ANNO LXXV - 15 MAGGIO 1951 NUMERO 10
Una voce che è diventata richiamo, appello paterno al Clero, ai cattolici militanti e agli uomini di buona volontà, e poi grido d'allarme e finalmente gemito, si è sprigionata dal grande cuore del Santo Padre: « Salviamo il fanciullo - salviamo la fanciullezza».
Il problema non è di oggi. Il Santo Padre nell'Enciclica « Quemadmodum » (gennaio 1946) ammoniva: «Fra le sciagure senza numero prodotte dall'orribile conflagrazione, nessuna al nostro cuore paterno reca una ferita più dolorosa di quella che si abbatte su una moltitudine di innocenti fanciulli, che a milioni, come ci è riferito, privi delle cose necessarie alla vita, in molte regioni cadono vittime del freddo, della inedia, delle malattie... ».
La voce del Papa, è guida sicura nello svolgere il nostro pensiero sul come Gesù vuole l'alunno e come vuole l'educatore.
I
Il fanciullo.
Dai Vangeli ricaviamo il vero pensiero di Gesù. Dice S. Marco (capo X, 13-16): « E gli presentavano dei bambini, perchè li toccasse, ma i discepoli sgridavano chi glieli presentava. Gesù, visto ciò, si sdegnò e disse loro: " lasciate che i piccoli vengano a me, non glielo impedite, perchè di questi è il Regno dei Cieli. In verità, in verità vi dico che chi non avrà accolto il Regno di Dio, come un fanciullo, non vi entrerà " ». - Da quel giorno il fanciullo è stato compreso a fondo, ha ottenuto la sua riabilitazione nel cuore dell'umanità, salendo al primo posto nel cuore della Chiesa, come già lo era nel cuore di Dio.
E quando fra i discepoli del Maestro Divino sorse questione di priorità, Gesù, per tutta risposta, chiamò un fanciullino, lo pose in mezzo a loro, e disse: « In verità, in verità vi dico se voi non vi convertirete e non diventerete come pargoli, non entrerete nel regno dei cieli. Chi dunque si farà piccolo come questo fanciullo, sarà più grande nel regno dei cieli. E chi accoglie un fanciullo come questo, in nome mio, accoglie me ». (MATT., 18, 2-5).
Commenta giustamente S. Leone Magno: « Cristo ama la fanciullezza che Egli sin dall'inizio ha assunto nell'anima e nel corpo. Cristo ama l'infanzia maestra di umiltà, norma di innocenza, modello di mansuetudine. Cristo ama l'infanzia, sulla quale vuole ricondotta l'età senile; e prega a seguire l'umile suo esempio coloro che poi innalza al regno eterno ».
Nè pago di tanto, Gesù premunisce e presidia i suoi piccoli tanto amati, e tosto soggiunge: (MATT., 18, 6-10) «Chi scandalizzerà uno di questi piccini che credono in me, sarebbe meglio che gli si appendesse al collo una macina da mulino e lo si sommergesse nel profondo del mare. Guai al mondo per causa degli scandali! Guardatevi dal disprezzare alcuno di questi piccoli, poichè vi dico che i loro Angeli, lassù, vedono continuamente il volto del Padre che è nei cieli ».
Ed in fine raccogliamo un'affermazione che conferma le precedenti (MATT., XXV, 34-40): « In verità, in verità vi dico: tutte le volte che avete fatto qualche cosa a uno di questi minimi tra i miei fratelli, l'avete fatto a me ».
Dai brani evangelici che abbiamo citato riesce facile dedurre che Gesù, con una divina intuizione riconosce la personalità del fanciullo, la sua anima candida e degna delle compiacenze dell'Eterno Padre e dell'assistenza premurosa degli Angeli; riconosce la sua conformazione somatica, strumento visibile di un principio spirituale; i generosi affetti, le disposizioni del piccolo, la sua candidatura al regno eterno. Questa creatura benedetta, accarezzata e prediletta dal Divino Maestro, portiamola nella nostra scuola e segnamola col titolo di alunno, come nella famiglia lo chiamano figlio e nella Chiesa battezzato.
Come dunque Gesù vuole l'alunno? È facile la risposta. Egli lo vuole: buono, come l'Angelo che l'accompagna; docile alla sua voce di Maestro divino, ed all'autorità del precettore che rappresenta Dio; diligente nel compiere le attività scolastiche che lo immetteranno pur esse nel regno di Dio; candido nell'anima, la quale non deve patire lo scandalo benchè minimo, nè la macchia più lieve che oscuri la veste della grazia; sano, nella mente, nel cuore, nelle tenere membra; coraggioso, perchè possa, nel nome di Dio, affrontare le difficoltà della vita e superarle, per il vero bene individuale e per il bene della collettività in cui vive, che in un primo tempo è la famiglia, poi la scuola, poi la società.
Da tutto ciò le sollecitudini della Chiesa nei secoli, donde ben potè il regnante Pontefice dire: « Essa in ogni. tempo rivolse le sue solerti cure materne alla tenera età, e a ragione ritenne questa missione parte precipua del suo ministero di carità ».
Carità spirituale, che suppone la formazione soprannaturale del fanciullo, con l'iniziazione del S. Battesimo, vero lavacro di rigenerazione. Ed in tal modo il battezzato è un uomo nuovo, fatto degno di essere tempio di Dio (S. PAOLO), un piccolo Cristo in fiore (S. AMBROGIO) incorporato vitalmente in Gesù, un membro della Chiesa corpo mistico di Gesù.
Siffatta dignità interiore aumenta col Sacramento della Confermazione, con la purificazione e la grazia della penitenza, e con l'Eucaristia, nella quale l'unione intima con la più consolante delle realtà, il Cristo vivo e vero, nutre l'anima, la riempie di beni celesti, e le dà pegno della futura gloria.
E questa condizione di fatto, in cui quasi universalmente si trova il nostro alunno nelle scuole d'Italia, potrà conciliarsi con la scuola laica, che non vuole nè Dio, nè soprannatura, nè religione, nè morale, nè sacramenti, nè precetti divini nell'insegnamento ? Si potrà ancora pensare ad una scuola puramente intellettuale, nella quale si profila l'alunno con i soli tratti della capacità di apprendere e di sapere; oppure basterà la scuola umanistica, nella quale il discente « è uno spirito teso alla parola, al possesso dell'espressione linguistica, all'imitazione verbale dell'adulto ? ». O ancora secondo lo scientismo e il positivismo, dovremo contemplare l'alunno « rampollo della natura, scienziato in erba, amante del sensibile e dello spettacolo oggettivo degli avvenimenti (lezioni di cose, lezioni per aspetto, esperimenti di scienze ecc.)»? Sarà mai possibile sottoscrivere la concezione dell'alunno poeta, tutto fantasia e soggettività, ovvero allinearlo unicamente sulla scuola del lavoro, la scuola dell'autogoverno, la scuola del travail par equipe ?
Illuminati dalla dottrina di Gesù Cristo e guidati dall'esperienza della sua Chiesa, concludiamo che occorre una scuola cattolica integrale, basata sulla realtà fisica, morale e soprannaturale dell'alunno, che abbracci quanto di buono e di saggio ci dànno i secoli, scuola che, iniziata dallo stesso Figliuolo di Dio, si espande nell'amore del prossimo, e si sublima nella esperienza cristiana della Comunione dei Santi.
II
L'educatore.
Ed ora, quale sarà l'educatore voluto da Gesù, il vero maestro che corrisponda sostanzialmente ai canoni della Scuola Cattolica ? Mi sembra che possiamo identificarlo servendoci del pensiero di Gesù, delle definizioni pontificie e della bimillenaria tradizione, che di secolo in secolo ha sviluppato e concretizzato l'annunzio di Betlemme, il sermone della montagna, il discorso della carità.
Ricordiamo « Gesù abbraccia i fanciulli, li accarezza, li benedice (MARC., X, 16). L'educazione è missione d'amore. Mons. Felice Dupanloup, nella sua pregiata opera intitolata L'educazione, scrive: « Il fanciullo è l'uomo con tutto il suo avvenire rinchiuso nei suoi primi anni; è la speranza della famiglia e della società; è il genere umano che rinasce, la patria che si perpetua ; è come il rinnovamento dell'umanità»; e Silvio Pellico: «Ognuno deve nutrire l'animo suo col dolce sentimento dell'amore, volgendolo verso tutti i fanciulli. Guardala con grande amore questa parte novella della società, guardala con riverenza.
» L'uomo non attentissimo a rispettare l'innocenza di un fanciullo, a non insegnargli il male, a vegliare che altri non glielo insegni, a procacciare che s'infiammi di solo amore per la virtù, può essere la causa che quel fanciullo diventi un mostro». (Doveri degli uomini - pag. 24).
Da così autorevoli affermazioni e da tutta la pedagogia cattolica dobbiamo ricavare la evidente necessità di una guida ben sicura per la tenera pianticella.
S. Giovanni Bosco, il grande Sacerdote Educatore dei nostri tempi, col suo meraviglioso Sistema Preventivo fondato sulla ragione e religione, nel grande quadro dell'amorevolezza, riduce sostanzialmente a tre le qualità dell'educatore: deve essere apostolo, di moralità conosciuta, deve cercare di farsi amare se vuol farsi temere.
L'educazione è una missione vera, non un impiego statale; esige un apostolo autentico, animato da zelo, da sacrificio, da fede incrollabile, dalla conoscenza amorevole dell'oggetto delle sue nobili fatiche (intelletto, volontà, carattere, costituzione fisica ecc.) e dal cosciente possesso della scienza che deve sminuzzare. L'esemplarità dei costumi privati e pubblici del maestro, la pratica dei doveri religiosi e civili, la dirittura morale lo collocheranno sul piedistallo dell'estimazione comune, mentre la virtù e la scienza, condotte sulla scorta del Vangelo, lo faranno circondare di fulgida aureola e di tale amore, da promuovere un irrefrenabile slancio fra gli alunni ed un deciso avanzamento verso le fulgide mète della Religione e della Patria attraverso la Chiesa, la Famiglia e lo Stato.
Gli è di esempio Gesù, gli è di guida Gesù. Ricordiamo la dottrina del « sermone della montagna », e gli insegnamenti che ci vengono dalle parabole. Gesù, in tal modo, nella sua divina semplicità ha tracciato al maestro di oggi, la via da seguire perchè nei fanciulli si formi quella che i vigenti programmi di studio per la Scuola elementare chiamano « coscienza operante », nel quadro dell'autogoverno, per la formazione del carattere, per la definizione dell'uomo-cittadino.
Castellammare. D. GIOVANNI CALOVA.
CARPINETO (Acqui) - Predicazione Catechistica (23 marzo).
Il Rev.mo Don Beccuti, Arciprete di Carpineto, volle che la predicazione solita a tenersi in occasione delle SS. Quarantore in preparazione della S. Pasqua, fosse eminentemente catechistica. Fu invitato perciò il Rev.do Dott. Don Antonio Suraci, Direttore del Centro Catechistico Salesiano di Torino, che assolse egregiamente il suo compito preparando i parrocchiani, e specialmente un folto gruppo di uomini, ad accostarsi alla mensa Eucaristica per il precetto pasquale.
LANUSEI (Sardegna) - Settimana Catechistica Diocesana (1-8 aprile).
Stralciamo da « L'Ogliastra » (quindicinale cattolico locale) le parole con cui l'Ecc.mo Vescovo Diocesano Mons Lorenzo Basoli dava notizia del Congresso.
« Ho ricevuto già delle lettere nelle quali si esprime la soddisfazione e il compiacimento di avere fra noi il Convegno Catechistico Diocesano, e ho avuto consensi da molti sacerdoti e laici, i quali apprezzando l'utilità ed opportunità dell'iniziativa, si ripromettono grandi risultati per quello che è interesse e bisogno fondamentale della nostra vita religiosa, cioè l'istruzione e la formazione cristiana per mezzo del catechismo bene ordinato, insegnato con competenza, frequentato con assiduità, dalla totalità o almeno dalla maggioranza dei nostri bambini.
Son queste le mète alle quali vogliamo giungere con questa settimana di studi catechistici, durante la quale avremo la fortuna di avere tra noi il Rev.mo Prof. Don Alessi, che è uno specialista in materia e ha una non comune competenza sia per la vastità della cultura, sia per l'esperienza acquistata in molti anni, attraverso la propaganda catechistica da lui svolta in tutte le varie regioni d'Italia ».
La Settimana si svolse ordinatamente con numeroso intervento delle varie categorie chiamate a interessarsi del problema: gli Insegnanti delle scuole elementari, i Sacerdoti, le Catechiste, i Giovani, i Lavoratori ebbero particolari raduni e conferenze, talune con proiezioni, fino al giorno della conclusione avvenuta solennemente in Cattedrale e con processione e canto del Te Deum.
CUGLIERI (Nuoro) - Giornata Catechistica.
Il Rettore del Pontificio Seminario Regionale di Sardegna, P. Greppi S. I., avendo appreso che Don Alessi era in Sardegna approfittò della sua presenza invitandolo a tenere una giornata catechistica ai Chierici del Seminario. Viva fu la partecipazione degli alunni del santuario alle lezioni e conferenze dello specializzato maestro.
TORRE BAIRO (Torino) - Giornata Catechistica al noviziato delle Figlie di M. A. (24 aprile).
Il primo giorno del Mese di Maria Ausiliatrice fu dedicato dalle brave Novizie delle Figlie di M. A. allo studio del problema catechistico. Il Rev. Don Suraci, direttore del Centro Catechistico Salesiano, fu invitato a tenere le lezioni di didattica specifica e metodologia dell'insegnamento religioso, specie ai piccoli, presentando alle future insegnanti di religione i vari sussidi catechistici editi dalla Libreria Dottrina Cristiana.
TORINO - Corso di didattica e pedagogia catechistica.
Per iniziativa dell'Ufficio Catechistico diocesano di Torino e in specie del direttore dott. Don Monetti, venne quest'anno dato inizio ai corsi biennali per catechisti e catechiste.
Il corso per le catechiste fu il primo a trovare pratica attuazione e con due lezioni settimanali, rispettivamente di cultura e di didattica ebbe inizio nel dicembre scorso.
La parte didattica venne affidata a Don Decaroli del Centro Catechistico Salesiano.
L'esito fu buono ed encomiabile l'impegno delle iscritte per l'assiduità e il profitto.
ASTI - Giornata del Clero (18 aprile).
Nel Seminario si è svolta, sotto la presidenza delle loro Eccellenze Mons. Rossi e Mons. Cannonero, Vescovo Ausiliare, una giornata di studi per il Clero.
Dopo la meditazione tutta fuoco di Mons. Cannonero sulla necessità ed importanza della vita interiore del sacerdote, nella sala più vasta del Seminario si riunirono in cento cinquanta Sacerdoti per ascoltare dalla bocca del Direttore dell'Ufficio Catechistico Diocesano una relazione esauriente del movimento catechistico nella vasta diocesi.
Consolantissime le statistiche e degne di essere proposte a sprone ed esempio di molti, non solo le statistiche delle presenze, ma pure quelle degli edifici per la dottrina parrocchiale, quelle dei catechisti aiutanti dei singoli parroci, delle catechesi alle sezioni di A. C. ecc.
Il nostro D. Pasquale invitato a tenere una conferenza catechistica abbracciando tutto il vasto argomento della catechesi - presentato a base di dati precisi dal Direttore dell'Ufficio Diocesano - sottolineò quelle che sembravano lacune dando orientazioni ed esperienze per un più intenso lavoro del grave problema.
Nel pomeriggio in una seconda conferenza parlò ancora sui sussidi in aiuto della lezione di catechismo sia agli adulti che ai piccoli; dopo la quale seguì una ben nutrita discussione coronata dalla parola dinamica di Mons. Cannonero che fece appello al cuore sacerdotale dei presenti affinchè il Catechismo occupi davvero nella vita di ognuno il primitissimo posto.
TORINO - Giornate catechistiche alle madri.
Nel teatrino dell'Istituto « Domenico Savio » di Sassi (Torino) per felice iniziativa delle Figlie di M. A. un membro del nostro Centro tenne due conferenze di carattere pedagogico ad oltre duecento mamme.
D. Pasquale, nostro incaricato, parlò in modo avvincente della Missione della donna come Sposa e come Madre, sottolineando soprattutto la missione spirituale della donna nella vita del marito e dei figli.
L'aumento rilevantissimo di uditrici accorse alla seconda lezione fu la prova più palpabile del piacere spirituale apportato all'anima di tante mamme, che si augurano più frequenti così provvidenziali lezioni.
MESSINA - Studentato Teologico Salesiano - Compagnia dell'Immacolata. (Gruppo Catechistico).
PROGRAMMA PER IL PERIODO APRILE-OTTOBRE 1951.
Motto - Veritatem facientes in charitate (Eph. 4, 15).
Monito - Vae mihi si non evangelizavero (S. Pl.). Scopi - Pratico - Formativo - Informativo.
a) Studiare ora la Teologia in modo tale da saperla poi adattare alla mentalità dei giovani. b) Raccogliere da Catechesi, riviste e giornali d'indirizzo catechistico, quanto potrà esserci utile per l'aggiornamento e la formazione catechistica.
c) Tenerci in contatto con il C. C. S. collaborando nei limiti possibili a Catechesi e tenendoci informati delle novità dell'Elledici e dei movimenti del Centro.
d) Cercare di conoscere l'ambiente che ci circonda, informandoci sul movimento catechistico locale presso le Curie diocesane, le Parrocchie, le istituzioni religiose.
e) Cercare di arricchire la Vetrina Catechistica iniziata con l'aiuto del rev.mo sig. D. Ricaldone, attrezzandola di sussidi più moderni.
f) Ricordare ogni giorno al Signore la nostra comune intendizione, perchè la benedica.
Additiamo all'esempio dei Seminari e degli Studentati questa fervida attività catechistica dei Chierici Salesiani di Teologia di Messina.
Obiezioni solite...
E possibile che una creatura sia Madre di di Dio ?
Sì, è possibilissimo. Difatti Maria lo è. Ed eccone la prova. Il Vangelo scritto da San Matteo riporta gli antenati di Gesù e arriva a Maria « dalla quale nacque Gesù, che è chiamato Cristo » (I, 16). Se Gesù nacque da Maria vuol dire che Maria è la Madre di Gesù. Però Gesù, da parte sua, è Dio, Maria allora, che è sua madre, è Madre di Dio.
Maria ha generato dunque la divinità? No, perchè Gesù come Dio è sempre stato, però, fattosi uomo e restando sempre Dio, incominciò ad essere Uomo-Dio, nascendo da Maria la quale perciò è la Madre di Dio.
Santa Elisabetta, divinamente ispirata su questa verità alla vista di Maria SS., che cosa esclama? « E come mai mi è dato che venga a me la Madre del mio Signore? » (LUCA, I, 39)
La nostra mamma pur dandoci soltanto il corpo, essendo l'anima creata direttamente da Dio, è madre nostra, della nostra persona: anima e corpo insieme. Nessuno penserà a dire per questo che la nostra madre è madre solamente del nostro corpo!
Così Maria a Gesù ha dato la sua carne e non la divinità. Siccome però Gesù, Uomo-Dio è una sola persona, (come noi anima e corpo siamo una sola persona), Maria è Madre di tutto Gesù: Uomo-Dio ed è perciò Madre di Dio.
Gesù primogenito.
L'essere Gesù detto primogenito non richiede necessariamente la nascita di altri figli dalla stessa madre. Ogni primo figlio di una madre ebrea prendeva il nome di primogenito, indipendentemente dall'esservi o non esservi altri figli dopo del primo. L'essere primogenito implicava dei diritti ma anche dei doveri, qual era quello di essere presentato al tempio, come fu fatto di
Gesù (LUCA, II, 22 ss.).
Maria e Giuseppe.
Se nel Vangelo (MATTEO, I, 25) si legge che Giuseppe non conobbe Maria «Fino a quando diede alla luce il suo figlio unigenito, che egli chiamò per nome Gesù» ciò non vuol dire che Giuseppe, dopo la nascita di Gesù non abbia rispettato la verginità di Maria.
Anche nella stessa Scrittura si legge: « Conviene che Cristo regni fino a quando non abbia messi tutti i nemici sotto i suoi piedi » (I Cor., XV, 25). Forse che per questo si vuol dire che dopo la sconfitta dei nemici del Cristo non conviene più che egli regni?
Come quando il maestro dice ai suoi scolari: «State buoni fino al mio ritorno», intende forse dire: «Quando poi sarò tornato potete stare cattivi ? ».
È troppo chiaro ciò, per potersene servire per negare la perpetua verginità di Maria Santissima.
(Dai «Foglietti della Collana UNITAS » per la lotta antiprotestantica, Edizione L. D. C.).