A. LXXV 1° MARZO 1951 Num. 5
La sera del 4 novembre u. s., in un tardo vespro, romano pieno di luce solare, ma ancor più saturo di devozione e di amore filiale, in San Pietro, al Sommo Pontefice Pio XII, l'unione di circa 25.000 insegnanti medi italiani (U. C. I. I. M.) ha fatto dono di un'artistica cattedra, opera geniale dello scultore Luigi Venturini, in legno e bronzo, con simbolici bassorilievi. In alto è rappresentato lo Spirito Santo, sotto il Buon Pastore, gli Apostoli Pietro e Paolo, quattro Dottori della Chiesa, quindi un gruppo: Pio XII, in cattedra, con in testa il triregno, in atteggiamento di chi è maestro alle genti. Adornano la cattedra alcuni pannellì e 9 figure di santi, fra cui quattro educatori: S. Giovanni Bosco, S. Giovanni de la Salle, S. Giuseppe Calasanzio e Santa Bartolomea Capitanio. Vì è anche un autentìco alunno, santo, il Beato Domenico Savio.
All'udienza era presente pure S. E. il Ministro della P. I., l'On. Guido Gonella, che, per la sua carica, è come sulla cima della piramide scolastica d'Italia.
Il dono simbolico riuscì graditissimo al S. Padre, il quale alle migliaia di fedeli, che gremivano la basilica di S. Pietro e la vasta piazza, disse fra l'altro: « Una cattedra! una cattedra di Maestro: Cathedra docentis! Non è forse il magistero il primo ufficio della Nostra Sede Apostolica ? Voi Ci offrite una cattedra, facendone rilevare il significato simbolico con le figure - personaggi storici e allegorici - che vi ha intagliate lo scalpello dell'artista. Su questa cattedra pontificale, sulla Cattedra di Pietro, Noi siamo assisi unicamente perchè Vicario di Cristo. Noi siamo il suo rappresentante sulla terra ; siamo l'organo per mezzo del quale fa sentire la sua voce Colui che è il solo Maestro di tutti, il Cristo, il Verbo eterno del Padre, nato dalla Vergine Immacolata, trono, cattedra della divina Sapienza ».
Il Papa ricorda, con queste parole, che il vero ed unico Maestro è Nostro Signore Gesù Cristo e che il Pontefice, perchè suo Vicario, è il custode, il depositario infallibile della dottrina.
Nel gesto, quindi, dell'offerta di una cattedra, da parte degli insegnanti medi italiani al S. Pontefice, vediamo la testimonianza eloquente della necessità assoluta di riconoscere nella parola di Gesù . la verità sostanziale, fonte alla quale deve attingere ogni altra verità esistente; il riconoscimento, inoltre, che il Vicario di Gesù Cristo è il maestro di tutti i fedeli, di tutte le menti, che vanno, sinceramente, alla rìcerca degli eterni veri ed ammettono nel Papa il primo ed infallibile custode della verità.
La scuola è - e dev'essere - per la sua stessa essenza, scuola di verità. Ma qual'è quell'insegnante, il quale non è costretto a confessare che le indagini della scienza e la propria ragione incontrano tanti limiti, tanti ostacoli, per cui il raggiungere la verità, con le sole forze umane, è, troppo spesso, un'impresa a vuoto, sicchè s'impone la necessità di cercare una luce superiore? Questa luce è la luce di Dio proiettata sulla terra dall'insegnamento dell'Uomo Dio, il quale proclamò, alto, alle generazioni umane, di essere Lui la verità, e la sua parola, dottrina sicura per tutti.
Il patrimonio dottrinale è stato, da Gesù medesimo, affidato e trasmesso al Papa e da quella cattedra emanano, oggi, al mondo la luce e la sapienza.
La mente nostra, e tanto più quella dell'alunno che va a scuola, sia illuminata, il cuore sia infiammato e vivificato dalla verità superiore, per potere e sapere sollevare l'immancabile velo della scienza profana, per scoprire e vedere, sempre, la sapienza di Dio, la verità per essenza.
Dallo Spirito Santo, che è scolpito nel punto più alto della cattedra, al Buon Pastore, simbolo di Gesù Cristo, dalle figure dei Ss. Pietro e Paolo a quelle dei dottori dei primi secoli S. Agostino e S. Giovanni Crisostomo e del glorioso medioevo italiano con S. Tommaso e S. Bonaventura, dai quattro grandi educatori ai Beati Contardo Ferrini e Domenico Savio, è palese il concetto che da Dio, da Gesù Cristo, fino a Pio XII, attraverso due millenni, la verità dottrinale non si è spezzata: uno solo è il Maestro ed uno il magistero.
Fa piacere constatare che adornano la cattedra insigni educatori, santi per di più, maestri di uno stuolo innumerevole di altri educatori cristiani: S. Giovanni de la Salle e S. Giuseppe Calasanzio, S. Bartolomea Capitanio e S. Giovanni Bosco, che apersero scuole, onde i figli del popolo avessero un'istruzione conforme allo spirito evangelico, spirito cioè di verità; ed in mezzo al dilagare di dottrine empie e cercanti con tutti i mezzi di scristianizzare la scuola, si avvicinarono, invece, alle anime pure dei fanciulli e ad essi offersero una dottrina ed un'educazione intesa a non turbare mai la serenità del loro spirito. È da notare ancora un autentico luminare, un maestro sulla cattedra universitaria: il B. Contardo Ferrini, il quale associò al vastissimo sapere una condotta da Santo. Vi ha trovato posto anche Domenico Savio, l'alunno di Don Bosco, quasi a dimostrare ìl fortunato e raro binomio di un Maestro santo con un santo discepolo.
Il gesto simbolico dell'Unione Cattolica Italiana Insegnanti Medi (U. C. I. I. M.) serve a fare apprezzare e riconoscere sempre ed accettare con docilità filiale l'insegnamento di verità, che al mondo imparte, da Roma, il Sommo Pontefice.
Grandioso omaggio della Camera dei Deputati al Parlamento della Repubblica Argentina nel 75° anniversario dell'arrivo dei primi missionari salesiani.
Dall'ottobre scorso, in tutta la Repubblica Argentina, si stanno celebrando magnifici festeggiamenti per commemorare l'arrivo dei 10 primi figli di D. Bosco nel 1875.
Il rev.mo sig. D. Ricaldone, per dare maggior decoro ai festeggiamenti, vi ha mandato, come suo rappresentante, il rev.mo D. Modesto Bellido, Consigliere Generale del Capitolo Superiore.
In altro numero sarà riferita la cronaca delle feste giubilari. Crediamo assai conveniente informare i nostri cooperatori della solenne commemorazione, per la sua storica importanza e per la sua ancora più solenne circostanza di essere tenuta in pubblico Parlamento. Riproduciamo, in massima parte, il verbale della riunione, nella quale la Camera ha voluto onorare i primi valorosi salesiani e l'opera salesiana in generale.
Il Presidente Càmpora: «Il sig. deputato di Buenos Aires ha la parola per un omaggio».
Parla il Deputato Visca: «Signor Presidente. Da una serie di atti di omaggio significativo per le opere di D. Bosco in Argentina, veniamo a conoscere che quest'anno le Opere Salesiane celebrano le loro nozze di diamante in Argentina.
» Questa Camera, rappresentante della sovranità popolare, non può dimenticare questa commemorazione. Nel 1875 arrivarono i primi salesiani nel paese; fra altri, i sacerdoti Cagliero, Fagnano, Cassinis, Tomatis e altri valorosi. Tutti i signori deputati sanno quanto essi lavorarono pel bene del paese, con infiniti sacrifici, e per allargarne la cultura, mediante i numerosi collegi da essi fondati.
» È degno di essere ricordato che Mons. Cagliero e Mons. Fagnano si sobbarcarono alla gloriosa ma difficile impresa di civilizzare la Patagonia. Il secondo di essi - un lago argentino della Terra del Fuoco porta il suo nome - dedicò completamente la sua vita alla cristianizzazione delle tribù aborigeni.
» A S. Nicolas fu fondato un collegio salesiano, che ancora ai nostri giorni è in piena efficienza per collaborare col paese. Di qui si organizzarono le Missioni di quei sacerdoti forti, che andarono a tutti i punti della Repubblica per realizzare la loro grandiosa opera di fede, di grandi speranze, seguendo sempre le orme di quell'uomo santo, oggi canonizzato dalla Chiesa, che si chiama Don Bosco.
» Il Collegio Salesiano di Mendoza costituisce l'orgoglio del popolo cuyano, perchè oltre l'apporto alla cultura, alle scienze e alle lettere, ha cercato di promuovere le industrie locali, come la coltivazione della vite e dell'olivo.
L'opera salesiana nella Repubblica Argentina in quest'anno si può riassumere con questi dati statistici:
46 scuole professionali; 9 scuole di Agricoltura; 97 scuole elementari; 33 collegi con scuole.
45 parrocchie; 164 chiese pubbliche; 139 Oratori festivi.
1256 salesiani con 32.662 giovani e 776 Figlie di Maria Ausiliatrice con 18.500 ragazze.
» E degno di essere ricordato che il signor Presidente della Repubblica, Giovanni Peron, volle intronizzare Maria Ausiliatrice quale Patrona dell'Agro Argentino.
Il contributo dei Salesiani alla cultura e alla religiosità del nostro paese fu veramente straordinario. Non hanno omesso alcun sacrificio; non si fermarono davanti ad ostacoli di sorta.
» Vorrei che queste mie parole fossero omaggio del Parlamento intero all'opera così cristiana e così profondamente argentina, che i salesiani realizzarono in tutto il territorio della Repubblica. Avendo avuto l'onore di essere stato educato in un collegio salesiano, ben conosco con quale affetto per questa nostra patria e con quale sacrifizio, i fratelli, che arrivavano qui d'oltremare e quelli che, qui, si aggiungevano alle loro file, percorsero questa terra in tutta la sua estensione per compiere il loro nobile apostolato. Ebbi il piacere di ascoltare Mons. Fagnano, quando ci raccontava le sue straordinarie avventure, la sua povertà, i sacrifici per arrivare alla Terra del Fuoco. Ci contava colla massima semplicità queste sue eroiche peripezie; per essi, tutto questo eroismo non era altro che compiere il dovere. E con questo spirito di abnegazione continuano ad educare la gioventù nostra, meritandosi, come il loro padre S. Giovanni Bosco, la gratitudine e il rispetto di tutti ».
Il sig. Presidente Campora: « Il sig. Deputato di Cordoba ha la parola».
Il deputato sig. Illia: « L'omaggio, che la Camera intende tributare alla Congregazione Salesiana, il cui fondatore è universalmente conosciuto e venerato, oltre ad essere un dovere di giustizia, riflette, anche se pallidamente, l'importanza grande che l'azione della Congregazione Salesiana ebbe per la coltura e il progresso della Repubblica.
» I primi sacerdoti, che, guidati da colui che fu poi il Card. Cagliero, si diressero alla Patagonia, senza altra forza che la loro fiducia in Dio, cominciarono a realizzare l'opera fruttuosa in quelle appartate regioni. A contatto colla popolazione, fondarono i loro primi collegi, portandovi la civilizzazione e dimostrando come si deve conquistare il deserto, non colle armi, annientando le popolazioni aborigeni, ma piuttosto attirandole per mezzo dell'educazione, della coltura e la comprensione. Con la visione chiara di questo principio, crearono scuole, nelle quali diversi indi si dimostrarono veri modelli di capacità, intelligenza e moralità e facendo vedere quanto si poteva ottenere da quegli indi fedeli, quando si rispettava la loro dignità umana.
» I Salesiani, a poco a poco, si estesero per tutta la Repubblica e moltiplicarono i loro centri di apostolato, i loro collegi nei quali con pensione modica, e, se si trattava di scuole professionali, gratuitamente, educarono moltitudini di giovani...
» Signor Presidente; per il vero contributo della Congregazione Salesiana al progresso del paese; per la modestia, discrezione e capacità, colla quale esercitarono la loro missione, i salesiani sono esempio di educatori e di sacerdoti. Tutte queste virtù risplendono nella Congregazione Salesiana e nei suoi sacerdoti.
» Io, sig. Presidente, come ex alunno e conoscitore immediato dell'Opera di Don Bosco, mettendo le cose al loro proprio posto, rappresentando il blocco dell'Unione Civica Radicale, aderisco con giubilo a questo omaggio ».
Il sig. Presidente Càmpora: « Nelle parole pronunziate dai signori deputati, va espresso l'omaggio all'iniziatore ed ai continuatori dell'Opera di D. Bosco nella Repubblica Argentina: omaggio proposto dal sig. Deputato di Buenos Aires ».
Sotto la cupola dell'Ausiliatrice.
Il 19 gennaio celebrò all'altare di Maria Ausiliatrice S. E. Mons. Luigi Mathias, Arcivescovo Salesiano di Madras, che, poi, in aereo, ha fatto ritorno alla sua missione.
Solenne la novena a S. Giovanni Bosco nelle due funzioni del mattino e della sera, predicata da D. Zerbino e D. Gentilucci, che tenne anche la conferenza ai Cooperatori e il discorso la sera del 31 gennaio.
Il rev.mo Prefetto Generale D. Renato Ziggiotti, celebrò la Messa delle 7,30 e S. E. Mons. Giuseppe Dell'Omo, Vescovo di Acqui, prese parte ai primi e secondi Vespri e tenne il solenne Pontificale, mercoledì, alle 10. Grandiosa l'esecuzione della Missa solemnis in laudem SS. Salvatoris, a quattro voci dispari, del Mitterer, sotto l'abile guida dei M.° D. Luigi Lasagna e Sig. Enrico Scarzanella, che fu trasmessa dalla Rai.
Alle 15 ebbe luogo la cara, tradizionale benedizione dei bambini, ai quali parlò il sig. Don Zerbino. S. Em. il Card. Arcivescovo Maurilio Fossati impartì la Benedizione Eucaristica.
Il vastissimo tempio fu sempre pieno di fedeli accorsi a rendere omaggio a S. Giovanni Bosco; nella funzione serale sembrava incapace a contenere la folla straordinaria. Continua la celebrazione delle sante Messe con affluenza alla Mensa Eucaristica come nelle principali solennità; inappuntabile il servizio maggiore e quello del Piccolo Clero diretto da valenti Cerimonieri.
Sempre gradita la musica del Card. Cagliero, del quale è stato cantato un Tantum ergo a quattro voci dispari.
Pure solenne, per le funzioni religiose e l'afflusso del popolo, la festa esterna di S. Francesco di Sales, ritardata al 4 febbraio.
S. E. Mons. Giacomo Cannonero, Vescovo Titolare di Messene e Coadiutore per la diocesi di Asti, ha tenuto il Pontificale, il panegirico del Santo con parola dotta ed avvincente ed ha chiuso la festa con la Trina Benedizione.
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S. Severo (Foggia) - La " Peregrinatio Mariae" con la statua di Maria Ausiliatrice.
S. Severo e stata, in Italia., la prima - e l'unica - diocesi, che per la « Peregrinatio Mariae a ha scelto Maria Ausiliatrice, la Madonna di Don Bosco, come il popolo ormai dice un po' dappertutto.
La statua, il 25 aprile 1950 A. S., era stata benedetta personalmente da S. S. il Pontefice regnante Pio XII; i Vescovo Mons. Francesco Orlando la scelse per «Pellegrina », affinchè portasse la suoi materna benedizione alla diocesi. Un Comitato, alcuni Canonici e nove predicatori Salesiani, hanno aiutato il locale direttore D. Francesco Stanco. che è stato l'anima di tutte le varie imponenti manifestazioni.
Il 3 agosto ebbe inizio la Peregrinatio e fu chiusa il 17 settembre.
Ricordiamo solo qualche punto saliente. Il pomeriggio del 6 agosto un artistico autocarro trasporta la devota statua, preceduta da automobili ed autocarri pieni zeppi di fedeli, a Lèsina, graziosa cittadina a specchio del lago. Ciclisti con fiaccole accese, gruppi di fedeli, anch'essi con lumi e fiaccole, accolgono la Vergine.
Il giorno 8 sera, spettacolo suggestivo: la statua, collocata su grandi zattere, illuminata da potenti fasci di luce, con il seguito di 20o barchette pavesate a festa, fa il giro del lago, mentre sulla riva la folla multicolore prega.
A Poggio Imperiale, alla Messa di mezzanotte, per soli uomini, è tutto un fervore eucaristico; e per l'imponente processione si ammira una grandiosa manifestazione di folklorismo con le bambine, a centinaia, in costume e con i carri tirati da cavalli bardati.
A Torremaggiore è una gara fra le parrocchie per superarsi nell'omaggio e nella devozione a Maria Ausiliatrice, cui i bambini della colonia vogliono regalare un cuore d'argento, pegno e simbolo dei loro cuori innocenti.
Il 25 agosto Maria SS.ma sosta nel centro della diocesi, che ha inviata una lunga teoria di macchine ad incontrarLa, mentre oltre 10.000 persone attendono in piazza. Mons. Felice Canelli, i Canonici, i Parroci, membri del Clero secolare e religioso, si prodigano in tutti i modi per la splendida riuscita. Non possiamo dimenticare la processione per gli ammalati, la visita alle carceri, alla caserma dei Carabinieri, della Celere, alla scuola De Amicis, all'asilo Trotta, all'ospedale civile e al tubercolosario. Nei luoghi del dolore la statua ha girato i vari padiglioni e i cortili e la benedizione di Maria ha ridestato il sorriso e la speranza nei numerosi degenti.
Fra gli altri ha parlato il noto tranviere Bruno Cornacchiola, folgorato dalla grazia di Dio, presso l'ormai famosa grotta delle Tre Fontane a Roma.
La più grande manifestazione è stata la processione, alla quale ha partecipato, possiamo dire, tutta S. Severo con i suoi 40.000 abitanti e con i pellegrini giunti a migliaia dai paesi vicini, mentre un aereo, dal cielo, lanciava una nuvola di volantini inneggianti alla Vergine.
Gli esploratori aprivano il corteo, seguivano un carro allegorico preparato dalle Figlie di Maria Ausiliatrice rappresentante una grande torre, la Turris Davidica con paggetti, le erociatine, l'Orfanotrofio, le giovani di A. C.; fluttuavano al vento le 60 ampie bandiere a colori delle varie nazioni, dove c'è un'opera di Don Bosco; venivano, quindi, i PP. Cappuccini, il Capitolo con S. E. il Vescovo, il carro elegantemente addobbato, l'ispettore salesiano D. Antonio Toigo e tutte le associazioni in interminabile teoria, seguite e strette all'intorno da una folla oceanica in delirio di amorosa dimostrazione.
Dopo il direttore D. Stanco parla S. E. il Vescovo, il quale ringrazia la Madonna per il risveglio spirituale operato nella massa e ne implora una nuova benedizione, perchè la diocesi sia sempre eucaristica e mariana; saluta con intima gioia a l'ora di Maria » salvezza della società di oggi; si congratula con i Salesiani per la riuscita trionfale, superiore alle più lusinghiere aspettative, che ha avuta la Peregrinatio di Maria Ausiliatrice.
L'Ispettore salesiano, il rev.mo sig. Don Toigo, commosso, fa ripetere la consacrazione a Maria con la formula recitata dal Beato Domenico Savio l'8 dicembre 1854.
INGHILTERRA - Cooperazione salesiana.
Nella scuola salesiana di Blaisdon in Inghilterra, sono educati una sessantina di giovani abbandonati, mentre imparano un mestiere o l'agricoltura. Alla fine del corso si tratta di trovare per questi giovani un alloggio ed un impiego per guadagnarsi da vivere.
Fino a tempo addietro, l'impiego era ottenuto presso qualche datore di lavoro a Londra ed il giovane doveva cercarsi l'alloggio da sè, dopo aver passato qualche tempo in un rifugio temporaneo. L'esperienza dimostrò che gran parte dei giovani abbandonava completamente la pratica della religione e perdeva il contatto cogli antichi maestri. Si trattava di cercare il modo per impedire che l'educazione loro impartita non andasse perduta.
Sorse allora un gruppo di Cooperatori salesiani, che decise di occuparsi di questo problema in cooperazione coi salesiani. Dal 1948, i giovani, che escono dalla scuola di Blaisdon, vengono affidati a questo gruppo, il quale si incarica di trovare loro lavoro ed alloggio. Ma ciò non basta: ciascuno dei giovani è seguito amorevolmente da qualche membro dei gruppo, che si rende garante del giovane, lo segue da vicino con affetto paterno, lo consiglia e lo guida specialmente nella pratica della fede e nei contatti con l'ambiente in cui deve vivere; lo conduce spesso a casa sua assieme ad altri amici cattolici, aiutandolo a formare buone amicizie e conoscenze.
Là dove l'impiego non è conveniente, il cooperatore salesiano aiuta il suo pupillo a trovarne uno migliore o più confacente. Insomma, fa di tutto per aiutare questo giovane, che, per mancanza di educazione familiare, è cresciuto spesso nell'abbandono e nel vizio, a ritrovare il suo posto nel mondo, chè, altrimenti, sarebbe destinato al riformatorio ed alla prigione. Sono i primi anni d'indipendenza che il giovane ha bisogno d'imparare a impiegar bene per farsi la posizione che lo renderà buon cittadino e lo manterrà buon cristiano per il resto della vita.
I membri di questo, gruppo mandano notizie frequenti dei loro protetti al direttore del collegio che li ha educati, affinchè li possa seguire con l'affetto e col consiglio. L'esperimento ha dato ottimi risultati. Poichè, mentre prima molti giovani si perdevano nel loro primo contatto col mondo, privi di ogni appoggio familiare e di esperienza, ora, invece, hanno corrisposto così bene alle cure dei loro padri putativi, che hanno fatto buona riuscita nella loro totalità.
A capo di questo gruppo si trova un industriale, Mr. Harold Cirkett; quale datore di lavoro egli conduce la sua azienda come una grande famiglia, secondo gli ideali che ha imparato alla scuola di Don Bosco. Conosce personalmente tutti i suoi impiegati e condivide con loro il frutto delle sue industrie di plastica; alle famiglie degli impiegati egli estende le cure sociali necessarie in caso di malattia e di speciale bisogno. Un « buono » è distribuito ad ogni impiegato, usufruibile per la costruzione di una casa, così che ogni lavoratore potrà avere la sua propria casa, a sua scelta e su disegno di suo gusto. È in progetto un convitto per giovani bisognosi e abbandonati, ai quali il padrone fornirà alloggio e lavoro.
Ecco come Don Bosco continua ad ispirare le anime desiderose di far del bene, offrendo loro l'occasione di dare una soluzione al problema tanto assillante della delinquenza giovanile: Prevenire il male prima che avvenga ed aiutare il giovane nel periodo più difficile della vita, specialmente quando, per mancanza di educazione familiare, manca anche la guida del padre e della madre.
Sac. Dott. ROBERTO FANARA
Appena dallo scorso maggio il Rettor Maggiore, con felice scelta, aveva chiamato a Torino il sig. D. Roberto Fanara, quale membro del Capitolo Superiore della Congregazione Salesiana, affidandogli la direzione degli studi e nessuno avrebbe detto che sì presta la morte ne avrebbe stroncata la robusta e ancor giovane vita.
D. Fanara aveva sostituito il rev.mo D. Renato Ziggiotti, che, nominato Prefetto Generale della Congregazione, aveva lasciata la carica di Consigliere Generale; il Rettor Maggiore, nel comunicarne la nomina alle varie case, lo presentava come persona ricca di preziose esperienze, che gli avrebbero agevolata l'importante missione, e, tenendo presente la freschezza fisica, si augurava che per lunghi anni potesse spendere la sua ben nota attività a vantaggio della nostra amata Congregazione.
Invece, il IV Successore di Don Bosco, i Superiori, i confratelli e uno stuolo assai numeroso di amici ed ex allievi ne piangono, oggi, l'irreparabile perdita; e, pur rassegnandosi ai divini voleri, ne sentono tutto il sacrificio.
D. Roberto Fanara era nato a Roma, il 27 gennaio 1894; compiuti gli studi ginnasiali nell'istituto S. Cuore, aveva offerto a D. Bosco la sua pura giovinezza, entrando nel noviziato salesiano di Genzano di Roma. A TorinoValsalice aveva completato i suoi studi medi per passare all'istituto di Castellammare di Stabia come abile insegnante, vigile assistente fra i giovani, i quali lo amavano come un caro fratello maggiore per la sua attività, il suo brio e, specialmente, per il suo cuore esuberante di giovinezza e di affetto.
La guerra del '15-'18 lo vide sottotenente di Fanteria dare il suo braccio per la patria, mantenendosi sempre degno figlio di D. Bosco anche in mezzo ad un ambiente, spesso, pericoloso. Un suo compagno d'armi diceva: « Noi tutti sentivamo la sua purezza, accettavano, naturalmente, la sua superiorità ». Era bello vedere il giovane ufficiale, nei momenti liberi, rifugiarsi nell'oasi di qualche casa salesiana, correre e saltare in mezzo ai ragazzi oratoriani, di nuovo fanciullo fra i fanciulli, salesianamente. Attese, intanto, agli studi universitari, che coronò poi brillantemente a Napoli con la laurea in Lettere aggiunta ai Diplomi di Scuola Normale e di Educazione Fisica. Compiuti gli studi teologici, il 6 novembre 1922, a Castellammare di Stabia ebbe la consolazione di salire, commosso, l'altare per la sua prima Messa.
Coperse, quindi, a Caserta le cariche di Catechista, Consigliere scolastico e Direttore, governando con cuore di padre quell'importante istituto, sempre suscitando entusiasmo ed affetto per la sua valentia di insegnante e per la bontà dell'animo, che lo rendeva caro a tutti.
Nel 1935 il Rettor Maggiore lo nominava Ispettore della Ispettoria Subalpina, chiamandolo così all'ombra della cupola di Maria Ausiliatrice, accanto alla salma gloriosa del padre S. Giovanni Bosco. Don Fanara resse sette anni l'Ispettoria Subalpina e seppe farsi amare, dimostrando premure di padre per ogni confratello, accorrendo dove c'era un dolore da lenire, felice, se gli era dato di raccogliere una gioia, sereno e incoraggiante nelle inevitabili ore delle prove.
Forse fu proprio questa la carica, dove il caro Don Roberto Fanara effuse di più i suoi tesori di mente e di cuore, suscitando un intenso fervore di vita religiosa e di spirito salesiano, e lasciando, dopo un settennio, un sentito rimpianto nei confratelli che lo videro, con suo e loro dolore, partire alla volta di Roma, dove l'obbedienza lo destinava Direttore dell'Ospizio Sacro Cuore di Via Marsala.
Era quello il periodo tremendo dell'ultima grande guerra mondiale e D. Fanara a Roma, assecondando le direttive dei Superiori, e del compianto Prefetto Generale Don Berretti, che là rappresentava il Rettor Maggiore, aperse le porte ai ragazzi della strada, dando così sviluppo ad un'opera altamente benefica per la redenzione morale di centinaia di giovanetti, che, diversamente, sarebbero rimasti sulla strada ad imparare precocemente il furto, la bestemmia e, forse, anche il delitto.
Il cortile di via Marsala, a tutte le ore, era invaso da gruppi di ragazzi, tutt'altro che attraenti nelle forme esterne, padroni del campo, bisognosi di pane materiale e di vestiti, estremamente poveri nell'anima e nel cuore, ai quali bisognava calmare la fame dello stomaco, colmare di affetto e di compatimento paterno il giovane cuore, perchè si ridestassero in loro i sentimenti dell'amore e dell'onestà, perchè apprendessero ad amare Dio, perchè fuggissero la triste, e pur facile ad apprendersi, scuola del male. E con le porte D. Fanara aperse il cuore, sicchè il giardino di D Bosco fiorì di novelli fiori, che sbocciarono al calore di un sollecito amore per la pericolante gioventù del rione.
L'anno 1948 il Rettor Maggiore a dava a D. Fanara la reggenza dell'Ispettoria salesiana del Lazio e della Sardegna. Durante il suo biennio ispettoriale ha preso mirabile sviluppo la tanto umanitaria opera « Borgo ragazzi D. Bosco » al Forte Prenestino, che, pochi mesi fa, ha inaugurato i nuovi, ampi padiglioni con l'alto compiacimento del Sommo Pontefice, alla presenza del Sostituto S. E. Mons. Giovanni Montini e tante illustri e benemerite personalità.
Un più vasto campo di attività la fiducia del Rettor Maggiore voleva, adesso, affidare alle sue cure con la direzione generale degli studi di tutta la Società Salesiana, dalle scuole primarie e secondarie agli Istituti Filosofici e Teologici, alla facoltà dell'Ateneo. Invece, un violento male lo ha strappato alle nostre speranze, all'affetto e alla stima di quanti ne piangono la dolorosa perdita.
Dal letto del dolore ha predicato eloquente nella sua rassegnazione, nell'immolazione della sua vita. A tutti i nostri auguri non aveva che una risposta: « Come vuole il Signore! ».
Avvertito della gravità del male, chiese subito i Santi Sacramenti e la Benedizione Papale, che ricevette con la tenera pietà del suo gran cuore. L'ultima sera volle ancora recitare col confratello sacerdote, che lo assisteva, le orazioni e ricevere un'altra benedizione. Invitato poi a riposare per ottenere un benefico ristoro alle forze che si desiderava potesse ancora consacrare alla .sua missione, mormorò a fior di labbro: Non recuso laborem. Furono le sue ultime parole. Sintesi della sua vita tutta di lavoro raggiante di fede in abituale unione con Dio, in fervore di preghiera, docile all'obbedienza, nell'alacrità dello spirito salesiano, che l'animava a generosa dedizione col sorriso sulle labbro, sempre, anche quando l'organismo minato dal male sentiva lo strazio di lancinanti dolori.
La morte rispettò la serenità del suo volto, che rifletteva il candore dell'anima volata al Cielo.
La salma, piamente composta, rimase nella cappella di S. Francesco di Sales fino all'ora dei funerali, che si svolsero nella basilica di Maria Ausiliatrice, il 7 .febbraio. Cantò la Messa funebre il Prefetto Generale rev.mo Don Ziggiotti, il quale officiò pure alle esequie nel pomeriggio. La basilica si gremì di Salesiani, Figlie di Maria Ausiliatrice, ex allievi ed ex allieve, cooperatori e cooperatrici. Numerose le rappresentanze dei nostri Istituti ed Oratori della città e paesi vicini, che si unirono ai giovani dell'Oratorio. Coi nipoti e coi Superiori del Capitolo erano quasi tutti gli Ispettori d'ltalia e molti Direttori. Con le Madri del Consiglio Generalizio erano varie Ispettrici e Direttrici delle Figlie di Maria .Ausiliatrice. Alla Messa volle assistere personalmente il Prefetto di Torino S. E. il Dott. Carcaterra, legato da particolare affetto al caro Estinto, il Provveditore agli Studi Dott. Pescetti, la famiglia del Dott. Ghione e il Comm. De Maria. Col Presidente prof. Corradi era una cospicua rappresentanza dell'Unione Insegnanti « Don Bosco ». Al trasporto funebre intervennero pure due Superiori dell'Istituto Missioni della Consolato, Mons. Cottino anche in rappresentanza di Mons. Garneri, il Can. Bosso ed altre distinte personalità del clero e dei laicato. Numerosissime le condoglianze dall'Italia e dall'estero, particolarmente da Roma dove egli era tanto conosciuto e stimato in tutti gli ambienti
Ad onore del Beato Domenico Savio
Ad iniziativa del rev.mo mons. Giuseppe Torre, Direttore Diocesano, dell'Arciprete e delle Autorità e dei Cooperatori si sono svolte ad Alimena (Palermo), dal 12 al 15 ottobre, riuscitissime feste in onore del Beato Domenico Savio.
La cittadinanza prese viva parte alle celebrazioni, accorrendo sempre più numerosa ad ascoltare la parola dell'oratore Salesiano prof. Don Antonio Fasulo, il quale, con un brillante panegirico e in una conferenza con proiezioni, illustrò la poliedrica figura di Don Bosco, le provvidenziali istituzioni ispirategli dalla Celeste Ausiliatrice, di cui è mirabile frutto l'angelico alunno Domenico Savio innalzato agli onori degli altari non ancora quindicenne.
Una gaia e simpatica nota portò alla festa il gruppo degli alunni del collegio D. Bosco di Palermo, i quali, cogli ex allievi e coi cooperatori, si prodigarono per rendere più fervide le onoranze di Alimena al Beato Domenico Savio.
Baucina (Palermo) dal 19 al 22 ottobre, ha reso fervide onoranze a S. Giovanni Bosco e al Beato Domenico Savio.
Sempre affollata la vasta chiesa nelle funzioni del triduo.
Sabato 21 vide l'omaggio degli insegnanti e delle scolaresche.
Domenica 22 accrebbe lustro alla festa l'intervento di un Ecc.mo Vescovo Cappuccino, Mons. Cirillo Zoraban, Vescovo degli Armeni in Siria, bella figura di Prelato, che porta il ricordo e i segni del martirio delle eroiche cristianità dell'Armenia. L'Arciprete, che lo presentò ai fedeli, disse che egli aveva visto i membri della sua famiglia trucidati dai Turchi ed un fratello sacerdote strappato all'altare, dove celebrava e portato in piazza, scorticato vivo dai feroci nemici di Cristo, come il primo martire dell'Armenia, S. Bartolomeo.
Chiuse le riuscite feste il prof. D. Fasulo, che al numeroso pubblico illustrò le virtù caratteristiche ed i doni soprannaturali di San Giovanni Bosco e del più santo fra i suoi giovani, il novello Beato Domenico Savio.
Fossano - Dal giovedì 23 novembre sino alla domenica 26 furono quattro giorni dedicati a Domenico Savio. Il nostro Don Favini predicò le prime tre sere nella magnifica Cattedrale, dove tenne pure il panegirico la domenica. Una caratteristica funzione ebbe luogo il sabato mattina: il ricevimento della Reliquia del novello Beato.
Tutta la gioventù fossanese si diede convegno nel punto in cui la strada, che viene da Torino, entra nel territorio di Fossano: c'erano tutti, quasi tremila, gli allievi e le allieve delle scuole elementari e medie e degli istituti maschili e femminili della città ed anche di molti paesi dei dintorni. Monsignor Vicario prese in consegna la reliquia e quindi si formò un lunghissimo corteo, che ingrossava sempre più, finchè si giunse alla Cattedrale, che si riempì di giovani e di popolo. Qui Don Favini disse ai giovani radunati belle parole, e si chiuse la funzione colla Benedizione del SS. Sacramento.
La domenica mattina, nella Cattedrale festosamente addobbata ed illuminata, davanti al grande quadro della beatificazione del Santo giovanetto, Mons. Vescovo celebrava alle q la S. Messa per la gioventù accorsa per la Comunione generale, ed alle 10,30 assisteva pontificalmente alla Messa solenne, celebrata dall'Ispettore dei Salesiani del Piemonte.
I festeggiamenti si chiusero la sera della stessa domenica, nel Politeama cittadino gentilmente concesso, con una magnifica conferenza dell'avv. Dino Andreis, preceduto e seguito da artistiche esecuzioni musicali della Corale.
Naro (Agrigento) - Le feste promosse da un eletto comitato, ebbero inizio la domenica 12 novembre coll'arrivo della statua del simpatico Beato portata in carro trionfale da Canicattì, dai giovani del circolo a lui intitolato.
Le cerimonie religiose si svolsero per tutta la settimana con partecipazione sempre più larga e fervida di popolo nella chiesa di S. Francesco, dove la statua del Beato fu collocata sull'altare maggiore accanto a quella del suo grande Maestro.
Il Vicario, il priore della Matrice, il prevosto di S. Francesco e il Salesiano D. Fasulo furono gli oratori sacri.
Calda ed elevata parola incitatrice portò alle feste di Naro l'On. Giuseppe Russo, Deputato alla Regione, il quale, in una conferenza tenuta la sera di venerdì, mostrò Don Bosco apostolo, italiano, educatore e in Domenico Savio, il più bel frutto della sua geniale, santa opera educativa.
Commovente l'omaggio degli alunni con i loro Professori, la benedizione dei bambini e la solenne processione.
Savona tributò, nello scorso ottobre, solenni feste in onore del Beato Domenico Savio. Durante il triduo per studenti, il giovedì 19, S. E.
Mons. G. Battista Parodi, celebrò la santa Messa per gli alunni del Liceo classico e dell'Istituto nautico, i quali erano venuti alla funzione coi loro presidi e insegnanti ; vi era anche il Provveditore agli studi.
Il triduo, per il pubblico, fu tenuto nella vasta chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista dal Direttore dei Salesiani.
Sabato 21 ottobre, venne ordinato sacerdote il Salesiano missionario Don Antonio Maria Gaffurini, noto in città per la sua opera nell'Oratorio.
Domenica 22, giornata veramente trionfale. Nell'abside, in un trionfo di luci e di fiori, spiccava la dolce figura del Beato Savio Domenico. Durante la prima S. Messa del Sacerdote novello, il missionario Don Cimato, già ispettore nell'India, tratteggiò con parola commossa la missione sacerdotale missionaria.
Tutti i giovani cantori si prestarono disinteressatamente, ben felici di poter coadiuvare i Salesiani nella riuscita della tanto attesa solennità.
Nel pomeriggio, dopo i Vespri, S. E. Mons. Vescovo, in un quadro nitido e semplice, presentò la vita di Domenico Savio, vita di sacrificio, di preghiera e di attaccamento al dovere.
A Treviglio i festeggiamenti riuscirono imponentissimi per solennità di riti e partecipazioni di popolo.
Il triduo di preparazione fu predicato dal nostro Don Ivo Paltrinieri, nel Santuario della Madonna delle Lagrime, sempre affollatissimo.
Il 20 maggio u. s. l'ex allievo avv. Dino Andreis teneva la commemorazione civile del Beato, donando alla cittadinanza un'ora di vero godimento spirituale.
Il 21 maggio si ebbe la giornata trionfale. Alla S. Messa solenne, nella Prepositurale, assistette il Vescovo salesiano S. E. Mons. Candido Rada, che rivolse ai numerosi fedeli una fervida Omelia, illustrante le caratteristiche del piccolo Santo.
La processione del pomeriggio riuscì qualche cosa di grandioso. Una moltitudine strabocchevole di popolo, tra cui moltissimi giovani, provenienti anche dalle Parrocchie viciniori, si strinse attorno alla statua del Beato e la portò in trionfo, lungo un percorso che all'ultimo momento si dovette allungare, per dare modo a tutti di manifestare la loro devozione.
La processione confluì nel cortile del Collegio salesiano, dove la marea dei fedeli ascoltò commossa il fervido discorso dell'ex allievo On. Giovanni Gasparoli.
Vibo Valentia - La cara figura del novello beato è stata illustrata dal Salesiano prof. Don
Giovanni Tedeschi, durante il triduo di preparazione del 25-28 ottobre 1950.
La commemorazione civile è stata tenta da S. E. l'On. prof. Vito Galati, Sottosegretario alle Poste e Telecomunicazioni. L'eletta assemblea è stata onorata dalla personale partecipazione di S. E. Mons. Enrico Nicodemo, Vescovo Diocesano, del Sindaco avv. Giacinto Inzillo e da tutti i sigg. presidi e direttori delle scuole cittadine.
L'illustre oratore, con la competenza di profondo conoscitore del metodo educativo di San Giovanni Bosco, mise in luce l'efficacia sul Savio del sistema educativo salesiano.
Il mattino del 29 vide folle di giovinezza prone presso l'altare del Beato per invocarne la protezione e, sul suo esempio, cibarsi del pane dei forti.
S. E. il Vescovo Diocesano alle 9,30 tenne solenne Pontificale e nella sacra Omelia efficacemente dimostrò come il Savio entusiasticamente camminasse per le vie della santità indicate dal divino Maestro e come incarnasse le massime di vita cristiana, che apprendeva alla scuola di S. Giovanni Bosco.
Nel pomeriggio, solenne processione, con il quadro del Beato, portato dai giovani universitari, studenti e operai, e la reliquia, fra un lungo corteo di giovinezza, tra due ali di popolo plaudente.
Vigevano - La solenne celebrazione del novello Beato Domenico Savio - il primo oratoriano santo - è stata celebrata domenica 12 ottobre. Riuscì una giornata veramente grandiosa, soprattutto per la coincidenza col Convegno Diocesano degli Oratori festivi, promosso dalla Federazione Diocesana e indetto da S. E. Mons. Vescovo.
La giornata era stata preparata da un triduo di predicazione tenuto da P. Balduzzi, che parlò dell'angelico Alunno dell'Oratorio di D. Bosco, divenuto Santo per la fede, per la purezza, per l'apostolato.
La mattina del 12 ottobre fu un'ondata di fervore, che raccolse intorno all'altare dell'immacolata le schiere giulive dei nostri due Oratori, maschile e femminile. Primeggiò la pietà dei giovani dell'Associazione B. Domenico Savio, che si impegnarono ad onorare col massimo slancio il loro Santo Patrono. La sera precedente essi avevano inaugurato, nella sala dell'associazione, il nuovo splendido quadro raffigurante l'angelico giovane e dopo brevi parole di circostanza e la Benedizione impartita da P. Balduzzi, lo avevano posto ufficialmente a dominare, quale emblema di elevazione, l'ambiente amato delle loro fervide attività. La Comunione generale riuscì esemplare e consolante. I canti giulivi dei giovani rallegrarono tutta la mattinata, che si completò con la visione della filmina del Savio, svoltasi in teatro.
Nel pomeriggio si tenne la commemorazione solenne del Beato Domenico Savio.
Prese la parola il prof. Carlo Fossati, felicissimo nella sua splendida rievocazione dell'umile alunno dell'Oratorio di Valdocco, elevato ormai a simbolo di perfezione cristiana della vita giovanile ispirata alla pietà, alla purezza e all'apostolato.
« Un giovane che seppe volere » fu l'idea dominante della brillante conferenza del prof. Fossati. La chiusura non poteva essere che una fervida esortazione a tutta la gioventù di ispirarsi ad un così perfetto ideale, perché si prepari per domani una nuova società cristiana di eletti cittadini e di cattolici coscienti.
Si passava quindi nel Santuario dove alla folla incontenibile, dopo il canto del Te Deum, S. E. Mons. Vescovo impartiva la Trina Benedizione Eucaristica. Seguiva poi il bacio della reliquia del Beato Domenico Savio, ex ossibus; dono prezioso che il rev.mo Rettore Maggiore dei Salesiani Don Ricaldone aveva fatto a P. Balduzzi, per l'Oratorio dell'Immacolata di Vigevano.
AUSTRALIA Il giorno novembre u. s. a Sunbury Vittoria (Australia), si celebrò la prima festa del Beato Domenico Savio.
Vi partecipò l'Eminentissimo Card. Arciv. Normanno Gilroy, il Vescovo Mons. Vesters, e una grande rappresentanza di clero e popolo.
Nonostante uno sciopero ferroviario, il comitato organizzò il trasporto con 109 corriere noleggiate ed una folla immensa venne in auto private e corriere ed automezzi di ogni genere. Mai si videro tanti automezzi in « Rupertswood »!
Vi furono circa ventimila persone. La funzione trasmessa su tutta la proprietà da altoparlanti ed in parte anche radiodiffusa, si svolse secondo il piano prestabilito e fu un vero successo. Anche il tempo fu bellissimo, ottenuto, dicevan tutti, dalle preghiere degli amici del nostro Beato.
Si tennero funzioni speciali e ben riuscite anche nelle cattedrali di Hobart, Tasmania e in quella di Adelaide, South Australia.
Possa il nostro Beato suscitare molte vocazioni per la nostra Società in questo immenso paese!
CUBA - Camaguey - Sono già passati mesi ma il ricordo dei solenni festeggiamenti celebrati in onore del nuovo Beato, alunno di S. Giovanni Bosco, rimane ancora vivo.
Il 9 marzo incominciò nella Cattedrale un solenne triduo. Il giorno della festa principiò radioso con una Comunione generale in ogni collegio della città. Alla Messa Pontificale vi fu grande concorso di gente. Furono giorni pieni di fervore religioso, di santi propositi, di desideri ardenti di lodare la virtù eroica di questo giovanetto e di conseguire, mediante la sua intercessione, la grazia di poterlo imitare.
Per l'occasione fece la sua bella figura un bel quadro del Beato dipinto da una suora, Figlia di Maria Ausiliatrice.
INGHILTERRA - Londra - La capitale dell'Inghilterra dal Beato Domenico Savio sognata, non poteva lasciar passare l'occasione di rendere onore al novello protettore della gioventù inglese. Nella nostra chiesa del Sacro Cuore in Battersea, si raccolsero i fedeli, e specialmente i giovani, per onorare il Beato in devoto triduo, onorato dalla presenza di Ecc.mi Vescovi. Sacerdoti di vari ordini tesserono le lodi del Beato, mentre un libretto della vita di Domenico Savio andava a ruba alle porte della chiesa.
La chiusura doveva esser fatta dallo stesso Cardinale Arcivescovo, il quale ne fu impedito dalla malattia, che lo affligge. Un bell'ingrandimento del quadro del Beato, dipinto dal nostro confratello Don Carette, campeggiava sul nuovo altare, circondato di luci e di fiori.
PERÙ - Tutta la città di Arequipa visse lo scorso novembre un'intensa partecipazione alla gioia dei salesiani, ardentemente preparata dal lavoro del Direttore Don Giuseppe Safarik. I festeggiamenti cominciarono con la benedizione della statua il giorno 5 novembre, al cui atto volle dare splendore sua Ecc. rev.ma Monsignor Enrico Dubuc, vescovo del Venezuela, di passaggio per questa città.
I giorni 6-7-8 novembre si tenne, per l'interessamento degli ex allievi, la radio-teatralizzazione della vita dell'angelico giovinetto, fatta da un nostro ex allievo della capitale. Questa nuova forma di propaganda piacque moltissimo al pubblico. Dal 9 all'11 si tenne, nella grandiosa basilica cattedrale, il solenne triduo, predicato dal nostro Don Curbelo.
Una bellissima giornata fu il giorno 12. Il solenne pontificale di Monsignor Enrico Dubuc nella basilica cattedrale, il panegirico del Beato pronunziato dallo stesso nostro Don Curbelo, nonchè la brillante esecuzione, da parte della grandiosa corale del collegio « Don Bosco », della Musa jucunda del Vittadini.
Riuscitissima fu la chiusura dei festeggiamenti, effettuata nel teatro municipale, il maggiore della città.
Parlò la letterata signora Ortensia Malaga, presidente emerita delle dame patronesse, la quale illustrò la figura dell'angelico giovinetto come precursore genuino dell'Azione Cattolica, formato nelle pure fonti del più moderno dei santi, S. Giovanni Bosco.
I due Ispettori della POLONIA dànno notizie consolanti dello svolgimento delle feste in onore del Beato Domenico Savio, in quella, oggi, travagliata nazione.
Ecco la relazione inviata dall'Ispettore del Nord.
Cracovia, 1° aprile 1950.
Le solennità della Beatificazione di Domenico Savio le vivemmo insieme coi superiori e confratelli, che ebbero la felice sorte di trovarsi a Roma. Purtroppo, solo spiritualmente e non diversamente, potemmo pigliar parte ai festeggiamenti di Torino.
Però anche da noi la figura del nuovo Beato suscita da parte di tutti interessamento ed entusiasmo. Qui non possiamo stampare nulla e perciò ci riesce più difficile rendere popolare il nostro Beato.
L'entusiasmo suscitato in tutti dal nostro Beato lo provano le numerose composizioni musicali in suo onore, che oltrepassano le 60.
Il nostro Beato Domenico, qui, fa dei veri miracoli. A Marszalki acquistò la salute una ragazza tisica con due aperture nei polmoni e l'emottisi. Un ragazzo guarì da difterite. Noi faremo studiare il primo miracolo e speriamo possa servire per la Canonizzazione.
La nostra Ispettoria vive delle feste in onore del Beato Domenico Savio; solennità, che riuscirono veramente splendide a Breslavia in tutti e tre i nostri Istituti di quella città. Ad esse volle presenziare S. E. Rev.ma l'Amministratore Apostolico.
Solennissime pure riuscirono a Ostrzeszów e a Kielce, dove le reliquie del Beato vennero portate alla chiesa nostra da S. E. Mons. Kaczmarek, accompagnato da 200 chierici. Fummo presenti anche noi due ispettori.
A Przemysl funzionò il Vescovo locale, a Oswiecim prese parte a tutte le manifestazioni Mons. Rospod, il quale partecipò a quelle di Cracovia, che riuscirono davvero splendide.
Per tutto il triduo 16-18 giugno, la nostra chiesa di Cracovia alle funzioni serali era strapiena di fedeli. Alla processione colla reliquia del Beato, dal nostro studentato di Cracovia alla nostra chiesa parrocchiale, presero parte migliaia di giovani e i rappresentanti di tutti gli ordini religiosi di Cracovia. Ebbe poi luogo un grandioso concerto religioso, che produsse soave commozione nei presenti. A queste solennità presero parte anche i due Istituti nostri di Przemysl e di Oswiecim colle loro bande.
Nella processione di Cracovia destò grande ammirazione ed entusiasmo un ragazzo, che potava un ex voto colla scritta: « Per la mia miracolosa guarigione ». Qui si parla molto di grazie straordinarie ottenute per intercessione del nostro Beato.
Il giorno 8 di ottobre celebrammo le feste della Beatificazione di Domenico Savio a Posnania, alle quali partecipò S. E. l'Arcivescovo Mores. Dymek con S. E. Mons. Yedwabski. Quel giorno stesso venne portato un ex voto al caro Beato per grazia ricevuta.
Anche a Czestochowa si celebrarono solenni feste, onorate dalla presenza di S. E. Mons. Czajka.
Dappertutto la figura del nostro giovane Santo suscita interesse, entusiasmo e santa gioia.
Voglia il nostro caro piccolo santo prendere sotto la sua protezione tutta la gioventù polacca che, in questi tempi, ne sente speciale bisogno.
A Varsavia l'arcivescovo primate, Mons. Viszynski, arcivescovo di Gniesno e Varsavia, volle pigliarvi parte personalmente nell'ultimo giorno delle solennità.
A Lódz celebrò S. E. il Vescovo.
Non abbiamo fatto accademie come nei tempi passati, ma, in loro vece, pii trattenimenti con concerti sacri in onore del nostro Beato.
Il B. Domenico Savio ha guadagnato il cuore di tutti coloro che hanno preso parte alla novena celebrata in suo onore. Tutti vogliono avere la sua immagine.
Il nostro Don Stefano Prus ha preparate le prediche per la novena, che, riprodotte col moltiplicatore, sono state inviate a tutte le case delle due Ispettorie.
Così abbiamo cercato di onorare il nostro Santino.
STATI UNITI - New York - La solenne celebrazione in onore del Beato Domenico Savio ha richiamato nella Cattedrale di San Patrizio una moltitudine di giovani quale non è forse mai stata vista prima; la vasta cattedrale gotica fu completamente ripiena di 7000 giovani, rappresentanti di tutte le scuole cattoliche della metropoli. Vi erano pure oltre 200 seminaristi e sacerdoti.
Pontificò Mons. Giuseppe Flanelly, Amministratore della Cattedrale e Vescovo Ausiliare, con assistenza pontificale di S. Em. il Cardinale Arcivescovo, Francesco Spellman.
Parlò sul Beato il Segretario Archidiocesano per l'educazione, Mons. Giovanni Middleton, che prese per tema le parole del Salmo 26: Viriliter age et con fortetur cor tuum et sustine Dominum. Disse tra l'altro: « Il Beato Domenico Savio appartiene ai giovani di tutto il mondo. La santità della sua vita fa di lui un esempio luminoso di cristiana virilità in questi tempi calam'tosi, che mettono alla prova più dura il coraggio e la costanza degli uomini più intrepidi. Per il ragazzo del giorno d'oggi la dura battaglia contro se stesso comincia prima della stessa adolescenza. La sua lotta per la purezza richiede eroismo, perchè gli adescamenti insidiosi sono scatenati contro la sua virtù per mezzo di luridi fumetti, pellicole galeotte, reclame volgare e le mille e una insinuazioni dell'età presente, ebbra di piaceri... Educatori secolari ed apostoli sociali parlano in termini vaghi di valori religiosi, morali e spirituali. Ciò che essi vanno cercando a tentoni, lo possono trovare in colori smaglianti nella vita del Beato Domenico Savio, santo in casa, santo nella scuola, santo sul campo del giuoco, come era santo nella preghiera e in chiesa ».
Per la prima volta, in una chiesa degli Stati Uniti, è stato udito l'inno ufficiale del nuovo Beato, ascoltato con generale e simpatica attenzione.
CUENCA (Equatore) Tripudio di cuori ai piedi dell'Ausiliatrice, incoronata Regina
L'8 dicembre u. s. segnò il massimo trionfo dell'Ausiliatrice in Cuenca. La statua di Maria Ausiliatrice veniva incoronata da S. E. Mons. Domenico Comin. Delegato Pontificio, secondo il decreto pontificio, con la sfarzosità del rito.
Il mese di novembre fu un mese di intensa preparazione. La solennità fu preceduta da solenne novena per la popolazione e per i 1400 alunni della scuola gratuita del Collegio salesiano.
La funzione dell'incoronazione si svolse nello Stadio Municipale, dove si erano raccolte circa 60.000 persone. Erano presenti tutte le autorità del paese: civili, militari e religiose. La funzione fu trasmessa per mezzo di potenti altoparlanti; e i cuori di tutta la moltitudine esultavano dinanzi alla Celeste Madre, che veniva incoronata con una corona preziosa, offerta dalla popolazione. La Messa dell'Oltrasi fu eseguita da un coro di 6000 cantori. In questa grande festa, non mancarono, ai devoti dell'Ausiliatrice, grazie straordinarie e favori portentosi, che commossero i presenti.
Alla chiusura dei festeggiamenti è stato fatto un voto a carattere nazionale che, cioè, Maria Ausiliatrice sia dichiarata patrona dell'Equatore, perchè la sua festa del 24 maggio coincide con la proclamazione dell'indipendenza della repubblica equatoriale.
EQUATORE
Vicariato Apostolico di Mendez e Gualaquiza.
Cuenca, 6 gennaio 1951.
Il Cinquantenario della Missione del Vicariato coincide con la radiosa celebrazione della Messa d'oro di S. E. Mons. Domenico Comin, Vicario Apostolico.
La Missione salesiana dell'Equatore.
La Missione salesiana dell'Equatore fu l'ultima preparata da Don Bosco medesimo, il quale, cedendo alle affettuose insistenze del grande « Presidente-martire » Gabriele Garcia Moreno e poi a quelle del suo successore Giuseppe Placido Caamano, e dell'Arcivescovo Mons. Ignazio Ordonez, il 6 dicembre 1887, benedisse nella Basilica di Maria Ausiliatrice i primi Missionari destinati alla capitale di questa nobile Repubblica.
Il 30 gennaio 1888 i nostri giunsero a Quito, ricevuti trionfalmente dalle autorità e popolo. Intanto, un cablogramma inviato dal Capo dello Stato e dal Direttore Don Luigi Calcagno, recò la lieta notizia a Don Bosco, il quale giaceva sul letto dell'agonia. Il buon Padre sorrise dolcemente, poi, raccogliendo le estreme forze e alzando la stanca mano, disse: « Benedico la casa di Quito».
Il nostro Vicariato Apostolico di Méndez e Gualaquiza, per volere del Presidente Antonio Flores e per decreto pontificio, fu creato l'8 febbraio 1892. All'uopo, fu organizzata subito una nuova spedizione diretta dall'intrepido missionario Don Angelo Savio, il quale, però, mentre già si avvicinava alla meta, fu colto da una polmonite fulminante e spirò santamente il 17 gennaio 1893 alle falde del niveo Chimborazo, alto 6310 metri.
Era il primo olocausto, la prima vittima di una lunga carovana di martiri. Ad ogni modo, l'aurora della Missione era spuntata, verificandosi così l'espressione profetica di Don Bosco a Don Sala: « Da Quito partirà la conquista ». In altra occasione, mentre contemplava la carta geografica dell'Equatore, esclamò dinanzi a Don Lemoyne: «Ecco lì un grandioso campo di missione». Poco tempo prima della partenza dei Salesiani per Quito aveva scritto ai Cooperatori ed amici: « I Salesiani non edificheranno solamente scuole professionali, ma saranno anche i portatori della torcia della fede per quei campi dove abitano migliaia d'infelici selvaggi... ».
Il 7 ottobre 1893 Don Gioachino Spinelli e il coadiutore Giacinto Panchieri, entrarono per la prima volta nella tenebrosa selva millenaria, per esplorarla e per scegliere il luogo più adatto alla Missione.
Il 5 febbraio del seguente anno partì da Quito la spedizione ufficiale di missionari, il cui Direttore era l'indimenticabile Don Mattana.
Il 4 marzo giunsero a Gualaquiza, attraverso mille sacrifici e pericoli. Subito disboscarono un po' di terreno, costruirono la casa e la chiesetta, aprirono piccoli laboratori e cominciarono a prendere contatto coi selvaggi, scovandoli nel groviglio della foresta.
Ma quante difficoltà di ogni genere dovettero essi vincere fin dall'inizio! Non mancarono neppure terribili assalti notturni di Kivari, di rettili e di fiere. Inoltre, il primo dicembre 1894 un vorace incendio distrusse in breve tempo tutta l'opera, e bisognò cominciare daccapo.
Il 23 maggio 1895 era consacrato nella nostra Basilica di Torino Mons. Giacomo Costamagna e destinato dalla Santa Sede a Vicario Apostolico di Méndez e Gualaquiza; ma la tristezza dei tempi gli serrò inesorabilmente l'entrata nella sua vigna.
Solo nel giugno del 1902, eludendo destramente il veto del Governo, potè visitare alla sfuggita i suoi poveri Missionari. Con lui entrarono pure alcune Figlie di Maria Ausiliatrice. In quegli stessi giorni, il rev.mo sig. Don Paolo Albera giunse all'Equatore come Visitatore straordinario, spingendosi faticosamente fino a Gualaquiza.
Nel 1914, dopo oltre un decennio di esilio forzato, Mons. Costamagna potè entrare definitivamente nel suo Vicariato, operando prodigi di eroismo. In principio di agosto egli diede ordine a Don Albino dei Curto, il « Missionario leggendario » delle foreste equatoriane, di fondare un'altra residenza a Indanza, accompagnandolo nell'ardua impresa quel sant'uomo di Don Bonicatti. Nel febbraio del 1916 incaricò lo stesso Don Albino e Don Torka della fondazione della Missione di Méndez, la quale più tardi raggiunse una importanza veramente straordinaria.
Ma già il peso degli anni e il lungo dolore avevano logorata la robusta fibra del grande e venerando Vescovo salesiano, che, nella pace del Noviziato di Bernal (Argentina), spirò il 9 settembre 1921.
Il nuovo Vicario Apostolico.
Iddio ci diede come successore Mons. Domenico Comin, consacrato a Cuenca il 17 ottobre 1920.
Con Mons. Comin s'inizia una nuova tappa di progressi del tutto grandiosi. Dietro il suo impulso incalzante e fecondatore sorgono altre numerose e fiorenti residenze missionarie: Aguacate, Macas, Sucúa, Méndez-parrocchia; Limòn, Sevilla Don Bosco, Yaupy. Inoltre: una quindicina di centri missionari, 37 scuole, 9 internati per kivaretti, piccoli laboratori di Arti e Mestieri, impianti di luce elettrica, chiese, Oratori festivi, associazioni religiose e culturali, molti dispensari medici e l'imponente ospedale in mattoni di Méndez e a Macas una scuola complementare.
Un altro trionfo missionario salesiano è la fondazione di 7 colonie di bianchi (Gualaquiza, Indanza, Méndez-parrocchia, Aguacate, Limon, Sucúa e Huamby), e di 3 colonie per kivari già perfettamente cristiani e civilizzati.
Altri meriti di eccezionale importanza sono l'apertura di molte strade, l'apprendimento del difficile idioma kivaro e lo sviluppo degli studi specialmente di botanica, con preziose raccolte curate da Don Allioni e Don Crespi.
Nozze d'oro delle Missioni.
L'anno 1944 fu quello del più superbo trionfo missionario salesiano. Una pagina immortale nella storia della missionologia cattolica.
Numerosi stuoli di figli della selva, in elegante uniforme di Esploratori, sfilarono per la prima volta, per le più grandi città della Repubblica.
Il Presidente della Nazione, all'inaugurare ufficialmente nella capitale la nostra grandiosa Esposizione di 18 eleganti padiglioni, disse dinanzi ad una moltitudine di autorità e di popolo:
« Felicito i missionari Salesiani per questa magnifica opera in favore della specie umana, che si sacrificano sull'altare della fede, che fanno scaturire un grande torrente di luce creatrice e benefica... ».
Lo scrittore di gran fama, Giacinto Caamaño, dopo aver visitato soltanto la nostra fiorente Missione di Méndez, una delle 9 residenze, meravigliato, scrisse:
« Solo chi ha visto coi suoi occhi il lavoro che i Missionari Salesiani realizzano nel nostro Oriente, può apprezzare l'immenso merito di quella grande opera di civiltà e di cristianesimo... ».
Il Giubileo sacerdotale di S. E. Mons. Comin.
Ad onor del vero dobbiamo affermare che il motore di tutto lo stupendo ingranaggio missionario è, da circa 40 anni, il nostro caro e ve nerando Mons. Comin. Quando egli assunse la sua tremenda responsabilità, la regione orientale era ancora una foresta immane. Oggi, in cambio, contempliamo il superbo spettacolo di una generazione nuova e di un nuovo mondo. La maggior parte dei selvaggi è stata trasformata al completo; migliaia di coloni bianchi si sono sparsi per ogni dove intorno ai Missionari, facilitando così il trionfo totale della conquista evangelica. Merito e vanto di Mons. Comin! « Il formidabile animatore di quest'opera gigantesca della religione e della Patria...», come lo ha definito Giacinto Caamaño.
La ricorrenza giubilare è stata celebrata il 14 aprile 1950. Salesiani, Figlie di Maria Ausiliatrice ed alunni, col nostro amato sig. Ispettore
Don Pietro Giacomini alla testa; città intere, l'episcopato, le Camere Legislative, lo stesso Presidente della Repubblica e una schiera interminabile di persone di ogni classe sociale, formarono un solo concerto intorno all'altare delle Nozze d'oro sacerdotali del Vescovo missionario. Anche l'augusto Pontefice e i nostri venerati Superiori Maggiori aderirono alle solenni feste con intensa cordialità.
Ma il giorno 14 aprile non è che il primo di una lunga serie. Case e collegi salesiani della Sierra, della Costa e delle Missioni, hanno voluto ricordare ai posteri le epiche gesta di S. E. Mons. Domenico Comin.
Nutriamo la dolce speranza di poter, anche in seguito, dare gradite notizie.
Gli organizzatori dei pellegrinaggi sono vivamente pregati di scrivere per tempo e prendere gli opportuni accordi col Rettor del Santuario di Maria Ausiliatrice - via Cottolengo, 32 -Torino (709)
Codigoro (Ferrara) - Incoronazione di Maria Ausiliatrice.
La popolazione di Codigoro volle onorare la Vergine SS. nel giorno della solenne definizione dogmatica della sua Assunzione al Cielo col celebrare l'incoronazione della statua dell'Ausiliatrice e di Gesù Bambino.
Le corone furono benedette da S. E. Mons. Paolo Babini, Vescovo diocesano, proprio alla vigilia della sua partenza per Forlì, sua nuova Diocesi.
All'incoronazione seguirono vivissimi applausi della popolazione, che terminarono con un sol grido: Viva Maria Ausiliatrice.
Grazie attribuite all'intercessione di MARIA AUSILIATRICE e di S. GIOV, BOSCO
Raccomandiamo vivamente ai graziati, nei casi di guarigione, di specificare sempre bene la malattia e le circostanze più importanti, e di segnare chiaramente la propria firma. Sarà bene, potendolo, aggiungere un certificato medico.
Non si pubblicano integralmente le relazioni di grazie anonime o firmate colle semplici iniziali
Guarito di meningite.
Lo scorso luglio fui chiamata ad assistere un mio nipote all'ospedale di Alba, affetto da meningite.
Questo figlio, a diciotto anni, era stato preso nel rastrellamento del 1° novembre '44. Condotto a Torino, in via Asti e, subite tutte le torture di quel luogo, rimase col sangue guasto, sicchè ritornato a casa dopo sei mesi, non poteva tirare avanti: malanni sopra malanni
Lo scorso luglio fu preso da forti dolori alle gambe. alla testa e alla schiena e rimase tutto irrigidito.
Trasportato all'ospedale di Alba, il professore dichiarò essere meningite.
Nonostante tutte le cure dell'arte medica era sempre irrigidito e paralizzato anche negli organi interni. Dopo 40 giorni di ospedale il professore e i medici lo lasciarono portare a casa senza speranza. Il cappellano dell'ospedale, che lo visitava più volte il giorno, gli regalò un'immagine di S. Giov. Bosco con la novena e gli suggerì di avere fiducia in lui, come protettore della gioventù.
Dopo la terza novena, Maria Ausiliatrice e S. Giov. Bosco vennero in nostro soccorso.
Cominciò, prima, a passare la paralisi degli organi interni, a poco a poco la rigidezza della spina dorsale, e così potè sedersi sul letto e poi alzarsi.
Nello spazio di nove mesi ha riacquistato le sue forze, ed ha intrappreso i suoi lavori di campagna, ora gode perfetta salute, senza traccia di malanno.
Ringrazio la S. V. Maria Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco.
S. Damiano d'Asti. ELISABETTA FRANCO.
Guarigione da asma cardiaca e nefrite.
Il 24 febbraio dello scorso anno, la signora Luigia Zuccolin ved. Rigutto, d'anni 73, cadeva gravemente ammalata per asma cardiaca e nefrite.
Il medico curante preavvisava la famiglia della prossima fine della degente!...
Il Parroco mi disse: « Confida in Maria Ausiliatrice ed in S. Giovanni Bosco!... ».
Il male continuò per tutto il mese di marzo, finchè ai primi d'aprile l'ammalata migliorò tanto da far sorprendere il medico curante, i parenti e tutti quelli che l'ebbero a visitare nelle terribili crisi del male.
Da tutti fu giudicata una guarigione miracolosa, quando essa lasciò il letto.
Arba (Udine). LEONE e GINA RIGUTTO.
Due grazie segnalatissime.
Nel dicembre del 1946 mio padre, padre di sei figli e tutti che domandano da mangiare e da vestire, si ammalava gravemente di ulcera. Urgente era l'operazione. Intanto il caro infermo era preso da gravissimi dolori, che non permettevano di eseguire l'atto operatorio. Le nostre misere condizioni economiche, inoltre, non potevano disporre d'un soldo. Quale triste situazione!... Fervorosamente mi rivolsi a Maria Ausiliatrice e a S. Giovanni Bosco, cominciando la novena, pregando caldamente, affinchè non ci fosse bisogno dell'operazione.
Non avevo ancora finito la novena, quando mio padre si ristabiliva perfettamente: non più operazione, non più il minimo dolore fino ad oggi.
Ecco un'altra grazia che ha del miracoloso.
In un giorno di marzo, il mio fratellino Nicolò di anni nove, volendo sciogliere un nodo in una corda, aiutandosi con le forbici, si portò violentemente le forbici all'occhio destro. L'occhio esternamente si presenta incolume, intanto facciamo la prova se vede, e... il bambino quasi non ci vede. Si parte subito per Palermo, e l'oculista spiega che sono stati colpiti la pupilla, l'iride e il cristallino, quindi poco o nulla speranza di vista. Difatti si fa nuovamente la prova se vede e il ragazzo non vede più.
Sempre piena di fiducia nei nostri Santi Protettori, mi rivolsi di nuovo ad essi. Ho pregato caldamente e ho fatto pregare la mia famiglia. Ho ripetuto più d'una volta le novene, non perdendo mai la fiducia. Ho messo addosso a mio fratello una immaginetta di S. Giov. Bosco con la reliquia ex indumentis. Il ragazzo è stato sottoposto per un mese alla cura dell'oculista prof. Cucco. Dopo un mese, finalmente, lascia Palermo e ritorna a casa allegro. Un miracolo!
Ganci (Palermo). CARMELA RANDAZEO.
Scampata da morte sicura.
Rientrando in casa dopo lo sfollamento per la guerra, rimasi ferita mortalmente insieme con un'altra sorella dallo scoppio di una mina, nascosta dai tedeschi nel fornello, che io avevo toccata nell'accendere il fuoco. Colpita in pieno agli occhi, rimasi completamente cieca, tutto il corpo ferito, le gambe straziate e fratturate, con le ossa scarnite e stritolate tanto che dovevano amputarle tutte e due.
Raccolta dagli americani fui trasportata in un ospedale da campo vicino a Grosseto, dove mi furono praticate molte cure e molte trasfusioni di sangue. In un breve intervallo di lucidità, compresi da un infermiere vicino che per me non c'era speranza di salvezza. Durante la visita del medico io non vidi niente e sentii che dicevano che non avrei passata la notte. La mia angoscia era grande: dover morire lontana e sola !
Saranno state le due, quando fui presa da una crisi di cuore, dissestato dallo spostamento d'aria. Riavutami per un'iniezione, con grande fiducia mi rivolsi a S. Giov. Bosco, promettendo che se mi avesse salvata la vita, ridonata la vista ed evitata l'amputazione delle gambe, avrei offerto un piccolo obolo, resa pubblica la grazia ricevuta e che sarei venuta a ringraziarlo al suo altare. Fatta questa preghiera, mi addormentai.
Vicino alla mezzanotte, nel sonno, mi sembra di vedere un sacerdote, che si avvicina al mio letto, mi scuote fortemente per un braccio, dicendomi queste parole: « Eccomi, sono venuto ». Mi desto di soprassalto e sento per tutte le membra un fuoco ardente, che mi brucia fortemente. Il mio primo pensiero fu: « Signore, perdonatemi, muoio!».
Dopo pochi minuti, il bruciore scompare, mi addormento e, alla visita medica, la mattina, mi dicono che andava meglio, che il miglioramento era molto visibile. Ricominciai, infatti, a vedere, prima debolmente, ma dopo pochi mesi potevo vederci abbastanza da leggere senza bisogno di occhiali.
Sono stata operata alla gamba destra e presto devo subire un'altra operazione alla gamba sinistra, essendo sopravvenuta un'osteomielite bilaterale.
Con la speranza di poter venire a pregare all'altare del Santo, chiedo ancora a S. Giov. Bosco la grazia di poter salvare l'anima mia e la guarigione completa delle gambe, se così piace al Signore.
Pisa - Ospedale S. Chiara. IRIDE CONSANI.
Non c'era più nulla da fare.
Per debito d'infinita riconoscenza, prego pubblicare, in onore di Maria Ausiliatrice e di S. Giovanni Bosco la grazia ottenuta durante la guerra, della guarigione di mia nipote Maria Cattarinussi fu Lorenzo.
Il quattro d'agosto 1943 cadeva ammalata colpita da tifo violento, con febbre oltre i quaranta gradi, che la rese delirante e per trenta giorni prese soltanto ghiaccio. Quando si riteneva che la febbre avesse a declinare, le si sviluppò un'enfiagione cancrenosa, che, di ora in ora, minacciava d'invadere tutto il corpo. D'urgenza con autoambulanza, il giorno 8 settembre, venne trasportata all'ospedale di Spilimbergo e dopo la visita di quell'eccellente Primario, udii la sentenza: « Per sua nipote non v'è nulla da fare ».
Afflitto, mi rivolsi a Maria Ausiliatrice e a S. Giovanni Bosco, promisi una offerta, e ritornai pieno di speranza.
Rientrato all'ospedale il giorno seguente, incontrai il Primario, che mi disse: « Oggi posso dirle che ho un filo di speranza per sua nipote, ho potuto arrestare la dilatazione della cancrena ».
La febbre però continuò, ci furono complicazioni nefritiche e di flebite, ma finalmente potè rialzarsi, riacquistando la primiera salute al completo, nè ha più avuto in questi anni a sentire le conseguenze dei terribili mali.
Arba (Udine). Don ANGELO CATTARINUSSI.
Guarigione da appendicite e peritonite.
Nel mese di febbraio u. s. mio figlio di anni 19 fu operato d'urgenza di appendicite acuta con sintomi di peritonite. Nonostante le cure energiche e sapienti dei professori, la peritonite si sviluppò fulminea e acutissima. Mio figlio, in preda ad atroci dolori, spasimava notte e giorno in un letto di ospedale con addome gonfio e febbre altissima. Fu sottoposto a nuova operazione, ma la malattia non accennava a declinare; anzi. sulla ferita appendicolare, si formò un flemmone, che in breve tempo si diffuse in tutto l'addome e verso il dorso.
Il chirurgo dichiarò il caso gravissimo. Di nuovo mio figlio fu portato in sala operatoria ed il suo addome fu aperto in dodici parti con lunghe e profonde incisioni per cercare di fermare il flemmone cancrenoso. Ad un tratto pensai di rivolgermi a Maria Ausiliatrice e a San Giovanni Bosco. Ebbi un raggio di speranza e con tutto l'animo mi rivolsi al gran Santo. Mio figlio era agli estremi: tutto il suo corpo grondava pus in tale copia che ogni poco il letto ne era intriso letteralmente.
Io, col cuore stretto dal dolore, in ginocchio, pregavo con tutta l'anima e sentivo che sarei stata esaudita. Dopo qualche giorno la febbre incominciò ad abbassare, il flemmone non fece altri progressi e cominciò un certo miglioramento. Con maggiore fiducia raccomandavo mio figlio ai celesti protettori e tutti i giorni continuava il miglioramento.
Finalmente mio figlio potè alzarsi! I professori, le suore che lo vedevano camminare per la corsia esclamavano: - Ecco il morto resuscitato!
La completa guarigione fu sollecita, fuori di ogni previsione ed ora mio figlio ha potuto riprendere i suoi studi e gode ottima salute.
Riconoscentissima, invio un'offerta e prego di rendere pubblica la grazia.
S. Godenzo (Firenze). ANNA AGNOLETTI.
Madre felice.
Soffrivo da alcuni giorni; gravi preoccupazioni tormentavano i familiari ed il medico curante. Il caso, sebbene non ancora gravissimo, poteva diventarlo per la presenza dell'albumina e il timore della nefrite, avendo di già gonfie la faccia e le braccia. Fatto un primo consulto, i medici decisero di ricoverarmi all'ospedale e sottopormi ad un atto operatorio. Nessuna speranza di salvare il bimbo. Con tutta la mia fede invocai la Vergine Ausiliatrice e S. Giov. Bosco. Bontà di Maria! Due graziose e sane bambine allietano la mia casa ed io sto benissimo.
Sanremo. MARIA MICHELETTI.
Salvata da un avvelenamento.
Trovandomi, dal mese di agosto 1939, affetta da ulcera gastrica, causata da tenia, fui costretta a subire iniezioni fortissime per far scomparire dolori atroci.
Col tempo i dolori allo stomaco, invece di diminuire, si manifestavano ancor più forti, tanto più che fui colpita anche da febbri tifoidee.
Queste furono per me una vera rovina, poichè, secondo la dichiarazione medica, generarono in me una grossa nicchia nella parte alta della piccola curva, versante posteriore, a breve distanza dal cardias.
Il professore curante mi palesò l'impossibilità di un'operazione chirurgica, e mi consigliò di provare ancora altre cure mediche. Per la mia grande debolezza causata più che altro da denutrimento, poichè non potevo ingerire che cibi leggerissimi, le iniezioni, invece di migliorarmi, mi portarono ad un avvelenamento.
Quando, un giorno, il caso era disperato, la mamma appese al mio capezzale l'immagine di Maria Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco ed incominciammo una novena con tutti i miei familiari. Ed ecco che, all'ultimo giorno della novena, incominciai ad emettere da tutti i pori il liquido avvelenato, così continuando per circa due mesi, sino al completo essiccamento. Ben presto migliorai, tanto che ora disbrigo tutte le mie faccende domestiche come prima.
Così pure, da quel momento, la mia famiglia affidò alla Vergine Ausiliatrice e al suo Servo Don Bosco, la salvezza ed il ritorno dei sei fratelli, che si trovavano sotto le armi durante la disastrosa guerra; dei quali, uno era stato dichiarato disperso e un altro prigioniere in Germania. Ma la confidenza in Maria Ausiliatrice e nel caro padre S. Giov. Bosco, non venne mai meno e i cari Protettori hanno saputo farli rientrare in seno all'amata famiglia, dopo lunghe e dolorose peripezie e sofferenze, ma sani e salvi.
Con infinita riconoscenza.
Torino. PAOLINA GIUSTETTO.
Guarito da meningite cerebro-spinale.
La mattina del giorno 28 marzo a. s., mio figlio Giuseppe, improvvisamente, fu colpito da forti dolori al capo e subito con febbre alta. Chiamato il medico del paese, a prima visita, credette trattarsi di febbre malarica. Ma, visto, alla sera, che la febbre continuava sui 40 ed il figlio non conosceva più nessuno, fattolo rivisitare dallo stesso sanitario, era dichiarato in grave pericolo di vita e veniva trasportato all'ospedale di Cittadella.
I sanitari di quell'ospedale, visitatolo, riscontravano trattarsi di meningite cerebro-spinale in gravissime condizioni.
A tale dichiarazione noi familiari siamo ricorsi fiduciosi, per intercessione di S. Giovanni Bosco, alla S. V. Maria Ausiliatrice, cominciando una novena in suo onore. Durante la notte, il malato subì crisi fortissime; la mattina seguente, cominciò con sorpresa di tutti a dar segni di miglioramento tanto che il giorno 30 potè ricevere la S. Comunione, migliorando sempre più. Finita la novena, mio figlio era fuori pericolo.
Riconoscente a Maria SS. Ausiliatrice e a S. Giovanni Bosco della grazia ricevuta, sento il bisogno di renderla pubblica, invocando la protezione di Lei e di S. Giovanni Bosco su tutta la mia famiglia.
Fontaniva (Padova). ANTONIO RABIGLIA.
S. Giovanni Bosco mi ha salvato la figliuola!
La mia bambina Vittoria di anni cinque, grazie alla potente intercessione di S. Giovanni Bosco - di cui tutti di famiglia siamo devotissimi - è guarita da gravissima malattia.
Durante il bombardamento dell'ottobre 1943 la piccola fu colpita da encefalite tanto che il medico curante disperava di salvarla. Il mio strazio non aveva limite: la guerra ci sconvolgeva, ci inebetiva e, per giunta, mio marito era richiamato in Sardegna... Una mia zia mi dette allora la reliquia del grande Santo, esortandomi a fare una fervorosa novena. La mia fede era incontenibile! Oh portento! Appena applicai sulla testa della malatina la reliquia di Don Bosco Santo, cominciò la guarigione fino a divenire completa. Un vero miracolo!
Per mera trascuratezza - riprovevole trascuratezza - ho ritardato tanto tempo a far pubblicare questa grazia specialissima sul Bollettino Salesiano. Lo faccio ora.
Gambatesa (Campobasso).
LUIGINA LEONARDI MARCHIONE.
Caduta che doveva essere mortale.
« Don Bosco aiuto... aiuto... » fu il grido lacerante che squarciò le tenebre della notte; un salto nel vuoto, un colpo alla testa... e più nulla.
Quando ripresi i sensi, mi trovai disteso fra i ciottoli del fiume, circondato dai miei zii, accorsi al grido, che si apprestavano a rialzarmi. Mi sembrava di essere completamente disgiunto dal corpo, un acuto dolore alla gamba destra mi faceva spasimare terribilmente.
L'intervento immediato del medico locale riscontrò la frattura del femore destro con lesioni varie guaribili in pochi giorni; giudicò il caso extra scientifico, vale a dire soprannaturale, se ancora ero in vita e senza aver riportato serie conseguenze.
La roccia, dalla quale precipitai, la notte del 19 aprile u. s., è alta dal fiume, m. 30 circa, perpendicolare ad esso e lievemente rientrante a mezz'aria. Si può, pertanto, immaginare, quanto catastrofica doveva risultare la caduta.
Il buon Dio, per mezzo del grande Santo da me invocato, ha voluto manifestare la sua grande misericordia, lasciandomi, direi quasi, illeso dalla mortale caduta.
Invio pertanto offerta, come promessa, per le vocazioni salesiane.
Sogliano al Rubicone (Forlì).
ELIO GHIRARDELLI.
Guarito da ulcera.
Da parecchio tempo soffrivo di dolori allo stomaco, e le cure dei dottori, che eseguivo da anni, non valevano a frenare il male che era una vera tortura.
Sottoposto a visita radiologica, mi dichiararono affetto da ulcera gastrica duodenale perforabile, con parecchie altre conseguenze, per cui mi ordinarono il ricovero all'ospedale per l'intervento chirurgico.
Restai dubbioso e non seppi decidermi. Alfine mi rivolsi a Maria SS. Ausiliatrice e a S. Giov. Bosco, con la novena raccomandata, promettendo un'offerta e la pubblicazione.
Oh, incredibile prodigio! Il primo giorno della novena i dolori diminuirono immediatamente tanto che all'ultimo giorno scomparvero del tutto e fu esclusa l'operazione
A scioglimento del mio voto invio l'offerta promessa, ringraziando i miei santi Benefattori. Moncalieri. BERNARDINO DELLACROCE.
Riconosciuto innocente.
Una prova durissima ha dovuto sostenere la nostra famiglia per circa due anni.
La posizione di mio marito, medico condotto in una condotta nuova, era stata minata seriamente con calunnie e cattiverie e anche la sicurezza personale era in pericolo.
Nella lunga, snervante lotta mi sono rivolta con fede a Maria Ausiliatrice e a S. Giovanni Bosco, promettendo la pubblicazione della grazia e un'offerta, se nelle tenebre fitte si fosse fatta luce piena e fosse tornato il sereno.
A poco a poco tutto è ritornato normale, la protezione della Vergine Santa ci ha salvati e finalmente possiamo respirare in pace.
Con animo gratissimo.
Albaredo (Verona). CUIA SANVITI CARINI.
Guarita da setticemia e broncopolmonite.
A distanza di molto tempo rendo noto che nell'autunno del 1946, in seguito a faticoso parto, mi sopravvenne una setticemia di origine puerperale con temperatura altissima, oltre i 40 gradi, che mi ridusse in condizioni disperate, a detta di tutti i medici intervenuti nei vari consulti.
Una intensa cura di penicillina e sulfamidici attenuò la violenza dell'infezione, ma non impedì la comparsa di focolai di broncopolmonite, che durarono con alterna vicenda per circa tre mesi.
Dopo un breve periodo di miglioramento, intervenne una riacutizzazione della broncopolmonite con complicazioni circolatorie gravissime.
Le mie condizioni non davano più nulla a sperare, dato l'estremo deperimento. Con la mia famiglia mi rivolsi allora a Maria Ausiliatrice, invocando la sua intercessione, onde ottenere la grazia della mia guarigione, che, infatti, dopo breve tempo mi fu concessa, sì che potei ristabilirmi ottimamente e riabbracciare la creaturina, che da lunghi mesi non avevo più potuto stringere al cuore.
Riconoscente alla Vergine Santissima rendo pubbliche grazie.
RINA VIANZONE CASTELLI.
Guarito da tumore maligno.
Mio marito Costante Malinverno, da tempo, era sofferente di disturbi alla vescica. I disturbi si facevano sempre più seri, ed allora decise di recarsi a Pavia dal professore Tinossi, per una nuova visita. Visitato per bene, il professore lo consigliò di entrare subito in ospedale per una cura. Rivolto poi a noi familiari, accennò che era un tumore alla vescica, maligno e già grosso. Lo strazio della famiglia non si può immaginare. Subito scrissi a Torino, per iniziare una novena a Maria Ausiliatrice e S. Giov. Bosco; lo stesso facemmo noi in famiglia.
L'undici maggio mio marito fu ricoverato all'ospedale in gravi condizioni. Il settimo giorno della novena cominciò a migliorare e dopo diciannove giorni, il 30 maggio, tornò sano e salvo con l'aumento di 8 kg. di peso. Con l'aiuto di Maria Ausiliatrice e di Don Bosco, le applicazioni del professore sono riuscite miracolose, tanto che lo stesso prof. Tinossi ne è restato meravigliato.
Da un mese mio marito si trova a casa, lavora e senza più nessun disturbo.
Costa de Nobili (Pavia).
LUIGIA MORO MALINVERNO.
Guarito da emorragia.
In seguito all'estrazione di un dente molare, al nostro bambino Sebastiano di anni nove, veniva un'emorragia gengivale, che continuo quasi ininterrottamente per buona parte del giorno e per l'intera nottata. A ben poco valsero i rimedi suggeritici dal medico per arrestare l'emorragia. Nelle prime ore del mattino, il bambino giaceva nel suo lettino, sfinito, pallido e dissanguato per la grande perdita di sangue. Gli venne messa. dalla mamma, sotto il guanciale, un'immaginetta-reliquia di S. Giov. Bosco. Gli furono fatte recitare le preghiere per invocare l'aiuto dei Santo e vi unimmo anche le nostre, sicuri che Don Bosco ci avrebbe ascoltati.
Verso l'alba la ferita della gengiva si cicatrizzò ed il sangue cessò di sgorgare. Il bambino in pochi giorni si ristabilì completamente ed avemmo la gioia di vederlo riprendersi rapidamente.
Abbiamo la certezza che ciò sia avvenuto per opera miracolosa di S. Giov. Bosco.
Elmas (Cagliari). VENANZIO e MARIA PISCHEDDA.
Guarigione di una madre.
Tempo fa mia mamma si ammalava gravemente e doveva venir ricoverata ed operata nell'ospedale di Salò. In sulle prime, i medici curanti davano poco a sperare.
Io ero infermo per paralisi agente sul sistema nervoso, a soli 20 anni, gli altri due fratelli e le tre sorelle, tutti più giovani di me, fino alla più piccola di appena cinque anni.
Quale sciagura per la mia famiglia, e in particolar modo per me, se la mamma fosse venuta a mancare!
Devoto di S. Giovanni Bosco. lo pregai allora più ardentemente, affinchè ci ottenesse da Dio la grazia della guarigione della cara mamma. S. Giovanni Bosco mi esaudi, e dopo 40 giorni di ospedale, la mia mamma poteva riabbracciarci tutti, quasi completamente guarita.
Valvestrino Cadria (Brescia ). BRUNO PACE.
Era gravissimo.
Mio padre si trovava a letto per malattia complicata: enterocolite, mal di cuore e di fegato, con attacchi anche di nefrite. Trasportato all'ospedale, il dottore disse: « È più di là che di qua. Tenteremo una cura, ma non assicuro nulla ». Immaginatevi lo strazio della mia famiglia, tanto più che aspettavamo il ritorno, in maggio, di un fratello dall'America, dopo otto anni. Invocai a gran cuore Maria Ausiliatrice e il giorno due maggio ebbe inizio l'insperato miglioramento e il io ha fatto ritorno in famiglia, solo ancora un po' dolorante per il fegato.
Maria Ausiliatrice voglia guarire anche me, da un anno sofferente di spondilite.
24 maggio 1950. ANCILLA MONTAGNA.
Contro ogni speranza
La mia consorte era colpita da gravissima malaria estiva-autunnale maligna, con complicazione di deperimento cardiaco, ed essendo stati inutili gli sforzi e le cure dei diversi medici chiamati, mi rivolsi fiducioso, insieme con i miei familiari, alla SS. Vergine Ausiliatrice e San Giovanni Bosco, implorando, per la loro intercessione, la sospirata miglioria dal Signore ed il sollievo nelle sue dolorose e lunghe sofferenze di quattro mesi. Sulle prime pareva che il Signore non ascoltasse le nostre suppliche, ma noi continuammo ad implorare e bussare alla porta della sua infinita misericordia. Finalmente, e quando tutto pareva disperato, cominciò il sospirato miglioramento, ed attualmente può attendere alle faccende domestiche quasi completamente guarita.
Con infinita gratitudine.
Minervino Murge (Bari).
DOMENICO E LUCREZIA VIAFORA.
Guarita da atroci dolori.
Dopo sei lunghi anni di sofferenze, finalmente mi decisi ad una visita medica costretta dall'acerbità dei dolori addominali, che non mi davano più tregua. Il dottore, che mi visitò, dichiarò il caso disperato, trattandosi di gravi lesioni interne. Fui ricoverata all'ospedale, dove mi si apprestarono le cure richieste dal caso.
Ma il mio stato di salute era tale da non dare alcuna speranza di guarigione. Mi rivolsi allora con grande fiducia a S. Giovanni Bosco, pregando perchè intercedesse presso Maria Ausiliatrice e mi ottenessero la guarigione, se tale era la volontà di Dio.
Incominciai subito a migliorare, fino a completa guarigione, nè da tre anni ho più sentito i terribili disturbi di un tempo.
Revello (Cuneo).
MARIA GHIRARDOTTI.
Scampa da meningite.
Ai primi del mese di maggio 1947, mio figlio Gianni di anni quindici, fu colto da parotite. La malattia, dopo alcuni giorni, si aggravò e sopraggiunsero varie complicazioni, tra cui la minaccia di meningite. Quantunque i medici per delicatezza non mi avessero detto tutto, io compresi la gravità della situazione. Mi sentii ispirata a chiedere l'aiuto di S. Giovanni Bosco e subito ne fui confortata. Di fatto la febbre altissima cominciò ben presto a diminuire, il pericolo di meningite scomparve e le altre gravi complicazioni non preoccuparono più i medici. Da tutti si ebbe la persuasione che Don Bosco Santo era intervenuto prodigiosamente a salvare il mio Gianni.
Sarturano di Agazzano (Piacenza).
ANDREINA CANTONI.
Guarita da paralisi alle gambe.
Ero in cura da un anno e il malanno progrediva talmente che rimasi paralizzata a tutte due le gambe. Subito dopo la Pasqua fui ricoverata all'ospedale di Bari senza alcun miglioramento. Essendo da tempo devota di Maria Ausiliatrice e di S. Giov. Bosco, mi rivolsi a loro per la tanto sospirata guarigione.
La stessa mattina che mi fu portata la S. Comunione pasquale, subito mi alzai: le gambe erano tornate sane e la febbre non c'era più. Figuratevi il pellegrinaggio delle persone amiche e la loro cordiale meraviglia!
Con le medicine peggioravo sempre, è intervenuto Don Bosco e mi ha guarita !
Castellaneta (Bari). ANNA BIANCO.
Solo un miracolo poteva salvarmi, e il miracolo si compì.
Dopo solo 16 giorni dal parto, fui colpita da broncopolmonite fulminante. Versavo in gravissime condizioni, tanto che ricevetti i santi Sacramenti, e null'altro mi rimaneva che dispormi a ben morire.
Non dimenticai la grande devozione ch'io ebbi sempre per Maria Ausiliatrice e Don Bosco e con viva fede e fiducia mi rivolsi alla loro protezione. La prova fu lunga e dolorosa, ma la fede mia e dei miei tutti di casa non venne mai meno.
Con la broncopolmonite mi si formò un ascesso polmonare per cui dovevo essere operata e fui a questo scopo ricoverata all'ospedale. Molte altre complicazioni si susseguirono, fra cui una dolorosa flebite a tutte e due le gambe ed in forma sempre grave, ma la fede e la fiducia sempre mi furono compagne nel mio dolore.
Ebbi una preziosa reliquia di San Giovanni Bosco, e fu per me un raggio di sole. Come ne fui in possesso, subito mi diminuì la febbre sino a lasciarmi completamente, scongiurando il pericolo dell'operazione, che necessariamente doveva essere eseguita.
Dopo quattro lunghi mesi di letto e degenza all'ospedale, alla vigilia della santa Pasqua, lasciai quel luogo di dolore per far ritorno in seno alla mia famiglia. Ora continuo sempre a migliorare.
Ferrara. IDA BASSETTI FORTUNATO.
Ringraziano ancora della loro intercessione Maria SS. Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco:
F. Daria, da Este (Padova), ringrazia S. Giov. Bosco per aver fatto trovare lavoro al proprio figlio.
Barbara Ferrante da Malgrate di Lecco, rimette un'offerta a S. Giov. Bosco da parte di una sua compagna guarita, in seguito a tre novene, di complicazioni alla pleura, con tosse ed asma.
Mario ed Erminia Minacci, da Stropino (Novara), ringraziano S. Giov. Bosco, perchè la loro casa è stata finalmente allietata dalla comparsa di un caro angioletto
Angela Brocco ha subìto felicemente. a 74 anni. l'operazione di cataratta all'occhio sinistro.
Pia Zapponi da Maiano (Udine) annuncia la guarigione della figliuola di 6 anni, da broncopolmonite.
Maria Cisi (Torino), per la riconquistata salute della figlia che, sofferente da anni pel fegato, guarì e potè contrarre matrimonio.
C. C. (Dogliani), per le grazie ricevute e invoca continua protezione.
Eufrasia Capriolo, ringrazia San Giovanni Bosco per la guarigione ottenuta.
Luigina Surra (Torino), per le grazie ricevute, invocando la grazia di un impiego serio e. onesto.
Rosa Benedetti da Posara (Massa Carrara), ringrazia Maria Ausiliatrice per averla guarita da coliche al fegato e ridonata la salute al consorte.
A. Amico da Favara (Agrigento), è grata a Maria Ausiliatrice per la guarigione di un vespaio alla spalla destra con pericolose complicazioni.
Giuseppina Perrica da Valguarnera (Sicilia), ringrazia per il palese aiuto recatole da S Giovanni Bosco durante i bombardamenti.
Nicola e Franca Casamassima da Roma, ringraziano S. Giov. Bosco, il primo per guarigione da tifo con ricaduta, la seconda per guarigione da forte esaurimento nervoso.
Angela Ratto in Lucetti da Casalotto (Asti), è grata per la guarigione di una bambina di sei anni da gravi scottature, per la bambina guarita da tifo e per la sorella miracolosamente scampata da un bombardamento.
Anna Salvi da Colmurano (Macerata), ringrazia S. Giov. Bosco per la sua costante e benevola protezione.
Rosalia Carpini da Venaria (Torino), riconosce in Maria Ausiliatrice lo scampato soffocamento del figliuolo, che distrattamente aveva ingerita una patata cruda.
Maria Cornazi da Rivoli (Torino), consacra a Maria Ausiliatrice il figlio Gianfranco guarito da febbri altissime.
Un Chierico attribuisce a Maria Ausiliatrice la vocazione vittoriosa di insormontabili ostacoli da parte dei parenti.
Ettore Momo guarisce da forti e preoccupanti dolori allo stomaco in seguito a preghiera a Maria Ausiliatrice.
Maria Barbero Bongit da Lemma (Cuneo), da Maria Ausiliatrice ha ottenuta la guarigione da una doppia e pericolosa operazione allo stomaco e all'appendice.
Una madre attribuisce alla potente Ausiliatrice la guarigione della propria bambina.
Angela Aprosio da Piani di Vallecrosia (Imperia), guarisce Immediatamente all'invocare la protezione di Maria Ausiliatrice.
Maria Guerra da Lendinara (Rovigo) riconosce in S. Giov, Bosco il suo avvocato presso Maria Ausiliatrice per la guarigione da peritonite con attacco pleurico.
Ester Strini da Mazzolara (Parma) esprime la sua gratitudine a S. Giovanni Bosco per la guarigione della figliuola Rosanna da complicazioni polmonari e per il ritorno del marito dalla prigionia in Germania.
Tina Fabbiano (Alassio) ringrazia Maria Ausiliatrice per il rinvenimento di un oggetto prezioso.
Grazie attribuite all'intercessione della BEATA MARIA D. MAZZARELLO
« Grazie, Beata Maria Mazzarello ».
La mia suocera, Teresa Castellano nata Bonansea, d'anni 77, veniva improvvisamente colta da grave malore. Non si capiva più ciò che diceva e tanto si aggravò che il medico non ci diede più nessuna speranza di guarigione. Ricevette i SS. Sacramenti, compresa l'Estrema Unzione. In questo stato durò parecchi giorni, finchè, venuta a visitarla una mia amica, che è Cooperatrice Salesiana, le mise addosso una immagine reliquia della Beata Mazzarello, promettendo di far pubblicare la grazia se fosse guarita. Subito si notò un miglioramento, che sempre si accrebbe, ripigliò le forze, camminò di nuovo e ricominciò a lavorare, solo che non si capivano ancora bene le sue parole. Adesso sta bene: si capisce ciò che dice, va alla Messa e alle altre funzioni di chiesa e non perde un minuto di tempo. Siano rese grazie al Signore, che ci ha concessa una così bella grazia per i meriti e per le preghiere della Beata.
Cappella del Bosco. CATERINA CASTELLANO.
Guarito da paralisi.
Il padre francescano Lazzaro Maria Orecchini era stato colpito da paralisi. Lo misi subito sotto la protezione della B. Maria Mazzarello con la preghiera: « Questa malattia la metto nelle vostre mani, pensateci voi. Io sono certa che sarò esaudita».
Così infatti è avvenuto. Da oltre un anno il P. Lazzaro Maria Orecchini disimpegna tutti i suoi uffici di sacerdote e sta bene, soltanto nella mano destra sente un leggero ricordo del grave malanno.
Pesaro. ELISABETTA D'URBANO. ex allieva Figlie Maria A.
Grazie attribuite all'intercessione del BEATO DOMENICO SAVIO
Completamente ristabilita.
La scrivente da tempo sentiva dolori diffusi all'addome, ma lungi dal sospettarne la vera causa, proseguiva la consueta vita di lavoro, quando un giorno fu colta da dolori così atroci che credeva morire.
Chiamato d'urgenza il medico, questi ancora più d'urgenza mi inviava all'ospedale, dove mi riscontrava calcoli diffusi al fegato, impossibilitato però ad operarmi, perchè temeva il decesso, tanto la malattia era avanzata. Io mi votai a Domenico Savio, perchè mi raccomandasse a Dio ed alla Vergine Ausiliatrice e dopo pochi giorni ero in grado di sopportare l'operazione, che, coll'aiuto di Dio ed intercessione del Beato Domenico Savio, andò bene, con sorpresa anche dei medici operanti. Completamente ristabilita in salute, desidero che sia resa nota la grazia ottenuta.
Rizzolo (Piacenza). MARIA ZAFFIGNANI.
Operazione evitata.
Una nostra cara Suora della casa di Vellore (India), da qualche tempo soffriva di certi disturbi fisici non indifferenti. Si era cercato di curarla in tanti modi, finalmente il dottore si pronunziò per un'operazione delicatissima. La buona Suora si mise a pregare con tutto il suo fervore e fede il nostro caro Santino Domenico Savio, perchè le facesse la grazia di evitare l'operazione.
Le sue preghiere non furono rivolte invano. Infatti, dopo qualche giorno, il dottore curante potè assicurare che con altre cure si poteva eliminare l'operazione. Questo avvenne nel 1944 e tuttora la Suora gode discreta salute.
Madras (India).
Suor TERESA MERLO, F. M. A., Ispettrice.
Frebò Vittoria (Trentino) ringrazia per guarigione di grave malattia, ottenuta per intercessione del Beato Domenico Savio, per mezzo di una fervorosa e fiduciosa novena di preghiere.
Carolina e Cristina Sciabbarrasi, da Canicattì, ringraziano il Beato Domenico Savio per l'inaspettato ricupero di una grossa somma di denaro.
Teresa Giacoletto ringrazia il Beato Domenico Savio per la guarigione sua e di due nipoti.
Grazie attribuite all'intercessione del SERVO DI DIO DON MICHELE RUA
Chiara protezione.
Con ritardo adempio la mia promessa, per grazia ricevuta. ancora in tempo di guerra.
Mi ero messa sotto la protezione del Servo di Dio Don Michele Rua con tutta la mia famiglia, promettendo un'offerta, se ci avesse scampati dal terribile flagello. Infatti tutti fummo salvi, anzi, una persona cara, trovandosi proprio esposta nel pericolo, più di una volta, prodigiosamente si può dire, fu salva, ed io non posso attribuire questo che all'intercessione di Don Rua, di cui già altre volte ho sperimentato l'aiuto.
Borgolavezzaro (Novara).
PIERINA VOLPATI.
Esami ben riusciti.
Non potei presentarmi agli esami orali del gruppo letterario perchè ero indisposta e ricevetti dalla scuola una proroga dal 18 al 24 u. s. Nel mettere in ordine la posta, vi trovai un Bollettino Salesiano, lessi le grazie attribuite per intercessione dei vari Santi e mi venne l'idea di pregare il Servo di Dio Don Michele Rua.
Infatti cominciai le preghiere devotamente, chiedendo al Servo di Dio la grazia di stare bene per gli otto giorni che avevo a disposizione per la preparazione e di riuscire a prendere la sufficienza, promettendo di fare pubblicare la grazia e di inviare una offerta.
Il 30 u. s. mi recai a vedere i quadri degli esami che avevo raccomandato a Don Michele Rua e trovai che i miei esami erano andati bene. Ringrazio perciò il Servo di Dio con molta riconoscenza.
Cavezzo (Modena), 3-VIII-1950.
SILVIA PACCHIONI.
Soffriva in modo spaventoso.
Era il 9-IX-1946, mio padre, allora quasi ottantenne, soffriva in modo spaventoso per asma cardiaca, e per altri malanni che lo esasperavano. Cure su cure: a nulla si riusciva. Quel giorno mi giunse il Bollettino Salesiano riportante una bella grazia ottenuta da Don Rua in terra di missione, ed io, sebbene tutti giudicassero quella di mio padre una situazione disperata, mi rivolsi a Don Rua. Mi fu veramente padre. Tre anni circa, dopo, si ripeteva lo stesso spaventoso spasimo: rinnovai il voto chiedendo a Don Rua d'intervenire nuovamente e di non permettere che mio padre morisse così, in tanta sofferenza. Nuovo intervento benefico. Mio padre il 18 marzo 1950 è passato senza dolori tranquillamente da questa vita, sciolgo il mio duplice voto, commossa e riconoscente.
Torino. ESTERINA MACCIN.
Subito il disturbo scomparve.
Da molti anni soffrivo un piccolo disturbo al cuore che in certi momenti mi impressionava forte. Due anni fa, avendo mandato un'offerta per le Opere salesiane, ricevetti, con la risposta, una immagine del Servo di Dio Don Michele Rua, mai da me conosciuto. Nel medesimo istante il disturbo scomparve e più non lo risentii. Gli sarò sempre riconoscente e pregherò ogni giorno per la sua beatificazione.
Calcinato (Brescia). GIOVANNI Fusi. Grazie attribuite all'intercessione del
Servo di Dio Don FILIPPO RINALDI
Tre giorni di assopimento.
L'anno scorso, e precisamente alla vigilia dell'inizio dell'anno oratoriano, i giovani più grandi dell'oratorio, industriandosi a preparare una «ginkana gigante » per far giocare all'indomani i più piccoli, avevano tirato nel cortile delle corde all'altezza d'un metro, le quali dovevano servire alla delimitazione del campo di gioco.
Alla sera, dopo cena, alcuni ragazzi, stavano giocando a ping-pong, quando, scherzando, presero a rincorrersi. L'uno di essi fuggì fuori nel cortile nella semioscurità, e, non avendo veduto le corde, vi battè violentemente contro, tanto da essere gettato a terra riverso. Subito sollevato, sembrò solo un po' intontito, ma poi presentandosi sintomi non affatto rassicuranti, fu portato all'ospedale Mauriziano. Sembrava che ci fosse un pericolo di commozione cerebrale, data la tendenza generale all'assopimento, che durò ben tre giorni. I medici non si pronunciavano e rimanevano perplessi, non nascondendosi la possibilità di gravi conseguenze.
Nella casa, per la gravità della situazione, il Direttole raccomandò il giovane ripetutamente alle preghiere della comunità, interponendo l'intercessione del servo di Dio D. Filippo Rinaldi. Le nostre preghiere furono esaudite, e il ragazzo, dopo alcuni giorni, potè tornare a casa completamente guarito.
Riconoscenti pubblichiamo la grazia, secondo la promessa fatta.
Torino-Crocetta, 9-X-1950.
D. EUGENIO VALENTINI, Direttore.
Potei partire per la Cina.
Il 6 gennaio 1948 dovevo partire dall'Italia per Shanghai, quando, per un accidente capitato alla Compagnia che doveva trasportarci, e per la scarsezza dei mezzi di comunicazione, la partenza venne rimandata di qualche mese. Questo per me era motivo di gravi inconvenienti. Non potendo fare altro, mi rivolsi con una novena a Don Rinaldi; il nono giorno mi giungeva notizia che si era trovato un mezzo inaspettato.
Avevo pure chiesto a Don Rinaldi che mi assicurasse della volontà di Dio, facendomi partire in un giorno consacrato a Maria SS. e liberandomi, durante il viaggio, dal benchè minimo disturbo.
Mi imbarcai infatti il 2 febbraio e durante i 40 giorni di viaggio godetti ottima salute.
Shanghai. Don ACHILLE COTTA.
Allievi ed ex allievi.
Tre segnalatissimi favori debbo attribuire all'intercessione del Servo di Dio Don Filippo Rinaldi:
1° Uno dei nostri allievi esterni della 4a ginnasiale, in ricreazione, ebbe uno degli occhi colpito da una pietra gettata, per brutto scherzo, da un suo compagno. Varie complicazioni sopravvennero, sicchè, per due mesi, fra atroci dolori, si vide in procinto di perdere la vista. Promossi una novena al Servo di Dio ed oggi il nostro carissimo allievo è tra i suoi compagni, continuando, alacremente i suoi studi.
2° Altro nostro allievo, della 3a ginnasiale, si vade all'orlo della tomba, per causa di una emorragia ribelle, provocata dall'estrazione di un dente. Anche questa volta, il Servo di Dio, invocato, fece sentire la sua protezione.
3° Un giorno dell'anno scorso, dopo pranzo, accorse frettoloso il nostro ex allievo dott. Aloisio Aranjo, Direttore anche lui di un Collegio in città, e mi supplicò di recarmi presto all'ospedale di Pronto Soccorso poichè uno dei suoi allievi esterni, quando ritornava casa sua, in bicicletta, era stato investito da un'automobile. Trovai il povero ragazzo in fin di vita. Il medico dichiarò il caso disperato, giacchè si trattava di frattura della base del cranio. Il giorno seguente, leggendo il gior nale, con sorpresa appresi chiamarsi il ragazzo Alcine Ubaità Lopez. Era stato nostro allievo, due anni prima.
Scrissi allora a suo padre, e quel giorno stesso dissi agli allievi che si unissero a me in una novena al Servo di Dio Don Filippo Rinaldi.
Oggi Alcine è sano e forte, e continua i suoi studi tranquillamente.
Recife (Brasile).
ULAIA DE ATHODDE BELCHIONE, Direttore.
Felice esito operatorio.
Colpita da morbo violento dovetti essere trasportata d'urgenza all'ospedale. Non potendo evitare l'intervento chirurgico, che si presentava grave data l'età, l'altissima pressione sanguigna, debolezza di cuore e pertosse, mi raccomandai a Don Rinaldi, promettendo un'offerta e la relazione sul Bollettino.
Contro tutte le previsioni dei medici, potei sopportare l'operazione senza troppo dolore e, nel giro di poche ore, sopportare anche le inevitabili conseguenze, superando ogni pericolo, con meraviglia dei medici stessi. È scomparsa persino la tosse, che da oltre 6 mesi mi tormentava.
Grata al buon Don Rinaldi, adempio il mio debito di riconoscenza che però non finirà qui.
Lugo TERESINA CHETONI.
Fede premiata!
Mia figlia, Mariangela Finotti, di anni 10, fu costretta a tenere il letto per 6 mesi.
Una fortissima anemia le produsse l'indebolimento e la rottura di moltissimi vasi capillari, minacciando la setticemia. Da questa paurosa prospettiva si passò alla polmonite, alla nefrite, alla lesione renale.
li professor Roberto Salassa curante (che non lasciò nulla di intentato e che ebbe tutta la nostra fiducia) ad un certo momento ammise: « Tutto ciò che è in potere della scienza è stato fatto; ora bisogna avere molta fiducia nel potere di Dio ». L'avemmo, e tutti, compresa la piccola ammalata, ci appellammo a Maria Ausiliatrice, interponendo la valida intercessione del Servo di Dio D. Filippo Rinaldi.
La Madonna accolse l'accorato appello, e mia figlia gradatamente si ristabilì e guarì.
Torino. ANGELO FINOTTI.
Temevano imminente la catastrofe.
Il 1° ottobre 1948 venni colpita da tifo. Fui d'urgenza trasportata all'ospedale Cottolengo di Torino. Essendo il mio stato peggiorato in seguito a complicazioni riscontrate (pleurite, ascesso polmonare, nefrite, flebite, febbri reumatiche e intestinali e un forte soffio al cuore, che m rendeva doloroso e difficile il respiro), fui dichiarata grave, e in breve mi trovai in fin di vita. Mi vennero amministrati gli ultimi Sacramenti ed ebbi la grazia di poter pronunciare, sia pur privatamente, i santi voti perpetui in articulo mortis.
In tali contingenze mi rivolsi con tede a Don Rinaldi, a cui mi ero affidata fin dall'inizio della malattia. Avendo ricevuto da un venerato Superiore Salesiano l'immagine con reliquia dell'amato Padre, l'applicai in modo particolare sull'ascesso polmonare, che dava serie preoccupazioni, supplicando il buon Padre di aver pietà di me.
Ed oh, prodigio! Con meraviglia dei dottori, che non mi davano più che poche ore di vita, incominciai a poco a poco a migliorare; anche l'ascesso in poco tempo si risolse senza intervento chirurgico e senza estrazione del pus.
Dopo due mesi di degenza all'ospedale potei ritornare, fuori pericolo, con gioia, a Nizza, fra lo stupore di tutti, e, dopo appena pochi mesi, potei riprendere il mio ufficio e la vita di comunità.
Grazie, o Padre buono!
Acqui, 1950.
Sr. GIOVANNA CALORIO, F. M. A.
Impiego insperato.
Esprimo la mia riconoscenza al Signore, che per intercessione di Don Filippo Rinaldi volle concedermi la grazia che qui segnalo.
Allo sbarco inglese in Sicilia nel 1943, venivo gravemente ferito da schegge di proiettile da cannone, che mi procuravano rottura dell'osso mascellare sinistro con trauma alla vista. Sottoposto a gravissimi interventi chirurgici, sono rimasto offeso alla faccia da fistola salivare tuttora esistente. Grato al Signore per avermi salvato la vita, restavo, per altro lato, afflitto, perchè le mie stesse condizioni fisiche mi avevano messo nelle condizioni di non poter riavere lavoro. Disoccupato già da circa 4 anni, senza nessuna possibilità di risolvere il grave problema, venivo a conoscere quanto fosse potente presso il Signore la intercessione del Servo di Dio Don Filippo Rinaldi. A lui ci rivolgemmo in famiglia con una novena. Questa volgeva al suo ottavo giorno che insperatamente mi veniva comunicata la mia assunzione provvisoria in servizio presso un ente pubblico. Continuammo a pregare Don Rinaldi e l'assunzione provvisoria non tardò a divenire assunzione effettiva e di ruolo.
Altra grande grazia attendo dalla intercessione del Servo di Dio per la guarigione dei postumi operatori (fistola e trauma alla vista). Domando perciò anche alla Famiglia Salesiana il conforto della preghiera per questa grande grazia.
Gagliano Castelferrato (Enna).
ANGELO FORNO.
Anna Gallo da Valvasone (Udine) è grata al Servo di Dio D. Filippo Rinaldi per la guarigione da dolori reumatici.
Luigia Ferraroni da Milano rende noto che il Servo di Dio D. Filippo Rinaldi ha fatto trovare la casa alla figlia ha protetto il marito nella difficile operazione di un tumore maligno in bocca ed ha ridonato a lei il movimento del braccio e della gamba sinistra.
Maria Grazia Cappa, da Trebisacce (Cosenza), è grata a Don Filippo Rinaldi per la guarigione da gravissima tonsillite.
Angela Pellitteri, da Campora S. Giovanni (Cosenza), ringrazia Don Filippo Rinaldi per il felice esito del concorso.
Giovanna Gilardi, da La Spezia, è grata a Don Rinaldi per l'esame brillantemente superato.
Una Catechista di Sulmona ringrazia il Servo di Dio Don Filippo Rinaldi per il buon esito scolastico dei suoi allievi
ANIME RICONOSCENTI
Ci hanno segnalato grazie ottenute per intercessione di Maria Ausiliatrice e di S. Giovanni Bosco, della Beata Mazzarello e degli altri Servi di Dio - alcuni hanno anche inviato offerte per la celebrazione di sante flesse di ringraziamento, per le Missioni salesiane o per altre opere di D. Bosco - i seguenti:
Adinolfi F., A. G., Aime M., Aimone M., Albertini G., Attard D. V.
Baldizzone F., Ballaisa G. e M., Banaudi A., Belloro R., Beltramino, Berta M., Bessi M., Bianco A., Biddau AM„ Bietto M., Bodrido R., Bonalumi C., Bongiorni V., Barassi L., Burroni S., Bosco M., Bossinì T., Bosso C., Botta IMI., Borzoni T., Braida M. e 13.
Calvo A., Candela A., Canta M., Capelli V., Capriolo C., Cardinal R., Carrero F., Casa F., Casanova L., Catalanetto M. F., Catania G., Cazzola D., Cazzulani AL, Cena P., Ceolin E., Cerruti M., Chiaffino, Cimmorusti A., Cinelli D. A., Cisi AL, Clara, Coda P., Codifaca C., Colombo T., Corrotto S. Coniugi: Chiesa, Alloni e Vagnino, Coscia Q., Croci L.
Dallino G., De Benedetti B., Dellavalle T., Delpiano NI., Demagistris T., Demartini T., D'Eramo A., Destefanis N., De Wit A., D. F. R.
E. D., Eilena E., Emma.
Falchi S., Fam.: Borra, Brambilla, Casamorata, Corradini, Demartini, Gallo, Gorret, Libera e Tartellini; Fautelli, Favero S., Ferrero B., Ferrua B., Filippi A., Fiorito A., Folio P., Fornasero AL, Francia C., Franco A., Frassale C.
Gabba N., Gallizioli AL, Gallo coniugi, Gallo M.. Gan-.bino G., Garetto G., Gasti A., Gavazza A, Gav illo G., Genova R., G. G., Giacometto G., Giannone A., Ginolino M. T., Gioda G., Gioia A., Giorgetti L., Girardi C., Giraudo L„ Giuganino M., Giuliani Z., G. R., Guarneri M., Guglielminetti I.
Isola R. e A. Pastore.
L. A., La Gengo V., Laudolina C., Lanera G., Leone C.
NIalino M., Marchett T., Marchetto A., Marini P., Masola F., Massano M., Massola G., Massucco E., Mazzanti V., AL B., Megna E., Menetto M., M. M., Monizio G., Monticone R., Montrucchio G., Munari AL, Mosto D. AI.
Natta R., Negri A. M., Novo A.
Olimpieri E.
P. Anna, Pedemonte N. V., Peila S., Peiretti L., Pellessini G., Pesaro M., Pescangenio T., Petiti C , Pia persona, Piano G., Piero, Pilonetto M., Pilot G., Pochettino G., Poletti M. A., Ponticelli P., Povero S., Pozzi R.. Previtali A., Prot S. e G.
Quattrucci D.
Raddino A. e F., Reiteri E., Ramaccini R., Ramasco O.. Rei-elli T., Rivetti D., Reviglio T., Ricca S., Rigotti M., Rinaldi NI., Rivetti I.., Rizzi E., Rosso T., Rostagno 1). C., Rubis P., Russo E.
Sansoè A., Sardo P., Scagliotti C., Scala G., Scribante M.. Spinoglio L.
Tassi G., Tavecchia B., Torno G., Tomassone G., Trani L., Trasi V., Triglia C., Trinchicri C., Triviali I., T. 'I'.,
Valtolina A. e M., Vandini D. G., Vandone L., Vandoni C.. Vassallo P., Violando G
Zacchera D., Zanchi C.
IN FIDUCIOSA ATTESA
Raccomandiamo caldamente alle preghiere di tutti i devoti di diaria Ausiliatrice, le seguenti persone e le loro particolari intenzioni.
Badocchi F., Bianco A., Bosco M„ Bossetto G., Bragante N., Camera E., Camera N., Campiglia D., Casale T., Cavallari A., Cena P., Cerrato F., Cordero fam., Corino C. Costanzo I., Cristino G., Dentis, Ferrero T., Frasso G., Gagliardone L., Gallo R. e M., Garzeno, Gioannacci V., Giugiaro M., G. M., Lisa G., Maranzana, Massano AI„ M. B., Aliletto L., M. M., Muntovi A., Negri A., Obadone G., Pacotto I.., Peirani M., Peiretti L., Pescangenio T., Ponticelli P-, Provera S., Roggero P., Rollino R., Sacchi, S. B., Scacchieri M., Siro A., Surra L., Tarditi M.. Tesio M„ Testori V., Vagnino, Vignolo D., Violando G.
Sae. ANGELO GAZZANO, da Moltedo (imperia), † a Varazze (Savona) il 25-XI-1950
Consigliato da S. Giov. Bosco, entrò nella Congregazione. Uomo di preghiera, osservantissimo della vita religiosa.
Sac. ANTONIO TORVI, da Guardia (Spanna); † ad Arevalo (Spagna) il 22-V-1950 a 78 anni.
Spirito di abnegazione, fede profonda, grande pietà e squisita gentilezza furono le caratteristiche di questo degno figlio di Don Bosco.
Sac. TOMASO USSHER, da Santiago de Baradero (Argentina), † a Buenos Aires (Argentina) il 3-VIII-1950 a 78 anni.
Vero organizzatore, lavoratore instancabile, fu di grande aiuto al rev.do D. Giuseppe Vespignani per l'organizzazione delle scuole nella Repubblica Argentina. Fedelissimo alle pratiche di pietà.
Sac. STEFANO AQUILON, da Burgo de Osma (Spagna), † a Valenza (Spagna) il 16-X-1950 a 67 anni.
Nel periodo della lotta, sofferse pene morali e fisiche nelle prigioni di Spagna come un antico martire.
Sac. AUGUSTO RASCHI, da Rimini, † a Castel de' Britti (Bologna) il 15-X-1950 a 65 anni.
Zelante direttore di Oratori, vi spese con entusiasmo le sue belle doti e durante la guerra avrebbe data volentieri la vita per i suoi parrocchiani.
Sac. GIORGIO PIESIUR, da Lonkay (Silesia), † a Bangalore (India) il 21-IV-1945 a 60 anni.
Costretto per lunghi anni a letto fu mirabile esempio di pazienza a tutti.
Sac. FRANCESCO FELIP, da Gerona (Spagna), † a Nagercoil (Sud-India) il 12-V-1950 a 63 anni.
Ch. ANDREA ROUILLER, da Vauderens (Svizzera), † a Tirupattur (Sud-India) il 1° febbraio 1944 a 29 anni.
Ch. FELICIANO FERNANDEZ, da Saucelle (Spagna), † a Sevilla (Spagna) il 13-IX-1950 a 19 anni.
Ch. TOMASO O' SHEA, da Buttifante (Cork-Irlanda), † a Bombay (India) l'8-V-1941 a 21 anni.
Coad. TEODORO BULLA, da Lesnica (Slesia Superiore), † a Cuiabà (Mato Grosso-Brasile), il 9-IX-1950 a 70 anni.
Amò la Congregazione con affetto di figlio, dandole tutta la sua instancabile attività. Il suo costante pensiero era il bene della Congregazione e della missione del Mato Grosso. Vero salesiano modello nel lavoro e nelle virtù del buon religioso.
Coad. GIUSEPPE LINARES da Churriana (Spagna), † in Utrera il 25-VIII-1950 a 69 anni.
Trascorse 45 anni della sua vita religiosa sempre nel collegio di Utrera, in fastidiose, umili e svariate mansioni, tutte compiendole con umiltà e precisione. Solo il Signore conosce i servigi resi al collegio di sua abituale dimora.
Coad. GINO BORDIN, da Cervarese S. Croce (Padova), † a Cittadella (Padova), il 23-XI-1950 a 40 anni.
Coad. GIOVANNI ASVINI, da Savigliano (Cuneo), † a Rio Grande (Argentina) il 31-VIII-1950 a 90 anni.
Visse 36 anni nelle missioni della Terra del Fuoco, avverandosi, così, la profezia di S. Giov. Bosco: « Andrai lontano, lontano, vivrai lunghi anni e soffrirai anche molto per il tuo bene
Coad. FRANCESCO FERRERO, da Pralormo (Torino), † a Torino-Oratorio il 13-XII-1950 a 76 anni.
Confratello ammirevole per il suo spirito di sacrificio e la resistenza al lavoro, pio, umile sempre.
Coad. STEFANO AGNOLE'TTI, da Rimini, † a Faenza (Ravenna) il 23-VII-1950 a 75 anni.
Laborioso, amante della povertà; calmo anche nei tre dolorosi anni di infermità, che trascorse nella sua cameretta.
Coad. LAUREANO SANTANA, da Pineira (Spagna), † a Bombay (India) il 1° gennaio 1943 a 71 anni.
Anima tutta piena d'amore per Maria Ausiliatrice, nella sofferenza e nella preghiera chiuse la sua vita di buon coadiutore missionario.
Coad. MATTIA KUHAR, da Bratonci (Slovenia). † a Kapela (Jugoslavia) il 27-VII-1950 a 45 anni.
Sac. GIROLAMO CONTE, † il 9 gennaio 1951 a Quarto (Genova).
Ex allievo di Sampierdarena, non mancava mai al convegno: « Ho bisogno, diceva, di andare a respirare una boccata di aria salesiana». Nel Pensionato per studenti da lui diretto la cappella è dedicata a Maria Ausiliatrice; nelle stanze si vedono i quadri di S. Giovanni Bosco, Don Rua, Domenico Savio. Moltissimi giovani gli scrivevano il 24 del mese, assicurandolo che Maria Ausiliatrice e Don Bosco erano divenuti il santo binomio della loro devozione.
Sac. Cav. DAVIDE FLOREANI. Parroco di Chiaulis, † in Udine il 20-XII u. S.
Devotissimo dell'Ausiliatrice la cui immagine sorrideva al primo entrare nella modesta canonica e di S. Giovanni Bosco venerato nella chiesa e Patrono dell'A. C. maschile, riteneva grazia segnalatissima l'avere, entro i confini della sua parrocchia, un Istituto salesiano.
Vissuto sempre povero, è morto povero: per le spese dei funerali dovettero fare una colletta.
Sac. LUIGI SERRA, Parroco decurione, † a Marengo d'Alba (Cuneo) il 22-XII-1950.
Zelante pastore, fu molto amato dalla popolazione. Sull'esempio di S. Giovanni Bosco zelò l'Oratorio festivo, l'A. C. ed ebbe predilezione speciale per gli ammalati.
GIOVANNI MARIA LA ROCCA, Duca di S. Lorenzo, † a Scicli (Siracusa) il 3-1-51.
Anima pia e generosa, la sua memoria durerà nell'ammirazione e nel rimpianto dei beneficati.
SEBASTIANO FIORINI BADALA, † ad Acireale il 3-2- 1952.
Serenamente ha chiusa la sua laboriosa e cristiana giornata.
ERMINIA BELLISAI in PAOLETTO, † a Verona il 22-XII-1950 a 67 anni d'età.
Possedeva una profonda devozione a M. Ausiliatrice e a Don Bosco. Donna piena di fede, di confidente speranza, di cuore grande e generoso verso i poveri. Seppe dare a tutti i suoi otto figli una educazione strettamente cristiana. Gesù ne premiò i sacrifici, dando ad un figlio la vocazione sacerdotale missionaria salesiana, e ad una figlia la vocazione religiosa fra le Orsoline di S. Angela Merici.
ALTRI COOPERATORI DEFUNTI:
Apel Giuseppina, Bardi (Parma) - Ari Domenico, Leno (Brescia) - Arrobio Clida, Vignale _Monf. (Alessandria) - Asseredo Agostino, Camogli (Genova) - Baietti Rosa, Baiangero (Torino) - Balsamo Marianna, Valguarnera (Enna) - Ilarbieri Rosina, Rocchette (Vicenza) - Bardelli Pompeo, Caronno (Varese) - Bella D. Giovanni, Monastero Vasco (Cuneo) - Bemporad rag. Alberto, Firenze - Berruquier can. D. Luigi, Aosta -