ANNO LXXV I° APRILE 1951 NUMERO 7
Il gìubileo di diamante delle Missioni iniziate da S. Giovanni Bosco l'11 novembre 1875, ci richiama un altro giubileo: quello della Pia Unione dei Cooperatori e delle Cooperatrici per le Opere Salesiane, poichè detta unione fu regolarmente approvata dal Pontefice Pio IX con il Breve del 9 maggìo 1876, che diè il crisma all'Associazione.
Accanto ai due rami principalì, e più dìretti, istituiti da D. Bosco, vì è la grande, numerosissima associazione dei Cooperatori, i quali sono ecclesiastici, buoni borghesi, brave donne amanti di fare del bene e nella possibìlità di aiutare le Opere Salesiane. Fin dall'inizio dell'Oratorio, nei prati di Valdocco, la Divina Provvidenza ìndìrìzzò a D. Bosco alcune persone, le quali lo aiutarono nell'ìnsegnamento del catechismo ai ragazzi, ìn un po' di assistenza e di scuola. Furono costoro i primi Cooperatori e meritano molta lode e riconoscenza da parte della Congregazione Salesiana, perchè essi furono con lui, quando l'umile prete, raccoglitore di ragazzi poveri, era nell'abbandono, nella sofferenza, nel dolore e gli porsero spontaneamente la mano e la borsa con tanto maggior merìto dì quanti, poi, lo applaudirono e lo aiutarono nell'epoca della gloria e del trionfo.
Il Santo ricordò sempre con riconoscente affetto quei suoi primi cooperatorì, quali il Teol. Borel, il Conte Cays di Diletta, che fini per diventare suo figlio spirituale, il Marchese Passatì, il Conte Callori, il Conte Scarampi di Pruney; come pure le prime cooperatrici: la Marchesa Fassati e la Sìg.ra Margherita Castaldi, madre dell'Arcivescovo Mons. Lorenzo, che aiutarono Mamma Margherita nel rammendare i panni dei ricoverati nell'Oratorio. Furono le prime gemme fiorite sull'albero della beneficenza salesiana, che, oggi, stende i suoi rami fino agli orizzonti della terra.
Ufficialmente i Cooperatori compaiono a fianco dell'opera di D. Bosco ìl 20 giugno 1852, giorno dell'inaugurazìone della chìesa di San Francesco di Sales. Questa chiesa è la prima eretta da S. Gìovannì Bosco; eglì ci aveva messo, come farà sempre, il suo genio, il suo cuore, la sua santità; i cooperatori, la loro borsa e il desiderio evangelico di far del bene alla gìoventù povera ed abbandonata, offrendo ad essa una chiesa per le pratiche di pietà. La sera di quel giorno memorando D. Bosco raccolse i suoi benefattori nell'ex cappella Pinardì e fece servire loro un modesto rinfresco, rivolgendo una parola di sentita gratitudine. Egli rìcordò quanto si era fatto, rese nota la carità deì presenti, soddisfatto, additava la chiesa costruita con l'obolo dei generosi, li assicurò della riconoscenza sua e dei giovanetti e da Dio augurò a tutti una splendida corona nella vita eterna.
Questa può chiamarsi la fede di nascita dell'incipiente associazione, oggi albero gigantesco per il numero e per le opere spuntate su, come per incanto, in sessanta nazioni del mondo.
D. Bosco, allargando la sua azione, allargò anche il cerchio dei suoi benefattori in Italia prima, e, poi, all'estero e quando ormai essi avevano raggiunto un buon numero, compilò un breve regolamento e ne ottenne, a suo tempo, l'approvazìone dal Pontefice.
Il 15 dicembre 1877 Pio IX confermò l'approvazione canonica dell'unione già riconosciuta col Breve del 9 maggio 1876.
Il 16 marzo 1878 D. Bosco, per la prima volta, sì trovava aì piedi di Leone XIII; ìl Pontefice, che, nell'occhìo vivacìssimo, rivelava la grandezza della mente, subito comprese ed amò D. Bosco, encomìò ed ìncoraggìò l'assocìazìone e volle, somma degnazione di un grande cuore, che il suo nome fosse ìn capo alla lista, dìvenendo così anche Egli cooperatore di D. Bosco. Che sì poteva desìderare di più? Vera, felice circostanza, albo signanda lapillo!
Per suggerimento di Pìo IX, D. Bosco non limitò l'unione aì soli uomini, vì aggìunse pure le Cooperatricì, avendo il pontefice fatto osservare che le donne hanno sempre, nella Chiesa, avuta grande parte in tutte le opere buone e sono, per natura, benefiche ed intraprendenti. Gli stessi principiì dell'Oratorio ne sono una prova. Ognuno, infatti, sa che D. Bosco, venendo il 3 novembre 1846 a prendere stanza ìn Torìno, era accompagnato da Mamma Margherita, prìma e grande - e dì che grandezza! - sua cooperatrice nel fondare l'Oratorio.
Che occorre per divenìre Cooperatore
E molto facile, possiamo dìre, per tuttì. Ecco le brevi e semplici condizionì:
a) Età non inferiore a 16 anni;
b) Essere in grado di prestare aiuto morale o materiale alla Congregazione;
c) Osservare il regolamento, che prescrive la recita quotidiana di un Pater Ave e Gloria ad onore di S. Francesco di Sales.
Vincolo di unione e di informazione è il Bollettino Salesiano, il quale, mensilmente, reca le notizie di quanto succede negli istituti e nelle Missioni di S. Gìovanni Bosco; nonchè l'annuale lettera del Rettor Maggiore.
Dove sorge una casa salesìana, per la festa di S. Francesco di Sales e di Maria Ausiliatrice, si tiene la conferenza a tutti gli amici e benefattori.
S. Giovanni Bosco a Roma, il 29 gennaio 1878, nella chìesa dì S. Francesca Romana delle Nobili Oblate di Tor de' Specchi, tenne ai Cooperatorì e Cooperatrìci quella che si può chiamare la prima conferenza regolamentare, alla presenza dei Cardinali Raffaele Monaco La Valletta e Sbarretti e di numeroso e scelto pubblico. Si sente la tanto umana e naturale compiacenza del Santo, il quale ne scrìve a D. Rua con questa frase: « farà epoca nella storia ».
I Cooperatori e le Cooperatricì sono a fianco della Congregazione Salesiana, ne aiutano le opere, ne condìvidono ì meritì e i favori spiritualì, che per loro ottenne il Santo dal Pontefice; si respira, ìnsìeme, un'arìa di famìglia, volti noti, cuori che sì conoscono e si amano, anime ìn perfetta armonia e desiderio di bene.
Il cuore di D. Bosco ha lasciato ai Cooperatori e alle Cooperatrici un segno ben chiaro del suo riconoscente, grato amore. E la lettera testamento inviata da D. Michele Rua ad ogni cooperatore, dopo la morte del Santo.
Quelle righe vergate con cuore paterno e mente grata accennano ad un debito di riconoscenza, che D. Bosco sente nel suo intimo, ad un bisogno dell'anima di ringraziare i suoi aìutanti. Delle tante e sì grandiose opere, che egli aveva potuto realizzare, ne attribuisce il merito ai cooperatori:
Senza la vostra carità io avrei potuto fare poco o nulla; colla vostra carità abbiamo invece cooperato colla grazia di Dio ad asciugare molte lagrime e a salvare molte anime.
Colla vostra carità abbiamo fondato numerosi collegi ed ospizi...
Colla vostra carità abbicano stabilito le Missioni...
Colla vostra carità abbiamo impiantato tipografie... pubblicato più milioni di copie di libri e fogli in difesa della verità...
Colla vostra carità abbiamo innalzate molte cappelle e chiese...
E la lettera si chiude con l'assicurazione della sua costante preghiera e l'invito al Cielo.
I Cooperatori e le Cooperatrici, oggi, sono milioni e la pianta sempre più fiorisce e fruttifica all'ombra di ogni casa salesiana. L'anno 1895 si tenne in Bologna un Congresso, che ha fatto veramente epoca nella storia delle Opere Salesiane, per la grandiosità e l'importanza delle sedute e la folla dei convenuti. Ma quello non fu che il primo: ne seguirono altri solenni a Buenos Aìres, a Torino, a S. Paulo, Bogotà ecc. e proprio lo scorso anno ìn molte città dell'America, specialmente a Buenos Aires, sì sono svolti imponenti congressi per la fausta ricorrenza del 75mo anno della fondazione delle missioni per la Patagonia e Terra del Fuoco.
Continuino, adunque, i benemeriti Cooperatori e le zelanti Cooperatricì ad aìutare le opere di D. Bosco e a tutti, in ricompensa, come asserìva già un benefattore, «ìl Signore darà anche nella vita presente il centuplo di quanto essi donano per amore suo » a S. Gìovanni Bosco.
S. Agata Militello in onore del Santo dei giovani.
Tutta la cittadinanza, ma specialmente la gioventù raccolta intorno ai Salesiani di Don Bosco, ha partecipato con vero entusiasmo alla commemorazione del grande Educatore.
Il triduo di preparazione, nelle sere del 28, 29 e 30 gennaio, è stato predicato dal M. R. Padre Fundarò, che, nel giorno della festa, ha recitato anche il panegirico del Santo durante la Messa solenne cantata dal Rev.mo Mons. Giuseppe Zappalà, assistito pontificalmente dall'Ecc.mo Vescovo Diocesano Mons. Angelo Ficarra, che aveva celebrata la S. Messa delle 8,30, distribuendo numerosissime Comunioni.
Regione Irpina - Feste in onore di San Giovanni Bosco.
Nella regione dell'Irpinia non vi è ancora un'Opera Salesiana, però ìl nome e il metodo educativo di S. Giovanni Bosco sono conosciuti e venerati e, quest'anno, nella città e in provincia, è stata celebrata la festa di S. Giovanni Bosco.
Avellino. Nei giorni 3 e 4 febbraio i maestri della città e dei più vicini comuni della provincia si riunirono, nella chiesa dell'adorazione perpetua, per la celebrazione della festa di S. Giovanni Bosco.
La sera del 3, in una conferenza tenuta dal Rev.do Assistente del Gruppo, fu ampiamente illustrato il pensiero del Santo ed esposto il metodo da lui seguito per condurre a Dio le anime, che gli erano state affidate dalla Provvidenza: anime, che egli ha amato tanto da dedicare ad esse tutta la sua vita.
Il giorno 4, durante la S. Messa, cui assistettero, oltre i maestri, le autorità scolastiche e i dirigenti dell'A. C., il celebrante - S. E. Mons. Vescovo - ricordando agli educatori l'altezza della loro missione, li esortò a seguire l'esempio di S. Giovanni Bosco.
La cerimonia si chiuse con la distribuzione delle tessere a tutti i soci del Gruppo.
Domicella (Avellino). Per iniziativa dell'infaticabile benefattore il Grande Ufficiale Comm. Carlo Menna, anche quest'anno, i festeggiamenti in onore di S. Giovanni Bosco hanno trovato grande entusiasmo, pari alla devozione, nella operosa popolazione di Domicella. Grazie all'opera fattiva dello zelante parroco Don Gerardo Santella, che nulla ha risparmiato per la felice riuscita della festa, e alla partecipazione delle Suore Battistine del locale Asilo, che hanno eseguito scelta musica sacra, i festeggiamenti hanno incontrato la più schietta corrispondenza in tutti gli strati della ridente cittadina. Aveva opportunamente preparato gli animi ad eucaristicamente vivere la giornata festiva il M. Reverendo Prof. Don Marino Leo, che nel giorno della festa disse il panegirico del Santo.
Il circolo di Azione Cattolica sarà dedicato a S. Giovanni Bosco.
Pavia - Parrocchia "Santa Maria delle Grazie " - Festa di S. Giovanni Bosco.
Trasportata alla domenica successiva, per comodità del pubblico nella quasi totalità operaio, fu celebrata con grande solennità.
Un triduo predicato in forma alata da un padre Francescano, preparava gli animi alla festa.
Alle ore 9, il nostro amatissimo Vescovo, Mons. Carlo Allorio, celebrava la Messa per la gioventù, che letteralmente gremiva la vasta chiesa. Al Vangelo rìvolse la sua paterna persuasiva parola, invitando i giovanì a imitare Giovannino Bosco nella sua santa allegria e nell'adempimento dei propri doveri.
Alle 11, al canto dell'Ecce Sacerdos di Lorenzo Perosi, entrava in chìesa il corteo, che precedeva S. E. Mons. Piazzi, Vescovo di Crema, parato pontificalmente per la Santa Messa.
La Schola Cantorum, fra cui parecchi ex-allievi, eseguiva la Messa Mater Dei di Campodonico a 3 voci dispari.
Il pomeriggio fu caratterizzato da tre solenni manifestazioni:
1) Alle ore 14, funzione per i numerosi giovani tenuta da S. E. Mons. Allorio, con discorso e Benedizione.
2) Alle ore 15, Vespri solenni con panegirico del Santo recitato da S. E. Mons. Piazzi, che con calda parola ne illustrò la vita e la santità.
3) Alle ore 16,30 giungevano le alte personalità pavesi, fra cui S. E. il Prefetto di Pavia, già fervido ammiratore dell'Opera salesiana in Roma a pro dei Ragazzi del Borgo Don Bosco, il sig. Questore, il Colonnello Dionigi del 22° Genio Militare, il Cav. Rognoni a nome anche del Sindaco, una larga rappresentanza della Direzione Snia Viscosa e della Ditta Vigorelli, per il grande concerto vocale-strumentale.
Un complesso di oltre 60 voci della nostra Schola Cantorum unita con quella della Parrocchia di S. Pietro in Verzolo, sotto la direzione del Salesiano Don Giovanni Brivio, eseguiva, in perfetto stile, il vasto programma musicale. Tutti i numeri furono applauditissimi.
Nave - Inaugurazione della nuova Cappella a Maria Ausiliatrice.
Dopo un decennio di attesa in parte prevalente dovuta agli avvenimenti bellici, finalmente la tanto desiderata Cappella interna dello Studentato Filosofico di Nave ha avuto il suo compimento: dal 6 all'8 dicembre dello scorso Anno Santo 1950 si svolsero i festeggiamenti per l'inaugurazione del nuovo sacro edificio.
Il mercoledì 6 dicembre la Cappella veniva benedetta dal Rev.mo Sig. Ispettore Don Paolo Gerli, efficace promotore dei lavori ed il giorno seguente, vigilia della festa di Maria SS. Immacolata, S. E. Mons. Giacinto Tredici, Vescovo di Brescia, consacrava solennemente l'altare maggiore dedicato a Maria SS. Ausiliatrice, dono della benemerita famiglia Stefana fu Gerolamo, di Nave.
Infra Missam l'amato Presule disse brevi parole di compiacimento, augurando frutti copiosi di vita spirituale alle generazioni di chierici, che si succederanno nella nuova chiesa per la loro formazione sacerdotale salesiana.
Dopo aver benevolmente accolto l'invito per un gruppo fotografico-ricordo, S. E. lasciava il nostro Istituto tra rinnovate cordiali manifestazioni di riconoscenza.
A sera, l'Accademia alla Madonna preparò gli animi per le manifestazioni del giorno seguente, festa di Maria SS. Immacolata, solennità esterna dell'inaugurazione.
Alle 9,30 la popolazione di Nave gremì la nuova chiesa per la S. Messa cantata dal Rev.mo Sig. Ispettore, durante la quale la Schola dell'Istituto eseguì con signorile proprietà la Missa in honorem Beati Eduardi Regis del M. L. Refice e scelti mottetti d'occasione.
Infra Missam il Salesiano Prof. D. Ilario Bussoletti, Direttore della nostra opera di Brescia; disse con viva commozione le lodi di Maria SS. e di S. Giovanni Bosco, in una visione panoramica dell'ormai concludentesi Anno Santo.
Dopo la S. Messa la popolazione ebbe modo di ammirare le armoniose linee moderno-rinascimentali della graziosa cappella, su disegno dell'ex-allievo Ing. Enea Ronca di Verona.
Nel pomeriggio fu eseguito un concerto vocale- strumentale, che presentò, tra i vari pezzi scelti, Roma di Thermignon e l'Onnipotenza di Schubert eseguiti dalla corale dei chierici e l'applauditissimo trio in Do minore di Beethoven per archi e pianoforte.
Venosa - Festa di S. Giovanni Bosco.
Portiamo a conoscenza due riuscite iniziative a Venosa per la festa di S. Giovanni Bosco.
1) Tutti i ragazzi delle scuole elementari, avviamento, ginnasiali, un complesso di oltre 1800 giovanetti, nella festa di San Giovanni Bosco convennero, coi rispettivi insegnanti, in Cattedrale per venerare il Santo dei giovani nel giorno della sua festa. Celebrò S. E. Mons. Vescovo, che, all'imponente massa di alunni, che gremivano il tempio, rivolse sentite parole di esortazione a porsi sotto la protezione di S. Giovanni Bosco e ad ascoltare il suo perenne incitamento per la divozione :al SS.mo Sacramento e a Maria Santissima.
2) Una conferenza pedagogica a 200 professionisti tenuta dal Salesiano D. Adolfo l'Arco nell'Aula Magna dell'edificio scolastico. Con serrata dialettica D. L'Arco dimostrò, dopo un'accurata diagnosi della crisi della educazione, che l'unico mezzo per salvare i giovani è il metodo di Gesù, incarnato mirabilmente da Don Bosco: la carità e l'amorevolezza. È questo il pregio e il perno del sistema pedagogico di San Giovanni Bosco.
BOLIVIA - La Paz - Solenne congresso in omaggio al Papa.
Il Seminario nazionale della Paz, diretto dai Salesiani, celebrò un solenne congresso, nei giorni dal 28 settembre al 1° ottobre u. s., in omaggio al Vicario di Gesù Cristo.
Fu presieduto da S. E. Mons. Giuseppe Burzio, Arcivescovo tit. di Gortina, Nuuzio Apostolico in Bolivia, e da S. E. Mons. Abel Isidoro Antezana y Rojas, Arcivescovo diocesano il quale celebrava in quegli stessi giorni le sue nozze d'argento episcopali.
Parteciparono alle assemblee generali del Congresso molti ecc.mi Prelati, e tutti ne provarono bella e grande soddisfazione.
I temi, che si svolsero nelle assemblee, esaltarono la grandezza e l'importanza del Papato e dei Sommi Pontefici, seguendo l'insegnamento e l'ammirazione di San Giovanni Bosco per il Papa
Il Congresso meritò la Benedizione e l'alto compiacimento del Santo Padre.
Al pubblico fu offerto un concerto di musica sacra e dì canti gregoriani, eseguiti dagli alunni del Seminarìo, i quali riscossero grandi elogi.
Il solenne congresso ebbe termine la sera del 1° ottobre con la rappresentazione « Vieni e seguimi » e ìl dialogo « Sempre col Papa». Gli intermezzi furono rallegrati da musica e canti al Romano pontefice Pio XII.
nel discorso agli alunni dei Licei " a Visconti " e " Massimo " di Roma.
L'esperienza fatta principalmente nell'ultimo secolo non dovrebbe lasciare più alcun dubbio circa i benefìci che dalla scuola cattolica, o guidata dai suoi principii, derivano; al contrario, dovrebbe riempire di angoscia ogni animo, che sappia pensare con senso di responsabilità a tanta tenera gioventù, dinanzi alle rovine che agl'individui e alla società ai reca la scuola senza Dio. Da ciò potete stimare quanto grande sia la Nostra gioia nel vedere in voi i continuatori dell'opera educatrice cristiana, e quali siano i frutti non sterili che Ci auguriamo saprete trarre dalla vostra celebrazione.
.-l voi, Insegnanti, si fanno sempre più manifesti il merito e la dignità della missione, a cui lodevolniente dedicate tutta la vostra vita: voi modellatori di anime, voi continuatori dello sforzo d'incivilimento nei secoli, voi plasmatori al vero e al bene, voi, come forse non mai nel passato, quasi arbitri oggi dell'avvenire della società umana. Da voi dipende in tanta parte se il mondo (li domani dovrà ricadere nella barbarie di funesti errori e di inique leggi, o invece proseguire l'ascesa verso più ricche e più eccelse conquiste. Coi genitori e con la Chiesa voi avete riposta nelle vostre mani la chiave della felicità anche eterna di queste anime, poichè, sebbene a voi affidate col motivo della cultura - genuina cultura, che intimamente le perfezioni - esse non varranno a farla veramente propria, se non dopo aver appreso ad amare e servire Dio.
E voi, cari alunni, dimostratevi degni del nome e del motto Religioni et bonis artibus di quel Collegio Romano, che ha dispensato tante glorie, e tante rie ha raccolte dai suoi alunni. Un particolare titolo esige da voi quel che la Chiesa e la patria domandano agli altri: di attuare in rettitudine di vita le verità che apprendete, e in bontà di costumi il senso estetico della cultura classica, che soltanto sul terreno della fede cristiana può rendere i suoi pieni e maturi frutti.
Nè dimenticate l'alto titolo di « romano «>, di cui vi fregiate, parola che richiama grandezza, armonia, universalità, e soprattutto cristianità. In Roma ogni opera deve essere egregia ed esemplare, perchè a Roma sono costantemente rivolti gli occhi dell'Italica, come a suo centro, e del mondo, come a suo faro.
Le Opere Salesiane nel mondo e l'educazione dei giovani.
(Dal discorso del Sen. Avv. Vincenzo i\lenghi, letto alla radio la sera del 31 gennaio 1951).
Giorno del sessantatreesimo anniversario della morte fisica di Don Bosco questo 31 gennaio, ma anche di esaltazione negli altari, che supera ogni caducità umana. E tutta la Società Salesiana in ogni parte del globo è in pieno giubilo nella palpitante constatazione di nuovi frutti immarcescibili e nella certezza di un divenire sempre migliore.
La Congregazione conta, infatti, oggi io66 istituti maschili e 1035 femminili. Un Ateneo, scuole secondarie, professionali e di addestramento, orfanotrofi, ospizi, oratorii, opere di sviluppo diretto e di aaffiancaniento di ogni specie e ultimamente interi villaggi per i ragazzi di Dori Bosco sorgono dappertutto con l'adesione incondizionata dei popoli di ogni razza e di ogni colore. Perchè? Perchè la Pia Società Salesiana, rispettando le istituzioni locali, ha saputo amalgamarsi con tutte le genti e ne ha interpretato e ne interpreta rapidamente i bisogni e le soccorre con impareggiabile abnegazione. Umile fra gli umili le avvicina fraternamente e all'odio ed alla repugnanza contrappone l'amore e la carità. Ìì il canone del Vangelo che viene praticato senza ambagi e senza limiti; e quando l'amore ed il sacro principio della solidarietà presiedono alle azioni, ogni fortezza è destinata a capitolare. Non si spiegherebbe altrimenti il successo delle missioni salesiane fra le tribù selvagge di terre inesplorate.
Ma chi inoculava negli animi dei novelli sacerdoti il modo infallibile di comportarsi con i barbari e le direttive di una pedagogia che tanto successo ottenne fra i giovani anche prima della seconda metà del secolo decimo nono? Indubbiamente Dori Bosco. Chiamato dalla Divina Provvidenza ad esplicare l'alta missione di avviare al bene i fanciulli, aveva attitudini ed intuizioni psicologiche specialissime ed usò rragistialmente il principio teoretico del prevenire e non del reprimere. Secondo questo Santo eccezionale è necessario educare i f fanciulli, guadagnandosi l'animo loro e facendo loro amare la condizio, e di educati. Quindi studiare le loro tendan.ze ed i bisogni, assecondare le loro aspirazioni, correggerli anuchevolmente e confondersi con essi anche nel giuoco, non p; escindendo mai da un fondamento essenzialmente er stiano. Fu Don Bosco un precursore ed un caposcuola, che l'anticlericaleggiante scuola positiva volle ignorare, ma che lo statista Urbano Rattazzi ben comprese anche in tempi lontanissimi. Troppo forte era il fascino che si sprigionava dalla figura poliedrica di questo italianissimo Santo e troppo evidente era l'utilità del suo metodo pedagogico per potergli resistere o per poterlo addirittura osteggiare. Perciò lo stesso Rattazzi gli divenne antico e lo stimolò a creare la Pia Società, che ebbe la bolla di riconoscimento da Pio IX.
L'umano consorzio, nell'epoca attuale, tutta presa dai calcoli edonistici, sembra aver fretta di giungere ad una meta, la quale, però, sarà luminosa e completamente remuneratrice, solo se non si farà a meno dei principii di cristiana solidarietà insegnati dall'immortale Don Bosco.
LE FESTE GIUBILARI DELL'OPERA SALESIANA IN ARGENTINA
(DA UN NUMERO UNICO D'OCCASIONE)
75 anni sono trascorsi dacchè 10 umili Salesiani, figli di un meraviglioso sognatore, posero il piede nell'America e dall'estuario del Rio de la Plata penetrarono nel cuore dell'immenso continente ed oltrepassarono le Ande. A quei primi 10 han fatto seguito 8236 figli e figlie e dalla prima casa di Mater Misericordiae altre 66o ingemmano il nuovo mondo. Ringraziamo Iddio, che a D. Bosco ha fatto realizzare tanto bene in questa terra.
Gli ispettori e le ispettrici d'America, con a capo il Rev.mo D. Michele Raspanti, hanno organizzato diverse manifestazioni per i festeggiamenti giubilari. Il Rettor Maggiore, nella sua bontà ed affetto per la nostra patria, che egli conosce personalmente, si è unito alle nostre feste non solo con un suo prezioso messaggio, ma con l'ìnviare un membro dei Capitolo Superiore: il Rev.mo D. Modesto Bellido.
Da parte sua il Potere Esecutivo della Nazione ha preso ufficialmente parte con decreto n. 21.220 del 5 ottobre 1950, concepito in questi termini:
Considerando che l'Istituzione Salesiana, opera di D. Bosco, compie, quest'anno, 75 anni di residenza nella repubblica; che durante tre quarti di secolo la ricordata istituzione ha realizzato un'intensa opera di azione culturale, sopratutto in mezzo alla popolazione più umile del paese e in modo speciale nei territori della Patagonia, fino alla Terra del Fuoco e alle Isole Malvine, facendovi riconoscere la Sovranità nazionale, il Presidente della Repubblica decreta:
ARTICOLO 1° - Il Governo Nazionale presterà la sua adesione agli atti commemorativi dell'arrivo dei Salesiani nelle terre della Repubblica, in segno di riconoscimento per l'opera culturale e patriottica da loro realizzata.
ARTICOLO 2.°. - Il presente decreto sarà vistato dai signori Ministri Segretari di Stato nei Ministeri degli Esteri, Culto, Interni, Educazione.
ARTICOLO 3°. - Le comunicazioni e la pubblicità passeranno all'Archivio di Stato.
Firmato:
PERÓN, IPPOLITO PAZ, ANGELO BORLENGHI, ARMANDO MENDEZ DI S. MARTINO.
Le feste ebbero principio il 30 agosto con la commemorazione del Card. Giovanni Cagliero, la solenne funzione religiosa col canto del Te Deum e la recita di un dramma del nostro D. Lemoyne
Colpa e perdono (1).
Il 1° ottobre, grande funzione religiosa nella
chiesa Mater Misercordiae, alla presenza dell'E.mo Card. Giacomo Luigi Copello, con celebrazione della S. Messa da parte del Rev.mo Modesto Bellido, con Pontificale di Mons. Roberto Tavella e discorso del Salesiano D. Giovanni Belza, asserente che D. Bosco, quasi valanga, ha coperto il mondo. Il 2 ottobre, nel teatro municipale «Generale San Martino», il Card. Antonio Gaggiano tenne la commemorazione ufficiale ascoltatissima e coronata d'applausi, quindi un coro di 200 voci eseguiva scelta musica. L'emozione crebbe al delirio, ascoltando per mezzo del dittafono il messaggio del Rettor Maggiore, il suono delle campane della Basilica di Maria Ausiliatrice di Torino, l'inno di ringraziamento del Successore di S. Giovanni Bosco, le voci dei bambini dell'Oratorio cantanti « O Regina del cielo ».
I Cooperatori tennero l'assemblea generale il ottobre al Pio IX e la Sig.ra Maria Teresa de Duina salutò in Pio XII «la figura morale più grande del secolo corrente» e in Mamma Margherita «la prima cooperatrice salesiana ».
Maestosa l'esposizione didattico-professionale inaugurata dal Ministro dell'Agricoltura Ing. Carlo Emery, alla presenza del Nunzio Apostolico Mons. Giuseppe Fietta e di Mons. Roberto Tavella. La mostra occupa il pian terreno e i tre piani della casa destinata al Bollettino. magnifica prova dello sforzo, che sostiene la Congregazione nell'educazione della gioventù.
Una massa di 11.000 alunni dei Salesiani e Figlie di Maria :Ausiliatrice, il 6 ottobre, invase la cattedrale metropolitana per il canto del Te Deum, presenti l'Emo Card. Copello e il Sottosegretario al Culto; quindi rese omaggio al Presidente della Repubblica Giovanni Peròn, il quale si affacciò dal Palazzo del Governo, circondato dai Ministri dell'Esercito, Marina, Lavoro, Industria, Commercio, Giustizia, Agricoltura, Economia e Finanza. Il grande raduno in Piazza Maggio volle essere anche una manifestazione di ricono scenza al Liberatore Gen. Giuseppe di S. Martino per il centenario della sua molte. Il Presidente disse fra l'altro:
«La convivenza di 75 anni con l'Opera di Don Bosco rappresenta un grande onore per la Repubblica Argentina ed un grande onore, parimenti, rappresentano, per l'opera di D. Bosco, 75 anni spesi nella formazione di migliaia di alunni, che uniscono la voce di Cristo con la voce della Patria.
Durante 40 anni ho percorso la patria da un estremo all'altro ed ho visto i Salesiani lavorare umilmente, formando argentini dabbene, come noi desideriamo i nostri, argentini umili, umili servi di Dio e della patria.
» Per questo motivo, in questo luminoso giorno festivo per il 75° anniversario, desidero, concludendo, dire ai Salesiani che la Nazione Argentina è orgogliosa di loro e che il Governo Nazionale, a mio mezzo, è loro grato per quanto hanno fatto e stanno facendo per formare una gioventù degna della grande patria del Gen. Di S. Martino».
Sabato fu grande giornata mariana, in ricordo dell'aver D. Bosco inviati in Argentina i suoi missionari con la benedizione di Maria Ausiliatrice. Si organizzo, quindi, un pio pellegrinaggio di 8000 fedeli al Santuario nazionale di N. S. di Lujàn, accolti dall'Ecc.mo Vescovo di Mercedes Mons. Nunziante Serafini. La S. Messa fu celebrata dal sig. D. Bellido.
Anche in S. Nicolas si tenuto un grande ciclo di feste con particolare risalto alla proclamazione di Maria Ausiliatrice, patrona dell'Agro Argentino. Interminabile la sfilata di automobili, autocarri, biciclette, che precedevano la Statua di Maria Ausiliatrice visitante le campagne poste sotto la sua protezione.
In novembre volle rendere una gradita visita di omaggio S. E. Il Card. Ernesto Ruffini, giunto a Buenos Aires, quale Legato Pontificio al Congresso Nazionale Eucaristico.
Lapide commemorativa e via intitolata a Don Bosco.
Il ricordo dell'anno giubilare sarà conservato da una lapide commemorativa e da una via intitolata a D. Bosco. Al cader del velo, nella Basilica di N. S. della Mercede, si scoprì alla folla una lapide in onore dei primi grandi amici e benefattori i Monsignori Federico Aneyros, Mariano Espinoza ed Antonio Rasore. Il discorso d'occasione fu tenuto dal Salesiano D. Giu seppe Silva, affermante che « quel bronzo è un'eco della storia ».
Buenos Aires, culla dell'opera salesiana in America, non aveva ancora una via intitolata a Don Bosco. Per l'occasione, l'Intendenza municipale di Buenos Aires ha emanato un decreto per il quale la Calle Adolfo Berro prende il nome « Calle Don Bosco ». « Don Bosco, dice il decreto, è una figura di carattere eccezionale, il cui nome merita sia perpetuato in una via della città, offrendolo come esempio alla considerazione della popolazione ».
La « Calle Don Bosco » passa di fronte al collegio Pio IX, casa madre della Congregazione Salesiana in Argentina.
La cerimonia si svolse il 4 ottobre. S. E. il Nunzio Apostolico benedisse la targa, alla presenza dell'Ambasciatore d'ltalia, S. E. il Dott. Giustino Arpesani, delle autorità comunali, dei Cooperatori, alunni ed amici dell'opera salesiana.
(1) Del Card. Giovanni Cagliero il 28-II-1951 è ricorso il 25.mo
della morte.
Per la circostanza ricordiamo le parole del Generale Roca all'allora Mons.
Cagliero: « Se chiamano me il conquistatore della Patagonia, l'E. V. dev'essere
chiamata, con ragione, il civilizzatore della medesima ».
(N. della direzione).
SI ESTENDE SEMPRE PIÙ LA DIVOZIONE AL BEATO DOMENICO SAVIO
Nella città de Hellin (Prov. di Albacete-Spagna), regione senza Case Salesiane, gli Aspiranti dell'Azione Cattolica hanno scelto come Patrono il Beato Domenico Savio e ne portano con orgoglio il distintivo. Nel nuovo Seminario Minore, stabilito nella Diocesi di Albacete, la sala di studio è dedicata al prediletto allievo di Don Bosco e il primo libro, che si è letto nel refettorio, è stata la Vita del nuovo Beato. Anche il Salone-Teatro dell'Azione Cattolica è adorno del quadro dell'angelico Domenico Savio.
Acquaviva (Bari) - S. E. Mons. Salvatore Rotolo, Salesiano, celebrò il 4 febbraio la festa di S. Giovanni Bosco e del Beato Domenico Savio, benedicendo il nuovo quadro, dipinto dal Rev.mo Mons. Vicario Giuseppe De Luca e che è collocato nella Cappella del SS. Sacramento, nella Chiesa Cattedrale.
Per l'occasione S. E. distribuì ai Rev.mi Parroci delle due Prelature una reliquia ex ossibus dell'angelico discepolo di D. Bosco, il B. Domenico Savio.
Ad iniziativa di uno scelto Comitato con a capo l'Arciprete Carmelo Seminara, il Commissario Prefettizio dottor Alfredo Blasi e le presidenze delle Associazioni di A. C., con larga partecipazione della cittadinanza, si svolsero, dal 5 all'8 dicembre, a Montalbano di Elicona (Messina), riuscitissime feste in onore di S. G. Bosco e del Beato Domenico Savio.
Oratore della cìrcostanza, il noto conferenziere salesiano Prof. don Antonio Fasulo. Brillante la conferenza con proiezioni su S. G. Bosco tenuta nella matrice affollata come nelle grandi occasioni, la sera dell'8 dicembre, a chiusura delle feste.
La cittadinanza di Riesi (Caltanissetta) ha reso solenne, fervido omaggìo al Beato Domenico Savio, dal 22 al 26 novembre nella Basilica Maria SS. della Catena, chiesa matrice.
Nelle ore pomeridiane del 22 un riuscitissimo convegno di cooperatori e cooperatrici salesiane presieduto dal Sig. Don Antonio Fasulo.
Durante il triduo, al mattino, si succedevano, per rendere il loro omaggio al Beato, gli alunni e le alunne delle Scuole Elementari, Medie e Ginnasiali, e gli organizzati di Azione Cattolica; nel pomeriggio, il popolo.
Lasciò soave impressione la forbita conferenza con proiezioni luminose del 24: meravigliosi i quadri, resi vivi dall'arte del pittore e dall'eloquenza dell'oratore.
Il 26 tutta una giornata di spiritualità attorno all'angelico Beato! Messe, Comunioni, canti e discorsi e trionfale pellegrinaggio per onorare ed imitare la santità di S. Giovanni Bosco e del Beato Domenico Savio, il primo dei suoi discepoli aureolato della gloria dei beati.
I giorni 12, 13, 14 ottobre 1950 si tenne nella chiesa dell'Ospedale « S. Croce» di S. Salvatore Monferrato il solenne triduo in preparazione alla festa di S. Giovanni Bosco e del Beato Domenico Savio. Fu invitato a predicare il triduo il Prof. Don Luigi Ricaldone, il quale, con la sua parola calda e persuasiva, infervorò gli animi ad una santa preparazione alla festa dei nostri Santi.
Per dare comodità alla popolazione di venire alla chiesa, si fecero tre funzioni ogni giorno.
Nelle varie prediche l'oratore fece risaltare egregiamente le grandiose figure di S. Giovanni Bosco e del suo degno discepolo, il Beato Domenico Savio.
Il 15 ottobre poi, fu proprio il trionfo dei nostri cari Santi. Al mattino, Comunione generale, alle dieci Messa solenne con panegirico, celebrata dal Rev.mo Arciprete della Parrocchia di S. Martino.
La chiesa era stipata e buona parte della popolazione fu costretta a rimanere sul piazzale dell'Ospedale.
Nel pomeriggio ci fu una grandiosa riuscitissima processione, accompagnata dalla banda di Nizza Monferrato, la quale suonò gli inni più belli.
Al ritorno, dinanzi alla folla, prima di impartire la benedizione Eucaristica, il sig. D. L. Ricaldone rievocò la splendida figura del novello Beato, che additò alla gioventù come modello da imitare, augurandosi che il suo esempio sia di monito e di sprone alla virtù.
Nell'alone dell'Anno Santo e facendo eco alle grandi celebrazioni, che si susseguono nel mondo, i Salesiani di Ulzio dedicarono la domenica 13 agosto ai festeggiamenti in onore del nuovo Beato, quindicenne, Domenico Savio.
Alle ore 8, in parrocchia, il rev.mo arciprete Don Giovanni Ponsero disse la Messa dei fanciulli con comunione generale, rivolgendo calde ed appropriate parole, augurandosi che il bel quadro dell'amabile figura del « piccolo grande Santo» fosse un costante invito al bene in tutte le case.
Alla Messa solenne, nel Santuario della Badia, grande fu il concorso della popolazione e dei villeggianti con gruppi anche delle varie colonie estive. Celebrò il Direttore, sig. Don Farina, e tessè il panegirico il rev.mo Don Olivero della Facoltà di Diritto del Pontificio Ateneo Salesiano di Torino. La musica venne eseguita dalla Schola Cantorum dello Studentato Filosofico Salesiano di Foglizzo con elementi internazionali del Pontificio Ateneo. Alle 7 e alle 9 parlarono pure, infra Missam, i RR. PP. Gentili e Goria, della
Compagnia di Gesù.
Padre Goria tenne, a tarda sera, il discorso officiale commemorativo nel Salone-Teatro affollatissimo, seguito con la massima attenzione e con profonda commozione per la nota di vibrante convinzione e di devota simpatia per il Beato, che chiamò « collega » per essere stato anche lui allievo dell'Istituto Salesiano di Castelnuovo.
Egli esordì con un piccolo episodio storico, che gli permise un geniale e simpaticissimo accostamento del Beato Domenico Savio a San Luigi Gonzaga, alla cui devozione, disse, la Congregazione Salesiana aveva dato una grandissima diffusione: Un giovane Santo, osserva, ma in sottana nera san Luigi... un altro giovane santo, invece, Domenico Savio - più giovane ancora - ma senza sottana... in pantaloni! Singolare caratteristica questa, davvero, del primo giovane secolare, non martire, che sale alla gloria degli altari e, forse, per questo anche più amabile, come già osservava il Papa Beuedetto XV a Don Francesia. L'oratore insiste sulla forma di santità particolarmente moderna: quella, cioè, dell'assoluta fedeltà al dovere quotidiano, come in santo Stanislao Kostka e in santa Teresina del B. G. Qui, egli collocava la forma di santità del nuovo Beato: ma, osservava l'oratore, Domenico Savio non era nè novizio nè religioso, ma un semplice giovane studente. E poi colorò l'insegnamento provvidenziale del suo speciale messaggio di santità nell'« eroismo straordinario del comune dovere quotidiano» con l'impronta inconfondibile della spiritualità salesiana, fatta di pietà profonda, di angelica purità e di ardito e ardente apostolato, e resa amabile da una sapiente semplicità e da una affascinante allegria. L'appello finale agli educatori e particolarmente alle mamme fu salutarmente efficace.
Erano presenti autorità civili, scolastiche ed ecclesiastiche, che facevano ala al rev.mo Don Pietro Tirone, Catechista generale della Congregazione, il quale si complimentò cordialmente col P. Goria per la magnifica commemorazione tenuta con così ardente ed avvincente parola.
Varazze - Preceduta da triduo predicato si tenne il 28 gennaio, nella chiesa Parrocchiale di S. Ambrogio, la festa in onore del R. Domenico Savio.
La popolazione generosamente corrispose e specialmente numeroso il concorso della gioventù maschile e femminile.
Alla Messa della Comunione S. E. Rev.ma Mons. Giovanni Battista Parodi, Vescovo di Savona, consacrò Sacerdote un Salesiano e conferì il Diaconato e gli ordini minori ad altri due confratelli.
Alla sera, davanti ad una vera fiumana. di persone, l'Oratore, che, nelle sere precedenti aveva saputo avvincere mente e cuori, disse il panegirico del Beato, facendo risaltare la volontà di Domenico Savio di farsi santo, grande santo e presto santo.
Suggellò la bella funzione la Benedizione con il SS., impartita dal novello sacerdote ed il bacio della Reliquia.
La festa lasciò una scia luminosa di bene, suscitando santi propositi.
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CILE - Santiago - Festa in onore del Nuovo B. Domenico Savio e Benedizione della prima pietra della nuova Cappella del nostro Istituto.
Il 7 settembre, giorno pieno di sole e di vita, alle 8,30, il Rev.mo Sig. Ispettore D. Gaudenzio Manachino volle, ancora una volta, prima di partire per la Colombia, celebrare la santa Messa, mentre il nostro piccolo Clero faceva corona all'Altare. La S.ta Comunione dei nostri giovani e di molti genitori fu così commovente che il Rev.mo Sig. Ispettore, alla fine del Santo Sacrificio, volle felicitare tutti i presenti per quella dimostrazione di fede sincera e di pietà sentita, augurando, pure agli Esploratori « Don Bosco» presenti, un avvenire sempre più pieno di entusiasmo e di formazione virilmente cristiana.
Alle 10,30, il vasto cortile presentava un colpo d'occhio superbo: sventolio di bandiere, addobbi di scudi e ghirlande, un pubblico numeroso riempiva i corridori che circondano il cortile; i nostri bravi Esploratori « Don Bosco » in corretta formazione.
Arriva il Rev. Mons. Vladimiro Boric, Vescovo Salesiano di Puntarenas, accompagnato dal nostro amatissimo Sig. Ispettore, dall'Ambasciatore Argentino, dall'On. Deputato L. Cortés e da un folto gruppo dei nostri Benefattori ed amici, tra cui il Colon. comandante il Reggimento di Cavalleria Maturana, A. Barrientos.
La banda dei nostri Esploratori rompe il silenzio con la sua marcia trionfale, mentre gli Esploratori presentano il loro gagliardetto ed il pubblico applaude frenetico.
Occupato il Palco d'Onore, la banda suona la Canzone Nazionale, mentre il labaro della Patria ascende smagliante nei suoi vivi colori come un invito ai nostri baldi giovani ad essere sempre degni della grandezza della Patria.
Cantato pure l'Inno Argentino, il Sig. Direttore D. Guido Tento, dopo un caldo saluto alle autorità, spiega l'importanza dell'atto, che riuniva nuovamente la Famiglia Oratoriana:
1) La benedizione del gagliardetto del Secondo battaglione di Esploratori D. Bosco, denominato: «Gen. S. Martin », in onore dell'Eroe, che, con il Gen. O' Higgins, il Cile venera come colonna della Libertà Nazionale.
2) La posa della prima pietra della nuova Cappella, che ormai è assolutamente necessaria, dopo l'incendio dell'antecedente.
L'illustre Madrina, ambasciatrice argentina, porgeva al rispettivo Comandante il gagliardetto benedetto, e, mentre le altre illustri Madrine ed i nostri amati benefattori ed amici stringevano il simbolico nastro, l'Ecc.mo Mons. Vescovo procedeva alla posa della Prima Pietra che, in silenzio, accompagnata dalla preghiera di tutti, scendeva adagio, adagio in grembo alla terra. come il seme che speriamo spunti glorioso.
Sentiamo il bisogno di ringraziare il Signore, e la Santa Messa Solenne ci riunisce nuovamente. Alla sera poi l'armoniosa banda ci richiama e ci prepariamo per la Processione con la Reliquia del nostro B. Domenico Savio: il modello della nostra Gioventù, avida di bene. L'eccellentissimo Mons. Vescovo, in un eloquente discorso, anima tutti a disprezzare i falsi tesori del mondo, per seguire il nostro Re e cercare i veri ed unici tesori, che durano per tutta l'eternità. Così Domenico Savio: e così dobbiamo fare pure noi.
Il nostro Teatro ci raccoglieva, alfine, allegri, con la sua cerimonia di gala in onore del nuovo Beato.
MATO GROSSO
Relazione del secondo viaggio missionario di Sua Ecc.za Mons. Giuseppe Selva, Prelato di Registro de Araguayana.
S. E. Mons. Giuseppe Selva, la scorsa estate, intraprese un faticoso viaggio attraverso la sua Prelatura.
Ci mettemmo in cammino il 9 giugno, avendo per meta la Colonia Agricola di S. Giuseppe a Sangradouro e la Parrocchia S. Giov. Battista di Poxoreu.
La sera, in pieno bosco, dopo 42 Km. di strada mulattiera, ci dissetammo con arance dolcissime e in quantità, che trovammo lungo il cammino e dovemmo trascorrere la notte in una cascina senza tetto, col suolo coperto da almeno 30 cm. di strame e di letame bovino. Monsignore col il suo abituale sorriso dice: « Qui sarà la nostra reggia per questa notte ». Preparo la rete per il Vescovo, lego i muli ad un albero e cerco un posto, al sicuro dalle terribili formiche, che tutto rodono, per le valige e i vestiti. Alle tre e mezzo di mattina mi alzo e cerco di mettere tutto in ordine per la partenza. Monsignore si alza, pare stia meglio, come pure con ottima disposizione di viaggiare. « È domenica, la santa Messa la celebreremo più avanti», dice il Vescovo missionario. Si parte, la luna ci rischiara meglio il cammino, perchè le tenebre della notte ancora non hanno dato luogo all'aurora. Si viaggia abbastanza bene, sebbene i nostri muli abbiano passato la notte legati e senza mangiare. Alle sei e mezzo ecco apparire una piccola fattoria. « Qui si celebrerà la santa Messa » dice Sua Eccellenza. Solo due giovani stavano in quella fattoria e con contegno e divozione assistettero al santo sacrificio, che potevano ascoltare dopo più di due anni che non vi assistevano. Dopo la celebrazione fu servita a Monsignore una tazza di thè fatto di foglie di arance, senza che alcuna leccornìa, anche la più semplice, accompagnasse tale bevanda. I muli, qui, furono più fortunati, perchè furono serviti di una buona razione di grano turco. Viene di nuovo il momento di proseguire il viaggio. Di tutto si ringraziano i due giovani. Ora mancano solo 12 Km. per giungere alla colonia e la strada non è delle peggiori. Ad un'ora all'incirca di viaggio, ecco venire incontro il Direttore della colonia Sangradouro Don Luigi Lorenzi, che con il volto raggiante di soddisfazione saluta e bacia l'anello al Vescovo. Don Lorenzi ci offre una buona colazione, che subito consumiamo all'ombra di un albero.
Ecco una seconda staffetta si aggiunge; sicchè ora Monsignore non è solo col suo segretario, ma con una buona carovana di cavalieri che lo corteggia. Monsignor Selva, con il suo sorriso abituale e la sua imponente persona, è il re della carovana e dell'allegria, di tutto ciò che ha sofferto, già si è dimenticato, ora sta nel mezzo di una parte eletta di suoi figli spirituali, pei quali tutto fa, tutto soffre. A pochi passi dalla colonia, ecco i giovani alunni e alunne ad aspettarci. Fuochi di artificio ed evviva salutano il Pastore, che viene a far loro visita. Monsignore abbandona la cavalcatura e a piedi, dopo aver ricevuto i primi omaggi, continua il rimanente della strada, che ancora manca per arrivare alla casa. Alle dieci antimeridiane già da tutti si è raggiunta la colonia. Mons. Vescovo, dopo aver ricevuto gli omaggi dei figli rimasti in casa, si porta alla stanza per Lui preparata per attendere ad una sommaria pulizia ed un breve riposo. Alle tre pomeridiane il Vescovo iniziava la visita annuale. Il primo luogo ad essere visitato furono i lavori per la costruzione della nuova chiesa per la colonia, dedicata questa a S. Giuseppe. Questa chiesa è disegnata dal nostro Confratello Arch. Valotti. Sua Ecc.za rimase stupefatto all'osservare con che rapidità erano stati eseguiti i lavori di detta costruzione, essendo quasi al tetto. In soli otto mesi di lavoro, un solo muratore ed un aiutante hanno fatto tutto, la costruzione misura m. 20 di lunghezza, otto di larghezza, più di sette di altezza e i bracci della croce sono di quattro metri ciascuno.
Il giorno 12 giugno S. Ecc. continua la sua visita. Nella mattinata visita le officine del nostro caro fratello coadiutore sig. Francesco Bondioni, che con poco o niente (o, meglio, a forza di sacrifici) seppe dal quasi nulla mettere in attività l'officina di falegname e di meccanico, nelle quali officine si trovano pure la macchina per pulire il riso, il mulino per il caffè e farine diverse e per triturare la canna da zucchero. È tutto questo messo in moto da una grande ruota mossa ad acqua portata da un canale, pure questo fatto costruire da Monsignor Selva, lungo oltre 8 Km. questo canale la miglior ricchezza della colonia, perchè senz'acqua sarebbe come senza vita. Il giorno seguente la visita fu fatta ai campi coltivati a frumento, a grano turco, a mandioca, a canna da zucchero ed alle svariate qualità di piante fruttifere.
In questa nostra missione passammo otto giorni. Il giorno 15, 16, 17 il Vescovo missionario predicò il triduo in preparazione alla festa del Sacro Cuore di Gesù, celebrata questa con tutta la pompa possibile ed un fervore a tutta prova da parte dei nostri alunni ed alunne, il giorno diciotto. La messa della comunione generale fu celebrata dal Vescovo. La messa delle nove fu cantata dal Rev.mo D. Crema, uno dei missionari veterani di questa Prelatura, avendo, questo degno figlio di Don Bosco, già passato oltre 50 anni nelle missioni del Mato Grosso.
Il giorno diciannove fu il giorno della partenza per Monsignore in direzione della parrocchia di Poxoreu, dove altre pecorelle, non meno care al cuore del zelante Pastore, lo attendono con ansietà. La partenza fu alle ore nove del mattino, i giovani alunni col loro assistente ci avevano preceduti per alcuni Km. di strada, il Rev.mo Sig. Direttore, pure a cavallo, ci accompagnava. Il momento dell'addio a quei cari giovani fu per Monsignore assai commovente. Nel benedirli Monsignore apparve commosso. A sera bussammo alla porta di una casa, non avendo però nessuna risposta. Quando già si pensava al come passare la notte, ecco giungere due impiegati del padrone della fattoria, i quali si mostrarono ben felici nel poter avere, quella notte, sotto il loro tetto, il caro Vescovo, il Vescovo missionario. Al mattino seguente, di buon'ora si celebrò la santa Messa, poi una tazza di caffè e alle tre pomeridiane si faceva, quasi di sorpresa, il nostro ingresso nel popoloso villaggio di Poxoreu. Il parroco Salesiano Don Castulo diede l'avviso al popolo con un lieve tocco delle campane della parrocchia. Alle sette e mezzo si recitò il santo rosario nella chiesa parrocchiale con molto concorso.
Il 24 giugno festa del Patrono: S. Giovanni Battista, con panegirico recitato dal Vescovo,
Nel pomeriggio Monsignore amministrò la santa Cresima ad oltre 75 fra piccoli e grandi, il parroco conferì il santo Battesimo ad oltre cinquanta piccoli.
Il 20 festa del Papa, che fu da noi celebrata con tutta la solennità possibile; Monsignor Vescovo, alla seconda messa, parlò del Papa con con tanta convinzione e chiarezza da far commuovere tutti. Prese per tema la strenna del Rettor Maggiore ai Salesiani in questo anno santo, cioè: « Conoscere, amare, difendere il Papa».
In giornata Monsignore amministrò il santo Battesimo a 15 piccoli e la Cresima a tredici.
Il 30 giugno incominciamo il nostro viaggio di ritorno per Guiratinga. Per urgenti interessi dei lavori della costruzione della chiesa di Sangradouro, Monsignore dovrà, di bel nuovo, fare oltre 72 Km. di strada mulattiera a cavallo. Alle cinque di sera arrivammo alla nostra colonia agricola. Alla nostra colonia ci fermammo un sol giorno per poi riprendere il viaggio per Guiratinga, sede della nostra Prelatura. In soli due giorni percorremmo oltre 132 Km. di strada mulattiera a cavallo. Il giorno sette luglio, stanchi, rientrammo nella nostra sede. Il lavoro spirituale fatto da Monsignore in questo viaggio è molto confortante: Cresime amministrate 112, battesimi 25, più una cinquantina amministrati dal parroco Salesiano.. Le comunioni furono pure numerose. Voglia il padrone della messe mandare nuovi rinforzi per il campo di lavoro, affinchè possano anche i vecchi missionari avere al loro fianco le future speranze, alle quali poter consegnare la messe ormai matura per nuovi trionfi.
Due interessanti pubblicazioni della ELLE-DI-CI
La Libreria della Dottrina Cristiana del Colle Don Bosco (Asti), ha edito in italiano le MEMORIE SALESIANE DI UN ARCIVESCOVO CIECO di S. E. Mons. RICCARDO PITTINI, Arcivescovo di Santo Domingo e Primate delle Indie Occidentali.
Il bell'opuscolo, che si offre in edificante lettura, fa conoscere gli inizi e gli sviluppi dell'opera salesiana e missionaria nell'Uruguay, nel Paraguay e negli Stati Uniti, dove Monsignor Pittini ha svolto successivamente il suo Apostolato.
Dal punto di vista missionario, interessanti soprattutto gli inizi della Missione del Chaco Paraguayo, affidata ai salesiani nel 1923.
Fa conoscere tanti graziosi episodi, che rendono la lettura attraente ed utile.
ERALDO DEROSSI, SORRISI DI GIOVINEZZA PURA, L. 500.
È una gradita ed attraente biografia del Ch. Salesiano Tarcisio Candotti, morto a soli 24 anni, nell'ospedale di Betlemme. Aveva desiderato tanto di essere missionario, aveva da tre anni raggiunto la Palestina e là, forse anche per la mancanza di cure, giacchè per la guerra doveva vivere sotto il controllo militare inglese, quale puro giglio piegava la testa su un letto di ospedale.
Si vende a beneficio delle Missioni Salesiane della Palestina.
LA MADONNA DI FATIMA NEL SIAM
La statua di Maria SS. di Fatima, benedetta da Sua Santità Pio XII, aveva visitato parte dell'Europa, l'Africa, l'India, Singapore, Penang, quando finalmente venne nel Siam. Era accompagnata da Mons. Vicario Generale di Leiria (Portogallo), da un sacerdote belga e da due signore.
La bella notizia dell'arrivo della Madonna ci giunse quasi improvvisa. Solo dieci giorni di intensa preparazione precedettero l'arrivo. Bastarono però ad infervorare i cristiani e i pagani in un modo incredibile. I giornali e la radio del paese contribuirono ad accrescere l'entusiasmo ed a creare, anche fra i pagani, un vero desiderio di vedere la Madonna.
Il giorno due dicembre, alle ore 13, più di 300 auto erano all'aereodromo di Bangkok ad attendere l'arrivo della Madonna.
Alle 13,15 arriva il bimotore; Mons. Chorin, Vicario Apost. di Bangkok, e una decina di sacerdoti vanno all'aereo a salutare per i primi Maria. Intanto una voce si sparge con una velocità incredibile: «È arrivata la Madonna». Cristiani e pagani, confusi insieme, si affollano nella sala centrale; appare finalmente la candida Statua; silenzio religioso; tutti i volti commossi sono rivolti verso la bianca effigie. Qualche canto, qualche preghiera, poi si snoda il corteo interminabile di auto. Per la prima volta, in queste località, risuonarono canti, lodi sacre e preghiere a Maria SS. Dopo due ore, il corteo arrivò al parco Lumbini, dove associazioni, scolaresche, cristiani ed una folla di pagani aspettavano l'arriso della Madonna. Fu una vera scena di paradiso. Cose da notare: il governo (buddista) del Siam - permise a 31 auto ed a più di 200 persone di entrare nell'areoporto di Bangkok, con Carabinieri di servizio, lungo un percorso di 43 km. per mezza giornata. Sospese il traffico per quattro ore lungo il Corso « Silom, Xalomkrung, ed Orientel ». E questo per una cerimonia puramente religiosa. Fu una cosa incredibile; era una voce unanime: « Solo Maria SS. poteva fare una cosa simile ». Diecimila cristiani parteciparono alla processione e quasi novantamila pagani. I tre quarti di certe scolaresche erano pagani; tutti con un giglio in mano accompagnavano Maria, cantando le sue lodi. A mezzo percorso si unirono alla processione anche i Ministri e Consoli cristiani di varie nazioni. Fu una cosa mai vista nel Siam. Maria SS. si fermò una settimana a Bangkok. Fu portata in trionfo in tutte le chiese e conventi. Passò, quindi, a visitare la Missione di Chantabun affidata al clero indigeno; qui si rinnovarono scene di fede, pietà e vero affetto a Maria SS.
In una chiesa della Capitale furono offerte alla Madonna tre bianchissime colombine; dopo un po' di tempo due se ne volarono via, una per una forza misteriosa rimase con la Madonna sempre ai piedi della statua, destando l'ammirazione di tutti, non ci furono nè canti nè evviva fragorosi, nè sparo di petardi nè l'agglomerarsi della gente a baciare i piedi della Vergine, nè le processioni che potessero far volar via la bianca colomba, vista da tutti come simbolo di Lucia, l'unica superstite dei tre veggenti.
Il giorno 11 dicembre passò a visitare la Missione di Rajaburi; sostò a Ban Pong; vi fu la processione notturna, che sfilò lungo le vie del mercato tutto buddista; vi fu la Messa di mezza notte: anche qui una folla di pagani si unì ai cristiani per lodare Maria. Il giorno 12 continuò il suo viaggio in auto sino a Rajaburi, ove fu ricevuta solennemente dai cristiani di Bang Nok Khuek e delle chiese vinciniori, che processionalmente La portarono fra inni, canti e preghiere sino alla residenza centrale di Bang Nok Khuek. La maestosa e devota processione composta da quindici barconi bene addobbati, sul più alto dei quali troneggiava la bianca effigie della Madonna, giunse alla Pro-cattedrale alle ore sei di sera. Ricevuta con fede ed amore da una folla devota, Maria rimase a Bangkok Khuek tutto il giorno 13 a benedire i figli, che ininterrottamente andarono a visitarla. Il giorno 13 vi fu Messa solenne, Via Crucis; Processione diurna e notturna, benedizione degli ammalati e dei bambini, illuminazione elettrica della chiesa e dintorni; gli altoparlanti contribuirono a trasmettere inni e canti religiosi per tutta la giornata e per guidare il canto e le preghiere durante la processione. Alla processione notturna parteciparono circa 3000 persone ed una folla di pagani. Vi fu una, cosa singolare in questa occasione, ossia, quasi tutti i cristiani, anche quelli lontani, gli indifferenti o peccatori vennero alla Chiesa; questi ultimi specialmente non seppero resistere all'invito di Maria e commossi si prostrarono ai suoi piedi. A Bang Nok Khuek soltanto, abbiamo avuto 18oo comunioni in soli tre giorni; ed altri che per la lontananza non poterono venire, promisero a Maria che avrebbero ricevuto Gesù a Natale. Il giorno 14 i cristiani accompagnarono la Madonna fino a Rajaburi ed alcuni sino a Bangkok. Il giorno seguente, 15 dicembre, si rinnovò in piccolo il trionfo del primo giorno: quasi 300 auto accompagnarono la Madonna sino all'aereodromo. Giunti colà, sacerdoti, cristiani e suore pregarono ancora una volta tutti insieme davanti alla bianca effigie della Mamma Celeste. Giunta l'ora della partenza, la statua venne portata all'aereo dai sacerdoti, si cantò il Magnificat, ultima benedi zione e Maria SS. partì per la Birmania, lasciandoci nel cuore un imperituro ricordo di riconoscenza e di amore.
A ricevere la Madonna era venuto un ufficiale dell'aviazione birmana, cattolico. Questi si manifestò cattolico parlando con un sacerdote siamese; il sacerdote siamese lo invitò a baciare la statua. « Volentieri » rispose. Salirono sull'aereo, il birmano baciò la Madonna, poi disse: « Io sono il primo birmano che saluta la Madonna e la bacio a nome di tutti i miei compatrioti ». Il prete siamese baciò anche lui la Madonna e poi disse:
Ed io sono l'ultimo siamese, che saluta la Madonna e la bacio pure a nome di tutti i miei compatrioti ».
La visita di Maria portò al Siam un nuovo risveglio e fervore; portò un rinnovamento spirituale, un numero grande di conversioni a vita migliore; nella parte buddista, poi, portò un senso profondo di simpatia e di stima per la nostra religione, e, perchè non dirlo? anche di amore a Maria Santissima. I giornali e la radio ne parlarono così bene!
Questa è proprio l'ora di Maria. Che questa buona Madre ci protegga da ogni male, ci aiuti a corrispondere ai tanti benefici che ci elargì in quei giorni; conservi a noi il gran dono della grazia di Dio; doni a questo caro popolo, che La ospitò, il gran dono della fede; al mondo la pace, che tanto desidera.
Le Case di formazione nel 25° dell'Opera Salesiana nel Giappone
Tokyo (Giappone) - Con l'8 febbraio 1951 la Missione Salesiana compie il 25° del suo apostolato in Giappone. Cammino lungo e difficile prima e durante la guerra. Furono anni di esperienza e anche di qualche risultato nella stampa e nelle scuole. Ora conta 16 opere e si può dire tutte fiorenti, con nuovi sviluppi, nuove costruzioni.
Ne è stata guida sapiente Mons Vincenzo Cimatti, primo Prefetto Apostolico ed Ispettore, al quale spetta il merito di aver fondata e diretta per 24 anni questa nostra missione
Affidata ai Salesiani la Prefettura Apostolica di Miyazaki, nell'isola del Kyushu, fu subito tenuto presente il principio direttivo dei nostri Superiori, e già sperimentato con successo in altre missioni, della formazione, cioè, del personale sia straniero sia indigeno sul posto. Con l'arrivo dei primi chierici, l'anno 1929, ebbe inizio un modesto Studentato Filosofico Salesiano in Giappone in una piccola casa di affitto all'Oyodò (parte orientale di Miyazaki); trasferito poi a Takanabè l'anno seguente, e nel 1935 trasportato a Tokyo.
Una bella e solida casa appartenente alla Croce Rossa in Tokyo, nei pressi della Scuola Professionale, fu la sede del Noviziato Salesiano in Giappone. Elementi giovani venuti dall'Italia ed altri dal Giappone formarono il primo nucleo sotto la direzione del Maestro Don Giovanni Tanguy, il quale, già esperimentato alla vita missionaria ed assai abile nella lingua, era certo il più adatto a far fruttificare le promettenti pianticelle.
La casa del noviziato era separata dalla attigua Scuola professionale dal solo cortile; di fianco al Noviziato si pensò di mettere lo Studentato Filosofico. Fu acquistata una vecchia scuola elementare in vendita in Tokyo, che, disfatta (è anche una bella comodità questa!), trasportata e ricostruita sul posto voluto, divenne, fino all'agosto del 1950, sede dello Studentato Filosofico salesiano. Non fu certo inopportuno tentare di stabilire le nostre opere formative nella capitale. Lo esigeva l'ulteriore sviluppo delle nostre opere, la maggior possibilità di istituzioni e mezzi di studio, le relazìoni più estese, che si potevano stringere e quindi migliore e più efficace la propaganda. Fu così che si poterono regolarizzare gli studi dei Confratelli Giapponesi in modo che al termine della filosofia avessero la possibilità di essere inscritti e frequentare i corsi superiori.
Man mano che i nostri giovani chierici procedevano nello studio della filosofia e nel prescritto tirocinio pratico, si rendeva necessario pensare pure allo Studentato Teologico. Fin dagli inizi, aderendo al tentativo di uno Studentato generale Salesiano per le Ispettorie dell'Estremo Oriente, in Hong Kong, furono mandati ivi i primi studenti salesiani di Teologia (1933). Difficoltà di vario genere consigliarono il ritorno al progetto di tale Studentato in Giappone, presso la medesima Scuola Professionale Don Bosco di Tokyo. Non essendo ancor sufficiente il personale salesiano per l'insegnamento, si usufruì, in un primo tempo, del Seminario Maggiore di Tokyo.
Colla guerra, richiamati quasi tutti i Seminaristi Giapponesi al servizio militare, il loro numero si ridusse al punto che, nell'aprile del 1944, il Seminario Maggiore fu chiuso ed adibito a scopo militare. Per i chierici salesiani, tutti stranieri, fu giocoforza cominciare in casa l'insegnamento teologico.
Intanto la guerra s'avvicinava alla sua fase finale e i bombardamenti della capitale rendevano sempre più precaria ed allarmante la situazione. Urgeva, perciò, cercare un rifugio altrove, e si trovò una casa (già casa d'estate di una scuola femminile di Tokyo) a Nojiri, in riva al lago omonimo. Dalla fine di marzo a metà novembre del 1945, ivi tu trasportato al completo lo Studentato, ove i chierici, pur attendendo a coltivare la terra per poter far fronte alle necessità della vita, poterono proseguire regolarmente i loro studi. Col cessare delle ostilità, si ritornò a Tokyo, alla sede primitiva, fortunatamente non colpita dai bombardamenti, e, colla ripresa del noviziato, come pure col ritorno dei chierici giapponesi superstiti, la vita dello studentato si rinnovellò.
Dopo la guerra, si notò un forte sviluppo della nostra Scuola Professionale Don Bosco. Gli allievi, che fino al 1945 erano giunti alla cinquantina, ora superano i seicento. Per questo motivo e anche per la venuta sia di chierici dall'estero, sia di chierici giapponesi, che terminavano ìl tirocinio, conveniva pensare a trasportare la casa di formazione in altra sede propria, più ampia e più tranquilla, dando così modo alla scuola professionale dì allargare i suoi confini.
Dopo varie ricerche, fu acquistato un ampio terreno, già sede di una fabbrica di strumenti musicali, presso la stazione di Chofu, alla periferia di Tokyo. Due fabbricati, in legno, già colà esistenti, furono riattati al nuovo scopo, e nella seconda metà di agosto di quest'anno 1950, avvenne il trasloco definitivo della Casa di formazione alla nuova sede.
Il 9 settembre 1950, alla chiusura dell'ultima muta di Esercizi Spirituali, tenuta appositamente nella nuova sede dello Studentato, se ne fece l'inaugurazione ufficiale. Erano presenti parecchi confratelli venuti da tutta l'Ispettoria, il Sindaco di Chofu ed il Capo della Polizia. Alla fine del pranzo, dopo i discorsi d'occasione, essi pure parlarono, e furono parole di alto elogio per lo spirito di vera fraternità, che videro regnare fra tanti confratelli, tanto diversi di nazionalità. Per la loro mentalità pagana, fu questo il punto che più li colpì. Il sindaco, infatti, alludendo, nel brindisi, alla buona armonia, che regnava in quella « Società delle Nazioni in miniatura », disse: «Ci sono qui Italiani, Spagnoli, Francesi, Tedeschi, Belgi, e cittadini di tutte le nazioni americane. Ci si era detto che questi popoli sono tradizionalmente nemici: ma qui voi formate una famiglia. Fateci il favore di spiegare agli abitanti della città, dove stia il segreto di questa amicizia tra nemici ».
Essendo il posto ampio e molto adatto, speriamo di far sorgere una casa di formazione modello. I locali necessari per lo scopo saranno costruiti secondo un piano generale. In questi giorni si sono iniziati i lavori per un corpo di fabbricato, che ci auguriamo di vedere ultimato nel prossimo maggio.
Le manifestazioni principali del 25° consisteranno appunto e soprattutto nell'inaugurazione di nuove opere. Nell'isola di Kyushu, si svolsero il 17, 18, 19 dicembre, tre importanti avvenimenti e precisamente nelle città di Beppu, Òita e Miyazaki. A Beppu è stata benedetta la grande chiesa in cemento armato intitolata a Maria Ausiliatrice; a Òita vi è stata la posa della prima pietra di un'altra chiesa pure in cemento armato, dedicata a San Francesco Saverio, e servirà a commemorare il IV° centenario (1551 ), della fondazione delle missioni di Funai (ora Oita), fatta dal Saverio stesso.
Miyazaki, primo centro dei missionari Salesiani, vide il 19 dicembre l'inaugurazione ufficiale del grande imponente fabbricato per le scuole superiori, che le porterà al livello delle migliori scuole cattoliche del Giappone.
S. E. Rma il Delegato Apostolico presenzio tutte le nostre manifestazioni. Mentre al Sud, prima culla delle opere di Don Bosco in Giappone, si svolsero queste inaugurazioni, anche al nord e precisamente a Tokyo e a Osaka l'opera salesiana sta compiendo passi sicuri per un promettente avvenire, mercè l'impulso che sta dando ai centri ed opere di missione l'attuale sig Ispettore D. Clodoveo Tassinari. Tokyo, tra centro e periferia, ospita ben 5 case; e le manifestazioni commemorative cominciarono infatti in questa, l'8 dicembre 1950, con l'inaugurazione di un fabbricato delle scuole professionali Don Bosco, che ospiterà la sezione meccanici ed elettromeccanici, e con la benedizione e posa della prima pietra della casa di formazione del personale salesiano a Chofu, nei sobborghi di Tokyo.
Come conclusione del Giubileo d'argento vi sarà, nella primavera prossima, l'inaugurazione ufficiale della scuola industriale di Osaka, di cui è in costruzione la seconda grande ala di fabbricato e, nello stesso anno, l'inaugurazione della casa di formazione.
Daremo poi altre relazioni sul lavoro compiuto in questi 25 anni nel vero campo missionario e le varie iniziative di apostolato, che, grazie a Dio, hanno saputo effettuare in queste terre lontane i figli e le figlie di S. Giovanni Bosco.
Il 23 aprile ha inizio IL MESE DI MARIA SS.MA AUSILIATRICE
I cooperatori, le cooperatrici e i fedeli della nostra Torino sono invitati a partecipare alle Ss. Messe e alle prediche tenute:
Ore 6,30: Sac. Prof. CARLO CAPPELLO, salesiano. Ore 17: Mons. Dott. JOSÈ COTTINO.
Ore 20: Sac. Teol. ERALDO CANALE.
Guarito per miracolo.
Un mio nipotino di 9 anni, di nome Umberto, il 14 agosto u. s. si ammalò all'improvviso con febbre alta da sembrare subito un caso grave. Si chiamarono due dottori, che, appena lo videro, non sapevano loro stessi cosa dire, perchè avevano capito trattarsi di tifo acutissimo con pericolo di vita. Anzi ad un nostro parente, il quale domandò di che si trattasse, dissero che non c'era speranza e solo un miracolo l'avrebbe potuto salvare.
In quell'istante non mi perdetti di coraggio, invocai caldamente la Madonna di D. Bosco, promettendo che, se mi avesse concessa la grazia della guarigione, l'avrei fatta pubblicare e avrei mandato una piccola offerta. Intanto con grande meraviglia dei medici, il bambino da quel momento cominciò a migliorare e ora trascorre la convalescenza tranquillamente. Ringrazio vivamente Maria Ausiliatrice e adempio la mia promessa.
Monopoli. CONCETTA RAMIRES.
S. Giovanni Bosco mi ha assistito.
Ero stato operato il 28 maggio 1939 per il mal della pietra all'Ospedale Mauriziano, ma la ferita ogni tanto si riapriva; ricoverato all'Astanteria Martini, fui operato, qualche anno fa, una seconda volta, con esito più infelice della prima volta, giacchè la ferita non voleva più chiudersi.
Essendo stato allievo del primo Oratorio di S. Giovanni Bosco, ripetevo sovente la novena suggerita dal
Santo, pregandolo di mettermi nelle mani, finalmente, di un medico capace di guarirmi.
Mi sentii ispirato a presentarmi al Primario Urologo del Cottolengo Prof. Gallizia, il quale, dopo la visita, mi consigliò l'atto operatorio alla prostata.
Con sul petto l'immagine di S. Giov. Bosco, subii l'operazione ed ora sono a casa completamente guarito.
Torero, Via Stradella 6o.
GIOVANNI BERLO.
Ex-allievo del primo Oratorio di D. Bosco.
Potente intervento di Maria Ausiliatrice.
Sento il dovere di esprimere la mia viva riconoscenza alla gran ;Madre Maria SS. e S. Giov. Bosco, che hanno ridato la vita alla mia cara Rina di anni 15. Il 6 aprile venne colta da forti dolori di ventre. Dovemmo chiamare il dottore d'urgenza e questi dichiarò appendicite acuta, e la fece portare subito all'ospedale di Nizza, dove due ore dopo fu operata. Il chirurgo dopo l'operazione non ci nascose il pericolo e disse: « È andato tutto bene, ma per tre giorni vi è pericolo, da un momento all'altro, che possa morire » Col cuore straziato pregai la Madre celeste e S. Giovanni Bosco di voler salvare la mia fanciulla, e incominciai subito un triduo, e poi una novena. Grazie a Dio e alla Madonna, dopo cinque giorni di angoscia, il dottore la dichiarò fuori pericolo e a poco a poco la febbre sparì e dopo quaranta giorni di letto potè alzarsi. Ora sta molto bene senza risentire nessuna conseguenza.
Nizza Monferrato. M. OLIVIERI.
Guarito da frattura della gamba.
Dovendo mio fratello Giovanni subire una grave operazione ad una gamba per una disgrazia stradale, i professori lo giudicarono paralizzato per sempre. Nella nostra disperazione, invocammo aiuto e protezione dalla S. Vergine Maria Ausiliatrice, la quale, come già altre volte, accolse le nostre preghiere.
Ora è guarito e, come promessa, desideriamo sia pubblicata la grazia sul Bollettino.
Sommariva Bosco. MARGHERITA SICCA.
Scarlattina superata senza conseguenza.
Mia figlia Anna Bressanello si era ammalata gravemente di scarlattina, si aggiunse la suppurazione per un'iniezione e, pochi giorni dopo, eccoti l'allarmante pericolo di setticemia.
Col cuore ripieno di fede, invocai Maria Ausiliatrice con la novena suggerita da S. Giovanni Bosco. Terminando la terza novena, mia figlia era perfettamente guarita.
Padova. SILVIA RENIER in BRESSANELLO.
Maria Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco ci hanno ancora una volta esauditi.
Il giorno 17 marzo la nostra primogenita Adelina d'anni 11, fu operata d'urgenza, alle ore 20, per sospetta appendicite acuta, con febbre a 40, in pieno delirio. I sanitari la giudicarono gravissima, tanto che, prima dell'operazione, le fu amministrato l'Olio S. Nella nostra angoscia io e mio marito ci rivolgemmo con piena fiducia alla Vergine Ausiliatrice e a S. Giovanni Bosco. Quando la operarono, trovarono abbondante versamento purolento nella cavità peritonale. Il suo stato era grave, per tutta la notte e il giorno seguente ancora delirio e febbre; poi la febbre scomparve, fra lo stupore di tutti. Le suore non cessarono di dire che era una grazia, convinti più di tutti io e mio marito, che nella nostra angoscia abbiamo avuto costante fiducia.
Torino. Coniugi GEMMA ed EGIDIO GIRODO.
Guarigione miracolosa.
Da diversi anni soffrivo di un'ulcera gastrica, che mi aveva grandemente indebolito e che spesso mi faceva soffrire atroci dolori. Nel mese di gennaio, già stremato di forze per le precedenti crisi, ebbi una violenta emorragia, che mi ridusse quasi in fin di vita. Ricoverato d'urgenza all'Ospedale, i medici mi fecero capire che il mio caso era quasi disperato; essendo poi sopravvenuta un'altra emorragia, i dottori decisero di operarmi, pur dubitando moltissimo di salvarmi.
In quei dolorosi frangenti, i miei familiari ed io ricorremmo, colla più assoluta fiducia, alla Vergine Ausiliatrice e a S. Giovanni Bosco, chiedendo ad essi la mia salvezza. Con vera sorpresa dei dottori l'operazione riuscì felicemente e sono guarito completamente dal mio male.
Aias (Aosta). PASQUALE BECQUET.
Guarito da appendicite perforata.
Il giorno 29-12-48, colpito da un repentino attacco di appendicite perforata con conseguente peritonite diffusa, fui ricoverato d'urgenza all'Osp. « Molinette » di Torino, dove venni operato.
L'illustre chirurgo operante, interrogato sulle mie possibilità di salvezza, rispose che, come uomo, tutto aveva fatto e che per il resto ero nelle mani di Dio.
Iniziate preghiere e suppliche a Maria SS. e a S. Giovanni Bosco e poste le reliquie del Santo sotto il guanciale, si attesero con fiduciosa speranza i divini interventi.
Finalmente, dopo 45 giorni di tribolato decorso e di immutata Fede, le mie condizioni andarono lentamente migliorando tanto che dopo 80 giorni di degenza fui dimesso dall'Ospedale.
Non ho mai più avuto alcun disturbo.
Torino. ROBERTO DEMARTINI.
Salvo da meningite paralitica.
Il mio bambino Pierluigi, il 16 giugno scorso, si svegliò con febbre e vomito in continuo aumento. Qualche giorno dopo la gamba destra rimaneva immobile. Era un attacco di meningite paralitica. Mi rivolsi con fede a Maria Ausiliatrice e il bambino è guarito perfettamente.
Montegrosso d'Asti. IRMA BIANCO in ROVIZZA.
Guarita da ulcera duodenale.
Soffrivo da parecchi anni di mal di stomaco e, dopo avere provato ogni sorta di cure, fui dichiarato affetto di ulcera duodenale e costretto a sottopormi ad un atto chirurgico, che durò più di 3 ore senza poter sradicare il male. Il chirurgo consigliò i familiari a portarmi a casa, se mi volevano morto in paese, giacchè non avrei potuto campare più di un mese. Per 20 giorni non potei inghiottire nulla e veramente mi preparavo a morire. Avevo però grande fiducia in San Giovanni Bosco. Infatti l'ultimo giorno d'una fervorosa novena, cominciai a sentire desiderio di prendere qualche cibo. Mangiai e non ebbi nessuna conseguenza. Da quel giorno cominciai a lasciare dottori e medicine e a mangiare di tutto. Per 3 anni non soffersi più nulla, ma poi il male ricomparve, per cui mi dovetti rassegnare ad una seconda operazione. Il chirurgo mi aprì, ma mi richiuse, senza poter far nulla e in rimandò a casa in condizioni gravi, diagnosticando pochi giorni di vita. Io ero, però, sicuro che la Vergine Ausiliatrice e S. Giov. Bosco mi avrebbero aiutato ancora. Infatti è trascorso quasi un anno ed io sono in vita e spero di poter vivere ancora fra l'affetto dei miei tre piccoli e di mia moglie.
Valsecca (Bergamo). ANTONIO BUGONDA.
Guarita da epatite.
Sempre fiduciosa, rivolsi le mie invocazioni al gran S.to Giovanni Bosco, affinchè mi aiutasse a lenire le mie sofferenze per una grave malattia, che mi obbligava a letto da più di un anno. Infatti, da qualche settimana, il versamento, che andava formandosi nell'addome per una forma di epatite con l'infiammazione delle vie biliari, è cessato di colpo, destando sorpresa anche nei medici curanti
Milano, ELVIRA ANNOVATI MICHELI.
Guarita da disfunzioni dell'aorta.
Due anni fa ottenni, per intercessione del Santo, una grazia veramente grande: soffrivo da tempo dolori forti al cuore, che mi costringevano al letto. Ero ricorsa al parere dei migliori specialisti e avevo fatto varie e costose cure, ma senza alcun profitto. La mia malattia fu giudicata inguaribile, perchè causata da una grave disfunzione della vena aorta e quindi costretta a soccombere. Mi rivolsi allora con viva fede e fervore a S. Giovanni Bosco, facendo il voto di fare un'offerta e di rendere pubblica la grazia.
Dopo varie novene non ho più sentito dolori; sono guarita perfettamente e mi trovo tuttora in buona salute.
Mairano (Brescia).
MARTA CARINI ved. LONGHI,
Guarita da peritonite.
Sono guarita, ma la mia guarigione è un vero miracolo. Fui ricoverata d'urgenza all'ospedale il 16 maggio u. s. per forti dolori al ventre, temendo una peritonite. Tenni costantemente sulla parte ammalata del mio corpo un'immagine con la reliquia di S. Giovanni Bosco, supplicandolo ad ottenermi da Maria Ausiliatrice la grazia della guarigione.
La mattina del Corpus Domini, ricevetti il Signore con tanto desiderio e insolito fervore. Chiesi a Gesù benedetto, con tutta la forza del mio cuore, di sanarmi l'anima e il corpo e da quel momento, come per incanto, cessarono i forti dolori al ventre e scomparve l'insistente febbre, che da tempo distruggeva il mio fisico. I medici ne furono stupiti, perchè dicevano essere quei dolori dovuti alla formazione del pus. Come al solito, nella fortunata mattina del miracolo, ritornarono i dottori e, stupitisi di fronte alla tabella della temperatura, vollero controllare con il loro termometro la febbre. Era, infatti, scomparsa e, premendo il Professore primario sulla parte ammalata, si stupì di non sentire il mio lamento. Io, contenta, dissi al professore « Sono guarita». Il Professore non sembrava troppo soddisfatto ad ammettere un intervento soprannaturale nella mia guarigione, ma dovette suo malgrado constatare che il vero medico della mia guarigione era stato S. Giovanni Bosco. Ora continuo in bene, posso camminare e rendermi anche utile nella famiglia.
Savona. CATERINA GIOVO in PRATI.
Due volte guarita.
Mando in ritardo la relazione.
A causa dello spavento subito durante il bombardamento della città di Gorizia l'8 aprile 1945 mia sorella gravemente si ammalò di itterizia. Data la continuità dei bombardamenti, l'età avanzata e la denutrizione dell'ammalata, la cura riuscì difficilissima ed ogni speranza di guarigione svanì. Incominciammo allora la novena alla Vergine Santissima Ausiliatrice raccomandata da S. Giov. Bosco e già durante la novena lo stato dell'ammalata migliorò ed entro breve tempo guarì totalmente.
Essendo, tempo dopo, mia sorella ricaduta nel suo male, questa volta ricorsi con una novena alla Madonna Ausiliatrice e la finii il 24 maggio u. s., giorno a Lei dedicato. Temevo tanto che il male andasse a finire in un tumore maligno al fegato. Invece, grazie alla Vergine Santissima, i brividi e le febbri altissime dopo il 24 maggio sono andate diminuendo ed ora la sorella è quasi guarita.
Gorizia. PAOLA MAKUC.
Operazione bene riuscita.
Già da parecchio tempo, sentivo disturbi al ventre. Andai da vari medici, che, dopo accurati consulti, altro non mi dicevano che trattarsi di malaria. Più i giorni passavano e più il mio male aumentava. Ricorsi nuovamente ad uno specialista, il quale, dopo una visita, mi disse trattarsi di appendicite. Ebbi, infatti, un attacco fortissimo e venni subito trasportata all'ospedale. Immaginate la mia desolazione e quella dei miei familiari! Allora ricorsi fiduciosa alla grande protettrice Maria Ausiliatrice e la pregai con grande fervore affinchè mi desse il coraggio per poter sopportare simile male. Il giorno 3 maggio venni portata in sala operatoria e vi stetti 30 minuti, sempre invocando Maria Ausiliatrice. Con mia grande sorpresa non soffersi affatto durante l'atto operatorio, che ebbe esito felice. Ora sono nuovamente a casa e sto bene, e non faccio altro che render grazie infinite alla cara Ausiliatrice.
S. Lucia (Sassari). VITTORIA IDDA.
Amputazione evitata.
Per un incidente di lavoro, mi ero ferito gravemente al pollice sinistro. Presto la ferita suppurò ed intaccò l'osso della prima falange tanto che, visto inutile il raschiamento, il medico curante decise di amputarmelo. lo ricorsi con tutta la mia fiducia a Maria Ausiliatrice ed a S. Giovanni Bosco, promettendo che, se mi avessero evitato l'operazione, mi sarei accostato ai SS. Sacramenti e avrei fatta un'offerta per le Missioni Salesiane.
Portato in sala operatoria, tutto era pronto per l'intervento chirurgico, quando il dottore mi chiese: « Tu vuoi farti operare ? ». « Io certo no «. « Ebbene, io neppure. Attendiamo la venuta del professore ».
E così io uscii dalla sala operatoria con una speranza di più di salvare il dito. Continuai a pregare.
Il giorno successivo il professore, esaminata la ferita, disse che non era necessaria l'amputazione.
Ora sono quasi completamente guarito e fra pochi giorni riprenderò il lavoro.
Grato a M. Ausiliatrice ed a S. Giovanni Bosco, adempio il mio voto e desidero rendere pubblica la grazia, affìnchè tante altre persone che si trovano in necessità, ricorrano fiduciose alla loro intercessione.
Bosconero. ANTONIO NEIRA.
Avevo già ricevuto il S. Viatico.
Il 20 marzo dello scorso anno fui colpita da bronchite e polmonite. Dopo quattordici giorni, credendomi guarita, dietro anche consiglio del medico, scesi in una stanza a pianterreno e trascorsi la giornata vicino alla stufa. A sera, mio marito e mio figlio, per evitarmi la salita di due lunghe rampe di scala, su di una sedia mi portarono in camera. Poco dopo fui presa da forti dolori al cuore e alla schiena. Venne il medico, usò la morfina ma senza effetto e poi disse a mio marito che non c'era alcun rimedio e chiamasse il sacerdote.
Venne il Sacerdote, mi confessai, ricevetti il S. Viatico, essendo ormai svanita ogni speranza di salute. In possesso di una reliquia di S. Giovanni Bosco, mio marito ed io ci rivolgemmo a lui. La mattina dopo stavo già meglio, alla sera il malanno scomparve e la notte seguente non sentii più nulla. Il medico disse che gli pareva di aver assistito ad un miracolo.
Niardo (Breno di Brescia). ANNA CASTELLI.
Miracolosamente guarita.
La bambina Luisa Maianelli da Tregnago (Verona) di anni cinque, era colpita da nefrite e broncopolmonite doppia. Dalla scienza medica era stata votata all'eternità.
In paese c'è un altare dedicato a S. Giovanni Bosco. Ai piedi del Santo si pianse, si pregò, si celebro una S. Messa. L'intera famiglia fece la novena e la bambina è guarita e dai suoi genitori è stata condotta a Torino a ringraziare il suo grande protettore.
Lo stesso medico condotto, con suo attestato, gridò al miracolo.
Grazie, Don Bosco. Sii sempre con noi.
Verona. Mons. FORTUNATO ZARDIN.
Operata d'urgenza.
Da tempo devo mantenere la promessa di far pubblicare la grazia che la Madonna Ausiliatrice mi fece un anno fa.
Il 26 gennaio fui presa ala un attacco d'appendicite acuta, per cui venni immediatamente ricoverata all'ospedale Mauriziano e operata subito, perchè il caso era disperato e minacciava la peritonite. Io non potei che formulare un pensiero all'Ausiliatrice, di cui la nostra famiglia è tanto devota e la grazia mi venne fatta.
L'operazione riuscì bene con stupore dei medici, poichè mentre mai operavano di appendicite, mi trovarono pure una cisti. Per giunta sopravvenne la polmonite. Tutto però procedette bene e in diciotto giorni lasciai l'ospedale.
Grazie, o Vergine Ausiliatrice, a cui nessuno si rivolge invano.
Vinovo. GIOVANNA LEGGERO.
Guarito da angina pectoris.
Il giorno 23 settembre mio fratello fu colpito improvvisamente da angina pectoris con infarto miocardico gravissimo. Fu trasportato all'ospedale di urgenza e, visitato, i professori dissero che nessuna speranza e nessuna cura l'avrebbe potuto salvare. Io, come sempre, aveva tanta fiducia in Maria Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco. Iniziai subito la novena, pregando di ridare la vita al mio caro fratello. Il quarto giorno della novena andai a trovarlo all'ospedale e parlando col medico curante, questi mi disse: ho un filo di speranza ! Via via, sempre migliorando, dopo due mesi lasciò l'ospedale per ritornare salvo nella sua famiglia ed ora si trova discretamente bene. Promisi a Maria Santissima di pubblicare la grazia, giacchè gli stessi medici asseriscono che più dall'intervento medico vi sia stata una grazia divina.
Castelluccio Capolona (Arezzo).
CAROLINA SCACCIALUPI.
Guarigione istantanea.
La nostra mamma, da oltre due anni, soffriva male ad un braccio in nodo da non poterlo muovere se non con dolori fortissimi. Un giorno, parlando dei miracoli di S. Giovanni Bosco, abbiamo applicato alla parte ammalata la reliquia del grande Santo. Oh, prodigio! Sull'istante il dolore cessò e l'articolazione del braccio le ritornò regolarissima.
Questa grazia, che abbiamo ricevuto proprio miracolosamente, prego di farla pubblicare in onore di S. Giovanni Bosco.
Terralba. MARIA e CARMINA BELLU,
Il caso era grave.
Nel maggio 1948, il babbo si sottopose ad una visita medica per una ghiandola. Il dottore dovette constatare che era effetto di un tumore al labbro inferiore, e dovette fare le applicazioni elettriche.
Il nostro dolore fu grande. Non avevamo altre speranze e fiducia che in Maria Ausiliatrice e in S. Giovanni Bosco. Infatti, dopo una fervida novena, una notte nel sogno vidi Don Bosco, che mi disse: «Tuo padre guarirà ».
Quale fu la nostra gioia e meraviglia quando, alcuni giorni dopo, visitato nuovamente dal medico, gli fu constatato un grande miglioramento.
Ed ora il babbo sta benissimo e può lavorare senza sofferenze.
Pianezza. Famiglia CAPELLO.
Oh, potenza del grande Don Bosco!
Da oltre due anni soffrivo atrocemente per una violenta nefrite ad ambedue le braccia. Erano dolori atroci che non mi davano pace, specie la notte che passavo completamente bianca. Consultati vari medici, ne prescrissero molte cure, ma tutto fu vano. L'ultimo dottore che mi visiti, mi ordinò delle iniezioni a base di iodio. Non avevo più fiducia nelle medicine, ma quella cura l'accettai con tanta speranza di guarigione, poichè invocai la potenza del caro D. Bosco Santo e di Maria SS. Ausiliatrice e promisi un'offerta e la pubblicazione della grazia se mi avessero esaudita nei concedermi la guarigione.
Oh! Potenza del grande D. Bosco! Dopo poche iniezioni, cominciai a migliorare, fino a raggiungere un completo benessere, ed ora è più di un anno che non ho più sofferto quel brutto male.
Ne rendo vive grazie alla celeste Ausiliatrice e al suo fedel servo D. Bosco.
E ancora: la scorsa estate ebbi mio marito assai grave per disturbi cardiaci. Invocai con tutta l'anima la potente Regina e il caro D. Bosco ed anche in questa dolorosa circostanza il loro aiuto non mi mancò, attingendo fede e coraggio dalla novena che recitai e recito tutti i giorni. Mio marito si è rimesso ed ora gode di un confortante benessere.
Con animo grato e riconoscente ringrazio di cuore la Vergine SS. e Don Bosco Santo, e invito tutti coloro che soffrono, ad aver fede nella Madre celeste e nel suo fedele servo.
Castrovillari, ADA DE MARCO.
Guarita da ascesso.
Sofferente di una fistola, questa si chiuse per un periodo di tempo, minacciando un ascesso con il pericolo di dover essere operata. Invocai con fede la SS. Vergine Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco e il pericolo si eliminò, perchè la fistola regolarmente si aprì. Ringrazio la SS. Vergine e S. Giovanni Bosco.
Messina. GIUSEPPINA GIORGI PASQUALI.
Mi restituisce il figlio a nuova vita.
Sono e sarò sempre grata a S. Giovanni Bosco per una segnalatissima grazia accordata alla mia famiglia. Il lunedì, primo settembre dello scorso anno, una forte febbre costrinse a letto per due giorni mio figliuolo Salvatore di anni 17. Si era appena ripreso, quando il sabato seguente ebbe un attacco così violento che lo ridusse in fin di vita.
Dopo una notte disturbatissima, che mi fece temere più volte di doverlo perdere da un momento all'altro, corsi nella mattinata a chiamare il medico curante, il quale lo trovò veramente in condizioni allarmanti: rigido e freddo come un cadavere, non dava il benchè minimo segno di vitalità, neppure a scuoterlo fortemente nel letto. Si trattava di una forma di malaria perniciosa, come ebbe poi a pronunziarsi il medico.
Cominciai a piangere e a gridare come una pazza, tanto che in breve tempo la casa fu piena di persone amiche del vicinato; mentre il medico impressionatissimo lui pure - praticava immediatamente una energica iniezione di chinino all'ammalato e dava ordini, perchè gli venissero applicate due sanguisughe dietro gli orecchi.
Tra le persone accorse ci fu pure una antica allieva delle Figlie di Maria Ausiliatrice, la quale mi chiese se avevo una Reliquia di San Giovanni Bosco. Fu come uno sprazzo di luce in mezzo alle tenebre. Corsi a cercarla, la baciai con fede e la posi sotto il guanciale dell'ammalato, il quale continuava, intanto, a conservare la stessa rigidità e immobilità riscontrata dal medico.
Non trascorsero che poche ore, e, con immenso giubilo di quanti seguivamo trepidanti l'evolversi della malattia, verso le ore 15 notammo il primo lievissimo movimento, seguito a breve distanza da altri sempre più accentuati, finchè verso l'Ave Maria l'ammalato riprese in pieno la conoscenza. Gli ritornò, però, insieme la febbre alta, ma un po' meno del giorno innanzi e della nottata. Il medico, venuto di nuovo a visitarlo, riscontrò il miglioramento sensibile e ci incoraggiò a sperare.
Il giorno dopo il miglioramento continuò e il dottore potè presto dichiarare l' infermo fuori pericolo, non senza avere espresso e manifestato la sua sorpresa con queste parole: « Signora, ringrazi pure il buon Dio, poichè a Lui soprattutto si deve se il suo figliuolo è oggi fuori pericolo. Non le nascondo che ieri era già pronto a partirsene per l'altro mondo ».
Da allora il figlio ha continuato a godere sempre florida salute, e oggi si unisce a me nello sciogliere il cantico della riconoscenza a San Giovanni Bosco per il prodigioso intervento a suo favore.
Cammarata (Agrigento).
MARIA MAGGIO in BLANDINO.
Paterno intervento di S. Giovanni Bosco.
Il 20 ottobre caddi improvvisamente con collasso al cuore ed arresto della pressione sanguigna; fui giudicata grave, ma, osservando le cure e con le preghiere speciali rivolte al mio protettore S. Giovanni Bosco, ottenni un miglioramento. Dopo venti giorni fui colta da influenza, con complicazioni gravi di sciatica, cistite ed in ultimo da ascesso per iniezione. Ho sempre in vocato l'aiuto del mio gran Santo ed ora mi sono alzata da vari giorni, guarita.
Desidero perciò adempiere la mia promessa e rendere vivissime grazie ed eterna gratitudine al mio S. Giovanni Bosco chè solo per mezzo suo posso chiamarmi fuori pericolo.
Rosta.
ANGELINA DE VECCHI ved. GIULIO CAPPONI.
Concorso superato.
Da due anni e mezzo ero senza lavoro e non sapevo dove battere la testa, quando volli presentarmi ai Concorsi Magistrali, senza speranze però.
Per i 21 posti messi a concorso, eravamo oltre 600 insegnanti, quasi tutti più anziani di me.
Qualche settimana prima delle prove scritte, su consiglio della mamma, mi rivolsi con vera fede, non mai sentita così forte e sicura, a M. Ausiliatrice e a Don Bosco, con una novena.
Fu nella prova scritta ch'io ebbi sentore dell'immediato aiuto celeste; la penna mi scorreva senza fatica e le idee e le parole mi fluivano in modo così sicuro che gli stessi miei colleghi all'intorno ne rimanevano meravigliati. Non ebbi il tempo di rileggere almeno una volta lo scritto che dovetti consegnarlo, fidando però nella sicura intercessione di D. Bosco.
Così fu che il mio tema fu giudicato migliore fra tutti.
Ripetei la stessa novena per la prova orale e la superai brillantemente fra le congratulazioni degli stessi professori esaminatori e del Presidente della commissione, quando tutti disperavano ch'io potessi ottenere la vittoria nel Concorso.
Ora in questa scuola di villaggio, fra tanti bambini che mi ascoltano e vivono intorno a me, non mi resta che essere ligio alle promesse fatte e chiedere a Don Bosco di continuarmi la sua paterna assistenza.
Chiedo ancora un ricordo nella preghiera se non per me, almeno per i bambini, alla cui vigilanza ed educazione la Volontà Divina mi ha scelto e posto.
Cossinasco (Asti). M° VINCENZO SCOVAZZI.
Grave operazione felicemente riuscita.
Giunta all'età di 64 anni, madre di numerosa famiglia, mi si rivelò un cancro allo stomaco. Era necessaria un'operazione, ma i medici non osavano permetterla, perchè era ridotta a tale stato di debolezza che non pareva possibile che io la potessi sopportare.
Amici di casa consigliarono di raccomandare il mio caso a Maria SS. Ausiliatrice ed a S. Giovanni Bosco, del quale mi procurarono anche una reliquia, che io mi applicai sullo stomaco. Insieme con la mia famiglia e quei nostri amici, feci una novena, promettendo di pubblicare la grazia. Dopo di che mi sottomisi fiduciosa all'operazione, che riuscì benissimo, tanto che io potei presto ritornare in famiglia, libera dal mio male. Adempio la promessa di pubblicare la grazia ottenuta, mandando al caro Bollettino Salesiano questa breve relazione, alla quale unisco una tenue offerta.
Ceriolo di St. Albano Stura.
MARGHERITA CAULA ROVERE.
Sollecita guarigione.
Mi trovavo lontano dalla famiglia per i miei studi, quando fui colpita da tifo.
Per più d'un mese mi si prestarono tutte le cure del caso e parve il pericolo essere scongiurato, ma la febbre, sia pure lenta, non mi lasciò del tutto.
Quindi fu necessario far ritorno in famiglia, dove, dopo parecchi giorni, una nuova ricaduta mi ridusse in istato grave.
Tutte le cure mediche non valsero a risolvere la malattia. Le settimane scorrevano e la febbre non cessava punto. Mi ridussi ad una debolezza estrema.
Fu allora che si fece una novena a Maria SS. Ausiliatrice, ma invano!
Dubitava dell'aiuto della Celeste Madre?
Mai! Se ne cominciò una seconda che sarebbe finita il 24 maggio.
A questa mi unii con tutto lo slancio dell'animo, perchè oltre l'infermità una pena ancora più intima, mi affliggeva: non potermi recare in detto giorno nella Chiesa del Collegio a ricevere il nastro dell'associazione delle figlie di Maria.
Ed oh! La Vergine Santissima accolse il mio ardente desiderio.
Al sesto giorno della novena sentii un notevole miglioramento; la febbre diminuì miracolosamente, ed il giorno 24, accompagnata dai miei, potei recarmi ai piedi della V. Ausiliatrice a ringraziarla, assistendo alla S. Messa, partecipando alla S. Comunione e ricevendo il nastro tanto anelato.
Grazie, o buona Mamma Celeste.
Riconoscentissima, mando tenue offerta per le opere salesiane e desidero si renda pubblica la grazia.
Mazzarino (Caltanissetta). ANGELA MORGANA.
Ringraziano ancora della loro intercessione Maria SS. Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco:
Carla Collina ringrazia per la guarigione da febbri maltesi durate cinque mesi.
Giuseppina Grattarola annuncia il felice ritorno del fratello Renzo dalla prigionia.
La Famiglia Rida (Torino) è grata per la guarigione della nipotina.
Giuseppe Saccagno (Desana) ringrazia per il ritorno del figlio dalla prigionia.
Maria Comba (Barge) è gratissima per la guarigione della figliuola caduta in una caldaia d'acqua bollente.
E. Fasano (Torino) esprime la sua gratitudine per tre importanti grazie ricevute.
Edvige Dellarola (Candelo) rende nota la guarigione della nuora da pericolosa polmonite.
Coniugi Taverna (San Bernardo di Carmagnola). L'intercessione potente di S. Giovanni Bosco, a cui i genitori erano ricorsi, angosciati ma fiduciosi, dopo che la scienza aveva esaurito ogni sua risorsa, valse a salvare il giovane figlio Giovanni da una gravissima malattia.
Apollonia Filippa (Castagnole) ringrazia della propria guarigione.
Angela Castagnotto (Alessandria) ringrazia per la felice riuscita dell'operazione di sua madre.
Sac. Osvaldo Lobo riconosce in Maria Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco i suoi potenti patroni.
Umbertina Virago (Vignale Monferrato) professa immensa gratitudine a Maria Ausiliatrice per la sua materna intercessione.
Famiglia Beltramo (Caraglio) rende nota una grazia concessa da Maria Ausiliatrice.
Domenico Adami (Dogliani) è riconoscente a S. Giovanni Bosco per la sua valida protezione.
Esilio Diana (Pordenone) ringrazia S. Giov. Bosco per averlo guarito da malessere d'indole nervosa.
Rosina Pricacciante (Agira) riconosce in S. Giov. Bosco l'angelo custode di suo figlio nei numerosi pericoli della vita militare.
Margherita Livraghi (Borghetto) guarisce da una tosse ribelle, per intercessione di S. Giov. Bosco.
Enrico Bobani (Calino) guarisce da forti dolori per ulcere dopo due novene a Maria Aus. e a S. Giov. Bosco.
Giuseppina Vonelli (Mascazzano) ringrazia S. Giov. Bosco per la nascita tanto attesa di un bambino.
Anna Maria Della Rocca guarisce da grave malattia per intercessione di S. Giov. Bosco.
B. Daniele Dalmini supera felicemente una difficoltà di ordine amministrativo per intercessione di S. Giov. Bosco. Maria Sfolciaghi ha felicemente superata la sua malattia di tifo.
Innocenza Bondi (Casale Lunigiana) fa sapere che il figlio è guarito per palese intervento di S. Giov. Bosco.
Virginia Lanzi guarisce da malore al ginocchio al solo invocare l'aiuto di Maria Ausiliatrice; così pure è guarito il suo bambino da convulsioni cagionate da spavento.
Florinda Pasquino (Torino) attribuisce a S. Giov. Bosco la guarigione del figlio da emorragia in gola, causa il taglio delle tonsille.
Elisa Grassi (Bergamo) notifica un elenco di grazie da S. Giovanni Bosco concesse nella cerchia dei suoi parenti.
Carmela Pilato (Modica) ringrazia per un importante favore d'indole scolastica.
Rosina Giuffré Milio riconosce in S. Giovanni Bosco un elargitore di continue grazie.
Elisa Fael (Cordignano) si vide scomparire ogni attacco nervoso per l'intercessione di S. Giov. Bosco.
Luigia Radici (Ospitaletto Bresciano) comunica la guarigione di sua sorella da un'ostinata congiuntivite corneale.
Maria Calzarara (S. Giustina in Colle) guarita da bronco polmonite, ringrazia S. Giov. Bosco.
Anna Canavesio (Torino) rende noto che la sorella è scampata miracolosamente da un attacco di appendicite fulminante.
Maria Cricca Contarini è gratissima a Maria Ausiliatrice e a S. Giovanni Bosco per la guarigione della figliuola da gravi febbri tifoidee.
Luigi Chiari (Mornico al Serio) da Maria Ausiliatrice ottiene la sollecita guarigione di un doloroso ascesso, senza atto operatorio.
Clara Bugliolo (Alassio) guarisce per intercessione di San Giov. Bosco da pericoloso flemmone alla nuca con minaccia di setticemia.
Il Sac. Pietro Caprotti (Monza) fa conoscere la gratitudine di una madre, perchè il figlio ha trovato un buon impiego.
Rosa Testa zeri. Piazza annuncia che il figlio colpito da paralisi è stato guarito dalla bontà di Maria Ausiliatrice per intercessione di S. Giov. Bosco.
Giuseppina Camparini (Reggio Emilia) rende nota la guarigione del padre da una gravissima ulcera gastrica.
Nella Montemezza Ronchi (Torino) è finalmente madre felice per grazia di Maria Ausiliatrice.
Giuseppe Mosso (Trino Vercellese) è completamente guarita da malattia creduta cancerosa.
Un laureato annuncia una doppia grazia: la guarigione dopo nove mesi di un'ostinata malattia e la laurea brillantemente conseguita.
A. Minacci è guarita da Maria Ausiliatrice da ostinato e terribile mal di testa, che la tormentava da sei anni.
Uno studente (Torre Annunziata) ringrazia per il felice esito dei suoi esami.
Maria Lussana (Villa di Serio) ottiene da S. Giov. Bosco la quasi istantanea guarigione da un forte mal di gola.
Giuseppina Bretto (Montanaro) attribuisce a S. Giovanni Bosco la guarigione creduta insperabile da una grave frattura al femore.
Anna Bretto (Re) comunica la guarigione di suo marito da lunga e noiosa malattia.
Giovanni Buttè (Castiglion Dora) ringrazia S. Giovanni Bosco per alcune grazie concessegli durante il servizio militare.
La famiglia Monti-Tonengo annuncia la guarigione dei proprio padre da un attacco di paralisi.
Clotilde Abba (Canale) ha felicemente superata l'operazione di appendicite.
Andrea Dolza (Piscina) ha ottenuto da S. Giov. Bosco una consolante catena di grazie.
Giuseppe Giacotto (Nichelino) ringrazia S. Giovanni Bosco per la valida sua assistenza in un difficile intervento chirurgico.
Grazie attribuite all'intercessione della BEATA MARIA D. MAZZARELLO Tre grazie molto gradite e sollecite.
Nel lontano maggio 1942 mio marito già operato d'ulcera gastrica ebbe una grave ricaduta con abbondante emorragia interna. Il buon dottore trovò il caso pericoloso, il malato soffriva molto. Durante una forte crisi, fui ispirata a raccomandarlo alla Beata Maria Mazzarello; lo feci di tutto cuore, e posi sulla parte del corpo malato la Reliquia, domandandole la guarigione, promettendo un'offerta per le missioni salesiane e di far pubblicare la grazia.
Da quell'istante il malato, che pure si era unito a me nella preghiera, incominciò a migliorare e guarì in breve tempo ! Inviai subito l'offerta promessa, ma non feci pubblicare la grazia.
Ci trovammo poi nella necessità di cercare un nuovo alloggio. Molte ricerche, ma sempre a vuoto. Il giorno della SS. Annunziata mi recai nella Basilica di Maria Ausiliatrice e pregai la B. Maria Mazzarello ad aiutarmi. Esco dal Santuario con molta speranza, però girai tutto il giorno senza combinare nulla; stavo per tornare a casa, quando mi sentii ispirata a passare ancora da una signora, alla quale mi ero raccomandata per un aiuto nelle mie ricerche.
Mi accoglie con un sorriso e mi invita, per il giorno dopo, a vedere un appartamentino e così potemmo sistemarci.
Ancora un'ultima grazia recente.
Recatami da parenti in campagna, durante la notte fui sorpresa da un terribile malessere. Quel che più mi spaventava era il trovarmi lontana da medici e farmacie. Mi ricordai che nella borsa avevo una reliquietta della B. Maria Mazzarello. La porto alla bocca, invocando il suo aiuto e in quel medesimo istante si calma il male e mi addormento. La mattina seguente stavo benissimo. Rendo note le grazie, domandando venia per il ritardo nell'accusare le prime due.
Torino. MARIA MALETTO. Il caso era disperato.
Nello scorso aprile, la mia piccola bambina di cinque mesi fu colpita da polmonite e fu data per inguaribile dal dottore curante. È invece guarita perfettamente, per la protezione della Beata Maria Mazzarello.
Piena di riconoscenza invio l'offerta promessa.
Agliano d'Asti. GIUSEPPINA GENTA in PAVESE.
Dina Demartini annuncia l'ottenuta grazia per intercessione della B. Maria Mazzarello.
Grazie attribuite all'intercessione del Servo di Dio Don ANDREA BELTRAMI Tre grazie segnalatissime.
Mia moglie era stata colpita da grave malore e il Profes. Orestano di Palermo, dopo un'accurata visita, dichiarò che era inevitabile e sollecita un'operazione, se si voleva salvare la vita di mia moglie. Stavo prendendo la decisioni al riguardo, quando giunse mio fratello, Parroco di S. Stefano Quisisana (Agrigento), il quale, vedendomi rattristato, mi domanda cosa mai succedeva nella mia casa. Raccontai sommariamente; ed allora egli prende dal suo breviario un'immaginetta di D. Andrea Beltrami e mi dice: «Chiedi l'intercessione di questo grande servo di Dio e tutto otterrai ». Mentre parlavamo, casualmente arriva mio cognato dottore, specialista in ginecologia, il quale domanda della sorella e all'inaspettata notizia si reca da lei, esamina la diagnosi e mi dice di sospendere qualunque decisione. Torna, la sera, con un altro collega, esclude assolutamente l'operazione e prescrive una cura, che in venti giorni fa guarire mia moglie.
Poco dopo mio figlio ingegnere si ammala con enfiagione di natura maligna, ampia e continua perdita di sangue e con ragadi. Per essere breve, dirò che tre Professori consultati erano d'accordo per l'intervento chirurgico. Mi ricordai subito di D. Beltrami e il caro santino, il giorno dopo, mi fa incontrare con un mio amico, che era stato sofferente degli stessi malanni e ne era guarito con semplici applicazioni di erbe medicinali. Mio figlio inizia la stessa cura, guarisce e fino ad oggi esplica i suoi lavori professionali, come se nulla fosse stato.
Ed ecco la terza grazia.
Mia moglie inciampa in una cassa e vi cade sopra proprio in un punto, ove era un pezzo di ferro e si produce una lacerazione di 15 cm. dal ginocchio alla tibia.
Dopo otto giorni, la febbre e l'infezione consigliano una regolare apertura delle ferite con relativa operazione chirurgica. Ci raccomandammo a D. Beltrami e dopo due giorni la febbre diminuisce, una copiosa uscita di materia fa scomparire il gonfiore e dopo 25 giorni potevamo tutti recarci in Chiesa a ringraziare Gesù e il caro D. Beltrami. Con ritardo adempio il mio dovere, mentre auguro che la Beatificazione di D. Andrea Beltrami non sia lontana.
Roma, Via Donatella 50. ANTONIO ABELLA.
Guarita da disturbi intestinali.
Avendo disturbi intestinali che mi davano seria preoccupazione, mi rivolsi con fiducia e fede a Maria Ausiliatrice coll'intercessione del Servo di Dio Don Andrea Beltrami. Dopo una fervorosa novena mi sentii non solo migliorata, ma in buone condizioni di salute.
Aggiungo che altre grazie ottenni da M. Ausiliatrice sempre per l'intercessione del Servo di Dio Don Andrea Beltrami.
Cuneo. PIERA PALAZZO.
Guarito da terribile mal di denti.
Desidero testimoniare una grazia ottenuta per intercessione di Don Andrea Beltrami, a cui mi rivolsi con fervore, in un momento di bisogno.
Da un mese soffrivo male alla bocca, causa un dente, che mi cagionò una grave infezione. Ogni cura era inutile, guarivo da una parte e mi ammalavo dall'altra. I giorni passavano e il male non accennava a guarire, giorno e notte invocavo incessantemente tutti i santi. Capitatami per caso sotto gli occhi un'immagine di Don Andrea Beltrami, l'applicai sulla parte malata e implorai fervidamente la grazia della guarigione. Ottimo risultato: il male cessò e sono guarita completamente.
Riconoscente, ringrazio Don Andrea Beltrami.
Chieri B. P.
Una pronipotina di D. Andrea Beltrami.
La mia bambina di cinque anni il 24 febbraio scorso venne d'urgenza ricoverata all'ospedale di Verbania per essere operata di appendicite acuta perforata. Il caso era gravissimo. Mio marito ed io ci rivolgemmo con viva fede al nostro carissimo cugino Don Andrea Beltrami, promettendo un'offerta alle Missioni salesiane e la pubblicazione della grazia sul Bollettino, se ci avesse salvata la bimba. Infatti dopo una ventina di giorni di letto, fra ansie e trepidazioni ed invocazioni della bimba « Don Andrea guariscimi », la malatina si alzò ed ora sta bene.
Biganzolo d'Intra. GIULIA GIAVANI in BINI.
Grazie attribuite all'intercessione del Servo di Dio Don FILIPPO RINALDI
Guarisce da sintomi di meningite.
In seguito a flemmone al naso, mia sorella Vittoria manifestò i terribili sintomi della meningite. Fu immediatamente portata all'ospedale e curata con penicillina, mentre da parte di tutta la famiglia si interponeva la intercessione di Don Rinaldi per ottenere da Dio la grazia di una completa guarigione. Dopo circa quindici giorni di ansie mia sorella veniva dichiarata, con somma nostra gioia, completamente fuori pericolo di complicazioni meningee. Rimase tuttavia ancora all'ospedale in osservazione. La prima grazia di Don Rinaldi era stata fatta.
Mentre noi si aspettava da un giorno all'altro che mia sorella fosse dimessa dall'ospedale completamente guarita, improvvisamente si produsse un rialzo termico e per otto giorni essa fu agitata da uno choc nervoso continuo. Il professore dell'ospedale diagnosticò un ascesso cerebrale. Di nuovo invocammo con maggior fede Don Rinaldi, la cui reliquia fu messa sotto il capezzale dell'ammalata, e la grazia anche questa volta non mancò. Senza dover ricorrere ad operazioni, l'ascesso gradualmente scomparve, la temperatura divenne normale e la guarigione è ora completa.
Mentre la mia famiglia ringrazia dal più profondo del cuore Don Rinaldi per il grande favore concesso, invita tutti a ricorrere con fiducia alla sua intercessione.
Roma. D. GIUSEPPE GROPPO.
Teresita Roetto (Bagnolo) è grata al Servo di Dio D. Filippo Rinaldi per la guarigione da bronchite.
Antonietta Paoni (Sorso) riconosce nell'intercessione di D. Rinaldi il felice esito di un primo atto operatorio e l'esclusione di un secondo.
Carla Gialiani (Intra) è felicemente guarita per intercessione di D. Filippo Rinaldi.
Elvira Cella da Verzegnis (Carnia) ringrazia Don Filippo Rinaldi per l'assistenza invocata in una difficile operazione.
Una famiglia ha ottenuto da. D. Filippo Rinaldi una grazia segnalatissima.
Sac. LORENZO NIGRA, da Torrazza di Verolengo (Torino), † a Torino-Crocetta il 22-II-1951 a 71 anno.
Nella Congregazione coprì l'importante carica di Ispettore dell'Oriente, fu direttore e per molti anni insegnò con magistrale competenza Storia Ecclesiastica nel Pontificio Ateneo della Crocetta, profondendo i suoi tesori di vita spirituale alle numerose anime, che frequentano la chiesa esterna di quello studentato.
Sac. TOMASO USSHER, da Santiago de Baradero (Argentina), † a Buenos Aires il 3-VIII-1950 a 78 anni.
Solerte cultore di vocazioni fra i giovani irlandesi emigrati in America. Lavorò indefessamente per le scuole, e riuscì a far riconoscere dallo Stato oltre 80 istituti magistrali tenuti da Congregazioni Religiose.
Sac. PAOLO LANDONI, da Castellanza (Varese), † a Cuneo il 20-XII-1950 a 73 anni.
Trascorse 2o anni presso il Santuario della Madonna dei Boschi di Peveragno, abbellendone la chiesa, fondando Borse missionarie, educando alla virtù i giovani del paese.
Sac. RESTITUTO ONIGA, da Baracaldo (Spagna), † a Santander (Spagna) il 24-VIII-1950 a 44 anni.
Subì, prima, gli orrori della guerra nella Spagna e poi si santificò nel dolore.
Coad. GIUSEPPE TOCCO, da Terralbo (Cagliari), † a Campinas (Brasile) il 16-IV-1950 a 76 anni.
Vero esempio di un costante lavoratore illuminato e confortato dal pensiero di essere alla presenza di Dio.
Coad. ANDREA RAMIREZ, da Manta (Colombia), † a Bogotà (Colombia) il 20-VIII-1950 a 69 anni.
Sulle montagne, che circondano Bogotà e nei crocicchi delle strade cittadine, fece collocare la statua di Maria Ausiliatrice, gentile omaggio filiale.
Mons. ANNIBALE LANFRANCHI, † a Lugano (Svizzera) il 28 gennaio u. s.
Fu allievo dell'Oratorio di Valdocco dal 1894 al 1898. Parroco della Madonnetta, rione popoloso della città di Lugano, in perfetto spirito salesiano, resse quella parrocchia per oltre quarant'anni fino alla morte, profondendo tesori di bontà e di zelo anche presso l'Ospedale Civico della città. Eresse il tempio del Sacro Cuore in Lugano, e vi volle affrescate le immagini di Don Bosco e di Domenico Savio, dei quali fu grande devoto. Il 31 gennaio, festa di San Giovanni Bosco, Lugano vide, nei funerali imponenti di Mons, Lanfranchi, un vero plebiscito di compianto, a cui si unirono tutti i giovani del nostro Istituto Elvetico di quella città.
Comm. CARLO CANNONE, † il 21-II-1951 in Torino.
Persona molto caritatevole, ha chiuso la sua vita proprio con un atto di carità: Una borsa missionaria intitolata a D. Filippo Rinaldi. Ampiamente lo rimeriti Iddio.
RACHELE PEZZI, † in Ischia di Riva, il 12-II-1951 ad 80 anni, dopo lunga malattia.
Premio della sua fede sono tre vocazioni: Don Norberto (Benedettino) Mario (Salesiano) Suor Maria. Iddio le conceda la sua luce.
CRISTINA GALAVOTTI in PEDRAZZI, † a Roma il 14-IX-1950.
Benefattrice dell'Opera Salesiana; visse dì pietà, amore, sacrificio. Diede a S. G. Bosco la figliuola Suor Giuseppina fra le Figlie di Maria Ausiliatrice.
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L'INDULGENZA PLENARIA
Ogni mese:
1) In un giorno del mese a loro scelta.
2) Il giorno in cui fanno l'Esercizio cella Buona morte. 3) II giorno in cui partecipano alla Conferenza mensile salesiana.
Nel mese di Maggio anche: 3 - Ascensione di N. S.
4 - Invenzione delle S. Croce.
8 - Apparizione di S. Michele Arcangelo 13 - Pentecoste.
20 - SS. Trinità. 24 - Corpus Domini.
25 - Maria SS. Ausiliatrice.