Bollettino Salesiano

ANNO LXXV   15 DICEMBRE 1951   NUMERO 24

LA MORTE DEL RETTOR MAGGIORE

Proprio mentre si disponeva a dare nuovo impulso e più valida organizzazione alla Pia Unione dei Cooperatori e delle Cooperatrici Salesiane, il nostro venerato Rettor Maggiore, Don Pietro Ricaldone, IV Successore di S. Giovanni Bosco, é stato chiamato dal Signore al premio della sua lunga e laboriosa vita, tutta spesa per la dilatazione del Regno di Dio, pel bene delle anime, per l'incremento e lo sviluppo delle Opere e delle Missioni di Don Bosco. In questi ultimi anni aveva accentuato la cura dell'apostolato Catechistico, della formazione spirituale e dell'aggiornamento culturale, pedagogico e tecnico dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice, anche con apposite pubblicazioni pedagogiche ed ascetiche, coronate dai due volumi in corso di stampa sul Sistema educativo di S. Giovanni Bosco.

Ma la sua predilezione furon sempre i figli del popolo, cui consacrò le primizie del suo ministero sacerdotale. Sicché il suo nome sarà particolarmente legato agli Oratori ed alle Scuole Professionali ed Agricole Salesiane al cui servizio mise anche l'alta cultura dell'Ateneo Pontificio Salesiano.

Il Bollettino del io gennaio, con le notizie del suo pio transito e la cronaca delle solenni onoranze funebri, metterà in luce la sua grande figura e la sua dinamica attività.

Qui ricordiamo ai nostri rev.mi Direttori Diocesani, Decurioni e Salesiani Incaricati dei Cooperatori i più recenti tratti del suo programma che tendevano alla massima efficienza della Pia Unione dei Cooperatori. Poche ore prima di essere costretto al letto volle ancora definire i temi del prossimo Convegno dei Cooperatori a Roma di cui aveva vergato l'annuncio nella lettera circolare di Capodanno, preparata in anticipo per farla pervenire tempestivamente all'estero.

La nomina degli Incaricati Ispettoriali Salesiani in aiuto ai Direttori Diocesani e Decurioni e le norme apparse nei numeri precedenti, non erano che graduali sviluppi del programma che egli si era proposto. La cura della Pia Unione dei Cooperatori Salesiani fu uno dei suoi ultimi pensieri e delle sue ultime preoccupazioni. E noi speriamo che dal Cielo ci continuerà la sua paterna assistenza, la sua fervida ispirazione, la sua benedizione.

Intensifichiamo pertanto i nostri suffragi e nella prossima Conferenza per la festa di S. Francesco di Sales portiamo ai Cooperatori il suo pensiero e le sue direttive che varranno meglio di ogni altra parola ad infervorare la loro cooperazione alle Opere e Missioni Salesiane.

L'APOSTOLATO DEI LAICI AL SERVIZIO DELLA CHIESA

Il Santo Padre ha ricevuto domenica 14 ottobre i partecipanti al Congresso mondiale dell'Apostolato dei laici e ha rivolto loro un discorso che riportiamo tradotto dal testo francese che l'Osservatore Romano ha pubblicato così come è stato raccolto.

Di quale consolazione, di quale gioia trabocca il Nostro cuore alla vista della vostra imponente assemblea, in cui vediamo riuniti sotto i Nostri occhi Voi, venerabili Fratelli Nostri nell'Episcopato, e voi pure cari figli e figlie, accorsi da tutti i Continenti e da tutte le regioni al centro della Chiesa, per celebrarvi questo Congresso Mondiale dell'Apostolato dei laici. Voi ne avete studiato la natura e l'oggetto, ne avete considerato le condizioni presenti e avete meditato sugli importanti doveri che gli spettano in previsione dell'avvenire. Furono per voi, giorni di insistente preghiera, di serio esame di coscienza, di scambi d'idee e di esperienza.

Per concludere, siete venuti a rinnovare l'espressione della vostra fede, della vostra devozione, della vostra fedeltà al Vicario di Gesù Cristo e a pregarlo di fecondare con la Sua benedizione i vostri proponimenti e la vostra attività.

Assai spesso, durante il Nostro Pontificato, Noi abbiamo parlato, in circostanze e sotto aspetti molto diversi, di questo apostolato dei laici, nei nostri Messaggi a tutti i fedeli, o rivolgendoci all'Azione Cattolica, alle Congregazioni Mariane, agli operai e alle operaie, agli insegnanti e alle insegnanti, ai medici e ai giuristi e altresì agli ambienti specificamente femminili, per insistere sui loro doveri attuali anche nella vita pubblica, e ad altri ancora. Furono per Noi altrettante occasioni per trattare, incidentalmente o espressamente, questioni che hanno trovato, in questa settimana, il loro posto assegnato nell'ordine del giorno.

Questa volta, davanti ad una scelta così numerosa di sacerdoti e di fedeli, tutti consapevoli a buon diritto, della loro responsabilità in questo apostolato o verso di esso Noi vorremmo, con una brevissima parola, « definire» il suo posto e il suo compito d'oggi alla luce della storia passata della Chiesa. Esso non è mai stato assente; sarebbe interessante e istruttivo seguirne l'evoluzione nei tempi trascorsi.

Ci si compiace spesso di dire che la Chiesa, nei quattro secoli ultimi, è stata esclusivamente « clericale a per reazione alla crisi che nel secolo decimosesto aveva preteso di giungere all'abolizione pura e semplice della gerarchia, e su tali premesse, s'insinua che è tempo per lei di allargare i suoi quadri.

Un simile giudizio è tanto lontano dalla realtà, che, proprio dal santo Concilio di Trento il laicato si è schierato ed ha progredito nell'attività apostolica. La cosa è facilmente accertabile; basta ricordare due fatti storici evidenti fra tanti altri: le Congregazioni Mariane di uomini, che esercitavano attivamente l'apostolato dei laici in tutti i campi della vita pubblica, l'ammissione progressiva della donna nell'apostolato moderno. Ed è opportuno ricordare, su questo punto, due grandi figure della storia cattolica: una è quella di Maria Ward, l'incomparabile donna che nelle ore più oscure e più sanguinose l'Inghilterra cattolica dette alla Chiesa, l'altra quella di San Vincenzo de Paul, incontestabilmente al primo piano tra i fondatori e i promotori della carità cattolica.

Nè bisognerebbe lasciar passare inosservata, e senza riconoscerne la benefica influenza, la stretta unione che, fino alla rivoluzione francese, metteva in scambievoli rapporti, nel mondo cattolico, le due autorità stabilite da Dio: la Chiesa e lo Stato. L'intimità dei loro rapporti, sul terreno comune della vita pubblica, creava, generalmente, come un'atmosfera di spirito cristiano, che in buona parte dispensava dal lavoro delicato, cui debbono, oggi, sobbarcarsi i sacerdoti e i laici per assicurare la tutela e il valore pratico della fede.

Alla fine del secolo decimottavo, un fattore nuovo entra in giuoco. Da un lato la costituzione degli Stati Uniti dell'America del Nord, -- che prendevano uno sviluppo straordinariamente rapido e dove la Chiesa doveva ben presto crescere considerevolmente in vita e in vigore, - e, d'altra parte, la rivoluzione francese con le sue conseguenze, sia in Europa che oltre i mari, portavano a distaccare la Chiesa dallo Stato.

Pur senza compiersi dovunque nello stesso tempo e nello stesso grado, il distacco ebbe dovunque per logico effetto di lasciar che la Chiesa provvedesse con i suoi stessi mezzi ad assicurare la sua azione, il compimento della sua missione, la difesa dei suoi diritti e della sua libertà.

Fu l'origine di quelli che si chiamano i movimenti cattolici, che, guidati, da sacerdoti e laici, trascinano, forti dei loro effettivi compatti e della loro sincera fedeltà, la grande massa dei credenti alla lotta e alla vittoria. Non è questa, già un'uniziazione e una introduzione dei laici all'apostolato ?

In questa solenne circostanza, Noi ci facciamo un ben dolce dovere di rivolgere una parola di riconoscenza a tutti coloro, sacerdoti e fedeli, uomini e donne, che si sono impegnati in questo movimento per la causa di Dio e della Chiesa e i cui nomi meritano di essere citati dovunque con onore. Essi hanno patito, combattuto, unendo come meglio potevano i loro sforzi troppo dispersi; i tempi non erano ancora maturi per un congresso come quello che voi avete tenuto. Come, dunque, sono maturati durante questo mezzo secolo ? Lo sapete, con un ritmo sempre più accelerato, la fessura che, da molto tempo, aveva diviso gli spiriti e i cuori in due parti, per o contro Dio, la Chiesa, la religione, s'è allargata, approfondita; essa ha tracciato, forse non dovunque con la stessa evidenza, una frontiera nel seno stesso dei popoli e delle famiglie.

V'è pure, è vero, tutta una folla confusa ai tiepidi, irresoluti e oscillanti, per i quali la religione, forse, è ancora qualcosa, ma qualcosa di molto vago, senza nessun influsso sulla vita. Quella turba amorfa, come insegna l'esperienza, può trovarsi da un giorno all'altro, all'improvviso, nella necessità di prendere una decisione.

Quanto alla Chiesa, essa, di fronte a tutti, ha una triplice missione da compiere: portare i credenti ferventi all'altezza delle esigenze del tempo presente; introdurre quelli che indugiano sulla soglia, nella calda e salutare intimità del focolare; ricondurre quelli che si sono allontanati dalla religione e che, pure, non può abbandonare alla loro miserevole sorte. Bel compito per la Chiesa ma reso assai difficile dal fatto che, se, nel suo insieme, essa s'è accresciuta, il suo clero non è tuttavia aumentato in proporzione. Ora il clero ha bisogno di serbarsi prima di tutto per l'esercizio del suo ministero propriamente sacerdotale, in cui nessuno può sostituirlo. Un apporto, dato dai laici all'apostolato, è dunque di una necessità indispensabile. Che sia di un valore prezioso, l'esperienza della fraternità d'armi o di cattività o di altre prove della guerra ne rende testimonianza. Essa attesta, soprattutto nel campo della religione, l'influsso profondo ed efficace dei compagni di professione, di condizione, di vita. Questi fattori e altri ancora, dovuti alle circostanze di luogo e personali, hanno fatto aprire più largamente le porte alla collaborazione dei laici nell'apostolato della Chiesa.

L'abbondanza dei suggerimenti e delle esperienze scambiati nel vostro Congresso, come pure quel che Noi abbiamo detto nelle occasioni già ricordate, Ci dispensano dall'entrare in più ampi particolari sull'apostolato attuale dei laici. Ci accontenteremo, dunque, di esporvi alcune considerazioni che possono lumeggiare un po' di più l'uno o l'altro dei problemi che si pongono.

1. - Tutti i fedeli senza eccezione, sono membra del Corpo Mistico di Gesù Cristo. Ne consegue che la legge di natura, e più urgente ancora, la legge di Cristo, li obbliga a dare il buon esempio di una vita veramente cristiana: Christi bonus odor sumus Deo in iis qui salvi fiunt et in iis qui pereunt: « Noi siamo per Dio il buon odore di Cristo tra coloro che sono salvati e coloro che si perdono» (II Cor., II, 15). Tutti così sono impegnati, e oggi ancora di più, a pensare, nella preghiera e nel sacrificio, non solo alle loro necessità private, ma anche alle grandi intenzioni del regno di Dio nel mondo, secondo lo spirito del Pater Noster che Gesù Cristo medesimo ha insegnato.

Si può affermare che tutti sono egualmente chiamati all'apostolato nella stretta accezione della parola ? Dio non ha dato a tutti nè la possibilità, nè le attitudini. Non si esigerà che si accolli le opere di questo apostolato la sposa, la madre che alleva cristianamente i suoi figli e che, inoltre, deve prendere un lavoro a domicilio per aiutare il marito a nutrire i suoi. La vocazione di apostoli non si rivolge dunque a tutti. Certo, non è facile tracciare con precisione la linea di demarcazione, dalla quale comincia l'apostolato dei laici propriamente detto. Per esempio, bisogna comprendervi: l'educazione data o dalla madre di famiglia, o da maestri e maestre presi di santo zelo nella pratica della loro professione pedagogica; oppure la condotta del medico celebrato e francamente cattolico, la cui coscienza non transige mai quando la legge naturale e divina è in causa, e che milita con tutte le sue forze per la dignità cristiana degli sposi, per i sacri diritti della loro progenitura; o anche l'azione di un uomo di Stato cattolico per una vasta politica della casa per i meno favoriti?

Molti propenderebbero per la negativa, non vedendo in tutto ciò che il puro e semplice compimento, lodevolissimo, ma obbligatorio, del dovere di stato. Noi sappiamo però quale potente e insostituibile valore abbia, per il bene delle anime, questo semplice compimento del dovere di stato da parte di milioni e milioni di fedeli coscienziosi ed esemplari.

L'apostolato dei laici, in senso proprio, è senza dubbi organizzato in gran parte nell'Azione Cattolica e in altre istituzioni di attività apostolica approvate dalla Chiesa; ma, fuori di queste, possono e debbono esservi apostoli laici, uomini e donne, i quali guardino il bene da fare, le possibilità e i mezzi di farlo; e lo fanno, preoccupati solo di portare anime alla verità e alla grazia. Noi pensiamo anche a tanti ottimi laici, che, nelle regioni in cui la Chiesa è perseguitata come lo era nei primi secoli del cristianesimo, supplendo come meglio possono i preti imprigionati, anche con pericolo della vita, insegnano intorno a loro la dottrina cristiana, istruiscono alla vita religiosa e al giusto modo di pensare cattolicamente, inducono a frequentare i Sacramenti e a praticare le devozioni, specialmente la devozione eucaristica. Tutti questi laici li vedete all'opera; non vi preoccupate di domandare a quale organizzazione appartengono; ammirate piuttosto e riconoscete di buon grado il bene che fanno.

Lungi da Noi il pensiero di svalutare l'organizzazione o di disistimarne il significato come fattore di apostolato; Noi, anzi, lo stimiamo molto grande, soprattutto in un mondo in cui gli avversari della Chiesa premono su di essa con la massa compatta delle loro organizzazioni. Ma essa non deve condurre ad un esclusivismo meschino, a quel che l'Apostolo chiamava exsplorare libertatem: « spiare la libertà» (Gal., II, 4). Nella cornice della vostra organizzazione lasciate ad ognuno una grande larghezza per spandere le proprie qualità e i doni personali in tutto ciò che può servire al bene e all'edificazione: In bonum et aedificationem (Rom., XV, 2), e rallegratevi quando, fuori delle vostre file, voi ne vedete altri « condotti dallo spirito di Dio » (Gal., V, 18) che guadagnano a Cristo i loro fratelli.

2. - Il clero e i laici nell'apostolato.

È evidente che l'apostolato dei laici è subordinato alla gerarchia ecclesiastica; questa è d'istituzione divina; esso, perciò, nei suoi confronti non può essere indipendente. Pensare diversamente sarebbe colpire alla base il muro sul quale Cristo stesso ha costruito la Sua Chiesa.

Ciò detto, sarebbe ancora erroneo credere che, nell'ambito della diocesi, la struttura tradizionale della Chiesa o la sua forma attuale pongano essenzialmente l'apostolato dei laici in una linea parallela all'apostolato gerarchico, in modo che lo stesso vescovo non possa sottomettere al parroco l'apostolato parrocchiale dei laici. Lo può; e può stabilire come regola che le opere dell'apostolato dei laici destinate alla parrocchia siano sotto l'autorità del parroco. Il vescovo lo ha costituito pastore di tutta la parrocchia, ed egli è, come tale, responsabile della salute di tutto il suo gregge.

Che possano esservi, d'altra parte, opere d'apostolato dei laici extra-parrocchiali e anche extra-diocesane -Noi diremmo più volentieri sopra parrocchiali e sopra diocesane, - a seconda che il bene comune della Chiesa lo richieda, è anche vero e non è necessario ripeterlo.

Nella Nostra allocuzione del 3 maggio scorso all'Azione Cattolica Italiana (n. 6), Noi abbiamo lasciato intendere che la dipendenza dell'apostolato dei laici dalla Gerarchia ammette dei gradi. Tale dipendenza è strettissima per l'Azione Cattolica; questa, infatti, rappresenta l'apostolato dei laici ufficiale: è uno strumento nelle mani della gerarchia, deve essere come il prolungamento del suo braccio, è, per questo fatto, sottomessa per natura alla direzione del superiore ecclesiastico. Altre opere di apostolato dei laici, organizzate o non, possono essere lasciate di più alla loro libera iniziativa, con la larghezza che domandassero gli scopi da conseguire. È evidente, in ogni caso, che l'iniziativa dei laici, nell'esercizio dell'apostolato, deve mantenersi sempre nei limiti dell'ortodossia e non può opporsi alle legittime prescrizioni delle competenti autorità ecclesiastiche.

Quando Noi paragoniamo l'apostolato laico, o, più esattamente, il fedele di Azione Cattolica, ad uno strumento nelle mani della gerarchia, secondo l'espressione divenuta comune, intendiamo il confronto nel senso che i superiori ecclesiastici usino di lui nel modo che il Creatore e Signore usa le creature ragionevoli come strumenti, come cause seconde, « con una dolcezza piena di riguardo» (Sap., 12 e 18).

Ne facciano uso, dunque, coscienti della loro grave responsabilità incoraggiandoli, suggerendo iniziative e accogliendo di buon grado quelle che fossero proposte da loro, e secondo la opportunità approvandole con larghezza di vedute. Nelle battaglie decisive, è dal fronte che talvolta giungono le più felici iniziative. La storia della Chiesa ne offre esempi assai numerosi.

In via generale, nel lavoro apostolico è desiderabile che la più cordiale intesa regni tra sacerdoti e laici. L'apostolato degli uni non è una concorrenza a quello degli altri. A dire il vero anche l'espressione « emancipazione dei laici » sentita qua e là, non Ci piace troppo. Essa ha un suono un poco sgradevole: è, d'altra parte, storicamente inesatta. Eran dunque ragazzi, minorenni ed avevano bisogno di attendere la loro emancipazione, quei grandi condottieri ai quali Noi alludevamo parlando del movimento cattolico degli ultimi centocinquanta anni ? Del resto, nel regno della grazia, tutti sono considerati adulti. Ed è questo che importa.

L'appello all'aiuto dei laici non è dovuto all'indebolimento e allo scacco del clero nel suo compito presente. Che vi siano debolezze individuali, è l'inevitabile miseria della natura umana e se ne incontrano nell'una e nell'altra parte. Ma, parlando in generale, il sacerdote ha occhi altrettanto buoni, che quelli dei laici per cogliere i segni del tempo e non ha l'orecchio meno sensibile all'auscultazione del cuore umano. Il laico è chiamato all'apostolato quale collaboratore del sacerdote, spesso collaboratore assai prezioso, e anche necessario a causa della penuria del clero, troppo poco numeroso, dicevamo, per poter soddisfare, da solo, alla propria missione.

3. - Non possiamo terminare, cari figli e figlie, senza ricordare il lavoro pratico che l'apostolato dei laici ha compiuto e compie nel mondo in tutti i campi della vita umana individuale e sociale; lavoro del quale voi insieme, avete confrontato o discusso i risultati e le esperienze in questi giorni: apostolato per il matrimonio cristiano, per la famiglia, per il fanciullo, per l'educazione e la scuola; per i giovani e le giovani; apostolato di carità e di assistenza sotto aspetti oggi innumerevoli; apostolato per un miglioramento pratico dei disordini sociali e.della miseria; apostolato nelle missioni o per gli emigranti e gli immigranti; apostolato nel campo della vita intellettuale e culturale; apostolato del gioco, e dello sport; finalmente, e non è il minore, apostolato della opinione pubblica.

Noi raccomandiamo e lodiamo i vostri sforzi e i vostri lavori e, soprattutto, il vigore della buona volontà e dello zelo apostolico che portate in voi, che avete spontaneamente manifestato durante lo stesso Congresso, e che, quali potenti fonti di acque vivificanti, ne hanno rese feconde le deliberazioni.

Ci rallegriamo della vostra resistenza alla nefasta tendenza che regna anche in certi cattolici e che vorrebbe confinare la Chiesa nelle questioni definite e puramente religiose »: nonchè ci si dia la pena di sapere esattamente che cosa si vuol dire con questo: purchè si nasconda nel santuario e in sacrestia e, pigramente, lasci l'umanità dibattersi fuori nella sua miseria e nelle sue necessità, non le si domanda di più.

È fin troppo vero: in certi paesi essa è costretta a rinchiudersi così; anche in questo caso, tra le quattro' mura del tempio deve fare come meglio può il poco che le rimane possibile. Essa non vi si ritira nè spontaneamente nè volontariamente.

CROCIATA CATECHISTICA

TORINO - Adunanze vicariali.

A seguito del Congresso Catechistico Diocesano tenuto nell'aprile 1950 fu deciso di tenere adunanze vicariali a cui potessero intervenire tutti i sacerdoti, per una più chiara impostazione del problema catechistico.

La Commissione incaricata di tale lavoro fu presieduta da S. E. Mons. Bottino, Vescovo ausiliare, e composta dal can.co dott. Monetti, direttore dell'Ufficio Catechistico Diocesano e da Don Decaroli, salesiano.

In trenta adunanze, svoltesi nella primavera e nell'autunno 1951 (percorrendo circa 1400 km.) fu avvicinato il clero di tutta la vasta archidiocesi torinese (33 vicarie) portando a conoscenza di tutti le direttive della S. Congregazione del Concilio, la nuova organizzazione dell'Ufficio Catechistico Diocesano e quanto di più utile e moderno esiste in fatto di sussidi didattici.

L'interessamento dei sacerdoti e le pratiche discussioni hanno corrisposto all'attesa degli organizzatori e non mancheranno certamente i frutti in campo di attuazione.

Necessariamente e continuamente la vita umana privata e sociale, è in contatto con la legge e lo spirito di Cristo; ne deriva, per forza di cose, una compenetrazione reciproca dell'apostolato religioso e dell'azione politica. Politica, nel senso elevato della parola, non vuol dire altro che collaborazione al bene della Città (pólis). Ma questo bene della Città si estende molto largamente e, quindi, è sul terreno politico che si discutono e si enunciano anche leggi di altissimo significato, come quelle che riguardano il matrimonio, la famiglia, il fanciullo, la scuola, per limitarCi a questi esempi. Non sono questi problemi che interessano innanzi tutto la religione ? Possono lasciare indifferente, apatico, un apostolo ? Nell'allocuzione sopraccitata (3 maggio 1951, n. 5), Noi abbiamo tracciato il limite tra ]'Azione Cattolica e l'azione politica. L'Azione Cattolica non deve entrare in lizza nella politica di partito. Ma, come Noi dicevamo anche ai membri della Conferenza Olivaint, «tanto è lodevole tenersi al di sopra delle contese contingenti che inaspriscono le lotte dei partiti... altrettanto sarebbe biasimevole lasciar libero il campo per dirigere gli affari di Stato, agli indegni o agli incapaci» (Disc. del 28 marzo 1948). Fino a che segno l'apostolo può e deve tenersi a distanza da questo limite? È difficile formulare su questo punto una regola uniforme per tutti. Le circostanze, la mentalità non sono le stesse dovunque.

Noi accogliamo le vostre risoluzioni con piacere; esprimono la vostra ferma buona volontà di tendervi la mano l'un l'altro al di sopra delle frontiere nazionali, per giungere praticamente ad una piena ed efficace collaborazione nella carità universale. Se v'è una potenza al mondo, capace di rovesciare le meschine barriere di pregiudizi e di partiti presi, e di disporre le anime ad una franca riconciliazione e ad una fraterna unione tra i popoli, è la Chiesa cattolica. Potete rallegrarvene con fierezza. A voi di contribuirvi con tutte le forze vostre.

Potremmo dare al vostro Congresso una conclusione migliore che ripetendo le mirabili parole dell'Apostolo delle genti: « Del resto, fratelli miei, siate nella gioia, rendetevi perfetti, incoraggiatevi gli uni gli altri, abbiate uno stesso sentimento, vivete in pace e il Dio d'amore e di pace sarà con Voi » (II Cor., XIII, 11)? E quando l'Apostolo conclude: « Che la grazia di Nostro Signor Gesù Cristo, l'amor di Dio e la comunicazione dello Spirito Santo siano con voi-tutti o (ibid., v. 13) egli esprime proprio quel che la vostra azione cerca di portare agli uomini. Che questo dono riempia anche le vostre anime e i vostri cuori. E sia il Nostro augurio finale ! Dio voglia esaudirlo e colmarvi, voi e tutto l'universo cattolico, di tutte le sue grazie migliori, in pegno delle quali Noi vi impartiamo con tutta l'effusione del Nostro cuore, la Nostra Benedizione Apostolica.

FIESOLE - Giornate catechistiche (13 e 15 settembre).

In occasione della chiusura della « Peregrinatio » vi fu la solenne premiazione catechistica dei bambini della diocesi a conclusione delle gare catechistiche parrocchiali.

Ai sacerdoti radunati parlò Don Morelli del nostro Istituto di Firenze in tema di organizzazione catechistica parrocchiale ed elementare. Al pomeriggio si rivolse invece, durante la premiazione; a tutti i ragazzi radunati in teatro.

Il giorno 15 la giornata venne dedicata alle suore insegnanti.

SARDEGNA - Missioni catechistiche al popolo (23 settembre - 28 ottobre).

Quasi un mese e mezzo Don Alfredo Ruaro, Direttore del nostro Oratorio festivo di Montalenghe, si trattenne in provincia di Nuoro, svolgendo nei centri di Dorgali, Orune, Fonni e Sarule una intensa attività.

Missioni catechistiche al popolo secondo le diverse categorie e in più molte conferenze di specifica organizzazione catechistica.

CINGOLI (Macerata) - Tre giorni catechistica (2-5 ottobre).

Presente tutto il clero della diocesi con a capo il Vescovo, S. E. Mons. Brizi, venivano studiati con il relatore Don Alessi i vari aspetti del problema catechistico, concretando le discussioni in un pratico ordine del giorno.

Il relatore teneva pure conferenze alle religiose e durante tre sere, conferenze pedagogico-didattiche per gli- insegnanti del circolo locale.

ANDRIA (Bari) - Settimana catechistica (812 ottobre).

Per desiderio di S. E. Mons. Di Donna, ordinario diocesano, Mons. Del Giudice, direttore dell'Ufficio Catechistico Diocesano organizzò una settimana catechistica per Andria e le principali vicarie. Nei giorni 8, 9 e 10 il direttore del nostro Centro, Don Suraci, tenne pratiche conversazioni al clero e alle catechiste.

Il giorno 11 a Canosa e, per particolare interessamento dell'arcidiacono Mons. Lacedonia, a Minervino Murge, si svolse pure una giornata di studio e di organizzazione.

LARINO (Campobasso) - Congresso Catechistico Diocesano (15-17 ottobre).

Riportiamo dall'Osservatore Romano dell'8 novembre.

« Larga risonanza ha avuto il 2° Congresso Diocesano, celebratosi a Larino, dopo quello del decorso anno in occasione del XIII Centenario del Transito del Patrono San Pardo.

» In tre giorni distinti tutti i sacerdoti della diocesi, una larga schiera di suore e catechiste e infine circa 500 maestri delle scuole elementari del Circolo Ispettivo di Larino con a capo l'Ispettore prof. Vasile e i direttori didattici di Bonefro, Casacalenda, Guglionesi, Montenereo, Monterfalcone e Termoli hanno ascoltato il salesiano Don Alessi, del Centro Catechistico di Torino, che con particolare competenza ha parlato dei vari problemi attinenti l'insegnamento catechistico, oggi della massima importanza».

POGGIBONSI (Siena) - Missione catechistica al popolo (21 ottobre - 2 novembre).

In questa industre cittadina della Val d'Elsa Don Alessi e il prof. Don Schena di Brescia tenevano una riuscita missione catechistica.

Alla chiusura, presente S. E. Mons. Vescovo, si teneva un imponente raduno di tutta la Gioventù di A. C. della diocesi e alla sera si concludeva con una pittoresca fiaccolata al santuario del Romituzzo.

MELFI e RAPOLLA (Potenza) - Settimana catechistica (4-8 novembre).

L'invito del Vescovo Diocesano, S. E. Mons. Domenico Petroni, portò il nostro propagandista, Don Alessi, a Melfi per un convegno catechistico. Alle giornate per i sacerdoti fecero seguito una giornata per le religiose e una per le catechiste.

Non mancarono conferenze d'indole pedagogicodidattica agli insegnanti dei circoli di Melfi, Lavello, Rionero e conferenze di categoria al popolo.

S. Eccellenza concretò il suo ringraziamento in un invito a ritornare presto a Melfi per il prossimo congresso catechistico diocesano.

TORINO - Corso di pedagogia e didattica (5-9 novembre).

S. E. Mons. Bottino, Vescovo ausiliare e parroco della SS. Annunziata, volle per i suoi catechisti, all'inizio dell'anno scolastico, un breve corso di pedagogia e didattica.

Per una settimana, in buon numero si raccolsero, nonostante il cattivo tempo, spronati dalla presenza del medesimo Ecc.mo Vescovo, ad ascoltare la parola di Don Decaroli, per approfondire i problemi della didattica catechistica che esigono oggi un adeguamento alle mutate condizioni dei tempi.

NAVE (Brescia) - Studentato Filosofico Salesiano.

Stralciamo da una lettera, in data 12-XI, di quei bravi chierici del Gruppo Catechistico additandone l'esempio a tutti.

... Fra le nostre attività vi è quella che ogni socio si mantenga in corrispondenza con un componente del Centro Catechistico Salesiano.

» ... Intanto può già fare affidamento sulle nostre preghiere: ciascun socio prega per il superiore con il quale è in corrispondenza. Ogni giorno una decina del Rosario e una visita a Gesù Sacramentato; ogni settimana una santa comunione e una visita comune; ogni mese una giornata di preghiere.

» ... Ho anche il piacere di annunciarle che il capo del Gruppo Catechistico dell'anno scorso, ch. Franco Fornari, è partito il giorno 5 di novembre per l'Equatore».