ANNO LXXV 15 OTTOBRE 1951 NUMERO 20
In occasione del 75° della Pìa Unione dei Cooperatori e delle Cooperatrici Salesiane, il nostro venerato Rettor Maggiore, dopo aver delegato ufficialmente un Consigliere del Capitolo Superiore, il rev.mo Don Albino Fedrigotti, alla direzione dei Cooperatori e delle Cooperatrici Salesiane delle varie parti del mondo, e completato l'Ufficio Centrale con la nomina del Segretario e Propagandista, ha voluto a Torino gli Incaricati delle Ispettorie d'Italia per coordinare un ampio programma di attività e di apostolato.
Aperse il convegno, la mattina del 7 settembre u. s., il rev.mo Don Renato Ziggiotti, Prefetto Generale, il quale impostò il lavoro sulle direttive del IV Successore di S. Giovanni Bosco, proponendo un ampio ordine del giorno che venne discusso in quattro sedute, portando a conclusioni pratiche ed esaurienti.
Chiuse, la sera dell'8, lo stesso Prefetto Generale prospettando le straordinarie celebrazioni del 1953, di cui sarà dato quanto prima l'annuncio anche a tutti i Cooperatori sul Bollettino.
Il sig. Don Ricaldone si compiacque del programma e dei progetti e coronò le giornate con la sua paterna parola e la benedizione di Maria Ausiliatrice, auspicando un nuovo incremento della Pia Unione ed uno sviluppo adeguato ai quindici lustri di fervida organizzazione, secondo l'ideale di San Giovanni Bosco.
I convenuti misero i loro lavori sotto la protezione del S. Cuore di Gesù col loro turno di adorazione all'altare di Maria Ausiliatrice ov'era esposto, come tutti i primi venerdì del mese, il SS. Sacramento, e ripartirono per le loro Ispettorie col conforto anche della benedizione della Madonna di cui celebrarono la Natività proprio nel Santuario-Basilica che è il cuore di tutta la triplice Famiglia Salesiana.
Essi sono ora a disposizione dei Direttori Diocesani e dei Decurioni delle rispettive regioni e contano sulla loro valida collaborazione soprattutto per:
1) la revìsione degli elenchi dei Cooperatori e delle Cooperatrici dei centri di azione salesiana in cui non vi sono nè Salesiani nè Figlie di Maria Ausiliatrice;
2) per la iscrizione di nuovi Cooperatori e di nuove Cooperatrici;
3) per la celebrazione di qualche convegno diocesano o regionale, secondo l'opportunità;
4) per le conferenze annuali prescritte dal Regolamento in prossimità delle feste di S. Francesco di Sales e di Maria SS. Ausiliatrice;
5) per la consacrazione del 24 di ogni mese a e giornata salesiana» nel fervore della divozione a Maria Ausiliatrice;
6) per la diffusione del culto a S. Giovanni Bosco, a S. Maria Domenica Mazzarello, al Reato Domenico Savio.
Ci intratterremo sui vari punti nei mesi seguenti.
Intanto raccomandiamo caldamente che ogniqualvolta si chiede alla Direzione Generale (Via Cottolengo, 32 - Torino, 709) l'invio del Bollettino a qualche nuovo Cooperatore o a qualche nuova Cooperatrice, si chieda pure sempre l'iscrizìone regolare alla Pia Unione col relativo diploma, perchè del resto non potranno godere delle Indulgenze e degli Indulti concessi dai Sommi Pontefici ai Cooperatori ed alle Cooperatrici.
Preghiamo pure di scrivere chiaramente nomi ed indirizzi, che talvolta sono proprio illeggibili.
Perchè poi Direttori Diocesani e Decurioni possano rivolgersi agli Incaricati Ispettoriali, per quanto abbia loro a occorrere, diamo qui gli indirizzi per Ispettoria:
Ispettoria Adriatica
Rev.mo Don GUIDO MERLO - Istituto Salesiano - Macerata. Ispettoria Centrale
Rev.mo Don PIETRO ZERBINO - Via Cottolengo, 32 - Torino. Ispettoria Ligure-Toscana
Rev.mo Don ENRICO BRIANO - Via C. Rolando, 15 - Genova- Sampierdarena. Ispettoria Lombardo-Emiliana
Rev.mo Don GIOVANNI MAGISTRELLI - Via Copernico, 9 - Milano. Ispettoria Napoletana
Rev.mo Don ARCADIO VACALEBRE - Via A. Scarlatti, 29 al Vomero - Napoli. Ispettoria Novarese-Alessandrina
Rev.mo Don GIUSEPPE BECHIS - Baluardo Lamarmora, 14 - Novara. Ispettoria Romana
Rev.mo Don GIUSEPPE MASSA e Rev.mo Don MICHELE VALENTINI - Via Marsala, 42 - Roma.
Ispettoria Sicula
Rev.mo Grand'Uff. Don ANTONIO FASULO - Via Sampolo, 121 - Palermo.
Ispettoria Subalpina
Rev.mo Don PIETRO OLIVINI - Via Madama Cristina 1 - Torino.
Ispettoria Veneta
Rev.mo Don ALBERTO CONTI -- Via A. Provolo, 16 - Verona.
Da L'Osservatore Romano dell'8 luglio 1951 riportiamo, in margine alle solenni celebrazioni torinesi in onore della novella Santa, il pregevole articolo del Prof. Dott. Don Nazareno Camilleri,
Decano della facoltà di Teologia nel Pontificio Ateneo Salesiano di Torino.
Come nei giorni della creazione Iddio collocò nel firmamento due grandi luminari, così nel cielo della duplice Famiglia Salesiana lo Spirito del Signore accese due astri maggiori che non conosceranno tramonto: San Giovanni Bosco e la Santa Maria Domenica Mazzarello. Mentre tanto fatuo divismo appassisce, spesso, nel vizio, e sempre nell'oblio, le vere «stelle» della santità risplenderanno eterne, anche nel tempo, al cospetto di Dio e degli uomini. Olezzante fiore dei campi, Maria Mazzarello nasceva in Mornese nell'Alto Monferrato, il 9 maggio 1837, prima di sette figli, in una onesta famiglia di campagnuoli, cristianamente ordinata, che viveva lavorando sul suo, fuori del paese, alle Cascine. Il 14 maggio 1881, che pareva segnare al mondo il suo tramonto, schiuse invece a lei l'orizzonte della gloria. Spirava come un angelo. Fissando d'improvviso il Crocifisso: « Se mi fossi trovata sulla via del Calvario -- esclamò seraficamente in un appassionato dialogo durato circa dieci minuti - Vi avrei abbracciato!... Mi sarei caricata di tutte le vostre pene, della vostra croce e delle vostre spine! ». Qualche ora prima della fine, chiamata vicina a sè la suora portinaia, maternamente, intona: «Lodate Maria... Chi ama Maria, contento sarà! ». E poi al Cagliero, futuro Cardinale: « Oh, padre, addio!... Me ne vo ! ». E a tutte, sorridendo: « Componetemi... a Dio! a Dio! Arrivederci in Paradiso!... Gesù... Giuseppe... e Maria! » e l'anima sua si librò a Cristo nell'eternità.
Solo quarantaquattrenne! Eppure quale traiettoria luminosa, e quale fecondità di santità e di opere. Diciassettenne, la più ardente e la più forte, entrava con altre quattro giovinette nella nuova pia unione delle « Figlie dell'Immacolata », promossa dalla maestra Maccagno e fondata da Don Pestarino. « Era questo - scrive il biografo di Don Bosco già nel 1909 - un Istituto secolare nel quale le ascritte, rimanendo nelle loro famiglie o in mezzo al mondo, per quanto è fattibile, avrebbero avuto in pronto i mezzi più opportuni per conseguire la perfezione cristiana ed esercitare lo zelo per la salute eterna delle persone in mezzo alle quali dovevano vivere » (Mem. biogr., VII, 296). Ciò facevano legandosi con voti personali di castità e di obbedienza al direttore spirituale. Il piccolo regolamento, dopo tre anni di pratica ad experimentum, era stato approvato dalla gerarchia ecclesiastica, da un Vescovo. Era un germe precursore. Oggi gli Istituti secolari di. perfezione sono una grandiosa e multiforme pianta diffusa in tutto il mondo, e godono di una vita propria con ufficiale riconoscimento della Chiesa, accanto ai gloriosi Ordini antichi e alle floridissime Congregazioni Religiose moderne.
Nel 1872 le «Figlie di Maria Immacolata» erano già diventate, per innesto, le « Figlie di Maria Ausiliatrice », la seconda famiglia religiosa salesiana, col trapasso dalle mani di Don Pestarino in quelle del Fondatore Don Bosco. Era la trigesima della morte del Pestarino, fattosi ormai anche lui salesiano. Nel 1874 la Mazzarello veniva eletta Superiora Generale, e rieletta, nonostante le resistenze della sua umiltà, nel 188o. Pensare che aveva solo a 35 anni imparato a scrivere e a parlare in lingua. Ma era il caso per lei di ripetere: Quoniam non cognovi litteraturam, introibo in potentias Domini (Ps., 70, 15). Del resto il Pestarino attestava: « Non sa quasi scrivere e poco leggere: ma parla così fine e delicata in cose di virtù, e con tale persuasione e chiarezza, che sovente si direbbe ispirata dallo Spirito Santo ». E lo stesso grande Pontefice Pio XI aveva tanto esaltato in lei il raro «talento del governo», conosciuto e tanto valorizzato, diceva, da un uomo come S. Giovanni Bosco, il famoso Don Bosco, così profondo conoscitore di uomini. Ma dai frutti si conosce la pianta. Da un punto di vista esterno colpiscono le Opere. In questo la Santa Mazzarello si può dire, emula della grande riformatrice del Carmelo S. Teresa, che in un ventennio curò ben 32 fondazioni, 18 per Religiose e 14 per Religiosi. La Nostra, appena in un sessennio, potè vedere la fioritura di ben 28 Case, di cui 6 in America, con 230 Suore, e 2 spedizioni missionarie. Ma quanta fosse l'energia vitale e soprannaturale immessa nell'Opera ben più si constata oggi, contemplando la rigogliosa espansione dell'Istituto in tutto il mondo. Le più recenti statistiche segnalano, per l'Europa e l'America riunite, 12.823 Suore; divise in 46 Ispettorie o province, e 1100 Case. Ma bisogna aggiungere a tutto ciò un merito intrinseco. Per Lei, osserva il Caviglia, fu creata una tradizione e formato il tipo della salesianità femminile, quello della religione del lavoro, che cioè mediante il lavoro deve adempiere alla vocazione della santità. Ed è in questo il suo valore, che consacra il suo Nome alla storia.
Alla scuola di Don Bosco.
Già dal 1862 S. Giovanni Bosco veniva maturando l'idea «di fare per le giovinette quel che già stava facendo pei fanciulli ». Egli però, ancora garzone alla cascina Moglia, si era quasi istintivamente rifiutato a chi voleva affidargli una bimba in custodia: « Datemi dei ragazzi - aveva detto - e ne governo finchè volete, anche dieci: ma bambine non ne devo governare. Non sono destinato a questo! ». Tuttavia questo non significa che, divenuto Fondatore e vero Patriarca della gioventù moderna, egli dovesse disinteressarsi della educazione cristiana e della salute eterna della fanciullezza e della giovinezza femminile. Tutt'altro. Ed ecco scoccare l'ora della Provvidenza. Contatti col Pestarino. Prima visita a Mornese, e primo incontro con la Mazzarello, che gli viene presentata. « Don Bosco è un santo, ed io lo sento! » fu l'impressione e il giudizio spontaneo. E Don Bosco intuì in Maria Mazzarello Colei che sarebbe stata la sua valida collaboratrice nella fondazione di una nuova grandiosa Famiglia religiosa. Era il 1864. Due anni prima, il Santo alle Figlie di Maria Immacolata aveva già mandato un biglietto: « Pregate pure, ma fate del bene più che potete alla gioventù: fate tutto il possibile per impedire il peccato ». Era tutto Don Bosco; era tutta l'Opera Salesiana. E nel 1867, quando ormai spiritualmente erano pronte, mandava loro un quadernetto con l'orario e pochi vitali precetti: presenza di Dio, dolcezza, vigilanza. Era tutto lo spirito salesiano, e il metodo preventivo.
D'altronde è anche con verità che fu detto, che «l'anima della Mazzarello era salesiana per istinto». E se Don Bosco, al dire del filosofo Orestano, ha scoperto la gran legge dell'educare al lavoro e col lavoro, si può dire che la passione pedagogica della Mazzarello si è orientata, per volere di Dio, salesianamente. E tutto il tono della vita e l'istintiva metodica della bontà, così come l'indole delle spontanee istituzioni di Mornese (poichè la Santa vi aveva saputo metter su un ospizio, un laboratorio e un Oratorio), paiono dettate dal Santo ch'Ella non conosceva.
Su questo, del resto, la stessa Santa potrebbe attestare di sè, più che a parole con la fulgida impronta della propria vita. Non altrimenti che Don Rua - fedelissimo ritratto della santità del Padre - così la Mazzarello, quando fra le sue « Figlie » divenne la « Madre », e la Superiora Generale, non vide altro, prossimamente, che Don Bosco, come modello e forma della santità proposta da Dio a Lei e alla sua Istituzione. « Lo spirito di Don Bosco, andava ripetendo, è anche il nostro ». E ancora, con un'altra geniale e caratteristica, quanto profonda, espressione, diceva: « Viviamo alla presenza di Dio e di D. Bosco ». Come Superiora e Confondatrice di un Istituto educativo, infine, emulò dal Padre e Fondatore quel profondo spirito della sua maternità verginale, così fra le Figlie come fra le « Figliette »; maternità, la quale, per dirla col Caviglia, del senso non aveva nulla, e tutto aveva da Dio; e che le costò sacrifizi morali assai, forzando il suo temperamento ad una dolcezza, che non le era innata, mentre la sua fermezza, e la energia del volere in presenza del male o del pericolo, non fu in contrasto mai con la maniera materna. E questo è eroico. Tale era l'umile, ma gloriosa figura di religiosa che Dio pose accanto a San Giovanni Bosco, come la baronessa di Chantal accanto a San Francesco di Sales, e la nobile de Marillac accanto a San Vincenzo de' Paoli. Tale la figura morale di questa Donna forte, eretta e virile, che traspare perfino dal suo aspetto, quale di può rimirare nella preziosa urna sotto l'altare a Lei dedicato, accanto a quella di Don Bosco, nella Basilica di Maria Ausiliatrice a Torino, e in cui i lineamenti forti e quasi duri circondavano, in Lei vivente, uno sguardo lucente di spirito e pieno di bontà.
Santità salesiana.
La santità è sempre una cosa divina, ed una irradiazione della stessa santità di Gesù Cristo nelle sue membra mistiche, a decoro della sua Sposa che è la Chiesa Cattolica. In particolare la Provvidenza, che non manca di suscitare modelli di virtù, eroismo di verginità e di martirio, in ogni ceto anche di semplici fedeli nostri contemporanei, suole moltiplicare questi fulgori di santità fra le anime consacrate a Dio negli Ordini e nelle Congregazioni religiose. Si deve così a Dio questa consolante fioritura di santità salesiana che attornia il Santo Fondatore Don Bosco con le figure eminenti del suo primo e terzo successore, i Servi di Dio Don Michele Rua e D. Filippo Rinaldi, del Principe polacco Don Augusto Czartoryski e dell'eroe della sofferenza Don Andrea Beltrami, del Beato giovane Domenico Savio, dei due Martiri Monsignor Versiglia e D. Caravario trucidati dai pirati in Cina, del parroco Don Luigi Mertens, e dei numerosi martiri della persecuzione rossa nella Spagna. Frutti di questa santità salesiana adornano e profumano pure la seconda grande Famiglia di Don Bosco con le figure della operosa Madre Maddalena Morano, prima Ispettrice in Sicilia, e della giovane Suor Teresa Valsé-Pantellini. Su questo sfondo meraviglioso matura oggi nella gloria la santità della «Madre » e Confondatrice delle Figlie di Maria Ausiliatrice.
Santità doppiamente salesiana, questa della Mazzarello, in quanto si ispira particolarmente a San Francesco di Sales, il santo della carità e della dolcezza, e a San Giovanni Bosco, il santo dell'educazione cristiana e del lavoro: santità caratteristicamente semplice e piana nella forma, ma intimamente robusta e che sa essere quasi abitualmente eroica senz'averne l'aria. Ed è così che da uno studio speciale del suo epistolario, ci pare che decisamente emergano soprattutto le sue raccomandazioni all'unione con Dio e alla magnanimità nel sacrificio da una parte, e alla sincerità e all'allegria dall'altra. Di qui la particolare attualità e imitabile esemplarità di Colei che venne innalzata al supremo fastigio della gloria e all'onore degli altari.
Non mancò in Lei il carisma dello straordinario: come quando vide, quasi come Don Bosco, un ampio caseggiato su di un'altura, con giovinette molte e suore che le assistono... Casa che non c'è, ma che dopo dieci anni ci sarà, così quale fu vista, e nella quale abiterà Lei stessa. Oppure quando vide apparire la defunta suor Arecco prossima a entrare in Paradiso, come a Don Bosco era apparso il Comollo. Non le mancò lo spirito profetico, onde predisse di altri, con sicurezza e contro le previsioni, longevità feconda d'apostolato e morte prossima; ne speciale discernimento degli spiriti nel giudicare in materia di vocazioni, con sicurezza e antiveggente precisione, anche contro il serio parere di qualche membro della gerarchia ecclesiastica.
Ma più di tutto in Lei vigoreggiò la virtù robusta. Laboriosa figlia della campagna, domanda al padre che cosa faceva Iddio prima di creare. Misteriosamente orientata verso il Gesù dell'altare, che riceve a undici anni, una affezione tenera per lui ne detiene lo spirito nella chiesa e dappertutto. E l'amore le ispira eroismo. Lavora di notte, per essere libera l'indomani d'andare alla chiesa; a notte alta, alle due, s'incammina alla chiesa, e dorme sui gradini. Sotto la neve, va alla prima messa, e il gelo le inchioda i piedi sul suolo con lo stillar delle vesti e degli zoccoli. A diciassett'anni lamenta « d'essere stata un quarto d'ora senza pensare a Gesù ». A ventitrè, affronta eroicamente una epidemia di tifo, fino a contrarre il male che la porta in fin di vita. Guarita, spezzata la fibra d'acciaio, ma identico restando lo spirito forte, si orienta e decide di dedicarsi al bene delle fanciulle: e ne venne fuori un laboratorio, un ospizio, poi un oratorio festivo, e infine la nuova Congregazione. Lo stesso Don Bosco dirà al futuro Cardinale Cagliero, parlando dei caratteri dell'opera salesiana e delle virtù che esige: « Tu conosci lo spirito del nostro Oratorio... Orbene, questi requisiti la buona Mazzarello li possiede, e quindi possiamo star fidenti nel governo del loro Istituto e nel governo delle Suore. La loro Congregazione è pari alla nostra». E per lo zelo missionario? «Oh - scriveva ad un Superiore Salesiano a Buenos Aires - se il Signore ci facesse la grazia di chiamarci in America! Se non potessimo far altro che guadagnargli un'anima, saremmo pagate di tutti i nostri sacrifici! ». Sembra di sentire i sospiri della grande Teresa d'Avila quando, appunto per salvare almeno qualche anima delle tante che si perdono nel mondo, decise addirittura di accingersi all'eroica riforma del Carmelo! Tanto zelo della Mazzarello faceva capo precisamente come per Don Bosco, al Papa, cui portava una tenerissima devozione. Quando a Roma, prostrata ai piedi dell'angelico Pio IX col primo drappello di missionarie, ascoltava raggiante come in deliziosa estasi le sue parole, non potendo contenere il suo impeto di pietà e di fede: « O Signore - esclamò - consolate il vostro ammirabile Vicario!».
Tornata davanti al Tabernacolo dopo la guarigione dalla malattia la Mazzarello aveva pregato: « Signore, se nella vostra bontà volete concedermi ancora alcuni anni di vita, fate che io li trascorra ignorata da tutti e, fuorchè da voi, da tutti dimenticata». Nell'ultima indisposizione prega così ancora, e si offre «vittima per il maggior bene dell'Istituto, per la maggior gloria di Dio, e per la salvezza delle care anime... ».
E poichè sta scritto che qui se humiliat exaltabitur, ecco come Iddio esalta la sua umile Serva.
Con una pioggia di grazie fin dal primo momento del suo transito, anzitutto; tanto che dalle innumerevoli relazioni per il solo decennio 19121922, se ne poterono spigolare ben 300 in un volume di 200 pagine, di cui in breve si esaurirono 25.000 copie; e in seguito a richieste di ristampa, se ne pubblicarono, invece, altre 350 nuove grazie ottenute tutte dopo il 1924.
La fama di santità spiega la rapidità dell'ascesa alla gloria, sollecitata anche da non pochi alti personaggi autorevoli, fra cui lo stesso Cardinale Vivés y Tuto, il quale, come ponente della Causa di Don Bosco, aveva avuto agio di studiare anche la Mazzarello. Ebbe principio così nel 1911 il Processo diocesano informativo presso la Curia Vescovile di Aqui. Nel 1925 la Sacra Congregazione dei Riti ne ottenne dal Santo Padre l'approvazione, e l'autorizzazione per l'Introduzione della Causa. Lo stesso anno la Curia Aquense potè ufficialmente cominciare il Processo Apostolico terminatosi nel 1930. Il Decreto sull'eroicità delle virtù venne letto nel 1936, solennità dell'Invenzione della Santa Croce, alla presenza di S. S. Pio XI, il quale pronunciava il più splendido e ispirato panegirico della Venerabile. Il 20 novembre 1938 segnò la glorificazione di Madre Maria Domenica Mazzarello col nimbo dei Beati. Venerata ora nella sontuosa Basilica di Maria Ausiliatrice in Torino accanto a Don Bosco - la Confondatrice accanto al Fondatoretrionfa, dopo la gloriosa esaltazione delle celebrazioni romane della Canonizzazione, nella devozione e al cospetto delle sue « Figlie» e di tutto il mondo !
D. NAZARENO CAMILLERI.