani non solo per la eccezionale attività cui fu chiamato dalla Divina Provvidenza e dalla fiducia del popolo, «ma anche per il suo valore e per le sue virtù personali. Membro di varie Accademie, egli ha una degna celebrità anche nel campo letterario.
Il Santo Padre si è rallegrato della fausta ricorrenza giubilare e con una preziosa lettera del 20 maggio ha esaltato il suo zelo pastorale ricordando tra le molte altre opere compiute: l'erezione di chiese, di case parrocchiali, di istituti di educazione; il fervore per la diffusione della pietà eucaristica e della divozione a Gesù Sacramentato; e la cura della formazione spirituale del clero e dei fedeli con l'eloquenza della parola e dell'esempio.
In realtà i cinque lustri di ministero pastorale di S. E. Mons. D'Aquino furono una grande benedizione per l'archidiocesi ed i nostri confratelli son ben lieti di portarvi un generoso contributo. Il Signore lo conservi ancora molti anni all'incremento ed allo sviluppo della vita religiosa, a decoro della Capitale e di tutto lo Stato di Mattogrosso.
Per gli orfani.
Tutte le nostre Ispettorie hanno risposto all'appello del Rettor Maggiore estendendo al massimo possibile la beneficenza a favore dei giovani orfani, poveri od abbandonati. Parecchie case sono state esclusivamente destinate ad orfanotrofi; altre han fatto largo posto ai più poveri ed abbandonati con condono totale della pensione e delle spese o con fortissime riduzioni. L'Ispettoria Subalpina, oltre a queste iniziative, ha pure bandito un concosso per 70 posti gratuiti ed ha distribuito i vincitori nei vari collegi secondo il grado di studio e le loro aspirazioni. C'è tuttavia ancor tanta gioventù vagante che ha urgente bisogno di assistenza e di educazione. Perciò mentre ringraziamo i Cooperatori e le Cooperatrici che ci hanno aiutato ad accogliere quanti abbiamo potuto, preghiamo vivamente coloro che possono, a fornirci i mezzi necessari per salvarne tanti altri tuttora randagi fra mille pericoli e le più sordide speculazioni.
Vacanze " alla Don Bosco ".
Anche le Figlie di Maria Ausiliatrice quest'anno - si può dire - non conobbero vacanze nelle varie Case, per aiutare nel continuato disagio materiale le famiglie del popolo, con la benefica opera delle Colonie estive.
Appena chiuse le scuole, quasi dovunque, maestre e assistenti si misero subito al lavoro, in mezzo a centinaia e centinaia di fanciulle. Impossibile numerare tutte le svariate Colonie che vennero loro affidate; ma basterà ricordarne solo brevemente i diversi tipi. Anzitutto le Colonie Pontificie, numerose e frequentatissime, con ripetuti turni in ogni città. Soltanto a Torino, per non parlare di quelle già altre volte ricordate e sempre tanto affollate di Roma e Napoli, affollarono le Case « Maria Ausiliatrice », « Madre Mazzarello » e presso l'Oratorio « Agnelli » a Mirafióri.
Altre Colonie, pure diurne, funzionarono fuori delle loro Case, come quella di Superga pei figli dei tranvieri di Torino. Ogni mattina le Suore incaricate, dividendosi per le varie linee tranviarie, raccoglievano i diversi gruppi di fanciulli, che poi conducevano in funicolare a Superga, riaccompagnandoli di nuovo alla sera, ai diversi punti di partenza.
Numerose altresì le Colonie con ospitalità anche notturna, aperte in Case adatte, come a Sale, per altri gruppi di bimbi e bimbe dei tranvieri di Torino, particolarmente bisognosi di montagna; a Giaveno per turni di fanciulle inviate dall'« Assistenza Post-bellica »; e a Bordighera per due turni di 400 e più fanciulli di operai degli stabilimenti tessili del Biellese.
Altre Colonie Aziendali al mare e ai monti tennero fuori dei loro Istituti ; così per es. una marina a Moneglia (Genova) pei figli degli operai della «Cartiera Burgo », e una montana a Prà Martin (Torino) per quelli degli operai della R. I. V.; ambedue assunte dalla Casa «Maria Ausiliatrice» di Torino; una a Gressoney (Aosta) per le giovani operaie di Moncalvo; due sostenute dalla Casa di Milano al Mottarone e a Chiavari; altre due da quella di Genova, di cui una ai Giovi e una seconda a Chiavari.
Non mancò in nessuna Colonia il Catechismo quotidiano, la preparazione di festicciuole e accademie occasionali a scopo morale e religioso con invito, talora, dei parenti, e quindi il conforto di procurare a tante schiere di fanciullezza, col beneficio fisico dell'aria salubre e di un buon nutrimento, anche quello spirituale, che è sempre in prima linea in ogni nostra attività.
Può rientrare pure nell'argomento l'iniziativa svolta da alcuni grandi Oratori di favorire le oratoriane più assidue con un soggiorno ai monti; offrendolo completamente gratuito, a titolo di premio, a quelle che durante l'anno non ebbero mai nessuna assenza nè alla Messa festiva nè al Catechismo. Così, per ricordare ancora le due vicine case di Torino, un bel gruppo di oratoriane di «Maria Ausiliatrice» trovarono graditissima ospitalità a Ulzio, mentre quelle di Borgo S. Paolo godettero del medesimo beneficio sulle amene colline di Moncalvo.
Novara - Giubileo d'oro.
Anche il nostro Istituto di Novara ha celebrato quest'anno il suo giubileo d'oro. L'imponente edificio col santuario di Maria Ausiliatrice venne infatti inaugurato da S. E. Mons. Pulciano, alla presenza del primo successore di Don Bosco, il Servo di Dio Don Michele Rua, il 9 ottobre 1897, grazie alla munificenza dell'insigne benefattrice signora Agostina Pisani, che consentì all'Opera salesiana (iniziata quattro anni prima più modestamente nell'Oratorio preparato da S. E. Mons. Davide Riccardi), una sistemazione ed uno sviluppo corrispondente alle esigenze della città. La celebrazione si è concentrata in devote funzioni e nel convegno degli ex allievi che accorsero numerosi a rievocare gli inizi e le tappe dell'Opera salesiana. Dal lontano 1893 in cui il primo direttore Don G. B. Ferrando raggiunse Novara con 50 centesimi in tasca, ad oggi, quanto cammino ! Quanto lavoro da parte dei salesiani, quanta corrispondenza da parte dei giovani e quanta beneficenza da parte dei buoni! Oggi l'Istituto, con gli ulteriori ampliamenti, accoglie circa quattrocento alunni interni per le scuole medie, il liceo scientifico e le scuole professionali. Il santuario di Maria Ausiliatrice è un centro di pietà e di devozione frequentatissimo. La « Casa del Soldato » che fu l'oasi spirituale di migliaia di militari sotto la direzione dell'indimenticabile Don Biagio Antoniazzi, presta le sue sale lungo il giorno anche agli studenti delle pubbliche scuole per refezione e ripetizioni. L'Oratorio fiorisce con tutte le sue sezioni. Sede dell'Ispettoria novarese, irradia l'opera salesiana fino nella Svizzera.
CILE - Puntarenas- La Stazione sismologica di Magellano.
Sul finire del 1944 l'Istituto Sismologico Nazionale dell'Università del Cile ricevette la missione di installare nel centro popolato più australe del pianeta una stazione sismologica di portata mondiale. L'iniziativa era partita da una raccomandazione fatta nell'ultima riunione dell'« American Geophisical Union » per investigare i possibili movimenti sismici provenienti dal Polo Sud. L'Istituto Sismologico Nazionale la colse al volo nell'intento di completare la rete delle stazioni installate in tutto il territorio da Copiapò fino a Punta Arenas per calcolare la velocità di propagazione delle onde sismiche su un percorso superiore ai 3000 km. Il direttore dell'Istituto ing. Greve, informato delle iniziative e dei successi ottenuti dai Salesiani nel campo scientifico e culturale e constatato, in una visita a Punta Arenas, l'efficienza ed il disinteresse con cui essi curano l'Osservatorio Mons. Fagnano, pensò di affidarla ai nostri confratelli e ne trattò con l'Amministratore Apostolico Mons. Giacomini, che ben volentieri accettò. Nel mese di gennaio del 1946 cominciarono ad arrivare gli strumenti da Santiago e lo stesso ing. Greve, coadiuvato dal prof. Wilcke, superando non poche difficoltà, curò l'installazione nei sotterranei del nostro Istituto Don Bosco. La Stazione consta di un pendolo con registratore del peso di 2000 kg. orientato da nord a sud, a 53° 9' 19" di latitudine sud e 70° 54' 2" di longitudine ovest. Il pendolo segue un periodo variabile; attualmente è graduato a 14 secondi. È sostenuto da una sospensione conica che permette di ottenere periodi molto larghi anche con poca longitudine (un metro o due) e posa sopra un basamento di cemento armato di 25 tonnellate affondato nel suolo per 5 metri, a sette metri dal livello dei terreni adiacenti. Un ago registratore segna le oscillazioni, moltiplicate 200 volte da un gioco di leve, sopra un rotolo di carta affumicata, che si rinnova ogni 24 ore. Una geniale combinazione di elettromani e orologi di controllo permette la nitida iscrizione dei minuti e delle ore che consentiranno di calcolare l'ora dello stesso ed il percorso delle fasi diverse che danno l'ubicazione dell'epicentro. Un sistema di smorzamento del pendolo permette la iscrizione del terremoto, annullando rapidamente le vibrazioni proprie del pendolo.
All'inaugurazione intervennero tutte le autorità. Mons. Giacomini impartì la benedizione rituale. La direzione della nuova stazione sismologica è affidata al nostro Don Molino aiutato dal confratello coadiutore Tirello.
L'efficienza della stazione ha dato la sua prima prova nel registrare il terremoto delle Antille nell'agosto 1946, a più di 10.000 km. di distanza. E quello che più conta si è che ha registrato per la prima volta i movimenti sismici dell'Atlantico che prima non si erano mai potuti captare.
POLONIA - Oswiecim - Visita illustre.
Il 9 giugno u. s. la nostra casa di Oswiecim ebbe l'ambita visita di S. Em. il Card. Griffin, Primate d'Inghilterra che, accompagnato dal Primate di Polonia, il nostro Em.mo Card. Hlond, passava attraverso le varie regioni a constatare, tra le devastazioni della guerra, l'eroica fede del popolo martire. I due Principi della Chiesa provenivano dalla «città della morte », l'orrendo campo di concentramento ove le sevizie, le torture ed i forni crematori fecero scempio di tanti poveri corpi umani. E trovarono nella casa di Don Bosco il conforto della vita e della gioia di tanta cara gioventù che, alla scuola della Chiesa e con lo spirito del santo Educatore, cresce buona e pura per un migliore avvenire. Primi ad accoglierli furono i bimbi, vestiti nei loro costumi regionali, allineati al loro passaggio con le mani piene di fiori che ben presto fecero agli Em.mi Primati il più bel tappeto. La banda e la scuola di canto rallegrarono l'accademia che venne aperta dall'Ispettore Don Slosarczyk e chiusa dalla benedizione dei due Porporati. Graditissima sorpresa, il discorso di un alunno che presentò al Primate d'Inghilterra l'omaggio dei compagni in lingua inglese.
L'opera nostra, grazie a Dio, fa veri miracoli nella nazione che ha tanto sofferto. La sola Ispettoria del nord ha aperto cinque nuovi orfanotrofi dopo il 1941 per tanti poveri fanciulli abbandonati è, passata la bufera, ha potuto portare il numero dei ricoverati a 865. Per un quarto del loro mantenimento pensa il Governo polacco, pel resto la Divina Provvidenza. Nell'estate scorsa le due Ispettorie riuscirono ad organizzare 27 colonie per un complesso di oltre 6000 fanciulli.
- Il Giubileo d'oro del Bollettino Salesiano polacco.
Il Bollettino Salesiano in lingua polacca, stampato per la prima volta in Torino nel 1897, ha celebrato quest'anno il suo giubileo d'oro, con la benedizione dell'Em.mo Card. Primate Augusto Hlond che, giovane chierico salesiano, fu tra i primi preposti alla redazione. Abbiamo ricevuto il numero dedicato alla data giubilare e per associarci con maggior senso di valutazione alle felicitazioni ed agli auguri dei Cooperatori Polacchi, traduciamo la nobilissima lettera di Sua Eminenza che è il miglior elogio all'apostolato dei nostri Confratelli.
Ho letto il primo numero del Bollettino - scrive Sua Eminenza - quand'era ancora novizio nella bella regione del Piemonte. Qualche anno dopo, mentre continuava gli studi, ebbi l'incarico della redazione. E mi trovai impegnato, nel breve spazio di ogni mese, a riempire trentadue pagine di stampa. Il Bollettino polacco col titolo di Notizie Salesiane s'iniziò per volere del Servo di Dio Don Michele Rua, uomo di gran fede e successore di Don Bosco. Aveva lo scopo di far conoscere la nuova Congregazione al popolo e di preparare il terreno per le nuove fondazioni che, secondo la parola profetica del santo fondatore, avrebbero dovuto raggiungere nell'avvenire un immenso sviluppo.
Ebbe buona accoglienza sin dai primi numeri. La figura del Santo attirava tutti. Si prese a studiare il suo grande spirito ed il suo apostolato fra la gioventù. La divozione a Maria SS. diffusa sotto il titolo di Ausiliatrice dei Cristiani dava una gran pace ai cuori e corroborava la fede. Il carattere popolare dell'Opera Salesiana affascinava i numerosi lettori. Il numero degli amici si moltiplicò rapidamente in tutte le parti della nazione. Cominciarono a crescere le vocazioni. Quando sorse - pure cinquant'anni or sono - ad Oswiecim il primo collegio salesiano in terra polacca, l'opera trovò appoggio e suscitò in tutta la Polonia la gioia di migliaia di Cooperatori. In seguito e durante la prima guerra mondiale il Bollettino compì la sua lodevole missione a favore dell'opera nuova e le cattivò un grande, affetto fra la popolazione, sicchè la bufera del 1914 non riuscì a stroncarla e le lasciò la possibilità di un maggiore incremento nel nascente stato polacco. L'invasione nazista dell'hitlerismo soppresse il Bollettino e devastò numerosi collegi salesiani. I pionieri dell'Opera Salesiana in Polonia furono cruentemente sacrificati ad Oswiecim, a Dachau ed in altri campi di martirio. Ma il sangue di tante vittime affrettò la ripresa. Un giorno dalle rovine di Varsavia i figli di Don Bosco ricuperarono alcune macchine della stamperia non completamente danneggiate dal fuoco. E in breve ecco riapparire il numero giubilare del Bollettino Poklosie che è come l'aurora, si può dire, delle speranze future.
Auguro di cuore alla redazione di dare di nuovo, anche per l'avvenire, alla popolazione la sana dottrina e lo spirito di Don Bosco, svolgendo il suo fecondo apostolato salesiano. Il santo fondatore nelle sue visioni intuì non solo le stragi dei nostri tempi ma anche la gloria dell'avvenire dei popoli che saranno. consolati con la vittoria dello spirito sulla materia. Il suo programma di educazione, semplice, preso dal Santo Vangelo, ci dimostra l'importanza della buona formazione delle anime dei giovani con un saggio sistema pedagogico e coi mezzi soprannaturali della fede. Il suo insegnamento dovrebbe polarizzare l'educazione contemporanea.
La grandezza della nazione dovrà balzare dai prodigi dell'anima: dall'abilitazione della gioventù a realizzare, nel quotidiano svolgimento della vita sociale, quei valori morali per cui così degnamente moriva per la difesa della Capitale.
Con la sua invocazione «Da mihi animas » il Bollettino non può dunque tramandare il programma più adatto pel secondo cinquantenario?
Augurando alla redazione questo fecondo apostolato, invio la mia benedizione di Primate anche all'unione degli affezionati lettori e cooperatori.
+ AUGUSTO Card. HLOND.
SPAGNA - Madrid - Esposizione nazionale delle Scuole Professionali Salesiane.
Il 26 maggio u. s. l'Arcivescovo di Valenza, il nostro Ecc.mo Mons. Marcellino Olaechea, trovandosi a Madrid per l'apertura del Congresso Nazionale per la formazione professionale della classe operaia, di cui era stato acclamato Presidente onorario, inaugurò anche l'Esposizione Nazionale delle nostre Scuole Professionali che nella Spagna hanno raggiunto in questi anni un meraviglioso incremento. Lo accompagnavano S. E. il Vescovo di Malaga, il Capo Nazionale dell'Opera di Formazione Professionale, dirigenti e congressisti, autorità e personalità distinte del clero e del laicato: un corteo di oltre seicento persone. L'Esposizione era stata allestita nei nuovi locali del nostro grande Istituto della Ronda, ed in sette sale documentava l'aggiornamento tecnico delle nostre scuole per le principali sezioni: Arte del ferro - Elettromeccanica - Arte del libro - Abbigliamento - Scultura - Lavori femminili - Arte del legno. Diecimila lavori, distribuiti secondo il programma di insegnamento (Cultura generale - Cultura professionale - Avviamento professionale - Esercizi pratici) offrivano ai visitatori saggi interessantissimi della progressiva abilitazione degli alunni che, in un quinquennio, raggiungono, col sistema di Don Bosco, una formazione completa, secondo le esigenze della tecnica più moderna e della civiltà contemporanea. L'esposizione ha suscitato l'ammirazione ed il plauso unanime dei tecnici e dei pedagogisti che vi hanno riconosciuto il meritato successo di sessanta anni di lotta, di apostolato e di conquista delle scuole salesiane. A garantire l'avvenire si è iniziata in Guadalajara la costruzione di un Seminario per « Maestri d'Arte», che col titolo stesso proclama la sublime missione dei nostri confratelli Coadiutori, apostoli della tecnica nei vari campi dell'industria artigiana per la elevazione e cristiana educazione della classe operaia.
MATTO GROSSO (BRASILE)
(Continuazione v. Bollettino di ottobre).
Verso Sangradouro.
A mezzogiorno del sabato 10, eravamo già di ritorno alla fazenda di Joào Ribeiro, ove ci attendevano il personale e gli animali mandati per noi da Sangradouro. Da 30 anni non montavo più a cavallo, ma la mula Amazonas parve non si incomodasse per il mio peso; prese il suo passo calmo e misurato (fin troppo), con tendenza spiccata a rimanere in coda, contro certa etichetta di prammatica...
Ci lasciammo indietro i cargueiros per conversare a volontà sotto quel sole di mezzogiorno; mentre le mule, marciando, carpivano le erbe a loro portata. Nel sertào del Brasile il km. è una misura che non corrisponde alle grandi distanze di qui, si adotta quindi la lega che equivale a 6 chilometri; per il sertanejo il cammino si misura a leghe.
Fonti e ruscelli ricreavano il cammino di ora in ora; vi si abbeveravano animali e uomini, giacchè l'acqua era chiara e fresca. Verso le 5 pomeridiane si sentiva già la vicinanza di Sangradouro. Quando ci avvistarono, spararono le artiglierie del luogo, mortaretti ad avancarica che, per il succedersi delle feste, non arrugginiscono mai. Persino un serpente a sonagli ci venne incontro; ma ebbe la sventura di imbattersi nei nostri alunni che gli fecero la festa per presentarmi come trofeo il sonaglio.
Alunni e alunne di ambo i collegi vollero, secondo il costume salesiano, dare una dimostrazione di affetto al nuovo Ispettore.
Il clima è ideale: fresco con tendenza al freddo di notte, mite e salubre di giorno. Nella missione, al fondo del cortile, corre un canale di acqua limpida che è il tesoro della casa e che costò sudori e denari per captarlo a 8 km. di distanza; è la forza viva e perenne che muove tutte le macchine dell'officina (serraria, macchina del caffè, depilatore del riso, ecc.). Gli alunni sono ammirevoli per la pietà e la disciplina; peccato che la cappella sia troppo piccola! Per necessità imperiose le missioni devono cercare sul luogo le risorse della vita materiale: bestiame e animali domestici, riso, fagiuoli, canna, caffè, mandioca, miglio, grano e vino, sono prodotti di quel suolo. Dopo la Messa i lavoratori partono per i campi e ne ritornano verso le 11, all'ora del pranzo ; così si fa nel pomeriggio, mentre in casa un confratello pone in movimento le officine e risolve, con l'aiuto dei Bororos, tutti i problemi di ordine casalingo. Cucina e lavanderia sono affidate alle Suore di M. Ausiliatrice, di uno spirito di carità e sacrificio a tutta prova.
Meruri.
Partimmo da Sangradouro il venerdì 16, a cavallo. Da Cuiabà sono 50 leghe; di là a Meruri altre 20. Un cavallo fa normalmente 7 od 8 leghe al giorno; verso le 6 di sera si giunse ad Areias dove ci accolse un piccolo rancho aperto, ma coperto. Un ruscello di acqua ci rinfrescò i piedi; poi, al fuoco crepitante, si sorbì un caffè caldo e basta. Quando il Bororo attizzava ancora le fiamme, noi eravamo già con gli occhi chiusi: la stanchezza è un soporifero impagabile. Ripartimmo di buon mattino: si contavano ancora alcune stelle, ma dopo una mezz'ora l'aria frizzante mi consigliò a balzare da cavallo; poco dopo spuntò rapido il sole desiderato. Fu allora che appresi sulla psicologia degli animali qualcosa che ancora non conoscevo. Ad un centinaio di metri procedeva a passo cadenzato la mula di D. Colbacchini; potevo quindi lasciare libero il mio animale, il quale, benchè facesse il pachiderma nei giorni precedenti, data un'occhiata a destra e a sinistra, colse l'occasione propizia e, vedendomi a piedi a un dieci passi, sferrò una corsa pazza, liberandosi in meno di due minuti di tutti i finimenti. Ebbi il tempo di dare un grido a D. Colbacchini che già l'animale gli passava al fianco a tutta corsa. Io rimasi di stucco, mentre D. Colbacchini spariva nella foresta dietro l'animale in fuga. Per buona sorte eravamo alle prime ore del mattino; recitai tutto l'ufficio fino a Vespro, ma niente di nuovo; silenzio assoluto. Mi raccomandai a D. Bosco; dopo un'ora e un quarto, ecco apparire lontano, sulla cresta della collina, qualcuno a cavallo. « Sarà lui? e saranno due i cavalli o uno? ». Purtroppo quanto più si avvicinava, tanto più svaniva la speranza dei due cavalli. Giunse D. Colbacchini con i segni evidenti di quell'inseguimento; l'altro animale stava presso ad un albero, ma a mezza lega di là: testardo e conscio della sua situazione, si era risolutamente ricusato di tornare indietro. E chi può convincere una mula quando essa non vuole? Rimase legata là ad attenderci. Noi, caricati i finimenti sull'altro animale, facemmo filosoficamente a piedi il cammino fino al punto. Risalendo in groppa, appresi a non fidarmi più. (Continua).
SIAM
Amatissimo Padre, quest'oggi desidero metterla a parte di una gioia di famiglia.
La nostra Tipografia è entrata nel suo 15° anno di vita. Cominciò con una macchina da scrivere. Urgeva il programma di Don Bosco, che lei, accompagnandoci al Siam, ci aveva ripetuto: «la buona stampa ». Tanta gioventù mancava di una rivista secondo i nostri principi: non sapemmo resistere. Compiuto il faticoso tirocinio per addestrarci nella lingua, cominciammo coll'unico mezzo di cui disponevamo, senza attendere la macchina tipografica. I due primi numeri di Jawasan (Giovinezza) uscirono dattilografati. Pel terzo numero, Mons. Pasotti ci comperò una « Gestetner ». Ne tirammo 200 copie: rivista a colori, illustrazioni.
Redazione, stampa, disegni, affidati ai nostri confratelli: Don Terpin, Don Carlo Casetta, Don Praxum, per nominarne alcuni. Essendo tutti giovani, ci sembrò di toccare il cielo col dito e si parlò senz'altro di « Tipografia ». Oltre alla Rivista, pubblicammo dizionari, grammatiche, testi latini commentati per studenti siamesi...
I lettori di Jawasan si moltiplicarono e il lavoro prese tali proporzioni che si dovette affrontare la spesa di acquistare in Italia una « Saroglia ». L'arrivo della bella macchina mise fuoco ai giovani lavoratori, che lanciarono una seconda pubblicazione: un mensile, poi settimanale, di informazione cattolica, Udomphan (seme fertile), che arrivò ben presto a tremila copie. Venne poi la volta delle collane: agiografia, letture amene educative, catechetica: le nostre pubblicazioni raggiunsero rapidamente ogni angolo del Siam.
S'impose quindi l'acquisto di una seconda macchina, una « Joda » dal Giappone. Qui il diavolo ci mise la coda: la barca che trasportava la macchina si rovesciò. La provvista di carta andò tutta perduta in fondo al fiume. La macchina si potè ripescare, riparare e metter subito in funzione: un lavoro a tutto andare. Giunse, in seguito anche il motore elettrico; e, finalmente, il confratello specializzato, Don Ulliana che, con tenacia e ardire, portò la Tipografia ad insperato rendimento.
Alte personalità ebbero per le nostre pubblicazioni espressioni lusinghiere; intere scolaresche, guidate dai loro maestri, vennero a visitare la stamperia e facilitarono la propaganda.
Quando, nel 1939, il giovane re Anantha Mahidon rientrò in Siam, la rivista Jawasan pubblicò un numero speciale riccamente illustrato e nella udienza che il Sovrano concesse ai rappresentanti della Missione, Mons. Pasotti la presentò al re. Sua Maestà, ritornato a Losanna per continuare gli studi, non mancò mai di inviare ogni anno il suo abbonamento.
Dal 1939 al 1944, sopraggiunsero per i cattolici in Siam anni difficili; per restar fedeli alla Fede dovettero sottostare a ben dure prove. Quando si scriverà la storia di quel burrascoso e, per i cattolici siamesi e pel loro clero davvero eroico periodo, penso che non si potrà tacere della provvida campagna fatta dalla nostra Tipografia. Udomphan, vincendo difficoltà di ogni genere, uscì ogni settimana a illuminare, incoraggiare, difendere. Lotta apprezzata e rispettata anche in campo non cattolico specialmente per le rubriche « Domande e risposte » e «dialoghi ». Combattè coraggiosamente, sempre fedele a due principi: non toccar mai la politica e rispettare sempre le persone di idee contrarie. Venne la crisi della guerra: i clichés salirono a prezzi proibitivi. Ma, volendo mantenere a qualunque costo la pagina illustrata, noi impiantammo la litografia.
Seguì la crisi della carta; impossibile trovarne, anche a prezzi esorbitanti. Ma Udomphan continuò a uscire, sostenuto da una Associazione di amici che aiutarono di borsa e con mille industrie per tenerlo in vita.
Anche quando tutti gli Italiani, compresi i Missionari, furono internati in casa, con divieto di qualsiasi attività, la Tipografia, fra lo stupore di tutti, continuò le sue pubblicazioni, grazie alle vocazioni indigene e ai nostri giovani. Persino i gendarmi, mandati a sorvegliare gli Italiani, misero mano a girare macchine e a piegare fogli.
La Tipografia superò così la duplice prova: della guerra e delle difficoltà religiose, accumulando energie per una vita più ampia.
E la Provvidenza ci indicò il momento e la via. Aperta a Bangkok la nuova Scuola Professionale per orfani, vi trasportammo la Tipografia in sede più ampia e più adatta.
Nella nuova sede ha già dato i suoi frutti. Ma di questo le scriverò altra volta. Non posso chiudere questa mia, senza riportare quello che mi scrive il nostro Don Gomiero, instancabile apostolo della buona stampa: «Per carità, non ritorni senza altre macchine ».
Amato Padre, voglia farsi eco di questa supplica presso i nostri Cooperatori e le nostre Cooperatrici. Benedica i suoi figli del Siam e chi si professa in Corde Jesu aff.mo figlio
1° ottobre 1947.
Sac. Giov. CASETTA, Ispettore.
IL PRIMO 24 MAGGIO A PECHINO.
(Da una lettera di un missionario al sig. Don Ricaldone, Rettor Maggiore dei Salesiani.
...Oggi è stata la giornata della nostra Mamma Celeste. Sono qui, solo, di notte, che scrivo da una povera casa provvedutaci dalla carità di una famiglia cattolica, dove possiamo riunire una sessantina di oratoriani. Eppure, abbiamo la consolazione di avere già delle vocazioni: cinque ragazzi son andati infatti al nostro aspirandato, e una quindicina di nuovi sono in lista. Chi ci ha mandate queste anime, se non Maria Ausiliatrice ? Noi cerchiamo di essere qui apostoli della sua divozione.. Il sig. Direttore ha fatto stampare e distribuire migliaia di opuscoletti e di immagini della nostra cara Mamma. Abbiamo anche diffuso moltissime copie del Mese dell'Ausiliatrice, numero di maggio delle Letture Cattoliche cinesi. Dai Benedettini per la prima volta si sta facendo il Mese di Maggio, che si risolve in un Mese dell'Ausiliatrice, perchè il libro citato fa da testo di lettura, e l'invocazione: Maria Auxilium Christianorum, ora pro nobis, ha incontrato un favore qual era da aspettarsi dai cinesi cattolici, così fervorosi. Tutte le pratiche di pietà, da essi compiute, finiscono ormai da sè con la ripetizione di 3 volte quella giaculatoria.
Ma pel mese di maggio si è osato far di più. Il sig. Direttore, partendo per l'Italia, affine di trovarsi al Capitolo, mi pregò di chiedere un triduo per la Festa, da farsi in Cattedrale, il 2 giugno. Tentando il massimo, chiesi non un triduo, ma una novena, e non nella sola Cattedrale, ma nelle 4 chiese parrocchiali di Pechino. Ci fu concesso tutto ! E il giorno della festa i rev.di Padri delle Missioni Estere di Parma canteranno una Messa a 3 voci in onore dell'Ausiliatrice. Qui in casa, sopra tutto, cerchiamo di far bene la Novena, che è cominciata quest'oggi, 24 maggio. Oggi, a Shangai, il mio sig. Direttore ha celebrato la santa Messa nella chiesa dei Gesuiti, Santuario di Maria Ausiliatrice, la cui effigie è stata recentemente incoronata. Tutta la collaborazione per il canto è stata data colà dai nostri Chierici ed Aspiranti. Io desideravo celebrare nel deserto quartiere di Pechino, dove abbiamo comperato un terreno che ha da diventare la Valdocco della Cina. Pregato quindi un sacerdote dei Missionari di Parma che mi sostituisse qui, mi avviai rapidamente in bicicletta verso quel luogo. Per la strada il mio cuore mi cantava la lode dell'Antolisei: O Regina del Cielo e modificava così i versi: La preghiera tu ascolta, - che Pechino ti canta! Ho celebrato in una stanza dove abita il nostro guardiano e là ho pregato M. A. di farci da Madre.
Questo è il primo 24 maggio di Pechino.
D. MARCELLO GLUSTICH, Missionario Salesiano.
Da S. CASSIANO - INAUGURAZIONE DI UNA CAPPELLA A MARIA AUSILIATRICE.
L'otto giugno u. s. i sacri bronzi della chiesa Parrocchiale di S. Cassiano, paesello dell'Appennino Reggiano, chiamarono a raccolta i devoti abitanti per cantare nuove glorie alla Regina del Cielo.
La pia e munifica signora Ibatici Domenica, ved. Bucciardi, per interpretare l'estremo desiderio del defunto Consorte e per rendere alla Vergine la sua riconoscenza per la materna protezione avuta durante la guerra, fece erigere nel proprio giardino una graziosa e artistica cappella alla Vergine Ausiliatrice, alla quale il defunto marito Umberto Bucciardi, ex allievo salesiano, era particolarmente devoto.
La festa fu preceduta da un triduo predicato dal rev.mo P. Orlando Nobili dei Cappuccini di Sassuolo.
La domenica 8 giugno, dopo la benedizione dell'altare, celebrò il rev.mo Parroco D. Giuseppe Spadacini e numerose furono le sante Comunioni. Non mancò l'omaggio dei cuori innocenti, che per la prima volta si accostarono al banchetto degli Angeli: due orfanelle, cioè alunne di un orfanotrofio delle Figlie di Maria Ausiliatrice e beneficate dalla gentile signora, che in quell'occasione le volle accanto a sè per circondarle di cure materne.
Alle ore undici vi fu la Messa solenne celebrata dal rev.mo P. Predicatore e cantata dai giovani dell'Oratorio.
Nel pomeriggio, tra luci, canti e fiori, la statua della Vergine SS., benedetta nella chiesa parrocchiale, venne portata nella graziosa cappella. Aprivano la processione i bimbi dell'asilo portando fra le mani un giglio, simbolo della loro innocenza, seguivano circa due mila persone. Davanti alla cappella il rev.do P. Nobili rivolse ancora ai presenti parole d'occasione e poi impartì la Benedizione Eucaristica.
Tutti i presenti erano commossi, ma più di tutti la benemerita signora Bucciardi che vedeva soddisfatto un suo ardente desiderio.
La festa venne allietata dalla presenza della rev.ma M. Ispettrice e si chiuse con una riuscitissima accademia in onore di Maria Ausiliatrice.
MACERATAFELTRIA - UNA GRAZIA: UNA FESTA.
S. Giovanni Bosco si è degnato di volgere il suo sguardo di conquistatore di anime e di potente intercessore anche sulla ridente cittadina di Maceratafeltria, perla del Montefeltro. Nel 1940 il sig. Lino Lazzari si ammalò gravemente di polmonite. Usati tutti i mezzi suggeriti dalla scienza umana, ma inutilmente, la pia signora Adriana, sua consorte, non disperò e ricorse con grande fiducia al caro Santo dei giovani. Per fortuna era in possesso di una reliquia del Santo. La pose sul petto dell'infermo e fiduciosamente pregò. Dopo pochi momenti - vero prodigio - l'ammalato era fuori pericolo. E questi, riconoscente con tutta la famigli fece dono di una bella statua di S. G. Bosco alla Chiesa parrocchiale di Maceratafeltria, rappresentante il Santo, che addita la Madonna Ausiliatrice a un fanciulletto che gli sta presso. Il gruppo venne posto in una nicchietta nella chiesa, ed ogni giorno decine e decine di persone vanno ad inginocchiarvisi. A spese del miracolato, della sorella e di tutto il paese, si preparò questo gioiello di cappellina, e il 16 agosto c. anno si inaugurò con una preparazione di tre giorni pieni di densa devozione incoraggiata dalla dotta e ardente parola del sac. D. Domenico Canci e coronata da una processione veramente trionfale.
L'accorrere dei fedeli in quel giorno alle sacre funzioni, lo straordinario numero di confessioni e di Comunioni, soprattutto della gioventù, il canto della bellissima Messa, eseguito dalle signorine di A. C., aventi come maestro il Padre Giulio Cavanna da Pietrarubbia, dell'ordine di S. Francesco, e sopra tutto il canto a voce di popolo dell'inno Giù dai colli, saranno cose che i Maceratesi del Montefeltro non potranno dimenticare troppo presto.
Al termine della processione, sul piazzale della chiesa, che ormai non avrebbe potuto accogliere la gran folla devota ed entusiasmata, il Predicatore esaltò la particolare figura di questa gloria della Chiesa con tale efficacia, a cui fece eco un chierico salesiano di Maceratafeltria con brevi indovinate parole.
20 agosto 1947. Il Parroco Mons. ARMANDO CAVALLINI.
Grazie attribuite all'intercessione di MARIA AUSILIATRICE e di S. GIOV. BOSCO
Raccomandiamo vivamente ai graziati, nei casi di guarigione, di specificare sempre bene la malattia e le circostanze più importanti, e di segnare chiaramente la propria firma. Sarà bene, potendolo, aggiungere un certificato medico.
Non si pubblicano integralmente le relazioni di grazie anonime o firmate colle semplici iniziali.
" Si può dire un miracolo ".
Sento il bisogno, per dovere di riconoscenza, di rendere pubbliche grazie a Maria Ausiliatrice e a S. Giovanni Bosco per la grande grazia avuta mediante la loro intercessione.
Verso il dicembre u. s. caddi gravemente ammalata di paresi postdifterica. Con grande costernazione e dolore dei miei familiari il male si aggravò talmente che tutto sembrava ormai finito: il medico curante stesso riteneva prognosi riservata sul mio stato. E invero ero ridotta ad una quasi assoluta immobilità, incapace di ben pochi movimenti. Per di più una complicazione di carattere polmonare veniva ad accrescere l'incertezza del caso. Con immenso dolore dell'animo mio vedevo succedersi attorno a me giorno e notte i miei familiari in ansia per il mio stato allarmante. Ad un certo punto la crisi pareva ormai risolversi in una catastrofe, tanto che fu necessario chiamare d'urgenza presso il mio capezzale il fratello salesiano.
Ma D. Bosco e Maria Ausiliatrice vegliavano su di me e ancora una volta volevano mostrarmi la loro bontà. Assieme ai miei. cari mi rivolsi a loro con la preghiera e la speranza. E non fu invano.
A poco a poco ogni pericolo svanì; le forze ritornarono ed ora sono in via di guarigione con grande sorpresa dello stesso medico curante, il quale, tra l'altro, ha dichiarato: « La guarigione ha superato ogni nostra previsione e si può dire vero miracolo ».
Siano dunque rese grazie a Maria Ausiliatrice e a S. Giovanni Bosco per la grande grazia che mi hanno ottenuta. Mentre li prego a voler continuare su di me e sulla mia famiglia la loro protezione, invio, secondo promessa, la mia offerta.
Colgo inoltre l'occasione per esprimere anche da parte di mio fratello Pio la più viva riconoscenza a Don Bosco Santo per essere stato preservato da tanti e gravi pericoli durante i lunghi mesi di campo di concentramento e per avercelo restituito in famiglia sano e salvo.
Cavareno (Trento), 24-IV-1947. MARIA ZINI. Invece di fucilarmi...
Militare a Torino, fui trasferito a Bologna, ove giunsi il 28 agosto 1943. Mi fu assegnata una branda e, mentre mi accingevo alla sua pulizia, trovai sotto il pagliericcio un'immagine di D. Bosco. La raccolsi con piacere esclamando: «Bene! trovo già qui un mio compaesano », (giacchè sono di Castelnuovo Don Bosco) e misi l'immagine nel portafogli.
Verso sera, uscendo dall'Istituto Salesiano, sentii la notizia dell'armistizio. Quella sera fummo fatti tutti prigionieri nella nostra caserma, e vi restammo quattro lunghi giorni, dopo i quali, messi su un lungo treno, fummo diretti in Germania. Alla stazione cercai di fuggire, ma fui ripreso, e ancora oggi non so perchè non mi si fece seguire la cruenta sorte di quelli che mi avevano preceduto nel tentativo.
Rimesso sul treno, vi restai fino a Branzole, paesetto alla periferia di Bolzano. Qui, raccomandatomi prima a Don Bosco, potei esporre, coll'aiuto di un interprete, la mia pietosa situazione al Comandante del convoglio, il medesimo che mi doveva fucilare a Bologna. Questi, per vera grazia, mi fornì invece di una giacca borghese e... mi mandò a spasso. Dopo giorni di vita randagia, potei giungere al Collegio Salesiano di Bolzano, ove si stupirono che io fossi potuto arrivare così semplicemente, e mi fornirono d'un documento provante il mio trasferimento da Bolzano a Torino, quale insegnante; con esso potei viaggiare, superare altri pericoli e riabbracciare la mia adorata famiglia in ansia.
Ringrazio pubblicamente per tutto ciò il Signore, Don Bosco e i bravi Salesiani.
Castelnuovo Don Bosco. A. GIANASSO.
Due volte salvato dal precipizio.
Sento il dovere di ringraziare pubblicamente S. G. Bosco, Padre e Maestro, per avermi due volte salvato da morte certa.
Una sera del luglio u. s. venivo giù da una discesa con la bicicletta. Ad un tratto in una curva di una variante pericolosissima, dovuta alla distruzione di un ponte durante il periodo bellico, mi vedo in mezzo alla strada un carro trainato da buoi. Benchè a stento, riesco a schivare il carro e i buoi, ma non riesco affatto, data la ripida discesa e il poco funzionamento dei freni, quantunque tirati di colpo, a prendere la seconda curva, l'ultima prima del ponte. Di colpo vado a cozzare su un mucchio di pietrame da costruzione a me di fronte. In quel momento terribile gridai: « Don Bosco, salvami ! ». E Don Bosco mi salvò realmente. Infatti, data la grande velocità, avrei potuto scavalcare il mucchio delle pietre e pecipitare nel precipizio sottostante. Invece rimasi in piedi sulle pietre senza neppur la minima scalfittura e il minimo dolore. Ne uscii solo con tre buchi alla ruota anteriore della bicicletta.
Ma il secondo caso fu ben più pericoloso del primo: domenica, 3 agosto u. s. venivo giù da un'altra discesa. Arrivato in fondo, trovai un ponte ricostruito, senza parapetti da ambo le parti. Il ponte, alto circa sei metri aveva sotto dei grandi macigni. Siccome la strada era coperta di sassi cercai di passare con la bicicletta sul marciapiede lungo la sponda sinistra del ponte. Ma caddi invece nel vuoto, invocando Don Bosco. Caddi - e qui è lo straordinario! - come su un materasso di lana. ed anche questa volta, non ebbi neppure una minima scalfittura o dolore. Don Bosco, ripetutamente, non aveva voluto che rimanessi sfracellato!
Grazie, o Padre!
Dal Montefeltro, agosto 1947. Ch. MARIO LINI.
ROMA - ESSA CI RIDIEDE LA SALUTE. Le privazioni e le apprensioni dell'ultima tristissima guerra avevano esercitato una tenace azione di logoramento sul mio sistema nervoso. Sicchè, a guerra finita, caddi in uno stato di profonda astenia, accompagnata da gran numero di penose disfunzioni. Intanto s'era andata determinando in me una sorte di psicosi, che mi gettò in uno stato di quasi disperazione.
A complicare la situazione si aggiunse una disgrazia toccata alla buona mamma settantenne, che, sotto i miei occhi, cadde, riportando triplice frattura al. femore.
Quello fu per me un colpo fatale, quasi l'ultima spinta verso peggiori mali. Unica speranza, quand'erano esaurite le risorse umane, mi parve la protezione dell'Ausiliatrice, salute degl'infermi. La invocai unitamente a mia sorella, Figlia di Maria Ausiliatrice, e a mio fratello salesiano.
E, la Madonna ci ridiede salute. Oggi, mamma e figlia, ringraziamo Colei, cui non si ricorre invano e le affidiamo la nostra sorte.
L'Assunta 1947. MARGHERITA CICCARELLI.
D. Angelo Gardino (Cumiana) - Assieme a tutta la mia famiglia ringrazio Maria Ausiliatrice e San Giovanni Bosco per averci protetto tutti e specialmente mio fratello Francesco. Egli partecipò alla guerra d'Albania del settembre 1940 all'aprile 1941 e si trovò illeso in ogni pericolo. Rimasto colà anche dopo, come truppa di presidio, andò esente, in quel tempo, da febbre malarica. Sopravvenuto l'armistizio, per non cadere prigioniero dei Tedeschi, si diede alla macchia, e condusse una vita di stenti e di timori. Noi pure si era in angosciosa apprensione, perchè nulla sapevamo di lui... Ma non venne meno la fiducia in D. Bosco, sotto la cui protezione io l'avevo messo sin da principio. Dopo due trepidi e lunghi anni, finalmente nel settembre 1945 arrivò a casa in uno stato quasi pietoso. Visitato, gli venne riscontrata un po' di pleurite secca, dolori reumatici e la febbre malarica, che già da mesi aveva contratta per mancanza di nutrizione e di cure (aveva perso quasi la vista ed era molto dimagrito). In un mese, con meraviglia di tutti, scomparvero quasi tutti i suoi malori, tanto che potè attendere già a qualche lavoretto in campagna; da tempo ormai si è completamente ristabilito in salute. Ringrazia perciò il suo santo Protettore e adempie la promessa.
Graziella Baldessari in Frattini (Trento) - Soddisfo alla promessa di rendere pubblica la mia riconoscenza a Maria SS. Ausiliatrice e a Don Bosco Santo, per aver in primo tempo salvato la vita a me ed al mio nascituro bambino. Poi per aver liberata me da un forte attacco di febbre puerperale che minacciava di privare per sempre il mio piccino delle carezze materne, e infine per avermi ridata la favella e l'uso perfetto della mente che avevo quasi completamente perduto. Maria SS. e Don Bosco, che abbiamo sempre invocato con fiducia, mi hanno ripetutamente e portentosamente salvata.
Oggi godo ottima salute e unitamente al mio bambino, al marito e ai genitori adempio al voto fatto e mando l'offerta promessa.
Gaetano Senisi (Lobbi). - Nell'agosto dello scorso anno, il giorno dell'Assunzione, venni ricoverato d'urgenza all'ospedale. I medici dichiararono il caso gravissimo, trattandosi di peritonite.
Io, tuttavia, fiducioso in Maria SS. Ausiliatrice ed in S. Giovanni Bosco, mi sentivo abbastanza tranquillo.
Dopo l'atto operatorio, le mie condizioni permanevano gravi. I medici erano ancora dubbiosi sulla probabilità della mia guarigione. Altro non rimaneva che invocare l'aiuto Celeste.
Mia madre, pertanto, dopo avermi posto accanto una reliquia di D. Bosco, m'invitò ad iniziare con lei la novena a Maria. Ausiliatrice promettendo un'offerta e la pubblicazione della grazia.
Sensibilmente cominciai a migliorare, presto venni dichiarato fuori pericolo ed infine dopo le necessarie e normali cure postoperatorie, venni dimesso dall'ospedale completamente guarito.
Con animo riconoscente ringrazio Maria SS. Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco per questa e, nuovamente, per altra grazia ricevuta in precedenza.
Borre Giulia (Gignod). - Essendo capitato un grave incidente a mio figlio, questi fu tuttavia esente da tanti grandi dispiaceri. Ringrazio perciò la Vergine e D. Bosco.
Grazie attribuite all'intercessione del VEN. DOMENICO SAVIO
Un fulmineo intervento di Domenico Savio.
Erano già due giorni che ero travagliato da un tremendo mal di denti. Non riuscivo a stare in alcun posto, non capivo più niente, divenivo quasi insopportabile.
Trovandomi in questo stato, una signora mi consigliò di pregare Domenico Savio, il giovane santino, perchè venisse in soccorso di me, pure giovane.
Nel colmo della disperazione, recitai un Pater. Al termine della recita di questa breve preghiera, tolsi il fazzoletto con cui mi tenevo stretta la faccia, apersi la bocca, spalancai gli occhi e in mezzo alla meraviglia mia e degli astanti dovetti constatare che il male, quel tremendo male che mi travagliava, era completamente sparito.
Data la immediatezza della grazia, rimasi profondamente meravigliato, anzi impressionato. Ma inutile fu la meraviglia. Il male era proprio sparito. La mia imperitura riconoscenza al caro Santino.
Maceratafeltria, settembre 1947.
GIUSEPPE BARDI.
STAZZANO - RITORNÒ BUONO. Disperata da cinque anni per il cattivo comportamento di mio figlio, pregai e supplicai il Ven. Domenico Savio che gli facesse cambiare carattere e modi in famiglia, e gli togliesse il vizio di giocare. Chiesi detta grazia e, prima che fosse passato il mese, l'ottenni. Mio figlio ritornò buono e retto come era da giovanetto. Riconoscente, desidero che sia pubblicata la grazia.
31-XII-1945. G. O. R.
Vittorio Conterno (Ivrea) - Con animo riconoscente ringrazio il venerabile Domenico Savio per una grazia che tanto mi stava a cuore.
Da qualche anno andavo soggetto a disturbi di salute che si determinavano ad intermittenza in gravi crisi nervose. Mi rivolsi con fiducia all'angelico Giovanetto, che imparai ad amare nell'Istituto Missionario « Card. Cagliero » di Ivrea, ed ora posso attestare di aver trascorso un anno intero in perfetta salute. Sciolgo pertanto l'inno della riconoscenza, invocando ognora la protezione del discepolo prediletto di S. Giovanni Bosco
Emilia Gattinoni (Angera) - Con animo commosso e pieno di riconoscenza ringrazio il Venerabile Domenico Savio, a cui mi ero raccomandata per aver felicemente superata una difficile operazione chirurgica: operazione che anche il professore curante giudicò prodigiosa. Come da promessa, invio offerta e prego se ne dia pubblicazione e serva ad accrescere sempre più la devozione verso il caro nostro Domenico Savio.
Gioachino Burdese (Torino) - Mio figlio Alberto di 16 anni, ricaduto di itterizia infettiva, venne contemporaneamente colpito da disturbi complessi con tumore alla milza, enfiagione di ghiandole, febbri elevate ed altre manifestazioni che fecero temer malattie del sangue eccezionalmente gravi.
Ricorsi fiducioso all'intercessione del Ven. Domenico Savio invocando da Dio la sua guarigione. Mio figlio non tardò a migliorare. L'esame del sangue rivelò uno stato di grave anemia escludendo il peggio.
Giuseppe Primavera (Roma) - Per promessa fatta, rendo pubblica una grazia ricevuta a favore del nonno per intercessione di Domenico Savio, e cioè per la guarigione completa da un'ulcera duodenale.
Concettina Pellegrini (Chieti). - Faccio un'offerta per la particolare assistenza e conforti ricevuti dal Ven. Domenico Savio, in penose circostanze ed invoco continua protezione.
Bossini Maria (Torino) ringrazia il Ven. Savio Domenico per la guarigione del suo nipotino. Fa l'offerta promessa.
Aina Francesco (Torino) - Invio una somma per grazia ricevuta dal Ven. Savio Domenico.
Sac. BLAIN MICHELE, da Toulon (Francia), † a Bourbilly (Francia) il 7-VIII-1947 a 82 anni.
Piccolo cantore, nel 1880 aveva ripreso la perduta voce alla benedizione di Don Bosco e, fattosi salesiano, aveva chiesto al Santo di partire per le Missioni. Ma il Santo lo inviò per le prime prove a Marsiglia donde il chierico Blain fu richiamato all'Oratorio di Torino per la corrispondenza francese finchè morì Don Bosco. Assistette quindi alla morte del Santo, e n'ebbe come reliquia il crocifisso ch'egli teneva in mano spirando; poi, tutto pieno del suo spirito, raggiunse Parigi, dove, ordinato sacerdote, fu un modello di salesiano in Francia e nel Belgio, per 27 anni Direttore di varie case e per 17 Parroco alla chiesa di Maria Ausiliatrice di Nizza Mare.
Sac. FOGLIO ERNESTO, da Mezzano Mortigliengo (Vercelli), † a Foglizzo (Torino) il 31-VII-1947 a 56 anni.
Sac. LUCHINO ALFREDO, da Morteros (Rep. Argentina), † a Pindapoy (Rep. Argentina) il 22-VII-1947 a 53 anni.
Sac. PARODI GIUSEPPE MARIA, da Lujan (Rep. Argentina), † a Cochabamba (Bolivia) il 7-XI-1943 a 50 anni.
Coad. ACOSTA GREGORIO SEBASTIANO, da Solis (Uruguay), † a Vergara (Paraguay) il 31-XII-1946 a 65 anni.
Coad. DEGANO GUGLIELMO, da Risano (Udine), † a Bangkok (Siam) il 31-VII-1947, a 41 anni.
Coad. GESSANI FEDERICO, da Piancastagnaio (Siena). † ad Alassio (Savona) il 29-VI-1946 a 31 anni.
S. E. Mons. DOMENICO ARGNANT Vescovo di Macerata e Tolentino, † il 30-IX u. s. a 67 anni.
Nella cura delle anime nel paese natio, poi nella direzione spirituale del Seminario di Fermo, quindi a Faenza, come coadiutore del fratello parroco della chiesa di San Domenico e professore di Teologia in Seminario, rivelò le belle doti di mente e di cuore, lo spirito sacerdotale e lo zelo pastorale che lo indicarono a mansioni di più alta responsallità.
Nominato Canonico e Vicario Generale della Diocesi, nel Settembre del 1931 fu eletto da Pio XI Vescovo di Conversano (Bari), e traslato nel 1935 alle sedi vescovili riunite di Macerata e Tolentino.
Fu sempre un caldo ammiratore dell'Opera Salesiana e grande devoto del nostro Santo Fondatore.
Giovane seminarista, a Faenza, per cinque anni continuò ad insegnare il Catechismo ai fanciulli di quel nostro Oratorio e fino all'ultimo della sua vita amava ricordare con gioia quei giorni. rievocando le care figure dei salesiani di allora.
Mons. Can. Dott. GIOVANNI CAVIGIOLI, † a Borgomanero il 28-X u. s. a 68 anni.
Gran perdita per la Diocesi di Novara, che aveva in lui uno dei più dotti teologi e più valenti giuristi contemporanei! Ingegno versatile ed acuto, dotato di una erudizione enciclopedica, dopo alcuni anni di ministero parrocchiale, aveva preferito la cattedra del Seminario, conferendo all'insegnamento delle discipline teologiche e canoniche ambito prestigio tanto a Novara, quanto ad Assisi ed a Fano. La sua fama trascese l'Italia anche con pregevoli studi di carattere storico e pastorale, m i soprattutto coi testi di Diritto Canonico. Il suo stile, smagliante di genio, n'aveva fatto uno dei più originali scrittori e dei più efficaci oratori.
Penitenziere della Cattedrale, era consultato con venerazione non solo per la sicurezza della sua dottrina, ma anche per l'umiltà e la bontà dell'animo suo, sensibilissimo ai bisogni delle anime, e per la sua soda pietà. Noi abbiamo perduto in lui un affezionato cooperatore ed un amico carissimo, che nutriva per Don Bosco la più fervida divozione, e per le sue opere la più cordiale ammirazione.
Mons. Can. GIUSEPPE LANZAVECCHIA, † ad Acqui il 15-IX u. s. a 75 anni.
Vicario Generale della Diocesi da vent'anni e per diciassette anche Rettore del Seminario, dopo aver retto le parrocchie di Rocchetta Palafea e di Incisa, mise a servizio del clero e dei fedeli le sue belle doti di mente e di cuore, la sua esperienza e la sua prudenza, con zelo illuminato e con rettitudine ammirabile, per la gloria di Dio ed il bene delle anime, edificando tutti con la sua pietà, il suo lavoro, il suo spirito sacerdotale. Direttore Diocesano dei Cooperatori, amò l'Opera salesiana con cordiale affetto, coltivando e diffondendo la divozione a Maria SS. Ausiliatrice ed a S. Giovanni Bosco ed assistendo per tanti anni la Pia Unione nella sua organizzazione e nella sua espansione diocesana.
TERESA BARRASSO, † a Fontanarosa (Avellino) il 2-X u. s. a 51 anni.
Madre esemplare di 12 figli.. regalò i suoi primi quattro al Signore: tre nella Società Salesiana ed una nell'Istituto del Figlie di Maria Ausiliatrice. Edificante per la sua pietà e pel fervore del suo spirito cristiano, si prodigò fino alla rinuncia nella cura dei poveri e dei sofferenti con l'esercizio della carità,
Damigella ELENA ANDREIS, † a Torino, il 20-III u. s.
Anima eletta, attinse dalla fede l'ispirazione di tutta la sua vita che consacrò a Dio con una pietà fervente ed al prossimo con l'esercizio della carità, prodigando i suoi beni, fra vari istituti di beneficenza, anche alle Opere Salesiane.
TUNINETTI COSTANZO, † a Torino il 13-VI u. s. a 53 anni.
Adoratore notturno e membro delle Conferenze di S. Vincenzo de' Paoli, divideva il lavoro e la cura della famiglia tra l'adorazione a Gesù Sacramentato e l'assistenza dei poveri. Fervente cooperatore del nostro Oratorio del Martinetto, si prese a cuore specialmente l'opera delle vocazioni sostenendo moralmente ed aiutando anche finanziariamente giovani aspiranti alla vita salesiana.
ASSUNTA MOSCHETTI-CARLE, † a Barge (Cuneo), il 14-XII- 1946.
La pietà la sostenne nelle fatiche e nella sofferenza e le merito dal Signore la vocazione di una figlia all'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice.
TESTA FRANCESCO, † a Savigliano (Cuneo) il 25-VIII u. s. ad 82 anni.
Uomo di fede, santificò il lavoro con una fervida pietà alimentata da speciale divozione a Gesù Sacramentato ed a Maria Ausliatrice. Il Signore lo confortò con la vocazione di una figliola all'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice.
GATTA GIOVANNI ANGELO, † a Torino il 20-IV u. S. Uomo di fede e padre esemplare fu ben lieto di offrire l'unica sua figliola all'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice.
Altri Cooperatori defunti:
Adami Antonio, Cividale (Udine) - Boldrini Augusto, Bologna - Buonanno Mons. Alessandro, Aviola (Benevento) - Bretto Carolina, Montanaro (Torino) - Cadeo Cecchina, insegnante, Chiari (Brescia) - Capella Giobatta, Novara - Casalgrandi Corinna, Modena - Chabod Francesco, Sala Dora (Aosta) - Cini David, S. Gimignano (Siena) - Demaria Pierina, Moncalvo (Asti) - Faini Maria, Gropello (Pavia) - Ferazza Cesarina, Varese - Fochesato Tommaso, Monte di Malo (Vicenza) - Fogliati Davico Virginia, S. Stefano Belbo (Cuneo) - Gallenzi Mons. Giuseppe, Novara - Gandini Amelia, Roma - Ghi Antonio, S. Damiano d'Asti (Asti) - Giobbio Cecilia, Torino - Giulia cav. prof. Giacomo. Roma - Higgins Suor Filomena, Torino - Morra Antonietta, Fossano (Cuneo) - Oliano Angela, Roncone (Trento) - Poletti D. Giuseppe, Bezzecca (Trento. - Ramputti Teresa, Gioia de' Marsi (Aquila) - Regis Garino Lina, Biella (Vercelli) - Ricchini Raspaldo Lia, Varazze (Savona) - Roffredo Giacomo, Alice Belcolle (Alessaedria) - Rossi Gina, Gravellono Toce (Novara) - Scotti Adele, Civitavecchia (Roma) - Segagni Emilia, Pavia - Spolaore Giuseppe, Marano (Venezia) - Suor Anna Teresia Caroline Coppieters Wallant delle Canonichesse. Regolari Lateranesi di S. Agostino, Brugis (Francia) - Taiuti P. Torello, Firenze - Tarditi Elia, farmacista, Novello d'Alba (Cuneo) - Torielli Antonia, Alice Belcolle (Aless.) - Varisella Bagna Luigia, Cortandone (Asti) - Verdenelli D. Giuseppe, Cingoli (Macrata).