A. LXXV - N. 1 BOLLETTINO SALESIANO I° GENNAIO 1951
Benemeriti Cooperatori e Benemerite Cooperatrici,
La mia prima parola, allo spirare di quest'Anno Santo 1950, è un fervido saluto nel nome della Madonna Assunta.
Il più bel dono, infatti, che l'angelico Pio XII, felicemente regnante, ha fatto alla Chiesa e alla umanità nel XXV Anno Santo, è stata la Definizione Dogmatica della gloriosa Assunzione di Maria Santissima al Cielo in anima e corpo: e la trionfale giornata del 1° novembre u. s. ci ha fatto come toccare con mano la cattolicità della Chiesa nostra Madre, la presenza di Dio in mezzo al suo popolo e la ispirazione dello Spirito Santo nella voce augusta del Vicario di Gesù Cristo sulla terra.
Il Signore conservi ancora a lungo il Papa dell'Assunta nella prodigiosa sua freschezza e resistenza all'immane lavoro, e lo liberi dal furore dei suoi nemici per mano di Colei che, Assunta in Cielo, intervenne sempre su questa misera terra quale Aiuto potente di tutti i Cristiani e particolarmente del Capo visibile del Corpo Mistico di Cristo.
Al Santo Padre tutta la Famiglia Salesiana continuerà a far giungere l'omaggio della più profonda riconoscenza, nelle moltiplicate occasioni della Festa per la Definizione Dogmatica, Festa che ogni nostro Istituto, Oratorio, Missione, celebrerà nel decorso del 1951.
Gioie e dolori.
Veramente santo è stato l'anno 1950, esuberante di grazia e di benedizioni per le anime nostre e di consolazioni pei nostri cuori!
Lo spettacolo di fede e di pietà cristiana di milioni di pellegrini accorsi a Roma pel grande Giubileo da tante parti del mondo, mentre ha confortato il cuore del Vicario di Cristo, che tutti accoglieva con tanta effusione d'affetto, ha edificato il mondo intero con un fervore che ha superato ogni previsione.
Lo sfolgorìo dei nuovi astri scintillanti nel cielo della santità, in occasione delle solenni Beatificazioni e Canonizzazioni, ci ha rapiti alla contemplazione di virtù eccelse, di sublimi martìri, di nuove forme d'apostolato e di opere colossali, che soltanto la Chiesa Cattolica sa offrire al mondo.
Noi abbiamo avuto la gioia di aprire la serie delle più grandiose manifestazioni il 5 marzo u. s., data della Beatificazione di Domenico Savio. Lo stesso Santo Padre ci disse di non aver mai visto tanta folla per una Beatificazione. Infatti non era bastata la Basilica di San Pietro: qualche migliaio tra giovani e fedeli dovette rimanere in piazza.
Nè fu solo l'esaltazione dell'angelico Giovinetto. Fu anche la glorificazione del sistema educativo di San Giovanni Bosco, che ci diede in lui e il più bel fiore del giardino salesiano ».
Al tempo stesso costituì un provvidenziale richiamo, per la gioventù dei nostri tempi, ai più sublimi ideali di pietà, di candore e di apostolato. Agli occhi poi dei genitori e degli educatori fu una riprova della eccellenza di quella educazione cristiana, che sola plasma alla virtù e alla santità, formando le coscienze a retto sentire, temprando i caratteri agli eroismi del dovere, spronando anche i semplici adolescenti agli ardimenti delle ascensioni spirituali fino alle vette della perfezione.
Ci pare che, col riserbare a quest'ora la sua elevazione all'onor degli altari, la Divina Provvidenza abbia proprio voluto affidare questa grande missione al « piccolo, anzi grande gigante dello spirito », come lo ha definito l'immortale Pio XI: di riportare cioè la pedagogia alle fonti del Vangelo, liberandola dall'asservimento al naturalismo, al materialismo e al razionalismo laicista, che congiurano a snaturare l'educazione della gioventù, rinunziando agli ineffabili tesori della Grazia, che sola può dare ai giovani, speranze della Chiesa e della Patria, tutta la potenza del volo ai fastigi della virtù e della civiltà cristiana.
Anche fuori della Famiglia Salesiana, Clero. Azione Cattolica, istituzioni religiose e scolastiche, perfino associazioni sportive, hanno sentito il fascino della santità dell'umile figlio del popolo ed hanno gareggiato con noi a festeggiarlo e acclamarlo modello e patrono della gioventù.
L'Anno Santo ha pure convocato a Roma specialisti di Pedagogia, di Catechèsi, di Missionologia, di Mariologia, in Congressi internazionali, allo scopo di studiare l'aggiornamento e l'incremento della dottrina e dell'apostolato per la salvezza delle anime. Gli stessi Ordini e Congregazioni hanno riveduto in speciali Convegni il gran problema della formazione e del progresso spirituale dei religiosi per adeguare virtù e zelo alle esigenze dell'ora che volge.
A tutte queste manifestazioni il Pontificio Ateneo Salesiano, che ha compiuto in quest'anno il suo primo decennio di vita, l'Ufficio Catechistico Centrale Salesiano, benemeriti nostri Missionari e Superiori di Case di Formazione, hanno portato il loro apprezzato prezzato contributo.
A Roma, presso il Forte Prenestino, abbiamo avuto la gioia, grazie alla munificenza del Santo Padre e di generosi enti di beneficenza, di integrare il nostro programma salesiano con la inaugurazione di tre modernissimi padiglioni di meccanica, falegnameria e tipografia nella Casa dei nostri cari Ragazzi di Don Bosco. Li benedisse S. E. Mons. Montini, Sostituto della Segreteria di Stato, il 29 ottobre u. s. alla presenza di autorità, benefattori e distinte personalità.
L'11 novembre u. s. si son compiti settantacinque anni dalla prima spedizione missionaria salesiana, capitanata da colui che divenne il primo Vescovo e il primo Cardinale Salesiano, il Card. Cagliero. Con la grazia di Dio, l'attivo apostolato di tante e tante schiere di missionari salesiani e di missionarie Figlie di Maria Ausiliatrice ha trasformato interamente la Patagonia e la Terra del Fuoco ed esteso il Regno di Dio e la civiltà cristiana in molte altre regioni di America, dell'Africa e dell'Asia, fino all'Estremo Oriente. Il Bollettino ve ne ha documentato mensilmente incrementi e sviluppi. Noi abbiamo ricordato la storica data riprendendo nella Basilica di Maria Ausiliatrice la funzione solenne di addio, interrotta dalla guerra, e inviando quest'anno alle varie missioni 120 Salesiani e una cinquantina di Figlie di Maria Ausiliatrice.
La Repubblica Argentina promosse solenni celebrazioni, culminate in Buenos Aires con la partecipazione delle massime autorità. L'Em.mo Cardinale Arcivescovo presiedette le funzioni e intonò il Te Deum. Lo stesso Ecc.mo Presidente della Repubblica coronò le manifestazioni civili coi più alti elogi dell'opera dei Figli di Don Bosco.
Infine, il Signore ci ha benedetti con l'afflusso di numerose vocazioni, che ci hanno imposto l'apertura di parecchi aspirantati. In tutte le Case di Formazione c'è gran fervore anche per l'apostolato missionario. Alla spedizione sopra ricordata di quest'anno parteciparono pure varie Ispettorie di America con zelanti confratelli. La Spagna poi ha concorso con un numero cospicuo.
Ma, come suole avvenire, con le rose non mancarono spine assai acute.
Nel Siam abbiamo perduto il carissimo Mons. Pasotti, Vicario Apostolico di Rajaburi. Era stato il capo della nostra prima spedizione missionaria in quel nobile Paese. La sua morte, assolutamente inattesa, è stata edificantissima, suscitando un omaggio di stima e venerazione che convertì i funerali in un trionfo.
Lo spaventoso terremoto che sconvolse la regione dell'Assam causò danni molto rilevanti, specialmente alle nostre missioni di Dibrugarh e di Nort Lakhimpur.
Soprattutto ci angustia, di giorno in giorno più dolorosa, la violenza della persecuzione che in varie nazioni ha già completamente stroncato l'opera nostra e in altre l'ha in gran parte paralizzata. Son ben 150 Case sotto la bufera, con 1.900 confratelli e varie centinaia di Figlie di Maria Ausiliatrice. Collegi, scuole, oratori, confiscati o soppressi; chiese profanate; salesiani e suore dispersi, deportati, condannati a lavori forzati, incarcerati e forse già morti. Non riusciamo ad aver sicure comunicazioni, nè a recar loro altro aiuto fuor di quello della preghiera. Abbrevi il Signore la tremenda prova e sostenga nel duro calvario i nuovi confessori della fede.
Nuove fondazioni.
L'elenco delle nuove Case aperte dai Salesiani e dalle Figlie di Maria Ausiliatrice in quest'Anno Santo è un balsamo in mezzo a tanti dolori e trepidazioni.
Ma quante domande attendono ancora risposta! Esse riguardano particolarmente fondazioni professionali e agricole. E un segno di fiducia che ci conforta, ma nel tempo stesso è un ripetersi costante della gravissima pena di non poter accoglierle tutte.
Proprio l'ultima che abbiamo accettato, fu da noi preferita perchè offriva difficoltà e manifestava un più immediato bisogno: e vi abbiamo destinato elementi che ci ispiravano particolare fiducia di buona riuscita. Confidiamo che il Signore avrà gradito il nostro sacrificio.
I Salesiani nell'anno 1950 aprirono le seguenti Case:
In ITALIA: a Colle Val d'Elsa, Parrocchia e Oratorio; a Messina, Studentato Teologico.
In AUSTRIA: a Oberthalheim, Noviziato, Chiesa pubblica e Oratorio Festivo.
In BELGIO: a Blaudain (Tournai), Noviziato; a St. Georges sur Meuse (Liegi), Scuole Elementari, Professionali e Figli di Maria.
In FRANCIA: a Reviers, Istituto S. Teresa B. G. per Orfani; a Parigi, «Procure Don Bosco»; a Sidi Slimane (nel Marocco francese), Parrocchia.
In GERMANIA: ad Hannover, e a Stein, Parrocchia e Oratorio Festivo; a Waldwinkel, Ospizio con Scuole Professionali.
In INGHILTERRA: ad Aberdour (Fife-Scozia), Ospizio con Scuole Professionali e Chiesa pubblica.
In OLANDA: all'Aia (Den Haag), Oratorio Festivo.
In POLONIA, Parrocchia a Jonkowo, Sepopol, Maluzyn, Makolno, Kalawa, Lubrza, Rumia-S. Croce, Pechery, Lubin-Legnicki, Sroda-Slaska.
In PORTOGALLO: a Funchal (Isola Madeira), Scuole Professionali.
Nella SPAGNA: Scuole elementari e Oratorio festivo a Peija, Rota (Càdiz) e S. Juan de Aznalfarache (Sevilla), e Noviziato ad Arbòs.
In ARGENTINA: a Formosa, Oratorio festivo.
In BRASILE: a Piracicaba, Oratorio festivo; ad Araçatuba, Oratorio festivo, Scuole elementari e professionali; a Chavantina, Missione tra gli Indi Chavantes; a Lucelia, Oratorio festivo e Ginnasio.
In COLOMBIA: a Bogotà, Parrocchia, Oratorio festivo e Scuole professionali; a Cucuta, Scuole professionali; a Tena, Scuola Agricola e Aspirantato.
In CUBA: ad Habana, Collegio e Oratorio festivo.
Nell'EQUATORE: a Balzar, Scuola agricola e Oratorio festivo.
In MESSICO-CITTÀ: riapertura di due Collegi con Scuole ginnasiali e professionali.
Nel PARAGUAY: a Villarica, Scuole elementari e Oratorio festivo.
Nel VENEZUELA: a Mérida, Oratorio festivo; ad Altamira, Studentato Filosofico.
Nel CANADA: a St. Louis de Kent, Oratorio festivo.
Nel GIAPPONE: a Osaka, Ginnasio e Scuole profess.
In INDIA: a Madaravam, Casa del Coadiutore: a Yercaud, Casa di Formazione
Le Figlie di Maria Ausiliatrice nel 1950 aprirono le seguenti Case:
In ITALIA: a Busto Arsizio (Varese), Legnanello (Milano), Lorenzaga di Livenza (Belluno), Pachino (Siracusa), Ravello di Parabiago (Milano), Robella (Vercelli), Salussola (Vercelli), Scuola materna e di lavoro, Doposcuola, Oratorio festivo e Opere parrocchiali; a Catignano (Pescara) e Pietraperzia (Enna), Orfanotrofio ; a Bari, Cucina e Guardaroba del locale Istituto Salesiano.
In AUSTRIA: a Vienna, Scuola materna e di lavoro, Doposcuola, Oratorio festivo e Opere parrocchiali.
In GERMANIA: ad Aulhausen e Plettemberg, uguali opere: a Colonia, Direzione dell'Internato della Scuola di metodo riservata alle Religiose, Scuola materna e Oratorio festivo; a Rottenbuch, Casa di Formazione.
In FRANCIA: a Carentan (Normandia) e La Guerche (Bretagna), Scuole e Opere giovanili.
Nel PORTOGALLO: a Coimbra, assistenza alle giovani Universitarie.
In BRASILE, a Juiz de Fora (Minas), Opere popolari; a Chàcara-S. Vicente (Mato Grosso) e a Cachoeira do Campo (Minas). Cucina e Guardaroba dei locali Istituti Salesiani; a Tapurucuara (Rio Negro), Missione con internato ed esternato per fanciulle indie, Catechismi, Oratorio, Dispensario farmaceutico.
In COLOMBIA: a Cucuta, Scuole elementari e normali, Oratorio festivo.
Nell'EQUATORE: a Méndez, Direzione e Assistenza del nuovo Ospedale.
Nel VENEZUELA: a Valencia, Scuole e Opere Popolari.
Negli STATI UNITI: a S. Francisco e a Lomita (California), Scuole parrocchiali, Catechismi e Oratorio festivo; a S. Antonio (Texas), Scuole parrocchiali.
Nel CONGO BELGA: a Elisabethville, Direzione e Assistenza dell'Ospedale pei Neri.
Nel SIAM: ad Haad Yai, Scuola femminile e annesso Internato.
Per l'avvenire.
I nostri Istituti, grazie a Dio, rigurgitano di giovani, e specialmente le Scuole Professionali, gli Orfanotrofi, gli Ospizi e gli Oratori.
Ma ci pongono quotidianamente di fronte ad esigenze sempre maggiori, per cui ci occorre tutta la vostra carità.
Le Missioni poi implorano personale e soccorsi d'ogni genere.
Il problema però che più di ogni altro ci assilla è quello di trovare buone e numerose vocazioni. Questa è la grazia più grande che Dio possa fare alle famiglie religiose: comprendete quindi quanto siano preziosi i sacrifici che si fanno per la loro formazione. Ma vi rendete pur conto dell'enorme spesa che importa la preparazione religiosa e sacerdotale, l'abilitazione scientifica, tecnica e professionale di centinaia, anzi migliaia, di candidati al sacro ministero, all'insegnamento, alle molteplici mansioni richieste dalla varietà e dalle esigenze delle opere nostre.
Dipende dal numero, dalla qualità e competenza dei Confratelli e delle Suore la possibilità di rispondere a tante domande di nuove fondazioni, che ci urgono da ogni parte, specialmente per la educazione della gioventù operaia, dei figli del popolo, per mezzo di Scuole Professionali e Agricole, di Opere Popolari e di Oratori.
Permettete quindi che continuiamo a stendervi la mano. Il Signore non mancherà di ricompensarvi con munificenza divina.
Per parte nostra vi assicuriamo quotidiane preghiere per voi, per le vostre famiglie e Per le vostre intenzioni, mediante l'intercessione di Maria Ausiliatrice e di San Giovanni Bosco. Siate certi della nostra vivissima e imperitura riconoscenza.
Strenna per il 1951.
Per conservare e moltiplicare i frutti di tante celebrazioni a onore del nostro Novello Beato, ho proposto ai Salesiani e alle Figlie di Maria Ausiliatrice, e propongo anche a voi, benemeriti Coopetori e benemerite Cooperatrici, la seguente strenna pel 1951:
IL BEATO DOMENICO SAVIO C'INCORAGGIA A PRATICARE FEDELMENTE IL SISTEMA EDUCATIVO DI SAN GIOVANNI BOSCO.
Spero che vi tornerà gradita e fornirà, specialmente ai genitori e agli educatori, feconde ispirazioni per applicare, sulle orme del Santo, « ragione, religione e amorevolezza » onde rendere veramente cristiana la nostra cara gioventù, che dovrà garantirci quell'avvenire migliore che noi tutti auspichiamo.
Augurandovi un felicissimo Anno Nuovo, che sarà Anno Santo per tutto il mondo grazie all'estensione del Giubileo alla Chiesa Universale, mando a tutti la benedizione di Maria Ausiliatrice e di San Giovanni Bosco e, coi sensi della più viva gratitudine, godo riconfermarmi
Torino, 24 dicembre 1950.
vostro obbl.mo in G. e M.
SAC. PIETRO RICALDONE Rettor Maggiore.
Sotto la cupola dell'Ausiliatrice.
Il 1° novembre, grazie ad un ottimo servizio di altoparlanti, abbiamo potuto seguire anche dai cortili e dalla piazza lo svolgimento della funzione papale per la definizione del Dogma dell'Assunta. Durante il mese transitarono da Torino e sostarono a Maria Ausiliatrice cospicui pellegrinaggi Francesi con cinque Ecc.mi Vescovi ed il pellegrinaggio salesiano Olandese.
Celebrarono pure in Basilica le LL. EE. Rev.me: Mons. Van der Brouk, Vicario Ap. del Delta del Nilo; Mons. Martin del Campo, Vescovo-di León (Messico); Mons. Guido Tonetti, Arcivescovo Coadiutore di Messina; Mons. Carlo Allorio, Vescovo di Pavìa; Mons. Fukaon, Vescovo di Fukuoka ed Amm. Ap. di Miyazaki (Giappone); Mons. Chaize, Vicario Ap. dì Hanoi (Indocina); Mons. Santiago Hermoza, Arciv. di Cuzco (Perù). Il 27, il P. Angelo Onate, Superiore Generale della Congregazione dello Spirito Santo (Messico).
Nella festa di Santa Cecilia, solenne inaugurazione dell'organo della chiesa parrocchiale succursale e della nuova Scuola di canto degli alunni interni dell'Oratorio.
ITALIA - - Roma - I nuovi laboratori della Casa " Ragazzi di Don Bosco ".
Giornata indimenticabile quella del 29 ottobre u. s.: un avvenimento storico nella vita del « Borgo Don Bosco ». Sono stati solennemente inaugurati tre nuovi grandi, accoglienti, luminosi laboratori , per meccanici, falegnami, tipografi. Forniti dei locali accessori per macchinari, scuola di tecnologia, disegno, lavandini e spogliatoi, direzione laboratori ecc., rappresentano quanto di meglio si possa desiderare per una moderna
Scuola di Avviamento Professionale.
Manca solo l'adeguata attrezzatura cui si spera di provvedere con l'aiuto della Divina Provvidenza e dei nostri cari Cooperatori.
La giornata si è iniziata con il convegno degli Ex allievi di Roma che hanno voluto passar la mattinata in compagnia dei loro piccoli e poveri fratelli, fatti segno a manifestazioni di gioia e simpatia, tanto da rimanerne visibilmente commossi. È uno spettacolo che si ripete da anni. Ha celebrato per tutti la santa Messa il rev.mo Dott. Don Roberto Fanara, Direttore Generale delle Scuole Salesiane. Grandi e piccoli, presenti nella luminosa Cappella parteciparono poi allegramente alla colazione, che ha visto centinaia di uomini e di ragazzi stretti insieme nel vincolo della più cordiale familiarità salesiana.
Un documentario cinematografico sulle attività della Casa - per la regia di Angelo d'Errico - protagonistì tutte le centinaia di biricchini del Borgo - chiuse la mattinata, col paterno saluto del Grand'Uff. Arturo Poesio, Presidente Internazionale degli Ex allievi.
Il pomeriggio, fu un trionfo per Don Bosco, per i suoi Figli, per i suoi Ragazzi, che con festose accoglienze salutarono: i Superiori del Capitolo, rev.mi Don Giraudì, Don Candela, Don Fanara, rappresentanti il Rettor Maggiore; l'On. Caronia e Signora, Sir D'Arci Osborne, il Prof. Giacone, il Dr. Lo Presti, il Padre Ricci, Mons. CarrolAbbing e Mons. Cameli che rappresentavano tante benefiche istituzioni: Ente Nazionale Protezione Morale del Fanciullo, Assistenza Pubblica, la Pont. Comm. Assistenza, l'Opera per il ragazzo della strada, la Congregazione agli Studi, ecc.
Col Procuratore Generale Don Tomasetti, erano l'Ispettore Don Oldani, molti Direttori Salesiani, Dame Patronesse dei Ragazzi di Don Bosco, un folto stuolo di amici e benefattori.
Alle ore 15,30 giunse S. E. Mons. Montini, Sostituto della Segreteria di Stato di Sua Santità: in nome del Papa, in nome di un lungo e affettuoso, personale attaccamento all'opera che egli ha visto sorgere, commosso in mezzo ai ragazzi che egli ama e da cui è cordialmente riamato.
Applausi scroscianti dissero a S. E. la gioia dei giovani. Al fervido saluto di uno dei grandicelli seguirono toccanti rievocazioni di un fanciulletto, fra le note festose dei canti e della banda, poì la commossa parola di Don Fanara a nome del Rettor Maggiore: avendo vissuto le prime ore dell'Opera e visto il meraviglioso sviluppo, egli seppe esprimere tutti i sentimenti di gratitudine dei Salesiani a Dio, al Papa, alle Autorità, ai Benefattori.
Al Direttore del Borgo Don Cadmo Biavati il Rettor Maggiore aveva inviato il seguente telegramma:
«Presenta sentimenti profonda riconoscenza mia et famiglia salesiana Sua Ecc. Mons. Montini per la sua bontà paterna, pregandolo voler umiliare Santo Padre omaggio filiale devozione illimitata adesione Figli San Giovanni Bosco ».
Quando si alzò a parlare S. E. Mons. Montini le centinaia di giovani cd il folto pubblico eran tutti protesi al rappresentante del Sommo Pontefice. Egli ricordò i sacrifici e le lotte del passato per prospettare il lavoro impegnativo pel futuro, esaltando l'efficacia del sistema pedagogico di Don Bosco e la bontà del Sommo Pontefice « che ha pei giovani una paterna predilezione ».
Le parole di S. E. andarono diritte al cuore dei presenti che esplosero in un'interminabile dimostrazione di affetto, di riconoscenza, di devozione al Papa, per la cui Augusta generosità sorsero le nuove officine, palestra del lavoro dei figli del popolo alla scuola di Don Bosco.
La benedizione paterna, affettuosa, larga del Sommo Pontefice che Monsignor Montini impartì portava queste memorabili parole:
«Sua Santità paternamente presente inaugurazione edifici per Laboratori destinati Ragazzi Don Bosco al Forte Prenestino invia una speciale Benedizione Apostolica agli Educatori ed ai Benefattori ed in particolare agli Alunni e alle loro Famiglie invocando su tutti la protezione di Dio ed augurando che dalla nascente istituzione esca forte buona cristiana gioventù ».
Seguì la benedizione dei locali, il taglio del nastro dai colori pontifici, lo scoprimento della lapide-ricordo, la visita alle officine.
Poi, per impegni inderogabili, Sua Ecc. Mons. Montini lasciò la casa fra nuove commosse dimostrazioni di gratitudine e di omaggio al Santo Padre. Ma il luminoso padiglione dei falegnami si trasformò in sala di ricevimento.
Canti e recitazioni si alternarono alla distribuzione dei ricchi doni, lasciati dalla generosità del Papa e di Mons. Montini: 30 buste con danaro per i libri ai più bisognosi dei nostri ragazzi, sorteggio di 5 fiammanti biciclette, consegna alle squadre del campionato di foot-ball di 5 palloni e di una « Vespa » nuova all'autista della Casa.
L'Economo Generale Don Giraudi chiuse la giornata lasciando ai ragazzi « Un triplice ricordo: pane, lavoro, paradiso! Il pane non vi manca - soggiunse - e ringraziatene la Provvidenza; il lavoro sia la palestra delle vostre migliori attività di giovani; il Paradiso, che vi auguro di vero cuore, sia il premio che Don Bosco vi riserba, se sarete sempre e davvero i bravi "Ragazzi di Don Bosco " ».
In fondo al salone, illuminata, posta sopra un tavolo, una magnifica, grande riproduzione di San Pietro, con la piazza, l'obelisco, il porticato, tutta in cioccolata, - dono grazioso del Santo Padre ai ragazzi del Borgo.
Sesto San Giovanni - La posa della prima pietra dell'erigenda chiesa a Maria Ausiliatrice.
Chiamati dalla fiducia di S. Em. il Cardinale Arcivescovo di Milano Ildefonso Schuster, i Salesiani entrarono in Sesto l'8 dicembre 1948. Li attendeva un vasto prato e un cadente magazzeno trasformato alla meglio in Cappella per la Messa domenicale. Incominciarono nel nome di Maria: oratorio festivo maschile e femminile. Consumavano i pasti nella vicina trattoria; pel riposo tornavano alla sede di Milano: così per un anno intero.
La zona, però, di circa duemila abitanti, necessitava di un contatto più frequente col sacerdote e la condizione spirituale di tanti poveri bimbi richiedeva l'urgente opera dei Figli di Don Bosco.
Nell'ottobre 1949, i Superiori decisero l'apertura della nuova casa di Sesto S. Giovanni. Furono preparate quattro stanzette in un diroccato teatrino e tre confratelli di Milano si stabilirono definitivamente colà. Nel nome di Don Bosco il lavoro si moltiplicò. Si imposero subito due nuovi problemi urgenti: dare un locale ai 500 bimbi e bimbe dell'Oratorio ed una Chiesa alla zona che doveva diventare parrocchia. Un capannone di legno, 30 per 10, tacitò la soluzione del primo problema; ma restava il secondo: la chiesa. La buona popolazione, dopo aver pensato con tanta generosità ad arredare completamente la casetta dei Salesiani, si sottoscrisse ad una quota mensile per la chiesa nella speranza di poter attuare ciò che da anni aveva desiderato. La somma non bastava, ma bisognava incominciare... Don Bosco ne aveva dato l'esempio. Superate non poche difficoltà, vennero scelti i progetti degli ingegneri Soncini, e presentato ad una assemblea popolare il plastico della nuova chiesa da dedicare a Maria Ausiliatrice. Le ultime diffidenze caddero, e si fissò la data per la posa della prima pietra al 15 ottobre di quest'anno. Un triduo predicato dal Parroco del Rione Vittoria preparò spiritualmente la popolazione della zona che rispose con entusiasmo alla parola dì Dio.
La giornata tanto attesa fu salutata dal suono di campane su dischi perchè il campanile missionario non poteva portarne che una di minime dimensioni. La piccola chiesa era stata trasformata in una serra di fiori bianchi. Non c'era persona della zona che non si agitasse per qualche cosa da preparare. Alle 9 più di 500 tra bimbi e bimbe si stiparono in chiesa per ascoltare la S. Messa celebrata dal Rev.mo Don Roberto Fanara, Direttore Generale degli Studi della Società Salesiana, che rappresentava il Rettor Maggiore. La scuola di canto locale, composta in prevalenza di operai, eseguì in modo brillante la Messa.
Per la cerimonia della posa della prima pietra, arrivarono da Milano anche i nostri alunni artigiani col Direttore, il Prevosto di S. Agostino con numerosi parrocchiani e l'Oratorio al completo. Varie rappresentanze degli oratori viciniori maschili e femminili. Un magnifico impianto Marelli con sei trombe altoparlanti dislocate nella zona diede a tutti comodità di seguire la funzione. La banda del nostro Oratorio di Milano e quella del Circolo « S. Clemente» rallegravano l'attesa del Cardinale Arcivescovo di Milano. Con S. E. Enrico Falck, che fungeva da padrino e la signorina Vivi Martini madrina, erano il Vice-prefetto, il Provveditore agli studi, il nostro Ispettore D. Gerli, personalità cd ammiratori dell'opera.. Sua Eminenza era accompagnato dal prevosto di Sesto S. Giovanni Don Paolo Marelli, e dal nostro di S. Agostino in Milano, dal parroco di S. Giuseppe di Sesto, dal Presidente diocesano dell'A. C. avv. Marchese Cornaggia e dall'avv. Bottesini, Presidente regionale degli Ex allievi salesiani. Dopo alcune parole di saluto di un piccolo oratoriano, il rappresentante del Rettor Maggiore Don Fanara con alato discorso illustrò le finalità dell'opera e ringraziò Sua Eminenza a nome dei Salesiani per la grande opera da lui voluta e pel generoso contributo dato alla realizzazione. Sua Eminenza rispose auspicando non solo l'erezione della chiesa, cattedra di verità tra il popolo, ma anche, al più prestò, delle scuole serali e professionali, della mensa operaia e del pensionato operaio. Firmata la pergamena dalle autorità presenti, incominciò la cerimonia liturgica, che terminò con la benedizione Eucaristica impartita sulla porta della Cappellina perchè la folla strabocchevole non poteva entrare nell'interno dell'edificio. Presenziavano circa ventimila persone. Sua Eminenza volle visitare le quattro stanzette dei salesiani congratulandosi della povertà iniziale così cara al cuore dì Don Bosco. Un grande concerto vocale-strumentale diretto dal nostro maestro Don Luigi Loss con 25 professori d'orchestra e un misto a 4 voci, chiuse l'indimenticabile giornata.
EQUATORE - Quito - Per i fanciulli più poveri.
Il 20 luglio u. s. nel nostro Oratorio festivo « Don Bosco » si è inaugurata un'opera di assistenza veramente provvidenziale. Ogni mattina si offre agli oratoriani più poveri la colazione gratuita a caffelatte e frutta. La provvede un gruppo di Dame-Patronesse, aiutate dalle principali famiglie del centro. A capo della benefica iniziativa è la consorte del Presidente della Repubblica. con la sorella dello stesso Presidente Plaza.
La città, che ama tanto l'Oratorio, insiste perchè se ne apra un secondo nella zona delle fabbriche.
Guayaquil - La Scuola Agricola Salesiana di Naranial in provincia di Guayaquil, è dono munifico di un benefattore del Messico.
L'estesa azienda è considerata dagli esperti una delle più fertili della costa equatoriana. Bagnata dal fiume Daule, offre una lunga striscia di terreno, circa 300 ettari, coltivato a cacao, caffè, tabacco, aranci, riso, canna da zucchero, banane e numerose altre varietà di frutta e prodotti tropicali. Il cacao, qualità Naranjal, è forse tra il più forte e concentrato del mondo. L'azienda può inoltre produrre foraggio per allevare circa 3000 capi di bestiame, quantità che naturalmente ancora la scuola non possiede.
Una macchina moderna combinata per la brillatura del riso, 4 mulini, di cui uno per il caffè, centrale elettrica, segatrice, pompe e strumenti vari di lavoro completano la grande scuola-azienda salesiana.
Il territorio è abìtato da 80 famiglie « Montuvios », che ricevono gratis casa e terreno per coltivazioni familiari, e prestano la loro opera all'azienda, dietro paga giornaliera. I Salesiani hanno aperto subito per i loro figli una scuola elementare frequentata da 150 tra bambini e bambine, ed una chiesetta provvisoria anche per la popolazione. La principale preoccupazione è quella di togliere tante famiglie dall'indigenza, elevare il livello di cultura e d'istruzione, curare l'igiene, e regolarizzare le famiglie.
INDIA -- Madras - La posa della prima pietra del « Centro Cattolico».
Il 20 luglio u. S. S. E. Rev.ma Mons. Luigi Mathias, Arcivescovo di Madras, benediceva la pietra fondamentale del nuovo imponente Centro Cattolico della città. Il nuovo fabbricato sorge sopra una vasta area presso la cattedrale di Santa Maria e sarà uno degli edifici più cospicui della città. Di linee architettoniche severe e nello stesso tempo moderne, questo « Centro Cattolico» si ergerà per oltre 100 piedi di altezza con sette piani e una snella cupola sormontata dalla statua del S. Cuore di Gesù. Il suo nome « Catholic Centre » sta a significare che il vasto fabbricato dovrà ospitare tutte le varie attività cattoliche: sale di lettura, uffici d'informazione, banche d'assicurazione, centro di Azione Cattolica, scuola di commercio, studi per medici ed avvocati, saloni da giuoco, biblioteca, ecc. Nel pianterreno ci sarà un moderno ristorante, mentre i piani superiori avranno 120 camere per un « Pensionato cattolico» per studenti e operai provenìentì dal di fuori.
A fianco dell'edificio principale - un vero grattacielo per la città di Madras - sorgerà un secondo fabbricato, a tre piani, che sarà adibito alle attività editoriali con una grande stamperia modernamente attrezzata, uffici di propaganda cattolica e saloni di « Mostra del giornale e del libro».
Questo « Centro Cattolico» è un sogno accarezzato da anni dal nostro zelantissimo Mons. Mathias. Il progetto dell'architetto Davis è stato elogiato da tutte le autorità. Ora sta prendendo forma e consistenza e si spera che sia pronto per il Natale del prossimo anno. Si volle rimandare la funzione della posa della prima pietra al 20 luglio per dar così maggior solennità al triplice anniversario della nascita di sua Eccellenza, della sua ordinazione sacerdotale e della sua intronizzazione come Arcivescovo di Madras.
INGHILTERRA -- Al Congresso della Gerarchia Cattolica.
Il 25 settembre u. s., al principio della serie dei discorsi destinati a commemorare il Centenario del ristabilimento della Gerarchia ecclesiastica in Inghilterra, dopo la Riforma e la persecuzione protestante, il bedettino D. J. E. Cruise, relatore sul tema I Religiosi e il lavoro da loro svolto in questo ultimo secolo, dopo aver parlato degli Ordini antichi e del loro contributo, passò a parlare delle Congregazioni moderne. E, dispensandosi dallo scendere a particolari, segnalò i
Salesiani come il tipo più adeguato fra le Congregazioni moderne. Ne fece notare la meravigliosa diffusione nel mondo e la varietà di opere che assegnano loro il terzo posto in quanto a numero, fra i religiosi, subito dopo i Gesuiti e i Francescani. Fece poi risaltare il rapido sviluppo dell'Opera nostra in Inghilterra ed Irlanda, additandola ad esempio di attività religiosa nel campo letterario nelle scuole professionali ed agricole.
Diede infine relazione del sogno di Domenico Savio riguardante la propagazione della fede in Inghilterra.
Ad onore del Beato Domenico Savio
Cene (Bergamo) ha dedicato al Beato Domenico Savio l'Oratorio maschile, sorto, dopo tanti anni di attesa, per lo zelo del nuovo parroco Don Francesco Magri, coadiuvato dal Curato e da tutta la popolazione. Lo benedisse, il 16 luglio u. s. lo stesso Vescovo di Bergamo, S. E. Mons. Adriano Bernareggi, che proprio l'anno scorso, il 15 luglio, aveva posto la prima pietra. Accolto a festa dalla popolazione, al suono della banda, S. E. compì il sacro rito e si rallegrò con l'ingegnere progettista per la modernissima tecnica applicata al salone, che, il 30 luglio seguente, venne ufficialmente inaugurato dall'On. Salvatore La Cara con un vibrante discorso sul tema: Il Beato Domenico Savio e santa Maria Goretti dono mariano dell'Anno Santo. L'oratore fu presentato con acconce parole da Mons. Verzeroli, di Cene, Rettore della chiesa di Santa Maria della Pietà in Roma, il quale offerse pure al Parroco una preziosa reliquia del novello Beato.
Cittiglio (Varese), che da un decennio celebra con fervore la festa di S. Giovanni Bosco, vi ha associato quest'anno quella del Beato suo alunno Domenico Savio.
Preparata da un triduo predicato dal nostro Don Caminada ed infervorata dall'entusiasmo dei nostri ex allievi, la popolazione diede, il 24 settembre u. s., un nuovo grandioso spettacolo della sua fede. Le solenni funzioni, presiedute dallo zelante Prevosto vennero coronate dalla grandiosa processione che sostò presso l'ospedale ad invocare particolare conforto ai sofferenti. Il Corpo bandistico locale, col suo Presidente, il tre volte campione del mondo comm. Alfredo Binda, accompagnò i canti sacri e coronò la giornata con un applauditissimo concerto.
Ad Enna ha predicato il nostro Don Fasulo, dal 7 al 10 settembre. Un attivo Comitato presieduto da Mons. Vescovo, dal Prefetto, dall'On. Sen. Romano, dal Delegato Regionale dell'Amm. Prov. e dal Sindaco, coi Parroci Decurioni, Zelatori, ex allievi e dirigenti dell'Azione Cattolica, ha animato tutta la plaga ad una vasta adesione, culminata alle solenni funzioni ed alla conferenza serale con proiezioni luminose.
Mentre a Roma il campanone di San Pietro annunziava al mondo la gloria di Domenico Savio, a Foglizzo la popolazione si radunava nella chiesa parrocchiale attorno al venerando parroco Don Gera, per celebrare le lodi del nuovo Beato. Appropriate parole del nostro Don Meotto esaltarono il metodo educativo di Don Bosco e le caratteristiche del santo giovinetto.
A sera, nel teatro del nostro Studentato Filosofico Salesiano, i giovani dell'Oratorio festivo e delle associazioni di Azione Cattolica, in gara con i nostri Chierici, tributarono al novello Beato l'omaggio di una riuscitissima accademia musico-letteraria. Chiuse la. dimostrazione il Direttore dello Studentato, che additò ai giovani foglizzesi il naturale protettore e modello in Domenico Savio, nato e cresciuto in ambiente rurale.
Ad Intra, il Capitolo della basilica di S. Vittore, presieduto dal prevosto Mons. Bozini, coadiuvato dagli ex allievi, ha preparato i solenni festeggiamenti pel 22 settembre. Predicò il triduo il nostro Don Luigi Ricaldone. Alla festa fu invitato S. E. Mons. Carlo Re, delle Missioni della Consolata, che tenne pontificale in San Vittore e presiedette la grandiosa processìone fino all'Istituto salesiano dove l'avv. Dino Andreis fece l'ultima esaltazione dell'angelico alunno di S. Giovanni Bosco. S. E. Mons. Re chiuse le funzioni impartendo la benedizione Eucaristica nel cortile dello stesso Istituto.
Nella chiesa madre di Lercara si svolsero dal 14 al i6 settembre. Il Comitato composto da tutte le Autorità, dirigenti di A. C. ed ex allievi, vi ha associato la celebrazione del decennio dell'associazione maschile di Azione Cattolica « Don Bosco ». Alle funzioni solenni, officiate dall'arciprete Don Giordana e dal Direttore del nostro Istituto D. Bosco di Palermo, seguì la grande adunata in piazza dei Duomo con la sfilata per le vie della città e la conferenza con proiezioni luminose tenuta dallo stesso oratore del triduo, Don Fasulo. Il novello Beato sarà patrono del nuovo Oratorio festivo parrocchiale, che avrà il suo nome.
A Mogliano Veneto intervenne il Patriarca di Venezia S. E. Mons. Agostini, che, il 2 giugno, si trovò di fronte una folla di giovani, fervorosamente preparati nell'Oratorio, nell'Istituto salesiano e nella parrocchia da apposita predicazione. Sua Eccellenza celebrò la Messa della Comunione generale ed assistette pontificalmente a quella solenne, tessendo il panegirico del novello Beato. Trascorse poi tutto il giorno in casa nostra presiedendo anche l'accademia finale.
A Sauris di Sopra, il 27 agosto, affluirono anche rappresentanze da Ampezzo, Tolmezzo, Udine, Gorizia... Tutta la mattinata ebbe carattere eminentemente eucaristico: ancora alle 11,30 una sessantina dì giovani triestini si accostava alla sacra Mensa. A mezzogiorno si snodò la processione che, dopo un lungo percorso fin fuori paese sotto archi di fronde e di fiori, rientrò in parrocchia per la benedizione Eucaristica impartita dal parroco Don Morassi. Il nostro D. Carnelutti tenne pure, a sera, una brillante conferenza a proiezioni luminose.
Poi passò per altri paesi a. parlare di Don Bosco e di Maria Ausiliatrice, ed il 7 settembre raggiunse Sedegliano, centro di un bel gruppo di ex allievi, a predicarvi un altro triduo in preparazione alla festa del novello Beato. Parlò anche a tutte le Messe ed alla solenne processione, conclusa dall'Arciprete con la collocazione di un quadro di Domenico Savio nella chiesa parrocchiale.
CILE Abbiamo ricevuto ampie relazioni dei grandiosi festeggiamenti organizzati in Cile ad onore del Beato Domenico Savio. Riportiamo quelle di Concepción, di Santiago e La Serena.
Concepción è la città del Cile che accolse i primi Salesiani nel marzo 1887. Situata in punto strategico, nella zona mineraria, ha potuto riunire nei suoi dintorni i nuclei più importanti delle industrie cilene, da quelle dell'acciaio a quelle tessili e di saccarina, da quelle del vetro a quelle dei grandi cantieri navali. Possiede anche una rinomata Università.
Tutto ciò ha contribuito a trasformare il nostro collegio in un gran centro salesiano. Attualmente le Opere di Don Bosco comprendono un magnifico Istituto con 500 allievi, Scuole d'arti e mestieri, Parrocchia ed Oratorio, con le Associazioni di Cooperatori, ex allievi, padri e madri cristiane, assai fiorenti.
Quando il Collegio, nel 1947, celebrò il sessantennio di attività, le supreme autorità cittadine e nazionali attestarono la loro compiacenza per l'opera svolta dai Salesiani, conferendo al Collegio di Concepción la Stella di O'Higgins e la Medaglia d'oro di benemerenza, che lo stesso Presidente della Repubblica volle appuntare al Direttore.
L'Istituto porta fin dai suoi inizi il nome glorioso del nostro Beato: « Domenico Savio ». Questo spiega la particolare solennità cui assursero i festeggiamenti e l'entusiasmo straordinario con cui tutti, salesiani, allievi, ex allievi e amici, si prestarono per la riuscita.
Il programma delle feste comprendeva: un solenne triduo di preparazione; una intensa e intelligente propaganda alla stampa e alla radio: un convegno della gioventù studentesca, con Messa, Comunione e trattenimenti nel massimo teatro della città; una serata in omaggio dei novello Beato nello stesso teatro ; il solenne pontificale di S. E. Mons. Arcivescovo nel santuario di Maria Ausiliatrice e la partecipazione di una rappresentanza del Collegio alle feste nazionali a Domenico Savio nella capitale, Santiago.
Il triduo solenne fu predicato nel santuario di Maria Ausiliatrice nei giorni 24, 25 e 26 agosto u. s., da due grandi ammiratori dell'Opera di Don Bosco: Mons. Giovanni Figari, Vicario Generale dell'Archidiocesi e il Cappellano Castrense, Don Emmanuele Contreras.
Al convegno parteciparono migliaia e migliaia di giovani da tutte le parti della città e dai dintorni, assiepando, la mattina del 26 agosto, il tempio di S. Domenico per assistere alla santa Messa e fare la santa Comunione. Diresse la cerimonia per mezzo di altoparlanti, P. Fiorenzo Infante SS. CC. Poi i giovani sfilarono fino al « Teatro Concepción », dove era stato organizzato un interessante trattenimento teatrale. Parlarono il rev. P. Camillo Lepeley SS. CC. Presidente della Federazione dei Collegi Cattolici e S. E. Mons. Arcivescovo.
La serata di omaggio fu onorata dalla presenza di tutte le autorità cittadine sotto la presidenza dello stesso Ecc.mo Arcivescovo, e di una folla di amici e di cooperatori, che il grande teatro non potè contenere. Parlarono il Rettore del Seminario Metropolitano, Can. Amedeo Luco e il Ministro della Corte Suprema, avv. Luca Sanhueza, fra canti, declamazioni ed esecuzioni musicali di grande effetto.
La domenica 27 agosto, solenne Pontificale di S. E. Mons. Arcivescovo, dr. Alfredo Silva Santiago, il quale pronunciò anche una splendida omelia, inneggiando al provvidenziale sistema di Don Bosco, canonizzato definitivamente con l'esaltazione di Domenico Savio all'onore degli altari.
A Santiago convennero le rappresentanze di tutti gli Istituti salesiani e di quelli delle Figlie di Maria Ausiliatrice del Cile. Valparaiso ne inviò 600; Concepción, a 14 ore di treno, 150 con la banda; Valdivia, a 24 ore di direttissimo, 30; Iquique, al confine col Perù, con tre giorni e tre notti di treno, attraverso l'immensa Pampa desertica, 12. Gli altri centri, meno scomodi, masse più numerose.
Stampa e radio prepararono la capitale diffondendo il programma delle celebrazioni, dati ed episodi della vita del Beato Domenico Savio.
Il primo giorno del triduo, 31 agosto, fu riservato alle alunne degli Istituti delle Figlie di Maria Ausiliatrice della città. che, con un apposito servizio di torpedoni, convennero in numero di oltre tremila al maestoso tempio di Maria Ausiliatrice, annesso alla casa ispettoriale, il mattino per la santa Messa celebrata dal Vicario Generale dell'Arcivescovado Mons. Baeza, e per la Comunione, nel pomeriggio per udire dalla parola del Vicario Castrense S. E. Monsignor Eugenin, le glorie dell'angelico alunno di Don Bosco.
Il 1° settembre fu la volta dei cooperatori, ex allievi e parenti degli alunni. Celebrò per loro il nostro Ecc.mo Mons. Wladimiro Boric, Vescovo di Magellano.
Nel pomeriggio una pioggia dirotta parve compromettere la grandiosa sfilata dei nostri alunni e delle alunne delle Figlie di Maria Ausiliatrice al Palazzo del Presidente della Repubblica S. E. il dott. Gabriele Gonzalez Videla. Ma, pochi minuti prima dell'ora fissata, la pioggia, all'improvviso, cessò ed il sole sfolgorò sulle schiere di ottomila giovani che per le vie principali raggiunsero il palazzo presidenziale, fra fitte ali di popolo plaudente.
Il Presidente assistette alla sfilata dal balcone dei palazzo coi suoi Ministri di Stato e numerose personalità politiche e civili, compiacendosi vivamente con l'Ispettore per lo spettacolo di tanta balda gioventù educata alla scuola di Don Bosco.
La sera predicò, nel tempio di Maria Ausiliatrice, il nostro Don Silva, ed impartì la benedizione S. E. Mons. Pio Farina, Vicario Generale dell'Archidiocesi.
Il 2 settembre se lo godettero gli alunni degli Istituti Salesiani della città e le delegazioni delle altre case. Celebrò per loro l'Ispettore Don Manachino. Alle 11, l'Em.mo Cardinale Arcivescovo dott. Giuseppe Maria Caro procedette alla benedizione delle nuove macchine delle officine meccaniche del nostro Istituto « Gratitud Nacional ». Circondavano Sua Eminenza, il Presidente della Corte Suprema, i Ministri dell'Educazione Nazionale e dell'Agrìcoltura e distinte altre personalità, ammiratissime dei progressi delle nostre scuole.
Nel pomeriggio lo stesso Em.mo Cardinale
Arcivescovo passò a benedire la prima pietra della casa degli ex allievi.
Più tardi il Nunzio Apostolico presiedette l'accademia musico-letteraria nell'Auditorium Don Bosco suscitando fervide dimostrazioni di devozione al Papa. Applauditissimo il discorso del Ministro di Giustizia, dott. Letelier, nostro ex allievo. Lo stesso Nunzio chiuse le funzioni serali con la benedizione Eucaristica. Nelle tre sere si succedettero: alla Radio della Società Nazionale di Agricoltura, l'On. deputato Michele Amunategui; alla Radio Mercurio, il Senatore Radomiro Tomie; alla Radio Mineria, l'avv. Enrico Pascal, esaltando in-nobilissime trasmissioni le virtù del novello Beato.
La domenica 3 settembre, celebrò la Messa della Comunione generale il Nunzio Apostolico S. E. Mons. Zanin. Tenne quindi solenne Pontificale l'Em.mo Cardinale Arcivescovo e disse il panegirico S. E. Mons. Boric. Prestò servizio all'altare il Seminario Pontificio.
La grande giornata si chiuse con la benedizione Eucaristica impartita da S. E. Mons. Boric e con la premiazione del « Concorso letterario Domenico Savio » fatta dall'Ispettore. La densità del programma costrinse a rinviare al giorno seguente la benedizione della prima pietra del Pensionato Universitario e della nuova cappella del collegio « Cardenal José Maria Caro ».
L'Ispettore condusse infine Mons. Boric a benedire la casa di vacanza per gli Apiranti sulle colline di S. Fernando, a sud di Santiago. La casa venne denominata «Villa Domenico Savio ».
A La Serena, il 4 agosto, aperse il triduo la Messa cantata dal Parroco di S. Francesco col servizio corale del Seminario Serafico ed una solenne commemorazione nel teatro Centenario, presieduta dall'Ecc.mo Arcivescovo. Fece il discorso ufficiale il Segretario arcivescovile, Don Adolfo Rivera.
Il 5 agosto, celebrò il Vicario Generale con l'assistenza del. Collegio Arcivescovile diretto dai PP. Barnabiti. Nel pomeriggio, sfilata della gio ventù delle scuole e di tutti gli istituti religiosi fino al palazzo arcivescovile donde l'Arcivescovo rivolse la sua paterna parola.
Il 6, S. E. Mons. Arcivescovo tenne solenne Pontificale nel nostro tempio di Maria Ausiliatrice, esaltando nel panegirico il « piccolo grande gigante della santità».
Chiuse la festa una brillante Accademia musico-letteraria nel salone del Collegio.
CINA - - A Pechino, nonostante le difficoltà della situazione i nostri poterono svolgere un bel programma, contemporaneamente a Torino. Il 21 e 22, parlò ai giovani, dopo la Messa, un neo convertito cinese, Don Giovanni Tang, già locutore alla radio e lettore di storia cinese in case di Pechino. La domenica 23, celebrò la prima Messa S. E. Mons. Martina, degli Stimmatini di Verona, che l'anno scorso aveva ospitato per sei mesi i nostri piccolini nella Delegazione Apostolica. Alle 8, S. E. Mons. Lei, che condusse con sè tutti i seminaristi e fece un fervido panegirico del novello Beato. Alle 9, S. E. Mons. Kramer, O. F. M. Manifesti e volantini avevano diffuso l'invito per la città, sicchè i cortili si gremirono per la Messa, cantata dal Vicario Generale Mons. Lee, ad un altare eretto contro l'edificio. Intervennero anche i trecento seminaristi del Piccolo Seminario. I nostri orfanelli cantarono la Missa Te Deum del Perosi. I tre Vescovi erano circondati da numeroso clero secolare e regolare.
Fece il panegirico il nostro Don Andrea Wu. Durante la Messa apparvero gli agenti comunisti ; ma, visto il raccoglimento, non diedero molestia. Lessero con piacere attorno al quadro del Beato le scritte: « Il lavoro e la produzione devono essere una gloria dei giovani. L'ozio e la pigrizia sono l'origine di ogni male» ed esclamarono: « Proprio come noi: lavorare e produrre!... ».
La giornata si chiuse con una funzioncina intima nella nostra chiesa, alla quale assistettero anche un gruppo di religiose olandesi.
A Shanghai, dove le difficoltà son maggiori, essendo già le nostre scuole migliori assorbite dalle au torità comuniste, si tenne un triduo nel nostro Ospizio di Nantao, riservando le celebrazioni più solenni alla nostra parrocchia di Yangtzepoo. Si iniziarono il 17 giugno, a sera, con un'accademia a cui parteciparono i nostri giovani interni della Scuola industriale, i giovani parrocchiani di Azione Cattolica, le Figlie di Maria Ausiliatrice ed il personale del vicino ospedale Sacro Cuore, Cappellano, Suore Francescane di Maria e le allieve della Scuola infermiere. Il 18, intervenne S. E. Mons. Simone Tsu S. J., nostro grande amico, il quale presiedette dapprima l'iscrizione di un nuovo gruppo di giovani nell'Associazione Giovanile di A. C. e l'inau gurazione della sezione Fanciulli di Azione Cattolica, benedicendo il loro gagliardetto ed il vessillo della Gioventù Maschile di A. C. Tenne quindi solenne Pontificale, chiudendo la funzione con la benedizione Eucaristica.
A Shanghai-Nantao, ove, poco lungi dal Collegio S. Giuseppe, sorge anche il nostro Studentato teologico ed il nostro Aspirantato, la festa del Beato Domenico Savio coronò il mese dell'Ausiliatrice che era stato allietato da cinque battesimi e dall'ordinazione di sette novelli Sacerdoti compiuta da S. E. Mons. Walsh M. M. il 24 maggio. Ogni giorno del triduo, funzioni solenni, iniziate il 5 giugno con la benedizione impartita da Mons. Prevost al nuovo altare costruito dai nostri falegnami ed al quadro del nuovo Beato dipinto da un nostro confratello.
Le Compagnie religiose e le Associazioni di Azione Cattolica, con rappresentanze anche degli altri nostri collegi della città, tennero quindi un fruttuoso congressino. Il 6, celebrò la Messa della comunità S. E. Mons. Malendro S. J. Arcivescovo di Anking. Cantò quella solenne il Vicario Capitolare di Shanghai Mons. Henry, che benedisse le bandiere dei gruppi di Azione Cattolica del Collegio, dell'Aspirantato e del nostro Istituto di Chapei. Monsignore presiedette poi, nel pomeriggio, il convegno dell'Azione Cattolica delle case salesiane e dell'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, e propose il nuovo Beato come modello di apostolo dell'A. C.
Il 7, celebrò la Messa di comunità S. E. Mons. Wals e tenne Pontificale S. E. Mons. Tsu, Vescovo di Haimen, uno dei primi consacrati dal Santo Padre Pio XII. Nonostante la pioggia i cristiani accorsero in gran numero anche alla rappresentazione di un'operetta che chiuse la festa lasciando gratissime impressioni.
INDIA - Madras ha festeggiato il Beato Domenico Savio il 20 luglio u. s. La cattedrale si gremì di giovani di tutte le parrocchie e scuole della città. Pontificò l'Arcivescovo, il nostro Ecc.mo Mons. Mathias. Il programma corale fu affidato agli alunni delle Scuole superiori di S. Maria e di S. Giuseppe. Le masse eseguirono l'inno composto dall'Ispettore delle case salesiane dell'India meridionale Don Carreño, che sedeva all'organo. Lo stesso Arcivescovo fece il panegirico del Beato proponendolo modello e patrono a tutta la gioventù. Alla Comunione, cinque sacerdoti dovettero coadiuvare l'Ecc.mo celebrante. Dopo una colazione offerta ai tre mila giovani e giovinette che assistettero al Pontificale, tutti passarono nel grandioso salone « Saint Mary's Public Hall » per un'accademia in onore del Beato cui parteciparono le rappresentanze di tutti gli istituti della Archidiocesi in Madras. L'ottima esecuzione del programma riscosse calorosi applausi.
ASSAM-INDIA NORD
La Missione di Joway.
Amatissimo Padre,
La residenza missionaria di Jowai conta ormai quasi 24 anni di vita, essendo stata aperta nel marzo 1924 da Don Domenico Farina, di venerata memoria. Egli si stabilì in una povera casetta khasi, acquistata da Mons. Mathias all'asta governativa.
Qualche mese dopo arrivarono pure le tre Figlie di Maria Ausiliatrice cui Don Farina cedette la propria abitazione ed andò a stabilirsi in una stamberga un po' fuori della missione.
Da allora se ne è fatto del cammino, nonostante le enormi difficoltà che incontrano sempre le nuove fondazioni nel principiare. Se si pensa che allora Jowai, capitale dei Senteng, contava solo un 5 o 6 mila abitanti e che un terzo di essi erano già protestanti, suddivisi in varie sette, da cui noi siamo tuttora circondati, e che gli altri due terzi sono tuttora pagani, si può avere un'idea di cosa fosse allora Jowai. Infatti, quando Mons. Mathias, ora Arcivescovo di Madras, chiese il permesso alle autorità governative di aprire una missione a Jowai, gli fu risposto: « E come, non ci sono già abbastanza chiese in Jowai ? Ne vuole fondare un'altra ?». « È vero - rispose - ma noi vogliamo fondare la vera ».
Con l'aiuto del Signore si riuscì a costruire una bella chiesa dedicata a Santa Teresa del Bambino Gesù, che si potè aprire al culto il 10 dicembre 1934. Fu ed è tuttora la meraviglia di questi poveri Senteng, i quali quando arrivano dai loro villaggi nella foresta si trovano, di fronte alla facciata della chiesa, un edificio, per loro assai sontuoso, rispetto alle loro capanne di legno e di paglia.
Santa Teresa, dichiarata la vera patrona del luogo, si incaricò di condurre tante di queste anime a Gesù.
In seguito le suore riuscirono a costruire ed ampliare i loro locali, fino ad aprire una scuola media con annesso laboratorio di tessitura, mentre la Missione, rinforzata di personale, potè dar ricetto ad alcuni orfani ed aspiranti catechisti. Si estese così l'apostolato fin nelle zone più remote del distretto e si organizzarono nuove cristianità, intensificando l'azione cattolica.
Il 7 marzo di quest'anno, il Governatore dell'Assam, un autentico Indù, fece visita alla missione e si intrattenne a lungo coi nostri piccoli, allievi ed allieve. Egli si compiacque del lavoro dei missionari e delle suore, elogiandoli oltre misura. Fra l'altro, in risposta ad un indirizzo della Superiora, si espresse in questi termini: « Sono molto contento di vedervi qui in bell'ordine a darmi il benvenuto. Ringrazio la Madre Superiora, le altre suore e i missionari, per il piacere offertomi di intrattenermi con voi. Sono altamente ammirato del lavoro e del sacrificio dei missionari e delle missionarie, venutì dai loro lontani paesi per educarvi così bene. Vorrei che tutti gli insegnanti delle scuole governative fossero qui presenti ed imparassero come si istruisce e sieduca la gioventù. Sì, desidererei che ci fosse un contatto tra le suore e gli altri maestri, per uno scambio di idee, onde trarne profitto per il maggior progresso delle nostre scuole ». Così continuò per un bel po' alla presenza di tutti i ragazzi della scuola, e, ciò che più conta, delle autorità scolastiche, quasi tutte protestanti metodisti.
Infine visitò le aule scolastiche e si indugiò a chiedere le più minute informazioni. Partì assai soddisfatto. Speriamo non siano solo parole. Ad ogni modo è chiaro che l'opera nostra è apprezzata.
Le prospettive pel futuro della missione sarebbero più consolanti e fruttuose se potessimo avere più mezzi e personale. È il grido di aiuto di ogni missionario. Per personale intendiamo non solo missionari e missionarie, ma anche i loro collaboratori, che sono ì catechisti e i maestri di scuola. Essi sostituiscono il missionario nei loro villaggi, in tutto quello che non riguarda il ministero sacerdotale. Più sono zelanti e ben istruiti, e maggiore è il bene che possono fare. Il missionario riesce a visitare le cristianità sparse qua e là, solo alcune volte all'anno, massime nella stagione asciutta, che va dalla fine di novembre ai primi di maggio. Per il resto dell'anno i cristiani sono lasciati soli. Ed il catechista li raduna in cappella la domenica, fa un po' di catechismo, visita gli ammalati, attende alla sepoltura dei morti. Se ha un po' di zelo, incoraggia, esorta, istruisce, dirime le loro liti, coadiuvato talvolta da un gruppo di uomini, che. potrebbero dirsi di Azione Cattolica, se convenientemente istruiti e preparati. Però il catechista è anzitutto il maestro e deve spendere parecchio tempo nell'insegnare ai ragazzi i rudimenti della Fede e a scrivere. Ha quindi bisogno di essere ben retribuito. I protestanti per questo sono ben forniti di mezzi e possono aprire scuole in ogni villaggio. Basta che in un villaggio i pagani chiedano la scuola, che la costruiscano essi stessi, ed ecco che la missione protestante ha già i fondi per mettervi un maestro e incominciare a far proseliti. È così che hanno fatto tanta strada! Da oltre un decennio il governo ha preso la direzione delle scuole nei villaggi più numerosi (circa una quarantina); ma purtroppo sono quasi tutti in mezzo ai protestanti, che offersero personale a dovizia, ed anche i loro vecchi locali per le scuole governative. Così i loro fondi, che prima erano fissati per le scuole, ora possono essere impiegati per i centri più remoti ove sono molti pagani, ed aprono altre scuole sostenute in tutto dalla loro missione. In Jowai ora stanno erigendo un nuovo ospedale come quello di Shillong, attrezzato con tutti i mezzi della terapeutica moderna. La nuova strada automobilistica che il governo aperse da Shillong a Jowai e l'altra che unirà Jowai a Cacliar faciliterà di molto il successo di tale opera da tutti ben accolta perchè umanitaria.
Noi dobbiamo limitarci ai nostri mezzi che sono impari. Occorrono sterline e dollari.
L'educazione civile e religiosa rimane il segreto per entrare tra questi popoli e condurli verso la nostra santa religione.
È pur vero che il missionario cattolico ha molte risorse di zelo, spirito di sacrificio e di abnegazione; ma, in fondo, se manca della possibilità di dare l'istruzione, non può fare opera di penetrazione e tanto meno formare buoni cristiani, convinti, che siano il seme della Chiesa futura in queste lontane regioni.
Preghi per noi, amato Padre, e ci aiuti a superare tante difficoltà. Suo aff.mo in G. C.
Sac. ELIA TOME' Missionario Salesiano.
BIRMANIA La Missione di Mandalay.
Amatissimo padre,
approfitto di un momento di respiro per darle un piccolo resoconto della mia breve prima visita alla Birmania, e ai nostri carissimi confratelli di Mandalay, donde tornai in tutta fretta alla fine di agosto per visitare i luoghi del terremoto dell'Assam. La Birmania - piccola relativamente ai due colossi fra cui si trova, l'India e la Cina - è tre volte l'Italia di superficie, con una popolazione di 17 milioni di abitanti. Parte, fino al 1948, dell'Impero Britannico, e invasa dai giapponesi durante la guerra., fu preda, dopo la dichiarazione d'indipendenza, di una guerra civile che l'ha desolata fino a degenerare in un banditismo che imperversa tuttora su vasta scala.. Benché non abbia conosciuto pace dal 1942 e le comunicazioni e il commercio siano del tutto disorganizzati; nonostante tutte le distruzioni della guerra mondiale, che la percorse da un estremo all'altro due volte, e della guerra civile, che continua a dilaniarla, le sue risorse consentono ancora di notare un benessere tra il popolo. In tempi normali la Birmania era la più grande esportatrice di riso in tutto il mondo; produceva legname apprezzatissimo (teak birmanese) in grande quantità; aveva miniere d'argento, piombo, zinco, stagno, tungsteno, rubini; esportava inoltre petrolio, gomma, cotone e olio di tung... Ora le miniere sono deserte, i pozzi di petrolio abbandonati e in parte distrutti, e tutto il commercio fermo. L'unica via di comunicazione tra il nord e il sud è l'aereo. Il treno non corre che per poche miglia nei dintorni di Rangoon, e di Mandalay; il traffico stradale è similmente ristretto alle poche città e dintorni, e quello fluviale sul maestoso Irrawaddy, che attraversa per il lungo tutta la Birmania ed è navigabile in quasi tutto il suo corso, è praticamente inutilizzato.
La Birmania è stata chiamata un crogiuolo in cui si fondono innumerevoli razze. Il birmanese propriamente detto, buddista e più evoluto, vive nelle pianure. Le montagne, al nord, all'est e all'ovest, sono un mosaico di razze diverse: Karen, Shan, Chin, Kachin, e innumerevoli altre; molte affatto primitive anzi selvagge. E non ho contato i numerosissimi immigrati indiani e cinesi, che sono i commercianti e i lavoratori della Birmania; perchè il birmanese, allegro, amico del canto, del teatro e dei fiori, non ha mai sentito il bisogno nè l'inclinazione al lavoro pesante e continuato.
Anche la religione buddista qui è una religione di feste, danze e fiori. Le opere più meritorie sono: fare elemosine ai bonzi onnipresenti e erigere pagode che nella sola Mandalay sono certamente più di mille. Qui c'è la famosa pagoda Arakan dal Budda detto d'oro, perchè la sua immensa statua è coperta di foglie d'oro, che gli adoratori offrono continuamente fino a non apparire più che una massa gialla da cui emerge la solita faccia vuota del Budda. A Rangoon invece vi è la cosidetta pagoda d'oro perchè l'edificio, alto 364 piedi, è tutto coperto d'oro.
Disgraziatamente i cattolici hanno poco oro. Nella quasi totalità non sono tra i birmanesi delle pianure, ma tra le tribù primitive delle montagne, e sono assaì pochi ; nel 1931 erano meno di 90.000.
I Salesiani vennero a Mandalay nel 1939, chiamati dal vescovo Mons. Falière a dirigere la scuola fondata dal padre Lafon, delle Missioni Estere di Parigi, che il venerando vegliardo, solo, non poteva ormai più controllare. L'opera presentava non poche difficoltà al gruppetto di salesiani capitanato da Don A. Alessi; ma queste si potevano già dire superate ed i nostri speravano ormai un periodo di lavoro intenso e proficuo, quando scoppiò la guerra ed anche la Birmania fu invasa. Il primo bombardamento bruciò interamente Mandalay, che era quasi tutta di legno, e distrusse la scuola. Nel maggio del 1942 gli invasori entrarono nella città ed allora per quattro anni i nostri dovettero vivere la vita difficile del paese occupato; a lungo internati nel lebbrosario, maltrattati, affamati, spesso anche in pericolo di vita. L'area dove sorge la nostra scuola fu parecchie volte campo di battaglia e subì fino ad oggi ben 150 bombardamenti.
Appena ripassata l'ondata della guerra con la controffensiva inglese del 1945, Don Alessi, col suo caratteristico coraggio, riaperse la scuola. Era stata l'ultima a chiudersi e fu la prima in tutta Mandalay a riaprirsi. La quarantina di ragazzi orfani e senza famiglia che erano rimasti a condividere la prigionia dei salesiani, si misero a raccogliere i rottami di cui la città era ricoperta, e diretti dal capo falegname, aiutato dagli altri confratelli, ricostruirono la casa. Quando Don Bordin, Don Baratoni, e Don Giacomin, che erano stati internati in India, poterono ritornare, il lavoro fu ripreso quasi normalmente come prima della guerra. Anzi la carità dei nostri non si restrinse a ripristinare la scuola. Impietositi dalla sorte dei senza tetto, che innumerevoli vagavano per la città distrutta, acquistarono del terreno e su di esso costruirono la « Colonia Don Bosco » per i senza tetto, occupata ora da 60 famiglie quasi tutte cattoliche.
Ma le peripezie di Mandalay non erano finite. Conclusasi la guerra giapponese, scoppiò la guerra civile, durante la quale la città cambiò padroni ben cinque volte, e quanto era scampato prima venne anch'esso distrutto. La nostra casa e la chiesa, benchè più volte sorprese dal forte della mischia, sembrava potessero cavarsela con i soli danni inflitti dai mortai e dalle mitragliatrici dei contendenti. Ma, il 17 marzo 1949, uno dei due o tre aeroplani governativi, che intendeva attaccare alcuni autocarri degli insorti, colpì in pieno la scuola con una bomba di 500 libbre. Questa sfondò i tre piani, poi scoppiò distruggendo gran parte dell'edificio, uccidendo un giovane aspirante, mutilandone un altro e seppellendo il direttore sotto le macerie.
Bisognò ricominciare! Infieriva la guerra civile, non si trovavano i materiali da costruzione; bisognava continuare a mantenere gli orfani.., e non c'era denaro...
Carissimo Padre, sono quasi inconcepibili le terribili angoscie, gli sforzi e sacrifici sovrumani di quei nostri eroici confratelli negli ultimi due anni. Eppure l'incredibile avvenne. Quando volai a Mandalay, la casa era ricostruita, il laboratorio d falegnameria col Coadiutore Kraemer, quello di sartoria col Coadiutore Bongiorno, quello di calzoleria col Coadiutore Vitali erano in piena efficienza. L'orfanotrofio, gremito di 118 ricoverati, quasi tutti per carità; la scuola esterna, portata dagli sforzi di Don O'Brien a 580 allievi, quanti ne poteva capire.
Ma quello che mi fece maggiore impressione fu lo spirito di quei nostri confratelli, dei ragazzi e della popolazione della colonia Don Bosco. Era tutta una famiglia. « È arrivato il nostro Ispettore » sentii dire da un signore della città. I ragazzi, che toccarono con mano l'affetto operativo dei nostri, mostravano il loro attaccamento in modo commovente. Indice della buona educazione che ricevono sono le numerose vocazioni di cui due - il chierico Tiri Maung e il Coadiutore M. De Souza - sono già di prezioso aiuto nella scuola.
Nè l'ammirazione e l'affetto pei figli di Don Bosco si limita a Mandalay; si sentono, si può dire, in tutta la Birmania. Dappertutto si esalta il bene fatto dai nostri in questi anni e dappertutto si desiderano e si chiamano i salesiani. Ella sa già, carissimo Padre, che a Moulmein i nostri cooperatori hanno aperto un orfanotrofio intitolato a Don Bosco: lo mantengono e dirigono essi stessi, nella speranza di poterlo presto consegnare a noi. A Rangoon, capitale della Birmania, speriamo di iniziare presto una scuola professionale.
Voglia sostenerci, amatissimo padre, con la sua benedizione, ed incoraggiare i buoni cooperatori a continuarci la loro benevolenza.
Calcutta, 29 ottobre 195o.
Suo aff.mo in C. J.
D. A. PIANAZZI, Ispettore. GIAPPONE;
La nuova Scuola Professionale di Osaka.
Amatissimo Padre,
Un anno fa, di ritorno dal mio giro di propaganda, andavo per questa metropoli in cerca di un terreno adatto per una scuola. Ne vidi parecchi, ma non sapevo mai decidermi, quando una circostanza provvidenziale mi mise in contatto con persone che mi indicarono l'attuale. La prima volta che visitai questa località, contemplando lo splendido paesaggio che mi presentava, mì pareva un sogno che proprio nel centro di una città come Osaka ci fosse un terreno così rispondente agli ideali di una scuola. Il giorno stesso stipulai il contratto relativo. Ma il terreno aveva 53 proprietari e quindi le pratiche furono assai lunghe e complicate. Se ne incaricò però un comitato municipale e le cose andarono così bene che il 6 giugno dello scorso anno vi potè sostare anche il pellegrinaggio Saveriano cui faceva lieta accoglienza oltre un migliaio di alunni delle vicine scuole. In quella circostanza Mons. Mac Donnell, Direttore Nazionale della Propagazione della Fede degli Stati Uniti benedisse la prima pietra dell'erigendo edificio scolastico.
Il quartiere in cui ci troviamo si chiama: Reijincho, nome che significa: « quartiere dei musici». Da una trentina d'anni, vi abitava infatti la casta dei musici di corte. Ora tutto è trasferito a Tokio, e qui è rimasto solo il nome.
Nell'ottavo secolo d. C. in questi paraggi viveva il famoso Principe Shotoki Taishi, che lavorò assai per la diffusione del Buddismo in Giappone ed eresse proprio qui di fianco a noi il celebre tempio Shitennoji, dei quattro re del Cielo. Sul nostro terreno c'è ancora un piccolo cimitero appartenente ad un tempio buddista inizialmente costruito per ordine stesso di Shotoku Taishi e distrutto dai bombardamenti. I ruderi di questo tempio unitamente alle tombe, verranno trasportati altrove entro un mese.
Pur essendo stato, fino a pochi anni fa, il centro buddista di tutta la regione centrale del Giappone, non mancano ricordi cristiani. Si è già scoperta una torretta detta Cristian Doro, ossia lanterna cristiana, su cui sono incisi la Croce e la Vergine. La storia registra molti cristiani di queste località. Ulteriori studi porteranno alla luce altri interessanti particolari.
Il nostro terreno venne pure celebrato da uno dei più famosi poeti giapponesi. Si tratta del notissimo poeta Basho, il quale, alloggiato in una villa che sorgeva su questa collinetta, tutta coperta di pini, compose due celebri distici che rimangono incisi in una monumentale pietra eretta su un promontorio.
Il signor Don Bellido, quando fu qui, vide i disegni della erigenda scuola e vide pure gli inizi degli scavi delle fondamenta dell'ala centrale. Oggi un magnifico edificio a tre piani in cemento armato, di m. 75 X 9 si erge maestoso di fronte alla grande arteria stradale.
Vedendo che i lavori procedevano alacremente, dietro impulso delle stesse autorità scolastiche della città, di S. E. il Vescovo di Osaka e del nostro Ispettore, nella seconda metà di gennaio lanciai l'annuncio delle iscrizioni per il nuovo anno scolastico che qui comincia in aprile. Era tardi. Eppure un magnifico articolo di uno dei più grandi giornali, il Mainichi, portò alla conoscenza del gran pubblico la cosa. Ed avendo fatto rilevare che si sarebbero accettati solo cento allievi creò la fama che questa fosse una scuola di difficile accesso. Ci pervennero tuttavia circa trecento domande. Dall'esame delle pagelle della scuola d'origine, risulta che i 18o ammessi sono quasi tutti fra i primi.
Ogni allievo venne accompagnato dal papà o dalla mamma. A tutti domandai se fossero contenti che i loro figli venissero istruiti anche nella religione cattolica. Tutti risposero affermativamente; parecchi anzi mi dissero: «Questo è appunto il motivo per cui vi consegniamo i nostri figli, perchè questa è una scuola cattolica.» Altri poi aggiunsero: « E non potremmo anche noi ricevere tale istruzione?». Tra i candidati c'era pure il figlio di un Bonzo. Rimasi un po' perplesso ad accettarlo. Feci venire i parenti e chiesi loro come mai essi che gestivano un tempio pensavano di inviare il loro figlio a una scuola cattolica. Risposero che questa è l'unica via che rimane oggigiorno per salvare la società. Il Bonzo stesso venne in forma ufficiale a ringraziare dell'accettazione del figlio nelle nostre aule.
Noi ci troviamo ora di fronte ad una grande responsabilità. Siamo appena due salesiani: il sottoscritto e D. Scrazzolo. Il Signore ci ha aiutato a trovare maestri tutti cattolici, e ci ha pure inviato un bravo aspirante, falegname, pel laboratorio di falegnameria provvisto di tutte le macchine, che deve costruire i mobili per la nuova grande scuola.
Nella città si è formato un alto concetto della nostra scuola. Le aspettative sono molte. Non bisogna deluderle.
Abbiamo bisogno assoluto di personale, sacerdoti, chierici, coadiutori. Questi ultimi poi urgono assolutamente per i laboratori. Avremo meccanici, elettricisti, falegnami. Si prospetta pure la scuola superiore, ramo letterario, tanto desiderato, e un corso universitario di due anni. Molto attese sono anche le scuole serali.
Un posto centrale come questo assicura un esito magnifico.
Il Giappone si trova ora come ad un bivìo: una delle due strade è appunto il Santo Vangelo. I protestanti fanno l'impossibile; il pubblico però è molto più disposto alla religione cattolica. L'iscrizione dei primi cento allievi avvenne proprio il 9 marzo, e li ho messi sotto la speciale protezione del novello Beato Domenico Savio. Ci venga in aiuto, amato Padre. Mi benedica e mi creda sempre aff.mo in G. C.
Osaka, 10-III-195o.
Sac. ANGELO MARGIARIA Missionario Salesiano.
Gli organizzatori dei pellegrinaggi sono vivamente pregati di scrivere per tempo e prendere gli opportuni accordi col Rettor del Santuario di Maria Ausiliatrice - via Cottolengo, 32 - Torino (709)
Grazie attribuite all'intercessione di MARIA AUSILIATRICE e di S. GIOV. BOSCO
Raccomandiamo vivamente ai graziati, nei casi di guarigione, di specificare sempre bene la malattia e le circostanze più importanti, e di segnare chiaramente la propria firma. Sarà bene, potendolo, aggiungere un certificato medico.
Non si pubblicano integralmente le relazioni di grazie anonime o firmate colle semplici iniziali.
Non invocai invano la Madonna.
Da tempo soffrivo forti dolori addominali ribelli a tutte le cure; poichè non si riusciva a conoscerne la causa precisa, venne disposto di farmi ricoverare all'ospedale. Non potrei descrivere la mia pena nel dover lasciare i miei 6 bambini già orfani di padre ! In quel doloroso frangente con tanta fede invocai l'aiuto particolare di Maria SS. Ausiliatrice e coi miei familiari incominciai una fervorosa novena di preghiere, unendo la promessa di far pubblicare la grazia e offrire alla Vergine, come dono, la mia catenella da sposa.
Oh bontà della Vergine! Non erano trascorsi quindici giorni che venni rimandata a casa, dall'ospedale, in buone condizioni di salute, poichè, avendo potuto conoscere la causa, furono usati i rimedii adeguati. Riconosco in ciò una particolare assistenza della Vergine, che in tanta pena mi donò il Suo conforto e il Suo aiuto.
Priocca d'Alba. PASQUALINA GRASSO.
Mi rivolsi all'Ausiliatrice.
Era più di due anni che mio figlio Angelo non poteva impiegarsi per mancanza di un visto sopra i documenti.
In questi due anni quanti uffici ho visitato, quante raccomandazioni e richieste ho fatto nella speranza di ottenere questo visto! Ma purtroppo a nulla valse tutto questo.
Non potendo ottenere nulla dagli uomini, mi rivolsi con fiduciosa speranza alla cara Ausiliatrice, promettendo un'offerta e la pubblicazione della grazia, se la ottenevo.
Con riconoscenza adempio il mio voto. Mio figlio, dopo due anni di attesa, ha potuto ottenere il tanto sospirato visto ed impiegarsi definitivamente.
Ringrazio pertanto di cuore la cara Ausiliatrice e la prego a voler ancora continuare la sua celeste protezione su tutta la mia famiglia.
Monforte d'Alba. R. G.
Guarito da un flemone tendineo.
Verso la fine d'un lontano settembre, uno strano gonfiore al dito medio della mano destra costrinse il medico di famiglia a farmi un piccolo taglio esplorativo. Qualche giorno dopo, però, mi inviò senz'altro all'ospedale di Circolo, dicendosi incapace di fermare l'infezione. I medici dichiararono trattarsi di flemone tendineo con infiammazione alla guaina.
L'infezione si era già diffusa per tutto il braccio destro, e lo si doveva amputare almeno fino al gomito. Questo il verdetto pronunciato al mattino. Con gran fede mi unii alla mamma nel pregare S. Giov. Bosco, di cui in famiglia si è devotissimi, supplicandolo di impedire simile amputazione. L'atto operatorio doveva aver luogo prima di mezzogiorno: la mamma stessa volle accompagnarmi, e assistermi da buona infermiera, nella sala operatoria, ove mise una foto autentica del Santo, sul lettino.
Mi fu dato l'etere e, pregando D. Bosco, persi la conoscenza. I medici, prima concordi nella necessità dell'amputazione, al momento poi di farla, giudicarono sufficiente un taglio esplorativo alla base dell'unghia. Nella migliore delle ipotesi, se fosse andata bene l'operazione, sarebbe stato perduto per sempre il movimento del dito medio, che sarebbe rimasto rigido.
Ma a D. Bosco era stata affidata l'impresa cd egli seppe condurla a termine ottimamente. Infatti nei giorni seguenti i medici stessi stupivano, durante le medicazioni, vedendo il miglioramento rapido e insolito che procedeva celermente e che io, nel delicato ufficio di medicare, non sentivo il minimo dolore. Cosicchè in quattro giorni potei lasciare l'ospedale lietamente, con stupore dei medici, che vedevano tutto così celermente e bene risolto, delle infermiere Suore, che non ricordavano un fatto simile. Per alcune settimane la mano rimase fasciata, perchè a un certo punto si cambiò la pelle dell'intera mano, poi, con trepidazione mista a gioia e riconoscenza a D. Bosco, potei osservare che non solo avevo il braccio e la mano salvi, ma il dito aveva mantenuto la perfetta agilità dei suoi movimenti.
Chieri, I-XI-1949. G. M., Salesiano.
Guarita da colica renale.
Chiamato il dottore, per un attacco di coliche renali, questi mi ordinò, d'urgenza, il ricovero in clinica per l'eventuale intervento chirurgico.
E così, come un fulmine a ciel sereno, mi trovai fra la vita e la morte. Mi portarono a Trieste da un noto professore, il quale non mi nascose la gravità del male, che poteva risolversi in una morte sicura. Quanto soffrii! Quanto trepidai! Non mi rimaneva che implorare l'aiuto di S. Giovanni Bosco, di cui possiedo una reliquia. Mi affidai al Santo e poichè l'atto operatorio non dava esito felice, raddoppiai le mie preghiere.
Un mattino, esattamente alle ore 5, ebbi la visione del mio Santo. Non fu immaginazione, perchè ero sveglia, e per più minuti mi fu lì presente come ad incoraggiarmi. Fin da quel momento migliorai giorno per giorno ed ora sono guarita, contro ogni speranza umana!
Udine. LINDAVER NINA.
Riacquista la parola e i movimenti.
Ci scrive la sig.ra Iolanda Marchini: Era la metà d'agosto 1950, quando venne da me una povera mamma, la sig.ra Ida Caleffi, che, piangendo, mi raccontò lo stato in cui si trovava l'unica sua figlia Elide, improvvisamente paralizzata al braccio e gamba destra. Fu portata, gravissima, a Parma dal Prof. Otonello. Il sanitario, vedendo lo stato dell'inferma, le fece una puntura lombare, che non giovò affatto all'ammalata, la quale rimase muta, non parlava più, non mangiava, e la paralisi diventava sempre più progressiva. Il professor Otonello, non sapendo più cosa fare, inviò la sofferente ad una clinica a Milano, e là pure venne spedita da tutti i medici. La nutrivano, per tenerla un po' in vita, per il naso. La madre era disperata e proprio quando tutto sembrava finito, capitò da me e mi raccontò come stava la figlia.
Io pensai subito a Maria Ausiliatrice e a S. Giovanni Bosco. Incominciai la novena e dopo pochi giorni seppi che l'ammalata aveva avuto un leggero miglioramento.
Il giorno 8 settembre i medici entrarono nella sua stanza, credendo di trovarla ancora in condizioni disastrose e, invece, la trovarono in piedi che camminava spedita e parlava come noi. Quando arrivò la madre, il professore curante le andò incontro, dicendole: « Signora, è venuta a vedere il miracolo? Oggi la ragazza può tornare a casa guarita».
A metà agosto era incominciata la novena e l'8 settembre si ebbe la guarigione. Ecco la grande grazia che desidero sia pubblicata sul Bollettino
IOLANDA MARCHINI. La mamma: IDA CALEFFI.
L'ammalata: ELIDE CALEFFI.
Guarita da cancrena.
Il giugno scorso, ebbi un attacco sclerotico ad un piede. Ebbi la sfortuna che il medico chiamato sbagliò la diagnosi e così mi lasciò per 3 settimane senza cure al piede; purtroppo subentrò la cancrena e, portata d'urgenza all'ospedale, il chirurgo trovò il male assai grave e minacciante anche la gamba.
Mi rivolsi come sempre alla Vergine Santissima Ausiliatrice e a Don Bosco. E la grazia è stata ottenuta, perchè con le cure energiche la cancrena si ridusse all'amputazione di due sole dita nere come carbone. .
Prima dell'operazione (dopo la S. Comunione),, avevo invocato la Madonna e D. Bosco, perchè mi avessero ad assistere, ed ebbi l'impressione di vedere vicino a me, sorridente, S. Giovanni Bosco.
Non mi svegliai che un po' più tardi, ma non ebbi nessun male, tutto andò bene.
Varese. PIERA GENNARA.
Guarita da emorragia cerebrale.
Il 23 luglio u. s. mia moglie venne ricoverata all'Ospedale delle Molinette, affetta da emorragia cerebrale. Il caso fu giudicato gravissimo e, a complicare maggiormente le cose, sopraggiunse una broncopolmonite, di modo che il suo stato da gravissimo passò a disperato, tant'è vero che la notte dal 29 al 30 le venne, d'urgenza, somministrata l'Estrema Unzione!
In una di quelle tremende sere uscivo dall'ospedale in preda alla più grande disperazione, quando incontrai una pia signora nostra conoscente, che mi consigliò di rivolgermi con fiducia a S. Giovanni Bosco.
Iniziai, quella sera stessa, la novena a Don Bosco e al quinto giorno si registrò nell'inferma un piccolo miglioramento. Rinnovai con più ardore le mie preghiere, e in me andava sempre più formandosi la certezza che Don Bosco mi avrebbe esaudito. Il giorno dell'Assunta un mio amico di lavoro raccomandò ad un sacerdote, che si accingeva a dir la Messa all'altare del grande Santo, che si ricordasse, durante il Divin Sacrificio, della mia inferma. Infatti, verso le 10, essa, che, da oltre 20 giorni non poteva deglutire neppure un cucchiaino d'acqua, chiese un mezzo bicchiere di latte e lo ingerì subito. Corsi, pazzo di gioia, a dirlo alla suora. Lì presente era pure il dottore, il quale volle fare ripetere la prova ed anche la seconda volta l'inferma ingoiò subito. Nella corsia tutti gridarono al miracolo ed infatti la povera inferma incominciò da quel giorno a migliorare: non più vomiti, ritornò la vista limpida come prima e il braccio e la gamba sinistra, paralizzati, incominciarono a muoversi. È stata dimessa pochi giorni fa dall'ospedale e va rapidamente migliorando.
Torino. BARUSCOTTI GIUSEPPE.
Salvo per miracolo.
Il mio piccolo Piercarlo di anni 7, si trovava con mio marito sul trattore, quando, nel movimento brusco di cambiamento marcia, il bimbo perse l'equilibrio e cadde andando a finire in mezzo alle due ruote del rimorchio trainato dallo stesso trattore... Il papà fu pronto a frenar subito, ma non di meno i testi presenti asseriscono che una ruota passò sopra il corpo del piccino.
Avvisata ed intuendo la gravità, il mio primo grido straziante fu: « Oh, San Giovanni Bosco: una gamba, un braccio rotto, ma ch'io stringa ancora il mio caro bambino ». Giunta nel luogo del disastro, vedo, in braccio a mio marito, il caro angioletto con qualche leggera scalfittura al viso ed alle gambe, che mi dice: « Mamma, non piangere, non ho niente di rotto. Papà, mettimi giù, fa' vedere alla mamma che posso camminare ».
Le persone presenti con le lacrime agli occhi mi dissero: « È un miracolo... Fa' pure un quadro se hai ancora il tuo bambino ».
Anche mio marito tanto devoto a San Giovanni Bosco si associa a me, dicendo che è un vero miracolo di questo nostro Protettore, che già ha voluto nel passato farci conoscere il suo aiuto.
Pomaro (Alessandria).
Coniugi BOSELLI GUIDO e ALLAIS ADELINA.
Riacquista la vista.
Il 26 gennaio 1950, essendo a caccia, mentre aprivo il fucile, mi scoppiò una cartuccia davanti al viso, colpendomi l'occhio sinistro. Conscio del pericolo, iniziai subito una novena a Maria SS. Ausiliatrice e a S. Giovanni Bosco.
I medici avendo sentenziato che l'occhio era spento, avevano stabilito di sottopormi ad un intervento chirurgico, ma la mia fiducia in Don Bosco era illimitata e lo pregai caldamente di allontanare da me l'operazione, che mi avrebbe privato di un occhio. Giunto il giorno dell'operazione, condotto in sala operatoria, già tutto era pronto per l'atto, quando, improvvisamente, il chirurgo disse: «Attendiamo ancora due giorni». Fu la mia salvezza, poichè, nel frattempo l'occhio incominciò ad essere suscettibile alla luce e con l'aiuto di Maria Ausiliatrice e l'intercessione di S. Giov. Bosco ho riacquistato l'occhio spento, sicchè ora ci vedo quasi come prima.
Farfengo (Brescia). VASCO SPINONI.
Imminente pericolo di vita.
Una nostra cara figlia, il giorno 11 agosto u. s., fu improvvisamente colta da acutissimi dolori. Il dottore ne attribuì la causa ad ingerimento di cibi guasti. Le vennero somministrati tutti i rimedi del caso, ma inutilmente, poiché i dolori andavano sempre aumentando. L'inferma fu quindi ricoverata all'ospedale, ove, dopo alcuni giorni, venne sottoposta ai raggi, dai quali risultò trattarsi di occlusione intestinale. Fu operata d'urgenza. L'operazione riuscì, ma a distanza di 24 ore, data la debolezza del cuore, trovandosi da cinque giorni digiuna, sopravvenne un forte collasso, per il quale i medici curanti la dichiararono in imminente pericolo di vita.
Con il cuore straziato dal dolore, ma con illimitata fiducia, ci rivolgemmo alla nostra cara Madonna Ausiliatrice, che, per intercessione di S. Giovanni Bosco, ci concedesse la grazia della guarigione e recitammo. insieme con la paziente, le preghiere della novena. Dopo qualche ora l'inferma cominciò a migliorare,
il polso riprese i suoi battiti regolari ed a distanza di due giorni, con meraviglia dei dottori e con nostra gioia, era fuori pericolo.
Ringraziamo di ciò infinitamente la nostra cara Madonna Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco pregandoli di voler sempre proteggere la nostra cara graziata e tutti i nostri cari.
Monterubiaglio.
La madre ARMIDA SABATINI e il marito TARAMI FERNANDO.
Duplice grazia.
Io sottoscritta, Frassani Celesta in Giovanelli, dichiaro che, nel 1942, avevo mio figlio Guido ammalato di pleurite, peritonite, calcoli al fegato e alle reni, con altre gravi complicazioni, per cui i medici concordi me lo davano irrimediabilmente perduto. Fra tanto dolore mi rivolsi con fede ardente al patrocinio di Maria SS. Ausiliatrice e a S. Giovanni Bosco, che non lasciano mai di consolare chi a loro ricorre.
Subito mio figlio cominciò a dare sintomi di miglioramento, e così continuò a poco a poco, fino a che ebbi la consolazione di vedermelo a casa rimesso in perfetta salute.
Inoltre, dall'8 settembre 1943, rimasi per ben 2o mesi priva di notizie di un altro mio figlio, Lisio. Lo affidai alla protezione della Madonna Ausiliatrice, e, un bel giorno, me lo vidi arrivare a casa, improvvisamente, in perfetta salute.
Riconoscente delle grazie ricevute, mando questa mia per la pubblicazione, ed invio la mia modesta offerta per le Opere Salesiane. In fede.
Specchio (Parma). CELESTA FRASSANI.
Guarita da appendicite e peritonite.
Nel mese di settembre dello scorso anno (1949) nostro figlio Mario fu preso da un forte attacco di appendicite, con complicazione di peritonite. Data la nostra assenza e del fratello maggiore, e data anche l'enorme distanza che ci separa dal luogo di pronto soccorso, subì l'operazione dopo molto tempo e quindi con pochissime speranze. Stette dieci giorni più vicino alla morte che alla vita. Durante tale tempo tutti di famiglia invocammo con fervorose preghiere M. Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco. Le nostre angosciose invocazioni furono esaudite e dopo poco tempo nostro figlio potè ritornare fra noi ristabilito.
Calitri (Avellino).
Coniugi: TROFA MATTIA - DI MALO SERAFINA.
Guarita da gravi complicazioni polmonari.
Ero stata sofferente di polmonite e pleurite quando si manifestò, prima, un ascesso polmonare, poi irritazione alla pleura e, da ultimo, un focolaio, il tutto aggravato da precedenti malattie e dall'età avanzata. Feci una novena a Maria Ausiliatrice e pregai S. Giovanni Bosco ad essere mio intercessore.
Una sera, mentre più acuto era lo spasimo, invocai Maria Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco e si calmarono i dolori e il male scomparve.
S. Polo di Piave.
ELISA ZANCHETTA.
Ambrogio e Giuseppina Parodi (Varazze). -- La scorsa estate, per una gravissima caduta, la nostra piccola Rosa, di 3 anni, aveva riportato la rottura della clavicola destra. La guarigione perfetta sembrava dubbia, anche perchè la piccina aveva la pertosse, che non permetteva l'immobilità richiesta. Addolorati da questa disgrazia, ricorremmo a Maria SS. Ausiliatrice e a S. Giovanni Bosco, onde ottenere la perfetta guarigione.
A grazia ricevuta ne diamo, col cuore pieno di riconoscenza, la notizia ed inviamo a mezzo C. C. postale l'offerta promessa.
Giuseppina Occhiena (Arignano). Era già da tempo che mi sentivo sempre diminuire le forze, finchè una terribile debolezza mi costrinse al letto. Trovandomi in tanto deperimento, mi sopraggiunsero forme nervose, le quali mi producevano forti dolori e misero la mia famiglia in grande angoscia. In quei tristi momenti, assieme a tutti i miei cari, s'incominciò una novena ai nostri celesti patroni, Maria Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco, promettendo che, se fossi guarita, mi sarei recata al Santuario di Torino, facendo celebrare Messe in loro onore. Il secondo giorno della novena incominciò un grande miglioramento, che andò sempre aumentando fino a guarigione completa.
Ida Costa. - Il 24 febbraio u. s., mia sorella cadeva, fratturandosi la rotula del ginocchio destro.
Fu consigliato d'urgenza un atto operatorio, a cui la poverina si sottopose rassegnata. Una decina di giorni dopo, cominciarono atrocissimi dolori al torace ed affanno, per cui non le fu più possibile distendersi nel letto e dormire. La morfina restava inefficace.
Furono chiamati altri medici, ma invano, sicchè fummo costretti a riportarla in clinica per mezzo di auto-ambulanza, tra spasimi atroci, per lo spazio di quaranta giorni.
Superata la prima fase, si riscontrò anche la flebite alla stessa gamba e fu nuovamente costretta all'immobilità,
Fortunatamente, però, la nostra cara Mamma Ausiliatrice ci ha usato misericordia e dopo circa tre mesi di letto, mia sorella ricominciava a fare qualche passo. Presto poi si ristabilì tanto da riprendere il suo lavoro, che prosegue tuttora.
Con animo commosso ringrazio ancora e sempre la Madonnina nostra.
Anna Paissan (Trento). - Mantenendo la promessa fatta a Maria Ausiliatrice e a D. Bosco, invio una modesta offerta per la guarigione di mia figlia, che, operata di peritonite, si trovava in pericolo di morte. Applicandole una reliquia di Don Bosco, tosto migliorò e da 3 settimane è ritornata dall'ospedale presso la sua famiglia. Ringrazio di cuore Maria Ausiliatrice e Don Bosco.
Bonino Antonio (Pinerolo). -- Padre di numerosa famiglia, mi trovavo in una situazione, ove la possibilità di avere, o meno, una attività atta a sollevare la nostra condizione, non dipendeva ormai più dal mio agire, ma da apprezzamenti, che altri potevano fare sul mio conto con conseguenti decisioni.
Per puro caso, ma credo provvidenzialmente, mi venne tra le mani un'immagine di S. Giovanni Bosco con la preghiera per la Novena e questo esattamente nove giorni prima della grande decisione. Recitai devotamente, con umiltà, con fiducia le preghiere per nove giorni.
Il giorno della decisione tutto si svolse nel migliore dei modi, cosa che era temerario sperare.
D. N. P. (Modena). - I primi di maggio 1949 fui ricoverato in casa di cura per un forte esaurimento nervoso con manifestazioni paranoidi, che lasciavano i parenti nella più grande angoscia. Si iniziarono subito fervorose preghiere in famiglia e in diverse case dell'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Il giorno 24 maggio, festa della Madonna, passai dal reparto dei gravi fra i convalescenti.
Ringrazio Maria Ausiliatrice che non solo mi ha guarito benissimo, ma mi ha ottenuto la grazia del Sacerdozio.
Prego venga pubblicata la grazia.
Lina De Leonardo (Roma). - Con ritardo invio la seguente grazia avuta da M. SS. Ausiliatrice per intercessione di S. G. Bosco.
Erano i primi di febbraio del 1949 e un mio figlio Giuseppe di anni io si mise a letto con mal di gola e leggera febbre. Chiamai il dottore, il quale disse che si trattava di un'eruzione scarlattinosa. Ero in grande pena, tanto più che avevo anche altri due bambini piccoli: una di 5 anni e uno di 13 anni.
Sempre fidente, invocai ad alta voce M. SS. Ausiliatrice e S. G. Bosco, affinchè almeno gli altri miei figliuoli scampassero dal male.
L'Aiuto dei Cristiani mi esaudì in modo che il mio figlio Giuseppe migliorò in pochi giorni e si alzò subito dal letto; inoltre nessuno di famiglia fu colpito dal contagioso male. A Maria Ausiliatrice e a S. Giovanni Bosco la mia riconoscenza.
Colombo Maria (Milano). - Il mese di giugno 1949 fui operata di un fibroma, che, a distanza di un anno, mi faceva sentire novellamente grandi disturbi. Con animo pieno di fervore incominciai una novena a Maria Ausiliatrice e a San Giovanni Bosco. Dopo il terzo giorno sparivano completamente ogni disturbo e sintomo del male. Ringrazio di cuore Maria Ausiliatrice e San Giovanni Bosco per la grazia ricevuta.
Sac. Rodolfo Ferrari (Livorno). - Una grave, improvvisa malattia di un mio caro allievo mi suggerì di far impegnare la sua famiglia per un voto alla Celeste Mamma Maria SS. Ausiliatrice. A pericolo scongiurato e a guarigione per larga parte ottenuta, i genitori del giovane Antonio Franceschini sciolgono il voto.
Chiola Inglesina (Balangero). - Invocai di cuore la SS. Vergine Maria Ausiliatrice, ed essa veramente mi fu di aiuto, concedendomi la grazia della guarigione. Ero ridotta in fin di vita per pericolosa complicazione di parto, ed ora, con meraviglia del medico curante, sia io sia il piccolo godiamo buona salute.
Maria Bonetti (Torino). - Da parecchio tempo soffrivo di un grave male in bocca ed i medici erano perplessi e preoccupati. Ma la potente Ausiliatrice ha voluto ancora una volta dimostrarmi la sua benevolenza, e grazie a Dio ora sono completamente ristabilita ed anche il medico curante mi dice che è stata una cosa veramente seria risoltasi bene. Riconoscente, prego pubblicare la grazia come da promessa.
Grosso Caterina Cravello (Mosso S. Maria). - Nel mese di ottobre del 1949 mi colpì l'eczema in faccia. Il dottore dichiarò la malattia lunga. In questa penosa circostanza mi affidai alla materna protezione di Maria Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco, cominciando la novena. Alla fine della novena il mio male è guarito.
Giovanni De Carli (Gorgo al Monticano). -- Fui ricoverato all'ospedale di Oderzo circa due mesi fa e
mi riscontrarono una forma di pleurite grave con forti dolori e febbri. Mi fu levata l'acqua dalla parte destra per ben otto volte. Grazie alla Madonna Ausiliatrice e a San Giovanni Bosco, che ho sempre pregati, perchè mi avessero a ridonare la salute, sono tornato a casa e vado sempre migliorando.
Bice Muolino (Milano). --- Oggi, 24 maggio 1950, festa di M. Ausiliatrice, voglio adempiere finalmente la promessa fatta alla Vergine ed a S. G. Bosco di far pubblicare sul Bollettino Salesiano quattro grazie ottenute in questi ultimi cinque anni. Prima grazia è stato il ritorno di un mio figlio dalla prigionia di guerra, sano e salvo, materialmente e spiritualmente. Un secondo mio figlio poi ha superato brillantemente gli esami di ragioneria.
Da circa due anni avevo disoccupato mio marito ed un altro figlio, ma dopo novene a M. Ausiliatrice e a S. Giovanni Bosco, due mesi or sono, hanno trovato ambedue un buon impiego.
Ringrazio ben di cuore i miei santi Protettori.
Giovanni Bracci (Genova-Nervi). - Con la semplice offerta che ho mandata, mantengo una promessa fatta dalla mia mamma in una notte, nella quale è stata in pericolo di morte. Essa ha pregato Don Bosco che intercedesse presso Dio perchè io non. rimanessi orfano, come già lo era stata lei sin da piccola. Don Bosco ci ha fatto la grazia lasciando a me e a papà la nostra cara mamma ed io lo prego sempre che me la lasci ancora a lungo, vicino.
Foresto Luigi (Fraz. Betlemme di Chivasso). -- Rendo pubbliche grazie ed esprimo alla cara Ausiliatrice e a S. Giovanni Bosco tutta la mia gratitudine per aver ottenuto un fortissimo miglioramento nella mia salute inferma. Una penosa malattia mi tratteneva a letto, impedendomi d'attendere ai lavori della campagna. Oggi invece posso già compiere dei lavori e così aiutare la mia famiglia.
Ringraziano ancora della loro intercessione Maria SS. Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco:
Bellisai Paoletto Erminia (Verona) ringrazia perchè giunta per ben due volte in fin di vita, nello spazio di due mesi, fu salva per aver recitata fiduciosamente la novena consigliata da San Giovanni Bosco.
Alpozzo A. Bonino per la promozione del figlio Giulio. Arpino Ilaria per segnalatissima grazia ricevuta.
Valerio Ernesta in Marcone per la promozione dei due figli. F. P. (Luino) è riconoscente per l'ottenuta sistemazione di persona cara.
Gerandin Vincenzo (Champoluc) per la sospiratissima grazia ricevuta invocando continua protezione.
Girardi Nina (San Rocco di Cuneo) per la singolare grazia e assistenza ricevuta.
A. G. per la miracolosa guarigione della mamma.
Bersano Nacchia Angiolina (S. Giorgio di Montiglio di Asti) per il felicissimo esito di operazione chirurgica ottenuto dopo un triduo in onore di Maria Ausiliatrice e di Don Bosco Santo!
Corno Rita (Torino) è riconoscente pel miracoloso miglioramento della mamma invocando le più elette benedizioni su tutti i suoi cari.
Caprioglio Aida (Torino) rende vive grazie pel buon esito degli esami conseguito da due figli.
B. R. ringrazia commossa Maria Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco per due segnalatissime grazie: la guarigione di due nipoti colpiti da grave malattia.
S. A. e I. (Bergamo) per la grazia ricevuta promettendo eterna riconoscenza.
Galli Francesco (Trezzano Rosa) pel buon esito di operazione chirurgica e per la riconquistata salute.
Zanoni Luigina (Milano) ringrazia per la propria guarigione e per quella della piccola Maria Rosa colpita da broncopolmonite.
Moliterni Luigina (Castrovillari) per l'ottenuta guarigione di un'amica carissima colpita da anemia perniciosa: grazia ricevuta da S. Giovanni Bosco coll'intercessione di Mamma Margherita!
M. I. (Bissone) per la segnalatissima grazia ricevuta.
A. M. C. (Agliano d'Asti) ringrazia Maria SS. Ausiliatrice e il suo fedel Servo San Giov. Bosco per l'ottenuta guarigione.
Nanone R. (Pombia) ringrazia pel buon esito dell'operazione subita.
Pranotto Settimio (Benevello) attesta che in relazione ai patimenti sofferti nell'ultima guerra contrasse gravissima malattia che lo lasciò vivo ma, purtroppo, inabile a lavoro proficuo. Non essendo in possesso di tutti i documenti richiesti per ottenere la pensione si affidò alla bontà paterna di S. Giovanni Bosco che col suo miracoloso intervento ottenne la concessione della pensione.
Grasselli Maria di Luigi (Bariano) per l'ottenuta completa guarigione.
Galizzi Giovanni (S. Pietro d'Orzio) per l'assistenza prodigata ad un bambino su cui si era rovesciata una pentola di minestra bollente!
Gasco Pasetti Natalina (Milano) ringrazia per gli aiuti e conforti ricevuti da Maria Ausiliatrice e da Don Bosco Santo in penose circostanze della vita e rimane in fiduciosa attesa di ricevere altre grazie e favori!
Cordera Teresa ringrazia commossa l'Aiuto dei Cristiani e San Giov. Bosco che l'assistettero durante l'operazione di appendicite e le ridonarono la primiera salute.
Brandi Angelo (Savignone) per la guarigione di un nipote colpito da male misterioso sul viso dopo 5 anni di sofferenze.
N. N. (Trento) ringrazia per essere stata liberata da grave esaurimento nervoso e da altri malanni per cui la vita le era insopportabile. Solo per la bontà materna di Maria SS. Ausiliatrice e l'interessamento paterno di San Giovanni Bosco potè riconquistare la primiera salute: ora è in attesa fiduciosa di ottenere una grazia spirituale straordinaria.
B. Candida (S. Stefano Belbo) per la guarigione di un caro nipote che, in seguito ad uno sforzo, era tormentato da febbre persistente: invoca da Maria Ausiliatrice altre grazie.
Colombo Pietro (S. Lazzero) per la miracolosa guarigione della figlia che per molti anni sofferse per malattia di fegato.
Lucia Balbi da Costigliole (Saluzzo) ringrazia Maria Ausiliatrice per una bella grazia concessale.
Teresa de Magistris ringrazia Maria Ausiliatrice, che ha sempre protetto i due suoi figliuoli gemelli,
Grazie attribuite all'intercessione
Da morte a vita.
Mio zio Salvatore Giambartino, sofferente da gran tempo al fegato e al cuore, si trovò, i primi di maggio, in fin di vita. Il medico curante non nascondeva la gravità della situazione e noi temevamo da un momento all'altro la catastrofe.
In quella costernazione mi rivolsi al Beato Domenico Savio da poco elevato agli onori dell'altare, esortai mio zio ad avere fiducia e gli feci apporre, nella parte sofferente, una reliquia del Beato. Oh, miracolo ! La stessa notte, dopo tante passate tra le più acerbe sofferenze, riposò e, all'indomani, il gonfiore diminuì, migliorò rapidamente e in pochi giorni potè mangiare e alzarsi con gran meraviglia di tutti. Con animo grato mio zio si accostò, dopo tanti anni d'indifferenza religiosa, al Banchetto Eucaristico e così fu risanato nel corpo e nello spirito.
S. Stefano Quisquina (Agrigento).
ZINA GIAMBARTINO.
Era del tutto guarito.
Il mio piccolo Gianni, di 7 anni, ai primi di agosto c. a. fu assalito da febbre, per un'iniezione mal fatta, che minacciava la suppurazione. Raccomandato da me al B. Domenico Savio, il bambino si trovò presto libero da ogni pericolo. Erano passati pochi giorni, quando dall'altro lato della persona il povero Gianni cominciò a non potersi più muovere, perchè una seconda iniezione, mal riuscita, minacciando la suppurazione, fece salire ben presto il termometro a 40°. Spaventata, chiamai il dottore, ma nello stesso tempo feci di nuovo ricorso al Beato. Il mattino seguente, prima ancora di cominciare la cura prescritta dal medico, trovai il mio Gianni del tutto guarito: la febbre era sparita per incanto, ed egli poteva muoversi liberamente ed alzarsi immediatamente.
Ringrazio umilissimamente Dio, per aver trovato nel B. Domenico Savio il potente Protettore dei miei figli.
Trapani. MARIA MONACO in GIULIANO.
del BEATO DOMENICO SAVIO
Era sempre malaticcio.
Grazie, o Beato Domenico Savio!
Eravamo in grandi angustie per il nostro piccolo Giuseppino, il quale, sempre malaticcio, non si sviluppava, e non valsero, a farlo migliorare, le più solerti cure dei dottori! Lo raccomandammo al Beato Domenico Savio con grande fiducia e promettemmo un'offerta. Egli ci esaudì, ottenendo al nostro amato bambino che si rimettesse, ed ora con nostra grande gioia lo si vede crescere e svilupparsi bene!
Grazie, o Beato Domenico ! Continua su lui la tua protezione e ottiengli di imitare, nella sua vita, le tue preclare virtù !
Cornegliano d'Alba. Coniugi GIORELLO.
Vidi il quadro del Beato...
Da qualche tempo chiedevo al buon Dio una grazia.
Un giorno una Rev.da Madre di clausura mi mandò un'immagine del nuovo Beato Domenico Savio, che io ancora non conoscevo, consigliandomi di rivolgermi alla sua intercessione. Il giorno seguente, di passaggio per Milano, entrai in una chiesa e inginocchiatami all'altare maggiore, vidi, alzando il capo, un bel quadro del Beato Savio, che mi guardava con sguardo promettente. Dissi fra me: « Sarai proprio tu, o Beato giovinetto, che mi otterrai questa grazia ? ». Gli accesi un lumicino a fianco di molti altri, che ardevano e lo scongiurai di intercedermi presso Dio la sospirata grazia. Ne incominciai subito la novena e dopo pochi giorni ebbi l'aiuto tanto sospirato.
Col cuore commosso e riconoscente ringrazio il Beato Dom. Savio, pregando vivamente di volere pubblicare la grazia ricevuta.
Sermide. ELSA BALDISSARA.
Guarita da male agli occhi.
Mia sorella sofferente per ipertensione, qualche mese fa, sempre in conseguenza del suo male, ebbe un grave disturbo agli occhi, tanto che temeva di perdere la vista. Un giorno era tanto avvilita e disperata, quando ricevette, per mezzo di mio nipote don Giovanni Fonzella sacerdote Salesiano a Catania il Bollettino Salesiano e una cartolina con l'effige del Beato Domenico Savio.
Mia sorella si rivolse a Lui con grande fiducia e nella notte ebbe la visione del Beato Domenico Savio, che le faceva vedere tutto chiaramente. La mattina, alzatasi, notò un forte miglioramento ed ora è completamente guarita.
Pescara. MARIA DE FEO.
Felice intervento chirurgico.
Dovendo subire una seconda operazione in gola, ero molto preoccupata perchè mi trovavo già sfinita da broncopolmonite appena superata.
In quei giorni dovevano beatificare Domenico Savio e, ricordandomi, ricorsi a lui fiduciosa; mi sentii subito calma, quasi la sua presenza aleggiasse intorno al letto e per quella notte potei riposare dopo parecchie notti insonni.
Al mattino fui operata e superai felicemente anche il temuto pericolo di un'emorragia.
Varese. ANNA CORBETTA.
Guarita da appendicite e pleurite.
Noi alunne di una IV femminile desideriamo che venga pubblicata la seguente grazia che abbiamo ottenuta per intercessione del Beato Domenico Savio. Una nostra compagna Giovanna Lanzafame, il g maggio scorso, dovette, d'urgenza, essere ricoverata in clinica per operarsi di appendicite perforata con peritonite diffusa. Il caso era gravissimo. Dopo qualche giorno si ebbe una complicazione: sopraggiunse la pleurite, per cui si dovette estrarre una buona quantità di siero purulento. Noi continuamente pregavamo San Giovanni Bosco e mandammo in clinica l'immagine del Beato Domenico Savio, promettendo di far pubblicare la grazia.
Infatti la nostra cara compagna è guarita e noi adempiamo alla promessa, sicure che il Beato Domenico ci proteggerà sempre.
Le alunne della IV femminile di Ariano Irpino e l'Insegnante della classe: CAPOZZI MARIA.
Maria Venera Chiusa (Enna). - Nel maggio scorso, a causa di una forte depressione mentale e di un indebolimento generale, il medico mi prescrisse alcune iniezioni. Potei farne soltanto una, poichè il suo effetto fu talmente deleterio da ridurmi in fin di vita: il mio fisico tanto stremato non aveva sopportato la forza del liquido.
Mi furono amministrati gli ultimi Sacramenti. Contemporaneamente tutta la famiglia con me, innanzi ad una Reliquia ex ossibus del Beato Domenico Savio, cominciò un triduo al novello Beato.
I disturbi gravissimi durarono sino al terzo giorno, quando, dopo la preghiera al Beato, non mi tornarono più ed a poco a poco cominciai a star meglio.
Luisa Merra Cavallo (Cerignola-Foggia). - Avevo da pochi giorni ricevuto un'immaginetta del Beato Domenico Savio, quando, il 27 marzo c, a., mio padre fu colpito da una paralisi cerebrale. All'invocazione del novello Beato, fatta da mia sorella, già si notò un immediato miglioramento, a cui, però, seguì una grave crisi, che durò parecchi giorni, durante i quali non cessai di far ardere la mia lampada e di pregare l'angelico giovinetto. Mio padre andò sempre migliorando ed oggi godiamo di vederlo guarito, sebbene non perfettamente come prima.
Lidia Rolando-Perino (Cuorgnè). - Una persona a me cara fu colpita da gravissima infezione, con febbre altissima, per un patereccio in un dito.
Il medico, constatata la gravità del male, ricorse subito alla penicillina, dichiarando necessario un intervento chirurgico e non tacendo le lunghe e gravi sofferenze, alle quali l'ammalata sarebbe andata incontro.
Era la settimana precedente la beatificazione di Domenico Savio. Consigliai l'ammalata e i familiari a iniziare subito, con me, una novena al prossimo Beato, perchè ero certa che nel giorno della sua beatificazione, Domenico Savio ci avrebbe fatto vedere la sua potente bontà.
Passarono ancora giorni di timore, di ansia: non si riusciva a stroncare il male e la febbre persisteva altissima. Proprio nel giorno della beatificazione si ebbe il miglioramento, che continuò. Il beato Domenico Savio ci aveva esauditi
S. T. (Torino). - Da molti anni soffrivo di asma bronchiale. Dopo aver provato molte cure dimostratesi tutte inutili, nel periodo della beatificazione di Domenico Savio, mi sono rivolto a lui con fervore, ottenendo così quello che nessun farmaco mi aveva dato. Ero guarito, ed a tutt'oggi mi trovo molto bene.
G. C. (Messina). - Mi trovavo da due mesi a letto con febbre alta senza che i medici riuscissero a fare una diagnosi. Mi mandarono in campagna per cambiare aria, ma dovetti tornarmene dopo solo pochi giorni, perchè la febbre tornò con la stessa violenza di prima.
Una sera, sotto le mie finestre, passò la processione del quadro del Beato Domenico Savio, al quale chiesi la grazia di farmi guarire il giorno dopo. Mi coricai con la febbre, ma l'indomani ero realmente guarita.
Grazie attribuite all'intercessione del Servo di Dio Don FILIPPO RINALDI
Rottura della base cranica.
Mio fratello Giuseppe, mentre si recava da persona amica, montando una motocicletta, all'incrocio di una strada, per non investire un uomo che gliela attraversava, sterzando bruscamente, perdeva l'equilibrio e stramazzando a terra, riportava la rottura interna della base cranica. Dopo 48 ore un telegramma così concepito: « Venite due di famiglia, dottore spera guarigione » ci gettava in un profondo dolore. Dissi in quel momento: « D. Rinaldi, fatemi la grazia di trovare mio fratello vivo e fuori pericolo! ». Mio fratello era stato ricoverato all'Ospedale Fatebenefratelli con prognosi riservata fino al 12° giorno.
Avendo trovato mio fratello vivo, ed ora sano e salvo, ringrazio D. Rinaldi con umile offerta.
Ravanusa (Agrigento).
TAGLIALEGAMI ANNETTINA.
Al termine della novena.
Mia sorella Emma, da più di due anni, soffriva fortissime coliche al fegato, che le duravano più ore.
Aveva esaurite tutte le risorse della scienza medica, senza alcun sollievo. Il medico curante aveva detto ai familiari che sarebbe potuta vivere ancora solo una ventina di giorni.
Persa ogni speranza umana, ci appigliammo all'aiuto divino. Inviai alla sorella un'immagine con la reliquia del Servo di Dio, D. Filippo Rinaldi, raccomandandole di incominciare una novena in suo onore.
La comunità, i bimbi dell'asilo ed io ci unimmo a lei nelle preghiere, ed ecco che al termine della novena la sorella incomincia a migliorare e il 9 febbraio le scompaiono completamente i dolori.
Considero il Servo di Dio, D. Filippo Rinaldi, il salvatore della mia cara sorella ed ho per Lui la più viva riconoscenza.
Venezia. Sr. ROSINA VILLA, F. di M. A.
Invocai il suo aiuto.
Un male grave mi costrinse a sottopormi ad un urgente atto operatorio, dopo il quale fui costretto a quasi un anno di degenza a letto. Mi decisi poi, per consiglio del professore curante, ad un secondo e più grave intervento chirurgico di esito dubbio, data l'età ed altri disturbi.
Invocai ancora insieme con i miei familiari l'aiuto del Servo di Dio Don F. Rinaldi, di cui avevo ricevuto una reliquia da mia figlia, suora di Maria Ausiliatrice.
A due mesi dall'operazione sono ritornato in famiglia e attualmente sto riprendendo la mia vita normale.
Riconoscente al Servo di Dio invio offerta, chiedendo di continuare la sua protezione sui miei cari e raccomando alla sua intercessione altre due grazie.
Genova. ALESSANDRO UROGALLO.
Marianna Rege (Giaveno). - Da due anni mio figlio era uscito dal collegio di Don Bosco e non riuscivo a sistemarlo.
Il Signore volle che incontrassi una rev.da Suora di Maria Ausiliatrice, che mi consigliò di raccomandarmi al Servo di Dio Don Rinaldi. Così feci: incominciai la novena, e mio figlio, un mese dopo, fu assunto da un'importante Ditta. Ora lavora contentissimo. Con infinita riconoscenza ringrazio Don Rinaldi e continuo a pregarlo che voglia proteggere mio figlio, onde continui ad essere buono come è stato educato nella scuola di Don Bosco.
ANIME RICONOSCENTI
Ci hanno segnalato grazie ottenute per intercessione di .filaria Ausiliatrice e di S. Giovanni Bosco, della Beata Mazzarello e degli altri Servi di Dio alcuni hanno anche inviato offerte per la celebrazione di sante Messe di ringraziamento, per le Missioni salesiane o per altre opere di Don Bosco - i seguenti:
Accornero V., Aimetti A., Albini M., Amatteis D., Andreoletti A., Arduino P., Armando M., Assalto M., Avati 1.
Baciega B., Baldini R., Ballatore, Barale M., Baratelli 'L, Barbero V., Barbieri 1.., Barisone E., B. C., Bassano D., 13ernabò NI., Bersano A., Bertocchi M., Bertola C., Bertone G., Bertone M., Bianco G., Binfa A., Bolla Ruffinengo G., Bonaffini V., Bonardelli F., Bonicalzi A., Borsino A., Bonomo M., Bonsaver M., Borgatcllo A., Borgogno G., Borla'E., Bortolotti A., Bosio D., Bosio F., Bosio G., Bossi N., Bottignoli A., Botto M., Bove P., B. R., Bracco Fantini M., Brunero C., Bruncro G., Brussino M., Bucciarelli A., Busca C.
Cabrino 1.., Calandra L., Caldaro R., Calimeri A., Camanna C. e E.. Cambursano C., Canali C., Canuto M., Caprioglio A., Carnevale A., Carosso D., Casale M., Casalegno G., Castella R., Catalano I., Cazzuli A., Cencio D., Ceresa I.., Cerri G., Chirasi A., Chiesa I., Chiesa Abbiati L., C. I., Cicogna G., C. M. R., Colombano S., Colombero L., Colombo T., Campostella Avv. D., Congiu C., Conti L., Cornaglia L., Corno R. G., Cortisotti A., Cossu A., Costamagna L., Cravino A., Cravino (;., Crivelli C., Cucchetti l..
Daielli L., Daturi, Davite C., Degano M., Dei Bianco D., Delpiano G., Demaria 1., Di Maggio F., Di Somma A., Dogliatti L., Dossi E., Ducato 5.
Fabrizi C., Famiglie: Audisio, Bairo, Bianco, Parodi, Pasquero, Scapino e Talinucci: Fenoglietto C., Ferracini I., Ferreri M., Ferrero F., Firpo E., Follo G., Fornasicr G., Furlanetto E., Fusco M.
Gaiotto V., Galleono P., Gallo M., Gandino AI., Carena M., Gavazza M., Gazzolo A., Giacchino M., Gianasso E., Gili E., Gili M., Gino R., Giordanino G., Giordano M., Giorza E. e S., Girardi N., Giraudi, Goldoni G., Gugliemetto I.
Invalido guerra.
Laiolo NI., Lazzareschi G., Leone C., Loschi A., Lucchcsini F., Luci V.
Maccherini L., Macchia V., Maina A., Malino A., Malinverni T., Manca L., Maranzana G., Marchesi L., Marengo E., Marini M., Mascetti V., Mattioni D. V., Mazza E., M. C. M., Medici G., Merli P., Merlo L., Milano P., Milesi E., Milione L., Mirandola P., Moccenigo A., Monzeglio P., Moraglia C. e F., Morelli F., Mornelli A., Mosconi A., Mossa G., Mussi A., Musso L.
Narcisi prof. R., Nava I., Negrini M., Negro M.. Negro R., Nervo C., Nicolotti M., Noris G.
Obialero A., Onesto T., Orsetto R., Ossola G., Ottonello M.
Padrini A., Panigatti C., Papaleo D., Pastore C., Pelizzari L., Pelizzone sor.le, Pentenero \I., Pereno G., Perino M., Peronini E., Perosino C., Pesce E., Piana V., P. AI., Previtali A.
Rampini U, Ravasenga M., Reali I.., Renaldo C., Repetto M., Repetto P., Rinino C., Robino V., Roveglia C., Rovida E., Rubatto A.
Sala A., Sala M., Salice Carmio M E., Salzarulo F., Sandri A., Sanguinetti M., Sartoni T., Sbernini dottor C., Schenatti L., Secerati-Goni T. e P., Smania V., Soccorsi G., Solza C., Sopclsa rag. E., S. P., Stasa C., Straneo F.
Tabone O., Tamagnone F., Tavella M., Taverna G., Tibaldi, Tironi A., Tontini M., Torti C., Torti G., Tosi P., Tricerri Chiappa M., Trisoglio C.
Valentino E., Valenzano S., Valsecchi E., Vannoni G., Varalda M., Vassallo T., Velata M., Verga M., Verri R., Vignaduzzo G., Villa R., Villani A., Vismara A., Vismara N., Visconti C:.
Zanone R. e G., Zavattaro Farinelli D.
IN FIDUCIOSA ATTESA
Raccomandiamo caldamente alle preghiere di fatti i devoti rii Maria Ausiliatrice, le seguenti persone e le loro particolai intenzioni:
Alasia D., Ariangioli M., Astigiano G., Bellone P., Bertalegni A., Bertinetti A., Bigone L., Binello M., Binfa A., Borgogno G., Bozzo R., Bragante fam., Bragotti M., Bresso C., Brunetti fam., Calleri G., Cane AI., Casadei M., Casalegno G., Castagno G., Ccsa R., Conti R., Costa M., Costamagna I_., Cristino G., Dalle Ore P., Demartini A., D. F., Enrico V., Ferrero F., Ferrero T., Libello T., Giovanacci V., Giraudo L., Invalido di guerra, Lenci A., Maffino V., Malinverni E., Manca I.., Matta D., Meinardi M., Menzio-Casalegno, Alesturino L., Milione L., Momo E., Oliva P., Perotto A., Resca A., Rigone L., Rosa Al., Rossotto A., Rustichelli A., Seriolo G., Tontini M., Treno AI., Trucchi A., Valentino E., Vaudano C., Virioli C., Zanone R. e G., Zucchi A., Zuppini L.
Sac. SOLERI GIOV. BATTISTA, da Frassino (Cuneo), † a Cucuta (Colombia), il 12-v-195o a 77 anni.
Partito ancor chierico pel Venezuela, appena sacerdote, fu destinato alla nuova casa di Maracaibo di cui tenne la direzione dal 1904 al 1910. Trasportata quindi l'opera a Tariba, in due anni vi organizzò un collegio di prim'ordine, cattivandosi tanta stima, con la sua bontà ed il suo tatto, da riuscire ad esercitare benefica influenza nelle frequenti rivoluzioni, prodigandosi fra le avverse fazioni a moderare gli animi, a salvar vittime, a scongiurare rappresaglie e devastazioni.
Ma il suo nome è particolarmente legato al Lazzaretto di Contratación (Colombia) dove dal 1923 egli consumò tutto il resto della sua vita nella cura dei poveri lebbrosi.
Terminò l'asilo pei bambini lebbrosi e poi costrusse appositi padiglioni pei giovani sani figli di lebbrosi. dotandoli di scuole e di laboratori. In breve l'afflusso gremì ogni ambiente. E Don Soleri allora fondò per loro un grandioso istituto a 12 km. da Contratación in un'ampia vallata di ottimo clima, a Guacamayo. L'Istituto accoglie oggi oltre 500 tra bambini e giovani, da pochi mesi ai 18 anni, che si abilitano ad affrontare la vita attraverso i corsi elementari, le scuole professionali e quelle di agraria. L'anno scorso, pur già quasi cieco, accettò ancora la direzione di una nuova fondazione in Cucuta dove esaurì le ultime sue forze, da buon salesiano, nel lavoro.
Sac. KUHN PIETRO, da Thaesweiler (Germania), † ad Agua de Dios, il 13-VI-195o a 71 anni.
Un altro apostolo dei lebbrosi. Partì anch'egli ancor chierico e subito per la Colombia, dove compì i suoi studi e, ordinato sacerdote, esercitò il ministero in varie case finchè nel 1931 vide appagato il suo desiderio di dedicarsi alla cura dei lebbrosi. Nominato direttore e parroco di Agua de Dios, fu tutto per loro. E Dio solo sa le sofferenze, il lavoro e i sacrifici sostenuti, per la tutela degli interessi dei poveri ammalati. In momenti difficili in cui l'autorità dovette intervenire per r